Tesi
Tesi
Sommario VII
Introduzione IX
3 Il joystick aptico 61
3.1 Struttura meccanica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 63
3.2 Grado di libertà attivo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 69
3.3 Grado di libertà passivo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 71
3.3.1 Freno on/off . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 71
3.3.2 Freno proporzionale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 79
3.4 Quadro elettrico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 80
3.4.1 Alimentatori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 80
3.4.2 Scheda di acquisizione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 82
Conclusioni 209
Bibliografia 219
VI
Sommario
Lingua italiana
VIII
Introduzione
L’attività di ricerca oggetto del presente lavoro è stata svolta nell’ambito del
XXII ciclo della Scuola di Dottorato di Ricerca in Ingegneria Industriale indirizzo
Meccatronica e Sistemi Industriali dell’Università degli Studi di Padova, presso il
Dipartimento di Innovazione Meccanica e Gestionale (DIMEG). Il lavoro è parte
integrante di un Progetto di Ricerca, cofinanziato dal Ministero dell’Istruzione,
dell’Università e della Ricerca, dal titolo “SMS SIAMO - Sistemi Master Slave per
la Sicurezza Attiva di Macchine Operatrici”. L’obiettivo di tale Progetto di Ricerca
Nazionale consiste nell’individuare, studiare e realizzare sistemi meccatronici in
grado di aumentare il livello di sicurezza nell’interazione tra l’uomo e la macchina,
rendendone anche più semplice ed intuitivo l’utilizzo. Il raggiungimento di tale
risultato, frutto del lavoro congiunto di tre Unità afferenti a tre diverse Università
(Padova, Udine e Trieste), è ottenuto tramite lo sviluppo di:
X
Capitolo 1
1.1 Storia
La necessità di disporre di macchine che agevolassero il lavoro nelle costruzioni è
comparsa quando si sono formate le prime società complesse, caratterizzate dalla
concentrazione demografica in grandi nuclei urbani e da una struttura sociale
gerarchica.
Nel mondo Romano le macchine da cantiere erano costruite prevalentemente
in legno ed erano mosse da energia muscolare, umana o animale. Funzionavano
grazie all’azione concatenata di elementi per la trasmissione dell’energia: argani,
carrucole e pulegge.
Figura 1.1: Ricostruzione tridimensionale di una gru calcatoria usata dagli antichi
romani.
2 1. I SISTEMI DI SOLLEVAMENTO INDUSTRIALI
Figura 1.2: Sistemi per il sollevamento di carichi sviluppati in Italia nel corso del
Rinascimento.
Una delle macchine più grande e potenti che avevano a disposizione per solle-
vare e movimentare grossi pesi era la gru calcatoria, rappresentata in figura 1.1.
Questa macchina era costituita da una grande gabbia in legno, di forma cilindri-
ca, la cui rotazione imposta da una serie di più uomini che camminavano al suo
interno, permetteva l’avvolgimento attorno ad un asse delle corde che consentiva-
no di sollevare con precisione il carico fino all’altezza stabilita. Inclinando quindi
poi la struttura di supporto era possibile portare il carico in corrispondenza del
punto in cui doveva essere depositato. Successivamente la rotazione della gabbia
in legno poteva essere invertita dagli uomini al sui interno, in modo da calare il
carico per metterlo in sede.
Nell’evoluzione delle macchine da cantiere il Rinascimento rappresenta una
tappa importante, in questo periodo sono state infatti disegnate una serie di
macchine di notevole complessità per sollevare e posizionare colonne, obelischi e
torri (la figura 1.2 riporta alcuni esempi di tali macchinari). Il grande contributo di
Leonardo Da Vinci nel campo della meccanica attraverso gli studi sulle carrucole
e sulla gru girevole, costituì un momento fondamentale nella ricerca di nuove
tecnologie e nuove applicazioni.
Un grande salto fu realizzato alla fine del Settecento con la rivoluzione indu-
striale e con le trasformazioni sociali, economiche e ambientali che ne seguirono.
1.2. IL SOLLEVATORE TELESCOPICO 3
Figura 1.6: Movimento di oscillazione laterale del telaio superiore, e quindi anche del
braccio telescopico, permessa dal modello Panoramic 72.10 Telehandler pro-
dotto da Merlo (il movimento laterale ottenibile con questo sistema è pari
a ±250 mm).
1.2. IL SOLLEVATORE TELESCOPICO 7
Figura 1.7: Sollevatore telescopico con torretta girevole Merlo modello ROTO 40.25
MCSS.
Figura 1.8: Esempio di cabina inclinabile (da 0° a +18°) fornita dal sollevatore tele-
scopico ROTO 40.25 MCSS prodotto da Merlo per migliorare la visibilità
del’area di lavoro durante l’esecuzione di manovre ad altezza elevata.
(a) Sterzatura delle sole ruo- (b) Sterzatura in tondo che (c) Sterzatura “a granchio”
te frontali, adatta per il permette un ridotto raggio che permette un movi-
movimento su strada. di sterzata. mento laterale della mac-
china senza cambiarne la
direzione.
Figura 1.9: Panoramica delle diverse modalità di sterzatura fornite dal sollevatore
telescopico WH714H prodotto da Komatsu.
Figura 1.10: Cabina di comando del sollevatore telescopico T2250 prodotto da Bobcat.
4TH6
4TH6N 4TH5
4 3 1
12 T
T
2
1 2 9 P 4
P 8 3
7
10 10
11
6
Collegamenti
P Alimentazione
T Scarico
1, 2, 3, 4 Uscite controllo valvole
Figura 1.11: A sinistra uno spaccato del joystick elettro-idraulico tipo 4TH6, 4TH6N,
e a destra del tipo 4TH5 (questo modello è più piccolo e leggero rispetto
agli altri due, quindi è più adatto all’utilizzo in sistemi compatti) della
serie 1X della Rexroth.
12 1. I SISTEMI DI SOLLEVAMENTO INDUSTRIALI
controllo (1,2,3,4) per cui è necessario poter bloccare la leva in una delle posizioni
estreme, è presente un blocco di posizione elettro-magnetico.
T P
1 23 4
Figura 1.12: Schema idraulico equivalente dei joystick elettro-idraulici serie 1X prodotti
da Bosch Rexroth.
Ingresso
pressione
19.5 bar
Pressione di
controllo
5.8 bar
0º 2º 17º 20º
Inclinazione leva
In questa tipologia di joystick, rispetto a quanto visto per la serie 1X, è pre-
sente una molla aggiuntiva (7) posizionata sotto una piattello supplementare (12)
che consente di far percepire all’operatore quando il nucleo mobile (5) e quindi la
leva di controllo (1) stanno per raggiungere la posizione finale. Questa condizione
viene percepita dall’operatore come un aumento della forza che deve esercitare
per inclinare la leva, in quanto in questa situazione deve vincere anche la reazione
della molla (7). Al raggiungimento della condizione limite un anello (10) tocca
l’armatura del solenoide (11); se questo è attivo la leva di controllo (1) viene
mantenuta nella sua posizione finale dalla forza magnetica che questo esercita
sull’anello (10). L’attivazione del solenoide è comandata dall’utente attraverso
14 1. I SISTEMI DI SOLLEVAMENTO INDUSTRIALI
Blocco
elettromagnetico
6
2
5
4
T
3
P
Porta 4 Porta 2
Figura 1.14: Spaccato del joystick elettro-idraulico tipo 4THF6 in cui la porta 4 è
munita del sistema di blocco elettromeccanico, mentre la porta 2 è ad
azionamento standard.
TP
1 23 4
Figura 1.15: Schema idraulico equivalente di un joystick elettro-idraulico modello
4THF6 con 3 agganci elettromeccanici (sulle porte 1, 3 e 4).
Alimentazione
circuito pilota Cilindro Cilindro
benna braccio
5THF6 T P
5 1 2 3 4
Pompa
principale
Figura 1.16: Schema di comando della benna e del braccio di un escavatore che utilizza
il joystick modello 5THF6 prodotto da Bosch Rexroth.
16 1. I SISTEMI DI SOLLEVAMENTO INDUSTRIALI
Figura 1.17: Vista interna di un joystick elettronico tipo “Atari”, uno dei primi controlli
impiegati per il controllo dei videogiochi.
(a) Vista della leva del (b) Struttura interna del joystick
joystick.
Figura 1.18: Esempio di joystick analogico industriale serie 891 prodotto da P3 Ame-
rica. La figura 1.18b mostra la struttura interna del joystick, in cui si
possono notare i due semiarchi scanalati, entro cui scorre la leva, a cui
sono collegati i due potenziometri necessari per riconoscere i movimenti
lungo l’asse X e l’asse Y (su un asse sono visibili anche 3 microinterruttori
che possono essere utilizzati per riconoscere se la leva del joystick si trova
in posizione centrale, oppure il verso di movimento).
Il CAN-bus, abbreviazione di Controller Area Network, è uno standard seriale per bus di
1
campo introdotto negli anni ottanta dalla Robert Bosch GmbH, per collegare diverse unità
di controllo elettronico (ECU). Il CAN è stato espressamente progettato per funzionare senza
problemi anche in ambienti fortemente disturbati dalla presenza di onde elettromagnetiche e
per questo è molto utilizzato sugli autoveicoli.
1.3. L’INTERFACCIA DI CONTROLLO 19
6
2 5
8 4
3 7
Figura 1.19: Spaccato funzionale del joystick elettronico 4THE5 prodotto da Bosch
Rexroth.
Comando
+4.3 V
+2.7 V
+2.5 V
+0.7 V
-100 % +100 %
Direzione
Comando
0V
-100 % -8 %+8 % +100 %
(c) Joystick con segnale di uscita PWM modello THE5.
Controllore
gi, collegati a loro volta ad un giunto cardanico a cui è fissata l’asta di comando.
La posizione della leva è determinata in base alla lettura di due potenziometri
rotativi il cui albero è fissato direttamente agli assi del giunto cardanico, mentre
la carcassa è vincolata tramite un accoppiamento sferico, in modo da limitare
le forze trasmesse al potenziometro che ne comprometterebbero la durata (nelle
soluzioni che richiedono maggiore affidabilità i potenziometri sono sostituiti da
encoder ottici).
Maggiore è la rigidezza del sistema, migliore è la risposta in termini di feedback
fornito all’utente. Ciò comporta quindi che i componenti che formano il giunto
cardanico debbano avere tolleranze dimensionali e di forma e caratteristiche di
rigidezza molto elevate. Mentre il costo di tali componenti può essere accettabile
per certe applicazioni, come ad esempio nei simulatori di volo commerciali o mi-
litari, per molti altri campi invece tali requisiti non possono essere rispettati in
quanto l’obiettivo primario è contenere i costi. Un altro problema che si riscontra
con alcuni joystick a ritorno di forza è il meccanismo di trasmissione tra il mo-
tore e la leva. Siccome la riduzione dei costi è uno dei fattori predominanti nella
progettazione dei prodotti destinati al mercato, molti dei componenti, incluse le
ruote dentate, sono fatti in materiale plastico. Ciò quindi comporta la presenza
di inevitabili giochi e una ridotta durata, che diventa inaccettabile per applica-
zioni destinate all’ambito industriale. Le soluzioni che infatti sono pensate per
22 1. I SISTEMI DI SOLLEVAMENTO INDUSTRIALI
(a)
(b)
Figura 1.23: Joystick a ritorno di forza a 2 gradi di libertà con motore sferico.
sione delle forze all’utente. Un’altro degli aspetti caratteristici del dispositivo è
inoltre il quasi totale disaccoppiamento tra i due gradi di libertà di rotazione della
leva, che risultano infatti essere praticamente indipendenti.
Esistono anche altre forme di realizzazione di joystick sferici, come ad esempio
quello riportato in figura 1.24. Anche in questa forma di realizzazione l’asta del
joystick è collegata, tramite il collegamento filettato visibile in figura, ad un rotore
costituito da un magnete permanente, posto all’interno di una camera attorno alla
quale sono avvolti 3 avvolgimenti statorici (come si può vedere in figura 1.25).
La posizione della leva è misurata attraverso due sensori ad effetto Hall (o in
alternativa da due sensori di posizione magneto-resisitvi 2 ).
Per questo attuatore sono disponibili alcuni dati relativi alla coppia che riesce
ad erogare in diverse posizioni e alla sua banda passante. Per eseguire queste
2
I sensori magneto-resistivi (MRS) rilevano il movimento di materiali ferromagnetici attra-
verso il cambiamento del flusso magnetico che li attraversa, che causa una variazione della
resistenza elettrica del componente, che può essere monitorata da un circuito di controllo.
24 1. I SISTEMI DI SOLLEVAMENTO INDUSTRIALI
Coppia massima [N · m] 15
Inerzia leva Kg · m2 0.01
Tabella 1.1: Caratteristiche del joystick a ritorno di forza con motore sferico.
Z
bobina C
asse di magnetizzazione
del rotore bobina A
Xb
Yb
bobina B
Y
sensore B bobina B
sensore A
bobina A Yb
X bobina C
Figura 1.25: Disposizione degli avvolgimenti e dei sensori attorno al rotore del joystick.
1.3. L’INTERFACCIA DI CONTROLLO 25
forza forza
(a) Andamento della forza in funzione dell’an- (b) Andamento della forza effettiva generata in
golo di rotazione attorno ad uno dei due funzione della frequenza della sollecitazione
assi di movimento. Ad un angolo di ro- richiesta, mantenuta ad ampiezza costante.
tazione di 0° corrisponde la coppia massi-
ma, che si ha nella situazione in cui l’asse
di magnetizzazione del rotore è parallelo
all’asse X in figura 1.25.
prove è stato agganciato all’estremità della leva del joystick, di lunghezza pari a
112 mm rispetto al centro della sfera del rotore, un sensore di forza\coppia a 6
GDL. In figura 1.26a è riportata la forza che l’attuatore è in grado di erogare in
funzione dell’angolo di inclinazione della leva. Poiché per un interfaccia aptica è
importante poter generare forze variabili in modo molto veloce (l’uomo è in grado
di distinguere due segnali di forza consecutivi fino a frequenze di 320 Hz [15]),
è stata misurata anche la funzione di trasferimento forza/corrente, riportata in
figura 1.26b.
Si può osservare che l’ampiezza della forza rimane costante fino a circa 100 Hz e
decresce dopo una risonanza localizzata tra i 100 ed i 130 Hz. Confrontando questa
tipologia di joystick con quelli disponibili sul mercato si può osservare che le
dimensioni risultano pressoché equivalenti. Per quanto riguarda le forze generabili
i joystick commerciali, che utilizzano motori in corrente continua accoppiati con
riduttori o con pulegge, si riescono ad ottenere rapporti forza\corrente migliori
(10 N/A per i commerciali con trasmissione a ruote dentate, 7 N/A per quelli con
trasmissione a cavi, 2,4 N/A per il motore sferico), con bande passanti però molto
più limitate. Come si può vedere dalle figure 1.27a e 1.27b la banda passante di
un joystick che impiega una trasmissione ad ingranaggi si attesta attorno a 30
Hz, mentre scende a 15 Hz per i modelli che utilizzano una trasmissione a cavi, in
entrambi i casi quindi le prestazioni in termini di banda passante risultano essere
26 1. I SISTEMI DI SOLLEVAMENTO INDUSTRIALI
corrente
corrente
forza
(a) Andamento della forza in funzione del- (b) Andamento della forza in funzione della fre-
la frequenza per un motore DC con quenza per un motore DC con trasmissione
trasmissione ad ingranaggi. ad ingranaggi.
Figura 1.27: Andamento della forza in funzione della frequenza per diverse tipologie di
trasmissioni.
Attuatore ER
F
Anelli di fissaggio
regolabili
(a) Vista complessiva del sistema MEMICA e (b) Sistema di aggancio di uno
di uno dei guanti su cui sono montati gli degli attuatori alla mano
attuatori a rigidezza controllata. dell’operatore.
Figura 1.28: Vista del sistema MEMICA e di uno degli attuatori utilizzati per la
realizzazione del guanto.
Leva
Freni MR Y
120º
(a) Struttura del joystick. (b) Struttura del giunto cardanico a cui è
collegata la leva.
Per facilitare il compito dell’operatore sono stati sviluppati negli ultimi decen-
ni vari sistemi di tipo master-slave [19], dove per “slave” si intende la macchina
operatrice che interagisce con l’ambiente ed esegue il task specifico (escavatori, ro-
bot teleguidati, gru, sistemi trasporto), mentre per “master” si intende il sistema
con cui interagisce l’operatore per teleguidare il sistema slave (joystick, console,
teaching box, interfacce aptiche). I due sistemi comunicano reciprocamente imple-
mentando ciò che viene detta telemanipolazione. Malgrado esistano molti studi
riguardanti questo argomento, l’aspetto della sicurezza non è stato ancora af-
frontato con completezza. Per questo motivo la sicurezza nella telemanipolazione
robotica è stata inserita tra le priorità della Piattaforma Tecnologica sulla Robo-
tica per la formalizzazione del VII Programma Quadro dell’Unione Europea [20].
I sistemi di tipo master-slave per azionare macchine operatrici di grosse dimen-
sioni o sistemi di movimentazione in generale non sono dotati di sistemi master
intuitivi e facilmente interagenti con l’operatore. Ciò comporta una difficoltà non
trascurabile nella possibilità di guidare efficacemente lo slave a discapito della
sicurezza. Inoltre sono pochi gli esempi di sistemi di controllo pensati apposita-
mente per incrementare la sicurezza, sistemi che possano agire a livello di master,
a livello di slave o nella comunicazione tra i due: nel primo caso dovrebbero essere
in grado di “guidare” l’operatore evitandogli operazioni pericolose attraverso si-
stemi aptici (vale a dire sistemi con ritorno di forza); nel secondo caso dovrebbero
limitare lo spazio di lavoro dello slave in funzione di situazioni pericolose dovute
all’ambiente con cui interagisce od alla dinamica stessa della macchina operatrice;
nel terzo caso dovrebbero filtrare ed elaborare le informazioni che master e slave
si scambiano al fine di aumentare la sensibilità dell’operatore. Le problematiche
30 1. I SISTEMI DI SOLLEVAMENTO INDUSTRIALI
ratore impartisce i comandi allo slave; il dispositivo slave che risponde ai comandi
impartiti operando sul sito remoto; un sistema di comunicazione tra il master e
lo slave. Il master può essere sia passivo che attivo. Nel primo caso è costituito
da un semplice sistema meccanico con caratteristiche cinematiche simili a quelle
dello slave ma privo di qualsiasi sistema di attuazione. In tal modo il master segue
passivamente i movimenti imposti dall’operatore e questi movimenti vengono poi
riprodotti dallo slave [46]. In alcuni ambiti [47] nei quali non è richiesta precisione
e sicurezza nei movimenti, il solo feedback visivo può risultare sufficiente. In altri
ambiti invece, il feedback di forza associato a quello visivo risulta indispensabile.
Tafazoli et al. [48] presentano un sistema di controllo per la telemanipolazione
applicato al settore delle macchine movimento-terra. L’operatore, agendo sui co-
mandi del master riesce a percepire la consistenza del terreno e in tal modo è
in grado di distinguere la presenza o meno di tubazioni o altri oggetti pericolosi
con il quale interagisce lo scavatore. Goldenberg et al. [49] presentano un sistema
di controllo master-slave con ritorno di forza applicato alle macchine operatrici
forestali.
di un master realizzato con una replica scalata dello slave. Applicazioni di questo
tipo relative alle macchine operatrici si possono trovare anche in Tafazoli et al [48].
Il feedback di forza è generato dai sensori disposti sullo slave, ma può essere anche
creato artificialmente dal sistema di controllo, al fine di servire come strumento di
guida all’operatore durante il funzionamento della macchina. In campo industriale
tale forza virtuale può prevenire movimenti pericolosi delle macchine operatrici,
come nel caso delle macchine forestali nelle vicinanze di linee elettriche ad alta
tensione [49]. Talvolta l’operatore non ha la possibilità di rimanere in posizione
remota rispetto allo slave. É il caso di alcune operazioni di posizionamento per
le macchine operatrici di cantiere o di certi processi industriali di assemblaggio,
nei quali l’abilità e la destrezza dell’operatore non sono riproducibili né mediante
un sistema master-slave né tantomeno tramite un processo completamente auto-
matico. In tutti questi casi l’uomo e la macchina sono costretti a condividere lo
spazio di lavoro. In Kazerooni [51], vi è un esempio di questi dispositivi, detti
“extenders” o “collaborative robots”. Opportuni sensori disposti sui link terminali
delle macchine misurano le forze di comando impresse e permettono all’operatore
di manovrarle. Il sistema di controllo di queste macchine non solo deve essere
affidabile, stabile e robusto ma deve limitarne dinamicamente i movimenti al fine
di ridurre la componente inerziale delle forze di interazione con l’operatore uma-
no. Il comportamento dinamico e la variabilità delle caratteristiche dell’operatore
determinano in modo critico le prestazioni del sistema [52]. Ne deriva la neces-
sità di caratterizzare l’operatore all’interno dell’anello di controllo. Hajian [53]
ha affrontato tale problema in sistemi ad un grado di libertà ottenendo risultati
pressoché simili tra i vari sistemi testati.
34 1. I SISTEMI DI SOLLEVAMENTO INDUSTRIALI
(a) Su pneumatici.
(b) Su stabilizzatori.
(a) Sistema per mantenere livellato il telaio. (b) Sistema di bloccaggio dell’assale po-
steriore per aumentare la stabilità
laterale.
Figura 1.32: Sistemi montati sul sollevatore telescopico WH716 di Komatsu per
incrementare la stabilità durante le fasi di lavoro.
Figura 1.31: Indicatore montato sui sollevatori telescopici Komatsu per indicare
l’approssimarsi del limite di instabilità
1.4. PROBLEMATICHE RELATIVE ALLA STABILITÀ 37
Come Komatsu anche Merlo [4] monta sui suoi sollevatori un sistema di con-
trollo della stabilità longitudinale che blocca automaticamente i movimenti aggra-
vanti del braccio all’approssimarsi della condizione al limite della stabilità, infor-
mando l’operatore con un avvisatore acustico e luminoso. Anche queste macchine
montano inoltre un dispositivo ad azionamento idraulico che, agendo sul ponte
anteriore, permette di livellare orizzontalmente il telaio quando, per la conforma-
zione dell’area di lavoro, è necessario recuperarne le inclinazioni trasversali (anche
in questo caso il sistema può lavorare fino ad inclinazioni di ±10°). Allo scopo
di garantire una migliore dinamica del veicolo e quindi anche una maggiore sta-
bilità Merlo offre la possibilità di disporre di sospensioni sul braccio telescopico
(denominate BSS: Boom Suspension System) o di sospensioni attive a controllo
elettronico sull’assale anteriore (denominate EAS: Electronic Active Suspension)
per migliorare l’azione di di sospensione, indipendentemente dal carico. Il siste-
ma di sospensioni sul braccio, mostrato in figura 1.33a, adotta degli smorzatori
di pressione che operano sul cilindro idraulico di sollevamento allo scopo di of-
frire una riduzione delle sollecitazioni trasmesse al carico durante il movimento
del veicolo. Con questo sistema si riducono le perdite di materiale trasportato
durante il movimento del mezzo e si migliora in comfort dell’operatore.
1 1 1
2 2 2
(a) Funzionamento delle sospensioni montate da Melo sul braccio di sollevamento (1.
Smorzatore di pressione a gas, 2. Cilindro idraulico di sollevamento).
1 1 1
3 3 3
2 2 2
(b) Funzionamento delle sospensioni montate da Melo sull’assale anteriore (1. Smorzatore di
pressione a gas, 2. Correttore di inclinazione trasversale, 3. Sistema di controllo).
Figura 1.33: Sistema di sospensioni fornito sui sollevatori telescopici da Melo, in en-
trambi i casi l’attivazione del sistema è comandata dall’operatore tramite
un selettore posto nella cabina di comando.
38 1. I SISTEMI DI SOLLEVAMENTO INDUSTRIALI
Figura 1.34: Sistema di allerta montato sul sollevatore telescopico modello T2250
prodotto da Bobcat.
area di lavoro
stabilizzatore
stabilizzatore
area di lavoro
area di lavoro
stabilizzatore
3 2 6
5 7
1. Posizione del baricentro rispetto all’area di lavoro
2. Percentuale del limite di ribaltamento sull’asse longitudinale
3. Percentuale del limite di ribaltamento sull’asse trasversale
4. Altezza da terra del carico
5. Distanza del carico dal centro della macchina
6. Peso del carico movimentato
7. Angolo di rotazione ammesso
Figura 1.36: Visualizzazione del baricentro sullo schermo del sistema MERLIN montato
sul modello Roto 4025 prodotto da Merlo.
1.5. OBIETTIVI DEL LAVORO 41
B
A
D
Figura 1.37: Posizione dei sensori per il rilevamento della configurazione della macchina
montati sui sollevatori telescopici a cabina rotante della serie Maniscopic
prodotti da Manitou.
• Rilevazione del peso del carico tramite trasduttori di pressione sui cilindri
di sollevamento e di compensazione (B)
notare il numero dei casi mortali è calato di più rispetto al numero di incidenti.
Sebbene infatti la tecnologia abbia permesso di creare macchine sempre più affi-
dabili e sicure, ciò non è sufficiente per evitare tutti i pericoli. La prevenzione si
deve infatti basare su un’adeguata formazione e su un corretto addestramento al-
l’utilizzo delle macchine; infatti molto spesso gli operatori non conoscono a fondo
le regole e i mezzi che gli sono stati affidati e il più delle volte imparano ad utiliz-
zarle sul campo. Una delle problematiche principali riguarda inoltre l’inadeguato
livello di interazione tra la macchina operatrice e l’operatore che la governa. In
questo senso l’automazione ha acuito il fenomeno perché in molti casi ha reso
indipendente la macchina dall’operatore, che in alcune situazioni ha visto ridotto
il proprio ruolo di controllo. L’obiettivo del Progetto di Ricerca Nazionale, al-
l’interno del quale è stato sviluppato il presente lavoro, consiste nell’individuare,
studiare e realizzare sistemi meccatronici in grado di aumentare il grado di sicu-
rezza nell’interazione tra l’uomo e la macchina, rendendone anche più semplice
ed intuitivo l’utilizzo.
L’attività che è stata svolta rappresenta la prosecuzione di lavori preceden-
ti [1, ?], che hanno portato allo sviluppo di un modello cinematico e dinamico
adattabile a qualsiasi tipo di macchina movimento terra. Anche se i modelli svi-
luppati risultano avere carattere generale, il lavoro si è concentrato in particolare
sullo studio del “sollevatore telescopico” in quanto per questa macchina sono stati
forniti tutti i dati tecnici richiesti per una corretta modellizzazione. Da questo
studio sono stati inoltre individuati degli algoritmi di semplificazione ed un nu-
mero limitato di variabili da monitorare durante il funzionamento della macchina,
dalla cui misura fosse possibile ottenere in tempo reale una stima sufficientemente
attendibile della vicinanza di eventuali condizioni di instabilità. Questi modelli
hanno quindi permesso lo sviluppo di una serie di schemi di controllo real time
del sistema master-slave ai fini di evitare l’insorgenza di condizioni di pericolo e
nel contempo aumentare il numero di informazioni trasferite dal master all’ope-
ratore sfruttando anche il ritorno di forza ottenibile con dei sistemi di interfaccia
controllati. Tale obiettivo ha richiesto lo sviluppo e la realizzazione di un appo-
sito joystick a 2 GDL (Gradi Di Libertà), che è stato equipaggiato sia con un
attuatore attivo sia con uno passivo, allo scopo di valutarne le diverse poten-
zialità in termini di sensazioni trasmissibili all’operatore. La scelta di utilizzare
anche attuatori di tipo passivo ha inoltre richiesto lo sviluppo di appositi sistemi
di controllo e gestione che permettessero di migliorare l’interazione con l’utente.
Per validare il sistema realizzato si è quindi provveduto ad eseguire dei primi test
allo scopo di confrontare i vari schemi di controllo che sono stati definiti.
Capitolo 2
Come si può vedere nelle figure 2.1 e 2.2, per sviluppare l’analisi cinematica
della macchina per ogni componente principale è stato individuato e posizionato
un sistema di riferimento ad esso solidale [1], in accordo con la notazione di
Denavit-Hartenberg [54].
44 2. SIMULATORE DEL SOLLEVATORE TELESCOPICO
7
8
6
4,5
2 3
1
0
7 7
8 8
6 6
4,5 4,5
2 3 2 3
1 1
0 0
Figura 2.2: Viste ausiliarie della posizione delle terne di riferimento dei vari elementi.
2.1. MODELLO CINEMATICO 45
Per poter considerare l’inclinazione del terreno su cui poggia il veicolo, è stata
posizionata una terna di riferimento t solidale al terreno, il cui piano XY coincide
con la superficie del terreno stesso. Il sistema di riferimento 1 del sollevatore è
definito rispetto a t che, a sua volta, è definito rispetto al sistema assoluto 0.
Con inclinazione nulla del terreno e veicolo fermo, la terna di riferimento t e la
terna assoluta 0 coincidono. La posizione del sistema assoluto è stata scelta in
modo da avere l’origine coincidente con l’intersezione della congiungente i punti
di appoggio delle due ruote posteriori con il piano di simmetria longitudinale della
macchina nella condizione in cui il veicolo debba ancora iniziare a muoversi.
cos (ϕb ) sin (ϕb ) · sin (ϕr ) sin (ϕb ) · cos (ϕr ) xt,0
0 cos (ϕr ) −sin (ϕr ) yt,0
[Tt,0 ] =
−sin (ϕb ) cos (ϕb ) · sin (ϕr ) cos (ϕb ) · cos (ϕr ) zt,0
0 0 0 1
dove
• xt,0 , yt,0 , zt,0 sono le coordinate dell’origine della terna t nel sistema di
riferimento assoluto 0.
0 0
cos η −sin η 0 0
0 0
sin η cos η 0 0
[T1,t ] =
1 h∗
0 0
0 0 0 1
0
dove h∗ è l’altezza da terra dell’assale posteriore e l’angolo η corrisponde
alla rotazione della macchina durante un avanzamento con sterzatura. Quindi
complessivamente la matrice [T1,0 ] si può calcolare come
→
− →
−
z1 − →
−
z2 − →
−
z3 − →
−
z4 = 0 (2.1)
che proiettata sugli assi fissi diventa
( ) ( ) ( ) ( ) ( )
c (ϑ1 ) c (ϑ2 ) c (ϑ3 ) c (ϑ4 ) 0
a1 · − a2 · − a3 · − a4 · =
s (ϑ1 ) s (ϑ2 ) s (ϑ3 ) s (ϑ4 ) 0
( ) ( ) ( ) ( ) ( )
−c (β1 ) s (β3 ) −c (β3 ) xc 0
(s2 + k2 ) · + a2 · − a3 · − =
s (β1 ) c (β3 ) s (β3 ) zc 0
2.1. MODELLO CINEMATICO 49
Le posizioni relative di tutti i sistemi di riferimento locali del braccio sono infatti
funzione di s2 , s4 , γ e β6 , che corrispondono alle grandezze governate direttamente
dall’operatore della macchina per la gestione dei movimenti del braccio.
−2000
con stabilizzatori
−1500
−1000
−500
y [mm] 0
su gomma
500
1000
1500
2000
5000 4000 3000 2000 1000 0 −1000
x [mm]
lungo una retta che interseca il piano π in un punto non esterno al poligono di
appoggio. Supponendo che al sollevatore sia applicata la sola forza peso il centro
del sistema di tutte le forze esterne attive coincide con il baricentro G. L’interse-
zione con π della verticale passante per G è detta centro di pressione C, quindi,
condizione necessaria e sufficiente affinché un corpo rigido pesante appoggiato
senza attrito ad un suolo orizzontale sia in posizione di equilibrio è che il centro
di pressione sia non esterno al poligono di appoggio .
Per il calcolo del baricentro complessivo si è suddiviso il calcolo del baricen-
tro dell’intero sollevatore telescopico dal calcolo del baricentro del solo braccio,
inteso come insieme dei 3 sfili. Una volta nota la configurazione cinematica della
macchina è quindi poi possibile comporre i singoli baricentri per calcolare quello
globale con le formule
n n n
1X 1X 1X
xg = m i · xi y g = mi · yi zg = mi · zi
m i=1 m i=1 m i=1
Per tener conto, oltre che della forza peso, anche dell’azione di una forza ester-
na generica considerata applicata in un punto qualsiasi del veicolo stesso (come
ad esempio la forza del vento o un contatto fra il braccio della macchina e qualche
ostacolo nell’ambiente circostante) è sufficiente calcolare le relative reazioni vin-
colari sugli appoggi della macchina (come descritto in [1]), a cui, per il principio
di sovrapposizione degli effetti, si possono sommare anche le reazioni vincolari
dovute al peso della macchina. Per capire in che situazione si trova il veicolo, cioè
quanto si è vicini ad una condizione di instabilità e quindi di pericolo, è poi suffi-
ciente valutare la posizione del centro di pressione equivalente di tutto il sistema
rispetto al poligono di appoggio.
52 2. SIMULATORE DEL SOLLEVATORE TELESCOPICO
Come per la statica, anche nel caso dinamico per valutare il grado di sicurezza
in cui si trova il veicolo è necessario calcolare le coordinate del centro di pressio-
ne equivalente, in modo da risalire alla sua posizione all’interno del poligono di
appoggio. In questo caso però le reazioni vincolari totali oltre alla forza peso e
alle azioni esterne tengono conto anche dei contributi delle forze di inerzia e dei
momenti delle forze di inerzia relativi al veicolo, al braccio e al carico.
calcolo della posizione del baricentro in quanto questo può essere eseguito anche
su sistemi con ridotte potenze di calcolo e di memorizzazione.
[m] [rad] [m]
XG,veicolo β3 , s4 = cos (β3 ) · (Ax · s4 + Bx ) + sin (β3 ) · Cx + Dx
[m] [rad] [m] [rad]
XG,carico β3 , s4 , β6 = ρw ·cos (β6 + ϕw )+(p1 + 2 · s4 )·cos (β3 )+p2 ·sin (β3 )−xc +p3
2
In particolare s2 è la corsa dell’attuatore idraulico di sollevamento, s4 la corsa dell’attuatore
idraulico di estensione, γ l’angolo di rotazione della cabina, β1 l’angolo di inclinazione dell’at-
tuatore idraulico di sollevamento rispetto all’asse longitudinale della macchina X1 , β3 l’angolo
di inclinazione del braccio rispetto all’asse longitudinale della macchina X1 e β6 l’angolo di
inclinazione dell’attrezzatura rispetto all’asse longitudinale della macchina X1 .
54 2. SIMULATORE DEL SOLLEVATORE TELESCOPICO
Ax Bx Cx Dx
0.3138 0.93342 0.14421 0.85506
Tabella 2.2: Parametri della funzione che consente il calcolo di XG,veicolo per il
sollevatore telescopico frontale modello WH714 prodotto da Komatsu.
Tabella 2.3: Parametri della funzione che consente il calcolo di XG,carico per il
sollevatore telescopico frontale modello WH714 prodotto da Komatsu.
[rad] [m]
β3 s2 = B4 · (s2 )4 + B3 · (s2 )3 + B2 · (s2 )2 + B1 · s2 + B0 (2.3)
Dove i valori dei parametri Bi sono stati calcolato per via numerica in modo
da minimizzare l’errore tra il valore stimato e quello calcolato con le formule che
implementano la cinematica completa del meccanismo di sollevamento del braccio
(descritta nel paragrafo 2.1.1). I valori ottenuti sono riportati in tabella 2.4.
Considerando l’applicazione di questo modello ai sistemi reali si ha che la
corsa s2 può essere misurata sul cilindro di sollevamento, oppure, in alternativa,
è possibile misurare direttamente l’angolo di inclinazione del braccio telescopico
(ad esempio con un potenziometro o un encoder) dato che questa è l’effettiva
informazione richiesta per il calcolo del baricentro tramite il modello semplifica-
to. Allo stesso modo può essere misurato l’angolo β6 di inclinazione delle forche,
2.3. STIMA DEL BARICENTRO E DEL CENTRO DI PRESSIONE EQUIVALENTE55
B4 B3 B2 B1 B0
-0.1436 0.5867 -0.8087 1.3455 0.0056
Tabella 2.4: Coefficienti del polinomio che permette di calcolare l’angolo β3 in funzione
della corsa s2 dell’attuatore di sollevamento per il sollevatore telescopico
frontale modello WH714 prodotto da Komatsu.
mentre la corsa s4 degli sfili del braccio può essere misurata ad esempio con un
encoder a filo. Per quanto riguarda la stima del peso del carico è possibile sfrut-
tare la misura della pressione dell’olio nel cilindro di sollevamento richiesta per
bilanciare il peso del carico sollevato, mentre la combinazione di questo dato con
la misura della pressione nel cilindro di compensazione che regola l’inclinazione
delle forche consente di ottenere una stima della posizione del baricentro.
In figura 2.6 è mostrata la stima dell’errore relativo alle coordinate del centro
di massa ottenuto confrontando i risultati ottenuti col modello matematico teorico
completo rispetto a quelli ottenuti con il modello semplificato descritto dalle
equazioni 2.2. L’errore riguardante la stima della posizione del centro di massa
complessivo è cioè dato da
4G = Gteorico − Gstimato
I valori negativi dell’asse delle ascisse sono dovuti al fatto che la terna di riferimento 2 ha
3
l’asse x orientato dalla parte opposta alla posizione del carico, come si può vedere dalla figura
2.2a.
2.3. STIMA DEL BARICENTRO E DEL CENTRO DI PRESSIONE EQUIVALENTE57
16
14
− −7−8−9
1 1 0−−23−4
1
2
−3 2
−5−6
12
−
2
−01
−4
10
−3 −2
1−1 0−−23−4 −1 0
Z [m]
−2
2
1
8
2 −1 0
0
0
6
1 1
0
4 −1
−2
0
1
2
1 1
−−2
−1 0
0
0 2 4 6 8 10 12 14
X [m]
(a) Errore su XG .
16
14
−3
0
−5
−2 −1
−4
12
−3
−1 0 1
−2
10
0
−2−3
−1 0 1 1 −1
2
01
Z [m]
8
−4 −
3
5
2 0 −4
6 2 −2 −3
2
−
1 −1 01
−3
−2 − 1 4 65
4 01 3 2
− 1 7
2 4 5 8
3 6
5 4 6 753
4 3
2 −112
0
−11
2 3
2
1
0−4−2 −5 −3 0−4−2 −5 −3−6
−7
−8−9
−10−11 −6
−7
−8
−9
−12 −13
−14 −10 −11
−12
−16
−17 −13
−14
−15
−18
−19
−20
0
0 2 4 6 8 10 12 14
X [m]
(b) Errore su ZG .
16
14
12
4000 kg
10
Z [m]
3000 kg
8
6
2000 kg
4
1000 kg
0
0 2 4 6 8 10 12 14 16
X [m]
(a) Spazio di lavoro del sollevatore telescopico nel piano XZ del sistema
di riferimento assoluto 0 al variare della massa del carico.
1.2
0.8
s [m]
kg
kg
kg
kg
2
00
00
00
00
0.6
40
30
20
10
0.4
0.2
0
0 0.5 1 1.5 2 2.5 3 3.5 4
s4 [m]
Figura 2.7: Spazio di lavoro del sollevatore telescopico frontale modello WH714
prodotto da Komatsu.
2.3. STIMA DEL BARICENTRO E DEL CENTRO DI PRESSIONE EQUIVALENTE59
16
14
12
4000 kg
10
8
Z [m]
3000 kg
6
2000 kg
4
1000 kg
−2
−16 −14 −12 −10 −8 −6 −4 −2 0 2
X [m]
16
14
12
4000 kg
10
3000 kg
8
Z [m]
2000 kg
4
1000 kg
0 kg
−2
−16 −14 −12 −10 −8 −6 −4 −2 0 2
X [m]
Figura 2.8: Spazio di lavoro del sollevatore telescopico con torretta girevole nel piano
XZ del sistema di riferimento 2, al variare della massa del carico.
60 2. SIMULATORE DEL SOLLEVATORE TELESCOPICO
B2 A2
A1
B1 B3
A4 A3
B4
Il joystick aptico
Come visto nel paragrafo 1.3, i sollevatori telescopici sono in genere forniti di un
joystick, tramite il quale l’operatore comanda il movimento del braccio telescopi-
co. L’inclinazione della leva su due assi regola l’inclinazione delle forche e la corsa
dell’attuatore di sollevamento. La corsa degli sfili è invece comandata tramite un
interruttore a scorrimento posto sulla sommità della leva. Poiché scopo di questo
lavoro è quello di realizzare e testare un interfaccia con ritorno di forza adatta
ad evitare il raggiungimento di situazioni di instabilità, dato che gli attuatori di
sollevamento e di estensione sono gli azionamento che partecipano di più a mo-
dificare la posizione del baricentro del sistema, si è deciso di comandare tramite
l’inclinazione della leva del joystick la corsa di estensione del braccio e la sua incli-
nazione (l’angolo di inclinazione delle forche è invece calcolato automaticamente
in modo che queste siano sempre mantenute orizzontali). In questo modo infatti
si riescono a trasmettere all’operatore forze maggiori e una sensibilità maggiore
di quella ottenibile agendo su un interruttore a scorrimento.
Per la realizzazione del joystick sono state valutate varie soluzioni costruttive
[60], alla fine però si è giunti ad una struttura che comprende un GDL attivo,
comandato da un motore elettrico a corrente continua, e un GDL passivo, co-
mandato da un freno on/off che però può anche essere sostituito con un freno
proporzionale di tipo idraulico.
Il motore elettrico posto sull’asse attivo consente di generare una ampia varie-
tà di forze, con una larghezza di banda molto elevata, di contro però per ottenere
forze elevate è necessario utilizzare azionamenti di grossa taglia e inoltre gli at-
tuatori attivi possono indurre oscillazioni ad alta frequenza che possono portare
il sistema in instabilità. L’utilizzo di sistemi passivi permette invece di generare
forze maggiori (a parità di dimensione), inoltre poiché questi azionamenti posso-
no solo dissipare energia e non fornirla al sistema, sono intrinsecamente stabili,
62 3. IL JOYSTICK APTICO
Modello
4TH6 4TH6N 4TH5
N° di GDL azionati 1 2 1 2 1 2
2 − 3° 0.72 1.43 0.68 1.35 0.68 1.35
Coppia richiesta [N · m] 17 − 24° 1.99 3.99 1.46 2.92 1.45 2.90
20 − 28° 2.93 5.86 2.10 4.19 2.08 4.16
Tabella 3.1: Coppie di azionamento della leva per i joystick della serie 1X prodotti da
Bosch Rexroth.
4TH6
Centro di applicazione della forza [mm] 210 250
2 − 3° 6.85 5.76
Forza richiesta [N ] 17 − 24° 18.95 15.92
20 − 28° 27.9 23.44
Tabella 3.2: Forze percepite dall’operatore sulla leva del joystick modello 4TH6 della
serie 1X prodotto da Bosch Rexroth.
di applicazione della forza dell’operatore dista circa 100 mm dall’asse del mo-
tore, quindi la coppia massima che questo dovrebbe erogare per riprodurre le
caratteristiche di un joystick reale è compresa tra 2.8 e 2.3 N m.
(a)
(b)
Figura 3.1: In figura 3.1a è riportato il modello CAD del joystick che è stato sviluppato
e che monta il freno on/off accoppiato con un giunto elastico come attuatore
per il GDL passivo. La figura 3.1b mostra invece il sistema effettivamente
utilizzato per condurre i primi test
3.1. STRUTTURA MECCANICA 65
Figura 3.2: Modello CAD del joystick sviluppato per montare il freno idraulico
proporzionale.
Figura 3.3: Modello CAD del joystick sviluppato per montare il freno idraulico
proporzionale accoppiato con il giunto elastico.
66 3. IL JOYSTICK APTICO
Beccheggio
Rollio
7 9 1
2
6
5
8
Figura 3.4: Modello CAD del joystick in cui è stata tolto l’azionamento passivo, che può
essere sostituito con il freno elettromagnetico on/off o il freno proporzionale
idraulico.
4 7 1
3
6
7
7
6
5
8 7
Figura 3.5: Dettaglio che mostra il sistema utilizzato per creare l’accoppiamento della
leva del joystick con il grado di libertà passivo (in questa figura è stata tolta
la copertura di protezione (9)).
3.1. STRUTTURA MECCANICA 67
Zt Yt
Xt
'
ϑ2 ϑ1
Zb
X1
X2 Yb
Z1
Y1== Z 2 Xb
Y2
Figura 3.6: Posizione dei sistemai di riferimento locali del modello cinematico della leva
del joystick. Gli assi X sono di colore rosso, quelli Y di colore verde mentre
gli assi Z sono di colore blu.
Tabella 3.3: Tabella dei parametri di Denavit-Hartenberg della leva del joystick.
Per come è stata realizzata la struttura del joystick il potenziometro, che mi-
0
sura l’angolo di beccheggio della leva, non misura l’angolo ϑ2 , infatti, facendo
riferimento alla figura 3.7 tramite questo sensore si misura l’angolo ϑ2 e non l’an-
0
golo ϑ2 . E’ quindi necessario ricavare la relazione tra questi due angoli se si vuole
risalire all’effettiva rotazione della leva rispetto all’asse del motore. Considerando
4 4
0 0
i triangoli OAB e OA B della figura 3.7 è possibile scrivere la relazione
68 3. IL JOYSTICK APTICO
Zb
B'
A' B
A
ϑ2
' ϑ2
ϑ1 Yb
Xb
A0 B 0 A0 B 0 AB
= cos(ϑ1 ) = cos(ϑ1 )
B0O BO BO
da cui si può quindi ricavare la formula per risalire dall’angolo misurato con
il potenziometro all’angolo effettivo di inclinazione della leva
0
tan(ϑ2 ) = tan(ϑ2 ) · cos(ϑ1 )
0
In figura 3.8 è riportato come varia l’errore ϑ2 − ϑ2 in funzione degli angoli
ϑ2 e ϑ2 . Si può vedere che l’errore massimo si ha per ϑ1 = ±30° e ϑ2 = ±30°e
vale circa l’11% di ϑ2 .
30
2.2 2 3
3
1
1
0.6
.6
0.6
1.8
1.4
2.6 2.2
0.2
20
1.8
0.2
.4
10 1
1 6 1
0. 0.6
0.2 0.2
ϑ2 [°]
0
0.2 0.2
0.6
1 0.6
1
−10
0.2
0.2
8
1.
1.8 2.2
−20
1.4
1.4
2.6 3
0.6
3 2.6
0.6
2.2
1
1
−30
−30 −20 −10 0 10 20 30
ϑ1 [°]
0
Figura 3.8: Andamento del valore assoluto della differenza ϑ2 − ϑ2 in funzione degli
angoli ϑ2 e ϑ2 .
3.2. GRADO DI LIBERTÀ ATTIVO 69
Tramite dei test preliminari si è visto che l’operatore per raggiungere un certo
target è solito prima agire sull’attuatore di sollevamento per dirigere il braccio
nella direzione del bersaglio e poi agire sul comando di estensione per completare
la manovra. Il movimento più critico nei confronti della stabilità del sistema
risulta quindi essere quello di estensione perché è quello maggiormente coinvolto
nel raggiungimento della posizione finale. Poiché un azionamento attivo consente
di generare un più ampio spettro di sollecitazioni rispetto ad uno passivo, si è
quindi preferito assegnare il relativo grado di libertà al comando più influente
sulla stabilità della macchina, cioè il comando di estensione..
In un joystick aptico la presenza di riduttori, pulegge e chiavette come elementi
di collegamento tra gli attuatori e l’elemento di comando impugnato dall’operato-
re genera backlash, attriti e inoltre un forte aumento dell’inerzia percepita, dato
che l’inerzia dell’azionamento viene moltiplicata per n2 (dove n indica il rapporto
di riduzione). Nei joystick commerciali di tipo elettronico i rapporti di riduzione
variano da 4 a 7 [60] e quindi l’inerzia del motore percepita dall’operatore ri-
sulta da 16 a quasi 50 volte maggiore. Questo comporta quindi che, per quanto
la leva sia snella, l’inerzia percepita risulterà necessariamente elevata e inoltre
la presenza di giochi causa un crollo della banda passante del sistema anche alle
basse frequenza (attorno a 15 ≈ 30Hz, essendo la soglia della sensibilità cinetico-
percettiva della mano umana di circa compresa tra 20Hz e 30Hz [38]). Per questi
motivi, si è quindi deciso di scegliere un approccio che prevedesse l’impiego di mo-
tori in presa diretta, escludendo l’uso di riduttori, anche se questi consentirebbero
di ridurre le dimensioni ed i costi del sistema perché permetterebbero l’impiego
di motori di prestazioni inferiori in termini di coppia erogabile.
Allo scopo di contenere i costi si è deciso di scegliere un motore a corrente
continua, i cui parametri caratteristici sono riportati nella tabella 3.4. Come si può
vedere sia la coppia continua che quella massima sono inferiori al valore fornito dai
joystick montati in genere su queste macchine (come riportato nella tabella 3.1),
data però la possibilità di utilizzare il motore anche in condizioni di sovraccarico
(seppure per tempi limitati) e dato che non si vuole sottoporre l’operatore a forze
troppo elevate per non affaticarlo eccessivamente, è stata ritenuta sufficiente la
forza massima erogabile calcolata in base ai dati forniti dal costruttore, che risulta
essere pari a circa 14.5 N a 100 mm dall’asse del motore.
Il produttore fornisce inoltre questo motore con un encoder incrementale, le
cui caratteristiche sono riportate in tabella 3.5, che è utilizzato per misurare la
70 3. IL JOYSTICK APTICO
Tabella 3.4: Caratteristiche del motore in corrente continua modello M-543-0900- 0808-
03-MBU prodotto da MAE.
Tensione di alimentazione [V ] 20 − 80
Massima corrente continua [A] ±12.5
Massima corrente di picco per 2 s [A] ±25
Frequenza modulazione segnale PWM [kHz] 22
Massima dissipazione di calore [W ] 50
Corrente
Modalità di controllo tensione
velocità
Tabella 3.6: Caratteristiche del driver per motori DC a spazzole modello 25A8 prodotto
da Advanced Motion Controls.
7
6 2
1 8
5
4
3
10
9
S
Figura 3.9: Schema costruttivo del freno elettromagnetico modello M.1705-2421 della
Inertia Dynamics.
di un freno di questo tipo, come si può vedere sull’albero (5) è fissato il mozzo
(4), su cui può scorrere in senso assiale il rotore (3) del freno. Durante la fase
di frenatura il rotore viene compresso tra la flangia di frenatura (6) e il disco di
spinta (1) tramite le molle (2). Quando il freno è in questa condizione, viene a
crearsi un gioco (S) tra la piastra di spinta (1) e lo statore (7). Per sbloccare il
freno occorre alimentare la bobina (10), posta nello statore (7), con una tensione
in corrente continua. Il campo magnetico generato dalla bobina (10) attrae il
disco di spinta (1) verso lo statore (7), liberando il rotore (3).
In tabella 3.7 sono riportati i dati caratteristici di questo freno. Come si può
vedere la coppia nominale, se confrontata con le coppie massime esercitate dai
joystick commerciali riportate nella tabella 3.1, è più che adeguate per questa
applicazione.
Uno dei problemi di questa tipologia di freni deriva però dai tempi di eccitazio-
ne\diseccitazione della bobina relativamente lunghi, che comportano dei ritardi
notevoli (per il tipo di applicazione qui considerata), dato anche lo spazio di lavo-
ro molto contenuto della leva del joystick. Utilizzando infatti un sistema classico
comando costituito da un relè e un diodo per la limitazione delle sovratensioni
che si generano al momento dell’interruzione della corrente, si hanno dei tempi
di azionamento che permettono all’operatore di percorrere ancora 20 − 30° (in
funzione della velocità di movimento della leva) rispetto alla posizione di arresto
voluta prima che il freno entri in azione. Per questo motivo sono stati realizzati
gli schemi di comando descritti nel paragrafo 4.1
3.3. GRADO DI LIBERTÀ PASSIVO 73
Freno on/off
Spessore in plastica
Figura 3.10: Spessore in plastica realizzato per minimizzare la distanza tra rotore,
flangia di frenatura e piastra di spinta.
A sezione A-A
Figura 3.11: Nuovo rotore realizzato per ridurre i giochi presenti nella struttura
standard del freno elettromagnetico.
Cmax 4
Fmax = = = 51 N
6·r 6 · 0.026
2
3 Fmax 3 51
τmax =· = · = 20 M P a
2 b·h 2 0.001 · 0.00394
Quindi considerando la tensione equivalente calacolata secondo il criterio di
Guest si ha
q
= 4 · τmax = 4 · (20 · 106 )2 = 40 M P a
p
δEQ 2
Giunto elastico
Poiché i freni elettromagnetici esercitano un’azione che può essere solo di tipo
on-off, tra la leva del joystick e il freno è stato interposto un elemento elastico,
che consente un certo grado di movimento alla leva anche con il freno bloccato.
Questa soluzione inoltre permette di immagazzinare negli elementi elastici e poi
restituire all’operatore, parte dell’energia che questi ha speso per muovere la leva.
Il giunto elastico permette inoltre di simulare il comportamento del joystick uti-
lizzato comunemente sui sollevatori telescopici se il freno viene bloccato in modo
che in assenza di un azione esterna la leva rimanga verticale. Le molle che sono
state utilizzate per la realizzazione del giunto elastico, mostrato in figura 3.12,
sono di tipo lineare a compressione.
Il giunto è costituito da due dischi, uno fissato alla leva del joystick denominato
“disco mobile” (5), mentre l’altro fissato al mozzo del freno e detto “disco fisso” (1).
Il disco mobile presenta due denti che vengono inseriti in due cave realizzate nel
disco fisso. In queste cave sono alloggiate quattro molle lineari a compressione (2),
che risultano essere compresse in quanto le loro azioni si bilanciano a vicenda. La
loro lunghezza è scelta in modo tale che eseguendo una rotazione di ±30° (pari
alla rotazione massima permessa alla leva del joystick dai finecorsa) permane
sempre un livello minimo di precompressione, in modo quindi che le loro estremità
rimangano sempre in contatto con la cava realizzata sul disco fisso da un lato e
il dente ricavato sul disco mobile dall’altro. In questo modo si realizza infatti un
76 3. IL JOYSTICK APTICO
3 5
4
2
Figura 3.12: Giunto elastico (disco fisso (1), molle (2), cuscinetto assiale a rullini (3),
cuscinetto radiale a rullini (4), disco mobile (5)).
[°] [rad] D D [°] π D D
KEQ,rot · 4α = KEQ,lin · 4α · · = 4 · Klin · 4α · · ·
2 2 180 2 2
da cui, semplificando, si ottiene
π
KEQ,rot = Klin · · D2
180
Risulta quindi possibile ricavare la rigidezza che devono avere le molle linea-
ri per ottenere una rigidezza torsionale uguale a quella trovata per i joystick
commerciali
Le caratteristiche delle molle che sono state effettivamente utilizzate nel giunto
elastico sono riportate nella tabella 3.8.
Quando il freno è alimentato, il disco fisso è libero di segue il disco mobile
dato che il freno è sbloccato (in realtà ci sono dei ritardi dovuti all’accoppiamento
massa - molla realizzato dal giunto elastico, data però l’esigua massa dei com-
ponenti e la presenta di attriti non completamente trascurabili, tali ritardi sono
del tutto impercettibili, se non assenti). Quando l’alimentazione del freno viene
cessata il disco fisso viene bloccato, quindi muovendo la leva del joystick si vanno
a deformare le molle (per come è realizzato il sistema due si comprimono ulterior-
mente mentre due si estendono) che esercitano quindi sulla mano dell’operatore
una forza resistente proporzionale all’angolo di rotazione della leva.
Allo scopo di garantire un corretto allineamento dei due dischi e un assem-
blaggio robusto è stato usato un cuscinetto a rullini per realizzare il grado di
rotazione tra i due dischi, accoppiato con un cuscinetto assiale, sempre a rullini,
interposto tra i due dischi.
Sul disco fisso sono state due ricavate due scanalature passanti, visibili in figu-
ra 3.14a, che consentono di eseguire l’assemblaggio del giunto in modo facilitato.
Tramite l’attrezzo di inserimento riportato in figura 3.14b è infatti possibile in-
serire le 4 molle all’interno delle due scanalature realizzate sul disco fisso facendo
in modo che da un lato si appoggino alla cava realizzata sul disco fisso, mentre
78 3. IL JOYSTICK APTICO
dall’altro alla superficie del dente ricavato sull’attrezzo di inserimento. Per realiz-
zare l’accoppiamento con il disco mobile è quindi poi sufficiente allineare i centri
dei due dischi, e quindi spingere il disco mobile contro quello fisso in modo che i
denti del disco fisso spingano fuori l’attrezzo di inserimento, mentre al contempo
ricevono sui fianchi l’appoggio delle 4 molle.
Scanalature
Per ridurre l’attrito le molle sono abbondantemente lubrificate con del grasso
in pasta normalmente utilizzato per lubrificare le catene di trasmissione (si utilizza
in particolare il grasso per catene con o-ring “Outboard Grease” prodotto da
Bardhal [64])
3.3. GRADO DI LIBERTÀ PASSIVO 79
Figura 3.15: Freno modello Julie prodotto da Magura, in figura sono visibili sia la
pompa dell’olio azionata dalla mano del ciclista, sia la pinza dei freni che
esercita la coppia frenante sul disco collegato alla ruota.
80 3. IL JOYSTICK APTICO
Figura 3.16: Disco freno realizzato per poter applicare al joystick la pinza freno
prodotta da Magura .
ottenendo quindi solo un settore di corona circolare di 100° dato che l’angolo di
inclinazione permesso alla leva del joystick dai finecorsa è limitato.
3.4.1 Alimentatori
Gli alimentatori che sono stati inseriti nel quadro sono di tipo stabilizzato per le
tensioni di 12 VDC e 24 VDC (le cui caratteristiche sono riportate rispettivamente
nelle tabelle 3.9 e 3.10) mentre la tensione alternata di 70 VAC per la scheda
di comando del freno elettromagnetico (descritta nel paragrafo 4.1), è generata
tramite un trasformatore toroidale di 300 W di potenza.
Come sicurezza per l’operatore l’alimentazione principale è protetta da un
interruttore magnetotermico differenziale modello ADC806H prodotto da Hager
3.4. QUADRO ELETTRICO 81
5 6
7 8
1 3
10
4
Figura 3.17: Schema delle connessioni realizzate sui fianchi del quadro elettrico.
82 3. IL JOYSTICK APTICO
Gestione potenziometri
Sono stati integrati sulla scheda 4 connettori che consentono di gestire fino a 4
diversi potenziometri, alimentati con una tensione di +10 VDC generati tramite
un convertitore collegato alla tensione di alimentazione della scheda. Il regolatore
di tensione impiegato riesce a fornire fino ad un massimo di 1.5 A, quindi una
corrente più che sufficiente a garantire una corretta alimentazione ai sensori. Il
segnale di tensione fornito dai potenziometri viene fatto passare attraverso un
filtro passabasso analogico, realizzato con un circuito RC, in modo da fornire alla
scheda di acquisizione un segnale che sia privo dei disturbi di maggiore entità. In
figura 3.20 è presentato lo schema base di un filtro di questo tipo, la cui frequenza
di taglio è data da
1
f=
2·π·R·C
Per la realizzazione della scheda si è considerata una frequenza di taglio
compresa tra 200 Hz e 250 Hz, da cui è derivato un valore di C = 1 µF 1 e
R = 680 Ω.
+5V
Potenziometro
Digital
input R
Figura 3.20: Filtro passabasso analogico applicato al segnale letto dagli ingressi
potenziometri.
Per la realizzazione del filtro è preferibile usare condensatori in poliestere o carta perché
1
questi hanno un valore di resistenza interna maggiore di quelli elettrolitici, più adatti ad essere
impiegati nei circuiti di potenza.
3.4. QUADRO ELETTRICO 85
Conettore encoder
1-3
Rele DO15
Encoder 1 NC2
Encoder 2 NC1
COM2
Conettore encoder
COM1
Rele
Encoder 5
NA2
NA1
4-6
Rele DO14
NC2
NC1
Encoder 4
COM2 Rele
COM1
NA2
GND NA1
Alimentazione +12 V
Luce +12 V NC2
NC1
Rele DO13
emergenza Luce
COM2 Rele
Fungo Fungo COM1
emergeza GND NA2
NA1
GND
Analog DAC2
out GND GND
DAC1 DI7 Digital
DI8
DI9
in
+12 V
Potenziometro
Porte digitali
ADC12
Porte analogiche
GND
GND
+12 V
DO16 Digital
Potenziometro ADC11
DO17
GND
DO18
out
+12 V
Potenziometro ADC10 Inhibit ! DI020, DIO11
GND Fault ! DI5
+Ref ! DAC3
+12 V GND
Driver
Potenziometro ADC9 GND
GND Current ! ADC1
ADC5
ADC4
ADC3
Current ! ADC2
GND
GND
+Ref ! DAC4
Fault ! DI6
Inhibit ! DI012, DIO19
GND
GND
GND
Analog Driver
in
Gestione encoder
11 21
Massima tensione commutabile [VAC ] 400 12 22
A1 A2
Resistenza bobina [Ω] 220 A1 A2
Tabella 3.12: Caratteristiche del mini relè modello 44.62 prodotto da Finder.
+12 V +5 V +5 V
10 kΩ
R2
Rele
220 Ω
R1
Q2
Q1
ICE,Q1
IB,Q1 ≥
βQ1
dove per il guadagno beta 2 del transitor Q1 il catalogo fornisce un valore pari
a 100. Per rimanere in condizioni di sicurezza a causa dell’elevata variabilità dei
componenti si considera un valore di β pari al 25 % di quello fornito, quindi si
ricava
55 · 10−3
IB,Q1 ≥ 100 = 2.2 mA
4
Si può quindi considerare, approssimando per eccesso, IB,Q1 = 2.5 mA. Poiché
questa corrente è ancora superiore a quella che la scheda Sensoray può fornire
si considera un ulteriore transistor Q2. Utilizzando lo stesso schema di calcolo
utilizzato prima in questo caso si ottiene quindi
2.2 · 10−3
IB,Q2 ≥ 100 = 0.09 mA
4
che può essere approssimato a IB,Q2 = 0.1mA, valore accettabile per la scheda
Sensoray. Per calcolare i valori dei resistori R1 e R2 è sufficiente considerare che
in condizioni di saturazione la caduta di tensione tra base ed emettitore di un
transistor è di circa 0.7 V , mentre tra collettore ed emettitore è di circa 0.3 V .
Applicando quindi i principi di Kirchhoff al circuito di figura 3.21 si ottiene
5 − 0.7 − 0.7
R1 = − 10 · 103 = 26 kΩ
0.1 · 10−3
5 − 0.3 − 0.7
R2 = = 1.6 kΩ
2.5 · 10−3
Questi valori devono però essere approssimati in base ai valori di resistenza
commercialmente disponibili, si può quindi considerare R1 = 22kΩ e R2 = 1.2kΩ.
Rimane quindi da verificare i valori delle correnti che si hanno nel circuito in
seguito all’introduzione di questi valori di resistenza. Si ottiene
Per un transistor il guadagno di corrente continua beta è definito come βDC =
2
IB ,
IC
dove IC
è la corrente che passa nel collettore e IB la corrente di base.
3.4. QUADRO ELETTRICO 89
5 − 0.7 − 0.7
IB,Q2 = = 0.11 mA
22 · 103 + 10 · 103
5 − 0.3 − 0.7
IB,Q1 = = 3.3 mA
1.2 · 103
dove IB,Q1 = ICE,Q2 , quindi si deve verificare che il transistor Q2 lavori in
condizioni di saturazione, cioè
come si vede questa condizione non è pienamente rispettata, dati però gli ampi
margini che sono stati usati per i calcoli si può comunque ritenere soddisfatta la
verifica. Considerando infine il transistor Q1, percorso dalla corrente della bobina
del relè si ha
ICE,Q1 55 · 10−3
IB,Q1 = 3.3 · 10−3 ≥ β
= 100 = 2.2 · 10−3
4 4
Altre funzioni
Per quanto riguarda l’azionamento applicato all’asse di rollio, come già indica-
to nel capitolo 3, è possibile impiegare sia un freno elettromagnetico on/off, sia
un freno oleodinamico proporzionale. Nei test che sono stati fatti sul sistema (e
che sono descritti nel capitolo 6) è stato impiegato esclusivamente il freno elet-
tromagnetico, mantenuto però bloccato durante l’esecuzione della prova, come
meglio descritto nel paragrafo 5.5.1. In previsione di future modifiche allo sche-
ma di controllo del sollevatore e di nuovi test sono stati comunque realizzati i
sistemi di comando di queste due tipologie di attuatori passivi, descritti nei pa-
ragrafi 4.1 e 4.2. I sistemi sono stati progettati e realizzati devono però ancora
essere pienamente testati a causa della mancanza di disponibilità di un adeguata
strumentazione di verifica nel caso del circuito di comando del freno elettroma-
gnetico e del ritardo nella spedizione di un trasduttore nel caso del meccanismo
di comando del freno proporzionale.
Si riportano qui di seguito le descrizioni dei sistemi realizzati, sia dal punto
di vista funzionale che realizzativo.
di
E =R·i+L
dt
Risolvendo l’equazione differenziale così ottenuta si ottiene
R
E − R · i = E · e− L t
E R
i= 1 − e− L t (4.1)
R
dove il rapporto τL = RL
è detto costante di tempo del bipolo R-L e corrisponde
al tempo necessario affinché la corrente raggiunga il 63 % del suo valore finale2 .
Nella pratica però utilizzando un oscilloscopio è più semplice misurare il tempo
t 1 richiesto affinché la corrente I raggiunga metà del suo valore finale, piuttosto
2
che la costante di tempo τL in quanto è sufficiente centrare la forma d’onda sullo
schermo dell’oscilloscopio e poi misurare il tempoche intercorre tra l’inizio della
salita della corrente e l’incrocio con il centro del monitor; la costante di tempo
t1
τL si può quindi poi calcolare come τL = ln(2)2
(come si può verificare sostituendo
questi valori nella formula 4.1). Conoscendo quindi la costante di tempo τL si può
ricavare il valore di induttanza L della bobina data la sua resistenza R.
Secondo principio di Kirchhoff: le tensioni ai capi di ciascun lato di una generica maglia
1
Pl
devono soddisfare la condizione k=1 Vk = 0
Considerando infatti t = τL si ottiene i = E −1
R dove R corrisponde al
= 0.63 · E E
2
R 1−e
valore di regime della corrente che circola nell’induttore.
4.1. CIRCUITO DI COMANDO DEL FRENO ELETTROMAGNETICO 93
R i
E L
Le caratteristiche tecniche fornite dal produttore del freno sono riportate nel-
la tabella 3.7, si può osservare che tra i dati forniti non è presente l’induttanza
della bobina, dato indispensabile per poter definire un modello del freno elettro-
magnetico utilizzabile per studiare il comportamento del GDL passivo. Risulta
quindi necessario misurare questo valore di induttanza non noto. Il valore del-
l’induttanza (e quindi la costante di tempo) sono indipendenti dalla tensione e
dalla corrente applicata solo nel caso di bobine in aria o avvolte attorno a ma-
teriali che non mostrano fenomeni di saturazione del campo magnetico [65]. Nel
caso del freno considerato poiché lo statore è in acciaio, è necessario considerare
il fenomeno della saturazione nell’analisi delle caratteristiche della bobina. Ciò
implica che le misure devono essere fatte a valori di tensione e corrente pari a
quelli che verranno utilizzati nel normale impiego della bobina. A tale scopo si
è quindi provveduto ad inserire una resistenza di misura in serie alla bobina e
monitorare con un oscilloscopio l’andamento della tensione ai suoi capi durante
l’accensione del freno, allo scopo di ricavare l’andamento della corrente tramite
la legge di Ohm I = VR . In figura 4.3 è rappresentato l’andamento della corrente
ricavato sperimentalmente sfruttando una resistenza di misura di 5 Ω. Dal test
eseguito sperimentalmente si può ricavate un tempo t 1 pari a circa 31 ms, da cui
2
deriva quindi una costante di tempo τL = 45 ms e quindi un induttanza stimata
della bobina circa uguale a 2.75 H (la sua resistenza è invece fornita dalla tabella
3.7).
94 4. CONTROLLO DELL’ASSE PASSIVO
Bobina Sistema di
rele soppressione
Alimentazione
Interruttore
Bobina
rele
Alimentazione
Sistema di
Interruttore
soppressione
Figura 4.3: Andamento della corrente durante la carica della bobina del freno elettro-
magnetico M.1705-2421 della Inertia Dynamics. Si può notare che la curva
non è monotona, come quella calcolata per via teorica, ma è presente un
calo dopo circa 80 ms. Ciò è dovuto alle non linearità del sistema reale,
in particolare al movimento dell’ancora, che essendo attratta dal solenoi-
de crea una variazione del circuito magnetico in quanto il traferro prima
presente viene annullato, causando quindi anche una variazione dell’indut-
tanza della bobina. Per semplicità nel calcolo della costante di tempo del
processo di carica dell’induttore si è trascurata questa variazione di indut-
tanza, che comunque può essere sfruttata per ottenere un indicazione sul
tempo di azionamento del freno (in questo modo però non si considera il
tempo intercorso tra l’invio dell’impulso di comando e l’effettivo inizio della
curva di salita della corrente nella bobina).
96 4. CONTROLLO DELL’ASSE PASSIVO
In figura 4.4 sono mostrate le tecniche base impiegate per limitare i picchi
transitori di tensione nelle bobine; come si può osservare il sistema di protezio-
ne può essere messo in parallelo alla bobina oppure in parallelo all’interruttore
(che può essere sia meccanico sia un semiconduttore come un transistor), anche
se è preferibile la prima soluzione in quanto questa può essere posizionata più
vicina alla bobina. nella tabella 4.2 sono elencati alcuni dei sistemi di protezione
che sfruttano questa configurazione. L’esigenza di limitare i picchi di tensione si
scontra però con la necessità di ridurre il più possibile il tempo di inserimento
del freno, cosa che si ottiene dissipando nel minor tempo possibile l’energia im-
magazzinata nel campo di induzione magnetica della bobina. Come si può vedere
nella tabella 4.1e nel confronto proposto in tabella 4.3 il tempo minore lo si ha in
assenza di dispositivi di soppressione, a cui però corrispondono tensioni inverse
molto elevate che si sviluppano ai capi della bobina.
Tempo di
Tecnica commutazione del Picco di tensione [V ]
relè [ms]
Senza soppressione 1.5 -750
Collegamento in serie di un diodo
1.9 -25
e un diodo Zener a 24 V
Resistenza da 680 Ω 2.3 -120
Resistenza da 470 Ω 2.8 -74
Resistenza da 330 Ω 3.2 -61
Resistenza da 220 Ω 3.7 -41
Resistenza da 100 Ω 5.5 -22
Resistenza da 82 Ω 6.1 -17
Diodo 9.8 -0.7
Rele
V Resistore
+ Rele
V Resistore + Diodo
+
Rele
+
Rele
V MOV
Varistore MOV
+
Rele
V Diodo
Tabella 4.2: Panoramica delle tecniche di soppressione disponibili per limitare la so-
vratensione ai capi di una bobina che si genera in seguito all’interruzione
della corrente.
98 4. CONTROLLO DELL’ASSE PASSIVO
eccitazione diseccitazione
eccitazione diseccitazione
Andamento della tensione e della corrente
nella bobina in presenza di un diodo di Tensione
Rif.
10V/div
shunt collegato in parallelo. In questo caso
la tensione inversa sulla bobina è limitata
alla caduta di tensione che si ha sul diodo Corrente
50 mA/div
Rif.
(quindi circa 0.7 V ) però il tempo di
caduta della corrente (e quindi il tempo di Tempo
0.01 s/div
caduta del flusso magnetico) è molto
lungo.
Tabella 4.3: Confronto tra l’andamento delle corrente e delle tensioni in un ciclo di
accensione\spegnimento di una bobina di un relè caratterizzata da una
resistenza di 55 Ω e tensione nominale di 13.5 V con e senza sistema di
soppressione.
4.1. CIRCUITO DI COMANDO DEL FRENO ELETTROMAGNETICO 99
Vpicco
R≈ (4.2)
Ibobina
dove Vpicco corrisponde al massimo valore di tensione inversa accettabile e Ibobina
alla corrente che scorre nella bobina in condizioni stazionarie. Considerando il
freno M.1705-2421 si ha che Ibobina = 0.39 A, quindi considerando Vpicco,max =
400 V (pari al limite di tensione commutabile dal relè sulla scheda di comando,
le cui caratteristiche sono riportate nella tabella 3.12) si ottiene
400
R≈ = 1025 Ω
0.39
si è quindi scelto il valore di resistenza standard più vicino, cioè R = 1 kΩ.
Considerando invece la soluzione che prevede l’utilizzo di un diodo Zener la
tensione di break-down caratteristica va scelta in modo che la tensione sia com-
patibile con i livelli massimi accettabili dal sistema di interruzione, infatti con
questa soluzione la tensione massima inversa ai capi della bobina è mantenuta
pari alla tensione caratteristica del diodo Zener (più la caduta di tensione diretta
del diodo) finché viene dissipata l’energia della bobina.
Per realizzare il sistema qui descritto si è deciso di impiegare la soluzione che
prevede l’utilizzo di un resistore da 1 kΩ posto in serie ad un diodo in quanto i
relativi componenti richiesti erano già disponibili, a scapito di un leggero aumento
del tempo di scarica dell’induttore.
100 4. CONTROLLO DELL’ASSE PASSIVO
Per diminuire i tempi di disinserzione del freno (che si ricorda essere ad azione
inversa) è invece necessario fare in modo che l’ancora mobile venga attratta verso
l’elettromagnete nel minor tempo possibile, il campo magnetico della bobina deve
cioè essere fatto aumentare in modo veloce fino a raggiungere e superare il valore
per il quale viene vinta la forza di spinta delle molle e quindi il rotore viene
lasciato libero di muoversi. Questo effetto lo si può ottenere con un circuito di
sovra-eccitazione che cioè permetta di alimentare la bobina con un breve impulso
ad elevata tensione, che quindi porti rapidamente la corrente della bobina al suo
valore nominale, causando quindi di conseguenza anche un rapido aumento del
flusso magnetico dell’induttore. In figura 4.5 è riportata un elenco di possibili
circuiti adatti ad esercitare questo tipo di azione.
I
24 VDC I NOM
Eccitazione standard
100%
I
96 VDC I NOM
24 VDC
Eccitazione rapida
con un resistore
70%
Sovra-eccitazione
I con un resistore
I NOM
96 VDC 96/24 VDC cortocircuitato
da un interruttore
70%
I Sovra-eccitazione
96 VDC I NOM
24 VDC con un resistore
e un condensatore
89%
Sovra-eccitazione
I con un condensatore
220 VAC 24 VDC I NOM
caricato ad alto
voltaggio
t
92%
Figura 4.5: Panoramica sulle tecniche utilizzabili per ridurre il tempo di carica di un
induttore.
4.1. CIRCUITO DI COMANDO DEL FRENO ELETTROMAGNETICO 101
Input 24 − 28 VAC
Tensione nominale in output 24 VDC
Impulso di sovraeccitazione 105 V
Massima corrente in output 3.5 A
Costo ∼ 400 €
Figura 4.6: Unità di controllo CBC-700-24 della Warner Electric per il comando di freni
e frizioni elettromagnetici
Come si può notare una delle soluzioni più efficaci risulta essere quella che pre-
vede l’utilizzo di un condensatore caricato a tensione elevata e poi fatto scaricare
attraverso la bobina del freno nel momento in cui lo si vuole sbloccare. Esisono
sul mercato varie soluzioni commerciali che consentono di gestire in modo otti-
male l’inserzione e la disinserzione di freni e frizioni elettromagnetici, come ad
esempio il modello CBC-700-24 della Warner Electric, le cui caratteristiche sono
riportate in figura 4.6. Dato però l’elevato costo di una soluzione di questo tipo
si è preferito realizzare una scheda di comando del freno basata su una soluzione
brevettuale sviluppata in origine per comandare i meccanismi di avanzamento
della carta delle stampanti [67].
Lo schema circuitale proposto dal brevetto è riportato in figura 4.7, mentre
la figura 4.8 mostra l’effetto che si desidera ottenere in termini di corrente e
flusso del campo di induzione magnetica nella bobina. Il funzionamento di questo
circuito si basa sull’applicazione di impulsi di tensione elevata per l’eccitazione
e la diseccitazione veloce della bobina del freno. Per ottenere questo effetto si
sfrutta la carica\scarica di un condensatore (C1) di elevata capacità.
Per attivare la bobina del freno si deve inviare un segnale positivo alla base
del transistor Q2, in modo da mandarlo in saturazione e creare quindi un percorso
per il passaggio della corrente attraverso gli avvolgimenti del freno (modellizzato
dalla resistenza R3 e dall’induttanza L1) in modo da creare un rapido incremento
del flusso del campo di induzione magnetica quindi un rapido sblocco del freno. La
corrente che scorre nella bobina passa anche nella rete costituita dal collegamento
in parallelo del resistore R2 e del condensatore C1 collegato in serie al diodo D4.
Poiché inizialmente la tensione ai capi del condensatore è nulla, alla bobina del
freno risulta essere applicata una differenza di potenziale all’incirca pari a quella
102 4. CONTROLLO DELL’ASSE PASSIVO
fornita dall’alimentatore, che con questo circuito è di 105 VDC (quindi molto
superiore rispetto alla tensione nominale del freno pari a 24 VDC ), creando un
impulso di corrente elevata che cala mentre il condensatore C1 si carica. Una
volta che il condensatore C1 si è caricato completamente tutta la corrente della
bobina passa nel resistore R2, che quindi definisce la corrente a regime. Questa
corrente può essere molto inferiore rispetto alla corrente che scorrerebbe nella
bobina se questa fosse alimentata alla tensione standard di 24 VDC perché una
volta che la bobina è stata energizzata e il freno è stato disattivato è sufficiente una
corrente\tensione inferiore a quella nominale per mantenerlo in questa condizione.
Sperimentalmente si è verificato che è infatti sufficiente garantire una differenza
di potenziale ai capi della bobina pari a circa 9.5 VDC , a cui corrisponde una
corrente negli avvolgimenti di circa 150 mA, da cui deriva quindi il valore che
deve assumere la resistenza R2
105 VDC C2 R7 R3
R1 R9 L1
D1
Q1 R5
C1
D2 R6
R2
D4
D3
R4
Q2
VCOMANDO
R8
Figura 4.7: Schema funzionale della scheda che si occupa di eccitare\diseccitare la bo-
bina del freno (i resistori R5, R6 e R8 sono stati inseriti solo per esigenze di
simulazione del circuito, il valore di resistenza associato è comunque piccolo
e quindi non influisce in modo rilevante sul funzionamento).
4.1. CIRCUITO DI COMANDO DEL FRENO ELETTROMAGNETICO 103
eccitazione diseccitazione
Corrente
t
Flusso
t
Figura 4.8: Andamento della corrente e del flusso del campo di induzione magnetica
che il circuito utilizzato impone alla bobina del freno elettromagnetico
Poiché il condensatore C1 nella fase precedente era stato caricato con una dif-
ferenza di potenziale di circa 105 VDC , questo salto di tensione va ora a sommarsi
alla tensione presente in corrispondenza della giunzione tra D1, D2 e D4, facendo
in modo quindi che la bobina del freno sia ora sottoposta ad una differenza di
potenziale di circa −105VDC , quindi la carica immagazzinata nel condensatore C1
può scaricarsi nella bobina attraverso il transistor Q1 e il diodo D2 inducendo una
corrente inversa rispetto a quella che scorreva durante il funzionamento a regime,
portando quindi ad una rapida diseccitazione dell’induttore. Con questo circuito
104 4. CONTROLLO DELL’ASSE PASSIVO
40
R≈ = 102 Ω
0.39
da cui deriva la scelta di un resistore pari a 120 Ω.
La figura 4.9 mostra gli andamenti di alcuni valori caratteristici di tensione nel
circuito di figura 4.7 ottenuti tramite simulazione utilizzando il software LTspice
IV [68].
Lo schema funzionale della scheda effettivamente realizzata è riportato in fi-
gura 4.10, rispetto allo schema di figura 4.7 sono stati aggiunti alcuni sottosistemi
allo scopo di migliorare l’utilizzo della scheda. In particolare è stato inserito:
120V
100V
80V
60V
40V
20V
0V
-20V
-40V
-60V
1.1A
1.0A
0.9A
0.8A
0.7A
0.6A
0.5A
0.4A
0.3A
0.2A
0.1A
0.0A
-0.1A
-0.2A
-0.3A
-0.4A
0.0s 0.5s 1.0s 1.5s 2.0s 2.5s 3.0s 3.5s 4.0s 4.5s 5.0s
Figura 4.9: Andamento della tensione (grafico superiore) e della corrente (grafico infe-
riore) nella bobina del freno in seguito ad un comando di eccitazione e di
successiva diseccitazione.
4
L’applicazione di tensioni inverse, anche di valore modesto, a condensatori polarizzati com-
porta la distruzione dello strato di ossido che costituisce il dielettrico tra le armature del
condensatore, comportando quindi la distruzione dello stesso.
106 4. CONTROLLO DELL’ASSE PASSIVO
Figura 4.10: Schema funzionale della scheda di comando del freno elettromagnetico.
4.1. CIRCUITO DI COMANDO DEL FRENO ELETTROMAGNETICO 107
ventola 1
ventola 2+ 12 V
GND
+ comando
ref comando
+ freno
- freno
power in AC
GND
GND
power in AC
Figura 4.11: Schema dei collegamenti della scheda di comando del freno elettroma-
gnetico (la sezione di alimentazione è protetta da un fusibile ad azione
ritardata da 3 A).
108 4. CONTROLLO DELL’ASSE PASSIVO
Figura 4.12: Modello CAD del meccanismo di trazione della pompa del freno idraulico.
Figura 4.13: Meccanismo effettivamente realizzato (come si può vedere nel meccanismo
è assente il potenziometro lineare che misura la deformazione delle molle,
questo a causa di problemi di approvvigionamento del componente; la
mancanza di questo trasduttore non ha inoltre permesso di effettuare i
test del meccanismo per validare il sistema di controllo realizzato).
110 4. CONTROLLO DELL’ASSE PASSIVO
n°GDL = 3 · (m − 1) − 2 · c1 − c2
dove m corrisponde al numero di membri del meccanismo (compreso il telaio)
e ci il numero di coppie di classe i presenti; quindi nel caso considerato si ottiene
n°GDL = 3 · (7 − 1) − 2 · 8 − 0 = 2
Nel meccanismo realizzato in realtà però si va a comandare un solo grado di
libertà regolando la lunghezza di z5 , l’allungamento del membro z2 deriva invece
dall’equilibro delle forze generate dalle molle poste in corrispondenza della cer-
niera B e della cerniera D (che serve per modellizzare la resistenza della leva della
pompa durante la fase di compressione dell’olio che genera l’azione di frenatura).
Considerando l’equilibrio dei momenti delle forze che agiscono sul membro
AB (vedi figura 4.15), in riferimento alla cerniera A si può scrivere l’equazione
−FV · sin (ϕ5 − (ϕ0 − π)) · z0 − FR · sin (ϕ2 − (ϕ0 − π)) · z1 = JAB · ϕ¨0 (4.3)
dove FV è la forza di trazione esercitata dal motore tramite una vite mentre
FR è data dalla compressione delle molle, quindi
0
FR = kEQ · z2 − z2 (4.4)
0
dove z2 indica la lunghezza con molle indeformate del membro BC, mentre z2
indica la corrispondente lunghezza con molle deformate e kEQ la costante elastica
delle due molle messe in parallelo (quindi kEQ = k1 +k2 ). Considerando il poligono
ABCE è inoltre possibile scrivere le altre due equazioni
0
z1 · cos (ϕ0 ) + z2 · cos (ϕ2 ) + z4 = 0 (4.5)
3 0
z3 · sin π + z1 · sin (ϕ0 ) + z2 · sin (ϕ2 ) = 0 (4.6)
2
Considerando il triangolo AF G per il teorema di Carnot si ha
0 2 3
2 2
z5 = (z8 ) + (z0 ) − z8 · z0 · cos π − ϕ0 (4.7)
2
4.2. SISTEMA DI COMANDO DEL FRENO PROPORZIONALE 111
0
z0 · cos (ϕ0 ) + z5 · cos (ϕ5 ) = 0 (4.8)
La funzione che descrive la relazione tra momento applicato sulla leva del
freno e relativa rotazione è descritta nel paragrafo 4.2.2, in forma generale può
però essere scritta come
0
Mf reno = Φf reno ϕ10 − ϕ10
0 2 !
(z8 )2 + (z0 )2 − z5
ϕ0 = π + asin
2 · z8 · z0
4.2. SISTEMA DI COMANDO DEL FRENO PROPORZIONALE 113
fi 10
1 Constant
Fr [N]
Fr
Mfreno [N*m] (fi 10'-fi 10) fi 10'
2 f(u) 1
fi 2
fi 2 [rad] fi 10' [rad]
Fcn9
Lookup Table
fi 10'
[fi 10]
IC
Figura 4.17: Schema Simulink utilizzato per risolvere per via numerica l’equazione 4.9.
0
0
ϕ10 = ϕ10 + Φ−1
f reno FR · sin ϕ 2 − ϕ10 − π · z10
0
z4 = −z10 · cos ϕ10 + z11
0
Il valore di z2 e ϕ2 può essere calcolato risolvendo il sistema formato dalle
equazioni 4.5 e 4.6, dove infatti sono già noti ϕ0 , z3 e z4 . Si ottiene quindi
q
0
z2 = −2 · z1 · z3 · sin (ϕ0 ) + 2 · z1 · z4 · cos (ϕ0 ) + (z3 )2 + (z4 )2 + (z1 )2
114 4. CONTROLLO DELL’ASSE PASSIVO
z1 · cos (ϕ0 ) + z4
ϕ2 = π − acos 0
z2
0
una volta trovato z2 si può ricavare la forza FR sfruttando l’equazione 4.4.
Infine, sfruttando l’equazione 4.3 è possibile calcolare la forza FV , che risulta
infatti essere data da
! ! ! !
π
cos (ϕ0 ) cos (ϕ5 ) cos 2
0
z0 · + z5 · + z8 · π
=
sin (ϕ0 ) sin (ϕ5 ) sin 2
0
ϕ˙0 1
τϕ0 ,z0 = =
z˙5 z0 · sin (ϕ0 (t) − ϕ5 (t))
5 0
L’accelerazione ϕ¨0 può quindi poi essere ricavata direttamente dalla conoscen-
za dei rapporti di velocità del meccanismo, si ha infatti
d dτϕ0 ,z0 0
τϕ0 ,z0 · z˙5 = τϕ0 ,z0 · z¨5 + · z˙5
0 0 5
ϕ¨0 =
dt 5 5 dt
da cui si può derivare l’espressione per il calcolo di ϕ¨0 una volta noti ϕ˙0 , z¨5 ,
0
vel _z5'
Fcn8
fi5
acc_fi0
z5'
fi 5 fi 5
fi 0 f(u)
fi 0 Fv
Fcn6 f(u) 2
fi 2 Fv [N]
Fcn1
Fr
z2' Fr
f(u) 1
delta z 5' z5' Fr [N]
fi0 fi0 Fcn4
1 f(u)
delta z 5' [m] z3 z2' z2'
Fcn5 Fr
f(u) Fr [N] z3
fi 10'
z4 fi 0 fi2 fi 2 fi 10' [rad] f(u)
Fcn2 f(u) fi 2 [rad]
z5
z4 Fcn10
Fcn3 Freno oleodinamico
Constant1 z4
f(u)
Fcn11
Tabella 4.4: Dati ricavati sperimentalmente per tracciare la circa caratteristica forza -
rotazione della leva della pompa del freno oleodinamico.
a3 = 0.0006514
a2 = −0.01625
ΦA = a3 · x3 + a2 · x2 + a1 · x + a0 con x > 0
a1 = 0.1398
a0 = 0
p
ΦB = b1 b3 + b2 · x
i cui parametri sono stati minimizzati sempre facendo ricorso alla funzione
fminsearch, ottenendo
b1 = −0.0236
√ b2 = −2.4402
ΦB = b1 b3 + b2 · x + b4 con x < 0
b3 = 0.042548
√
b4 = −b1 b3 + b2 · 0 = 0.00488
118 4. CONTROLLO DELL’ASSE PASSIVO
2.5
1.5
Φ [N · m]
0.5
-0.5
-15 -10 -5 0 5 10 15 20 25
4ϕ10 [◦ ]
Figura 4.19: Curva caratteristica del freno oleodinamico che interpola i dati ricavati
sperimentalmente.
4.2.3 Simulazione
Al fine di ottimizzare la struttura del meccanismo descritto nel paragrafo 4.2.1
e valutarne le prestazioni si è provveduto a creare una simulazione in ambiente
Simulink che comprendesse lo schema di controllo, il sistema di trasmissione, il
motore DC e il relativo driver di comando. Lo schema complessivo che è stato rea-
lizzato è riportato in figura 4.20, in ingresso si ha la forza desiderata da applicare
alla leva del freno, mentre in uscita si ha la forza effettivamente generata.
5
L’andamento delle funzione inversa si ottiene direttamente scambiando il vettore delle ascis-
se (cioè l’angolo di rotazione) con quello delle ordinate (cioè la coppia applicata) calcolato con
la funzione Φ = ΦA ∪ ΦB .
Pulse
1 Generator
Fd [N]
Rate Transition 3
Fd [N ] delta z 5' [m ]
theta [rad ] delta z 5' [m ] Fr [N ]
theta [rad ] 1
Figura 4.20: Struttura base dello schema Simulink utilizzato per simulare il
119
120 4. CONTROLLO DELL’ASSE PASSIVO
50
40
30
VF F [V ]
20
10
-10
-5 0 5 10 15 20 25 30 35
FR [N ]
Figura 4.21: Curva che interpola i dati ricavati tramite la simulazione per il calcolo del
termine di feed-forward.
Controllore e driver
Poiché lo schema di controllo e il driver del motore sono stati implementati uti-
lizzando un microcontrollore, come spiegato nel paragrafo 4.2.5, si è modellizzato
questo sistema impiegando un blocco comandato da un segnale ad impulsi, che
consentisse di simulare la frequenza di lavoro del microcontrollore. All’interno di
questo blocco si è quindi provveduto ad implementare lo schema di controllo e la
logica del driver del motore. Lo schema di controllo genera l’azione di comando
da inviare al driver in base all’errore di forza calcolato come differenza tra la for-
za desiderata e la forza effettivamente applicata, misurata sfruttando le molle del
meccanismo (che corrisponde alla forza FR , calcolata secondo le formule riportate
nel paragrafo 4.2.1 e discretizzata in base alla corsa misurabile e alla risoluzione
del convertitore DAC impiegato, le cui caratteristiche sono descritte nel paragrafo
4.2.5).
Il controllo, almeno per questa prima versione, sfrutta un azione PD accop-
piata con una rete di feed-forward. Il termine di feed-forward fornisce la tensione
a regime che deve essere fornita al motore per ottenere una determinata forza
sulla leva del freno.
Per semplificare il calcolo di questo termine anziché implementare tutto lo
4.2. SISTEMA DI COMANDO DEL FRENO PROPORZIONALE 121
p3 p2 p1 p0
0.000146 -0.00309 1.236 0.00485
Tabella 4.5: Parametri della funzione che consente il calcolo del termine di feed-forward.
schema cinematico e dinamico del meccanismo è stata ricavata per via numerica
la relazione tra queste due grandezze sfruttando la simulazione del meccanismo
0
completo. Facendo infatti variare in modo lineare il valore di z5 , tramite lo schema
di figura 4.18 si sono ottenuti i rispettivi valori di forza applicata alla leva della
pompa del freno FR e forza assiale esercitata dalla vite FV , da cui stato possibile
risalire alla corrispondente tensione da applicare al motore sfruttando la relazione
1 1
Vm = −Ra · · τz0 ,ϑm · FV
KT ηvite 5
dove i valori dei coefficienti sono stati calcolati con il metodo dei minimi
quadrati e il loro valore è riportato nella tabella 4.5.
Dato che la vite che trasforma la rotazione dell’albero del motore in rotazione
del membro AB di figura 4.14 è irreversibile, il sistema che si ottiene è evidente-
mente non lineare. Per cercare di compensare gli effetti che ne derivano l’azione
di feed-forward viene calcolata in modo diverso in base al valore assunto dalla
differenza Fd − Fl , dove Fd corrisponde alla forza che si desidera esercitare sulla
leva del freno e Fl la forza effettivamente applicata. Si distinguono infatti 3 casi
Kprop
2 Backlash
Fl [N] if (u1 <= limite )
|u| u1
else
Abs 1 If if { }
PWM _FF [ ]
else { } Annullamento
Fd -Fl [N ] Feed Forward
Merge single
Fl [N ] PWM _FF [ ]
però una variazione della forza generata sulla leva del freno dato che il
meccanismo è irreversibile
Lo schema risultante è mostrato in figura 4.22, dove si può notare che il calcolo del
parametro |Fd − Fl | è preceduto da un blocco di backlash che consente di evitare
una continua attivazione/disattivazione del controllo di feed-forward quando il
sistema si trova a muoversi a cavallo della condizione |Fd − Fl | = lim.
Il blocco che si occupa di implementare il driver di controllo del motore ha
come ingresso il segnale di comando generato dallo schema di controllo (quindi il
4.2. SISTEMA DI COMANDO DEL FRENO PROPORZIONALE 123
if (..)
1 u1
else
Ia_ADC [A] if { }
Limitazione PWM Out1
tempo
Diminuzione Merge 1
else { } limite PWM PWM_max [ ]
Out1 Merge Saturation
Aumento
limite PWM
Memory
Figura 4.23: Schema utilizzato per limitare il valore massimo del duty cycle dell’onda
quadra generata inviata al motore e quindi problemi di surriscaldamento.
valore di duty cycle dell’onda PWM) e la corrente assorbita dal motore. La lettura
della corrente viene utilizzata per limitare il surriscaldamento del motore, infatti
se il suo valore supera quello che il motore può sopportare in modo continuato
viene decrementato un contatore che limita il valore massimo che può assumere
il duty cycle dell’onda PWM, limitando quindi la tensione applicata. Questo
contatore è definito in modo che il valore del duty cycle massimo inizi a diminuire
se la corrente supera la soglia di stallo per più di 2 secondi, evitando però che possa
scendere sotto al valore corrispondente alla tensione che il motore può sopportare
in condizione di stallo permanente. Lo schema che implementa la riduzione del
duty cycle in funzione della corrente assorbita dal motore è mostrato in figura 4.23,
mentre il valore iniziale del contatore inserito nel blocco memory (che corrisponde
anche al limite superiore del blocco di saturazione) si può calcolare con la formula
6
Il metodo qui descritto che è stato implementato per limitare la corrente nel motore non
rappresenta comunque una soluzione ottimale per scongiurare incrementi troppo elevati di tem-
peratura in quanto non si considerano tutti i fattori che influenzano lo scambio termico del
motore con l’ambiente esterno, può però comunque essere considerato accettabile per eseguire
i primi test del sistema, che si svolgono su brevi periodi.
124 4. CONTROLLO DELL’ASSE PASSIVO
3 |u|
Fd [N]
Abs
-10
u1 if (..)
Z cost u2
u3
Fd_old else
Constant u4 if { }
If PWM_Out [ ]
Figura 4.24: Schema utilizzato per disabilitare il motore in condizioni di forza costante.
Motore DC
Figura 4.26: Equilibrio meccanico delle forze agenti sul rotore di un motore.
(
Cm (t) − Cr (t) = Fm · ω (t) + Jm dω(t)
dt
(4.12)
Cm (t) = KT · Ia (t)
Sfruttando il sistema di equazioni differenziali 4.11 e 4.12 si riesce quindi a
definire lo schema riportato in figura 4.27, da cui deriva anche la funzione di
trasferimento per il motore in corrente continua comandato in tensione\velocità8
KT 1
ω= Vc − KV ·KT
Cr
Ra · (Jm · s + Fm ) + KV · KT (Jm · s + Fm ) + Ra
Cr
VC 1 Ia Cm - 1 Ω
+ KT +
- Ra .
Jm s + Fm
VEMF
KV
omega
Cm Catt
2 Cr
Ia [A] 3 2
Cr [Nm ]
Attrito vite 3 (Jm +u)^(-1) alpha [rad /s^2] omega [rad /s]
4
J* [kgm^2]
Cm [Nm] 1 1
1 1
1 kt alpha [rad/s^2] s omega [rad /s] s
den (s) Ia [A] theta [rad]
Va [V]
Transfer Fcn
Fm _m
EMF
Smorzamento meccanico
kv
Figura 4.28: Schema Simulink utilizzato per simulare il comportamento del motore
utilizzato per muovere il sistema.
2
−Ω2
Fatt = · atan (kΩ · Ω) · C1 + C2 · e (4.13)
π
Questa funzione consente infatti di ottenere una forza di attrito in funzione
della velocità che ha l’andamento riportato in figura 4.29, cioè a velocità quasi
nulle la forza è massima e pari alla forza di attrito statico, mentre per velocità
non nulle la forza di attrito cala per assumere un valore pari alla forza di attrito
dinamico, che è inferiore al valore assunto nel caso statico. In questa formula-
zione si ha che la condizione di attrito statico è mantenuta anche per valori di
velocità non nulli, anche se abbastanza piccoli, ciò però è necessario per non cau-
4.2. SISTEMA DI COMANDO DEL FRENO PROPORZIONALE 127
0.8
0.6
0.4
0.2
Fatt [N ]
-0.2
-0.4
-0.6
-0.8
-1
-5 -4 -3 -2 -1 0 1 2 3 4 5
hmi
Ω
s
Figura 4.29: Andamento della forza di attrito radente descritta dalla funzione 4.13.
sare discontinuità nel calcolo della forza di attrito che avrebbero comportato dei
problemi nella risoluzione del modello Simulink.
Utilizzando questa formulazione della forza di attrito si ha quindi che se la
forza applicata dal motore al meccanismo non supera la forza di attrito statico,
il meccanismo è vincolato ad assumere velocità quasi nulle9 . Se al meccanismo
è applicata una forza sufficiente a vincere la massima forza di attrito statico
esso inizia a muoversi e a subire solo l’effetto della forza di attrito dinamico. Per
simulare l’irreversibilità del movimento della vite, cioè l’impossibilità di imporre la
sua rotazione applicando una forza alla chiocciola, si è quindi pensato di sfruttare
il comportamento della funzione 4.13 imponendo un valore dell’attrito statico
molto elevato nel caso in cui il sistema rientri nelle condizioni di movimento
irreversibile. Per riconoscere la situazione di moto impedito dall’irreversibilità
della vite si è quindi definita la condizione
In realtà il meccanismo dovrebbe rimanere fermo, però a causa della difficoltà di simulare
9
0.8
0.6
0.4
0.2
Fatt [N ]
-0.2
-0.4
-0.6
-0.8
-1
-5 -4 -3 -2 -1 0 1 2 3 4 5
hmi
Ω
s
Figura 4.30: Andamento della forza di attrito di strisciamento definita con il modello
semplificato, più adatto ad essere impiegato per simulare l’irreversibilità
del meccanismo in quanto è possibile variare i limiti lasciando invariato
l’andamento della funzione per velocità prossime a zero, nell’intorno delle
quali si valuta lo stato del sistema per decidere il passaggio tra la con-
dizione di attrito radente e l’irreversibilità del meccanismo (il passaggio
tra le due condizioni si ha infatti in corrispondenza di un inversione della
rotazione della vite, quindi la velocità passa necessariamente per lo zero).
tata di un fattore 1000, causando quindi il blocco del meccanismo10 . Per semplifi-
care la simulazione il calcolo dell’attrito non è stato fatto utilizzando l’equazione
4.13, ma per il calcolo della forza di attrito si è considerata una funzione lineare
di Ω con saturazione mobile dipendente dal verificarsi della condizione di irre-
versibilità. L’andamento di questa funzione semplificata per il calcolo dell’attrito
è riportato in figura 4.30, mentre in figura 4.31 è riportato lo schema Simulink
utilizzato per riconoscere la condizione di irreversibilità del movimento e calcolare
quindi la corrispondente forza di attrito .
10
Come già discusso nella nota 9, con questa modellizzazione dell’attrito non si riesce ad
bloccare completamente il movimento del meccanismo, la sua velocità viene però costretta a
valori molto piccoli, tali da poter considerare ai fini della simulazione il meccanismo bloccato.
butter 1
Constant4
Analog
Filter Design 4
1
omega
4.2. SISTEMA DI COMANDO DEL FRENO PROPORZIONALE
Sistema di trasmissione
TR−rot · TR−lin
Cr∗ =
ηriduttore · ηvite
dove però in questo caso compaiono i rendimenti della trasmissione lineare
ηvite e del riduttore ηriduttre . Il calcolo dell’inerzia ridotta deve invece essere fatto
separando la componente relativa alla trasmissione della vite da quella del ridut-
tore in modo da considerare sia la massa della chiocciola della vite che l’inerzia
della vite stessa, in questo caso si ottiene
2
T2
TR−lin
∗
Jm = R−rot Jvite + · Mchiocciola
ηriduttore ηvite
La struttura del blocco Simulink relativo alla trasmissione che collega il motore
al meccanismo di trazione del freno è riportato in figura 4.32.
Tramite il modello Simulink che è stato realizzato è stato quindi possibile simulare
il comportamento del meccanismo, per stimarne le prestazioni. Uno dei test che è
stato considerato riguarda la risposta ad un gradino di forza, che corrisponde alla
condizione di lavoro più probabile per il meccanismo, in quanto esso per simulare
efficacemente i limiti di instabilità del sollevatore telescopico dovrà essere in grado
di generare gradini di forza in modo veloce e preciso. Data non la linearità del
sistema è stato considerato anche il successivo ritorno alla condizione di forza
4.2. SISTEMA DI COMANDO DEL FRENO PROPORZIONALE 131
3 Tr_rot Tr_lin 3
alpha [rad/s^2] acc_z5' [m/s^2]
J_vite
Figura 4.32: Schema Simulink che modellizza la trasmissione del moto dal motore al
meccanismo che esercita la forza di trazione sulla leva del freno.
nulla. Nelle figure 4.34a, 4.34b e 4.34c sono riportati i grafici ottenuti per varie
intensità di forza comandata.
40
30
20
10
Vm [V ]
-10
-20
-30
-40
0 0.5 1 1.5
t [s]
Figura 4.33: Andamento della tensione applicata al motore per ottenere il gradino di
forza +10_N → 0 N .
35
30
25
20
F [N ]
15
10
-5
0 0.5 1 1.5
t [s]
35
30
25
20
F [N ]
15
10
-5
0 0.5 1 1.5
t [s]
35
30
25
20
F [N ]
15
10
-5
0 0.5 1 1.5
t [s]
Figura 4.34: Risposta a gradini di forza di diversa intensità con i relativi tempi di
assestamento ta (la forza richiesta Fd è disegnata in linea tratteggiata,
quella effettivamente applicata Fl in linea continua).
4.2. SISTEMA DI COMANDO DEL FRENO PROPORZIONALE 133
18 Tensione nominale [V ]
7300 Velocità a vuoto [rpm]
50 Corrente a vuoto [mA]
45 Coppia di stallo [mN · m]
19.5 Coppia continua massima [mN · m]
0.9 Corrente continua massima [A]
22.9 Costante di coppia - KT mNA·m
22.9 Costante di tensione - KV rad
V
s
Tabella 4.6: Caratteristiche del motore in corrente continua Escap modello 23DT12-
216E.
Per quanto riguarda la vite si è deciso di utilizzare un modello con corpo rullato
e madrevite in tecnopolimero, le cui caratteristiche sono riportate in tabella 4.7.
Rispetto ad una soluzione con vite a ricircolo di sfere questa scelta ha permesso
di ridurre la massa della madrevite e anche il costo del sistema, a scapito però di
un basso rendimento della trasmissione.
Il ridotto rendimento di questa soluzione comporta che il meccanismo non sia
reversibile, ciò però costituisce un vantaggio per questa specifica applicazione,
134 4. CONTROLLO DELL’ASSE PASSIVO
Tabella 4.7: Caratteristiche della vite con madrevite in tecnopolimero KSS modello
MRH0802B.
perché, come si è già visto nel paragrafo 4.2.3, in questo modo è possibile portare
il meccanismo nella configurazione che genera la forza richiesta sulla leva del
freno e poi disattivare il motore perché la forza applicata si mantiene comunque
costante. Questo aspetto costituisce un fattore positivo anche perché per generare
le forze elevate è necessario lavorare con il motore in condizioni di sovraccarico,
mentre in questo modo il motore può essere spento non appena la forza richiesta
è stata raggiunta, consentendo quindi ai sui avvolgimento di raffreddarsi.
La vite e il motore sono inseriti in un supporto che può ruotare attorno ad
un asse verticale, che corrisponde alla cerniera G del meccanismo di figura 4.14,
in funzione dell’allungamento del membro GF comandato dalla rotazione della
vite. Per consentire quindi alla vite di guidare la rotazione del supporto riducendo
però le forze scaricare sull’albero del motore attraverso il giunto elastico è stata
impiegata la soluzione riportata in figura 4.35, in cui si può vedere che la vite è
supportata da due cuscinetti a sfere SKF 625 ZZ, posti a 11 mm di distanza per
supportare meglio il carico ribaltante imposto dalla vite.
Il link AB di figura 4.14 è stato realizzato in modo da poter ruotare attorno
al punto A e inoltre permettere la rotazione e lo scorrimento dei membri in corri-
spondenza delle cerniere F (dove è fissata la chiocciola in tecnopolimero della vite)
e B. Tutti i movimenti di rotazione sono stati realizzati impiegando dei cuscinetti
in materiale plastico prodotti dalla IGUS [72], in questo modo è stato possibile
ridurre sia le masse in movimento, sia il costo del sistema. Questi cuscinetti in
materiale plastico inoltre, essendo flangiati, consentono anche di servire da super-
ficie si appoggio tra le facce piane dei componenti che hanno rotazione reciproca,
4.2. SISTEMA DI COMANDO DEL FRENO PROPORZIONALE 135
A
4
1 2 3
A sezione A - A
Figura 4.35: Vista in sezione del supporto che alloggia il motore DC (1), il giunto
elastico (2), la vite (3) e i cuscinetti radiali SKF 625 ZZ (4).
Tabella 4.8: Caratteristiche delle molle codice numero C04800453000S prodotte da Me-
terSprings [63] utilizzate per determinare la forza di trazione applicata alla
leva della pompa del freno oleodinamico.
Sulla piastra di supporto del meccanismo è stata ricavata una sede per limitare
il movimento del membro AB allo scopo di evitare danneggiamenti nel caso in
136 4. CONTROLLO DELL’ASSE PASSIVO
cui il sistema di controllo subisca dei malfunzionamenti, a tale scopo sono inoltre
stati inseriti due finecorsa a levetta per bloccare in questi casi l’azione del motore.
4.2. SISTEMA DI COMANDO DEL FRENO PROPORZIONALE 137
Finecorsa 2
PWM M
Driver PWM
LMD18200
seriale seriale
Connettore Convertitore Microcontrollore
Reset
RS-232 MAX232 dsPIC20F4011
I2C
Comando Misura
forza Filtro ADC Filtro corrente
200 Hz MAX127 100 Hz
Misura
Filtro forza Potenziometro
200 Hz lineare
Riferimento +10V
REF-01
Comunicazione
seriale livelli
off
on
TTL
SM
off
on
Comunicazione
off
seriale livelli
on
RS232
LAP
off
on
+ motore
- motore
Porta seriale
(con riferimento
forza su pin 9)
+40 V
GND
GND
+12 V
Fusibile linea 12 V
Fusibile linea 40 V
(1A ritardato)
(4A ritardato)
Figura 4.38: Schema delle connessioni della scheda di potenza e comunicazione seriale.
4.2. SISTEMA DI COMANDO DEL FRENO PROPORZIONALE 141
+VCC
PWM
Logica LMD18200
DIR
M
BRAKE
5V
DIR
0V
50% duty cycle 25% duty cycle 50% duty cycle 25% duty cycle
5V
PWM
0V
+VCC
V M
0V
-V CC
+I
IM 0 A
-I
A B C D
A. Motore che ruota con velocità intermedia rispetto alla massima.
B. Motore che ruota con velocità dimezzata rispetto a quella del caso
A, ma nello stesso senso.
C. Motore che ruota con velocità intermedia rispetto alla massima,
come nel caso A, ma nel senso opposto
[Link] che ruota con velocità dimezzata rispetto a quella del caso
C, ma nello stesso senso.
+VCC
PWM
Logica LMD18200
DIR
M
BRAKE
VM 0V
-V CC
+I
IM 0A
-I
A B C
A. Motore fermo, la corrente media è 0.
B. Motore che gira in un senso.
[Link] che gira con stessa velocità del caso B ma nel senso
opposto .
Figura 4.41: Segnali d’onda teorici relativi al controllo PWM Locked Anti-Phase.
144 4. CONTROLLO DELL’ASSE PASSIVO
5
Rsense = = 4420 Ω
377 · 10−6 · 3
Scegliendo il più prossimo resistore standard si ottiene Rsense = 3.9 kΩ, che
fornisce quindi una lettura massima di corrente pari a 3.4 A, considerando una
caduta massima di tensione di 5 V . L’integrato LMD18200 fornisce anche un
indicazione di raggiungimento di una temperatura troppo elevata. In questa con-
dizione il pin 9 viene collegato a massa, consentendo quindi di accedere un led
rosso di segnalazione (come riportato nello schema di figura 4.37).
Su questa scheda è inoltre presente l’integrato MAX232 che consente di col-
legare l’interfaccia UART del microcontrollore con la porta seriale di un PC.
L’introduzione di questo componente è necessaria perché mentre il controllore
opera con livelli di tensione compatibili TTL, cioè 0 VDC per il livello logico basso
e +5 VDC per il livello logico alto, la porta seriale di un comune computer 11
prevede un segnale basso con tensione di −12 VDC mentre un segnale alto con
tensione +12 VDC . L’integrato MAX232, tramite l’utilizzo di una serie di cir-
cuiti interni e di condensatori esterni, pur essendo alimentato con una singola
tensione di +5 VDC è in grado di generare autonomamente i livelli di tensione
compatibili con la comunicazione verso un computer. Su questa scheda sono stati
comunque inseriti degli switch che consentono di collegare direttamente il micro-
controllore con il connettore DB9 per consentire una comunicazione diretta con
un altro eventuale componente operante con logica TTL (come ad esempio un
altro microcontrollore).
Poiché il pin 9 del connettore DB9 non è utilizzato nella comunicazione seriale,
esso è stato collegato ad uno degli ingressi del convertitore ADC presente sulla
scheda “B” in modo che l’informazione sulla forza che deve essere applicata alla
leva della pompa del freno possa essere inviata al microcontrollore o tramite
11
Come stabilito dallo standard EIA RS-232
4.2. SISTEMA DI COMANDO DEL FRENO PROPORZIONALE 145
Questa scheda, il cui schema funzionale è riportato in figura 4.42 e lo schema delle
connessioni in figura 4.43, ha il compito di gestire e acquisire i segnali analogici
che corrispondono alla Misura forza, Misura corrente e Comando forza (ricevuto
tramite il pin 9 del connettore DB9 montato sulla scheda “A”) riportati nello
schema funzionale di figura 4.36. L’acquisizione di questi segnali è fatta tramite
l’integrato MAX127, che è un convertitore ADC a 12 bit le cui caratteristiche sono
riportate in tabella 4.10. Si è preferito utilizzare un integrato esterno rispetto ai
convertitori ADC integrati nel microcontrollore impiegato per il controllo del
sistema perché in questo modo è stato possibile sfruttare una risoluzione di 12
bit (quindi 4096 valori possibili) rispetto ai 10 bit (quindi 1024 valori possibili)
forniti dal microcontrollore ottenendo quindi una risoluzione di lettura 4 volte
superiore, inoltre questo integrato consente di operare con segnali in ingresso
che possono avere tensioni variabili tra −10 V e +10 V . In questo modo risulta
possibile ottenere una risoluzione teorica relativa alla forza applicata alla leva del
freno di circa 0.01 N .
La comunicazione con il microcontrollore avviene tramite protocollo I 2 C, che
è un interfaccia seriale di tipo master-slave che necessita solo di 2 collegamenti,
una linea dati di I\O detta SDA e una linea di clock detta SCL. La linea SCL
è comandata dal componente master mentre la comunicazione tra master e slave
avviene alternativamente sulla linea SDA, infatti la comunicazione è iniziata e
terminata dal master mentre lo slave può solo ricevere e trasmettere informazioni
su richiesta del master. Nel caso del convertitore MAX 127 si ha che inizialmente
il master invia un comando per indicare la richiesta di inizio conversione del
segnale analogico desiderato indicando il canale a cui è collegato il segnale, il
range di tensioni che può assumere il segnale e il comportamento da tenere mentre
l’integrato non è impegnato in lavori di conversione. Successivamente il master
invia una richiesta allo slave per per farsi inviare il dato appena letto, lo slave
quindi invia un byte contenete gli 8 bit più significativi del valore misurato seguiti
da un altro byte contenete gli altri 4 bit meno significativi del dato seguiti da 4 zeri
per formare un byte completo. La figura 4.44 riporta un esempio di comunicazione
con l’integrato MAX127 per la lettura di un segnale analogico variabile tra +0 V
e +10 V collegato al canale 0.
146 4. CONTROLLO DELL’ASSE PASSIVO
Figura 4.42: Schema elettrico della scheda di gestione e acquisizione dei segnali
analogici.
4.2. SISTEMA DI COMANDO DEL FRENO PROPORZIONALE 147
Comando forza
I2C SDL
+12 V
+5 V
GND
Misura corrente
I2C SDA
+40 V
GND
+10 V
misura
{ GDD
Potenziometro lineare
Figura 4.43: Schema delle connessioni della scheda di gestione e acquisizione dei segnali
analogici.
0.1µF
µC
VDD
SCL SDA
ingressi analogici
SHDN
CH0
CH1
CH2 1k
CH3
CH4
MAX127
CH5
CH6
CH7
Master Slave
Start
Indirizzo slave
0 1 0 1 0 0 0 0
Comando di scrittura
Consenso
CH0 Standby
1 0 0 0 1 0 1 0
Start 0 10 V
Consenso
Stop
Master Slave
Start
Indirizzo slave
0 1 0 1 0 0 0 1
Comando di lettura
Consenso
Bit piu’ significativi
Consenso
Bit meno significativi
Consenso
Stop
Come già descritto nel paragrafo 4.2.4 la lettura della forza esercitata dal
meccanismo è fatta tramite la misura della deformazione delle molle applicate in
serie tra azionamento e carico, in particolare la lettura di deformazione è fatta
misurando la tensione sull cursore del potenziometro lineare Honeywell modello
LTS02 le cui caratteristiche sono state riportate nella tabella 4.9. Per avere una
lettura precisa si è fatto in modo che la tensione di alimentazione del potenziome-
tro fosse il più possibile esente da disturbi, quindi per alimentarlo si è utilizzato
un generatore di tensione di precisione REF01, le cui caratteristiche sono ripor-
tate in tabella 4.11. Tramite questo componente infatti si riesce ad ottenere una
tensione di alimentazione del potenziometro costante ed esente da disturbi, in
modo da avere quindi anche una misura della deformazione delle molle il più
possibile esente da disturbi. Tramite questo integrato si può inoltre alimentare
il potenziometro ad una tensione di +10 VDC , superiore a quella propria della
logica TTL ma comunque supportata dal convertitore MAX127, che consente di
ottenere un segnale meno disturbato. Alimentando il potenziometro una tensione
di alimentazione di +10 VDC si ha un assorbimento di corrente pari a
V 10
Ipot = = = 5 mA
Rpot 2000
che è inferiore alla massima corrente erogabile dall’integrato REF01, che è
pari a 21_mA, come riportato in tabella 4.11. Poiché il potenziometro fornisce
una misura assoluta si può sempre avere un informazione precisa sulla forza ge-
nerata sul carico, senza necessità di eseguire una calibrazione iniziale del sistema
(una volta che è stata definita la corrispondenza tra valore acquisito dal poten-
ziometro e deformazione delle molle). Allo scopo di limitare i disturbi e quindi
avere una lettura dei segnali più accurata, gli ingressi del convertitore MAX127
sono stati collegati a dei filtri passabasso realizzati sfruttando degli amplificatori
operazionali per ottenere dei filtri tipo Butterworth a guadagno unitario.
VIN
VOUT
+10 Tensione in uscita [VDC ]
+40 Massima tensione in ingresso [VDC ] REF01 TRIM
R1 = R2 = R
C1
C1 = 2 · C2
√
2
f [Hz] = [F ]
4·π·R[Ω] ·C2
IN OUT
R1 R1 LM358 Il valore di R deve essere
C2 compreso tra 10k_Ω e 100k Ω,
GND la capacità C2 deve avere un
valore attorno a 50 nF .
Tabella 4.12: Valori dei componenti del filtro passabasso di figura 4.45 effettivamente
impiegati per la realizzazione della scheda.
E’ stato scelto questa tipologie di filtro perché, oltre ad essere facilmente rea-
lizzabile, consente di ottenere una risposta in frequenza il più possibile piatta (in
modulo) all’interno della banda passante, inoltre l’impiego di un amplificatore
operazionale, che garantisce un elevata impedenza in ingresso, è necessario per
la lettura della tensione sul cursore del potenziometro lineare LTS02 in quanto
l’assorbimento di corrente da questo pin deve essere inferiore a 1 µA, come ri-
portato nella tabella 4.9. In figura 4.45 è presentato lo schema di questo tipo di
filtri, dove il valore dei componenti impiegati va calcolato utilizzando le formu-
la indicate. Per quanto riguarda la scelta delle frequenze di taglio dei filtri da
applicare ai 3 segnali in ingresso, si è deciso di considerare una banda passante
di 200 Hz per i segnali Misura forza e Comando forza, mentre di 100 Hz per il
segnale di Misura corrente allo scopo di limitare le fluttuazioni indesiderate nella
lettura della corrente assorbita dal motore. La tabella 4.12 riporta i valori dei
componenti effettivamente impiegati per la realizzazione dei tre filtri, mentre in
figura 4.46 e 4.47sono riportati i rispettivi diagrammi di Bode, in modulo e fase.
4.2. SISTEMA DI COMANDO DEL FRENO PROPORZIONALE 151
8dB 20°
0dB 0°
-20°
-8dB
-40°
-16dB
-60°
-24dB
-80°
-32dB
-100°
-40dB
-120°
-48dB
-140°
-56dB
-160°
-64dB
-180°
-72dB -200°
-80dB -220°
1Hz 10Hz 100Hz 1KHz 10KHz
Figura 4.46: Modulo (in linea più marcata) e fase della risposta del filtro con banda
passante di 100 Hz.
40°
7dB
20°
0dB 0°
-20°
-7dB
-40°
-60°
-14dB
-80°
-100°
-21dB
-120°
-140°
-28dB
-160°
-35dB -180°
-200°
-42dB
-220°
-240°
-49dB
-260°
-280°
-56dB
-300°
-320°
-63dB
-340°
-70dB -360°
1Hz 10Hz 100Hz 1KHz 10KHz
Figura 4.47: Modulo (in linea più marcata) e fase della risposta del filtro con banda
passante di 200 Hz.
152 4. CONTROLLO DELL’ASSE PASSIVO
Tabella 4.14: Elenco dei pin del microcontrollore dsPIC30F4011 utilizzati per il
controllo del driver e relativa funzione.
4.2. SISTEMA DI COMANDO DEL FRENO PROPORZIONALE 153
Figura 4.48: Schema elettrico della scheda di gestione del microcontrollore e dei
finecorsa.
4.2. SISTEMA DI COMANDO DEL FRENO PROPORZIONALE 155
Reset
UART1 RX
UART1 TX
I2C SDL
+5 V
GND
Unico segnale Doppio segnale LED ausiliario
finecorsa finecorsa
I2C SDA
Segnale direzione
Segnale PWM
GND
Allarme temperatura
+ finecorsa
GND
+ finecorsa
GND
LED direzione
LED PWM
Figura 4.49: Schema delle connessioni della scheda di gestione del microcontrollore e
dei finecorsa.
Calcolo
C l l azione
i di Generazione
G i
Stato “3”
controllo segnale PWM
Finecorsa o allarme No
sovratemperatura
attivati?
tti ti?
Si
Stato “4”
4 E
Emergenza
• Stato 1 : in questo stato viene spento il led di segnalazione attivato allo stato
1, quindi poi viene attivato lo stato 2
• Stato 2 : questo stato corrisponde all’inizio del ciclo di controllo del mec-
canismo: vengono infatti letti i canali del convertitore ADC corrispondenti
alla deformazione delle molle e alla corrente assorbita dal motore, inoltre (se
presente) viene memorizzato il valore di forza richiesta inviato sulla porta
UART del microcontrollore dallo schema di controllo di stabilità. L’informa-
zione sulla deformazione delle molle permette di calcolare la forza effettiva
applicata alla leva della pompa del freno oleodinamico, mentre la lettura di
corrente permette di determinare il valore massimo del duty cycle dell’on-
da PWM con il sistema descritto nel paragrafo 4.2.3. In questo stato si ha
inoltre la possibilità di inviare verso lo schema di controllo del sollevato-
4.2. SISTEMA DI COMANDO DEL FRENO PROPORZIONALE 157
• Stato 3 : in questo stato viene generata l’onda PWM con duty cycle calco-
lato dallo schema di controllo descritto sempre nel paragrafo 4.2.3, in base
alla direzione del moto del motore viene inoltre attivato di conseguenza il
relativo segnale. L’attivazione della periferica che genera il segnale PWM
è subordinata allo stato di finecorsa e all’allarme di sovra-temperatura ge-
nerato dall’integrato LMD12000, nel caso uno di questi allarmi sia attivo
la periferica PWM viene disabilitata e il programma passa allo Stato 4, al-
trimenti viene impostato lo Stato 2 in modo che il ciclo di controllo possa
essere nuovamente eseguito
controllo @1kHz
case [ 0 ]:
case : { }
case [ 1 ]:
Attesa "turn on "
case : { }
Stato u1 case [ 2 ]:
Inizio azione
di controllo
Data Store
Read case : { }
Fl [N]
case [ 3 ]:
Stato 2
case : { }
case [ 4 ]: Fl [N ]
Stato 3
case : { }
Switch Case
Emergenza
Figura 4.51: Schema principale che governa il programma di controllo del meccanismo
implementato nel microcontrollore dsPIC30F4011.
158 4. CONTROLLO DELL’ASSE PASSIVO
festerna 10 · 106
IP S = · f attoreP LL = · 8 = 20 · 106 = 20 M IP S
4 4
Per quanto riguarda la comunicazione dei dati tramite l’interfaccia seriale
del microcontrollore si ha che il toolbox Embedded Target for dsPIC fornisce per
l’invio dei dati un blocco che ha la possibilità di spedire anche dei dati organizzati
in forma di vettore, quindi, anche se la trasmissione è limitata a dati di tipo uint8
(quindi formati da 8 bit, da cui deriva un valore possibile compreso tra 0 e 256),
è possibile conbinare gli elementi del vettore in modo da trasmettere anche valori
di tipo int16 (2 byte) o single (4 byte) o double (8 byte). Per la ricezione dei
dati invece il blocco fornisce solo dei valori singoli di tipo uint8. Per consentire
la ricezione di un vettore di valori, in modo da gestire dati di ordine superiore
come nel caso dell’invio, è stato quindi implementato lo schema riportato nel
diagramma di figura 4.52.
4.2. SISTEMA DI COMANDO DEL FRENO PROPORZIONALE 159
Inizio
Memorizzazione primo
elemento del vettore
Memorizzazione i-esimo
elemento del vettore
Figura 4.52: Schema funzionale che illustra il metodo con cui è stata implementata
la ricezione dei dati in forma di vettore tramite l’interfaccia seriale del
microcontrollore dsPIC30F4011.
Capitolo 5
Gli schemi di controllo della stabilità della macchina sono stati sviluppati in am-
biente Simulink in modo da ottenere un sistema che potesse lavorare in real-time.
In particolare si è fatto riferimento al sollevatore telescopico frontale modello
WH714 prodotto da Komatsu, per il quale è stato già descritto nel capitolo 2 il
relativo modello cinematico, sia nella versione completa che in quella semplifica-
ta. Poiché questa macchina non ha una torretta girevole, i movimenti del braccio
telescopico possono essere comandati completamente utilizzando il joystick a 2
GDL descritto nel capitolo 3 (l’angolo di inclinazione delle forche è infatti calco-
lato in modo automatico per mantenere sempre orizzontale il piano di appoggio
del carico). In questa configurazione la posizione del baricentro della macchina
può solo traslare lungo l’asse longitudinale della stessa, quindi, poiché il brac-
cio telescopico ha un’inclinazione massima inferiore a 90°, deriva che è sufficiente
considerare solo la coordinata X del limite anteriore del poligono di appoggio per
valutare la stabilità dell’intero sistema.
1 2 5
3 4
Figura 5.1: Postazione di lavoro utilizzata per sviluppare il sistema e realizzare i primi
test. In figura è possibile vedere il computer che si occupa di visualizzare in
forma visiva il sollevatore (1), il computer che gestisce gli schemi di controllo
del joystick (2), la postazione dell’operatore (3), il joystick a 2 GDL (4), il
quadro elettrico (5) e il pulsante di emergenza (6).
5.1.1 Postazioni PC
Simulatore
ne è stato scritto in ambiente Matlab [76] (in particolare è stata usata la versione
R2007b). La trasmissione delle corse dei cilindri di estensione e di sollevamento
dal computer a cui è collegato il joystick a quello che esegue il simulatore è fat-
ta sfruttando il protocollo UDP, gestito in ambiente Matlab tramite la libreria
“Pnet” 1
La scelta del protocollo UDP invece che il TCP è dovuta al fatto che questo
protocollo è più rapido ed efficiente quando lo si usa per applicazioni “real ti-
me” che richiedono una frequenza minima di spedizione delle informazioni e non
possono ritardare eccessivamente la trasmissione dei pacchetti, anche se posso-
no tollerare qualche perdita di dati [78]. Per contro però questo protocollo non
gestisce il riordinamento dei pacchetti né la ritrasmissione di quelli persi, quindi
tra i dati spediti è stato inserito un numero progressivo che consente di verificare
l’ordine dei pacchetti ricevuti, in modo da utilizzare solo quelli che portano le
informazioni più recenti e scartare quindi quelli che portano valori appartenenti
ad istanti di tempo precedenti all’ultimo pacchetto ricevuto.
Una volta ricevuti i valori della corsa degli attuatori di sollevamento e di esten-
sione questi dati vengono salvati nella struttura della macchina (rispettivamente
nelle variabili [Link].s e [Link].e della struttura macchina che
contiene tutti i dati del sollevatore telescopico). Successivamente tramite la fun-
zione macchina = aggiorna_macchina(macchina) si esegue il calcolo delle matrici
che ne definiscono la struttura cinematica in base ai nuovi valori assunti dagli at-
tuatori e quindi infine si procede alla rappresentazione grafica del sollevatore con
il comando dis_macchina_RealTime(macchina). In figura 5.2 è visibile l’interfac-
cia grafica che viene presenta all’operatore seduto nella postazione di comando
all’avvio del simulatore. Per avere una visuale il simile a quella che si ha duran-
te l’utilizzo del mezzo reale è stato scelta scelta un orientazione della vista in
prospettiva, con il punto di osservazione posto dietro al sollevatore.
Controllo
si è già detto parlando del simulatore, la comunicazione tra i due sistemi avvie-
ne sfruttando il protocollo UDP, in questo caso Simulink fornisce già le librerie
necessarie per gestire questo tipo di comunicazione tramite blocco Packet Out-
put contenuto nella libreria Real Time Windows Target. Per poter funzionare,
in questo blocco deve essere specificato l’indirizzo IP e la porta del computer al
quale devono essere trasmessi i pacchetti e inoltre si deve indicare il tempo di
campionamento dei dati che devono essere spediti, nonché la loro dimensione e
tipologia (per questo progetto sono stati utilizzati tutte variabili di tipo double,
che sono composte da 8 byte ciascuna, quindi poiché i parametri inviati sono 17
la dimensione complessiva del pacchetto di dati è di 136 byte), come si può vedere
in figura 5.3.
L’acquisizione del’angolo di inclinazione della leva del joystick lungo i due
GDL di rollio è beccheggio è fatta eseguendo la lettura dei relativi canali della
scheda di acquisizione Sensoray 626, descritta nel paragrafo 3.4. In particolare,
come illustrato nel capitolo 3, l’angolo di rollio della leva (che comanda l’attuatore
di sollevamento) è misurato da un potenziometro rotativo e quindi genera un
segnale di tensione, mentre l’angolo di beccheggio (che comanda l’attuatore di
estensione) è misurato da un encoder incrementale e quindi genera due segnali
relativi ai canali A e B.
Figura 5.2: Interfaccia grafica che mostra il sollevatore telescopico con il braccio
abbassato e ritratto.
5.1. LAYOUT DEL SISTEMA DI SIMULAZIONE 165
Figura 5.3: Impostazioni del blocco Packet Output utilizzato per trasmettere i dati dal
programma di controllo al programma di simulazione.
Figura 5.4: Impostazione dei blocchi per la lettura dei trasduttori di rotazione montati
sui 2 GDL del joystick.
166 5. SCHEMI DI CONTROLLO SIMULINK
Per la lettura del segnale di tensione si sfrutta quindi uno dei moduli ADC
della scheda di acquisizione, accessibile da Simulink tramite il blocco Analog Input
della libreria Real Time Windows Target. In figura 5.4a è riportata la finestra
di configurazione di questo ingresso, dove deve essere specificato il numero del
canale ADC a cui è collegato il sensore, il tempo di campionamento e il range
di variazione del segnale in ingresso. Il segnale generato dall’encoder viene invece
gestito direttamente da un modulo apposito della scheda Sensoray 626, quindi,
come mostrato in figura 5.4b, per ottenere la misura dell’angolo della leva è
sufficiente indicare il numero del canale a cui è collegato l’encoder, il tempo
di campionamento del contatore collegato al segnale dell’encoder, la strategia
di decodifica del segnale encoder e la frequenza di taglio del filtro passabasso
presente sulla scheda, che consente di limitare l’influenza di eventuale disturbi sui
cavi di collegamento con il sensore.
Integr 2
1
1
Velocità 1
Limite sol s
sol [m/s] Sol [m]
3
Reset [0-1]
2 1
Velocità s 3
Limite est
est [m/s] Est [m]
Integr 1
W 2
Carico [Kg]
Carico
Figura 5.5: Sottosistema che simula il comportamento degli azionamenti idraulici del
sollevatore telescopico.
infatti non si considerano gli effetti diamici/inerziali derivanti dal movimento del
sollevatore.
In questo sottosistema è inserita inoltre l’informazione del carico applicato
alle forche del sollevatore.
Figura 5.6: Area di lavoro della leva del joystick prima della procedura di calibrazione.
+
Minimo - Ampiezza
Verifica
calibrazione
Conclusione
calibrazione
anche l’angolo che la leva è libera di percorrere in funzione della rotazione del supporto.
5.3. CALIBRAZIONE DEL JOYSTICK 169
di taglio minore perché questo strumento di misura genera disturbi maggiori rispetto al segnale
letto dall’encoder, che è già stato condizionato dalla scheda di acquisizione.
170 5. SCHEMI DI CONTROLLO SIMULINK
0.5 3
Offset [V]
max Gain
1 2
Analog input [V] Ampiezza [V]
1.4
min
Intervallo
Attesa minimo [V]
tempo di carica < 1
potenziometro
Conclusione
calibrazione [1-0]
0.5 1
Offset [tacche ]
max Gain 1
2
1 Ampiezza [tacche ]
Encoder input
[tacche ] 1400
min Intervallo
minimo
[tacche ]
< 3
Conclusione
calibrazione [1-0]
Figura 5.9: Area di lavoro della leva del joystick con evidenziati i limiti individuati
tramite la procedura di calibrazione (A = limiti massimi dell’area di lavoro,
B = area di lavoro effettiva).
5.3. CALIBRAZIONE DEL JOYSTICK 171
M isura M isuracorretta
=
Rangemisura Rangedesiderato
da cui si ottiene
M isura
M isuracorretta = Rangedesiderato ·
Rangemisura
dove Rangedesiderato = 1, mentre Rangemisura = Rangereale · coef fcorrettivo .
Se M isura fosse sempre contenuto nel Rangemisura anche M isuracorretta sarebbe
sempre contenuto in Rangedesiderato , in realtà per come è stato costruito lo spazio
di lavoro B, si possono avere delle misure che escono da questo intervallo, e quindi
dei valori di M isuracorretta che escono dal Rangedesiderato , è quindi necessario
un blocco saturatore per eliminare questi valori non voluti. Il valore in uscita
dai blocchi saturatori viene poi moltiplicato per 60, in modo che gli angoli di
beccheggio siano sempre compresi tra −30° e +30°.
Prima di poter utilizzare la lettura degli angoli della leva del joystick l’utente
deve portare la leva in posizione di partenza, che per l’asse di rollio comporta di
bloccare la leva nella posizione di zero, almeno per gli schemi che sono stati fin
qui testati, come descritto in 5.5 (per quanto riguarda invece l’asse di beccheg-
gio la posizione iniziale della leva a cui corrisponde un comando di estensione
nullo dipende dallo schema di controllo adottato). Il riconoscimento di questa
condizione si basa sulla verifica che la leva si trovi effettivamente ad assumere un
angolo di rollio nullo (con una tolleranza di ±0.05°) e che questa posizione venga
raggiunta con una velocità sufficientemente bassa (con una tolleranza di ±30 s° ).
Questa seconda condizione deriva dal fatto che in questi test sul joystick è mon-
tato il freno elettromagnetico che, per come visto nel paragrafo 5.10, ha tempi
di disinserzione abbastanza lunghi, che potrebbero facilmente portare a bloccare
172 5. SCHEMI DI CONTROLLO SIMULINK
1
AND
Rolllio NAND
[-30°30°] Dead Zone 1 Hit Digital
Crossing Output
Switch
Digital Output 15
0
Freno
du/dt 2 Sensoray
Calibrazione Model 626 [auto]
Derivative Dead Zone Hit [1-0] Memory
Crossing1
NOT 1
Aggancio freno
[0-1]
Figura 5.10: Schema che comanda l’attivazione del freno on/off che conclude la
procedura di calibrazione del joystick.
0 1
0 1 1
1 1 0
Encoder 1 [-30 ° 30 °]
Input 0.01 s+1 60
enc filter 1 2
Encoder Input [div ] Divide 1
Percentuale Scarto degli Beccheggio
Sensoray Product 3
Offset [tacche ] utilizzabile estremi [-30 ° 30 °]
Model 626 [auto ]
Rolllio [- 30 ° 30 °]
Encoder input [tacche ] Ampiezza [tacche ] 0.89
Spazio di frenatura
Figura 5.12: Limiti definiti all’interno dello spazio di lavoro del sollevatore per realizza-
re il controllo di stabilità applicato all’attuatore di sollevamento (nei test
che sono stati realizzati il limite di fine frenatura è stato posto a 150 mm
dal limite di stabilità, mentre lo spazio di frenata è stato considerato
uguale a 250 mm).
176 5. SCHEMI DI CONTROLLO SIMULINK
{1} {1} {2} {2}
Mveicolo · + Mcarico ·
XG,veicolo XG,carico Mveicolo · XG,veicolo + Mcarico · XG,carico
XG = + ·s4
Mveicolo + Mcarico Mveicolo + Mcarico
che può essere riscritta in forma compatta come
{1} {2}
XG = XG + XG · s4
Noto l’allungamento dell’attuatore di sollevamento è possibile calcolare l’an-
golo β3 tramite la formula 2.3 che permette quindi di ricavare l’estensione limite
di sicurezza come
{1}
XG,sicurezza − XG
s4,limite = {2}
XG
Questa estensione limite di sicurezza è utilizzata inoltre per definire un’ulte-
riore estensione di attrazione posta ad una certa distanza. Il parametro che però
viene in realtà utilizzato dallo schema di controllo è detto estensione di controllo,
che assume il valore dell’estensione di attrazione quando l’estensione comandata
raggiunge o supera questo limite, altrimenti assume lo stesso valore dell’esten-
sione effettiva del braccio. Il significato di questi limiti, riportati anche in figura
5.13, è descritto in modo più dettagliato nel paragrafo 5.5.2.
5.4. MODELLO SEMPLIFICATO DEL SOLLEVATORE 177
Limite di sicurezza
Limite di stabilita' za
ez
ur
i sic
ed e
it ion
lim r a z
io ne att
ns i lo
ste e d
t rol
E sion co
n
sten ed
i
E
sion
Spazio di attrazione f Es
ten
Figura 5.13: Limiti definiti all’interno dello spazio di lavoro del sollevatore e lungo
l’asse del braccio telescopico per realizzare il controllo di stabilità applicato
all’attuatore di estensione (nei test che sono stati realizzati il limite di
sicurezza è stato posto a 150 mm dal limite di stabilità, mentre lo spazio
di attrazione è stato considerato uguale a 50 mm).
178 5. SCHEMI DI CONTROLLO SIMULINK
Posizione
Operatore Master Slave Limite
_+
Forza
alla posizione di riposo verticale corrisponde una forza di richiamo che tende a
riportarla nella situazione di partenza; tale forza è dovuta alle molle nel caso dei
joystick idraulici ed elettro-idraulici ed è invece generata da un motore nel caso di
un joystick aptico. Questa azione è rappresentata nello schema dalla retroazione di
guadagno K che genera sulla leva del joystick una forza opposta allo spostamento,
indipendente dall’effettivo comportamento dello slave.
Il sollevatore telescopico è invece comandato in velocità, cioè l’inclinazione del
joystick imposta dall’utente genera un segnale di riferimento che è interpretato
dallo slave come un comando di velocità da impartire agli attuatori. Se lo slave
si muove in ambiente libero l’unica azione di forza presente sul master è quella
dovuta alla retroazione K. Nel caso però in cui sullo slave venga a generarsi
una forza, che nel caso del controllo di stabilità qui considerato è di tipo virtuale,
cioè determinata da quanto il sollevatore si avvicina al limite di instabilità, questa
azione va a sommarsi a quella dovuta dalla retroazione K, segnalando all’operatore
l’approssimarsi della situazione di pericolo.
Si può notare che non c’è corrispondenza di posizione tra master e slave,
questa configurazione di controllo viene infatti normalmente utilizzata quando lo
spazio di lavoro è ampio ed è necessario un posizionamento dello slave preciso,
come appunto accade nell’utilizzo di un sollevatore telescopico.
Posizione
Operatore Master Forza Slave Limite
Figura 5.15: Schematizzazione del funzionamento dello schema di controllo “Rate Con-
trol” nel caso di utilizzo di un attuatore passivo per generare la forza di
richiamo della leva.
LIMsup
v_max _sol
[m /s]
Velocità sollevamento [m /s] up
4 -K- u y1 2
Rollio lo Vel sol
[-4,4]° [°] -> [m /s]
[-30 ° 30 °] Limite teorico [m /s]
1 u+b
Baricentro limite U1
Bias 2
[m ] [0-1]
up
3 u y1 u+b 1/d_bar _lim _sol LIMinf
Baricentro lo f(u) 1
Bias 1 U2
[m ] Saturation Gain 1 Limite vel sol
Dynamic Fcn Saturation 2
[m /s]
u+b
Bias 3
2
Beta
(u(2)*tan (u(1))+1)*u(3)
[rad ] Proporzionale alla lunghezza
braccio da compensare
5 Fcn 1
Est
[m ]
1 0.6
Constant Slider
Gain
giunto elastico descritto nel paragrafo 3.3.1, che nei test effettuati è mantenuto
sempre bloccato dal freno on/off. Poiché quindi l’azione che viene ad esercitarsi su
questo asse è solo di tipo passivo, non è possibile variare arbitrariamente la forza
applicata sulla leva, si perde cioè la possibilità di generare un azione che possa
segnalare all’operatore l’avvicinamento alla zona di instabilità. La struttura dello
schema di comando della leva nel caso di un azionamento passivo diventa infatti
quello riportato in figura 5.15.
Lo schema che è stato implementato per il controllo di stabilità dell’attua-
tore di sollevamento è riportato in figura 5.16. Il comando imposto dall’opera-
tore muovendo il joystick è convertito in velocità di estensione dell’attuatore di
sollevamento tramite la proporzione
angolorollio velocitàsollevamento
=
angolorollio,M AX velocitàsollevamento,M AX
da cui deriva
velocitàsollevamento,M AX
velociàsollevamento = · angolorollio (5.1)
angolorollio,M AX
Per evitare che l’operatore possa imporre movimenti non voluti inoltre l’angolo
di rollio acquisito viene fatto passare attraverso un blocco Dead Zone che genera
un uscita nulla anche quando la leva non è esattamente in posizione verticale, ma
si trova comunque in un suo intorno (in questo caso ±4°). Il valore di velocità
5.5. CONTROLLO DELLA STABILITÀ 181
calcolato con la formula 5.1 viene quindi poi fatto passare attraverso un blocco
di saturazione che ha il limite superiore fisso, infatti sollevando il braccio della
macchina il baricentro tende sempre ad allontanarsi dalla zona di instabilità e
quindi il movimento può essere sempre fatto alla massima velocità, mentre il
limite inferiore è calcolato in base a quanto il baricentro di trova vicino al limite
di sicurezza e alla configurazione del braccio telescopico.
Il calcolo del baricentro è fatto dal blocco che modellizza il sollevatore tra-
mite le formule semplificate riportate nel paragrafo 2.1, il valore ottenuto viene
passato attraverso un blocco di saturazione che mantiene il valore compreso tra
la posizione del limite di inizio frenatura e il limite di fine frenatura mostrati in
figura 5.12. Al valore così ottenuto viene sottratta la posizione del limite di inizio
frenatura e il risultato viene diviso per l’ampiezza dello spazio di frenatura, in
modo da avere un numero variabile tra 0 e 1 (indicato come U1 ), dove a 0 corri-
sponde una posizione sicura del baricentro, mentre ad 1 per una configurazione
della macchina che ha portato il baricentro sul limite di fine frenatura (o oltre).
Come è stato già accennato la velocità di discesa massima del braccio tele-
scopico dipende anche dalla sua configurazione, più precisamente dalla lunghezza
del segmento che il sistema di controllo dello sfilo deve essere in grado di com-
pensare per evitare che il baricentro esca dai limiti di sicurezza mentre il braccio
viene fatto scendere. Facendo riferimento alla figura 5.17a, in cui è riportato il
diagramma di carico del sollevatore telescopico preso in esame, supponendo di
trasportare ad esempio un carico di 2500 Kg si ha che, nelle vicinanze del limite
di stabilità dove il diagramma diventa praticamente verticale, se si compie una
rotazione del braccio verso il basso, supponendo di mantenere costante la lun-
ghezza, il controllo dello sfilo deve riuscire a far rientrare la parte di braccio che
esce oltre il limite del diagramma, cioè ∆L. Poiché non è necessario conoscere
esattamente questa quantità, si può fare riferimento allo schema semplificato di
figura 5.17b, che in base alla configurazione del braccio consente comunque di
avere una stima di quanto dovrà agire il controllo dello sfilo per mantenere il
sollevatore in condizioni di sicurezza. Si ha infatti
4L
tan (β) ≈
s4 · ∆β
4L ≈ s4 · tan (β) · 4β
15
76
14 70
G
13 60
F
12
E
50
11
D
10
40 C
9
B
8
A
7
30 ¯ Lb
rac
cio
6
¢L
1350 kg
1500 kg
2000 kg
2500 kg
3000 kg
3500 kg
4000 kg
4500 kg
5 20
3 10
1
LIMinf = −velocitàsollevamento,M AX 1 − U1 · 1 −
U2
Dove il termine che moltiplica la velocità massima serve a ridurla in base alla
vicinanza al limite di stabilità e alla lunghezza del braccio che deve essere fatto
rientrare dal controllo di estensione. Il termine U1 , definito in precedenza, assume
valori compresi tra 0 e 1 in funzione della vicinanza al limite di fine frenatura. Nel
caso in cui il baricentro sia interno ai limiti di sicurezza questo termine assume il
valore 0 e quindi la discesa del braccio può avvenire a velocità massima, altrimenti
essa viene ridotta. La quantità di riduzione della velocità dipende anche da un
secondo fattore, dove compare il termine U2 che è definito come
dove s4 ·tan (β), come si è visto, è proporzionale al tratto di sfilo che il controllo
di estensione deve essere in grado di compensare, mentre K è un coefficiente
numerico ricavato sperimentalemente che dipende dal rapporto tra la massima
velocità di estensione e la massima velocità di sollevamento del braccio. Maggiore
è il valore assunto dal termine s4 · tan (β), più grande è il fattore 1 − U12 e
quindi maggiore è la riduzione della velocità di discesa del braccio.
Nel caso del comando di estensione lo schema “Rate Control”, già descritto nel
paragrafo 5.5.1, è realizzato generando la forza di richiamo tramite il motore in
corrente continua posto sull’asse di beccheggio, quindi ciò consente di sfruttare
pienamente lo schema di figura 5.14 per segnalare all’operatore l’approssimarsi
del limite di stabilità, diversamente da quanto è possibile fare con il comando di
sollevamento (dove l’attuatore è mantenuto sempre bloccato).
Il comando imposto dall’operatore muovendo il joystick è convertito in velocità
di allungamento dell’attuatore di estensione tramite la proporzione
angolobeccheggio velocitàestensione
=
angolobeccheggio,M AX velocitàestensione,M AX
da cui deriva
velocitàestensione,M AX
velociàestensione = · angolobeccheggio (5.2)
angolobeccheggio,M AX
Per evitare che l’operatore possa imporre movimenti non voluti l’angolo di
beccheggio acquisito viene fatto passare attraverso un blocco Dead Zone che ge-
nera un uscita nulla anche quando la leva non è esattamente in posizione verticale,
ma si trova comunque in un suo intorno (in questo caso ±1°). Il valore di velocità
calcolato con la formula 5.2 viene quindi poi fatto passare attraverso un bloc-
co di saturazione che assicura che la velocità imposta sia entro i limiti propri
dell’attuatore di estensione.
Il controllo vero e proprio viene fatto sottraendo alla velocità di estensione
una quantità proporzionale alla differenza tra l’estensione effettiva del braccio e
184 5. SCHEMI DI CONTROLLO SIMULINK
rientro sfilo
frenata
velocitàestensione,M AX
velocitàestensione,controllo = ·(estensione − estensioneattrazione )
spazioattrazione
in questo caso particolare anche nella modalità detta “Rate Control” una sorta
di controllo di posizione che rende direttamente proporzionali l’inclinazione del-
la leva del joystick (calcolata rispetto alla posizione verticale) e l’estensione del
braccio (calcolata rispetto all’estensione di attrazione), come si può vedere anche
dallo schema riportato in figura 5.20. Supponendo infatti di non variare l’inclina-
zione del braccio telescopico, quando la leva del joystick viene portata a finecorsa
sull’asse di rollio l’estensione assume il valore dell’estensione limite di sicurezza,
mentre se la leva viene portata al centro (o se viene lasciata libera di muover-
si) l’estensione assume il valore dell’estensione di attrazione. Si ottiene infatti la
relazione
∆angololeva · K1 = 4est · K2
che può essere scritta come
K1 velocitàestensione,M AX spazioattrazione
4est = ·∆angololeva = · ·∆angololeva
K2 angolobeccheggio,M AX velocitàestensione,M AX
da cui deriva
spazioattrazione
∆est = · ∆angololeva
angolobeccheggio,M AX
Lo schema di controllo risultante è riportato in figura 5.19, dove è presente
anche un blocco moltiplicativo che consente di disabilitare lo schema durante
l’esecuzione dei test. Per quanto riguarda il controllo della leva in questo schema,
se non interviene il controllo di stabilità sull’estensione del braccio, il motore
agisce in modo da simulare la presenza di molle che tendono a far ritornare la
leva sempre nella posizione centrale, a cui corrisponde, come per il comando di
sollevamento, velocità nulla degli attuatori.
Velocità estensione [m/s]
1 -K- 1
Beccheggio Vel est [m/s]
[-30° 30°] [-1,1]° [°] -> [m/s] Limite est
[Stabilita ]
[m] -> [m/s]
Interruttore 1
From1
2 3
Est_contr Superamento
[m] Est_ contr
[m]
Per fare ciò l’angolo di inclinazione viene usato come riferimento per un
controllo di tipo proporzionale-derivativo (PD) che ha in uscita la tensione da
applicare al motore. Si realizza cioè lo schema di figura 5.21.
Angolo di
beccheggio
[-30˚ +30˚]
P
+ + Driver
Saturazione
- + motore
D
Riferimento
Figura 5.21: Struttura dello schema di controllo della leva del joystick.
up
3 .4535 Analog
-1 u y1
Output
Spostamento Kp lo
Sblocco
dello zero Saturazione di Analog Output 4
joystick
sicurezza Motore
Sensoray
Model 626 [auto]
1 -10 -300 -1
Superamento
[-0 .001 ,0 .001 ] g1 [0 -1 ] g Intervallo di
est _ contr
funzionamento
[m ]
3 - 8 [V ]
Figura 5.22: Schema di controllo della leva del joystick nello schema di comando tipo
“Rate Control”.
|
Velocita’ sfilo
controllo
K2 Estensione
∆ estensione
+
|
Estensione di
attrazione
velocitàestensione,M AX velocitàestensione,M AX
K1 = angolobeccheggio,M AX K2 = spazioattrazione
(a)
(b)
Figura 5.20: La figura 5.20a mostra lo schema di controllo che si viene a realizzare quan-
do l’estensione del braccio si trova all’interno dello spazio di attrazione, la
stessa situazione è mostrata per via grafica nella figura 5.20b.
188 5. SCHEMI DI CONTROLLO SIMULINK
Posizione
Operatore Master Slave Limite
Forza
Nel caso in cui il baricentro del sollevatore telescopico sia interno ai limiti di
sicurezza la forza virtuale è nulla e quindi non viene trasferita nessuna azione alla
leva del joystick che quindi può essere mossa liberamente dall’operatore. Poiché,
come si è visto, la posizione della leva e quella dello slave hanno una corrispon-
denza diretta e non sono presenti retroazioni di forza all’interno della zona di
sicurezza, con questo schema si possono generare problemi di poca accuratezza e
precisione dei movimenti dello slave se l’ambiente di lavoro è molto ampio
Lo schema di controllo dell’estensione per questo schema funziona in modo
simile al controllo dello schema tipo “Rate Control”, in questo caso però siccome
la leva del joystick non impone più la velocità dell’attuatore, ma la sua posizione
assoluta, si ha un loop di retroazione che calcola la velocità dell’attuatore di
5.5. CONTROLLO DELLA STABILITÀ 189
2
Comando
estensione
[m]
Velocità estensione [m/s]
1 u+30 4/60 v_max _est/0.3 1
Beccheggio Vel est [m/s]
[-30° 30°] Traslazione in [°]->[m] Limite est
[0-60] [m]- >[m/s]
estensione in base alla differenza tra il valore imposto dal joystick e l’estensione
effettiva. Come si può vedere dallo schema riportato in figura 5.24 l’angolo di
beccheggio, che viene letto come un numero compreso tra −30° e +30°, viene
trasformato in un numero compreso tra 0 e 60° in modo da essere assimilabile alla
corsa di estensione dell’attuatore, che va da 0 m a 4 m. Questo valore viene quindi
poi trasformato nella corsa desiderata dell’attuatore sfruttando la proporzione
angolobeccheggio estensione
=
angolobeccheggio,M AX estensioneM AX
da cui deriva
estensioneM AX
estensione = · angolobeccheggio
angolobeccheggio,M AX
dove estensioneM AX = 4 m e angolobeccheggio,M AX = 60°. La differenza tra
l’estensione imposta e l’estensione effettiva viene quindi moltiplicata per un coef-
ficiente che permette di ottenere la velocità di estensione, che passa attraverso un
blocco saturatore per mantenerla entro i limiti dell’attuatore.
Come si è già visto nel caso in cui il controllo di stabilità non sia attivo perché
il sollevatore si muove all’interno della zona di sicurezza, sulla leva non è presente
nessuna forza. L’operatore inizia a però a percepire una reazione sul joystick nel
caso in cui cerchi di portare l’estensione del braccio oltre l’estensione di attra-
zione, in questo caso infatti viene attivato il controllo della leva che tramite un
azione proporzionale-derivativa tende a portare la leva ad assumere l’inclinazione
corrispondente all’estensione di attrazione. Questa azione viene quindi attivata
solo per movimenti della leva che porterebbero l’estensione a superare l’estensione
di attrazione mentre viene disattivata per comandi che fanno rientrare lo sfilo in
190 5. SCHEMI DI CONTROLLO SIMULINK
du/dt 0.05
Derivative
1 30
Comando
p -1 Analog
estensione Divide 2
[m] Product 2 Output
-5V +0.1V
Product
Analog Output 4
2
c1 Motore
Est_contr Sensoray
[m] 4 Model 626 [auto]
1
Calibrazione [0-1]
Riduzione guadagno
Abs1 alta velocita ' g4
|u| 0.1 10
Dead Zone 4
3 15.8304
Superamento
est_contr g Saturation
[m]
Figura 5.25: Schema di controllo della leva del joystick nello schema di comando tipo
“Lans”.
Forza
+_
Operatore Master Posizione Slave Limite
Ritorno di forza
K
del joystick è controllato dalla posizione dallo slave, che a sua volta è comandato
in velocità dalla forza impressa dall’operatore sulla leva del joystick (supponendo
che il ritorno di forza sia nullo, cioè che la movimentazione sia fatta entro i limiti
di stabilità). Nel caso in cui il baricentro del sollevatore raggiunga i limiti della
zona sicura il ritorno di forza assume un valore non nullo e quindi va a diminuire il
comando di forza esercitato dall’operatore, fino ad annullarlo (o a farlo diventare
negativo), annullando (o invertendo) quindi anche il comando di velocità dello
slave, che a sua volta quindi blocca (o inverte) la rotazione della leva del joystick.
La forza che l’operatore impone sulla leva, interpretata come comando di ve-
locità dallo slave, può essere misurata direttamente tramite degli estensimetri,
oppure monitorando la corrente assorbita dal motore per controbilanciare la for-
za imposta dall’operatore. Poiché però queste misure tendono ad essere affette
da disturbi elevati (soprattutto per forze di ridotta entità), è preferibile valutare
l’azione dell’operatore come differenza tra l’angolo imposto alla leva dalla posi-
zione dello slave e l’angolo effettivamente imposto dall’utente, moltiplicata per
un opportuno coefficiente (se si considera una corrispondenza di tipo lineare).
Lo schema che realizza il controllo di estensione è uguale a quello utilizzato
per lo schema tipo “Lans” (riportato in figura 5.24) perché l’operatore comanda
sempre il valore assoluto dell’estensione del braccio, in questo caso però cambia
il controllo effettuato sulla leva del joystick. Nella modalità “Haptic Joy” infatti
l’azione sulla leva è attiva anche quando l’operatore muove il sollevatore entro
i limiti di sicurezza, infatti il blocco di saturazione posto a valle dell’ingresso
relativo al superamento del limite dell’estensione di attrazione ha un valore di
soglia inferiore maggiore di zero, e quindi non va mai ad annullare completamente
il controllo, come accadeva invece con lo schema tipo “Lans”. In questo caso quindi,
192 5. SCHEMI DI CONTROLLO SIMULINK
du /dt 0 .08
Derivative d 3
Limite voltaggio
negativo [V ]
1 2 .8535
Riferimento up
estensione p Analog
Divide 2 -1 u y1
[m ] Product 2 Output
lo
Product
Riduzione di velocita ' Analog Output 4
2 c1 4
Motore
Est _ contr Calibrazione [0 -1 ] Sensoray
[m ] 1 Model 626 [auto]
Riduzione guadagno
alta velocita ' g4
|u | 0 .1 20
1 .3512
Abs 1 Dead Zone 4
Coefficente di
variazione Kp
3 50 -1
Superamento
g Saturation
est _ contr
[m ]
Figura 5.27: Schema di controllo della leva del joystick nello schema di comando tipo
“Haptic Joy”.
Tabella 5.1: Elenco dei parametri trasmessi dal programma di controllo del joystick al
programma di simulazione del sollevatore telescopico.
Capitolo 6
Test sperimentali
Per poter valutare l’efficacia degli schemi di controllo descritti nel capitolo 5 sono
stati definiti due diverse tipologie di test, una che implicava il raggiungimento di
alcune posizioni target poste in vicinanza del limite di stabilità della macchina,
l’altra impiegava invece degli obiettivi sistemati all’interno della zona di sicurezza.
In entrambi i casi si è utilizzato il simulatore del sollevatore telescopico modello
WH714 prodotto da Komatsu, le cui caratteristiche sono riportate nell’appendice
A.
Figura 6.1: Immagine presa durante una fase della prova denominata “test di stabilità”.
ilita '
im it e di stab
L
a'
e d i s tabilit
Limit
f
Superamento limite
(b) Superamento del limite di stabilità con conseguente
ribaltamento del sollevatore telescopico
Figura 6.3: Immagine presa durante una fase della prova denominata “test di
precisione”.
Nel caso della prova denominata “test di precisione” il compito che l’operatore
ha dovuto svolgere è simile a quello descritto per il test precedente, però in que-
sta situazione i target sono posti più distanti dal limite di ribaltamento, quindi
l’operatore ha potuto concentrarsi di più sull’obiettivo di raggiungere i target nel
minor tempo possibile, senza valutare le problematiche legate alla stabilità. In
figura 6.3 è mostrata una fase di questo test. Poiché in questa tipologia di test
il compito implicava movimenti distanti dai bordi del poligono di stabilità, negli
schemi utilizzati (“Rate Control”, “Lans” e “Haptic Joy”) sono stati disabilitati i
controlli di stabilità e il relativo feedback sulla leva.
Per la raccolta dei dati, allo scopo di limitare le influenze dovute al fatto che
l’operatore aumenta la confidenza con il sistema con l’esperienza, si è fatto in
modo di eseguire i vari test con un ordine casuale. Per velocizzare il setup del
sistema nel passaggio da una metodologia di test all’altra è stata realizzata l’in-
terfaccia grafica mostrata in figura 6.4. Da questa schermata è possibile avviare il
test scelto (1), resettare i parametri della finestra (2), impostare l’indirizzo IP del
computer su cui viene eseguito lo schema di controllo del joystick (4), impostare
i dati relativi all’operatore che sta eseguendo il test e visualizzare lo schema di
controllo impiegato (7), visualizzare al termine della prova il tempo impiegato per
6.2. ELABORAZIONE DEI DATI 199
4
7
9
6
Per valutare l’efficacia dei vari metodi di comando del sollevatore è stato con-
siderato come parametro caratteristico, almeno in queste prime analisi, il tempo
impiegato dall’operatore per completare il raggiungimento di tutti i 3 i target.
Il calcolo del tempo è stato fatto considerando come istante di partenza il mo-
mento in cui l’operatore ha eseguito un movimento dell’attuatore di sollevamento
o di estensione superiore all’1 % della corsa totale disponibile. La tabella 6.2 ri-
porta i tempi di completamento del task riferiti alle prove di “stabilità”, mentre
nella tabella 6.3 sono riportati i valori per i test di “precisione”.
Tabella 6.2: Raccolta dei tempi (espressi in secondi [s]) impiegati dai vari operatori per
completare l’esecuzione del task assegnato nel caso del test di “stabilità”
(RC = schema tipo “Rate Control”, L = schema tipo “Lans”, HJ = schema
tipo “Haptic Joy”, +cs = con controllo di stabilità, +fb = con feedback
sulla leva).
6.2. ELABORAZIONE DEI DATI 201
Tabella 6.3: Raccolta dei tempi (espressi in secondi [s]) impiegati dai vari operatori per
completare l’esecuzione del task assegnato nel caso del test di “precisione”.
Da questi diagrammi si può notare che i valori medi dei tempi sono abbastanza
simili (anche se allo schema di controllo tipo “Lans” sembrano essere associati
tempi maggiori), in considerazione anche della considerevole deviazione standard
che indica una rilevante dispersione di valori raccolti. Per poter quindi confrontare
le serie di dati ottenuti, suddivise tra i test di “stabilità” e quelli di “precisione”, si
è fatto ricorso al test statistico denominato Wilcoxon Matched-Pairs Test. Questo
tipo di test statistico è di tipo non parametrico (cioè non si basa su ipotesi stabilite
a priori riguardanti le caratteristiche della popolazione di dati) e permette di
confrontare due gruppi associati di dati. La procedura di test si basa sul calcolo
delle differenze tra le coppie associate di dati e sulla successiva analisi di queste
differenze. Il valore di P-value che viene fornito dal test permette si stabilire se
effettivamente i due gruppi di dati appartengono a distribuzioni diverse e quindi
effettivamente esiste una differenza tra le due strategie di controllo considerate1 .
Considerando i test di stabilità, si può notare come alcuni dati si discostino
molto dall’andamento ottenuto con gli altri operatori; eseguendo una regressio-
ne lineare dei tempi calcolati si possono infatti ricavare di grafici riportati nelle
1
In questa analisi l’ipotesi nulla H0 è che le due strategie di controllo siano equivalenti,
mentre l’ipotesi alternativa H1 è che le due strategie di controllo non siano equivalenti. Il valore
di P-value fornito dal test statistico rappresenta la probabilità ottenuta dall’analisi dei dati che
si ha di commettere un errore del primo tipo, cioè accettare l’ipotesi alternativa H1 , quando in
realtà è vera l’ipotesi nulla H0 . Come valore di soglia α che si accetta di commettere un errore
del primo tipo si è considerato il 5%, quindi per ritenere valida l’ipotesi alternativa si deve avere
P − value < 0.05.
202 6. TEST SPERIMENTALI
150
100
Tempo [s]
50
0
fb
L
cs
fb
J
C
fb
H
+
+
+
R
+
cs
C
cs
cs
R
+
+
+
L
C
J
H
R
80
60
Tempo [s]
40
20
0
ns
y
ol
Jo
La
tr
n
tc
Co
ap
H
e
at
R
(b)
Figura 6.5: Rappresentazione tramite grafici a barre del tempo medio e della relativa
deviazione standard dei tempi impiegati dai vari operatori per completare
il task assegnato. La figura 6.5a mostra i dati relativi al test di “stabilità”,
mentre la figura 6.5b quelli relativi al test di “precisione”.
6.2. ELABORAZIONE DEI DATI 203
80 80
60 60
Tempo [s]
Tempo [s]
40 40
20 20
0 0
0 5 10 0 5 10
Operatori Operatori
(a) Schema tipo “Rate Control” (b) Schema tipo “Lans”.
80
60
Tempo [s]
40
20
0
0 5 10
Operatori
(c) Schema tipo “Haptic Joy”.
Figura 6.6: Regressioni lineari dei dati raccolti durante la prova di “precisione”.
figure 6.6a, 6.6b e 6.6c. Come si può notare nei grafici 6.6a e 6.6c i tempi ri-
feriti rispettivamente all’operatore 2 e 3 si discostano evidentemente da quelli
ottenuti per gli altri operatori, probabilmente a causa di una scarsa confidenza
con il controllo adottato o per qualche altro problema insorto durante la prova.
Data quindi la notevole difformità si è deciso di escludere questi due operatori
dall’analisi statistica effettuata su questo set di dati..
Poiché il test statistico Wilcoxon Matched-Pairs Test opera su coppie di serie
di dati, è necessario scegliere quali tipologie di schemi di controllo confrontare tra
di loro. Considerando i test di “precisione” si possono quindi ad esempio verificare
la sussistenza di differenze tra le tipologie di schemi riportate nella tabella 6.4.
Da questi dati si può vedere come ci sia effettivamente differenza significativa
tra le diverse modalità di controllo, in particolare il controllo tipo “Rate Control”
permette di ottenere tempi di esecuzione del task inferiori sia rispetto alla mo-
dalità “Haptic Joy” sia rispetto alla modalità “Lans”, osservando i valori medi si
può però vedere come il guadagno di tempo rispetto allo schema tipo “Lans” sia
molto superiore.
204 6. TEST SPERIMENTALI
Tabella 6.4: Risultati del test statistico denominato Wilcoxon Matched-Pairs Test per
le prove di “precisione”.
Per quanto riguarda invece il confronto tra gli schemi “Haptic Joy” e “Lans”,
dato l’elevato valore del parametro P-value, non è possibile trarre una conclusione
attendibile.
Tabella 6.5: Risultati del test statistico denominato Wilcoxon Matched-Pairs Test per
le prove di “stabilità” (RC = schema tipo “Rate Control”, L = schema tipo
“Lans”, HJ = schema tipo “Haptic Joy”, +cs = con controllo di stabilità,
+fb = con feedback sulla leva).
15
Rate Control
T1 Lans
Haptic Joy
10
T2
[m]
T3
0
14 12 10 8 6 4 2 0 -2 -4
[m]
hanno seguito traiettorie simili a quelle di figura 6.7. Per poter valutare quin-
di il guadagno di tempo che si può ottenere sfruttando il controllo di stabilità
automatico dovranno essere fatti altri test che prevedano l’impiego di operatori
maggiormente addestrati.
Durante l’esecuzione delle prove di stabilità si sono avuti alcuni casi di ribal-
tamento della macchina, riportati nella tabella 6.6. Come si può vedere tutti i casi
di ribaltamento si sono verificati quando il controllo di stabilità era disattivato e
inoltre quasi la totalità è avvenuta con lo schema di controllo tipo “Lans”, che,
come visto dalle analisi statistiche precedenti, è anche quello che si è dimostrato
meno performante.
6.2. ELABORAZIONE DEI DATI 207
Tabella 6.6: Indicazione dei casi di ribaltamento avvenuti nel corso del test di “stabilità”
(RC = schema tipo “Rate Control”, L = schema tipo “Lans”, HJ = schema
tipo “Haptic Joy”, +cs = con controllo di stabilità, +fb = con feedback
sulla leva).
Al termine dei test sono stati inoltre raccolti i pareri degli operatori riguardo
all’utilizzo dei vari schemi. Dall’analisi di quanto scritto si è rilevato che, come
evidenziato dai test statistici, lo schema “Rate Control” è quello più apprezzato
per via della sua maggiore intuitività e analogia con i sistemi già esistenti, anche
il controllo tipo “Haptic Joy” ha ricevuto buone valutazioni, anche se si è rilevato
più difficoltoso da utilizzare perché necessita di un periodo di apprendimento
maggiore rispetto al “Rate Control”. Per quanto riguarda invece il controllo tipo
“Lans” sono stati forniti tutti pareri negativi a causa della difficoltà di ottenere un
movimento regolare, dovuto al fatto che la leva si muove senza nessun feedback
se il sollevatore si mantiene all’interno dei limiti di sicurezza (o il controllo di
stabilità è disattivato).
Conclusioni e sviluppi futuri
carico in modo più veloce sfruttando il controllo per la gestione della stabilità
del sistema, ricevendo però nel contempo delle retroazioni di forza proporzionali
all’azione del controllo stesso.
Nei prossimi sviluppi del sistema potranno inoltre essere sfruttati meglio gli
attuatori di tipo passivo che possono essere collegati all’asse di beccheggio, svi-
luppando quindi nuovi schemi di controllo della stabilità che traggano vantaggio
dalla presenza di un attuatore anche su questo asse del joystick. In questo mo-
do potranno essere quindi anche utilizzati i sistemi di controllo che sono stati
presentati in questo lavoro, ma che devono ancora essere testati.
Poiché i controlli di stabilità che sono stati presentati in questo lavoro sono li-
mitati al solo caso statico, i prossimi lavori avranno inoltre il compito di estendere
l’utilizzo anche al caso dinamico, in modo da consentire di definire dei sistemi più
adatti ad essere effettivamente applicati alle macchine reali.
Appendice A
960
2450
1645
465
Tabella A.1: Principali caratteristiche del sollevatore telescopico WH714 (in mancanza
di valori specifici forniti dal produttore per quanto riguarda le velocità
massime degli attuatori di sollevamento e di estensione sono stati consi-
derati dei valori medi calcolati in base ai dati forniti da altri produttori
per macchine simili.).
213
15
3000 kg 2000 kg 73,3
14 70
3500 kg G
13
4000 kg 60
2500 kg F
12
50 E
11
D
10
40 C
9
Altezza (m)
B
8
A
30 4500 kg
7
5 20
520 kg
800 kg
1000 kg
1500 kg
2000 kg
4
3 10
2
1
0
0
-2,4 0,5 m
-1
11 10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 -1 -2
Raggio (m)
(a) Su pneumatici.
15
76
14 70
G
13 60
F
12
50 E
11
D
10
40 C
9
Altezza (m)
B
8
A
30
7
6
20
5
1350 kg
1500 kg
2000 kg
2500 kg
3000 kg
3500 kg
4000 kg
4500 kg
3 10
1
0
0
0,5 m
-2,4
-1
11 10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 -1 -2
Raggio (m)
(b) Su stabilizzatori con bloccaggio dell’assale posterio-
re.
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