Schopenhauer
Tedesco di origine olandese.
È in contrapposizione con l’hegelismo e l’idealismo tedesco, mentre si definisce il vero erede di Kant.
Conosciuto come grande pessimista, insieme a Leopardi e Lord Byron.
Ha quindi una visione negativa della realtà. Al contrario di Hegel che è un razionalista e che quindi crede nel
buono.
“la vita è un pendolo che oscilla tra dolore e noia”
Ha una valutazione negativa del piacere, infatti sostiene che tutto ciò che è reale nella vita è il dolore.
Leopardi è d’accordo con Schopenhauer: “si aspetta di essere contenti, si ricorda di essere stati contenti, ma
nel presente non si è mai felici”.
I due avevano una fonte in comune, ovvero Cesare Beccaria, in particolare la lettura di dei delitti e delle
pene.
La noia è interessante, perché dal momento che esci dalle sofferenze lo stato di inerzia è fuori dalle
sofferenze, ma non si fa a tempo ad annoiarsi che soffriamo di nuovo.
Schopenhauer è il fondatore dell’irrazionalismo contemporaneo insieme d’Annunzio.
L’universo è inspiegabile, non esiste una ragione per le varie cose.
L’universo è il risultato di un atto di volontà, che è irrazionale.
L’atto di volontà potrebbe essere esprimere il perché di qualsiasi scelta o azione.
La sua opera più importante fu “Il mondo come volontà e rappresentazione”. La volontà è il modo di definire
la cosa in sé, mentre la rappresentazione (come appare) è il fenomeno.
Volontà = Cosa in sé.
Il mondo per esempio è una mia rappresentazione, quindi rappresentazione = fenomeno.
Il modo in cui le cose appaiono è condizionato dal soggetto = attività mentale.
Forme a priori/fenomeno:
Spazio
Tempo
Casualità
Per Schopenhauer il corpo caratterizza la chiave per acquisire informazioni sulla cosa in sé. Per Platone e
Cartesio ciò che è importante invece è l’anima e la mente.
Il corpo è l’oggetto immediato, l’oggetto che accompagna tutte le nostre esperienze e attraverso il quale
conosciamo tutti gli altri oggetti.
Il corpo è l’unico oggetto che conosciamo sia dall’interno, perché siamo “noi” che dall’esterno (come tutti gli
altri).
Karl Popper condusse una battaglia contro l’essenzialismo, cioè la pretesa della scienza di conoscere
l’essenza della natura. Per Popper invece la scienza si limita a descrivere i fenomeni.
Schopenhauer dice che non sappiamo cosa c’è dietro al funzionamento delle cose, non sappiamo definire la
cosa in sé.
Movimento del corpo e atto di volontà non sono due cose distinte, ma la stessa cosa vista in due maniere
differenti.
In ciò Schopenhauer è in contrapposizione con il materialismo (i movimenti del corpo causano gli atti
mentali) e lo spiritualismo (è la mente autonoma che causa i movimenti del corpo).
Definizione classica (occidentale) di volontà da Tommaso d’Aquino: “la volontà è un appetito razionale,
consapevole”. Tendere inspiegabilmente a qualcosa.
Schopenhauer per volontà intende la natura intima di tutte le cose. Come noi la conosciamo è pur sempre
un fenomeno.
La volontà non ha legge causa effetto (libertà della volontà), ma ce l’ha solo il fenomeno.
Determinismo del fenomeno, data una certa configurazione dell’universo c’è sempre un solo esito possibile,
quindi nel fenomeno non c’è mai scelta, è una concatenazione necessaria di causa effetto.
Schopenhauer mantiene una posizione determinista non condivisa da tutti i filosofi o scienziati. L’universo
quindi si pone senza una ragione.
Per Hegel tutto può essere spiegato, in sé ogni cosa si presta ad essere spiegata, magari anche non da noi.
Per Schopenhauer non si può presupporre che tutto possa essere spiegato.
Hume empirista molto più radicale di Locke, Hume già aveva detto che noi facciamo esperienza nella nostra
vita di una certa regolarità nell’universo, noi quello che sappiamo è che tutte le mattine è sorto il sole, però
non possiamo essere certi che domani sorgerà, quindi sarà molto probabile, nessuno ne dubita, ma non è
dimostrabile e non ne possiamo avere la certezza. Non possiamo nemmeno presumere che possa esistere
Dio e quindi che l’universo abbia una spiegazione.
Per Schopenhauer l’universo nel complesso non può avere spiegazione perché deriva da un atto di volontà.
Per quanto riguarda la libertà volontà umana, dice che noi non siamo liberi come fenomeno nei nostri atti,
possiamo fare solo una cosa/opzione, noi siamo però liberi come cosa in sé.
Quello che abbiamo scelto è il nostro carattere. (Preso da Mito di Er Platone) Soldato tornato dal mondo dei
morti e descrive l’oltretomba e dice che a ognuno prima di reincarnarsi poteva scegliere il suo demone
(creatura intermedia tra mondo naturale e divino), quindi sceglierà il suo destino in base al suo demone.
Siamo noi che abbiamo voluto esistere come cosa in sé.
Per Schopenhauer noi pensiamo che esistiamo perché i genitori si sono accoppiati, ma potremmo dire che
noi abbiamo fatto sì che l’universo facesse accoppiare i nostri genitori per esistere.
Dottrina della sofferenza (buddismo)
La Nolontà
Nell’esperienza estetica noi ci interessiamo non al modo in cui l’oggetto è inserito nella concatenazione
causa-effetto. A noi interessa conoscere l’oggetto per come è fatto. Per un attimo ci scordiamo della nostra
individualità.
Fa riferimento a Platone, ma anche a Kant nella critica del giudizio, dove descrive il bello ciò che piace per il
nostro interesse.
Il piacere legato all’esperienza estetica sarebbe la liberazione momentanea dalla volontà.
Importanza data alla musica, che acquista una posizione centrale con il movimento romantico, per
Schopenhauer la musica è la più elevata tra tutte le arti. La musica descrive gli stati della volontà, non legati
ad un particolare fenomeno. Aggiunge quindi valore creativo alla musica. Come se la musica costituisce un
universo a sé.
L’esperienza estetica è sempre una liberazione momentanea dalla sofferenza del volere.
Il genio appartiene agli artisti non agli scienziati.
La moralità è basata sulla compassione
L’ascesi, la rinuncia al volere, uccidendosi, aspettativa illusoria perché riguarda il fenomeno e non la cosa in
sé, un’altra è lasciarsi morire.
Determinazione della legge della moralità, Schope si distacca da Kant, perché pretendeva che la moralità
fosse la ragione che sul piano pratico detta legge. Per Schope la ragione al massimo può stabilire al massimo
La ragione pratica parte dall’obiettivo che vogliamo raggiungere e cerca le cause.
Desiderio qualcosa di indeterminabile con la ragione perché determinato dalla volontà.
Moralità basata su un sentimento che è quello della compassione, soffrire per le sofferenze altrui, alleviarle.
Compassione forma spontanea della conoscenza che va al di là della ragione.
Corrente del ‘700 del sentimentalismo inglese, autori: Priestley, Hume.
Rousseau pone sentimento della compassione come sofferenza fisica di fronte alle sofferenze degli altri.
Schope va oltre a Rousseau perché dice che la compassione non è semplicemente un sentimento, ma è
anche una forma di conoscenza che va al di là del fenomeno, perché nel fenomeno siamo tutti individui
separati, quindi sofferenze di uno non riguardano gli altri (se mi faccio male col martello sulla mano lo sento
solo io il dolore), anzi di fronte al fenomeno andiamo contro gli altri, mentre nella cosa in sé siamo tutti una
cosa sola, perché la volontà è una cosa sola, il dolore quindi è il dolore di tutti. Quindi come cosa in sé se
faccio male a me stesso faccio del male a qualcun altro.
Qui molto vicino a Kant infatti per lui uso pratico della ragione ci permette di sapere cose sulla cosa in sé,
tramite l’esperienza morale.
2 gradi che strutturano la vita morale:
La giustizia, negativa, significa evitare di fare qualcosa che danneggi il legittimo interesse di qualcun
altro. Consiste nell’omettere, nel limitare le proprie pretese. Può arrivare alla santità, dare agli
interessi degli altri lo stesso peso dei nostri.
La compassione, positiva, dare sostegno positivo. Il destinatario della compassione, a che fare con
la percezione sofferenze degli altri, vale per tutti gli esseri senzienti, tutti coloro che possono
soffrire (quindi anche animali).
Posizione della chiesa cattolica è che l’universo è fatto apposta per l’uomo, gli animali sono strumenti.
Schope tra i primi pensatori animalisti, che ha iniziato una corrente tutt’oggi esistente.
Ascesi è la definitiva liberazione, la rinuncia totale alla volontà. Individuo che pratica l’ascesi, vive
ancora nel mondo del fenomeno, però è come se non appartenesse già più al fenomeno (santi buddisti
e induisti, ma anche cristiani). Schope dice che i santi non sono consapevoli, perché dice che lo fanno
per poi andare in paradiso, in realtà è una cosa illusoria.
Come fa santo ad estinguere la volontà se non la esercita.
Gli asceti non sperano realmente nel paradiso o almeno se lo fanno ingannano se stessi (il buddismo è
libero da molti errori da cui cristianesimo è afflitto, buddismo crede nel nirvana, quindi annullamento
mondo della volontà)
Questo mondo che sembra così reale è il nulla, mentre il nulla diventa la cosa reale.
Nice criticherà Schope per questo punto.