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figurazione pittorica 307
ravenna tutto quello che abbiamo fatto
solo mosaico battistero ortodossi
san vitale
mosaici sant'apollinare nuovo
🪦 Etruschi
Etruschi
La civiltà etrusca si sviluppò a partire dal IX secolo aC nella regione
compresa tra i fiumi Arno e Tevere, da qui inizia a fiorire la cultura
villanoviana dove nasce la prima grande affluenza e prime
manifestazioni di arte etrusca. Gli Etruschi vivevano in Etruria, un
territorio che comprendeva il Lazio, l’alta Campania e la bassa
Toscana.
Gli Etruschi sono fondamentali per comprendere il passaggio dai
Greci ai Romani poiché si tratta di due realtà totalmente differenti.
Anche l’arte greca e quella romana risultano molto diverse,
nonostante l’arte romana sia stata influenzata da quella greca.
L’arte etrusca rappresenta una sorta di ponte tra questi due tipi di
arte. Le fasi e i caratteri dell’arte etrusca si suddividono in molti
periodi:
● 900-700 a.C. Periodo villanoviano: Decorazioni geometriche
su oggetti in bronzo e terracotta.
● 700-625 a.C. Primo periodo orientalizzante: Importazione e
imitazione di oggetti provenienti dall'Oriente.
● 625-575 a.C. Secondo periodo orientalizzante: Importazione di
ceramica dalla Grecia e prime opere scultoree ispirate ai
modelli ellenici.
● 575-450 a.C. ca. Periodo arcaico: Fioritura della scultura e
della pittura, applicate in templi e tombe, con influssi ionici.
● Metà V sec. – 225 a.C. Periodo classico: Imitazione dei modelli
greci, con un ritorno a un gusto locale realistico.
● 225-89 a.C. Periodo ellenistico: Rinascita artistica, con un
naturalismo ellenistico conciliato con lo spirito locale.
I Greci celebrano la grandezza del popolo, i Romani quella
dell’individuo,gli Etruschi si collocano a metà strada tra l’idealismo
greco e quello romano. In alcune statue etrusche si nota infatti il
desiderio di idealizzare la figura, ma anche la volontà di inserire
elementi di individualità. L’arte etrusca si trova prevalentemente
nelle tombe, poiché le case e anche i templi erano costruiti con
materiali deperibili. A differenza dei Greci, gli Etruschi avevano un
rapporto molto diverso con la religione. Non costruivano templi
monumentali in pietra, preferendo il legno, perché il legame con le
divinità non era centrale per loro quanto lo era per i Greci. Gli
Etruschi temevano le divinità e per questo i templi non erano
fondamentali. Attribuivano grande importanza alle tombe, poiché
credevano nella vita dopo la morte. Le tombe venivano costruite
imitando le case dei vivi, in modo che il defunto potesse trovarvi
tutto ciò di cui aveva bisogno. Le tombe erano costruite in pietra
perché destinate alla vita eterna, mentre le case erano in legno,
utili solo per la vita terrena. Mediante strade intagliate e folta
vegetazione si giungeva direttamente alla Necropoli (città dei
morti), collocata fuori dalla città dei vivi e portava direttamente alle
tombe. Le città etrusche sono nate in maniera autonoma, la
collocazione e la struttura nascevano prettamente a scopo pratico,
per favorire l’esigenza di commerci e soprattutto la difesa dagli
attacchi nemici. Dalla difesa nasce la realizzazione di mura urbane
che, in base alla tecnica di costruzione, si suddividevano in: mura
poligonali, realizzate con pietre poligonali poste irregolarmente una
sull’altra e mura in opera quadrata realizzate con blocchi di pietra
di uguale altezza adagiate senza legante. Nel IV secolo aC, nelle
mura vennero installate delle porte urbane sormontate ad arco,
attraverso l’arco si riesce a superare il sistema trilitico, con l’arco a
tutto sesto il peso viene distribuito su tutte le pareti laterali e con
ciò dare stabilità e praticare aperture di grandi dimensioni.
L’architettura funeraria degli Etruschi è testimoniata dalle
numerose tombe raccolte nelle città dei morti, le necropoli. Le
tombe potevano essere di tre tipi: Ipogee: tombe sotterranee, A
tumulo: simili alle tombe a tholos, erano seminterrate e costruite
con una pseudo-cupola stabilizzata dal terreno sovrastante. A
edicola: piccole casette di pietra al cui interno erano collocati i
sarcofagi. Gli Etruschi avevano una forte inclinazione al realismo e
alla rappresentazione della vita quotidiana. Nei dipinti ritrovati
nelle tombe non si trovano raffigurazioni di divinità, ma scene che
ritraggono momenti della vita quotidiana, come banchetti, giochi o
attività sociali.
Soprattutto nel VI secolo aC, si diffusero i canopi, delle urne in
terracotta o bronzo dove venivano poste le ceneri del defunto. Sul
collo del vaso spesso veniva raffigurato un ritratto stilizzato.
Preferirono l’uso della terracotta al marmo poiché essa dava
maggiore immediatezza nella realizzazione dato che veniva
modellata dalle mani dell’artista e non scolpita. A seguire, sempre
nel VI secolo aC, si diffuse l’uso di ritrarre le immagini dei defunti
adagiati sul letto da convito. I volti sono allungati e ricordano molto
l’arcaismo greco attraverso la rigidità nelle pose e personaggi
prettamente tipizzati con sorrisi enigmatici.
La Chimera di Arezzo fu rinvenuta ad Arezzo nel 1553, durante la
costruzione delle fortificazioni medicee, e portata a Firenze, dove
entrò a far parte delle collezioni di Cosimo I de’ Medici. Fu
restaurata due volte: nel XVI secolo e nel 1785 da Francesco
Carradori. Al restauro rinascimentale va riferita la ricomposizione
delle zampe di sinistra dell’animale; al successivo risalgono la
ricostruzione e il completamento della coda a forma di serpente che
morde un corno della capra. Probabilmente, in origine, la coda era
rivolta dalla stessa parte della testa del leone. Il mitico animale è
raffigurato in posizione d’attacco, come se fosse in procinto di
lanciarsi mentre ha la bocca aperta in un ruggito. Dal dorso sporge
la testa di una capra ferita sul collo e dunque morente. L’opera
evidenzia l’influsso greco nella stilizzazione, ma l’elemento che più
la caratterizza è l’accentuazione espressiva, che notiamo nella
tensione dei tendini, nella mossa criniera. Le zanne e gli occhi, oggi
perduti, erano lavorati a parte con diverso metallo; si può supporre
che la loro presenza conferisce all’animale un’aggressività ancora
maggiore.
Arte Romana
Arte Romana
La fondazione di Roma viene tradizionalmente collocata nel 753
a.C., con il celebre mito di Romolo e Remo. La storia politica di
Roma si divide in tre grandi periodi, il primo è il periodo
monarchico, che va dal 753 al 509 a.C., durante il quale si
susseguirono sette re, a partire da Romolo. Con la fine della
monarchia, iniziò la Repubblica, un sistema in cui il potere era
esercitato dal Senato e da magistrati eletti, che governarono fino al
27 a.c., quando Ottaviano Augusto si proclamò imperatore. Questo
evento segna l’inizio dell’Impero Romano, che durerà fino alla sua
caduta nel 476 d.C., con la deposizione dell’ultimo imperatore
d’Occidente, Romolo Augustolo.
L’arte romana fu profondamente influenzata dagli interessi del
popolo. A differenza dei Greci, che erano idealisti e filosofi, i
Romani erano pragmatici e concentravano la loro vita sulla guerra,
la conquista e il potere. Inizialmente disprezzavano l’arte,
considerandola un’attività poco virile e inutile, e giudicavano i
Greci dei perditempo. Tuttavia, con l’espansione dell’Impero e il
contatto con il mondo ellenistico, iniziarono ad apprezzare il valore
dell’arte, soprattutto per la sua funzione propagandistica. Le
sculture greche vennero importate a Roma e riprodotte in copie,
mentre l’architettura fu adattata alle esigenze pratiche e
celebrative della civiltà romana. L’arte romana a differenza di
quella greca rappresentava la realtà mentre i greci puntavano
all’idealizzazione, ad esempio i colori nell’arte greca erano molto
più vivi, in quella romana più realistici,
L’architettura ebbe una funzione pratica, le strade agevolavano il
movimento delle truppe e dei mercanti, gli acquedotti servivano a
far confluire l’acqua in tutte le città, inizialmente si ispirano alla
tradizione etrusca e ellenica. Poi a partire dal II secolo a.c. i
Romani introdussero innovazioni fondamentali come l’arco, la volta
e la cupola.
L’arco: L’arco etrusco era costruito a secco, senza l’uso di collanti,
mentre i Romani iniziarono a utilizzare la malta, un impasto di
calce, sabbia e acqua che, una volta indurito, garantiva maggiore
solidità. Questo materiale, permise di realizzare edifici più
resistenti e duraturi. L’arco si diffuse nel III millennio a.c. nel
Vicino Oriente e in Mesopotamia, fin dal IV secolo a.c. l’arco fu
impiegato nelle colonie della magna greca e nelle città etrusche. I
romani furono i primi ad usufruire dell’arco, per lo più a tutto
tondo, negli edifici pubblici. L’arco si realizza ponendo sul muro su
cui appoggia i conci uno sull’altro, la stabilità dell’arco è assicurata
dal concio superiore detto chiave, la superficie interna si chiama
intradosso quella esterna estradosso, i sostegni su cui poggiano le
estremità inferiori sono i piedritti, la superficie d’appoggio dell’arco
è l’imposta, sotto l’imposta i conci sono detti peducci, sopra invece
reni.
La volta: dall’arco derivò la volta, una copertura tridimensionale
che permetteva di creare ambienti più ampi e strutturalmente più
sicuri. A differenza dell’arco la volta è costruita in calcestruzzo,
esistono diversi tipi di volta: la volta a botte, ottenuta
dall’estensione longitudinale dell’arco, si imposta su due muri
continui. Un particolare tipo di volta a botte è la volta anulare,
impostata su muri curvi. Le prime applicazioni della volta a botte si
trovano nelle reti fognarie sotterranee e nelle infrastrutture
militari. Successivamente si sviluppò la volta a crociera, realizzata
dall’incrocio perpendicolare di due volte a botte, che consentiva
una maggiore distribuzione dei carichi e la creazione di spazi più
aperti e luminosi. La volta a padiglione ottenuta dall’intersezione di
due volte a botte, ma senza archi perimetrali. Ogni parte autonoma
della superficie ricurva è detta falda. Infine, la cupola che deriva
dallo sviluppo dell’arco in rotazione del proprio asse.
Nell’architettura romana un ruolo fondamentale è svolto dai
collanti, che permisero la costruzione di strutture innovative e
durature. Tra questi, la malta era una miscela di sabbia e acqua,
mentre il calcestruzzo era composto da malta mescolata con
materiali duri come pietre e cocci, la cui scelta variava a seconda
del peso e della resistenza desiderata per la costruzione. Grazie a
queste tecniche, i Romani riuscirono a realizzare opere imponenti,
come la cupola del Pantheon, che altrimenti sarebbe stata
impossibile da costruire.
Le prime grandi opere pubbliche romane rispondevano a necessità
funzionali e furono realizzate soprattutto nell’ultima fase della
Repubblica. Tra queste vi erano le strade, le strade che partivano
tutte da Roma si chiamavano vie, erano costruite in tre diversi
strati sovrapposti: lo strato superiore che era convesso per far
scorrere l’acqua piovana, ed era formato da ampie pietre irregolari,
il secondo strato era il radus, formato da un letto di sabbia e ghiaia,
e l’ultimo strato il fondo era formato da un basamento di pietre.
Anche i ponti subirono un’evoluzione importante. Se inizialmente
erano costruiti in legno, successivamente vennero realizzati in
pietra grazie all’introduzione dell’arco a tutto sesto, un elemento
già conosciuto dagli Etruschi ma perfezionato dai Romani. L’uso
dell’arco garantiva maggiore resistenza e permetteva di costruire
ponti più lunghi e stabili. I ponti erano formati da contrafforti per
rinforzare lateralmente la struttura, finestre di scarico tra le arcate
stesse, possenti pali di sostegno detti pile, nella parte inferiore
delle pile si trovavano i rostri per attenuare la spinta della corrente.
Un’altra grande conquista ingegneristica fu la costruzione degli
acquedotti, opere imponenti che trasportavano l’acqua dalle
sorgenti fino alle città. Realizzati in pietra e mattoni, gli acquedotti
sfruttavano un’inclinazione costante per permettere all’acqua di
fluire naturalmente senza bisogno di pompe. Questo sistema
garantiva un approvvigionamento idrico continuo e regolare,
essenziale per il funzionamento delle fontane pubbliche, delle
terme e degli edifici privati. Sebbene inizialmente fossero costruiti
per Roma, con il tempo vennero realizzati anche nei territori
conquistati.
Il foro era era il centro civile delle città romane, in origine era
destinato ai mercati ma dall'età repubblicana vi gravitarono le
attività politiche, amministrative e religiose. Prima dell'Età
imperiale, non esisteva un modello costante per i fori, sebbene
Vitruvio teorizzava un ideale a pianta rettangolare. La
localizzazione del foro dipendeva dalle attività più rappresentative
della città. In alcuni casi, occupava l'area di incontro tra le due
principali vie. Come l'agorà greca, il foro presentava portici
colonnati che collegavano costruzioni monumentali come basiliche
e templi, posti su un basamento con scalinata d'accesso. Si
accedeva al foro attraverso porte monumentali e poteva includere
colonne istoriate, archi di trionfo e statue commemorative.
Gli anfiteatri furono realizzati nelle principali città romane per
ospitare spettacoli come lotte tra gladiatori o battaglie navali. In
origine erano in legno. Un esempio di primo anfiteatro in pietra è
l’Anfiteatro di Pompei, mentre il primo grande edificio ludico
costruito a Roma è il Colosseo (anfiteatro Flavio).
Il circo era destinato a gare ippiche. Ha una forma estremamente
allungata, con gradinate per gli spettatori sui lati lunghi e sul lato
breve curvilineo. Nel secondo lato breve, rettilineo, vi si trovavano
le gabbie di partenza. Al centro è diviso longitudinalmente da una
un asse con statue detto “spina” e al finale di esso delle strutture
che segnalavano il percorso di gara chiamate “metae”. A Roma il
più importante è il Circo Massimo.
Il teatro nasce come edificio a destinazione urbana, progettato per
grandi folle. Pur derivando dal modello greco, il teatro romano
adotta una tecnica costruttiva diversa da quella ellenistica,
portando il principio dell’arco e della volta. La sua struttura è
suddivisa dalla platea, composta da grandi scalinate divisa da
settori verticali e orizzontali per ospitare la folla. L’orchestra perde
la sua importanza e si riduce in uno spazio semicircolare, dall’altro
lato, la scena assume un grande spessore e viene a sua volta
suddivisa in proscenio e pulpito dove tenevano posto attori, coro e
danzatori, la fronte scenica dove venivano riposte sculture,
decorazioni e pannelli in legno che fornivano la scenografia più
adatta alla rappresentazione. Dietro alla fonte scenica si collocava
il retroscena.
Le abitazioni
ci sono 3 tipologie abitative, per i patrizi, per i plebei e per
l’imperatore. La casa popolare urbana si inseriva nell’insula ovvero
un isolato delimitato da strade, erano dei condomini abitati da più
famiglie, come delle abitazioni popolari, i piani bassi erano in
mattoni, si affacciavano sulla strada ed erano adibiti a botteghe e
laboratori artigianali più in alto si utilizzavano materiali più delicati
come il legno.
Le abitazioni dei patrizi erano le domus, villette unifamiliari
circondate da un muricciolo di cinta, esternamente si affacciavano
solo piccole finestre poiché all’interno c’erano 2 cortili, nel primo
c’era l’impluvium, una vasca che raccoglieva l’acqua piovana che
entrava dal tetto a spioventi, ricoperto da falde inclinate verso
l’interno chiamato compluvium, sul secondo secondo cortile si
affacciavano le camere dei proprietari, ed era solitamente
colonnato, le stanze di mezzo erano destinate ai ricevimenti, e la
stanza principale era chiamata trichinium, il secondo piano invece
era destinato alla servitù.
Le ville erano abitate dagli imperatori, erano solitamente
posizionate nei dintorni della città. Potevano comprendere edifici
termali, palestre, pinacoteche e biblioteche. Si suddividevano in
una parte padronale e una parte specificamente riferita alla
produzione dove schiavi e lavoranti tenevano residenza.
L’Ara Pacis
L'Ara Pacis, opera di Ottaviano, era in suo onore, venne costruito
tra il 13 e il 9 a.c, unisce scultura e architettura, è basato sul
sistema trilitico, è aperto da sopra, è un pararelle pipedo tutto
decorato a cui si accede tramite una rampa, all’interno la
decorazione della fascia inferiore simula una staccionata di legno,
quella superiore è decorata con ghirlande di fiori, le due fasce sono
separate da un architrave, anche all’esterno ci sono due fasce,
quella inferiore è decorata con una decorazioni floreali stilizzate,
nella fascia superiore ci sono 4 scene che raccontano la leggenda
della nascita di Roma, 2 scene davanti e 2 dietro, ai lati è
rappresentata la processione di Augusto, In questa processione
sono raffigurati Augusto stesso, i suoi dignitari e vari membri della
famiglia imperiale, tutti riconoscibili grazie alla fedeltà con cui
venivano scolpiti i loro volti. Questo aspetto è una delle
caratteristiche più distintive della scultura romana: il verismo. A
differenza della scultura greca, che idealizzava i soggetti
rappresentati, quella romana si concentrava sul realismo,
evidenziando con precisione dettagli, soprattutto durante il periodo
di Ottaviano l’arte inizia ad avere una funzione fortemente
propagandistica. Anche se oggi vediamo solo il marmo, l’Ara Pacis
era originariamente colorato, con colori più vivi e realistici rispetto
a quelli utilizzati nell’arte greca, ad esempio il colore della carne
era molto più vicino alla realtà. Dal punto di vista architettonico,
l’Ara Pacis presenta un elemento tipico dell’architettura romana: le
lesene, pilastri addossati alle pareti, simili a colonne ma a base
quadrangolare, che avevano una funzione decorativa e strutturale.
La Colonna Traiana
La colonna traiana è la massima espressione della scultura
traianea. Fu eretta dal 110 al 113 dC nel complesso del foro. Era
circondata su tre lati da un colonnato corinzio in modo tale da
risaltare il plinto (la sua base cubica). Le scene dei rilievi scolpiti si
riferiscono alle due campagne di guerra vinte da Traiano contro i
Daci. La colonna è costituita da un grande fusto cilindrico composto
da diciotto rocchi in marmo di Luni ( marmo di Carrara), essa è
coclide, ovvero rivestita da una fascia a spirale, che si avvolge in
ventitré giri per una lunghezza di circa 200 metri. Ospita 155
scene, originariamente dipinte, composte da oltre 2500 figure Lo
stile delle figurazioni è realistico, con dettagli minuziosi degli
eventi, ambienti e attività, realismo sintetico: i personaggi sono
veritieri così come i luoghi e gli eventi ma sono sintetizzati.
L'altezza della fascia aumenta man mano si procede verso l'alto
affinché tutte le figure appaiano proporzionate a chi le osserva dal
basso. Non conosciamo il nome dell'autore del lungo rilievo. La
colonna si innalza su un basamento cubico alto circa 10 metri, che
accoglie una sala, un tempo adibita a mausoleo di Traiano e della
moglie Plotina, dove le ceneri della coppia reale erano deposte
entro urne d'oro, una scala a chiocciola interna sale alla sommità,
originariamente occupata da una statua dell'imperatore sostituita
successivamente nel 1557. Le colonne trionfali erano funzionali alla
statua che sostenevano; ora, invece, il fusto stesso diventa il fine
dell'opera.
La Pittura
Le maggiori testimonianze provengono dalle decorazioni di pareti
delle case private, esse sono giunte colme di vivacità e
immediatezza, ottenendo i massimi risultati nella rappresentazione
della natura. La maggior parte delle opere veniva realizzata con la
tecnica dell’affresco, consisteva nel dipingere su uno strato di
intonaco a base di calce e non ancora asciugato. Inizialmente le
linee generali venivano tracciate con un carboncino sulla parete e
in seconda battuta la parete veniva intonacata a base di calce e il
colore era steso sull’impasto ancora morbida, infine la parete
veniva lucidata con la polvere di marmo. Le decorazioni parietali
esprimono un forte e vivace naturalismo, lo spazio è raffigurato in
modo tridimensionale attraverso tecniche come la prospettiva. La
prospettiva è un metodo grafico utile a rappresentare la
tridimensione su un piano bidimensionale, è un’illusione, una
finzione.
Le pitture vennero classificate in quattro stili di pittura parietale. Il
primo stile si sviluppa a metà del II secolo aC fino ai primi decenni
del I secolo aC, si parla di pittura a incrostazione, consisteva nella
decorazione di pareti in modo da fingere materiali come il marmo.
Veniva suddivisa in 3 fasce che a loro volta erano ripartite in altre
fasce orizzontali.
Il secondo stile si sviluppa dall’inizio alla fine del I secolo aC. Esso
definisce la pittura romana poichè vi troviamo per la prim volta la
rappresentazione prospettica. L’arte romana è realistica, legata più
all’uomo che al pensiero, per il seguente motivo, i romani iniziano a
definire e rendere concreta l’idealizzazione che avevano i greci.
Iniziarono ad allargare e abbellire la stanza attraverso la
realizzazione di finte architetture o finti spazi esterni, ciò avveniva
grazie alla prospettiva. Individuavano in queste illustrazioni gli
indici di profondità ovvero degli indizi utili per l’osservatore che
dicono e mostrano delle caratteristiche che, per esempio, ci dicono
se un oggetto è presso l’osservatore o più lontano attraverso i
dettagli, se un oggetto è più vicino allora esso sarà molto più
dettagliato rispetto a un oggetto più lontano. Si diffonde anche la
rappresentazione di grandi scene mitologiche dette megalografie.
terzo stile