Crestomazia
nome accadico, e non sumerico, sembra confermare ancora una volta l’importanza
dell’accadico come lingua parlata in questo periodo.
27: l’Ešagepada è il principale tempio di Šara a Umma; il suo nome significa “il tem-
pio che il (suo) cuore ha scelto (lett. trovato)”: *ej=Øass šag=eerg pad=a, cioè il tempio
preferito del dio. Anche qui si tratta di una costruzione Mesanepada dove il verbo pa 3
(“trovare”, qui con il significato di “scegliere”) è nominalizzato con *-a ed è preceduto
da un termine al caso assolutivo, e 2 (“tempio), che subisce l’azione, e da un termine
all’ergativo, ša 3 (“cuore”), che agisce (v. Gr 5.11.4).
Cr 1e Iscrizione di Gudea, Cartiglio Statua A
Gudea fu un rappresentante della Seconda Dinastia di Lagaš (2130-2110 a.C., v. Gr
1.7, 4): pare che non fosse nativo di quella città e fosse diventato membro della famiglia
al potere sposando la figlia del re Ur-Ba’u. Egli porta il titolo di ens i 2 , “governatore”,
e ci sono opinioni discordanti sulla reale durata del suo regno, che potrebbe essersi so-
vrapposto alla formazione dello stato di Ur III ad opera di Ur-Namma.
Gudea non viene mai rappresentato come un re-guerriero, in contrasto con i suoi pre-
decessori a Lagaš e con la tradizione dei sovrani di Akkad, bensì come un sovrano pa-
trocinatore di un imponente programma edilizio. Pur essendo noto soprattutto come il
costruttore del tempio Eninnu, dedicato a Ninĝirsu, la divinità poliade di Lagaš (uno
degli epiteti più comuni di Gudea è lu 2 E 2 -ninnu in-du 3 -a, “colui che ha costruito
il tempio Eninnu”), questa non fu l’unica attività edilizia da lui intrapresa: durante il
suo regno, infatti, fece costruire, o ricostruire, numerosi templi, ornandoli con le sue
statue, stele e altri oggetti per i quali si procurò materiale prezioso da terre lontane (si
calcola che tali oggetti, provvisti di un’iscrizione riguardante la costruzione, il restauro
o l’arredamento dei templi della sua città-stato, siano ben 2500).
Sono note ventiquattro statue inscritte di Gudea – la cui autenticità è però dubbia per
alcune di esse – e tutte raffigurano il sovrano, in piedi o seduto, vestito con gli indu-
menti tipici dei sovrani di quel periodo: una lunga veste a frange e un copricapo. Nella
maggior parte dei casi, sulla spalla destra è presente un cartiglio che identifica la statua
come immagine del sovrano, riportando nome, titolo ed epiteto legato alla divinità cui
la statua è dedicata. In alcuni casi, poi, l’iscrizione ci informa anche del luogo preciso
in cui la statua doveva essere posta all’interno del tempio della divinità.
È interessante notare che per indicare l’atto di creare una statua non si usasse il verbo
sumerico dim 2 , “creare, fare”, usato normalmente con oggetti o cose, bensì il verbo
tud, “dare alla luce” (v. Cr 1f, ll. 16-17), indicando dunque che quella della statua
era una vera e propria nascita. Una volta creata, la statua del sovrano veniva animata
attraverso una serie di atti rituali, in modo che potesse parlare direttamente con la di-
vinità del tempio in cui si trovava; poi, nutrita e adornata con vesti preziose, era pronta
per essere portata all’interno del tempio. Alle statue venivano dedicate offerte di cibo
sia con cadenza quotidiana (sa 2 -du 11 , “offerte regolari”, v. Cr 1g) sia in occasione di
particolari festività o momenti specifici del calendario lunare (per esempio per la luna
198
Traduzione guidata di iscrizioni storiche
nuova o la luna piena). Tali offerte consistevano di pane, birra, carne, pesce, latte, for-
maggio, burro chiarificato, miele, datteri, replicando dunque le offerte che venivano
fatte alle statue degli dèi; potevano poi aggiungersi doni di vesti, gioielli e altri oggetti.
La presenza di statue del re all’interno del tempio manifesta sicuramente la necessità da
parte del sovrano di avere la benevolenza della divinità, ma testimonia anche del suo
rapporto speciale con il dio stesso, essendo il sovrano il tramite tra lui e il suo popolo.
1. Gu 3 -de 2 -a gudea Gudea
2. e n si 2 (ensi=ak) governatore
3. L agaš ki lagaš=ak di Lagaš
4. lu 2 E 2 -n i n n u lu ejninnu colui che l’Eninnu
5. d
Ni n -ĝi r 2 -su-/k a (ninĝirsu=ak)=ak=Øass di Ninĝirsu
6. i n -du 3 -a [Link].Ø=a ha costruito
Commento
1: il nome di Gudea è una costruzione participiale dal verbo composto gu 3 ~ de 2 ,
letteralmente “versare la voce, l’urlo”, ossia “chiamare, invocare”, e significa dunque
“l’invocato” (Gr 5.11.2).
2: la funzione di ensi, che viene tradotto in genere con “governatore”, rappresenta in
realtà una delle tre denominazioni con cui veniva indicato il potere politico nel corso
del III millennio. Gli altri due termini sono en, “signore” e lug a l, “re” che sembrano
esprimere differenti interpretazioni del potere e sono specifici di diverse aree geogra-
fiche di Sumer: la prima è riservata ai sovrani di Uruk (il più importante dei quali,
letterariamente, è Gilgameš) e la seconda è invece specifica della città di Ur. Durante
la III Dinastia di Ur (2110-2003 a.C.) si assiste a un cambiamento di significato di
questi termini, per cui lugal designa il massimo potere politico e militare dello stato,
e n rappresenta il capo del settore religioso, ed ens i 2 , invece, indica il governatore, cioè
colui che governa una città in nome di un potere superiore (in questo caso in nome del
l u g a l). All’epoca di Gudea, però, il termine ensi 2 non indica un potere subordinato,
ma rappresenta la più alta carica politica dell’area di Lagaš, città alla quale il termine è
quindi connesso sin da epoca molto arcaica. Quali siano le reali differenze tra questi tre
termini prima della Terza Dinastia di Ur non è chiaro.
Non vi è unanimità tra gli studiosi riguardo all’etimologia del termine ens i 2 , rappre-
sentato dai tre segni [Link] .SI: alcuni hanno proposto di traslitterare questa parola
come e n si 2 s i ([Link] s i ), o ancora, poiché il termine rappresenta un’annessione geni-
tivale, en 5 -si-(ak). Il morfema *-ak del genitivo, che si ritrova nel lemma (*ensi=ak),
ricompare nel termine accadico išši’akku o iššakku, che rappresenta un imprestito sume-
rico dal lemma ensi 2 (v. anche Gr 4.9, Nota 3).
4-6: si tratta di una proposizione relativa, costruita con lu 2 + forma verbale finita no-
minalizzata (v. Gr 6.6)
Il nome di questo tempio è composto dalla parola e 2 , “casa”, e dal numero 50 (ninnu )
(per i numerali v. Gr 4.14.1). Il lemma e 2 (qui col significato di “casa (del dio)”, quindi
“tempio”) rappresenta una componente comune nei nomi di tempio mesopotamici;
il segno però designa qualsiasi edificio residenziale con abitanti umani o divini. Nella
199
Crestomazia
numerologia divina dei Sumeri, 50 è il numero assegnato al dio Enlil ed è possibile che
sia in relazione con i 50 “me” che Enlil, il capo del pantheon, attribuì al dio Ninĝirsu
in epoca primordiale. Il termine sumerico me (legato etimologicamente al verbo “esse-
re”, m e , per cui si veda Gr 4.12, Nota 1) è un nome astratto che indica le proprietà o i
poteri degli dèi, i quali consentono lo svolgimento regolare delle attività fondamentali
per la vita umana civilizzata, religiosa essenzialmente.
Etimologicamente, il nome di Ninĝirsu significa “Signore di Ĝirsu” (la presenza del
segno K A alla fine della l. 5 tradisce la presenza di un doppio genitivo, di cui uno
appunto interno al nome del dio stesso, che per questo motivo è messo tra parentesi
in trascrizione). Il termine sumerico nin è femminile e si traduce normalmente con
“signora”. Sono state avanzate molte ipotesi volte a spiegare l’utilizzo di un titolo al
femminile per un dio maschile, come la presunta natura bisessuale del dio o il fatto
che tale titolo, in origine, fosse neutro. Una ipotesi recente sostiene che inizialmente la
divinità principale di Ĝirsu fosse la dea Ba’u, detta “la Signora di Ĝirsu”; in seguito, la
sua funzione di protettrice della città sarebbe passata a una divinità maschile, forse suo
marito o il suo antagonista, che avrebbe mantenuto tale titolo di “Signora di Ĝirsu”.
Ninĝirsu era la divinità più importante del pantheon locale della città-stato di Lagaš,
di cui facevano parte anche la città di Ĝirsu, e il suo tempio principale era, come detto,
l’Eninnu. In generale questa divinità, che rappresentava una versione locale del dio
guerriero Ninurta di Nippur (anch’egli, come Ninĝirsu, figlio di Enlil), aveva anche
un aspetto legato all’agricoltura, di cui era il patrono, essendo associato alla fecondità
della natura.
Cr 1f Iscrizione di Gudea, Statua H
Si tratta di una piccola statua di diorite, alta 77 cm, che raffigura Gudea seduto con le
mani intrecciate in grembo; la statua è acefala e mutila anche in altre parti (spalla de-
stra, parte superiore della schiena). L’iscrizione, di sole tre colonne, si trova sul grembo
di Gudea e sulla parte bassa del suo vestito.
i. 1. 1. d
Ba-u 2 ba’u
2. 2. m un us sa 6 -ga munus sag=a
3. 3. dum u An -n a dumu an=ak
4. 4. n i n Iri -k u 3 -g a nin irikuga=ak
5. 5. n i n he 2 -ĝal 2 / dumu An nin heĝal=ak dumu an
k u 3 -ga kug=a=ak
6. 6. n i n -a-n i nin=ani=radat
7. 7. Gu 3 -de 2 -a gudea
8. 8. e n si 2 (ensi=ak)
9. 9. L agaš ki -k e 4 lagaš=ak=eerg
ii. 1. 10. u 4 E 2 -tar-si r 2 - s ir 2 ud ejtarsirsir
200