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Il narratore si trova in un labirinto di stanze circolari e corridoi, avvolto in un silenzio opprimente e in un'atmosfera di ansia. Dopo un lungo cammino, emerge in una piazza dominata da un palazzo antico e complesso, che sembra opera di divinità ormai scomparse. La bellezza e l'architettura confusa della città degli Immortali lo spaventano e lo disgustano, lasciandolo in preda a incubi e incertezze.

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Il narratore si trova in un labirinto di stanze circolari e corridoi, avvolto in un silenzio opprimente e in un'atmosfera di ansia. Dopo un lungo cammino, emerge in una piazza dominata da un palazzo antico e complesso, che sembra opera di divinità ormai scomparse. La bellezza e l'architettura confusa della città degli Immortali lo spaventano e lo disgustano, lasciandolo in preda a incubi e incertezze.

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stanza; la nona (attraverso un altro labirin-to) su una seconda stanza circolare, uguale

alla prima. Ignoro il numero totale delle stanze; la mia sventura e la mia ansia le
moltiplicarono.
Il silenzio era ostile e quasi perfetto: non v'era altro rumore in quelle pro-fonde reti di
pietra, che un vento sotterraneo, la cui origine non scoprii; senza suono si perdevano tra
le fenditure fili d'acqua rugginosa. Orribilmente, m'abi-tuai a quel mondo incerto; ritenni
incredibile che po-tesse esistere altro che sotterranei provvisti di nove porte e lunghi
corridoi che si biforcano. Ignoro il tempo che dovetti camminare sotto terra; so che talo-
ra confusi nella stessa nostalgia l'atroce villaggio dei barbari e la mia città natale, tra le
vigne.
Al termine d'un corridoio, un muro imprevisto mi sbarrò il passo, una remota luce cadde
su me. Alzai gli occhi offuscati: in alto, vertiginoso, vidi un cer-chio di cielo cosi azzurro da
parermi di porpora. Gra-dini di metallo scalavano il muro. La stanchezza mi abbatteva,
ma salii, fermandomi a volte per singhioz-zare di felicità. Scorgevo capitelli e astragali,
frontoni triangolari e volte, confuse pompe del granito e del marmo. Cosi mi fu dato
ascendere dalla cieca regione di neri labirinti intrecciando alla risplendente Città.
Emersi in una specie di breve piazza; anzi, di corti-le. Lo circondava un solo edificio di
forma irregolare e d'altezza variabile; a quell'edificio eterogeneo ap-partenevano le
diverse cupole e colonne. Prima d'ogni particolare di quel monumento incredibile, mi stupì
l'antichità della sua costruzione. Sentii ch'era anterio-re agli uomini, anteriore alla terra.
L'evidente anti-chità (benché in qualche modo terribile per gli oc-chi) mi parve adeguata
al lavoro d'artefici immortali. Cautamente al principio, poi con indifferenza, in-fine con
disperazione, errai per scale e pavimenti del-l'inestricabile palazzo. (In seguito comprovai
che la estensione e l'altezza dei gradini erano incostanti, fatto che spiegava la singolare
stanchezza che mi produssero.) Questo palazzo è opera degli dèi, pensai in un primo
momento. Esplorai gl'inabitati recinti e corredi: Gli dèi che lo edificarono son morti. Notai
le sue stranezze e dissi: Gli dèi che l'edificarono era-no pazzi. Lo dissi, ricordo, con
un'incomprensibile ri-provazione ch'era quasi rimorso, con più orrore intel-lettuale che
paura sensibile. All'impressione di enor-me antichità altre si aggiunsero : quella
dell'intermi-nabile, quella dell'atroce, quella d'una complessità insensata. Avevo percorso
un labirinto, ma la nitida Città degl'Immortali m'impauri e ripugnò. Un labirinto è un
edificio costruito per confondere gli uomi-ni; la sua architettura, ricca di simmetrie, è
subordi-nata a tale fine. Nel palazzo che imperfettamente esplorai, l'architettura mancava
d'ogni fine. Abbon-davano il corridoio senza sbocco, l'alta finestra irrag-giungibile, la
vistosa porta che s'apriva su una cella o su un pozzo, le incredibili scale rovesciate, coi
gradini e la balaustra all'ingiù. Altre aereamente aderenti al fianco d'un muro
monumentale, morivano senza giungere ad alcun luogo, dopo due o tre giri, nelle tenebre
superiori delle cupole. Ignoro se tutti gli esempi che ho enumerati siano letterali; so che
per molti anni infestarono i miei incubi; non posso sapere ormai se un certo particolare è
una trascrizione della realtà o delle forme che turbarono le mie notti. Questa Città
(pensai) è cosi orribile che il suo solo esistere e perdurare, sia pure al centro di un

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