Sav Vol3
Sav Vol3
SAV:
STABILITA' DI ARCHI E VOLTE IN MURATURA
Conforme alla nuova Normativa Tecnica
Volume 3.
Esempi applicativi -
Procedure di validazione
(include: Tutorial)
Tutti i diritti sono riservati, anche di riproduzione parziale, a norma di legge e delle convenzioni internazionali.
Nessuna parte di questo volume può essere riprodotta in qualsiasi forma o mezzo elettronico o meccanico, per
alcun uso, senza il permesso scritto della AEDES Software per Ingegneria Civile.
Edizione 2012
Autore: Ing. Francesco Pugi
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documentazione ad esso associata, in qualsiasi momento e senza preavviso.
Il software e la documentazione allegata, anche se curati con scrupolosa attenzione, non possono comportare
specifiche responsabilità di AEDES per involontari errori o inesattezze: pertanto, l'utilizzatore è tenuto a controllare
l'esattezza e la completezza del materiale utilizzato. Le correzioni relative ad eventuali errori tipografici saranno
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che possono essere scelte per l’uso da parte dell’utente.
I nomi dei prodotti citati nella documentazione di SAV possono essere marchi di fabbrica o marchi registrati dalle
rispettive Società.
1. INTRODUZIONE 5
4.1. ESEMPIO P1: PONTE IN MURATURA, CON INTRADOSSO DEFINITO PER PUNTI 42
4.2. ESEMPIO P2: ARCO IN EDIFICIO PER CIVILE ABITAZIONE 48
4.3. ESEMPIO P3: ANTICA PORTA DI ACCESSO AD UNA CITTA’ 60
4.4. ESEMPIO P4: PORTICO DI PALAZZO STORICO 67
4.5. ESEMPIO P5: STUDIO DI INTERVENTI DI RINFORZO 75
4.6. ESEMPIO P6: ANALISI DI VULNERABILITA' SISMICA 102
4.6.1. ESEMPIO P6 ANALIZZATO CON EUROCODICE 8 110
4.7. ESEMPIO P7: CONSOLIDAMENTO DI UN PONTE IN MURATURA 111
Nel testo vengono richiamati paragrafi del D.M.14.1.2008 (NTC08) attraverso il simbolo § seguito dal numero del
paragrafo (seguendo l'impostazione delle norme, §C indica il corrispondente paragrafo della Circolare applicativa di
NTC08). Ad esempio:
Per il periodo proprio T1 dell'intera struttura può essere adottato il valore semplificato secondo §[Link] (...)
I riferimenti ai paragrafi del presente Manuale d'uso sono invece preceduti dal simbolo p.:
La consultazione dei risultati attraverso il Rapporto di Elaborazione è descritta nel p. 6.3 di questo Manuale (...)
Per i riferimenti bibliografici, si utilizzano le parentesi quadre con sigla identificativa dell'opera:
[8] significa il riferimento bibliografico 8; quando si fa riferimento ad un paragrafo specifico dell'opera, al
riferimento bibliografico segue il simbolo §: [8],§9.3.4 indica il paragrafo 9.3.4 dell'opera [8].
Le note bibliografiche sono elencate nel Vol. 1 del Manuale di SAV (paragrafo 1.2)
1. INTRODUZIONE
Il paragrafo 4. è invece dedicato ad esempi di studio e progettazione, riferiti a casi reali di strutture voltate.
I contenuti degli esempi di studio progettazione sono caratterizzati da considerazioni principalmente di tipo
ingegneristico e propongono una casistica significativa di sistemi voltati in muratura.
Il D.M. 14.1.2008, in §10.2, prevede che il software sia corredato di un documento di validazione finalizzato a
dimostrarne l'affidabilità. La norma richiede esplicitamente che siano discussi i seguenti punti:
1. Individuazione dei campi di impiego del programma;
2. Descrizione delle basi teoriche;
3. Sperimentazione del programma attraverso l’ausilio di casi di prova completamente risolti e commentati.
I punti 1. 2. sono ampiamente trattati nell'ambito della manualistica del software.
Questa fase riguarda il particolare progetto esaminato: il giudizio sull'affidabilità dei risultati può essere espresso
controllando i parametri ritenuti significativi (azioni nella struttura voltata, reazioni alle imposte) e svolgendo
semplici verifiche di equilibrio.
Le caratteristiche operative della metodologia risolutiva di SAV sono descritte in p.2.; i metodi matriciali sono
finalizzati alla risoluzione delle equazioni di equilibrio, con condizioni al contorno sulla posizione della curva delle
pressioni.
L'elaborazione di calcolo fornisce giudizi sulla stabilità dell'arco. Per un arco stabile sotto azioni sismiche vengono
svolte le verifiche di sicurezza conformemente alla Normativa vigente.
Gli esempi di validazione forniti in questo volume (Vol. 3 del Manuale di SAV) contengono confronti con calcoli
manuali e con casi risolti con procedure alternative.
Si considera l'arco per il quale la procedura di calcolo implementata da SAV è stata svolta manualmente nel Vol. 1
del Manuale di SAV (p. 3.3.3). I dati significativi dell'arco sono i seguenti:
Geometria della curva: arco Circolare a tutto sesto (s=cost.)
- VOLTA
Profondità (cm) = 100, N° Archi Ideali di calcolo = 1
- ARCO
> Dati in input: Freccia (cm) = 300, Spessore (cm) = 50
>>> Altri parametri: Raggio Intradosso R,i(cm) = 300, Raggio Estradosso R,e(cm) = 350
- MURI / PIEDRITTI (dati ignorati)
- CONTORNO
> Rinfianchi (o Riempimento): [Link] linea di chiave(cm) = 0, Peso specifico (kN/m^3) = 11.00
> Sottofondo: Spessore (cm) = 150, Peso specifico (kN/m^3) = 11.00
- MURATURA VOLTA: Peso Specifico (kN/m^3) = 20.00
- RINFORZI: Nessun rinforzo di superficie (estrad. ed intrad.: sola muratura)
CARICHI: Condizioni di Carico Elementari
Condizione di Carico n° 1: PESI PROPRI: sono considerati agenti tutti i pesi propri (volta, rinfianchi,
sottofondo)
Carico aggiuntivo lineare: Lineari: X,Dim.X = 700 cm, q=5.50 kN/m
CARICHI: Combinazioni delle Condizioni di Carico elementari
1,"Combinazione n° 1",1.0 * CCE(1)
L'arco viene suddiviso in 4 conci (cfr. Parametri di Calcolo, scheda Generali) e sottoposto a sola analisi statica,
senza analisi al collasso con moltiplicatore verticale; vengono trascurate le verifiche ad attrito e a compressione.
La struttura sovrastante l'arco (cfr. fig. 3.3.8 Vol. 1 del Manuale di SAV) viene suddivisa in rinfianchi (la cui linea di
estradosso superiore non può mai superare la quota massima di estradosso della volta) e sottofondo (la parte
sovrastante la quota massima di estradosso della volta: tale parte ha altezza 150 cm); rinfianchi e sottofondo
hanno entrambi lo stesso peso specifico (11.00 kN/m3) e quindi equivalgono perfettamente alla struttura definita
nell'esempio di riferimento.
Rispetto all'arco dell'esempio originario, il software opera una schematizzazione leggermente diversa per la
definizione delle zone di influenza del carico sovrastante sui conci: la linea evidenziata dal simbolo * in figura ha
coordinata X definita dall'intersezione fra l'interfaccia tra i due conci adiacenti e la superficie di estradosso
dell'arco; nell'esempio svolto manualmente tale linea parte invece dall'intersezione dell'interfaccia con l'asse
dell'arco. Ciò comporta una lieve differenziazione nell'analisi dei carichi, che comunque, come vedremo, non
comporta variazioni significative nei risultati.
La finestra Conci (cfr. fig. 2.1.1) propone in dettaglio tutti i contributi di carico sui 4 conci.
Per il concio 1 il contributo complessivo è pari a:
25.52 + 20.24 + 16.91 + 5.64 = 68.31 kN
e per il concio 2:
25.52 + 8.68 + 40.84 + 13.61 = 88.65 kN
Complessivamente: 68.31 + 88.65 = 156.96 kN (avendo considerato solo due conci, tale carico è il complessivo
relativo a metà arco).
L'esempio di riferimento (cfr. p.3.3.3 Vol. 1) fornisce, con calcoli manuali:
74.04 + 82.94 = 156.98 kN
e quindi conferma la risultante del carico, distribuita fra i conci in modo leggermente diverso per la ragione già
esposta.
La procedura di risoluzione evidenzia al primo passo la fuoriuscita della curva delle pressioni in chiave: è
necessaria una correzione, corrispondente al secondo passo della procedura iterativa, per trovare infine la
soluzione: l'arco risulta stabile (fig. 2.1.2).
RISULTATI ANALISI
ARCO n. 1
- Combinazione di Condizioni di Carico: 1 (1)
Verifica Soddisfatta
Osservazioni notevoli sono le seguenti (per l'esempio di riferimento svolto manualmente: cfr. p.3.3.3 nel Vol. 1 del
Manuale di SAV):
- al termine del ciclo iniziale, lo sforzo normale di trazione che deve essere corretto vale -27.06 kN, mentre nel
calcolo manuale si era ottenuto, per la componente 8 di X0, il valore -2793.2120 kgf ≅ 27.93 kN, praticamente
coincidente;
- l'annullamento in chiave dello sforzo normale nella biella di intradosso (0.00), corrispondente alla formazione della
cerniera in estradosso;
- il valore della componente di sforzo normale in estradosso, all'imposta (86.34), praticamente coincidente con
quanto rilevato nell'esempio svolto manualmente (cfr. componente x1 = 8655.7 kgf ≅ 86.56 kN).
Questa convalida dell'esempio fra svolgimento automatico con SAV e calcoli manuali dimostra che la differenza,
precedentemente illustrata, relativa alla zona di influenza del carico sui conci (con conseguenti valori lievemente
diversi per le azioni nei conci) di fatto non influisce sulla bontà della soluzione.
Con riferimento alla fig. 2.1.2, si osservi che la fuoriuscita della curva delle pressioni viene controllata solo
nell'interfaccia dei conci. Questo è coerente con la schematizzazione del concio come corpo rigido, con il controllo
sull'ammissibilità degli sforzi in corrispondenza delle zone delegate ad assicurare la compressione della struttura,
cioè le bielle poste nelle interfacce. Di fatto, ciò corrisponde ad una soluzione qualitativamente stabile anche con
ridotto numero dei conci: aumentando il numero dei conci, la curva delle pressioni si modifica e il comportamento
resta invariato: è sempre necessaria una correzione (ossia, 1 iterazione dopo il ciclo iniziale), con formazione della
cerniera in chiave. Numericamente, tuttavia, i valori delle azioni cambiano e quindi ciò suggerisce la necessità di
adottare schematizzazioni sufficientemente dettagliate per poter cogliere un risultato più attendibile.
In fig. 2.1.3, lo stesso arco è modellato con 24 e con 48 conci.
I risultati del modello a 24 conci sono i seguenti:
Rispetto al modello a 4 conci, le differenze percentuali di alcuni parametri notevoli sono le seguenti:
- Sforzo normale all'imposta, in estradosso: 130.89 kN anziché 86.34 (+51.5%)
- Spinta: 62.05 anziché 55.68 (+11.4%)
La reazione verticale complessiva d'imposta resta ovviamente invariata (essa deve equilibrare il carico
complessivamente agente e non può dipendere dal raffittimento dei conci) (156.97 kN).
Raddoppiando i conci, da 24 a 48, i risultati cambiano nel seguente modo:
Rispetto al modello a 24 conci, le differenze percentuali di alcuni parametri notevoli sono le seguenti:
- Sforzo normale all'imposta, in estradosso: 136.27 anziché 130.89 kN (+4.1%)
- Spinta: 62.82 anziché 62.05 (+1.2%)
Se ne deduce che l'elaborazione di calcolo non richiede una schematizzazione molto fitta dei conci: l'arco
esaminato mostra che è sufficiente una suddivisione con distanza tra conci pari a circa lo spessore dell'arco, per
cogliere la soluzione corretta. Ulteriori raffittimenti non comportano variazioni significative nei risultati.
Questa metodologia di calcolo è quindi stabile, poco sensibile alla mesh, purché questa sia sufficientemente
rappresentativa del problema. Il caso del modello a 4 conci è stato studiato, in effetti, non per cogliere una
soluzione precisa ma per confrontare l'elaborazione automatica con i calcoli manuali. L'occasione è stata tuttavia
utile anche per mostrare come comunque sia richiesto un numero minimo di conci per poter descrivere
correttamente il problema strutturale: lo svolgimento manuale della procedura risulterebbe di fatto proibitivo
anche per archi relativamente modesti.
Si tratta di una volta a botte a spessore variabile analizzata in dettaglio in [9] (per la Bibliografia: consultare il Vol.
1: Teoria, del Manuale di SAV). Questo esempio è particolarmente interessante, in quanto nel riferimento
bibliografico viene completamente risolto utilizzando la tradizionale tecnica del metodo di Méry. Un confronto
diretto con la metodologia fondata sulla teoria di Heyman è quindi in grado di inquadrare correttamente
Un’ala di un edificio storico, adibito a sede comunale, viene destinata ad archivio anagrafico; i saggi e le
misurazioni effettuate permettono di determinare la sezione del corpo dell’edificio, nonché le dimensioni della volta
a botte a sostegno del calpestio del primo piano (fig. 2.2.1).
La quota a cui è posta l'imposta sinistra della volta rispetto alle fondazioni è pari a:
125+595- (10+15 per pavimentazione e sottofondo) - 325 = 370 cm.
mentre l'altezza dell'edificio in cui la volta è inserita è pari a: 125+595+370 = 1090 cm (con riferimento all'altezza
in gronda). Non vi sono informazioni sul sito di ubicazione: supponiamo l'edificio sia posto a Firenze (Long.
11.2499, Lat. 43.7874).
Fig. 2.2.1. Volta in materiale lapideo a sostegno di un ambiente adibito ad uso uffici (da [9])
Si vuole verificare tale struttura nell’ipotesi di carico di esercizio, dovuto alla carta, pari a 800 kgf/m2 (8.00 kN/m2)
uniformemente distribuito. La volta è eseguita in pietrame da taglio, caratterizzato da una tensione ammissibile di
35 kgf/cm2 (3.5 N/mm2).
I pesi specifici dei materiali presenti sono i seguenti:
- pavimento di mattoni (spessore 15 cm.) = 1800 kgf/m3 = 18.00 kN/m3;
- sottofondo di allettamento (malta) (spessore 10 cm.) = 2300 kgf/m3 = 23.00 kN/m3;
- rinfianco in coccio e calcinaccio = 1300 kgf/m3 = 13.00 kN/m3;
- arco di pietrame = 2600 kgf/m3 = 26.00 kN/m3.
Nel testo di riferimento, la verifica viene eseguita con il metodo di Méry, usualmente applicato in via grafica per la
risoluzione statica degli archi simmetrici caricati simmetricamente. La suddivisione in conci determinati
dall’apertura angolare di 10° e l’applicazione della metodologia grafica sono riportati rispettivamente nelle figg.
2.2.2 e 2.2.3.
Fig. 2.2.3. Risoluzione grafica con il metodo del Méry (da [9])
In SAV, la struttura viene anzitutto descritta tipologicamente. Nel caso in esame, l’arco è circolare a tutto
sesto, ma con spessore variabile; la curva di intradosso è circolare con raggio costante. In SAV l'arco viene
schematizzato come policentrico, per poter descrivere la variazione di spessore fra la zona compresa tra imposta e
rene (s=50 cm.), e quella compresa tra rene e chiave (s=40 cm.). L'arco policentrico viene definito attraverso 3
archi elementari.
Data la uniformità del carico applicato, il calcolo viene condotto per 1.00 m. di profondità, e quindi, anche se si
tratta di una struttura voltata, questa viene descritta da 1 solo arco ideale profondo 100 cm.
I dati geometrici dei 3 archi elementari sono composti da: raggio (costante, in questo caso, per tutti e tre gli archi
e pari a 325 cm.), angolo d’imposta destro (gli angoli sono positivi se misurati in senso antiorario a partire
dall’asse +X), spessore.
- ARCO
Angolo imposta a°,sx (°) =180.0
Numero di Archi Elementari = 3 - Dati Archi Elementari:
| N. |Raggio|Angolo|Spess.|Prof. |
| | (cm) |dx (°)| (cm) |
|---------------------------------|
| 1| 325 | 140.0| 50 | 100 |
| 2| 325 | 40.0| 40 | 100 |
| 3| 325 | 0.0| 50 | 100 |
-----------------------------------
Il volume dei rinfianchi termina alla linea di chiave, e quindi la distanza dalla linea di chiave è 0.
La struttura sovrastante alla volta è costituita dal sottofondo, cioè dallo strato di malta di allettamento (spessore
10 cm., peso specifico 23.00 kN/m3), e dalla pavimentazione (spessore 15 cm., peso specifico 18.00 kN/m3).
- CONTORNO
> Rinfianchi (o Riempimento):
[Link] linea di chiave(cm) = 0
Peso specifico ( kN/m^3) = 13.00
> Sottofondo:
Spessore (cm) = 10
Peso specifico ( kN/m^3) = 23.00
> Pavimentazione:
Spessore (cm) = 15
Peso specifico ( kN/m^3) = 18.00
- MURATURA VOLTA
Tipologia: Muratura di pietrame da taglio
Resistenza media a Compressione f,m ( N/mm^2 ) = 3.5
Fattore di Confidenza FC =1.35
Coefficiente parziale di sicurezza gamma,M: in Analisi Statica =3
in Analisi Sismica =2
Peso Specifico ( kN/m^3) = 26.00
GIUNTI: Angolo d'attrito interno (°) = 35.0 [f = 0.70]
Resistenze di progetto (per le tensioni: N/mm^2 )
- resistenza a compressione di progetto ( N/mm^2 ):
- in Analisi Statica: f,md = f,m / gammaM,Stat / FC = 0.9
- in Analisi Sismica: f,md = f,m / gammaM,Sism / FC = 1.3
- coefficiente d'attrito di progetto:
- in Analisi Statica: f,d = f / gammaM,Stat / FC = 0.17
- in Analisi Sismica: f,d = f / gammaM,Sism / FC = 0.26
La tipologia di muratura "Muratura di pietrame da taglio" viene appositamente predisposta nella Tabella
Materiali, affiancandola alle altre proposte, corrispondenti alla classificazione della Circ.617 del 2.2.2009 (Tab.
C8A.2.1). In [9], la verifica viene completata con considerazioni tensionali, facendo riferimento al valore
ammissibile a compressione 3.5 N/mm2. Consultando i dati più recenti riguardanti le murature in pietrame, e
applicando in SAV una impostazione tipica del calcolo agli Stati Limite (secondo cui la tensione media di
compressione viene confrontata con la resistenza media f,m), si mantiene per f,m il valore di 3.5 N/mm2.
La struttura viene studiata allo Stato Attuale, senza alcun rinforzo. Eventuali interventi saranno oggetto della
definizione di un successivo Stato di Progetto.
In fig. 2.2.4 è rappresentato il modello in SAV. Fra gli altri parametri in input, si è utilizzata un'opzione: ‘Conci di
uguale lunghezza, pari a (cm): 60.0’, con Controllo di conci tutti uguali. La dimensione 60 cm. deriva dal fatto che
per un arco circolare di raggio 345 cm. (raggio dell’asse: 325 + 20), un’apertura angolare di 10° (utilizzata in [9])
corrisponde ad una lunghezza di circonferenza pari a 60.21 cm. Nell’arco si formano così 18 conci (ognuno,
appunto, di apertura 10°).
Nella figura è possibile notare anche la distribuzione dei carichi agenti nei conci per effetto del carico distribuito
lineare sull'orizzontamento. Immagini analoghe sono riproducibili con i carichi generati dai pesi propri
(distinguendo i singoli contributi di: volta, rinfianchi, sottofondo, pavimentazione).
Nella Condizione di Carico definita, composta da tutti i pesi propri e dal carico distribuito, al carico distribuito sono
stati applicati sia il moltiplicatore di carico orizzontale (si tratta cioè di un carico che può essere presente in caso di
sisma, ed è quindi generatore di massa sismica), sia il moltiplicatore di carico verticale: queste impostazioni sono
finalizzate alla definizione del meccanismo di collasso per azioni orizzontali di origine sismica, e del massimo carico
verticale in esercizio sostenibile dalla struttura.
Pertanto, oltre all'analisi condotta sotto l'azione delle forze applicate, verranno individuate le configurazioni di
collasso, ed anche esse saranno oggetto di discussione.
Nei Parametri di Calcolo è stata selezionata l'esecuzione della verifica ad attrito. In input viene definito un
coefficiente d'attrito pari a 0.40, considerato valore di progetto (nella verifica ad attrito non viene selezionato il
check che prevede l'applicazione di γM e FC al coefficiente d'attrito).
Si osservi infine che dal punto di vista statico non sono stati adottati coefficienti amplificativi per i carichi (si è
considerato cioè, per tutti i carichi, un coefficiente parziale per le azioni γ pari a 1.0, equiparando tutti i carichi ai
permanenti).
Si esegue l'analisi (statica e sismica): al termine dell'elaborazione viene mostrato il Rapporto riportato in fig. 2.2.6.
Il pulsante posto nel campo dei risultati dell'Analisi Statica apre il seguente messaggio, di significato
evidente:
"Il moltiplicatore di collasso in Analisi Statica risulta determinato non dalla Verifica di Stabilità, ma da una delle
verifiche di resistenza (Attrito, Compressione, o Trazione nei rinforzi).
Richiedendo la rappresentazione grafica del meccanismo di collasso, esso corrisponde agli spostamenti da collasso
per stabilità, ed è quindi da considerarsi puramente 'indicativa' in quanto la configurazione ultima è raggiunta
prima del moltiplicatore di collasso per stabilità".
Il pulsante posto nel campo dei risultati dell'Analisi Sismica apre un analogo messaggio, anch'esso di
significato evidente:
"Il moltiplicatore di collasso in Analisi Sismica risulta determinato non dalla Verifica di Stabilità, ma da una delle
verifiche di resistenza (Attrito, Compressione, o Trazione nei rinforzi).
Richiedendo la rappresentazione grafica del meccanismo di collasso, esso corrisponde agli spostamenti da collasso
per stabilità, ed è quindi da considerarsi puramente 'indicativa' in quanto la configurazione ultima è raggiunta
prima del moltiplicatore di collasso per stabilità.
Nelle Verifiche Sismiche con calcolo di PGA,CLV la massa partecipante M* è assimilata alla Massa Totale, non
essendo in questo caso applicabile la formulazione da P.L.V. sul cinematismo per stabilità."
La discussione sull'analisi sismica è riportata nell'ambito della descrizione di questo esempio in qualità di tutorial,
nel p. 3.1. Ai fini del confronto con l'esempio di riferimento, è sufficiente esaminare l'analisi statica.
Come risulta dal Rapporto di elaborazione, l'Analisi Statica fornisce verifiche soddisfatte, e più esattamente:
- dal punto di stabilità, l'arco risulta stabile sotto i carichi verticali in input (fig. 2.2.7);
- nei confronti dell'attrito, la verifica di sicurezza risulta soddisfatta.
I risultati corrispondenti, all'interno delle specifiche caselle verdi (fig. 2.2.6), mostrano anche i valori del
moltiplicatore di collasso riguardante il carico verticale distribuito.
Pensando quindi tale carico progressivamente crescente, esso può raggiungere un livello - molto elevato - pari a
36.836 volte il carico in input (=294 kN/m2), determinato dalla verifica di stabilità.
La verifica ad attrito (scorrimento per taglio fra i giunti) mostra però un valore più basso, pari a 2.483 volte il
carico q (=19.82 kN/m2). Ciò significa che assai prima che l'arco perda stabilità, l'attrito interno può superare i
limiti di riferimento.
Ammettendo cautelativamente che gli scorrimenti fra i giunti siano possibili, il moltiplicatore statico di collasso
(inteso come amplificazione del carico distribuito agente che porta l’arco sotto i limiti di sicurezza) vale 2.483,
comunque un buon risultato.
L'alto valore del moltiplicatore per stabilità conferma quanto ampiamente noto, ossia che l'aumento del carico e
quindi della compressione nella struttura - almeno entro certi limiti - non è sfavorevole nei confronti della stabilità,
che quindi di fatto non dipende dalla resistenza meccanica del materiale.
La fig. 2.2.7 riporta i risultati relativi alla configurazione statica sotto l'azione del carico in input.
Fig. 2.2.7. Analisi Statica: Sforzo Normale (2D); Curva delle pressioni (3D)
La stabilità dell’equilibrio è assicurata dalla formazione di una cerniera in chiave (perdita di un grado di
iperstaticità). Si osservi come alle reni la curva delle pressioni si allontani dall’asse, per poi ricentrarsi e
riallontanarsi, dal lato opposto, alle imposte. Dal punto di vista dell'algoritmo di calcolo (descritto nel capitolo
precedente), la formazione di una cerniera comporta l'esecuzione di 1 iterazione: è quindi sufficiente una sola
'correzione' della soluzione per individuare una configurazione equilibrata in grado di garantire le condizioni di
segno (corrispondenti all'assenza di trazioni).
Fra le varie altre opzioni di post-elaborazione, grafiche e testuali, è possibile ad esempio rilevare le azioni alle
imposte, utilizzabili per ulteriori verifiche sulle strutture murarie verticali da cui spicca l'arco.
In fig. 2.2.8 sono riportati l'assetto statico del concio n°1 (concio iniziale a sinistra) e il diagramma degli Angoli di
Scorrimento, utilizzato per la verifica ad attrito.
Le azioni sull’interfaccia sinistra corrispondono alle reazioni d’imposta sinistra. I valori dei due sforzi normali
(intradosso ed estradosso) formano insieme lo sforzo normale totale. Sforzo normale e taglio vengono combinati
nella risultante, poi scomposta in componente orizzontale (spinta) e verticale. In questo caso, poiché l’interfaccia è
orizzontale (angolo di imposta sinistro 180°), i due sforzi normali coincidono con la componente verticale, ed il
taglio con la spinta.
Per la validazione della procedura, si esegue un confronto con i risultati statici riportati in [9].
Il procedimento grafico, richiamato in fig. 2.2.3, fornisce i seguenti risultati:
- Sezione di chiave: risultante (=sforzo normale) = 6800 kgf; taglio nullo.
- Sezione di rene: risultante 12650 kgf, con: sforzo normale = 12635 kgf, taglio = 600 kgf.
- Sezione di variazione spessore da 50 a 40 cm.: risultante 9350 kgf, con: sforzo normale = 9330 kgf, taglio = 550
kgf.
Secondo SAV:
- In chiave: sforzo normale = 54.74 kN = 5474 kgf, e taglio nullo; a causa della diversa impostazione della
procedura di calcolo (Méry per il metodo grafico in [9]; metodo agli elementi finiti secondo Heyman per SAV),
secondo SAV il valore dello sforzo normale è più basso (-20%), mentre la retta d’azione della risultante passa per
il lembo superiore (estradosso) dove si ha formazione di cerniera, anziché per il terzo medio;
- Sezione di rene: concio n°3, interfaccia sinistra: risultante 117.84 kN = 11784 kgf (-7%);
- Sezione di variazione spessore: concio n° 4, interfaccia sinistra: risultante 98.10 kN = 9810 kgf (+5%).
Pur avendo adottato quindi due metodologie sostanzialmente diverse, i risultati in termini di sollecitazioni non sono
quindi significativamente discordanti, e le variazioni sono giustificate dalle caratteristiche specifiche delle procedure
adottate.
2.2.1. TUTORIAL
In questo paragrafo viene ripercorso l'esempio A2 in qualità di tutorial, specificando quindi le fasi successive di
inserimento dati e di consultazione dei risultati.
Lanciare il software SAV; menu File, Nuovo progetto ( ): viene automaticamente caricato un progetto
preimpostato, riferito ad un arco circolare a tutto sesto generico.
I dati devono ora essere modificati in base alla struttura voltata che si vuole esaminare.
Si deve definire un arco policentrico, a tutto sesto, con spessore variabile:
nella finestra Progetto, nella scheda: "Geometria della curva: arco" fare clic su: Policentrico.
Viene predisposto un arco policentrico predefinito.
In questo esempio, i piedritti non verranno esaminati: fare clic allora sulle finestre grafiche, e per ognuna delle due
disabilitare il pulsante dedicato al disegno dei piedritti, nella barra degli strumenti laterale sinistra. Il disegno
viene così limitato al solo arco.
Nella scheda Arco: si modifica anzitutto l'Angolo d'imposta, che deve essere 180° (confermare con INVIO); si
lascia invariato il numero di Archi Elementari, già pari a 3; si fa clic sul pulsante 'Dati Archi Elementari' per
modificare opportunamente i parametri geometrici degli archi.
In un arco policentrico, gli 'Archi Elementari' sono i tratti di arco (sinistra, centro,
destra) che si differenziano per raggio, spessore o profondità. Gli 'Archi Elementari' non vanno quindi confusi con
gli 'Archi ideali', che sono invece gli archi in cui una struttura a Volta può essere suddivisa nella dimensione
trasversale, cioè ortogonale al piano dell'arco. Oltre all'arco policentrico, gli Archi Elementari sono presenti solo
negli archi definiti per punti: per tale tipologia, ogni concio è un arco elementare.
I dati degli Archi Elementari devono essere modificati nel seguente modo:
Raggi: 325 per tutti (l'arco policentrico descriverà così un arco la cui curva d'intradosso sarà a tutto sesto, con
luce 650 cm)
a°,dx: 140, 40, 0 (in tal modo si differenziano tre zone: 40° a sinistra e a destra, e 100° al centro, formando un
arco simmetrico)
Spess.: 50,40,50 (gli archi elementari laterali, che si sviluppano ciascuno per un angolo di 40°, hanno spessore 50
La finestra dei dati degli Archi Elementari può essere chiusa: si utilizzi il suo pulsante .
La scheda Muri/Piedritti è ininfluente per questo progetto, e viene ignorata. Si apra quindi la scheda Contorno.
Per i Rinfianchi, la distanza dalla linea di chiave è 0 ed è già giusta; il peso specifico del riempimento deve essere
specificato come 13.00 anziché 18.00 kN/m3. Fare clic sui check 'Sottofondo' e 'Pavimentazione, che
automaticamente vengono mostrati nell'immagine 2D a sinistra (essendo attivi i pulsanti grafici nella
barra strumenti laterale sinistra, dedicati al disegno rispettivamente di: rinfianchi, sottofondo, pavimentazione) e
specificare i corretti valori degli spessori: 10 cm. per il sottofondo e 15 cm. per la pavimentazione; i pesi specifici
sono: 23.00 kN/m3 per il sottofondo e 18.00 kN/m3 per la pavimentazione.
La schermata di SAV si presenta ora come riportata in fig. 2.2.11.
Fig. 2.2.11.
Si apra ora la scheda Muratura (1). Si deve definire un nuovo materiale, la 'Muratura di pietrame da taglio', non
presente nella lista disponibile.
Menu Finestra, Tabella Materiali ( ). Menu Modifica, Aggiungi: viene aggiunto un nuovo materiale, che diventa il
n°45 (posto dopo i 44 materiali della tabella predefinita). I parametri predisposti (colore nero, campi di valore
nulli) vengono corretti come in fig. 2.2.12 (per modificare il colore, è sufficiente fare doppio clic sulla casella
colorata).
Fig. 2.2.12.
Chiudendo la finestra Tabella Materiali, il fuoco torna alla finestra Struttura, nella scheda Muratura (1).
Per aggiornare la lista dei materiali, si chiuda e si riapra la finestra Struttura. Nella casella a discesa della scheda
Muratura (1) sarà ora presente anche il materiale n°45: selezionandolo, i campi numerici relativi alla resistenza a
compressione e al peso specifico vengono automaticamente aggiornati.
Per il fattore di confidenza FC (1.35) e per l'angolo d'attrito dei giunti (35°) vengono mantenuti i valori proposti.
Le schede Muratura (2) (riferita ai piedritti) e Rinforzi non hanno interesse per l'arco esaminato.
Si chiuda la finestra Struttura, il fuoco torna alla finestra Progetto. Si apra la finestra Parametri di Calcolo (menu
Esegui, Parametri di Calcolo: ).
Nella scheda Generali, si selezioni 'Conci di uguale lunghezza' pari a 60 cm., e si attivi l'opzione: 'Con controllo di
conci tutti uguali'.
Per l'Analisi Statica, si attivi il check 'Calcolo del moltiplicatore di collasso in direzione verticale'.
Devono inoltre essere corretti i seguenti campi:
Numero di piani = 2
Altezza complessiva della struttura rispetto alla fondazione = 10.90 m
Imposta sinistra della struttura volta: Quota da fondazioni = 3.70 m
Per quanto riguarda la scheda Sismica, si specificano le coordinate del sito: Long. 11.2499 e Lat. 43.7874; la
categoria di sottosuolo è B; la PGA viene calcolata tenendo conto degli effetti di sito opzione: ag*S=(S,S*S,T).
Affinché le correzioni sui parametri sismici comportino la reimpostazione dei parametri di spettro, fare clic sul
pulsante 'Reimpostazione parametri dipendenti Tab.3'. Ne risulta l'assetto riportato in fig. 2.2.14. Allo stato limite
ultimo SLV risulta quindi: ag = 0.131 g, S=1.200, e quindi: PGA = 0.131*1.200 = 0.157 g.
Nella scheda Verifiche, è selezionata la verifica per Attrito (senza applicazione di γM e FC per il calcolo del
coefficiente d'attrito di progetto, che quindi verrà direttamente assunto pari al valore in input: 0.40), mentre non
viene selezionata la verifica per Compressione (resterà quindi ininfluente il valore del coefficiente γM specificato nei
Parametri di Calcolo, che viene lasciato pari a 1.00 sia per la Statica che per la Sismica); per il fattore di
partecipazione modale ed il periodo fondamentale vengono adottati i valori proposti dalle formulazioni semplificate
(rispettivamente: 1.200 e 0.300 sec).
La scheda Impostazioni non necessita di alcuna modifica.
Chiusa la finestra Parametri di Calcolo, si apra ora la finestra Condizioni di Carico Elementari (CCE) ( ).
La Condizione di Carico n°1 è già predisposta per considerare il contributo di tutti i pesi propri. Deve essere
aggiunto il carico lineare corrispondente ai carichi di esercizio aggiuntivi.
L'esempio A2 è stato condotto conglobando permanenti aggiuntivi e variabili in un unico carico lineare, per
conformità con i calcoli dell'esempio tratto dalla bibliografia e in considerazione del fatto che l'ambito del confronto
con tale esempio non comprendeva l'analisi sismica.
Per operare in modo completamente conforme al D.M. 14.1.2008, è necessario distinguere CCE aventi diversi
contributi in termini di ψ2: pertanto, il carico variabile deve essere definito in una CCE a sé stante.
Trattandosi di un archivio, il valore di ψ2 è pari a 0.8 (Tab.2.5.I, §2.5.3): questo ci mostra che non si sarebbe
introdotto un errore significativo assimilandolo a permanente (per i permanenti, convenzionalmente: ψ2=1.0).
Nella finestra CCE si aggiunga quindi una condizione di carico: menu Modifica, Aggiungi Condizione di Carico.
Si modifichino quindi i Commenti (Permanenti per la CCE 1, Variabili per la CCE 2) e si reimposti ψ2=0.8 per la CCE
2.
Si faccia ora clic sul pulsante 'Carichi lineari' in corrispondenza della CCE 2 (poiché il carico di esercizio 8.00 kN/m2
è totalmente di tipo variabile, va definito tutto in corrispondenza della CCE 2).
Si apre la finestra Carichi, dove devono essere specificati i seguenti dati: carico lungo X, dim. 750 cm. (investe
cioè l'intera luce dell'arco), posizione iniziale: X=-50 cm (l'origine è posta nell'intradosso all'imposta, e quindi
essendo lo spessore all'imposta pari a 50 cm., si ha X=-50), Y=50 cm (la Y è la direzione trasversale, ortogonale al
piano dell'arco: essendo 100 cm. la profondità dell'arco, Y=50 significa in mezzeria nella pianta della struttura),
q=8.00 kN/m. Il carico non avrà diffusione a 45° (qualifica superflua in quanto il carico investe già tutta la
struttura; la diffusione ha valenza nel caso di carichi concentrati o di carichi distribuiti parzialmente sulla superficie
dell'arco). Ad esso si applica sia il moltiplicatore verticale, sia quello orizzontale.
Si chiuda la finestra CCC: si osservi che la riga correntemente attiva nella tabella CCC è la n°2, e quindi la CCC
corrente in memoria è la 2. Al momento in cui i risultati saranno visualizzati, subito dopo l'analisi, essi verranno
riferiti alla CCC corrente.
Tornati alla finestra Progetto, si esegua il salvataggio (menu File, Salva progetto, o direttamente con ).
Tutti i dati sono stati definiti: è quindi il momento di eseguire l'analisi: menu Esegui, Analisi ( ,o
equivalentemente il tasto funzione: F7).
Eseguita l'analisi, la schermata si aggiorna come in fig. 2.2.18.
Nelle finestre grafiche sono comparsi nei conci i vettori delle azioni competenti alla CCC 2, calcolate in fase di
esecuzione dell'analisi statica. I vettori vengono visualizzati poiché è attivo il pulsante della barra strumenti
laterale destra (usare i pulsanti della barra strumenti laterale sinistra per amplificare o ridurre graficamente i
vettori); per non visualizzare i vettori delle azioni, deselezionare per ognuna delle due finestre grafiche.
In basso, la finestra di testo della Relazione è stata aperta automaticamente e mostra in dettaglio i risultati
dell'elaborazione, sinteticamente presentati nel Rapporto di Elaborazione (che in ogni momento può essere
richiamato dal pulsante della barra strumenti superiore).
E' interessante confrontare la fig. 2.2.17 con la 2.2.6: il risultato del moltiplicatore di collasso statico coincide a
meno del fattore moltiplicativo 1.5 pari al valore di γQ applicato al carico variabile (non poteva essere
diversamente), mentre i risultati sismici (che, ripetiamo, non sono influenzati dai valori dei γG e γQ definiti nelle
CCC) sono un poco migliori: ciò è dovuto all'aver considerata sismicamente attiva solo una quota parte del carico
di esercizio (ψ2=0.8 anziché 1.0). A partire dal moltiplicatore di collasso, la differenza si riflette fino agli Indicatori
di Rischio Sismico. La struttura voltata non è 'adeguata' sismicamente, in quanto la capacità in termini di
accelerazione allo stato limite ultimo è pari a 0.068 g, inferiore alla domanda (0.157 g).
Ipotizzando un intervento di consolidamento a fini migliorativi, si dovrà dimostrare con un opportuno Stato di
Progetto l'incremento della capacità in termini di PGA. L'eventuale Stato di Progetto potrà essere studiato con un
file ottenuto dallo Stato Attuale, salvato con altro nome, apportando poi le modifiche desiderate ([Link]. definendo
rinforzi).
Si osservi con attenzione che il moltiplicatore di collasso verticale per una CCC nella
quale si è considerata la presenza di un carico variabile con coefficiente parziale per le azioni γQ≠1.0, va applicato
al carico variabile originario (non al valore amplificato con γQ).
Nell'esempio considerato (riferito alla CCC 2 e a γQ=1.5, con carico variabile: 8.00 kN/m), il massimo carico
variabile sostenibile dall'arco è:
- per quanto riguarda la stabilità: 24.558 * 8.00 = 196.46 kN/m
- dal punto di vista dell'attrito: 1.656 * 8.00 = 13.248 kN/m.
Per esaminare graficamente i risultati, si utilizzando i comandi che mostrano i diagrammi della curva delle
pressioni , dello sforzo normale , degli angoli di scorrimento e delle tensioni di compressione .
Per modificare la rappresentazione di una finestra grafica, prima attivarla facendoci sopra clic.
Con riferimento alla fig. 2.2.19:
- per la Grafica (1): per il diagramma dello sforzo normale, per mostrare i valori numerici nel diagramma.
Le dimensioni del diagramma possono essere variate utilizzando i pulsanti di ingrandimento e riduzione della scala
dei diagrammi: , barra strumenti laterale sinistra.
- per la Grafica (2): per la Curva delle pressioni.
La Legenda si apre con l'apposito comando del menu Finestra; è disponibile un'unica legenda, che viene aggiornata
a seconda della finestra grafica attiva (in fig. 2.2.19 la finestra grafica a sinistra ha il fuoco e la legenda si riferisce
al suo disegno, cioè in questo caso al diagramma dello sforzo normale).
Per quanto riguarda l'analisi sismica, analogamente alla statica il moltiplicatore di collasso mostra un valore per
attrito minore rispetto a quello per stabilità.
In analisi sismica cinematica è richiesta la definizione del cinematismo di collasso. Ma in casi del genere, il
cinematismo resta indeterminato, in quanto la crisi strutturale sopraggiunge per scorrimento fra i blocchi e non per
fuoriuscita del poligono funicolare dalla sagoma dell'arco (cioè non per formazione di "cerniere").
Mantenendo valido il risultato del moltiplicatore dipendente dalla verifica per attrito, esiste comunque la possibilità
di fornire una risposta sulla capacità in termini di accelerazione PGA,CLV: non essendo calcolabile una "massa
partecipante", è comunque possibile assimilarla alla massa totale operando a favore di sicurezza: nella
formulazione dell'accelerazione spettrale di attivazione del meccanismo, infatti, la frazione di massa partecipante
compare al denominatore e quindi un suo valore maggiore determina una più bassa accelerazione sostenibile.
Poiché per definizione e* <= 1, si può adottare e*=1, ottenendo una stima per difetto di PGA,CLV (trattandosi
dell'accelerazione sostenibile dalla struttura, cioè della sua capacità antisismica, un valore più basso opera
ovviamente a favore di sicurezza).
I risultati della verifica sismica con analisi cinematica mostrati nel rapporto di elaborazione (PGA,CLV = 0.068 g)
sono determinati con tale metodologia.
Per poter apprezzare lo studio del cinematismo con SAV, in questo caso occorre prescindere dalle verifiche a
scorrimento (attrito). Deselezionando quindi la corrispondente opzione nella scheda Verifiche della finestra
Parametri di Calcolo, e rieseguendo l'analisi, si ottiene il seguente rapporto di elaborazione:
In SAV si può consultare in dettaglio la verifica sotto il moltiplicatore prefissato (0.280, in questo caso). Nello
spirito della nuova Normativa, si potrebbe porre come moltiplicatore orizzontale in input proprio il valore ottenuto
per il moltiplicatore di collasso (0.127) in modo da descrivere compiutamente lo stato della struttura voltata al
limite, prima del collasso. Ma SAV fornisce già tutti i risultati relativi allo stato di collasso, Di fatto, quindi, l'analisi
sotto un moltiplicatore prefissato può essere utilizzata per vari scopi ([Link]. per confronti con prove sperimentali o
con altre modellazioni di calcolo); dal punto di vista sismico, la consultazione dei risultati al collasso è esaustiva nei
confronti delle verifiche richieste dalla Normativa vigente
⇒ per vedere se la verifica sismica è soddisfatta o meno quel che conta è la parte inferiore del
Rapporto di Elaborazione, quella cioè dove sono riportati gli Indicatori di Rischio (risultati dell'Analisi
Sismica Cinematica).
Per visualizzare graficamente l'analisi sismica al collasso, selezionare i seguenti pulsanti della barra degli
strumenti:
finestra Grafica (1) (a sinistra):
- Analisi Sismica +X: , barra strumenti laterale destra; selezionare anche il pulsante sottostante : quando
esso è attivo visualizza l'analisi al collasso, cioè l'analisi della configurazione della struttura corrispondente al
moltiplicatore di collasso, che in questo caso vale 0.127;
- si abiliti anche la Curva delle Pressioni: , barra strumenti laterale sinistra;
- nella barra strumenti superiore: premere per attivare i passi di iterazione; con il tasto si attivi il passo
iniziale, corrispondente all'ultima iterazione.
L'immagine ottenuta è riportata in fig. 2.2.21.
La configurazione al collasso mostra una curva delle pressioni che forma 3 cerniere ed è tangente al bordo in
corrispondenza dell'interfaccia 3 (interfaccia fra concio 2 e concio 3): in realtà, come si potrebbe osservare
attraverso ripetuti ingrandimenti, in tale interfaccia viene rilevato un minimo sforzo di trazione, considerato
irrilevante nell'ambito delle approssimazioni di calcolo. Un ulteriore incremento delle azioni orizzontali (cioè del
moltiplicatore, passando da 0.127 a 0.128) provocherebbe la formazione di una quarta cerniera, e quindi del
cinematismo.
Per mostrare il campo di spostamenti cinematici, è sufficiente attivare il pulsante (barra strumenti laterale
destra, in basso), che comporta la seguente visualizzazione:
Nella deformata cinematica è evidenziata la quarta cerniera. Per amplificare o ridurre gli spostamenti, e quindi per
meglio evidenziare il cinematismo, si utilizzano i pulsanti della barra strumenti laterale destra.
Nell'immagine 3D il cinematismo può essere rappresentato, ad esempio, come in fig. 2.2.23:
Eseguendo operazioni analoghe, si può disegnare il meccanismo di collasso per sisma nel verso -X, che data le
caratteristiche del problema risulta perfettamente simmetrico.
Terminata la consultazione dell'esempio di apprendimento, l'Utente può provare a produrre alcune Relazioni di
Calcolo, utilizzando il comando Stampa del menu File della finestra Dati Progetto ( ).
Nel file rtf prodotto, visualizzabile nella Finestra Relazione o direttamente con Microsoft Word o compatibili
(il file [Link] viene posto ad esempio nella cartella: Sav\Output\Tutorial), l'Utente può anche incollare
agevolmente immagini prodotte da SAV, semplicemente usando il comando Copia negli Appunti (CTRL + C) del
menu Immagine di una finestra Grafica, ed il comando Incolla del word-processor.
Per completare la discussione del caso applicativo, è importante rilevare le differenze di risultato che possono
manifestarsi cambiando la discretizzazione della struttura. Ogni tecnica agli elementi finiti richiede,
peraltro, un test relativo alla mesh-dipendenza. Questo argomento è stato già trattato per l'esempio A1 (fig.
2.1.3); si vuole ora riprenderlo in relazione all'esempio di arco 'policentrico' a tutto sesto.
Nel modello, i conci possono avere una coincidenza fisica con gli elementi lapidei costituivi dell'arco: è evidente che
sarebbe auspicabile rispettare la realtà facendo corrispondere le interfacce fra i conci agli effettivi giunti. Tuttavia,
la soluzione strutturale viene colta anche con una discretizzazione non troppo fitta: si osservi l'esempio trattato,
schematizzato adesso con un numero di conci molto superiore (determinato da un passo di 5 cm. anziché 60): il
numero di elementi finiti passa da 18 a 218. La finalità di una tale modellazione risiede nel definire la bontà del
modello matematico, al di là dell'effettiva dimensione dei conci.
Eseguendo comandi analoghi a quelli finora descritti, si possono ottenere i risultati visualizzati nelle figg. 2.2.24 e
2.2.25.
Questi risultati evidenziano una significativa stabilità del metodo, scarsamente influenzato dalla mesh. Un
cambiamento così rilevante nella discretizzazione comporta infatti variazioni piccole sul risultato.
Confrontando ad esempio il Rapporto di elaborazione di fig. 2.2.24 con l'analogo di fig. 2.2.20, si rileva una
variazione assolutamente trascurabile per il moltiplicatore di collasso verticale (che scende da 24.558 a 24.556),
ed una variazione pari a -7.8% per il moltiplicatore di collasso per azioni orizzontali (da 0.127 a 0.117): tale
variazione viene un poco amplificata (attraverso le non linearità della procedura di calcolo) eseguendo la verifica
sismica cinematica: PGA,CLV uguale a 0.190 g anziché 0.214 g (-11.2%), con corrispondente Indicatore di Rischio
Sismico in termini di PGA: 1.209 anziché 1.361.
In definitiva, il raffittimento della mesh può essere consigliabile quando il risultato di un coefficiente di sicurezza
(Indicatore di Rischio) è intorno ad 1.000, per controllare se con discretizzazione più fitta scenda sotto ad 1.000 e
quindi la Verifica passi da Soddisfatta a Non Soddisfatta.
Nell'ambito degli interventi di miglioramento, peraltro, questi aspetti hanno importanza minore, in quanto ciò che
conta è il confronto fra lo Stato Attuale e lo Stato di Progetto; a volte però il miglioramento sismico richiede il
preciso inquadramento dell'Indicatore di Rischio in un range ritenuto accettabile, ad esempio, per qualificare
progetti di recupero in edifici danneggiati da sisma (cfr. OPCM 3790/2009, emanata per la Regione Abruzzo, dove
si evidenziano precisi limiti per gli Indicatori): in tal caso, l'utilizzo di una mesh più fitta può 'centrare' con maggior
accuratezza il risultato della verifica di sicurezza.
Sul raffittimento della mesh e sulla particolare attenzione che deve essere rivolta alle tolleranze e alle precisioni
utilizzate nel calcolo torneremo nell'esempio di progettazione descritto nel par. 4.5 (esempio P5).
L’esempio A2 (descritto nel paragrafo precedente) viene qui ripreso ipotizzando uno spessore costante della volta
pari a 40 cm. e quindi descrivendo l’arco come circolare a tutto sesto (non è più necessario qualificarlo
policentrico). E' interessante notare la ridefinizione del carico distribuito: per l'arco circolare, il sistema di
riferimento ha origine nel centro dell'arco (fig. 3.1.1).
I risultati, riportati in fig. 3.1.2, confermano sostanzialmente quanto già mostrato dallo schema precedente:
l’analisi statica è soddisfatta, la sismica no.
Il moltiplicatore statico per la stabilità dell’equilibrio scende da 24.558 (cfr. fig. 2.2.17) a 3.258, e ciò dipende
dall’aver adottato lo spessore costante pari al minimo fra i due spessori della volta (è interessante osservare che
ponendo lo spessore dell'arco pari a 50 cm. - esempio per semplicità qui omesso - il moltiplicatore verticale
assume valori molto elevati, segnalati come >>1 poiché risultano superiori a 100: esso manifesta quindi una
grande sensibilità nei confronti dello spessore dell'arco). Dal punto di vista dell’attrito, il risultato segna una
diminuzione del 40%, passando da 1.656 a 1.309.
L’analisi sismica mostra un moltiplicatore di collasso pari a 0.070 per la stabilità e 0.035 per l'attrito, e
dall'elaborazione cinematica risulta un Indicatore di Rischio Sismico in termini di PGA pari a 0.356 anziché 0.433,
con una riduzione non trascurabile (-18%) rispetto allo schema precedente; è evidente anche da questo punto di
vista l’influenza della riduzione dello spessore nelle zone d’imposta da 50 a 40 cm.
Con uno spessore costante di 50 cm. il moltiplicatore di collasso sismico, considerando l'attrito, crescerebbe fino a
0.048; prescindendo dall'attrito invece salirebbe a 0.145: in quest'ultimo caso, l'Indicatore di Rischio Sismico
assumerebbe un valore elevato (1.552), corrispondente a TR=1851 anni.
3.2. ESEMPIO A4: ARCO PARABOLICO DEFINITO PER PUNTI (INPUT DA DXF)
Questo esempio di input da file DXF mostra lo studio di un arco parabolico. Diversamente dal cerchio e dall’ellisse,
la parabola non è una curva direttamente descrivibile in SAV: tuttavia il software, attraverso la definizione di un
arco per punti, consente la descrizione di ogni tipo di configurazione. In questo caso, in CAD (file:
Esempio_A4.dwg) è stata costruita la curva d’intradosso parabolica.
L’input dei dati da file DXF è molto utile per chi utilizza un software di CAD (AutoCAD, AutoCAD LT e compatibili).
Disponendo di disegni o misure di rilievo su supporto informatico (file DWG), è possibile definire agevolmente la
curva d’intradosso da esportare verso SAV.
Oltre ad altri eventuali layers, si definirà il layer “INTRADOSSO” dove viene costruita la polilinea che descrive la
curva d’intradosso. SAV importerà la curva d’intradosso da tale apposito layer, ignorando le entità poste sugli altri
layers: la schematizzazione strutturale può quindi ‘convivere’, nello stesso disegno DWG, con un originario
architettonico.
Disponendo di un rilievo cartaceo, può ugualmente essere conveniente creare un DWG specifico per il disegno
dell’arco, sfruttando tutte le potenzialità di disegno di un ambiente CAD.
In ogni caso, dopo la schematizzazione dell’arco, sarà eseguita l’importazione in SAV.
Nel seguito, si eseguirà l’input da DXF dell’arco denominato Esempio_A4 (già installato in formato SAV nel file
Esempio_A4-a).
Lanciato SAV, si attiva la finestra Progetto. I dati sono ancora da importare; le finestre grafiche presentano un
arco Anonimo di default.
Menu File, Apri: si selezioni il tipo di file " File DXF di input per SAV"; equivalentemente, si può utilizzare il
comando della barra strumenti superiore. Fra le cartelle dei progetti, si scelga: Es-Apprendi.
Dall’elenco dei files di input, selezionare: Esempio_A4.dxf
Confermando con OK, viene richiesta la Scala del DXF in input: confermare il valore 1, poiché elaborando il disegno
Esempio_A4 con CAD, è stato utilizzato come unità di misura il centimetro (1 unità di disegno = 1 centimetro).
Confermando con OK, da DXF verrà importata la curva di intradosso, e non esistendo informazioni dirette sulla
curva di estradosso, questa verrà ricostruita da SAV attraverso uno spessore preimpostato di 30 cm. che l’Utente
modificherà opportunamente all’interno di SAV, editando i parametri della finestra 'Archi Elementari' (cfr. p. 4.2.8
nel Vol. 2: Manuale d'uso, del Manuale di SAV).
Al termine della lettura da DXF, l’arco viene visualizzato nelle finestre grafiche (fig. 3.2.1). Sono visualizzati anche
i piedritti, la cui rappresentazione può ovviamente essere attivata o meno utilizzando il pulsante grafico della
barra strumenti laterale sinistra (si noti che l'analisi dei piedritti non viene effettuata in dipendenza del loro
disegno: occorre agire nei Parametri di Calcolo, scheda Verifiche, Parametri Vari).
Fig. 3.2.1. Input da DXF di arco definito per punti. Il caso di un arco parabolico
Alcuni parametri vengono inizializzati da SAV pari al valore che hanno nel file di default che descrive l’"Arco per
punti"; fra l'altro:
Volta: profondità = 100 cm;
Muratura: muratura in mattoni pieni; angolo d’attrito dei giunti: 35°;
Contorno: rinfianchi: peso specifico 18.00 kN/m3, fino alla linea di chiave; sottofondo e pavimentazione (non
attivi): preimpostati con spessore 4 cm. e peso specifico 18.00 kN/m3;
Rinforzi: nessun rinforzo di superficie; nessuna catena;
Carichi: una CCE preimpostata con tutti i pesi propri, ed una CCC.
A questo punto, l’Utente curerà il completamento e la modifica dei dati secondo le esigenze del caso specifico; il
calcolo procederà quindi come per ogni altro arco.
In questo esempio viene considerata una volta suddivisa in più archi ideali, soggetta a carichi di superficie.
La stabilità della struttura voltata nel suo insieme richiede che tutti gli archi che la compongono, per tutte le
combinazioni di carico cui sono sottoposti (statiche e sismiche), risultino stabili.
I carichi agenti sulla struttura voltata vengono suddivisi fra gli archi ideali in base all'incidenza della loro impronta.
Ciò significa, ad esempio, che un carico lineare distribuito nel piano dell'arco (lungo X, per il riferimento adottato
da SAV) che interessi uno specifico arco ideale della volta genera carichi nei conci soltanto per l'arco su cui insiste,
senza alcun effetto sugli altri archi. La suddivisione in archi ideali effettuata in SAV prescinde quindi dalla
considerazione degli effetti trasversali che, in caso di carichi dissimmetrici, trasmettono azioni fra i singoli archi;
tuttavia, questa analisi semplificata opera in generale a favore di sicurezza.
L'esempio A5 coincide con l'esempio di apprendimento A2, ma con diverso sviluppo in profondità: anziché un arco
di 1.00 m. (sezione della volta a botte, come era stata considerata nell'esempio A2), viene considerata una
profondità di 4.00 m., suddividendo la volta in 4 archi ideali: ogni arco ideale è così direttamente equiparabile al
singolo arco dell'esempio A2.
Fig. 3.3.1. Esempio A5. Geometria degli archi ideali: pianta e vista 3D dei singoli archi costituenti la volta
Per scorrere i vari archi, o le varie CCC (con i risultati) o CCE (con i dati), o le iterazioni, o i vari conci del singolo
arco, si può impostare il pulsante grafico corrispondente nella barra degli strumenti superiore, ed utilizzare le
frecce associate:
Nell'esempio A2 era stato definito un carico lineare pari a 8.00 kN/m, oltre ai pesi propri delle strutture, affetto dai
moltiplicatori verticale e orizzontale, secondo lo schema riportato in fig. 3.3.2.
Fig. 3.3.2. Carico lineare nell'esempio A2 (volta schematizzata con un solo arco ideale)
Per descrivere il comportamento di SAV nei confronti di più archi ideali e delle zone di carico che li interessano, per
la volta dell'esempio A5 si definisce una condizione di carico elementare (CCE) 1 con un carico di superficie pari a
8.00 kN/m2 che interessa completamente l'arco ideale 2, e parzialmente (metà) gli archi ideali 1 e 3, e una CCE 2
con un carico lineare pari a 8.00 kN/m solo sull'arco ideale 2 (figg. 3.3.3 e 3.3.4). La volta sarà poi calcolata con
due CCC, una relativa alla sola prima CCE e l'altra alla sola seconda CCE, in modo da confrontare i risultati.
Si dovrà riscontrare il seguente comportamento:
- per la CCC 1: l'arco ideale 2 dovrà fornire gli stessi risultati della CCC 2 e dell'esempio A2; gli archi ideali 1 e 3
dovranno fornire moltiplicatori verticali determinati da metà (rispetto all'arco 2) del carico variabile; l'arco ideale 4
non essendo interessato da nessun carico variabile non fornirà moltiplicatore verticale;
- per la CCC 2: per l'arco ideale 2 si è detto; gli altri 3 archi dovranno comportarsi come l'arco 4 della CCC 1.
Fig. 3.3.3. Carico di superficie nella CCE 1, esempio A5 (volta schematizzata con 4 archi ideali)
Fig. 3.3.4. Carico lineare nella CCE 2, esempio A5 (volta schematizzata con 4 archi ideali)
Fig. 3.3.5. Carichi nei conci corrispondenti alla CCE 1 (carico di superficie) nei 4 archi ideali
Fig. 3.3.6. Carichi nei conci corrispondenti alla CCE 2 (carico lineare) nei 4 archi ideali
Il Rapporto di Elaborazione mostra per l'arco 2 quanto era atteso: risultati coincidenti per le due combinazioni di
carico, e coincidenti con l'Esempio A2.
Fig. 3.3.6. Esempio A5: Rapporto di Elaborazione per l'arco 2 e le due CCC
Per la CCC 1 e gli archi 1 e 3 si ottengono i risultati mostrati a sinistra in fig. 3.3.7 (la metà del carico rispetto
all'arco 2 produce in questo caso un moltiplicatore verticale doppio); sempre per la CCC 1, ma per l'arco 4: i
risultati sono a destra in figura. Il moltiplicatore verticale non è disponibile in quanto non c'è su tale arco alcun
carico affetto da moltiplicatore verticale.
Fig. 3.3.7. Esempio A5: Rapporto di Elaborazione per gli archi 1,3 (a sinistra) e 4 (a destra) per la CCC 1
Ricordiamo che in caso di più archi ideali, tutti i risultati mostrati nel Rapporto di Elaborazione si riferiscono all'arco
corrente, eccetto il risultato 'Minimo' in Analisi Sismica Cinematica, calibrato su tutti gli archi ideali (e quindi
identico in tutte le possibili visualizzazioni del Rapporto di Elaborazione, cambiando CCC o arco ideale); tale
risultato 'Minimo' determina di fatto la capacità della struttura e il responso definitivo complessivo sulla sua
sicurezza.
Poiché per ogni progetto (singolo arco o volta a botte scomposta in più archi) vengono processate più CCC per più
archi, è importante l'inviluppo dei risultati, in modo tale da comparare tutte le azioni e le sollecitazioni calcolate.
Per attivare la rappresentazione grafica dell'inviluppo, si utilizzi il pulsante grafico della barra degli strumenti
laterale sinistra. In particolare i risultati dei piedritti (il piedritto è unico per la volta, anche se composta da più
archi ideali) vengono rappresentati solo con inviluppo attivo. Negli archi rinforzati con FRP, SAV progetta la
disposizione dei nastri e quindi, al di là della consultazione delle singole combinazioni statiche o sismiche,
interessante per capire l'origine della progettazione dei rinforzi, la modalità Inviluppo mostra l'ingombro
complessivo di progetto, l'ingombro cioè che tiene conto di tutte le combinazioni di carico statiche e sismiche
esaminate.
Peraltro, l'inviluppo compara fra loro risultati coerenti, cioè i risultati relativi agli ultimi passi di iterazione del
metodo di risoluzione adottato. A livello di diagrammi (curva delle pressioni, sforzo normale, scorrimento,
compressione) ogni arco costituente la volta fornisce risultati validi solo se stabile.
4.1. ESEMPIO P1: PONTE IN MURATURA, CON INTRADOSSO DEFINITO PER PUNTI
Una fra le applicazioni più interessanti del software SAV è la verifica di stabilità dei ponti in muratura, argomento al
quale è dedicata una interessante pubblicazione edita dal Ministero dei Trasporti francese [16].
I ponti in muratura costituiscono una parte molto importante delle opere edilizie, sia per il loro valore storico e
architettonico (la maggior parte è stata costruita oltre un secolo fa), sia per le loro caratteristiche funzionali. In
genere viene riposta grande fiducia sulle loro capacità portanti, in ragione del fatto che il carico permanente è
nettamente maggiore dei carichi accidentali stradali anche di tipo eccezionale, e che i dissesti provengono
essenzialmente da problemi di fondazione. Anche se quest’ultima affermazione è spesso verificata, non si può
superficialmente affermare che ogni ponte in muratura possa portare qualsiasi tipo di carico.
Il materiale murario non ha capacità resistenti illimitate, è soggetto all’usura del tempo (la manutenzione
insufficiente o inesistente riduce la capacità portante soprattutto per disgregazione dei giunti di malta), ed inoltre i
carichi stradali o ferroviari moderni sollecitano la struttura anche dal punto di vista dinamico. Un ponte vecchio in
muratura deve quindi essere studiato per poterne comprendere l’effettivo comportamento statico e la sua idoneità
a sostenere i carichi di esercizio previsti.
Nell’opera citata, l’Autore (Ing. J. M. Delbecq) riporta la teoria e l’applicazione di un programma per computer
sviluppato appositamente per la verifica dei ponti in muratura, basato sul “calcolo a rottura”, e quindi su ipotesi
sostanzialmente coincidenti con quelle di Heyman (analisi limite con definizione di un coefficiente di sicurezza
strettamente legato alla geometria della struttura).
L’esempio riportato, ampiamente trattato in [16], viene qui sottoposto a calcolo con SAV per mostrare le modalità
di applicazione del software al caso dei ponti.
Un altro esempio di ponte in muratura, elaborato in tempi più recenti con carichi coerenti con le Normative vigenti
(EuroCodice e D.M. 14.1.2008) è discusso nel p. 4.7.
Fig. 4.1.1. Esempio di ponte in muratura, tratto da [16]. Sezione longitudinale riferita a metà opera
L’opera trattata è un ponte in muratura a 2 archi a tutto sesto (ognuno di diametro 7.00 m.), sormontati da una
piastra in cemento armato. Le sezioni longitudinale e trasversale dell’opera sono riportate nelle figure 4.1.1 e
4.1.2.
Il peso specifico della muratura è di 24.00 kN/m3; ad essa viene attribuita una resistenza a compressione di 50
N/mm2. Il coefficiente di attrito interno fra i giunti è assunto pari a 0.50, valore considerato già di progetto (non
viene cioè ridotto con γM e FC per eseguire le verifiche di sicurezza).
Lo spessore del riempimento è di 30 cm., ed il suo peso specifico è 22.00 kN/m3.
La sovrastruttura è costituita da una piastra in c.a., a formazione del piano viabile, di spessore 26 cm., e il cui
carico permanente è stato valutato in 9.87 kN/m distribuiti lungo l’asse longitudinale; nel calcolo viene fatto
riferimento ad 1.00 m. di profondità.
Uno studio completo del comportamento sotto carico prevede l’analisi sotto varie combinazioni, dove il carico
variabile può essere simmetrico o dissimmetrico, distribuito o composto da carichi concentrati.
In questa sede, focalizziamo l’attenzione sulla combinazione di carico prodotta dal carico permanente + un carico
di esercizio simmetrico, ossia uniformemente distribuito lungo l’asse longitudinale del ponte, pari a 17.55 kN/m.
Nel calcolo eseguito da Delbecq vengono presi in considerazione alcuni aspetti particolari, come ad esempio
l’amplificazione dei carichi per definire opportune combinazioni di carico o per considerare gli effetti dinamici; per
semplicità, l'analisi in SAV verrà condotta senza fattori amplificativi, e si limiterà all'Analisi Statica; verrà
comunque calcolato il moltiplicatore di collasso per carico verticale.
Il calcolo eseguito con SAV confermerà di fatto i risultati proposti da Delbecq, secondo il quale la stabilità statica
della struttura sotto il carico considerato è assicurata con un elevato coefficiente di sicurezza.
Per l’introduzione dei dati, è stato necessario definire un 'Arco per punti', ed a tal fine risulta indicato utilizzare
l’input da file DXF: in CAD è infatti agevole disegnare la geometria della struttura, e suddividere l’arco in conci.
Il file Esempio_P1.dwg contiene il disegno del ponte; la suddivisione in conci è stata effettuata considerando raggi
di 5° che originano 36 punti per la curva di intradosso. Peraltro, la curva d’intradosso è una circonferenza di raggio
350 cm.; la suddivisione in conci permetterà di definire la polilinea d’intradosso, che poi sarà riletta da SAV, e di
rilevare gli spessori dei conci stessi che coincideranno con la distanza fra l’intersezione del raggio con l’intradosso e
quella con l’estradosso.
Fig. 4.1.3. Schematizzazione in CAD per input in SAV via file DXF
E’ stata tracciata la polilinea di intradosso sull’apposito layer “INTRADOSSO”, ed a parte si è preso appunto degli
spessori dei conci consecutivi.
Eseguito l’input da DXF (cfr. esempio A4, p. 3.2), SAV ha predisposto i 36 conci ad uno spessore prefissato (30
cm.), che poi è stato variato attraverso il comando ‘Dati Coordinate Intradosso e Spessori’ della scheda Arco della
finestra Dati Struttura.
Risulta attivata l’opzione ‘Profilo di Estradosso continuo’ per fare in modo che la curva di estradosso ‘colleghi’ con
continuità i conci senza scalini dovuti alle variazioni di spessore.
E' invece disattivata l'opzione 'Definizione automatica dell'angolo di imposta', in modo da assicurare un'interfaccia
perfettamente orizzontale alle imposte.
Nella scheda Muratura (1), la muratura è qualificata come ‘Pietra’, avendo aggiunto un opportuno materiale nella
Tabella Materiali, rispetto ai valori di default previsti. In ogni caso, nelle schede 'Muratura' della finestra Struttura,
indipendentemente dalla ‘denominazione’ del materiale, si possono direttamente specificare i valori effettivi della
resistenza a compressione e del peso specifico.
Per quanto riguarda il carico distribuito, complessivamente pari a 27.42 kN/m, è stato suddiviso nei contributi
permanente (9.87 kN/m, incluso nella CCE 1 insieme ai carichi permanenti dovuti ai pesi propri) e variabile (17.55
kN/m, nella CCE 2). Al carico variabile è stato attribuito il Moltiplicatore verticale.
La struttura sovrastante l'arco (sottofondo) è nella realtà la prosecuzione dei rinfianchi, per 30 cm. sopra la linea di
chiave dell’arco; il peso specifico del 'sottofondo' coincide quindi con quello dei 'rinfianchi'.
Il carico variabile non è stato amplificato: γQ è stato posto pari a 1.0 (un esempio di analisi coerente con le nuove
Normative tecniche per un ponte in muratura sottoposto ad azioni da traffico stradale, per il quale si utilizza γQ
=1.35, è riportato nel par. 4.7).
Per quanto riguarda i ‘Parametri di Calcolo’, si è attivata l'opzione che consente il calcolo del moltiplicatore di
collasso statico (per la definizione del massimo carico distribuito consentito).
I risultati dell’analisi sono riportati nella fig. 4.1.4.
L’analisi statica è soddisfatta, e mostra un moltiplicatore di collasso del carico distribuito per carico verticale >>1
(più in dettaglio, risulta superiore a 100) dal punto di vista della stabilità dell'equilibrio, mentre la verifica ad attrito
ne abbassa un po' il valore, comunque sempre molto elevato, a 30.916:
ciò significa che nei confronti del collasso (che avverrebbe per scorrimento) il carico variabile dovrebbe
raggiungere il valore: 17.55 * 30.916 = 543 kN/m (molto elevato).
Nella realtà, peraltro, le condizioni di vincolo potrebbero impedire di fatto crisi per scivolamento reciproco dei
blocchi lungo i giunti di interfaccia.
In fig. 4.1.5 è riportata la schematizzazione dell’arco, insieme al diagramma dello sforzo normale e alla curva delle
pressioni determinata dall’analisi statica.
Le considerazioni riguardanti la verifica ad attrito, che (seppure a livelli di carico comunque molto elevati) abbassa
il risultato del moltiplicatore rispetto alla verifica a stabilità, non possono tuttavia prescindere dal valutare quale sia
l’interfaccia in crisi per attrito: nella fig. 4.1.6 è riportato il diagramma dell’angolo di scorrimento φ secondo l’analisi
statica.
I valori dell’angolo di scorrimento più elevati sono all’imposta sinistra: poiché però la schematizzazione di tale zona
è parziale, in quanto nella realtà è completata dall’imposta simmetrica della campata posta alla sua sinistra,
potrebbe essere giustificabile trascurare questo comportamento.
Ovviamente, in queste schematizzazioni non si considera il contributo resistente offerto dalla struttura sovrastante,
ossia i rinfianchi: essi infatti potrebbero esercitare, oltre ad un vincolo sicuro, anche un ruolo resistente tutt’altro
che secondario. I rinfianchi vengono qui visti solo come carico; d’altra parte, questo tipo di semplificazione opera a
favore di sicurezza.
Per l’arco del ponte è stata condotta una ulteriore schematizzazione (b), corrispondente al file:
Esempio_P1-b,
dove la struttura è stata strettamente limitata alla sola volta effettiva, essendo questa definita: dall’imposta sulla
pila centrale (dal lato sinistro), e dall’imposta sulla spalla (dal lato destro). In pratica, la volta è individuata dalle
sezioni di ‘rene’ (a 60° rispetto alla verticale dell’asse di simmetria). Questa schematizzazione dovrebbe fornire
informazioni più precise sul comportamento della volta vera e propria, estratta dalla struttura globale del ponte.
L’analisi fornisce qui risultati meno sfavorevoli per l’attrito (fig. 4.1.7).
Si osservi che il valore dell’angolo di scorrimento alla sezione di rene resta praticamente invariato rispetto allo
schema precedente; in questo secondo schema sono però assenti le ‘punte’ di valori dell’angolo in corrispondenza
delle imposte: ciò di fatto migliora nell’insieme il comportamento ad attrito.
La semplificazione della struttura analizzata in (b) rispetto allo schema precedente richiede alcune considerazioni.
Le zone trascurate nello schema (b) corrispondono alla pila e alla spalla, la cui verifica richiede considerazioni
esterne alle prestazioni di SAV. Il software può comunque vantaggiosamente essere sfruttato, ai fini delle verifiche
sulle strutture adiacenti (quali, appunto, pile e spalle), utilizzando i valori delle azioni alle imposte; imposte che, in
questo schema (b), vengono a coincidere con lo ‘stacco’ dell’arco effettivo rispetto ai sostegni laterali.
Le azioni alle imposte risultanti dal calcolo sono riportate in fig. 4.1.8, dove è stata scelta la rappresentazione del
singolo concio, evidenziando poi il primo (concio n°1, grafica (1) a sinistra) e l’ultimo (concio n°23, grafica (2) a
destra). Per la verifica delle strutture di sostegno della volta si combineranno le azioni d’imposta prodotte dalla
volta con i carichi dovuti alle sovrastrutture agenti direttamente sui sostegni stessi (pile, spalle).
SAV fornisce anche la possibilità di schematizzare e verificare i piedritti. Nel caso del ponte, potrebbe trattarsi delle
pile. Un caso di modellazione e di analisi con piedritti è incluso nell'esempio P2.
L’arco studiato in questo esempio è ubicato al piano terra di un edificio per civile abitazione, a due piani fuori terra,
recentemente ristrutturato in seguito a deruralizzazione.
Si tratta di un arco circolare a tutto sesto, di raggio 135 cm. e spessore 13 cm., di mattoni pieni di antica
realizzazione, in ottime condizioni. La muratura sovrastante ha uno spessore sopra la chiave di 11 cm., prima di
giungere alla quota di intradosso del solaio sovrastante.
Lo spessore della parete in muratura di mattoni pieni contenente l’arco è di 30 cm.
Insieme ad un altro piccolo arco a lato (appena visibile in fig. 16), l’arco segna la suddivisione fra due ambienti, di
luci 3.85 m. e 2.95 m. Il solaio sovrastante che insiste sull’arco è soltanto quello di 2.95 m., dal momento che
nell’altra parte è ordito parallelamente al piano dell’arco.
Assumendo come valori del carico: 2.00 kN/m2 per il permanente, e 2.00 kN/m2 per il variabile, risulta applicato
sull'arco, per ognuno dei due contributi, un carico distribuito pari a: q=2.00 * 2.95/2=2.95 kN/m, oltre ai pesi
propri delle strutture. I contributi permanenti e variabili sono suddivisi in due CCE; la CCE 2, contenente i carichi
variabili, è caratterizzata dal coefficiente di combinazione ψ2=0.30 (valore indicato dalla Normativa vigente per gli
ambienti residenziali).
Per quanto riguarda le combinazioni di carico, si sono definite due CCC: la prima caratterizzata dall'assenza del
carico variabile (γQ=0.0), e la seconda con la massima amplificazione del carico variabile (γQ=1.50), in accordo con
§2.6.1; il carico variabile viene considerato uniformemente distribuito su tutta la luce dell'arco.
Per completare la modellazione, si considerano anche i piedritti: a sinistra, circolare, di diametro 40 cm., a destra
rettangolare 30x40 (vd. fig. 4.2.2).
Dagli studi teorici di Heyman, è nota la soluzione del problema della ricerca dell’arco semicircolare capace di
resistere al suo peso proprio. La relazione che lega lo spessore del minimo arco resistente al suo raggio di
intradosso è la seguente:
s = 0.106 * R
Nei casi pratici, questa relazione non è sempre strettamente valida, in ragione del fatto che il problema della
stabilità è legato non solo alla configurazione geometrica ma anche al carico applicato. La relazione del minimo
spessore fornisce tuttavia un’utile indicazione. Nel caso in esame, infatti, lo spessore minimo richiesto vale:
s = 0.106 * 135 = 14.3 cm.
quindi l’arco di 13 cm. si troverà molto probabilmente in situazione critica dal punto di vista della stabilità.
Per quanto riguarda le verifiche di resistenza, in questo esempio si prescinde sia dalla verifica ad attrito, sia dalla
verifica a compressione, per focalizzare in modo diretto la verifica di stabilità dell'equilibrio.
L'elaborazione di calcolo con SAV conferma tale indicazione: l’analisi di stabilità mostra la divergenza del metodo
iterativo, come illustrato in fig. 4.2.3. All'ultimo passo iterativo sono state collocate tre cerniere, ma la curva delle
pressioni fuoriesce ancora dalla sagoma dell'arco: sotto l'azione statica del carico applicato l'arco risulta instabile,
per entrambe le combinazioni di carico considerate; in analisi sismica, analogamente, non risulta sostenibile alcun
moltiplicatore orizzontale.
Fig. 4.2.3. Instabilità dell’arco con spessore 13 cm.: il metodo iterativo è divergente
Ci proponiamo ora di utilizzare ripetutamente SAV per comprendere quale sia il minimo spessore resistente per
l’arco in esame. Incrementiamo quindi progressivamente lo spessore, 1 cm. per volta, riducendo di altrettanto
l’altezza della struttura sovrastante (per mantenere un’ipotesi di carico realistica), e lasciando inalterato il valore
del carico distribuito (2.95 + 2.95 kN/m).
Effettuando questa serie di prove, si trova che il primo spessore per il quale la verifica di stabilità è soddisfatta è
17.1 cm. (lo spessore della pavimentazione è stato assunto pari a 7 cm., invece degli 11 cm. corrispondenti allo
spessore dell'arco di 13 cm.). Il moltiplicatore di collasso verticale vale 1.029. In fig. 4.2.4 è riportato il Rapporto
di Elaborazione, distinto per le due CCC. Per la prima CCC il moltiplicatore di collasso verticale non è calcolabile, in
quanto essa non contiene alcun carico variabile affetto da moltiplicatore verticale. Per la CCC 2, invece, il
moltiplicatore di collasso verticale può essere calcolato, e risulta pari a 1.029. Si osservi come per entrambe le
CCC l'analisi sismica è la stessa: essa infatti si riferisce ad una combinazione dei carichi di tipo sismico univoca
(cfr. §3.4.2) costruita a partire dalle CCE.
Il valore del moltiplicatore pari a 1.029 significa che il carico lineare complessivo applicato dal solaio può crescere
fino a:
2.95 (permanente, non affetto da moltiplicatore) + 1.029 * 2.95 (variabile, affetto da moltiplicatore) = 5.98 kN/m.
Fig. 4.2.4. Risultati dell'analisi con spessore dell'arco pari a 17.1 cm.
In fig. 4.2.5 la curva delle pressioni viene rappresentata con due modalità di visualizzazione: a sinistra, senza
considerare i risultati nei piedritti, a destra, invece, considerandoli.
Come si può notare dal Rapporto di Elaborazione, staticamente le verifiche dei piedritti sono non soddisfatte (è
stato possibile eseguirle, perchè staticamente l'arco è stabile, ma la curva delle pressioni lungo i piedritti fuoriesce
dalla sezione trasversale, come si vede in fig. 4.2.5 a destra). Per i piedritti non è stata considerata alcuna
controspinta proveniente dalle strutture adiacenti: un approfondimento in tal senso è proposto più avanti, in
questo stesso paragrafo.
Ricordiamo che la visualizzazione dei risultati nei piedritti richiede che sia selezionato
l'Inviluppo dei Risultati ( ), che provvede a conglobare i risultati di tutte le combinazioni statiche e di quella
sismica (+X e -X; se la sismica è stata richiesta nei Parametri di Calcolo).
Si osservi che per l'analisi sismica non è neppure presentato un risultato sui piedritti: le corrispondenti caselle sono
in luminosità ridotta, né verdi né rosse (cfr. fig. 4.2.4), in quanto l'instabilità dell'arco sotto il moltiplicatore di
calcolo sismico (0.280) non consente lo svolgimento di elaborazioni per i piedritti. Nello sviluppo dell'esempio,
questo aspetto verrà affrontato ridefinendo il moltiplicatore orizzontale e ponendolo pari a quello di collasso in
modo tale da poter consultare tutti i risultati.
La fig. 4.2.5 rappresenta, per l'arco, lo stesso risultato: la scala a colori cambia però in base alla considerazione o
meno delle azioni nei piedritti. Affinché siano mostrati i risultati nei piedritti, è necessario selezionare il pulsante
Inviluppo: (barra strumenti laterale sinistra) (in pratica, per ottenere la figura 4.2.5 a sinistra tale pulsante non
è selezionato; il contrario, per la figura a destra).
La curva delle pressioni mostra 3 cerniere: grazie allo spessore di 17.1 cm. l'arco risulta stabile, ma comunque è in
situazione isostatica, senza possibilità di ulteriori cerniere.
Dal punto di vista sismico, infine, consultando i risultati, si rileva un moltiplicatore di collasso non nullo, pari a
0.038: la corrispondente capacità in termini di PGA è bassa. Con lo spessore di 13 cm. non vi era teoricamente
alcuna possibilità di stabilità sismica; con lo spessore di 17.1 cm. la PGA,CLV è indicativamente pari a 0.059 g,
corrispondente ad un valore del periodo di ritorno TR pari a 38 anni, molto vicino al limite inferiore per cui sono
tabulati i parametri di spettro (30 anni): i valori di capacità sono bassi, ma comunque il moltiplicatore non nullo
evidenzia una seppur limitata capacità di resistenza antisismica della struttura.
Si potrebbe obiettare che tale metodologia di indagine ha valore puramente teorico: se lo spessore reale è di 13
cm., potrebbe darsi che fosse il metodo numerico a non saper cogliere il comportamento effettivo, dal momento
che l’arco nel suo reale assetto si presenta stabile e non ha finora mostrato problemi statici.
Tuttavia, proprio il fatto che l’arco sia integro fa ipotizzare che la struttura sovrastante sia una muratura
‘collaborante’ almeno parzialmente, e fornisca quindi non solo un peso ma anche un vincolo ed un ampliamento di
struttura resistente: di fatto, è sufficiente una ‘fascia’ collaborante in estradosso di 4 cm. (da 13 a 17 cm. circa
complessivi) per giustificare la stabilità.
Questa osservazione aiuta a comprendere i fenomeni studiati: gli archi analizzati, in genere, non sono mai archi
‘puri’ sollecitati da ‘puri’ carichi, ma si tratta di strutture inserite in un contesto avente spesso funzione di vincolo e
di resistenza; chiaramente, i metodi proposti semplificano il problema ma operano a favore di sicurezza: se l’arco
risulta stabile, lo sarà sicuramente; se non lo è, occorre studiare più a fondo il comportamento (ad esempio, con
alcune prove dove si fanno variare i parametri descrittivi) valutando il grado di affidabilità del risultato.
La discussione di questo caso, con riferimento al modello dell'arco con spessore 17.1 cm., prosegue ora
proponendo un approfondimento per la verifica di stabilità dei piedritti ed un esempio di verifica di sicurezza
delle fondazioni.
Per i piedritti, ricordiamo che le verifiche di stabilità (curva delle pressioni interna alla geometria), ad attrito (taglio
inferiore al limite di scorrimento) e a compressione vengono svolte in modalità del tutto analoghe alle
corrispondenti verifiche sulla volta.
Come sopra illustrato, l'analisi statica dei piedritti mostra un giudizio di instabilità sotto le sole azioni provenienti
dall'arco e i pesi propri dei piedritti stessi.
Si vuole ora modificare il modello in modo tale da considerare il ruolo delle strutture adiacenti all'arco, che
interferiscono con la stabilità dell'arco stesso.
Per distinguere i contributi dovuti ai carichi permanenti da quelli dovuti al variabile, si possono consultare i risultati
statici della CCC 1, caratterizzata da tutti e soli i carichi permanenti: la spinta è pari a 3.96 kN/m, mentre il carico
verticale è 9.70 kN/m: la spinta è il 54% della totale (3.96 rispetto a 7.32) e il carico verticale è il 60% del totale
(9.70 rispetto a 16.25). Più avanti saranno utilizzati questi coefficienti di ripartizione.
Anzitutto, si ipotizza che le strutture adiacenti all'arco comportino modifiche nella definizione delle condizioni di
carico, attraverso forze aggiuntive nei piedritti.
Uno studio più approfondito potrebbe quantificare tali forze in modo strettamente aderente al caso reale
esaminato; per semplicità, si propongono alcune ipotesi semplificate con la finalità di illustrare la metodologia:
- a sinistra: si ipotizza che l'arco adiacente, di dimensioni ridotte rispetto a quello esaminato, produca una
controspinta indicativamente pari alla metà di quella dell'arco principale, applicata sulla sommità del piedritto
circolare, ad una quota posta superiormente all'imposta dell'arco principale di una quantità pari all'incirca a 90
cm.; il carico verticale sia anch'esso pari a circa la metà del carico verticale d'imposta dell'arco principale;
- a destra: la presenza di una parete a lato del piedritto rettangolare avente continuità col piedritto stesso
controbilancia la spinta proveniente dall'arco, di fatto praticamente annullandola: una reazione uguale e contraria
alla spinta viene quindi applicata in sommità al piedritto rettangolare. Non si definisce un carico verticale
aggiuntivo, in quanto i carichi verticali vengono in tal caso sostenuti dalla parete muraria.
Separando i casi statico e sismico, cui competono le diverse reazioni d'imposta già evidenziate, si devono quindi
definire le forze aggiuntive sui piedritti schematizzate in fig. 4.2.6.
Si osservi che le azioni sismiche trasmesse dall'arco minore (in corrispondenza della sua imposta destra)
all'imposta sinistra dell'arco principale oggetto di studio sono valutate sul 50% del valore delle azioni dell'imposta
sinistra dell'arco principale (per sisma +X: 2.44 è la metà di 4.89, e 5.57 la metà di 11.14; per sisma -X: 5.44 è la
metà di 10.89 e 2.03 la metà di 4.06). L'azione sismica all'imposta destra dell'arco minore è cioè equiparata al
50% dell'azione sismica all'imposta destra dell'arco principale.
Poiché le CCE sono distinte fra carico permanente e variabile, occorre un'ulteriore suddivisione dei contributi nelle
quote parti permanente (per la CCE 1) e variabile (per la CCE 2). Si osservi che nell'analisi alle forze aggiuntive sui
piedritti non vengono attribuiti moltiplicatori né statici (i γG, γQ) né sismici (ψ2), in quanto tali forze si ritengono già
calcolate tenendo conto dei moltiplicatori: nel caso in esame ciò è ben evidente in quanto le forze aggiuntive sui
piedritti sono state dedotte dalle reazioni d'imposta dell'arco stesso.
Si possono quindi utilizzare i coefficienti di ripartizione sopra calcolati:
il 54% della spinta e il 60% del carico verticale va alla CCE 1 (permanenti); il resto alla CCE 2 (variabile).
Fig. 4.2.7. Vista in pianta e nel prospetto dei carichi aggiuntivi sui piedritti
Il prospetto e la pianta in fig. 4.2.7 mostrano le forze aggiuntive di tipo statico, in quanto l'analisi corrente è
l'Analisi Statica (come evidenziato dal corrispondente pulsante premuto nella barra strumenti laterale destra).
Cambiando Analisi (Sismica +X o Sismica -X) si aggiornano le forze aggiuntive visualizzate.
Prima di eseguire l'analisi, si ridefinisce il moltiplicatore orizzontale in input, per l'analisi sismica, per un valore pari
al moltiplicatore di collasso già determinato (0.038, cfr. fig. 4.2.4), in modo da descrivere compiutamente una
configurazione sismica verificata.
Fig. 4.2.8. Rapporto di Elaborazione per il modello influenzato dalle strutture adiacenti
Ovviamente, i carichi aggiuntivi definiti per i piedritti non modificano in alcun modo i risultati relativi all'arco, ma
consentono la stabilizzazione dei piedritti, come mostra l'andamento della curva delle pressioni lungo l'elevazione
dei piedritti stessi (fig. 4.2.9).
Fig. 4.2.9. Curva delle pressioni statica (CCC 1 e 2) e sismica (+X e -X)
per il modello influenzato dalle strutture adiacenti
Nell'immagine di fig. 4.2.9 si osservi che per definire la scala dei colori in base ai valori minimo e massimo, la
legenda viene generata tenendo conto di tutte le combinazioni esaminate, statiche e sismiche.
In Analisi Sismica la curva delle pressioni +X è diversa dalla -X: la simmetria non c'è in quanto le azioni in
sommità ai piedritti sono state definite diversamente, a causa della diversa tipologia delle strutture adiacenti
all'arco a sinistra (un arco più piccolo) e a destra (una parete muraria).
Alla base dei piedritti, le azioni vengono trasmesse in fondazione. La verifica delle fondazioni determina se la
fondazione è: interamente compressa (colore verde scuro), parzialmente compressa (colore verde chiaro) o
ribaltata (colore rosso). In fig. 4.2.9, la configurazione statica vede la fondazione sinistra parzialmente compressa
e la destra interamente compressa; in analisi sismica +X entrambe le fondazioni sono interamente compresse; in
analisi sismica -X entrambe le fondazioni sono parzialmente compresse.
Dalla Relazione di Calcolo si ottengono, per il caso in esame, i seguenti risultati (il carico verticale [≡sforzo
normale] indicato nei risultati tiene già conto del peso proprio della fondazione stessa):
Nei risultati, viene fornita una tensione massima sul terreno che può essere confrontata con la capacità portante.
Tale confronto non è automaticamente disponibile in SAV e deve essere condotto dall'Utente: può essere utilizzato
l'Approccio 2 previsto dal D.M. 14.1.2008 (§2.6.1), caratterizzato da un'unica combinazione:
A1 + M1 + R3
Con questo approccio, sono incrementate le azioni (A), invariati i parametri geotecnici (M) e ridotta la resistenza
(R).
A1 definisce i coefficienti parziali per le azioni γF (distinti in: γG1, γG2, γP e γQ) già applicati nella generazione delle
combinazioni di carico delle quali si esamineranno i risultati. Il campo di tensioni sul terreno generato da ognuna
delle combinazioni di carico risulta quindi coerente con i valori dei γF indicati dalla Norma.
M1 indica il coefficiente parziale per i materiali γM che deve essere applicato ai parametri geotecnici del terreno:
tangente dell'angolo di resistenza al taglio, coesione efficace, resistenza non drenata, peso dell'unità di volume. Si
ha: γM=1.0 (cioè: nessuna variazione dei parametri).
R3 definisce il coefficiente parziale per la resistenza, pari a 2.3 per la capacità portante, e ad 1.1 per lo
scorrimento sul piano di posa (tab. 6.4.I).
Secondo la Normativa, le fondazioni superficiali devono essere verificate nei confronti dei meccanismi di rottura per
carico limite e per scorrimento.
Per l'analisi sismica, si fa riferimento a §7.2.5; si ricorda che la combinazione di carico sismica è unica ed è data
da: G1 + G2 + E + Σj ψ2j Qkj (i coefficienti γF sono unitari).
Per le strutture in generale, nella verifica delle fondazioni si assumono come azioni di progetto trasmesse alla
fondazione dalla struttura le minori tra:
(a) la forza assiale (N) negli elementi strutturali verticali soprastanti, derivante dalla
combinazione delle azioni di cui sopra, associata al concomitante valore resistente del
momento flettente (M) e del taglio (V);
(b) le azioni trasferite dagli elementi soprastanti (N, M, V) amplificate con un coefficiente γRd pari a 1,1 in CD “B”
(N.B. CD "B" è la situazione delle strutture in muratura, caratterizzate da bassa duttilità) e 1,3 in CD “A”; si ritiene
ragionevole ritenere che l'amplificazione riguardi le sole componenti sismiche (il valore di ogni sollecitazione è dato
dalla composizione della componente statica con quella sismica) (in alternativa, l'amplificazione viene applicata alle
sollecitazioni complessive);
(c) le azioni derivanti da una analisi elastica della struttura in elevazione eseguita con un
fattore di struttura q pari a 1.
Per le struttura voltata in muratura si fa riferimento all'opzione (b). Si osservi che potendo di fatto scegliere le
azioni minori fra (a) (b) (c), se si considera un solo caso (l'opzione (b), nel presente contesto) si opera favore di
sicurezza (i restanti due casi o un caso potrebbero solo ridurre le azioni e quindi non corrisponderebbero a
situazioni più sfavorevoli).
Analisi Statica
Valore di progetto della resistenza:
(seguendo §[Link], tutte le verifiche sono espresse nella forma:
Ed ≤ Rd, dove Ed è il valore di progetto dell'azione o dell'effetto dell'azione, e Rd è il valore di progetto della
resistenza del sistema geotecnico)
Rd = R / γR = 0.61 / 2.3 = 0.265 N/mm2
Valore di progetto dell'azione:
La tensione sul terreno risultante dal calcolo è la seguente (fondazione del piedritto sinistro, CCC 2):
Ed = 0.234 N/mm2
Verifica di sicurezza:
Ed = 0.234 < Rd = 0.265 N/mm2
Rd / Ed = 1.13 > 1 ⇒ Verifica soddisfatta.
Analisi Sismica: la struttura è considerata in CD"B" con amplificazione 1.1 applicata, a favore di sicurezza, alle
componenti globali (in alternativa l'amplificazione si potrebbe applicare alla sola componente sismica); le verifiche
verranno effettuate sulle tensioni di contatto sul terreno.
Valore di progetto della resistenza:
Rd = R / γR = 0.61 / 2.3 = 0.265 N/mm2
Valore di progetto dell'azione:
La tensione sul terreno risultante dal calcolo (nelle figure seguenti si rappresenta graficamente il campo tensionale
per la combinazione sismica) deve essere amplificata di 1.1. Con riferimento alla condizione più sfavorevole
(analisi sismica -X, fondazione del piedritto sinistro):
Ed = 0.238 * 1.1 = 0.262 N/mm2
Verifica di sicurezza:
Ed = 0.262 < Rd = 0.265 N/mm2
Rd / Ed = 1.01 > 1 ⇒ Verifica soddisfatta.
Analisi Statica
Valore di progetto dell'azione: Ed = 3.66 kN (taglio in fondazione per il piedritto sinistro, CCC 2)
Resistenza: R = 30.81 * 0.445 = 13.71 kN
Valore di progetto della resistenza:
Rd = R / γR = 13.71 / 1.1 = 12.46 kN
Verifica di sicurezza:
Ed = 3.66 < Rd = 12.46 kN
Rd / Ed = 3.40 > 1 ⇒ Verifica soddisfatta.
Analisi Sismica
Il taglio alla base deve essere amplificato per 1.1 (opzione (b)).
La condizione più sfavorevole si evidenzia in analisi sismica -X nella fondazione del piedritto sinistro:
Valore di progetto dell'azione: Ed = 2.87 * 1.1 = 3.157 kN
Resistenza: R = 23.02 * 0.445 = 10.24 kN
Valore di progetto della resistenza:
Rd = R / γR = 10.24 / 1.1 = 9.31 kN
Verifica di sicurezza:
Ed = 3.157 < Rd = 9.31 kN
Rd / Ed = 2.95 > 1 ⇒ Verifica soddisfatta.
Questo esempio si riferisce all’analisi della struttura riportata in fig. 4.3.1. Si tratta di un’antica porta di accesso ad
una città, oggi inserita all’interno del tessuto urbano, articolata in due archi: uno a quota inferiore a sesto
ribassato; l’altro soprastante, a sesto acuto a spessore variabile.
Si eseguono le analisi statica e sismica per definire un giudizio sulla stabilità degli archi. I parametri sismici della
città sono definiti nell'apposita scheda dei Parametri di Calcolo.
L'esempio ha carattere didattico: le considerazioni esposte sono da inquadrare nell'ambito di una discussione
relativa all'analisi della tipologia strutturale (un progetto esecutivo richiederebbe necessariamente ulteriori
approfondimenti che esulano dal presente contesto).
Fig. 4.3.1. Studio di un’antica porta di accesso ad una città, articolata in due archi sovrapposti
L’arco inferiore, a sesto ribassato, riportato in fig. 4.3.2, viene studiato sotto l’azione del peso proprio e del carico
sovrastante (permanente) corrispondente al tamponamento dell’arco superiore; la struttura sovrastante, alla quale
viene attribuito un peso specifico di 18.00 kN/m3, ha un’altezza massima di 2.80 m. rispetto alla linea di chiave.
L’arco ha freccia 80 cm., corda 360 cm., spessore 70 cm. e la quota d'imposta è pari a 3.80 m.
La profondità della porta è di 40 cm (= spessore in direzione ortogonale al piano della porta, cioè al piano degli
archi).
L'altezza complessiva della struttura (incluso l'arco sovrastante) è pari a: 9.30 m.
La muratura è definita come muratura a blocchi lapidei squadrati con malta di buone caratteristiche (LC1); il peso
specifico è pari 22.00 kN/m3. Anche per i 'rinfianchi' (zone in grigio in fig. 4.3.3) si assume questo carico in quanto
il tamponamento dell'arco superiore inizia infatti dalla linea orizzontale di estradosso in chiave dell'arco inferiore:
fino a tale quota, il riempimento è in blocchi di pietra.
Per definire il carico del tamponamento sottostante l'arco superiore, utilizzando il modello dell'arco superiore si
crea un file CAD (output su DXF della geometria) e si rilevano le dimensioni di aree di carico appropriate:
Si trovano così tre aree di carico uniforme, simmetricamente disposte, ciascuna di larghezza 60 cm. ed altezza
rispettivamente: 130 cm (zona in tratteggio rosso), 215 cm (tratteggio blu), 260 cm (tratteggio verde). Il carico
viene quindi definito nella CCE 1; è possibile operare su una sola CCE perché nella struttura i carichi agenti sono
tutti permanenti.
Per tali carichi deve essere attivato il moltiplicatore di collasso in direzione orizzontale, in quanto si tratta di pesi
propri aventi ruolo di massa sismica.
Per le verifiche di resistenza, non si esegue la verifica a compressione; si esegue invece la verifica ad attrito,
adottando come valore di progetto del coefficiente d'attrito: 0.45. Si tratta di un valore un poco più elevato
rispetto a quello tradizionalmente utilizzato per lo scorrimento dei giunti (0.40), in considerazione del fatto che nel
caso in esame i giunti sono molto sottili.
In generale, i risultati della verifica ad attrito dipendono in modo significativo dal valore del
coefficiente d'attrito di progetto. Nel caso in esame, ad esempio, si passa da verifica statica non soddisfatta con
moltiplicatore sismico nullo (per fd=0.40), a verifica soddisfatta con moltiplicatore sismico 0.729 per fd=0.70
(corrispondente a ϕ=35°). Occorre quindi un'attenta valutazione caso per caso: adottare fd=0.40 anche nel caso di
giunti molto sottili o a secco potrebbe essere eccessivamente cautelativo.
L’analisi statica è soddisfatta sia dal punto di vista della stabilità che dell'attrito, come mostra il Rapporto di
Elaborazione riportato in fig. 4.3.4:
In fig. 4.3.5 vengono mostrati la curva delle pressioni ed il diagramma degli angoli di scorrimento in Analisi
Statica:
La curva delle pressioni prevede la perdita teorica di un grado di iperstaticità (formazione di una cerniera in
chiave).
Come evidenziato in fig. 4.3.4, dal punto di vista sismico, la struttura si presenta ampiamente verificata per la
stabilità, con un moltiplicatore di collasso pari a 2.069, ma non per l’attrito (cui corrisponde il moltiplicatore
0.113): peraltro, è noto che gli archi a sesto ribassato presentano spesso, in zona sismica, meccanismi di collasso
per scorrimento dei giunti. Tali meccanismi sono determinati dal fatto che l’arco ribassato si mantiene in equilibrio
grazie alla spinta, pressoché orizzontale, esercitata dalle imposte. Nel momento in cui, durante l’evento sismico, vi
è un allontanamento differenziato dei piedritti, i conci centrali tendono a scivolare lungo i letti di malta [17].
L’analisi con SAV non prevede in input i cedimenti delle imposte, e quindi non fotografa propriamente il
comportamento descritto; tuttavia, mostrando la difficoltà di verifica ad attrito manifesta comunque un problema
di natura ‘scorrimento’ che viene particolarmente evidenziato in situazione sismica.
Al moltiplicatore di collasso 0.113 corrisponde un Indicatore di Rischio Sismico in termini di PGA non molto basso
ma comunque inferiore a 1.000: 0.973.
L’arco superiore, a sesto acuto a spessore variabile, rappresentato in fig. 4.3.6 (file: Esempio_P3-b), viene
studiato sotto l’azione del peso proprio e del carico sovrastante corrispondente alla muratura di completamento in
sommità (di altezza 40 cm.) , rappresentata attraverso il carico del 'sottofondo'.
L’arco ha freccia 280 cm., corda 360 cm., spessore alle imposte 50 cm. e in chiave 80 cm.; la quota d'imposta è
pari a 5.30 m.
Data la tipologia della modellazione di SAV, l'analisi non può tener conto dell'eventuale
vincolamento strutturale dovuto al tamponamento sottostante: l'arco verrà esaminato in modo indipendente dalla
muratura di tamponamento; d'altra parte, è questa la procedura che in genere viene seguita per archi 'immersi'
nella muratura in quanto originariamente si trattava di archi isolati che sono stati interessati da tamponamenti
successivi; ma la sconnessione generalmente esistente fra sommità del tamponamento e superficie di intradosso
dell'arco suggeriscono l'opportunità di non considerare effetti vincolanti da parte del tamponamento sulla struttura
dell'arco.
Eseguita l'analisi, il Rapporto di Elaborazione è riportato in fig. 4.3.6. L’analisi statica è pienamente soddisfatta; in
fig. 4.3.7 sono riportate la curva delle pressioni e il diagramma degli angoli di scorrimento.
L’analisi sismica mostra un moltiplicatore di collasso pari a 0.295 per la stabilità e pari a 0.158 per l'attrito: ne
consegue un Indicatore di Rischio Sismico pari a 0.810, minore rispetto al valore 0.973 competente all'arco
inferiore precedentemente analizzato.
In fig. 4.3.8 sono riportati risultati dell'Analisi Sismica (con riferimento al verso +X; l'analisi sismica -X è
simmetrica): il diagramma degli angoli di scorrimento (a sinistra) e la curva delle pressioni insieme al cinematismo
di collasso (a destra) in corrispondenza della configurazione di collasso (moltiplicatore 0.158, che ricordiamo
equivale a forze orizzontali pari al 15.8% dei pesi).
Si osservi che la crisi sismica, cioè il collasso, avviene per attrito: in corrispondenza del moltiplicatore 0.158 la
curva delle pressioni ha fin lì determinato la formazione di una sola cerniera. Il meccanismo di collasso cinematico
descritto nella parte destra della figura si riferisce alla formazione delle 4 cerniere, ma deve in questo caso essere
rivisto solo come il cinematismo che si attiverebbe se la struttura resistesse ad attrito fino alla perdita della
stabilità. La crisi per attrito consiste nello scorrimento di conci e non nello spostamento cinematico di
blocchi dell'arco.
Come già osservato, le crisi per attrito devono comunque essere sempre riviste in modo critico; nel caso in esame,
i valori massimi dell'angolo di attrito si hanno alle reni (equiparabili ai valori all'imposta) e quindi la possibile crisi
per scorrimento non deve essere sottovalutata.
Complessivamente, l'analisi dei due archi dell'antica porta di accesso alla città ha mostrato:
- dal punto di vista statico, un ottimo comportamento;
- dal punto di vista sismico: una certa vulnerabilità dovuta ai fenomeni di scorrimento.
Sostanzialmente l’antica struttura non sembra manifestare la necessità di interventi antisismici ai fini della sua
conservazione; valori dell'Indicatore di Rischio intorno a 0.8 (0.810 è il valore minimo stimato, nel caso esaminato)
possono essere considerati 'normali', se non addirittura 'buoni', per strutture storiche, specialmente se determinati
non dalla stabilità ma dalla resistenza.
Per quanto riguarda infine il confinamento ai bordi svolto dai fabbricati eretti in epoche successive, questo effetto
potrebbe in linea di principio stabilizzare il comportamento sismico, ma dovrebbe essere valutata accuratamente
l’esistenza ed eventuale efficacia dei collegamenti fra strutture così diverse: è infatti probabile che un reale
collegamento non esista e che anzi il martellamento reciproco induca - in fase sismica - un aggravamento
reciproco delle sollecitazioni.
L’esempio si riferisce ad un edificio storico (un Palazzo Comunale), caratterizzato a piano terra da un portico
articolato sui due lati ortogonali che si affacciano sulla piazza.
Anche per questo esempio P4, come per il precedente P3, si eseguono le analisi statica e sismica per definire un
giudizio sulla stabilità degli archi.
L'esempio ha carattere didattico: le considerazioni esposte sono da inquadrare nell'ambito di una discussione
relativa all'analisi della tipologia strutturale (un progetto esecutivo richiederebbe necessariamente ulteriori
approfondimenti che esulano dal presente contesto).
Ci proponiamo lo studio dell'arco singolo, indipendentemente dai piedritti. L'arco è sottoposto al peso proprio e al
carico della parete sovrastante che si sviluppa per un’altezza di circa 7.00 m.
La parete muraria a cui l'arco appartiene ha uno spessore di 30 cm. (tale dimensione, per l'arco, è la sua
profondità; per 'spessore' dell'arco si intende invece lo spessore dei conci nel piano dell'arco).
L’ellisse d’intradosso ha freccia 90 cm., corda 280 cm.; lo spessore dell’arco è supposto costante e pari a 20 cm.
(dimensioni stimate). Il materiale è muratura è in blocchi lapidei squadrati, con malta di buone caratteristiche.
Sull'arco è applicato anche il carico di solaio proveniente dall'impalcato sovrastante l'arco; ipotizzando un'area di
influenza di circa 3.00 m, ed un carico permanente pari a 2.50 kN/m2 e variabile (uffici aperti al pubblico) pari a
3.00 kN/m2, si hanno i seguenti contributi da considerare come carichi lineari uniformi:
2.50 * 3.00 = 7.5 kN/m, 3.00 * 3.00 = 9 kN/m (a questo secondo contributo di carico, di tipo variabile, si applica
il coefficiente ψ2=0.3).
I carichi confluiscono in due CCE che separano i contributi permanenti e variabili.
Sono state definite due CCC, la prima in assenza di carico variabile e la seconda con coefficiente parziale per le
azioni γQ=1.5.
In fig. 4.4.2 è rappresentato lo schema statico della struttura, insieme ai carichi competenti alle due CCE.
Dal punto di vista sismico, la stabilità mostra un buon moltiplicatore di collasso, pari a 0.292 (cui corrisponderebbe
un Indicatore di Rischio Sismico pari al valore massimo, con capacità in termini di periodo di ritorno >=2475 anni);
l'attrito però abbatte il risultato fino ad un valore quasi nullo (0.004), con capacità in termini di PGA pari al valore
minimo, cioè <= 0.060 g, inferiore a 0.172 g richiesto per lo stato limite ultimo (con conseguente Indicatore di
Rischio IRS,PGA <= 0.350).
In fig. 4.4.4 sono rappresentati i risultati sismici (curva delle pressioni e diagramma degli angoli di scorrimento) in
corrispondenza della configurazione di collasso.
Il moltiplicatore di collasso, 0.004, è determinato dall'attrito e quindi la curva delle pressioni non mostra una
configurazione al limite di stabilità; anzi, al livello λ=0.004 non si forma neppure una cerniera: la curva è ancora
interamente interna alla sagoma dell'arco. Il diagramma degli angoli di scorrimento mostra il valore di 21.8°
all'imposta destra (sottovento rispetto al verso del sisma, +X): è questo il valore limite, determinato dal
coefficiente d'attrito di progetto, come mostrano i Dati Struttura in fig. 4.4.4.
Un ulteriore incremento dell'azione sismica, cioè del moltiplicatore orizzontale, provoca il superamento del limite
d'attrito.
Come al solito, il risultato va letto nell'ottica della struttura reale, dove lo scorrimento alle imposte può essere
impedito dal vincolamento delle strutture adiacenti.
Comunque, in questa sede interessa studiare il comportamento teorico della struttura, ed in particolare si
evidenzia una modalità di rinforzo con cui è possibile superare il problema dello scorrimento tra conci.
Per questo arco è stato preparato anche il file Esempio_P4-b dove i dati sono variati unicamente nel fatto che
viene considerato l’effetto di una catena φ20 fra e imposte (fig. 4.4.5).
Alla catena può essere attribuito uno sforzo massimo di trazione pari alla tensione di snervamento dell'acciaio (per
catene esistenti, si deve fare ovviamente riferimento al materiale reale che può essere ferro) fyd, tuttavia si
consiglia di utilizzare per la resistenza a trazione un valore non troppo elevato, ad esempio non superiore a 100
N/mm2 (1000 kgf/cm2).
L'effetto della catena è evidente nei risultati dell'elaborazione (fig. 4.4.6). Dopo un primo calcolo che evidenziava il
valore del moltiplicatore di stabilità a 0.302, si è ridefinito il moltiplicatore in input pari a tale valore, dal momento
che la configurazione al collasso dipende dall'attrito (che presenta un moltiplicatore inferiore, pari a 0.259): in tal
modo, nello stesso file sono consultabili i risultati del moltiplicatore di collasso complessivo (0.259) e del
moltiplicatore di collasso per stabilità (0.302).
Fig. 4.4.6. Arco rinforzato con catena: rapporto di elaborazione (per la Statica: CCC 2)
La stabilità dell'equilibrio segna quindi un incremento del moltiplicatore da 0.292 a 0.302; 0.302 è anche il valore
indicato dalla trazione nei rinforzi: come si può vedere in fig. 4.4.7, lo sforzo di trazione nella catena in
corrispondenza del moltiplicatore massimo di stabilità (che come noto costituisce il limite non superabile dai
moltiplicatori calcolati in base alle verifiche ad attrito, a compressione della muratura e a trazione dei rinforzi) è
pari a 59.4 N/mm2 ancora inferiore al limite in input (100 N/mm2): per tale motivo, il moltiplicatore per trazione
dei rinforzi è posto uguale al moltiplicatore di collasso per stabilità.
Fig. 4.4.7. Configurazione in corrispondenza del moltiplicatore di collasso per stabilità (0.302)
L'attrito condiziona il risultato complessivo, facendolo scendere a 0.259; la configurazione di collasso è riportata in
fig. 4.4.8.
Come si può constatare dalle immagini, il diagramma degli angoli di scorrimento per λ=0.259 (cfr. fig. 4.4.8) è al
limite: 21.8° all'interfaccia dell'imposta destra, mentre (cfr. fig. 4.4.7) per λ=0.302 il limite è superato (24.8°).
In presenza della catena, l'attrito fornisce tuttavia un valore del moltiplicatore di collasso molto superiore alla
configurazione non rinforzata: λ passa da 0.004 a 0.259! Tale risultato corrisponde a verifica soddisfatta, come è
evidenziato dal quadro dell'analisi sismica cinematica (fig. 4.4.6), con Indicatore di Rischio Sismico pari al massimo
valore raggiungibile (TR>=2475 anni).
Ricordiamo che il colore rosso della casella del risultato sismico per attrito significa, come peraltro evidenziato
dall'apposita etichetta:
(a causa - appunto - dell'attrito) in corrispondenza del moltiplicatore in input pari a 0.302, ma il risultato della
Verifica Sismica Cinematica secondo la Normativa vigente è quello sotto riportato, dove invece compare
l'etichetta verde:
Si confronti infine il diagramma degli angoli di scorrimento sotto il carico verticale (analisi statica) per l'arco
rinforzato (fig. 4.4.9, (b)) con quello dell'arco senza catena (fig. 4.4.9 (a)).
Fig. 4.4.9. Effetti della catena (b) sugli angoli di scorrimento rispetto all'arco originario (a)
Si può osservare come l'effetto della catena consiste nella drastica diminuzione del taglio alle imposte: deve
necessariamente essere così, in quanto la catena contrasta la spinta alle imposte; in corrispondenza delle imposte
il taglio coincide proprio con la spinta. E' noto che la catena, comportando una diminuzione della spinta all'imposta
dell'arco agirà favorevolmente anche nei confronti della stabilità a ribaltamento dei piedritti da cui l'arco è
sostenuto. Le spinte nei due schemi sono le seguenti (in dettaglio, l'arco con catena presenta una diminuzione
della spinta statica da 38.85 a 12.32 kN (-68%)).
Un'ultima osservazione riguarda la rappresentazione grafica delle catene nella visualizzazione dei risultati
(curva delle pressioni, diagrammi): come evidenziato in fig. 4.4.7, il colore indica lo stato di sollecitazione. In
particolare, il colore rosso corrisponde alla compressione: ciò può verificarsi in un passo iniziale di risoluzione della
struttura, dove la biella da sottoporre a correzione (per il passo successivo) è la catena stessa. Nei passi seguenti,
cioè nelle iterazioni di calcolo successive, la compressione viene compensata e la catena sarà colorata in grigio
chiaro (non reagente). Strutture il cui equilibrio viene raggiunto con catena non reagente evidenziano il fatto che la
catena stessa è superflua: risolvendo la struttura in assenza di catena (è sufficiente togliere la spunta verde al
dato del campo 'Catena', vedi ad es. fig. 4.4.5) si devono ottenere gli stessi risultati (in assenza ovviamente del
passo iterativo che ha comportato la compensazione della compressione nella catena).
Gli interventi di rinforzo degli archi in muratura sono tuttora oggetto di numerose campagne sperimentali volte a
testare la validità di nuove tecniche di consolidamento, fra le quali il posizionamento di membrane resistenti a
trazione in intradosso o estradosso.
Per gli archi consolidati, SAV consente l’analisi delle quattro verifiche fondamentali:
1) Equilibrio della struttura (Verifica di Stabilità);
2) Verifica ad attrito (Taglio nei giunti);
3) Verifica a Compressione della muratura;
4) Verifica a Trazione dei rinforzi.
Le verifiche 1) e 2) devono essere sempre considerate, sia nel caso dell’arco in sola muratura, sia per l’arco
comunque rinforzato.
La verifica 3), a compressione, può essere sempre eseguita ma, come noto, la teoria di Heyman prevede anche la
possibilità di una infinita resistenza a compressione, con formazione di cerniere sul bordo (in intradosso o in
estradosso). Se la verifica a compressione viene eseguita, SAV tiene conto della formazione di una zona finita di
schiacciamento in corrispondenza delle interfacce dove la curva delle pressioni è tangente all'intradosso o
all'estradosso.
La verifica 4), infine, è tipica di un arco rinforzato, dove esiste una struttura associata alla muratura in grado di
reagire a trazione, sia essa una catena (come nel caso dell'esempio P3 esaminato al p. 4.3) piuttosto che una
cappa in calcestruzzo armato o nastri in composito fibrorinforzato. Nell’applicazione pratica, si dovrà in alcuni casi
porre attenzione anche all’efficacia dell’aderenza dei rinforzi: la sollecitazione con cui si verifica a trazione il
rinforzo ([Link]. i nastri in FRP) deve essere sostenuta dall’interfaccia rinforzo/muratura (costituita, nel caso dei
nastri in FRP, da resine epossidiche).
Studiamo in questo paragrafo una volta a botte, tratta da [14], sottoposta a vari tipi di consolidamento inclusa la
tecnica dei compositi fibrorinforzati. Il metodo di calcolo utilizzato in [14] si riferisce a configurazioni di carico agli
Stati Limite, effettuando incrementi del carico e riduzioni della resistenza. Applicando SAV saranno effettuate
alcune semplificazioni, e per il rinforzo in FRP si farà riferimento alla Normativa attualmente vigente.
In questa sede non verranno considerati cinematismi corrispondenti all'allontamento o avvicinamento reciproco
delle imposte (esaminati invece in [14]). Queste tipologie di meccanismo di collasso, non gestite dalla metodologia
di SAV, possono manifestarsi nel caso di piedritti incapaci di sostenere la spinta della volta (allontanamento delle
imposte) o di tiranti che applicano una trazione eccessiva (avvicinamento; questo caso non è in genere
significativo). Lo spostamento reciproco delle imposte è un cinematismo che assume priorità e deve essere evitato:
il Progettista, caso per caso, deve valutare l'opportunità di un intervento di consolidamento dei piedritti e delle
strutture limitrofe alla volta.
In tale ambito, SAV può essere utilizzato per eseguire la verifica dei piedritti (se non è soddisfatta, si dovrà
intervenire sui piedritti stessi per stabilizzarli).
Nelle figg. 4.5.1 e 4.5.2, è riportata la volta con il posizionamento dei nastri in FRP nel caso dell’intradosso ed in
quello dell’estradosso.
Fig. 4.5.1. Volta a botte consolidata con nastri in FRP all’intradosso [14]
Si tratta di una volta circolare a tutto sesto in muratura di mattoni, di corda 336 cm. (raggio interno 168 cm.) e
spessore 13 cm. La volta è rinfiancata con materiale sciolto; i calcoli sono condotti per una profondità unitaria
(1.00 m).
Altri dati sono i seguenti:
peso specifico della muratura = 18.00 kN/m3
peso specifico del rinfianco = 19.00 kN/m3
resistenza a schiacciamento della muratura, valore di progetto = 1.5 N/mm2. Come specificato nella fonte di
riferimento, si tratta del valore di fmd, calcolato come fmk / γM avendo assunto γM=3: si risale quindi a fmk
moltiplicando per 3: fmk = 4.5 N/mm2.
In SAV, il materiale viene rappresentato con una muratura in mattoni pieni e malta di calce, con malta di buone
caratteristiche e livello di conoscenza LC3. A tale livello di conoscenza corrisponde il fattore di confidenza FC=1.00
(Tab. C8A.1.1); tale valore sarà automaticamente adottato anche per le verifiche in Analisi Sismica Cinematica
secondo §C8A.4.2.2: ciò risulterà convalidato dallo svolgimento della verifica a compressione [se la verifica a
compressione fosse ignorata, si dovrebbe utilizzare obbligatoriamente FC=1.35]. Peraltro, nell'opera citata non si
utilizzano Fattori di Confidenza, e quindi FC=1.00 permette una maggior aderenza a tale esempio.
Adottando γM=3 per l'Analisi Statica e γM=2 per la Sismica (come specificato nei Parametri di Calcolo di SAV per
questo esempio), si ottiene:
- Statica: resistenza di progetto: fmd = fmk / γM / FC = 4.5 / 3 / 1.00 = 1.5 N/mm2
- Sismica: fmd = fmk / γM / FC = 4.5 / 2 / 1.00 = 2.25 N/mm2
Coefficiente di attrito dei giunti: si adotta un coefficiente d'attrito di progetto pari a 0.40, conformemente
all'esempio di riferimento. Questo valore viene specificato in SAV direttamente in input; nei Parametri di Calcolo,
nella scheda Verifiche, la verifica per attrito è attivata, ma risulta non selezionata l'opzione di calcolo del
coefficiente d'attrito di progetto dividendo per γM e FC (0.40 è cioè direttamente il valore di progetto).
Per quanto riguarda i carichi: il carico permanente in estradosso vale 1.20 kN/m; il massimo carico variabile
previsto sull’estradosso è pari a 3.00 kN/m.
Il carico permanente viene conglobato nella CCE 1 contenente tutti i permanenti; nella CCE 2 viene inserito il
carico variabile, affetto da moltiplicatore verticale, uniformemente distribuito su tutta la luce.
Il caso di riferimento prende in considerazione anche il carico variabile parzialmente disposto sull'estradosso (fig.
4.5.2), cioè una condizione di carico non simmetrica.
E' possibile considerare la disposizione parziale del carico nello stesso modello, definendo una nuova CCE (la CCE
3) con carico variabile uniforme che interessa solo una parte della luce, conformemente alla fig. 4.5.2: in tal caso,
devono essere definite due CCC, una data dalla combinazione
(1.00 * CCE 1 + 1.00 * CCE 2 + 0.00 * CCE 3) (permanenti + variabile simmetrico)
e l'altra da:
(1.00 * CCE 1 + 0.00 * CCE 2 + 1.00 * CCE 3) (permanenti + variabile non simmetrico).
Volendo però eseguire contemporaneamente l'analisi sismica, come noto questa si riferisce ad una unica
combinazione predefinita secondo §3.2.4 e quindi si dovrà considerare, in altrernativa, o il carico variabile della
CCE 2 (con moltiplicatore orizzontale, mentre il carico variabile della CCE 3 dovrà aver disattivato il moltiplicatore
orizzontale) o il carico variabile della CCE 3 (in modo analogo, nella CCE 2 non è attivo il moltiplicatore orizzontale,
mentre lo è nella CCE 3).
⇒ In pratica, in un unico modello si possono descrivere in analisi statica più configurazioni dello stesso
carico variabile, definendo altrettante CCE e opportune CCC, ma l'analisi sismica richiede che una sola CCE
variabile sia interessata dal moltiplicatore orizzontale: volendo quindi esaminare gli effetti sismici su tutte le
posizioni del carico variabile, occorrerà definire altrettanti modelli, per ognuno dei quali si avrà una sola CCE
variabile.
Nell'esempio illustrato in questo paragrafo si procede anzitutto considerando il carico variabile distribuito sull'intera
luce della volta; dopo l'illustrazione dei risultati, viene proposta l'analisi degli effetti dovuti al carico variabile non
simmetrico.
E' opportuno osservare che nei casi reali può essere molto importante effettuare
valutazioni degli effetti dovuti ad una posizione eccentrica dei carichi variabili: il meccanismo di collasso
della volta infatti ne risulta condizionato, ed in generale le configurazioni più sfavorevoli sono quelle che
corrispondono a carichi (di tipo distribuito o addirittura concentrato) che interessano solo alcune zone della volta.
In altre parole, le strutture voltate possono essere influenzate in modo significativo dalla disposizione del carico
variabile, tanto più quanto più esso ha valori dell'ordine di quelli dei carichi permanenti. Queste considerazioni
sono particolarmente importanti per i ponti in muratura soggetti al transito di carichi mobili (un esempio è
descritto nel par. 4.7, dove il carico variabile viene applicato in una posizione eccentrica).
Per quanto riguarda le CCC (combinazioni di condizioni di carico elementari), si fa riferimento ad un'unica
combinazione ottenuta considerando l'effetto sfavorevole dei carichi variabili, amplificati con γQ=1.5.
Nell'esempio di riferimento viene inoltre fornita un’informazione sulla spinta tollerata dai piedritti, che risulta pari a
12.5 kN: applicando SAV, si dovranno confrontare con tale limite i valori delle azioni orizzontali alle imposte.
La struttura è stata esaminata anzitutto nello schema non rinforzato; poi si sono considerati alternativamente il
rinforzo in intradosso e in estradosso; successivamente, viene proposto un confronto con il rinforzo con cappa in
calcestruzzo. Il paragrafo si conclude con l'analisi dei risultati competenti al carico variabile non simmetrico.
La volta non rinforzata è rappresentata in fig. 4.5.3. L'arco è schematizzato con conci di lunghezza 15 cm., con
controllo di conci tutti uguali (in modo da rispettare la simmetria).
Il moltiplicatore di collasso verticale risulta pari a 0.536: il collasso avviene per stabilità.
Il fatto che anche i moltiplicatori ad attrito e a compressione siano pari a 0.536 (assumono
cioè lo stesso valore del moltiplicatore per stabilità) corrisponde all'impossibilità di eseguire verifiche di resistenza
oltre il collasso per stabilità. In altri termini, i moltiplicatori dipendenti dalle verifiche di resistenza (attrito e
compressione) sono sempre <= del moltiplicatore dipendente dalla stabilità.
In fig. 4.5.5 sono riportati il diagramma degli angoli di scorrimento, il diagramma delle tensioni di compressione e
la curva delle pressioni, in corrispondenza del collasso verticale.
Come illustrato in fig. 4.5.5, il massimo angolo di scorrimento in corrispondenza del collasso verticale vale 18.3°,
ed è quindi inferiore al limite consentito: a tale angolo corrisponde infatti il coefficiente d'attrito f=tg(18.3°)=0.33
< f,d=0.40. La massima tensione di compressione vale 0.632 N/mm2, alle imposte, ed è inferiore alla resistenza di
progetto (1.500 N/mm2).
Fig. 4.5.5. Configurazione di collasso per carico verticale (Volta non rinforzata)
Il moltiplicatore di collasso verticale è dunque pari a 0.536, quello sismico a 0.030. La struttura, quindi, non è
verificata né staticamente né sismicamente. Dal punto di vista statico, il massimo carico verticale sostenibile è pari
a 3.00 * 0.536 = 1.608 kN/m.
Si esamina ora la struttura consolidata con FRP in intradosso (file: Esempio_P5-b) (cfr. fig. 4.5.1).
Per le indicazioni normative sul rinforzo delle strutture murarie con FRP si rimanda alle Linee guida per la
Progettazione, l'Esecuzione ed il Collaudo di Interventi di Rinforzo di strutture di c.a., c.a.p. e murarie
mediante FRP, documento approvato il 24 luglio 2009 dall'assemblea Generale del Consiglio Superiore dei Lavori
Pubblici (nel seguito denominato: LG2009); in particolare, si fa riferimento al capitolo 4. Si segnala anche [18],
un'ottima opera editoriale riguardante l'uso dei compositi nell'Ingegneria Strutturale.
Si riassumono qui i punti principali relativi al rinforzo delle strutture murarie voltate.
I composti fibrorinforzati sollecitati a trazione in un’assegnata direzione, ad esempio quella delle fibre, essi
esibiscono una risposta lineare fino alla tensione di rottura, il cui valore caratteristico è ftk. La corrispondente
deformazione di rottura è data dal rapporto di ftk col modulo di elasticità normale del composito: εfk = ftk / Ef.
La massima deformazione di progetto consentita al rinforzo di FRP è:
dove εfk è la deformazione caratteristica a rottura del composito fibrorinforzato e εfdd è la deformazione massima
nell’FRP all’atto del fenomeno di delaminazione (decoesione incipiente del rinforzo dalla muratura); ηa è un
coefficiente detto fattore di conversione ambientale, che dipende dall'esposizione (ambiente interno, esterno,
aggressivo) e dal tipo di fibra e resina impiegati: il suo valore è dato in Tab. 2-3 (§2.5.1 LG2009) e per ambienti
interni e fibra di carbonio con resina epossidica vale 0.95; γf è un coefficiente di sicurezza parziale (Tab. 2-1 §2.4.1
delle LG2009) che vale 1.25 nel caso di applicazione con certificazione limitata ai materiali.
εfdd è definita dal rapporto tra la tensione di progetto ffdd ed il modulo di elasticità normale del rinforzo Ef; ffdd è
espressa da:
dove:
γfd è il coefficiente parziale (Tab. 2-1 §2.4.1 delle LG2009) che vale 1.50 nel caso di applicazione con certificazione
limitata ai materiali; γM è il coefficiente parziale della muratura, che può essere assunto pari a 2; tf è lo spessore
del rinforzo; fmk è la resistenza caratteristica a compressione della muratura; fmtm è la resistenza a trazione media
della muratura: in mancanza di dati diretti, si può assumere pari a 1/10 di fmk (§4.3.2 LG2009).
La lunghezza ottimale di ancoraggio del rinforzo è espressa da:
La tensione di progetto del rinforzo in FRP è quindi data da: ffd = εfd Ef con εfd espressa dalla (1).
La formulazione fin qui espressa può essere adottata per rinforzi in estradosso.
Nel caso di rinforzo in intradosso il valore della tensione limite per delaminazione ffdd va ridotto per effetto della
curvatura e risulta fornito da:
con:
dove: r = raggio di curvatura intradossale; fmtd = valore di progetto della resistenza a trazione della muratura.
Ponendo σf = ffdd, in definitiva si ha:
Applicando SAV, si devono definire le resistenze di progetto ffd per estradosso e intradosso, tenendo conto delle
formulazioni riportate che considerano sia la resistenza a trazione della fibra, sia la resistenza a delaminazione. La
procedura di calcolo di SAV indicherà le zone dove l'applicazione delle fibre è strettamente necessaria per
contenere gli sforzi di trazione nella struttura. Nel progetto esecutivo, la zona di intervento dovrà essere
adeguatamente estesa per garantire la necessaria lunghezza di ancoraggio (determinabile con la formula (3)).
L'analisi della volta rinforzata viene eseguita considerando anche le verifiche per attrito e la verifica a
compressione.
Per quanto riguarda la verifica a compressione di strutture rinforzate, è possibile eseguire il calcolo della
tensione di compressione nella muratura tenendo conto della presenza del rinforzo. Seguendo quanto riportato in
[14], è stato sperimentalmente accertato che in una sezione fessurata - sia essa rinforzata e quindi con apertura
contrastata, o non-rinforzata e quindi con apertura libera (cerniera) - le tensioni di compressione si spalmano su
una quota-parte dello spessore s, pari a s/3.
Per l'arco rinforzato (con cappa in cls o FRP) si può quindi considerare, nelle zone dove è presente il rinforzo, una
distribuzione di tensioni caratterizzata da un diagramma rettangolare, di ampiezza pari a 1/3 dello spessore del
concio, la cui risultante sarà pari allo sforzo normale di compressione agente nella biella compressa (posta in
intradosso o estradosso, dalla parte opposta rispetto alla superficie oggetto del rinforzo). SAV esegue questa
'correzione' della tensione massima di compressione in tutte le interfacce interessate da una biella in trazione e
quindi dalla presenza del rinforzo (nel caso della cappa in cls, il rinforzo è continuo su tutta la superficie; per i
nastri in FRP il loro posizionamento interessa tutte le zone soggette a trazione).
La volta viene rinforzata in intradosso per un angolo di 60°, simmetricamente rispetto alla chiave (30° + 30°). I
rinforzi hanno larghezza di 50 mm. e passo di 50 cm.; in 1.00 ml. di profondità ci sono quindi due nastri di 5 cm.
di larghezza.
Le grandezze caratteristiche dei nastri sono le seguenti:
spessore dei nastri: tf = 0.15 mm
resistenza caratteristica a trazione ftk = 2133 N/mm2
(questo è l'unico parametro considerato nell'esempio di riferimento. Per una fibra di carbonio (CFRP) è un valore
piuttosto basso di resistenza a trazione; assumendo che si tratti di CFRP, si fa l'ipotesi di fibra ad alto modulo
elastico: supponiamo 400 GPa):
modulo di elasticità Ef = 400 GPa = 400 000 N/mm2
Per la muratura si considerano inoltre i seguenti parametri (già in precedenza illustrati):
Resistenza caratteristica a compressione: fmk = 4.5 N/mm2
Resistenza di progetto Statica: fmd = fmk / γM / FC = 4.5 / 3 / 1.00 = 1.5 N/mm2
Resistenza di progetto Sismica: fmd = fmk / γM / FC = 4.5 / 2 / 1.00 = 2.25 N/mm2
Resistenza a trazione:
fmtm = (1/10) fmk = 0.45 N/mm2
fmtd = (1/10) fmd = 0.15 N/mm2 in Statica, e 0.225 N/mm2 in Sismica
Mediante l'elaborazione di calcolo, SAV determinerà lo sforzo di trazione che deve essere assorbito dal rinforzo.
Dividendo questo per la resistenza di progetto e per lo spessore, si ottiene la larghezza del nastro (si tenga
presente che nei Parametri di Calcolo, scheda Verifiche, è stato selezionato il check relativo all'ottimizzazione della
dimensione dei nastri mantenendo una larghezza minima pari a 5 cm.).
Nel progetto esecutivo, la larghezza di progetto indicata da SAV potrà essere suddivisa in più elementi nella
profondità della struttura (1.00 m, in questo caso). Ad esempio, nel caso di riferimento ci sono in 1 metro di
profondità:
con rinforzo in intradosso, due nastri di larghezza 50 mm, equivalenti ad un nastro di larghezza 100 mm (cfr. fig.
4.5.1);
con rinforzo in estradosso un unico nastro di larghezza 50 mm (fig. 4.5.2).
Il dato relativo alle dimensioni dei nastri disposti (larghezza e lunghezza) non viene inserito in input: SAV non
esegue un calcolo di verifica, ma un calcolo di progetto: elabora cioè le dimensioni minime necessarie; i risultati di
tale elaborazione verranno confrontati con l'intervento proposto nell'esempio di riferimento.
In fig. 4.5.6 sono illustrati i dati sui rinforzi.
La struttura è ora in grado di sostenere trazioni in intradosso. Ciò toglie il ruolo primario alla stabilità
dell'equilibrio, che ora è assicurata per carichi anche molto elevati; il moltiplicatore di collasso viene determinato
dalle resistenze dei materiali. Più precisamente:
in Statica, è la verifica a trazione dei rinforzi che determina il moltiplicatore 2.910;
in Sismica, è ancora la verifica a trazione dei rinforzi da cui dipende il moltiplicatore, pari a 0.188.
La conseguente verifica Sismica Cinematica porta a valori elevati per gli Indicatori di Rischio Sismico (non essendo
nota l'ubicazione geografica della volta dell'esempio, si sono adottati i parametri sismici preimpostati di SAV), con
TR vicino al massimo valore per cui sono tabulati i parametri di spettro (2475 anni).
Nelle figg. 4.5.8, 4.5.9 e 4.5.10 viene mostrata la disposizione di progetto dei nastri. Quando si consultano le
immagini di progetto dei nastri prodotte da SAV, se è attivato l'Inviluppo ( ) la disposizione dei nastri copre tutte
le combinazioni di carico esaminate, statiche e sismiche; se non è attivato, viene mostrata la disposizione
competente alla singola combinazione corrente, statica o sismica.
Per produrre le immagini seguenti, non è stato selezionato il disegno della configurazione di collasso ( ), in
quanto la disposizione di progetto dei nastri vuole essere quella corrispondente ai carichi in input; se si attivasse il
disegno della configurazione di collasso, verrebbero visualizzati i nastri previsti per contenere le azioni nella volta
fino al moltiplicatore di collasso calcolato (0.188, in questo caso). Il disegno al collasso, nel caso di collasso per
trazione dei nastri (come avviene nell'esempio corrente) prevede sempre nastri estesi per tutta la profondità
almeno in concio, quello sollecitato a trazione: ciò è ovvio, in quanto per valori superiori del moltiplicatore non è
possibile estendere ulteriormente il nastro e quindi è stato raggiunto il limite del rinforzo.
Le figg. 4.5.8. 4.5.9 e 4.5.10 sono ottenute in wireframe ( ) per meglio evidenziare la posizione dei nastri.
Come è evidente dalle immagini in sezione (fig. 4.5.8), la curva delle pressioni fuoriesce dalla geometria dell'arco
in corrispondenza delle sezioni di rinforzo: si tratta delle interfacce dove è presente trazione a lato rinforzo, e la
curva esce dal lato opposto (nel caso di rinforzo in intradosso, è consentita la fuoriuscita della curva in
estradosso). Inoltre, consultando la curva delle pressioni è interessante osservare che in analisi sismica si attivano
due cerniere in intradosso, corrispondenti a trazioni in estradosso che non possono essere sostenute, in quanto il
progetto dei nastri prevede rinforzi in intradosso. Le analisi sismiche +X e -X sono ovviamente simmetriche anche
nella disposizione conseguente dei nastri.
Fig. 4.5.10. Disposizione di progetto dei nastri in intradosso (in vista 3D)
I disegni in sezione e in pianta possono essere esportati su file DXF per CAD per gestire in modo vettoriale le aree
di disposizione dei nastri. Nel caso di rinforzo in intradosso, occorre attenzione al disegno in pianta per il seguente
aspetto: la grafica mostra sempre la vista dall'alto, e per tale motivo le aree di rinforzo sono in tratteggio
(appartengono cioè alla superficie di intradosso, nascosta da quella di estradosso). Le estensioni dei nastri sono
relazionate ai singoli conci e vengono sempre disegnate in corrispondenza del disegno del concio visto dall'alto: a
causa dello spessore dell'arco, nel caso di rinforzo in intradosso il disegno non corrisponde esattamente alla pianta
che si otterrebbe con la vista dal basso verso la superficie di intradosso. Si tratta di un aspetto grafico di dettaglio
che non ha tuttavia alcuna rilevanza sui risultati numerici (nel caso di rinforzi in estradosso, invece, la grafica
corrisponde perfettamente alla reale disposizione in pianta, cioè in proiezione sul piano orizzontale con vista
dall'alto).
La Relazione di Calcolo mostra in dettaglio i valori della larghezza dei nastri relativamente ai singoli conci. In fig.
4.5.11 la Relazione si riferisce alla combinazione sismica +X; consultando i disegni di inviluppo, si è potuto
constatare come la massima larghezza dei nastri dipenda dalla combinazione sismica.
Notare in fig. 4.5.11 la tensione di rinforzo dell'FRP: è pari a 147 N/mm2, massimo valore di trazione consentito
per le fibre secondo quanto specificato in input nei Dati Struttura (per determinare l'estensione della zona dei
nastri, ad essi si attribuisce la massima tensione di trazione: dal valore dello sforzo di trazione che deve essere
sostenuto segue subito il progetto della dimensione trasversale del nastro).
In chiave sono necessari 31 cm. di larghezza. Sulla profondità della volta (100 cm), questi possono essere
suddivisi ad esempio in due nastri di 16 cm ciascuno. Il risultato è un po' più oneroso rispetto all'ipotesi di
intervento proposta nell'esempio di riferimento (due nastri di larghezza 5 cm), ma comunque qualitativamente
simile all'esempio (cfr. fig. 4.5.1). Il rinforzo intradossale nella zona centrale interessa, secondo SAV, un angolo
che è possibile con precisione stimare salvando con output su DXF un'idonea immagine e valutando l'angolo in
CAD, che risulta pari a 102° (fig. 4.5.12).
La maggiore apertura angolare (102° invece di 60°) rispetto all'esempio di riferimento evidenzia una situazione più
cautelativa determinata dal fatto che in SAV è stata condotta non solo l'analisi statica per valutare gli effetti dei
carichi verticali, ma anche l'analisi sismica, oltretutto cautelandosi nei confronti di un valore del moltiplicatore
(λ≡α0=0.188) che avrebbe potuto essere considerato minore.
E' possibile con SAV 'guidare' la progettazione del rinforzo. Se desideriamo infatti imporre un moltiplicatore
di collasso minore, e limitare corrispondentemente l'estensione dei nastri, è disponibile nei Parametri di Calcolo,
scheda Verifiche, il check:
Progettare la disposizione dei nastri imponendo al moltiplicatore di collasso (corrispondente alla resistenza a
trazione dei rinforzi) le seguenti condizioni:
- per le combinazioni di carico verticali (Analisi Statica): progettazione per i carichi in input (moltiplicatore di
collasso in direzione verticale <=1.000);
- per le combinazioni sismiche (Analisi Sismica): progettazione per il moltiplicatore orizzontale specificato in input.
In Analisi Sismica, ciò significa definire un opportuno moltiplicatore in input sismico ([Link]. 0.075) minore del
moltiplicatore di collasso determinato (0.188, in questo caso), cui corrisponderà in generale una disposizione dei
nastri ridotta rispetto al moltiplicatore di collasso calcolato da SAV e lo svolgimento conseguente dell'Analisi
Sismica Cinematica.
In effetti, per vedere la disposizione corrispondente a un dato moltiplicatore in input non è necessario attivare
questo check: basta specificare il moltiplicatore e consultare i risultati senza fare riferimento alla configurazione di
collasso; in tal modo, però, la conseguente verifica Cinematica con calcolo della capacità in termini di PGA e di TR
viene svolta con riferimento al moltiplicatore di collasso noto (0.188, nel caso esaminato): in tal modo, ai fini del
progetto esecutivo di consolidamento corrispondente alla disposizione dei nastri corrispondente al moltiplicatore in
input, non sarebbe possibile conoscere l'effettivo Indicatore di Rischio Sismico IRS. Selezionando tale check,
l'ostacolo è rimosso e l'informazione su IRS è completa.
Data la non linearità dei legami fra i parametri in gioco, occorrerà fare alcune prove sul moltiplicatore in input per
ottenere un desiderato livello per l'Indicatore di Rischio.
Se ad esempio si desidera un valore pari a 1.00 (ma potrebbe anche essere 0.80, ad esempio in conformità ad
alcune richieste sui progetti di ricostruzione post-sismica), facendo qualche prova si trova che il moltiplicatore più
basso in input imposto come limite di collasso per trazione tale da condurre a un Indicatore di Rischio unitario vale
0.115. Il progetto corrispondente è stato salvato nel file:
Esempio_P5-b2
ed i risultati sono rappresentati in fig. 4.5.13:
Fig. 4.5.13. Risultati con rinforzo tale da limitare ad 1.00 l'Indicatore di Rischio Sismico
E' immediato constatare la riduzione della zona di intervento; la larghezza dei nastri, considerando l'inviluppo di
tutte le combinazioni, è ridimensionata rispetto al collasso a moltiplicatore 0.188.
Si osservi che parallelamente all'imposizione del moltiplicatore orizzontale in input come moltiplicatore di collasso
orizzontale, si impone automaticamente che il moltiplicatore dei carichi verticali non superi 1.000: ciò significa
progettare il rinforzo nei confronti dei carichi effettivamente agenti, senza amplificazioni, scelta coerente con la
progettazione sismica 'guidata'.
Dal punto di vista statico, si ottiene una larghezza dei nastri quasi coincidente (9 cm. complessivi che possono
essere suddivisi ad esempio in due nastri da 5 cm.) e un angolo di apertura della zona di inviluppo pari a 72°: un
risultato quindi molto simile alla disposizione dei nastri nel progetto di riferimento originario.
Torniamo al calcolo effettuato con moltiplicatore di collasso 0.188, supponendo di avere scelto un posizionamento
di nastri tale da garantire la massima sicurezza, senza porre limiti superiori all'Indicatore di Rischio.
Calcolando l'angolo di rinforzo per la sola Analisi Statica, in modo da paragonarlo più direttamente all'esempio
citato, si otterrebbe 44°. Eseguendo un confronto qualitativo con l'esempio di riferimento (fig. 4.5.1),
relativamente all'Analisi Statica, SAV conduce ad una maggiore larghezza dei nastri ed una loro minore estensione
lungo la curva d'intradosso.
Per il caso in esame, con riferimento all'Analisi Statica, la lunghezza di ancoraggio vale (cfr. formula (3)):
le = √(400 000 * 0.15 / 2 / 0.45) = 258 mm
e comporta quindi un'estensione della fibra per ulteriori 2 conci.
Si può misurare in CAD l'angolo di rinforzo statico corretto con l'ancoraggio: ne deriva un valore di 65°, molto
vicino all'intervento ipotizzato nell'esempio di riferimento.
In definitiva, la progettazione condotta con SAV ha mostrato un'ottima corrispondenza con la disposizione dei
nastri adottata nell'esempio citato (in ogni caso, non si può trovare una 'perfetta' corrispondenza a causa delle
procedure operative, simili ma non identiche. Inoltre, l'esempio di riferimento considera anche la disposizione
parziale del carico variabile, aspetto a cui verrà dedicato più avanti, in questo stesso paragrafo, un
approfondimento.
Per ottenere un progetto esecutivo, la pianta della disposizione dei nastri relativa all'inviluppo deve essere 'stirata'
per 2 conci, da entrambe le parti. L'operazione che può essere compiuta in CAD è illustrata nella fig. 4.5.14.
Fig. 4.5.14. Progetto definitivo del rinforzo in intradosso considerando anche l'ancoraggio
Si esamina ora la stessa struttura, ma consolidata con FRP in estradosso (file: Esempio_P5-c) (cfr. fig.
4.5.2). Per un confronto con la progettazione 'guidata' eseguita per il rinforzo di intradosso, si impone anche in
questo un moltiplicatore di collasso orizzontale pari a 0.115.
Si ottengono i seguenti risultati:
Fig. 4.5.15. Rapporto di Elaborazione per Volta rinforzata in estradosso in modo tale che IRS=1.000
In fig. 4.5.16 è proposto il confronto fra rinforzo in intradosso e rinforzo in estradosso, entrambi riferiti all'analisi
statica sotto il carico applicato. Nel caso del rinforzo in estradosso, la muratura della volta si fessura in chiave e
alle imposte, e l'arco diviene isostatico. Col rinforzo in intradosso, l'apertura delle cerniere in tali sezioni viene
contrastata dalla fibra che impedisce la formazione delle cerniere stesse.
Per quanto riguarda le verifiche di resistenza, i moltiplicatori di collasso per compressione sono un po' più alti con
FRP in estradosso rispetto a FRP in intradosso (statica: 3.712 > 3.010; sismica: 0.567 > 0.470); il contrario
accade per l'attrito (statica: 2.751 anziché >>1; sismica: 0.119 anziché 0.535).
Il risultato per l'attrito può essere spiegato osservando la sollecitazione alle imposte: nel caso di rinforzo in
intradosso, la sezione all'imposta è interessata da una biella compressa con NC=34.52 kN e da una biella tesa (la
fibra, che per garantire tale trazione dovrà ovviamente essere adeguatamente ancorata alla struttura d'imposta
della volta) con NT=-4.43 kN, mentre il taglio all'imposta vale: T=10.74 kN. Il rapporto T/NC è pari a: 10.74 /
34.52 = 0.31 (cui corrisponde: ϕ=17.3°).
Nel caso del rinforzo in estradosso, all'imposta c'è una biella scarica (dal lato opposto alla cerniera) e una biella
compressa (nella cerniera) con NC=30.09 kN, mentre T=10.61 kN.
Ne deriva: T/NC = 10.61 / 30.09 = 0.35 (⇒ ϕ=19.3°). In pratica, essendo minore lo sforzo di compressione, è
minore anche la resistenza per attrito.
In fig. 4.5.17 si riporta la disposizione di progetto calcolata da SAV (anche in questo caso riferita alle configurazioni
in input e non a quelle di collasso), con riferimento all'inviluppo dei risultati statici e sismici:
La fig. 4.5.17può direttamente essere confrontata con la 4.5.13 e con la disposizione dei nastri dell'esempio di
riferimento (fig. 4.5.2): rispetto a quest'ultimo vi è, anche nel caso di rinforzo in estradosso, un'estensione
dell'intervento, ma ciò va ovviamente inquadrato nell'ambito delle diverse ipotesi adottate. In generale, comunque,
l'intervento in estradosso appare più efficace.
Un'osservazione importante riguarda la sensibilità dell'analisi in presenza di rinforzi nei confronti della
mesh, cioè del numero di conci che schematizzano l'arco. Per l'esempio P5-c si riporta in fig. 4.5.18 un confronto
fra la modellazione fin qui seguita (conci di uguale lunghezza, pari a 15 cm.) e una modellazione con mesh più fitta
(110 conci invece di 37). Il progetto dei nastri in FRP si raffina, ma resta sostanzialmente inalterato.
Consultando il Rapporto di elaborazione (fig. 4.5.19) si possono evidenziare alcune differenze nei risultati dei
moltiplicatori di collasso.
Fig. 4.5.19. Rapporto di Elaborazione con rinforzo in estradosso e mesh più fitta
Dal punto di vista sismico, i moltiplicatori di collasso restano sostanzialmente invariati; una diminuzione si osserva
invece nel moltiplicatore verticale: la stabilità viene perduta per un valore del moltiplicatore pari a 1.350 (mentre
con mesh meno fitta risultava >>1), e a tale valore si adeguano anche i risultati relativi all'attrito e alla
compressione. Da cosa può dipendere tale diminuzione?
Per vedere gli effetti di un moltiplicatore verticale superiore a 1.350, si può salvare il progetto in un nuovo
progetto ausiliario ([Link]. Esempio_P5-c2), disattivare le verifiche ad attrito e a compressione (per focalizzare
l'attenzione sulla stabilità) e moltiplicare per un valore un po' maggiore di 1.35 il valore del carico variabile definito
nella CCE 2 ([Link]. 1.5, portando il carico da 3.00 a 4.50 kN/m): eseguendo l'analisi, si trova che in analisi statica
vengono inserite 3 cerniere ma quella in chiave finisce su un'interfaccia non esattamente posta sull'asse di
simmetria e permane una lieve trazione nella biella di intradosso nel concio adiacente. Tutto ciò è dovuto agli
errori di arrotondamento: in questo caso svolge un ruolo importante la Precisione delle forze. Se nei Parametri di
Calcolo (scheda Impostazioni) si specifica: 0.1 kN / kNm anziché 0.01, i risultati salgono sensibilmente, anche se
la cerniera in chiave continua a formarsi non esattamente sull'asse di simmetria (ciò dipende evidentemente dalla
mesh molto fitta).
Una mesh fitta richiede sempre particolare attenzione per le tolleranze e le precisioni
numeriche. Prima di acquisire definitivamente l'esito di un'analisi con mesh fitta, è opportuno controllare in
dettaglio i risultati dell'elaborazione e provare eventualmente a modificare le precisioni sulle forze controllandone
le conseguenze sui risultati. Un'altra procedura consigliabile è quella di calcolare l'arco con una mesh non fitta
([Link]. conci di lunghezza 30 cm.), poi raffittirla progressivamente e controllarne gli effetti sui risultati: emerge così
la sensibilità del metodo numerico rispetto alla mesh, e questa tecnica può individuare la 'soglia' oltre la quale non
appare opportuno raffittire ulteriormente la suddivisione dell'arco.
Per le verifiche di resistenza di volte consolidate con cappa in calcestruzzo valgono le seguenti osservazioni:
- con la schematizzazione adottata in SAV, la verifica ad attrito non appare significativa, in quanto comunque una
biella di interfaccia è riferita al calcestruzzo e non alla muratura, ed occorrerebbe ripartire fra calcestruzzo e
muratura anche l'azione tagliante, secondo criteri difficilmente definibili: appare preferibile affidare la resistenza a
taglio al calcestruzzo, e prescindere dalla verifica ad attrito;
- per la compressione, si suppone che la tensione si diffonda uniformemente nella cappa di calcestruzzo e la
resistenza di progetto a compressione coincide con il corrispondente valore per il calcestruzzo.
Nell'esempio esaminato la cappa, in calcestruzzo C25/30 (fck=25 N/mm2, Rck=30 N/mm2) ha uno spessore di 4
cm. ed è armata con rete elettrosaldata φ5/15x15 cm., acciaio tipo B450C.
Il valore di progetto della tensione di compressione nel calcestruzzo è calcolato secondo §[Link].1:
fcd = η * αcc fck / γc
con:
αcc = 0.85, γc = 1.5; il coefficiente η vale 0.80 nel caso di soletta con spessore inferiore a 50 mm., 1.00 altrimenti.
Nel caso in esame:
fcd = 0.80 * 0.85 * 25 / 1.5 = 11.3 N/mm2
Le tensioni di compressione competenti ad uno sforzo normale di compressione agente nella biella posta nella
superficie consolidata (estradosso o intradosso) vengono calcolate ipotizzando una distribuzione uniforme nella
cappa di calcestruzzo e confrontate, per la verifica di sicurezza, con fcd.
I risultati dell'elaborazione sono riportati in fig. 4.5.20; in fig. 4.5.21 sono rappresentati, per la combinazione di
carichi Statica: in alto a sinistra, il diagramma delle tensioni di compressione; a destra, la curva delle pressioni; in
basso: il diagramma degli sforzi normali (in presenza di strutture di rinforzo, per cappa in calcestruzzo o FRP, il
diagramma propone gli sforzi normali suddivisi fra intradosso ed estradosso, in modo da consentire la distinzione
fra lo sforzo nella biella di intradosso e quello nella biella di estradosso, evidenziando in modo chiaro la presenza
delle trazioni da far assorbire ai rinforzi).
Fig. 4.5.20. Rapporto di elaborazione per volta con cappa in cls in estradosso
Fig. 4.5.21. Analisi Statica: tensioni di compressione, curva delle pressioni, sforzo normale
A differenza dei rinforzi in FRP, per i quali è prevista la progettazione delle dimensioni dei rinforzi, la cappa in
calcestruzzo è comunque estesa a tutta la superficie di estradosso o intradosso. Pertanto, il valore del
moltiplicatore di collasso non può essere 'guidato' come si è visto per FRP.
Con la soletta armata, il risultato in termini di Indicatore di Rischio indica la massima prestazione raggiungibile
(TR>=2475 anni).
La tecnica di rinforzo con cappa in calcestruzzo è però già da tempo soggetta a fondate critiche, provenienti dalla
realtà applicativa. La scheda “VO3”, riportata in fig. 4.5.22 e tratta da [17], illustra alcuni aspetti interessanti:
“(...) lo strato di calcestruzzo favorisce l’accumulo di umidità nei giunti dei mattoni e tra il manto di laterizio e la
nuova cappa. Questo effetto può rivelarsi a lungo termine dannoso per il funzionamento di tutto il sistema voltato
producendo un diffuso indebolimento delle giunture fra gli elementi che lo compongono.
Per spessori consistenti del getto di cls si evidenziano inoltre effetti negativi sulla statica della volta. La maggiore
rigidezza della controvolta in c.a., in conseguenza degli assestamenti fisiologici delle strutture murarie (specie
dopo interventi di ristrutturazione) determina la migrazione degli sforzi di compressione dal corpo originario al
nuovo mantello strutturale. La tendenza di questo processo è quella di privare i mattoni della compressione che è
condizione necessaria per il corretto funzionamento di tutte le strutture ad arco.
In caso di sisma, le vibrazioni indotte sui mattoni possono produrne il distacco nelle porzioni centrali della volta.”
Fig. 4.5.22. Problemi statici nel consolidamento con cappa sovrastante in calcestruzzo armato
Volendo trarre alcune evidenti conclusioni, lo studio di questo esempio mostra che la valutazione critica
dell’impostazione progettuale di un intervento di consolidamento non può mai prescindere né dalle effettive
modalità di realizzazione né dai risultati dell’esperienza su opere analoghe.
Come per tutti gli interventi di ristrutturazione, inoltre, particolare attenzione dovrà essere riposta alla sequenza
operativa di cantiere, ossia alle varie fasi intermedie che, seppur provvisoriamente, la struttura si troverà ad
affrontare durante lo svolgimento dei lavori. In tal senso, SAV offre uno strumento applicabile anche per condizioni
di carico intermedie: è molto importante valutare, ad esempio, l'assetto statico che la struttura deve
temporaneamente sostenere durante le fasi di cantiere, in particolare a causa della rimozione di rinfianchi o di
sovrastrutture: la diminuzione del carico può instabilizzare la volta. Un corretto progetto di consolidamento
strutturale dovrà valutare attentamente tutte le fasi operative; saranno opportune elaborazioni di calcolo
riguardanti, la valutazione della sicurezza statica durante la fase di esecuzione dei lavori, oltreché di quella a lungo
termine.
A conclusione di questo paragrafo, si considera la struttura voltata rinforzata con FRP prima in intradosso, poi in
estradosso sottoposta a carico variabile che interessa parzialmente la luce della volta e quindi non è simmetrico. La
struttura con rinforzo in intradosso e carico variabile non simmetrico è archiviata nel file: Esempio_P5-b2-NS
(direttamente derivato da Esempio_P5-b2; NS = Non Simmetrico).
La figura 4.5.24 mostra i risultati dell'elaborazione, con il posizionamento dei nastri corrispondente all'inviluppo di
tutte le combinazioni di carico statica e sismiche. Questi risultati possono essere confrontati con quelli riportati in
fig. 4.5.13 relativi al rinforzo in intradosso e al carico variabile simmetrico (che interessa cioè tutta la luce).
La struttura con rinforzo in estradosso e carico variabile non simmetrico è archiviata nel file: Esempio_P5-c-NS
(direttamente derivato da Esempio_P5-c).
La figura 4.5.25 mostra i risultati dell'elaborazione, con il posizionamento dei nastri corrispondente all'inviluppo di
tutte le combinazioni di carico statica e sismiche. Questi risultati possono essere confrontati con quelli riportati in
fig. 4.5.15 relativi al rinforzo in estradosso e al carico variabile simmetrico (che interessa cioè tutta la luce).
Per progettare i rinforzi in FRP considerando più posizioni del carico variabile
(con riferimento alla scelta di rinforzare la struttura o in intradosso o in estradosso), la procedura operativa con
SAV è la seguente:
- definire tanti files quante sono le posizioni del carico variabile (2, nel caso esaminato);
- per ogni file, determinare la posizione di progetto dei nastri;
- esportare il risultato su CAD;
- conglobare tutti i risultati costruendo l'inviluppo complessivo dei singoli files (ognuno dei quali ha prodotto il
proprio inviluppo delle combinazioni statica e sismiche);
- infine estendere la posizione dei nastri in base alle indispensabili lunghezze di ancoraggio (seguendo la
metodologia illustrata in fig. 4.5.14).
In un edificio di riferimento, che ipotizziamo soggetto a riparazioni post-evento sismico, si devono studiare i
meccanismi locali di collasso. Si ricorda che per l'analisi sismica degli edifici esistenti la valutazione dei cinematismi
di singole porzioni della struttura è obbligatoria, come indicato in §8.7.1. Le procedure di analisi dei meccanismi
locali sono descritte nei contenuti normativi di §C8A.4.
Per l'edificio oggetto di esempio, si prendono in considerazione due cinematismi significativi: la stabilità in sé della
volta sottile a crociera posta a piano terra, e il conseguente possibile ribaltamento - sotto l'azione della spinta
statica e sismica proveniente dalla volta - della parete muraria esterna su cui la volta si imposta.
Il piano terra del piccolo edificio rappresentato in fig. 4.6.1 è coperto da una volta a crociera, con mattoni in foglio
di esiguo spessore (circa cm. 4), riempimento con materiale di risulta per uno spessore di circa cm.7 sopra la
chiave di volta, massetto e pavimentazione per uno spessore di circa cm 5.
La volta a crociera occupa l'intera pianta dell'edificio, di forma quasi quadrata, di circa 6.00 m di lato, con pareti
murarie portanti perimetrali, consistenti nei quattro paramenti murari dei prospetti (non vi sono murature interne).
Gli archi diagonali della crociera insistono sugli angoli dei muri perimetrali, impostandosi tra uno spigolo
dell'edificio e lo spigolo opposto: considerando una delle quattro pareti perimetrali, le spinte provenienti dai due
archi diagonali si annullano per la componente complanare alla parete stessa, mentre le due componenti ribaltanti
(ortogonali alla parete) si sommano.
Volta in mattoni
Peso mattoni: 0.70 kN/m2
Riempimento: 4.00 kN/m2
Permanente portato: 2.30 kN/m2
Permanente totale: 7.00 kN/m2
Variabile: 2.00 kN/m2
I parametri sismici dell'edificio sono specificati nei Parametri di Calcolo. Il livello di conoscenza è LC1, con fattore di
confidenza 1.35.
A seguito dell'evento sismico subito dall'edificio, occorre una valutazione di vulnerabilità sismica della volta. Sono
previsti consolidamenti a causa di lesioni presenti sul perimetro e dell’esiguo spessore dei mattoni in foglio.
In particolare, si prevede la realizzazione di una cappa in calcestruzzo alleggerito, armata con rete elettrosaldata
φ6/10x10. Nel progetto esecutivo si indicheranno ovviamente in dettaglio le fasi procedurali relative all'intervento,
inclusi i collegamenti fra le strutture e gli ancoraggi.
Il consolidamento del solaio voltato viene completato con un intervento di incatenamento al fine di assorbire la
spinta della volta stessa. Sono previsti quattro tiranti φ24 adeguatamente ancorati, il cui effetto è anche tale da
collegare efficacemente le murature perimetrali nei confronti della sollecitazione sismica.
La volta in muratura viene analizzata con SAV. Si prescinde dalla resistenza a compressione (considerata infinita) e
ad attrito, e si determina la stabilità sotto carichi verticali (analisi statica) e sotto carichi orizzontali incrementali
(analisi sismica): in questa seconda analisi viene determinato il moltiplicatore di collasso e la conseguente capacità
in termini di PGA.
L’analisi viene condotta sull’arco diagonale della crociera, di sviluppo 7.50 m.
Per quanto riguarda i carichi, per semplicità si procede calcolando i carichi complessivi e ripartendoli fra i due archi
diagonali, distribuiti linearmente come carichi uniformi. Ciò va letto nell'ottica di una procedura didattica; nel reale
progetto esecutivo, se si ritiene opportuno, si potranno adottare schematizzazione più raffinate, ad esempio
differenziando il carico uniforme fra varie zone dell'arco (per un esempio di modalità di distinzione di zone di carico
uniforme: cfr. fig. 4.3.3).
Risultano i seguenti tre contributi di carico, ognuno inserito in una propria condizione elementare (CCE):
G1=8.7 kN/m (pesi propri), G2=4.3 kN/m (permanenti oltre pesi propri), Q=3.7 kN/m (variabili).
G1 include tutti i pesi propri della struttura voltata, e quindi nella CCE 1 non sono selezionati i check corrispondenti
ai pesi propri (ciò comporta, tra l'altro, che sia ignorato il peso proprio dei rinfianchi specificato nel dati Struttura,
scheda Contorno).
Per il carico variabile Q, nella corrispondente CCE si definisce il coefficiente di combinazione ψ2 (cfr. Tab. 2.5.I
§2.5.3) pari a 0.30.
Si considera un'unica combinazione di condizioni di carico (CCC), con il contributo di tutte e tre le CCE; alla CCE
del carico variabile viene attribuito il coefficiente parziale per le azioni γQ=1.5.
Nella fig. 4.6.2 si mostrano i risultati nel Rapporto di elaborazione; la fig. 4.6.3 riporta la curva delle pressioni e il
diagramma dello sforzo normale in analisi statica: in fig. 4.6.3 si possono anche leggere le azioni statiche alle
imposte. Per lo studio del ribaltamento della parete di prospetto su cui la volta si imposta si farà riferimento a tali
azioni statiche, che dovranno essere decurtate del coefficiente amplificativo del carico variabile γQ=1.5 (da non
considerarsi nelle verifiche sismiche): si userà a tale fine un modello ausiliario dove nella CCC si porrà γQ=1.0
(sarebbe stato possibile anche definire direttamente nel modello originario una seconda CCC con γQ=1.0).
Risultati dell'analisi:
Moltiplicatore di collasso α,0 = 0.330
Accelerazione spettrale di attivazione del meccanismo a,0* (* g) = α,0 g / (e* FC) = 0.281
PGA,DLV: Domanda in termini di PGA per SLV (* g) = f(TR) secondo dati su Pericolosita Sismica 0.301
Accelerazione spettrale richiesta:
- per corpo rigido (* g) (C8A.4.7): a*,1: a,g*S/q = 0.151
- per corpo deformabile posto in quota (* g) (C8A.4.8): a*,2: Se(T1)*ψ(Z)*γ/q = 0.188
- massima accelerazione spettrale richiesta PGA,DLV (*g) = 0.188
PGA,CLV: Capacità in termini di PGA per SLV (PGA t.c. a0*=a*) (*g) = 0.434
TR,CLV: Capacità in termini di TR per SLV (*g) = 2175
Risulta quindi che per questa struttura PGA,CLV è >= del valore massimo, corrispondente a TR=2475 anni.
La struttura voltata non necessita teoricamente di consolidamento. Se gli effetti sismici hanno comunque prodotto
alcune lesioni, seppure di lieve entità, sarà in ogni caso consigliabile rafforzare la volta.
Disponendo in estradosso la cappa in calcestruzzo già accennata nella parte iniziale della descrizione dell'esempio,
il miglioramento del comportamento sismico si coglierà attraverso l'aumento del moltiplicatore di collasso. Si
consulti il file Esempio_P6-b, che mostra un moltiplicatore incrementato dal valore attuale 0.330 al valore di
progetto 0.468 dipendente non più dalla stabilità ma dalla resistenza dei rinforzi (trazione delle armature della rete
elettrosaldata posta nella soletta).
A titolo di completamento del caso di progettazione, si riporta qui di seguito, a titolo di esempio, la verifica del
meccanismo di collasso a flessione verticale di parete vincolata ai bordi per la parete muraria su cui la
volta si imposta. Non vengono considerati ribaltamenti del prospetto attorno alla base in quanto nell'edificio
oggetto di studio il solaio di sommità, di recente realizzazione, in c.a., costituisce un efficace contrasto. E’ invece
significativo il possibile ribaltamento per effetto della spinta della volta, in corrispondenza del solaio intermedio.
La volta reale (Esempio_P6-a) è stata salvata in un nuovo modello (Esempio_P6-c) dove γQ è stato posto pari a 1.0
per leggere le azioni statiche d'imposta da usare nella verifica a ribaltamento della parete.
Si considerano due CCC: una con i soli carichi permanenti, l'altra con tutti i carichi. In tal modo è possibile
separare il contributo del variabile dal permanente.
Osserviamo che sembrerebbe logico creare la seconda CCC col solo variabile, per ottenere in modo immediato il
contributo alle reazioni d'imposta del solo carico variabile. Tuttavia, si deve considerare che la risoluzione del
problema strutturale della volta con il metodo rigido-fragile è condizionata dalla stabilità dovuta al carico verticale
agente, ed è possibile che diminuendo il carico la volta non risulti stabile, in altre parole: non è assicurata la
linearità nei confronti dei carichi.
In considerazione di ciò, è preferibile fare riferimento ad una seconda CCC completa, traendone successivamente
l'informazione sulla componente variabile.
Si osservi inoltre che non si utilizzano le azioni sismiche d'imposta in quanto il corrispondente moltiplicatore della
volta potrebbe non essere coerente con il moltiplicatore di collasso pertinente alla parete: occorrerebbe creare la
dipendenza della spinta sulla parete dal valore del moltiplicatore della parete stessa, con una procedura di tipo
iterativo. Si preferisce 'disaccoppiare' la verifica della volta da quella della parete su cui si imposta, utilizzando
direttamente le azioni statiche (appunto, però, non 'amplificate' come invece si fa per la verifica statica della volta
in sé).
Si ottiene:
- Azioni alle imposte (Spinte dall'arco sui piedritti)
La spinta che deve essere considerata nella verifica della parete di prospetto è fornita dalla componente ribaltante
della spinta diagonale della volta. Considerando quindi i due archi diagonali, si ha:
- per la componente permanente:
91.64 * cos(45°) = 64.80 kN, 64.80 * 2 = 129.60 kN
Ripartendo tale spinta sulla lunghezza di 6.60 m. si ottiene: SG = 19.64 kN/m;
- per la variabile:
26.08 * cos(45°) = 18.44 kN, 18.44 * 2 = 36.88 kN ⇒ SQ = 36/6.60 = 5.59 kN/m
La reazione verticale all'imposta viene utilizzata per definire il carico trasmesso dal solaio. Si ha pertanto:
Il calcolo del meccanismo di collasso della parete viene condotto con il software PC.E©AEDES, ed in particolare con
il modulo dedicato all'analisi dei meccanismi di collasso.
Il carico agente sulla sommità della parete è dato dalla muratura del piano superiore e di sottotetto e dai solai di
sottotetto e di copertura; complessivamente si tratta di un carico N = 39.71 kN, con eccentricità d=72-57/2 =
43.5 cm (cfr. fig. 4.6.1).
Fig. 4.6.5. Analisi del meccanismo di collasso della parete di imposta della volta
I risultati dell'elaborazione prodotta dal software PC.E per questa parete sono i seguenti:
Dati:
Larghezza a (cm) = 100
Quota base da fondazioni Z,b (cm) = 0
Spessore s (cm) = 57
Altezza h (cm) = 613
Carico in sommità (perm.+var.) N (kN) = 39.71
L'Indicatore di Rischio Sismico (1.046) è minore del valore corrispondente al meccanismo della volta (1.441); il
sistema volta-parete trova quindi una maggiore debolezza nel muro portante verticale. In ogni caso, anche nei
confronti del meccanismo di flessione verticale della parete l’edificio risulta praticamente ‘adeguato’ (è opportuno
osservare che il meccanismo di flessione verticale presuppone un campo di spostamenti cinematici in sommità alla
parete che potrebbero di fatto essere impediti dalle strutture sovrastanti; il valore 1.046 ricavato è quindi
cautelativo).
Se l'edificio non si trovasse nel territorio Italiano, e si dovesse effettuare un'analisi sismica seguendo le
impostazioni dell'EuroCodice 8, si dovrà modificare nei Parametri di Calcolo la modalità di definizione dell'azione
sismica, ed in particolare, nella scheda Sismica, l'Impostazione dello Spettro di Risposta elastico (componente
orizzontale).
Si sceglierà l'opzione 2.:
Fo,S,TB,TC,TD indipendenti da ag (definiti in corrispondenza di SLV) => Se(T) lineare con ag.
E' possibile valutare la capacità in termini di PGA.
La definizione dell'azione sismica viene resa indipendente da TR.
L'esempio si riferisce ad una volta cilindrica avente la funzione di ponte in muratura soggetto a transito di carichi
mobili stradali. E' richiesta un'analisi strutturale statica dello Stato Attuale, e la calibrazione di un adeguato
progetto di consolidamento per il futuro esercizio del ponte.
L'analisi viene condotta anzitutto determinando la capacità resistente della struttura allo Stato Attuale.
La capacità resistente viene identificata con il moltiplicatore di collasso dei carichi verticali λ (≡α0) applicati sul
piano di transito. Un valore di λ non inferiore a 2.000 può essere identificato con un sufficiente grado di sicurezza
per il transito sul ponte.
Come vedremo, lo Stato Attuale presenta un moltiplicatore inferiore. Sarà quindi valutato uno Stato di Progetto,
analizzando e confrontando due ipotesi:
1) realizzazione di una cappa di cls in intradosso (tramite spritz-beton) di spessore 10 cm., armata con rete
elettrosaldata;
2) realizzazione di piastra in c.a. da porre in opera sopra l'arco, in modo tale da ripartire efficacemente i carichi
concentrati.
La geometria dell'arco in SAV è riportata in fig. 4.7.2. La modellazione con elementi concio rigido-fragili viene
effettuata con una suddivisione in conci di lunghezza 15 cm. Questa modellazione matematica, volta a cogliere
correttamente la posizione della curva delle pressioni, può non coincidere con i giunti reali. Ciò implica che la
verifica per attrito condotta dal calcolo è sostanzialmente a favore di sicurezza se i giunti reali sono più distanziati
di quelli matematici (cioè se i conci reali sono più grandi rispetto a quelli della modellazione).
In fig. 4.7.3 è riportato lo schema dei carichi mobili da considerare per i ponti secondo il D.M.14.1.2008 (fig. 5.1.2
in §[Link].5). In SAV sono state considerate 3 condizioni di carico elementari (CCE):
1) Pesi propri delle strutture (volta e riempimenti)
2) Carichi concentrati Q1k: l'asse medio dei carichi viene posto al quarto della luce. Si ipotizza che i carichi si
diffondano a 45°
3) Carico distribuito q1k
Le tre CCE sono rappresentate nelle figg. 4.7.4, 4.7.5, 4.7.6, 4.7.7, 4.7.8.
Il calcolo verrà eseguito su due combinazioni di condizioni di carico (CCC):
CCC 1) (1) + (2) + (3) (totalità dei carichi)
Si osservi che la Normativa vigente (§C5) indica che per le combinazioni EQU e STR (§2.6.1: EQU = stato limite di
equilibrio come corpo rigido; STR = stato limite di resistenza della struttura), per le azioni da traffico il coefficiente
parziale per le azioni da traffico γQ vale 1.35 (mentre per i carichi permanenti, favorevoli ai fini della verifica di
sicurezza, si ha: γG=1.0). Questa amplificazione non viene definita nelle due CCC di SAV, in modo tale che il
moltiplicatore di collasso che sarà calcolato potrà essere confrontato direttamente con γQ. In altre parole, ciò
significa che ai fini della sicurezza, occorre che l'analisi fornisca un moltiplicatore di collasso verticale
(applicato alle azioni da traffico) non inferiore a γQ, cioè a 1.35. Come già accennato, il valore di riferimento
per la sicurezza della struttura è assunto superiore, e pari a 2.00.
Trattandosi di una volta a larghezza 2.40 m., si adotta lo schema di carico della corsia 1:
Q1k=300 kN su due assi distanti 1.20 m, con asse medio posto al quarto della luce (X=-1.86 m, e quindi: Q1k1=300
kN posto a X=-2.46 m, Q1k2=300 kN posto a X=-1.26 m.);
q1k = 9 kN/m2, che si traduce nel carico lineare: q1k = 9*2.40 = 21.60 kN/m.
I carichi corrispondenti alle due CCC (azioni nei conci) sono riportati, insieme alla curva delle pressioni, nelle figg.
4.7.9 e 4.7.10.
Fig. 4.7.6. CCE 1: carichi dovuti al peso del riempimento (sopra i rinfianchi,
cioè sopra la linea orizzontale della massima quota di estradosso della volta)
Fig. 4.7.7. CCE 2: carichi nei conci dovuti ai due carichi concentrati Q1k diffusi a 45°
Fig. 4.7.8. CCE 3: carichi nei conci dovuti al carico distribuito q1k
I risultati più sfavorevoli per la stabilità si ottengono dalla CCC 2, in assenza del carico distribuito, e sono
sintetizzati nella maschera seguente:
Il valore del moltiplicatore di collasso è pari a λ=1.066 ed è determinato dalla verifica a stabilità; a tale livello di
carico, le verifiche per attrito e per compressione sono ancora soddisfatte (ripetiamo ancora una volta che oltre
tale limite non è possibile svolgere tale verifiche perché non esiste una configurazione equilibrata per l'arco, e
quindi tali verifiche sono caratterizzate in ogni caso da un valore limite del moltiplicatore pari al moltiplicatore di
collasso per stabilità).
In fig. 4.7.12 si riportano gli elaborati grafici relativi ai risultati in corrispondenza della configurazione di collasso.
Poiché il moltiplicatore di collasso è appena superiore a 1.000, occorre progettare un intervento di consolidamento,
con l'obiettivo già dichiarato di raggiungere un moltiplicatore di collasso di sicurezza pari almeno a 2.000.
Il primo Stato di Progetto esaminato prevede la realizzazione di una cappa di calcestruzzo in intradosso (tramite
spritz-beton) di spessore 10 cm, armata con rete elettrosaldata.
Si esamina inizialmente questo intervento prescindendo dall'armatura (fig. 4.7.13: nella scheda Rinforzi della
finestra Struttura il check 'rete e.s.' non è selezionato). Senza considerare la capacità di resistenza a trazione
offerta dalla rete, l'effetto dell'intervento consiste sostanzialmente nell'aumento dello spessore della volta, che
passa da 50 a 60 cm (oltre alla capacità di sostenere una compressione maggiore in intradosso, dove la struttura è
in calcestruzzo anziché in muratura).
Questo Stato di Progetto è archiviato nel file Esempio_P7-b.
I risultati mostrano un incremento del moltiplicatore di collasso fino a 1.488 (stavolta la combinazione più
sfavorevole è la CCC 1) (fig. 4.7.14).
Fig. 4.7.14. Stato di Progetto con cappa di cls in intradosso (non armata): risultati
Il moltiplicatore è aumentato quindi da 1.066 a 1.488 (+40%), ma non supera ancora il livello richiesto come
parametro di sicurezza (2.000).
Si esamina quindi l'effetto dell'armatura, selezionando nella scheda Rinforzi della finestra Struttura il check 'rete
e.s.' (file corrispondente: Esempio_P7-b2). I risultati sono riportati in fig. 4.7.15, dove si evidenzia dalla curva
delle pressioni come sia ora possibile sostenere la trazione. Non è infatti necessaria la compensazione iterativa del
secondo passo (come invece mostra la fig. 4.7.14); in altri termini, la configurazione al collasso non prevede
cerniere, in quanto l'armatura garantisce la resistenza a trazione che ne impedisce la formazione.
Il moltiplicatore di collasso non dipende più dalla stabilità, ma della resistenza dell'armatura e sale a 2.137 (è
interessante osservare che modificando le dimensioni delle barre della rete e/o il loro passo, si modificherebbe di
conseguenza il risultato).
L'obiettivo perseguito per il consolidamento può considerarsi raggiunto.
Fig. 4.7.15. Stato di Progetto con cappa di cls in intradosso armata: risultati
L'intervento previsto con spritz-beton, spessore 10 cm., con armatura #8/250 mm,
pone in sicurezza la struttura conseguendo un moltiplicatore di collasso superiore a 2.000 maggiore rispetto al
valore 1.066 stimabile allo Stato Attuale. L'intervento si rivela idoneo sia per conseguire analiticamente tale
miglioramento, sia dal punto di vista fisico per contrastare comunque gli effetti dell'attrito (scivolamento verso il
basso dei conci) e della resistenza a compressione (che incrementa, a lato intradosso, grazie al calcestruzzo).
Il secondo Stato di Progetto esaminato prevede la realizzazione di una piastra in c.a. da porre in opera sopra
l'arco e poco sotto il piano viabile, in modo tale da ripartire efficacemente i carichi concentrati.
Il corrispondente file di SAV è: Esempio_P7-c.
La piastra in c.a. potrebbe essere considerata infinitamente rigida rispetto al ponte sottostante: ciò condurrebbe a
definire un corrispondente carico distribuito uniforme. Tuttavia, appare più corretto effettuare un'analisi della
soletta come trave su suolo elastico, in modo tale da studiare efficacemente la ripartizione delle azioni sulla volta
sottostante. Le reazioni del terreno verranno poi tradotte in carichi distribuiti uniformi a tratti. Ciò permette di
valutare correttamente l'effetto della posizione eccentrica dei carichi da traffico stradale.
Si studia quindi una trave su suolo elastico, in c.a., avente sezione trasversale data dalle dimensioni della soletta:
240 x h 30 cm.; si considera una lunghezza pari alla luce della volta misurata in asse, e quindi:
≈ 744 + 50 = 794 cm. La trave viene modellata con tratti che collegano nodi distanti l'uno dall'altro 60 cm.
(l'ultimo tratto è di 14 cm.)
Il coefficiente di sottofondo per il terreno alla Winkler viene assunto pari a:
KW = 0.03 N/mm3 (=3 kgf/cm3)
(ovviamente per terreno si intende il sottofondo che sovrasta la volta, posto sotto la soletta in c.a.).
Gli spostamenti consentiti ai nodi sono la traslazione verticale e la rotazione intorno all'asse Y (asse orizzontale
ortogonale all'asse X coincidente con l'asse della trave).
Per lo studio della trave su suolo elastico si utilizza il software PC.E©AEDES, che consente, fra le varie funzionalità,
lo studio di strutture monodimensionali elastiche generiche (incluse travi su suolo elastico). Si definisce un'unica
condizione di carico contenente i carichi variabili di progetto ed il peso proprio della soletta (fig. 4.7.16).
Fig. 4.7.16. Carichi variabili di progetto sulla soletta considerata come trave su suolo elastico
Dopo l'esecuzione dell'analisi, il diagramma delle tensioni sul terreno (fig. 4.7.17) può essere tradotto in carichi da
applicare sulla volta in muratura.
Fig. 4.7.17. Dalle tensioni sul 'terreno' al carico sulla volta sottostante
Per controllo, si verifica che la risultante di tutti i carichi così distribuiti equivalga al carico applicato sulla soletta:
(314 + 274 + 231 + 185 + 139 + 98 + 70) * 0.60 + 46 * 1.20 + 31 * (2.40+0.14) = 920 kN, praticamente
coincidente con la risultante sopra valutata (915 kN).
Sono state esaminate due CCC, analogamente alla precedente ipotesi progettuale con spritz-beton:
CCC 1) tutti i carichi
CCC 2) tutti meno q1k
Come atteso, analogamente alla soluzione spritz-beton, anche in questo caso i coefficienti di sicurezza di
riferimento (i più sfavorevoli) sono forniti dalla CCC 2, dove è assente l'effetto stabilizzante del carico q1k ripartito.
Il moltiplicatore di collasso è 1.503, inferiore al valore 2.137 raggiunto attraverso l'ipotesi di intervento con spritz-
beton in intradosso. Si tratta dello stesso ordine di grandezza focalizzato con spritz-beton senza effetto
dell'armatura (si otteneva 1.488) ma appunto il contributo a trazione dell'armatura della cappa in intradosso si
rivela l'aspetto vincente per l'intervento con spritz-beton rispetto alla soletta in c.a. sovrastante.
In sintesi, la comparazione dei due interventi fra loro e con lo Stato Attuale della struttura voltata fornisce le
seguenti considerazioni:
a) spritz-beton: incremento di λ da 1.066 a 2.137 (+100%);
b) soletta sovrastante la volta: incremento di λ da 1.066 a 1.503 (+41%).
L'intervento con spritz-beton in intradosso viene preferito, e risulta soddisfatto anche il limite di sicurezza
prefissato (moltiplicatore pari a 2.000); il valore del moltiplicatore conseguito (2.137) mostra peraltro il corretto
dimensionamento dell'intervento.
Per lo Stato di Progetto definitivamente scelto (file corrispondente: Esempio_P7-b2), si riportano in fig. 4.7.21 i
diagrammi analoghi allo Stato Attuale mostrati in fig. 4.7.12.
Fig. 4.7.21. Risultati per lo Stato di Progetto definitivo nella configurazione di collasso
In fig. 4.7.21 si osservi che non è possibile rappresentare il campo di spostamenti cinematici: la volta è infatti
rinforzata con strutture in grado di resistere a trazione in intradosso, che impediscono l'apertura intorno a cerniere
localizzate in estradosso. Nell'esempio rinforzato con lo spritz-beton in intradosso dove non si è considerato il
contributo di resistenza a trazione offerto dall'armatura (Esempio_P7-b), è invece normalmente visualizzabile il
cinematismo, come in fig. 4.7.22 dove il meccanismo di collasso è rappresentato per ognuna delle due CCC
considerate.
Fig. 4.7.22. Cinematismi di collasso per volta rinforzata con spritz-beton in intradosso,
senza il contributo a trazione dell'armatura
In fig. 4.7.22 viene evidenziata una situazione che è opportuno interpretare. Nella CCC 2 sono chiaramente
visualizzabili 3 cerniere. Come noto, la configurazione isostatica e la sua curva delle pressioni si riferiscono
all'ultima configurazione equilibrata determinata dall'elaborazione, quando viene calcolato il massimo moltiplicatore
(verticale, in questo caso) sostenibile. Il meccanismo rappresentato si genera per valori superiori del
moltiplicatore, quando si forma la quarta cerniera.
Se ciò è chiaramente comprensibile nell'immagine relativa alla CCC 2 (moltiplicatore 1.582), non è altrettanto
immediato per la CCC 1: risulta che il moltiplicatore di collasso (1.488) corrisponde a una configurazione con due
sole cerniere. Nasce spontanea una domanda: come mai la procedura non individua moltiplicatori superiori, che
prevedano la formazione di una terza cerniera? Inoltre, perché è rappresentato un cinematismo con 4 cerniere, se
il limite al collasso ne presenta 2?
La risposta sta nei criteri in base ai quali una soluzione statica viene considerata valida: oltre alla formazione delle
cerniere, vi è comunque un controllo sulla trazione che insorge nelle interfacce. Nel caso particolare in esame, alla
terza iterazione dell'elaborazione in corrispondenza di λ=1.488 si rileva una trazione non accettabile in estradosso
in un'interfaccia adiacente a quella dove c'è già la cerniera: tale posizione non viene accettata per la formazione di
una nuova cerniera, cioè per la compensazione: in altre parole, la definizione progressiva delle cerniere controlla
l'alternanza intradosso - estradosso, necessaria per la formazione di un cinematismo. Per tale motivo, il
moltiplicatore di collasso viene conseguito prima della formazione di una terza cerniera. Sulla rappresentazione del
cinematismo, si deve tenere presente che durante il ciclo di individuazione del moltiplicatore di collasso è possibile
che configurazioni con moltiplicatori più elevati abbiano individuato le 4 cerniere di un cinematismo: quello che
viene rappresentato è quindi il cinematismo 'più vicino' alla configurazione di collasso.
La fig. 4.7.23 mostra la variazione dei risultati cambiando la mesh della struttura, con una lunghezza dei conci pari
a 17 cm. invece che 15 cm. (il modello è salvato nel file Esempio_P7-b3). Le problematiche precedenti sono
risolte, entrambe le combinazioni di carico presentano tre cerniere in corrispondenza dell'ultima configurazione
equilibrata prima del collasso. Il valore del moltiplicatore indica tra l'altro una situazione migliore per la CCC 1
(dove il carico complessivo è maggiore, e questo non sorprende in quanto la stabilità è favorevolmente influenzata
da carichi più elevati). Resta tuttavia confermato quanto in precedenza indicato per questo intervento, e cioè che il
solo spritz-beton in intradosso senza armatura non consente in raggiungimento del livello prestazionale richiesto
(moltiplicatore >= 2.000).
In ogni caso, un percorso di approfondimento di questo tipo può essere utilizzato per applicare SAV con maggiore
consapevolezza sui risultati. Si è constatato come essi possano avere variazioni importanti in dipendenza dalle
scelte di modellazione. La rapidità di esecuzione dei calcoli con SAV consentirà in generale l'ottimizzazione del
modello.