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“Sodalitium” Periodico - Organo Ufficiale dell’Istituto Mater Boni Consilii - Loc. Carbignano, 36.
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Dir. Resp.: don Francesco Ricossa - Aut. Trib. di Ivrea n. 116 del 24-2-84 - Stampa: TECA - Torino
Sommario
Editoriale pag. 2
Fede, morale e riti della religione Giudaica pag. 4
L’Osservatore Romano pag. 12
Sia fatta la Tua volontà come in cielo così in terra pag. 29
“Il Papa del Concilio”. XVIII puntata pag. 42
L’Infallibilità della Chiesa pag. 57
RECENSIONI: M. Blondet: Gli Adelphi della Dissoluzione pag. 75
A proposito di Opus Dei pag. 77
Vita dell’Istituto pag. 79
Editoriale
I redattori di Sodalitium non vogliono
certo paragonarsi agli apostoli, e neppure vo-
gliono paragonare alcuno ai sinedristi.
Queste parole della Scrittura sono però di
“I
mponiamo loro con minacce di non esempio per noi, come per ogni cristiano: a
parlare più in quel nome a persona chi intima con minacce di non parlare più nel
alcuna”. Fu questa la decisione nome di Gesù, si deve rispondere, umilmente
presa dagli uomini del Sinedrio nei confronti ma fermamente: “non possiamo non parla-
degli apostoli; ed infatti, richiamatili, “inti- re”. Che importa se queste parole ci costasse-
marono loro di assolutamente non parlare e ro dei patimenti? “Chi ci separerà dall’amore
non insegnare nel nome di Gesù” (Atti IV, di Cristo? la tribolazione o l’angoscia o la
17-18). Il motivo del divieto, lo espressero fame o la nudità, o il pericolo, o la persecuzio-
chiaramente quando convocarono nuova- ne, o la spada?” (Rom VIII, 35); poiché, lo
mente gli apostoli davanti al loro tribunale, sappiamo, “quanti vogliono vivere piamente
poiché questi ultimi avevano disobbedito a in Cristo Gesù, saranno perseguitati” (II Tim
quell’ordine severo: “Voi - dissero i sinedri- III, 12). Sappiamo che questa è l’ultima beati-
sti - mirate a far ricadere su di noi il sangue tudine: “Beati voi quando vi oltraggeranno, e
di quell’uomo!” (Atti V, 28). Nei due casi, la mentendo, diranno ogni male di voi per causa
risposta apostolica fu simile: “Giudicate voi mia; rallegratevi ed esultate, perchè grande è la
stessi se sia giusto, dinanzi a Dio, l’ubbidire a vostra ricompensa nei cieli; poiché così hanno
voi anzi che a Dio! Quanto a noi, non pos- perseguitato i profeti che vi precedettero” (Mt
siamo non parlare di quel che abbiamo visto V, 11). Questo deve essere il nostro stato
e udito” (Atti IV, 19-20); “Bisogna ubbidire d’animo in tutta la vita terrena, senza vittimi-
a Dio più che agli uomini. Il Dio dei padri smo, ma con esultanza; senza odio, ma con
nostri, ha risuscitato Gesù che voi uccideste amore: “amate i vostri nemici, fate del bene a
appendendolo a un legno” (Atti V, 29-30). chi vi odia e pregate per quelli che vi persegui-
Scontata la reazione dei sinedristi: “essi fre- tano e vi calunniano, affinché siate figli del
mevano dalla rabbia e si proponevano di Padre vostro che è nei cieli” (Mt V, 44).
metterli a morte” (Atti V, 33). Questo, e non altro, l’ideale che ci anima.
In copertina: Una seduta del Concilio di Trento, iniziato 450 anni fa. Alla fine dell’ultima
seduta, i Padri conciliari acclamarono: “Anathema cunctis hæreticis” (Scomunica a tutti gli
eretici).
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IL GIURAMENTO
sti, sulla terra verrà il Messia, cioè l’epoca Giovanni Battista ammoniva i Farisei ed i
della fratellanza universale” (58). Sadducei dicendo: “Razza di vipere, chi vi ha
La religione del Dio unico (o del insegnato a fuggire l’ira che vi sovrasta? FATE
G.A.D.U.) non è quindi quella ebraica, ma DUNQUE FRUTTI DEGNI DI PENITEN-
quella dei noachiti e la realizzazione della ZA, e non vogliate dire tra voi stessi: ‘NOI AB-
religione massonico-filantropica di universa- BIAMO ABRAMO PER PADRE’, poiché Io
le fratellanza segnerà non l’avvento del vi dico che Dio può da queste medesime pietre
Messia ma dell’Anticristo! Lo conferma la suscitare figli ad Abramo. Ormai la scure è
risposta alla domanda di Elkann, se non sa- posta alla radice degli alberi; ogni albero dun-
rebbe meglio che ci fosse una sola religione: que CHE NON DARÀ BUON FRUTTO sarà
“È il NOSTRO SCOPO. La speranza tagliato e gettato nel fuoco” (Mt III, 7-10).
dell’ebraismo è di arrivare a questa grande Sul concetto di aldilà Toaff afferma che
religione universale” (59), ma salvaguardan- “la Torà parla di questa vita e NON
do l’ebraismo: “Gli ebrei non vogliono por- PARLA MAI DELL’ALDILÀ” (67). D’al-
tare l’ebraismo a tutti i popoli. LA RELI- tronde anche Werner Sombart scrive: “È
GIONE EBRAICA È PER IL POPOLO noto che … l’Ebraismo ignora l’Aldilà. Il
EBRAICO E BASTA!” (60). bene e il male l’uomo può quindi provarli
Gli ebrei non possono mangiare carne di solo in questo mondo. Dio, se vuole punire
maiale, “…per una SEPARAZIONE, per- o ricompensare, può farlo solo finché
ché devono ESSERE SEPARATI dagli l’uomo vive sulla terra. Quaggiù, dunque, il
altri”, con una sorta di discriminazione etni- giusto deve prosperare, quaggiù l’empio
ca e religiosa, e quelli che non seguono i deve soffrire” (68).
precetti o che non sono praticanti non cessa- Gli ebrei poi “hanno fiducia in quello spiri-
no per questo di essere ebrei, solo “rinuncia- to divino che è in ognuno di noi. Nel momento
no ad essere un popolo di sacerdoti” (61). in cui l’individuo nasce …noi riceviamo qual-
Per Toaff il Messia è un’epoca ( 62 ). che cosa che ci unisce a Dio” (69). Sembra
Persiste lo stesso errore che causò il rifiuto di quasi di leggere Gaudium et Spes n° 22: “Pel
Gesù Cristo: se il Messia è il popolo ebraico, fatto stesso che il Verbo si è incarnato, ha
chi - come Gesù - voglia predicare il Regno unito a sé, in qualche modo, ogni creatura”.
dei Cieli aperto a tutti, senza distinzioni di Per quanto riguarda poi il rapporto tra
razza, “è reo di morte”, perché, come afferma Fede ed opere, il Giudaismo attribuisce mag-
il prof. Toaff: “L’epoca messianica è… il con- gior valore alle opere che alla fede (70). Noi
trario di quello che vuole il Cristianesimo: cattolici sappiamo però che se “la fede senza
NOI VOGLIAMO RIPORTARE DIO IN le opere è morta” (contro l’eresia luterana),
TERRA, E NON L’UOMO IN CIELO. Noi altrettanto vero è che “senza la fede è impos-
non diamo il regno dei cieli agli uomini, ma sibile piacere a Dio” (contro il Farisaismo
vogliamo che Dio torni a regnare in terra” talmudico). Toaff insiste su questo punto:
(63). Perché il Messia arrivi tra noi “basterebbe
che tutti gli ebrei, come è scritto nel Talmùd,
rispettassero ed osservassero due Sabati con-
secutivi tutti insieme una volta nella loro vita
e il Messia sarebbe già arrivato” (64).
Per il Giudaismo, religione, popolo e Dio
sono un’unico oggetto di fede: “Per rimanere
buoni ebrei, bisogna avere fede non soltanto Sedia di Elia, usata du-
in Dio, ma anche nel POPOLO ebraico” (65). rante la cerimonia della
Entrare nella religione ebraica è difficile, circoncisione. (Questa
perché implica l’accettazione di “tutte le rego- sedia si trova nella
le del popolo ebraico contenute nella Torà”, Sinagoga di Bevis
Marks, Londra)
mentre chi è già ebreo può, pur rimanendo
tale, non seguirle tutte: “UNO CHE È
EBREO PUÒ FARE QUELLO CHE
VUOLE. Uno che non è ebreo e lo vuol di-
ventare deve accettare tutto” (66). È questo il
punto nodale dello scontro che oppose duemi-
la anni fa i Farisei a Gesù Cristo. Già
10
“L’uomo si salva attraverso le opere; se c’è la di una Càbala pura data da Dio ad Adamo e
fede è meglio, ma se NON C’È LA FEDE E trasmessasi oralmente in ogni epoca, corrot-
L’INDIVIDUO SI COMPORTA BENE SI ta poi dai Farisei a partire dal II secolo a. C.
SALVA UGUALMENTE” (71). fino a divenire la Càbala spuria del Giu-
Dio non è il Dio personale e trascendente, daismo post-biblico, sembra accreditata da
è piuttosto l’anima mundi immanente al Toaff, che avanza anche una distinzione tra
mondo e che fa una sola cosa con esso: “Il studiosi di Càbala e cabalisti. Questi ultimi
concetto di dio è un concetto molto largo infatti applicano le teorie mistiche della
nell’Ebraismo, non è una persona” (72). E an- Càbala alla propria vita (77) per raggiungere
cora: “Il peccato originale nell’Ebraismo non determinati risultati che sorpassano la natu-
esiste. Esiste il primo peccato di trasgressione, ra: “Di Kabalisti cosiddetti pratici [maghi o
che è stato compiuto da Adamo ed Eva… luciferini n.d.r.] ne sono rimasti pochi…, per-
Non è che noi oggi subiamo le conseguenze ché applicare queste leggi… non è così sem-
del peccato originale. Perché il PECCATO plice. …Ma IO QUI PARLO DI KABALA
ORIGINALE È SOLTANTO PER CHI E NON DOVREI. …Certe cose non si inse-
NON È EBREO” (73). Sembra quasi insinuare gnano, ognuno le studia da sé” (78). E mentre
l’immacolata concezione del popolo ebraico! conferma che la Càbala (spuria) non è una
“Le radici di quello che è l’Ebraismo at- rivelazione divina ma “il frutto della specula-
tuale si trovano nel Talmùd”, che però non zione mistica dell’ebreo”, rivela anche che
è un libro religioso, perché “…è soltanto nulla ha appreso della Càbala dal padre, che
studio. …Non c’entra col rito, non c’entra pure era un profondo studioso di Càbala.
con la preghiera” (74); è inoltre un testo che
si inizia a studiare a dieci anni. CONCLUSIONE
Toaff passa poi a parlare della
CÀBALA, il cui fine è di scoprire il senso Da quanto detto si può evincere quanto
recondito nelle parole dello Zohar, testo mi- sia falsa l’affermazione di Giovanni Paolo II
stico e commento dogmatico alla Torà. fatta nella Sinagoga di Roma il 13 aprile
Secondo Toaff non vi è più un Sinedrio ge- 1986 che gli ebrei sono “nostri fratelli mag-
nerale (il Kahal) che possa obbligare tutto il giori NELLA FEDE di Abramo”, quando
popolo ebraico, però esistono tribunali loca- quella fede essi l’hanno invece rinnegata col
li. Studiare la Càbala può talora essere peri- Deicidio, come lo ha mostrato chiaramente
coloso, come avvenne a quel rabbino, il cui un ebreo convertito sinceramente alla reli-
caso è citato nel Talmùd, che “è andato su gione di Cristo, Paolo Medici. L’attuale
una strada sbagliata” (75), [forse perché è ri- Ebraismo, come abbiamo visto, non è la con-
salito alla Càbala pura che Dio consegnò ad tinuazione dell’Antico Testamento, e non è
Adamo e che è pervenuta fino a Gesù Cristo in nessun modo conciliabile con il Nuovo.
e, tramite gli Apostoli ed i Papi, fino a noi, Preghiamo quindi Dio Onnipotente che
come Tradizione orale con pari valore di si degni di illuminare gli israeliti e di acco-
quella scritta]. glierli nella Chiesa di Cristo.
Lo Zohar, che è la codificazione cabali- Che la Madonna Santissima, debellatrice
stica più importante ed i libri che ad esso si di tutte le eresie voglia schiacciare il capo del
rifanno, come ad un testo fondamentale, serpente infernale che è riuscito in questi ulti-
non sono dei dogmi per l’Ebraismo: mi tempi, a penetrare fin dentro il Santuario.
“Questa è la bellezza dell’Ebraismo. Se io
non sono soddisfatto e rifiuto qualche spie- BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
gazione… dello Zohar, non vado fuori
dell’Ebraismo, sono liberissimo di accettarlo LILIANA TREVES ALCALAY, Contro il maloc-
o di non accettarlo” (76). Sembra quasi una chio: molto aglio e vestiti tutti azzurri, in
sorta di LIBERO ESAME luterano. Bollettino della Comunità Ebraica di
Lo Zohar fu compilato e trascritto in Milano, maggio 1995, pag. 15.
Palestina da Rabbi Shimon Bar Yohai; Toaff S. N. EISENSTADT, Civiltà ebraica, Donzelli,
spiega tuttavia che “c’è una quantità di teo- Roma 1994.
rie su questo, perché qualcuno dice che la M.H. L UZZATTO , La voie et Dieu, ed.
COMPILAZIONE è una cosa, e le TRADI- Ramhal, Jerusalem 1993.
ZIONI altro”. Pertanto la teoria di Drach (e H. COHEN, L’étique du Judaisme, editions
di moltissimi altri studiosi) circa l’esistenza du Cerf, Paris 1994.
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ERICH FROMM, La legge degli ebrei, Rusconi, 8) PAOLO MEDICI, op. cit., pagg. IV-V.
Milano 1993. 9) ibidem, pag. V.
10) Cfr. P AOLO M EDICI , op. cit., pagg. 3-6. J.
GILBERT DAHAN, La disputa antigiudaica nel B UXTORFIUS , op. cit., cap. 4, pag. 85. DON G IULIO
medioevo cristiano, Ecig, Genova 1993. BARTOLOCCI, op. cit., pagg. 70-71. LEON DA MODENA,
“Riti e costumi ebraici”, Anima supplemen- op. cit., parte IV, cap. V, pag. 94.
tare del Sabato, in Actualité Juive, n° 399, 11) Cfr. Rituale ebreo, Amsterdam, 1649, pag. 39.
12) L. DA MODENA, op. cit., parte 3a, cap. 7, pag. 100.
12/X/1994, pag. 17. 13) PAOLO MEDICI, op. cit., pagg. 6-18.
Rabbi HATOUN, Le chabbat, Jerusalem. 14) Cfr. Sodalitium, n° 36, pagg. 14-21.
S. BEN-CHORIN, Il giudaismo in preghiera, 15) PAOLO MEDICI, op. cit., pag. 27. Vedasi anche le
ed. Paoline, Milano 1988. opere di SISTO DA SIENA ovvero GIROLAMO DA SANTA
BEN ZION BOKSER, Il giudaismo. Profilo di FEDE, Bibliotheca Patrum.
16) PAOLO MEDICI, op. cit., pagg. 34-36.
una fede, il Mulino, Bologna 1969. 17) Ibidem, pagg. 44-45. Cfr. M. BLONDET, I fanati-
A. P ENNA , La religione d’Israele, Mor- ci dell’Apocalisse, ed. Il Cerchio, Rimini 1992, pag. 135.
celliana, Brescia 1958. 18) Ibidem, pag. 65.
E. TESTA, Usi e riti degli Ebrei ortodossi, Fran- 19) Cfr. JONA, Il concetto di Dio dopo Auschwitz,
[Link] Melangolo, 1991, Genova.
ciscan Printing Press, Gerusalemme 1973. 20) PAOLO MEDICI, op. cit., pag. 75.
C. F LEURY , Costumi degli Israeliti, ed. 21) Ibidem, pagg. 99-101.
Fontana, Milano 1883. 22) Cfr. LEON DA MODENA, op. cit., cap. 4°, n° 5.
B. Z. B OKSER , Il Giudaismo, Il Mulino, 23) PAOLO MEDICI, op. cit., pag. 108.
Bologna 1969. 24) ibidem, pagg. 109-112.
25) Ibidem, pag. 117.
A. UNTERMAN, Dizionario di usi e leggende 26) Cfr. Talmùd, trattato Schabbat, cap. 4°.
ebraiche, Laterza, Bari 1994. 27) cfr. J. BUXTORFIUS, Sinagoga judaica, cap. 16, “De
E. BAROUKH - D. LEMBERG, Guide pratique anima judeorum sabbatina”; e don GIULIO BARTOLOCCI,
du Judaisme, First, Paris 1994. Bibliotheca magna rabbinica, tomo 3, pag. 412.
28) Trattato “Sanhedrin”, cap. “Chelec”.
H. COHEN, Religione della ragione dalle fonti 29) J. MAIER- P. SCHÄFER, Piccola Enciclopedia
dell’ebraismo, ed. San Paolo, Milano 1994. dell’Ebraismo, Marietti, Casale Monferrato 1985, pag. 369.
M. H. L UZZATTO , La voie de Dieu, ed. 30) C. SZLARMANN, L’Ebraismo per principianti,
Rambad, Jerusalem 1993. Giuntina, Firenze 1987, pag. 112.
Y. HILLEL, La foi, la Kabbale et la folie, ed. 31) J. MAIER - P. SCHÄFER, op. cit., pag. 29.
32) E. GUGENHEIM, L’Ebraismo nella vita quotidia-
Kodesh, Jerusalem 1994. na, Giuntina, Firenze 1994, pag. 73.
G ADI L UZZATTO V OGHERA , L’antisemi- 33) Ibidem, pag. 147.
tismo, Feltrinelli, Milano 1994. 34) J. MAIER - P. SCHÄFER, op. cit., pag. 202. Vedasi
P. DRACH, De l’harmonie entre l’Eglise et la anche sull’argomento:
G. F OHRER , Fede e vita nel giudaismo, Paideia,
Synagogue, P. Mellier edit., Paris, 1844 Brescia 1984 e L. SESTRIERI, La spiritualità ebraica, ed.
Studium, Roma 1987.
Note 35) ELIA S. ARTOM, Vita d’Israele, ed. Israel, Roma
1993, 4a ed., prefazione.
1) LEON DA MODENA, Historia di riti hebraici, Venezia
1678, (ristampa fotolitografica Forni, Bologna 1979). Un mohel che esegue la circoncisione
2) PAOLO MEDICI, Riti e costumi degli ebrei, Torino mentre il sandek tiene il bambino
1737, VI, ed. 1874.
3) J OHANNES B UXTORFIUS , Synagoga judaica,
Basilea 1680, (ristampa fotolitografica, Hildesheim-
Zürich- NewYork 1989).
4) DON GIULIO BARTOLOCCI, Bibliotheca magna rabini-
ca, Roma 1675-83, 4voll. ed Propaganda Fide. Quest’opera
è di capitale importanza. Il Bartolocci, (Viterbo 1616 -
Roma 1687) fu un insigne orientalista. Fu allievo dell’ebreo
convertito Giovanni Giona Galileo Battista, professore di
ebraico all’Università di Roma. Entrò nell’ordine cistercen-
se con il nome di Giulio di S. Anastasia e insegnò l’ebraico
per trentasei anni nel Collegio dei Neofiti a Roma. (Cf. E.
F LORIT , voce “Bartolocci Giulio”, in Enciclopedia
Cattolica, Citttà del Vaticano 1949, vol, II, col. 914).
5) PAOLO MEDICI, op. cit., pag. IV.
6) ibidem, pag. IV.
7) «Anche il Graetz - scrive Adolfo Ottolenghi -
…rimprovera al Da Modena questo libro: l’Historia,
secondo lui, ha reso un cattivo servizio all’ebraismo».
ADOLFO OTTOLENGHI, Rassegna mensile di Israele, sez.
2°, voll. VII. N° 7-8, nov.-dic. 1932, pag. 289.
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ambiguo. È di fede che la Chiesa include dei sia! Ma, per il Concilio ed il Vaticano II,
giusti e, come membra morte, dei peccatori. “l’unità dei cristiani” è “un problema cruciale
Nessuno nega, pertanto, che dei cattolici per la testimonianza evangelica nel mondo”
siano stati peccatori e causa di scandalo. Ma (n. 34, pag. 42) perché la divisione tra i cristia-
occorre ricordare che molti altri furono santi, ni sarebbe “per il mondo un oggetto di scan-
e motivo di credibilità! Di più. I peccatori fu- dalo” e farebbe “ostacolo alla più santa delle
rono tali perché agirono contro la morale in- cause: la predicazione del Vangelo a ogni
segnata dalla Chiesa, o pensarono contro la creatura” (Unitatis redintegratio, n. 1).
fede insegnata dalla Chiesa, al punto che, nei Commentano i teologi della Lettre à quelque
casi più gravi, essi venivano separati dalla évêque: questa frase, in quanto afferma che la
Chiesa con la scomunica. Quindi, la Chiesa dissidenza dei non-cattolici nei confronti della
non si fa carico del peccato dei suoi figli sna- Chiesa compromette la credibilità del
turati, come Dio non è responsabile del pec- Vangelo e della Chiesa cattolica, favorisce
cato delle sue creature. Ma questo è il punto: l’eresia sulla natura della Chiesa e conduce a
Giovanni Paolo II intende parlare dei peccati, negare la realizzazione, nella Chiesa cattolica,
errori, infedeltà commessi da dei cattolici in della nota divina di unità e a negare la dottri-
quanto individui, contro la dottrina della na cattolica che afferma che la Chiesa è dota-
Chiesa, oppure commessi da dei cattolici in ta delle “note manifeste della sua divina isti-
quanto tali, che agivano secondo i dettami tuzione”. In altre parole, gli scismatici e gli
della Chiesa “preconciliare”? Nel secondo eretici sono i soli responsabili delle loro colpe
caso, colpevole sarebbe la Chiesa stessa, che contro la Chiesa e dello scandalo dato, e la
non sarebbe più santa nella sua dottrina, nella Chiesa stessa è riconoscibile da tutti come
sua morale, nella prassi di questa dottrina. Se l’unica vera Chiesa di Cristo, anche se dei di-
Giovanni Paolo II insinua questo, bestemmia sgraziati, per loro rovina, se ne sono separati.
la Chiesa di Cristo. Ma quali sarebbero mai le Ben lontano da questa idea, Giovanni Paolo
colpe passate dei cattolici? Giovanni Paolo II II inculca invece l’errore ecumenico; anzi, “si
ne cita solo due: i peccati contro l’ecumeni- può dire - scrive - che tutta l’attività delle
smo (n. 34) e quelli contro la libertà religiosa Chiese locali e della Sede Apostolica” abbia-
(n. 35). Cominciamo dal delitto di leso ecu- no “assunto in questi anni un respiro ecume-
menismo: «Tra i peccati che esigono un mag- nico. Il Pontificio Consiglio per la promozio-
giore impegno di penitenza e di conversione ne dell’unità dei cristiani è divenuto uno dei
devono essere annoverati certamente quelli che principali centri propulsori del processo, verso
hanno pregiudicato l’unità voluta da Dio per la piena unità” per cui, grazie ad un buon
il suo Popolo [quindi, il “Popolo di Dio”, la “esame di coscienza” ecumenico, al “dialogo
Chiesa, non è una, come invece dice il Credo]. dottrinale” e alla “preghiera ecumenica” al
Nel corso dei mille anni che si stanno conclu- Grande Giubileo ci si potrà presentare “se
dendo, ancor più che nel primo millennio, la non del tutto uniti, almeno molto più prossimi
comunione ecclesiale, “talora non senza a superare le divisioni del secondo millennio”
colpa di uomini d’entrambe le parti” (ibidem).
(Vaticano II, Unitatis redintegratio, 3), ha Passiamo ora ai peccati contro la libertà
conosciuto lacerazioni che contraddicono religiosa: «Un altro capitolo doloroso, sul
apertamente alla volontà di Cristo e sono di quale i figli della Chiesa non possono non tor-
scandalo al mondo. Tali peccati del passato nare con animo aperto al pentimento, è costitui-
fanno sentire ancora, purtroppo, il loro peso e to dall’acquiescenza manifestata, specie in alcu-
permangono come altrettante tentazioni anche ni secoli, a metodi di intolleranza e persino di
nel presente. È necessario farne ammenda, in- violenza nel servizio della verità. È vero che
vocando con forza il perdono di Cristo” (n. un corretto giudizio storico non può prescinde-
34, pagg. 41-42). Questa frase, in quanto tale, re da un’attenta considerazione dei condiziona-
è malsonante e sospetta di eresia. In quanto menti culturali del momento, sotto il cui influs-
attribuisce indifferentemente alla Chiesa cat- so molti possono aver ritenuto in buona fede
tolica ed ai dissidenti lo scandalo della separa- che un’autentica testimonianza della verità
zione, è scandalosa ed ingiuriosa alla Chiesa. comportasse il soffocamento dell’altrui opi-
Infatti, dato e non concesso che i cattolici si nione o almeno la sua emarginazione.
siano comportati male, la colpa della dissiden- Molteplici motivi convergevano nel creare pre-
za ricade sui dissidenti, poiché non c’è motivo messe di intolleranza, alimentando un’atmosfe-
valido per lasciare la Chiesa o cadere nell’ere- ra passionale alla quale solo grandi spiriti ve-
14
nibile, e le canonizzazioni fatte dagli “orto- e dei peccatori (cf Gen 25,23; Ps 5,7; Mal 1, 2-3;
dossi”, di cui parla Wojtyla (ibidem), non Rom 9,13) in quanto tali. Per la fine del secon-
hanno alcun valore. Di più. La santità è una do millennio poi, aspettiamoci le più terribili
nota per riconoscere la vera Chiesa di Cristo. manifestazioni dello “spirito di Assisi”. Infatti,
Ammettere la santità nelle sétte separate “la vigilia del Duemila sarà una grande occasio-
dalla Chiesa Romana, significa dare anche ad ne (...) anche per il dialogo interreligioso, secon-
esse la qualifica di vera Chiesa. Infine, come do le chiare indicazioni date dal Concilio
si può dire che cattolici eretici siano uniti in Vaticano II nella Dichiarazione Nostra Ætate
una “comunione dei santi” e, per giunta, che sulle relazioni della Chiesa con le religioni non
questa “comunione dei santi” parli “con voce cristiane”. (n. 53, pag. 61). “In tale dialogo -
più alta dei fattori di divisione”? Cosa sono, prosegue Giovanni Paolo II - dovranno avere
difatti, questi “fattori di divisione”? Né più né un posto preminente gli ebrei e i musulmani.
meno che le verità di fede negate da “orto- Voglia Dio che a sigillo di tali intenzioni si pos-
dossi, anglicani e protestanti”: l’infallibilità del sano realizzare anche incontri comuni in luoghi
Papa, la presenza di Cristo nell’Eucarestia significativi per le grandi religioni monoteiste.
mediante le parole della consacrazione, il Si studia, in proposito, come predisporre sia sto-
Purgatorio, il valore delle buone opere (per i rici appuntamenti a Betlemme, Gerusalemme e
protestanti), l’indissolubilità del matrimonio, sul Sinai, luoghi di grande valenza simbolica,
i dogmi mariani, la struttura monarchica della per intensificare il dialogo con gli ebrei e i fe-
Chiesa ecc. ecc. In una parola: la fede (poiché deli dell’Islam, sia incontri con rappresentanti
rifiutare una sola verità di fede significa non delle grandi religioni del mondo in altre città”
avere la fede). L’ecumenismo (dei santi) è (ibidem). Il Giubileo dell’anno 2000 dovrebbe
dunque, per Giovanni Paolo II, più importan- ricordare, a rigor di logica, l’Incarnazione del
te della fede cattolica. Figlio di Dio, mistero che gli ebrei e i “fedeli”
(senza fede) dell’Islam considerano una be-
La preparazione immediata. Seconda fase: lo stemmia inaccettabile. Giovanni Paolo II
“spirito di Assisi” a Betlemme, Gerusalemme mette invece Giudaismo, Islamismo e
e sul Sinai Cristianesimo nel calderone comune delle
“grandi religioni monoteiste” e sostituisce alla
Gli ultimi tre anni (il “tempo” dell’anticri- predicazione del Vangelo il dialogo interreli-
sto!) prima del 2000 costituiranno la seconda e gioso! Certo, egli invita a “far attenzione a non
ultima fase del nuovo “Avvento”: il 1997 sarà ingenerare pericolosi malintesi, ben vigilando
dedicato a Gesù Cristo, il 1998 allo Spirito sul rischio del sincretismo e di un facile e ingan-
Santo, il 1999 a Dio Padre. Il 2000, infine, sarà nevole irenismo” (ibidem). Si potrebbe rispon-
l’anno del Grande Giubileo. L’anno del Figlio dere che i malintesi sono già diffusi tra i fedeli,
ricorderà la centralità del battesimo, che, se- e nessuno ha mai fatto nulla per dissiparli. Ma,
condo il Catechismo della Chiesa Cattolica, andando più in profondità, occorre ricordare
«costituisce “il fondamento della comunione tra che con queste parole Giovanni Paolo II non
tutti i cristiani, anche con quanti non sono anco- dà una interpretazione cattolica ed ortodossa
ra nella piena comunione con la Chiesa cattoli- delle riunioni ecumeniche; egli, infatti, dice
ca” (n. 1271)» (n. 41, pag. 52), dimenticando qualcosa che qualunque Gran Maestro della
che l’eresia, lo scisma o la scomunica distruggo- Massoneria potrebbe sottoscrivere! Parlando
no totalmente la comunione creata dal battesi- della tolleranza massonica, infatti, l’ex Gran
mo (cf Sodalitium, n. 38, pagg. 8-11). L’anno Maestro Di Bernardo scriveva che essa consi-
dello Spirito Santo vedrà i cristiani intenti a ste “in un atteggiamento che, pur respingendo
meditare sull’ecclesiologia della Lumen gen- in linea di principio un modo di pensare ritenu-
tium (cf n. 47, pag. 57). L’anno di Dio Padre to erroneo, lo lascia sussistere per un motivo di
farà riscoprire “ogni giorno l’amore incondi- rispetto verso la libertà degli altri”. Nessun sin-
zionato [di Dio] per ogni creatura umana” (n. cretismo, dunque, e nessun irenismo anche per
49, pag. 58); qui Giovanni Paolo II dimentica di i Massoni: “la Massoneria non è indifferente
dire che l’amore di Dio per ogni creatura nei confronti di altri modi di pensare; la
umana è invece condizionato per lo meno alla Massoneria non è tutto e il contrario di tutto”.
possibilità di conversione di questa creatura (a Se quindi Giovanni Paolo II non predica l’in-
meno di voler sostenere che Dio ama i danna- differentismo, il sincretismo o l’irenismo tra le
ti) e che la Sacra Scrittura parla frequentemen- religioni (benché questo capisca la gente dai
te dell’ “odio” di Dio nei confronti del peccato suoi “incontri comuni” sullo stile di quello di
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Assisi), non per questo si allontana dallo spiri- mente l’immagine del suo Signore crocifisso”,
to massonico, a condizione di conservare, ma non fa nomi. Finalmente ne conosciamo
come di fatto conserva, il non-esclusivismo, la uno: Santa Caterina da Siena. Sì, anche lei,
pratica del dialogo, il rispetto dell’altro, della li- infatti, ha incitato a far uso di “metodi di in-
bertà di religione e di coscienza, la considera- tolleranza e persino di violenza nel servizio
zione di ciò che ci unisce piuttosto che di ciò della verità” (ibidem) predicando una crocia-
che ci divide... (cfr Sodalitium, n. 24, pp. 3-7). ta contro gli infedeli. Lo ricorda Giovanni
Come certamente avverrà a Betlemme,a Paolo II nel suo Angelus del 12 febbraio
Gerusalemme e sul Sinai... (O.R., 13-14 febbraio 1995, pag. 4): “Certo,
bisogna riconoscere che anch’essa era figlia
Terza fase: il Grande Giubileo “pancristia- del suo tempo allorché, nel pur giusto zelo
no” ed il ritorno a Gerusalemme per la difesa dei luoghi santi, faceva sua la
mentalità allora dominante, secondo cui tale
Dopo i tre anni di preparazione immedia- compito poteva esigere persino il ricorso alle
ta, verrà infine il 2000, dedicato a tutta la armi” (n. 2). Giovanni Paolo II concede le
Trinità, e consacrato dal Grande Giubileo. “circostanze attenuanti” alla Santa senese,
Due le novità rispetto agli altri del passato. per usare le parole di Tertio millennio, ma
Innanzitutto, il Giubileo non è più legato a essa non era di quei “grandi spiriti veramente
Roma: esso “avverrà contemporaneamente in liberi e pieni di Dio” che, come Lutero, che
Terra Santa, a Roma e nelle Chiese locali del alle Crociate si opponeva (Denz. 774), “riu-
mondo intero” (n. 55, pag. 62). La Terra scivano in qualche modo a sottrarsi” alla
Santa, Gerusalemme, riprendono il soprav- mentalità allora dominante. “Oggi - ha detto
vento su Roma, ove Pietro ha stabilito la Sede ancora Giovanni Paolo II all’Angelus - dob-
del Vicario di Cristo. Il Giubileo perde così il biamo essere grati allo Spirito di Dio, che ci
suo carattere “romano”, di pellegrinaggio ha portato a capire sempre più chiaramente
cioè di tutti i cattolici a Roma, la “Città che il modo più appropriato, e insieme più
Santa” del Nuovo Testamento, dopo che Dio consono al Vangelo, per affrontare i problemi
stesso ha definitivamente abbandonato la che possono nascere nei rapporti tra i popoli,
Gerusalemme terrena (cf Gal 4, 22-31). La religioni e culture, è quello di un paziente,
seconda novità è che si tratterà di un Giubileo fermo quanto rispettoso dialogo” (ibidem).
“pancristiano”: “La dimensione ecumenica ed Resta un dubbio: come mai lo Spirito di Dio
universale del Sacro Giubileo, potrà opportu- si è contraddetto, spacciando, per bocca di
namente essere evidenziata da un significativo tanti Papi, un peccato come le crociate in
incontro pancristiano” (n. 55, pag. 63). Il ter- un’opera santa e indulgenziata? Se ne sarà
mine “pancristiano”, di origine protestante, è accorto, anche Lui, solo oggi?
stato correntemente sostituito con quello di
“ecumenico”, forse perché pesava troppo la GIOVANNI PAOLO II E GLI “ORTODOSSI”
condanna che Pio XI fece, nella sua enciclica
Mortalium animos, delle riunioni “pancristia- Dobbiamo tornare su questo argomento
ne”. Ora, a trent’anni e più dal Concilio e (cf. Sodalitium, n. 37, pagg. 28-29: “Gli eretici
dall’ “enciclica” Ecclesiam suam di Paolo VI, orientali? Sono fratelli, e non separati!”), tra i
la condanna di Papa Ratti non fa più paura, e più cari a Giovanni Paolo II; egli stesso, infat-
Giovanni Paolo II può pertanto riesumare, ti, vi ha dedicato almeno tre discorsi merite-
senza timore alcuno, il termine proscritto di voli di particolare attenzione. Il primo è del
“pancristiano”. Noi, sinceramente, preferia- 28 giugno 1994, rivolto “alla Delegazione del
mo restare solamente cristiani. Patriarca Ecumenico di Costantinopoli”
(O.R., 29 giugno 1994, pag. 5), l’eretico e sci-
smatico Bartolomeo I, autore del testo della
Via Crucis recitato da Giovanni Paolo II nel
SANTA CATERINA HA DETURPATO IL VOLTO Venerdì Santo del medesimo anno. Il discorso
DELLA CHIESA? in questione (pronunciato in francese) non è
solo (!) contrario alla fede, ma anche grave-
Nella “Lettera Apostolica” Tertio millen- mente offensivo verso gli apostoli Pietro e
nio, al n. 35, Giovanni Paolo II parla dei Paolo, e ciò proprio in occasione della loro fe-
“tanti figli” della Chiesa “che ne hanno detur- stività. Infatti, secondo Giovanni Paolo II,
pato il volto, impedendole di riflettere piena- “Pietro e Paolo, senza mai cessare di essere
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degli “ortodossi” non coincidono. fronti (o meglio: la Chiesa cattolica riceve gli
Lo stesso teologo “ortodosso” spiega che affronti). In Grecia il clero “ortodosso” chie-
la sua Chiesa ammette il divorzio (pag. 78) e de al governo limitazioni alla libertà religiosa
che l’opinione comune rifiuta, a proposito dei cattolici, in Serbia ed in Bosnia il clero
della presenza reale di Cristo nell’eucarestia “ortodosso” ha lanciato una “guerra santa”
(realizzata non dal sacerdote con le parole contro i cattolici; nei paesi (più o meno) ex-
della consacrazione, ma da tutta la Chiesa, comunisti, la gerarchia “ortodossa” grida
inclusi i fedeli, con l’epiclesi, o invocazione contro gli Uniati (Orientali cattolici) e si ri-
dello Spirito Santo), la transustanziazione, fiuta di restituirgli le chiese dategli dai gover-
per accettare l’impanazione luterana. ni comunisti. Ciononostante, si continua la
Poiché, a detta degli stessi “ortodossi”, le politica ecumenista, che prevede l’umiliazio-
cose stanno così, e poiché Giovanni Paolo II ne degli Uniati (i quali mostrano, a volte,
afferma di avere la medesima fede degli “or- segni di insofferenza).
todossi”, due sole conclusioni sono possibili:
1) o Giovanni Paolo II, in accordo con la Cattolici ed eretici, portatori viventi di una
fede “ortodossa”, nega il primato e l’infallibi- medesima tradizione!
lità papale, l’immacolata concezione, ecc. ecc.; La “Lettera Apostolica” Orientale Lumen
2) oppure Giovanni Paolo II crede nell’im- va nel senso di questa deriva ecumenista. La
macolata concezione, nel primato papale ecc. “Lettera” è composta da una introduzione,
ecc., ma considera queste verità come opinioni un capitolo dedicato alla conoscenza
o tradizioni diverse, estranee alla fede (o al dell’Oriente cristiano, ed uno dedicato all’in-
massimo verità “di serie B”, secondo la teoria contro ecumenico tra Oriente ed Occidente.
della gerarchia delle verità) che si possono ne- Perché conoscere la tradizione orientale?
gare senza attentare alla fede stessa. “Per favorire (...) il processo dell’unità” (n. 1)
In entrambi i casi, la posizione di che “non può conoscere ripensamenti, ma è
Giovanni Paolo II è inconciliabile con la irreversibile, come l’appello del Signore
fede cattolica. all’unità” (n. 2). Di questa tradizione “i nostri
fratelli orientali cattolici sono ben coscienti di
ORIENTALE LUMEN essere i portatori viventi, insieme con i fratelli
ortodossi” (n. 1); non c’è differenza, quindi,
Le righe che avete appena letto erano già tra gli orientali cattolici e quelli eretico-sci-
state scritte, quando L’Osservatore Romano smatici? I “fratelli ortodossi” non sono “por-
del 2-3 maggio 1995 ha pubblicato la “Lettera tatori viventi” della tradizione orientale, poi-
Apostolica” Orientale Lumen di Giovanni ché di essa hanno rinnegato una parte note-
Paolo II, datata 2 maggio, “per la ricorrenza vole, perdendo la fede cattolica!
centenaria della Orientalium dignitas del
Papa Leone XIII”. Una conferma, se mai ce Senza gli “ortodossi” la Chiesa non manife-
ne fosse bisogno, di quanto l’Oriente sta pienamente la sua cattolicità, e non è
“Ortodosso” attiri Giovanni Paolo II. quindi pienamente credibile
Ma per Giovanni Paolo II i cattolici di rito
Il contesto della “Lettera” latino dovrebbero studiare questa ambigua
L’anniversario della Lettera Apostolica di tradizione, comune a cattolici e non cattolici,
Leone XIII è, chiaramente, un pretesto. per “sentire così, insieme con il Papa, la pas-
Innanzitutto, perché il centenario è già passa- sione perché sia restituita alla Chiesa ed al
to (Orientalium dignitas è datata 30 novem- mondo la piena manifestazione della cattoli-
bre 1894). Poi, perché, se si vuol commemo- cità della Chiesa, espressa non da una sola
rare l’opera di Leone XIII verso gli Orientali, tradizione, né tanto meno da una comunità
non mancano documenti più importanti della contro l’altra” (n. 1). Gravissima affermazio-
Orientalium dignitas. Infine, perché la teolo- ne! Come se la Chiesa romana non rappre-
gia espressa dalla Lettera di Leone XIII è ra- sentasse, anche da sola, la Chiesa universale...
dicalmente opposta a quella della “Lettera” Come se, in ogni caso, gli orientali uniti a
di Giovanni Paolo II; non per niente, la Roma non manifestassero che la Chiesa è cat-
Orientale Lumen non cita una sola volta la tolica, se non si aggiungono a loro quelli sepa-
Lettera Apostolica di Leone XIII. In realtà, rati... Come se, senza gli eretici e gli scismati-
più Giovanni Paolo II esalta gli scismatici ci, la Chiesa non manifestasse pienamente
greci o moscoviti, più riceve, da essi, degli af- una di quelle note essenziali che la contraddi-
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se ci sono divisioni si devono superare, ma la questo modo, Giovanni Paolo II, per far uso
Chiesa è una, la chiesa di Cristo fra l’Oriente e di una celebre espressione con la quale Pio
l’Occidente non può essere che una, una e XII condannava questo errore, riduce ad
unita’” (n. 20). Quindi, per Wojtyla, c’è una “una vana formula la necessità di appartene-
sola Chiesa di Cristo, fondata sul battesimo e re alla Chiesa per giungere alla salvezza eter-
sull’eucarestia. Essa non è la Chiesa cattolica. na” (Enc. Humani generis).
La Chiesa cattolica (che chiama “Chiesa di
Roma”) è una delle Chiese, Chiese “sorelle”, Gli Uniati: relitto di una mentalità e di una
che purtroppo sono separate da alcune divi- ecclesiologia abbandonata
sioni, che compongono l’unica Chiesa. La Il Vaticano II, dunque, nel pensiero di
“Chiesa di Roma” ha “una convinzione: che Karol Wojtyla stesso, ha profondamente mo-
Pietro (cf Mt 16, 17-19) intende porsi al servi- dificato l’ecclesiologia, la dottrina cioè della
zio di una Chiesa unita nella carità” (n. 20). Chiesa sulla propria natura. Lo conferma il
Ma allora il Vangelo di Matteo attribuisce a giudizio che, nell’Orientale Lumen, egli porta
Pietro un primato di giurisdizione? Oppure sui tentativi di unione del passato. Due
solo di onore? È il primo tra eguali al servizio Concilii infatti, quelli di Lione (nel 1274) e
dei fratelli col “carisma” dell’unità nella ca- quello di Firenze (1439), realizzarono una,
rità ecumenica? Leggendo Orientale Lumen è purtroppo effimera, unione con gli Orientali;
impossibile trovare il Primato di giurisdizione altri trattati di unione si ebbero in seguito, il
del Sommo Pontefice.s più noto dei quali è quello di Brest-Litovsk
del 1596, stipulato con gli ucraini. Nonostante
I Cristiani di tutte le confessioni hanno la gra- tutto, molte Chiese orientali sono pertanto
zia, la fede, e camminano insieme verso il ancor oggi unite a Roma, il che disturba assai
Signore i “fratelli ortodossi”. Essi, infatti, si rallegra-
Sì, non stupiamocene, giacché le Chiese rono quando i governi stalinisti nei paesi
fanno parte della Chiesa! Da questo principio dell’Est dichiararono illegali le Chiese cattoli-
Giovanni Paolo II ne deduce logicamente la che orientali (“uniate”), costringendone i fe-
dottrina di questo capoverso: “Trent’anni deli ad aderire alla “Chiesa Ortodossa”, men-
sono trascorsi da quando i Vescovi della tre oggigiorno si preoccupano del fatto che
Chiesa cattolica, riuniti in Concilio [il gli “uniati”, dopo la caduta dei regimi comu-
Vaticano II] con la presenza di non pochi fra- nisti, sono di nuovo riconosciuti dalla legge.
telli delle altre Chiese e Comunità ecclesiali Per Giovanni Paolo II questo crimine com-
[gli osservatori ‘ortodossi’ e protestanti], messo dai “fratelli ortodossi” non esiste: le
hanno ascoltato la voce dello Spirito che illu- colpe, se ci sono, sono reciproche: “se talvolta
minava verità profonde sulla natura della nei loro rapporti con le Chiese ortodosse -
Chiesa, manifestando così che tutti i credenti scrive Wojtyla a proposito degli uniati - si
in Cristo si trovavano molto più vicini di sono manifestati malintesi e aperte contrappo-
quanto potessero pensare, tutti in cammino sizioni, tutti sappiamo di dover invocare inces-
verso l’unico Signore, tutti sostenuti e sorret- santemente la divina misericordia, e un cuore
ti dalla sua grazia. Emergeva di qui un invito nuovo capace di riconcilazione, oltre ogni
sempre più pressante all’unità” (n. 17; stesso torto subito o inflitto” (n. 21). Bisogna che le
concetto alla fine del n. 28, ove questa dottri- vittime chiedano perdono ai carnefici, insom-
na è definita una “scoperta”). Al Vaticano II ma! Il fatto è che i cattolici orientali pongono
lo Spirito Santo ha dunque parlato, dando ai un problema non soltanto agli “ortodossi”,
Padri una nuova rivelazione sulla natura ma anche a Giovanni Paolo II: essi, infatti,
della Chiesa: anche i non cattolici sono “cre- non hanno fatto dell’ecumenismo: hanno
denti” in Cristo (hanno la fede), camminano abiurato, nel passato, lo scisma, per rientrare
verso di Lui (si salvano) ed hanno la grazia; nel seno della Chiesa cattolica! Ma oggi, non
sono quindi più vicini di quel che si credeva bisogna più fare così: “I tentativi [di unione]
prima del Concilio, quando si pensava esatta- del passato avevano i loro limiti derivanti
mente il contrario! Il cambiamento lo dob- dalla mentalità dei tempi e dalla stessa com-
biamo all’ecumenismo (e allo “Spirito prensione delle verità sulla Chiesa” (n. 20;
Santo”): “Nel primo intreccio del dialogo ecu- stesso concetto all’inizio del n. 21, che riman-
menico lo Spirito Santo ci ha consentito di rin- da al Messaggio di Giovanni Paolo II
saldarci nella fede comune, perfetta conti- Magnum Baptismi donum del 14 febbraio
nuazione del kerygma apostolico” (n. 18). In 1988). Nei Concilii di Lione e di Firenze,
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dunque, si capivano le verità sulla Chiesa (i loro voce, che è una voce di superiorità: “ri-
dogmi ecclesiologici) diversamente da come spetto a qualsiasi altra cultura, l’Oriente cri-
sono stati capiti nel “Concilio” Vaticano II. stiano ha infatti un ruolo unico e privilegiato,
Come volevasi dimostrare... Però... è possibi- in quanto contesto originario della Chiesa na-
le che sia lo stesso Spirito che ha parlato a scente” (n. 5). Poco conta che Roma sia stata
Lione, a Firenze e nel Vaticano II, dando una evangelizzata immediatamente, e consacrata
idea così diversa della Chiesa? dagli Apostoli Pietro e Paolo! Leone XIII,
nella sua Lettera Apostolica, ricordava che
Il metodo ecumenico: badare solo all’essen- Roma è “la Città Signora delle Genti” e che
ziale (ma la fede è essenziale?) la Chiesa di Roma è “Capo di tutte le altre”,
Oggi, per raggiungere lo scopo del- che a lei erano sottomesse. Anche Giovanni
l’unità, sono necessari atteggiamenti diversi; Paolo II parla di un primato... ma di
ad esempio, “concentrarsi sull’essenziale” (n. Gerusalemme, definita “madre di tutte le
4). Ma, la fede fa parte dell’essenziale? Si di- Chiesa” (n. 2)! Non potremo soffermarci a
rebbe di no, poiché Giovanni Paolo II escla- lungo sulla descrizione che Giovanni Paolo II
ma: “Un legame particolarmente stretto già ci fa della dottrina e della spiritualità orientale,
unisce. Abbiamo in comune quasi tutto (cf che tanta influenza ha sul suo pensiero. Per
Vaticano II, UR 14-18)” (n. 3). “Quasi ora ci attarderemo solo su alcuni punti.
tutto”... ma non la fede, poiché chi nega L’“inconoscibilità della divina essenza” per
anche una sola verità di fede non ha più la cui è “impossibile sapere ciò che Dio è” (n.
fede! Quindi è proprio “l’essenziale” che, 6) sarebbe il caposaldo della dogmatica
purtroppo, fa loro difetto. Allora, si passa ad orientale, cui corrisponderebbe, nella vita
un altro metodo ecumenico: conoscere i spirituale, “l’apofatismo” (n. 16). Senza dub-
“fratelli” ed esaltare la loro “tradizione”. bio, solo in Paradiso vedremo l’essenza di
Dio, e neppure allora comprehensive, ovvero
La “tradizione ortodossa” esaltata, quella tanto quanto essa è conoscibile. Tuttavia, non
romana umiliata è vero che sia ammissibile solo una teologia
Giovanni Paolo II ci invita così a conosce- negativa (che ci dica di Dio solo quello che
re l’Oriente cristiano. Ottima cosa, senza Egli non è); esiste anche una teologia positi-
dubbio. Ma questa conoscenza, in Orientale va, che ci fa conoscere gli attributi di Dio
Lumen, si fonda, come abbiamo visto, su di (Verità, Sapienza, Giustizia, Bontà ecc.) e,
una ambiguità di fondo: la “tradizione” che quindi, anche qualche cosa della sua essenza.
siamo chiamati a conoscere (dopo che il Presa in tutto il suo rigore, l’affermazione di
Vaticano II ha buttato a mare le tradizioni la- Giovanni Paolo II ci conduce all’agnostici-
tine!) è quella dell’Oriente cattolico o quella smo. Anche la vita spirituale orientale sem-
dell’Oriente scismatico? Per Wojtyla, cattoli- bra essere superiore a quella latina: “in
ci e “ortodossi” sono, entrambi, “portatori vi- Oriente il monachesimo ha conservato una
venti” di questa “tradizione”. Non stupiamo- grande unità, non conoscendo, come in
ci, quindi, se in essa, con le perle cattoliche Occidente, la formazione dei diversi tipi di
troveremo il fango scismatico! Ma questo è il vita apostolica” (n. 9). Non può mancare il
vecchio modo di ragionare: “allo sguardo tema “Dio-Madre”: “il carisma della monaca
odierno appare che una vera unione era possi- (...) è segno visibile di quella maternità di
bile solo nel pieno rispetto dell’altrui dignità, Dio alla quale sovente si richiama la Scrittura
senza ritenere che il complesso degli usi e con- santa” (n. 9). La Chiesa orientale, e non quel-
suetudini della Chiesa latina fosse più comple- la latina, sarebbe mirabile esempio di incultu-
to o più adatto a mostrare la pienezza della razione; citando l’esempio dei Santi Cirillo e
retta dottrina” (n. 20). Quindi, a Lione, a Metodio, che abbandonarono la lingua litur-
Firenze, la Chiesa non rispettò pienamente gica per introdurre quelle volgari nella litur-
l’altrui dignità. E gli usi della Chiesa latina gia, Giovanni Paolo II scrive: “la rivelazione
non sono più adatti a mostrare la pienezza si annuncia in modo adeguato e si fa piena-
della retta dottrina, anche se essa, al contra- mente comprensibile quando Cristo parla la
rio di quella orientale, non si è mai staccata lingua dei vari popoli, e questi possono legge-
dal seno della Chiesa. Non solo gli usi latini re la Scrittura e cantare la liturgia nella lin-
non sono più adatti, ma è vero il contrario. gua e con le espressioni che sono loro pro-
Wojtyla, che si mette “in ascolto delle Chiese prie, quasi rinnovando i prodigi della
d’Oriente” (n. 5), non può che riportare la Pentecoste” (n. 7). A parte il fatto che le tra-
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duzioni non hanno nulla a che vedere coi dottrina degli antichi Padri. Al seguito di
prodigi della Pentecoste, questa frase è di Giovanni Paolo II dovremmo tornare “alle
una estrema gravità. Tutti sanno, infatti, che fonti”: quelle di Costantinopoli, quelle di
la Chiesa romana ha sempre imposto il latino Mosca, quelle, soprattutto, di Gerusalemme.
nella liturgia e vietato, nel Concilio di Trento, Malgrado la nostra grande ammirazione e
in mancanza di una sua speciale autorizzazio- stima sincera per l’autentica tradizione delle
ne, la lettura della Scrittura in lingua volgare. Chiese orientali cattoliche, preferiamo atte-
Bisogna concludere allora che essa non ha nerci all’autentica tradizione della Roma im-
annunciato in modo adeguato la rivelazione, mortale, di cui non si parla più da trent’anni a
rendendola parzialmente incomprensibile? questa parte, e restare, soprattutto, veramen-
Badate bene: Giovanni Paolo II non dice che, te ortodossi (senza virgolette!).
per motivi pastorali, può essere opportuno
l’uso delle lingue volgari (tesi discutibile ma COI LUTERANI “non c’è più contrasto sulle
non condannata in quanto tale); dice che non ragioni teologiche dello scisma”
si può annunciare adeguatamente la rivela- (RATZINGER)
zione senza l’uso delle lingue volgari, nella li-
turgia e nella lettura della Bibbia. Non è Dopo lo “scisma d’Oriente”, lo “scisma
forse questa la tesi luterana anatemizzata dal d’occidente”..., cioè quello... luterano. Le cose
Concilio di Trento (Denz. 956)? Altro tema: vanno bene: i luterani hanno tolto la “scomu-
la “teologia della divinizzazione”, “una delle nica” ai cattolici! “Il vescovo [luterano] del
acquisizioni particolarmente care al pensiero Baden, Klaus Engelhardt ha consegnato al
cristiano orientale” (n. 6) e, bisogna dirlo, a papa un documento sottoscritto dagli evange-
quello di Karol Wojtyla. È certamente vero lici tedeschi in cui si afferma precisamente che
che, mediante la grazia, gli uomini possono le ‘scomuniche’ e le ‘condanne dottrinali’
diventare partecipanti alla natura divina, ed espresse dai luterani nel sedicesimo secolo
essere figli adottivi di Dio. Ma certo colpisco- ‘non possono essere applicate oggi alla Chiesa
no espressioni come quelle del n. 15 (“perché cattolica’” (Avvenire, 17 dicembre 1994, pag.
l’uomo diventasse Dio, il Verbo ha assunto 16). Per loro, pertanto, è la “Chiesa cattolica”
l’umanità”) o la citazione di Nicola Cabasilas che è cambiata, tanto che auspicano “l’appro-
(eretico del XIV secolo, che scrisse importan- vazione da parte cattolica di un documento
ti opere contro la Chiesa cattolica e san analogo”, ovvero la revoca della scomunica a
Tommaso, ed aderì all’eresia palamita, se- Lutero. La si aspettava in occasione del viag-
condo la quale la Grazia non è qualche cosa gio di Giovanni Paolo II a Trento, ma non c’è
di creato ma è Dio stesso) ove dice che ancora stata; in quell’occasione egli si è accon-
l’uomo è innalzato a un tale grado di gloria tentato di patrocinare la canonizzazione di De
“da essere ormai uguale in onore e deità alla Gasperi e Rosmini (dall’Indice all’altare!). I
natura divina” (nota 15)! Et de hoc satis! presupposti per l’annullamento della scomu-
nica ci sono però tutti. Nel discorso per la
La “Chiesa ortodossa”: una, santa, cattolica conclusione della “Settimana di preghiera per
e apostolica (per K. Wojtyla) l’unità dei cristiani” (25 gennaio), Giovanni
Si può concludere che, per K. Wojtyla, la Paolo II ha ricordato le parole di Gesù: “Io
Chiesa “ortodossa” è veramente ortodossa. sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io
Essa ha la vera fede (benché non la “piena” in lui, fa molto frutto, perché senza di me non
comunione). Essa ha, perlomeno quanto la potete far nulla” (Gv 15, 5). I tralci sono i “di-
Chiesa cattolica, le quattro note della vera scepoli di Cristo”, uniti a Gesù e uniti tra loro
Chiesa: una, santa (ci sono i “santi ortodos- in comunione di vita e di amore: “essi sono
si”; cf nn. 22 e 24), cattolica e apostolica tutti redenti da un solo Signore” (n. 2). Ora, ci-
(“perfetta continuazione del kerygma aposto- tando il Vaticano II (UR n. 22) Giovanni
lico”). Ha quindi per sé, con la Chiesa cattoli- Paolo II ricorda che “il battesimo è il vincolo
ca, i “motivi di credibilità”. I cattolici romani sacramentale dell’unità esistente tra i discepoli
devono quindi abbeverarsi da quella fonte di Cristo”, per cui tutti i battezzati sono incor-
orientale, ove attinge lo stesso “papa”; fonte porati a Cristo, sono tralci legati alla vite (n.
inquinata, però, perché dal 1054 vi sono con- 3). Anche i luterani? Certo! “Nel corso dei se-
fluite le acque dell’eresia e dello scisma. coli, le divisioni hanno purtroppo introdotto
Quest’acqua inquinata vorrebbe farci bere un profondo turbamento nella comunità cri-
Giovanni Paolo II, spacciandola per pura stiana. Esse hanno provocato incrinature e di-
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Nostra Ætate da parte del Concilio Vaticano lizzare con saggio discernimento gli apporti
II. (...) Come risultato del dialogo e della coo- della filosofia contemporanea” (la fenome-
perazione portati avanti con pazienza e in una nologia soggettivista!) ma afferma pure: “Fu
atmosfera di rispetto e di buona volontà, le ul- uccisa, come tante altre vittime della ferocia
time tre decadi, in verità, attestano il profondo nazista, nel lager di Auschwitz. Per lei, di ori-
cambiamento intervenuto nelle nostre recipro- gine ebraica, ed educata alla tradizioni dei
che relazioni. I malintesi e le difficoltà dei Padri, la scelta del Vangelo, cui giunse dopo
tempi passati sono stati gradualmente sostituiti sofferta ricerca, non significò il rifiuto delle
dalla fiducia e dalla stima reciproca. Chi può sue radici culturali e religiose” (O.R., 27-28
negare che questi cambiamenti positivi sono febbraio 1995, pag. 6). Questa affermazione è
opera dell’Onnipotente, che rinnova tutta la inaccettabile. La conversione di un ebreo al
creazione e distoglie il nostro sguardo dalle cristianesimo non lo mette certo in contrasto
cose del passato (cf Is 65, 17)? (...) In questo con l’Antico Testamento, ma lo mette però in
momento, cinquant’anni dopo la liberazione totale opposizione alle tradizioni dei padri,
di Auschwitz, non possiamo non ricordare in- nelle quali anche la Stein fu educata. Cosa
sieme gli orrori della Shoah. (...) Il ricordo scrive San Paolo ai Galati? “Avete certo sen-
dell’Olocausto dovrebbe spingerci a rinnovare tito parlare di come mi comportavo nel giu-
il nostro impegno a lavorare insieme in ar- daismo; perseguitavo accanitamente la
monia per soddisfare la fame e la sete di giu- Chiesa di Dio e la devastavo (...) essendo
stizia innata in ogni essere umano creato a gran zelatore delle tradizioni paterne” (Gal
immagine di Dio (cf Gn 1, 26-27). (...) Grazie 1, 13-14)! Certo, perché, come disse Gesù, le
per la vostra visita. Shalom!” Vera Haller, per tradizioni rabbiniche sono in contrasto con la
l’Agenzia Stampa Reuters Ltd, riferisce Divina Rivelazione, con lo stesso Antico
anche il tenore del discorso tenuto dal presi- Testamento: “rendete vana la parola di Dio
dente dell’American Jewish Committee mediante la tradizione che voi insegnate”
(AJC), Robert S. Rifkind, a Giovanni Paolo (Mc, 7, 13). La conversione di un ebreo dal
II. Rifkind, a capo di una delegazione di 40 giudaismo al cristianesimo comporta quindi,
ebrei americani, “ha chiesto al Papa di pub- contrariamente a quanto affermano Giovanni
blicare un’enciclica che condanni l’antisemiti- Paolo II ed il cardinal Lustiger, una abiura
smo” risorgente dopo la caduta del comuni- del giudaismo stesso. È questo il pensiero
smo. Rifkind ha detto a Giovanni Paolo II degli stessi rabbini, manifestato in occasione
che “un’enciclica che condannasse ogni forma della visita di Aaron Lustiger in Israele: per il
di antisemitismo ‘rappresenterebbe un contri- Rabbino Capo Lau la conversione degli ebrei
buto duraturo al bene dell’umanità ed il coro- al Cristianesimo è grave quanto il loro stermi-
namento del suo ministero’ (...) Rifkind ha nio da parte dei nazisti: “Entrambe le strade -
detto che il Papa polacco ha assicurato la de- ritiene il Rabbino Capo - vanno nella direzio-
legazione che il Vaticano studierà attenta- ne della soluzione finale della questione
mente queste proposte, inclusa la richiesta ebraica” (La Stampa, 26 aprile 1995, pag. 10).
fatta alla Chiesa cattolica di dare un maggiore Commenta Barbara Spinelli (di madre
contributo alla lotta contro il terrorismo in- ebrea): “Per essersi convertito al cattolicesi-
ternazionale”. Nell’attesa della nuova encicli- mo negli anni del nazismo, l’arcivescovo di
ca, accontentiamoci di un altro Angelus, quel- Parigi Jean-Marie Lustiger è stato dichiarato
lo di domenica 26 febbraio, sulla carmelitana persona di troppo in Israele: persona non gra-
Edith Stein. Non solo Giovanni Paolo II la dita per aver tradito la sua religione, il suo
loda come “donna di pensiero, capace di uti- popolo, la sua nazione, come si è espresso nei
giorni scorsi il rabbino Ashkenazi, Meir Lau.
I rappresentanti dell’American Jewish Commitee
da Giovanni Paolo II
È peccaminosa la conversione, ed è tuttora
scellerata la nuova fede scelta dall’adolescen-
te polacco cinquantacinque anni fa: per defi-
nizione, l’arcivescovo ‘incarna la via dello
sterminio spirituale, che ha condotto, esatta-
mente come la distruzione fisica, alla soluzio-
ne finale del problema ebraico’, e questo
vieta a Lustiger di partecipare alle odierne
commemorazioni del genocidio. La voce del
rabbino Lau non è isolata, in Israele. Si sono
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una nuova concezione della castità e del celi- 3). Esagerato, perché il sacerdozio è una realtà
bato sacerdotale, in sintonia col pensiero pan- di ordine sovrannaturale, ben diversa dalla
sessualista del gesuita apostata Teilhard de maternità (pur presupposta come condizione
Chardin. Per meglio propagandare questa sine qua non) di ordine prettamente naturale.
nuova concezione, Giovanni Paolo II l’ha spie- Dopo la “donna-madre”, Wojtyla si attarda sul
gata, seppur velatamente, ai sacerdoti del concetto di “donna-sorella” del sacerdote (dal
mondo intero nella sua Lettera ai sacerdoti n. 4). Il passaggio da un concetto all’altro na-
per il Giovedì Santo, datata 25 marzo 1995 sconde un primo, visibilissimo, sofisma. Per
(O.R., 8 aprile 1995, pagg. 1, 4-5). L’occasione dire che siamo tutti fratelli e sorelle, Giovanni
per ritornare sull’argomento gli è stata offerta Paolo II scrive: “La famiglia di Dio infatti
della “festa del sacerdozio” (il Giovedì Santo, comprende tutti gli uomini: non soltanto quan-
appunto) e dalla “Conferenza internazionale ti mediante il Battesimo diventano figli adottivi
convocata dall’Organizzazione delle Nazioni di Dio, ma in un certo senso l’intera umanità,
Unite a Pechino per il prossimo settembre” che giacché Cristo ha redento tutti gli uomini e tutte
sarà dedicata alla donna (n. 2). San Paolo rac- le donne, offrendo loro la possibilità di diventa-
comanda al giovane vescovo Timoteo “di trat- re figli e figlie adottivi dell’eterno Padre. Tutti,
tare le donne anziane come madri e le più gio- così, diventiamo in Cristo fratelli e sorelle. Ed
vani come sorelle in tutta purezza” (1 Tm 5,2). ecco così emergere all’orizzonte della nostra ri-
Nulla di strano, quindi, se in “una Lettera sul flessione sul rapporto tra il sacerdote e la
rapporto tra il sacerdote e la donna” (n. 2) donna, accanto alla figura della madre, quella
Giovanni Paolo II invita a considerare le fedeli della sorella. Grazie alla Redenzione, il sacer-
di sesso femminile come “madri” e “sorelle” dote partecipa in modo particolare alla relazio-
nel Signore, senza alcuna deprecabile misogi- ne di fraternità offerta da Cristo a tutti i redenti”
nia. E come temere, se Giovanni Paolo II, per (n. 4). In queste poche righe il vero ed il falso
illustrare l’aspetto “materno” delle donne si susseguono e si intrecciano (ma non si me-
verso il sacerdote, fa riferimento alla Madre scolano) continuamente. Sono falsissime la tesi
del Sommo Sacerdote, la Vergine Maria? (“la famiglia di Dio comprende tutti gli uomi-
(Anche se egli non si limita ad analizzare ni”) e la conclusione del ragionamento (“Tutti,
l’aspetto teologico della questione, per divaga- così, diventiamo in Cristo fratelli e sorelle”).
re invece su quello “storico, antropologico e L’errore è lampante nel ragionamento stesso,
culturale” n. 2). Solo che anche Teilhard na- ove Giovanni Paolo II passa, indebitamente, a
scondeva le sue aberrazioni sotto il manto posse ad esse, dalla potenza o semplice possibi-
della Madonna (Cf Sodalitium n. 40, pag. 41)... lità all’atto, o realtà di fatto. I battezzati sono
Giovanni Paolo II fa osservare che, senza le in atto figli adottivi di Dio, e quindi fratelli tra
madri, non ci sarebbero i sacerdoti; la cosa è sé e con Gesù Cristo. I non-battezzati non lo
ovvia, poiché il sacerdozio è conferito a uomini sono ancora, benché possano diventarlo, fin-
nati da donna! Ma sembra esagerato conclu- ché vivono. Essi sono redenti oggettivamente
derne con lirismo: “Oh, quanto realmente e al (Cristo ha pagato per loro) ma non soggettiva-
tempo stesso discretamente è presente la mater- mente (sono ancora nei loro peccati e la pas-
nità e, al tempo stesso, grazie ad essa, la femmi- sione di Cristo non è stata applicata alle loro
nilità nel sacramento dell’Ordine, di cui rinno- anime). Tutti gli uomini (e le donne!) sono
viamo la festa ogni anno il Giovedì Santo!” (n. chiamati ad entrare nella “famiglia di Dio”, ma
non tutti ne fanno parte! Lo dice chiaramente
“L'importanza della donna nella vita del sacerdote”. la divina Rivelazione (cf Ef 2, 19; Gal 6, 10): i
Secondo il quotidiano dei vescovi “Avvenire”, la dottrina “famigliari” di Dio sono solo i cristiani! Ma
di Teilhard è “in armonia” con la “Mulieris dignitatem” di per Giovanni Paolo non è così: tutte le donne,
Giovanni Paolo II. Nella foto Lucile Swan e P. Teilhard
cristiane o meno, sono “sorelle” dei preti, rap-
presentando “una specifica manifestazione
della bellezza spirituale della donna” (n. 5).
Come rinunciare a questa bellezza (spirituale,
beninteso)? Non si deve, non si può; nemmeno
i preti, soprattutto i preti. “Molti tra noi sacer-
doti hanno in famiglia delle sorelle. In ogni
caso, ciascun sacerdote sin da bambino ha
avuto modo di incontrarsi con ragazze, se non
nella propria famiglia, almeno nell’ambito del
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“sacerdozio universale dei fedeli” e della loro ...l’invito a lei rivolto costituisce, come nel caso
“dignità regale” (n. 6) La Chiesa, nella visione dell’invito a Bartolomeo I, un gesto di grande
del Concilio (Lumen gentium, capp. II e III) è significato ecumenico: la comunità ecclesiale di
“anzitutto Popolo di Dio, giacché quanti la for- Roma, presieduta dal suo Vescovo Giovanni
mano, uomini e donne, partecipano - ciascuno Paolo II, medita la Passione del Signore con
nel modo che gli è proprio - alla missione sacer- testi sgorgati dal cuore di una figlia della
dotale, regale e profetica di Cristo”. Solo secon- Riforma”. Siccome la sventurata è luterana,
dariamente essa sarebbe “struttura gerarchica” non stupiamoci se “dal suo cuore” non sgorga-
(n. 6). Al seguito del “Cristo-Servo” (n. 8; no sentimenti cattolici. L’Osservatore Romano
“Servo dell’uomo” nel n. 7) e di “Maria serva” ne pubblica il testo alle pagg. 6-7 del 16 aprile
(n. 8), i sacerdoti destinatari della Lettera sono 1995; ad un lettore attento non sfugge l’eco lu-
al servizio del “Popolo di Dio” e della “sua terano di frasi come qualla della prima neo-
missione” (n. 7). Poveri preti, scandalizzati da stazione (“dopo... aver inaugurato la Santa
chi dovrebbe edificarli, esortati nello stesso Cena”) o della undicesima (“oggi accogli nel
tempo al celibato (sacrosanto) ed alla famiglia- tuo Regno, solo per tua grazia e per sempre, il
rità con le “sorelle”, sacerdotesse, regine e buon ladrone, l’omicida che si apre alla fede”).
profetesse. Riusciranno a risuscitare i morti? “Suor” Minke interpreta alla maniera calvini-
sta (come Ratzinger e Giovanni Paolo II) il
LA VIA CRUCIS DEL 1995 dogma della “discesa agli inferi” (cf. nona sta-
zione), semplice discesa nella tomba, nella
A proposito di scandali: la Via Crucis pre- morte o nel peccato degli uomini. Ma, soprat-
sieduta, ogni Venerdì Santo, da Giovanni tutto nella terza neo-stazione (“Gesù è con-
Paolo II, è ormai divenuta fonte di scandalo e dannato dal Sinedrio) l’eresia tocca il sommo.
non, come dovrebbe, di edificazione. Declama “suor” Minke, mentre Giovanni
Innanzitutto, “le 14 stazioni della Via Crucis Paolo II annuisce e medita: “... tu non hai mai
1995 seguono lo schema maggiormente rispon- rinnegato il tuo popolo: ‘Padre, perdonali, per-
dente alla narrazione evangelica della Passione, ché non sanno quello che fanno’. E ciò che essi
già usato nella Via Crucis al Colosseo negli hanno fatto, noi, la tua Chiesa, lo facciamo da
anni 1991, 1992 e 1994” (O.R., 10-11 aprile quasi duemila anni... Padre, perdonaci: tante
1995, pag. 6), creando confusione nei fedeli e volte facciamo della fede una nostra proprietà,
dimostrando una sospetta simpatia per la sen- un privilegio che ci appartiene. Ma solo per
sibilità luterana che esclude tutto ciò che non è tua grazia possiamo riconoscere Gesù come il
scritturale. Di poi, per la prima volta, tre Cristo, tuo figlio, nostro Signore. Perdonaci
donne, tra le quali la luterana “suor” Maatj, anche di aver rifiutato il tuo popolo, di averlo
hanno portato la Croce (quando Gesù è, inve- schernito, persino nelle nostre liturgie”.
ce, un Uomo). Ma, fin qui, non varrebbe la Secondo la luterana (e Giovanni Paolo II):
pena di soffermarsi. Il fatto è che, dall’anno 1) Gesù non ha mai rinnegato il popolo
scorso, la Via Crucis è divenuta, anch’essa, “un di Israele, che resta quindi il popolo “predi-
evento ecumenico”, come sostiene Pietro letto dal Padre”;
Marini, “Maestro delle Celebrazioni Litur- 2) “Ciò che essi hanno fatto” (non rico-
giche Pontificie” (ibidem). Infatti, ci dice il noscere Gesù come Messia e come Dio, di-
Marini, le meditazioni nel 1994 “furono detta- chiaralo reo di bestemmia e degno di morte,
te da S.S. Bartolomeo I, Arcivescovo di chiederne le crocifissione a Pilato...) la
Costantinopoli e Patriarca Ecumenico (...). In Chiesa lo fà da quasi duemila anni;
quel Venerdì Santo, nelle antiche vie di Roma, 3) Tutti quelli che hanno celebrato la litur-
Giovanni Paolo II e Bartolomeo I, la Chiesa di gia cristiana hanno commesso un peccato, del
Pietro e la Chiesa di Andrea, si trovarono quale devono chiedere perdono, per aver rifiu-
unite nella meditazione della Passione del loro tato e schernito il popolo d’Israele. Na-
unico Signore e Redentore” (in realtà, turalmente, la principale responsabile di questo
Bartolomeo I usurpa la sede di Costantinopoli, peccato è la Chiesa, ovvero i Papi che ordina-
e non è il successore di S. Andrea, ma degli sci- vano questi “scherni” liturgici (fino a Pio XII
smatici Fozio e Cerulario). “Nel 1995 - prose- incluso). D’altra parte, per “suor” Minke (e
gue Marini - le meditazioni della Via Crucis Giovanni Paolo II), la Chiesa si distingue per
sono state affidate a una donna, sorella Minke “le sue infedeltà e i suoi tradimenti” (Quarta
de Vries, monaca della comunità protestante neo-stazione: Gesù è rinnegato da Pietro).
di Grandchamp, nella Svizzera francese. (...) Di fronte a queste empie e sacrileghe be-
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Vita Spirituale
rito dei consigli evangelici, gli avvenimenti alle sue leggi, legge naturale o divina positiva,
voluti o permessi da Dio. La volontà divina legge ecclesiastica o civile; poiché come dice
significata in questa maniera, specialmente S. Paolo: ogni autorità legittima viene da Dio,
quella che si manifesta nei precetti, appar- ed obbedire ai superiori che comandano nei
tiene al dominio dell’obbedienza (3). A essa limiti dell’autorità che è stata loro concessa è
ci rifacciamo, secondo S. Tommaso (I q. 19 obbedire a Dio, allo stesso modo che resistere
a. 11) quando diciamo nel Padre nostro: Fiat loro è come resistere a Dio stesso. (…)
voluntas tua. Per volontà divina di benepla- Aggiungiamo che i doveri di stato rientrano
cito s’intende l’atto interno della volontà di nella categoria dei comandamenti: sono come
Dio non ancora manifestato né dato a cono- dei precetti particolari che incombono ai cri-
scere. Da essa dipende l’avvenire ancora in- stiani in ragione della vocazione speciale e
certo per noi: i successi futuri, le gioie e le delle funzioni che Dio ci assegna » (6).
prove di breve o di lunga durata, l’ora e le Perciò la sottomissione e l’obbedienza a
circostanze della nostra morte, ecc. (…) La Dio si manifestano nella conformità alla vo-
volontà di beneplacito appartiene al domi- lontà significata e a quella di beneplacito.
nio dell’abbandono nelle mani di Dio » (4).
La volontà significata
Fondamento dell’obbedienza alla volontà di
Dio La conformità alla volontà significata di
Dio consiste nel volere tutto ciò che Dio ci
Quali sono i principi teologici sui quali si significa essere la sua intenzione. Dice S.
deve appoggiare questa illimitata sottomissione Francesco di Sales: “La dottrina cristiana
e conformità con la volontà di Dio? Secondo il chiaramente ci propone quelle verità che
Padre Garrigou-Lagrange o.p. sono i seguenti: Dio vuole che noi crediamo, quei beni che
« 1) Non succede nulla che da tutta egli vuole che noi speriamo, quelle pene che
l’eternità Dio non abbia previsto o voluto o egli vuole che temiamo, quel che vuole che
perlomeno permesso. noi amiamo, quei precetti che egli vuole che
2) Dio non può volere né permettere cosa noi osserviamo e quei consigli che egli desi-
alcuna che non sia conforme al fine che si dera che noi seguiamo. E tutto questo si
propose quando creò, cioè, alla manifestazio- chiama volontà di Dio significata perché Egli
ne della sua bontà e delle sue infinite perfe- ci ha significato e manifestato essere sua in-
zioni e alla gloria del Verbo incarnato, Gesù tenzione e volontà che tutto ciò sia creduto,
Cristo suo Figlio Unigenito (I Cor. III, 23). operato, temuto, amato e praticato. (…)
3) Sappiamo che “ogni cosa concorre al La conformità dunque del nostro cuore
bene di coloro che amano Dio, di coloro che alla volontà significata di Dio consiste in que-
secondo il suo disegno sono chiamati” (Rom. sto: che noi vogliamo tutto quello che la divi-
VIII, 28) e perseverano nel suo amore. na bontà ci significa essere di sua intenzione,
4) Tuttavia, l’abbandono alla volontà di credendo secondo la sua dottrina, sperando
Dio non dispensa nessuno dallo sforzarsi di secondo le sue promesse, temendo secondo le
compiere la volontà di Dio significata nei sue minacce, amando e vivendo secondo i
comandamenti, nei consigli e negli avveni- suoi ordini e avvertimenti” (7). Inoltre « io
menti, abbandonandosi quanto al resto alla debbo agire ed esercitare le mie facoltà
volontà divina di beneplacito per quanto mi- nell’esecuzione degli ordini e dei desideri di
steriosa ci possa sembrare, evitando ogni in- Dio; debbo camminare nella via che mi è trac-
quietudine e agitazione » (5). ciata (…) mediante le tre facoltà che sono in
« Quattro sono (…) le cose principali che me. Posso conoscere amare ed eseguire (…).
sono contenute nella volontà significata: 1) i Se debbo conoscere il mio fine e la mia via e
comandamenti di Dio e della Chiesa; 2) i con- se debbo amare la mia meta debbo anche
sigli evangelici; 3) le ispirazioni della grazia; 4) amare il cammino che ad essa conduce. Se
le costituzioni e le regole, solo però per le co- debbo cercare la vetta, debbo anche cercare i
munità religiose. Essendo Dio il nostro sentieri che ad essa vi conducono. La gloria di
Signore e creatore ha il diritto di comandarci; Dio è il mio fine; la sua volontà è la mia via.
e poiché egli è infinitamente saggio e buono, Ora, la gloria di Dio richiede alla mia intelli-
nulla ci comanda che non sia utile e alla sua genza, di essere conosciuta; alla mia volontà,
gloria e alla nostra beatitudine; dobbiamo di aderire ad essa; e alla mia azione di ricer-
quindi con semplicità e docilità sottometterci carla. Questo triplice obbligo si impone in
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modo identico anche per la volontà di Dio. La namente, per l’avvenire, alla volontà di be-
mia intelligenza deve conoscerla; la mia vo- neplacito non ancora manifestata » (9).
lontà deve rispettarla ed amarla; la mia azione È questo il primo passo necessario ed in-
deve eseguirla. La cognizione, l’amore e la ri- dispensabile sulla strada della perfezione,
cerca della gloria di Dio costituiscono l’essen- senza il quale intraprendere la via della
za della pietà; la cognizione, l’amore e l’esecu- conformità alla volontà di beneplacito sareb-
zione della volontà di Dio ne sono la via. be una vana e pericolosa illusione. E ahimé
Prima di tutto debbo conoscere la vo- « su nessun punto l’illusione è tanto frequen-
lontà di Dio, se voglio eseguirla senza cam- te e funesta quanto su quello della volontà di
minare nelle tenebre e senza espormi a Dio. Si ha grande interesse a non conoscerla
mancare di prudenza e di sapienza. Perciò o a conoscerla appena sufficientemente per
debbo chiedere al Maestro Divino che mi tranquillizzare la coscienza senza troppo ag-
faccia conoscere pienamente la sua volontà gravarla!… Come sono abituato a vedere at-
con ogni sapienza ed intelligenza spirituale, traverso il prisma dell’interesse personale e
affinché possa camminare in modo degno di ad adattare i miei doveri all’arbitrio delle mie
Lui, piacergli in tutte le cose (…). Bisogna convenienze! Prima della volontà di Dio in-
che “come gli occhi dei servi sono volti alla terrogo il mio interesse: è così vicino e urgen-
mano dei loro padroni, come gli occhi te! (…) Esso è sempre il primo oggetto che si
dell’ancella sono volti alla mano della sua presenta ai miei occhi, e mi è difficile sorpas-
padrona, così gli occhi nostri stan volti al sarlo per vedere direttamente la volontà di
Signore Dio nostro” (Ps. 122, 2) » (8). Dio. Quando i miei occhi scorgono questa di-
Se questa è la volontà significata di Dio vina volontà attraverso il prisma ingannatore
non ci si può santificare senza osservare i co- della mia sensualità, la mia vista si inganna,
mandamenti e i doveri di stato (che sono la gli oggetti non mi appaiono più come sono in
regola morale delle nostre azioni). Più fedel- realtà ed io cado nell’illusione. E quante
mente e più cristianamente noi osserviamo volte vi cado!… I miei lombi sono pieni di il-
le leggi di Dio e più ci avviciniamo a Lui, lusioni (Ps. 37, 8); i miei lombi, ossia la mia
poiché la legge è l’espressione della sua vo- sensualità. (…) Quanto ho bisogno di cingere
lontà (“Chi mi ama osserva i miei comanda- i miei lombi, perché il serbatoio non riversi la
menti”, Giov. XIV, 21). sua triste pienezza nell’anima mia, e di avere
« Bisogna qui notare in particolar modo sempre in mano la lampada accesa (Lc. XII,
ciò che è detto nel vangelo di S. Luca (XVI, 35) che mi aiuti a vedere chiaro!… Signore
10): “Colui che è fedele nelle piccole cose sarà che io veda! (Lc. XVIII, 41) » (10).
fedele anche nelle grandi”; se noi facciamo,
ogni giorno, tutto il possibile per essere fede- La volontà di beneplacito
li al Signore nelle cose ordinarie della vita,
dobbiamo aver fiducia che Egli ci accorderà La conformità alla volontà di beneplacito
la grazia per essergli fedeli nelle circostanze consiste nel sottomettersi a tutti gli avveni-
estreme, se permetterà che noi ci troviamo in menti e disegni che la divina Provvidenza
esse; confidiamo che ci darà la grazia di mo- permette per il nostro maggior bene e soprat-
rire eroicamente piuttosto che di arrossire di tutto per la nostra maggior santificazione.
Lui e di tradirLo, se un giorno o l’altro do- Se, come abbiamo visto, il fondamento di
vremo soffrire qualcosa per il suo nome. tale obbedienza sta nel fatto che nulla avvie-
(…) Questi principi sono su questo ne senza il permesso di Dio e che tutto coo-
punto come l’espressione della fede cristia- pera al bene di coloro che Lo amano, ne con-
na. Si trova così l’equilibrio al di sopra di segue che essendo Dio infinitamente sapien-
due errori (…). Tramite la fedeltà al dovere te e infinitamente buono, nulla vuole e nulla
di momento in momento si evita la falsa e permette se non per il bene delle anime,
pigra quiete dei quietisti, e tramite l’abban- anche quando noi non riusciamo a renderce-
dono confidente si sfugge alla vana inquietu- ne conto. Come diceva Tobia in mezzo alle
dine e alla sterile agitazione. Questo abban- afflizioni ed ai rimproveri della moglie: “Tu
dono sarebbe pigrizia se non supponesse la sei giusto, o Signore, e giusti sono i tuoi giudi-
fedeltà quotidiana, che è come un trampoli- zi, e tutte le tue vie sono misericordia, verità e
no per lanciarsi, in modo sicuro, nell’ignoto. giustizia” (Tob. III, 2); ed il santo Giobbe:
Questa fedeltà quotidiana alla volontà signi- “Se abbiamo ricevuto i beni dalle mani di
ficata dà come il diritto di abbandonarsi pie- Dio, i mali perché non dovremmo riceverli?”
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(Job. II, 10). È dunque per noi un dovere mia vita non vi può essere che la sua volontà
sottometterci a Dio in tutti gli avvenimenti e la mia; tutte le altre volontà dipendono
lieti o tristi, è dovere di obbedienza e di giu- dalla sua… Non cadrà neppure un capello
stizia poiché Egli è il nostro Supremo della vostra testa, perché anche i capelli della
Padrone (Egli è il Signore) che ha sopra di vostra testa son contati (Matt. X, 30; Luc.
noi ogni autorità; è dovere di sapienza per- XXI, 18). I capelli: la cosa più accessoria tra
ché sarebbe follia volersi sottrarre all’azione gli elementi del corpo; il loro numero: ciò che
della Provvidenza mentre è proprio nell’umi- vi è di più insignificante come costitutivo; la
le rassegnazione che troveremo la pace; è an- caduta di uno solo: ciò che vi è di più inosser-
cora nel nostro interesse poiché la volontà di vato come avvenimento! Ecco fino a qual
Dio ci mette alla prova affinché ci esercitia- punto arriva la cura del mio Padre celeste.
mo nella virtù acquistando dei meriti, ed è V’è dunque qualche oggetto, disposizione o
infine manifestazione d’amore perché il vero avvenimento che sfugga alla sua attenzione?
amore è nel dono di sé fino all’immolazione E meraviglia più sorprendente ancora,
(come ha fatto Gesù per noi!). con quale arte infinita la Sapienza divina uni-
Secondo un’espressione di san Francesco sce il soprannaturale al naturale, incorpora la
di Sales, se nella volontà significata “Dio sua grazia persino negli avvenimenti di ordi-
vuole che io faccia i miei piccoli passi”, ades- ne temporale, prende le vie, sceglie i mezzi,
so nella volontà di beneplacito « “Dio mi coglie i momenti! Con quale delicatezza sa
porta fra le sue braccia”; queste parole le tro- conformarsi ai vari stati dell’anima… giunge-
viamo nella sacra scrittura: sarete portati sul re al punto, all’istante adatto nel modo pro-
seno ed accarezzati sulle ginocchia. Come la pizio, affrettare e moltiplicare i suoi tocchi
madre accarezza il suo bimbo così io conso- allorché sono accettati, variarli, pazientare,
lerò voi. “Può forse una madre dimenticare il ritirarsi se sono rifiutati, cambiare modo di
suo bambino, e non aver compassione del procedere, usare dolcezza e rigore ecc.! Qua-
frutto del suo seno? Ma se anche essa lo di- li meraviglie avrò da contemplare quando
menticasse, io non potrò dimenticarti” (Is. lassù egli mi svelerà i segreti accorgimenti
LXVI, 12). Mi poteva presentare, con un’im- della sua azione!… Quaggiù Dio manifesta
magine più espressiva, l’amorosa tenerezza pochissimo l’economia delle sue vie…
della sua volontà interamente dedicata alla L’operazione che dispone e conduce tutto al
mia santificazione? E quante altre immagini bene degli eletti, i risultati di santificazione,
egli presenta nei libri sacri, per farmi sentire queste profondità misteriose in cui egli vela
le sue sollecitudini per me! Quella di piccoli agli occhi nostri il cammino della sua sapien-
passeri, cinque dei quali non valgono più di za, le conosciamo noi? (…) Se la pienezza
due soldi, e tuttavia neppure uno di essi è di- della luce è riservata al giorno delle grandi
menticato da Lui. Che deve allora temere manifestazioni, è altrettanto vero che Dio si
un’anima che vale più di molti passeri? (Luc. compiace di svelare, fin dal presente, secon-
XII, 6-7). Quella della chioccia che raduna do le esigenze del mio progresso, qualcuno
sotto le ali i suoi pulcini (Matt. XXIII, 37). dei misteri della sua azione, affinché vi corri-
Quella del pastore che prodiga le sue atten- sponda. Ed io posso vederli, e devo rendermi
zioni e dà la vita per le sue pecore (Giov. X, attento a riconoscerli, nella misura in cui a
11). Inoltre, i rimproveri, i pianti e le minacce Lui piace svelarmeli e con l’intenzione di
contro le prevaricazioni del peccato, conformare la mia opera alla sua » (11).
anch’essi manifestazione delle sollecitudini di
Dio, si trovano nella sacra scrittura poco più Che cosa vuol dire “conformarsi alla vo-
delle attestazioni di paterna bontà verso i lontà di Dio”?
suoi figli. E, nonostante tutto, le infedeltà e le
resistenze alla sua azione sono ben più nume- Fino ad ora abbiamo esposto il principio
rose che non la sottomissione e la fedeltà, “bisogna fare sempre la volontà di Dio” av-
anche tra i privilegiati delle sue tenerezze. valorandolo dei fondamenti teologici e
(…) La sua Provvidenza, che governa i dall’esempio di Gesù Cristo. Vediamo ora in
mondi e gli atomi, pone in rapporto con la che cosa consiste questa “conformità” alla
mia vita, moltitudini di esseri, di movimenti e volontà di Dio.
di influssi di cui suppongo appena l’ordina- “La conformità con la volontà di Dio
mento; in tutto egli è presente, ovunque consiste in un’amorosa, intera e intima sotto-
mette in atto la sua opera per me. (…) Sulla missione e concordia della nostra volontà
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con quella di Dio in tutto quello che di noi gli dona la sua volontà, gli dà tutto: onde
dispone o permette. Quando è perfetta, è co- può dirgli Signore io son povero ma vi dono
nosciuta piuttosto sotto il nome di santo ab- tutto quel che posso; dandovi la mia vo-
bandono alla volontà di Dio. Nelle sue ma- lontà, non ho più che darvi.
nifestazioni imperfette si suole darle il nome Ma questo appunto è il tutto che da noi
di semplice rassegnazione cristiana” (12). pretende il nostro Dio: “Figliuol mio dammi il
La nostra santificazione si realizzerà se tuo cuore” (Prv. XXIII, 26). Figlio dice il
coopereremo all’azione divina, come dice il Signore a ciascuno, figlio dammi il tuo cuore,
P. Lehodey: “Dal momento che Dio lavora cioè la tua volontà. Parla S. Agostino: “non
con noi alla nostra santificazione, bisogna che possiamo offrire a Dio cosa più cara, che non
abbia la direzione dell’impresa; tutto dovrà dirgli: Signore possedeteci voi; noi vi doniamo
essere fatto secondo i suoi piani, sotto i suoi tutta la nostra volontà; fateci intedere quello
ordini e gli impulsi della sua grazia. Egli è il che da noi volete, e noi lo eseguiremo”.
primo principio e l’ultimo fine; noi siamo nati Se dunque vogliamo compiacere appieno
per obbedire alla sua volontà” (13). il cuore di Dio, procuriamo in tutto di
S. Alfonso dei Liguori ha parole, come suo conformarci alla sua divina volontà, e non
solito, belle e semplici insieme, per spiegare solo di conformarci ma di uniformarci a
cosa sia questa conformità alla volontà di Dio: quanto Dio dispone. La conformità importa
« Qual’è la maggior gloria che noi possiamo che noi congiungiamo la nostra volontà alla
dare a Dio? L’adempiere in tutto i suoi santi volontà di Dio; ma l’uniformità importa di
voleri. Il nostro Redentore che venne in terra a più che noi della volontà divina e della no-
stabilire la divina gloria, questo principalmente stra ne facciamo una sola, si che non voglia-
venne ad insegnarci col suo esempio. (…) Che mo altro se non quello che vuole Dio, e la
servono l’opere nostre alla gloria di Dio, quan- sola volontà di Dio sia la nostra » (14).
do non sono secondo il suo beneplacito? Non
vuole il Signore sacrifici, disse il Profeta a Saul, La volontà di Dio e l’indifferenza ignaziana
ma l’ubbidienza ai suoi voleri: “gradisce forse il
Signore le offerte e i sacrifici più dell’obbedien- Fare la volontà di Dio in ogni circostanza
za alla parola? La disubbidienza è come il pec- coincide con la disposizione di “santa indiffe-
cato di idolatria” (I Re XV, 22-23). L’uomo renza” di cui parla S. Ignazio di Loyola nel
che vuole operare per propria volontà senza “Principio e fondamento” dei suoi “Esercizi
quella di Dio, commette una specie di idola- Spirituali”. Al n. 23 leggiamo: « …per questo è
tria, poiché allora invece di adorare la volontà necessario renderci indifferenti a tutte le cose
divina adora in certo modo la sua. (…) Se mai create, in tutto quello che è lasciato alla libertà
vi sono due servi, l’un dei quali fatica tutto il del nostro libero arbitrio e non le è proibito; di
giorno senza riposare, ma vuol fare ogni cosa a modo che non vogliamo da parte nostra salute
suo modo; l’altro fatica meno, ma ubbidisce in piuttosto che infermità, ricchezza piuttosto che
tutto; certamente il padrone amerà questo se- povertà, onore piuttosto che disonore, vita
condo e non il primo (…).
In questa terra dobbiamo apprendere Sant’Ignazio di Loyola
dai beati del cielo come dobbiamo amare
Dio. L’amor puro e perfetto che i beati in
cielo hanno per Dio è l’unirsi perfettamente
alla sua volontà. Se i serafini intendessero
esser suo volere che si impiegassero per
tutta l’eternità ad ammucchiar le arene dei
lidi o a svellere l’erba dei giardini, volentieri
lo farebbero con tutto il lor piacere. Più se
Dio facesse loro intendere che andassero ad
ardere nel fuoco dell’inferno, immediata-
mente si butterebbero in quell’abisso per
fare la divina volontà.
(…) Quegli che dà la sua volontà a Dio,
gli dà tutto; chi gli dà le robe colle limosine,
il sangue col flagellarsi, i cibi coi digiuni
dona a Dio la parte di ciò che tiene; ma chi
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lunga piuttosto che breve, e così per tutto il ri- diede Nostro Signore Gesù Cristo il quale de-
manente, desiderando e scegliendo unicamente siderava ardentemente la sua passione: “devo
ciò che ci conduce più sicuramente al fine per ancora essere battezzato da un battesimo, e
cui siamo creati ». Quest’indifferenza si riferi- come sono angustiato finché esso non si com-
sce a quelle cose che non cadono sotto la vo- pia” (Luc. XII, 50), “ho desiderato di un gran
lontà espressa (cioè significata) di Dio, poiché desiderio…” (Luc. XXII, 15); e dall’altra sen-
“tutto quello che è lasciato alla libertà del nostro tiva il dolore nella parte sensibile della sua
libero arbitrio” esclude l’osservanza dei coman- natura umana: “l’anima mia è triste fino alla
damenti che abbiamo comunque il dovere mo- morte” (Matt. XXVI, 38), “Dio mio perché
rale di osservare; si tratta quindi piuttosto della mi hai abbandonato?” (Matt. XXVII, 46).
volontà di beneplacito che abbraccia ciò che “Questa indifferenza infine non è pura-
per disposizione divina “ci conduce più sicura- mente passiva, ma veramente attiva, ancorché
mente al fine per cui siamo creati”, cioè accetta- determinata soltanto dalla volontà di Dio. Nei
re i disegni (la volontà) del Signore su di noi. casi in cui questa volontà divina appare già
L’indifferenza presuppone nell’anima manifesta (volontà di segno), la volontà
un’intima persuasione del potere e dell’uomo la compie con generosità rapida e
dell’amore di Dio, la convinzione che da Lui ardente. E in quelli in cui la divina volontà non
dovrà aspettarsi la soluzione dei suoi proble- si è ancora manifestata (volontà di beneplaci-
mi, e che l’amore di Dio le darà la felicità. to) è in stato di perfetta disponibilità per accet-
Essa è ancora una disposizione della volontà, tarla e compierla appena si manifesta” (15).
che è ben determinata ad abbracciare in ogni
caso ciò che meglio conduce al fine. E cosa È utile ed anche necessario uniformarsi alla
conduce meglio al fine se non quei mezzi che volontà di Dio
Dio da tutta l’eternità le ha preparato e che
sono espressione della sua volontà? Da quanto abbiamo esposto appare chia-
“È evidente, che se la volontà divina è la ra la necessità e l’utilità di questa “confor-
causa suprema di tutto quanto avviene se mità” alla volontà di Dio che, se praticata in
essa è infinitamente santa, sapiente, potente maniera più perfetta, ci potrà santificare
e amabile, quanto più la mia volontà coinci- sempre più poiché ella unisce la nostra vo-
de con quella di Dio, tanto più sarà santa, lontà, e con essa tutte le nostre facoltà, a
potente ed amabile. In tal modo non ci potrà Colui che è la fonte di ogni santità. Come fa
mai accadere nulla di male, perché gli stessi notare il P. Lehodey: “ciò che forma l’eccel-
mali che Dio permette nella nostra vita, con- lenza del santo abbandono, è l’incomparabi-
tribuiranno al nostro maggior bene se sapre- le efficacia che possiede per togliere gli osta-
mo approfittarne nella forma prevista e volu- coli alla grazia, per far praticare alla perfe-
ta da Dio. (…) Lo scopo della santa indiffe- zione le più alte virtù, e per stabilire il regno
renza è quello di spingere l’uomo a darsi to- assoluto di Dio sulla nostra volontà” ( 16).
talmente a Dio, uscendo da sé stesso. Non si Facendo la volontà di Dio facciamo anche il
tratta di un disinteresse stoico ed irrazionale nostro bene perché « che altro insomma
di fronte a quanto ci può accadere, ma del vuole il nostro Dio se non il nostro bene?
mezzo più efficace per far aderire completa- Chi mai possiamo trovare che ci ami più di
mente la nostra volontà a quella di Dio” (15). Dio? Altra non è la sua volontà, non solo
Questa indifferenza ignaziana va riferita che nessuno si perda, ma che tutti si salvino
unicamente alla parte superiore dell’anima, e si facciano santi (17): “vuole che nessuno di
cioè alla volontà dell’uomo, e non può esclu- noi si perda, ma che tutti si volgano a peni-
dere che la parte inferiore, cioè l’inclinazione tenza” (II Pt III, 9). “Questa è la volontà di
naturale, senta della ripugnanza ed accusi i Dio, la vostra santificazione” (I Tess. IV, 3).
colpi della disgrazia. Non si può chiedere alla (…) Abbandoniamoci dunque in tutto al be-
sensibilità di non sentire nulla (essere impas- neplacito di quel Signore, che essendo sa-
sibile) di fronte al dolore [come qualunque pientissimo conosce il meglio per noi, ed es-
uomo avrebbe paura davanti ad un leone in- sendo amantissimo, poiché ha data la vita
ferocito!] e di non provare ripugnanza, ma è per nostro amore, vuol anche il meglio per
necessario che la volontà sia disposta ad ac- noi. Siam pur sicuri e persuasi, dice S.
cettare quel dolore come proveniente dalla Basilio, che senza comparazione meglio pro-
mano di Dio nonostante tutte le proteste cura Dio il nostro bene, di ciò che noi pos-
della sensibilità. Questo fu l’esempio che ci siamo mai fare e desiderare » (18).
guarisce da questa doppia causa di ricadute.
(…) Conformando infatti la nostra volontà a
quella di Dio, accettiamo i giudizi suoi come
regola dei nostri, i suoi precetti e i suoi consi-
gli come regola della nostra volontà; ci distac-
chiamo quindi dalle creature e da noi stessi e
dalla malizia che da questi attacchi derivava.
Essa rimedia alla nostra fragilità, fonte di
tante miserie; invece di appoggiarci su noi
stessi che siamo così fragili, con l’ubbidienza
ci appoggiamo su Dio che, essendo onnipo-
tente, ci fa partecipare alla Sua forza e resi-
stere alle più gravi tentazioni: “posso tutto in
colui che mi fortifica” (Phil. IV, 13). Quando
noi facciamo la sua volontà, Dio si compiace
di fare la nostra, esaudendo le nostre pre-
ghiere e reggendo la nostra debolezza.
Sant’Alfonso Maria dei Liguori Liberi così dalla malizia e dalla debo-
lezza, cessiamo d’offendere deliberatamen-
Unire la nostra volontà a quella divina è te Dio e veniamo a riformare a grado a
per l’uomo estremamente utile poiché que- grado la nostra vita » (19).
sta conformità esercita un triplice ruolo c) La conformità conforma l’anima a
sull’anima, purificandola, riformandola e Gesù Cristo. Non ci può essere conformità
conformandola a Gesù Cristo. più grande, intima e profonda di quella che
a) La conformità purifica l’anima. esiste tra due volontà. « Ora con la confor-
Nell’Antico Testamento, Dio fa spesso nota- mità alla volontà di Dio, noi assoggettiamo e
re che egli è pronto a perdonare tutti i pecca- uniamo la volontà nostra a quella di Gesù…
ti e a rendere all’anima la sua primitiva pu- come Lui e con Lui, noi non vogliamo se
rezza, se ella cambia di cuore e di volontà: non ciò che vuole Dio (…): abbiamo quindi
“Lavatevi, mondatevi, togliete via dagli occhi fusione di due volontà in una sola, unum
miei la malizia delle vostre intenzioni… im- velle, unum nolle; non facciamo più che una
parate a fare il bene… se i vostri peccati fosse- sola cosa con Lui, ne abbracciamo i pensieri,
ro pur come uno scarlatto, diventino bianchi i sentimenti, i voleri: “abbiate in voi quel
come la neve” (Is. I, 16-18). Conformare la sentire che era anche in Gesù Cristo” (Phil.
propria volontà a quella di Dio, è certamente II, 5); onde potremo presto ripetere la paro-
mutare di cuore, cessare di fare il male, ed la di San Paolo: “vivo non già più io, ma vive
imparare a fare il bene. Ed è questo il signifi- in me Cristo” (Gal. II, 20) » (19).
cato del testo, tante volte ripetuto: “melior Poiché la volontà è la più alta delle facoltà
est enim obædientia quam victimæ?” (II Re della nostra anima ne consegue che, assogget-
XV, 22). Nel Nuovo Testamento Nostro tandola alla volontà di Dio, ad essa sottomet-
Signore dichiara, fin dal suo primo ingresso tiamo anche tutte le altre facoltà sulle quali la
nel mondo che con l’ubbidienza rimpiazzerà volontà ha il dominio; quindi l’anima intera si
tutti i sacrifizi dell’Antica Legge (…) (Ebr. conforma a Cristo, prendendo i sentimenti, i
X, 5-8), Gesù infatti ci redense con l’ubbi- voleri e i desideri di Nostro Signore, e poco a
dienza spinta fino all’immolazione di sé nel poco l’anima acquista tutte le virtù del divin
corso di tutta la vita e principalmente sul Maestro. Così giustamente afferma S.
Calvario: “fatto obbediente fino alla morte e Francesco di Sales: “L’abbandono è la virtù
alla morte di Croce” (Phil. II, 8). Con l’ubbi- delle virtù; è il fiore della carità; l’odore
dienza dunque e con l’accettazione delle dell’umiltà; il merito, a quanto pare, della pa-
prove provvidenziali, espieremo anche noi in zienza; e il frutto della perseveranza” (20).
unione con Gesù i nostri peccati e purifiche- Altre ragioni che mostrano la necessità
remo la nostra anima. della “conformità alla volontà di Dio” sono
b) La conformità riforma l’anima. « Ciò le seguenti: come servi di Dio che ci ha crea-
che ci deformò è l’amore disordinato del pia- to, redenti, destinati a Lui come ultimo fine,
cere, a cui cedemmo o per malizia o per fra- a Lui apparteniamo ed a Lui dobbiamo es-
gilità. Ora la conformità alla volontà divina ci sere sottomessi. Come Figli e amici di Dio: il
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figlio deve rimanere sottomesso al padre per male. Però l’onnipotenza e la sua infinita sa-
amore, mentre l’amicizia deve produrre la pienza sanno convertire in un bene più gran-
concordia della volontà. L’esempio di Gesù de lo stesso male che permette, e per questo
Cristo è infine un altro motivo che ci deve lo permette. Ad esempio Dio permise il più
convincere ad abbracciare questa via. grande e grave peccato che fu mai commes-
I frutti che produrrà in noi la vita di so, la Crocifissione di Gesù Cristo, preveden-
conformità perfetta (o santo abbandono) do che all’umanità ne sarebbe venuto il più
alla volontà di Dio, sono inestimabili: ci farà grande bene, cioè la redenzione.
vivere in dolce intimità con Dio come un Quando Dio comanda (“Præceptum”)
bambino tra le braccia della propria madre; qualcosa: si tratta dei comandamenti di Dio o
l’anima non desiderando altro che quanto è della Chiesa, i precetti dei superiori, i doveri
voluto da Dio vive con la semplicità e la “li- del proprio stato. Essi devono essere compiu-
bertà dei figli di Dio”; essa è serena e co- ti fino nei minimi particolari se ci si vuole
stante in tutte le circostanze, poiché nulla conformare con la volontà di Dio manifesta.
può venire a turbare la sua pace ed infine Infine vi è la proibizione (“Prohibitio”),
l’anima godrà di una santa morte in pace che è il passo più elementare per conformare
con Dio, perché in cielo Egli compirà la vo- la nostra volontà a quella di Dio cioè di evi-
lontà di coloro che avranno fatto in terra la tare diligentemente il peccato che lo offende.
Sua santa volontà. Per S. Tommaso quindi, bisogna innanzi-
tutto osservare i comandamenti e non violarli
Pratica della conformità alla volontà di Dio con il peccato. In seguito il volere di Dio è
manifestato chiaramente dagli avvenimenti
In che cosa, in quali circostanze ed avve- naturali, familiari, individuali che ci circonda-
nimenti bisogna uniformare la propria vo- no e dalle prove e croci che Dio permette,
lontà a quella divina? La risposta è semplice dalle circostanze nelle quali ci troviamo a vi-
in sé: sempre ed in ogni circostanza, necessi- vere nel momento presente, per “operare con
ta tuttavia di una spiegazione. timore la nostra salvezza” (Phil. II, 12), se-
È necessario conformarsi anzitutto alla condo le parole dell’apostolo. Sbaglierebbe
volontà significata di Dio osservando i suoi gravemente chi pensasse di trovare la sua
comandamenti e i precetti della Chiesa; se santificazione altrove, come ad esempio un
siamo religiosi praticando i consigli evange- sacerdote fedele che oggi in piena crisi della
lici e le regole della nostra congregazione ed Chiesa volesse fare il parroco di campagna:
accogliendo le ispirazioni della grazia. per fare ciò dovesse accettare dei compro-
Secondo la dottrina di S. Tommaso (I q. messi sulla fede [se tale incarico comportasse
19, a. 12) la volontà di Dio ci viene manife- il dover dire la “Nuova Messa”, ed accettare
stata o significata almeno in quattro maniere. gli errori del Concilio Vaticano II ecc.] an-
Quando Dio agisce direttamente (“Ope- dando quindi contro la volontà significata di
ratio”), vuole sempre positivamente ciò che fa Dio nei primi tre comandamenti del decalo-
per sé, perché si riferisce sempre al bene ed è go. Oppure una giovane che, per esempio,
ordinato a sua maggior gloria. Si tratta quindi volesse farsi religiosa tra le visitandine e non
di tutti gli avvenimenti individuali, familiari e trovando un convento tradizionale decidesse
sociali, che sono stati disposti da Dio stesso e di entrarvi presso i modernisti, mettendo in
non dipendono dalla volontà degli uomini; di- serio pericolo la sua fede. Possiamo dire, a
nanzi ad essi, che siano prosperi o avversi, è nostro conforto, che il Signore oggi non dà
solo possibile l’attitudine cristiana del fiat vo- vocazioni che sarebbe impossibile realizzare
luntas tua, poiché provengono direttamente senza andare contro la sua volontà significa-
dalla mano di Dio. Alcune volte questi avveni- ta! Se Egli ci chiede qualche cosa o ci dà una
menti sono piacevoli, e ci riempiono di gioia; certa vocazione, è di fede, poiché “Dio è fe-
altre volte sono amari, e ci possono precipitare dele” (Hebr. X, 23), che ci dà anche le grazie
nella più grande tristezza, se non vediamo in necessarie e sufficienti per realizzarla.
essi Dio stesso, che dispone tutto per la sua glo- Vediamo ora nella pratica, in quali cose
ria e il nostro maggior bene. dobbiamo uniformarci alla volontà di Dio.
Quando Dio permette qualcosa (“per- In primo luogo dobbiamo uniformarci
missio”) cioè non impedisce che qualcosa sia nelle cose naturali che avvengono nel mondo:
fatto, non lo vuole mai positivamente perché quando fa molto caldo, molto freddo, pioggia,
si riferisce a un male, e Dio non può volere il carestia, pestilenza e cose simili. General-
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mente l’uomo mormora sempre in queste cir- sibbene adoperarvi i rimedi ordinari, perché
costanze: vuole il sole quando piove… poi così vuole ancora il Signore, ma se quelli non
quando c’è il sole si lamenta per la siccità… Si giovano uniamoci alla volontà di Dio, che ci
narra, a questo proposito nella vita di S. gioverà più della sanità. Signore, diciamo al-
Francesco Borgia, che una notte mentre nevi- lora, io non voglio guarire né stare infermo;
cava fortemente, egli bussò più volte alla voglio solo quel che volete voi. Certo è mag-
porta di una casa della Compagnia ma poiché gior virtù nelle malattie il non lamentarsi de’
i padri dormivano nessuno gli aprì. Il mattino dolori, ma allorché questi fortemente ci af-
seguente, ai suoi figli che pieni di rammarico fliggono, non è difetto il palesarli agli amici
gli chiedevano scusa di averlo fatto attendere ed anche il pregare il Signore che ce ne libe-
fuori in una notte di tormenta, S. Francesco ri- ri. (…) Del resto anche Gesù Cristo veden-
spose di aver ricevuta invece una grande con- dosi vicino alla sua amarissima Passione, pa-
solazione nel pensare che era Dio che gli get- lesò la sua pena ai discepoli; “L’anima mia è
tava addosso quei fiocchi di neve. triste fino alla morte” (Mt. XXVI, 38), e
In secondo luogo nelle cose che avven- pregò suo Padre a liberarnelo: “Padre mio,
gono nel nostro essere, come quando patia- se è possibile, passi da me questo calice” (Mt.
mo la fame, la sete, la povertà, le desolazio- XXVI, 39). Ma Gesù stesso c’insegnò quel
ni, i disonori. In tutto ciò dobbiamo sempre che dobbiamo fare dopo simili preghiere,
dire: fate voi o Signore, ed io son contento. cioè rassegnarci subito nella divina volontà,
« I beni e i mali temporali sono dunque beni col soggiungere: “però non come voglio io,
e mali relativi. Degli uni e degli altri si può ma come vuoi tu” (Mt. XXVI, 39).
fare il più santo uso o il peggior abuso. Quale sciocchezza è poi quella di coloro
Avremo il buon senso di approfittarne per che dicono di desiderare la salute non già
distaccarci dalla terra e attaccarci sempre per non patire, ma già per maggiormente
più ai soli beni del cielo? “Passeremo tra i servire il Signore (…) servir la comunità, far
beni temporali in modo da non perdere gli la comunione, far penitenza, studiare, impie-
eterni?” (21). Non diventeremo come gli in- garsi alla salute delle anime confessando,
sensati che dimenticano Dio nella prosperità predicando!
e mormorano nell’avversità? » (22). Ma io domando devoto mio, dimmi, perché
Nei talenti e difetti naturali dell’anima, e tu desideri di far queste cose? Per dar gusto a
del corpo. Non lamentiamoci se abbiamo Dio? E che vai cercando quando sei certo che il
cattiva memoria, mente tarda, poca abilità, gusto di Dio non è che tu faccia orazioni, co-
membro storpio, salute debole. Come S. munioni, penitenze, studi o prediche, ma che tu
Alfonso, a tale proposito, fa notare: « Che soffri con pazienza quell’infermità e quei dolori
merito avevamo noi e qual obbligo avea Dio che ti manda? Unisci allora i tuoi dolori con
di darci una mente più sublime, un corpo quelli di Gesù Cristo. (…) Eh che questi desi-
meglio fatto. (…) Ringraziamolo dunque di deri e lamenti non nascono dall’amore di Dio,
ciò che per sua mera bontà ci ha donato, e ma dall’amor proprio che va cercando pretesti
contentiamoci del come ci ha fatti. Chi sa che per allontanarvi dalla volontà di Dio. Vogliamo
avendo maggior talento, sanità più forte, viso dar gusto a Dio? Diciamo allora al Signore
più grazioso, ci avevamo a perdere? A quan- questa sola parola: sia fatta la tua volontà, e
ti il loro talento e scienza è stata occasione di questa replichiamo sempre cento e mille volte,
perdersi coll’invanirsene e dispregiare gli che con questa sola daremo più gusto a Dio,
altri. (…) A quanti altri la bellezza o la for- che non gli daremo con tutte le mortificazioni e
tezza del corpo è stata occasione di mille divozioni che possiamo fare. Non c’è miglior
scelleraggini? E all’incontro quanti altri per modo di servire Dio, che abbracciando allegra-
esser poveri o infermi o deformi di fattezze si mente la sua volontà. (…) Il tempo dell’infer-
sono fatti santi e salvati, che se fossero stati mità io lo chiamo la pietra di paragone degli
ricchi, sani o belli d’aspetto si sarebbero dan- spiriti, perché in quello si scopre di qual carato
nati. E così contentiamoci di quel che Dio ci è la virtù che possiede un’anima. Se non si in-
ha dato “una sola cosa è necessaria” (Luc. X, quieta, non si lamenta, non cerca, ma ubbidisce
42) (…) solo il salvarci è necessario » (23). ai medici, ai superiori e se ne sta tranquilla,
Bisogna essere specialmente rassegnati tutta rassegnata nella divina volontà, è segno
alla volontà divina nelle infermità corporali, che in lei v’è fondo di virtù » (23).
e dobbiamo abbracciarle volentieri nel modo Dobbiamo uniformarci alla volontà di
e nel tempo in cui vuole Dio. « Dobbiamo Dio anche nella perdita che talvolta subiamo
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delle persone care ed utili al nostro profitto pazienza si salva, chi la porta con impazienza
temporale o spirituale. « Le anime divote si perde” (25). I due ladroni crocifissi a fianco
spesso fanno gran difetti circa questo punto di Gesù subirono la stessa identica pena: uno
non rassegnandosi alle divine disposizioni. La è santo l’altro è dannato, uno si salva affin-
nostra santificazione non ci ha da venire da’ ché tu non disperi, l’altro è dannato affinché
padri spirituali, ma da Dio. Vuol egli già che tu non presuma, dice S. Gregorio.
noi ci avvagliamo de’ direttori per la guida Nelle tentazioni. « Dobbiamo noi procu-
dello spirito quando ce li dà; ma quando ce li rare di schivar le tentazioni; ma se vuole Dio
toglie, vuole che ce ne contentiamo ed accre- o permette che noi siamo tentati contro la
sciamo la confidenza nella sua bontà, dicendo fede, contro la purità o contro altra virtù, non
allora: Signore, voi me l’avete dato questo dobbiamo lamentarci, ma anche in ciò rasse-
aiuto, ora me l’avete tolto, sia sempre fatta la gnarci al divino volere. A S. Paolo che prega-
vostra volontà; ora supplite voi ed insegnate- va d’esser liberato dalla tentazione… rispose
mi quel che debbo fare per servirvi. il Signore: “ti basta la mia grazia” (II Cor.
E così similmente dobbiamo accettare XII, 9). Così anche noi, se vediamo che Dio
dalle mani di Dio tutte le altre croci che ci non ci esaudisce in esimerci da qualche tenta-
manda. Ma tanti travagli, direte voi, son ca- zione molesta, diciamo: Signore, fate voi e
stighi. Ma i castighi che Dio manda… in permettete quel che vi piace; mi basta la vo-
questa vita sono grazie e benefizi. Se l’ab- stra grazia; ma assistetemi acciò non la perda
biamo offeso, dobbiamo soddisfare la divina mai. Non la tentazione ma il consenso alla
giustizia in qualche modo in questa o tentazione ci fa perdere la divina grazia » (23).
nell’altra vita » (24). S. Agostino diceva: “Qui Infine bisogna che ci uniamo alla volontà
brucia qui taglia, qui non risparmiarmi, af- divina in punto di morte: in quel tempo ed
finché mi salvi in eterno”. in quel modo che Dio ce la manderà. Si rac-
Nelle desolazioni di spirito. Quando conta che S. Geltrude scivolò un giorno, sa-
un’anima si dà alla vita spirituale, il Signore lendo su una collina, cadendo a valle. Le sue
la colma, al principio, di consolazioni, per compagne le chiesero poi se avesse avuto
staccarla dai piaceri del mondo; ma poi paura di morire senza sacramenti? La santa
quando la vede più solida nello spirito, ritira rispose: “Io desidero molto di morire coi sa-
la sua mano insieme alla consolazione sensi- cramenti, ma fo più conto della volontà di
bile, per provare il suo amore e vedere se Lo Dio, perché tengo che la migliore disposizio-
serve ed ama senza cercare qui in terra il suo ne che possa aversi per morire sia sottoporsi
gusto sensibile. Diceva S. Teresa: “Mentre si a ciò che Dio vorrà; perciò desidero qualun-
vive non consiste il guadagno in procurare di que morte che piacerà darmi il Signore”.
godere più Dio ma in fare la sua volontà”; e (…) « Diceva il P. M. Avila che chiunque si
che: “non consiste l’amor di Dio in tenerez- trovasse con mediocre disposizione dee de-
ze, ma in servire con fortezza ed umiltà”, e siderar la morte per ragion del pericolo in
“con aridità e tentazioni fa prova il Signore che si vive di perder la divina grazia. Che
dei suoi amanti”. L’anima, quando si vede cosa più cara e desiderabile che con una
accarezzata da Dio con dolcezze Lo ringrazi buona morte assicurarci di non poter più
e se ne professi indegna, ma non si affligga perdere la grazia del nostro Dio! » (23).
con impazienza, quando si trova in desola-
S. Paolo sbalzato da cavallo sulla via di Damasco ri-
zione. Il tempo migliore per esercitare la no- sponde al Signore: “Signore, che volete che io faccia?”
stra rassegnazione alla volontà di Dio, è
quando siamo nell’aridità. La terra è luogo
di merito, dove si merita patendo; il cielo
sarà invece il luogo della ricompensa eterna
e della gioia (che non finirà mai…). Dice S.
Alfonso che “il fervore dello spirito col pati-
re è quello che han desiderato e cercato i
santi”. “Con la prova del patire si distingue
la paglia dal grano nella Chiesa di Dio: chi
nelle tribolazioni si umilia e si rassegna al di-
vino volere è grano per il paradiso; chi si in-
superbisce e si adira, e perciò lascia Dio, è
paglia per l’inferno… chi porta la croce con
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Se ci uniformeremo alla volontà di Dio me” che la nostra patria è il cielo e che qui in
in tutte queste cose, o almeno in qualcuna di terra non dobbiamo cercare le consolazioni,
esse, nelle croci di ogni giorno (che sono poi bensì il Dio delle consolazioni. Il dolore an-
altrettante grazie se guardate con sguardo di cora ci fa praticare la virtù di forza poiché
fede…), potremo raggiungere facilmente nella reazione che esso provoca in noi, tende
quella santità alla quale siamo chiamati, e in a far aumentare le nostre energie e ci fa eser-
Paradiso ringrazieremo il Signore per averci citare la virtù: “non c’è legno più idoneo a
dato un ricompensa così grande per quel conservare l’amore verso Dio quanto il legno
“poco” che avremo sofferto in terra unendo della croce” affermava S. Ignazio. Infine è
la nostra volontà alla Sua; poiché veramente fonte di grandissimi meriti, poiché, se sop-
“Ciò che occhio non vide né orecchio udì, né portato pazientemente per il Signore, ci me-
ascese al cuor dell’uomo è ciò che Dio ha rita un paradiso eterno di gloria, come dice-
preparato per coloro che lo amano” (I Cor. va la beata M. Maddalena Postel: “Una
II, 9) dice S. Paolo. croce di più; ringraziamo il buon Dio; egli ci
ama molto: se ci prova è per meglio ricom-
Conforto nelle prove ed esempio dei santi pensarci”. Le anime generose, soffrendo con
Gesù qualche pena, compiono in sé la di Lui
Per progredire nella conformità alla vo- passione, si conformano di più al Divino
lontà di Dio, soprattutto quando le prove e Maestro e contribuiscono enormemente al
le croci pesano sulle nostre spalle, sarà utile bene della sua Chiesa. In questo senso vanno
(e a volte necessario) prendere alcuni rimedi intese anche le parole di S. Giovanni della
spirituali. Innanzi tutto vi è la tattica di non Croce: “Patire, Signore, ed essere disprezza-
aggravarsi la mente pensando a tutti i to per te”, quelle di S. Teresa: “O morire, o
“mali” passati presenti e futuri, facendone patire”, ed il gemito di S. Maria Maddalena
un fardello insopportabile anche per le per- de’ Pazzi: “Non morire ma patire”.
sone più virtuose; bisogna invece fare esat- I santi avevano capito bene queste ve-
tamente il contrario poiché come dice Gesù rità. S. Francesco d’Assisi diceva: “tanto è
“ad ogni giorno basta la sua pena” (Matt. grande il ben che aspetto che ogni pena mi è
VI, 34). Quanto ai mali del passato non diletto”; e S. Filippo Neri “in questo mondo
serve più pensarci, se non per vedere i meri- o vi è Paradiso o inferno: chi sopporta le tri-
ti e i vantaggi che ne abbiamo tratto, l’au- bolazioni con pazienza gode il Paradiso; chi
mento di virtù e di pazienza. Il male punge no, patisce l’inferno” poiché: “chi abbraccia
solo quando vi si fissa l’attenzione, quindi le croci che Dio gli manda non le sente” (S.
non dobbiamo più pensarci ma rallegrarci Teresa). S. Vincenzo de Paoli affermava che
solo di aver adempiuto la volontà di Dio. “la conformità alla volontà di Dio è il tesoro
Quanto all’avvenire sarebbe una follia del cristiano ed il rimedio ad ogni male, poi-
impensierircene. Si possono prudentemente ché essa implica l’abnegazione, l’unione a
pensare e prevedere le cose alfine di predi- Dio e tutte le virtù”.
sporle per quanto è nelle nostre possibilità; Tutto dunque ci invita a conformare la
ma pensare in anticipo ai “mali” futuri per nostra volontà a quella di Dio, anche in
esserne tristi e preoccupati è uno spreco di mezzo alle più grandi tribolazioni.
tempo e di forze che va solo a nostro danno.
Infatti questi “mali” possono anche non ac- Conclusione
cadere e dipendono dalla volontà di benepla-
cito di Dio che, come un buon padre, tutto In apertura di questo articolo, citando S.
ordina per il miglior bene dei suoi figli, e poi- Alfonso, abbiamo visto che: “Tutta la san-
ché “siamo nelle mani di Dio” è certo che tità consiste nell’amare Dio, e tutto l’amore
Egli al momento opportuno ci darà la grazia a Dio consiste nel far la sua volontà”; finire-
necessaria per affrontarli. Non pensiamo mo da dove abbiamo incominciato sperando
quindi ai dolori passati nè a quelli futuri. che il lettore si sia convinto della necessità
Nel presente, quando si soffre qualche della conformità alla volontà di Dio, e che al
cosa per il Signore, dobbiamo invece positi- tempo stesso non esiste via migliore di que-
vamente pensare ai grandi vantaggi di tali sta per raggiungere la santità.
sofferenze. Il dolore (ben accettato per Gesù ci ammonisce: “Se vuoi entrare nella
amore di Dio) ci educa ricordandoci che vita, osserva i comandamenti” (Mt. XIX, 17);
quaggiù siamo in esilio “in una valle di lacri- non è dunque sufficiente dire “Signore
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6) A. TANQUEREY, Compendio di teologia ascetica cedente di Dio che vuole la salvezza di tutti gli uomini
e mistica soc. St Jean evang. Desclée Paris Roma 1927, senza aver considerato ancora le circostanze.
n. 480-481. 18) S. ALFONSO, op. cit.
7) S. F RANCESCO DI S ALES , Teotimo o trattato 19) Cfr. A. TANQUEREY, op. cit., pagg. 312-314, n.
dell’amor di Dio, L. VIII, c. 3. 494 - 496 .
8) FRANCESCO POLLIEN, La vita interiore semplifi- 20) Trattenimento XI citato anche in A.
cata, Paoline Roma 1969. P. II l. 1 cap. III, pagg. 276- TANQUEREY, op. cit., pagg. 314-315.
278. I neretti sono stati aggiunti da noi. 21) Messale Romano; Colletta della terza domeni-
9) P. GARRIGOU-LAGRANGE, op. cit., pagg. 235-236. ca dopo Pentecoste.
10) FRANCESCO POLLIEN, op. cit., pagg. 279-280. 22) Dom LEHODEY, op. cit., P. III, cap. II, pag. 153.
11) F. POLLIEN, op. cit., pag. 310-314. (P. II, l. II c. 1). 23) S. ALFONSO, Uniformità… op. cit.
12) A. ROYO MARIN, op. cit., pag. 937, n. 490. 24) S. ALFONSO, Uniformità… op. cit.
13) Cfr DOM VITAL LEHODEY, Il santo abbandono, 25) S. ALFONSO, Pratica di amar Gesù Cristo, c. V par I.
p. I., cap. I., pag. 22. 26) S. A LFONSO M. D E ’ L IGUORI , La via della
14) S. ALFONSO MARIA DE’ LIGUORI, Uniformità salute, pt. I, med. 97.
alla volontà di Dio. I neretti sono stati aggiunti da noi. 27) DOM LEHODEY, op. cit., P. I, c. I, pagg. 24-25
15) A. ROYO MARIN, op. cit., pag. 945 -946.. 28) G IROLAMO S AVONAROLA , Esposizione del
16) Op. cit, p. 4 a c. Pater noster, in “G. Savonarola. Itinerario spirituale”,
17) S. Alfonso fa qui riferimento alla volontà ante- Ed. Studio Domenicano, Bologna 1993, pagg. 242-243.
DICIOTTESIMA PUNTATA. GIOVANNI XXIII E United Jewish Appeal (1). Abituati al ritmo at-
GLI EBREI. SECONDA PARTE: DA JULES tuale degli incontri giudeo-cristiani, ci stupia-
ISAAC A NOSTRA ÆTATE. mo di tanta discrezione! Il discorso rivolto ai
130 ebrei dell’United Jewish Appeal guidati
don Francesco Ricossa dal rabbino Herbert Friedman rivela tuttavia
di già degli errori dottrinali importanti; poiché
dità in questo momento, trovandomi non più de l’altro. Come conciliare questa decisione
all’esterno, bensì, grazie alla vostra generosa con la dottrina cattolica secondo la quale non
ospitalità, all’interno della Sinagoga di Roma. vi può essere nulla nella liturgia di contrario
Questo incontro conclude, in un certo modo, alla fede o alla morale, o di nocivo alle anime?
dopo il pontificato di Giovanni XXIII e il
Concilio Vaticano II, un lungo periodo sul Soppressione del culto del Beato Andrea
quale occorre non stancarsi di riflettere per
trarre gli opportuni insegnamenti...” (4). Giniewski segnala un’altra iniziativa di
Giovanni XXIII, fino ad ora poco conosciuta.
La riforma del rito del battesimo degli adulti I lettori di Sodalitium conoscono già il tema
dell’ “omicidio rituale” ( 8). In tre casi la
Un altro gesto di apertura nei confronti del Chiesa si è pronunciata con una Bolla di bea-
Giudaismo, fu compiuto da Giovanni XXIII tificazione. Uno di questi è quello del Beato
con la riforma del rito del battesimo per gli Andrea da Rinn, in Tirolo, martirizzato nel
adulti. Io non ne avevo mai sentito parlare, e 1462. Papa Benedetto XIV ne approvò il
devo questa informazione al già citato (nelle culto nel 1755 con la Bolla Beatus Andreas.
scorse puntate) Paul Giniewski, un autore “Nel 1961 - ci informa Giniewski, che cita gli
ebreo radicalmente anticristiano, che scrive studi di una religiosa, suor Maria Despina,
però con la prefazione, seppur imbarazzata, di pubblicati nel 1971 dalla rivista Rencontre -
padre Jean Dujardin, segretario del comitato Jules Isaac aveva trasmesso al cardinal Bea
episcopale francese per le relazioni con il giu- (...) un dossier completo sulla chiesa di Rinn,
daismo (5). A pagina 130 del suo libro, elen- ove figuravano sempre le statue rappresen-
cando i meriti di Giovanni XXIII nei confronti tanti, in maniera caricaturale, i mercanti ebrei
degli ebrei, Giniewski parla di questa riforma accusati di avere assassinato Andrea (...), e
liturgica: “(Giovanni XXIII) purgò il ritò del dove si diffondevano sempre dei foglietti con
battesimo, sopprimendo le formule che con- l’imprimatur, nei quali si raccontava il crimi-
cernevano l’incredulità giudaica e l’errore ne. Simon Wiesenthal e molte organizzazioni
ebraico”. Ecco di cosa si tratta. Il 16 aprile ebraiche e cristiane erano, anch’essi, interve-
1962, la Sacra Congregazione dei Riti pro- nuti. Questi passi sfociarono il 5 maggio 1961
mulgò un decreto sul nuovo rituale del battesi- ad una lettera segreta di Giovanni XXIII al
mo degli adulti [AAS, 54, 1962, 315-338] nel superiore del convento di Wilten, e a delle
quale, praticamente, si restaurava l’antico ca- misure: soppressione delle statuette, della
tecumenato, prevedendo un battesimo confe- processione annuale e della messa in memo-
rito a tappe. C’è tuttavia, in questa riforma, ria di Andrea, apposizione di una lapide
una dichiarazione di principio dal sapore ecu- all’entrata della chiesa che precisasse che “il
menista. Il nuovo rituale soppresse infatti la popolo ebraico non ha nulla a che vedere con
raccomandazione dell’antico (titolo II, il caso del beato Andrea, poiché si tratta solo
Capitolo III, numero 12) ove si avvertiva il mi- di una leggenda”. Tuttavia, in un primo
nistro del sacramento di “far conoscere e dete- tempo, l’episcopato avrebbe eluso la doman-
stare la pravità dei suoi errori” all’eretico che da di Giovanni XXIII. Quanto alla popola-
si convertiva al cattolicesimo (6). Nel rito stes- zione, “i fedeli in cuor loro non avevano ac-
so del battesimo, il convertito doveva abiurare cettato l’ordine papale, sentendosi oggetto di
e detestare gli idoli, se veniva dal paganesimo, una reprimenda ottenuta sotto pressione
la “perfidia maomettana”, se era musulmano, degli ebrei” (9). Possiamo dare torto al popolo
“l’eretica pravità” e le “nefarie sette”, se era fedele? Vox populi, vox Dei!
protestante. Infine, doveva dichiarare avere in Sempre Giniewski, al seguito della succitata
orrore la perfidia giudaica, e di rigettare suor Despina, rivela un altro intervento di
l’ebraica superstizione, se il neofita veniva dal Giovanni XXIII relativo ad un caso simile a
giudaismo (7). Queste parole del sacerdote quello dell’“omicidio rituale”, la profanazione
battezzante, furono soppresse in base al prin- delle ostie consacrate; “una di queste leggende
cipio precedentemente enunciato, secondo il faceva la prosperità della piccola cittadina di
quale il catecumeno doveva essere istruito Deggendorf in Baviera, ove nella chiesa c’erano
della religione cattolica, ma non doveva riget- degli affreschi che illustravano un immaginario
tare i suoi precedenti errori, dimenticando crimine ebraico risalente al 1337. Il papa or-
come la professione della verità e la detesta- dinò, nel 1960, la soppressione degli affreschi e
zione dell’errore sono correlativi: l’uno richie- la soppressione del pellegrinaggio...” (10).
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monwealth britannico, rabbino Brodie, ha Giovanni XXIII chiede a Bea uno schema
espresso la sua opposizione a ogni contatto conciliare sugli ebrei... (1 febbraio 1962)
col Concilio ecumenico, il cui fine è definire
questioni che concernono solo la Chiesa cat- Dopo questa digressione sull’attitudine
tolica” (15). La III Conferenza dei rabbini eu- dell’ortodossia ebraica, ritorniamo al lavoro
ropei, tenutasi a Parigi dal 14 al 16 novembre di Bea. Dei trenta incontri registrati tra il 1960
1961, sotto la presidenza del rabbino Brodie, ed il 1964, molti devono aver avuto luogo du-
non fu certo un capolavoro di ecumenismo! I rante il 1961, ma di essi non ci è rimasta trac-
rabbini ricordarono “le conseguenze disastro- cia (almeno, io non ne ho trovate, se si esclu-
se dei matrimoni contrattati al di fuori della de l’intervento di Isaac per l’affare di Rinn).
legge giudaica, e che hanno per effetto di di- Ma il 25 dicembre 1961, con la lettera aposto-
sgregare la famiglia ebraica e di dissolvere le lica Humanæ Salutis (sulla quale ritornere-
nostre comunità. La conferenza ha considera- mo), Giovanni XXIII convoca il Concilio
to con particolare attenzione il grave proble- Vaticano II, che inizierà l’11 ottobre dell’anno
ma delle domande di conversione (...). seguente. Il tempo stringe... e Bea intensifica i
Custodi e difensori della Tradizione, i rabbini contatti. Ancora una volta, l’ordine viene da
riuniti in conferenza dichiarano solennemen- Giovanni XXIII in persona. “Fin dall’aprile
te, per prevenire irreparabili drammi fami- 1961, il Segretariato aveva concluso gli schemi
gliari e per preservare l’unità delle comunità, su quattro importanti temi: l’appartenenza dei
che matrimoni, divorzi o conversioni non battezzati non cattolici alla Chiesa, la struttu-
avranno validità e non potranno essere rico- ra gerarchica della Chiesa, il sacerdozio di
nosciuti, se non sono conformi, in ogni detta- tutti i fedeli e la posizione dei laici nella
glio, alle disposizioni del nostro codice reli- Chiesa e, finalmente, gli aspetti ecumenici di
gioso. La Conferenza scongiura i fedeli di alcune formule liturgiche”. Gli schemi, però,
non ricorrere, per matrimoni, divorzi o con- furono trasmessi alle Commissioni conciliari
versioni, a ministri del culto riformato, libera- competenti, che dovevano esaminarli.
le o di ogni altra tendenza, che non si sentano Tuttavia, “nell’udienza concessa al cardinale il
tenuti a seguire la tradizione autentica del 1° febbraio 1962, il Papa [Giovanni XXIII]
giudaismo come è definita dall’Halakha”. decide che il Segretariato proponga gli schemi
Mentre i cattolici aprivano le porte, col sulla libertà religiosa e quello riguardante gli
Concilio, ai matrimoni misti ed alla corrente ebrei direttamente alla Commissione centrale
liberale, i rabbini chiudevano ogni porta alle preparatoria, senza che vi intervenga alcun
innovazioni contrarie alla più stretta tradizio- altra Commissione” (18). Giovanni XXIII, per-
ne! Quanto alle avances dei conciliari, la ri- tanto, ha voluto i testi conciliari sulla libertà
sposta era altrettanto chiara: “In ragione di religiosa (Dignitatis humanæ) e sugli ebrei
alcune dichiarazioni rilasciate alla stampa, au- (Nostra ætate). Li ha voluti nella forma più
spicanti una participazione ebraica al estrema (gli schemi del Segretariato furono
Concilio ecumenico, la Conferenza pensa che più volti emendati e moderati prima di essere
è suo dovere ricordare che il giudaismo non approvati definitivamente), ed ha voluto per
può intervenire in alcuna maniera nel proble- essi un trattamento di favore, “appaltando” la
ma dell’unità cristiana, oggetto del Concilio, e materia esclusivamente al Segretariato di
che, per definizione, non può interessare che i Bea, con l’esclusione della Commissione dot-
cristiani. In accordo con l’insieme del giudai- trinale del Cardinal Ottaviani.
smo, la conferenza ha preso atto con soddi-
sfazione delle modifiche introdotte recente- ...ed il B’nai B’rith ne scrive la traccia! (27
mente da Papa Giovanni XXIII nella liturgia, febbraio 1962)
tendenti a sopprimere il carattere offensivo
per gli ebrei e la religione ebraica di certi testi Poco dopo, “il Memorandum che il
della liturgia cattolica. Queste modifiche ma- Cardinale aveva richiesto a Nahum
nifestano ai suoi occhi la volontà sincera e Goldman” il 26 ottobre 1960 “fu consegnato
ben determinata del Vaticano di eliminare i il 27 febbraio 1962 e presentato dal dr.
pregiudizi ed i malintesi” (16). Il messaggio dei Goldman del Congresso Mondiale Ebraico e
rabbini è chiaro: noi siamo i custodi della da Label A. Katz, della Benai Berîth, a nome
Tradizione giudaica, e da lì non ci muoviamo; della Conferenza Mondiale delle
se i cattolici vogliono cambiare e fare am- Organizzazioni Ebraiche” (19). Certo, i “sug-
menda, facciano pure: a noi sta bene così (17). gerimenti” elaborati nelle Logge del B’nai
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B’rith saranno stati tenuti in debito conto, denza romana del cardinale ed è durato
per la preparazione di Nostra ætate, da parte un’ora. Non si ha finora alcun dettaglio
di Bea e Roncalli che li avevano sollecitati! I sull’incontro” (22). La medesima agenzia pro-
sacerdoti autori del testo riservato ai Padri seguiva con un’altra notizia importantissima,
Conciliari, L’azione giudaico-massonica nel che svela parzialmente l’oggetto delle discus-
Concilio, sostengono che il memoriale “con- sioni di Bea, Goldman e Katz: “Si viene a sa-
tiene integralmente le tesi del decreto sugli pere, d’altra parte, che il dott. Chaim Wardi,
ebrei presentato dal segretariato per l’Unione finora direttore del dipartimento degli Affari
dei Cristiani al consesso plenario del cristiani al ministero israeliano agli Affari re-
Concilio” (20). In attesa di leggere (o pub- ligiosi, si stabilirà a Roma nel mese di luglio.
blicare) il Memorandum presentato dal B’nai Egli avrà il compito di seguire da vicino lo
B’rith a Bea, contentiamoci dell’affermazione svolgimento del Concilio Vaticano II e, più
del noto quotidiano parigino Le Monde: particolarmente, informarsi di tutte le que-
“L’organizzazione ebraica internazionale stioni riguardanti gli ebrei che potrebbero
B’nai B’rith ha manifestato il desiderio di sta- essere trattate dal Concilio. Come si sa, il
bilire relazioni più strette con la Chiesa cardinal Bea ha recentemente dichiarato alla
Cattolica. Tale Ordine ha sottomesso ora al stampa straniera a Roma, che il segretariato
Concilio una dichiarazione nella quale si af- che dirige si era occupato, nel corso di cin-
ferma l’intera responsabilità dell’umanità per que sessioni, di qualche problema concer-
la morte di Cristo. Se tale dichiarazione verrà nente il giudaismo” (23). Già dal dicembre
accettata dal Concilio - ha dichiarato Label 1960, Bea si stava dando da fare, infatti, per
Katz, presidente del Consiglio Internazionale realizzare, per usare le sue stesse parole, “il
dei B’nai B’rith - le comunità giudaiche cer- fatto che si dimostrò semplicemente deter-
cheranno i mezzi per collaborare con le auto- minante per l’aspetto ecumenico che dominò
rità della Chiesa” (21). Non è temerario per- il Concilio e che contribuì grandemente ai
tanto, dopo l’udienza a Jules Isaac e la pre- suoi risultati ecumenici”, ovvero “la presen-
sentazione del Memorandum Goldman-Katz, za di osservatori di Chiese e Comunità eccle-
scrivere che il documento conciliare Nostra siali non cattoliche” (24). Giovanni XXIII,
ætate è stato ispirato e commissionato dalle con la bolla di convocazione del Concilio,
logge massoniche del B’nai B’rith. Humanæ salutis (25 dicembre 1961), annun-
ciava pubblicamente la decisione di far par-
Il caso Chaim Wardi (Giugno-Agosto 1962) tecipare al Concilio questi “osservatori” non
affossa il decreto sugli ebrei cattolici. Ci sarebbero stati anche degli
ebrei? Un articolo del Jerusalem Post del 14
Tutto procedeva a gonfie vele, quindi, gennaio 1962 faceva capire di sì: “certi am-
per il quartetto Roncalli-Bea-Goldman- bienti ebraici - scriveva il quotidiano israelia-
Katz. Per concretizzare i loro disegni, gli ulti- no a firma di Geoffrey Wigoder - più politici
mi tre si incontrarono a Roma il lunedì di che religiosi, hanno inviato qualche emissa-
Pentecoste che, quell’anno, cadeva l’11 giu- rio discreto per sapere se il Concilio non po-
gno. L’agenzia di stampa Kipa riferì il 12 giu- trebbe essere il segnale di un certo riavvici-
gno che “il professor Nahum Goldman, pre- namento. Papa Giovanni ha già dimostrato
sidente del Congresso Mondiale Ebraico, ha coraggio e indipendenza di carattere facendo
reso visita, il lunedì di Pentecoste, al cardina- sopprimere diverse tracce di antisemitismo
le Agostino Bea, presidente del Segretariato che sussistevano nella liturgia cattolica ed è
preparatorio del Concilio (sic) per l’unione conosciuto per la sua attitudine aperta nei
dei cristiani. L’incontro si è svolto nella resi- confronti dei non-cattolici. Benché non ci si
aspetti che gli Ebrei siano invitati a prendere
parte al Concilio, la stampa ha parlato della
possibilità di vedervi assistere degli osserva-
tori ebrei; secondo il Vaticano, questi osser-
vatori non sarebbero portaparola di qualche
organizzazione determinata, ma ‘degli esper-
ti della legge e della religione ebraica’ (...). Si
Label Katz,
presidente del
noti che molti membri del Segretariato (per
Consiglio l’unione dei cristiani) sono degli esperti nelle
Internazionale dei relazioni giudeo-cristiane. In particolare,
B’nai B’rith
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Mons. Oesterreicher, direttore di un istituto sa; abbiamo visto che lo stesso Jerusalem
di studi giudeo-cristiani negli Stati Uniti; don Post dichiarava che l’interesse degli Ebrei
Leo Rudof, della chiesa della Dormizione verso il Concilio veniva dagli ambienti politi-
sul monte Sion, ed il Padre Demann, france- ci e non da quelli religiosi. Ed infatti, l’osser-
se, che ha iniziato una inchiesta sui 2000 libri vatore prescelto da questi ambienti era non
scolastici in francese per studiarne la posizio- solo un membro del Consiglio Mondiale
ne su quel che concerne gli ebrei” ( 23 ). Ebraico, ma anche un funzionario del gover-
Mentre il Segretariato lavorava incessante- no israeliano appartenente al Ministero dei
mente all’“operazione invito osservatori”, e Culti. Certo, Wardi aveva dato, per l’occasio-
raccoglieva adesioni dagli eretici e gli scisma- ne, opportune dimissioni dal ministero, ma la
tici del mondo intero, anche il governo israe- manovra non ingannava nessuno... Fu così
liano volle inviare il proprio, con l’accordo che l’annuncio dell’arrivo di Wardi, sollevò
del solito Bea. Perché preoccuparsi? Il piano “una tempesta di proteste da parte degli
sembrava riuscito appieno! A marzo, Stati Arabi” (26), che temevano un’ingerenza
Giovanni XXIII aveva benedetto i fedeli che del governo sionista nei lavori conciliari.
uscivano dalla sinagoga. Gli ambienti ebraici L’esito fu disastroso per gli interessi ebraici.
italiani esultavano. Riunita a Castiglioncello, La prima conseguenza, fu che lo schema
in Toscana, dal 29 aprile al 1° maggio, la sugli ebrei preparato da Bea con due anni di
Federazione Giovanile Ebraica d’Italia di- lavoro andò “incontro, da un giorno all’altro,
scusse di “Vaticano e Ebraismo”. “L’impor- addirittura a un crollo” (26). Il 20 giugno, in-
tante iniziativa di invitare i protestanti a par- fatti, si riunì la Commissione centrale prepa-
tecipare al prossimo Concilio ecumenico - ratoria al Concilio. Il Cardinal Bea temeva,
disse in quell’occasione Enrico Modigliani - in effetti, di incontrare alcune difficoltà, e
riveste, a mio avviso, un profondo significa- cercò di prevenirle. Preparò pertanto una
to: la volontà del cattolicesimo di riaprire il breve relazione sullo schema De Judæis.
dialogo con i non-cattolici in genere... Riferisce Padre Schmidt: “In essa, il
Questa linea di condotta della Chiesa roma- Cardinale menziona l’esplicito incarico con-
na può trasformare la sua attitudine nei con- ferito al segretariato da parte del Papa, quel-
fronti degli ebrei, riconsiderando i rapporti lo cioè di occuparsi dei molti pregiudizi, dif-
tra la Chiesa ed il Giudaismo. Potremmo fusi anche tra i cattolici, riguardanti gli ebrei,
così assistere ad un dialogo che non abbia soprattutto il fatto di considerarli ‘deicidi’ e
per fine la conversione degli interlocutori ma ‘maledetti da Dio’. (...) Il Cardinale aggiunge
il chiarimento delle reciproche posizioni. poi, ovviamente con riferimento alla tempe-
Perché un simile dialogo possa istituirsi e sta in arrivo: ‘È una questione del tutto di-
l’opinione pubblica lo capisca, naturalmente versa stabilire se nelle circostanze concrete
senza cambiare la sua teologia, occorre che sia opportuno e prudente proporre questo
la Chiesa sfrondi il suo insegnamento di quel decreto’ e accenna alle predette inimicizie
tanto di avversione agli Ebrei che spesso tra ebrei e arabi, una situazione ‘su cui
diede origine a delle forme di antisemitismo, l’[Link] Cardinale Segretario potrà riferire
e che è contingente, estrinseca e, mi sia per- maggiori particolari’. È chiaro che il presi-
messo di dirlo, anticristiana. In altri tempi sa- dente del Segretariato, preparando la sua re-
rebbe stato folle chiedere alla Chiesa un tale lazione, prevedeva già quel che sarebbe suc-
comportamento. Oggi no. Dai primi anni del cesso...” (27) e metteva le mani avanti, co-
suo pontificato, Giovanni XXIII ha dimo- prendosi con l’autorità di Giovanni XXIII.
strato una generosa sensibilità nei confronti “L’[Link] Cardinale Segretario” di Stato,
del problema ebraico. Tutti conoscono, tra però, non si lasciò impressionare. «Il verbale
l’altro, la correzione che ha fatto fare alla li- della Commissione centrale del 20 giugno ri-
turgia del Venerdì santo. Certo, questo non ferisce in modo quasi glaciale una proposta
è che un inizio, ma permette di sperare che si del Cardinale Segretario di Stato Amleto
continuerà su questa via...” (25). In questo Cicognani: “Si è discusso con l’[Link]
clima, Bea, Goldman e Katz avevano pensa- Cardinale Bea se convenisse presentare a
to che l’invio di un osservatore ebreo al questa Commissione centrale e annoverare
Concilio sarebbe passato... inosservato! La negli Atti del Concilio Ecumenico il ‘decreto
scelta, però, non poteva essere peggiore. sugli ebrei’ preparato con tanta carità dallo
Inutilmente Bea voleva far passare la que- stesso Cardinale. È sembrato inopportuno...
stione ebraica come esclusivamente religio- Perciò si propone che il Concilio non tenga
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conto di questo decreto e che esso non ap- Bea e Padre Schmidt nel sostenere che l’oppo-
paia negli Atti conciliari” ( 26). Cicognani sizione manifestatasi allo schema sugli ebrei
dava due motivazioni di questa inopportu- non ebbe motivazioni dottrinali, ma solo di
nità: che il decreto non si atteneva allo scopo opportunità politica? In effetti, è quanto sem-
del Concilio (l’unità dei cristiani non riguar- bra dire lo stesso Cardinal Cicognani...
dava gli ebrei) e che poteva essere interpre- Eppure, è permesso dubitarne. Così Padre
tato come un appoggio politico a Israele, Schmidt descrive sia l’importanza religiosa
provocando la reazione degli stati arabi: “già dello schema, sia le “immani” opposizioni ad
se ne sentono i rumori”, aggiunse, alludendo esso: “tutti i documenti preparati e sostenuti
alle proteste per l’invio di Chaim Wardi a dal Segretariato sono costati non poche fati-
Roma in qualità di osservatore. Così, “lo che e hanno comportato molte ansie - il che
schema riguardante le relazioni col popolo vale in modo particolarissimo per il documen-
ebraico veniva senz’altro radiato dal pro- to sulla libertà religiosa. Ora, per nessuno di
gramma del Concilio” (28). La disfatta diven- essi il Cardinale si era impegnato così perso-
ne pubblica nel mese di agosto, quando la nalmente come per la suddetta dichiarazione
stessa agenzia di stampa Kipa, che aveva [Nostra ætate], specie per la parte riguardante
fatto menzione trionfante della calata a il popolo ebraico. (...) Così, la lotta per questo
Roma di Chaim Wardi, dovette annunciare documento e le drammatiche vicende attra-
che l’israeliano se ne sarebbe rimasto a casa: verso le quali esso dové passare si ripercossero
«Contrariamente a quanto è stato annuncia- molto più profondamente nel suo intimo” al
to precedentemente, Israele non invierà os- punto che egli stesso dichiarò: “se avessi potu-
servatori al Concilio. In effetti, il dott. Chaim to prevedere tutte le difficoltà che avremmo
Wardi (...) avrebbe dovuto seguire i lavori incontrate, non so se avrei avuto il coraggio di
del Concilio, e soprattutto tenersi al corrente intraprendere il cammino”. Si trattava, come
di tutte le questioni che potrebbero riguarda- disse ancora Bea, del “bimillenario problema,
re il giudaismo. Questa decisione era stata vecchio quanto il cristianesimo stesso, delle
presa dal governo israeliano. In seguito ad relazioni della Chiesa con il popolo ebraico”:
alcune reazioni di paesi arabi, il governo questione dogmatica e religiosa per eccellen-
israeliano ha revocato la sua decisione ed ha za, anche se l’impellenza di parlarne veniva da
dichiarato di non essere in grado di inviare un motivo politico, “lo spaventoso sterminio
un osservatore al Concilio. Così - si dice di milioni di ebrei da parte del regime nazista
negli ambienti bene informati - sarà evitata in Germania”. Il Concilio, ricorderà Bea, non
al Vaticano una “situazione imbarazzante”» si è limitato “a un decreto puramente pratico
(29). Non si poteva sostenere, col cardinal o a una semplice condanna dell’antisemiti-
Bea, che lo schema sugli ebrei aveva sola- smo” ma ha impostato il problema e la sua so-
mente un interesse religioso, se il Jerusalem luzione “su profonde basi bibliche” (31). Data
Post e lo stesso governo israeliano facevano l’importanza vitale per il cristianesimo di tale
capire esattamente il contrario! materia, come non stupirsi se vi furono “im-
mani difficoltà e ostacoli che avrebbero tenta-
Prime opposizioni all’apertura agli ebrei: to di impedire che il Concilio si pronunciasse
politiche o religiose? su tale delicata materia”? (32). Tutte difficoltà
politiche? Schmidt stesso si smentisce quando
Quella del Cardinal Cicognani fu la prima riferisce le parole (già citate) che Bea rivolse a
opposizione manifesta contro lo schema con- Goldman, con le quali prevedeva violente op-
ciliare sugli ebrei. Bea ci tenne a precisare che posizioni da parte dei colleghi della Curia. Per
«lo schema era stato tolto dal programma del cui, per una volta, mi sembra che non abbia
Concilio “non per le idee e la dottrina che vi torto Zizola quando, riferendosi alle motiva-
era esposta, ma solo per talune sfortunate cir- zioni di Cicognani per sopprimere lo schema
costanze politiche di quei giorni”» (26). Il suo sugli ebrei, scrive: “La rapidità con cui tale
segretario e biografo, Padre Schmidt, è della motivazione politica venne colta per scartare
stessa opinione: “È senza fondamento - scrive lo schema, la sproporzione tra la premessa po-
- l’affermazione di R. Kaiser secondo cui fu il litica e la conclusione - non il rinvio, ma la
Sant’Uffizio a sobillare i Paesi arabi” (30). cancellazione pura e semplice del testo
Certo, i paesi arabi non avevano bisogno del dall’orizzonte conciliare - sembrerebbero piut-
Sant’Uffizio per essere “sobillati” contro tosto segnalare l’esistenza di altre e più corpo-
Israele! Tuttavia, hanno ragione il Cardinal se difficoltà interne”. A riprova di ciò, Zizola
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cita due testi, del 1948 e del 1950, che il Car- parando, quello sull’ecumenismo e quello
dinale Ottaviani aveva preparato per il sulla libertà religiosa. Poi, astutamente, trovò
Concilio che Pio XII aveva pensato di convo- una soluzione... «Il card. Willebrands così de-
care; in essi gli infedeli sono chiamati a ritor- scrive i fatti: “Oltre che ne La Civiltà
nare “all’ovile di Pietro” e gli ebrei “a ricono- Cattolica, lo studio del Cardinale sarebbe do-
scere in Cristo il loro Messia universale e vuto uscire anche nella rivista tedesca
Redentore”. Evidentemente, si trattava di Stimmen der Zeit e in quella belga Nouvelle
“una visione che lo schema di Bea aveva net- Revue Théologique di Lovanio. Sospesa la
tamente ripensato” (33). Al di là di Ottaviani pubblicazione ne La Civiltà Cattolica, la reda-
però (che non era particolarmente sensibile zione di Stimmen der Zeit insistette per aver-
alla questione ebraica, e che anzi manifestò ne il testo. Le fu risposto che glielo si sarebbe
una certa simpatia per Israele in chiave anti- messo a disposizione, a condizione che qual-
comunista) (34) e dei Patriarchi di rito orienta- cun altro firmasse l’articolo” ( 35 ). Così,
le (che potevano essere più sensibili alle moti- nell’ottobre 1962, (l’11 ottobre si era aperto il
vazioni politiche, vivendo in paesi arabi), l’op- Concilio) l’articolo proibito di Bea uscì, alla
posizione ci fu soprattutto da parte di laici e faccia del cardinal Cicognani, sotto il nome
sacerdoti cattolici (specie messicani e francesi) del padre Ludwig von Hertling (anch’egli ge-
e, tra i Padri conciliari, da parte di Mons. Luigi suita). “Le cose non si fermarono qui”, conti-
Carli, allora Vescovo di Segni (trasferito in se- nua Willebrands. Guarda caso, “l’articolo fu
guito all’arcidiocesi di Gaeta) coadiuvato da scovato da un ebreo di Genova, sig. Raffaele
Mons. Marcel Lefebvre e da Mons. Geraldo Nahum, e questi ottenne l’autorizzazione di
de Proença Sigaud. Su di essi non faceva presa farlo tradurre e diffondere in diverse lingue.
la motivazione politica, per cui l’opposizione Lo fece tradurre in inglese, francese e italia-
era verso lo schema stesso, piuttosto che verso no. Nell’autunno 1963, lo si fece diffondere
la sua opportunità politica (ma questo non tra i Padri Conciliari, sul cui orientamento,
rientra veramente nel nostro tema, poiché lo per questa via, la sostanza del lavoro del
schema sugli ebrei fu discusso in Concilio Cardinale esercitò di fatto un notevole influs-
dopo la morte di Giovanni XXIII). so” (35). Tuttavia, Bea non si contentò di aver
raggirato il Cardinal Cicognani servendosi di
L’astuzia di Bea Hertling e di Nahum; voleva farlo diretta-
mente, usando il suo nome prestigioso. Così,
A riprova del fatto che l’intervento del “non si diede per vinto” e, un mese dopo il
Cardinal Cicognani non fosse solo dettato dal divieto, si recò a Londra. Fu così che, nel
timore di irritare la diplomazia araba, vi è un mese di agosto, quando fu di pubblico domi-
secondo intervento dello stesso presule. nio che il dott. Wardi era stato rispedito al
“Proprio mentre accadevano queste cose [la mittente, Joel Cang, redattore di Jewish
radiazione, cioè, dello schema conciliare sugli Chronicle, chiese di intervistare il vecchio ma
ebrei] egli [Bea] stava preparando uno studio arzillo cardinale. Bea, ligio al dovere, di-
che doveva introdurre soprattutto gli am- chiarò che “non intendeva concedere una in-
bienti cattolici nel cuore del problema. Esso tervista propriamente detta”... però... egli
portava il titolo: Sono gli Ebrei un popolo “era pronto a spiegare perché e in che modo
‘deicida’ e ‘maledetto da Dio’?, e doveva esse- la Chiesa Cattolica sia decisa (...) a trattare la
re pubblicato nella nota rivista dei gesuiti ita- questione riguardante il popolo ebraico” (35).
liani, La Civiltà Cattolica, che in quel tempo Naturalmente, Bea non disse la verità. Non
aveva una tiratura di circa 16.000 copie. disse che lo schema era stato cestinato. Anzi,
Quando si arrivò alle seconde bozze, il cardi- affermò il contrario, sostenendo che «l’inci-
nale Segretario di Stato pregò Bea di sopras- dente riguardante l’invio del dott. Wardi (...)
sedere alla pubblicazione per non irritare ul- “non cambierà per nulla l’atteggiamento fon-
teriormente gli Stati Arabi” (35). In questo damentale e la politica della Chiesa
caso, il problema arabo sembra sempre più Cattolica”» (35). Quanto al “perché la Chiesa
una scusa: un articolo su di una rivista non ha si sia decisa a parlare del problema ebraico”
certo il valore di un documento conciliare! raccontò che la Chiesa Cattolica non voleva
Mons. Willebrands ha recentemente rivelato essere da meno del Consiglio Ecumenico
che Bea decise di sottomettersi “solo per il delle Chiese, che aveva appena condannato
momento”, per paura di compromettere gli l’antisemitismo, nascondendo invece che
altri schemi che il suo Segretariato stava pre- questa decisione sorse su iniziativa dei mas-
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soni del B’nai B’rith. Infine, nel corso della 1962 - scrive Zizola - tornando alle proprie
intervista-non-intervista, espose la sua tesi sul residenze, i Padri conciliari avevano trovato
“deicidio”, che era né più né meno quella di un grosso volume di 617 pagine, che ignoti
Jules Isaac, che il Cardinal Cicognani gli avevano loro indirizzato. Sulla fascetta ester-
aveva proibito di divulgare (36)! na della copertina, si ‘raccomandava rispetto-
samente agli illustri Padri l’immediata lettura
Giovanni XXIII rilancia lo schema sugli della Prefazione e dell’Indice’. Il volume sca-
ebrei (13 dicembre 1962) gliava un attacco contro pretesi ‘poteri occul-
ti’ miranti a manovrare il Concilio, a loro
A questo punto, da agosto a dicembre del volta manipolati da forze ebraiche (41). Il tito-
1962, sostenitori ed avversari del decreto lo era Complotto contro la Chiesa e l’autore
sugli ebrei giocarono le loro carte per far pas- era tale Maurice Pinay, evidentemente uno
sare o, al contrario, annullare definitivamente pseudonimo” (42). Contemporaneamente, vi
lo schema e, contestualmente, il piano che il fu “una campagna anticristiana esplosa nello
B’nai B’rith aveva concepito ed iniziato con Stato di Israele sotto forma di complesso ‘an-
la visita di Jules Isaac a Giovanni XXIII. I timissionario’. Tutta la stampa, da quella di
tempi stringevano, poiché l’11 ottobre sinistra a quella della destra politica e dei cir-
Giovanni XXIII inaugurò la prima sessione coli ebrei più ortodossi, denunciò i mezzi
del Concilio (con un celebre discorso che ‘scandalosi’ impiegati dai missionari per ‘con-
commenterò in futuro), l’unica che egli dires- vertire’ gli Ebrei. (...) Un progetto di legge
se. Quando, l’otto dicembre dello stesso venne presentato allo scopo di ridurre ai soli
anno, si chiuse il primo periodo conciliare, cristiani le attività delle diverse Chiese” favo-
nulla era mutato sullo schema sugli ebrei, da rito dallo stesso ministro dei Culti che aveva
quando Cicognani lo aveva fatto sopprimere; deciso l’invio a Roma di Chaim Wardi (43).
la questione ebraica, quella che stava più a Giovanni XXIII, in quel dicembre 1962,
cuore a Bea, non era stata neppure trattata in aveva quindi in mano tutti gli elementi per
Concilio, se si esclude un intervento del decidere con cognizione di causa. Fu allora
Vescovo messicano di Cuernavaca, Mendez che, come detto, Bea “tornò alla carica dopo
Arceo, che richiese un documento della la conclusione del primo periodo del
Chiesa di riconciliazione con gli ebrei e la Concilio” (avvenuta l’otto dicembre). «Nella
massoneria (37)! Per il momento, però, la si- relazione ufficiale con cui nel 1963 egli pre-
tuazione tutta del Segretariato di Bea era sentava in aula conciliare lo schema
estremamente delicata, ed il cardinale doveva sull’Atteggiamento dei cattolici verso i non cri-
agire, come è stato detto, con “prudenza e stiani e principalmente gli ebrei, [Bea] riferi-
duttilità” (38). Siccome non si poteva più pre- sce in proposito: “Nel mese di dicembre
sentare uno schema separato, Bea pensò di dell’anno scorso, esposi per iscritto tutta que-
inserire quello bocciato in altri schemi, come sta questione sugli ebrei al Sommo Pontefice
quello sulla Chiesa o quello sull’ecumenismo: Giovanni XXIII di felice memoria. Già dopo
“per quanto riguarda lo schema sugli ebrei - pochi giorni, il Papa mi significò la sua piena
recita il verbale della riunione del Segre- approvazione”. Come si vede, il Papa aveva
tariato per l’unità dei cristiani del 26 ottobre, risposto con la stessa prontezza con la quale
poco dopo l’apertura del Concilio - Sua aveva proceduto nell’istituzione del
Eminenza [Bea] pensa che si potrà inserire in Segretariato. In un foglio non intestato, data-
un appropriato luogo quanto era stato detto to 13 dicembre, scritto interamente di suo
nel nostro schema” (39). Pochi giorni prima, il pugno, il Papa diceva: “Letto con attenzione
19 ottobre, Giovanni XXIII aveva dato nuo- questo rapporto del cardinale Bea, ne condi-
vamente ragione al Segretariato di Bea, con- vidiamo perfettamente la gravità e la respon-
fermando che esso era competente per pre- sabilità di un Nostro interessamento. Il
sentare degli schemi durante il Concilio, e Sanguis ejus super nos et super filios nostros
non solo nella ormai conclusa fase preparato- non attribuisce ad alcun credente in Xto la
ria (40). Il momento era venuto per recupera- dispensa dall’interessarsi dal problema e
re tutte le posizioni perse con lo sventurato dall’apostolato per la salvezza di tutti i figli di
“caso Wardi”; Bea pensò così, a dicembre, di Abramo egualmente che di ogni vivente sulla
appellarsi a Giovanni XXIII per poter pro- terra. Te ergo quæsumus Tuis famulis subve-
porre di nuovo lo schema sugli ebrei bocciato ni, quos prætioso sanguine redemisti. Ioannes
a giugno. Nello stesso tempo, “il 3 dicembre XXIII PP.”» (44). Questo testo di Giovanni
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XXIII è ambivalente. La seconda parte ha sa- Chiesa col popolo ebraico” sia il “nuovo
pore ortodosso e, come scrive Padre Schmidt, tema” del “problema dell’incontro degli uomi-
“contiene certo qualche elemento che po- ni in quanto uomini, sotto la sovranità di un
trebbe turbare il lettore ebreo”. Ma, come Dio personale e, come conseguenza, il proble-
spiega lo stesso Schmidt, al seguito di ma dell’unità dell’umanità anche a livello sem-
Oesterreicher, “chiunque poi conosce papa plicemente umano” (48); chiarendo il concetto,
Giovanni XXIII, comprenderà senz’altro che questo viaggio include l’apertura agli eretici,
si tratta di una espressione della sua carità, ai giudei ed ai massoni. Vista la sua importan-
formulata con la sua abituale semplicità, ben za, ci attardiamo su di esso. Innanzitutto, no-
lontana da qualsiasi mira proselitistica”. La tiamo con lo Schmidt, che “sull’intero viaggio
prima parte è, invece, per un cattolico, asso- esiste una relazione riservata e che per ora
lutamente sconcertante, poiché con esso egli resta tale”; vi sono fatti, pertanto, che ancora
“condivide perfettamente” un testo di Bea nel 1987, data del libro dello Schmidt, non po-
“letto con attenzione”, e che è inconciliabile tevano essere rivelati! Contentiamoci di quel-
con la dottrina cattolica! Per cui a giusto tito- lo che è di pubblico dominio (il che non vuol
lo, Padre Schmidt conclude: “l’importante è dire che sia conosciuto da tutti, tutt’altro!).
che con questo semplice scritto papa L’origine della visita sarebbe da ricercare
Giovanni XXIII poneva di nuovo il problema nelle attività dell’ “Incontro Agape”. “Di che
all’ordine del giorno del Concilio, diventando cosa si tratta”? «Bea stesso ne spiega così il
per la seconda volta il padre spirituale del fu- concetto: “Si tratta di una iniziativa che inten-
turo documento conciliare” Nostra ætate (44). de promuovere il superamento di pregiudizi,
sospetti e risentimenti, di qualunque origine
Sviluppo delle relazioni giudeo-cristiane fino essi siano, a mezzo di fraterni incontri ispirati
alla morte di Giovanni XXIII (giugno 1963) al mutuo rispetto, fondato questo a sua volta
sul riconoscimento della dignità della persona
Questa importante decisione di Giovanni umana, dei suoi diritti e doveri, sotto la
XXIII fu presa, lo abbiamo visto, dopo la Sovranità di un Essere Supremo Personale,
chiusura della prima sessione conciliare. Non Dio, Padre provvido e benevolo di tutti gli uo-
ne avrebbe presiedute altre; la seconda sessio- mini.”». Non si potrebbe meglio descrivere
ne, nella quale si discusse in aula, per la prima l’attività di una venerabile Loggia anglosasso-
volta, lo schema sugli ebrei, si svolse sotto il ne! Solo, prosegue Bea, che l’Agape «si rifà,
suo successore Paolo VI. Giovanni XXIII era tra l’altro, anche all’idea espressa da papa
morto nel frattempo, nel giugno 1963. Ci re- Giovanni XXIII nel radiomessaggio della vigi-
stano da esaminare, quindi, gli ultimi sei mesi lia del Concilio (11/9/1962), cioè all’idea “della
di governo di Giovanni XXIII, dal punto di fraternità e dell’amore, che sono esigenze na-
vista delle relazioni col giudaismo. Furono turali dell’uomo, imposte al cristiano come re-
mesi di intensa attività del cardinal Bea, inte- gola di rapporto tra uomo e uomo, tra popolo
ramente appoggiato ed incoraggiato da e popolo”». Bea fu invitato per la prima volta
Roncalli. Il 16 febbraio 1963, ad esempio, Bea alla VII Agape, tenuta a Roma il 14 gennaio
si incontrava nuovamente a Roma col 1962 ed organizzata dall’Università di Studi
Presidente dei B’nai B’rith, Label Katz per Sociali Pro Deo, il cui presidente era il padre
modificare, alla luce dei nuovi avvenimenti, “il domenicano belga Felix Morlion, una figura
piano iniziale stabilito nel giugno 1962” (45). enigmatica e molto interessante, sulla quale ri-
Secondo alcuni autori, in questa o in un’altra torneremo (49). Alla VII Agape parteciparono
occasione, lo stesso Giovanni XXIII ricevette esponenti di 17 religioni o Confessioni religio-
in udienza Katz (46). Dei molti che vi furono in se diverse; tema dell’incontro: “Il superamen-
quei mesi, l’incontro “più importante e signifi- to dei pregiudizi, dell’incomprensione, degli
cativo” (47) fu quello avvenuto a New York il antagonismi nazionali, razziali, religiosi e poli-
31 marzo 1963 nel quadro di una visita di Bea tici”. “Per la parte ebraica italiana - scrive
negli Stati Uniti che fu “il culmine dell’attività Toaff - la delegazione era composta da me,
personale del Cardinale” in quel periodo (48). dal presidente e dal vicepresidente del-
Culmine della sua attività, perché “in essa - l’Unione delle Comunità israelitiche italiane,
prosegue lo Schmidt - sono rappresentati tutti mentre gli organismi ebraici internazionali
i vari campi dell’attività del Presidente del erano rappresentati dall’American Jewish
Segretariato per l’unione dei cristiani finora il- Commitee. Nel discorso di apertura il cardina-
lustrati: sia l’ecumenismo, sia le relazioni della le disse che la ragione di quell’incontro era di
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Giovanni XXIV scandalizzerebbe, ma solo le CLOPEDIA JUDAICA, Vol. 7, colonne 723-724, vol. 17, col.
anime abitudinarie. Quando sarà compiuta la 266. Nacque nel nel 1895 in Lituania; divenne successi-
vamente tedesco, honduregno, statunitense, israeliano
sua opera, ci si stupirà che ci siano voluti tanti e svizzero. Fondò l’Encyclopedia Judaica ed il
secoli per passare dalla Passione secondo Congresso Mondiale Ebraico. Morì nel 1982.
Giovanni alla Passione secondo san Jules 14) Cf S ODALITIUM n. 38, pag. 6. Lo stesso
Isaac e san Giovanni XXIII” (65). Goldman, ricordiamolo, aveva inviato un telegramma
al preposito generale dei Gesuiti, in occasione dell’ele-
vazione di Bea al cardinalato (cf SODALITIUM, n. 38,
Note pag. 5) ed il rabbino capo di Roma Toaff testimonia che
da tempo conosceva Bea: “Quando mi trasferii a Roma
1) Cf Documentation Catholique, 1960, colonne 382, da Venezia [ nel 1951 ] cominciai a frequentare per i
1419-1420. Vedi anche: Osservatore Romano, 19 /10/1960. miei studi la biblioteca dell’Istituto biblico pontificio
2) In Sodalitium, n. 26, pag. 8. Un piccolo dettaglio: (sic) diretta da monsignor Agostino Bea, persona di
nel suo discorso, Giovanni XXIII si vantò di aver salva- squisita gentilezza, che mi colmò di cortesie. La nostra
to, durante la guerra, migliaia di bambini ebrei che conoscenza si trasformò ben presto in amicizia...” (in
viaggiavano su di un piroscafo romeno. In realtà, la sua E LIO T OAFF , Perfidi giudei. Fratelli maggiori.
memoria gli giocò, ancora una volta, un brutto scherzo: Mondadori ed., Milano, 1987, pagg. 215). Toaff prose-
i rifugiati ebrei (di ogni età) erano 769, e la nave su cui gue asserendo che Bea, per riparare il male fatto dai te-
viaggiavano non finì in un “porto sicuro”, ma saltò su di deschi agli ebrei, ebbe “l’idea di convocare un Concilio
una mina (ibidem, pag. 5). ecumenico”. Veramente, stupisce tanta ignoranza della
3) GIANCARLO ZIZOLA. Giovanni XXIII. Laterza, Chiesa in una persona colta come Toaff (solo il Papa
Roma-Bari, 1988, pag. 221. può convocare un Concilio!).
4) Si tratta, evidentemente, del discorso di Giovanni 15) Cf LA DOCUMENTATION CATHOLIQUE, 1961, co-
Paolo II nella Sinagoga di Roma (1986), citato da P. lonne 1187-1188.
Rosario Esposito in Le grandi concordanze tra Chiesa e 16) Cf LA DOCUMENTATION CATHOLIQUE, 1962, co-
Massoneria, ed. Nardini, Firenze, 1987, pag. 397. Cf lonne 150-152.
anche l’intervista del Rabbino Toaff a Francesco 17) Gli anonimi estensori del dossier “riservato esclu-
Viviano de La Repubblica (4 novembre 1994, pag. 14): sivamente ai Reverendissimi Padri Conciliari”, intitolato
“attualmente c’è un’intesa che non c’è mai stata prima e L’azione giudaico-massonica nel Concilio (sine loco et
(...) il merito va a Giovanni XXIII, il quale è stato il data), sottolineano questa attitudine dei rabbini. Il cardinal
primo papa che ha benedetto gli ebrei che uscivano Bea, scrive il dossier, pretende che il suo schema conciliare
dalla sinagoga. Io ricorderò quella scena fin che vivo, non ha finalità politiche ma religiose. Eppure, “risulta assai
dice Toaff... Tra i ricordi più belli del Rabbino Toaff in strano che il Segretariato per l’unione dei Cristiani non
Italia, lo storico ingresso nel 1986 di Giovanni Paolo II abbia preso contatto con le autorità religiose del popolo
nella sinagoga. Fino a quando non siamo entrati dentro ebraico, quali potevano essere i Gran Rabbini di Nuova
non ci credevo - dice Toaff - mi pareva un sogno, poi York, Londra o Roma, oppure quelli di Gerusalemme o
quando ho visto il papa che entrava al mio fianco, mi Tel Aviv che sono i soli con personalità giuridico-religiosa,
sono rilassato...”. Secondo Mons. Loris Capovilla per stabilire contatti di tal genere ad alto livello. È successo
(Giovanni XXIII nel ricordo del segretario Loris F. il contrario: il cardinal Bea stabilì fin dal principio relazioni
Capovilla. Intervista di MARCO RONCALLI con docu- con alti dirigenti politici massonici come sono Label A.
menti inediti. Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo, 1994, Katz, Presidente mondiale dei B’nai B’rith, ordine masso-
pagg. 34-35) Giovanni XXIII “si alzò in piedi sull’auto- nico esclusivo per ebrei, con Nahum Goldman, Presidente
mobile, si tolse il cappello in segno di rispetto e solida- del Consiglio Nazionale Giudaico (sic) e con alti funzionari
rietà”. Non precisa se, si o no, fece il gesto della benedi- del American Jewish Commitee” (pag. 16-17). Il testo con-
zione attestato da tutti gli altri commentatori. tinua citando le dichiarazioni contrarie “all’avvicinamento
5) PAUL GINIEWSKI, La croix des Juifs, Ed. MJR spirituale tra ebrei e cattolici” del “Consiglio Permanente
Genève, 1994. dei rabbini di Europa”, del “Consiglio rabbinico
6) Hæretici (...) rite baptizandi sunt; sed prius erro- d’America”, dei rabbini statunitensi Feuer e Lelyveld, del
rum suorum pravitatem agnoscant et detestentur... Gran Rabbino di Gerusalemme ecc. Non bisogna tuttavia
7) ...Sacerdos dicat: (...) Horresce Judaicam perfi- credere ad una opposizione troppo marcata tra rabbini ed
diam, respue Hebraicam superstitionem. organizzazioni ebraiche come il B’nai B’rith; solamente, i
8) DON CURZIO NITOGLIA, L’omicidio rituale, in compiti erano diversi: mantenere pura la tradizione religio-
Sodalitium, n. 29, pagg. 35-51. sa ebraica opponendosi al “dialogo”, per i rabbini, mutare
9) P. GINIEWSKI, op. cit., pag. 270. quella cattolica mediante il “dialogo”, per i B’nai B’rith...
10) P. GINIEWSKI, op. cit., pag. 330. Non mancano anche 18) S. SCHMIDT, op. cit., pag. 374.
in Italia, ad Alatri, a Trani ecc., dei casi come quelli di 19) S. SCHMIDT, op. cit., pag. 374, nota 68. Il testo del
Deggendorf. Prima o poi non sfuggiranno agli epuratori... Memorandum è riprodotto nel “Simposio card. Agostino
11) STJEPAN SCHMIDT S.J., Agostino Bea, il cardina- Bea (16-19 dicembre 1981)”, Roma 1983, pagg. 96s., con
le dell’unità. Città Nuova, Roma, 1987, pag. 568. uno studio-inchiesta della Lega Anti-Diffamazione di
“L’elenco è stato preparato sulla base delle agende del Benai Berîth. Purtroppo non ho ancora potuto consulta-
Cardinale e del suo segretario particolare” (ibidem), re gli atti di questo interessante Simposio, e prendere
ovvero lo stesso Padre Schmidt. così diretta conoscenza del Memorandum. Su Label Katz
12) STJEPAN SCHMIDT S.J. , op. cit., pag. 355. (1918-1975), cf ENCYCLOPEDIA JUDAICA, Vol. 10, col.
13) N AHUM G OLDMAN . Staatmann ohne Staat. 825-826 e vol. 17 col. 644.
Autobiographie. Köln-Berlin, 1970, pagg. 378 ss. Citato 20) Op. cit., pag. 10.
da S. SCHMIDT, op. cit., pag. 356. Per ulteriori notizie su 21) LE MONDE, 19 novembre 1963; cit. in [Link].,
Goldman (o Goldmann, secondo altri), cf E NCY - L’azione giudaico-massonica nel Concilio, op. cit., pag. 11.
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22) Cit. dalla DOCUMENTATION CATHOLIQUE, anno Segretario di Stato la risposta affermativa: quanto alla
1962, col. 1130. La presenza di Katz è attestata da competenza per gli schemi, il Segretariato veniva parifi-
L’azione giudaico-massonica..., pag. 10, che si basa su cato con le Commissioni conciliari”.
LA CIVILTÀ CATTOLICA del 18 luglio 1964. 41) Naturalmente Zizola vuol suscitare nel lettore in-
23) Cf DOCUMENTATION CATHOLIQUE, anno 1962, dignazione verso le calunnie deliranti del libro in questio-
colonne 1130-1131. ne. Tuttavia, abbiamo visto che gli interventi della loggia
24) S. SCHMIDT, op. cit., pag. 377. massonica ebraica B’nai B’rith sul Concilio non sono una
25) Testo italiano completo (che non ho consulta- leggenda, ma una realtà, a quei tempi sconosciuta ai più,
to) nella C IVILTÀ C ATTOLICA del 16 giugno 1962. ma oggi pacificamente ammessa dal B’nai B’rith stesso.
Traduzione francese parziale nella DOCUMENTATION 42) G. Z IZOLA , op. cit., pagg. 225. Cf anche S.
CATHOLIQUE, anno 1962, colonne 1131-1132. Testo ita- SCHMIDT, op. cit., pag. 612. Il libro di Maurice Pinay fu
liano parziale e modificato (senza avvertire il lettore) stampato a Roma dalla Tipografia Dario Detti con prefa-
in: ZIZOLA, op. cit., pag. 221. zione datata 31 agosto 1962. Nella prefazione stessa si dice
26) S. SCHMIDT, op. cit., pag. 400. che la preparazione del libro è durata 14 mesi. Di questo
27) S. SCHMIDT, op. cit., pag. 401. libro sono state fatte numerose traduzioni in tedesco, spa-
28) S. SCHMIDT, op. cit., pag. 566. gnolo, portoghese ecc. La traduzione spagnola (anche se
29) Agenzia Kipa, 5 agosto 1962. Cit. dalla probabilmente la lingua originale dello scritto è proprio lo
DOCUMENTATION CATHOLIQUE, anno 1962, col. 1130. spagnolo) fu pubblicata coll’Imprimatur di Mons. Juan de
30) S. SCHMIDT, op. cit., pag. 400, nota 178, con rife- Navarrete, Arcivescovo di Hermosillo (Messico), datato
rimento al libro di ROBERT KAISER, Inside the Council. 18 aprile 1968. Sul libro di Maurice Pinay, vedi anche: DON
The story of Vatican II. London 1963, pag. 215. CURZIO NITOGLIA, Il complotto giudaico-massonico con-
31) S. SCHMIDT, op. cit., pagg. 564-565. Non è vero, tro la Chiesa Romana, in SODALITIUM, n. 37, pagg. 33-45.
pertanto, che il Concilio trattò solo di “pastorale”, e 43) G. ZIZOLA, op. cit., pag. 226.
non questioni dogmatiche che toccano il dato rivelato! 44) S. SCHMIDT, op. cit., pag. 568.
32) S. SCHMIDT, op. cit., pag. 566. 45) L’azione giudaico-massonica nel Concilio. op.
33) G. ZIZOLA, op. cit., pagg. 222-223. cit., pag. 10.
34) Cf. E MILIO C AVATERRA . Il prefetto del 46) E. RATIER, Mystères et secrets du B’naï B’rith
Sant’Offizio. Mursia, Milano, 1990, pagg. 109-110 e 143, Facta Paris 1993; L’Azione giudaico-massonica nel
ove paragona gli israeliani all’eroe biblico Giuda Concilio, op. cit., pag. 4: “Fu appunto l’attuale suo
Maccabeo! Anche Ottaviani, secondo de Poncins (Il pro- Presidente [dei B’nai B’rith] Label Katz che si mise in
blema dei giudei in Concilio. Sine loco et data, pag. 9) si contatto con il Cardinale Bea, che poi lo introdusse alla
incontrò con Jules Isaac prima della udienza a Giovanni presenza di S.S. Giovanni XXIII”.
XXIII, anche se questo incontro non ebbe alcun seguito. 47) S. SCHMIDT, op. cit., pag. 569.
35) S. SCHMIDT, op. cit., pagg. 566-567. L’articolo 48) Per tutto il viaggio di Bea negli Stati Uniti, cfr.
del cardinal Bea è stato integralmente pubblicato da LA S. SCHMIDT, op. cit., pagg. 464-470 e nota 60 pag. 464.
C IVILTÀ C ATTOLICA nel n. 3161 del 6 marzo 1981. 49) Per il lettore curioso anticipiamo: Morlion, pro-
MONS. PIER CARLO LANDUCCI, membro della Pontificia babile spia della C.I.A., fu cacciato da Roma dal
Accademia Romana di Teologia, refutò l’articolo di Cardinal Pizzardo nel 1960. La sua notorietà è dovuta
Bea con uno scritto intitolato La vera carità verso il po- al ruolo che svolse per favorire l’intervento di Giovanni
polo ebreo e pubblicato dalla rivista genovese di teolo- XXIII nello scontro che oppose U.S.A e U.R.S.S. a ri-
gia fondata dal cardinal Siri, RENOVATIO n. 3 [1982] guardo della crisi di Cuba, e che costituì una tappa im-
pagg. 369-363. Il saggio di Landucci è stato pubblicato portante dell’apertura a sinistra di Roncalli; cf PETER
anche dalla rivista francese LA PENSÉE CATHOLIQUE n. HEBBLETHWAITE, Giovanni XXIII, il Papa del Concilio,
207 [1983] . Il pensiero del Cardinale Bea sulle relazioni Rusconi, Milano, 1989, pagg. 628, 665-666.
“Chiesa-popolo ebraico” è ampiamente esposto da S. 49 bis) ELIO TOAFF, op. cit., pag. 215.
SCHMIDT, op. cit., pagg. 589-613. 50) Cf H EBBLETHWAITE , op. cit., pagg. 665-666;
36) La DOCUMENTATION CATHOLIQUE (1962, col. SCHMIDT, op. cit., pag. 468; ZIZOLA, op. cit., pag. 223.
1132) riporta il riassunto che dell’intervista del 10 agosto Tornerò in seguito sulla questione della libertà religiosa.
1962 fece, il 16 agosto successivo, l’agenzia stampa K.N.A. 51) In quell’occasione, Bea aggiunse: “Lo feci tanto
37) L’intervento di Mendez Arceo ebbe luogo il 6 più che in quel tempo non esistevano ancora i due
dicembre, due giorni prima della chiusura della sessio- Segretariati istituiti più tardi dal Sommo Pontefice
ne (cf P. RALPH WILTGEN S.V.D. Le Rhin se jette dans le [Paolo VI] per i contatti con le religioni non cristiane e
Tibre. Ed. fr. du Cèdre, Paris, 1976, pag. 164). Secondo con i non credenti”; [Link], op. cit., pag. 468.
il citato L’azione giudaico-massonica nel Concilio (pag. 52) S. SCHMIDT, op. cit., pag. 469.
2), anche il Vescovo di Cuernavaca era di origine ebrai- 53) Alcune precisioni per i lettori americani. Bea fu
ca, “discendente dei sefarditi che tentarono di giudaiz- accolto e sostenuto soprattutto dall’arcivescovo di Boston,
zare la popolazione di Cotija nel Messico” (pag. 9). Sul il cardinale Richard Cushing, poi da quello di Baltimora
fenomeno dei Marrani cf DON CURZIO NITOGLIA in (che era membro del Segretariato) Mons. Shehan ed infine
“Sodalitium” n. 39, pag.4 e seg. da quello di Washington, O’Boyle. Ad Harvard, Bea in-
38) Cf S. SCHMIDT, op. cit., pagg. 611-612. contrò congregazionalisti e metodisti (27-29 marzo) ed a
39) S. SCHMIDT, op. cit., pag. 567. New York, nel Lutheran Center, i rappresentanti del
40) S. SCHMIDT, op. cit., pagg. 452-454. Il Segreta- Consiglio Ecumenico delle Chiese (31 marzo).
riato per l’unione dei cristiani appariva come “un orga- 54) S. SCHMIDT, op. cit., pag. 569.
no preconciliare, e non un organo eletto dal Concilio. 55) S. Schmidt, op. cit., pag. 466.
Da qui il quesito: che cosa succederà degli schemi pre- 56) Abraham Joshua Heschel (1907-1972), ebreo
parati dal Segretariato? (...) È significativo che, nono- polacco hassidim. Teologo e scrittore, emigrato negli
stante la convulsa attività di quel momento, fin dal 19 Stati Uniti, ove insegnò al Jewish Theological Seminary.
ottobre il Papa facesse comunicare per mezzo del Su Heschel cf HANS KÜNG, Ebraismo, Rizzoli, Milano,
57
1993, pagg. 451-459; ENCYCLOPEDIA JUDAICA vol. 8, coll. to una generosa sensibilità...”. Impossibile “togliere la
426-427; ROY ROSENBERG, L’Ebraismo, Storia, pratica, santità” a uomini canonizzati dalla Chiesa? Eppure il
fede. Oscar Mondadori, Milano, 1995, pagg. 138-141. culto di San Simonino, del Beato Andrea da Rinn, del
57) S. SCHMIDT, op. cit., pagg. 839 e 841. Beato Lorenzino da Marostica, sono stati soppressi.
58) S. SCHMIDT, op. cit., pag. 612, nota 179. Santa Caterina da Siena e gli altri santi, sono stati criti-
59) ROY A. ROSENBERG. L’ebraismo. Storia, prati- cati; dei loro “peccati” si è chiesto scusa... Impossibile
ca, fede. Oscar Mondadori, Milano 1995, pag. 139 (ed. canonizzare Jules Isaac? Eppure, Giovanni Paolo II ha
in inglese: Judaism. History, Practice and Faith. 1990). preconizzato l’inserimento dei non cattolici nel
Rabbi Rosenberg non deve essere confuso con l’ideolo- Martirologio... Già è dottrina ufficiale della “Chiesa” e
go del nazismo Alfred Rosenberg, condannato a morte dello Stato che i crocefissori sono stati solo i Romani. I
a Norimberga (1946), autore del libro violentemente deicidi siamo noi, come ricorda il Nuovo catechismo
anticristiano Il mito del XX secolo, e neppure coi coniu- della Chiesa Cattolica. Il Terzo Millennio ci riporta a
gi ebrei Rosenberg, condannati a morte negli U.S.A. Gerusalemme, lo dice Giovanni Paolo II... No, purtrop-
(1953) come spie sovietiche. po Giniewski non delira.
60) Cf Itinéraires, Autunno 1990, n. III, pagg. 1-20.
Tutta l’analisi di Madiran merita di essere letta.
61) Ecumenista, esponente della Nouvelle
Théologie, fu colpito dalle misure disciplinari seguite
all’enciclica di Pio XII, Humani generis. Giovanni Dottrina
XXIII, invece, lo nominò “esperto” al Vaticano II.
Giovanni Paolo II lo ha definito suo maestro in Varcare
la soglia della speranza, e lo ha nominato “Cardinale”
nel 1994. È morto il 22 giugno 1995.
62) Quindi l’episodio si situa probabilmente prima
dell’11 ottobre 1962, data di inizio del Concilio, o co- L’INFALLIBILITÀ
munque poco dopo, quando ancora lo schema sugli DELLA CHIESA
ebrei era in alto mare... per tutti, tranne che per Bea e
Giovanni XXIII! don Giuseppe Murro
63) La prima versione del § 4 di Nostra ætate, inclu-
sa nel decreto sull’ecumenismo, e presentata nella se-
conda sessione del Concilio (19 novembre 1963), la se-
conda versione, inclusa al n. 32 della dichiarazione sulle
N oi crediamo che Nostro Signore Gesù
Cristo è il Messia atteso, venuto per inse-
gnare la buona novella ai poveri, guarire i
religioni non cristiane, presentata all’inizio della III ses-
sione (28-29 settembre 1964), la terza versione, approva- contriti di cuore, annunciare la libertà ai pri-
ta come n. 4 de Judæis della Nostra ætate il 20 novembre gionieri, rimettere in libertà gli oppressi (Lc
1964, sono presentate assieme alla versione definitiva, IV, 18): chi crede in Lui conoscerà la verità,
votata il 28 ottobre 1965, nel libro di MARIE-THÉRESE che dà la vera libertà (Gv VIII, 31-32), ma chi
H OCH e B ERNARD D UPUY , Les Églises devant le
Judaïsme. Documents officiels 1918-1978, Cerf ed., Paris, non crede sarà condannato (1). Questa è in
1980, pagg. 321-334. Malgrado le attenuazioni ed i cam- breve la missione che Nostro Signore aveva
biamenti (tra i quali la scomparsa della parola “deicidio” ricevuto dal Padre (2), e più volte esigerà la
dal testo conciliare) il cardinal Bea ha potuto dire, a ra- fede nel suo insegnamento (3). Per questo ha
gione, che il suo testo è stato, “quanto alla sostanza, fe-
delmente conservato” (cf S. Schmidt, op. cit., pag. 585). accettato l’appellativo di Maestro (4), anzi ha
64) Testo citato da HENRI FESQUET in: Le journal sottolineato che Egli è l’unico vero Maestro
du Concile, Robert Morel ed., Forcalquier, 1966, pag. ( 5) che non solo insegna la verità ma è la
988, che riprende un suo articolo apparso su Le Monde Verità (Gv XIV, 6). Gli altri insegnanti meri-
il 16 ottobre 1965. In questo articolo, Fesquet afferma tano il titolo di maestri nella misura in cui par-
che tra i firmatari c’erano le riviste Itinéraires,
Nouvelles de chrétienté, e Verbe della Cité Catholique. I tecipano alla Sua verità: Nostro Signore inve-
responsabili di queste riviste smentirono con sdegno (cf ce insegna come chi ha autorità (Mc I, 22).
Itinéraires, n. 98, dicembre 1965, pagg. 1-32; n. 99, gen- La missione che Nostro Signore svolse, la
naio 1966, pagg. 4-14) dichiarando che il testo era un comunicò interamente ai suoi Apostoli. Egli
“falso” ed una “provocazione” di origine progresssista.
Già nel n. 95 di luglio-agosto 1965, pagg. 2-41, Madiran stesso istituì il Collegio degli Apostoli: dopo
aveva denunciato le dichiarazioni dei progressisti che aver trascorso una notte in preghiera scelse i
annunciavano per dicembre il futuro scisma degli inte- Dodici, e diede loro il nome di “Apostoli”
gristi che non avrebbero accettato il Concilio. Tuttavia, (cioè inviati). Durante tutta la sua vita pubblica
non penso che il testo succitato fosse un “falso” fabbri- li istruì e li preparò alla missione che dovevano
cato dai progressisti; tutto lascia credere invece ad una
azione dei “tradizionalisti” messicani, all’origine anche ricevere. Infine affidò loro la stessa missione
del libro di “Maurice Pinay”. Resta perciò il fatto che che Egli aveva svolto sulla terra: “Come tu mi
fin dal 1965 ci fu chi dichiarò la Sede vacante... hai mandato nel mondo, anch’io li ho mandati
65) P AUL G INIEWSKI , op. cit., pagg. 385-386. nel mondo” (6). “Come il Padre ha inviato me,
Qualche lettore penserà che Giniewski delira. Si ricordi
le parole di Modigliani, pronunciate nel 1962: “In altri
così io invio voi” (7). “Chi riceve voi, riceve me:
tempi sarebbe stato folle chiedere alla Chiesa un tale e chi riceve me, riceve colui che mi ha inviato”.
comportamento. Oggi no. Giovanni XXIII ha dimostra- “Chi ascolta voi ascolta me: e chi disprezza voi,
58
Non ci fermiamo ulteriormente su questo ca; sapendo benissimo che questa Sede di
punto, che non sembra essere oggetto di di- San Pietro rimase sempre pura da ogni erro-
scussione nell’ambito cattolico. re, secondo la promessa di Nostro Signore
fatta al principe dei suoi Apostoli: “Io ho
Oggetto del Magistero pregato per te, affinché la tua fede non venga
meno: e tu quando sarai convertito conferma
È chiamato oggetto del Magistero l’insie- i tuoi fratelli” Lc XXII, 32» DS 3070.
me delle proposizioni sulle quali esso può Leone XIII, Sapientiæ Christianæ (27): “Le
portare un giudizio, positivo o negativo, a cose che sono contenute nella rivelazione divi-
seconda che tali proposizioni siano vere o na, in parte riguardano Dio, in parte riguarda-
false. Si tratta delle verità legate con la no l’uomo e le cose necessarie alla salvezza
Rivelazione (dato che il Magistero infallibile eterna dell’uomo. Per entrambe, dalla Chiesa
è stato dato affinché custodisca, difenda e è ordinato con diritto divino, e nella Chiesa
dichiari il deposito della Rivelazione), e che dal Sovrano Pontefice, che cosa bisogna crede-
vengono indicate normalmente con la frase re e che cosa bisogna fare. Per questo motivo
“dottrine riguardanti la fede e la morale”. il Pontefice deve poter giudicare cosa conten-
Tutti i teologi dividono in due classi que- gono le parole divine [la Rivelazione], quali
ste verità di fede e morale: primario o diret- dottrine concordano e quali discrepano con
to, secondario o indiretto. esse: per lo stesso motivo deve poter mostrare
S. Tommaso (26): “Per due motivi una pro- quali cose sono oneste e quali turpi, che cosa è
posizione può essere di fede: in primo luogo e necessario fare e che cosa è necessario fuggire,
principalmente, come gli articoli di fede, o in- per ottenere la salvezza eterna: altrimenti non
direttamente e secondariamente, come le pro- potrebbe essere per l’uomo un sicuro inter-
posizioni la cui negazione comporta la corru- prete delle parole di Dio, né una guida sicura
zione di qualche articolo di fede”. per vivere”. Con le parole credere e fare, è evi-
dente che si tratta della fede e della morale.
Oggetto primario del Magistero Pio XII, Humani generis (28): “Il Sacro
Magistero, nelle cose di fede e di morale,
La prima classe è costituita dalle proposi- deve essere la norma prossima e universale
zioni che sono contenute formalmente nella di verità per ogni teologo, al quale Cristo
Rivelazione, esplicitamente o implicitamen- Signore affidò tutto il deposito della fede -
te: es.: “Gesù è Dio”. Sono chiamate verità cioè le Sacre Scritture e la divina Tradizione
rivelate per sé, e costituiscono l’oggetto pri- - per custodirlo, difenderlo e interpretarlo…
mario o diretto del Magistero. Vediamo l’in- Dio infatti, insieme alle fonti della rivelazio-
segnamento della Chiesa a questo proposito. ne divina, diede il Magistero vivo della sua
Concilio Vaticano: Chiesa, per illustrare e spiegare quelle cose
“Devono essere credute di fede divina e che sono contenute oscuramente o implici-
cattolica tutte quelle cose che sono contenu- tamente nel deposito della Fede. Tale depo-
te nella parola di Dio scritta o tramandata e sito, il divino Redentore non l’affidò per es-
che sono proposte a credere dalla Chiesa sere interpretato autenticamente né dai sin-
come rivelate da Dio sia con un giudizio so- goli fedeli né dagli stessi teologi, ma dal solo
lenne, sia con il magistero ordinario e uni- Magistero della Chiesa… Perciò il
versale” DS 3011. Magistero è stato istituito da Cristo Signore,
“La dottrina della fede, che Dio ha rive- affinché custodisca e interpreti le verità ri-
lato… trasmessa alla Sposa di Cristo come velate da Dio”.
deposito divino, deve essere custodita fedel- Il valore dogmatico di queste proposizio-
mente e dichiarata infallibilmente”, DS 3020. ni a partire dai testi citati è il seguente: è una
«Lo Spirito Santo non è stato promesso verità di fede definita che l’oggetto dell’infal-
ai successori di Pietro affinché rivelassero libilità è costituito dalle verità rivelate per sé
una nuova dottrina, ma affinché con la sua (Conc. Vaticano, DS 3011, 3020, 3069-70).
assistenza custodissero santamente e espo- La tesi secondo la quale la dottrina sulla
nessero fedelmente la rivelazione trasmessa fede e la morale costituisce l’oggetto diretto e
per mezzo degli Apostoli cioè il deposito primario dell’infallibilità, è contenuta implicita-
della fede. Tutti i venerabili Padri hanno ab- mente nella definizione della infallibilità ponti-
bracciato e i santi Dottori cattolici hanno ve- ficia, quando si dice che il suo oggetto è “la
nerato ed hanno seguito la dottrina apostoli- dottrina sulla fede o la morale” DS 3074 (29).
62
con il giansenismo. Non sembrano essere con- so dare nel suo libro: DS 2012. Ma i gianse-
tenuti espressamente nel deposito della nisti non vollero sottomettersi, dicendo che
Rivelazione, ma hanno una relazione necessa- il Papa si sbagliava, che non c’è infallibilità
ria con la conservazione e la spiegazione della nell’interpretare il senso di un libro e che
dottrina rivelata, relazione che interessa la dunque non poteva esigere l’obbedienza.
Chiesa universale. Così l’ortodossia o etero- Alessandro VII nel 1665 ingiunse ai gian-
dossia di certi testi o di libri, o sapere se il libro senisti di sottoscrivere in proposito una for-
di Giansenio contenga o no le cinque famose mula di giuramento: DS 2020. Ma costoro
proposizioni eretiche. Così ancora è un fatto trovarono la scappatoia dicendo che alla
dogmatico se il Concilio di Trento è regola in- condanna di Giansenio non si deve l’assenso
fallibile della fede, se la Volgata è autentica in interno, ma solo il silenzio ossequioso.
materia di Fede e Morale, se Pio XII è vero Infine Clemente IX nel 1705 impose l’obbli-
Papa, se il Papa attuale è vero Papa. go dell’assenso interno, “ore et corde”: DS 2390.
Tutti i teologi sono d’accordo nel dire che In questa lunga polemica, la Chiesa ha
possono essere definiti infallibilmente dalla dunque rivendicato l’infallibilità nel giudica-
Chiesa. Per quanto riguarda la legittimità di re un libro e la sua interpretazione (sempre
un Papa o di un Concilio, tutti i teologi mo- in rapporto alla Fede o alla Morale).
derni dicono che è infallibile di fede divina. 3°) La Chiesa rivendica tale infallibilità
Per gli errori contenuti in un libro, i pareri si praticamente
dividono: per alcuni è di fede divina, per altri II Conc. Costantinopoli, nel 553 condan-
di fede ecclesiastica (38). na “l’empio Teodoro e i suoi empi scritti”
1°) Argomento di ragione DS 435, approvato dal Papa S. Gregorio nel
Il fine del Magistero infallibile esige che 592: DS 472.
vi sia l’infallibilità nelle cose necessarie per Innocenzo II nel 421 condanna Pietro
dirigere con sicurezza i fedeli nella retta Abelardo “con l’autorità dei santi canoni, i
professione della fede, ed evitare gli errori capitoli e tutti i dogmi del medesimo Pietro
contrari ad essa. [Abelardo] condanniamo insieme al suo au-
Per svolgere questo fine, è necessaria tore… come eretico” D 387 (39).
l’infallibilità nel definire il senso ortodosso o Conc. Costanza nel 1418 fa chiedere ai di-
eterodosso di un testo e del suo autore. scepoli di Wycleff e Hus “se credi che le con-
Se la Chiesa non potesse definire questo, danne portate alle persone J. Wycleff, J. Hus e
allora nessuno potrebbe costringere a pro- Gerolamo di Praga, ai loro libri e documenti…
fessare la retta formula di fede, nessuno po- siano state fatte rite et iuste, e se devono essere
trebbe evitare efficacemente l’introduzione e tenute come tali ed asserite con fermezza da
la diffusione di errori contro la fede. Se poi qualunque cattolico” e ancora, sempre a propo-
la Chiesa potesse sbagliare in questo, allora sito di loro “se credi che fossero eretici e da
si potrebbe pensare che la condanna portata considerare e chiamare come eretici, e che i
dalla Chiesa su una dottrina non sia vera, op- loro libri e dottrine fossero e sono perversi” (40).
pure dei cattolici potrebbero professare un Pio IX, Gravissimas inter, nel 1862 con-
simbolo di fede contenente degli errori. danna la dottrina di I. Froschammer esposta
2°) La Chiesa rivendica tale infallibilità in 3 libri come “falsa e erronea (…) estranea
teoricamente alla dottrina cattolica (…) da rigettare, ri-
Vediamo la storia dell’“Augustinus” di provare e dannare” (41).
Giansenio. Leone XIII nel 1887 approva (22) la con-
Urbano VIII nel 1642 proibì il libro. danna delle proposizioni di Rosmini, tratte
Seguirono numerose controversie con i da 8 suoi libri, nel senso inteso dall’autore:
giansenisti. DS 3201-41.
Innocenzo X nel 1653 dichiarò eretiche 5 Clemente VIII contro Vasquez e i teolo-
proposizioni tratte dal libro: DS 2001-7. I gian- gi di Alcalà: affermavano che si può negare
senisti si opposero dicendo che era giusto con- speculativamente che il Papa regnante sia
dannare queste 5 proposizioni, ma che Papa, cioè come tesi lecita in astratto.
Giansenio non voleva dare questo senso alle Clemente VIII li fece imprigionare.
frasi del suo libro.
Alessandro VII nel 1656 dichiarò e definì 3) Infallibilità dei decreti disciplinari
che quelle proposizioni erano condannate- Si tratta qui di leggi universali e non parti-
proprio nel senso che Giansenio aveva inte- colari, che sono connessi necessariamente, in
65
ragione del loro fine, con la rivelazione: il namenti della Chiesa sono diretti secondo la
Codice di Diritto Canonico ed il rito latino sapienza di Cristo. E per questo deve essere
sono considerati universali. La loro infallibilità certo che i riti che la Chiesa osserva in que-
non comporta che siano le uniche possibili, o sto e in altri sacramenti, sono convenienti”.
le più perfette (vi possono essere più gradi di 2°) La Chiesa rivendica tale infallibilità
perfezione), o che contengano tutta la dottrina teoricamente
del tema che trattano: perciò possono essere Pio VI, Auctorem fidei, 1794, condanna
mutate dall’autorità. L’infallibilità riguarda la la 78ª proposizione del Sinodo di Pistoia, se-
dottrina speculativa e/o morale contenuta condo la quale in ciò che riguarda la discipli-
esplicitamente o implicitamente in tali decreti; na della Chiesa vi possono essere delle cose
essa però non garantisce la loro opportunità o inutili e anche delle cose pericolose e noci-
se siano prudenti. Garantisce la non esistenza ve, come “falsa, temeraria, scandalosa, per-
di qualsiasi errore contro la fede e la morale. niciosa, offensiva delle pie orecchie, ingiu-
Per i decreti liturgici, che costituiscono riosa alla Chiesa ed allo Spirito di Dio da cui
una parte di quelli dottrinali, valgono gli stessi essa è retta, almeno erronea” DS 2678 (44).
argomenti. La loro infallibilità non riguarda i Conc. Trento, 1547, Decreto sui Sacra-
fatti storici del Breviario e del Martirologio. menti, can. 13: “Se qualcuno dice che i riti rice-
1°) Argomenti di ragione vuti e approvati della Chiesa cattolica che sono
Il fine del Magistero infallibile esige che usati nella solenne amministrazione dei sacra-
la vita dei fedeli sia ordinata senza errore o menti, possono o essere disprezzati, o senza
danno verso il fine della Chiesa: la vita eter- peccato essere omessi dai ministri a loro piaci-
na. Ora l’infallibilità dei decreti disciplinari mento, o essere mutati con altri nuovi da un
è necessaria perché la Chiesa possa senza qualsiasi pastore delle chiese: an. sit” DS 1613.
errore dirigere i fedeli verso il fine. Infatti se 3°) La Chiesa rivendica tale infallibilità
la Chiesa potesse imporre o permettere ai praticamente
fedeli delle azioni contrarie alle fede o alla Conc. Costanza, 1415, Decreto sulla
morale, non sarebbe più uno strumento di Comunione sotto la sola specie del pane,
salvezza: la Chiesa sarebbe allora defettibile confermato e ripetuto da Martino V nel
e veicolo di errore (42). 1425, DS 1198-1200.
La Chiesa è Santa: non è dunque possibi- Conc. Trento: Decreto sulla SS. Euca-
le che faccia delle leggi disciplinari contrarie ristia, sull’uso di conservarla e portarla ai
ai suoi principi. malati, DS 1645, 1657. Dottrina sulla comu-
La Chiesa è infallibile non solo nell’inter- nione sotto le due specie e ai bambini, e cano-
pretazione dogmatica della Rivelazione, ma ni relativi: DS 1727-34. Dottrina sul SS.
anche nell’interpretazione pratica (insegnate Sacrificio della Messa: sul canone, sulle ceri-
ad osservare tutte le cose… Mt XXVIII, 20). monie, sulla Messa in cui comunica solo il sa-
Ora ciò non sarebbe vero, se la Chiesa potes- cerdote, sull’acqua aggiunta al vino, sull’uso
se promulgare delle leggi che allontanino i fe- della lingua volgare, e canoni: DS 1745-59.
deli dalla rettitudine delle leggi evangeliche. Leone XIII, Apostolicæ Curæ, 1896,
Mt XVI 19: Dio non potrebbe legare sull’invalidità delle ordinazioni anglicane
/sciogliere ciò che la Chiesa lega/scioglie DS 3315-9.
sulla terra, se la Chiesa non fosse preservata
dall’errore. Nota
Ciò vale anche per gli usi e consuetudini Sull’infallibilità dei Decreti disciplinari e
della Chiesa: S. Agostino dice che dall’uso leggi liturgiche, è sorta molta confusione, spe-
del Battesimo si potrebbe dedurre il dogma cie dopo l’apparizione del Novus Ordo Missæ
del Peccato Originale. Ad esempio S. del 1969. Arnaldo X. da Silveira in “La nou-
Tommaso, ( 43 ): “La consuetudine della velle messe de Paul VI: qu’en penser?” (45)
Chiesa ha una massima autorità e deve esse- dopo aver citato dei testi a favore dell’infallibi-
re sempre seguita in tutte le cose”. Per que- lità delle leggi liturgiche, finisce per restringer-
sto motivo nel Sed Contra dei suoi articoli, la. L’autore non riesce a distinguere i due
che corrisponde all’argomento di autorità, aspetti dell’infallibilità della Chiesa in questo
spesso cita l’uso della Chiesa: ad esempio, a campo, citati prima: l’infallibilità puramente
proposito del Sacramento della Cresima negativa, che comporta la validità, la non noci-
(III, q 72 a. 12), ne dà anche il motivo: vità, la non esistenza di errori contro la Fede e
“Bisogna tenere con fermezza che gli ordi- la morale nei riti e leggi liturgiche, dall’infalli-
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bilità positiva di una verità dogmatica a partire una sentenza infallibile: In onore, ecc.”.
dai testi liturgici (46). Per quest’ultima, se la “Noi, ex Cathedra divi Petri, come supremo
Chiesa per far conoscere un dogma vuol utiliz- Maestro della Chiesa universale di Cristo,
zare la liturgia piuttosto che darne una defini- pronunciamo solennemente con queste pa-
zione, è necessario che faccia conoscere espli- role una sentenza infallibile: In onore, ecc.”.
citamente la sua volontà di voler obbligare a Pio XII: “Noi come supremo Maestro
credere la verità dottrinale significata dalla li- della Chiesa universale, sull’unica Cattedra
turgia. Per la prima infallibilità invece (non fondata su Pietro dalla voce del Signore,
esistenza di errori) non è necessario nessun pronunciamo solennemente questa sentenza
atto particolare dell’Autorità: essa è inerente che non conosce errore, con queste parole:
alla legge stessa appena è promulgata, come si In onore, ecc.” (47).
è visto a causa dell’infallibilità dell’oggetto se- L’infallibilità della Chiesa nella Canoniz-
condario. Con questa distinzione si risponde zazione dei Santi, considerata teologicamente
anche ai casi di apparente errore nell’infallibi- certa, dopo i pronunciamenti di Pio XI e Pio
lità in materia liturgica citati dal Da Silveira. XII è considerata implicitamente definita.
“Perché anche quando si tratta di questa sotto- dell’augusta Madre di Dio, non poteva essere
missione da accordare con un atto di fede divi- conosciuta da nessuna facoltà umana con le
na, non bisognerà pertanto limitarla alle verità sue sole forze naturali - è verità da Dio
definite dai decreti espressi dei concili ecume- rivelata, e perciò tutti i figli della Chiesa deb-
nici o dei pontefici romani… ma bisognerà bono crederla con fermezza e fedeltà».
anche estenderla a quello che è trasmesso Pio XII, Humani Generis, (58): «Né si deve
come divinamente rivelato dal magistero ordi- ritenere che gli insegnamenti delle Encicliche
nario di tutta la Chiesa sparsa sulla terra”. non richiedano, di per sé, il nostro assenso,
Furono queste parole che la Deputazione ebbe col pretesto che i Pontefici non vi esercitano
davanti agli occhi quando ha definito qual è il potere del loro Magistero Supremo.
l’oggetto materiale della fede» (57). Non ripro- Infatti questi insegnamenti sono del
duciamo qui la lettera, Tuas libenter, dato che Magistero ordinario, di cui valgono pure le
l’essenziale si trova nel testo di Mons. Martin. parole: “Chi ascolta voi, ascolta me” (Lc X,
16); e per lo più, quanto viene proposto e in-
Tale dottrina è stata confermata solenne- culcato nelle Encicliche, è già, per altre ragio-
mente da Pio XII a proposito della definizio- ni, patrimonio della dottrina cattolica. Che se
ne del dogma dell’Assunzione. Il Papa affer- poi i Sommi Pontefici nei loro atti emanano
ma che prima della promulgazione, questa di proposito una sentenza in materia finora
dottrina era già di fede, per il magistero ordi- controversa, è evidente per tutti che tale que-
nario della Chiesa; infatti il Papa aveva invia- stione, secondo l’intenzione e la volontà degli
to ai Vescovi del mondo intero due domande: stessi Pontefici, non può più costituire ogget-
«E coloro che “lo Spirito Santo ha posto to di libera discussione fra i teologi».
come Vescovi a reggere la chiesa di Dio” Il S. Officio, il 20-12-1949 (59) si indirizza-
hanno dato all’una ed all’altra domanda una va così ai Vescovi: «Si deve anche evitare
risposta pressoché unanimemente affermativa. quel modo di esprimersi da cui hanno origi-
Questo “singolare consenso dell’Episcopato ne opinioni false e speranze fallaci, che non
cattolico e dei fedeli”, nel ritenere definibile possono mai attuarsi; come per esempio, di-
come dogma di fede l’Assunzione corporea al cendo che non deve essere preso in tanta
Cielo della Madre di Dio, presentandoci il considerazione l’insegnamento dei Romani
concorde insegnamento del Magistero ordina- Pontefici, contenuto nelle encicliche… per-
rio della Chiesa e la fede concorde del popolo ché non tutto è di fede».
cristiano, da esso sostenuta e diretta, da se Il Codice di Diritto Canonico ha ripreso
stesso manifesta in modo certo ed infallibile il testo del Concilio per definire qual è l’in-
che tale privilegio è verità rivelata da Dio e fallibilità della Chiesa: can. 1323.
contenuta in quel divino deposito che Cristo
affidò alla sua Sposa, perché la custodisse fe- L’obbligo di credere
delmente e infallibilmente la dichiarasse”. Il
Magistero della Chiesa, non certo per indu- Alcuni pensano che quando il Magistero
stria puramente umana, ma per l’assistenza definisce, deve aggiungere un obbligo di cre-
dello Spirito di Verità, e perciò infallibilmente, dere. Ma non è vero, come si vede dalla de-
adempie il suo mandato di conservare peren- finizione vista sopra:
nemente pure ed integre le verità rivelate, e le “Devono essere credute di fede divina e
trasmette senza contaminazione, senza aggiun- cattolica tutte quelle cose che sono contenu-
te, senza diminuzioni. “Infatti - così insegna il te nella parola di Dio scritta o tramandata e
Concilio Vaticano - ai successori di Pietro non che sono proposte a credere dalla Chiesa
fu promesso lo Spirito Santo, perché, con la come rivelate da Dio sia con un giudizio so-
sua rivelazione, manifestassero una nuova dot- lenne, sia con il magistero ordinario e uni-
trina, ma perché, per la sua assistenza, custo- versale” DS 3011.
dissero inviolabilmente ed esponessero con fe- Nel testo la frase centrale è “omnia cre-
deltà la rivelazione trasmessa dagli apostoli, denda sunt”: devono essere credute, si deve
ossia il deposito della fede”. Pertanto dal con- credere, bisogna credere. Il Concilio insegna
senso universale del Magistero ordinario della l’esistenza dell’obbligo di credere, obbligo
Chiesa si trae un argomento certo e sicuro per fondato su “quelle cose che sono contenute
affermare che l’Assunzione corporea della nella parola di Dio”. Quindi è il carattere di
beata Vergine Maria al Cielo - la quale, quan- rivelato che è alla base dell’atto di fede.
to alla celeste glorificazione del corpo virgineo Ugualmente il Concilio aveva definito:
70
Magistero della Chiesa, il quale è la regola nella Rivelazione, o che è dottrina cattoli-
prossima e universale delle verità di fede. ca… Ma l’autore dell’articolo del DTC non
Sono queste le parole di Pio XII in Humani dice che l’obbligo di credere esiste se la dot-
generis, testo già citato a proposito dell’ogget- trina proposta è giudicata dai fedeli confor-
to del Magistero. Questa distinzione è classica me alla Tradizione, né è questo il suo pen-
nella teologia cattolica. Basta vedere l’indice siero (vd col. 1703): infatti egli invita a far ri-
analitico del Tractatus de auctoritate Summi ferimento all’altro suo articolo sull’infallibi-
Pontificis, di GIOVANNI DI S. TOMMASO O. P.: lità del magistero ordinario della Chiesa (64):
bisogna distinguere tra regula fidei in sé stessa “Il magistero ordinario e universale può an-
e per noi. Quella per noi ne ha due inanimate cora esercitarsi con l’insegnamento contenu-
o remote, Scrittura e Tradizione, e due anima- to implicitamente… nella disciplina e nella
te o prossime, il Concilio Ecumenico e il Papa. pratica generale della Chiesa, almeno in
La regola prossima non è un giudizio privato; tutto ciò che è veramente comandato, ap-
non è la Scrittura e la Tradizione, come dice- provato o autorizzato dalla Chiesa universa-
vano gli eretici; è visibile ed esteriore per tutti le; poiché in questo insegnamento, appena
i fedeli; è una regola viva ed umana; richiede esiste veramente, la Chiesa non è meno in-
un giudice animato; quando si tratta di questa fallibile che nelle definizioni solenni dei con-
regola, si parla di tutta la religione cattolica; cili” (col. 2194). Ripetiamo che l’oggetto del
essa è ragione di sé stessa; deve essere posta Magistero sono le verità rivelate, né tratta
nel capo supremo, il Vescovo di Roma. altre verità: nessuna autorità propone qual-
In altri termini la Scrittura e la Tra- cosa che non è legato con la Rivelazione. E
dizione costituiscono la fonte primaria della appena lo promulga, noi dobbiamo credere,
Rivelazione: là il Magistero ricerca prima di per il dogma dell’infallibilità: se invece do-
pronunciarsi. Ma quando si è pronunciato, vessimo controllare la sua conformità alla
bisogna credere a quel che dice, perché è lui Tradizione, il magistero non sarebbe più in-
la regola prossima della fede per noi, è lui fallibile da sé stesso, ma dal fatto che noi
che dice ciò che dobbiamo credere o tenere, controlliamo la sua conformità con la
è lui che ci significa ciò che è rivelato. Non vi Tradizione! Tale posizione proviene, come
è una regola ulteriore o superiore a questa. diceva Pio XII, da «quella specie di superbia
Né si può fare il contrario: giudicare il di un “libero esame”, propria di una menta-
Magistero a partire della Rivelazione, cre- lità eterodossa più che cattolica, per cui non
dendo che la regola prossima sarebbe la si rifugge dal sottoporre al vaglio del pro-
Rivelazione, o meglio il mio giudizio, o quel- prio giudizio persino le disposizioni che
lo di una persona di cui mi fido, su ciò che mi emanano dalla Sede Apostolica» (65).
sembra rivelato; sarebbe perdere la regola Da questo errore di base, è nata la tesi
prossima, sarebbe non avere più lo spirito per cui il magistero ordinario e universale
cattolico, ma una mentalità eterodossa. sarebbe infallibile solo quando la sua
Da questa confusione nasce l’errore di conformità con la Tradizione sarebbe
credere che il magistero ordinario, per esse- espressa nei termini del canone di S.
re infallibile, deve ripetere quanto è conte- Vincenzo da Lerino: cioè quando è confor-
nuto nella Rivelazione, altrimenti è fallibile: me a ciò che tutti, sempre e dappertutto
lo ha affermato recentemente Hirpinus (63), hanno creduto. Questa tesi, già confutata in
pensando di poter appoggiare la sua tesi sul questo numero (cfr Vita dell’Istituto), fu so-
DTC, articolo Infaillibilité du Pape, col. stenuta dagli anti-infallibilisti al Concilio
1705. Ora nel DTC troviamo esattamente la Vaticano, a cui il Card. Franzelin rispose
nostra tesi: “Perché vi sia infallibilità, è ne- che tale canone si riporta alla norma ogget-
cessario che la verità insegnata sia proposta tiva della fede (regola remota) ma non alla
come essendo stata definita precedentemen- norma direttiva (regola prossima): “Si per-
te, o come essendo stata sempre creduta o vertirebbe questo canone leriniano cercando
ammessa nella Chiesa, o come essendo stata in esso allo stesso tempo la norma oggettiva
attestata, per il consentimento unanime e e la norma direttiva, come se l’unica norma
costante dei teologi, come verità cattolica”. infallibile della Fede cattolica si trovasse
In altri termini, l’obbligo di credere deve es- nell’accordo costante e universale della
sere significato dal Magistero in una di que- Chiesa; allora, in materia di fede, solo quel
ste maniere: o dicendo che la verità propo- che sarebbe stato creduto da un accordo co-
sta è già stata definita, o che è contenuta stante sarebbe assolutamente certo e infalli-
72
bile, e nessuno potrebbe credere nulla, di gare o mettere in dubbio quel che Noi ab-
questa fede divina che è assolutamente e in- biamo definito, sappia che ha totalmente ab-
fallibilmente certa, senza che lui stesso veda bandonato la fede divina e cattolica”.
quest’accordo costante e universale della Questo paragrafo viene dopo la definizione,
Chiesa (…) Esso è verissimo, se lo si com- il Papa non pone censure, ma si limita a
prende nel senso positivo, cioè: quel che è enunciare un fatto che proviene dalla defini-
stato creduto sempre, dappertutto e da tutti zione infallibile: chi la nega o la dubita non
è divinamente rivelato, e dunque deve esse- può conservare la fede.
re tenuto; ma non nel senso negativo (…) Pio IX, Inter gravissimas, 28/10/1870:
[per cui nulla può essere creduto se] le tre “Come tutti i fautori di eresia e di scisma, si
note non militino insieme e simultaneamen- vantano falsamente di aver conservato l’anti-
te a suo favore. Che possa accadere, infatti, ca fede cattolica, quando abbattono il fonda-
e questo si è prodotto di fatto, che una dot- mento principale della fede e della dottrina
trina sia stata sempre creduta, fin dall’origi- cattolica. Riconoscono nella Scrittura e nella
ne, e dunque che sia divinamente rivelata, Tradizione la sorgente della Rivelazione divi-
senza essere stata creduta né dappertutto, na; ma rifiutano di ascoltare il Magistero
né da tutti, Vincenzo stesso l’insegna» (66). sempre vivente della Chiesa, benché risulti
evidente dalla Scrittura e dalla Tradizione,
Conferme che fu istituito da Dio come custode perpe-
tuo dell’esposizione e della spiegazione infal-
Leone XIII, Satis Cognitum: «… Gesù libile dei dogmi trasmessi da queste due fonti.
Cristo ha istituito nella Chiesa un magistero In seguito, con la loro scienza falsa e cieca,
vivente, autentico e, per di più, perpetuo, indipendentemente e anche contro l’autorità
che Egli ha investito della propria autorità, di questo magistero istituito divinamente, si
ha rivestito dello spirito di verità, ha confer- erigono come giudici dei dogmi contenuti in
mato con i miracoli, e ha voluto e ha severis- queste fonti della Rivelazione. Perché cosa
simamente ordinato che gli insegnamenti fanno d’altro, quando a proposito di un
dottrinali di questo magistero fossero rice- dogma di fede definito da Noi, con l’approva-
vuti come i suoi propri. Tutte le volte che la zione del santo Concilio, negano che questa
parola di questo magistero dichiara che tale sia una verità rivelata da Dio e che esige un
o tale verità fa parte dell’insieme della dot- assentimento di fede cattolica, solo perché a
trina divinamente rivelata, ognuno deve cre- loro avviso questo dogma non si trova nella
dere con certezza che questo è vero; perché Scrittura e nella Tradizione? Come se non vi
se ciò potesse in qualche maniera essere fosse un ordine nella fede, istituito dal nostro
falso, ne conseguirebbe, cosa evidentemente Redentore nella sua Chiesa e sempre conser-
assurda, che Dio stesso sarebbe l’autore
Papa Pio XII
dell’errore degli uomini… I Padri del
Concilio Vaticano non hanno dunque pub-
blicato qualcosa di nuovo, ma non hanno
fatto altro che conformarsi all’istituzione di-
vina, all’antica e costante dottrina della
Chiesa e alla natura stessa della fede, quan-
do hanno formulato questo decreto:
“Bisogna credere di fede divina e cattoli-
ca…” [segue la citazione del Cap. 3 della
Dei Filius, DS 3011, nda] (67)».
Pio XII: Nella Munificentissimus Deus,
quando ricorda che l’accordo universale dei
vescovi è un argomento certo per stabilire che
l’Assunzione è “una verità rivelata da Dio”,
conclude che “deve essere creduta fermamen-
te e fedelmente da tutti i figli della Chiesa”.
Dopo la definizione ex cathedra di que-
sta verità, Pio XII aggiunge, in un altro pa-
ragrafo: “In conseguenza, se qualcuno, che
Dio non voglia, osasse volontariamente ne-
73
14) Atti V, 32; XV, 28. 32) Sono delle verità non di fede ma necessarie per
15) I Tim. IV, 11-16; II Tim. II, 2; Tit. I, 5. fare l’atto di Fede.
16) S. Ignazio d’Antiochia, Ephes. III, 2; Philadelp. 33) J. K LEUTGEN , Annotationes ad schema II de
III, 2. S. Ireneo, Adv. hær., I, 10, 1; III, 3, 1; III, 4, 1. Ecclesia: Mansi 53, 325; in SALAVERRI op. cit., T. III, l.
Enciclopedia Cattolica, op. cit. 2, c. 3, a. 2 , n. 710, pag. 725.
17) V. ZUBIZARRETA O. C. D., op. cit., Q. XIX, De 34) Tale canone si ritrovava nello schema riformato in
potestate Ecclesiæ a. 2, Bilbao 1948, n. 453 sq. questo modo: “Se qualcuno dice che la Chiesa di Cristo
18) Summa Apolog. q. 8 a. 3. Bisogna qui rilevare possa mancare dalla vera fede, o che in nessun altra cosa
l’errore di molti che affermano che la Chiesa è infallibile è certamente immune da errore se non in quello che per
quando dice la verità, o quando non proferisce errori. sé stesso è contenuto nella parola di Dio: an. sit”.
Questa è semplice inerranza che tutti, eretici compresi, 35) F. MARIN-SOLA O. P., op. cit., T. I c. II, sez. II, n.
possono avere: Ario, Lutero, Calvino hanno affermato 134, pag. 198.
anche cose conformi alla Rivelazione o al Magistero 36) Riportiamo, a titolo di esempio, la definizione
precedente a loro. Ciò che è proprio invece dell’infalli- della consustanzialità del Padre col Figlio. «La Santa
bilità della Chiesa è l’impossibilità di diritto di errore, Scrittura ci insegna esplicitamente che Gesù Cristo è
per cui non può mai sbagliare: questo la contraddistin- Figlio unico del Padre, vero Figlio di Dio, vero Dio
gue dall’inerranza di qualsiasi persona o società umana. come il Padre; ma non riporta esplicitamente che sia
19) F RANZELIN , De Traditione, T. XII, Schol. 1. “consustanziale”… La Chiesa docente si riunisce dun-
Citato da L. BILLOT, De Ecclesia Christi, T. I, P. II, c. II, que nel Concilio di Nicea e, basandosi, come sempre, sui
q. X pagg. 444-5. dati della Sacra Scrittura e della Tradizione, definisce
20) DS 2725. CARTECHINI, op. cit., Parte Prima, cap. esplicitamente la consustanzialità del Verbo e aggiunge
XI, pag. 155. al Credo tradizionale la celebre formula consubstantia-
21) Questa Tesi è tratta da SALAVERRI, op. cit., T. lem Patri» (MARIN-SOLA, op. cit., n. 202, pag. 300).
III, l. II cap. I, nn. 501-580, pagg. 654-665. 37) Riportiamo, a titolo di esempio, la proposizione
22) Soppressi nell’edizione di Denzinger- 5 condannata da S. Pio X, DS 3405: “Poiché nel deposi-
Schönmetzer. to della fede sono contenute soltanto le verità rivelate,
23) Mt XVI, 18: N. Signore nel promettere il in nessun modo appartiene alla Chiesa di portare un
Primato a S. Pietro, afferma che sarà il fondamento giudizio sulle asserzioni delle discipline umane”.
della sua Chiesa e che le porte dell’inferno non prevar- 38) MARIN-SOLA, op. cit., n. 253-5, pag. 454-7. Per
rano mai contro di essa. Gv XXI, 15-17: N. Signore dà fede ecclesiastica si indica un atto di fede basato
realmente a S. Pietro il potere promessogli. Il Papa è sull’autorità infallibile della Chiesa, anche se non si
dunque Fondamento, Clavigero, Pastore universale. Lc tratta ancora di un dogma di fede. Cfr: S. CARTECHINI,
XXII, 32: il Conc. Vat., senza voler dichiarare autenti- op. cit., pagg. 50-65. V. ZUBIZARRETA O. C. D., op. cit., n.
camente il senso di questo passaggio, fonda il dogma 480-3, pag. 412-5.
dell’infallibilità sulla preghiera di N. Signore per S. 39) L’edizione Denzinger-Schönmetzer riassume il testo
Pietro affinché la sua fede non venga mai meno. nell’appendice alla condanna di P. Abelardo (DS 721).
24) SALAVERRI, op. cit., T. III, l. II cap. 2, a. 2 nn. 40) Prop. 7, 8 e 9, DS 1249-50-51
610-636: sono enumerati i documenti dei Papi, Concili, 41) D 1669, 73, 75 soppresso in DS [DS 2851, 57].
Padri, a partire dal 107 dopo Cristo. 42) “Se la Chiesa nelle sue leggi includesse il pecca-
25) L’esempio classico è quello di Giovanni XXII, to mortale, obbligherebbe gli uomini a perdere la vita
che pubblicò un’opera contenente un’errore sulla visio- eterna” CARTECHINI, op. cit., cap. II, pag. 48.
ne beatifica, opera che egli stesso rigettò solennemente 43) S. Th. II, II, q 10 a 12 in c.
prima di morire (DS 990). 44) Come non notare l’affinità di questa proposizio-
26) S. Th. II, II, q. 11, a. 2. ne dei giansenisti con gli argomenti portati da tanti tra-
27) ASS 22 (1890) 395. dizionalisti, per poter resistere alle nuove riforme senza
28) AAS 42 (1950) 567. 569.563. toccare il problema dell’Autorità. Questa condanna li
29) “Il Romano Pontefice, quando parla ex cathe- mette davanti a una scelta: o accettare le suddette rifor-
dra, cioè quando definisce una dottrina di fede o mora- me, o rifiutarle con spirito giansenista, o prendere posi-
le da essere tenuta da tutta la Chiesa… gode della stes- zione sull’autorità che li ha legiferati.
sa infallibilità che il Redentore ha voluto dare in manie- 45) Diff. de la Pensée Française 1975, pagg. 161-211.
ra divina alla sua Chiesa quando definisce una dottrina 46) La Chiesa potrebbe affermare un nuovo dogma
sulla fede o la morale…”. (ad esempio, la Mediazione universale di Maria) isti-
30) Mons. Gasser, relatore al Conc. Vat. della tuendo una nuova festa per la Chiesa universale. S.
Deputazione della Fede Mansi 52, 1226 s. Citato da DE Roberto Bellarmino parlò così al Papa a proposito del
BLIGNIERES, op. cit., pagg. 4-5. dogma dell’Immacolata Concezione, che al suo tempo
31) «Nell’oggetto secondario vengono raggruppate non era stata ancora definito: “Se una definizione forma-
quelle che con termine generico si chiamano “verità le non è data ora, si dovrebbe allora almeno prescrivere
connesse”. Le quali formalmente non si trovano nella a tutti gli ecclesiastici secolari e regolari di recitare l’offi-
Rivelazione, ma sono con questa così strettamente le- cio dell’Immacolata Concezione come lo fa la Chiesa:
gate, che vi si possono dire virtualmente contenute. così, senza nessuna definizione, otterremo quello che de-
L’errore intorno a queste applicazioni del principio ri- sideriamo” citato da DA SILVEIRA, op. cit., pag. 170.
velato scuoterebbe le stesse basi su cui poggiano e met- 47) Testi citati da SALAVERRI, op. cit., n. 725, pag. 732-3.
terebbe in pericolo la fede. Le verità connesse devono 48) Testi citati da SALAVERRI, op. cit., n. 729, pag. 734.
quindi ritenersi presenti nella mente del Divin Maestro 49) Alcuni esempi. Note: di fede, prossima alla fede,
nell’atto di comunicare la sua Rivelazione, come in ogni dottrina cattolica, teologicamente certa, sicura. Censura:
essere intelligente sono logicamente presenti le conse- eretica, errore, prossima all’eresia o all’errore, sospetta o
guenze più immediate delle sue affermazioni» avente sapore di eresia, errore in teologia, temeraria,
ENCICLOPEDIA CATTOLICA, op. cit., col. 1923. falsa, offensiva del senso cristiano, scandalosa, non sicura.
75
sentante di quella “religione laica” della fine (l’accelerazione della fine dei tempi o la
Plutocrazia liberale che nutriva per il dissoluzione finale) che unisce questa setta
Cristianesimo una profonda ed implacabile ini- esoterica di esteti-plutocrati, che associano al
micizia. Mattioli amico di Cuccia, Ugo La culto della magia o della superstizione ance-
Malfa, Malagodi, legato alla Massoneria britan- strale, quello della tecnologia e del progresso.
nica, teorico della dissoluzione di ogni fede, de-
cide di farsi seppellire a Chiaravalle! Come mai? Roberto Calasso
“Che il sacerdote laico della Comit fosse
giunto alla conversione, va escluso” (op. cit., Il Calasso appartiene all’alta borghesia an-
pag. 35). Però sappiamo che il posto scelto da tifascista, che ebbe in Raffaele Mattioli la
Mattioli per esservi sepolto era un’antica guida strategica e il protettore influente. Suo
tomba svuotata molti secoli fa, per decreto padre era un noto massone del Grand’Oriente
dell’Inquisizione. Infatti in essa giacevano i d’Italia. Calasso evoca e desidera “il mondo
resti dell’eretica Guglielma la Boema morta senza Cristo... UN MONDO FEROCE PER
nel XII secolo; essa era una fanatica della reli- L’UOMO SENZA LUCE DI RISCATTO;
gione femminea e del “DIO ANDROGI- ma dipinto come la nostra autentica radice,
NO”. «Sappiamo... che un identico sentire quella a cui dovremmo tornare” (op. cit., pag.
cova in certa mistica giudaica, anzi è “l’essen- 146). Il tessuto cristiano, secondo Calasso, si
za stessa del giudaismo cabalistico” (G. sta strappando e da sotto spuntano gli antichi
S CHOLEM , Le messianisme juif, Calmann- dèi spietati, che ci condurranno alla dissoluzio-
Lévy, Parigi 1974, pag. 171)» (op. cit., pag. 37). ne finale. Secondo Blondet il Calasso “intra-
Ogni anno, il 27 luglio, sulla tomba che fu di prende la via... luciferina” (pag. 152). “Una via
Guglielma e che è di Mattioli, un gruppo di alti simile non può concludersi se non con la disin-
finanzieri, si ritrovano a partecipare ad una tegrazione totale dell’essere cosciente e con la
Messa e non manca mai Enrico Cuccia. Sono dissoluzione senza ritorno, sempre più lontano
forse cattolici questi alti plutocrati della finanza dal centro principale. Fino a precipitare in
laicista? Il Corriere della Sera (28.07.1994) fa quel luogo cui Cristo ha alluso come alle
capire di no, infatti parla di “un rito privato, Tenebre Esteriori” (pag. 155).
quasi SEGRETO”. Il filo conduttore di tale
rito segreto, andrebbe ricercato nel culto Conclusione
dell’ANDROGINO PRIMITIVO, tanto caro
anche a Karol Wojtyla (Cfr. Sodalitium n. 38 Il libro del Blondet, molto ben documenta-
pagg. 56-59, n. 39 pagg. 36-44, n. 40 pagg. 34-47) to, ricco di citazioni e riferimenti (anche se in-
dulge un po’ troppo verso le religioni e “filoso-
Guénon fie” orientali), descrive mirabilmente il lato
oscuro di una lotta che “non è contro creature
René Guénon († 1951), noto negli ambien- di carne e di sangue, ma contro i Principati e le
ti di certa “destra” esoterico-iniziatica e in Potestà, ... contro gli spiriti tenebrosi... che abi-
qualche Loggia massonica sempre di “destra”, tano nelle regioni celesti” (S. Paolo).
affermava l’esistenza di una Verità iniziatica Tale battaglia (da parte nemica) è condot-
antichissima, superiore ad ogni religione. ta specialmente dalla casa editrice Adelphi,
Secondo lui il Re di questo Mondo... può deci- che in greco significa ‘fratelli’. Tale fratellanza
dere di “accelerare la dissoluzione dell’epoca, sarebbe fondata sullo scopo di dissolvere ciò
rompendo gli argini delle forze oscure” (op. che è e di preparare l’avvento all’Anticristo
cit., pag. 92). Il fatto strano è che un tipo come (cfr. Sodalitium n. 24, pagg. 3-14) e al diavolo.
Solmi, laico, di sinistra, antifascista, sia un gran Tutto ciò è inquietante e non sarebbe
cultore di Guénon. Blondet risponde a tale in- una buona tattica quella di non voler vedere
terrogativo, spiegando che: “Un laicista come ciò che ci inquieta e che potrebbe portarci
Solmi... può leggere Guénon... per superare la davvero sull’orlo dell’abisso. Occorre far
vuota tensione verso il futuro dell’eresia qualcosa: “agere contra per diametrum” di-
marxista di Francoforte... Forse, a sedurre rebbe S. Ignazio. Per combattere il nemico
certi potenti di questo mondo è la doppia fac- bisogna conoscerlo e per poterlo conoscere
cia che la gnosi guénoniana attribuisce al re bene, è consigliabile, seppur con alcune ri-
del mondo. Anzi la faccia di ACCELERA- serve, la lettura del libro del Blondet.
TORE DELLA DISSOLUZIONE... e della
fine dei tempi” (op. cit., pagg. 94-97). Ecco il don Curzio Nitoglia
77
La spiritualità cattolica, inoltre, ha sem- K. STEIGLEDER, L’Opus Dei vista dall’interno, ed.
pre insegnato che la vita contemplativa è su- Claudiana, Torino 1986.
RODRIGUEZ, OCARIZ, ILLANES, L’Opus Dei nella
periore e più nobile di quella attiva. San
Chiesa, ed. Piemme, Casale Monferrato 1993.
Benedetto diceva: “ora et labora”, cioè V. MESSORI, L’Opus Dei, Mondadori, Milano, 1994.
prima prega e poi lavora; mons. Escrivà in-
vece insegna che “la famiglia, il lavoro, ABBIAMO RICEVUTO
l’amicizia conducono a Dio TANTO
QUANTO la vita contemplativa”( 13), at- - PIERO VASSALLO, La gnosi del sotto-
tuando con ciò una sorta di capovolgimento suolo, ed. Certamen, Alessandria 1995 (£
del motto benedettino (14). 10.000). In tale libro il dott. Vassallo ap-
Come si vede, non si tratta di osservazio- profondisce le questioni filosofiche trattate
ni di poco conto. Il libro del de Lassus, per- dal Blondet; raccomandiamo vivamente la
tanto, dovrebbe porre dei seri problemi ai lettura di tale saggio, che può essere richie-
numerosi cattolici che cercano nell’Opus sto tramite vaglia postale intestato a: Siro
Dei un punto di riferimento sicuro nell’at- Mazza, Piazzetta della lega Lombarda, 14 -
tuale situazione di disgregazione di molte 15100 Alessandria.
istituzioni ecclesiastiche; sono veramente si- - GENERALE MOUSTAFÀ TLASS, L’azimo
curi di trovare quello che cercano? di Sion, da richiedere a: Dar Tlass, 78 Bou-
levard de Mazzeh, Damasco, Siria (12,50 dol-
di don Curzio Nitoglia
lari). Esiste in lingua araba, francese e italia-
Note na. Specificare in quale idioma lo si vuol rice-
vere. In tale opera si tratta dell’omicidio ri-
1) A. D E L ASSUS , L’Opus Dei, Textes et Docu- tuale del padre Tommaso, cappuccino, per-
ments, Action familiale et scolaire, Paris 1993.
2) op. cit., pag. 5.
3) Ibidem. pag. 28.
4) Ibidem. pag. 33. SONO DISPONIBILI
5) Lettera del 9 gennaio 1932, citata da J.J. THIER- presso la nostra redazione
RY, L’Opus Dei, mythe et réalité, ed. Hachette, Paris
1973, pag. 115. Il libro di DON ANTHONY CEKADA
6) MONS ESCRIVÀ, Intrattenimenti, n° 30.
7) Ibidem n° 116-117. “Non si prega più come prima…
8) Omelie, n° 3, pag. 26. Le preghiere della Nuova Messa.
9) Intrattenimenti , n° 29.
10) Ibidem, n° 44.
I problemi che pongono ai cattolici”
11) THIERRY, op. cit., pag. 122. Edito dalla nostra
12) Intrattenimenti , n° 44.
Cooperativa Editrice.
13) J.J. THIERRY, op. cit., pag. 60.
14) Chi volesse approfondire il tema può consultare: (60 pagine). Prezzo:
G. ROCCA, L’Opus Dei. Appunti e documenti per £ 10.000 + spese postali.
una storia, ed. Paoline, Roma 1985.
D. LE TOURNEAU, L’Opus Dei, que sais-je?, Presses
Universitaires de France, 1991.
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o telefonare:
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A RNALDO V IDIGAL X AVIER
DA SILVEIRA
La Nuova Messa: rito catto-
lico o protestante?
Prefazione di Don Ricossa
(144 pagine).
79
petrato a Damasco da alcuni ebrei nel 1840. Apostolato. Di comune accordo con i fe-
- P. LOUIS - MARIE DE BLIGNIERES L’In- deli ferraresi, abbiamo deciso di intensificare
segnamento di Giovanni Paolo II è ancora la presenza dell’Istituto nell’antica capitale
cattolico? Con prefazione di DON RICOSSA estense; d’ora innanzi la S. Messa vi sarà cele-
(56 pagine). Disponibile presso la nostra re- brata due volte al mese, seguita da un corso di
dazione. catechismo per adulti per i militanti e gli amici
- Novità: M. B LONDET , Complotti, ed. del Centro Culturale san Giorgio. Analoga ini-
Minotauro, viale Bligny 47 - Milano, 1995 ziativa a Torino, ove don Nitoglia, oltre al
(£ 16.000). consueto corso di catechismo per gli adulti
che frequentano l’Oratorio del sacro Cuore,
assicura dei corsi di formazione ai membri ed
amici del Centro Studi L’Araldo. Il 30 aprile
vicino a Ferrara, il 18 giugno a Urbe (Savona)
Vita dell’Istituto ed il 25 giugno a Cave (Roma) sono state ce-
lebrate delle messe di suffragio per i caduti
dell’aprile 1945, vittime dell’odio di parte
delle bande comuniste. Numerosi i giovani
situdini cui allude il lettore. Pubblicando mente, poiché è una verità di fede cattolica de-
nella CRC (n. 310, p. 2) l’articolo di Soda- finita dal Concilio Vaticano I. Solo, egli dà una
litium sulla teoria wojtyliana dell’ “Andro- interpretazione errata dei criteri che permet-
gino primitivo”, l’abbé de Nantes scrive: tono di discernere quando la Chiesa ha fatto
“Questa morale coniugale [esposta da uso dell’infallibilità del suo magistero ordina-
Sodalitium] è la nostra, ed è alla sua luce che rio. La sua interpretazione (che non è suffra-
si spiegano le nostre opinioni sulla gata a nostro parere dall’articolo del DTC da
Circumincessante carità, risolutamente anti- lui citato a pag. 32, annesso II) concorda so-
freudiane e che non si possono paragonare, stanzialmente con quella della Fraternità san
senza un totale equivoco, all’Androginia, alla Pio X. Per essere infallibile il magistero ordi-
quale si oppongono assolutamente”. Per la nario della Chiesa non dovrebbe solo essere
verità (per limitarci all’aspetto dottrinale), universale nello spazio (ovvero insegnato
leggendo precedentemente le teorie al pro- “ovunque” dal Papa e dai Vescovi in comu-
posito della CRC, avevamo creduto anche nione con lui) ma anche nel tempo (creduto
noi che esse combaciassero sostanzialmente “sempre” nel passato da “tutti”). Lo dice chia-
con quelle wojtyliane, tanto più che l’abbé de ramente nel primo annesso di p. 32: “L’infalli-
Nantes e Giovanni Paolo II sembrano condi- bilità diffusa del Magistero ordinario non
videre la stessa stima per Soloviev (cf CRC, copre che gli insegnamenti di cui nessuno
nn. 131-133, da luglio a settembre 1978). mette in discussione che siano stati e siano an-
Sodalitium vuol quindi precisare che esso cora quelli di tutta la Chiesa docente, sempre
non intende mischiarsi con le vicende della e ovunque, ricevuti come tali dal popolo fede-
CRC. Solo secondariamente, infatti, si tratta le, secondo il suo ‘senso della fede’, senza con-
di un dibattito tra due riviste, due associazio- testazione e violenza”. È chiaro che, con una
ni o più sacerdoti; la questione disputata è simile concezione del “magistero ordinario
oggettiva e suscettibile di interessare tutti i universale”, l’abbé de Nantes non riesca a ve-
cattolici, anche quelli che non sono d’accor- dere l’utilità e la praticità di questo modo di
do con noi o con l’abbé de Nantes. Ancora insegnamento, per cui, a suo avviso, “la sola
una volta, delimitiamo i confini della que- infallibilità chiara, decisiva, indiscutibile, è
stione: come capire, da un lato, una verità di quella delle definizioni dogmatiche accompa-
fede definita, quale l’infallibilità del magiste- gnate da anatemi, promulgate dal Magistero
ro universale ordinario [MOU] (Concilio straordinario o solenne” (ibidem)! La Chiesa
Vaticano I, Denz. B. 1792) e dall’altro come avrebbe solennemente definito l’infallibilità di
comprendere una conclusione teologica un magistero oscuro, non decisivo e discutibi-
prossima alla definizione, quale l’infallibilità le... Una corrente di pensiero volontarista
del magistero ordinario del Papa. spiega come mai tanti teologi (non tutti per
Premesso che Sodalitium pubblica (a pag. fortuna!) hanno a volte le idee confuse in ma-
57) un articolo di don Murro sul magistero teria. In ogni caso, pur senza citarlo, l’abbé de
della Chiesa al quale potete far riferimento, Nantes vede nel famoso canone di San
vediamo innanzitutto in cosa la CRC e noi Vincenzo di Lerino il criterio per discernere
siamo d’accordo. Non c’è disputa sull’oggetto l’infallibilità del Magistero ordinario universa-
dell’infallibilità: tutto quanto è stato rivelato le: “bisogna tenere quello che è stato creduto
da Dio, direttamente o indirettamente (ovvero ovunque, sempre e da tutti”. Fu la Fraternità
verità naturali connesse col rivelato perché ne- san Pio X, al seguito di M. Martin-G. Salet
cessarie per difenderlo). Non c’è disputa (cf., ancora recentemente, l’articolo dell’abbé
sull’infallibilità del magistero nella sua moda- Laroche su Le sel de la terre, n. 8, primavera
lità solenne, che si tratti di quello del Papa o 1994, pp. 65-66), a sostenere che il criterio
quello del Concilio. C’è disputa sull’infallibi- dell’infallibilità del MOU sarebbe il canone di
lità del magistero ordinario, sia quello univer- San Vincenzo: se il magistero ordinario ripete
sale (del Papa con i Vescovi) sia quello del la tradizione, quello che già tutti ammettono
Papa da solo. C’è disputa anche sull’obbedien- da sempre, è infallibile; se insegna cose fino ad
za dovuta al magistero puramente autentico. allora discusse, può errare, e deve ricorrere,
Limitiamoci all’infallibilità del magistero ordi- per essere garantito dall’infallibilità, alle defi-
nario universale. L’abbé de Nantes (e final- nizioni solenni. Si tratta di un errore già am-
mente, dopo averlo a lungo negato, anche la piamente refutato, non solo nel libro succitato
Fraternità San Pio X) ammette l’infallibilità dell’abbé Lucien sul MOU, ma anche in vari
del magistero ordinario universale; natural- articoli dei Cahiers de Cassiciacum, ai quali ri-
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con la signorina Nadia Adami. Auguri agli gio nel clima postconciliare, per cui, con altri, si
sposi da tutto l’Istituto Mater Boni Consilii: avvicinò prima alla Fraternità e poi, dalla sua
che il Signore benedica la loro unione, man- fondazione, all’Istituto. Abbiamo perso una fe-
tenendo sempre unita questa nuova famiglia dele ed una benefattrice su questa terra; confi-
cattolica nella fede e nella carità. diamo di avere una protettrice di più in cielo.
Defunti. Il 9 marzo a Valmadrera (Lecco), La lontananza ci impedisce, a volte, di
il Signore ha chiamato a Sé l’anima di Marzia essere vicini a tanti amici negli ultimi mo-
Aldeghi ved. Arrigoni. Quasi tutti i membri menti. La famiglia ci ha segnalato la morte
dell’Istituto erano presenti ai funerali celebrati edificante di un nostro affezionato lettore,
il giorno seguente da don Nitoglia. La cerimo- Giuseppe Di Natale di Ravanusa; il figlio
nia ha edificato molti degli astanti e non è pas- Jean-Charles ci ha fatto sapere della morte
sata inosservata nel comune lombardo, un di sua madre, signora Raymonde Ceruti, de-
tempo cattolicissimo; il quotidiano locale La ceduta il 3 marzo u.s all’età di 93 anni, da
Provincia ne ha dato un resoconto (scambian- sempre vicina a Mons. Guérard des
doci per “lefebvriani”). Dopo aver dato il suo Lauriers. Assieme, affrontavano grandi sa-
aiuto e contributo generoso alla vita parroc- crifici (facevano più di tre ore di viaggio)
chiale di Valmadrera, Marzia Aldeghi, che era per assistere alla sua Messa a Raveau. Alle
una donna amante della preghiera e di uno famiglie, le condoglianze di Sodalitium e la
stile di vita povero e semplice, si trovò a disa- promessa delle nostre preghiere.
PER LE DONNE:
dal lunedì 28 agosto, ore 12, al sabato 2 settembre ore 12. A
Verrua Savoia.
dal lunedì 31 luglio ore 12, al sabato 5 agosto, ore 12. A Raveau
in Francia (In lingua francese).
SS. MESSE
ITALIA Bologna: S. Messa la 3ª domenica del mese.
Per informazioni rivolgersi a Verrua Savoia.
Verrua Savoia (TO): Istituto Mater Boni
Consilii - Località Carbignano, 36. Tel. Ferrara: S. Messa la 2ª 4ª domenica del mese.
(0161) 83.93.35. Nei giorni feriali, S. Messa Per informazioni rivolgersi a Verrua Savoia.
alle ore 7,30. Tutte le domeniche S. Messa
ore 17,30. Benedizione Eucaristica tutti i Firenze: Via Ciuto Brandini, 30, presso la
venerdì alle ore 21. Il primo venerdì del [Link] Liliana Balotta. SS. Messe la lª e la
mese, ora santa alle ore 21. 3ª domenica del mese alle ore 18,15 e con-
fessioni dalle ore 17,30.
Torino: Oratorio del S. Cuore, via Thesauro
3/D. S. Messa il primo venerdì del mese e Roma: S. Messa la 1ª e la 3ª domenica del
tutti i giovedì, alle ore 18,15 e confessioni mese, alle ore 11. Viale Sirtori 50, presso
dalle ore 17,30. Tutte le domeniche, con- la famiglia Pristerà, Tel. (06) 55.280.224.
fessioni dalle ore 8,30, SS. Messa cantata
alle ore 9,00; S. Messa letta alle ore 11,15. FRANCIA
Catechismo il sabato pomeriggio.
Annecy: 11, avenue de la Mavéria. SS. Messe
Valmadrera (CO): Via Concordia, 21- Tel. la 2ª e la 4ª domenica del mese alle ore 10
(0341) 58.04.86. SS. Messe la lª e la 3ª do- e confessioni dalle ore 9,00. Tel. dall’Italia:
menica del mese alle ore 10, e confessioni (0033) [Link].
dalle ore 9,30.
Lione: (2ème) 6, rue Franklin, presso la fami-
Marano Vicentino (VI): Via Vittorio Veneto glia de Gantes. S. Messa la 2ª e la 4ª domeni-
48, presso la famiglia Parolin. SS. Messe la ca del mese alle ore 17, e confessioni dalle
2ª e la 4ª domenica del mese alle ore 18,30. ore 16,30. Tel. dall’Italia: (0033) [Link].
Per informazioni rivolgersi a Verrua Savoia.
SPAGNA
Arenas de Iguña: 37450 Carrettera general,
Maranello (MO): Villa Senni - Strada per n. 90, presso le signore Maria e Pilar
Fogliano - Tel. (0536) 94.12.52. S. Messa Alejos. Per informazioni: Tel. dall’Italia
tutte le domeniche alle ore 11. (0034) [Link].
COME AIUTARCI
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dell’Associazione Mater Boni Consilii.