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Diritto

Il documento tratta dei concetti fondamentali del diritto, evidenziando la gerarchia delle fonti normative, che vanno dalla Costituzione alle leggi regionali e ai regolamenti. Viene inoltre spiegata la distinzione tra diritto oggettivo e soggettivo, i soggetti del diritto e le diverse tipologie di obbligazioni e contratti. Infine, si analizzano le caratteristiche delle obbligazioni, i loro elementi costitutivi e le modalità di adempimento.

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Il documento tratta dei concetti fondamentali del diritto, evidenziando la gerarchia delle fonti normative, che vanno dalla Costituzione alle leggi regionali e ai regolamenti. Viene inoltre spiegata la distinzione tra diritto oggettivo e soggettivo, i soggetti del diritto e le diverse tipologie di obbligazioni e contratti. Infine, si analizzano le caratteristiche delle obbligazioni, i loro elementi costitutivi e le modalità di adempimento.

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Capitolo 1: Concetti introduttivi

1.1: Diritto, norma giuridica e fonti del diritto


Il Diritto è un insieme di norme giuridiche che sono emanate nell’ambito di un ordinamento giuridico, ossia
di un’organizzazione più complessa che, nel nostro caso, è rappresentata dallo Stato.
Nel nostro ordinamento esistono diverse fonti del diritto, ossia di insiemi di atti e di fatti attraverso cui
vengono emanate le leggi che coesistono tra loro pur essendo diverse.
Vale, infatti, il principio della gerarchia, per il quale, una fonte di diritto inferiore non può entrare in
contrasto con una fonte di diritto superiore. Più nel dettaglio, il codice civile prevede che:
- Il primo livello normativo sia rappresentato da: Costituzione, testi unici e codici;
- Il secondo livello normativo sia rappresentato da: Leggi ordinarie, decreti legge, decreti
legislativi e leggi regionali
- Il terzo livello normativo sia rappresentato dai Regolamenti;
- Il quarto livello normativo sia rappresentato dagli Usi.

Più nel dettaglio, in riferimento ai diversi livelli normativi:


a) La costituzione è la fonte primaria di diritto nel nostro ordinamento e riporta tutti i principi basilari
della Repubblica, tutti i diritti e i doveri fondamentali dei cittadini, i rapporti sociali, economici e
politici. La Costituzione viene detta Rigida in quanto non può essere modificata da fonti di livello
inferiore ma può essere modificata solo attraverso una legge di revisione costituzionale, approvata
al termine di un complesso procedimento parlamentare.
Le leggi ordinarie e gli atti equiparati (decreti legge, decreti legislativi etc.) possono, inoltre, essere
sottoposti al controllo della legittimità costituzionale da parte della Corte Costituzionale e se si
dimostra che questi entrano in contrasto con quanto affermato nella Costituzione non possono
essere più utilizzati e saranno successivamente abrogati.
Il Codice è un testo normativo che comprende in modo sistematico ed ordinato tutte le norme
relative ad uno specifico settore. In Italia abbiamo 5 codici: il codice civile, il codice di procedura
civile, il codice penale, il codice di procedura penale, il codice della navigazione.
Il testo unico è un testo normativo complesso che regola una materia che precedentemente era
disciplinata da molteplici fonti.

b) Le leggi ordinarie possono essere emanate sulla base di una proposta di legge emanata dal
Governo, dal Parlamento o mediante iniziativa popolare sottoscritta da 50.000 elettori.
I decreti legge vengono emanati dal Governo per far fronte a casi di emergenza e devono essere
poi portati all’esame delle Camere, per poi essere convertiti in legge entro 60 giorni dalla
pubblicazione del decreto, altrimenti questi decadono e non possono essere più riproposti.
I decreti legislativi vengono emanati sulla base di una legge delega formulata dal Parlamento, in cui
si riportano i principi e i criteri direttivi ai quali il Governo deve adeguarsi nella stesura del decreto.
Attualmente vi è un eccessivo ricorso a tali provvedimenti, per evitare i lunghi tempi di
approvazione delle leggi.
Le leggi regionali hanno validità solo all’interno delle Regioni, il ché è possibile grazie al principio di
competenza per il quale vi sono materie la cui potestà è esclusiva delle regioni.
c) I regolamenti possono essere emanati sia dal Governo che da altre autorità e vengono utilizzati per
disciplinare quelle materie che necessitano approfondimenti da un punto di vista tecnico, pratico e
scientifico. È la stessa legge, infatti, che spesso rinvia ad un regolamento per la descrizione degli
aspetti più specifici e tecnici.

È da osservare che oltre alle fonti sopra esposte, esistono altre fonti normative, emanate da organi esterni
allo Stato ma facenti parti dell’Unione Europea, organizzazione di cui l’Italia fa parte.
La Costituzione stessa prevede, infatti, che ci sia una limitazione della sovranità statale a favore di enti che
operino al fine di garantire la pace e la giustizia tra le varie nazioni.

1.2: Diritto oggettivo, diritto soggettivo e Soggetti del diritto.


Quando si parla di diritto inteso come insieme di norme si sta facendo riferimento al così detto diritto
oggettivo. Si vanta, invece, un diritto soggettivo tutte le volte in cui si fa riferimento a delle norme del
diritto oggettivo al fine di tutelare un nostro interesse personale.
In via generale, nell’ambito dei diritti soggettivi, è possibile distinguere i diritti reali e diritti di credito (o di
obbligazione). Più nel dettaglio:
- I diritti reali, quale ad esempio il diritto di proprietà, sono diritti che si concretizzano
direttamente sul bene.
- I diritti di credito, invece, sono diritti che si concretizzano nel rapporto tra soggetti.
È da osservare che, sempre nell’ambito dei diritti soggettivi, esiste un gruppo di diritti che sono più
importanti di altri poiché connessi alla persona, i diritti fondamentali della persona che sono garantiti dalla
Costituzione, nonché dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, che non possono essere sottoposti
a limitazioni o compressioni. Ne sono un esempio il diritto al nome, alla reputazione, alla libertà personale,
alla salute.

Per quanto riguarda i soggetti di diritto, si distinguono: le persone fisiche e gli enti collettivi.
Più nel dettaglio:
a) Ogni uomo è un soggetto del diritto e gode della capacità giuridica, ossia gode di una posizione
giuridica riconosciuta e tutelata dalla legge che nasce con la persona e si estingue solo con la
morte. Tuttavia, affinché un soggetto possa agire in giudizio, ossia possa compiere degli atti che
sono rilevanti per il diritto, deve godere della capacità di agire (o capacità legale), che si acquisisce
con la maggiore età.
La normativa italiana prevede alcuni casi di incapacità legale che sono rappresentati da:
- Minore età: il minore di 18 anni non ha la capacità di agire, una capacità limitata è riconosciuta
al minore emancipato, ossia a colui che ha un età compresa tra 16 e 18 anni
- Interdizione legale: riguarda il maggiorenne che è in uno stato di infermità mentale, per cui non
è in grado di tutelare i propri interessi.
- L’inabilitazione: che riguardo colore che sono incapaci di provvedere ai propri interessi poiché
affetti, ad esempio da cecità, mutismo, sordità etc.
Il riconoscimento dell’incapacità legale, avviene al fine di tutelare le persone che
inconsapevolmente potrebbero ledere se stessi. Infatti, per tali soggetti è possibile ricorrere
all’istituto della rappresentanza consentendo quindi ad un rappresentante legale di agire per nome
e per conto del rappresentato.
Può verificarsi anche il caso di incapacità naturale, in cui una persona capace, si trovi in uno stato
tale da essere incapace di intendere e di volere. Anche il caso di incapacità naturale è tutelato dalla
legge, solo che l’incapacità naturale non è documentata, dunque, bisogna tutelare anche gli
interessi della controparte.

b) Gli enti collettivi e le organizzazioni, così come le persone fisiche, sono dei soggetti del diritto per i
quali, però, non si fa la distinzione tra capacità giuridica e capacità di agire.
Alle organizzazioni, è infatti riconosciuta la soggettività giuridica, che può raggiungere il massimo
grado con il riconoscimento della personalità giuridica, in virtù della quale si ha il raggiungimento
dell’autonomia patrimoniale perfetta, ossia si ha la completa distinzione tra il patrimonio dell’ente
e quello dei singoli individui che lo costituiscono.

Una prima distinzione degli enti, che è possibile fare, è in base allo scopo, ossia in ente pubblico, che
ha una finalità pubblica e quini non di lucro, ed ente privato, che ha una finalità privatistica.
Più nel dettaglio:
- Enti a scopo di lucro: si pongono come obiettivo il conseguimento di un utile da dividere tra i soci
(società) o di conseguire un’utilità economica che sarà poi ripartita, come nel caso delle
cooperative.
- Enti senza scopo di lucro: non si pongono come obiettivo il conseguimento di un utile, ma hanno
finalità di carattere culturale, religioso e politico. Questo non significa che non svolgono attività
economiche, sono comunque previsti dei dipendenti, un patrimonio e così via, solo che la finalità
per la quale le persone si associano, non è economica.
Tra gli enti collettivi non a scopo di lucro si ricordano:
 Le associazioni, che hanno finalità di tipo culturale, sociale, politiche, non dirette alla
realizzazione di un utile. Possono essere riconosciute o non riconosciute, in quest’ultimo
caso si raggiunge un’autonomia patrimoniale imperfetta e non godono di personalità
giuridica (sono molto presenti sul nostro territorio, ne sono un esempio i partiti politici e
i sindacati).
 Le fondazioni: sono organizzazioni che vengono create per gestire un patrimonio che
viene devoluto dal fondatore ad uno scopo socialmente utile, quale una ricerca medica,
in questo caso gli elementi trainanti sono il patrimonio e lo scopo che è esterno, in quanto
i beneficiari sono diversi dai componenti dell’ente.
 I comitati: hanno la finalità di raccogliere dei fondi da destinare ad uno specifico scopo. I
membri dei comitati sono solidalmente e personalmente responsabili delle obbligazioni
assunte dall’ente stesso.

Tra gli enti pubblici si distinguono:


- Enti pubblici territoriali: sono quelli individuati all’interno di uno specifico ambito territoriale , lo
Stato, le Regioni, le Province, quindi rappresentano i cittadini che appartengono a quel territorio.
- Enti pubblici istituzionali: svolgono funzioni pubblicistiche in settori di attività di interesse
generale, come l’istruzione (università), la previdenza sociale (Inps) etc.
- Enti pubblici economici: sono quelli che operano nel settore economico svolgendo quindi un
attività, generalmente, commerciale.
Capitolo 2: Le obbligazioni e i contratti

2.1: Le obbligazioni
L’obbligazione è un rapporto giuridico, da svolgersi secondo le regole della correttezza, tra un debitore che
è tenuto ad effettuare una determinata prestazione di natura patrimoniale, nei confronti di un creditore.
Ne consegue pertanto che, gli elementi costitutivi di un’obbligazione sono:
- I soggetti coinvolti nell’obbligazione, ossia debitore e creditore.
- L’oggetto dell’obbligazione, ossia la prestazione che il debitore deve effettuare al fine di
soddisfare gli interessi del creditore e che deve essere:
 Lecita, e quindi rispettare le norme previste dall’ordinamento giuridico.
 Possibile: ossia realizzabile.
 Determinato o determinabile: nel senso che devono sussistere ed essere indicati
almeno dei parametri di riferimento cui rapportare il contenuto della prestazione.
 Deve avere un contenuto patrimoniale: ossia deve essere quantificabile da un punto di
vista economico.
- Il vincolo giuridico che lega debitore e creditore e che risulta strettamente legato alle fonti
dell’obbligazione ossia tutti quegli atti e quei fatti a seguito dei quali nasce l’obbligazione.
Sono fonti dell’obbligazione:
 Il contratto, che è la fonte principale dell’obbligazione.
 Il fatto illecito, in quanto chiunque che con il proprio comportamento, doloso o colposo,
arrechi danno ingiusto ad un altro soggetto è tenuto a risarcirlo.
 Altri atti o fatti, quali ad esempio
Promessa al pubblico: è il caso in cui un soggetto promette pubblicamente una
determinata prestazione a colui che si troverà in una data situazione o che
compirà una determinata azione.
Pagamento dell’indebito: nel caso in cui un soggetto esegua una prestazione ha
il diritto di ottenere la restituzione di ciò che ha pagato.
Arricchimento senza causa: chi, senza giusta causa, si è arricchito a danno di un
altro soggetto, è tenuto ad indennizzare quest’ultimo della rispettiva
diminuzione patrimoniale.

Relativamente ai soggetti coinvolti nell’obbligazione, è da osservare che, nel caso in cui vi siano più debitori
si ha la distinzione in obbligazione parziaria e solidale.
- Nell’obbligazione parziaria, laddove l’obbligazione risulti “divisibile”, ogni debitore è tenuto ad
effettuare solo una parte della prestazione, proporzionale alla sua quota di debito.
- Nell’obbligazione solidale, uno dei debitori effettua l’intera prestazione al creditore per poi
chiedere mediante l’azione di regresso il rimborso delle quote degli altri debitori.
È da osservare che, l’obbligazione parziaria nel caso di una pluralità di debitori è l’eccezione, mentre la
regola è costituita dall’obbligazione solidale. Nel caso contrario, in cui vi sono più creditori, vi è comunque
la distinzione tra obbligazione parziaria ed obbligazione solidale con la differenza, però, che in questo caso
la parziarietà rappresenta la regola.
2.2: Tipologie di obbligazioni
La prestazione, può avere il contenuto più vario, dato il principio di autonomia contrattuale; si distinguono,
pertanto, vari tipi di obbligazioni e la distinzione riguarda fondamentalmente la modalità di adempimento:
- Obbligazioni di dare: la prestazione riguarda la consegna di un bene;
- Obbligazioni di fare: la prestazione riguarda lo svolgimento di un’attività;
- Obbligazioni di non fare: consiste nell’obbligo di astenersi da una certa attività;
- Obbligazioni accessorie: sono quelle obbligazioni che si accompagnano alle principali, e che sono
logicamente e funzionalmente collegate alle stesse al fine di realizzare meglio gli interessi del
creditore (ad esempio: l’obbligazione di consegnare una cosa include l’obbligo di custodirla fino alla
consegna).
- Obbligazioni naturali: non si tratta di vere e proprie obbligazioni, ma di prestazioni eseguite in
attuazione di un obbligo morale e sociale, come ad esempio, i debiti di gioco. La particolarità è
questa: il creditore non ha alcuna azione legale per ottenere il pagamento, ma se il debitore,
spontaneamente, ritiene di pagare non può chiedere la restituzione.
Nell’ambito delle Obbligazioni di dare, rientrano anche le Obbligazioni pecuniarie per le quali, la
prestazione consiste nel pagamento di una somma di denaro (pecunia).
In tal caso di parlerà di:
- Debiti di valuta quando la somma da pagare è stata determinata al momento in cui nasce
l’obbligazione, non tenendo conto, quindi, di eventuali svalutazioni della moneta riscontrabili al
momento del pagamento.
- Debiti di valore, quando la somma non è determinata nel momento in cui nasce l’obbligazione, ma
corrisponde ad un valore che sarà quantificato solo al momento del pagamento.

2.3: Estinzione delle Obbligazioni


Le obbligazioni possono estinguersi in diverse modalità ossia:
- Adempimento, Inadempimento ed Impossibilità sopravvenuta della prestazione
- Modi satisfattivi, rappresentati dalla Compensazione e dalla Confusione
- Modi non satisfattivi, rappresentati dalla Novazione, Prescrizione e Remissione del debito.

2.3.1: L’adempimento
L’adempimento è il miglior modo di estinguere un’obbligazione e prevede che il debitore esegua la
prestazione soddisfacendo gli interessi del creditore.
Affinché l’adempimento possa dirsi correttamente determinato, occorre che esso sia eseguito secondo
determinate regole, relativamente ai soggetti, al luogo, alle modalità ed al tempo. Più nel dettaglio:

a) Per quanto riguarda i soggetti bisogna considerare il caso di incapacità di agire che può riguardare
sia il debitore che il creditore.
Tuttavia, se lo stato di incapacità riguarda il debitore, l’adempimento viene considerato valido
poiché la prestazione del debitore è un comportamento dovuto. Contrariamente, se lo stato di
incapacità riguarda il creditore, l’adempimento è considerato inefficace in quanto il creditore deve
essere in grado di valutare l’esattezza della prestazione e, successivamente, di utilizzarla
coscientemente. In quest’ultimo caso, il debitore, può liberarsi dell’obbligazione solo se prova che
quanto ha pagato è effettivamente andato a vantaggio dell’incapace.
b) Per quanto riguarda il luogo dell’adempimento, quest’ultimo è generalmente determinato dalle
parti. Tuttavia in mancanza di un accordo relativo al luogo, il codice civile prevede che:
 L’obbligazione di consegna di una cosa determinata va adempiuta nel luogo in cui si trovava
la cosa quando è sorta l’obbligazione;
 L’obbligazione pecuniaria o va adempiuta al domicilio del creditore.
 Le altre obbligazioni vanno adempiute al domicilio del debitore.

c) Per quanto riguarda la modalità di esecuzione la prestazione deve corrispondere sia


qualitativamente che quantitativamente a quanto previsto dall’obbligazione.

d) Per quanto riguarda il tempo dell’adempimento, normalmente la scadenza viene stabilita dalle
parti. Questa, è importante poiché da un lato il creditore non può richiedere la prestazione prima
della scadenza, dall’altro, invece, se l’adempimento non viene effettuato alla scadenza interviene la
situazione di mora (ritardo) che, tuttavia, può riguardare sia il debitore che il creditore.
Infatti:
Il debitore, si dice in mora quando non esegue la prestazione nel termine stabilito. È da
sottolineare, però, che il ritardo non equivale all’inadempimento in quanto la prestazione può
essere comunque eseguita oltre il termine. Tuttavia dalla situazione di mora derivano una serie di
conseguenze a carico del debitore, ossia:
 Il risarcimento del danno provocato dal ritardo di cui il debitore è responsabile;
 Il passaggio del rischio per impossibilità sopravvenuta della prestazione dal creditore al
debitore.
L’impossibilità sopravvenuta della prestazione, è un’ulteriore modalità di estinzione
dell’obbligazione per la quale, il debitore è libero dall’obbligazione laddove si verifichi
l’impossibilità sopravvenuta di effettuare la prestazione per un caso fortuito o cause di
forza maggiore non imputabili al debitore. (Dovevo vendere la casa, ma questa è crollata).
Ne consegue che il rischio dell’impossibilità sopravvenuta della prestazione, generalmente,
ricade sul creditore.
Nel caso in cui, però, l’impossibilità sopravvenuta si verifica successivamente al termine di
scadenza stabilito, allora non ha più alcuna rilevanza l’imputabilità o meno del debitore,
perché questi è, in ogni caso, tenuto al risarcimento del danno.
Il rischio dell’impossibilità sopravvenuta, si trasferisce quindi dal creditore al debitore.
È da osservare però, che affinché le conseguenze della mora si producano è necessaria la
costituzione in mora, ossia una sollecitazione all’adempimento che il creditore rivolge al debitore.
Tuttavia, la costituzione in mora non è necessaria, poiché gli effetti della mora si realizzano
automaticamente quando:
 L’obbligazione deriva da fatto illecito;
 Il debitore dichiara per iscritto di non voler adempiere;
 Nel caso di obbligazioni che devono essere adempiute al domicilio del creditore, come nel
caso di obbligazioni pecuniarie.

Il creditore, si dice in mora, quando, senza un comportamento giustificato, rifiuta di ricevere


l’adempimento offerto dal debitore oppure ostacola l’adempimento stesso.
Per quanto riguarda le conseguenze, si possono distinguere due ipotesi:
 Alla scadenza del termine, non scatta la mora del debitore, né le relative conseguenze;
 Il debitore, costituisce in mora il creditore ed in tal caso alcune conseguenze possono
essere:
Il debitore non risponde dei danni per mancato adempimento;
Il debitore non è tenuto a pagare gli interessi sulle somme depositate;
Il debitore beneficia di un risarcimento a carico del creditore per effetto del suo
comportamento.

2.3.2: L’inadempimento
L’inadempimento consiste nella mancata o inesatta esecuzione della prestazione.
Più nel dettaglio si ha:
- Inadempimento totale e definitivo: il debitore non esegue per nulla la prestazione e non sussiste
più alcun interesse del creditore a riceverlo;
- Inesatto adempimento: il debitore esegue la prestazione ma non rispetta gli standard quantitativi e
qualitativi previsti.
Di fronte all’inadempimento o inesatto adempimento del debitore l’ordinamento prevede una serie di
rimedi volti a risarcire il creditore del danno ricevuto. In particolare:
- Il creditore che abbia interesse alla prestazione può attivare l’azione giudiziaria per ottenere
l’adempimento coattivo, ossia la realizzazione forzata del proprio credito.
- Nel caso di obbligazioni a prestazioni corrispettive il creditore può rifiutarsi di proseguire la
controprestazione (il committente può rifiutarsi di pagare il corrispettivo all’appaltatore finché
questi non ha realizzato un’opera).
- Qualora l’inadempimento risulti di una certa gravita si può richiedere la risoluzione del contratto,
ossia lo scioglimento del contratto.
Il debitore è, invece, esonerato dalla responsabilità per inadempimento qualora dimostri che pur
utilizzando la necessaria diligenza, quella prestazione non era realizzabile o esattamente realizzabile per
cause non dipendenti da sua colpa. L’onere della prova è a carico del debitore ossia è il debitore che deve
fornire la prova di non aver potuto adempiere per cause a lui non imputabili, pur usando la necessaria
diligenza.

2.3.3: L’impossibilità sopravvenuta della prestazione


L’impossibilità sopravvenuta della prestazione è un modo di estinzione dell’obbligazione, in quanto quella
determinata prestazione non è più oggettivamente realizzabile. È necessario che, però, l’impossibilità sia:
- Sopravvenuta, ossia che si verifichi dopo la nascita dell’obbligazione;
- Definitiva: se l’impossibilità è solo temporanea l’obbligazione rimane in vita;
- Oggettiva: deve trattarsi di un impedimento assoluto e, non relativo alla sola persona o alla
capacita economica del debitore.
L’impossibilità sopravvenuta estingue l’obbligazione ma non libera automaticamente il debitore.
In tal caso, infatti, il debitore deve dimostrare che l’impossibilità sopravvenuta della prestazione è dovuta a
caso fortuito o a forza maggiore (La casa che dovevo vendere è crollata). In caso contrario è, invece, tenuto
al risarcimento del danno.
2.3.4: Modi Satisfattivi

I modi di estinzione satisfattivi, che generano un’utilità indiretta al creditore, si distinguono in


compensazione e confusione. Più nel dettaglio:
a) La compensazione si realizza quando due soggetti si trovano ad essere contemporaneamente
creditore e debitore l’uno verso l’altro per due obbligazioni distinte: i debiti si estinguono per le
quantità corrispondenti al momento della loro coesistenza.
Ad esempio: se Mario deve, per qualsiasi motivo 100 euro a Filippo e Filippo deve 100 euro a Mario
per un’altra obbligazione i due debiti si elidono a vicenda e i due sono rispettivamente liberati.
La compensazione viene indicata come un modo di estinzione satisfattivo perché il creditore pur
non ricevendo il credito, risparmia di pagare il proprio debito ed ottiene un vantaggio indiretto.
Il codice prevede 3 tipi di compensazione:
 Compensazione legale: opera automaticamente quando si verifica la coesistenza di sue
debiti, che abbiano ad oggetto prestazioni omogenee (denaro e denaro; patate e patate),
liquidi (ossia determinabili nel loro ammontare) ed esigibili (ossia entrambi scaduti).
 Compensazione giudiziale: se i debiti sono omogenei ed esigibili, ma uno di essi non è
liquido, ma è di facile liquidazione, il giudice può su richiesta dell’interessato, liquidarlo e
dichiararlo compensato con l’altro.
 Compensazione volontaria: si realizza su accordo delle parti quando non si verificano le
condizioni sopra enunciate.
b) La confusione, si ha quando, per qualsiasi motivo, la posizione del creditore e quella del debitore
coincidono con la stessa persona.
In tal caso si dice che l’obbligazione si estingue per confusione, in quanto il debitore dovrebbe
pagare a se stesso, essendo il debito ed il credito confluiti nello stesso patrimonio. La confusione si
realizza ad esempio quando il debitore diventa erede del creditore e viceversa, oppure nel caso di
fusione di società, l’una debitrice nei confronti dell’altra.

2.3.4: Modi Non Satisfattivi

I modi di estinzione non satisfattivi, con i quali l’interesse del creditore non ottiene alcun adempimento, si
distinguono in: Novazione, Remissione del debito, Prescrizione. Più nel dettaglio.
a) La novazione si ha quando il debitore ed il creditore si accordano per estinguere l’obbligazione e
per sostituirla con una nuova obbligazione diversa per titolo o per oggetto.
Viene indicato come modo di estinzione non satisfattivo perché l’obbligazione si estingue senza
alcun adempimento. Si ha novazione, ad esempio, quando le parti di un’obbligazione avente ad
oggetto una somma di denaro si accordano per sostituirla con un certo quantitativo di merce.

b) Con la remissione del debito il creditore rinuncia al proprio credito, infatti l’obbligazione risponde
ad un interesse del creditore, per cui questi può decidere, per qualsiasi motivo di rinunciarvi.

c) Con la prescrizione, l’obbligazione si estingue per inerzia del creditore, che non compie alcun atto
di esercizio. Il termine di prescrizione in materia di obbligazioni è quello originario di 10 anni,
termini più brevi sono, però, previsti in alcune specifiche ipotesi.
2.4: Responsabilità contrattuale, extracontrattuale ed il risarcimento
Nell’ambito delle obbligazioni, e quindi del rapporto giuridico che lega debitore e creditore, il risarcimento
del danno è previsto:
- Sia nel caso di Responsabilità Contrattuale, ossia per violazione di un preesistente contratto tra le
parti.
- Che nel caso di Responsabilità extracontrattuale, che non prevede la preesistenza di un contratto
tra le parti, ma che si verifica a carico di colui che per dolo (con intenzionalità) o per colpa (per
mancanza di diligenza) arreca un danno ad altri.

La disciplina della responsabilità contrattuale ed extracontrattuale si differenzia per i seguenti punti:


- Prescrizione, ed in particolare il diritto di credito e quello al risarcimento del danno si prescrivono
nel termine di dieci anni nel caso di responsabilità contrattuale, mentre in 5 nel caso di
responsabilità extracontrattuale.
- Onere della prova, ed in particolare nella responsabilità contrattuale la normativa prevede che sia il
debitore a dover dimostrare, eventualmente, la sua assenza di colpa;
Nella responsabilità extracontrattuale, invece, valgono le regole ordinarie, per cui è il
danneggiato/creditore che deve provare il fatto (ossia l’evento, la lesione, il nesso di causalità tra il
fatto ed il danno lamentato) e la colpa del danneggiante.

Analoga, invece è nei due casi la determinazione e quantificazione del risarcimento del danno. Ci sono due
possibili forme di risarcimento:
- Risarcimento in forma specifica che consiste nel ripristinare la situazione lesa dall’illecito con
l’eliminazione della causa (è un rimedio poco utilizzato per la responsabilità contrattuale);
- Risarcimento per equivalente: è il rimedio di gran lunga prevalente e consiste nel corrispondere
una somma di denaro al danneggiato commisurata al danno da lui subito.
In particolare il risarcimento deve comprendere la perdita subita dal creditore o dal danneggiato
(ad esempio il valore della cosa danneggiata), nonché il mancato guadagno ossia il lucro cessante
(ad esempio in caso di mancata consegna della merce i profitti che il creditore avrebbe conseguito
rivendendola).

Oss: Nel caso di responsabilità contrattuale, si configura il risarcimento del danno quando:
- Inadempimento o inesatto adempimento dell’obbligazione;
- Impossibilità sopravvenuta della prestazione, se il debitore non prova che l’impossibilità è dipesa da
causa a lui non imputabile;
- Impossibilità sopravvenuta della prestazione in ogni caso quando il debitore è in mora;
- Ritardo ingiustificato dell’adempimento.
2.5: I contratti
Secondo il codice civile, si definisce contratto un accordo tra due o più parti, volto alla costituzione,
regolazione o estinzione di un rapporto giuridico patrimoniale. La definizione sottolinea, quindi che, il
contratto:
- È un accordo tra due o più parti (soggetti).
- È un accordo diretto alla produzione di effetti giuridici, il che evidenzia l’importanza della volontà
delle parti la cui manifestazione avviene attraverso l’autonomia contrattuale.
- È un atto giuridico patrimoniale, ed infatti il contratto è la fonte principale di obbligazioni, il cui
requisito fondamentale è la patrimonialità.
È tuttavia da sottolineare, che dal contratto non derivano solo obbligazioni poiché, assolvendo una
serie di funzioni diverse, può generare effetti diversi quali: effetti traslativi (trasferimento di una
proprietà), costitutivi (costituzione dei diritti reali, quali: e di regolamentazione dei rapporti.
In relazione alle diverse funzioni ed ai diversi effetti, possiamo distinguere varie categorie di
contratto:
 Contratti con effetti obbligatori: sono i contratti da cui derivano solo obbligazioni, di una o
di entrambe le parti.
 Contratti con effetti reali: sono i contratti con i quali si trasferiscono o costituiscono i diritti
reali. La particolarità di questi contratti è che l’effetto traslativo si realizza nel preciso
istante in cui viene concluso il contratto.
 Contratti normativi: si tratta di contratti in cui le parti dettano le regole cui saranno
vincolati nel corso del rapporto contrattuale.

2.5.1: L’autonomia contrattuale ed i suoi limiti

Il principio di autonomia contrattuale, consiste nel potere dei privati di regolare liberamente i propri
interessi patrimoniali, ricorrendo ad un tipo di contratto già regolamentato per legge, ossia i “contratti
tipici” o ricorrendo a “contratti atipici”, ossia a forme di contratto particolari in cui le parti possono
liberamente stabilire il contenuto della prestazione, il prezzo, le modalità di adempimento e così via.
Ciononostante la legge prevede, in alcuni casi, delle limitazioni al principio di autonomia patrimoniale, ed in
particolare:
- Può imporre l’obbligo di contrattazione al fine di garantire alcuni beni o servizi rivolti al pubblico,
come nel caso di imprese che operano nell’ambito del trasporto pubblico o come nel caso di
imprese che operano in regime di monopolio legale
- Può limitare la libera scelta del contraente, laddove vi sia l’esistenza un diritto di prelazione.
(Se l’individuo X vuole vendere un bene e l’individuo Y sul medesimo bene ha un diritto di
prelazione, allora l’individuo X è tenuto a proporre l’acquisto prima all’individuo Y).
Tali diritti di prelazione, si dividono in:
 Prelazione convenzionale, che ha efficacia obbligatoria, per cui se il proprietario del bene lo
vende ad un terzo senza interpellare il titolare del diritto di prelazione chiedere il
risarcimento del danno.
 Prelazione legale, che ha efficacia reale, per cui se il proprietario del bene lo vende ad un
terzo senza interpellare il titolare del diritto di prelazione, quest’ultimo può esercitare
l’azione di riscatto, sostituendosi, a parità di condizioni, all’acquirente.
- Le eventuali clausole difformi concordate dai contraenti sono sostituite di diritto con le previsioni
legali per cui vi è un’inserzione automatica di clausole. Questo accade per la determinazione del
prezzo di determinati beni, oppure per la durata minima dei contratti di locazione.

È da osservare, inoltre, che l’autonomia contrattuale, nella realtà, è fortemente limitata dal diffuso
fenomeno della standardizzazione contrattuale in virtù del quale le grandi imprese produttrici
predispongono le condizioni generali dei contratti da concludere e che spesso prevedono l’inserimento di
clausole vessatorie (clausole che producono forti squilibri tra le parti), quali ad esempio: la riduzione della
responsabilità imputabile all’impresa, la possibilità di recesso e così via.
Tale pratica, se da un lato consente di semplificare la gestione dell’impresa, dall’altro crea una situazione
fortemente squilibrata a sfavore del consumatore o di chiunque viene posto nella condizione di non poter
discutere il contratto.
Il codice civile al fine di tutelare la parte economicamente più debole nel contratto ha stabilito quindi che:
- Le condizioni generali di contratto predisposte devono essere chiare e conoscibili usando la
necessaria diligenza.
- Sono ritenute inefficaci le clausole vessatorie se non approvate per iscritto, così da richiamare su di
loro l’attenzione del contraente.

2.5.2: I soggetti, rappresentanza e mandato


Affinché il contratto sia ritenuto valido i soggetti devono essere capaci di intendere e di volere e devono
avere la capacità di agire.
Laddove ciò non sia verificato è, tuttavia, possibile ricorrere alla rappresentanza legale in virtù del quale un
rappresentante agisce in nome e per conto del rappresentato, ritenuto incapace, al fine di tutelarlo.
Nel caso di rappresentanza volontaria, ossia voluta dalle parti anche se si ha la capacità di agire, il potere di
rappresentanza è conferito direttamente dal rappresentato, attraverso un atto unilaterale, ossia la procura.
La procura può essere speciale, ossia riguardare uno o più determinati affari (acquistare o vendere un
bene), oppure generale, ossia riferirsi a tutti gli affari del rappresentato (es. gestire la situazione
patrimoniale del rappresentato). Gli atti compiuti dal rappresentato, hanno effetto direttamente sul
rappresentato, il quale acquista diritti ed assume obbligazioni. Ovviamente questo accade fin quando il
rappresentante agisce nei limiti del potere conferitogli. In caso contrario, infatti, il rappresentato non
assume alcun obbligo nei confronti del terzo, verso il quale resta obbligato il rappresentante.
Il contratto posto in essere dal rappresentabile per nome e per conto del rappresentato, risulta inoltre
annullabile, su richiesta del rappresentato quando:
- Vi è un conflitto di interessi tra rappresentante e rappresentato.
- Il contratto concluso dal rappresentante è con se stesso: il rappresentante conclude un contratto in
cui da un lato configura come rappresentante e dall’altro come parte in proprio.
In generale, il potere della rappresentanza è legato ad un rapporto contrattuale preesistente, che può
derivare da un contratto di lavoro o da un contratto di mandato.
Tuttavia, è bene sottolineare la differenza che vi è tra la rappresentanza che viene conferita con la procura
ed Il mandato che è un contratto con il quale il mandatario si impegna a compiere uno o più atti giuridici
per conto del mandante, dietro un corrispettivo pagamento. Si possono, inoltre, avere due situazioni:
- Mandato con rappresentanza: il mandatario agisce in nome e nell’interesse del rappresentato,
quindi, il contratto stipulato produce effetti direttamente sul rappresentato.
- Mandato senza rappresentanza: il mandatario agisce nell’interesse del rappresentato, ma in nome
proprio.
3.5: Requisiti essenziali del contratto.
Affinché il contratto possa dirsi validamente concluso e produrre gli effetti voluti dalle parti, deve
possedere una serie di requisiti essenziali, rappresentati da: Accordo, Causa, Oggetto, Forma.
Più nel dettaglio:
a) L’accordo è il punto di convergenza delle diverse volontà delle parti. Quest’ultime, affinché abbiano
valenza giuridica devono essere manifestate, e rese noti agli altri contraenti nonché ai terzi.
In virtù di ciò, dal punto di vista giuridico, la normativa prevede:
 Ogni soggetto è responsabile delle proprie dichiarazioni e dei propri comportamenti.
I terzi, infatti, non potendo conoscere le reali intenzioni interne dei soggetti devono affidarsi
alle sole manifestazioni di volontà esterne.
 Deve esserci coerenza tra la volontà manifestata esternamente e la volontà interna.
Si possono, infatti, individuare casi in cui queste divergono e le conseguenze possono essere:
Riserva mentale: una delle parti intenzionalmente dichiara una cosa diversa da quella che
effettivamente vuole e se la controparte non si accorge della divergenza il contratto è valido ed
efficace.
Errore ostativo: c’è una divergenza tra volontà interna e volontà dichiarata legata ad un errore
nella dichiarazione (volevo dire 100, sbaglio a scrivere la mail e scrivo 1000€) o nella
trasmissione della dichiarazione.
Simulazione: c’è una divergenza tra situazione reale e situazione apparente. Più nel dettaglio,

Con la simulazione le parti creano una vera e propria situazione giuridica apparente, diversa dalla
situazione reale che è invece descritta nella controdichiarazione, ossia una scrittura privata che ha
valenza tra le parti.
Per quanto riguarda, invece, gli effetti della simulazione rispetto ai terzi e ai creditori vale la
situazione apparente: ossia le parti subiscono le conseguenze della simulazione posta in essere.
Infatti, la simulazione non è opponibile ai terzi, quindi i soggetti che hanno stipulato contratti con le
parti acquistano i diritti derivanti dal contratto.
I terzi e i creditori potrebbero, però in alcuni casi, avere interesse nel far emergere la situazione
reale per vedere i loro interessi tutelati. Per tale motivo, la normativa prevede che i terzi ed i
creditori possono con ogni mezzo, provare l’esistenza dell’accordo simulatorio, ossia provando una
serie di elementi da cui è logicamente deducibile la simulazione. La normativa disciplina la
simulazione al fine di tutelare i soggetti terzi che possono essere danneggiati dal contratto
simulato.

b) La causa è una giustificazione oggettiva dello spostamento patrimoniale che si realizza con quel
determinato contratto ed è condivisa da entrambe le parti, a differenza dei motivi che invece
possono essere diversi. Tuttavia, i motivi non hanno alcuna valenza giuridica, l’unico caso in cui un
contratto è nullo è quando il motivo è illecito, è condiviso da entrambe le parti ed è l’unica ragione
per la quale è stato concluso il contratto

c) L’oggetto è l’insieme delle prestazioni contrattuali. Affinché il contratto sia valido, l’oggetto deve
possedere gli stessi requisiti previsti per la prestazione: deve essere lecito, possibile, determinato o
determinabile etc.
d) La forma non è altro che la modalità con cui viene stipulato il contratto che non necessariamente
deve avvenire con la trascrizione di un documento.
La normativa, però, prevede dei casi in cui l’accordo delle parti deve essere trascritto, mediante
atto pubblico o scrittura privata, pena la nullità del contratto stesso.
Tra i contratti che devono essere redatti per iscritto vi sono:
 I contratti che trasferiscono la proprietà di beni immobili o che trasferiscono o
costituiscono diritti reali di godimento su beni immobili;
 I contratti di costituzione delle società per azione e delle società a responsabilità limitata;
 I contratti di fornitura, subfornitura e così via
La forma scritta rappresenta anche una sorta di maggiore tutela per le parti, perché definisce in
maniera univoca le condizioni definite dal contratto.

3.6: Elementi accidentali del contratto


Gli elementi accidentali, ossia le clausole, sono quegli elementi che le parti decidono di inserire o meno nel
contratto ma che una volta inserite devono essere rispettate. Gli elementi accidentali previsti dal codice
sono riconducibili a 3 tipologie: Condizione, Termine e Modus.

a) La condizione, che deve essere lecita e possibile, è quell’evento futuro ed incerto al quale si
subordina l’inizio o la cessazione degli effetti prodotti dal contratto. Si distinguono due tipi di
condizione:
 Condizione sospensiva, Se gli effetti del contratto cessano fino a quando non si verifica una
certa condizione (Non darò la casa a X fino a che non si sarà laureato).
 Condizione risolutiva: il contratto produce effetti, ma questi potranno cessare all’avverarsi della
condizione. (Darò la casa a X fino a che non si laurea).
Dal momento della conclusione del contratto fino a quando si verifica la condizione c’è una
situazione di incertezza detta di pendenza della condizione.

b) Quando si parla di termine si fa riferimento al termine di efficacia, ossia che sospende o fa cessare
gli effetti del contratto. Il termine è uguale alla condizione, solo che è un evento futuro certo e il
verificarsi di tale evento non ha effetto retroattivo. Il termine indica l’evento futuro a partire dal
quale decorrono gli effetti del contratto (termine iniziale) o cessano gli effetti del contratto
(termine finale).

c) Il Modus, è una clausola accessoria relativa ai soli contratti e atti giuridici a titolo gratuito
(donazione e testamento), che prevede un onere a carico del beneficiario. (Ad esempio Dono 100
euro ma il beneficiario deve spenderli operando in un certo modo)

3.7: Formazione e Scioglimento del contratto


Il processo di formazione di un contratto prevede un fase iniziale di trattativa in quanto ciascuna delle
parti è portatrice di interessi che intende soddisfare nel migliore dei modi. Il codice stabilisce che il
contratto si considera, poi, concluso, nel momento e nel luogo in cui colui che ha avanzato la proposta
contrattuale viene a conoscenza dell’accettazione della controparte.
È da sottolineare, però, che al termine della fase iniziale di trattativa, le parti possono decidere se
concludere o meno il contratto, ma sono tenute, comunque, alle regole della correttezza, per cui se una
della parti decide di recedere senza motivo, incorre in una responsabilità precontrattuale ed è tenuta al
risarcimento del danno arrecato alla controparte per la mancata conclusione del contratto.
Vi è inoltre la possibilità di stipulare dei contratti preliminari (o compromessi) sono dei veri e propri
contratti, attraverso i quali le parti fissano le clausole e le condizioni di un futuro contratto definitivo.
Si tratta di contratti ad effetto obbligatorio, da cui sorge l’obbligazione reciproca di prestare il futuro
consenso. Sono ampiamente utilizzati nell’ambito immobiliare: le parti si accordano per la vendita del bene
e ne stabiliscono il prezzo, impegnandosi a stipulare, entro un certo termine, il contratto definitivo.
Nel caso di inadempimento di una delle parti, che rifiuti di stipulare il contratto definitivo, la legge prevede
che l’altra parte può proporre una domanda giudiziale ed ottenere una sentenza che si sostituisce il
consenso mancato e che produce gli stessi effetti del contratto definitivo non stipulato.

Lo scioglimento del contratto, può avvenire quando:


- Mutuo consenso è un accordo tra le parti diretto allo scioglimento del contratto tra loro concluso,
si parla di risoluzione consensuale del contratto.
- Recesso unilaterale, che è la possibilità di una delle parti di liberarsi dal vincolo contrattuale e può
essere esercitato solo se previsto dal contratto (recesso convenzionale) o dalla legge e può essere
esercitata fino a quando non si dà inizio all’esecuzione della prestazione.
Più nel dettaglio, la legge prevede la possibilità di recesso unilaterale:
 Per i contratti a tempo indeterminato
 Per alcuni contratti non a tempo indeterminato, in particolari circostanze (appalto: il
committente può recedere rimborsando all’appaltatore le spese sostenute, i lavori eseguiti
ed il mancato guadagno);
 Quando avviene per tutelare la parte economicamente più debole del contratto;
 Quando avviene per tutelare il consumatore nei contratti conclusi fuori dei locali
commerciali e nei contratti a distanza: infatti, di fronte a pratiche commerciali
particolarmente invasive, in cui non c’è la possibilità di valutare a pieno gli effetti del
contratto (es. proposte contrattuali telefoniche) la legge ha dato al consumatore la
possibilità di ripensarci e sciogliersi dal vincolo contrattuale, entro un certo termine dalla
conclusione del contratto.

3.9: Patologie del contratto


Si parla di patologie del contratto quando quest’ultimo presenta dei difetti che lo discostano dallo schema
normativo. Tali difetti, si distinguono in difetti originari (o genetici), che si verificano nella fase di
formazione del contratto, e difetti funzionali (o sopravvenuti) che si verificano, invece, durante la vita del
rapporto.
In presenza di tali difetti, la normativa ha previsto dei rimedi contrattuali che servono a rilevare ed
accertare i difetti, cosi da cancellare il contratto viziato.
I rimedi contrattuali sono:
- La nullità e l’annullabilità che sono anche definite ipotesi di invalidità poiché si verificano in
risposta a difetti genetici relativi ai requisiti essenziali del contratto.
- La rescissione, che si verifica anch’essa in risposta a difetti generici, e quindi legati al momento di
formazione del contratto, ma si applica solo ai contratti a prestazioni corrispettive.
- La risoluzione, si verifica, invece, in risposta a difetti sopravvenuti
3.9.1: La nullità

La nullità è un’ipotesi di invalidità che si verifica per difetti genetici gravi ed in virtù di ciò, al fine di tutelare
un interesse generale, può essere fatta valere da chiunque.
Il contratto è nullo quando:
- Manca uno dei requisiti essenziali previsti per i contratti dallo schema legale
- La causa è illecita;
- L’oggetto è illecito, impossibile, indeterminabile etc.
- È illecito il motivo, che sia comune ad entrambe le parti e rappresenta l’unica ragione per la quale il
contratto è stato stipulato;
- In ogni caso in cui il contratto contrasta con una norma imperativa, a meno che la legge non
preveda la conservazione del contratto con la sostituzione automatica della clausola nulla.

3.9.2: L’annullabilità

L’annullabilità, è un ipotesi di invalidità, che si verifica per difetti genetici meno gravi e riguardanti
principalmente l’accordo. A differenza della nullità, non può essere fatta valere da chiunque, ma dalla
persona la cui volontà non si è consapevolmente e liberamente formata durante l’accordo.
I casi di annullabilità sono, infatti, riconducibili a due categorie: incapacità di agire e vizi di volontà.
a) L’incapacità di agire:
Il soggetto che non è capace di agire non può compiere atti giuridici, in quanto non è capace di
valutare gli effetti delle proprie azioni. In tal caso, si rende pertanto necessario il ricorso ad un
rappresentante legale e risulteranno annullabili:
 I contratti stipulati personalmente dal minore o dall’interdetto. In questo caso non ha
rilevanza la buona o la mala fede della controparte in quanto si tratta di casi di
incapacità documentati dalla legge. L’annullamento del contratto è escluso solo
nell’ipotesi in cui il minore con raggiri abbia occultato la sua vera età;
 I contratti eccedenti l’ordinaria amministrazione stipulati dal minore emancipato o
dall’inabilitato, senza consenso del curatore e l’autorizzazione del tribunale;
 I contratti compiuti dal rappresentante legale dell’incapace senza le formalità previste
dalla legge (in particolare, senza l’autorizzazione del giudice titolare);
 Gli atti compiuti dall’amministratore di sostegno in violazione delle disposizioni di legge
o in eccesso rispetto al potere conferitogli.
La legge tutela anche la posizione del maggiorenne che potrebbe trovarsi per qualsiasi causa,
anche transitoria, in uno stato di incapacità di intendere e di volere nel momento della
conclusione del contratto. In questo caso, affinché il contratto sia annullabile è necessario che:
 Dal contratto derivi un forte pregiudizio per l’incapace;
 Si accerti la mala fede della controparte che era a conoscenza dello stato di incapacità
del soggetto al momento della conclusione.
b) Vizi di volontà:
I vizi della volontà sono degli elementi che incidono sul processo formativo della volontà,
determinandola in modo diversa da come si sarebbe determinata se questi elementi di disturbo
non avessero agito.
Il rimedio dell’annullamento può essere richiesto solo dal soggetto la cui volontà risulta viziata.
I vizi della volontà si distinguono in: errore-vizio, violenza morale e dolo.
L’errore vizio consiste nell’ignoranza o nella falsa rappresentazione della situazione reale che
incide sul processo di formazione della volontà di concludere quel contratto. La parte che cade
in errore, viene così tutelata richiedendo l’annullamento del contratto, che in realtà non
risponde ai suoi interessi.
Affinché possa procedersi con l’annullamento è necessario però, che l’errore sia:
 Grave: deve riguardare un elemento essenziale del contratto (il tipo di contratto,
l’identità o la qualità dell’oggetto o della controparte con la quale si conclude il
contratto. Si nota che non ha alcuna rilevanza un errore relativo alle qualità personali,
quali religione e nazionalità.)
 Riconoscibile: ossia una persona dotata della necessaria diligenza avrebbe potuto
rilevarlo.
Per violenza morale si intende la minaccia che induce a concludere un contratto per il timore di
un male ingiusto.
La minaccia per provocare l’annullamento deve:
 Essere effettiva e tale da fare impressione su una persona sensata, tenendo conto
anche delle caratteristiche soggettive della persona cui è rivolta;
 Prospettare un male ingiusto e notevole.

Il dolo è un raggiro, ossia un inganno effettuato da una delle parti, per indurre l’altra a
concludere il contratto, che altrimenti non avrebbe stipulato.
La vittima del raggiro può chiedere l’annullamento del contratto, quando il dolo è:
determinante, ossia, quando in assenza di tale raggiro il contratto non si sarebbe concluso.
Il dolo determinante si differenzia dal dolo incidente che si ha nel caso in cui il raggiro non è
stato tale da determinare per il consenso ma incide sulle condizioni contrattuali: il contratto
sarebbe stato concluso ugualmente, ma a condizioni diverse.
In tal caso il contratto resta valido, ma il contraente può richiedere il risarcimento del danno
per le condizioni svantaggiose alle quali è stato sottoposto.

È da osservare, inoltre, che è causa di annullamento anche, l’errore ostativo al quale si applicano le stesse
regole dell’errore-vizio.

3.9.3 La disciplina dell’invalidità

La disciplina della nullità e dell’annullabilità, sebbene siano entrambe ipotesi di invalidità, sono molte
diverse sotto il profilo operativo, ed in particolare in termini di legittimazione, rilevabilità d’ufficio,
prescrizione, natura della sentenza, effetti e conservazione del contratto.
Più ne dettaglio:

a) Legittimazione
La nullità può essere fatta valere da chiunque abbia interesse, ossia da chiunque possa essere
toccato dagli effetti del contratto. Il rimedio dell’annullabilità può essere attivato solo dalla parte
nel cui interesse è stabilito dalla legge ed è infatti, la parte interessata che decide se conservare o
porre nel nulla il contratto viziato.
b) Rilevabilità d’ufficio
La nullità è rilevabile d’ufficio dal giudice, cosa che, invece non può avvenire per l’annullabilità, per
la quale è sempre necessaria una specifica domanda dalla parte interessata.
c) Prescrizione
L’ipotesi di nullità del contratto non è soggetta a prescrizione, ossia può essere proposta in ogni
tempo. (Si può però, prescrivere l’azione di restituzione di quanto eventualmente pagato in
esecuzione del contratto nullo e quindi, non dovuto).
L’ipotesi di annullamento è, invece, soggetta al termine di prescrizione di 5 anni. (La decorrenza del
termine di prescrizione varia a seconda dei casi e deve essere calcolato a partire dal momento in
cui il diritto può essere effettivamente esercitato.)
d) Natura della sentenza
Il contratto nullo non produce alcun effetto sin dall’inizio, quindi, la sentenza di nullità ha natura
solo dichiarativa, in quanto accerta che il contratto è nullo e non ha produce effetti. La sentenza
che sancisce l’annullamento, ha natura costitutiva ciò significa che è la sentenza che cancella il
contratto dal mondo giuridico, perché il contratto annullabile può comunque, vivere e spetta alla
parte interessata decidere se chiedere o meno l’annullamento.
e) Effetti
Il contratto nullo non produce alcun effetto fin dall’origine, in termini più specifici si dice che la
nullità opera retroattivamente, pertanto gli effetti che si sono nel frattempo realizzati sono posti
nel nulla in quanto ingiustificati (delle somme eventualmente pagate si può chiedere la
restituzione. La nullità è opponibile ai terzi che abbiano acquistato diritti dalle parti; tali diritti
vengono meno, anche se i terzi sono in buona fede, fatti salvi solo gli effetti dell’usucapione.
Anche l’annullamento opera retroattivamente, ma solo tra le parti, nel senso che una volta
annullato il contratto, l’effetto tra le parti è analogo alla nullità, diverso è, invece, il regime
dell’opponibilità ai terzi, in quanto fino a che il contratto non viene annullato vive e può produrre
effetti.
f) Conservazione del contratto
Il contratto nullo non può essere convalidato, a meno che la legge non disponga diversamente.
Il contratto annullabile, invece, può essere convalidato, ossia può rimanere in vita e produrre effetti
anche in presenza del vizio. La convalida deve essere avanzata dal contraente legittimato alla
richiesta di annullamento, il quale, valutata la situazione, potrebbe anche ritenere che il contratto,
pur viziato, risponda ai suoi interessi.

3.9.4: La rescissione

La rescissione è un rimedio ad un difetto genetico che, tuttavia, non riguarda gli elementi costitutivi del
contratto, ma attiene al rapporto di scambio tra prestazioni e controprestazione.
Con la rescissione, si tende ad eliminare quei contratti nei quali tale rapporto di scambio è fortemente
squilibrato, perché il contratto è stato concluso in circostanze anomale, di cui una delle parti ha
approfittato a proprio vantaggio.
Le ipotesi di rescissione previste dal codice sono due, basate su due presupposti: contratto concluso in
stato di pericolo e rescissione per lesione.

a) Contratto concluso in condizioni di pericolo:


Il contratto è rescindibile quando:
 Una delle parti assume obbligazioni inique;
 Per la necessità di salvare se o gli altri da una situazione di danno grave alla persona;
 Tale necessità è conosciuta dalla controparte, che ne approfitta.
Esempio: Tizio si trova con l’automobile in panne su una strada isolata nell’imminenza di una bufera
di neve, Caio, che passa con un fuoristrada, si fa dare o promettere una notevole somma per
accompagnarlo al paese più vicino.
b) Rescissione per lesione:
Le condizioni previste dalla legge sono:
 Una delle parti si trova in uno stato di bisogno;
 La controparte approfitta di tale situazione per trarre vantaggio personale;
 La sproporzione tra prestazione da una parte e quella dall’altra è notevole ed in particolare,
eccede la metà del valore che la prestazione eseguita o promessa dalla parte danneggiata
aveva al momento della conclusione del contratto.
L’azione di rescissione può essere proposta dalla parte che ha assunto obbligazioni inique; l’azione è
soggetta ad un breve termine di prescrizione: 1 anno dalla conclusione del contratto. Per quanto riguarda
gli effetti dell’azione di rescissione, il contratto viene posto nel nulla per quanto riguarda i rapporti tra le
parti; la rescissione, invece, non pregiudica i diritti acquisiti dai terzi.

3.9.5 La risoluzione del contratto

La risoluzione è il rimedio relativo a difetti funzionali che si verificano nel corso del rapporto contrattuale
nei contratti a prestazioni corrispettive.
Il codice prevede tre ipotesi di risoluzione: inadempimento, impossibilità sopravvenuta e eccessiva
onerosità.
La risoluzione provoca lo scioglimento del contratto ed ha effetto retroattivo, eccetto per i contratti ad
esecuzione continua (in tal caso la risoluzione può operare solo per il futuro e non tocca le prestazioni già
eseguite). La risoluzione, inoltre non pregiudica diritti acquisiti da terzi.

a) La risoluzione per inadempimento:


Nel caso in cui l’inadempimento si protrae nel tempo, la parte lesa può scegliere tra due
alternative:
 Può chiedere un provvedimento giudiziale che porta all’adempimento coattivo, ossia
all’adempimento forzato.
 Può richiedere la risoluzione del contratto e quindi, la liberazione dalla propria obbligazione
oltre al risarcimento del danno per inadempimento.
Tuttavia, la risoluzione del contratto, non può essere chiesta quando l’inadempimento della
controparte ha scarsa importanza, infatti la gravità dell’inadempimento ha notevole importanza e
deve essere valutata dal giudice caso per caso.
La risoluzione del contratto, deve di regola essere pronunciata dal giudice mediante sentenza.
Esistono, però dei casi in cui la risoluzione di realizza automaticamente, senza la necessità di un
provvedimento giudiziario, ciò avviene quando:
 Il contratto contiene una clausola risolutiva espressa con la quale le parti hanno
preventivamente concordato che, nel caso di inadempimento entro un certo termine il
contratto si risolve;
 La parte interessata all’adempimento intima per iscritto alla controparte di provvedere
all’esecuzione della prestazione entro un certo termine, non inferiore a 15 giorni,
dichiarando che il mancanza il contratto si intende risolto;
 Il termine fissato per la prestazione da una delle parti deve considerarsi essenziale
nell’interesse dell’altra (vedi esempio catering).
b) La risoluzione per impossibilità sopravvenuta
Con riferimento ai contratti a prestazioni corrispettive, qualora una delle obbligazioni diventi
impossibile, anche l’altra viene a cadere, in quanto ne viene a mancare la giustificazione, essendo
collegata alla prima.
Un discorso a parte va fatto per i contratti con effetti reali, aventi ad oggetto il trasferimento di
proprietà di una cosa determinata. La cosa viene trasferita al momento della conclusione del
contratto, anche se la cosa non viene ancora consegnata; se pertanto dopo la conclusione del
contratto, la cosa viene distrutta o rubata per responsabilità non imputabile al venditore, il rischio
del perimento della cosa ricade sull’acquirente, il quale non è liberato dall’obbligazione ma è
tenuto al pagamento del prezzo, non può pertanto, risolvere il contratto per impossibilità
sopravvenuta. Se il perimento della cosa è imputabile all’alienante, questi è tenuto al risarcimento
del danno.

c) La risoluzione per eccessiva onerosità


La risoluzione per eccessiva onerosità opera solo per i contratti di durata, ossia ad esecuzione
continuata o periodica, ovvero nei quali il rapporto perdura per tempo. Se dopo la conclusione del
contratto si verificano degli eventi che rendono la prestazione di una delle parti molto più gravosa
rispetto alla controprestazione concordata, si può richiedere la risoluzione del contratto. I suddetti
eventi devono, però, essere:
- Sopravvenuti: devono verificarsi dopo la conclusione del contratto;
- Straordinari ed imprevedibili: deve trattarsi di eventi che la parte non poteva assolutamente
prevedere;
- Esterni: non devono dipendere dal comportamento del contraente stesso.
La controparte può evitare la risoluzione del contratto, offrendo di modificare le condizioni
contrattuali per ristabilire l’equilibrio.
Capitolo 3: L’imprenditore e l’impresa

3.1: L’imprenditore e l’impresa: elementi caratterizzanti


I termini imprenditore, impresa ed azienda vengono spesso confusi nel linguaggio comune, ma essi
attengono ad aspetti normativi differenti.
Secondo il codice civile, infatti:
- L’imprenditore è colui che esercita professionalmente (nel senso di abitualità e sistematicità)
un’attività economica finalizzata alla produzione di beni o servizi da immettere sul mercato. Infatti,
non è imprenditore colui che produce per se stesso.
- L’impresa è l’attività economica esercitata professionalmente, organizzando i fattori produttivi.
- L’azienda, è lo strumento attraverso il quale l’imprenditore esercita l’attività.

È da osservare che l’attività economica è l’insieme di atti che, considerati nel loro complesso, sono
finalizzati al mercato indipendentemente dal fatto che l’impresa abbia o meno scopi di lucro.
Nel caso di imprese non a scopo di lucro, infatti, l’attività economica è da intendersi come “Economicità di
gestione” nel senso che deve riuscire, quanto meno, ad eguagliare i propri ricavi con l’ammontare dei costi
sostenuti per l’esercizio dell’attività.
La normativa distingue, alcune figure di imprenditori a cui si applica, oltre la disciplina generale, una
normativa specifica. Abbiamo, pertanto:
- In relazione alla natura dell’attività esercitata si distinguono: Imprenditore agricolo; Imprenditore
commerciale; Imprenditore ittico; Imprenditore artigiano; Impresa sociale (impresa no profit).

- In relazione al soggetto che esercita l’impresa, si distinguono: Imprenditore individuale;


Imprenditore collettivo (società); Imprenditore pubblico; Imprenditore privato.

- In relazione alle dimensioni, si distingue il piccolo imprenditore dal grande imprenditore

3.2: Distinzione in relazione all’attività esercitata


3.2.1 L’imprenditore agricolo

L’imprenditore agricolo è colui che con professionalità ed organizzazione, sia del capitale che del lavoro,
svolge un’attività agricola che risulta suddivisibile in due categorie:
- Attività agricole principali, quali la coltivazione, la selvicoltura, l’allevamento di animali e tutte
quelle attività che, in genere, richiedono un contatto diretto con il terreno.
- Attività agricole connesse, che sono dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione e
commercializzazione dei prodotti ottenuti dalle attività agricole principali.
Sono inoltre considerate attività agricole connesse, anche l’agriturismo ossia l’insieme delle attività
ricreative, culturali, didattiche finalizzate ad una migliore conoscenza del territorio e alla
degustazione di prodotti aziendali, caratterizzati dai marchi DOP; IGP; DOC.
È da osservare che, non svolgendo attività commerciali, l’imprenditore agricolo non è soggetto al fallimento
ed all’obbligo delle tenute contabili. Deve, tuttavia, iscriversi nella sezione speciale del registro delle
imprese con tale iscrizione che ha, però, funzione di pubblicità legale così come previsto per le imprese
iscritte nella sezione ordinaria del registro delle imprese.
3.2.2 L’imprenditore ittico

L’imprenditore ittico è colui che, titolare di una licenza di pesca, svolge con professionalità ed
organizzazione (sia di capitali che del lavoro) un’attività ittica che, risulta suddivisibile in due categorie:

- Attività di pesca professionale, ossia l’attività economica svolta in ambienti marini, salmastri o di
acqua dolce, diretta alla ricerca di organismi acquatici, alla cala, alla posa, e al recupero di un
attrezzo di pesca, nonché le attività di acquacoltura (allevamento di organismi acquatici).
È da osservare che rientrano nelle attività di pesca professionale anche:
 Il pescaturismo, ossia l’imbarco di persone non facenti parte dell’equipaggio, su navi da
pesca a scopo ricreativo;
 L’ittiturismo, ossia l’insieme dei servizi turistici offerti dai pescatori sulla terra ferma, quali
l’ospitalità in case di pescatori ed in borghi marinari. Elemento essenziale è la ristorazione a
base di pescato locale.
- Attività connesse alla pesca professionale, che sono tutte quelle attività volte alla trasformazione,
commercializzazione e distribuzione dei prodotti della pesca. Rientrano tra le attività connesse
anche l’attuazione degli interventi di gestione finalizzate alla valorizzazione degli ecosistemi
acquatici.
All’imprenditore ittico si applica la stessa disciplina prevista per l’imprenditore agricolo per cui non è
soggetto al fallimento, non è obbligato alla tenuta delle scritture contabili e deve iscriversi nella sezione
speciale del registro delle imprese con finalità di pubblicità legale.

3.2.3 L’impresa sociale


Si definiscono imprese sociali quelle organizzazioni che operano senza scopo di lucro ma che svolgono, in
maniera stabile, un’attività economica organizzata alla produzione di beni e servizi di pubblica utilità
sociale, ossia quelli prodotti nei settori dell’assistenza sanitaria, dell’educazione, istruzione, formazione e
così via.
Non ha quindi importanza la forma giuridica che tali imprese assumono in quanto sono libere di scegliere
quella più adeguata al perseguimento dei loro fini sociali. Alcuni aspetti peculiari della disciplina di impresa
sono:
- Assenza di uno scopo di lucro,
- Iscrizione in apposita sezione del registro delle imprese.
- La tenuta dei libri contabili e del bilancio sociale;

3.2.4 L’imprenditore commerciale

È imprenditore commerciale colui che svolge una o più delle seguenti attività:
- Attività industriale volta alla produzione di beni o servizi;
- Attività commerciali;
- Attività di trasporto per terra, per acqua, per aria;
- Attività bancaria o assicurativa;
- Altre attività ausiliare allo svolgimento delle precedenti.
Il codice civile prevede che l’imprenditore commerciale, oltre ad essere soggetto alla disciplina generale
dell’impresa, è soggetto anche ad una serie di regole specifiche, che costituiscono lo statuto
dell’imprenditore commerciale e che impongono ulteriori oneri e responsabilità.
3.3: Lo statuto dell’imprenditore commerciale
Lo statuto dell’imprenditore commerciale, è un insieme di regole, dettate dal codice civile, che trovano
applicazione solo in riferimento all’imprenditore commerciale e che riguardano 4 aspetti fondamentali:

- L’iscrizione al registro delle imprese;


- La tenuta delle scritture contabili;
- La rappresentanza di alcuni ausiliari dell’imprenditore;
- La procedura fallimentare nel caso di crisi irreversibile.

3.3.1: L’iscrizione nel registro delle imprese

Il registro delle imprese è composto da una sezione ordinaria e da 5 speciali ed in particolare:


- Nella sezione ordinaria devono iscriversi:
 Gli imprenditori individuali non piccoli;
 Le società, tranne la società semplice;
 Gli enti pubblici che hanno ad oggetto esclusivo lo svolgimento di un’attività economica;
 Le società estere aventi in Italia la sede.
- Nella sezione speciale devono iscriversi:
 Gli imprenditori agricoli; ittici, piccoli imprenditori, società semplici e imprese artigiane;
 Le società tra professionisti;
 Le imprese sociali;
 Società volte alla pubblicità dei legami di gruppo;
 Start-up innovative ed incubatori di start-up innovative.
È da sottolineare che, l’iscrizione nella sezione ordinaria o in una delle 5 sezioni speciali, ha una valenza
differente ed in particolare:
- L’iscrizione nella sezione ordinaria, ha funzione di pubblicità legale, ossia una funzione di efficacia
probatoria nei confronti dei terzi e che può essere distinta in:
 Efficacia probatoria positiva: se i terzi non possono far valere in nessun modo la loro
mancanza di conoscenza sui fatti e gli atti per i quali è prevista l’iscrizione nel registro delle
imprese, poiché tali fatti ed atti sono stati effettivamente iscritti.
(Si parla, in tal caso, di presunzione assoluta di conoscenza.)
 Efficacia probatoria negativa: se i terzi possono far valere la loro mancanza di conoscenza
sui fatti e gli atti per i quali è prevista l’iscrizione nel registro delle imprese, poiché tali fatti
ed atti non sono stati iscritti. (Si parla, in tal caso di presunzione relativa di ignoranza.)
In tal caso, l’imprenditore, però, può provare che i terzi sono venuti a conoscenza di tali atti
o fatti in altro modo, quali ad esempio per via di raccomandata, fax, e-mail certificata e così
via.
- L’iscrizione nelle sezioni speciali, ha una funzione di pubblicità notizia, ossia di portare a
conoscenza dei possibili interessati notizie relative all’imprese.

È da osservare però che, sebbene gli imprenditori ittici ed agricoli siano iscritti nella sezione speciale, per
essi l’iscrizione ha funzione di pubblicità legale.
Inoltre, ci sono casi in cui l’iscrizione nel registro delle imprese ha valenza costitutiva come nel caso delle
società di capitali e delle società cooperative. Tali società, con l’iscrizione al registro acquistano, infatti,
personalità giuridica.
3.3.2: Le scritture contabili

L’imprenditore commerciale, ad esclusione del piccolo imprenditore, è tenuto alla scrittura dei libri
contabili, che documentano le attività compiute quotidianamente dall’impresa e informano i terzi circa lo
stato patrimoniale della stessa.
Le scritture contabili obbligatorie ed essenziali sono il libro giornale e il libro degli inventari, poi in base alla
natura ed alla dimensione dell’impresa sono previste specifiche scritture da tenersi.
Nel libro giornale vengono indicati, giorno per giorno, in ordine cronologico, le attività dell’impresa, ossia le
entrate e le uscite. Nel libro degli inventari vengono riportate le passività e le attività dell’impresa.
Quanto alla modalità di tenuta, il codice stabilisce che i libri siano numerati progressivamente, bollati in
ogni pagina e vidimati; tale modalità presuppone che la contabilità sia tenuta su supporto cartaceo, invece,
ora è previsto che possano essere tenuti con strumenti informatici.

3.3.3: Gli ausiliari dell’imprenditore


Nello svolgimento dell’attività economica, l’imprenditore coordina i fattori produttivi e si avvale di una serie
di collaboratori, sia interni che esterni all’impresa.
- Gli ausiliari esterni sono professionisti o comunque lavoratori autonomi che sono legati all’impresa
da rapporti contrattuali di vario tipo, occasionali o stabili.
- Gli ausiliari interni sono i dipendenti dell’imprenditore, legati allo stesso da un rapporto di lavoro
subordinato, in base alle funzioni che svolgono nell’organizzazione.
Gli ausiliari possono anche avere il potere di agire in rappresentanza dell’imprenditore, potere
conferito mediante uno specifico atto, la procura.
Il codice, però, prevede che per alcuni ausiliari interni, non c’è bisogno di un atto specifico, in
quanto il potere di rappresentanza è insito nelle mansioni ad essi attribuite, si tratta degli institori,
dei procuratori e dei commessi.
Più nel dettaglio:
a) L’institore è un alto dirigente aziendale che dipende solo dall’imprenditore e che è
preposto dall’imprenditore stesso ad una sede secondaria. L’institore può, senza una
specifica procura, compiere tutti gli atti pertinenti all’esercizio dell’impresa cui è preposto
e, quindi stipulare contratti che impegnano direttamente l’impresa.
Se i suoi poteri sono limitati rispetto a quelli previsti dalla carica, deve essere segnalato nel
registro delle imprese.
b) I procuratori sono gli ausiliari subordinati, essendo in una posizione inferiore all’institore,
hanno comunque il potere di compiere per l’imprenditore tutti gli atti pertinenti
all’esercizio dell’impresa.
c) I commessi, Sono gli ausiliari subordinati che operano sotto la direzione dell’imprenditore o
dell’institore, svolgendo delle mansioni esecutive che li pongono un contatto con il
pubblico; sono coloro che materialmente stipulano contratti.

3.3.4: Il fallimento e le altre procedure concorsuali


Il fallimento, cui è soggetto l’imprenditore commerciale, è una vera e propria procedura giudiziaria che si
attua nel caso di crisi irreversibile, ossia quando l’imprenditore non è in grado di adempiere alle proprie
obbligazioni, ed è regolata dalla legge da un lato proprio per tutelare i terzi di fronte alla situazione di crisi,
dall’altro per evitare che i creditori possano ottenere soddisfazione dei propri crediti, con iniziative singole
individuali.
Il fallimento è dichiarato dal Tribunale del luogo in cui si trova l’impresa, a seguito di un ricorso presentato
dai creditori, da un pubblico ministero o dall’imprenditore stesso.
La sentenza dichiarativa di fallimento che va iscritta al registro delle imprese, dà il via alla procedura
fallimentare: viene nominato un giudice delegato che deve controllare la regolarità della procedura e un
curatore fallimentare che assume l’amministrazione del patrimonio dell’imprenditore.
La procedura prevede l’inventario dei beni del fallito e la determinazione del passivo (i creditori devono
presentare la domanda di insinuazione del passivo, per richiedere l’adempimento dei loro crediti). Una
volta dichiarato esecutivo lo stato passivo si procede alla liquidazione dell’attivo, ossia alla vendita dei beni
del fallito. Il ricavato viene, in primo luogo utilizzato per pagare le spese della procedura e il curatore, il
restante viene ripartito tra i vari creditori (creditori privilegiati, creditori chirografari etc.).
Il fallimento si chiude quando si è compiuta la ripartizione o quando la procedura non può continuare per
insufficienza dell’attivo. Se si tratta di un fallimento di una società, il curatore chiede anche la cancellazione
dal registro delle imprese. È da osservare che il fallito può incorrere in specifiche responsabilità penali,
ossia nel reato di bancarotta che, tuttavia, si distingue in:
- Bancarotta semplice, se ha fatto spese personali o per la famigli eccessive rispetto alla sua
condizione economica o ha consumato una notevole parte del patrimonio in operazioni
imprudenti;
- Bancarotta fraudolenta, qualora abbia distrutto o dissipato parte dei suoi beni per recare
pregiudizio ai creditori, oppure abbia distrutto o falsificato i libri contabili.

3.4: Distinzioni in relazione al soggetto che esercita l’impresa: l’impresa


pubblica
L’impresa pubblica è un’impresa che non persegue scopo di lucro ed è esercitata dallo Stato o da un altro
ente pubblico, attraverso un’azienda (o amministrazione autonoma), oppure attraverso la costituzione di
un ente pubblico economico. Tuttavia in entrambi i casi, la disciplina cui è sottoposta, è quella
dell’imprenditore commerciale, con esclusione dell’obbligo di iscrizione al registro delle imprese e della
sottoposizione alle procedure concorsuali. Più nel dettaglio:
- L’azienda (o amministrazione autonoma) è un organismo finalizzato alla produzione di beni o
servizi che, pur essendo parte dell’ente, è privo di personalità giuridica, ma ha una propria
organizzazione. Le aziende autonome statale sono stati ampiamente utilizzate in passato per la
gestione dei monopoli fiscali, quali Sali e tabacchi, ferrovie etc.
- L’ente pubblico economico è un ente dotato di una propria personalità giuridica e di un proprio
patrimonio ma è comunque sottoposto a controllo statale sia contabile che di gestione.
L’ente pubblico è ampiamente utilizzato in settori strategici e ne rappresentano esempi l’ENI o le
Ferrovie dello Stato.
Va ricordato che l’azienda speciale è un ente strumentale dell’ente locale, dotato di personalità giuridica, di
autonomia imprenditoriale e di proprio statuto.

3.5: Distinzione in relazione alle dimensioni: il piccolo imprenditore


Il nostro ordinamento pone un’attenzione particolare per il piccolo imprenditore, in particolare il codice
civile individua 3 tipi di piccoli imprenditori: i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani e i piccoli
commercianti.
Si definisce piccolo imprenditore colui che svolge un’attività professionale organizzata prevalentemente
con il lavoro proprio o dei componenti della famiglia. Il codice esonera il piccolo imprenditore dalla tenuta
dei libri contabili e prevede la sua iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese con la funzione
di pubblicità notizia. Inoltre, questa tipologia di imprenditore non è sottoposto a procedura fallimentare.
Va ricordato che l’impresa artigiana è regolata da una disciplina speciale e l’imprenditore artigiano deve
iscriversi all’Albo provinciale delle imprese artigiane, al fine di ottenere agevolazioni fiscali e finanziamenti.

3.6: L’impresa nel contesto politico, sociale economico


3.6.1: Promozione e valorizzazione delle PMI
L’impresa è considerata il motore dell’economia e del progresso, motivi per i quali le politiche europee
hanno rivolto la propria attenzione alla promozione e valorizzazione dell’attività d’impresa.
Tale attenzione, si è concretizzata nella strategia “Europa 2020”, che è un progetto decennale per
l’economia che pone l’attenzione su tre settori prioritari strettamente connessi:
- Crescita intelligente, attraverso un’economia fondata sulla conoscenza e innovazione;
- Crescita sostenibile: attraverso un’economia più verde;
- Crescita inclusiva: ossia attraverso un’economia che incrementi l’occupazione.
Tali obiettivi, espressi in modo qualitativo, si traducono, quantitativamente, in 5 traguardi che gli stati
membri devono contribuire a raggiungere e prevedono che:
1) Il 75% delle persone di età compresa tra 20 e 64 anni abbia un lavoro;
2) Il 3 % del PIL deve essere investito in Ricerca e Sviluppo;
3) Il raggiungimento del traguardo 20/20/20 in materia di clima ed energia e che prevede la
riduzione dell’emissione di gas serra del 20%, una riduzione del 20% di energia utilizzata ed
un incremento dell’utilizzo di energia da fonti rinnovabili del 20%.
4) Riduzione del tasso di analfabetismo;
5) Riduzione del rischio di povertà.
L’intera economia europea è, tuttavia, mossa per gran parte dalle Piccole Medio Imprese (PMI), che
risultano le più esposte alle difficoltà del mercato poiché presentano difficoltà di accesso al credito e di
finanziamento e di conseguenza di accesso alle tecnologie e all’innovazione.
In virtù di ciò, al fine di consentire il raggiungimento degli obiettivi proposti nella la strategia Europa 2020,
si è avvertita la necessità dapprima di dare una definizione comunitaria di PMI e successivamente
intervenire favorendone il loro sviluppo. Più nel dettaglio:
- Per quanto riguarda la definizione comunitaria di PMI: Si definisce PMI, le imprese che occupano
meno di 250 persone ed il cui fatturo non supera i 50 milioni. Si definisce piccola impresa,
un’impresa che occupa meno di 50 persone e che ha un fatturato annuo non superiore ai 10
milioni. Si definisce Micro impresa quell’impresa che occupa meno di 10 persone e realizza un
fatturato annuo non superiore ai 2 milioni di euro.
- Per quanto riguarda la promozione e valorizzazione delle PMI, nel 2008 è stato emanata dalla
Commissione Europea la comunicazione intitolata: “una Corsia preferenziale per la piccola impresa:
lo Small business Act per l’Europa”, con l’obiettivo di facilitare lo sviluppo e la crescita delle PMI.
Lo SBA si basa su 10 principi fondamentali, volti a guidare le politiche europee, tra i quali:
 Promuovere la cultura imprenditoriale, mediante la formazione di PMI;
 Formulare normative che tengano conto degli effetti che hanno sulle PMI;
 Eliminare gli ostacoli amministrativi per le PMI;
 Favorire l’accesso al credito;
 Favorire la ricerca e sviluppo delle PMI, mediante la formazione di cluster.
 Trasformare le sfide ambientali in opportunità.
Tali indicazioni previste dalla Commissione europea sono divenute applicative in Italia nel 2011 con
lo Statuto di Impresa: Small Business Act italiano che ovviamente riprende i principi previsti da
quelli europeo tenendo però conto del contesto italiano.
Questo statuto delle imprese si pone una serie di finalità, quali ad esempio:
 Riconoscere il contributo delle imprese alla crescita dell’occupazione;
 Promuovere la costruzione di un quadro normativo favorevole allo sviluppo delle imprese;
 Valorizzare la crescita, l’innovazione, etc.
Tra i principi che concorrono alla formazione dello statuto, vi sono:
 La libertà dell’iniziativa economica;
 La tutela della capacità inventiva e tecnologica delle imprese;
 Favorire l’accesso al credito;
 Valorizzare la cultura imprenditoriale anche nel sistema dell’istruzione scolastica
 Promuovere politiche di aggregazione tra imprese.

3.6.2: L’impresa start-up innovativa e l’incubatore di Start-up


Tale termine Sturt-Up innovativa compare nel testo di legge “Misure urgenti per la crescita del paese”, allo
scopo di promuovere una crescita sostenibile, uno sviluppo tecnologico e nuova occupazione.
È da sottolineare che la Sturt-Up innovativa non individua un ulteriore categoria di impresa, ma
rappresenta una qualifica attribuita alle imprese esistenti che rispettano determinati requisiti. L’impresa
start up innovativa è, infatti:
- Una società di capitali, avente sede principale dei propri affari in Italia.
- Non è quotata in borsa ed è volta alla produzione di prodotti ad alto contenuto tecnologico.
- Deve essere stata costituita da non più di 48 mesi e non distribuire o aver distribuito utili.
- Deve avere, inoltre, almeno uno di questi requisiti:
 Deve investire un determinato quantitativo in ricerca e sviluppo;(vedi libro per i valori esatti)
 Deve essere costituita essenzialmente da ricercatori o persone con laurea magistrale;
 Essere titolare di un’invenzione.
L’incubatore di star up innovative è anch’essa una società di capitali che offre servizi per sostenere la
nascita e lo sviluppo delle start up e deve avere determinati requisiti quali:
- Possedere spazi, strutture adeguate, a fornire i servizi di cui le start up necessitano;
- Deve avere rapporti con università, centri di ricerca etc;
- Deve essere amministrato da persone con elevata competenza in materia di impresa ed
innovazione.
Sia gli incubatori, che le start up innovative devono iscriversi nella sezione speciale del registro delle
imprese per poter beneficiare di incentivi ed agevolazioni.
Va segnalata, inoltre, la possibilità di raccolta del capitale, tramite portali online CROWDFOUNDING. Le
fonti di finanziamento in rete si distinguono in:
- Donation; è un supporto senza corrispettivo;
- Reward: prevede una ricompensa;
- Handig: è una sorta di finanziamento privato;
- Equity: raccolta di capitale per la costituzione delle imprese.
3.7: Responsabilità ed obblighi dell’imprenditore
In virtù dei vantaggi economici che un imprenditore ottiene dalla propria attività imprenditoriale, deve farsi
carico di problematiche sia interne all’organizzazione che esterne e quindi relative al contesto sociale,
economico e culturale in cui opera l’impresa.
Più nel dettaglio, per quanto attiene all’organizzazione interna la problematica più rilevante è quella della
sicurezza e della salute dei lavoratori, ossia della creazione di un ambiente di lavoro che elimini o riduca al
minimo i rischi per la salute. Infatti, anche se le statistiche ufficiali riportano che il numero di infortuni sul
lavoro è in calo, è comunque ritenuto ancora troppo alto per un paese civile.
In virtù di ciò, l’articolo 2087 del codice civile pone a carico dell’imprenditore l’obbligo di adottare le misure
necessarie a garantire l’integrità fisica e morale dei lavoratori.
L’imprenditore, non solo deve rispettare le disposizioni di legge e quindi mettere in atto le opportune
contromisure, ma deve anche valutare, con riferimento alla particolare attività svolta dall’impresa, quelli
che sono i rischi specifici da questa derivanti e porvi rimedio.
Tale articolo è considerato una norma di chiusura, ossia un principio generale, integrativo della legislazione
speciale vigente in materia.
Il sistema normativo attraverso il testo unico in materia di tutela, salute e sicurezza del lavoratore nei
luoghi di lavoro ha, infatti, previsto una serie di disposizioni, che da un lato contemplano le conseguenze
degli infortuni e delle malattie professionali, attraverso il sistema dell’assicurazione e dall’altro attuano il
principio della prevenzione, attraverso una serie di prescrizioni e doveri correlati all’attività imprenditoriale

3.7.1: Assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali

Le finalità del sistema assicurativo è quella di offrire ai lavoratori una tutela economica al lavoratore vittima
di un infortunio o di una malattia professionale esonerando il datore di lavoro dalla responsabilità civile e
quindi del risarcimento economico al lavoratore stesso.
Ovviamente affinché ciò avvenga è necessario che il datore di lavoro non abbia alcuna responsabilità in
merito all’atto accaduto e che quindi non siano state violate le norme previste da testo unico.
Devono, inoltre, essere assicurati tutti i lavoratori e il premio assicurativo, che è a carico del datore di
lavoro, viene versato agli istituti Previdenziali (Inps, Inail).
La regolarità nei versamenti è accertata dal DURC (documento unico di regolarità contributiva che è un
requisito essenziale per poter partecipare a gare di appalto pubbliche).
È da osservare che:
- Si definisce infortunio sul lavoro ogni lesione originata da una causa violenta in occasioni di lavoro
che determini la morte delle persone o una limitazione della sua capacità lavorativa.
- Si definisce malattia professionale è un evento dannoso che agisce lentamente sulla salute del
lavoratore e ne limita la capacità lavorativa, in particolare deve esserci un nesso di causalità tra
attività lavorativa svolta e malattia derivante.

9.2.1: La prevenzione: il TU sulla tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro

Il testo unico dopo avere precisato i compiti degli enti competenti in materia ed in particolare per la
vigilanza che deve osservare che venga applicata la normativa, detta i principi generali di gestione della
sicurezza nei luoghi di lavoro, le misure di responsabilità tutela e obblighi dei soggetti operanti
nell’impresa, nonché le sanzioni penali per le violazioni.
Più nel dettaglio:
a) La vigilanza sull’applicazione della normativa è svolta dall’azienda sanitaria locale, nonché dal
personale ispettivo del ministero del lavoro, in particolare per le costruzioni edili.
Al fine di garantire il rispetto della normativa e contrastare il fenomeno del lavoro irregolare gli
ispettori del ministero possono adottare provvedimenti di sospensione dell’attività
imprenditoriale e del cantiere qualora riscontrino:
 Impiego di personale non risultante da alcuna documentazione pari o superiore al 20% del
totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro;
 Gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute.
La sospensione comporta l’interdizione alla contrattazione con le pubbliche amministrazioni e
alla partecipazione a gare pubbliche. Il t.u. inasprisce le sanzioni a carico del datore di lavoro per
violazione della normativa; allo stesso tempo però, sono previste, delle attenuazioni della pena
per premiare comportamenti virtuosi.
b) Le misure da adottare per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori si basano su alcuni
criteri fondamentali, quali:
 Eliminazione alla fonte dei rischi o la loro riduzione al minimo;
 La programmazione della prevenzione;
 La progettazione economica delle postazioni di lavoro;
 La priorità delle misure di protezione collettiva rispetto a quelle di protezione individuale.
c) Il T.U. impone all’imprenditore una serie di obblighi, tra i quali:
 Effettuare la valutazione dei rischi connessi all’attività produttiva, con elaborazione e
relativo documento che deve contenere:
o Una relazione sulla valutazione di tutti i rischi;
o L’indicazione delle misure di prevenzione e protezione utilizzate;
o L’indicazione del nominativo del responsabile del servizio di prevenzione, del
rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e del medico competente, etc.
È da osservare che la valutazione dei rischi e il relativo documento devono essere
rielaborati ogni volta che vengono apportate modifiche sostanziali che impattano sulla
sicurezza. Inoltre, laddove vi siano interferenze, come nel caso degli appalti, il testo unico
prevede che il datore di lavoro compili il DUVRI ossia il documento unico per la valutazione
dei rischi da interferenze.
 Adempiere agli obblighi di formazione informazione ed addestramento dei lavoratori;
 Organizzare il servizio di prevenzione e protezione nell’azienda;
 Nominare il medico competente;
Nel sistema di sicurezza aziendale sono coinvolti anche i lavoratori i quali devono:
 Contribuire ad adempiere agli obblighi previsti a tutela della salute e sicurezza sui luoghi di
lavoro;
 Utilizzare le attrezzature di lavoro e i dispositivi di sicurezza messi a disposizione;
 Segnalare condizioni di pericolo;
 Sottoporsi ai controlli sanitari.
d) Per quanto riguarda le responsabilità, il verificarsi di un infortunio sul lavoro può comportare
anche la responsabilità penale del datore per omicidio colposo o lesioni gravi. Anzi, il codice
prevede un aggravamento della pena se il fatto viene commesso con violazione delle norme sulla
prevenzione degli infortuni sul lavoro.
Del reato risponde il datore di lavoro/dirigente, in quanto la responsabilità penale è personale.
Alla responsabilità penale dei soggetti che occupano posizioni apicali, però, qualora si tratti di
società si affianca la responsabilità amministrativa dell’ente.
Quindi, nel caso di condanna delle persone che rivestono una posizione apicale per il reato di
omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime, commessi con violazioni delle norme in materia di
sicurezza, sarà applicata una sanzione pecuniaria o interdittiva.
La responsabilità della società è esclusa qualora dimostri di aver adottato un modello idoneo di
gestione e organizzazione, ossia il Modello 231, che deve essere implementato e in cui vi devono
essere specifici requisiti. In particolare sono idonei i modelli di organizzazione aziendale definiti
conformemente alle linee Guida UNI-INAIL o al British Standard OHSAS.
È da osservare che non solo deve essere implementato tale modello, ma deve essere introdotto
anche un meccanismo interno di vigilanza sull’applicazione del modello e un sistema disciplinare
volto a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate.
Il decreto prevede anche i requisiti che il modello deve avere affinché possa essere ritenuto idoneo.
Per l’implementazione del modello sono state previste delle linee guida, quali le linee guida Inail.

È da sottolineare che la portata del decreto è molto più ampia, in quanto è prevista la
responsabilità amministrativa dell’ente per gli illeciti commessi dai dipendenti.
La finalità del decreto è quella di legare la responsabilità penale dell’individuo, che commette il
reato, con la responsabilità amministrativa dell’ente, responsabilità che coinvolge il patrimonio
societario e che quindi va a ledere gli interessi dei soci in precedenza estranei alle conseguenze.
In questo modo diventa interesse anche dei soci prevenire la commissione dei reati.
La società in base al decreto 231/2001, risponde in via amministrativa per i reati commessi, nel suo
interesse o a suo vantaggio, da tutte le figure che ricoprono un ruolo apicale, ma anche dalle
persone sottoposte alla direzione.
L’ambito dei reati per i quali è stata prevista la responsabilità dell’ente è stato nel corso del tempo
ampliato, cosi da estendere l’applicazione della disciplina a più fattispecie. Tra i reati per i quali
l’ente ha una responsabilità amministrativa ci sono:
 Truffa ai danni dello Stato o frode informatica ai danni dello Stato;
 Delitti informatici e trattamento illecito di dati;
 Delitti di criminalità organizzata;
 Reati societari;
 Delitti contro la personalità individuale;
 Omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla
tutela della salute e sicurezza sul lavoro;
 Ricettazione, Reati ambientali etc.

e) Le sanzioni previste dal decreto a carico dell’ente possono essere di vario tipo: pecuniarie,
interdittive, confisca del profitto del reato e pubblicazione della sentenza.
La sanzione pecuniaria va sempre applicata, dipende dalla gravità del reato ed è determinata per
quote. L’ammontare di ciascuna quota, invece, viene definito sulla base delle condizioni
economiche dell’impresa al fine di garantire l’efficacia reale della sanzione.
Le sanzioni più penalizzanti sono quelle interdittive, quali:
 L’interdizione dall’esercizio dell’attività;
 La sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze, concessioni;
 Il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
 L’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, … e la restituzione di quelli già concessi.
Le sanzioni interdittive, si applicano quando ricorre almeno una delle seguenti condizioni:
 L’ente ha tratto dal reato un profitto di rilevante entità;
 In caso di reiterazione di illeciti.
Il giudice determina il tipo e la durata della sanzione interdittiva, tenendo conto dell’idoneità delle
singole sanzioni a prevenire illeciti, tenendo conto anche del comportamento post reato.
Infine, può essere disposta l’interdizione definitiva, se l’ente ha tratto un profitto di notevole entità
ed è già stato condannato tre volte negli ultimi sette anni oppure nel caso in cui l’ente è
stabilmente utilizzato per la commissione di reati.

3.8: Etica di impresa: la Responsabilità Sociale d’impresa


Con il termine responsabilità sociale d’impresa si intende l’integrazione volontaria delle preoccupazioni
sociali ed ambientali nelle attività svolte dall’impresa, ossia un’assunzione della imprese di una maggiore
responsabilità per il loro impatto sulla società, investendo di più nel capitale umano, nell’ambiente, nei
rapporti con gli stakeholders.

3.8.1: I sistemi di gestione della Responsabilità Sociale di Impresa

L’integrazione delle questioni sociali, ambientali, etiche nelle proprie operazioni commerciali e nella loro
strategia richiede un processo di implementazione alquanto complesso (ecco perché risulta quasi
impossibile da parte delle pmi integrare tali problematiche). Esiste una variegata tipologia di strumenti,
diretti alla realizzazione di sistemi di gestione socialmente utili, tra i quali:
a) Standards e linee guida
Gli standard e le linee guida forniscono un modello dettagliato per l’implementazione dei sistemi di
gestione in materia di lavoro, ambiente, qualità, … Sono caratterizzati da un’adesione volontaria
delle imprese, che ottengono la relativa certificazione a seguito dell’implementazione. Sono
predisposti da vari organismi quali l’ISO (International Standard Organization), l’ILO (International
Labour Organization). Con riferimento alla RSI, si ricordano i seguenti:
- SA8000 (Social Accountability 8000): è uno standard di responsabilità sociale in tema di
lavoro, che prevede aspetti relativi alla gestione delle risorse umane e al rispetto dei diritti
fondamentali, in tema di lavoro minorile, retribuzione dignitosa, sicurezza sul lavoro,…
L’Italia è il paese al mondo con il più alto numero di imprese provviste di tale certificazione;
- UNI-ISO 26000: sono il frutto di un ampio consenso internazionale raggiunto dai maggiori
esperti in materia. È una giuda volontaria che, oltre a descrivere i concetti principali di RSI
valuta le migliori pratiche finora adottate. Non è un sistema di gestione, quindi non è
prevista alcuna certificazione. L’ISO 26000 si presenta come un modello che evidenzia in
primo luogo lo stertto legame tra RSI e sostenibilità e in secondo, la rilevanza assegnata agli
stakeholders:
 Responsabilità: rendere conto degli impatti sulla società, sull’economia,
sull’ambiente;
 Trasparenza nelle decisioni;
 Rispetto e tutela degli interessi degli stakeholders;
 Rispetto della legge e dei diritti umani.
La regione Campania ha incentivato questi tipi di certificazione e di norma istituendo il marchio
etico regionale, quale marchio di cui possono essere concessionarie le imprese socialmente
responsabili.
b) Il codice etico
È una carta Costituzionale, ossia una carta dei diritti e dei doveri morali che l’impresa si impegna a
rispettare. È uno strumento di autoregolazione volontaria diretto sia alla governance interna sia alla
regolazione dei rapporti con gli stakeholders. I codici etici hanno avuto ampia diffusione negli ultimi
anni, in quanto rappresentano anche uno strumento di promozione di una buona immagine
aziendale, e, quindi c’è il rischio che restino delle mere dichiarazioni, senza trovare applicazione
pratica. La scrittura del codice può variare da impresa ad impresa, ma generalmente viene
sviluppato prevedendo:
- I principi etici generali dell’impresa;
- Le norme etiche per le relazioni dell’impresa con i vari stakeholders;
- Le sanzioni interne per la violazione del codice.
La stesura del codice prevede tre fasi: l’analisi della struttura aziendale, la discussione interna per
individuare i principi etici generali e infine, la consultazione degli stakeholders per la condivisione
dei principi.

c) Il bilancio sociale
Il bilancio sociale è uno strumento volontario con il quale l’ente rende conto agli stakeholders del
proprio operato. È un documento che illustra in maniera ampia e dettagliata le attività svolte
dall’impresa sottolineando l’impatto prodotto da tali attività sul contesto etico, sociale ed
ambientale. Non esiste un modello unico di redazione del bilancio sociale, ma sono state previste
delle linee guida per la redazione del Bilancio sociale delle P.A., al fine di rendere trasparente,
valutabile il loro operato da parte dei cittadini. Linee guida sono state emanate anche per la
redazione del Bilancio Sociale da parte delle imprese sociali, le quali hanno l’obbligo di redigere tale
bilancio, in virtù della loro finalità.

d) Il rating della legalità


È un tipo di rating destinato alle imprese italiane, al fine di promuovere l’introduzione dei principi
etici nei comportamenti aziendali, assegnando un riconoscimento a quelle imprese particolarmente
virtuose, indicativo del rispetto della legalità. Al fine di poter ottenere questo riconoscimento è
necessario che le imprese, cosi come gli stessi dipendenti, rispettino determinati requisiti, i quali
variano a seconda del numero di stellette che si vuole ottenere e che va da una stelletta ad un
massimo di tre. Le imprese che ottengono un rating positivo hanno dei vantaggi in termini di
concessioni di finanziamenti pubblici e accesso al credito.

9.5: Politiche internazionali: il Global Compact

Il Global Compact è un’iniziativa mondiale volta a promuovere un’economia globale sostenibile, rispettosa
dei diritti umani e del lavoro, della salvaguardia dell’ambiente e della lotta alla corruzione. Hanno aderito a
questo Patto Globale numerosissime imprese provenienti da più paesi del mondo. È un’iniziativa volontaria
di adesione e consiste nel prevedere che le imprese facciano propri dei principi, che sono condivisi
universalmente in quanto derivanti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, e che riguardano:
- Diritti umani: le imprese devono promuovere e rispettare i diritti universalmente riconosciuti;
- Lavoro: le imprese devono abolire il lavoro forzato, minorile, …
- Ambiente
- Lotta alla corruzione
Capitolo 4: L’impresa collettiva, le società

1: Le società: nozioni, tipologie, elementi.


L’impresa collettiva è l’impresa esercitata in forma associativa da più persone e la forma maggiormente
diffusa di impresa collettiva è rappresentata dalle “Società” che consente una maggiore disponibilità
patrimoniale, poiché ottenuta sommando i capitai dei singoli soci, ed una maggiore ripartizione del rischio
legato all’attività imprenditoriale, motivi per i quali le società sono spesso le imprese più diffuse ed
importanti nella realtà del mercato.
Costituendo una società, i soci fanno nascere un nuovo soggetto giuridico ed in relazione alle finalità da essi
perseguite è possibile ricondurre (secondo il nostro ordinamento) le diverse tipologie di società in due
macro-categorie:
- Società Lucrative che hanno come obiettivo la realizzazione di un utile da ripartire tra i soci.
Esempi di società lucrative sono: La Società semplice s.s, la Società in nome collettivo s.n.c, Società
in accomandita semplice S.a.c, Società a responsabilità limitata S.r.l, Società per azioni S.p.a,
Società in accomandita per azioni S.a.p.a.
- Società con scopo mutalistico, che hanno come obiettivo la creazioni di vantaggi economici tra i
soci. Esempi di tali società sono rappresentati dalla cooperative o anche le mutue assicuratrici.

In relazione alle responsabilità dei soci, è invece possibile effettuare una distinzione delle diverse
tipologie di società in:
- Società di persone, che sebbene abbiano una propria soggettività giuridica, poiché è la società
stessa ad acquisire la qualità di imprenditore, è caratterizzata dal fatto che i soci che la
costituiscono rispondono delle obbligazioni sociali illimitatamente anche con il proprio patrimonio
personale. Esempi di società di persone sono: La Società semplice e la Società in nome collettivo.
- Società di capitali che hanno una propria personalità giuridica per cui godono della ”Autonomia
patrimoniale perfetta” per la quale i soci costituenti la società rispondono solo nei limiti della
propria quota di conferimento. Vi è dunque una netta separazione tra il patrimonio della società e
patrimonio personale dei soci. Esempi di società di capitali sono: La Società per azioni, La Società in
accomandita per azioni e la Società a responsabilità limitata.
Un ulteriore differenza tra le società di persone e di capitali è inoltre legata al potere conferito ai soci nella
gestione della società stessa ossia, al “Regime di Responsabilità”.
Mentre infatti nelle società di persone i soci sono anche amministratori, nelle società di capitali vi è la
nomina degli amministratori cui spetta la gestione della società

1.1: Il contratto di società

Sebbene vi siano diverse tipologie di società vi è una comune definizione normativa del contratto
costitutivo delle società ed in particolare, secondo quanto detta il codice civile (art. 2247):
“Con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per l’esercizio in comune di
un’attività economica allo scopo di dividerne gli utili.”
Da tale definizione del contratto costituivo di una società, è possibile desumere gli elementi essenziali e
caratterizzanti le società stesse, ossia: I conferimenti, L’oggetto sociale ovvero l’esercizio in comune di
un’attività economica e Lo scopo.
Più nel dettaglio:
- Con i conferimenti, i diversi soci vincolano una parte del proprio patrimonio personale
contribuendo alla formazione del fondo patrimoniale iniziale della società attraverso cui eseguire
l’attività sociale.
Oggetti del conferimento possono essere bene o servizi che siano suscettibili a valutazione
economica quali ad esempio: Una somma di denaro, beni mobili o immobili, un brevetto o anche la
prestazione di un’attività manuale o intellettiva che sia.
- L’oggetto sociale, che deve essere specificato all’atto costitutivo della società, deve trattarsi di
un’attività finalizzata al mercato e quindi alla creazione di “ricchezza”
- Lo scopo della società, stante la definizione del contratto costitutivo prevista dal codice civile, è
quella di “divisione degli utili” derivanti dall’attività economica. Tuttavia è necessario precisare che
la divisione degli utili è solo uno dei possibili scopi perseguiti dai soci.
Nel caso di società con scopo mutualistico, infatti, lo scopo è rappresentato dalla creazione di un
vantaggio economico, ossia di fornire ai soci beni, servizi o occasioni di lavoro più vantaggiose di
quelle riscontrabili sul mercato.
Inoltre, le stesse società lucrative, possono avere scopi diversi dalla divisione degli utili ed infatti ad
esclusione della società semplice, tutti i tipi di società possono essere utilizzati per la costituzione di
una società consortile il cui scopo è quello di creare vantaggi operativi o di risparmio delle spese
agli imprenditori consorziati.
Oss: Il contratto costitutivo della società è un contratto “aperto nel tempo”, in quanto consente
l’introduzione futura di nuovi soci ed inoltre l’inadempimento di un socio non comporta la risoluzione del
contratto.

1.2: Patrimonio Sociale e Capitale Sociale.

Il capitale sociale è definito come il valore complessivo dei conferimenti effettuati dai soci ed è un valore
costante nel corso del tempo a meno che i soci non decidano di aumentarlo, attraverso ulteriori
conferimenti, o di ridurlo, per far fronte a delle perdite.
Per convenzioni di natura contabile, nel Bilancio Aziendale il capitale sociale compare tra le passività in
quanto così facendo, consente un’immediata valutazione di utili o perdite aziendali.
Infatti se ad esempio, il capitale sociale di un’azienda è di 1'000 euro e le passività sono di 500 euro allora vi
sarà un utile da distribuire solo se l’attivo sarà superiore a 1'500 euro.
Il capitale sociale, inoltre, costituisce un termine di riferimento per misurare la partecipazione del singolo
socio ai diritti patrimoniali e di amministrazione quale ad esempio il diritto di voto.
Il patrimonio sociale è invece definito come l’insieme dei rapporti giuridici attivi e passivi che fanno capo
alla società. Alla nascita della società il patrimonio sociale è costituito dai conferimenti dei soci ed è
pertanto coincidente con il capitale sociale. Nel corso del tempo però, per effetto dell’attività economica, il
patrimonio sociale subisce continui mutamenti annualmente registrati con la redazione del bilancio
aziendale. Ovviamente se il patrimonio sociale netto, inteso come differenza tra attività e passività, è
positivo, allora vi sarà un utile da distribuire tra i soci. In caso contrario vi sarà una perdita.
Il patrimonio sociale ha inoltre la funzione di garantire l’adempimento delle obbligazioni contratte dalla
società pe cui, in altre parole, eventuali creditori della società possono rivalersi sull’attivo patrimoniale, in
via esclusiva nel caso di società di capitali ed in via principale in caso di società di persone.
1.3: Lo status di Socio: obblighi e diritti

Lo status di socio è definibile come l’insieme di obblighi e diritti di cui si diviene titolari una volta assunta la
qualità di socio. In particolare:
- Gli obblighi del socio consistono essenzialmente nell’effettuare i conferimenti previsti ed infatti in
caso di inadempimento il socio può essere escluso dalla società stessa.
- I diritti del socio si dividono a loro volta in:
 Patrimoniali, poiché il socio ha diritto ad una parte degli utili registrati dalla società (utili
che vengono distribuiti in maniera proporzionale ai conferimenti dei singoli soci) ed una
quota di liquidazione nel caso di scioglimento della società.
 Di amministrazione, che dipendono dalla tipologia di società, e sono rappresentati dal
potere di gestione della società e di indirizzo delle sue attività.
 Di controllo, anch’essi dipendenti dalla tipologia di società e riguardano principalmente il
controllo di amministrazione e controllo contabile.

1.4: Estinzione delle società.


L’estinzione di una società si verifica al termine di una sequenza di fasi, più o meno complesse a seconda
dei casi e dei tipi di società, che prevedono: Il verificarsi di una causa di scioglimento; La chiusura delle
operazioni di liquidazione; La cancellazione dal registro delle imprese. Più nel dettaglio:
Sebbene vi siano cause di scioglimento specifiche per ogni tipologia di società, alcune cause comuni sono:
- Il decorso del termine eventualmente stabilito nell’atto costitutivo, se i soci non decidono di
prorogarlo.
- La decisione dei soci di sciogliere anticipatamente la società.
- Altre cause previste nell’atto costitutivo.
- Il fallimento della società.
Successivamente al verificarsi della causa di scioglimento, subentra la fase di liquidazione nella quale
vengono nominati i “Liquidatori” (che devono essere diversi dagli amministratori) che provvedono al
pagamento dei debiti sociali per poi ripartire tra i soci il patrimonio sociale che residua.
Chiusa la fase di liquidazione, si può infine procedere con la fase di cancellazione della società dal registro
delle imprese, in virtù della quale la società cessa di esistere.

2: La Società Semplice (S.s)


La Società Semplice è la forma più elementare di Società e non può essere utilizzata per l’esercizio di
attività commerciali per cui non è soggetta al fallimento, all’obbligo di tenuta delle scritture contabili ed
all’obbligo di redazione del bilancio. Tipiche società semplici sono le società agricole, ittiche, società tra
professionisti, società di revisione contabile, di amministrazione di immobili o anche di riscossione crediti.
Altre caratteristiche della società semplice riguardano:
- Il contratto costitutivo, che “non è soggetto a forme speciali, salvo quelle richieste dalla natura dei
beni conferiti” per cui, salvo il caso in cui vi siano conferimenti di immobili, l’accordo può essere
raggiunto anche solo verbalmente.
- L’iscrizione al registro delle imprese, ha una funzione prettamente anagrafica e di pubblicità
notizia (rendere informati sull’impresa chiunque lo voglia) ad esclusione del caso in cui la società
svolga attività agricole o ittiche in cui l’iscrizione al registro delle imprese assume la stessa valenza
di società commerciali.
- Manca, inoltre, una qualsiasi disciplina del capitale sociale ed una specifica indicazione in merito
ai conferimenti per cui i soci possono contribuire di volta in volta alle spese necessarie per il
funzionamento della società.

2.1: Amministrazione e rappresentanza della società semplice


La società semplice, non prevede un’organizzazione interna strutturata, per cui il potere di
amministrazione ossia il potere di gestire la società ed orientare l’attività sociale spetta a ciascun socio
disgiuntamente dagli altri. Ciò comporta che ciascun socio può compiere atti di gestione senza il consenso
degli altri, ma laddove un qualunque altro socio dovesse opporsi all’azione compiuta, il conflitto che ne
scaturisce, viene solitamente risolto attraverso una decisione a maggioranza.
Tuttavia, qualora sia espresso all’atto costitutivo della società, i soci possono optare per l’amministrazione
congiuntiva secondo la quale per il compimento delle azioni sociali è necessario il consenso di tutti i soci a
meno che non sia stabilito che le decisioni vengano prese a maggioranza.
Infine, qualora l’amministrazione sia riservata solo ad alcuni soci, gli altri soci potranno esercitare il diritto
di controllo, chiedendo informazioni e documenti relative all’amministrazione ed allo svolgimento degli
affari sociali.
Collegato al potere di amministrazione vi è il potere di rappresentanza o anche detto “potere di firma
sociale” che rappresenta il potere di compiere, in nome e per conto della società, atti giuridici che la
impegnano nei confronti di terzi. Di norma, amministrazione e rappresentanza coincidono poiché il potere
di rappresentanza, che a differenza del potere di amministrazione ha una valenza esterna, spetta a ciascun
socio amministratore, tuttavia, qualora lo richiesto nel contratto sociale, vi può essere la scissione tra
rappresentanza ed amministrazione.

2.2: Obblighi e diritti dei soci.

Nel caso di società semplice, gli obblighi ed i diritti che definiscono lo status di socio, sono i medesimi visti
nel paragrafo 1.3.
Tuttavia trattandosi di società semplice è previsto, anche nel caso di obblighi e diritti, che i soci possano
accordarsi diversamente dovendo però tener conto che è legalmente vietato il così detto “patto leonino”,
ossia il patto con cui uno o più soci sono esclusi da ogni partecipazione agli utili o alle perdite.

2.3: Autonomia patrimoniale imperfetta e responsabilità dei soci.


La società semplice si dice che goda di autonomia patrimoniale imperfetta.
Ha autonomia, poiché diritti ed obbligazioni derivanti dagli atti compiuti sono della società e non dei soci,
ma si definisce imperfetta poiché per le obbligazioni sociali rispondono anche i soci con il proprio
patrimonio personale.
Inoltre:
- Il creditore sociale, può rivolgersi per il pagamento direttamente al socio il quale può però
domandare la preventiva escussione del patrimonio sociale. In altre parole il socio può evitare di
pagare personalmente laddove vi sia un attivo della società.
- Il creditore particolare del socio, può far valere i propri diritti sugli utili spettanti il debitore e
laddove questi risultino insufficienti, può richiedere la liquidazione della quota del suo debitore.
2.4: Lo scioglimento della società semplice e del singolo rapporto sociale

Oltre alle cause di scioglimento comuni a tutte le società, la società semplice si scioglie qualora venga meno
la pluralità dei soci se essa non viene ricostituita nel termine di sei mesi.
Diverso dallo scioglimento della società è lo scioglimento del singolo rapporto sociale in quanto in tal caso
la società resta comunque in vita.
Cause di scioglimento del singolo rapporto sociale sono:
- Morte del socio, ed in tal caso gli eredi potranno continuare l’attività sociale o beneficiare della
liquidazione della corrispondente quota di partecipazione.
- Recesso il che può avvenire se la possibilità di recesso è prevista dal contratto sociale o per il
verificarsi di una giusta causa.
- Esclusione, che può essere:
 Di diritto, nel caso di fallimento in proprio del socio o qualora il creditore del socio richieda
la liquidazione della sua quota,
 Facoltativa, se si hanno gravi inadempienze del socio verso la società o se il socio viene
interdetto o inabilitato per effetto di cause varie. In tal caso, il socio escluso ha 30 giorni
per presentare opposizione al tribunale.

3: Società in nome collettivo (S.n.c)


La società in nome collettivo è una società di persone che a, differenza della società semplice, può svolgere
attività commerciali il ché la rende soggetta al fallimento. Ciò rappresenta il motivo per il quale, sebbene la
società in nome collettivo risulti simile per molti aspetti alla società semplice, presenta alcune particolarità
che mirano a dare maggiore certezza e sicurezza alle relazioni con i terzi.
In particolare:
- L’atto costitutivo della società, deve indicare una serie di elementi quali: i nominativi dei soci, la
ragione sociale, l’oggetto sociale, la sede, i conferimenti e le quote di ciascun socio.
Per “ragione sociale” si intende il nome della società che deve contenere, per il principio di verità,
l’indicazione del tipo societario ed il nome di almeno uno dei soci.
È da osservare che non viene specificata la forma con la quale deve essere redatto l’atto costitutivo
ma se manca la forma della scrittura privata o dell’atto pubblico, la società viene disciplinata
secondo le norme dettate per la società semplice.
- Dal momento che la società in esame svolge attività commerciale, l’iscrizione al registro delle
imprese è in tal caso obbligatoria, ed in esso devono essere riportate anche eventuali modifiche
dell’atto costitutivo ed i libri contabili.
- Per i soci della società in nome collettivo sussiste il divieto di concorrenza, in virtù del quale i
singoli soci non possono svolgere attività concorrenziali a quella della società
- Per quanto concerne l’amministrazione e la rappresentanza valgono le stesse regole viste per la
società semplice salvo il fatto che eventuali limitazioni di rappresentanza ai soci amministratori
vanno specificate nel registro delle imprese.
- La società in nome collettivo gode, così come visto per la società semplice, dell’autonomia
patrimoniale imperfetta sebbene il diaframma tra patrimonio sociale e patrimonio personale dei
soci sia più consistente ed infatti:
 I creditori sociali, non possono pretendere il pagamento dai singoli soci se non dopo
l’escussione del patrimonio sociale.
In altre parole, il creditore fa valere i propri diritti sul patrimonio della società e solo
quando questo risulta insufficiente può rivolgersi ai singoli soci.
 I creditori particolari del singolo socio, non possono chiedere la liquidazione della quota del
proprio debitore finché la società è in vita e possono pertanto solo sugli utili che spettano
al proprio debitore.
- Relativamente alle cause di scioglimento della società e del singolo rapporto sociale, valgono le
medesime considerazioni fatte per la società semplice ad esclusione del “Fallimento” che
rappresenta l’unica causa aggiuntiva di scioglimento della società.

3.1: Il capitale sociale e la tutela della sua integrità.


La società in nome collettivo viene disciplinata in modo tale da tutelare i terzi che entrano in contatto con
la società per effetto della sua attività commerciale. In virtù di ciò vengono dettate disposizioni che mirano
a garantire l’integrità del capitale sociale facendo in modo che il patrimonio della società non scenda mai
al di sotto del valore del capitale sociale. A tale fine:
- È vietata la ripartizione tra soci di somme di denaro se non per utili realmente conseguiti.
- Qualora vi sia una perdita del capitale sociale, bisogna reintegrarlo attraverso nuovi conferimenti o
modificare l’atto costitutivo indicando un importo inferiore rispetto a quello originario.

4: La società in accomandita semplice (S.a.s)


La società in accomandita semplice è una società di persone che svolge attività commerciale e che viene
disciplinata, per molti aspetti, molto similmente alla società in nome collettivo.
In effetti la caratteristica principale della società in accomandita semplice, è costituita dalla distinzione tra
soci accomandatari e soci accomandanti. Più nel dettaglio:
- I soci accomandatari, sono i soci a cui è riservata l’amministrazione e la rappresentanza della
società ma rispondono solidalmente ed illimitatamente delle obbligazioni sociali.
- I soci accomandati, sono i soci per i quali vi è il “divieto di ingerenza”, imposto dai soci
accomandatari, in virtù del quale vengono esclusi dall’amministrazione e dalla rappresenta della
società sebbene abbiano comunque il potere di controllo.
Tuttavia rispondono solo limitatamente alla quota conferita, delle obbligazioni sociali e godono
quindi di una posizione analoga ai soci di una S.r.l.
È da osservare che laddove un socio accomandante violi il divieto di ingerenza possono presentarsi
due conseguenze: il socio accomandate perde il beneficio della limitazione di responsabilità nei
confronti dei terzi oppure, in alternativa, può essere escluso dalla società.

In merito alle altre caratteristiche della società in accomandita semplice:


- Nell’atto costitutivo bisogna indicare quali sono i soci accomandatari ed i soci accomandanti così
da rendere noto a terzi quali sono i soci che rispondono anche personalmente delle obbligazioni
sociali. La forma dell’atto pubblico o della scrittura privata viene anche in tal caso richiesta solo ai
fini dell’iscrizione nel registro delle imprese.
Per quanto concerne la ragione sociale, deve essere costituita oltre che dalla sigla S.a.s anche dal
nome di almeno uno dei soci accomandatari. Qualora un socio accomandante acconsenta ad
inserire il proprio nome nella ragione sociale, allora perde il beneficio della limitazione di
responsabilità nei confronti di terzi.
- In merito alle cause di scioglimento della società, la S.a.s può sciogliersi oltre che per le cause già
viste per le altre società di persone, anche quando: vengono meno tutti i soci accomandanti o tutti i
soci accomandatari e nell’arco dei 6 mesi successivi non vi è alcuna sostituzione.
È da osservare che laddove vengano meno tutti i soci accomandatari, nell’arco dei 6 mesi
successivi, i soci accomandati devono necessariamente nominare un amministratore provvisorio.
Per quanto concerne lo scioglimento del singolo rapporto sociale, invece, dal momento che la
partecipazione del socio accomandate è impersonale è possibile, laddove previsto nell’atto
costitutivo e laddove vi sia il consenso dei soci maggioritari, che il socio possa trasferire a terzi la
propria quota di partecipazione.

5: La società per Azioni (S.p.a)


La società per azioni è una società di capitali che gode di personalità giuridica ed autonomia patrimoniale
perfetta per cui il diaframma tra patrimonio della società e patrimonio dei singoli è totale.
Un ulteriore caratteristica cardine della società per azioni è rappresentata dal fatto che le quote di
partecipazione sono rappresentate da azioni che costituiscono frazioni del capitale sociale.
Ogni socio è dunque titolare di un certo numero di azioni, proporzionalmente ai conferimenti effettuati,
che rappresentano la misura della partecipazione alle decisioni della società (se si tratta di azioni dotate del
diritto di voto) ed alla ripartizione degli utili.
In virtù di tali caratteristiche, la società per azioni risulta la tipica forma giuridica per la media e grande
impresa in quanto consente di raccogliere ingenti capitali e di affrontare, di conseguenza, notevoli rischi
economici, limitando la possibilità di perdita alle sole risorse investite.

5.1: Costituzione della società per azioni

Il procedimento di costituzione di una S.p.a può realizzarsi secondo tre differenti modalità e si articola in
due fasi, ossia stipulazione dell’atto costitutivo ed iscrizione nel registro delle imprese, oltre che da una
serie di condizioni ed adempimenti. Più nel dettaglio:
a) In relazione alle modalità di costituzione, si distinguono:
 Costituzione simultanea, che rappresenta la modalità più diffusa e prevede che gli
interessati, che saranno i primi soci della società, concordino tra di loro e stipulino l’atto
costitutivo.
 Costituzione mediante pubblica sottoscrizione, che prevede che i promotori della società
depositino presso un notaio un programma, che verrà successivamente reso pubblico,
indicante l’oggetto della società, il capitale ed altri elementi essenziali. Così facendo si
consente, entro un certo intervallo di tempo, agli interessati di aderire al programma e
sottoscrivere le azioni effettuando i relativi versamenti.
Successivamente si convoca l’assemblea dei sottoscrittori nella quale verrà deliberato il
contenuto dell’atto costitutivo e dello statuto.
 Costituzione per atto unilaterale, che dà luogo alla così detta società per azioni
unipersonale nella quale tutte le azioni appartengono al medesimo soggetto.
b) In relazione alle condizioni per la costituzione, l’ammontare del capitale sociale deve essere
interamente sottoscritto e quindi attribuito nella sua totalità ai soci fondatori. Generalmente il suo
valore non può essere inferiore a 120'000 euro ma sono, talvolta, previste soglie minime maggiori
come per il caso di attività assicuratrici o bancarie.
È da osservare che, in linea di massima, non è necessario che i conferimenti siano interamente
effettuati all’atto costitutivo ma che sia versato almeno il 25% dei conferimenti in denaro così da
garantire una prima liquidità inziale. Ovviamente ciò non vale nel caso di costituzione unilaterale
per la quale il codice prevede l’integrale versamento.
c) L’atto costitutivo deve essere necessariamente redatto nella forma dell’atto pubblico, ossia dal
notaio e deve contenere una serie di elementi quali:
 L’indicazione anagrafica dei soci ed il numero di azioni assegnate a ciascuno di loro.
 La denominazione della società che deve contenere la sigla S.p.a
 La sede della società principale ed eventuali sedi secondarie
 L’attività che costituisce l’oggetto sociale
 L’ammontare del capitale sottoscritto e versato
 Il numero di azioni, il loro valore nominale, le loro caratteristiche e le modalità di emissione
e circolazione.
All’atto costitutivo deve essere allegato lo statuto che contiene le regole relative al funzionamento
della società che integrano o modificano, laddove sia consentito, le regole legali.
È da osservare che viene considerato nullo il contratto di società, quando:
 Vi è la mancata stipulazione dell’atto costitutivo mediante la forma dell’atto pubblico
 Vi è illiceità dell’oggetto sociale.
 Vi è la mancanza, nell’atto costitutivo, di ogni indicazione riguardante la denominazione
della società, dei conferimenti, dell’ammontare del capitale sociale o dell’oggetto sociale.
d) L’iscrizione nel registro delle imprese rappresenta la fase conclusiva del procedimento di
costituzione della società per azioni e consente all’impresa di assumere la personalità giuridica in
virtù della quale inizia ad esistere come soggetto giuridico.
È tuttavia possibile, a differenza delle società di persone, che vengano effettuate operazioni in
nome della società anche prima che la stessa venga iscritta nel registro delle imprese. In tal caso
però, delle azioni compiute in nome della società saranno responsabili illimitatamente e
solidamente coloro che hanno agito.

5.2: I conferimenti
Come già detto, salvo il caso di costituzione unilaterale della società, all’atto costitutivo della società è
necessario versare almeno il 25% dei conferimenti in denaro mentre la restante parte deve essere versata
alla richiesta degli amministratori.
È da sottolineare che laddove i versamenti dovuti non siano integralmente effettuati e quindi le azioni non
interamente liberate (poiché emesse a fronte del capitale sottoscritto ma non integralmente versato) il
codice impedisce la possibilità di aumento del capitale e l’emissione di obbligazioni convertibili in azioni.
In virtù di ciò, gli amministratori, laddove il socio non esegua i pagamenti dovuti, possono adottare
differenti linee d’azione:
- Si procede in via di esecuzione coattiva.
- Si offrono le azioni agli altri soci per un corrispettivo non inferiore ai conferimenti ancora dovuti.
- Possono fare vendere le azioni a rischio e per conto del socio, a mezzo di una banca o di un
intermediario autorizzato alla negoziazione dei mercati regolamentati.
5.3: Le Azioni

Le azioni, come già affermato, sono i documenti che rappresentano la partecipazione dei soci nella società
ed infatti ogni socio sarà titolare di un certo numero di azioni proporzionali alla quota dei conferimenti
versati. In merito al valore delle azioni è necessario effettuare la distinzione tra valore nominale e valore
reale ed infatti:
- Per valore nominale, si intende il valore della frazione del capitale sociale (per cui la somma del
valore nominale di tutte le azioni deve restituire il valore del capitale sociale) ed è quindi un valore
invariabile nel tempo. È da osservare che laddove vengano emesse azioni senza riportarne il valore
nominale, sul titolo deve comunque essere emesso il numero complessivo di azioni emesse e
l’ammontare del capitale sociale, così da consentire facilmente il calcolo del valore nominale.
- Per valore reale, si intende il valore di mercato delle azioni ed è quindi un valore variabile nel
tempo poiché rapportato al patrimonio sociale e quindi ai successi economici della società.

5.3.1: Categorie di azioni e diritti di dei soci

Le azioni emesse da una società possono appartenere a diverse categorie ed in linea generale si osserverà
che ad un aumento della tutela patrimoniale dell’investimento corrisponde una diminuzione dei poteri
decisionali ed in particolare del diritto di voto.
Le categorie maggiormente diffuse sono:
- Azioni Ordinarie, che attribuiscono ai soci i normali diritti previsti dalla legge, ed in particolare:
diritto agli utili e alla quota di liquidazione, diritto di opzione sulle azioni di nuova emissione, diritto
al voto e di partecipazione in assemblea, diritto di consultazione del libro dei soci, delle delibere
assembleari e del bilancio aziendale.
- Azioni privilegiate, che conferiscono al socio maggiori benefit in termini economici (quali una
maggiore distribuzione degli utili o del patrimonio risultante da un’eventuale liquidazione della
società) avendo però come contro una maggiore limitazione nei diritti di voto. I titolari di azioni
privilegiate possono infatti votare solo nelle assemblee straordinarie.
- Azioni di risparmio, che incentivano l’investimento dei risparmiatori che poco si interessano
dell’amministrazione dando maggiore importanza alla redditività dei titoli ed agli aspetti
patrimoniali. Le azioni di risparmio infatti non conferiscono il diritto di voto né nelle assemblee
straordinario né in quelle ordinarie ma conferiscono particolari privilegi patrimoniali (che devono
essere riportati sul titolo insieme alla denominazione ”azioni di risparmio”).
Tali azioni possono, inoltre, essere emesse “al portatore” il che garantisce l’anonimato e la libera
circolazione.
È da osservare che le azioni di risparmio, sono sottoposte ad alcuni vincoli, ed in particolare:
 Possono essere emesse solo da società quotate in mercati regolamentati italiani o in altri
paesi dell’Unione Europea.
 Il valore complessivo di tali azioni, non può superare il 50% del capitale sociale.
 I titolari di azioni di risparmio possono indire un’assemblea speciale con la quale si nomina
un rappresentante comune e si decide se approvare le delibere della società.
- Azioni di godimento, che si emettono nel caso in cui si deliberi una riduzione del capitale sociale ed
il valore nominale delle azioni risulti inferiore a quello reale.
Nel caso di riduzione del capitale sociale, infatti, le azioni eliminate devono essere rimborsate al
titolare ma se il valore nominale risulta inferiore del valore reale allora gli verranno conferite delle
azioni di godimento che lo terranno partecipe degli utili futuri.
- Azioni a favore dei prestatori di lavoro, che vengono conferite ai dipendenti della società o di
società controllate con norme particolari stabilite dalla società riguardanti la forma, il modo di
trasferimento ed i diritti spettanti gli azionisti.

5.3.2: La circolazione delle azioni.

Le azioni possono essere nominative o al portatore a seconda che sul titolo, ossia il documento che
incorpora l’azione, sia indicato o meno il titolare dell’azione stessa.
Le sostanziali differenze tra le due tipologie di azioni ricade principalmente sulle loro modalità di
circolazione ed infatti mentre le azioni al portatore si trasferiscono semplicemente attraverso la consegna
del titolo, con le azioni nominative la procedura è meno snella ed in particolare si può operare in 2 modi:

- Mediante girata autenticata dal notaio.


- Mediante l’annotazione del nome dell’acquirente sul titolo e sul registro dell’emittente

È da sottolineare che nel caso di società quotate nei mercati regolamentati, le azioni non sono
rappresentate da titoli, ossia da documenti cartacei, e la loro circolazione avviene attraverso il sistema della
dematerializzazione per il quale il trasferimento avviene attraverso scritturazioni in specifici conti e tramite
intermediari.
Per quanto concerne le limitazioni alla circolazione delle azioni, esse possono essere imposte sia dalla legge
affinché si tuteli l’integrità del capitale, che dalla società stessa se previste nello statuto e riguardano ad
esempio: clausole di prelazione, clausole di gradimento etc.

5.3.3: Limiti alle partecipazioni azionarie.

Al fine di costruire gruppi di società e stabilire quindi legami di controllo e di collegamento, una società per
azioni può acquistare azioni di altre società o anche parteciparne alla costruzione sottoscrivendone le
azioni.
La società può inoltre acquistare azioni proprie divenendo, in pratica, socia di se stessa così da:
- Investire liquidità disponibili, poiché magari sono presenti buone prospettive.
- Mantenere stabile il valore dei titoli sul mercato, laddove l’azienda sia quotata sui mercati.
Tali operazioni presentano però il rischio di annacquamento del capitale sociale e possono prestarsi ad
azioni speculative. In virtù di ciò la normativa pone una serie di regole e limiti a tutela dell’integrità del
capitale sociale. Più nel dettaglio:

a) Limiti all’acquisto di azioni proprie:


 L’acquisto deve essere autorizzato dall’assemblea che ne fissa le modalità ed indica il
numero massimo di azioni acquistabili.
 Le azioni devono essere interamente liberate.
 L’acquisto deve essere effettuato con somme prelevate dagli utili distribuiti e dalle riserve
disponibili risultanti dall’ultimo bilancio.
 Nel caso di società quotate, il valore nominale delle azioni acquistate non può eccedere di
1/5 del capitale sociale.
b) Divieto di sottoscrizione di azioni di nuova emissione:
 La società non può sottoscrivere azioni proprie.
 La società controllata non può sottoscrivere azioni o quote della società controllante.
 È vietato alle società di costruire o di aumentare il capitale mediante sottoscrizione
reciproca di azioni.
c) Limiti alle partecipazioni incrociate:
La società controllata può acquistare azioni o quote della società controllante, solo se si rispettano i
seguenti limiti:
 L’acquisto è effettuato con somme prelevate dagli utili distribuiti e dalle riserve disponibili
risultanti dall’ultimo bilancio.
 Le azioni sono interamente liberate.
 L’acquisto è autorizzato dall’assemblea.
 Nel caso che la società controllante sia quotata, il valore nominale delle azioni acquistate
non può eccedere di 1/5 del capitale sociale della società controllante.

5.3.4: Le obbligazioni.

Se la società ha necessità di liquidità potrebbe aumentare il capitale sociale emettendo nuove azioni, ma
non sempre un’operazione del genere risulta propriamente conveniente.
In alternativa, la società, per finanziarsi, può emettere dei titoli di credito di massa, ossia delle obbligazioni
(nominative o al portatore) facilmente trasferibili e negoziabili che forniscono al sottoscrittore il diritto di
rimborso, entro una data prestabilita, ed una somma periodica rappresentata dagli interessi maturati.
La differenza delle obbligazioni dalle azioni è dunque rappresentata dal fatto che le obbligazioni
conferiscono al sottoscrittore la qualità di creditore e NON di socio.
Una particolare categoria di obbligazioni è rappresentata dalla obbligazioni convertibili in azioni, la cui
emissione è deliberata dall’assemblea straordinaria e che prevede la possibilità di trasformare la posizione
di creditore in quella di azionista.

5.4: Gli organi della società per azioni.

L’attività organizzativa e gestionale di una società di capitali è ripartita tra una serie di organi, ciascuno dei
quali aventi specifiche funzioni, e che danno forma al sistema di Governance.
In particolare, le società di capitale possono scegliere 3 diverse sistemi di Governance:
a) Sistema Tradizionale, che prevede 4 organi differenti:
 L’assemblea dei soci.
 L’organo di amministrazione (amministratore unico o consigli di amministrazione)
 Il collegio sindacale.
 L’organo di controllo contabile.
b) Sistema Dualistico, di ispirazione tedesca, che prevede la presenza di 2 soli organi:
 Il consiglio di sorveglianza, eletto dall’assemblea ordinaria, che nomina e revoca i
componenti del consiglio di gestione, approva il bilancio di esercizio, vigila sull’osservanza
della legge e dello statuto da parte del consiglio di gestione etc.
 Il consiglio di gestione, cui spetta la gestione dell’impresa, composto da almeno 2 membri
(anche non soci) nominati dal consigli di amministrazione.
c) Sistema Monistico, di ispirazione anglosassone, che prevede la sola presenza del consiglio di
amministrazione, cui spetta la gestione dell’impresa e la nomina, al suo interno, di un comitato di
controllo composto dagli amministratori in possesso dei requisiti di onorabilità, professionalità ed
indipendenza. Il comitato vigila sull’adeguatezza della struttura organizzativa, del sistema di
controllo interno e del sistema amministrativo contabile ed esegue ulteriori compiti assegnati dal
consiglio di amministrazione.
5.4.1: L’assemblea degli azionisti

L’assemblea è il luogo in cui si manifesta la volontà dei soci ed è quindi formata da tutti gli azionisti aventi
diritto di voto e delibera secondo il principio maggioritario.
La competenza dell’assemblea, è una competenza speciale in quanto può deliberare solo sulle questioni ad
essa riservate e NON, ad esempio, su atti di gestione dell’impresa che rientrano invece nella competenza
esclusiva degli amministratori.
L’assemblea, che viene convocata dagli amministratori o richiesta dai soci che rappresentino 1/10 del
capitale sociale oppure 1/20 nel caso di società quotate nei mercati regolamentati, può essere straordinaria
o ordinaria. La differenza tra le due assemblee sta nelle materie sulle quali deliberare e sul quorum
costitutivo e deliberativo richiesto (dove per quorum si intende quota del capitale sociale rappresentato
dagli azionisti presenti in assemblea). Più nel dettaglio:
a) L’assemblea ordinaria, che deve essere convocata almeno una volta l’anno, è regolarmente
costituita quando è rappresentata almeno la metà del capitale sociale e delibera a maggioranza
assoluta. Se non si raggiunge il quorum costitutivo, nella seconda convocazione l’assemblea
delibera a maggioranza qualunque sia la parte di capitale rappresentata.
Per quanto concerne le competenze dell’assemblea ordinaria, essa:
 Approva il bilancio
 Nomina e revoca gli amministratori, i sindaci ed il presidente del collegio sindacale e,
quando previsto, il soggetto al quale è demandato il controllo contabile.
 Determina il compenso degli amministratori e dei sindaci, se non stabilito nello statuto.
 Delibera sulle responsabilità di amministratori e sindaci.
 Delibera, in generale, sugli altri oggetti che rientrano nella competenza dell’assemblea.
Inoltre, nelle società ove previsto il consiglio di sorveglianza, l’assemblea ordinaria:
 Nomina e revoca i consiglieri di sorveglianza e determina il compenso ad essi spettanti, ove
non dichiarato nello statuto.
 Delibera sulle responsabilità dei consiglieri di sorveglianza.
 Delibera sulla distribuzione degli utili
 Nomina il soggetto incaricato ad effettuare la revisione legale dei conti.
b) L’assemblea straordinaria:
 Delibera sulle modifiche dello statuto.
 Delibera sulla sostituzione e sui poteri dei liquidatori.
 Delibera su obbligazioni convertibili in azioni e su ogni altra materia attribuita, dalla legge,
alla sua competenza.
In prima convocazione, il quorum costitutivo e quello deliberativo coincidono per cui l’assemblea
delibera con il voto favorevole di più della metà del capitale sociale, se non richiesta una
maggioranza maggiore nello statuto. In seconda convocazione, l’assemblea straordinaria è
regolarmente costituita con la partecipazione di oltre 1/3 del capitale sociale e delibera con il voto
favorevole di oltre i 2/3 del capitale rappresentato in assemblea.
Nel caso di società quotate, è invece prevista, salvo diverse disposizioni nello statuto, di una sola
convocazione per cui l’assemblea delibera a maggioranza qualunque sia il capitale rappresentato.
È da osservare che:
- Lo statuto può consentire l’intervento nell’assemblea attraverso mezzi di telecomunicazione e che
il voto sia espresso per corrispondenza o in via elettronica. Inoltre, laddove un azionista non può o
non vuole partecipare all’assemblea vi è la possibilità di delegare il proprio voto attraverso un atto
scritto, sebbene la normativa preveda delle limitazione al fine di evitare degli abusi.
- Le delibere possono essere invalide ed in particolare nulle o annullabili. Più nel dettaglio:
 Sono annullabili le delibere che non sono prese in conformità di legge o dello statuto.
L’impugnazione può essere proposta dagli amministratori, dal consiglio di sorveglianza, dal
collegio sindacale e dai soci assenti, dissenzienti o astenuti che hanno un elevato numero di
azioni aventi diritto al voto e che rappresentino, anche congiuntamente, il 5% del capitale
sociale o 1 per mille nel caso di società quotate. I soci che non sono legittimati a proporre
l’impugnazione hanno invece diritto al risarcimento del danno provocato dalla non
conformità. L’annullabilità è tuttavia sanabile per cui, se sostituita con un’altra delibera
conferme alla legge o allo statuto, non si verifica l’annullamento.
 La nullità, è invece prevista quando vi è la mancata convocazione dell’assemblea, la
mancanza del verbale o di un documento equivalente o nel caso si verifichi illiceità o
impossibilità dell’oggetto. La delibera nulla può essere impugnata da chiunque vi abbia
interesse, entro i 3 anni dalla sua iscrizione nel registro delle imprese o dalla sua
trascrizione nel libro delle adunanze dell’assemblea. Anche nel caso di nullità, la delibera
risulta sanabile ed infatti, ad esempio, nel caso di nullità per mancata verbalizzazione, essa
può essere sanata mediante verbalizzazione eseguita all’assemblea successiva.

5.4.2: Amministrazione e rappresentanza della S.p.a

Agli amministratori spetta l’intera gestione dell’impresa, motivo per cui, a differenza dell’assemblea, hanno
una competenza generale e di decidere quale dev’essere l’organizzazione dell’impresa, la politica
economica della società, le strategie e le tattiche imprenditoriali nonché le operazioni gestionali e di
mercato. Ad accompagnare il potere di gestione vi è, inoltre, il potere di rappresentanza, per cui i contratti
stipulati dagli amministratori, impegnano direttamente la società.
Nel modello tradizionale di governance, gli amministratori sono eletti dall’assemblea ordinaria dei soci e la
durata dell’incarico non può superare i 3 anni sebbene possano essere rieletti successivamente e nel caso si
nomino più amministratori, si ha la formazione del consiglio di amministrazione.
È da osservare che:
- Gli amministratori possono essere revocati dall’assemblea ordinaria in qualunque tempo.
- Non può essere nominato amministratore un soggetto fallito o condannato ad una pena che
comporti l’interdizione dai pubblici uffici.
- Per la validità delle delibere del consiglio di amministrazione è necessaria la presenza della
maggioranza degli amministratori in carica e le decisioni sono prese a maggioranza assoluta tra i
presenti.
- Le delibere che violano la legge o lo statuto possono essere impugnate solo dal collegio sindacale e
dagli amministratori assenti o dissenzienti entro 90 giorni dalla data della delibera.
- Possono essere impugnate anche delibere che sono state prese per effetto del voto determinate di
un amministratore che ha un interesse, proprio o per terzi, in quella determinata operazione.
- Gli amministratori rispondono solidamente verso i creditori della società e verso la società stessa
sebbene si tratti di una responsabilità contrattuale che non tocca il merito delle scelte gestionali ma
la diligenza professionale tenuta.

5.4.3: Il collegio sindacale ed il controllo contabile

Il collegio sindacale, i cui componenti (sindaci) sono nominati dall’assemblea, è l’organo deputato al
controllo ed alla vigilanza sulla gestione sociale e quindi sull’osservanza della legge e dello statuto da parte
dell’assemblea e degli amministratori.
Al fine di assicurare l’obiettività, imparzialità ed indipendenza del collegio sindacale sono previste, oltre a
quelle già viste per gli amministratori, specifiche cause di ineleggibilità.
Infatti, non possono essere nominati:
- Soggetti che abbiano legami di parentela (fino al 4°grado) con amministratori della medesima
società o di società controllate o controllanti.
- Soggetti che abbiano rapporti di lavoro con la società stessa o con società controllate o controllanti.
Le responsabilità dei sindaci si configura nel caso in cui non adempiano ai loro doveri con la professionalità
e la diligenza richieste dalla natura del loro incarico. Rispondono, infatti, solidamente con gli amministratori
laddove il “danno” non si sarebbe prodotto se avessero vigilato in conformità degli obblighi dettati dalla
loro carica.
Nel caso di società non quotate, il collegio sindacale può, inoltre, effettuare il controllo contabile cosa che
invece non può avvenire con le società quotate per le quali si rende necessario l’intervento di un revisore
legale in quanto fornisce maggiori garanzie in merito all’efficacia del controllo e all’indipendenza di giudizio.

5.5: Il bilancio
Il bilancio di esercizio è il documento contabile che deve essere redatto dagli amministratori, alla chiusura
di ogni esercizio annuale, con il quale viene fornita la rappresentazione della situazione patrimoniale e
finanziaria della società e del risultato economico dell’esercizio.
Il bilancio è composto tra 3 parti fondamentali, ossia:
- Stato patrimoniale, in cui è indicata la consistenza del patrimonio della società, ponendo all’attivo
il valore dei beni sociali quali immobilizzazioni immateriali, materiali e finanziarie, i crediti, le
disponibilità liquide etc, mentre al passivo il capitale sociale, i debiti etc.
- Conto economico, in cui vengono elencati analiticamente i ricavi realizzati ed i costi sostenuti per
ottenerli consentendo quindi il calcolo del risultato economico della gestione.
- La nota integrativa, in cui si fornisce la spiegazione del bilancio ed i criteri applicati nella
valutazione delle voci di bilancio.

5.5.1: Criteri generali e principi di redazione del bilancio.

Il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione
patrimoniale e finanziaria della società ed il risultato economico dell’esercizio. A tale fine, nella redazione
del bilancio, si rende necessario rispettare una serie di principi, quali:
- Principio di prudenza, in virtù del quale vanno inseriti nel bilancio gli utili effettivamente realizzati.
- Principio di continuità della gestione, in virtù del quale le valutazioni devono essere effettuate
nella prospettiva che la società continui nel tempo la sua attività.
- Principio di competenza, in virtù del quale i costi e i ricavi da considerare nella redazione del
bilancio sono quelli maturati nel corso dell’esercizio anche se le relative somme non sono ancora
state pagate o incassate.
- Principio di valutazione separata, in virtù del quale bisogna considerare separatamente elementi
tra loro eterogenei.
- Principio di continuità sostanziale, in virtù del quale i criteri di valutazione non possono essere
modificati da un esercizio all’altro. Se così non fosse, infatti, si perderebbe la possibilità di
comparare l’esercizio con i precedenti.
5.5.2: Procedimento di formazione del bilancio, distribuzione degli utili e fondi di riserva.

Gli amministratori redigono il progetto di bilancio e lo comunicano al collegio sindacale ed a soggetto


incaricato della revisione legale dei conti, insieme alla relazione sulla gestione, almeno 30 giorni prima della
data fissata per l’assemblea in cui verrà discusso.
Laddove il bilancio venga approvato dall’assemblea ordinaria, delibera anche sulla eventuale distribuzione
degli utili.
Successivamente, entro 30 giorni dalla data di approvazione del bilancio, una copia dello stesso con allegate
le relazioni sulla gestione, devono essere depositate a cura degli amministratori presso l’ufficio del registro
delle imprese.
È da osservare che non tutti gli utili risultanti dal bilancio possono essere distribuiti tra i soci. Agli utili netti
va, infatti, sottratta una somma corrispondente almeno alla 20° parte di essi al fine di costituire la riserva
legale fino a quando quest’ultima non raggiunge 1/5 del capitale sociale.
La riserva legale costituisce una accantonamento contabile obbligatorio, ad ulteriore garanzia dei creditori,
cui si può attingere per coprire eventuali perdite future senza intaccare il capitale sociale ma che deve
essere, successivamente, reintegrata.
Oltre alla riserva legale, la società può costituire ulteriori riserve, dette facoltative o straordinarie, cui si
attinge principalmente per aumenti di capitale.

5.5.3: Variazioni del capitale sociale.

Il valore del capitale sociale, deve essere un valore che indica a terzi la consistenza economica della società
e deve pertanto essere un valore realistico rispetto all’effettiva entità del patrimonio societario.
a) L’aumento di capitale avviene generalmente attraverso l’emissione di nuove azioni e può essere:
 A pagamento, se si realizza un aumento effettivo del patrimonio ed in tal caso gli azionisti
vanteranno diritti di opzione sulle azioni di nuova emissione.
 Gratuite, se si attinge la somma stabilita per l’aumento dalle riserve della società ed in tal
caso le azioni devono essere assegnate ai soci proporzionalmente al numero di azioni già in
possesso da ciascuno di loro. È da osservare che l’aumento gratuito del capitale può
avvenire anche aumentando il valore nominale delle azioni.
b) La riduzione del capitale, che viene deliberata dall’assemblea straordinaria, può essere facoltativa
o obbligatoria e quindi imposta dalla legge. Più nel dettaglio:
 La riduzione facoltativa avviene principalmente per liberare risorse finanziarie non
utilizzate (Ad esempio il capitale sociale è eccessivo in relazione all’oggetto sociale) il ché
può avvenire o liberando i soci dall’obbligo dei versamenti ancora dovuti, oppure
rimborsando ai soci, almeno parzialmente, dei conferimenti già effettuati.
 La riduzione obbligatoria, avviene per effetto delle perdite per cui si ha la necessità di
adeguare il capitale al ridotto patrimonio societario.

5.6: Scioglimento, liquidazione ed estinzione della S.p.a


Le società per azioni, analogamente a quanto vedremo per le società in accomandita per azioni ed a
responsabilità limitata, si scioglie quando:

- Vi è il fallimento della società.


- Per il conseguimento dell’oggetto sociale o per l’impossibilità di conseguirlo.
- Per l’impossibilità di funzionamento o inattività dell’assemblea.
- Per la riduzione del capitale sociale al di sotto del minimo legale a meno che non si deliberi per la
trasformazione della società.
- Per altre cause previste dallo statuto o dall’atto costitutivo.

Accertata la causa di scioglimento, gli amministratori devono convocare l’assemblea straordinaria che
delibera la liquidazione della società e la nomina dei liquidatori.
Successivamente i liquidatori devono redigere il bilancio finale, che va depositato all’ufficio del registro
delle imprese e nel quale va indicata la parte spettante a ciascuna azione.

Approvato il bilancio finale, i liquidatori devono chiedere la cancellazione della società dal registro delle
imprese così da cessare di esistere. È da osservare che, dopo la cancellazione della società, se vi sono dei
creditori sociali non soddisfatti, questi possono far valere i propri diritti sui soci della società entro i limiti
della somma riscossa da loro riscossa per effetto della liquidazione.

6: La società in accomandita per azioni (S.a.p.a)


La società in accomandita per azioni è una società di capitali in cui: le quote di partecipazione dei soci sono
rappresentate da azioni e, analogamente alla società in accomandita semplice, vi è la distinzione tra soci
accomandatari ed accomandanti.
Tale struttura societaria è disciplinata in maniera del tutto analoga alla società per azioni, presentando però
alcune particolarità quali:

- La denominazione della società è costituita dal nome di almeno uno dei soci accomandatari e con
l’indicazione “S.a.p.a”.
- I soci accomandatari sono di diritto amministratori e soggetti agli obblighi degli amministratori della
società per azioni.
- La revoca degli amministratori deve essere deliberata con la maggioranza prescritta per le
deliberazioni dell’assemblea straordinaria della società per azioni.
- In caso di cessazione dall’ufficio di tutti gli amministratori, la società si scioglie se entro 180 giorni
non si provvede alla loro sostituzione.
- Le modifiche dell’atto costitutivo devono essere approvate dall’assemblea con le maggioranze
prescritte per l’assemblea straordinaria della società per azioni e devono, inoltre, essere approvate
da tutti i soci accomandatari.

7: La società a responsabilità limitata (S.r.l)


La società a responsabilità limitata è, in linea generale, caratterizzata da una limitata responsabilità dei soci
ed una struttura organizzativa più elastica motivi per i quali è un tipo di società ampiamente diffuso, specie
tra le medio-piccole imprese.
La società a responsabilità limitata si costituisce per contratto o per atto unilaterale dando, in quest’ultimo
caso, origine ad una società unipersonale.
L’atto costitutivo della società deve essere redatto per atto pubblico ed indicare:

- La denominazione della società, la sigla S.r.l e ed il luogo in cui vi è la sede.


- L’attività che costituisce l’oggetto sociale.
- L’ammontare del capitale, che non può essere inferiore a 10'000 euro precisando quello
sottoscritto e quello versato, con quest’ultimo che deve essere almeno il 25% di quello sottoscritto.
Nel caso di società unipersonale, però, si prevede il versamento integrale della somma sottoscritta.
- Le generalità dei soci, i conferimenti e la quota di partecipazione di ciascuno di essi.
- Le norme relative al funzionamento della società ed in particolare quelle relative
all’amministrazione e rappresentanza.

È da osservare che:

- Per quanto concerne i conferimenti, quest’ultimi vanno fatti in denaro, ma laddove l’atto
costitutivo lo preveda possono comunque essere conferiti “tutti i beni suscettibili di valutazione
economica” previa relazione giurata di un revisore legale. Qualora un socio non effettui i
conferimenti nel termine prescritto, viene invitato ad effettuarli in un tempo di 30 giorni dopo il
quale è possibile vendere la sua quota ad altri soci o ridurre il capitale della somma che doveva
essere conferita.
- La partecipazione dei soci non è rappresentata da azioni ma da quote proporzionali ai conferimenti
effettuati, salvo dichiarazioni differenti presenti nell’atto costitutivo. Tali quote di partecipazione
sono liberamente trasferibili salvo dichiarazioni differenti presenti nell’atto costitutivo.
- L’amministrazione della società è, generalmente, affidata a uno o più soci con la decisione di tutti i
soci restanti. Tuttavia, se previsto nell’atto costitutivo, è possibile affidare l’amministrazione a
persone estranee alla società.
Agli amministratori, che sono solidamente responsabili verso la società dei danni provocati
dall’inosservanza dei doveri a loro imposti dalla legge, spettano:
 La redazione del bilancio, secondo le regole viste per la società per azioni.
 Le decisioni in merito ai progetti di fusione o scissione
 Le decisioni di aumento o riduzione del capitale.
 La rappresentanza generale della società, per cui gli amministratori possono compiere atti
di gestione per l’esercizio dell’attività sociale a nome della società.
- Il controllo sulla gestione, può essere affidato, se previsto nell’atto costitutivo, ad uno specifico
organo o revisore dei conti. Ciò è tuttavia obbligatorio nel caso in cui il capitale sia maggiore o
uguale del capitale minimo previsto per la società per azioni.
- Le decisioni dei soci, sono prese con il voto favorevole di una maggioranza che rappresenti almeno
la metà del capitale sociale ed il voto di ciascun socio ha un peso proporzionale alla sua quota di
partecipazione. Possono essere impugnate le decisioni non conformi alla legge o all’atto costitutivo
con la proposta di impugnazione che può avvenire ad opera di ciascun amministratore, dal collegio
sindacale o dai soci dissenzienti.
Sono riservate alla competenza dei soci:
 L’approvazione del bilancio e la distribuzione degli utili realmente conseguiti.
 La nomina degli amministratori.
 La nomina dei sindaci o del soggetto incaricato per la revisione legale dei conti, se previsto
dall’atto costitutivo.
 Le decisioni di compiere di compiere operazioni che comportano modificazioni dell’oggetto
sociale o dei diritti dei soci.
 Le modificazioni dell’atto costitutivo, deliberate durante l’assemblea dei soci. È da
osservare che nel caso di aumento o riduzione del capitale sociale si prevedono dinamiche
del tutto analoghe a quanto visto con la S.p.a con l’essenziale differenza che in tal caso non
si parlerà di azioni, ma di quote di partecipazione.
8: Vicende della società: Trasformazione, fusione e scissione
La trasformazione è il fenomeno per cui una società di un determinato tipo si trasforma in una società di
tipo diverso e presuppone la modificazione dell’atto costitutivo deliberata secondo le dinamiche previste
per la tipologia di società in esame.
La fusione è il processo attraverso il quale due o più società si uniscono in una sola società nella quale
confluiscono i patrimoni ed i soci di tutte le società coinvolte. La fusione, che può rispondere ad esigenze di
riorganizzazione aziendale o a particolari strategie di mercato, può essere attuata in due modi:
- Fusione in senso stretto, che prevede l’estinzione di tutte le società coinvolte per dare vita ad una
nuova società
- Fusione per incorporazione, che prevede che una delle società (incorporante) assorba le altre
società (incorporate) che quindi si estinguono.
La scissione, è un’operazione inversa alla fusione e risponde anch’essa ad esigenze di ristrutturazione e
riorganizzazione societaria. La scissione può avvenire in due modi:
- Scissione totale per la quale una società assegna il suo intero patrimonio a più società preesistenti
o di nuova costituzione. In tal modo si attua lo scioglimento della società senza liquidazione.
- Scissione parziale, per la quale una società assegna parte del suo patrimonio ad una o più società
preesistenti o di nuova costituzione.

9: Le società mutualistiche: Le cooperative


Le cooperative sono società caratterizzate dallo scopo mutualistico che consiste, a seconda del tipo di
cooperativa, nel fornire ai soci occasioni di lavoro, beni di consumo o servizi a condizioni più favorevoli di
quelle riscontrabili sul mercato.
Esistono diverse tipologie di cooperative quali ad esempio: Cooperative di consumo, che acquistano
all’ingrosso generi alimentari che poi rivendono ai soci a prezzi vantaggiosi, ma anche cooperative edilizie,
cooperative di produzione e lavoro e cooperative Agricole. Tuttavia a seguito alla riforma del 2003, il codice
effettua la sola distinzione tra cooperative a mutualità prevalente e cooperative diverse.
Più nel dettaglio, le cooperative a mutualità prevalente sono quelle che:
- Svolgono le loro attività prevalentemente in favore dei soci, consumatori o utenti di beni e servizi.
- Si avvalgono, nello svolgimento delle loro attività, delle prestazioni lavorative dei soci.
- Si avvalgono, nello svolgimento delle loro attività, di beni e servizi apportati dai soci.
È da osservare che le cooperative sono società a responsabilità limitata per le quali variabile è il numero di
soci e variabile è il capitale che può essere aumentato con l’ingresso di nuovi soci.
Per la costituzione di una cooperativa è stabilito che il numero minimo di soci sia pari a 9 o anche 3 nel
caso di persone fisiche che decidono di adottare la disciplina della società a responsabilità limitata.
I requisiti per l’ingresso di nuovi soci, sono invece descritti nell’atto costitutivo secondo criteri non
discriminatori coerenti con lo scopo mutualistico, vietando pertanto l’ingresso in società a soggetti che
esercitano, in proprio, attività in concorrenza con la cooperativa.
Il capitale sociale, può essere ripartito in quote o azioni, che però non risultano liberamente trasferibili ma
necessitano di autorizzazione da parte degli amministratori. I valori nominali minimi e massimi delle quote
o azioni sono rispettivamente di 25 e 500 euro ed ogni socio non può avere una partecipazione al capitale
sociale superiore a 100'000 euro. Altra particolarità delle cooperative è il diritto di voto è attribuito “per
teste” e non “per quote” per cui ogni socio ha diritto di voto indipendentemente dalla quota o il numero di
azioni in suo possesso.
Capitolo 5: Le aggregazioni di imprese

Nell’attuale realtà economica e di mercato è frequente che le imprese, individuali o societarie, instaurino
tra loro rapporti di collaborazione e collegamento, pur conservando la propria individualità e specificità.
Tale fenomeno, a seconda delle diverse esigenze aziendali, si presta a finalità diverse per cui diverse
saranno le modalità di aggregazione.
A seconda delle esigenze si possono, ad esempio, creare delle sinergie tra diverse imprese (modalità di
aggregazione) al fine di facilitare l’accesso al mercato o l’internazionalizzazione. Creare, specie nel caso
delle grandi imprese, grandi gruppi societari così da avere il controllo di ampi settori di mercato.
O anche esternalizzare ad altre imprese, legate attraverso vincoli contrattuali, alcune funzioni aziendali per
meglio focalizzarsi sul proprio core business e raggiungere economie di scala.

1: Società collegate e controllate: I gruppi di società


I gruppi di società, principalmente diffusi tra le grandi imprese, sono definibili come un insieme di imprese
formalmente autonome tra loro ma assoggettate ad una direzione unitaria.
Il codice civile, ad oggi, non definisce né regola i gruppi societari tuttavia definisce e regola le situazioni di
controllo e di collegamento caratterizzanti i gruppi societari stessi. Più nel dettaglio:
- Sono considerate società controllate
 Le società in cui un’altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili in
assemblea ordinaria.
 Le società in cui un’altra società dispone di una quantità di voti, esercitabili in assemblea
ordinaria, sufficienti ad esercitare un’influenza dominante.
 Le società che sono sotto l’influenza dominante di altre società per particolari vincoli
contrattuali.
- Sono, invece, considerate società collegate, le società sulle quali un’altra società esercita
un’influenza “notevole” disponendo di almeno 1/5 dei voti esercitabili in assemblea o 1/10 nel caso
di società quotate.
È bene sottolineare però, che la situazione di controllo o collegamento tra due o più società non
determina necessariamente la nascita di un gruppo societario. A tale fine si rende infatti necessario, a
seguito di una riforma del 2003, che il controllo si manifesti attraverso un’attività di direzione e
coordinamento svolta dalla società holding, ossia la società che possiede azioni o quote delle altre
società. La società controllata, dovrà inoltre dichiarare, negli atti, la società o l’ente a cui è soggetta
nell’attività di direzione e coordinamento.
Si parlerà, inoltre, di holding finanziaria se la società ha come oggetto sociale la sola detenzione e
gestione delle partecipazioni in altre società non svolgendo, quindi, alcuna attività di produzione o
scambio di beni e servizi, di holding capogruppo, quando essa possiede azioni o quote tali in misura tale
da esercitare un’influenza dominante sull’amministrazione delle società partecipate.
Ad esempio, Fininvest S.p.a è la holding del gruppo Finivest che conta rilevanti partecipazioni nei gruppi
Mediaset, Mediolanum, Mondadori e nell’A.C Milan.
2: I consorzi tra imprenditori
Un consorzio è definibile come un insieme di imprese, generalmente medio-piccole, che si accordano tra
loro per istituire un’organizzazione comune a cui affidare specifiche fasi della loro attività, mantenendo
però, l’autonomia giuridica e decisionale di ciascuna impresa.
Al consorzio, ad esempio, può essere affidato il trasporto dei prodotti dal luogo di produzione a quello di
vendita ad un costo ridotto rispetto a quello che avrebbero dovuto sostenere le imprese prese
singolarmente. Il consorzio ha infatti uno scopo mutualistico, che non mira alla realizzazione di utili da
distribuire ma ad una riduzione dei costi relativa all’attività affidata al consorzio stesso.
È, inoltre, possibile distinguere:
- Consorzi con attività interna, che svolgono attività nei confronti dei singoli consorziati.
(Come nel caso dell’attività di trasporto dell’esempio precedente)
- Consorzi con attività esterna, che svolgono attività con terzi per conto delle imprese consorziate.
(Come, ad esempio, stipulazione di contratti con fornitori, contratti di vendita etc.)
Per tale tipologia di consorzio, è prevista l’istituzione di un ufficio e l’iscrizione nel registro delle
imprese con l’indicazione delle persone a cui vengono attribuite la presidenza, la direzione, la
rappresentanza ed i rispettivi poteri.
Deve inoltre essere costituito un fondo consortile formato dai contributi dei singoli consorziati in
quanto, per le obbligazioni assunte in nome del consorzio, i terzi possono far valere i propri diritti
sul fondo consortile. Contrariamente, delle obbligazioni assunte per conto dei singolo consorziati,
rispondono quest’ultimi solidamente COL fondo consortile.

3: L’associazione temporanea d’impresa (ATI)


L’associazione temporanea di impresa, consenta una collaborazione temporanea ed occasionale tra
imprese per la realizzazione di un progetto comune, generalmente riguardante un’opera o una specifica
fornitura, che le singole imprese associate non sarebbero in grado di svolgere autonomamente.
La costituzione di una ATI avviene, ad esempio, per la partecipazione alle gare d’appalto poiché richiedono
requisiti che le singole imprese, specie se medio-piccole, difficilmente possiedono.
Per le caratteristiche dell’ATI, ne consegue che le imprese associate mantengono la propria indipendenza
giuridica ed economica e sono direttamente responsabili, ciascuna per la parte di propria competenza, del
progetto che sono tenute a realizzare. Inoltre, non esiste un centro comune di coordinamento ma è
prevista l’assegnazione ad una delle imprese associate, denominata capofila, il compito di rappresentare
tutte le altre nei rapporti con i terzi.
Il codice prevede, inoltre, i “raggruppamenti temporanei tra imprese concorrenti” che si dividono in:
- Raggruppamenti orizzontali, se riguardano imprese che hanno le medesime capacità, ma che si
raggruppano tra loro per motivi quantitativi. (Pavimentazione grattacielo necessita di un numero
significativo di piastrellisti)
- Raggruppanti verticali, se riguardano imprese che hanno competenze diverse ma tra loro
complementari ai fini del progetto.

4: Gruppo europeo di interesse economico (GEIE)


Il gruppo europeo di interesse economico, è una forma di aggregazione di carattere contrattuale istituita a
livello comunitario per semplificare ed incoraggiare la cooperazione transnazionale con l’obbiettivo di
migliorare i risultati economici dei singoli membri.
Condizione per la costituzione del GEIE è che vi siano almeno due soggetti, tra quelli che lo compongono,
aventi sedi in differenti Paesi dell’Unione Europea.
Il GEIE, gestito da uno o più amministratori, è una figura giuridica distinta dai suoi fondatori e membri, i
quali rispondono però illimitatamente e solidamente per le obbligazioni del gruppo stesso.

5: I distretti industriali
Il distretto industriale è un’aggregazione di piccole e medie imprese, situate in un territorio circoscritto,
specializzate in una o più fasi del processo produttivo e tra loro collegate attraverso una rete di
interrelazioni sia di carattere economico che sociale.
Nel distretto la capacità competitiva delle imprese industriali è legata alle caratteristiche socio-culturali del
territorio in quanto consente di fornire un insieme di saperi, know-how, conoscenze tacite, competenze
valori ed interazioni sociali che si sono stabiliti e creati nei microsistemi locali.

6: Le reti d’impresa
Le reti d’imprese rappresentano un’aggregazione su base contrattuale realizzata con lo scopo di accrescere
la competitività e capacità innovativa delle imprese che ne fanno parte.
Si tratta quindi di uno strumento che consente di coniugare l’autonomia imprenditoriale con la possibilità di
acquisire e condividere un complesso di risorse finanziarie, tecniche e umane o di know-how altrimenti
fuori portata per una piccola impresa e che concorrono all’obbiettivo comune di crescita individuale.
È da osservare che:
- A differenza dell’ATI, la rete rappresenta un’alleanza non episodica.
- A differenza dei consorzi, la rete è una forma aggregativa meno strutturata ed infatti, di norma, non
prevede la nascita di un nuovo soggetto giuridico.
- A differenza dei distretti, in cui le forme di collaborazione sono, in linea di massima, spontanee e
comunque legate al territorio, le reti di imprese sono tra loro legate su base contrattuale e non
risultano legate al territorio.

6.1: Il contratto di rete


Il contratto delle reti di imprese è un contratto aperto, poiché contente l’ingresso successivo di altre parti,
ed è caratterizzato dalla comunione di scopo, per cui anche se una delle parti del contratto viene meno, il
contratto resta comunque valido ed efficace per le restanti parti.
Il contratto deve essere redatto per atto pubblico o scrittura privata autenticata, e quanto al contenuto del
contratto bisogna indicare, obbligatoriamente:
- Il nome, la ditta e la ragione sociale per ogni partecipante.
- Gli obbiettivi strategici di innovazione, di accrescimento della capacità delle singole imprese e le
modalità attraverso le quali misurare l’avanzamento verso tali obiettivi.
- La durata del contratto, la modalità di adesione di altri imprenditori ed eventualmente le cause di
recesso anticipato.
- Le regole per l’assunzione di decisioni dei partecipanti su ogni materia o aspetto di interesse
comune.
Risulta invece facoltativa l’istituzione di un fondo patrimoniale comune che comporta però la definizione di
regole relative alla gestione del fondo ed ai conferimenti, e di un organo comune incaricato di gestire
l’esecuzione del contratto o anche di sue singole parti o fasi.
L’oggetto del contratto, ossia gli obblighi che le parti assumono reciprocamente, può avere un contenuto
variabile in relazione agli obiettivi che si intendono perseguire. Tuttavia la normativa indica 3 aspetti
specifici che possono essere oggetto del contratto anche singolarmente:
- Collaborare, nelle forme e negli ambiti attinenti l’esercizio delle proprie imprese.
- Scambiarsi informazioni o prestazioni, di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica.
- Esercitare una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa.
Capitolo Sesto

1. L’azienda: concetti ed elementi

L’azienda è il mezzo attraverso il quale si svolge l’attività di impresa. Rappresenta il complesso di beni
organizzati dall’imprenditore, per l’esercizio dell’impresa, quindi include beni materiali, immateriali (anche
detti intangibili, quali le proprietà industriali come brevetti e know how) e anche i rapporti giuridici derivanti
da contratti stipulati per ottenere la disponibilità dei fattori produttivi (come contratti di locazione, leasing,
contratti di lavoro,..). Ciò che qualifica il complesso di beni come azienda è il vincolo funzionaleche lega tali
elementi, attraverso la loro gestione coordinata, finalizzata alla produzione di ricchezza. È questo vincolo che
fa si che la somma del valore dei singoli beni è diversa dal valore complessivo dell’azienda. Tale valore è
definito avviamento: l’avviamento è la capacità dell’azienda di produrre ricchezza, ed aumenta nel momento
in cui c’è una gestione efficiente che attira i clienti e genera profitto. L’avviamento non è un bene immobile
autonomo, ma è un valore economico che viene considerato sotto vari profili:
 Nel caso di trasferimento dell’azienda è conteggiato nel prezzo di acquisto;
 Viene iscritto nel bilancio di esercizio come attivo (immobilizzazioni immateriali);
 Nel caso di cessazione del contratto di locazione di immobili destinati all’esercizio dell’attività di
impresa che comporti contatti diretti con i clienti, il conduttore ha diritto ad un’indennità.

2. Il trasferimento dell’azienda

L’azienda può essere trasferita dall’imprenditore ad un altro soggetto, in particolare il trasferimento può
riguardare:
 La titolarità dell’azienda: che viene ceduta definitivamente.
 Il godimento dell’azienda, a titolo di usufrutto o di affitto: in questo caso la titolarità dell’azienda
resta dell’imprenditore, viene però attribuita all’usufruttuario o all’affittuario la gestione
dell’impresa per un determinato periodo.
Per i contratti relativi al trasferimento di proprietà o al godimento dell’azienda è necessaria la forma scritta,
pena la nullità del contratto stesso. Il trasferimento deve essere iscritto nel registro delle imprese. La
normativa ha previsto una disciplina particolare, volta a regolare i rapporti giuridici che si collegano
all’azienda, anche dopo il trasferimento. In particolare, è previsto che l’acquirente dell’azienda subentra nei
contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda, automaticamente, senza il consenso dell’acquirente stesso.
Infatti, i debiti ed i crediti relativi all’azienda ceduta passano automaticamente all’acquirente, cosi come i
contratti di lavoro continuano ad avere effetto.
Il trasferimento dei rapporti contrattuali relativi all’azienda non si realizzano in due ipotesi:
 Se le parti si sono diversamente accordate;
 Se i contratti hanno carattere personale.
A carico di chi trasferisce l’azienda è previsto il divieto legale di concorrenza, ossia il precedente titolare deve
astenersi, per un periodo di 5 anni, dall’iniziare una nuova azienda, che per oggetto, ubicazione o altri motivi
potrebbe attrarre a sé la clientela dell’azienda ceduta. Nell’ipotesi di usufrutto o di affitto, il divieto permane
per tutta la durata dell’usufrutto o dell’affitto.

3. La proprietà industriale
La proprietà industriale è l’apparato dei principi giuridici che mirano a tutelare i segni distintivi dell’impresa,
conferendone alla stessa un forte vantaggio competitivo. Si parla di proprietà perché è previsto il diritto
all’uso esclusivo del bene, tipico del diritto di proprietà, anche se il bene in questo caso è immateriale. Il
termine industriale va inteso con un’accezione più ampia, perché sta ad indicare l’attività economica. Si
includono, quindi, nella proprietà industriale: i marchi e gli altri segni distintivi (come la ditta e l’insegna, il
nome a dominio), i disegni e i modelli, le denominazioni di origine, le informazioni riservate,…. I diritti di
proprietà si acquisiscono mediante registrazione, brevettazione o negli altri modi previsti dalla legge.

4. I segni distintivi dell’impresa

Proprio perché l’impresa opera nel mercato, esistono altri imprenditori che svolgono le medesime attività e
producono i medesimi prodotti, quindi, è fondamentale per l’imprenditore distinguere la propria azienda e i
propri prodotti da quelli concorrenti, mediante segni distintivi. I principali segni distintivi sono: la ditta, che il
nome commerciale dell’imprenditore, l’insegna che è indicativa del locale in cui si svolge l’attività, il marchio
che contraddistingue i prodotti (che è il segno più importante) e il nome a domicilio, ossia l’indicazione del
sito Internet. Tutti questi segni, sebbene abbiano diverse regole, sono tutti volti a fidelizzare i clienti, infatti,
sono anche detti “collettori di clientela”. I principi comuni nell’ambito delle diverse regole sono:
 L’imprenditore è libero di inventare i propri segni distintivi;
 L’imprenditore ha il diritto all’uso esclusivo dei segni distintivi;
 L’imprenditore può sfruttare economicamente i propri segni distintivi.

4.1 La ditta

La ditta è il nome commerciale dell’imprenditore, ossia il nome con il quale l’imprenditore esercita la propria
attività di impresa. La ditta è un segno distintivo necessario, ogni imprenditore ha bisogno di una propria
denominazione. Nel caso di società di persone la ditta è detta ragione sociale, nel caso di società di capitali è
detta denominazione sociale. La ditta deve rispettare i seguenti principi:
 Verità: deve comprendere almeno il cognome o una sigla dell’imprenditore;
 Libertà: al nome va aggiunta un’altra parte, scelta liberamente, che ne rappresenta l’elemento
caratterizzante (è il c.d. cuore della ditta);
 Novità: non deve essere né uguale, né simile ad quella già usata da altro imprenditore.
L’imprenditore ha diritto all’uso esclusivo della ditta da lui scelta. Inoltre, il conflitto tra ditte confondibili
viene risolto in base alla priorità d’uso, ossia tenendo conto della data di iscrizione della ditta al registro delle
imprese. La confondibilità tra le ditte viene valutata in base al mercato di riferimento, ossia in base al settore
e all’ubicazione dell’impresa, considerando anche una sua potenziale espansione. Quindi, se una stessa
denominazione viene utilizzata per distinguere un’attività in un settore merceologico completamente diverso
da quello in cui opera tale impresa e non riconducibile in alcun modo all’esercizio di quest’ultima, non vi è
alcuna lesione del diritto inerente all’uso esclusivo della ditta.
La ditta può essere trasferita solo unitamente all’azienda, inoltre, si definisce ditta derivata, una ditta
trasferita in cui l’acquirente continua ad utilizzare il nome della ditta del precedente proprietario (viene così
a mancare il principio di verità: l’acquirente, infatti, non ha alcun obbligo di integrare la ditta con il proprio
nome o la propria sigla), questo anche al fine di garantire una continuità operativa.
Se il trasferimento dell’azienda avviene tra vivi, la ditta non si trasferisce senza consenso dell’alienante; nella
successione per morte il trasferimento della ditta al successore è automatico.

4.2 L’insegna
L’insegna è il segno che contraddistingue il luogo nel quale viene svolta l’attività economica (lo stabilimento,
i locali,…). All’insegna si applicano gli stessi requisiti richiesti per la ditta (novità,…) in quanto occorre evitare
di creare confusione nel pubblico, quindi nel caso in cui l’insegna sia uguale o simile ad una già utilizzata,
occorre modificarla per differenziala da quella esistente.

4.3 Il nome a dominio


Il nome a dominio è il nome o l’indirizzo web che identifica un sito Internet ed ha assunto notevole
importanza e notevole valore commerciale soprattutto negli ultimi anni. Mediante tale strumento si accede
ad un vasto mercato commerciale, nel quale è possibile trovare i prodotti offerti dall’azienda, con l’obiettivo
di pubblicizzarli, cosi da indurre il consumatore all’acquisto. Anche per questo segno è necessario il rispetto
dei precedenti requisiti(novità,…), inoltre, non può essere utilizzato come nome a dominio un marchio già
esistente. (contraffazione del marchio).

4.4 Il marchio
4.4.1 Concetto e funzione

Il marchio è un segno distintivo di prodotti e servizi, e , a differenza della ditta, è un segno non necessario,
ma è sicuramente quello che ha assunto maggiore rilevanza. Il marchio serve a differenziare i prodotti da
quelli delle imprese concorrenti, cosi da identificare prodotti di un certo target qualitativo. Il marchio ha un
notevole calore economico e conferisce al titolare dello stesso, il diritto all’uso esclusivo.

4.4.2 Contenuto e tipologie

Possono essere registrati come marchi tutti i segni suscettibili di rappresentazione grafica, in particolare le
parole, i simboli, le cifre, le lettere, …
Il marchio può essere costituito da parole (marchio denominativo), da figure (marchio figurativo), da forme
dei prodotti o da confezioni (marchio di forma), purché siano costituiti da aspetti distintivi. Occorre
comunque, tener presente che:
 I nomi di persona diversi da quello di chi richiede la registrazione possono essere registrati come
marchi purché non ledano la fama e il decoro di chi ha il diritto di portare tale nome; i nomi di persone
note possono essere registrati come marchi solo dall’avente diritto o con il consenso delle stesse;
 I ritratti di persona possono essere registrati come marchi solo dietro consenso;
 Non possono essere registrati come marchi simboli, emblemi di interesse pubblico.
Il marchio è affisso dal produttore (marchio di fabbricazione) e su uno stesso prodotto possono essere
presenti anche più marchi. I marchi si distinguono in:
 Marchio generale: utilizzato per tutti i prodotti;
 Marchio speciale: che individua diverse tipologie di uno stesso prodotto (fiat punto, tipo,..).

4.4.3 Requisiti per la registrazione

Per essere registrato come marchio, il marchio deve avere i seguenti requisiti:
 Novità:
o non deve essere simile o identico ad un segno già noto come marchio ed utilizzato per
identificare beni e servizi affini;
o non deve essere simile o identico ad un segno già noto come marchio ed usato per beni o
servizi non affini;
o non deve essere identico ad un segno già noto come ditta, insegna, nome a dominio.
Questo per evitare di creare confusione nel pubblico che potrebbe collegare l’attività svolta da un’impresa
con quella svolta da un’altra, in particolare, però, nel caso di un marchio non celebre il rischio di confusione
viene valutato in base al mercato di riferimento, ossia in base all’affinità dei servizi e alla collocazione spaziale.
Più ampia è la protezione del titolare di un marchio celebre, che viene tutelato in via generale, a prescindere
dal luogo di esercizio e di attività dell’impresa.
 Capacità distintiva: deve essere intesa come originalità, ossia non possono essere registrati come
marchi i segni privi di carattere distintivo
 Liceità: non possono essere registrati come marchi:
o I segni contrari alla legge;
o I segni cha traggono in inganno il pubblico;
o I segni il cui uso viola il diritto d’autore, di proprietà industriale e di uso esclusivo di terzi.

4.4.4 Registrazione: durata ed effetti

La registrazione del marchio di impresa può essere richiesta all’Ufficio italiano marchi e brevetti da chi lo
utilizza o che vorrebbe utilizzarlo. Ha una efficacia di 10 anni e può essere rinnovato per altri 10 anni. Con
la registrazione il titolare acquisisce il diritto all’uso esclusivo del marchio e può rivendicarsi legalmente
contro i terzi che utilizzano marchi simili o uguali e che possono tranne in inganno il pubblico.

4.4.5 Nullità e decadenza

Il marchio è nullo se:


 Manca uno dei requisiti prima visti;
 Qualora la registrazione sia effettuata a nome di persona diversa dall’avente diritto.
Il marchio cade in decadenza per:
 Volgarizzazione: ossia perdita di capacità distintiva;
 Illiceità sopravvenuta:
o se trae in inganno il pubblico circa la provenienza, la qualità,… del prodotto;
o se è contrario alla legge
 per non uso: il marchio deve essere utilizzato dal proprietario entro 5 anni dalla richiesta di
registrazione.

4.4.6 Tutela giudiziaria

Nel caso di violazione del diritto di uso esclusivo del marchio, il codice prevede una serie di rimedi giudiziari.
Tali rimedi sono applicati, più in generale, quando vi è una violazione di un diritto di proprietà industriale
(quindi, anche per modelli, disegni,..). In particolare: il titolare del diritto può richiedere il sequestro dei
prodotti oggetto dell’illecito, può richiedere l’inibitoria della produzione di quanto costituisce oggetto di
violazione, con sentenza che accerta la violazione può essere richiesta la distruzione di tale merce, può essere
richiesto che i prodotti e i fattori produttivi per realizzarli vengano assegnati al titolare del diritto, può essere
disposta la pubblicazione della licenza sui giornali,… ovviamente è previsto anche il risarcimento dei danni
per il titolare.
L’attività illecita di contraffazione del marchio può essere oggetto di un’azione reale, a tutela dei propri diritti
all’uso esclusivo, ma anche di un’azione personale per concorrenza sleale. L’azione per repressione della
concorrenza sleale e quella di tutela del marchio sono diverse, infatti la prima ha carattere personale e
presuppone la confondibilità dei prodotti con quelli concorrenti mentre la seconda ha natura reale ed opera
indipendentemente dalla confondibilità dei prodotti.

4.4.7 Trasferimento del marchio


Il marchio può essere trasferito definitivamente o può essere ceduto temporaneamente, mediante licenza
(esclusiva o non esclusiva, a seconda se il titolare può continuare ad usare o meno il marchio per la durata
della licenza). Nel caso di licenza non esclusiva il licenziatario è obbligato ad utilizzare il marchio per i prodotti
e i servizi uguali a quelli commercializzati con lo stesso marchio dal titolare o da altri licenziatari. Quindi, è
utilizzato per estendere la presenza del titolare sul mercato, immettendo prodotti con uguale marchio ma
prodotti da imprese differenti.

4.4.8 Il contratto di merchandising

È un contratto a prestazioni corrispettive, con il quale il titolare del marchio concede la facoltà d’uso, dietro
pagamento di corrispettivo, ad un altro imprenditore per prodotti di natura completamente differente da
quelli per i quali il marchio è stato registrato. Il titolare del marchio celebre trae, cosi un notevole beneficio
economico, mentre il licenziatario riesce, utilizzando tale marchio, ad attrarre a sé clientela. Differisce dalla
licenza d’uso in quanto la licenza d’uso attiene a prodotto simili o affini, mentre in questo caso il marchio è
usato per contraddistinguere prodotti completamente differenti. Il compenso pagato dal licenziatario è
previsto sotto forma di royalties, ossia di percentuale sui guadagni in riferimento ad un determinato periodo
contrattuale. Il fenomeno del merchandising interessa molteplici campi, ma il settore nel quale ha assunto
maggiore diffusione è quello sportivo. (merchandising sportivo).

4.4.9 Tutela internazionale del marchio

Oltre al marchio nazionale è possibile richiedere anche i marchi internazionali o comunitari.


Il marchio internazionale non è un marchio valido in tutto il mondo, ma una procedura semplificativa
mediante la quale, presentando un’unica domanda, in un’unica lingua all’OMPI (Organizzazione mondiale
proprietà industriale), si ottiene il riconoscimento del marchio in diversi Stati scelti tra quelli che hanno
aderito agli Accordi Internazionali in materia (Accordo di Madrid e Protocollo di Madrid). Il marchio
internazionale consente, quindi, una semplificazione delle procedure ed una riduzione dei costi. Infatti,
anziché presentare tante domande di marchi quanti sono i Paesi interessati, il richiedente con un’unica
domanda diventa titolare di tanti marchi nazionali quanti sono gli stati per i quali ha effettuato la domanda.
Il marchio comunitario, invece, non è una procedura, ma un vero e proprio marchio, che conferisce il diritto
all’uso esclusivo in tutti i Paesi dell’Unione. La procedura di registrazione è unica e si effettua presso l’UAMI
(ufficio per l’armonizzazione del mercato interno). Come qualsiasi marchio anche quello comunitario deve
rispondere ai requisiti di novità, capacità distintiva,… e ha una durata di 10 anni.

4.4.10 Marchio di qualità

I marchi di qualità si affiancano ai marchi del produttore e servono a certificare che il prodotto abbia
determinate caratteristiche qualitative e sia stato prodotto secondo specifiche procedure.
Marchio collettivo
È un marchio di cui è titolare un ente o un’organizzazione privata il cui uso è concesso ai produttori che
rispettano determinati requisiti, infatti servono a garantire l’origine, la natura e la qualità dei prodotti.
Un particolare marchio collettivo è stato istituito dalla regione Campania, ossia il marchio etico di cui possono
essere concessionarie tutte le imprese regionali socialmente responsabili, che abbiano ottenuto la
certificazione etica SA8000 e che si siano adeguate alle prescrizioni dettate dalle norme ISO2600. È un
marchio distintivo dei prodotti realizzati nel rispetto dei diritti nazionali e internazionali dei lavoratori e senza
l’impiego di manodopera minorile.

Marchi di certificazione qualitativa agroalimentare


I marchi di certificazione qualitativa agroalimentare, anche se hanno la stessa finalità dei marchi collettivi,
ossia garantire la qualità del prodotto e del metodo produttivo, si differenziano notevolmente da questi. I
marchi collettivi, infatti, sono strumenti privatistici, gestiti da enti privati che devono verificare direttamente
la rispondenza agli standard dei prodotti, i marchi di certificazione qualitativa agroalimentare (DOP;IGP;STG)
sono segni distintivi concessi dalla P.A, in particolare dagli uffici dell’Unione Europea, a seguito di un
particolare procedimento di verifica e controllo che deve essere effettuato da terzi.
Inoltre, i marchi DOP e IGP servono a tutelare prodotti le cui caratteristiche qualitative sono principalmente
legate all’origine geografica degli stessi, al contrario del STG (Specialità Tradizionale Garantita) che indentifica
prodotti realizzati con materie prime tradizionali o con processi produttivi tradizionali.

Denominazione di origine controllata


È un sistema di certificazione nazionale, utilizzato esclusivamente per contraddistinguere vini di qualità. Il
marcio DOC indica vini di qualità originari di zone geografiche limitate, che vengono richiamate nel nome del
vino. Il marchio DOCG (denominazione origine controllata e garantita) viene attribuito ai vini DOC
particolarmente pregiati. I requisiti per l’ottenimento di tali marchi sono diversi.
Ad un livello inferiore rispetto ai vini DOC e DOCG si pone il marchio IGT (identificazione geografica tipica)
che identifica vini di qualità prodotti in aree più ampie e che rispettano requisiti meno restrittivi rispetto ai
precedenti.

Marchio biologico
Questi marchi possono essere sia pubblici che privati e servono a certificare che i prodotti sono stati realizzati
secondo un particolare metodo di produzione biologico. Ne è un esempio il logo UE dell’agricoltura biologica.

[Link] e modelli
Tra i diritti di proprietà industriale rientra anche il design industriale, ossia i disegni e modelli, che per essere
registrati devono anch’essi possedere specifici requisiti. La registrazione del disegno o del modello dura 5
anni e conferisce al titolare il diritto all’uso esclusivo dello stesso.

6.L’innovazione tecnologica

L’innovazione è di fondamentale importanza sotto il profilo strategico, può riguardare vari aspetti, quello
principale è relativo all’innovazione tecnologica, che può consistere in un nuovo prodotto o in un nuovo
processo. Il tema dell’innovazione tecnologica è diventato oggetto anche dell’attenzione della comunità
europea, infatti sono state emanate varie direttive per incentivare lo sviluppo tecnologico, anche nelle
piccole e medie imprese. L’attività di ricerca, però, richiede grandi investimenti, quindi è giusto che
l’imprenditore venga tutelato rispetto alle imprese concorrenti. L’ordinamento ha istituito la concessione di
un titolo, il brevetto, che prevede il diritto di divieto di sfruttamento dell’idea dell’inventore, da parte di terzi,
per un tempo limitato.

6.1 Le invenzioni industriale

L’invenzione industriale è un bene immateriale, che rientra nel complesso dei beni aziendali. Si definiscono
invenzioni industriali le creazioni intellettuali ad elevato contenuto tecnologico che costituiscono una
soluzione ad un problema tecnico. Le invenzioni si suddividono in 3 categorie:
 Invenzioni di prodotto: che consistono nel realizzare un nuovo oggetto;
 Invenzioni di procedimento: ossia di un nuovo processo di lavorazione;
 Invenzioni derivate: che costituiscono un miglioramento o una modifica di invenzioni esistenti.
Nell’ambito delle invenzioni industriali ruotano diversi interessi: l’interesse di natura non patrimoniale
dell’inventore ad essere riconosciuto padre dell’invenzione, l’interesse dell’inventore a sfruttare
economicamente l’invenzione, l’interesse della società allo sviluppo tecnologico.

6.2 Il contenuto del diritto dell’inventore: diritto morale e diritto patrimoniale.

All’inventore, l’ordinamento riconosce un diritto patrimoniale ed un diritto morale. Il diritto morale, di


contenuto non patrimoniale, consiste nell’essere riconosciuto padre dell’invenzione. Si tratta di un diritto
inalienabile ed intrasmittibile. Il diritto morale comprende anche il diritto di inedito, ossia di non divulgare
l’invenzione e di decidere se brevettarla o meno.
Il diritto patrimoniale, è il diritto (alienabile e trasmissibile) di sfruttare economicamente l’invenzione e di
garantirsene l’esclusività con il brevetto.

6.3 Il brevetto per invenzione industriale

Possono costituire oggetto di brevetto le invenzioni di qualsiasi settore della tecnica, che siano nuove, che
implichino un’attività inventiva e che abbiano applicazione industriale. Infatti, per poterne richiedere il
brevetto le invenzioni devono rappresentare una soluzione nuova ad un problema tecnico e devono essere
idonee ad avere concrete realizzazioni nel campo industriale, nonché devono garantire un apporto al
progresso tecnologico. Non sono considerate invenzioni: le scoperte scientifiche, in quanto rilevazioni di
qualcosa di esistente; i piani, i principi e i metodi per attività intellettuale, per giochi,…; le presentazioni di
informazioni.
Non sono oggetto di brevetto: i metodi per il trattamento chirurgico del corpo umano e i metodi di diagnosi
ad esso applicati; le varietà vegetali, le razze animali,… e le nuove specie ottenute dalla sola modifica
genetica.
Inoltre, non sono brevettabili oggetti il cui sfruttamento commerciale è contrario alla dignità umana, alla
tutela della salute, dell’ambiente,…
Per ottenere il brevetto l’invenzione deve avere determinati requisiti:
 novità;
 originalità;
 industrialità;
 liceità.
Il brevetto per invenzione industriale è concesso dall’Ufficio Italiano Brevetti e marchi, sulla base di una
domanda corredata (a pena di nullità) dalla rivendicazione, ossia dall’indicazione di ciò che deve formare
l’oggetto del brevetto; dalla descrizione e dai disegni che devono avere un elevatissimo livello di dettaglio, a
tal punto che un qualsiasi esperto del settore posso, utilizzandoli, riprodurre l’invenzione. Con la concessione
del brevetto, che ha una durata di 20 anni e che non è rinnovabile, il titolare acquista il diritto di esclusiva,
ossia la facoltà esclusiva di attuare l’invenzione e di trarne profitto. In particolare, se oggetto del brevetto è
un prodotto, il titolare ha il diritto di vietare a terzi di produrre, commercializzare,… il prodotto in questione;
se oggetto del brevetto è un procedimento, può vietare a terzi l’utilizzo di tale metodo.

6.4 L’invenzione del dipendente


La normativa detta specifiche regole per le invenzioni dei dipendenti:
 quando l’invenzione industriale è fatta nell’esecuzione di un contratto di lavoro in cui l’attività
inventiva è prevista come oggetto del contratto ed è retribuita (invenzione di servizio), i diritti
patrimoniali derivanti dall’invenzione spettano al datore di lavoro, mentre all’inventore spetta il
diritto di esserne riconosciuto autore;
 se non è prevista una retribuzione specifica e l’invenzione è fatta nell’esecuzione di un contratto di
lavoro,(invenzione di azienda) i diritti patrimoniali appartengono al datore di lavoro, mentre al
dipendente viene concesso un equo premio;
 se l’invenzione è realizzata al di fuori del rapporto di lavoro e si tratta di un’invenzione industriale
che rientri nel campo di attività del datore di lavoro, quest’ultimo ha il diritto di opzione per l’uso,
esclusivo o non esclusivo dell’invenzione.
Quando il rapporto di lavoro intercorre con un’Università o con una pubblica amministrazione, avente tra i
suoi scopi istituzionali finalità di ricerca, il ricercatore è titolare esclusivo dei diritti derivanti dall’invenzione.
Alle Università o alle P.A che hanno fornito i mezzi per la ricerca è corrisposto un equo compenso. Trascorsi
5 anni dalla data di rilascio del brevetto qualora il titolare non ne abbia iniziato ancora la sfruttamento, la
pubblica amministrazione di cui era dipendente al momento dell’invenzione, acquisisce automaticamente un
diritto gratuito, non esclusivo, di sfruttare l’invenzione e i diritti patrimoniali ad essa connessi o di farli
sfruttare a terzi, salvo sempre il diritto spettante all’inventore di esserne riconosciuto autore.

6.5 La licenza di brevetto

Il titolare del brevetto può utilizzarlo direttamente, applicando il processo o realizzando il prodotto (questo
accade quando il titolare del brevetto è un’impresa), oppure può decidere di sfruttarlo economicamente,
concedendo ad altri il diritto di utilizzare il brevetto mediante la licenza d’uso. Quest’ultima può essere
esclusiva, se il titolare trasferisce integralmente al licenziatario la possibilità d’uso del brevetto, oppure non
esclusiva, quando il titolare conserva la possibilità di applicazione industriale del brevetto. Il corrispettivo può
essere rappresentato da royalties, ossia da una percentuale sui prodotti venduti o sugli utili. Il codice ha
previsto anche, una licenza obbligatoria che rappresenta una sorta di onere all’applicazione del brevetto, in
quanto si tratta di un apporto al progresso tecnologico. Dunque, è previsto che trascorsi 3 anni dalla data di
rilascio del brevetto, se il titolare non ha ancora attuato l’invenzione o l’ha attuata ma non in maniera
proporzionale ai bisogni dello stato, chiunque sia interessato può richiedere, dopo aver consultato il titolare
il rilascio di una licenza obbligatoria, per l’uso non esclusivo dell’invenzione. La domanda va presentata
all’Ufficio brevetti e marchi e non può avere durata superiore alla rimanente durata del brevetto.

6.6 Tutela giudiziaria

Per le invenzioni valgono le stesse tutele giudiziarie già previste per il marchio. Anche l’invenzione brevettata
è tutelata in sede penale, in quanto la contraffazione costituisce una ipotesi di reato.
6.7 La tutela brevettuale extranazionale

Il brevetto italiano garantisce la tutela solo nel territorio italiano, al fine di estendere la tutela occorre
presentare, entro 12 mesi dalla data di deposito della domanda italiana, tante domande quanti sono gli stati
nei quali si vuole estendere la protezione. La procedura di estensione può essere effettuata singolarmente
per ciascun paese, oppure seguendo le procedure di concessione unificate secondo le principali Convenzioni
Internazionali in materia di brevetti:
 il brevetto internazionale PCT;
 il brevetto europeo.

6.7.1 Brevetto internazionale

Il PCT (Patent Cooperation Treaty) , o Trattato di Cooperazione in materia di brevetti è un trattato


multilaterale aperto, gestito dalla WIPO, con sede a Ginevra. Il trattato ha lo scopo di fornire una procedura
unica per depositare simultaneamente la domanda in più paesi. In realtà non si tratta di un vero e proprio
brevetto internazionale, in quanto la procedura si struttura in due step: una fase internazionale di
presentazione della domanda ed una successiva fase di convalida nei Singoli Stati, per ottenere la concessione
definitiva.

6.7.2 Brevetto europeo

È stato istituito con la convenzione di Monaco. La domanda di brevetto europeo deve essere presentata
presso gli uffici dell’ EPO (European Patent Organization) di Monaco di Baviera, Amsterdam o Vienna, e il
titolo una volta rilasciato diventa una collezione di brevetti nazionali degli Stati designati; questo vuol dire
che i brevetti nazionali ed europeo coesistono. All’atto della richiesta devono essere designati gli stati nei
quali il richiedente ha interesse ad ottenere la tutela. Il brevetto europeo rilasciato per l’Italia conferisce gli
stessi diritti ed è sottoposto allo stesso regime dei brevetti italiani.

6.7.3 Brevetto comunitario

Il brevetto comunitario europeo è stato istituito con la Convenzione di Lussemburgo ma non è mai entrato
in vigore. Ora è disciplinato da apposito Regolamento. L’idea è quella di creare un brevetto unico, valido in
tutto il territorio europeo, cosi da semplificare le procedure per l’ottenimento della tutela anche negli altri
stati e promuovere lo sviluppo e l’innovazione tecnologica. La domanda va presentata all’EPO, tradotta in
una delle lingue ufficiali della Convenzione sul brevetto europeo (inglese, tedesco o francese ed è proprio su
questo punto che si è incentrata l’opposizione di Italia e Spagna, che non vi hanno aderito). Una volta
concesso avrà efficacia nei 25 Paesi aderenti, senza bisogno di procedere alle fasi convalida nei singoli Stati.

1. Modelli di Utilità

È possibile richiedere il brevetto anche per modelli di utilità, ossia per particolare forme del prodotto che
conferiscono allo stesso particolare funzionalità in termini di applicazione e di comodità d’uso. Tale brevetto
ha un’efficacia di 10 anni a decorrere della data di presentazione della domanda e conferisce al titolare il
diritto di esclusiva.

2. Il Know- How ed il segreto aziendale


Costituiscono parte del patrimonio aziendale anche il complesso di conoscenze ed esperienze che vanno
sotto il nome di Know How. Queste conoscenze possono riferirsi ad invenzioni non brevettate o non
brevettabili, possono essere costituite da informazioni segrete, che hanno un valore economico e che
l’azienda cerca di tutelare vietandone a terzi l’utilizzo,… Avendo un valore economico, il Know How può
essere oggetto di scambio, oggetto di un rapporto contrattuale. L’ordinamento riconosce il contratto di kow
how, come contratto atipico a prestazioni corrispettive che prevede il trasferimento delle conoscenze
tecniche, dietro pagamento di un corrispettivo. Entrambi i soggetti sono però, tenuti a conservare il segreto.

9. Diritto d’autore e protezione del software

Il software, definito dalla WIPO, come l’espressione di un insieme organizzato di istruzioni, contenute i vari
supporti capace di far ottenere un risultato, di far eseguire una funzione,.. mediante elaborazione elettronica
dell’informazione. Il software, dopo lunghe discussioni, si è deciso di sottoporlo alla stessa disciplina dei diritti
d’autore. Il diritto d’autore protegge le opere di ingegno di carattere creativo che appartengono alla
letteratura, alla musica, alle arti figurative,… Il diritto d’autore comprende un diritto patrimoniale ed uno
morale. Quello morale consiste nell’essere riconosciuto autore dell’opera creativa, quello patrimoniale è il
diritto esclusivo di sfruttare l’opera d’ingegno. I diritti patrimoniali durano per tutta la vita dell’autore e ne
godono gli eredi per altri 70 anni. Per quanto riguarda la tutela riconosciuta ai programmi per elaboratori, la
normativa riserva al titolare non solo la riproduzione, ma anche l’utilizzo del programma, consentendogli di
escludere la possibilità di uso da parte di terzi, se non espressamente autorizzati con licenza d’uso. I diritti
esclusivi riguardano: la riproduzione del programma con qualsiasi mezzo ed in qualsiasi forma; la traduzione,
l’adattamento e la modificazione del programma; la distribuzione al pubblico. Il diritto d’autore sul software
è tutelato penalmente.

Capitolo Settimo
L’impresa e il mercato
L’attività d’impresa è diretta alla produzione di beni e servizi da destinare al mercato. Il mercato è il contesto
economico nel quale convergono l’offerta e la domanda e dove si manifestano i vari interessi: degli
imprenditori di attrarre a sé quanti più consumatori possibili e dei consumatori di acquistare beni e servizi di
qualità a prezzi limitati.

1. La disciplina della concorrenza


1.1 Il principio della libera concorrenza
Il nostro ordinamento si fonda sulla libera iniziativa economica e tale concetto è ripreso anche nelle
disposizioni comunitarie, in cui gli stati membri si impegnano a rispettare principi di mercato aperto
e di libera di concorrenza. La libera concorrenza si concretizza in una pluralità di imprenditori che
operano sul mercato e che sono in competizione tra loro per conquistare i consumatori, ciascuno con
le proprie strategie. Libera concorrenza, però, non significa assenza di regole, in quanto è interesse
generale che i rapporti tra i vari attori economici siano gestiti mediante regole di correttezza. La
realtà è molto diversa dal modello di concorrenza perfetto ideato dagli economisti, che è un modello
ideale, con assenza di barriere all’ingresso e all’uscita, caratterizzato da una completa mobilità dei
fattori produttivi e della domanda. Di fatto in alcuni settori strategici sono richiesti ingenti
investimenti, c’è una disomogenea distribuzione delle risorse che limitano l’accesso di nuovi
operatori sul mercato e che possono generare situazioni di oligopolio. Ecco perché la normativa
interviene in materia per ripristinare le condizioni di concorrenza e per accertarsi che vengano
rispettare le regole di correttezza nella competizione economica.

1.2 Le limitazioni legali della concorrenza

La libera iniziativa può subire delle limitazioni mediante disposizioni atte a tutelare l’interesse generale della
collettività. Quindi, l’attività economica può essere subordinata a concessioni o ad autorizzazioni
amministrative. Ci sono casi in cui si arriva addirittura alla completa soppressione della libertà di concorrenza
attraverso l’istituzione di monopoli legali. Nel caso di monopolio legale, al fine di evitare comportamenti
arbitrari del monopolista nei confronti degli utenti, è previsto un limite alla sua libertà di contrattare: chi
opera in regime di monopolio ha l’obbligo di contrattare con chiunque richieda la prestazione oggetto
dell’impresa, osservando la parità di condizioni. Altre limitazioni legali della concorrenza sono previste a
tutela degli interessi dei privati, quando questi siano legati da particolari rapporti contrattuali. È imposto il
divieto di concorrenza nei seguenti casi:
 Il socio di una società in nome collettivo non può, senza il consenso degli altri soci, esercitare
un’attività concorrente con quella della società, né partecipare come socio illimitatamente
responsabile ad altra società concorrente (lo stesso vale per un socio accomandatario);
 Gli amministratori di una società per azione non possono esercitare un’attività concorrente, né
diventare soci illimitatamente responsabili in società concorrenti;
 Chi trasferisce l’azienda deve astenersi per 5 anni dal trasferimento dall’iniziare dall’iniziare una
nuova impresa che per oggetto o ubicazione posso deviare la clientela dell’azienda ceduta;
 Il prestatore di lavoro subordinato non deve svolgere affari in concorrenza con il datore di lavoro.

1.3 Le limitazioni convenzionali della concorrenza

Gli imprenditori possono decidere, anche, di limitare la loro libertà, stipulando degli accordi restrittivi della
concorrenza, cosi da assicurarsi una fetta mercato sicura ed evitare una dura competizione. Questi accordi
per essere validi devono essere redatti in forma scritta, devono riguardare una determinata attività o una
determinata zona e non devono eccedere la durata di 5 anni. I patti limitativi della concorrenza possono
anche coinvolgere più di due imprenditori, come nel caso di costituzione di consorzi anticoncorrenziali ( con
lo scopo di disciplinare, limitare, la reciproca concorrenza sul mercato degli imprenditori che svolgono attività
identiche o simili, al fine di evitare un’elevata concorrenza) o di intese o cartelli (ossia di accordi tra
imprenditori che prevedono impregni reciproci di vario tipo, quali la ripartizione delle zone di distribuzione,
la predeterminazione dei prezzi da praticare al pubblico,.., che sono volti a limitare la loro libertà d’azione).
Questi accordi possono andare anche contro la normativa Antitrust o antimonopolistica qualora generino
eccessivi cambiamenti nella struttura del mercato compromettendo la libertà di concorrenza.

1.4 La disciplina Antitrust

La necessità di una disciplina Antitrust è stata avvertita in tutti i paesi industrializzati. I primi ad emanarne
una sono stati gli Stati Uniti ( Sherman Act). Anche l’Unione Europea si è dotata di varie normative e
regolamenti che tra l’altro vietano le intese restrittive della concorrenza e gli abusi di posizione dominante.
La Commissione Europea è l’istituzione responsabile dell’attuazione della normativa. In Italia, la disciplina
Antitrust è entrata in vigore nel 1990 con le norme per la tutela della concorrenza e del mercato, riprendendo
la normativa comunitaria sul diritto di iniziativa economica. La legge viene applicata sia alle imprese
pubbliche che a quelle private e istituisce come organo di vigilanza l’Autorità garante della concorrenza e del
mercato (autorità antitrust) con sede a Roma. Si tratta di un organo indipendente che opera in piena
autonomia di giudizio e di valutazione. Deve assicurare, infatti, il rispetto della normativa Antitrust , ha poteri
di indagine e sanzionatorie può vietare comportamenti antoconcorrenziali e irrogare le relative sanzioni
pecuniarie. Successivamente, all’Autorità è stata affidata anche la competenza in materia di pubblicità
ingannevole e comparativa, di pratiche commerciali scorrette, nonché la tutela amministrativa contro le
clausole vessatorie. Le ipotesi di comportamenti anticoncorrenziali previsti dalla legge sono 3: intese
restrittive della concorrenza, gli abusi di posizione dominante e le concentrazioni di imprese.

Intese restrittive della concorrenza


Non sono vietate tutte le intese, in quanto si possono avere intese con effetti positivi, quali quelle stipulate
per fronteggiare stati di crisi; sono lecite anche le intese dette minori, ossia quelle che non incidono in modo
rilevante sull’assetto concorrenziale del mercato. Sono vietate e sono nulle le intese volte a limitare,
impedire,.. drasticamente la libertà di concorrenza nel mercato. Le intese vietate possono riguardare:
 La fissazione dei prezzi d’acquisto o di vendita;
 Ostacoli o limitazioni della produzione, degli accessi al mercato, degli investimenti, dello sviluppo
tecnologico,…
 La ripartizione dei mercati e delle fonti di approvvigionamento;
 L’applicazione nei rapporti con gli altri contraenti, di condizioni diverse per le medesime prestazioni.

Abuso di posizione dominante


Il divieto di posizione dominante da parte di una o più imprese non mira ad impedire la conquista di una
posizione dominante o di un monopolio di fatto, quello che è vietato è lo sfruttamento abusivo di tale
posizione che genera una considerevole modifica dell’assetto del mercato. All’impresa che gode di una
posizione dominante è vietato:
 imporre prezzi d’acquisto o di vendita;
 imporre ostacoli o limitazioni della produzione, degli accessi al mercato, degli investimenti, dello
sviluppo tecnologico;
 L’applicazione nei rapporti con gli altri contraenti, di condizioni diverse per le medesime prestazioni.
L’indagine per l’accertamento della violazione della normativa Antitrust può essere avviata dall’Autorità
garante d’ufficio o su segnalazione dei consumatori o da associazioni o da chiunque ne abbia interesse. Una
volta accertata l’esistenza l’Autorità fissa il termine entro il quale si devono eliminare le infrazioni. In caso di
inottemperanza della diffida o in casi di particolare gravità si applicano sanzioni pecuniarie amministrative.
La normativa Antitrust tutela anche il consumatore che nel caso in cui subisce danno da contrattazione che
non ammette alternative per l’effetto di una collusione a monte, può richiedere l’accertamento della nullità
dell’intesa e di risarcimento del danno.

Concentrazioni di imprese:
si hanno operazioni di concentrazione quando:
 Quando due o più imprese procedono a fusione;
 Quando due o più imprese alla costituzione di una nuova società,
 …
In tutti questi casi c’è un ampliamento della quota di mercato di un’impresa o di un gruppo di imprese
riducendo il numero di operatori economici presenti sul mercato. Non sono concentrazioni le operazioni di
coordinamento tra imprese che conservano la loro autonomia, quali consorzi o reti di impresa.
Le operazioni di concentrazione non sono tutte vietate, in quanto rispondono ad esigenze di razionalizzazione
ed efficientamento del processo produttivo. Diventano illecite quando generano una consistente
deformazione della struttura del mercato rendendola anticompetitiva. Sono, quindi, vietate se possono
comportare il rafforzamento o la costituzione di una posizione dominante compromettendone la
concorrenza. Questo accade, quando vengono effettuate operazioni di rilevante entità economica. Pertanto
, le operazioni di concentrazione devono essere preventivamente comunicate all’Autorità garante, qualora il
fatturato complessivo totale realizzato a livello nazionale dall’insieme delle imprese interessate, sia superiore
a determinate soglie. L’autorità garante se ritiene che l’operazione è effettivamente restrittiva della
concorrenza, ne vieta l’esecuzione. Se è già stata realizzata bisogna procedere a ripristinare le condizioni di
concorrenza effettiva. Nel caso di inottemperanza alle decisioni, l’Autorità garante può infliggere sanzioni
amministrative pecuniarie.

1.5 La concorrenza sleale

Nel libero mercato gli imprenditori competono per conseguire il maggior successo e nel gioco della
concorrenza possono cercare, anche, di attrarre clientela cercando di sottrarla ai concorrenti con ogni mezzo
consentito. È necessario, però, che nell’interesse generale sia dei consumatori che degli imprenditori la
competizione si svolga nel rispetto dei principi della correttezza professionale. Questo interesse è tutelato
dalla disciplina sulla concorrenza sleale che impone alle imprese operanti sul mercato di agire nel rispetto
delle regole di correttezza, evitando il ricorso a pratiche scorrette. Infatti, non sono vietati comportamenti
egoistici volti ad impossessarsi di maggiori quote di mercato, ma il ricorso a pratiche non corrette nel
raggiungimento di tale obiettivo. Mentre la disciplina Antitrust disciplina globalmente le violazioni delle
regole concorrenziali del mercato, la disciplina della concorrenza sleale tutela direttamente gli imprenditori
che vedono compromesse le loro possibilità di successo sul mercato, a causa di comportamenti scorretti ed
illeciti dei concorrenti. Ed infatti, gli imprenditori sono legittimati ad agire contro tali atti, anche quando
questi non sono ancora stati manifestati, in quanto basta che si tratti di condotte potenzialmente dannose
per il concorrente, affinché si possa agire legalmente. Le sanzioni consistono nell’inibizione alla continuazione
di tali comportamenti e nella rimozione degli effetti prodotti. In caso di danno economico, l’imprenditore
può anche richiedere il risarcimento del danno. Può essere inoltre, disposta la pubblicazione della sentenza
che accerta la concorrenza sleale, su giornali o altri mezzi di comunicazione.

1.5.1 Gli atti di concorrenza sleale: casistica

Gli atti di concorrenza sleale si concretizzano nella confusione di prodotti o segni distintivi dei concorrenti, nella
diffusione di notizie o apprezzamenti denigrativi dei concorrenti, nell’appropriazione dei pregi dei prodotti o
dell’attività dei concorrenti. Oltre questi atti, sono atti di concorrenza sleale tutti quelli che sono svolti in
violazione del principio di correttezza.
Atti di confusione.
Sono atti di concorrenza sleale tutti quelli che generano confusione con i prodotti o l’attività delle imprese
concorrenti. Nello specifico, gli atti di confusione si possono realizzare attraverso:
 L’uso di nomi o segni distintivi già utilizzati da altri imprenditori e che possono, dunque, trarre in inganno
il pubblico. Nel caso di segni distintivi tutelati dalla normativa (ditta, insegna, marchio), si incorre non
solo nell’azione di concorrenza sleale, ma anche in quella di contraffazione;
 L’imitazione servile dei prodotti di un concorrente, che consiste nella riproduzione della caratteristiche
esteriori del prodotto che rappresentano un elemento distintivo ed identificativo dell’impresa
concorrente.
Atti di denigrazione
Consistono nella diffusione di notizie e di apprezzamenti sui prodotti con la sola finalità denigrativa. Infatti, in tal
modo si va a ledere la reputazione dell’impresa concorrente. Lo strumento utilizzato nella maggior parte dei casi
è la pubblicità, attraverso la quale si esalta il proprio prodotto denigrando quello dei concorrenti (ne è un
esempio la pubblicità comparativa.
Atti di vanteria
L’appropriazione di pregi dei prodotti o dell’impresa da essi non posseduti, ma appartenenti a prodotti o
all’impresa di un concorrente, in modo da perturbare la libera scelta dei consumatori.
Altri atti non conformi ai principi della correttezza professionale
Rientrano in tale categoria tutti gli atti effettuati secondo comportamenti scorretti contrari all’etica
professionale. Le ipotesi emerse dai casi concreti e riconosciute dalla normativa sono:
 Concorrenza parassitaria: consiste nell’imitazione delle tecniche e delle iniziative commerciali
dell’impresa concorrente.
 Storno di dipendenti: consiste nell’assunzione di uno o più dipendenti dell’impresa concorrente (tale
pratica non è di per sé illecita, può diventarlo) se tale azione è giustificata dalla sola intenzione
dell’imprenditore di danneggiare l’impresa concorrente. Si richiede, inoltre, che i dipendenti assunti
siano particolarmente qualificati e rilevanti per l’impresa concorrente.
 Sottrazione di segreti industriali: può essere attuata in modo diretto, attraverso lo spionaggio industriale
o indirettamente mediante lo storno di dipendenti.
 Boicottaggio: rifiuto sistematico di contrattare con un certo imprenditore, attuato in maniera concordata
con altri concorrenti o inducendo tale comportamento.
 Vendita sottocosto: risulta contraria alle regole di correttezza quando viene attuata da un’impresa in una
posizione dominante, che non ha alcun interesse a praticare prezzi simili, se non quello di eliminare i
propri concorrenti che non possono sostenere prezzi simili.

2. La pubblicità

Sin dall’antichità nel commercio si sono utilizzate tecniche di propagazione volte ad esaltare la propria merce.
Nella società attuale, la pubblicità è divenuta uno strumento strategico essenziale per far conoscere i propri
prodotti e renderli distintivi rispetto a quelli concorrenti, assurgendo a vera e propria industria, che impiega
ingenti capitali e che condiziona i comportamenti dei consumatori. Per tale motivo si è avvertita la necessità
di disciplinare questa materia dettando della regole volte a tutelare i vari interessi: gli interessi degli
imprenditori, onde evitare che la pubblicità possa essere utilizzata come strumento di concorrenza sleale; gli
interessi dei consumatori, per garantire la correttezza e la verità delle informazioni. In un primo tempo, in
mancanza di una disciplina specifica, le associazioni di categoria, hanno concordato, su base volontaria un
codice di autodisciplina pubblicitaria, che serve a garantire che la pubblicità venga utilizzata come servizio
per il pubblico, tenendo conto dell’influenza che ha sul consumatore. Gli organismi aderenti si impegnano ad
inserire nei loro contratti o in quelli degli associati, una speciale clausola di accettazione del codice e delle
decisioni autodisciplinari. Infatti, il codice prevede un organo disciplinare, il Giurì, che ha il potere di emettere
provvedimenti inibitori della diffusione di messaggi pubblicitari contrari al codice.

2.1 La disciplina della pubblicità


La disciplina della pubblicità è regolata dal [Link] 2007, n.145 in attuazione della direttiva CE sulla pubblicità
ingannevole. Altre disposizioni si trovano nel T.U. della radiotelevisione.
Per pubblicità, si intende qualsiasi forma di messaggio che sia diffuso in qualsiasi modo, nell’esercizio di
un’attività commerciale, industriale, artigianale, con lo scopo di promuovere la vendita dei beni. La pubblicità
deve essere palese ( cioè lo scopo pubblicitario deve essere facilmente identificabile dal destinatario),
veritiera e corretta. Infatti, si definisce pubblicità ingannevole, qualsiasi pubblicità che, in qualsiasi modo,
compresa la sua presentazione, possa indurre in errore le persone fisiche e giuridiche alle quali è rivolta, e
che, a causa del suo carattere ingannevole possa pregiudicare il loro comportamento economico o ledere un
concorrente. È considerata ingannevole, e quindi, vietata:
 La pubblicità di prodotti suscettibili di porre in pericolo la salute e la sicurezza dei consumatori che
ometta i rischi relativi;
 La pubblicità suscettibili di raggiungere bambini ed adolescenti, che possa minacciare la loro
sicurezza o che abusi della loro mancanza di esperienza.
Inoltre, le comunicazioni commerciali audiovisive non devono:
 Pregiudicare il rispetto della dignità umana;
 Comportare discriminazioni fondate su razza, sesso, origine etnica,…
 Incoraggiare comportamenti dannosi per la sicurezza, la salute o l’ambiente;
 Arrecare pregiudizio fisico o morale ai minori.
È vietata:
 Qualsiasi forma di comunicazione commerciale audiovisiva (nonché la televendita) di sigarette o di
ogni altro prodotto a base di tabacco;
 La pubblicità radiofonica e televisiva dei medicinali e delle cure mediche disponibili unicamente con
ricetta medica;
 La televendita che offende la dignità umana, comporti discriminazioni di razza, sesso, nazionalità, …
È ammessa, invece, la pubblicità televisiva e la televendita di bevande alcoliche. È consentito, inoltre,
l’inserimento di prodotti nelle opere cinematografiche, nei film, nelle serie televisive, purché i telespettatori
ne siano informati. La normativa detta anche, i requisiti di legittimità della pubblicità comparativa, ossia di
quella pubblicità che identifica in modo esplicito o implicito un concorrente o i beni e servizi di un concorrente
confrontandoli. La pubblicità comparativa è lecita se soddisfa i seguenti requisiti:
 Non è ingannevole;
 Confronta beni e servizi che soddisfano gli stessi bisogni;
 Confronta oggettivamente una o più caratteristiche essenziali, pertinenti e rappresentative di tali
beni e servizi;
 Non genera confusione sul mercato tra l’operatore pubblicitario e quello concorrente;
 Non causa discredito o denigrazione di marchi, altri segni distintivi, beni o servizi di un concorrente;
 Non trae indebitamente vantaggio dalla notorietà connessa al marchio o ad un altro segno distintivo
di un concorrente.

1.2 I rimedi contro la pubblicità ingannevole

I compiti di controllo e di applicazione delle sanzioni nelle ipotesi di pubblicità ingannevole o vietata spettano
all’Autorità garante della concorrenza e del mercato. L’Autorità può prendere sia provvedimenti d’urgenza,
disponendo la sospensione provvisoria della pubblicità ingannevole o comparativa illecita, sia provvedimenti
di carattere definitivo, vietando la diffusione del messaggio illecito, se non ancora attuata, o inibendone la
continuazione. Con il provvedimento che vieta la diffusione della pubblicità può essere richiesta anche la
pubblicazione del provvedimento, a spese di chi ha commissionato il messaggio, in modo da impedire che la
pubblicità ingannevole o il messaggio di pubblicità comparativa illecito continuino a produrre effetti.
L’autorità dispone, inoltre, l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria, che varia in base alla
durata e alla gravità della violazione.

1.3 I contratti di pubblicità

La realizzazione di una campagna pubblicitaria vede, in genere, coinvolti una serie di soggetti specializzati
(agenzie e concessionarie di pubblicità), attraverso la stipulazione di contratti ad hoc. Il contratto di pubblicità
(o contratto di agenzia pubblicitaria) è il contratto con il quale l’agenzia pubblicitaria assume l’incarico di
progettare, realizzare la pubblicità di uno o più prodotti di un committente, dietro pagamento di
corrispettivo. Le prestazioni dell’agenzia sono molteplici e vanno dall’analisi di mercato e del prodotto, alla
scelta della strategia migliore per la diffusione del messaggio, alla contrattazione con i media per
l’acquisizione degli spazi pubblicitari. In genere, sono previste delle clausole di esclusiva, nel senso che
l’agenzia si impegna a non assumere contemporaneamente incarichi analoghi per servizi e prodotti di
concorrenti diretti e il committente a non avvalersi contemporaneamente di altra agenzia per la pubblicità
dei prodotti oggetto del contratto.
L’agenzia pubblicitaria tratta con i media per l’acquisizione degli spazi pubblicitari per la diffusione del
messaggio. Il contratto stipulato viene denominato contratto di diffusione pubblicitariaSi tratta di un accordo
con il quale l’impresa che gestisce il mezzo si impegna alla diffusione del messaggio pubblicitario, dietro
pagamento di corrispettivo. Solitamente, però, l’impresa che gestisce il mezzo di comunicazione, non ha tra
le proprie attività la diffusione del pubblicità, ma ricorre ad un’impresa specializzata nella gestione e
nell’acquisizione degli ordini di pubblicità, ossia la concessionaria di pubblicità. In pratica, il contratto di
diffusione pubblicitaria viene stipulato tra l’agenzia (per conto del committente) e la concessionaria (per
conto dei media). La concessione pubblicitaria è il contratto con il quale un’impresa di comunicazione affida
in concessione ad un’impresa specializzata l’acquisizione e la gestione della pubblicità da diffondere
attraverso il mezzo di comunicazione. La concessionaria, si impegna in proprio nome, con propria
organizzazione e a proprie spese, alla raccolta e alla gestione degli ordini per la pubblicità da trasmettere
con il mezzo di comunicazione.

1.4 La sponsorizzazione

Una particolare forma di propaganda pubblicitaria è costituita dalla sponsorizzazione. Il contratto di


sponsorizzazione è un contratto atipico, a prestazioni corrispettive con il quale un’impresa (sponsor), al fine
di promuovere i propri segni distintivi, i prodotti o la propria immagine commerciale, corrisponde un importo
economico per sostenere club sportivi, singoli atleti o personaggi famosi, manifestazioni culturali, …
Lo sponsorizzato, a sua volta, si impegna a divulgare il nome o segno distintivo dello sponsor; in tal modo (lo
sponsorizzato) ottiene contributi finanziari per la propria attività o per l’organizzazione dell’evento.
La sponsorizzazione, avendo un fine promozionale è soggetta alla disciplina sulla pubblicità. In particolare, il
T. U sulla radiotelevisione stabilisce che il contenuto e la programmazione di una trasmissione sponsorizzata
non possono essere influenzati dallo sponsor; i programmi sponsorizzati devono essere chiaramente
riconoscibili come tali; i programmi non possono essere sponsorizzati da enti che vendono sigarette, altri
prodotti a base di tabacco, alcolici, medicinali che richiedono una prescrizione medica.

1.5 Il contratto di endorsement


Una funzione pubblicitaria ha anche il contratto di endorsement che è un accordo con il quale un soggetto
che gode di una certa notorietà si impegna ad utilizzare, nell’esercizio della propria attività professionale, i
prodotti di una certa impresa, concedendo a quest’ultima l’utilizzo della proppria immagine, nome e voce,
dietro pagamento di corrispettivo, per promuovere tali prodotti. È un contratto atipico, a prestazioni
corrispettive, caratterizzato dall’obbligo di esclusività a carico dell’endorser di avvalersi dei prodotti
dell’endorsee. Mentre nella sponsorizzazione il mezzo pubblicitario era l’evento, in questo caso il veicolo
pubblicitario è la persona famosa. Il contratto di endorsement si differenzia dal contratto di sponsor, in
quanto in quest’ultimo l’impresa si avvale per pubblicizzare i propri prodotti, di un personaggio famoso, che
ne attesta la qualità e le caratteristiche, ma non li utilizza come strumenti nella sua attività professionale (es.
George Clooney testimonial di Nespresso).

2. Tutela del consumatore e responsabilità del produttore

Nel mercato cosi descritto con imprenditori che competono tra loro, con mezzi leciti o meno, che
pubblicizzano i loro prodotti, il soggetto debole è certamente il consumatore, che sebbene sia divenuto più
attento e cosciente, affinché effettui scelte consapevoli è necessario che sia informato circa la qualità dei
prodotti e la loro provenienza, in modo chiaro e trasparente. Per tali motivi, l’ordinamento sia comunitario
che nazionale, ha emanato disposizioni varie a tutela del consumatore che sono confluite nel codice del
consumo, che è un testo organico che disciplina tutta la materia del consumo.
In via preliminare e generale, il codice ribadisce il risarcimento e la garanzia dei diritti e degli interessi,
individuali e collettivi, dei consumatori, anche in forma collettiva e associativa, ossia tramite associazioni di
categoria. In particolare, ai consumatori sono riconosciuti come fondamentali i diritti:
 Alla tutela della salute, alla sicurezza e qualità dei prodotti;
 Ad un’adeguata informazione e ad una corretta pubblicità;
 Alla correttezza nei rapporti contrattuali;
 …
I diritti attribuiti al consumatore sono irrinunciabili.

3.1 Informazione ai consumatori

Il codice prevede l’obbligo di riportare delle informazioni essenziali per il consumatore, quali quelle relative
alla sicurezza, qualità e composizione dei prodotti, al paese di origine, all’eventuale presenza di sostanze
dannose, …Le indicazioni minime devono figurare sulle confezioni o sulle etichette dei prodotti nel momento
in cui sono posti in vendita e devono essere espresse in maniera chiara e comprensibile. È, infatti, vietato il
commercio sul territorio nazionale di qualsiasi prodotto che non riporti in forme chiaramente visibili le
indicazioni prescritte.

2.2 Pratiche commerciali scorrette

Sono vietate le pratiche commerciali scorrette, dove per pratiche commerciali scorrette si intende tutte
quelle pratiche che traggono, per motivi vari, in inganno il consumatore, comportandone una scelta
commerciale che non avrebbe preso, in assenza di tali pratiche. In particolare, sono scorrette le pratiche
commerciali:
 Ingannevoli: cioè che contengono informazioni non rispondenti al vero, che inducono in errore il
consumatore, che omettono informazioni rilevanti per il consumatore, ….
 Aggressive: sono aggressive le pratiche che, mediante molestie, coercizione, forza fisica,… limitano
considerevolmente la libertà di scelta o il comportamento del consumatore.
L’Autorità garante della concorrenza e del mercato, in tali casi, su istanza di chiunque ne abbia interesse,
inibisce la continuazione delle pratiche commerciali scorrette e ne elimina gli effetti; può inoltre, disporre
l’applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie.

3.3 Contratti del consumatore


3.3.1 Clausole vessatorie

Il codice del consumo riscrive anche la disciplina delle clausole vessatorie. Si considerano vessatorie quelle
clausole che, malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei
diritti e degli obblighi derivanti dal contratto. Inoltre, si presumono vessatorie, fino a prova contraria, una
serie di clausole, elencate minuziosamente, tra cui, ad esempio, quelle che:
 Escludono o limitano la responsabilità del professionista in caso di morte o danno alla persona del
consumatore, derivante da un’omissione del professionista;
 Limitano i diritti del consumatore nei confronti del professionista in caso di inadempimento totale o
parziale o di inadempimento inesatto da parte del professionista;
 Impongono al consumatore, in caso di inadempimento o ritardo nell’adempimento, il pagamento di
una somma di denaro d’importo eccessivo;
 Riconoscono al solo professionista e non anche al consumatore la possibilità di recesso dal contratto;
 ….
Le clausole considerate vessatorie sono nulle, mentre il contratto rimane valido per il resto. La nullità opera
solo a vantaggio del consumatore e può essere rilevata d’ufficio dal giudice.

3.3.2 Informazioni precontrattuali

Il codice prevede, inoltre, specifici obblighi di informazione precontrattuale, che il professionista (persona
fisica o giuridica che agisce nell’esercizio della propria attività commerciale, industriale, artigianale) è tenuto
a riferire al consumatore, nel caso di stipula di contratti a distanza o negoziati fuori dei locali commerciali o
di contratti diversi da tali tipologie. Le informazioni devono riguardare non solo le caratteristiche principali
dei beni e servizi offerti, l’identità del professionista e il prezzo, ma anche i diritti e le facoltà riconosciute al
consumatore dalla legge.

3.3.3 Particolari modalità di conclusione dei contratti

Meritano particolare attenzione due modalità di conclusione dei contratti: i contratti negoziati fuori dei locali
commerciali e i contratti a distanza. Sono considerati contratti negoziati fuori dai locali commerciali quelli
conclusi:
 Alla presenza fisica e simultanea del professionista e del consumatore, in un luogo diverso dai locali
del professionista;
 Durante un viaggio promozionale organizzato dal professionista, avente lo scopo di promuovere e
vendere beni al consumatore.
Si intendono contratti a distanza quelli stipulati senza la presenza fisica e simultanea del professionista e del
consumatore mediante uno o più mezzi di comunicazione a distanza.
A garanzia del consumatore, il codice prescrive una serie di informazioni che il professionista è tenuto a
fornire al consumatore e degli specifici requisiti formali. Il principale rimedio a garanzia del consumatore è
costituito dal diritto di recesso, che gli consente di ripensarci e sciogliersi dal contratto (cosa che, secondo le
regole generali, non potrebbe farsi, se non in virtù di una previsione legale). Il diritto di recesso, senza alcuna
penalità e senza dover fornire motivo, deve essere esercitato dal consumatore con comunicazione scritta alla
sede del professionista mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento nel termine di 14 giorni,
che decorrono:
 Nel caso dei contratti di servizio, dal giorno della conclusione del contratto;
 Nel caso di contratti di vendita, dal giorno in cui il consumatore acquisisce il possesso fisico del bene.
Il recesso è escluso in alcuni casi, quali: contratti di servizi, dopo la completa prestazione del servizio, iniziata
con consenso del consumatore; fornitura di beni confezionati su misura o chiaramente personalizzati, …

3.4 Sicurezza dei prodotti


I prodotti immessi sul mercato devono essere sicuri: il produttore ha l’obbligo, oltre che di immettere sul
mercato prodotti sicuri, di fornire al consumatore tutte le informazioni utili alla valutazione e alla prevenzione
dei rischi derivanti dall’uso NORMALE del prodotto.
Per garantire l’effettiva sicurezza dei prodotti, la normativa ha disposto un sistema di controlli amministrativi,
in base ai quali le amministrazioni competenti possono vietare l’immissione sul mercato di prodotti pericolosi
ovvero ordinare e organizzare il ritiro immediato, se già immessi sul mercato.
Sono, inoltre, previste sanzioni penali per la violazione degli obblighi suddetti.

3.5 Responsabilità del produttore per prodotti difettosi

Il produttore è responsabile del danno cagionato da difetti del proprio prodotto. È una particolare ipotesi di
responsabilità extracontrattuale prevista a carico degli imprenditori commerciali che producono beni mobili,
destinati ai consumatori. L’azione, può essere predisposta direttamente nei confronti del produttore, senza
la necessità di chiamare in giudizio il rivenditore, con il quale è stato stipulato il contratto di acquisto. Un
prodotto è difettoso quando non offre la sicurezza che si può attendete per l’uso per il quale era stato
progettato. Quindi, si esclude la responsabilità del produttore nel caso di uso improprio del prodotto da parte
del consumatore o qualora lo stato delle conoscenze scientifiche e tecniche, al momento in cui il prodotto è
stato immesso sul mercato, non permetteva ancora di considerare il prodotto come difettoso.
Per quanto attiene al risarcimento:
 Il danneggiato deve provare il difetto, il danno e il nesso di causalità difetto- danno;
 Il produttore deve provare i fatti atti ad escludere la sua responsabilità;
 Sono risarcibili i danni alle persone e i danni per distruzione o deterioramento di una cosa diversa dal
prodotto difettoso, ma questi ultimi solo nella misura in cui ecceda la somma di 387 €;
 Il diritto al risarcimento si prescrive in 3 anni dal giorno in cui il danneggiato ha avuto o avrebbe
dovuto avere conoscenza del danno, del difetto e dell’identità del responsabile.

3.6 Vendita di beni di consumo

Il codice del consumo regola anche, alcuni aspetti dei contratti di vendita per garantire il consumatore
nell’acquisto dei beni di consumo. Per bene di consumo si intende un qualsiasi bene mobile, ad esclusione
dei beni oggetto di vendita forzata, dell’acqua, del gas, se non confezionati per la vendita in un volume
delimitato o in quantità determinata, e dell’energia elettrica. Il venditore ha l’obbligo di consegnare al
consumatore beni conformi al contratto di vendita. Il venditore è responsabile nei confronti del consumatore
per qualsiasi difetto di conformità esistente nel momento della consegna del bene. Se tale difetto sussiste, il
consumatore ha diritto alla riparazione o sostituzione del bene; se la riparazione o sostituzione, non è
possibile, o se risulta eccessivamente onerosa, oppure se il venditore non vi provvede, il consumatore può
chiedere una riduzione adeguata del prezzo o la risoluzione del contratto.

Capitolo Ottavo
La contrattazione di impresa
1. Aspetti particolari dell’attività contrattuale dell’impresa

Nell’attività d’impresa il contratto ha un ruolo fondamentale: l’imprenditore stipula contratti per ottenere la
disponibilità di fattori produttivi (contratti di locazione, leasing, contratti di lavoro), conclude contratti per
organizzare la propria attività nel mercato, aggregandosi con altre imprese (consorzi, contratti di rete,..);
sono contratti l’atto costitutivo di una società e lo sbocco dell’attività d’impresa (contratti di vendita,..).
I contratti di impresa sono quelli in cui una delle parti è un imprenditore oppure quelli in cui il contenuto del
contratto inerisce ad un’attività di impresa. La disciplina della contrattazione d’impresa ha degli aspetti
peculiari che la differenziano da quella generale. Alcuni degli aspetti peculiari sono legati alla posizione di
preminenza economica dell’impresa nel mercato rispetto alla controparte (consumatori, piccole imprese) e,
quindi, alla necessità, che l’ordinamento si è posto di tutelare la parte economicamente più debole. Infatti, il
fenomeno della standardizzazione contrattuale ha portato l’ordinamento ad intervenire a tutela del
consumatore, prevedendo la nullità delle clausole vessatorie. Anche il codice del consumo ha la finalità di
tutelare il consumatore, inibendo la continuazione di pratiche commerciali scorrette, prevedendo specifiche
informazioni precontrattuali, …
Altra caratteristica della contrattazione d’impresa è l’insensibilità alle vicende personali dell’imprenditore: i
contratti conclusi per finalità d’impresa sono indipendenti dalla persona fisica dell’imprenditore, infatti,
restano in vita anche nel caso di morte dell’imprenditore, se l’impresa continua con gli eredi o nel caso di
trasferimento.
Proprio nell’ambito imprenditoriale si sono sviluppati nuovi modelli contrattuali atipici rispetto alle classiche
tipologie regolate dal codice; ne sono esempi: il leasing, la concessione di vendita, il catering, il
merchandising, .... Alcuni di questi contratti sono rimasti atipici (leasing), anche se molto diffusi nella pratica,
altri sono stati poi regolamentati da una specifica disciplina legale per dirimere problematiche evidenziate
dall’applicazione concreta (subfornitura e franchising).

2. Leasing

Il leasign è un contratto con cui una parte (concedente) concede in godimento ad un’altra (utilizzatore) un
bene, dietro pagamento di corrispettivo (pagando un canone periodico) per un periodo di tempo limitato al
termine del quale l’utilizzatore può decidere di rinnovare il contratto, restituire il bene o acquistarlo. È un
contratto atipico a prestazioni corrispettive, il cui contenuto può essere di vario tipo. La principale distinzione
che si ritrova nella pratica è tra:
 Leasing operativo: il rapporto si instaura direttamente tra concedente (produttore o distributore del
bene) ed utilizzatore. Il canone periodico include sia la componente finanziaria e di utilizzo del bene
sia quella relativa ai servizi accessori; la durata del contratto è rapportata alla vita utile del bene.
 Leasing finanziario: si configura come un’operazione di finanziamento nella quale intervengono tre
soggetti: il concedente finanziatore (una società finanziaria che esercita l’attività di leasing), il
fornitore e l’utilizzatore finale del bene. Quest’ultimo interessato ad ottenere la disponibilità di un
determinato bene, si rivolge alla società di leasing conferendole l’incarico di finanziare e di procedere
all’acquisto del bene specificato. Il concedente acquista il bene dal fornitore e, mantenendone la
titolarità del diritto di proprietà sul bene acquistato, ne cede il godimento all’utilizzatore in cambio
di un canone periodico. Al termine del contratto l’utilizzatore può scegliere tra il riscatto del bene
mediante pagamento del prezzo finale, la proroga del contratto o la restituzione del bene al
finanziatore. Il leasing finanziario, non dà luogo ad un unico contratto trilaterale, ma realizza un
collegamento negoziale tra il contratto di leasing (tra società di leasing e utilizzatore) ed il contratto
di acquisto (tra società di leasing e fornitore). L’operazione presenta vantaggi per tutti i contraenti:
il concedente finanziatore, conservando la proprietà del bene è preservato da un’eventuale
insolvenza di quest’ultimo (cosa che non accadrebbe nel caso di stipula di un normale contratto di
mutuo), in quanto in tal caso il bene andrebbe restituito.
Il fornitore vede soddisfatto il suo interesse commerciale alla vendita del bene. L’utilizzatore
finanziato (un’impresa solitamente) ha il vantaggio di ottenere la disponibilità del bene senza
anticipare il capitale per l’acquisto, ma ottenendo un finanziamento più conveniente di un mutuo;
può personalizzare il contratto in relazione alle necessità; può imputare al passivo dell’impresa il
pagamento dei canoni; può dedurre i canoni secondo il criterio della competenza economica. La
durata del contratto di leasing è correlata alla vita tecnico-economica del bene; il canone periodico
è commisurato al prezzo di acquisto e comprende una quota relativa al margine di profitto della
società di leasing. Il valore dell’opzione finale di acquisto è inferiore al valore di mercato del bene
alla scadenza contrattuale.
È una forma di finanziamento anche il sale and lease back che è un’operazione negoziale complessa che
consiste nella vendita da parte di un imprenditore, di un bene strumentale (difficilmente ricollocabile sul
mercato) o di un bene immobile, allo scopo di ottenere liquidità immediata e di conservare l’uso del bene,
con la facoltà di riacquistarne la proprietà al termine del rapporto. In pratica, l’imprenditore vende il bene ad
una società di leasing, ottenendo il relativo prezzo, ma ne conserva la disponibilità dietro pagamento del
canone periodico, in base al contratto di leasing contestualmente stipulato con la società.

3. L’appalto

L’appaltatore è un imprenditore, in organizza i mezzi necessari per la realizzazione di un’opera o di un


servizio, dietro corrispettivo. L’appalto è un contratto atipico, a prestazioni corrispettive, da cui sorgono due
obbligazioni correlate tra loro: la realizzazione dell’opera da parte dell’appaltatore secondo le modalità e con
le caratteristiche concordate nel contratto, e il pagamento del corrispettivo da parte del committente. In
genere, il committente si affida ad un certo appaltatore in considerazione delle garanzie di competenza e
serietà che presenta per la buona esecuzione dell’opera o del servizio.
Da ciò deriva che:
 L’appaltatore non può dare in subappalto l’esecuzione dell’opera senza la preventiva autorizzazione
del committente;
 Il committente può recedere dal contratto in ogni momento, anche se è iniziata l’opera; deve, però,
rimborsare all’appaltatore le spese sostenute, i lavori eseguiti ed il mancato guadagno;
 Nel caso di morte dell’appaltatore il contratto si scioglie solo se la valutazione della sua persona è
stata motivo determinante del contratto.
Data la particolare natura dell’oggetto della prestazione, che deve essere conforme alle aspettative del
committente, è di fondamentale importanza da un lato, la particolare rilevanza del momento del controllo
dell’opera realizzata (attraverso la verifica e il collaudo) e della sua accettazione da parte del committente
stesso, dall’altro, la specifica obbligazione accessoria di garanzia a carico dell’appaltatore. Infatti,
l’appaltatore è tenuto a garantire il committente per i vizi (difetti, più o meno gravi, dell’opera rispetto alle
regole di buona esecuzione) e le difformità (differenze riscontrate nell’opera rispetto a quanto progettato)
dell’opera. Il contenuto della garanzia si articola in relazione alla gravità dei vizi riscontrati rispetto al risultato
da raggiungere, infatti a seconda dei casi, il committente può chiedere:
 La riduzione del prezzo concordato: in presenza di difformità e di difetti non gravi, il committente
può richiedere una riduzione del corrispettivo, in relazione al minor valore dell’opera;
 L’eliminazione delle difformità e dei vizi a spese dell’appaltatore: nel caso in cui le difformità e i vizi
dell’opera, tenuto conto dell’entità e del valore di quest’ultima, sono facilmente eliminabili,
l’appaltatore deve provvederne all’eliminazione a sue spese, dietro richiesta del committente;
 La risoluzione del contratto: quando le difformità e i vizi incidendo in maniera rilevante sulla struttura
e funzionalità dell’opera, siano tali da renderla inidonea alla destinazione, il committente può
chiedere la risoluzione del contratto, liberandosi così dall’obbligo di pagamento del corrispettivo.
Per far valere la responsabilità dell’appaltatore ed attivare i rimedi suddetti, il committente:
 Se i vizi e le difformità sono riscontrabili nel corso della verifica e del collaudo deve rilevarli in quella
sede, ad esempio non accettando l’opera; infatti, la garanzia non è dovuta se il committente ha
accettato l’opera nonostante i vizi fossero da lui conosciuti o riconoscibili;
 Se i vizi e le difformità non sono riscontrabili in sede di verifica, o si manifestano in un momento
successivo, il committente deve denunciarli all’appaltatore entro 60 giorni dalla scoperta. L’azione di
garanzia contro l’appaltatore si prescrive in 2 anni decorrenti dal giorno di consegna dell’opera.
Qualora, l’appalto abbia ad oggetto edifici o altre cose immobili destinate a lunga durata, i termini
per far valere la responsabilità sono più lunghi.

3.1 L’appalto pubblico

Nell’appalto pubblico il committente è una P.A e l’opera è finalizzata alla realizzazione di un pubblico
interesse. La materia è regolata dal codice dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, che ha unificato
in maniera schematica e sistematica tutte le leggi relative a tale materia. Per ogni singolo intervento da
realizzarsi mediante un contratto pubblico, le amministrazioni aggiudicatrici nominano un responsabile di
procedimento, unico per tutte le fasi della progettazione, dell’affidamento e dell’esecuzione. In via generale,
le fasi delle procedure di affidamento dei contratti pubblici prevedono:
 Le procedure di affidamento presuppongono atti di programmazione delle amministrazioni
aggiudicatrici;
 Prima dell’avvio delle procedure le amministrazioni dichiarano di voler contrarre, in conformità ai
propri ordinamenti, individuando gli elementi essenziali del contratto e i criteri di selezione degli
operatori economici e delle offerte;
 Viene emanato il bando di gara, che indica i requisiti per la partecipazione degli operatori economici
interessati;
 La selezione dei partecipanti avviene mediante uno dei sistemi previsti dal codice per l’individuazione
dei soggetti afferenti;
 La selezione della migliore offerta avviene mediante uno dei criteri previsti dal codice: prezzo più
basso, offerta economicamente più vantaggiosa, ..
 Al termine della procedura viene dichiarata l’aggiudicazione provvisoria e poi quella definitiva;
 Divenuta efficace l’aggiudicazione definitiva, la stipulazione del contratto ha luogo entro 60 giorni: il
contratto deve essere redatto in forma scritta o elettronica;
 L’esecuzione del contratto ha inizio dopo che lo stesso è divenuto efficace.
Sono ammessi a partecipare alle procedure di affidamento dei contratti pubblici: le imprese individuali, i
consorzi, i consorzi stabili, i raggruppamenti temporanei di concorrenti, gli operatori economici stabiliti
in altri Stati membri dell’Unione europea.

4. La subfornitura

La subfornitura è un fenomeno sempre più diffuso nella pratica e si ha quando un’impresa, invece di
provvedere in proprio a tutte le fasi di produzione, si avvale di altre imprese per la realizzazione di parti
del prodotto finale. La subfornitrice è una piccola impresa che organizza la sua attività per una
particolare lavorazione o per produrre un particolare elemento e, non ha altri sbocchi sul mercato. Ne
può conseguire una particolare situazione di soggezione del subfornitore , che dipende
economicamente da quello che è, spesso, l’unico cliente, con il rischio di instaurare rapporti del tutto
squilibrati tra le parti. Tale tipologia di contratto era, in origine atipica, oggi, è regolata da apposita
disciplina, volta a garantire un equilibrato svolgimento del rapporto e a tutelare la parte
economicamente più debole. La legge definisce la subfornitura, come il contratto con cui un
imprenditore si impegna:
 Ad effettuare, per conto di un’impresa committente, le lavorazioni su prodotti semilavorati o su
materie prime fornite dalla committente medesima (subfornitura di lavorazione);
 A fornire all’impresa prodotti o servizi destinati ad essere incorporati o utilizzati nell’ambito
dell’attività economica del committente o nella produzione di un bene complesso (subfornitura di
prodotto o servizio).
Il contratto deve essere stipulato in forma scritta a pena di nullità e in esso devono essere precisati:
 I requisiti specifici del bene o del servizio richiesti dal committente;
 Il prezzo pattuito;
 I termini e le modalità di consegna, di collaudo e di pagamento; in particolare il pagamento del deve
avvenire entro 60 giorni dalla consegna del bene o della comunicazione dell’avvenuta esecuzione
della prestazione. La normativa, vieta, inoltre, l’abuso dello stato di dipendenza economica nel quale
si trova nei confronti del committente, l’impresa cliente o fornitrice. Si parla di dipendenza
economica, quando un’impresa nei rapporti commerciali con l’altra impresa, determina un eccessivo
squilibrio di diritti e di obblighi. L’abuso può consistere:
 Nel rifiuto di vendere o di comprare dal subfornitore;
 Nell’imposizione di condizioni contrattuali gravose e discriminatorie;
 Nell’interruzione arbitraria delle relazioni commerciali in atto.
Il patto attraverso il quale si realizza l’abuso di dipendenza economica è nullo. Competente per le azioni in
materia, comprese quelle inibitorie e di risarcimento dei danni, è il giudice ordinario.

5. I contratti di distribuzione

La distribuzione commerciale riguarda tutte quelle attività che consentono al produttore di raggiungere il
consumatore finale dei beni o dei servizi prodotti. Più specificamente, si parla di contratti di distribuzione
quando il produttore non provvede direttamente alla vendita, attraverso contatti diretti con il consumatore,
ma regola la commercializzazione attraverso la cooperazione con le altre imprese, adoperando lo strumento
del contratto. Il produttore, si rivolge pertanto ad altri imprenditori che, pur rimanendo autonomi ed
operando a proprio rischio, garantiscono uno sbocco finale per la sua produzione. L’espressione contratti di
distribuzione indica quella categoria di contratti nei quali un operatore economico formalmente
indipendente assume l’obbligo di promuovere la rivendita di prodotti forniti dal produttore, in cambio delle
opportunità di guadagno legate al riconoscimento dell’esclusiva per la rivendita in una determinata zona. I
contratti di distribuzione si differenziano tra loro per il diverso grado di integrazione del distributore con il
fornitore. In alcuni casi il fornitore non ha il potere di incidere in maniera significativa sull’attività
commerciale del distributore (es. concessione di vendita); in altri, come nel contratto di franchising, il
distributore è fortemente legato al fornitore, nell’ambito di una rete distributiva coordinata. I principali
contratti di distribuzione sono l’agenzia, la concessione di vendita e il franchising. È importante sottolineare
la diversa natura dei contratti di distribuzione: l’agenzia nasce come contratto tipico, mentre la concessione
di vendita ed il franchising rientrano nella vasta gamma dei contratti atipici, anche se quest’ultimo ha trovato
di recente una specifica regolamentazione legale.

5.1 L’agenzia

Il contratto di agenzia è un contratto con il quale una parte assume stabilmente, dietro corrispettivo,
l’incarico di promuovere, per conto di un’altra, in una zona determinata, la conclusione di contratti aventi ad
oggetto i prodotti del preponente. È prevista la forma scritta ai fini della prova e le parti del contratto sono
l’agente ed il proponente. L’agente assume l’obbligazione di promuovere la conclusione di contratti per conto
del preponente nella zona assegnatagli, svolgendo attività di ricerca della potenziale clientela, di descrizione
e di pubblicizzazione dei prodotti; se munito del potere di rappresentanza, può concludere contratti per
conto del preponente. L’agente, che è a sua volta un imprenditore commerciale, è un ausiliario autonomo
dell’imprenditore preponente, in quanto è legato a quest’ultimo da uno stabile rapporto di collaborazione,
destinato a durare nel tempo. Non si tratta di un vincolo di subordinazione, in quanto l’agente p libero di
organizzarsi come meglio crede e le direttive del preponente non possono interferire con la sua autonoma
organizzazione (si può parlare di rapporto di lavoro parasubordinato). Nell’esecuzione dell’incarico, l’agente
deve tutelare gli interessi del preponente ed agire con lealtà e buona fede. Il compenso dell’agente è
costituito normalmente dalla provvigione, che consiste in una percentuale da calcolare sul valore dei
contratti conclusi grazie al suo apporto. Caratteristica essenziale del contratto è l’esclusiva, prevista sia
nell’interesse dell’agente sia nell’interesse del preponente. Infatti, il preponente non può avvalersi
contemporaneamente di più agenti nella stessa zona per lo stesso ramo di attività, e l’agente non può
assumere l’incarico di trattare nella stessa zona e per lo stesso ramo di attività gli affari di più imprese in
concorrenza tra loro. La violazione dell’esclusiva da parte del preponente o dell’agente è motivo di recesso
per giusta causa. Alla cessazione del rapporto, il preponente è tenuto a corrispondere alla’gente un’indennità
se ricorrono le seguenti ipotesi:
 L’agente abbia procurato nuovi clienti al preponente e il preponente riceva ancora sostanziali
vantaggi derivanti dagli affari con tali clienti;
 Il pagamento di tale indennità sia equo, tenuto conto di tutte le circostanze del caso, in particolare
delle provvigioni che l’agente perde e che risultano dagli affari con tali clienti.
All’atto dello scioglimento del contratto può essere stipulato un patto che limita la concorrenza da parte
dell’agente: esso deve riguardare la medesima zona, clientela e genere di beni e servizi e la sua durata non
può eccedere i due anni successivi all’estinzione del contratto.

5.2 La concessione di vendita

È un contratto di distribuzione commerciale mediante il quale una parte (detta concessionario), agendo in
veste di acquirente/rivenditore, assume stabilmente l’incarico di vendere i prodotti del concedente in una
determinata zona. Con la concessione di vendita il concedente realizza l’obiettivo di ridurre i costi relativi alla
distribuzione dei prodotti, trasferendoli sul concessionario; da parte sua il concessionario sfrutta la notorietà
del marchio esposto accanto alla sua insegna e gode, spesso, di un diritto di esclusiva. È un contratto atipico,
è la tipica formula che regola i rapporti tra case automobilistiche e i rivenditori di auto. Il concessionario si
impegna a promuovere stabilmente la commercializzazione e vendita dei prodotti del concedente; la sua
obbligazione consiste nell’acquisto e nella successiva rivendita, in nome e per contro proprio, dei beni
specificati dal contratto, ad un prezzo, in genere imposto o consigliato da fornitore. Il concedente ha l’obbligo
di fornire i prodotti, di garantirne la qualità ed assistere il concessionario nella sua attività di promozione,
inviandogli materiale pubblicitario o illustrativo, finanziando il concessionario nelle campagne
pubblicitarie,….
Non di rado è prevista anche una licenza d’uso dei marchi e del nome del concedente nella pubblicità e
nell’insegna del concessionario. Il contratto può contenere una clausola di esclusiva a favore del
concessionario, del concedente o di entrambi, che può essere attiva (esclusività di acquisto presso il
concedente) o passiva ( impegno del concedente a non vendere direttamente o a non servirsi di altri
rivenditori nella zona di competenza del concessionario).

5.3 Il franchising

È il contratto con cui un’impresa produttrice di beni e servizi, detta franchi sor o affiliante, concede ad un
altro soggetto detto franchisee o affiliato, economicamente e giuridicamente indipendente, la disponibilità,
dietro corrispettivo, di un insieme di diritti di proprietà industriale o intellettuale, tra cui quelli relativi a
marchi, denominazioni commerciali, invenzioni e know how. In tal modo l’affiliato (in genere una piccola
impresa) entra a far parte della catena di produzione o di rivendita di beni dell’affiliante, giovandosi dei segni
distintivi e del prestigio di quest’ultimo ha la possibilità di intraprendere un’attività commerciale e di inserirsi
nel mercato con riduzione del rischio, utilizzando il sostegno direzionale, tecnico, gestionale di un’azienda
dalle capacità manageriali superiori. Il franchi sor, dal canto suo, ha il vantaggio di allargare il proprio giro di
commerciale, creando una rete di distribuzione ma senza dover intervenire direttamente nelle realtà locali e
senza alterare la propria organizzazione interna. Il fine economico del contratto di franchising è, quindi,
quello di creare una rete di distribuzione con caratteri organizzativi, segni distintivi e marchi omogenei, che
risulti facilmente individuabile dal cliente, rete gestita da imprenditori commerciali che cooperano con un
unico produttore. Il franchising si presenta con un’ampia varietà di contenuti; la distinzione principale vede
tre tipologie di contratto:
 Franchising di distribuzione: l’affiliato rivende i prodotti del franchi sor in punti vendita che
espongono i segni distintivi di quest’ultimo, conformandosi alle tecniche e metodi commerciali
costituenti il know- how che viene trasferito all’affiliato;
 Franchising di servizi: l’affiliato non vende alcun prodotto, ma offre la prestazione di servizi inventati,
messi a punto e sperimentati dall’affiliante.
 Franchising industriale: il franchisor concede al franchisee la licenza dei brevetti di fabbricazione e i
marchi, gli trasmette la sua tecnologia, gli assicura un’assistenza tecnica costante; il franchisee
fabbrica e commercializza le merci prodotte dal proprio stabilimento applicando il know- how e le
tecniche di vendita dell’affiliante.
Il contratto di franchising è nato come contratto atipico, ma poi è stato sottoposto ad una specifica normativa
per tutelare la posizione dell’affiliato, quale contraente più debole. Il contratto deve essere redatto in forma
scritta pena la nullità e deve contenere:
 L’ammontare degli investimenti e delle eventuali spese di ingresso che l’affiliato deve sostenere
prima dell’inizio dell’attività; infatti, quale corrispettivo per l’inserimento nella rete di franchising,
viene previsto il pagamento di un front free (diritto di ingresso), ossia di una cifra fissa che l’affiliato
versa al momento della stipula del contratto di affiliazione commerciale.
 Le modalità di calcolo e di pagamento delle royalties, ossia della percentuale che l’affiliante richiede
all’affiliato, sempre quale corrispettivo, commisurata al giro d’affari.
 L’ambito di eventuale esclusiva territoriale sia in relazione ad altri affiliati, sia in relazioni a canali ed
unità di vendita direttamente gestiti dall’affiliante.
 Le caratteristiche offerte dell’affiliante in termini di assistenza tecnica, commerciale, progettazione,
formazione,…
Il contratto può essere a tempo determinato o indeterminato. Tra gli obblighi dell’affiliato, oltre il pagamento
della corrispettivo (front free e royalties) è previsto di non trasferire la sede indicata nel contratto senza il
preventivo consenso dell’affiliante, e l’obbligo di massima riservatezza in ordine al contenuto dell’attività
oggetto dell’affiliazione commerciale.

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