L’importanza di insegnare musica nella scuola dell’infanzia e primaria.
Fare musica è importante. Psicologi dell’età evolutiva, pedagogisti, esperti del
settore sono concordi nell’affermare che un’attività musicale ben strutturata
possa contribuire in maniera sostanziale allo sviluppo globale ed armonico del
bambino.
La musica è uno strumento multidimensionale. Musica è corporeità e
movimento, suono, voce.
Musica è un canale attraverso cui favorire l’esplorazione di sé e dell’altro,
l’espressione verbale e non verbale dell’emozione e del sentimento, la
creatività. Musica è l’incontro con l’altro, lavoro di gruppo. Musica è un
linguaggio in trasformazione nello spazio e nel tempo. Musica è cultura e
intercultura.
A partire dall’ingresso e per tutta la sua permanenza nella scuola dell’infanzia
il bambino vive una serie di trasformazioni sostanziali.
Le metamorfosi di quest’età, decisive per la costruzione della sua personalità,
impegnano il corpo, la mente, l’affettività: il bambino è naturalmente proteso
a sviluppare una coordinazione sempre maggiore, a comprendere eventi, a
manipolare sistemi di simboli, a dare nome alle proprie esperienze e alle
proprie emozioni, a relazionarsi consapevolmente ad altri. Il bambino
abbandona la dimensione dell’accudimento materno e afferma se stesso
conquistando progressivamente la propria autonomia.
Fare musica significa in questa fase, un intreccio costante di campi di
esperienze; corporeità e motricità, suono e ascolto, creatività ed espressione,
contatto e interazione.
• I bambini possono esprimersi in linguaggi differenti: con la voce, il gesto, la
drammatizzazione;
• i suoni, la musica, la manipolazione…La musica è un linguaggio universale,
carico di
emozioni e ricco di tradizioni culturali.
• Il bambino, interagendo con il paesaggio sonoro, sviluppa le proprie
capacità cognitive e
relazionali, impara a percepire, ricavare e discriminare i suoni all’ interno di
contesti di
apprendimento significativi.
• Esplora le proprie abilità sonoro-espressive e simbolico- rappresentative,
accrescendo la
fiducia nelle proprie potenzialità.
• L’ ascolto delle produzioni sonore personali lo apre al piacere di fare musica
e alla
condivisione di repertori appartenenti a vari generi musicali.
Metodologia
• Avvicinare i bambini alla musica in modo spontaneo e creativo partendo dai
3 anni.
• Introdurre l’educazione musicale attraverso il gioco.
• Integrare il fare ed ascoltare musica con l’espressione corporea.
• Scegliere tempi adeguati all’età dei bambini
• Predisporre un rituale che caratterizzi l’inizio e la conclusione dell’attività.
Ogni incontro di musica dovrebbe essere suddiviso in varie fasi “rituali” da
ripetere nel corso degli incontri.
Es.:1) seduti in cerchio per radunarci 2) canzoncina di benvenuto 3) ripasso di
ciò che si è
fatto la volta precedente 4) nuova proposta 5) canzoncina di saluto.
• Inserire tutti i giochi e le attività in uno sfondo integratore fantastico o
magico (“La pentola magica, “Mago Silenzio”).
• Utilizzare diverse tecniche espressive prima di arrivare al linguaggio
musicale convenzionale (espressione grafica, pittorica).
• Ricercare uno spazio idoneo, non troppo vasto ma che dia possibilità di
movimento, e con il materiale.
La musica come riscatto sociale, musica dall’immondizia, musica e inclusione.
Il pentagramma e le note musicali, la chiave di violino, i segni
addizionali.
Il pentagramma e le note musicali
Le note si scrivono sul pentagramma, o rigo musicale, per indicarne la
diversa altezza. Il pentagramma è composto da 5 righe, tra le quali sono
compresi 4 spazi. Righe e spazi si contano dal basso verso l’alto.
Le note gravi vengono scritte nella parte bassa del pentagramma, quelle acute
nella parte alta. In un pentagramma possiamo rappresentare, in tutto, nove
note: cinque sulle righe e quattro negli spazi.
La musica i suoni sono rappresentati da segni convenzionali che si
chiamano note. Le note musicali sono sette:
I loro nomi sono stati introdotti da Guido d’Arezzo intorno all’anno Mille. Un
altro sistema, utilizzato nei Paesi non latini, indica i suoni con lettere
dell’alfabeto, anziché con sillabe.
Tastiera pianoforte:
I tasti neri sono suddivisi in gruppi di due e di tre. La nota Do corrisponde al
tasto bianco prima dei due tasti neri. In un pianoforte, come puoi vedere,
la nota Do compare otto volte. I diversi Do hanno altezze differenti e vanno dal
più grave, il Do0, nella parte sinistra del pianoforte, al più acuto, il Do7 nella
parte destra. A ogni tasto bianco corrisponde una delle sette note. Sulla
tastiera le sette note si ripetono più volte in successione ordinata, diventando
via via più acute procedendo da sinistra verso
destra.
Ogni gruppo di note compreso tra due dello stesso nome si chiama ottava in
quanto è costituito da otto note. Per esempio: Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si, Do;
oppure Mi, Fa, Sol, La, Si, Do, Re, Mi.
La chiave di violino
All’inizio del pentagramma si pone una chiave, un segno convenzionale che ci
permette di conoscere il nome e l’altezza delle note. Essa, infatti, fissa la
posizione di una nota di riferimento, in base alla quale è possibile
determinare la posizione di tutte le altre note.
La chiave di violino, per esempio, stabilisce che la nota posta sulla seconda
linea
di un pentagramma è il Sol3. Esso corrisponde al Sol centrale nella tastiera
del
pianoforte, o al primo Sol di un flauto soprano.
Oltre a quella di violino, un’altra chiave molto usata è la chiave di basso.
Essa
indica la posizione della nota Fa2. È una chiave adatta a scrivere note gravi,
come
quelle prodotte dal trombone e dal contrabbasso.
L’insieme delle sette chiavi si chiama setticlavio.
Per leggere con rapidità il nome di una nota su un pentagramma in cui è
indicata la chiave di violino, è opportuno imparare a memoria, in successione
dal basso verso l’alto, cioè dal grave verso l’acuto, prima il nome delle note
scritte sulle righe, poi il nome di quelle scritte negli spazi.
I segni/tagli addizionali
Nel pentagramma è possibile scrivere solo nove note, che però non sono
sufficienti per indicare tutti i suoni che si possono ottenere dai vari strumenti.
I compositori si servono allora di trattini aggiuntivi, detti tagli addizionali,
che rappresentano frammenti di altre righe e spazi sistemati sopra e sotto il
pentagramma. In questo modo si possono aggiungere altre note più acute
(nella parte sopra il pentagramma) o più gravi (nella parte sotto il
pentagramma).
Per esempio, in un pentagramma che porta all’inizio la chiave di violino si
possono scrivere le note comprese tra Mi3 e Fa4.
Notazione mensurale (semibreve, minima, semiminima, croma,
semicroma), i tempi (4/4, 3/4,2/4). Il punto di valore, il punto coronale,
la legatura di valore, la sincope.
Notazione mensurale
Le note si scrivono con segni, chiamati figure musicali, eh possono avere
forme diverse:
A ogni forma corrisponde una diversa durata della nota, cioè del suono.
Il tondino della figura musicale si chiama testa e, collocato su una riga o in
uno spazio del pentagramma definisce l’altezza del suono corrispondente alla
nota. Il gambo può essere rivolto in alto o in basso e, nelle note di breve
durata, presenta una o più codette o cediglie.
Le figure musicali sono anche dette figure di valore perché indicano quanto
vale una nota, cioè quanto dura un suono.
Solo la minima e la semibreve hanno la testa vuota; tutte le altre hanno la
testa piena. Ad eccezione della semibreve, che è rappresentata da un pallino
vuoto, tutte le altre figure di valore sono munite di gambo, che può essere
posto a destra se è rivolto in alto e a sinistra se è rivolto in basso. Il gambo
delle crome, semicrome, biscrome, semibiscrome è fornito di una o più
codette, dette anche cediglie.
Per facilitare e abbreviatela scrittura delle cediglie, queste ultime si possono
anche unire tra loro.
I tempi
Ogni figura di valore indica il suo rapporto con le altre figure. Per capire
meglio, scegliamo allora una nota come unità di misura: per esempio, la
semiminima (detta anche un quarto).
I multipli della semiminima saranno, in ordine, la minima e la semibreve:
• la minima (metà) equivale a 2 semiminime (due quarti):
• la semibreve (detta anche intero) equivale a 2 minime (due metà) o a 4
semiminime (quattroquarti);
Lo schema evidenzia i rapporti di durata tra la semiminima e i suoi multipli:
I sottomultipli della semiminima, cioè le figure di durata inferiore, sono la
croma, la semicroma, la biscroma e la semibiscroma:
Ogni codetta aggiunta al gambo di una figura diminuisce il suo valore della
metà. Ogni figura vale la metà della figura precedente e il doppio di quella
seguente.
➢ La croma (1/8, un ottavo) equivale a metà della semiminima, quindi per
ottenere una semiminima
occorrono 2 crome:
• La semicroma (1/16, un sedicesimo) equivale a metà della croma; quindi,
per ottenere una semiminima occorrono 4 semicrome:
• La biscroma (1/32, un trentaduesimo) equivale a metà della semicroma;
quindi, per ottenere una semiminima occorrono 8 biscrome:
• La semibiscroma (1/64, un sessantaquattresimo) equivale a metà della
biscroma; quindi, per ottenere una semiminima occorrono 16 semibiscrome:
Le pause
Le pause in musica hanno gli stessi valori delle note e, come le note,
assumono forme diverse a seconda della loro durata.
Il punto di valore
Si può aumentare la durata di una nota ponendo alla sua destra un punto,
detto punto di valore. Esso aggiunge alla nota un valore uguale a metà del
valore della nota.
Analizziamo le durate delle figure indicate nel rigo qui sopra:
• la semibreve, che ha valore 4/4, è seguita da un punto che ha un valore
equivalente alla metà della nota che lo precede, quindi metà semibreve, cioè
2/4. La semibreve puntata vale allora: 4/4 + 2/4 = 6/4.
• la minima, che ha valore 2/4, è seguita da un punto che ha un valore
equivalente a metà minima, cioè 1/4. La minima puntata vale allora: 2/4 +
1/4= 3/4.
• la semiminima, che ha valore 1/4, è seguita da un punto che ha un valore
equivalente a metà semiminima, cioè 1/8. La semiminima puntata vale allora:
1/4 +1/8 = 3/8
La regola del punto si applica anche alle pause:
Il punto coronato
Nella notazione musicale, la corona o a volte punto coronato è un segno
usato per aumentare il valore di una nota o di una pausa. La corona si può
trovare sopra o sotto una figura musicale.
Quando il segno è situato tra due note o due pause, è come se fosse apposta
una corona su ciascuna di queste; quindi, occorre prolungare il valore di
entrambe. La durata della corona non è specificata, ma può dipendere dal
direttore d’orchestra così come dal cantante (ed in questo caso si dice acuto) o
dallo strumento solista.
La legatura di valore
Per scrivere un suono di durata diversa da quelle considerate finora, per
esempio un suono di durata 3/4 (tre quarti), possiamo unire i valori di due
note che hanno stessa altezza, cioè che rappresentano suoni uguali.
Otteniamo così un unico suono di durata uguale alla somma delle singole
durate (3/4= 2/4 + l/4).
L’unione delle note si indica con una linea curva, chiamata legatura di valore
in quanto lega, cioè somma, i valori delle due note. La legatura, dunque,
produce o stesso effetto del segno + utilizzato in matematica.
Si possono unire anche più di due note, purché siano tutte della stessa altezza
Ecco
Si possono unire anche più di due note, purché siano tutte della stessa altezza.
Ecco un esempio dove, sommando tre note, si ottiene una durata di 7/8:
La sincope
La sincope è uno spostamento di accento.
È una figura ritmica caratterizzata da una nota lunga tra due note
brevi. Si ha una sincope quando c’è una variazione del ritmo un suono inizia
su un movimento o un accento debole e si prolunga su un movimento o un
accento forte. In alcuni casi è facilmente riconoscibile: infatti è rappresentata
da una ritmica in cui sono presenti tre figure, del quali la seconda è di valore
doppio rispetto alle altre due. Per esempio:
I tempi semplici e i tempi composti, i gruppi irregolari, la terzina.
I tempi semplici e i tempi composti
I Tempi sono l’elemento metrico che differenzia i vari brani tra di loro. Ci
sono due tipi:
. Tempi semplici
. Tempi composti
Per capire la differenza tra tempi semplici e tempi composti non dobbiamo
riferirci al numero delle pulsazioni, ma alle suddivisioni all’interno di ciascuna
di esse.
Cos’è la pulsazione? La pulsazione è la serie dei battiti regolari che stano
alla base di un brano
musicale. Le pulsazioni hanno tutte uguale durata e si ripetono con regolarità
all’interno della successione.
Cos’è la suddivisione? La suddivisione è relativa a come si concepisce la
musica all’interno di ciascuna pulsazione.
Tempo semplice
Un tempo si definisce semplice quando i suoi movimenti vengono suddivisi
binariamente. Il numeratore è il numero dei movimenti; mentre il
denominatore è il valore dei movimenti.
Prendiamo come tempo semplice 4/4. Ha un singolo movimento diviso in due
parti (u-no, du-e, tree qua-ttro), e una suddivisione binaria.
Tempo composto
Un tempo si dice composto quando i suoi movimenti vengono suddivisi
ternariamente. Il
numeratore è il numero delle suddivisioni; mentre il denominatore è il valore
delle suddivisioni.
Prendiamo come tempo composto 6/8. Ogni movimento si divide in tre parti
(uno - due - tre).
Sia i tempi semplici che i tempi composti sono formate da 4 forme:
. Binaria
. Terziaria
. Quaternaria
. Mista
I tempi semplici (Quando hanno due suddivisioni per ogni movimento):
Binari: 2/1 2/2 2/4 2/8 2/16 2/32 2/64
Terziari: 3/1 3/2 3/4 3/8 3/16 3/32 3/64
Quaternari: 4/1 4/2 4/4 4/8 4/16 4/32 4/64
Misti: 5/1 5/2 5/4 5/8 5/16 5/32 5/64
7/1 7/2 7/4 7/8 7/16 7/32 7/64
Tempi composti (Quando hanno tre suddivisioni per ogni tempo):
Binari: 6/2 6/4 6/8 6/16 6/32 6/64
Terziari: 9/2 9/4 9/8 9/16 9/32 9/64
Quaternari: 12/2 12/4 12/8 12/16 12/32 12/64
Misti: 15/2 15/4 15/8 15/16 15/32 15/64
21/2 21/4 21/8 21/16 21/32 21/64
I gruppi irregolari
Vengono chiamati gruppi irregolari quei gruppi di note che non applicano la
divisione
convenzionale delle figure musicali per due o multipli di due. Essi presentano
quindi una o più note in eccedenza o in difetto rispetto alla loro durata
complessiva (per esempio, una semiminima del valore di 1/4 viene suddivisa in
3 crome anziché in 2 oppure in 6 semicrome anziché in 4).
Il numero delle note del gruppo irregolare viene sempre indicato scrivendo la
cifra sopra o sotto il gruppo di note. I gruppi irregolari servono per portare
momentaneamente il ritmo di un movimento (o di un’intera battuta) da
binario a ternario, o viceversa. In questi casi non viene cambiata
l’indicazione di tempo della battuta.
La terzina
La terzina è un gruppo irregolare che permette di passare momentaneamente
dal ritmo binario a quello ternario. È costituita da un gruppo di tre note che,
insieme, possono avere la durata di 1/4, 2/4, 4/4 o valori sottomultipli del
quarto (1/8, 1/16, 1/32). Il valore totale delle tre note corrisponde alla
somma dei valori di due figure della stessa specie nel ritmo binario. Per
esempio:
La body percussion e l’analisi ritmica.
Suonare il corpo in maniera organizzata è il modo più antico che l’uomo ha
avuto per comunicare.
La Body Percussion o Body Music è diventata oramai una disciplina usata
trasversalmente nei più svariati contesti, da quello performativo a quello
didattico, da quello musicoterapico/riabilitativo a quello ricreativo/formativo.
Attraverso la body percussion rafforziamo il senso del ritmo, l’autostima e la
capacità di relazionarsi agli altri, la capacità di concentrazione, la
consapevolezza corporea, la coordinazione e la nostra capacità di
organizzazione spazio-temporale; tutto ciò attraverso divertenti attività
ritmiche aventile a disposizione (strumentario Orff, sussidi multimediali,
cartelloni, colori).
Difficoltà progressiva concepite in modo tale che l’ambiente di apprendimento
creato stimoli ogni partecipante a migliorarsi e a esprimersi e relazionarsi con
gli altri membri del gruppo.
Tono e semitono, la scala di modo maggiore e minore, gli intervalli
Il semitono:
Un semitono, cioè la distanza (o intervallo) più piccola tra 2 note, si dice:
• Cromatico, se si trova tra 2 suoni che hanno lo stesso nome (per esempio Do
e Do♯, Sol
e Sol♯);
• Diatonico, quando è situato tra 2 note di nome diverso (per esempio Do e
Re♭, Si e Do,
La e Sol♯).
Le alterazioni
Diesis e bemolle sono chiamate alterazioni musicali perché alterano, cioè,
modificano, i suoni davanti ai quali sono poste.
Per scrivere le alterazioni sul pentagramma si procede così:
• Se il diesis o il bemolle sono utilizzati solo momentaneamente, si scrivono
all’interno della battuta accanto alla nota da alterare (alterazioni
transitorie);
• Se il diesis o il bemolle devono essere eseguiti in tutto il brano (alterazioni
costanti), si
scrivono subito dopo la chiave (armatura in chiave).
Il bequadro
Il bequadro ♮ è un segno utilizzato per annullare l’effetto del diesis o del
bemolle; quindi, riporta la nota alla sua altezza naturale. Nel pentagramma
che segue, il bequadro della terza battuta toglie alla nota Si l’effetto del
bemolle in armatura di chiave, il bequadro della quarta battuta toglie alla nota
Fa l’effetto del diesis.
La scala di modo maggiore e minore
La scala musicale è una successione di suoni vicini che inizia con una nota
e termina con la stessa nota posta alla distanza di un’ottava.
La scala prende il nome della nota di partenza.
Per esempio: Re, Mi, Fa, Sol, La, Si, Do, Re è una scala di Re.
Una scala è:
• Ascendente quando le note che la compongono partono da un suono grave
e procedono
verso suoni più acuti, cioè dal basso verso l’alto;
• Discendente quando le note partono da un suono acuto e procedono verso
suoni più gravi, cioè, dall’alto al basso.
Una scala è detta diatonica quando è formata da una successione di otto
suoni (sette suoni di nome diverso l’uno dall’altro, più la ripetizione del primo
suono un’ottava sopra). Per esempio: Do, Re, Mi,Fa, Sol, La, Si, Do.
Le note della scala diatonica procedono in successione di toni e semitoni
diatonici, cioè con intervalli situati tra 2 note di nome diverso.
Ciascuno dei suoni, detti anche gradi della scala, possiede un nome
differente a seconda della posizione in cui si trova e della funzione che svolge
all’interno del contesto musicale.
La scala cromatica, o scala semitonale, è formata da 13 suoni che procedono
in un a successione di 12 semitoni co presi tra la nota di partenza e quella
di arrivo alla distanza di un’ottava. La scala cromatica è costituita da 12
intervalli uguali, tutti i suoni hanno la stessa importanza, la medesima
funzione.
Intervalli
Osserviamo la tastiera di un pianoforte. A ogni tasto bianco corrisponde una
nota. La distanza tra 2 note, cioè la loro differenza di altezza, è detta
intervallo.
Esempi sul pentagramma e sulla tastiera:
Un intervallo si dice:
• Ascendente, se la seconda nota è più acuta della prima;
• Discendente, se la seconda nota è più grave della prima.
Il dettato melodico.
Il dettato melodico è un esercizio di comprensione della musica. Durante la
prova, viene fatta ascoltare una breve melodia suonata al pianoforte, (in
genere 8 battute), ripetuta a poco a poco, due battute per volta. L’allievo deve
trascrivere correttamente il brano sul pentagramma, con le giuste alterazioni
in chiave, il metro, la durata e, ovviamente, l’altezza delle note. Il dettato
melodico è una delle sei prove dell'esame di “teoria e solfeggio” presso i
conservatori italiani.
Pierino e il lupo, Fantasia, la musica contemporanea, l’Opera spiegata
ai bambini.
Pierino e il lupo è una composizione del musicista russo Sergej Prokof'ev,
scritta nel 1936
con lo scopo di far conoscere ai ragazzi alcuni degli strumenti presenti
nell’orchestra. È
una favola sinfonica scritta per l’infanzia, su testo dello stesso Prokof'ev: per
l’esecuzione
è richiesta la voce di un narratore e l’accompagnamento dell’orchestra.
La vicenda narrata è considerata semplice, grazie anche alla presenza dei
personaggi
comprimari quali il nonno, l’anatra ed il gatto. Pierino è un giovane pioniere
che ha per
amici un uccellino, un’anatra e un gatto quando, a un certo punto, vede
aggirarsi nei boschi
un lupo. Pierino decide di eliminare il lupo, ma il suo severo nonno considera
questa
impresa troppo pericolosa per lui e perciò non gli permette di svolgerla.
Pierino però rimane comunque determinato a occuparsi del lupo, ma il nonno
trascina Pierino nel giardino e chiude il cancello per impedire al nipote di
uscire. Pierino vede l’anatra farsi una nuotatina e il gatto cercare di catturare
il povero uccellino che si rifugia sui rami di un albero; in quel momento arriva
il lupo che si aggirava nei boschi e il gatto, impaurito, raggiunge l’uccellino
sull’albero. L’anatra, presa dal panico, corre sulla riva del lago, ma viene
mangiata viva dal lupo. Pierino assiste alla scena, mentre l’uccellino svolazza
davanti al muso del lupo per distrarlo. Successivamente l’uccellino va ad
avvertire dei cacciatori,
dicendo loro che Pierino sta rischiando di venire mangiato dal lupo; il
bambino, nel
frattempo, prende una corda robusta, la lega alla coda del lupo e annoda
l’altro capo a un
ramo dell’albero. In quel momento arrivano i cacciatori a suon di spari e
Pierino fa notare
loro che il lupo ormai è già stato sconfitto; dopo un pό l’anatra riesce ad uscire
dalla pancia
del lupo e tutti insieme rientrano in paese in un corteo trionfale.
La musica di Pierino e il lupo è pensata soprattutto per far familiarizzare i
giovani
ascoltatori con gli strumenti dell’orchestra; lo scopo educativo dell’opera è
infatti
essenzialmente artistico e non morale, anche se il cattivo della storia (il lupo)
viene
comunque, punito.
I ritratti musicali sono divertenti e acuti, brevi melodie che sottolineano i
movimenti di
ogni personaggio; ognuno ha come riferimento uno strumento musicale di
volta in volta
diverso. I trilli e gli svolazzamenti dell’uccellino sono espressi dal flauto;
l’andamento
lento e goffo dell’anatra dall’oboe; il carattere indolente del gatto dal timbro
vellutato del
clarinetto, impiegato anche in uno staccato; la voce profonda del nonno dal
registro del
fagotto; l’ululato spaventoso del lupo dai tre corni; l’incedere saltellante di
Pierino da tutta
la famiglia degli archi; l’arrivo dei cacciatori dai legni e gli spari dei loro fucili
dai timpani
e dalla grancassa.
Uccellino=flauto
Gatto=clarinetto
Nonno=fagotto
Lupo=corni
Pierino=archi
Cacciatori=legni
Fucili=timpani e grancassa
(Fantasia)
Fantasia è un film d’animazione del 1940 della Walt Disney. Si apre con scene
live-action
dei membri di un'orchestra che raccolgono e mettono a punto i loro strumenti.
Il Master of
Ceremonies (narratore) entra in scena e introduce il programma:
• Toccata e fuga in Re minore di Johann Sebastian Bach.
• Lo schiaccianoci di Pëtr Il'ič Čajkovskij.
• L’apprendista stregone di Paul Dukas.
• La sagra della primavera di Igor Fëdorovič Stravinskij.
• Intervallo/Incontra la Colonna Sonora.
• Sinfonia n. 6 “Pastorale” di Ludwig Van Beethoven.
• Danza delle ore di Amilcare Ponchielli.
• Una notte sul Monte Calvo di Modest Petrovič Musorgskij e Ave Maria di
Franz Schubert.
Come organizzare una lezione di musica a scuola. Musica ed
inclusione.
c) Prova a riprodurre la melodia che hai memorizzato cantando senza parole e
usando la sillaba la (la, la, la, etc…); prova a riprodurre la melodia che hai
memorizzato, cantando con le parole; prova a cantare la melodia insieme ai
tuoi compagni.
d) Esercizio 1 – accompagna il brano musicale battendo le mani sul banco solo
sui tempi forti (U-no). Ecco la trascrizione musicale di ciò che farai:
Esercizio 2 – accompagna il brano musicale battendo le mani solo sui tempi
deboli (Du-e).
Ecco la trascrizione musicale che farai:
Esercizio 3 – l’insegnante divide la classe in due gruppi: il gruppo A batterà
solo le pulsazioniforti, mentre il gruppo B batterà solo le pulsazioni deboli.
Ripetete l’esercizio invertendo i gruppi.
e) L ’ i nsegnante divide la classe in due gruppi: A batterà la pulsazione di
base,
mentre il gruppo B batterà il ritmo melodico.
A volte il ritmo melodico è uguale alla pulsazione di base (la durata delle note
della melodia è uguale alla pulsazione di base=colore rosso), altre volte dura
più della pulsazione di base (quando contiene note di valore doppio=colore
verde), altre volte ancora il ritmo melodico è più veloce della pulsazione di
base (quando contiene note di valore dimezzato=colore
azzurro). Tipi di learning: Doing, Learning, Thinking, Enjoing, Loving.
METODO DALCROZE: ideato da Jacques-Dalcroze nel 1905 e improntato sul
criterio della ginnastica ritmica che vede l’allievo come un’entità globale con
competenze e abilità già acquisite. Questo metodo ha come tema centrale il
movimento, il linguaggio musicale e la capacità d’immaginazione. Al bambino
vengono dati degli stimoli ai quali risponde con movimenti spontanei e ciò
permette lo sviluppo della sfera cognitiva, sociale, psicologica e inventiva. Il
metodo Dalcroze mira ad educare il senso cinestetico, uditivo, ritmico,
artistico e creativo grazie al movimento costante del corpo. Tre sono le basi
sulle quali si fonda:
- Ritmica
- Solfeggio
- Improvvisazione
Dalcroze fu anche il fondatore dell’Euritmica, un sistema di educazione
musicale che funziona attraverso il movimento e che favorisce l’approccio
corporeo dei sensi concentrandosi sul ritmo.
METODO ORFF-SCHULWERK: ideato da Carl Orff nel 1924, esso è una
metodologia d’insegnamento musicale ispirata da Dalcroze e che ad oggi è
definita linea pedagogica che mira a creare degli artisti e degli insegnanti
capaci di unire la musica con il movimento del corpo e per questo motivo è
stato inserito nel quadro di riferimento dello sviluppo pedagogico-musicale.
Orff capì l’importanza del fattore ritmico in tutta la sua totalità e stabilì delle
caratteristiche da seguire per renderlo efficace e piacevole:
- Ricerca della semplicità e della pratica
- Utilizzo di musica elementare, comprensibile e adatta all’età;
- L’uso della scala pentatonica;
- Nessuna imposizione delle teorie;
Per queste caratteristiche viene affiancato uno strumentario apposito,
chiamato Strumentario Orff, che è composto da strumenti a percussione
ritmici(come tamburi e triangoli), da strumenti a percussione melodici(come
xilofono) e dalla creazione di materiale popolare che racchiude in esso i detti e
le filastrocche tradizionali e popolari. Secondo una ricerca pedagogica si
evince che il metodo Orff è l’unico metodo intriso
di stimoli efficaci che permettono ai bambini di avvicinarsi alla musica
attraverso la sperimentazione attiva come l’uso della propria voce o del
proprio corpo facendo di esse come delle vere e proprie esperienze musicali
promuovendo anche la socializzazione, l’attenzione e anche l’integrazione dei
bambini diversamente abili.
METODO DI ZOLTÀN KODÀLY: fu ideato da Kodàly, un compositore,
etnomusicologo e pedagogo ungherese che nel corso della sua ricerca si fece
affiancare da numerosi esperti per osservare cosa si studiasse negli istituti
scolastici e si rese conto che bisognava potenziare lo studio della musica sin
dalla tenera età. Infatti, facendo numerosi esperimenti, si rese conto che gli
studenti delle scuole superiori avevano un miglior rendimento scolastico, sia
in area linguistica e logica, dopo aver studiato qualche minuto
di canto a settimana e questi erano studenti che non avevano mai studiato
musica.
Kodàly, per introdurre il potenziamento musicale, diffuse il repertorio della
musica tradizionale ungherese sviluppando così un metodo educativo nuovo e
ben strutturato. Per via dell’assenza di un manuale, alcuni studiosi definiscono
il suo contributo con il termine “concetto” e non con quello del “metodo”
anche se esso fu pieno di esercizi e di conferenze dove veniva ribadito
l’importanza dell’insegnamento musicale come fondamento della vita
dell’uomo e della società tenendo conto di principi pedagogici.
Grazie ai suoi dieci anni di ricerca sul campo, in alcuni Paesi, la musica è
affiancata a materie come la lingua e la matematica perché è l’unica disciplina
che fa lavorare entrambi gli emisferi cerebrali coinvolgendo anche l’affettività.
Il metodo Kodàly ha un credo filosofico improntato sulla pratica e vede la
musica come un mezzo per crescere e per formare i giovani attraverso due
dispositivi naturali: la voce e il corpo.
Dà importanza al canto corale e prevede l’uso di materiale musicale facendo
ricorso a mezzi didattici specifici come:
- Chironomia: conoscere note attraverso la gestualità, il bimbo comincia a
decifrare il linguaggio musicale sviluppando la capacità dell’ascolto attraverso
la vista;
- Solmisazione: insegnare i gradi di una scala musicale attraverso le sillabe;
- Notazione ritmico-letterale: rappresenta l’emozione interiore e unisce la
melodia e il ritmo permettendo di saper leggere uno spartito;
- Solfeggio relativo o Do Mobile: appartiene al linguaggio musicale e
prevede l’uso di sillabe della solmisazione relativa per indicare i suoni in base
alla loro posizione nella scala e non in base alla loro altezza assoluta. Il primo
grado di ogni scala maggiore viene chiamato Do mentre il primo di ogni scala
minore viene chiamato La. Quindi una melodia viene riconosciuta grazie alla
relazione tra
i suoni e alla loro funzione. Bisogna privilegiare la lettura del do mobile
perché è molto più semplice della lettura assoluta poiché non si studiano
note ed intervalli che possono essere complicate con la presenza di diesis e
bemolli che potrebbero solo confondere il bambino. Inoltre, il do mobile viene
privilegiato perché esso aumenta la capacità di sentire, intonare e leggere la
musica.
Il musicogramma:
Un Musicogramma è un modo per rappresentare graficamente ciò che
possiamo sentire in un brano musicale.
Si tratta di una delle tante forme di scrittura musicale non convenzionale e
permette di scrivere uno spartito semplificato, fatto di segni come linee,
palline e altri simboli, che aiuta a seguire l’andamento del brano facendo
notare alcune sue caratteristiche, come ad esempio la melodia, il ritmo e/o la
struttura.
Un gioco colorato fatto di attenzione all’ascolto e coordinazione motoria.
La solmisazione e il metodo del do mobile
La solmisazione è un metodo di lettura della musica che ha origini antiche
Tale metodo si basa su un principio psicologico secondo cui la percezione di
una melodia non deriva dalle frequenze assolute dei suoni che la compongono
ma dal loro rapporto relativo (successione intervallare). Ne è una
inconfutabile prova il fatto che, ascoltando una canzone a diverse altezze, ci si
rende conto di come la melodia della canzone non cambi, indipendentemente
da come questa venga percepita, ora più bassa ora più alta. La spiegazione di
questo fenomeno è da attribuire ai rapporti intervallari dei suoni che la
compongono e che, a prescindere dall'altezza in cui si presenta la melodia,
rimangono sempre gli stessi. Il nostro orecchio, dunque, riconosce il ruolo
ricoperto dai suoni all'interno del contesto melodico che denota e che
caratterizza la melodia di quella canzone. L'essenza di ogni melodia, dunque,
non risiede nelle note che la compongono, ma nella relazione tra le note che la
compongono (e che si esprime in termini di toni e semitoni). Pensiamo ad
esempio all'Ave Maria di Franz Schubert (Ellens Gesang III, D 839, Op. 52 n.
6, 1825), uno dei brani più eseguiti dai cantanti lirici e no. Pur essendo
concepita originariamente dall'autore in Sib maggiore (tonalità comoda a un
soprano), il brano è stato adattato alle esigenze vocali di tutte le categorie di
cantanti. Esistono infatti diverse versioni, una per ogni tipo di voce: soprano,
mezzosoprano, contralto, tenore, baritono, basso; e persino per le voci
bianche. Indipendentemente dalla voce del cantante e dall'altezza in cui il
brano viene eseguito, è evidente che la melodia è identica.
L'operazione con cui si cambia l'altezza di un brano si indica con il termine
"trasposizione" o "trasporto". Trasportare un brano a diverse altezze non è
affatto immediato, perché cambiano le note e le alterazioni in chiave. Per
semplificare questa operazione alcuni strumenti, come diversi organi liturgici,
sono forniti di uno strumento, detto appunto "traspositore". Se un brano ad
esempio risulta eccessivamente basso o alto, e quindi di difficile esecuzione
per il coro, l'organista interviene con il traspositore. Tale strumento permette
di alzare o abbassare rispettivamente la tonalità del brano (da un semitono a
qualche tono) in maniera automatica, senza alcuno sforzo intellettivo (che
deriverebbe invece da una lettura del brano trasposto sul momento) da parte
degli esecutori. I coristi potranno pertanto cantare in una tonalità a loro
comoda e l'organista potrà continuare a leggere il brano dalla partitura nella
tonalità originaria. Ma ritorniamo alla solmisazione. Essa, come già detto, ha
origine molto antiche. Dobbiamo fare un salto nel passato e in particolare
intorno all'anno Mille, quando un monaco pieno di inventiva, Guido D'Arezzo,
forse il più grande trattatista e didatta del Medioevo, sviluppò un metodo
legato al canto chiamato appunto "solmisazione", dal nome delle note musicali
sol e mi. Scopo della solmisazione era quello di rendere più facile ai cantori
l'apprendimento delle melodie mediante uso dell'esacordo (esacordo
guidoniano), un sistema di sei note chiamate ut, re, mi, fa, sol, la. Tutti i suoni
dell'esacordo procedono per grado congiunto a intervalli di un tono, con un
solo semitono tra il terzo e il quarto. Uno strumento di supporto alla lettura e
alla memorizzazione delle melodie era costituito dalla "mano guidoniana", un
metodo chironomico grazie al quale la successione dei suoni veniva fatta
corrispondere alle falangi e alla punta delle dita della mano. Il metodo fu
definito dallo stesso Guido come un espediente didattico in grado di insegnare
ai suoi discepoli a intonare gli intervalli con una certa facilità e a memorizzare
meglio il repertorio. Non approfondiremo quanto teorizzato dal buon Guido,
ma ci limiteremo a dire che il suo metodo venne successivamente modificato e
rielaborato nel corso dei secoli. Si deve alla didatta Inglese Sarah A. Glover,
agli inizi dell'Ottocento, l'invenzione del metodo di solmisazione moderno.
Tale metodo venne a sua volta perfezionato dal pastore John Curwen nella
seconda metà dell'Ottocento. Il
principio che stava alla base di questo metodo, tanto diffuso in Inghilterra, era
quello di svincolare la lettura della musica dal concetto di tonalità. Si
utilizzavano pertanto alcune sillabe (doh, ray, me, fay, soh, lah, te) per
indicare i suoni in base alla loro posizione nella scala (valore relativo dei
suoni) e non in base alla loro altezza definita e quantificabile (valore assoluto
dei suoni). Un approccio alla musica di questo tipo comporta appunto una
lettura relativa dei suoni (perché basata sui gradi della scala) e non assoluta.
II metodo, inoltre, era supportato dalla chironomia. Uno specifico gesto della
mano veniva assegnato a ogni grado della scala. Tale gesto costituiva un
valido aiuto visivo ai cantori nella fase di studio dei brani. Si dava molta
importanza al gesto in quanto esso è capace di veicolare meglio i contenuti
cognitivo-musicali e di supportarne l'apprendimento.
Il metodo Kodály, ampiamente diffuso in Ungheria e in altre parti del mondo, è
profondamente debitore al metodo di Curwen (come ammesso dallo stesso
Kodály nella prefazione del suo Metodo corale). È chiaro che, a distanza di
secoli, il metodo di solmisazione proposto da Kodály risulta ben differente dal
metodo di solmisazione teorizzato originariamente da Guido D'Arezzo, e
proprio per questo, da adesso per non fare confusione, chiameremo la
solmisazione moderna con il nome "sistema del do mobile" o "metodo del do
mobile" o più semplicemente "do mobile".
Soffermiamoci però sui punti di forza del sistema del do mobile (che sarebbero
poi gli stessi punti di forza del metodo di Guido D'Arezzo) e cioè: la lettura
relativa e la chironomia.
Il vantaggio della lettura relativa è quello di rendere più semplice il
riconoscimento degli intervalli, dato che lo stesso intervallo, ad esempio I
grado/tonica* - V grado/dominante**, viene denominato do-sol allo stesso
modo in tutte le tonalità. Sarà quindi chiamato do-sol anche l'intervallo sib
tonica-fa dominante o l'intervallo sol tonica-re dominante o l'intervallo do#
tonica-sol# dominante, più in generale, tutti gli intervalli di quinta giusta
(intervallo composto da 3 toni e 1 semitono) ascendente tra i gradi tonica e
dominante di tutte le tonalità (al paragrafo 6.2 sono specificati i gradi della
scala e le loro funzioni). Da questi esempi e da quanto precedentemente detto
deduciamo, quindi, che la lettura relativa verte su una lettura melodica basata
sulle funzioni tonali dei suoni (ovvero sul ruolo che essi hanno all'interno della
scala) anziché sui nomi dei suoni relativi alla loro intonazione assoluta.
Associando alla lettura relativa la chironomia, il processo di apprendimento
risulta ancora più agevole ed efficace. Grazie a un sistema codificato di segni
da eseguire con le mani, si intensifica il legame tra la sillaba, gesto ed
esperienza sonora. Il pensiero musicale si fa un tutt'uno con il gesto motorio e
con il suono che, durante l'emissione, risulta ancora più sicuro. La sillaba
richiama nel cantore un'esperienza sonora e corporea (il gesto della mano)
agevolandolo così nell'intonazione e più in generale nel canto. Le ricadute nel
processo di apprendimento in un contesto scolastico sono indiscutibili, in
quanto ad ogni gesto codificato della mano del discente corrisponde una nota
musicale, pertanto l'esecuzione di un brano avviene (in sede di studio)
vocalmente e gestualmente. Si canta ad esempio il quinto grado di qualsiasi
tonalità come sol e, al fine di un supporto mnemonico-esecutivo, si associa a
quel sol un gesto della mano, codificato come gesto di dominante.
La chironomia, dunque, ben si sposa con il sistema di lettura relativa e
rappresenta uno strumento vantaggioso per il processo di assimilazione e
memorizzazione delle note. Per tonica si intende il primo grado della scala, il
suono fondamentale.
per dominante si intende il quinto grado della scala la cui caratteristica è
quella di creare tensione.
Metodo Cosenza:
Il metodo che ci accingiamo ad esaminare e che da questo momento
chiameremo "Metodo Cosenza applicato alla lettura e al canto" o, più
semplicemente, "Metodo Cosenza", è stato ideato e realizzato dall'autore per
rispondere a tutte quelle domande che ci siamo posti alla fine del capitolo
precedente. Tale metodo si presenta, dunque, come valida alternativa al
sistema del do mobile precedentemente descritto e nasce con lo scopo di
supportare e rafforzare la lettura assoluta delle note. Un metodo innovativo,
facile ed immediato per l'apprendimento della musica dalla scuola primaria in
poi, che accompagnerà i discenti nel corso degli anni. Se ben sfruttato, esso
sarà in grado di regalare ai fanciulli discenti momenti ludici ma, soprattutto,
fornirà loro delle competenze musicali non indifferenti. Il metodo, per essere
messo in pratica, non necessita di grandi conoscenze della musica da parte di
chi lo adotta. Sono però necessari due strumenti: la scala cromatica e il regolo
musicale (che da questo momento in poi chiameremo per semplicità solo
regolo).
correttamente, rischia di generare confusione nella mente dei piccoli discenti.
Ma procediamo con ordine. Innanzitutto descriviamo come realizzare i due
componenti fondamentali per mettere in pratica il metodo Cosenza e cioè la
scala cromatica e il regolo.
L'attività iniziale di costruzione di questi due strumenti è importante perché
saranno coinvolti gli stessi alunni. In tal modo ogni alunno comprenderà di
avere dato un contributo non solo alla realizzazione degli strumenti, ma anche
allo svolgimento delle attività successive. Ciò avrà ricadute positive sul
bambino rafforzando in lui il senso di autoefficacia e di autostima.
Scale cromatiche
Si è usato il plurale perché le scale cromatiche da realizzare sono due, una
con i diesis e l'altra con i bemolle. La seguente attività è da avviare in classe,
rendendo partecipi tutti gli alunni. Su dei fogli molto grandi (si consiglia
almeno 200 cm di base e 250 cm di altezza) gli alunni, coordinati
dall'insegnante, disegnano una scala come quella mostrata in Figura 6. La
scala è composta da circa 30 gradini. Su ogni gradino è posizionato il nome di
una nota appartenente alla scala, in sequenza dal suono più basso al suono più
alto. La prima scala da disegnare e colorare è quella cromatico diesis (Figura
6). Si consiglia di posizionare nel gradino più basso il La che corrisponde al
La2 (ossia il La sotto il Do centrale) e, a seguire, tutti gli altri gradi in ordine
crescente di altezza. Il primo Do della scala (posizionato sul quarto gradino
partendo dal basso) corrisponde al Do centrale (Do3). Anche se nelle Figure 6
e 7 la nota più alta di entrambe le scale è il Do, corrispondente al Do5 (due
ottave sopra il Do centrale).