Eugenio Montale nacque a Genova nel 1896 e morì a Milano nel 1981.
Ebbe un percorso
esistenziale, poetico e filosofico ESTREMAMENTE UNIFORME: dall’inizio alla fine del suo
percorso artistico ritroviamo gli stessi temi e nella sua vita e nel suo pensiero non ci sono
state grandi svolte. Caratteristica principale del pensiero di Montale è il pessimismo, che
arriva al nichilismo(negazione di qualsiasi certezza e verità) e possiamo metterlo a confronto
con Leopardi
Egli si ispira a Leopardi sia per il pessimismo(si ispira dunque anche a Lucrezio) che per
l’idillio, inteso come paesaggismo interiore poetico ANCHE PER MONTALE IL PAESAGGIO
È FONDAMENTALE PER TRASMETTERE I SENTIMENTI. Se Leopardi nella sua ultima
fase della sua vita riconosce il nichilismo attivo, trova cioè un barlume di positività
nell’amicizia(la social catena), Montale invece, anche a causa del trauma subito quando fu
costretto ad andare in trincea, non trova nulla di positivo. Montale non crede nelle illusioni,
come la religione, e non ha speranze. Capita, talvolta, che il suo pessimismo venga alleviato
da qualche figura femminile di cui si innamora e che porta luce nella sua vita, ma solo in
modo momentaneo. Una cosa che accomuna Leopardi e Montale è il coraggio del
pessimismo: assumersi la responsabilità del proprio ateismo e del proprio nichilismo senza
cadere nelle illusioni consolatorie. Al centro della loro riflessione vi è il male di vivere, che
Montale rappresenta appieno , perché crede c’è non ci sia più spazio per la gioia.
Ci sono alcune date importanti della sua vita:
- nel 1939 egli rifiuta di iscriversi al Partito Fascista. In un epoca in cui si parla di
disimpegno degli intellettuali, lui prende posizione tra l’altro scomoda(a differenza di
Pirandello e Ungaretti) e per questo viene anche licenziato. FIRMO’ ANCHE IL
DOCUMENTO CONTRO IL FASCISMO DI BENEDETTO CROCE E ACCOLSE IN
CASA ALCUNI EBREI, in particolare Irma Brandeis di cui si innamorò
- Dopo la caduta del fascismo fu assunto al Corriere della Sera di Milano come
giornalista culturale musicale.
- Nel 1975 vinse il premio Nobel per la letteratura.
Giovanni Macchia, critico letterario, definisce Eugenio Montale, e molti altri poeti del ‘900,
ermetico. Il termine ermetismo deriva dal dio Hermes, che mandava messaggi oracolari E
POCO COMPRENSIBILI dall’Olimpo agli uomini, e indica la chiusura di un messaggio alla
facile interpretazione. Nella poesia moderna, la difficoltà di interpretazione di un testo nasce
col simbolismo di Baudelaire ma non è volta ad escludere il lettore dal testo, come invece
avveniva nel rinascimento, bensì è volta a stimolare il lettore a dare un'interpretazione e così
chi legge ha un ruolo attivo e compartecipa alla creatività. PERCORSO PERFORMATIVO
Elementi ricorrenti nella poetica di Montale sono:
● il correlativo oggettivo, uno strumento fondamentale di rappresentazione di emozioni
o sentimenti. Montale preferisce non esternare la sua emotività, ma offrire una
rappresentazione il più possibile asciutta e distaccata, perché detestava i piagnistei e
le lamentele sulla condizione umana. Bisogna affrontare la vita con coraggiosa
sopportazione perché l’unica via d’uscita è la dignità = atteggiamento spartano. Lui
rappresenta il suo dolore ma lo sublima, oggettivandolo in qualcosa che divenga la
correlazione rispetto al suo sentire(esempio <<questa vita è una muraglia che ha in
cima cocci aguzzi di bottiglia>>). Si ispira a Thomas Stearn Eliot, scrittore di The
waste land. Montale utilizzava il paesaggio come correlativo oggettivo del suo
sentire, in particolare quello ligure, ma non quello fiorito o piacevolmente turistico, ma
quello arido e secco dell’entroterra contadino, rappresentato durante l’estate.
POSSIAMO PARLARE DI IDILLIO NEL CONCETTO LEOPARDIANO(<<avventure
storiche del mio animo>>).
● tra i suoi topoi c’è il muretto a secco, che indica l’impossibilità di fuggire dalla realtà
opprimente; la vegetazione arida e mediterranea; il sole allo zenit che batte e
inaridisce; il mare, che è l’unico elemento positivo, ma la condanna dell’uomo è di
poterlo vedere solo da lontano. Anche la critica alla poesia retorica dannunziana e
l’assenza di verità(il poeta non ha più nulla da dire al lettore) sono due topoi della sua
poesia.
● la ricerca lessicale di termini paesaggistici(come in Virgilio e Pascoli) e della sonorità,
con il ricorso a l'onomatopea volta a suoni aridi e secchi.
LA POESIA DI MONTALE È SPESSO MESSA A CONFRONTO CON LA PITTURA
METAFISICA DI GIORGIO DE CHIRICO. (paesaggio paradossale, metafisico perché sfida
le leggi della fisica con prospettive sbilenche e ombre sbagliate, realtà superiore alla realtà
circostante, figure umane rappresentate da manichini)
Avendo vissuto tanto ha scritto moltissimo, in particolare parliamo di due raccolte poetiche:
❏ Ossi di seppia, (le poesie che ne fanno parte sono state scritte intorno agli anni ‘30) è
un elemento tipico del paesaggio marittimo e un correlativo oggettivo per
l’inaridimento. Questa raccolta è caratterizzata dal paesaggio rurale e pessimistico
dell’entroterra ligure con tutti i topoi di cui sopra.
❏ Le occasioni, è una raccolta scritta in un periodo più avanzato della vita del poeta ed
è una riflessione pessimistica sul tempo e sulla memoria. La parola occasione, dal
latino, indica il punto spazio temporale in cui in cui accade un’azione, un’esperienza
o un incontro. Tutto ciò viene spazzato via del tempo e la memoria non è più, come
pensavano gli antichi e lo stesso Leopardi, uno strumento perfetto di reminiscenza e
di piacevole recupero del passato ma è ormai una <<macchina inceppata>> che non
riesce a ricordare ciò che di bello vi è stato. Le occasioni sprecate della vita , che
sono state vissute in un preciso momento dello spazio e del tempo che è
IRRIPETIBILE, non possono essere ricordate . Ci sono solo alcuni sprazzi di vita
nella manifestazione luminosa di qualche donna amata. Tra esse Irmã Brandeis,
poetessa ebrea americana che lui aiutò a fuggire ai tempi della guerra e di cui si
innamorò; Drusilla Tanzi, detta la mosca che poi divenne sua moglie; Dora Markus,
un’altra donna ebrea che egli incontra poco prima che lei fosse costretta a fuggire e
cui dedicò una poesia col suo nome.
Irma Brandeis ricorre come elemento positivo nelle poesie di Montale e lui la chiama Clizia,
che era un’amante di Apollo, da lui rifiutata e trasformata in girasole(rappresenta la luce).
Non chiederci la parola (Ossi di seppia) . È presente il topos del paesaggio arido
genovese, correlativo oggettivo dell’animo del poeta, e l’assenza di retorica(dannunziana e
fascista). Montale vuole sottolineare che il vero poeta, cioè colui che soffre, è antiretorico e
non ha nulla da raccontare ai lettori perché la poesia è morta a causa del capitalismo, le
dittature e la guerra assassina. [Montale fu uno dei pochi che dopo la II guerra mondiale si scagliò
contro i totalitarismi in senso lato, cioè scagliandosi non solo contro fascismo e nazismo, come tutti,
ma anche contro la violenza dello stalinismo comunista]
Questa poesia si divide in 3 strofe da 4 versi endecasillabi. C’è un’ironica accentuazione
della rima. Nella prima e ultima strofa si rivolge al lettore in qualità di poeta , utilizzando
l’ironico correlativo oggettivo del croco(il fiore di zafferano, che sembra la testa di uno
scapigliato ed è un fiore un po’ ridicolo) per riferirsi alle figura del poeta. Nella seconda strofa
c’è critica all’uomo borghese benpensante, che crede di essere immortale, non rendendosi
conto della miseria della sua vita.