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NUMISMATICA

Il documento tratta l'evoluzione della monetazione romana imperiale, evidenziando la distinzione tra monete e medaglie, e il concetto di moneta fiduciaria. Viene analizzata la nascita della moneta coniata, il suo ruolo nella società e la sua funzione di riserva di valore, con riferimenti a filosofi come Aristotele. Inoltre, si discute l'importanza dell'autorità pubblica nella coniazione e nella regolamentazione della moneta nel contesto storico.

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NUMISMATICA

Il documento tratta l'evoluzione della monetazione romana imperiale, evidenziando la distinzione tra monete e medaglie, e il concetto di moneta fiduciaria. Viene analizzata la nascita della moneta coniata, il suo ruolo nella società e la sua funzione di riserva di valore, con riferimenti a filosofi come Aristotele. Inoltre, si discute l'importanza dell'autorità pubblica nella coniazione e nella regolamentazione della moneta nel contesto storico.

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18.

09

1° lezione

La monetazione romana imperiale è riassunta nel repertorio Roman Imperial Coinage.


- Catalogo = presenta le monete di un dato museo
- Repertorio = riassunto di tutti i dati riferibili alle monete conosciute (periodo di datazione,
orientamento; leggenda diff nelle leggende
corpus numnorum italiorum = monete battute dalla fine dell’Impero Romano in poi

Il tesoro è un qualcosa che viene nascosto con l'intento di poterlo recuperare (nella
legislazione romana viene fatta questa distinzione), era una forma comunissima di
accantonamento. quando viene ritrovato, chi è il proprietario?
Testi = cantinella, casey (2 capitoli riferibili ai ritrovamenti in scavo; capire i concetti),
monete romane e il regolamento degli scambi nell’antichità
cipolla le avventura della lira, il fiorino e il quattrino, la storia antica attraverso le monete.
Moneta fiduciaria = separata dal valore intrinseco (oggi)
I sistemi monetari antichi si fondono sul contenuto metallico di una determinata serie
monetale, con i vari oscillamenti inflazionari.
Differenza tra moneta e medaglia: nella moneta il valore intrinseco è garantito dall'autorità
emittente che ne garantisce il peso. Il peso viene inserito in un sistema coerente che
permette lo scambio. Per nominale intendiamo il taglio dato ad una moneta inserito in un
sistema di valori definito.
La medaglia può avere un suo contenuto metallo ma non è inserito in un sistema metallico,
per tale motivo deve essere pesata perché nessuna autorità emittente ne garantisce il peso.
La medaglia come oggetto nasce tra il 500 e il 600.
Le monete del 500 (rinascimento) presentano per la prima volta il profilo dell'autorità
emittente, (ciò accadeva in età imperiale), e le monete d'argento venivano chiamate testoni.
La moneta coniata, scoperta dei primi del '900, nasce in Lidia nelle colonie greca dell'asia
minore, fine del VII inizi del VI sec a.C. Le prime monete erano in elettro lega 'naturale', tra
oro e argento con percentuale variabile (alcuni studi hanno messo in evidenza che già nelle
prime emissioni vi era un intervento dell'autorità con aggiunta d'argento). Lingotto striato e
punzonato d'elettro che ancora non presenta un tipo quadrati incusi che indicano il sistema
ponderale di riferimento (Mileto) indicherebbe lo statere. Tondelli lisci, striati, punzonati
che fanno parte di un rapporto ponderale ben preciso, ma ancora non possono essere
chiamate monete poiché non presentano un tipo.
Le prime sono state ritrovate negli scavi dell'Artemision di Efeso.
Moneta di Phanes presenta il tipo al diritto e al rovescio; D: cervo andante con leggenda
Phanes.
La leggenda non indica il proprietario della moneta ma l'autorità che si fa garante della
moneta.
NOMISMA= nomos (legge). è l'autorità che garantisce la moneta
Coniare moneta è sinonimo di libertà di una comunità (poiché è autonoma), per tale motivo
si diffonde velocemente la coniazione, per tale motivo coniare una moneta falsa diventa un
delitto di lesa maestà che comporta pene gravissime.
Prima della moneta esistevano altri sistemi di scambio (baratto e non solo) l'utilizzo anche
del metallo pesato ma non coniato.
Aristotele e altri filosofi si sono interessati al tema della moneta coniata: contata e non
pesata. Si sono chiesti e come e perché è nata. il primo ad averlo fatto in maniera razionale è
Aristotele, nella politica dà una spiegazione che è nata per agevolare lo scambio, viene
spiegata nel contesto in cui la società supere la fase del baratto; nell'etica nicomachea invece
individua la nascita direttamente allo sviluppo della poleis ponendo i cittadini sullo stesso
piano. Nel mondo omerico gli scambi avvenivano in base allo status sociale. la moneta
invece simboleggiava almeno da un punto di vista formale l'uguaglianza tra i cittadini.
Questi 2 concetti differenti hanno influenzato gli studi numismatici.
Le lingue germaniche distinguono in maniera precisa la moneta generica (money) e quella
coniata (coin).

19.09
2° lezione

La moneta è il frutto di una produzione industriale perché è il prodotto di una coppia di


coni, ciò che ne proviene vuole essere identico. Di fatto è una produzione artigianale che
non è diversa dalle altre ma ha come differenza il fatto che ci sia un controllo dallo stato.
La moneta si diffonde in due ambienti politici diversi: l’ambito delle polis greche e il regno
di Lidia.

come e perché è nata? Aristotele si interroga su ciò, nella politica e nell’etica. Egli giustifica
la nascita come agevolazione degli scambi. L’altro passo presente nell’etica in cui
analizzando gli aspetti del mercato nell’ambito della poleis greca; la poleis si riconosceva
nello spazio dell’agorà ed era il luogo che rendeva possibile lo scambio tra eguali.
La moneta coniava forniva lo strumento che simboleggiava l’eguaglianza sociale tra i
contraenti. (E. Wll, sull’aspetto etico dell’origini della moneta coniata)
Moneta coniata  strumento neutro accettato per convenzione per qualsiasi tipi di
pagamento (verso lo stato, da parte dello stato ad esempio remunerazione di servizio, tra i
privati) consentendo di retribuire facilmente azioni d’opera. Dando vita a meccanismi di
ridistribuzione, assicurando la giustizia.
Nel XIV Nicholas Onesm, si interroga sulle funzioni della moneta (prima volta nel
medioevo) e sul giusto prezzo.
Tutto ciò presuppone un ambito politico in cui si stanno formando i tasselli di uno sviluppo
sociale. Si creano delle serie ordinati di nominali che possono essere più o meno articolati,
possono essere monometallici (ad esempio a base argentea nel mondo greco), in età
ellenistica si ha un sistema plurimetallico. Il mondo romano imperiale aveva sicuramente un
sistema trimetallico.

Nel mondo della poleis le emissioni di nominali piccoli diventa uno strumento adatto per
organizzare la vita politica della città (i cittadini che partecipavano alle assemblee erano
retribuiti come incentivo a partecipare alla vita politica della poleis, due oboli).

Aristotele individua una 3° funzione della moneta: quella di fungere da riserva di valore,
tesaurizzazione (nasce prima della moneta, esistono tesori di oggetti non coniati). Una
traccia del suo pensiero nella spagna visigota; secondo Isidoro 3 cose sono essenziali della
moneta il metallo, la legge e la forma.

Accanto alla moneta coniata vi erano altri strumenti di pagamento.

Perché si passa da pezzi di metallo non coniati? Perché il tipo impresso sul metallo limita il
suo uso, poiché la moneta vale per il suo valore intrinseco.

Il rapporto (ratio) di cambio tra oro e argento è stato spesso di 1 a 12, questo valore cambia
nei secoli a seguito della disponibilità nel mercato di uno e dell’altro.

Nel momento in cui una moneta esce dalla propria città deve essere cambiata e ciò
costituisce un vantaggio per lo stato.
Sulla base di questi elementi che si fonderà poi la moneta fiduciaria; monete che hanno un
valore metallico inferiore rispetto a quello che è imposto dall’autorità. Nelle monete antiche
il valore della moneta è espresso in termini esplicito solo nelle prime monete di bronzo
romane in once (attraverso dei pallini). Sulla base della garanzia che lo stato dà avremo lo
sviluppo della moneta fiduciaria nell’Italia meridionale a partire dal XV sec, sulla base di
ciò chi è falsario compio un delitto di lesa maestà. Ciò viene ripetuto ampiamente nella
legislazione romana e durante l’alto medioevo in particolare con l’editto di Rotari, 640 d.C.

È talmente importante il concetto dell’autorevolezza pubblica che si esprime attraverso la


moneta che in un certo senso essa è utilizzata per attribuire autorità per chi usurpa il potere.
Una delle prime azioni che compie un usurpatore è quella di emettere moneta a proprio
nome. Anche la legislazione carolingia è molto attenta a ciò, attraverso una ventina di
capitolari (imponendo la circolazione di moneta unicamente prodotta dallo stato, per
limitare la circolazione della moneta musulmana).
Pipino il breve, fondatore della dinastia carolingia, riporta in termini espliciti la regalia sulla
moneta. Federico barbarossa recuperando gli elementi di diritto romano: lotta con i comuni
che si erano dati l’autorità di battere una propria moneta.
I greci definivano documos la sua moneta ossia garantita, definita invece eudocumos la
moneta pregiata regno di Lidia e di Persia dove continuava ad essere utilizzato il metallo
puro (frammenti per lo più) ma non sempre coniato e quindi non garantito, anche barre
d’argento ad esempio rivenuto in un ripostiglio della Mesopotamia.
Alcune monete presentano delle strisciate tali azioni può avere due motivazioni o per
controllare l’effettivo valore della moneta o per demonetizzarla.
Il vetro circolava sotto forma di pani che poi venivano successivamente elaborati anch’essi
potevano essere strumento di scambio, bestiame, cereali.

Tra IX e X sec degli atti notarili segnano il valore di una x terra espresso in buoi o stoffe.

La compresenza di metallo coniato e altri elementi di scambio ci spieghiamo l’utilizzo


romano del termine di pecus che indicava sia le monete (pecunia) che le pecore, ‘la
ricchezza dei pastori consisteva nel bestiame’ (Varrone).
Una delle prime forme di moneta riporta il tipo del bue, secondo alcuni proprio perché il
lingotto di aes segnatum (ambito romano) è perché ricorda l’utilizzo del bue come
strumento di scambio o semplicemente come misura di valore (condiviso).
In india rupe indica il bestiame rupia è la moneta, si tratta quindi di un fenomeno non solo
presente a Roma.
Il termine soldato deriva da solidus con cui veniva indica la moneta d’oro romana a partire
da Costantino (o forse Diocleziano).

Il termine moneta deriva dal fatto che secondo alcuni dal tempio di Giunone Moneta, in
questo caso l’attributo deriva dal fatto che le avrebbero dedicato il tempio sul campidoglio,
poiché lei avrebbe fatto starnazzare le anatre al momento dell’arrivo dei Galli.
Moneta deriva dal verbo monere che indica tra i vari significati quello di ammonire.
Tale termine appare per la prima volta di Cicerone.
L’edificio della zecca della Roma repubblicana viene collocato sul campidoglio di fianco al
tempio.

Il termine zecca deriva dall’arabo (di età medievale). In francese il termine monaie indica
sia la zecca che l’oggetto fisico.
Fasi di passaggio tra l’utilizzo del metallo a peso e la moneta:
Il metallo diviene rapidamente l’antenato della moneta perché poteva essere tesaurizzato (ad
esempio in Mesopotamia, ricordiamo il ripostiglio di Tell Taya, fine del III millennio, che
vede una compresenza di ceramica e due metalli, oro e argento, sia frammenti in forme che
anelligli anelli probabilmente avevano una funzione monetaria poiché troppo grandi o
piccoli per essere infilati alle dita. C’è una prevalenza di presenza di metallo, in particolare
l’argento.
Erano presenti anche delle barre attraverso la fusione all’interno di una matrice, è il primo
passo verso una normalizzazione di peso. Queste barre potevano però essere frantumate e in
quel caso si rende necessario l’utilizzo di una bilancia.
Ripostiglio di Nush-i Jan è datato al VI circa a.C., datato attraverso il contenitore ceramico
in cui erano inseriti degli oggetti metallici, siamo in grosso modo nello stesso periodo in cui
in ambito microasiatico abbiamo le prime monete coniate. Si tratta di un ripostiglio non
troppo diverso da quello del III millennio. Anche qui sono presenti degli anelli che
dovevano avere funzione monetaria. Le sbarre di metallo pesavano tutte e tre
approssimamene 170gr, bilance quindi precise.
Un contratto stilato a Tebe su pietra riporta l’acquisto di un toro per un insieme assortito di
beni, le due parti hanno stabilito che le due parti avevano il valore di 100 teber (misura di
valore metallico).
Il passaggio alla moneta coniata è un’evoluzione. Anche adesso gli stati utilizzano
pagamenti differenti dalla moneta attraverso le materie prime (come il gas).

25/09
3° lezione
Le fasi più arcaiche delle forme di scambio; premoneta:
In area mesopotamica, sulla Mesopotamia abbiamo una grande tradizione scritta grazia ad
essi riusciamo ad individuare le prime forme dello scambio. Nel momento in cui si inizia ad
utilizzare del metallo in forme dobbiamo immaginare la creazione di sistemi ponderali che
via via diventeranno più precisi.
Nel famoso codice di Hammurabi, XVIII sec a.C., primo codice di leggi scritte che è giunto
a noi, egli diventa un personaggio di rilievo solo alla fine del suo lungo regno, ci rimanda
alla vita associata con la necessità di normare la vita tra i sudditi. In esso sono presenti
elenchi di multe codificate in forme metalliche citando per lo più anelli, in altri casi è lo
stato che finanzia i cittadini attraverso questi pagamenti metallici (servizio militare).
Altro aspetto importante legato agli anelli, dal testo si intuisce che essi hanno un valore
nominale superiore al valore ponderale (peso), nasce un concetto fondamentale quello della
moneta fiduciaria. Lo stato può imporre un valore superiore a quello che è in realtà
contenuto nell’oggetto.
Tra i metalli di funzione monetaria abbiamo oro, argento e rame. Il rame è alla base della
lega metallica del bronzo, è citato in testi antichi nel 2500 a.C. in Siria Ebla, ha la stessa
radice del termine che indica l’isola di Cipro che è tutt’ora all’origine del termine francese
per indicare il rame.
Il metallo per eccellenza nel mondo greco è l’argento, il principale strumento per finanziare
spedizioni commerciali, attraverso le carovane che trasportavano merci per lunghe distante
ed era lo strumento più semplici per le strutture palaziali per tesaurizzare la ricchezza.
Corollario fondamentale è la codificazione degli elementi ponderali. La creazione dei
sistemi ponderali che vengono accolti da tutti i membri di una comunità, nella fase della
colonizzazione greca essi si portavano dietro campioni di pesi per diffondere il sistema.
In Mesopotamia possiamo seguire la strutturazione di comunità complesse e di sistemi
ponderali altrettanto complessi dal 2300 circa a.C., dalla esistenza di elementi metalli che
circolano in barre che sono prodotti attraverso le matrici (di misure più o meno
standardizzabili). Nell’alto medioevo i sistemi monetali che si sviluppano nell’Inghilterra
del VII sec si fondano sul peso di cereali.
La bilancia si diffonde piuttosto rapidamente con elementi di precisione notevoli.
La qualità del metallo e il peso: valore intrinseco della moneta.
- Livello di purezza
- Tecniche metallurgiche
Vi sono modi diversi per indicare diverse qualità d’oro: oro rosso, oro giallo, oro brillante
(si intende molto probabilmente l’elettro); ciò vale anche per l’argento: argento bruciato,
lavato.
Le monete anonime non hanno tipo né leggenda: che richiedo di essere pesate e verificate.
L’anonimato ha anche degli aspetti positivi: può essere usato ovunque. In questa fase
cronologica ampia, a Babilonia, nel ‘800, è stato ritrovato un grosso deposito numeroso di
questi oggetti che sono stati posti nel british museum, solo il 4% è stato conservato dal
museo il resto è stato fuso. Questo tesoro si data all’età achemenide, periodo in cui la
moneta coniata già esisteva. Nell’ambito di una stessa autorità vi erano diverse forme di
moneta, regno di Persia. Questo non sottintende la semplicità delle forme amministrative.
Tramite le tavolette è stato possibile studiare il controllo delle frontiere in ambito babilonese
(dove erano presenti centinaia di regni), questo studio ha messo in evidenza come le
carovane potevano attraversare i diversi stati attraverso delle autorizzazioni scritte, lascia
intravedere un’organizzazione statuale sofisticata nonostante non battessero monete.
Nel codice d’Hammurabi troviamo il siclo, che indicherà la moneta d’argento persiana, e
sono presenti anche le equivalenze del siclo rispetto alle altre forme di scambio.
Nel mondo occidentale nel IX sec d.C. in assenza di moneta le forme di scambio e
tesaurizzazione rimangono quelle.
Nel mediterraneo Occidentale, abbiamo fonti minori, abbiamo come forme di scambio
alcune conchiglie che potevano avere una forma monetale, e oggetti metallici, perle di pasta
in vetro blu, può essere riutilizzato come il metallo ed ha una sua duratura differentemente
che i cereali. Anche qui sono presenti degli anelli rinvenuti in alcune sepolture.
In ambito cinese, dove la moneta nasce per vie totalmente autonome, erano presenti dei
coltelli che si ritiene potessero aver avuto una funzione monetale. Ma anche punte d’ascia
che hanno dimensioni piccole, e presentano degli anelli che ci ricordano i coltelli cinesi,
forse per essere trasportati. In Irlanda sono state rivenuti depositi consistenti di punte di
lancia in bronzo, punte d’ascia, datati tra il 900 e il 500 a.C., difficoltà nella datazione. Le
asce diventano monete nel momento in cui si diffonde meglio la tecnologia del metallo.
Esistono anche ripostigli di lame di spada e si trovano frammentate in diverse misure. Le
pelli di bue di area cipriota, che si trovano in realtà in tutto il bacino del mediterraneo,
avevano anch’esse funzione monetale, si diceva che il valore equivalesse a quella di un bue,
in realtà la sua forma è apposita per far sì che possa essere trasportata in due.
Per ottenere l’argento c’è una produzione enorme di piombo poiché l’argento si recupera dai
filoni di piombo argentifero.
Nelle opere omeriche si riscontra la figura di bue con duplice funzione: come misura di
valore, databile intorno al VIII sec a.C. inerente però a secoli precedenti: quello dell’età
palaziale fino all’età del ferro. Stratigrafia letteraria.

26/09

4° lezione
Gli studiosi che si sono occupati dello scambio in area mesopotamica hanno individuare un
variare nelle modalità dello scambio. Abbiamo maggiori difficoltà nell’individuare le norme
dello scambio nel mondo greco antico, per la mancanza di fonti scritte.
Le tavolette di Ebla sono una fonte eccezionale per studiare le forme dello scambio: del
dono e contro dono nelle comunità palaziale, aspetti che ritroviamo nell’ambito della società
greca arcaica codificata anche nei testi omerici. Si è parlato di stratigrafia attraverso essa
possiamo riconoscere alcune modalità che regolano lo scambio: baratto.
Dobbiamo considerare il valore che potevano avere il bestiame, il vino, ecc.., valore
maggiore rispetto a quello che gli riserviamo ora.
- Nel passo dell’Iliade dove gli Achei si fermano a Lemnos, l’acquisto del vino di
Lemnos è fatto scambiando pelli, vacche, bronzo e l’acciaio, siamo in una fase in cui
è stato creato il ferro ed ha maggior valore rispetto al bronzo. Esempio poetico di una
modalità dello scambio che possiamo definire con semplicità il baratto XII-XI sec
a.C.
- Nel passo di Telemaco, dove trova la madre circondata dai pretendenti, qui si osserva
un vero e proprio acquisto, attraverso 20 buoi.
- Due eroi, uno nel campo troiano uno in quello greco che si riconoscono perché i loro
padri erano stati amici, Glauco e Liomede, scambio delle armi, per sottolineare il
valore di un patto viene inventata la scena dello scambio delle armi: le armi di
Glauco erano di oro, le altre di bronzo e per sottolineare la diseguaglianza di valore
vengono presentati dei valori differenti legati al bestiame.
- Nell’ambito dei giochi, nella lotta, qui il bue è di nuovo uno strumento di misura del
valore.
- Nella corsa, l’oggetto in questione è un cratere il cui valore è dato dalla sua
grandezza ma soprattutto dalla sua bellezza. Ritorna anche il bue. Infine, offre un
mezzo talento d’oro: al terzo posto rispetto al bue e al cratere.

Bisogna contestualizzare la fonte prima di utilizzarla.


Nei testi omerici abbiamo la presentazione prettamente di scambi tra élite, doni e contro
doni, non ci permettono un reale ricostruzione di quelle che dovevano essere precisamente
le modalità dello scambio.
Secondo Bresson, ripercorrendo l’idea di Aristotele, la nascita della moneta permette
nell’ambito della polis l’uguaglianza nello scambio al di là della gerarchia sociale.
Oggetti e strumenti che, forse, in ambito greco hanno avuto funzione di strumenti per lo
scambio prima della creazione della moneta:
Spiedi, tripodi, bacilli. Dall’Heraion di Argo, sei spiedi bronzo, anche nell’etymologicum lo
spiedo viene indicato un possibile antenato della moneta in Grecia, re Fidone di Argo
avrebbe consacrato nell’Heraion e dopo avrebbe inventato la moneta.
Anche i coni monetali prima di essere eliminati venivano consacrato nel tempio e così era
tolto dalla circolazione, per evitare che venisse utilizzato per battere monete.
La leggenda di Fidone sarebbe un modo per dire che gli spiedi avevano funzionato come
moneta. Ci sono altri elementi che ci fanno pensare a questa ipotesi, Plutarco racconta che
uno spiedo di ferro avrebbe costituito tutta la ricchezza di Epaminonda al momento della
sua morte. Secondo Erodoto una cortigiana avrebbe dedicato un fascio di spiedi a Delfi.
Sempre in Plutarco, Lisandro racconta del rifiuto da parte degli spartani della moneta
d’argento. Aristotele narra di Fidone come il creatore della moneta d’argento e consacrato
gli spiedi (obolois).
Obolo 1/6 di una dracma. Spesso sono stati rinvenuti gli oboli nel numero di sei o multipli.
In una mano si possono tenere sei spiedi, l’origine del termine dracma (drax) indicherebbe
la possibile di tenere una manciata di oboli.
Intorno al 1890, uno studioso aveva trovato una serie di lance e spiedi che collegò a questa
ricca collezione di testi.
Nessuno aveva messo in dubbio queste ipotesi prima degli anni ’80, uno studioso analizzare
una seria di inventari di templi, si rende conto che i templi custodivano servizi per poter
allestire banchetti di natura rituale, nei quali servivano spiedi. Per tale motivo si è giunti a
pensare che potessero avere si un valore o aspetto rituale ma non necessariamente un valore
pre-monetale.
L’ipotesi non elimina l’altra ma sicuramente la riduce. La maggior parte di questi spiedi
sono stati ritrovati in contesti ben definiti in sepolture o templi.

Drax: manciata, dal verbo drassomai che indica il verbo impugnare.


02/10
5° lezione
Già nel II millennio abbiamo testimonianze di carovane che trasportavano bene tra i vari
paesi e dovevano presentare una sorta di passaporto per accedere. Chi giunge in un altro
paese deve cambiare le proprie monete con quelle della città in cui si trova e questo fa sì che
le città si arricchiscano.
(collocazione 737krarca, 737metox).
Come si passa dall’uso del metallo come mezzo di scambio alla moneta?
La scoperta delle prime monete è molto recente, 1905/6, negli scavi dell’Artemision di
Efeso, si tratta di una missione del british museum, per tale motivo una parte delle monete è
lì conservata. Questa scoperta potrebbe quasi dare forza e concretezza archeologica ad un
passo di Erodoto che definisce che i lidi furono i primi a coniare monete d’oro e d’argento, e
furono i primi commercianti. Il passo di Erodoto va interpretato con attenzione poiché le
prime monete sono in elettro.
Hogard in un deposito posto sotto la base centrale del tempio per la quale propone come
datazione il VII sec a.C., perché certo di aver trovato la fondazione del tempio arriva a
mettere in luce dei livelli alluvionati; dunque, da qui l’ipotesi che le prime monete
appartenessero al VII sec a.C., lo studio scientifico delle monete venne affidato ad Head,
dopo aver analizzato queste monete riscrive il proprio testo scientifico.
Il deposito conteneva 7 gocce d’argento e 93 proto-monete d’elettro. Vi era alcuni tondelli
in parte lisci, e in parte con punzonature, con striature. In uno sono presenti al d/ la striatura
e al r/ la punzonatura.
La prima proposta di attribuzione di Head era di attribuire quelle con quadrato incuso e
striature al re della Lidia Gige, le emissioni successive vennero riferite ai suoi successori, è
difficile però distinguere le proto-monete lidie da quelle delle polis greche.

Le punzonature servivano a certificare che si trattasse di metallo pieno, serviva ad indicare


l’ambito ponderale in cui era inserita, tutti gli stateri che aveva questo tipo di punzonatura
appartenevano al sistema moneta di Mileto (al rovescio punzonatura con rettangolo
affiancato da due quadrati), per Samos invece al rovescio punzonatura con due rettangoli.
Mileto statere: 7,16 g fino ad arrivare a frazioni di 0,13 g.
Fin dalle prime origine la moneta dispone di una scala di valori. Ciò è fondamentale per
costruire dei prezzi articolati.
Mentre è difficile capire il significato dei primi tipi monetali, avevano tipi diversi al diritto,
ma tipi di conio identiche al rovescio. Il dato più concreto è che i punzoni sembrano indicare
un determinato valore.
Moneta di Phanes: al d/ cervo pascente andante con leggenda phanes retrograda, viene
istintivo pensare che questa moneta avendo un cervo al d/ possa essere stata emessa ad
Efeso (cervo animale sacro ad Artemide), non è stata rinvenuta nel ripostiglio monetale.
Le prime monete che sono certamente attribuibili ad Efeso non hanno cervo ma un’ape
come tipo, e l’ape rimane al diritto anche nei tetradrammi più tardi dove a volte è
accompagnata dal cervo.
La durata di una moneta può essere ampia soprattutto nelle prima fasi perché vale
essenzialmente per il valore metallico.
Gli studi di Jacob Stall hanno permesso di abbassare la datazione della nascita della moneta,
interviene poi lo scavo di Bammer, il quale ha sottolineato che le monete sono state inserito
sotto l’altare prima del grande restauro di Creso, ma prima quanto?
Datazione intorno al 630-620 a.C.
Sibari è stata distrutta nel 510 a.C., di cui conosciamo una monetazione con un suo
sviluppo, nel mondo magno greco la moneta e arriva più tardi rispetto al mondo greco.
Questo fa si che venga eliminata l’ipotesi secondo la quale la moneta di Egina fosse da
datare intorno al 530 a.C.

Evoluzione dei metalli come si passa dall’elettro all’argento?


L’intervento dell’autorità pubblica che si esprime attraverso l’espressione di un tipo
(tendenzialmente animali), ci voglio decenni finché un tipo diventi l’emblema di una città.
Si passa da gocce d’argento dal peso ben preciso alle monete d’elettro con l’intervento di
un’autorità pubblica proprio perché l’elettro è un metallo che difficilmente può essere
plagiato. L’elemento che viene controllato con preciso è il peso, che in questi elettri è
estremamente preciso. L’autorità con l’acquisizione di un tipo che garantiva il valore.
successivamente si passa a produrre monete in puro argento e puro oro, questa separazione
pare si debba proprio a Creso, 560 a.C. circa, siccome il mondo il greco della Grecia
europea conia principalmente argento si ritiene che le monete greche siano successive alla
fase di creso per questo si tende ad abbassare la cronologia delle prime monete greche
(Atene, Egina, ecc.), che vengono datate intorno al 550 a.C. circa.
Le monete di Focea: presenta il tipo della foca (parlante), in questo caso diventa un simbolo
emblematico.
C’è una certa diffusione all’interno della Grecia di tipi parlanti.
Sistemi principali:
Focea statere di 16,5 g
Mileto stare di 14,3 g
Euboico statere di 17,4 g (peso del tetradramma).
Si arriva alla costituzione di sistemi monetali di base argentea, da monete di elettro a moneta
di puro oro o argento.
Da un punto di visto tipologico i primi elettri attribuibili a Creso presentano come tipo il
toro e il leone addossati, al d/. Quelle successive dette Creseide avranno toro e leone
affrontati. Quelle di elettro pesavano 14,2g come peso teorico, le nuove monete in puro oro
e argento pesano 10,89g, c’è quindi la volontà di dividere i due metalli. In tempi molto
rapidi si arriva ad una seconda fase di un sistema bimetallico lo statere di oro viene
alleggerito 8,17g mentre quello d’argento così da avere un valore di 1 a 10. Venne creato
anche un mezzo statere (emi-statere). Sistema bimetallico che dura relativamente poco.
Anche i persiani battono moneta con arciere al diritto, siglo d’oro e d’argento. La moneta
persiana circola principalmente lungo dell’impero, mentre nelle zone più interne si usa
ancora lo scambio attraverso il metallo a pesa, ciò avviene per secoli.
Solitamente il rapporto tra oro e argento era di 1 a 12.

03/10

6° lezione
L’introduzione della moneta è legata all’interesse dello stato di disporre di un mezzo per
riscuotere ricchezza attraverso il pagamento di multe e tasse. Si tratta di un filone
importante della numismatica negli anni ’80.

Le prime monete rinvenute erano stateri, cosa ci facevano con questi stateri? Da qua la
discussione ‘quando una di queste monete esce dallo spazio geografico e politico di quel
territorio torna ad avere valore di pezzo di metallo, molto più comodo camminare con delle
monete che vengono riconosciute ovunque come tali’, l’altra osservazione ‘il commercio c’è
sempre stato senza che ci fosse bisogno della moneta, i fenici sono stati tra gli ultimi ad
introdurre le monete, e sono stati tra i commercianti più importanti nel mondo antico,
inoltre, si tratta di monete con elevato potere d’acquisto che in ambito urbano non erano
utilizzabili, nasce per motivi di natura fiscale, al contempo se i mercenari vengono pagati
con monete e può essere solo tesaurizzata, un cambiamento importante si ha negli studi
successivi si c’è resi conti che i sistemi monetali arcaici avevano monete di micro-taglio,
facili da perdere, si tratta già di monete post creso in puro oro e puro argento.

La scoperta di nominali così piccoli soprattutto nel sistema monetale ateniesi, in argento, ci
permette di immaginare un ventaglio di nominali che possa ricoprire il sistema d’acquisto.
Le monete d’argento hanno però una peculiarità sono estremamente fragili per talo motivo
si rinvengono principalmente in contesto funerario. Da qui la creazione della moneta
fiduciaria della moneta in bronzo.
La moneta è coniata da comunità autonome che producono monete ed emettono leggi, da
qui l’espressione dell’autorità: della comunità dei cittadini attraverso le leggende e non solo.
Solo con la setacciatura si possono rinvenire monete di micro-taglio.

Le prime forme di monete greche (europee):

La moneta in Grecia si sarebbe sviluppa in un periodo di poco successivo rispetto alla Lidia,
nel momento in cui viene abbandonato l’elettro, in Grecia non vi era disponibilità di questa
lega. Le monete più antiche sarebbero quelle di Egina, Atene e Corinto.
Egina: in Strabone viene citata come la prima polis a mettere moneta con Fidone, che
avrebbe inventato anche un sistema monetale, usando come fonte Eforo, contemporaneo di
Aristotele. La nascita della moneta ad Egina stranamente viene collegata alla funziona
commerciale. In Polluce leggiamo invece che è troppo ambizioso dire chi sia stato il primo
ad inventare moneta.
La moneta come oggetto è percepita come un’invenzione particolare dagli stessi antichi.
Sulla base del dato archeologico, stilistico e formale, è dubbio che le monete più arcaico
siano quelle di Egina. Le prime monete di Egina, caratterizzate dalla presenza di tartaruga di
mare al d/ al rovescio si hanno ancora delle punzonature, sono rese da tondelli globulari
piuttosto spessi con un’attività di conio pesante. Nel V sec a.C. la tartaruga di mare viene
sostituita da quella di terra, intorno al 480 a.C.
Il volume di produzione di Egina è significativo, la capacità di circolazione di questa
moneta è ampiamente vasta. Questo è prova della loro volontà di far circolare la propria
moneta.
Sono interessanti gli studi sulla provenienza dell’argento eginetico: dalla Tracia, dalla
Macedonia, è accertata l’assenza di argento spagnolo.
Elementi ponderali del sistema eginetico, talento e mina sono solo elementi di conto:
- Talento 37,7 kg
- Mina 628 g
- Statere 12,57 g
- Dracma 6,28 g
- Obolo 1,04 g
Tutti i sistemi greci sono duodecimali su basi ponderali diverse che si basano però sulla
dracma.
L’introduzione della moneta a Corinto è più o meno contemporanea.

L’introduzione della moneta ad Atene:


Alcune fonti attribuiscono a Solone delle riforme monetali, intorno al 590 a.C., ci sono
elementi che permettono di considerare che l’argento a peso aveva sicuramente una
funzione monetale ma non possiamo parlare ancora di una moneta. Il contesto sociale che
portò a degli sviluppi tali può essere recuperata da Esiodo, che canta situazioni opposte
rispetto a quelle presentate nei testi omerici. Secondo alcuni la società contadina in crisi
cantata da Esiodo trova soluzione con la spartizione della terra tra i diversi figli, creando
una situazione tale che non si ha abbastanza terra per campare la propria famiglia, portando
le persone ad indebitarsi e ridursi schiavo. Secondo alcuni il testo di Esiodo è d’ispirazione
autobiografica. Si legge chiaramente la necessità di trovare un mezzo per pagare chi rende
una manodopera.
Sono questi gli anni delle grandi riforme come quelle di Solone, le sue riforme inerenti alla
ricchezza si basano non sulla moneta ma sul peso di grano; quindi, non possiamo parlare di
riforme monetali legate all’oggetto moneta.
La moneta si è imposta lentamente ad Atene tra il 560 e il 480 a.C., gli anni in cui ebbe
sicuramente uno sviluppo importante è il periodo di Pisistrato, grazie ai suoi possedimenti
forse è giunto l’argento per produrle.
Wappenmuenzen (monete stemma):
Questi primi tipi sono stati interpretati come emblemi delle famiglie aristocratiche di Atene.
Dobbiamo ricordarci che Atene in questi anni non ha ancora l’importanza che avrà in
seguito. Tali monete sono state attribuite ad Atene perché rivenute tutte in Attica. Tra i vari
tipi si distingue la civetta e l’anfora entrambi legati alla figura della dea Atena. Si tratta
principalmente di dicracme.

Il sistema ponderale ateniese:


- Talento 26,2 kg
- Mina 436 g
- Tetradracma 17,46g
- Statere 8,73 g
- Dracma 4,36 g
- Obolo 0,73 g
Corinto ha lo stesso sistema ponderale ma lo statere non equivale a 2 dracme ma a 3
arrivando a pesare grosso modo quanto quello di Egina.
Il cambiamento fondamentale nel sistema monetale ateniese è il passaggio dalle
wappenmuenzen all’introduzione delle civette, così nominate anche nelle fonti antiche.
Sono gli anni di Pisistrato e Clistene, quando ad Atene prese avvio una fase di opere
pubbliche, e vi era la necessità di far fronte al pagamento di stipendi legati ala realizzazione
di opere, possiamo parlare della moneta come uno strumento di regolarizzazione della vita
politica. Il vero aumento del volume dell’emissioni delle monete ateniesi si ha tra il 490-480
a.C., gli anni in cui vengono combattute le guerre persiane, difatti con la vittoria di Salamina
nel 480 a.C. verrà emessa una moneta di straordinario peso un decadramma con valore
celebrativo.
Il tipo della civetta si standardizza e si crea un sistema monetale articolato. Non si ha in
questa fase un modo per indicare il nominale, il valore nominale veniva reso al rovescio con
una rappresentazione differente della civetta la rovescio. Si tratta di una moneta che ha
ampia circolazione, in questo periodo possiamo parlare quasi di un impero ateniese, il suo
potere fa sì che la moneta possa essersi imposta sugli alleati.
In questo periodo circola maggiormente la moneta di Egina rispetto a quella ateniese, perché
ancora Atene non aveva quella potenza che avrà successivamente le guerre persiane.
Solone distingue i cittadini ateniesi in classi sociali non in base alla quantità di monete ma
alle ricchezze ricavate dalla terra. Si tende ad attribuire la coniazione delle wappenmuenzen
a Pisistrato. Il periodo della tirannide di Pisistrato è stato un periodo di crescita e maggior
splendore per la polis, egli avvia interventi di ristrutturazione e non solo. Questo fa si che
questo periodo sia da sfondo per l’introduzione dello strumento monetale, maggiormente
didracme di 8,75 g. Il passaggio alla monetazione tipicamente ateniese, con le civette
(nome che si ritrova nelle fonti), nel 525 a.C., periodo dei figli di Pisistrato, oppure durante
il periodo di Clistene. Si tratta di un passaggio significativo.
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7° lezione
Alcune monete possono essere state sottratte e demonetizzate per una volontà dell’autorità
emittente (ad esempio damnatio memoria).
Il passaggio a quello che sarà il tipo monetale ateniese è fondamentale, si passa da una
seriazione più o meno evidente di tipo all’impressione della divinità protettrice della città,
fenomeno che si riscontra in molte polis. La produzione diventa più consistente e le monete
ateniesi iniziano a circolare anche nel mediterraneo. Non sono molti i cambiamenti
iconografici, più evidenti sono i cambiamenti stilistici anche nella stessa leggenda. La scelta
di una divinità eponima esprime quella che è la vera autorità emittente, un’autorità cittadina.
ATE: si scioglie in atenaion, nomisma è sottinteso = moneta degli ateniesi.
Aumento della produzione monetale che è reso chiara dalla resa frettolosa della
realizzazione dei coni. Questo potrebbe far pensare alla realizzazione di monete da parte di
falsari, in questo caso si tratta di una necessità monetale da parte della polis con mancanza
di manodopera esperta o mancanza di tempo nella realizzazione di coni eleganti.
Durante l’impero ateniese, la circolazione della sua moneta aumenta, e questo porta le altre
polis ad imitare le monete ateniesi. Si tratta comunque di monete ufficiali, lo fanno per
rendere maggiormente accettabile la propria moneta.
Tra le ultime produzioni di wappenmuenzen: con gorgone e testa di pantera si stima
l’utilizzo di 11 coni di diritto, con una produzione tra i 50mila e 170mila esemplari. Diversa
è la coniazione della civetta anche perché più lungo è il suo periodo di produzione.

Intorno al 480 a.C. circa vengono inserite al diritto sull’elmo della dea delle foglie di ulivo,
che inizialmente sono 4 poi divengono 3; mentre al rovescio vengono inserite le foglie di
ulive e il crescente lunare. L’aumento della produzione è legato anche alla scoperta delle
miniere del Laurio. In questo periodo secondo le fonti venivano appaltati alcuni filoni che
venivano lavorati da schiavi di proprietà o prestito. Gli appalti rendevano ad Atene circa
1000 talenti annui. Da una tonnellata di minerali si ricavano solo 3 tipi di argento. Le analisi
metallografiche hanno messo in luce il prevale dell’utilizzo sistematico e prioritario
dell’argento del Laurio. Non è detto che tutto l’argento cavato venisse monetato. Tra il 480 e
il 430 a.C. la moneta di Atene gode di un certo potere sulla circolazione rispetto alle monete
delle altre polis.

Le monete venivano utilizzate anche per marchiare a fuoco sulla fronte gli schiavi. Tra la
pace di Callia e l’inizio della guerra del Peloponneso possiamo considerare Atene al
massimo del suo potere, egemonia che viene espressa nella moneta. Nel 454 a.C. 5000
talenti della lega delio-attica vengono convogliati ad Atene. Nel decreto monetale chi l’ha
emesso proibisce alle città sottomesse ad Atene di battere proprie monete, e non solo si
impegnano a vietare l’uso pesi monetali differenti da quelli di Atene. Ci sono però dubbi
sulla effettiva emissione di questo decreto monetale, perché non sono scomparse dalla
circolazione monete provenienti da queste polis sottomesse. Ci sono tante incertezze da
parte degli studiosi sulla veridicità di questo decreto, al contempo ci dà comunque una
notizia importante ossia l’importanza che una città dava al proprio sistema ponderale. Da
alcuni inventari di templi sappiamo che continua ad esistere delle monete che non avrebbero
dovuto essere emesse, al contempo sappiamo che però le monete continuano a circolare e
ritornare. Traiano sarà il primo a demonetizzare monete che erano in circolazione coniando
le proprie con gli stessi tipi.
La coniazione monetale nel mondo antico conosce periodi di stallo e di grandi emissioni.
Sparta durante la guerra del Peloponneso si appropria delle miniere del Laurio, per tale
motivo si trova costretta a fondere le statua delle Nikai d’oro per battere monete d’oro,
vengono coniate monete d’oro con lo stesso tipo e gli stessi tagli delle monete d’argento e
dei talenti. Emissione di monete d’oro che avviene però in un momento drammatico. Anche
Roma durante la seconda guerra punica introduce una monetazione aurea in Sicilia, la
moneta marziale. Si tratta della necessità di una città di spendere velocemente le proprie
risorse. Ciò non vale nel periodo della nascita dei comuni in Italia dove la produzione aurea
rappresenta una crescita economica.
Non in tutti casi si tratta realmente di monete d’oro, ma monete di bronzo con un bagno
d’oro o d’argento. Tra il 407-406 a.C. Atene conia monete auree in mancanza d’argento,
superata questa fase di crisi ritorna a coniare monete d’argento, mantenendo il tipo
dell’Atena e della civetta, cambierà lo stile con l’aggiunta di alcuni attribuiti, dette new
style, a partire dal II sec a.C.

Corinto:
La sua moneta ha una grande diffusione in particolare nell’Italia meridionale, grazie
soprattutto alla presenza di colonia. Iconico è il tipo presentato sulle monete con Atena al
diritto con elmo in questo caso corinzio e non attico, e con il pegaso al rovescio. La moneta
a Corinto nasce dopo l’espansione massima del mercato delle ceramiche corinzie, questo
segnala che non vi è la necessità di collegare la nascita della moneta ad un’espansione
economica.

La monetazione ellenistica:
Vengono introdotti degli elementi importanti che lasceranno un’eredità importante
soprattutto in età imperiale. In queste monete viene rappresentata l’autorità regia e non più
l’autorità cittadina. Gli stessi re della Macedonia si ritenevano discenti di Temes e Argo e
loro a sua volta di Eracle, caratterizzante è quindi la presenza della leontè e la clava
nell’emissioni di Archelao, fine V sec a.C. inizi IV, questi elementi saranno poi ricorrenti in
Alessandro. Archelao è il primo ad introdurre una monetazione di bronzo, con carattere
fiduciario. Si tratta di un elemento che permette e facilità il commercio minuto (in Augusto
avremmo il perfezionamento di questo sistema con la creazione di un sistema trimetallico).
La dinastia macedone rivendica un’origine ellenica, Demostene cercherà di smontare questa
genealogia. Questa volontà di appropriarsi della cultura greca era accontentata dalla
partecipazione ai giochi ellenici. Le prime monete che presentano il nome di Alessandro
sono attribuibili ad Alessandro I, si tratta di un’emissione numerosa, inizio quindi della
distribuzione di questo strumento. Sotto il profilo tipologico abbiamo la rappresentazione
del sovrano. Vi era una personalizzazione nella rappresentazione del sovrano, in particolare
attraverso la leggenda che indica il nome del sovrano.

Le monete di Filippo II:


Inserisce nel sistema una moneta aurea, con l’acquisizione del sistema ponderale attico, per
interfacciarsi con l’egeo settentrionale. Probabile che al rovescio si ha la raffigurazione
dello stesso Filippo come vincitore dei giochi.
Le monete di Alessandro:
Si approprierà del sistema ponderale ateniese. Al diritto troviamo al diritto la testa di Atena
e al rovescio la Nike e la leggenda indicante il nome di Alessandro. Nel tetradramma si
rappresenta al diritto reso con gli attribuiti di Eracle e al rovescio Zeus portatore di aquila.
Con Alessandro si svilupperanno emissioni monetali anche all’interno dell’impero persiano,
fenomeno che si amplierà successivamente con i suoi ‘discendenti’. Creare varie zecche
posizionandole nelle satrapie. Con Alessandro parliamo di un sistema bimetallico 1 statere
d’oro equivale a 5 tetradracme d’argento? Si avrà la produzione sistematica di monete in
bronzo.
Tipo più comune Alessandro come Eracle e Zeus seduto in trono con l’aquila che è simbolo
della vittoria. Immagine ripresa dai diadochi.

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8° lezione
Il metallo si ottiene dopo varie lavorazioni del minerale.
Leggende e tipi monetali:
Sono gli elementi fondanti della moneta, elementi che distinguono le monete dagli altri
oggetti monetali. Non sono elementi decorativi ma sono funzionali. Sono gli elementi che si
configurano come una sorta di linguaggio, leggenda e tipo, che sembrano posti su piani
differenti ma sono imprescindibili.
Il termine typos è di derivazione greca (o karacter = impronta nella legislazione bizantina),
attraverso il tipo l’autorità emittente identifica i cittadini e la polis stessa, con l’ellenismo si
modifica questo aspetto. Anche la monetazione di Roma repubblica non personalizza il tipo
(nessun personaggio viene impresso sulla moneta).
Il typo nel mondo greco impresso nelle monete è solitamente una divinità in cui i cittadini si
riconoscono, lo stesso avviene in età medievale (età comunale) che si riconoscono nel santo
protettore. A Firenze, ad esempio, vi è la rappresentazione di San Giovanni al rovescio e al
diritto il giglio.
Nell’Editto di Rotari, prima legislazione di ambito germanico, vi è una legge legata a coloro
che falsano le monete, che avrebbero subito come punizione il taglio della mano.
Norma di Giustiniano I: unisce e riassembla le leggi che si vogliono mantenere dell’editto di
Teodosio, con l’aggiunta di nuove norme (le novelle), in una di queste novelle sottolinea la
necessità che tutti i documenti portassero l’anno di regno dell’impero, si tratta di una norma
che si riversa anche sulla monetazione bronzea.
Nel follis di Giustiniano al diritto vi è il busto frontale dell’imperatore Giustiniano indicato
dalla leggenda, al rovescio vi è l’indicazione dell’anno di regno e del valore nominale M 40
nummi, più zecca di Costantinopoli officina.
Nella monetazione bizantina fino al VII sec inoltrato si utilizza l’alfabeto latino. K indica 20
nummi, nell’alfabeto latino si usano le X (10 x). Nel VI sec i nominali venivano indicati a
volte con l’alfabeto greco altre volte con quello latino, questo non indica la provenienza
greca o latina della zecca.
Il regno Tolemaico ha sempre avuto un sistema di pesi diverso rispetto agli altri regni
ellenistici, di poco più leggere. L’interesse di questo ‘giochino’ stava proprio nel cambio
monetale, lo stato ci guadagnava nel cambio. Non si tratta di un sistema decimale: ad
esempio IB 12 nummi. I tolemaici hanno coniato monete basate sul sistema nominale della
dracma ma con peso inferiore.
Ogni segno su un tondello o su una moneta non sono mai casuali, quando vengono
fregiate/erase è per controllare la qualità del metallo. Monete di ambito cicladico rinvenute
nella delta del Nilo, fuori quindi il loro naturale luogo di circolazione, per tale motivo
vengono saggiate. Affianco alla moneta coniata il metallo ha sempre avuto una funziona di
scambio. Quando vengono saggiate il tipo e la leggenda perdono il loro valore e la moneta
viene demonetizzata.
In altri casi si può intervenire sul tipo ri-modernizzando la moneta che altrimenti o già era
andata fuori circolazione attraverso la ri-marcatura scaldando il tondello e il punzone, il tipo
originale appare estremamente consumato, esempio: follis di Giustiniano che vengono
ripunzonate con la testa di Eraclio. Si tratta di monete chiaramente fiduciarie poiché è
evidente che si tratti di monete di peso diverso però con lo stesso nominale.
Duopondio di età Giulio-Claudia, probabilmente di Tiberio, che è stato contromarcata con il
nominale 42, si tratta di esemplari che si trovano principalmente a Roma, ma non solo. La
cosa particolare è che sono stati rinvenuti tutti in Italia e reputati da tutti di età gotica, il
problema è che i goti hanno coniato multipli di nummi in scala 10,20,30,40, qui abbiamo un
nominale di 42 tipico dei vandali, però nell’Africa vandalica non ne sono venuti fuori.
Probabilmente questi materiali contromarcati in modo rudimentale sono stati prodotti dai
mercenari vandalici giunti in Italia, probabilmente avevano rinvenuto un ripostiglio. Le
monete venivano guardate con molta più attenzione di quanto si supponga.
Anche all’interno del vangelo abbiamo riferimenti monetali, in particolare nel passo in cui
gli apostoli chiedono a Gesù se è giusto pagare le tasse a Cesare, Gesù chiede loro di vedere
la moneta e si concentra su due elementi: leggenda e immagina. Cesare è il primo in età
repubblicana a comparire sulle monete. Sulla moneta di Cesare compare la raffigurazione di
Roma in trono.
Particolare è una moneta che rappresenta e ricorda l’assassinio di Cesare con la
raffigurazione dei due pugnali dei cesaricidi e l’elmo con leggenda eid mar (idi di marzo), si
tratta però di una moneta non coniata a Roma.
Ritratto di Costantino su un solido del IV sec, descritto da Eusebio di Cesarea, il suo intento
era quello di parlare della conversione di Costantino, e vuole elogiare il fatto che egli si è
fatto ritrarre ‘con lo sguardo rivolto a dio e al cielo’. Altri storici hanno avvicinato questo
tipo a quello di Alessandro Magno, modalità di resa del ritratto presente in generale in tutta
l’età ellenistica. Dal passo di Eusebio sappiamo anche la larga diffusione delle monete
auree.

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9° lezione
Jones mette in dubbio la capacità della comunità di comprendere effettivamente gli elementi
presenti sulla moneta, in particolare la leggenda, questo pone dei problemi sui livelli di
alfabetizzazione. Nella società dei franchi, nel VI sec, Teodoberto è il primo a coniare
moneta aurea, riprendendo la resa stilista del ritratto da monete emesse dagli ultimi
imperatori romani.
Procopio, fautore della guerra greco-gotica, annota in termini inviperiti la moneta aurea di
Teodoberto considerandolo un barbaro.
Il tipo del ritratto rimane un elemento caratteristico della moneta contemporanea seguendo
dei filoni individuabili nella ritrattistica romana influenzata dall’età ellenistica.
I ritratti di Augusto diventato imperatore e poco prima di morire erano molto simili, si tratta
di ritratto idealizzante che dà l’idea di un potere imperturbabile. Non vi era compiacimento
nel ritrarre gli imperatori.
La leggenda riguarda l’autorità emittente. In alcune emissioni della Sicilia l’incisore del
conio si è firmato, intorno al 420 a.C., in monete che presenta il tema della quadriga al
galoppo in forma prospettica al rovescio e al diritto nel caso di Siracusa e Katana la ninfa
eponima. I temi sono molteplici alcuni richiamano la divinità eponima, non sempre
rientrando nel pantheon olimpico, altri richiamano elementi dell’economia locale. Spesso
compare anche l’etnico, presente anche nelle monete romano-campane. Tra i temi troviamo
anche quelli epigrammici come, ad esempio, il crismon presente nelle monete di Costantino.
Le monete carolinge presentavano prevalentemente degli epigrammi.
Le monete romano-campane:
L’etnico inizialmente è reso in alfabeto greco e inseguito si latinizza. Tra i tipi di queste
prime monete ritroviamo anche la lupa che allatta i gemelli. Si tratta di monete che non sono
coniate a Roma. In particolare, ricordiamo un caso di una moneta battuta a Metaponto:
difatti presenta il simbolo emblematico della spiga di grano. Le romano-campane erano
considerate di epoca successiva alle monete bronzee a causa di una ‘stilistica’ più raffinata.
Leggenda:
La leggenda solitamente è resa al nominativo, tranne in alcuni casi. In una moneta di
Augusto troviamo nel rovescio la leggenda: signis receptis (‘avendo recuperato le insegne’),
raramente le leggende sono celebrative, e non è declinata al nominativo ma in ablativo
assoluto. Anche in una moneta emessa da Vespasiano al rovescio ritroviamo la leggenda iud
cap: iudea capta, celebrativa della conquista di Gerusalemme. L’elemento datante nelle
monete del I e II sec d.C. è la dicitura della carica di tribuno della plebe, che era ripetuta
annualmente.
In alcuni casi la leggenda può indicare l’eroe eponimo e non quindi la zecca. Le leggende
complesse sono presenti fino alla prima metà del II sec d.C.: sesterzi di Nerone con PACE
PR TERRA MARIQUE PARTA IANUM CLUSIT: Nerone chiuse le porte del tempio di
Giano (Nerone cerca di avvicinarsi alla figura di Augusto).
Elemento che rientra nella leggenda che compare in età tardo antica e bizantina è
l’indicazione della zecca ma anche del valore monetale nelle monete bronzee, mentre la
zecca è indica sulle emissioni rese in qualsiasi metallo.
A Corinto il diobolo era indicato al rovescio con l’iniziale delta, ad Atene invece al
rovescio erano presenti due civette con una sola testa.
I pentanummi coniati a Catania hanno il numerale latino e non greco. Molto spesso il valore
non è espresso. Nel sistema monetale romano legato al bronzo invece è molto attento
nell’indicare il valore monetale, erano tagliate a partire dalla libbra che pesava 327g
(teorico, peso ricostruito da Momnsen, studi più recenti ipotizzano una libbra più leggera).
L’asse è il taglio di riferimento, nella prima fase abbiamo l’asse librale, ed era suddiviso in
12 once, il semisse pesava 6 once e veniva indicato con la lettera S, il triente indicato con 4
palini, il quadrante con 3 pallini, il sestante 2 pallini, oncia invece 1.

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10° lezione

Aspetti tecnici della conazione:

Coni di incudine (detto di diritto) e martello (detto anche di rovescio), servono per
imprimere l’immagine sul tondello, servono più colpi per battere una moneta, a volte il
tondello può spostarsi e si parla di salta di conio. Nel momento in cui il conio si rompe
viene distrutto, in alcuni casi veniva dedicato in spazi templari per evitare che venisse
utilizzato dai falsari. Molto raro trovare i coni, quando si ritrovano molto spesso sono dei
falsari. A Roma venivano prodotti monete sia attraverso la fusione che la coniazione, per
quanto riguarda la fusione si utilizzava una matrice dove veniva calato il metallo fuso, le
zecche erano posto vicino a delle fonti d’acqua, necessaria era anche la possibilità di fare
fuoco. Tra le altre modalità ricordiamo quella a marca anche in questo caso si tratta di
metallo fuso all’interno di una barra con il quale si producevano circa 240 tondelli, in età
medievali.
I denari della zecca di Lucca del XII secolo erano resi in modo elementare, da una lastra di
metallo venivano battute le monete e poi tagliate ottenendo delle monete con forma non
regolare, un esempio sono le monete enriciane. Vicino alla zecca di Roma di età imperiali
sono state rinvenute diverse epigrafi di età traianea che parlano anche di ‘personale’ che
aveva il compito di limare le monete per ottenere delle monete il più tonde possibili.
Aes signatum e ‘ramo secco’: si tratta di lingotti fusi che hanno il peso teorico di 5 libre
romane. Sono fusi e non coniate perché servirebbe una forza sovraumana per coniare un
metallo di tale peso. Alcune presentano un vero e proprio tipo, altre presentano una
scalinatura per tale vengono definite ramo secco, molto probabilmente servivano per poter
staccare pezzi di metallo, è quindi un aspetto prevalente pratico. Stesso significato hanno i
buchi tondi o quadrati presenti sugli oggetti monetali cinesi, nascono in maniera autonoma,
sono funzionali a staccare meglio il tondello dalla matrice.
Monete per fusione: Esistevano matrici che permetteva di ‘coniare’ velocemente centinaia di
monete, a volte tali matrici presentavano anche un’immagine. Si tratta del sistema più
utilizzato dai falsari. Le monete rese con la coniazione presentano delle immagini più nitide.
Esistono anche forme diverse di conio, alcuni presentano una pinza ma che solitamente
vengono utilizzati per sigilli, o comunque per un materiale ‘tenero’ ad esempio il piombo. Il
piombo ha un peso specifico maggiore dell’argento. Le striature laterali alle monete sono
stata inserite in età rinascimentale per evitare che i falsari creassero dei falsi in piombo
ricoperti da una patina d’oro.
Serie monetali: si studiano per cercare di misurare il volume di alcune emissioni. Abbiamo
detto che vi è un conio di diritto e uno di rovescio, quello di rovescio si rompe prima perché
subisce un colpo maggiore. Le monete prodotte da una coppia di coni sono identiche,
presentano alcune differenze sul bordo/tondello, ad un certo punto il conio di rovescio si
rompe e viene sostituito questo fa si che il rovescio sia differente e il diritto rimane uguale,
si tratta per lo più di differenze impalpabili; ad un certo punto si romperà il conio di diritto
rimanendo ancora funzionale il diritto di rovescio, questo crea quindi delle difficoltà nel
calcolare quante emissioni monetali vengono coniati da una serie di coni legati tra loro.
Un metallo con una lega più resistente rompe il conio prima, rispetto all’oro che è un
metallo più tenero.
Riconiazione: diverso dalla contromarca (vi è la volontà specifica di dare nuova vita alla
moneta attraverso un punzone, ad esempio le monete di Giustiniano che vengono
ripunzonate con la testa di Eraclio su quella di Giustiniano), nella riconiazione si intravede
sotto il tipo precedente si tratta di un’operazione fatta per imprimere il proprio tipo su
monete di altre città che presentano lo stesso sistema ponderale.

Introduzione della moneta a Roma:


Sulla monetazione romana vi è una bibliografia infinita, alcuni studiosi si sono incentrati su
aspetti differenti, tema più studiato è sicuramente l’introduzione del denario romano. Non si
può notare il piccolo volume e la diffusione tarda della monetazione romana.
Si parte dall’aes signatum passando all’aes grave (bronzo pesante), poi all’argento e infine
al bronzo coniato. Poniamo l’inizio intorno al 320 a.C.
L’aes rude molto probabilmente era stato utilizzato per pagare i militari durante le guerre
contro gli etruschi, si data intorno al V-IV sec a.C., ad esso seguono pani di bronzo di forma
regolare: l’aes signatum che sono molto difficili da datare perché conosciuti in pochissimi
esemplari derivanti da archivi antiquari privi di contesto, tra i più antichi troviamo quelli che
presentano il tipo con l’elefante (Pirro). A metà terzo vengono dati degli aes signatum con
galli e tridenti che vengono avvicinati alle prime fasi di guerre puniche, dove Roma si trova
obbligata a dotarsi di una vera e propria flotta. Contemporanei ad essi sono i cosiddetti
lingotti ramo secco che vengono legati però maggiormente all’area etrusca, vengono distinti
dagli altri per la qualità metalli presentano maggior ferro e hanno un peso più variabile. In
questi aes si intravede un etnico ancora accennato.
Contemporaneamente compare l’aes grave, le cosiddette serie Giano Mercurio, si tratta di
sottomultipli di aes signatum (289-275 a.C.), le prime serie monetiforme pesano circa 1
libra con tutti i suoi sottomultipli e presentano l’indicazione delle once. Vi sono diverse
serie che prendono nome dal tipo che è presente sulla moneta: in questo caso abbiamo la
raffigurazione di Giano bifronte e al rovescio Mercurio alato. Citiamo anche la serie
Apollo/Apollo, ricompare un’altra serie di Giano/Mercurio più leggera, ecc. si tratta ancora
di monete fuse. Per circa 50 anni vengono prodotte per fusione.
La serie più diffusa è quella detta della prora tutti i multipli e sottomultipli presentano la
prua al rovescio, si tratta nella maggior parte dei casi di tipi militari o guerreschi.
Le prime monete sono coniate dalla città alleate di Roma e presentano la leggenda romaion
(in alfabeto greco), quindi le prime coniazioni sono legate all’affacciarsi di Roma nel
panorama delle città greche e l’inizio della conquista di esse, sono gli stessi anni in cui viene
costruita la via Appia, e in questo contesto militare che Roma utilizza la moneta al sud e la
fa produrre al sud legata ai tagli ponderali meridionali. L’elemento militare sarà propulsore
della diffusione della moneta nelle città greche per pagare i mercenari.
In Grecia vi era un ‘monometallismo’ legato all’argento, finché non si avvia nel sistema
monetario la presenza di monete fiduciarie in bronzo. Roma invece utilizza prevalentemente
il bronzo, e in generale l’Italia arcaica.
Le monete romano-campane, si ipotizza che venissero prodotte presso la zecca di
Metaponto poiché presentano le spine di grano, e sono produzioni coniate e d’argento, si
tratta sicuramente di un ambito greco lo diciamo con sicurezza per il sistema ponderale
(della magna-grecia) utilizzato infatti parliamo di didracme di 7,3 g, e non per un puro
fattore stilistico. Queste monete vengono coniate intorno al 300 a.C. mentre quelle in bronzo
vengono datate intorno al 320-300 a.C., si tratta di coniazioni rarissime. Probabilmente
coniate anche a Napoli.
23/10

11° lezione
L’importanza della monetazione di bronzo: ribadisce l’importanza dell’autorità emittente
poiché è una monetazione unicamente con valore fiduciario. La vera forza della
monetazione imperiale romana è legata a ciò. Ciò vale anche per le frazioni d’argento in cui
il valore nominale espresso (in maniera esplicita) in cui il contenuto intrinseco non equivale
al valore espresso nominale, nella monetazione greca. Il valore nominale è maggiore
rispetto a quello intrinseco. Roma arriva a ciò oggettivamente molto tardi, vi è un uso molto
prolungato di metallo a peso (aes rude, informe e in bronzo), successivamente lingotti di
bronzo fuso con impressa un’immagine, che hanno una certa regolarità di partenza, che
circolavano anche frazionati, questo fa si che sia necessario l’utilizzo delle bilance.
L’aes grave librale, grave perché pesante, probabilmente prodotte a Roma. Le serie in
bronzo fuso presentano l’indicazione del nominale attraverso l’impressione di ‘pallini’.
La prima emissione che può essere ricondotta alla zecca di Roma presenta il tipo della Lupa
che allatta i gemelli: che presenta la latinizzazione del lessico ROMANO. Intorno al 225
a.C. si ha un’unificazione dei tipi, quadrigato con testa giovanile di Giano bifronte. Siamo
alla fine della prima guerra punica che comporta un’espansione territoriale e la necessità di
avere un asse politico rafforzato con l’aumento delle magistrature. Il sistema monetario
romano comincia a trovare una prima organicità: le monete di bronzo presentano Giano
bifronte, al rovescio è presente invece la prua della nave, il tipo di Giano compare anche sul
quadrigato e il mezzo quadrigato, presente anche una moneta d’oro detta l’oro del
giuramento cosiddetto perché il tipo del rovescio pare ricordare il giuramento tra romani e i
popoli italici, Roma inizia ad identificarsi come autorità emittente. Si tratta di anni in cui
Roma si era trovata a contrastare anche alcune invasioni galliche, Roma deve far fronte alle
esigenze e pressioni militari e lo fa attraverso lo strumento monetale. Viene istituito il
sistema ponderale basato sulla libra (1 libra equivale a 12 once mentre uno scrupolo
equivale 1/288 della libra). Lo scrupolo ritornerà nelle ultime emissioni del V sec d.C.
Le monete d’argento con tipi e pesi tipicamente magnogreci molto probabilmente sono state
utilizzate per pagare i soldati provenienti dalla magna Grecia, coniate in loco e non a Roma.
Tutto quello che è il bronzo pesate sono prodotti principalmente nell’Italia centrale che non
ha una gran circolazione. Le vie consolari servono inizialmente per trasportare l’esercito,
trasportare vivere per le truppe. Si può sintetizzare dicendo che il bronzo viene utilizzato
nell’Italia centrale mentre l’argento nel meridione.

Roma secondo Bannet inizia a produrre tardi, nel momento in cui inizia ad essere
influenzata da diversi aspetti del mondo ellenistico, tra cui lo strumento monetario.
Le monete di bronzo circolano a lungo pare che a volte Roma non abbiamo avuto interesse
nel battere monete bronzee per tale motivo Crowford giunge ad ipotizzare, erroneamente,
una produzione legata solo all’esigenza militare e non.
Il denario:
Il denario sarebbe stato introdotto intorno al 212/211 a.C., questa ricostruzione legata a
scavi archeologici della città di Morgantina in Sicilia, in strati in cui la città è stata distrutta
durante le guerre puniche (altri ancora prendono in considerazione la datazione data da
Plinio, il 269 a.C.). Il denario equivale a 10 assi di bronzo. Questa introduzione è stata
accompagnata da un succedersi rapidissimo di diminuzioni ponderali dell’asse di bronzo,
fino a giungere al 212 a.C. ad un asse che pesa circa 50g.
Nel 217 a.C., ad un anno dell’inizio della seconda guerra punica, si ha la riduzione
semilibrale: riduzione che vale per tutti i suoi sottomultipli. Nel 215 a.C. l’asse diventa
trientale equivalendo a 4 once. Nel 214 a.C. diventa quadrientale pesando quanto un tempo
pesava un quadrante. Nel 212 a.C. diventa sestantale, è in questa fase che l’asse viene 54,5
g come peso teorico, che permette di cambiare tecnica di produzione non è più necessario
ottenere le monete tramite fusione. Addirittura, nel 211 a.C. si era arrivati ad un asse
onciale. Avevano necessità di spendere e lo fanno abbassando il peso dell’asse e rifondendo
di tutto il materiale precedente, questo spiega perché abbiamo pochi esemplari delle monete
precedenti la riforma sestantale. La zecca di Roma era probabilmente posta sul
Campidoglio, vicino al tempio di Giunone Moneta, molto probabilmente i tondelli veniva
poi portati nell’erario posto nel foro.
Contemporaneamente a queste riduzioni vi è l’introduzione del denario che vale 10 assi,
diviso in sottomultipli quinario 5 assi e sesterzio 2,5 assi. Interessante è notare anche il
volume della produzione di bronzo, si tratta di monete che circolano per secoli ritrovabili
anche in ambienti rurali, rimangono in circolazione a lungo anche perché in alcuni periodi
dell’età imperiale conia poche monete bronzee.
Il denario, ha espresso il valore nominale X equivale a 10 assi di bronzo, presenta il tipo di
Roma elmata al diritto e al rovescio i dioscuri (ricorda l’aiuto offerto a Roma dai dioscuri
della battaglia contro la lega italica), si tratta di una tipologia che si ripete anche per i suoi
sottomultipli, si tratta di un tipo che viene utilizzato in modo invariato per circa 80anni.
L’aumento della produzione monetaria deve essere relativizzato in funzione al volume di
emissioni delle altre città. Roma non pagava i mercenari. Altri dati ci provengono dallo
studio dei coni. Pesa 1/72 della libra. Sesterzio pesava 1,13 g = scrupolo. La moneta
diventerà un aspetto importante della propaganda politica romana.
Nel 140 a.C. ca., avviene la ritariffazione, il denario vale non più 10 assi ma 16, il numerale
viene espresso sulle monete XVI, non è detto che tutte le monete con numerale X siano
precedenti al 140.

Viene introdotto l’oro marziale detto anche sestantario, perché ha al diritto la testa di Marte
e al rovescio l’aquila su fulmine, probabilmente emissioni provenienti dalle zecche sicule.
L’aquila stilisticamente ricorda quelle tolemaiche. Anche in queste monete è presente il
valore nominale LX equivalente a 60 assi di bronzo. Presentava anche dei sottomultipli con
il valore di 40 assi e di 20.
Il vittoriato, nasce grosso modo contemporaneamente al denario, prende il nome dal
rovescio con raffigurazione di Vittoria che incorona un trofeo, ha un contenuto intrinseco
minore rispetto al denario. Appare difficile comprendere la circolazione contemporanea di
queste due tipologie monetarie. È probabile che Roma le abbia usate per pagare le truppe
degli ausiliari, nasce come il denario per necessità militari. Si tratta di un’emissione
temporanea, ciò era successo anche ad Atene durante la guerra del Peloponneso, che si è
trovata costretta a battere moneta d’oro.

24/10

12° lezione
Il denario veniva battuto non solo a Roma anche nelle altre città, importanza maggiore
hanno le zecche siceliote. Roma durante la guerra aveva necessità di far fronte alle spese
militari in particolare aveva necessità di costruire una flotta.
Emissione di statere del 197 a.C., che presenta probabilmente il ritratto di T. Q. Flamininus,
è una moneta che secondo Crowford non poteva essere inserita nel sistema ponderale
romano, è una monetazione che i greci considerano onorifera, poiché pensano che Roma gli
abbia lasciato una certa libertà.
A partire dal 137 a.C. ca, si comincia con il celebre denario che presenta la rappresentazione
della lupa che allatta i gemelli e il pastore Faustolo, Sestus Faustulus era il nome del
monetiere, non vi è un riferimento specifico del monetiere se non la sua inziale, il tipo
rimane prettamente romano. Nel 146 a.C. Roma distrusse Cartagine, Numanzia e Corinto,
nel 133 a.C. i Gracchi proposero una ridistribuzione delle terre e ricchezze a causa
dell’impoverimento delle popolazioni italiche dopo un lungo periodo di guerre. La moneta
rifletta una politicizzazione del tipo, riflette quella che è la lotta pubblica. Il triumviro
monetale è una carica modesta perché avevano il compito solo di controllare che la moneta
venisse prodotta secondo quanto disposto dal senato ma hanno comunque libertà di
ricordare l’importanza della gens a cui appartengono. Metellus, denario con al diritto Roma
elmata, al rovescio raffigurazione di elefanti, sulla linea di esergo leggenda METELLUS,
l’intento è quello di ricordare le imprese di Cecilio Metello, con raffigurazione di vittoria
che incorona, ciò avvenne già in età ellenistica nei regni post Alessandro.

Esempi di monete prodotte dopo il 137 a.C.:


P. Porcius Leace nel 110-109 a.C. ricorda una scena di provocatio ad populum, la possibilità
di rivolgere al popolo per essere graziato.
Q. Servilius Caepio 100 a.C., al rovescio raffigurazione di produzione di moneta per
acquistare un maggior numero di grano a causa di carestia, ad fru ex se c, ci fa sapere che
questo lotto monetale è stato prodotto per tale motivo.
L. Titurtius Sabinus 89 a.C., raffigurazione al rovescio del ratto delle Sabine.
Q. Cassius, 55 a.C.; con Vesta al diritto e al rovescio il tempio di Vesta.
C. Iulius Caesar, da una zecca africana, 47-46 a.C. con Venere al diritto e al rovescio Enea
con il padre Anchise sulle spalle. Si avvicina quindi alla figura di Enea, richiama le origini
della famiglia, Venere sarebbe la loro progenitrice.
Moneta di Silla coniata dal suo proquestore L. Manlius, raffigurazione di Silla che guida la
quadriga con la vittoria che lo incorona. Silla si fa raffigurare anche avvicinandosi al
personaggio di Filippo II.
Sesto Pompeo si rappresenta con la testa di Giano bifronte ma con i suoi ritratti, e al
rovescio la prua. Riprendendo gli assi giano-prua, in realtà le monete con la prua vengono
prodotte anche nelle monete coniate non rimangono relegate al mondo delle monete fuse.
Jonas mette in dubbio che la moneta ebbe una forte presa sul pubblico, posizione non
condivisibile. Cesare dà un’impronta personalistica sulle emissioni monetale, attraverso un
decreto del senato ha l’autorizzazione a Cesare di scegliere i tipi presenti sulle monete,
questo ci fa capire l’importanza che aveva la moneta nel mondo antico.
La circolazione del denario:
Viene coniata dal 212 a.C. fino agli anni di Caracalla, III sec. d.C. il denario ha una
circolazione prioritaria in Italia, africa settentrionale, Sicilia. Roma si comporta in modo
singolare con i popoli conquistati, in Oriente lascia che si sviluppino monetazioni locali,
solo con la tarda età imperiale si avrà un’omologazione tra le monete orientali e quelle
occidentali. Atene sotto l’orbita di Roma continua difatti a coniare monete con la civetta
dette New Style. Anche in Spagna continua la produzione di monete con proprie tipologie
ma pian piano si lascia influenzare dai tipi romani, l’argento e il bronzo romano circolavano
accanto alle produzioni locali. Paestum fino all’età Flavia produce delle proprie monete.
Nelle monete prodotte in Bitinia troviamo a lungo al rovescio la raffigurazione di
Alessandro III. Cartagine nella prima fase dopo la conquista smette di coniare.
Nella monetazione tardo-romana non vi è più una rappresentazione fisiognomica.

30/12
13° lezione
Il legame tra emissione monetale, quantità delle serie e guerra è stato ampiamente studiato,
in alcuni casi accentuato. Si tratta di vedere quanto questo aspetto fosse prioritario su altre
funzioni della moneta.
Con la fine della repubblica, si hanno emissioni d’oro e di bronzo sistematiche, le monete
d’oro in età repubblicane sono battute da quelli che vengono definiti signori della guerra, ad
esempio Silla che viene in contatto con l’oriente dove erano già presenti le monete auree, il
sistema trimetallico verrà perfezionato da Augusto e durerà fino alla fine dell’impero
bizantino.
Il sistema trimetallico è versatile con la presenza di più nominale che permette di affrontare
adeguatamente le spese cittadine, permettendo di modulare il sistema dei prezzi. Il sistema
monetario carolingio è invece completamente diverse essendo anche monometallico con un
unico nominale, questo fa comprendere quanto fosse poco flessibile l’economia monetale
altomedievale. Il mondo romano utilizza gli stipendi per pagare i propri funzionari, stipendi
in moneta, questo permette di mettere in circolazione le monete che vengono recuperate
dallo stato attraverso le tasse. Roma aveva anche un sistema di esenzione delle tasse, il
popolo romano pago poco e nulla le spese delle conquiste, grazie anche al tesoro portato a
Roma in seguito alla conquista di Pidna.
Si dice che Crasso (aveva infinite insule che fittava) avesse circa 40/50 milioni di denari,
Pompeo addirittura 170milioni. Conosciamo anche l’identità di alcuni stipendi; 75mila
denari era lo stipendio annuo dei procuratori ad esempio. In ambito rurale era tutto diverso,
circolavano le monete ma in quantità minima.
In età repubblicana la lega monetale era estremamente pura con percentuali tra il 93 e il
98%, la Spagna rimane la fonte principale di metallo monetale, nel II sec a.C. le miniere
spagnole fruttavano 25mila denari al giorno, nell’Impero Romano differentemente che da
quello carolingio si ha messo l’uso di rifondere le monete per eliminare la piaga dei falsari.
Le emissioni provinciali mettono in discussione l’assioma secondo il quale le monete
vengono prodotto solo dai popoli liberi, Roma ha lasciato molto autonomia in campo
monetale soprattutto in area orientale, per Roma era conveniente perché produrre moneta
costa.

I denari di Cesare:
Egli ha coniato a Roma in una propria zecca moneta aurea che derivava dal suo bottino
personale, 15mila lingotti. È il senato che lo autorizza a coniare moneta con la propria
effige. In una sua moneta nella leggenda leggiamo COS III DICT II, quindi ottiene la
dittatura per una seconda volta.

Augusto e la monetazione imperiale:


Ottaviano diviene Augusto nel 27 a.C., sente la necessità di mostrare questo cambiamento
anche all’interno della produzione monetale attraverso la scelta dei tipi impressi. La
monetazione tolemaica è un esempio fortissimo del sottolineare la continuità dinastica. Tutte
le cosiddette emissioni imperiali da parte dei triumviri anticipano quelle che saranno le
tipologie delle monete augustale.
In realtà possiamo parlare di un sistema quadrimetallico con oro, argento, bronzo e oricalco
(con lega di rame e zinco). Nella prima fase imperiale i sesterzi sono in oricalco (che dura
per un breve periodo):
1 aureo vale 25 denari valgono 100 sesterzi valgono 400 assi. Attraverso questo sistema lo
stato garantiva lo scambio tra i vari metalli e tagli.
L’aureo pesa 7,8g circa il denario 3,9g.

Il duopondio è una moneta fiduciaria perché il peso medio era di circa 13g, mentre l’asse
pesava 10g, e il duopondio è il doppio di un asse. Quinario aureo vale invece 12,5 denari.
Ad un certo punto spariscono dalla circolazione i nominali più piccoli come il semisse e il
quadrante. La riforma di Augusto: 1 aurea era tagliato ad 1/42, il denario era tagliato ad
1/84, il sesterzio di oricalco era ¼ di denario, l’asse di rame arriva a ¼ di sesterzio. Con
augusto l’argento è 97/96%; durante gli anni di Nerone la percentuale di fino è al 93%,
scende inoltre anche il peso il denario neroniano è di 1/96 di libra. Di conseguenza il
denario neroniano è anche più leggero. Fa ciò per avere il consenso dal ceto equestre, la
tesaurizzazione avveniva con la moneta aurea, rimanendo invariato il tasso di cambio tra
denario e moneta aurea, il ceto equestre utilizzava maggiormente la moneta d’argento per i
loro traffici. Nonostante il deprezzamento della moneta d’argento viene mantenuto il
rapporto di cambio, questo dimostra che il sistema aveva una parte non irrilevante di
fiduciarietà.
Con Traiano si scende al 89% di contenuto intrinseco, nella seconda metà del II sec d.C. si
scende al 84%. Con Settimio Severo il denario scende al 50%, del tutto inutile fu il tentativo
di Pertinacia di riportare la moneta d’argento almeno all’87%.
Il ruolo fondamentale dell’economia ci viene espressa dai quantitativi di donativa e
congiaria che gli imperatori doveva fare:
- Donativa: distribuzioni destinate ai militari in occasioni particolari
- Congiaria: distribuzioni eccezionali di monete a categorie più o meno vaste della
popolazione, in particolare, a Roma, ai circa 200membri della plebs frumentaria, di
cui ne abbiamo una rappresentazione in un’emissione di Nerva.
- Liberalitas: elargizioni monetali gratuite a pioggia. Rappresentata anche in un
medaglione con Costantino raffigurato al diritto e al rovescio, dove Costantino è
rappresentato su un carro mentre lancia le monete.
31/10
14° lezione
La monetazione probabilmente fu inventata per motivi finanziari, almeno secondo
Crawford. Secondo lui, la moneta non avrebbe altra funziona che quella di permettere i
pagamenti e di recuperarla attraverso le imposte. Nella società Ciceroniana la ricchezza in
forma monetale era essenziale non solo per i pagamenti militari. Le due frasi dicono l’una il
contrario dell’altra. I progressi negli studi monetali sono avvenuti di pari passo con un
miglioramento delle tecniche di scavo.
I momenti di guerra si riflettono nella tesaurizzazione monetale, o nel cambiamento
intrinseco o a peso. Nel III sec d.C. si privilegia la tesaurizzazione delle monete precedenti
che avevano un valore intrinseco superiore.
Ci sono stati periodi in cui vengono meno le emissioni monetali momenti identificati da
Cicerone con il termine carestiae monetae, creando problemi nei pagamenti quotidiani da
qui la necessità di moneta spicciola.
Imitazioni galliche: vengono aperte nuove officine, ad esempio quella di Lione che batte
anche monete auree per Roma. Emissione provinciale di Nimes con Augusto velato al diritto
e al rovescio un coccodrillo tipo su cui si è ampiamente discusso.
Sotto il fino al 50% non si parla più di una moneta d’argento ma di mistura, argento e rame.
Ogni sistema monetario deve conoscere dei momenti d’inflazione che devono essere
controllati, se non c’è inflazione si parla di stagnazione economica.
06/11
15° lezione
Negli ultimi anni di regno di Marco Aurelio cambia la situazione politica e militare
dell’impero in quanto per la prima volta un imperatore romano è costretto ad una guerra di
difesa e non di conquista; da questo momento questa situazione sarà più comune.
Con il tempo diminuiscono anche i filoni metalliferi spagnoli utilizzati per la produzione di
monete. La crisi del sistema monetario è uno degli emblemi della cd crisi del III secolo.
Jones in un articolo mette in luce gli elementi di crisi del III secolo di cui non possiamo non
tenere conto tra le quali troviamo la precocità con cui alcuni imperatori sono saliti al trono,
ancora bambini e questo porta ad un aumento di potere dell’élite militare.
Della gravità della crisi dell’impero abbiamo traccia anche in fonti letterarie esterne al
mondo romano, ad esempio è stata rinvenuta un’epigrafe dove un re persiano elenca le 28
legioni che riuscì a sconfiggere, i prigionieri vennero rilasciati dopo il pagamento di 500
mila aurei.
L’occidente fu anche devastato da varie epidemie che portarono ad un calo demografico (a
Roma si dimezzò la popolazione) quindi la zecca iniziò a coniare meno moneta aurea.
Furono messe in campo diverse norme per risollevare l’agricoltura.
Tutto questo porta ad un depauperamento non solo dell’argento ma anche dell’oro con la
scomparsa dei nominali più bassi. Nonostante la diminuzione del contenuto intrinseco il
rapporto di cambio rimase invariato anche con Marco Aurelio e Settimio Severo quando le
monete d’argento avevano un contenuto intrinseco del 50%. Con Eliogabalo il rapporto di
cambio tra moneta aurea e d’argento si modifica infatti si passa ad un rapporto di 1:41;
questi cambiamenti si riconoscono anche negli stipendi, infatti, all’epoca di Giulio Cesare lo
stipendio medio di un soldato era di 256 denari, con Domiziano si arriva a 300 denari, con
Settimio Severo a 600, Caracalla 800 e Massimino 1800 (ultimi anni in cui si conia il
denario, in questo periodo vengono tesaurizzate molte monete). Anche la moneta d’oro
perde contenuto intrinseco.
Tra gli interventi più importanti di Caracalla c’è sicuramente l’estensione della cittadinanza
romana a tutti coloro che risiedevano entro i confini dell’impero; realizza anche una riforma
monetaria che introdusse la moneta per eccellenza della crisi del III secolo ossia
l’antoniniano d’argento (Caracalla in realtà si chiama Antonino). La moneta aveva un valore
di 2 denari (infatti al dritto compare il ritratto con la corona radiata oppure le imperatrici
hanno il busto che appoggia su una luna crescente perché, se abbiamo una corona radiata la
moneta varrà sempre il doppio, la corono laureata invece valeva 1).
Il denario smette di essere coniato attorno al 235/238.
Inizialmente l’antoniniano ha un peso di 5g (in quanto doveva pesare il doppio del denario)
e con il tempo arriverà ad avere un contenuto intrinseco di argento attorno al 2% quindi si
può considerare una moneta di rame. Con queste monete le monete di bronzo non avranno
più senso di esistere e quindi iniziano ad essere ritirate per fonderle e utilizzarle per la
produzione di nuovi denari.
Inizialmente le monete auree hanno un contenuto intrinseco vicino al 100% infatti ad
esempio le monete d’oro erano pure al 99,9%; attorno al 270 d.C. il contenuto intrinseco
delle monete auree era attorno al 75%.
Le monete di Costantino hanno un basso contenuto intrinseco e una lega poco costante,
questo perché sono il frutto della fusione di suppellettili religiose sottratte ai templi pagani.
Nel III secolo inoltrato si tende a tesaurizzare le vecchie monete d’oro sotto forma di gioielli
(le monete diventano ad esempio dei ciondoli) per non spenderli e quindi creare una riserva
personale d’oro.
Vengono create nuove monete di bronzo che hanno vita breve come ad esempio il doppio
sesterzio.
Aureliano (270-275 d.C.) oltre che a costruire le mura aureliane si occupa anche della
moneta cercando senza successo di ridare dignità alla moneta d’argento introducendo
l’aurelianiano (stesso valore dell’antoniniano) con contenuto intrinseco attorno al 5%. Altra
innovazione negli anni di Aureliano è la costruzione di una rete di zecche imperiali; fino a
questo momento la zecca deputata alla coniazione era quella Roma per l’occidente mentre in
oriente troviamo molte zecche locali (oltre 200) che però battevano gran parte moneta di
bronzo e con la scomparsa della moneta di bronzo scompaiono anche queste zecche. queste
nuove zecche imperiali coniavano tutte le stesse monte ed erano controllate direttamente
dall’imperatore; si trovavano a Lione, Ticinum, Roma, Tripoli, Alessandria etc.

07/11
16° lezione
L’impero nel IV secolo mostra una reazione agli elementi di crisi del III secolo.
L’antoniniano è una moneta inflazionistica e fiduciaria perché vale 2 denari ma il peso e il
contenuto sono quelli di 1.5 danari.
Dal 238 il denario non venne più coniato e l’antoniniano inizia un processo di svalutazione
fino ad arrivare, durante il regno di Galeno, ad essere praticamente una moneta di rame; in
questo periodo le monete di rame pesano di più di quelle d’argento.
In età romana gli effetti dell’inflazione li vediamo nei rinvenimenti monetali, ad esempio, in
strati di I secolo troviamo molti quadranti (moneta spicciola dell’epoca) mentre in quelli di
III e IV secolo non si trovano perché la moneta spicciola è rappresentata dall’asse.
L’oro perde il suo contenuto intrinseco passando da quasi il 100% (24 carati) al 75% con
conseguente tesaurizzazione sotto forma di gioiello.
Il tentativo di Aureliano non portò a risultati.
I monetieri della zecca di Roma ad un certo punto iniziarono a produrre moneta a proprio
piacimento allora Aureliano decise di spostarla provocando così una rivolta che secondo le
fonti causò 7 mila morti.
La zecca di Roma funzionò fino all’ultimo quarto del III secolo. Sotto alla basilica di S.
Clemente sono state ritrovate strutture compatibili con un frammento della forma urbis che
presenta la scritta quindi si può pensare si riferisca alla zecca, inoltre, nelle vicinanze sono
state trovate epigrafi della cd. famglia monetale. Si pensa che sopra la zecca venne costruita
una domus sopra la quale venne costruita la basilica.
Aureliano nel 270 sposta i monetieri da Roma a Milano e Sertica quindi per questo periodo
a Roma non si batte moneta.
In età tetrarchica si separano le officine che producevano bronzo da quelle che coniavano
oro e argento; prima tutto veniva coniato nella stessa zecca. L’oro si batteva dove si trovava
il comitatus.
Diocleziano tenta una serie di riforme che riguardano anche la trasmissione del potere
imperiale con la creazione degli augusti e dei cesari e la divisione dell’impero in oriente e
occidente. La riforma monetale di Diocleziano si data tra il 294 e il 296 e interessa i tre
metalli. Si ridà prestigio e pregio alla moneta aurea che però pesava meno rispetto al passato
(pesava 1/60 di libbra, cioè 5.4g); tenta anche di ridare prestigio alla moneta d’argento con
la creazione dell’argentus (dal peso di 1/96 di libbra) e venne creato il nummus, una moneta
di mistura (% di argento inferiore al 50%) che sarà la protagonista di tutte le emissioni
bronzee dei IV secolo, dal peso di 1.5g (esiste anche il nummus radiatus dal peso di 3g). La
produzione di argento diminuisce ma non scompare; nel IV secolo venne distribuito sotto
forma di donativi suppellettili all’élite militare ed amministrativa.
Tra il nummus e l’argentus c’è un rapporto di 4:1 quindi ricompare il rapporto di cambio
presente nell’età augustea quindi in questo caso 1 aureo vale 25 argentei che a sua volta
valgono 100 nummi. L’aspetto innovativo è la diminuzione del peso dell’aureo che diventa
1/62 di libbra.
Tutta la monetazione tardo romana e bizantina si baserà sul solido introdotto da Costantino.
A metà IV secolo Costanzo II tenta di creare un sistema del bronzo basato su 4 nominali di
cui però non siamo in grado con certezza di collegare con precisione ai termini usati per
indicarli nelle fonti. Questi nominali vengono indicati in base al diametro in AES 1-2-3-4.
Entrano in circolazione nel 348 d.C. A fine IV secolo l’unico nominale in bronzo coniato è
l’aes 4 e sporadicamente anche il 3. Vengono coniati anche una serie di multipli del solido
ossia i cd medaglioni molto apprezzati dai generali barbari, infatti, si trovano spesso oltre il
limes, su questi medaglioni erano raffigurate scene celebrative.
Nel IV secolo serviranno 12 mila monete di bronzo per avere un solido aureo. Durante il
regno di Valentiniano III (metà V secolo) si aveva un rapporto di cambio di 1:7500.
Sono stati ritrovati tesori datati alla guerra greco-gotica di 3/400 nummi che all’epoca non
valevano praticamente nulla però ci mostra un forte uso della moneta di bronzo.
13/11
17° lezione
La riforma monetale di Diocleziano guarda a quella Augustea, i 4 nominali presentavano in
sé una parte d’argento, provocando una seria di manovre monetali nel corso del IV secolo,
nummo genio populi 1/32 di libra, il radiato 1/10, il laureato 1/20. Costantino riduce
ulteriormente il peso del solido a 1/72. Viene mantenuta l’importanza dell’argento a peso in
particolare nei donativi in forma di suppellettili, fibule, gioielli. lo stesso vale per l’oro che
circola in oro puro certificato.
Lo stato nel IV sec richiedeva il pagamento delle imposte in oro e veniva rifuso nelle
zecche, queste rifusioni facilitavano l’ottenimento di una lega estremamente pura oltre il
99%. Dopo le riforme di Valentiniano, abbiamo la fase di maggior purezza dell’oro romano.
Introduzione del solido aureo con Costantino di g. 4,5, la qualità dell’oro, ma soprattutto
fondamentale è la quantità di emissioni che aumenta considerevolmente, che scenderà nel
corso del V sec, bisogna ovviamente tener conto del calo demografico. Prevalere di una
fiscalità aurea attraverso il solido.
Diventa centrale il ruolo dei murali: coloro che permettevano il cambio tra l’oro e il bronzo,
con un rapporto di cambio fissato dall’autorità pubblica, che non è sempre costante
differentemente che nel sistema augustale, sistema durato fino all’età di Caracalla. Lo stato
non garantisce più il ‘valore’ della monetale d’argento per tale motivo il rapporto di cambio
non ha la stessa fissità. Nel 230 d.C. Cassiodone ci informa che non bastavano più 25
monetale d’argento per ottenerle una aurea ma più di 40.
Anche il nummus conosce periodi di svalutazione e di riduzione di peso. Nel 348 d.C. in
coincidenza del 1300 anni dopo la fondazione di Roma, le monete bronzee presentano una
ridotta presenza d’argento, nominate come ae 1,2,3,4 l’ae 4 viene introdotto 10 anni dopo.
Sono coniate in volumi impressionante, negli scavi di Sardi il 63% è costituito da ae 3, le
rimanenti ae 4, ae 1 e 2 sono più rare in particolare in Occidente.
L’introduzione dell’AE tra il 358-361 è definita del tipo spes reipublice, non tutte
l’emissione è presente la caduta del dittongo.
La semplificazione continua tra il IV e V dove si giungerà a coniare solo ae 4. Un passaggio
riportato nel codice teodosiano conosciamo il rapporto tra solidus 1 a 25 libre di bronzo
1800 di monete bronzee=ae 4. Nel corso del V e VI perderà ulteriormente peso e diametro.
Questo spiega la possibilità di monete molto vecchie di continuare a circolare ma a peso,
andando contro il concetto di moneta coniata. C’era anche poca attenzione nell’attività di
conio ciò che era importante era avere una moneta, del bronzo in mano.
Nel tesoro di Falerii Novi seconda metà del V sec, sono presenti molto frammenti di
bronzo, sono stati rinvenuti anche dei sassolini. Spesso si possono trovare in strati del V-VI
sec monete frammentarie/spezzate, ad esempio ¼ di ae 3. Si tratta di un fenomeno diffuso.
Demonetizzazione della moneta romana a partire dal IV sec, con una semplificazione dei
nominali, con un unico nominale di bronzo, in generale le monete vengono coniate in un
numero sempre minore di zecche.
Passaggio dall’età imperiale a quella ostrogota, con la riforma di Teodorico, alla fine del V
sec si torna a coniare bronzi pesanti inseriti nell’ambito di una scala di valori coerenti. In
ambito ostrogoto vi erano come nominali il pentanummo, decanummo, mezzo follis o 20
nummi, follis o 40 nummi. Si torna ad avere una scala di valori, una monetazione leggera
d’argento. Governa l’Italia con esplicita volontà dell’autorità dell’impero d’oriente, questo
rapporto privilegiato si vede in due aspetti: porta rispetto continuando a coniare oro a nome
dell’imperatore d’oriente, sono monete perfettamente imperiali, le maestranze che
coniavano moneta d’oro per Teodorico molto probabilmente nella zecca di Ravenna, nella
riorganizzazione che si ha a partire da Diocleziano la produzione di moneta d’oro era
riservata alla zecca che produceva monete per, nelle monete d’argento l’amministrazione
gota ha maggiore libertà, al diritto abbiamo sempre un tipo imperiale, mentre al rovescio è
presente il monogramma di Teodorico, in seguito sarà più esplicito reso da una vera e
propria leggenda.
La monetazione di bronzo è invece estremamente innovativa: al diritto Teodorico richiama
ancora l’autorevolezza di Roma nella leggenda mentre molto probabilmente è raffigurato
egli stesso, mentre al rovescio vi è la raffigurazione delle lupa che allatta i gemelli, simile ad
una moneta coniata da Costantino, cambia la leggenda ma è molto simile, coniata in onore
della celebrazione di Costantinopoli come nuova Roma.
La regalità ostrogota si esprime nella raffigurazione di alcuni re ostrogoti, nelle monete
bronzee, con tratti e attributi tipici, come l’elmo, al rovescio raffigurata una vittoria su prua
d nave con un richiamo al bronzo della piena età imperiale con leggenda SC, vi è una
ricerca di classicità. L’argento è invece a nome sia dell’imperatore d’oriente che del re
ostrogoto.
Frazione di siliqua, moneta d’argento molto leggera, 0,39g, che ha una grande diffusione,
penetra all’interno della compagine economica, in particolari numeri esemplari provengono
anche da Luni, presenti anche in un castrum isolato del trentino ciò ci permette di comprare
la quantità d’emissione e la sua diffusione. È un nominale che si conserva difficilmente nel
terreno per la sua componente d’argento ma soprattutto per la sottigliezza della moneta. La
prova dell’importanza di questo nominale l’abbiamo nel fatto che i bizantini riconquistata
l’Italia continuano a coniarlo, assente invece nel sistema monetale utilizzato in oriente.
Il sistema monetario bizantino ripropone quello ostrogoto, Anastasio I compie una
riforma molto simile, si discute chi abbiamo introdotto per prima nuovamente una diversità
e ampiezza di nominali di bronzo: follis, mezzo follis, decanummo, e la frazione di siliqua.
Il rafforzamento del sistema monetale riflette un’esigenza nella richiesta economica
articolazione nominale. Nel VII l’emissione di moneta d’oro non è più strettamente
collegata alla zecca di Ravenna, si ricomincia a produrre moneta a Roma e si apre quella di
Napoli. Questo aumento di zecche sarebbe dovuto non ad un fenomeno di crescita
economica ma ad una difficoltà di riscuotere imposte e pagare i mercenari, proprio perché
ormai si parla di un’Italia frammentaria, dopo l’arrivo dei Longobardi. L’apertura della
zecca di Catania e Siracusa, la Sicilia era sotto il diretto controllo dell’imperatore, perché
era fondamentale per l’approvvigionamento di grano per Costantinopoli, soprattutto nel
momento in cui l’Africa viene occupata dagli Arabi.
Aureo di Silla a 1/30 di libbra  aureo di Augusto a 1/42  solido di Costantino 1/72.
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18° lezione
Il termine siliqua nel sistema monetario romano è stato definito in rapporto con la
monetazione aurea, è più opportuno chiamarle frazioni d’argento, che sono state introdotte
nel sistema germanico dagli ostrogoti e fu utilizzato anche dai bizantini.
Il sistema monetale longobardo: l’arrivo dei longobardi rompe l’unità recuperata
nell’ambio dell’impero di Bisanzio. Nell’impero di Giustiniano i longobardi avevano servite
come truppe ausiliare. Coniavano praticamente solo il tremisse.
Conoscevamo la monetazione longobarda essenzialmente grazie alle collezioni museale, da
qui l’attenzione per la monetazione aurea che sembra e appare prevalente. Gli scavi più
recenti hanno messo a fuoco la continuità della circolazione del bronzo tardo romana. Per
lungo tempo sono stati considerati esemplari di IV-V sec. solo con Arslan si giunse a datarli
al VI-VII, nel suo articolo non ha parlato di emissioni longobarda, ma dell’uso del bronzo
dell’Italia longobarda. Si può continuare ad usare bronzo a peso, ciò permette la
circolazione di numerario precedente.
Continuano a circolare frammenti di bronzo romano ridotti di peso per inserirsi all’interno
del nuovo sistema.
Ripostiglio di Brescello, Arslan ha pubblicato i dati di questo tesoretto, dal punto di vista
tipologico sono uguali agli esemplari presenti nella chiesa di Santa Tecla a Milano. Di
questo tesoro non si conosce il contesto, l’unica cosa che permette la datazione è la moneta
stessa. Brescello vide la distruzione delle proprie mura da parte di Agilulfo, possibile che il
tesoro sia stato seppellito durante questi attacchi, passo di Paolo Diacono. Tutto ciò ci
riporta alla datazione del battistero di Milano.
I materiali che vengono dagli scavi del Pionta hanno permesso la datazione alla fine del VI e
inizio del VII monete di questo tipo. Tutto ciò per smussare l’impressione che le fonti scritte
e museale ci davano della monetazione longobarda basata solo su base aurea. Anche ai
longobardi si attribuiscono una serie di frazione d’argento con monogramma datate all’età di
Liutprando.
Nel sistema monetario del V sec si inserisce al rovescio l’utilizzo del monogramma come
sintesi del nome dell’autorità emittente. Per quanto riguarda le emissioni papali si individua
un inizio a partire dal 680 ca. e continua fino a Gregorio II, emissioni pontificie si hanno
però fino al 1800.
I centri più importanti dell’Italia bizantina continuano a far uso articolato della monetazione
in tutte le sue espressioni bronzo, argento e oro.
Scavo di Sant’Antonino a Perti: castrum bizantino che non ha fasi romane, posto sulla costa
ligure, qui sono stati rinvenuti pesi monetale che sono il riflesso di uso monetale di cui si
verificava il peso, esemplari in argento, Arslan ha suggerito come ipotesi la possibile zecca
argentea, esemplari in bronzo anche tardo-romane che hanno il modulo e il peso dei
nominali bizantini, ciò significa che la monetazione bizantina ha assorbito materiali tardo-
romani purché compatibili per diametro e peso con le coeve emissioni. Questo materiale
proveniente da questo scavo ci fa toccare con mano il tema della lunga circolazione di
alcune classi di monete in questo caso monete bronzee di due-trecento anni.
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19° lezione
I SISTEMI MONETALI DELLA TARDA ANTICHITÀ
L’oro sarà il pilastro della monetazione tardo romana e bizantina. Il solido avrà un ruolo
fondamentale nelle emissioni merovinge, longobarde e visigote.
Aspetto significativo è la norma entrata in vigore nel 396 che da equilibrio tra la moneta
aurea coniata e il bronzo a peso; il rapporto è 1 solido = 25 libbre di bronzo (1800g), cioè
7200 monete in bronzo (aes 4). Le tasse si dovevano pagare in moneta aurea, quindi, era
necessario cambiare il bronzo (anche a peso) in oro, questo porta alla volontaria
frammentazione delle monete in bronzo precedenti. Questo può spiegare anche il ritorno in
circolazione della moneta precedente. Una moneta di un periodo precedente può continuare
a circolare se coerente con le monete in circolazione in quel periodo.
Le riforme ostrogote, bizantine e vandale crearono un ritorno di nominali con peso e valore
nominale significativo. Il significato economico di questo è che la moneta di bronzo ha una
sua valenza economica, cioè, serve negli scambi e questo è utile per lo studio dell’economia
dei primi secoli del medioevo. I bizantini coniarono sottomultipli dell’argento solo in Italia
e questo è sintomo di coerenza tra questi nominali e le esigenze di spesa in Italia.
Fino agli anni 80 la moneta longobarda è stata considerata monometallica e mono nominale
in quanto furono ritrovati solo tremissi aurei; questo è vero dal regno di Liutprando, infatti,
oggi sappiamo che i Longobardi coniarono anche l’argento sia per motivi economici sia per
il fatto che nelle monte d’argento il re poteva inserire il suo monogramma. Fino alla fine del
VI/inizio del VII secolo è attestato nell’Italia longobarda l’uso del bronzo minuto.
LONGOBARDI E CAROLINGI
Nella fase tarda della monetazione longobarda non si conia più bronzo e argento minuto, c’è
una semplificazione del sistema monetale tanto che si conia solo il tremisse aureo. Questa
semplificazione la vediamo anche nel sistema monetario bizantino.
È nell’argento che gli Ostrogoti esprimono il loro potere mantenendo sano il privilegio
imperiale di coniare oro tanto che quando Bisanzio delegò al papa alcuni poteri pubblici i
papi si inserirono nel sistema monetale coniando frazioni d’argento in cui compare il
monogramma del papa.
È sull’argento che l’autorità pubblica inferiore all’imperatore si esprime.
Cuniperto (fine VIII secolo) fece una riforma e conia oro al 98%, negli stessi anni i carolingi
passarono dal tremisse al denario d’argento quindi vediamo che i longobardi guardano a
Bisanzio come modello e non ai franchi.
Con la venuta di Carlo Magno il regno d’Italia iniziò a coniare denari d’argento (unica
moneta coniata) a nome dell’imperatore carolingio.
Toubert propose che coniarono solo questa moneta perché era adatta a tutti i livelli di
scambio ma questo è sbagliato perché per coprire tutti i livelli sono necessari anche altri
nominali. Molti studiosi propongono che in età carolingia si continuasse ad usare il bronzo
romano perché sono state ritrovate monete romane assieme ad un diram islamico ma questo
non è sufficiente per affermare ciò.
Nel sistema monetale bizantino e longobardo si usavano monete spicciole romane che
mantenevano un legame razionale con le monete contemporanee dell’epoca e questo ha
senso visto che questi sistemi erano trimetallici e derivavano entrambi dal sistema monetale
romano, tutto questo non lo troviamo nel sistema monetale carolingio. Importante è capire
quando una moneta è un reperto primario o un residuo perché a differenza dei vasi che si
rompono facilmente e che è facile che diventino reperti residui per le monete questo non è
così facile.
Caesy fa alcune osservazioni, ad esempio, che il ritrovamento di monete è proporzionale al
valore originariamente emessone e che la perdita di monete è proporzionale al valore della
moneta stessa. La svalutazione progressiva toglie di mezzo i nominai inferiori e la politica
monetaria di ciascun sovrano può influenzare le monete circolanti perché le monete vecchie
possono essere rifuse, abbandonate o ritirate in seguito ad una conquista.
È possibile che la moneta bronzea tardoromana tosse utilizzata come spicciola nel sistema
monetale carolingio?
Per Toubert si perché ritrovò una moneta di Claudio assieme ad un diram arabo; nello stesso
strato furono trovati vari oggetti di età Giulio-Claudia e solo una moneta medievale.
Nella Crypta Balbi negli strati di XI-XV secolo non c’è un denario di XI secolo; si sono
confrontate le quantità di monete medievali e di ceramica medievale presente e vediamo che
strati ricchi di monete sono anche ricchi di ceramica. La percentuale di moneta romana
presente in questi strati è identica alla quantità di ceramica romana presente nei medesimi
strati. Siccome nessuno dubita che ceramica romana in strati di XI secolo siano residue non
si vede perché non si possa fare lo stesso ragionamento con le monete e quindi considerarle
residue e non parte del circolante medievale. Questa non è una legge inamovibile ma è un
elemento che dobbiamo tenere presente. La moneta romana probabilmente non circolava in
età carolingia perché non ha niente a che fare con un sistema monetale a base argentea,
aveva a che fare con il sistema longobardo perché è erede del sistema romano e bizantino. Il
deposito della Crypta Balbi di fine VII secolo ci ha restituito 460 monete di cui il 40% sono
romane; qui possiamo dire che queste monete nel deposito di VII secolo fossero ancora
circolante perché in questi strati la ceramica romana residua è del 4% rispetto alla ceramica
totale quindi possiamo affermare che nella tarda età bizantina una percentuale significativa
di moneta circolante era ancora romana forse perché le zecche bizantine non coniavano
abbastanza monete.
Nel deposito della fine del VI secolo sono stati trovati solo 800 nummi di aes 4, non sono
stati ritrovati aes 3 e 2 perché nel sesto secolo il nominale di uso quotidiano era il nummus
da 20 nummi, infatti, negli strati di VII troviamo gli aes 3 e 4 che erano quelli di diametro
maggiore rispetto al nummus quindi in sistemi monetali coerenti ci può essere una lunga
circolazione delle monete e questo si deve tenere conto quando si data uno strato basandosi
anche sulle monete. Il fatto che non si trovano quasi mai denari carolingi in Italia si deve al
fatto che circolavano poco e che avevano un potere liberatorio medio alto altrimenti se persi
non sarebbero stati recuperati quindi non è una moneta spicciola.
La moneta di Ravenna: conia sempre meno bronzo, risente dei longobardi in maniera
significativa. Bisanzio rifondeva direttamente l’oro che otteneva dalle imposte mantenendo
un intrinseco al 99%.
Le monete dei longobardi: ciò che conoscevamo si basava solo su quello che era conservato
nelle collezioni, cioè, monete auree. Esemplari d’oro conservati nelle tombe, ad esempio. La
storiografia, quindi, aveva letto l’economia longobarda come basata sul tremisse aureo.
Molte monete emesse sono delle imitazioni delle coeve coniazioni bizantini forse della
zecca di Ravenna. Le emissioni longobarde si caratterizzano da un bordo anulare molto
spesso. Nel 680 ca con Cuniperto, dopo la normalizzazione tra i rapporti tra Italia bizantina
e quella longobarda, questa cd. Pace è citata non esplicitamente nelle fonti, lo strumento
monetario ne è la prova. Cuniperto compie una riforma della moneta aurea passando da
monete che imitano i tipi bizantini a monete a nome del re longobardo, ad imitazione della
vittoria alata arcangelo s. Michele. L’autorità bizantina riconosce l’autorità longobarda.
Cuniperto aumenta il contenuto intrinseco del tremisse al 99% allo stesso livello di quello
bizantino. Fino a Liutprando, intorno al 710 ca., il contenuto intrinseco rimane elevato, a
partire da Liutprando si ha un deprezzamento dell’oro significativo: crisi del regno?
Difficoltà nel recuperare l’oro? sotto il suo regno è stato calcolato un aumento del numero di
coni, significativo.
Famosi sono gli stellati di Lucca, sono numericamente consistenti. Non si sa chi si sia
inventato questo tipo. Quando Desiderio diviene re dei longobardi adotta il tipo dello
stellato di Lucca, trasferisce questo tipo alla zecca di Pavia. Nei suoi anni sono attestate
numerosissime zecche, probabile che abbia tentato una riforma monetale. Tra le zecche
citiamo Castelseprio poiché non molto lontana da piccole zone di rifornimento di oro
fluviale. L’intrinseco in questo periodo è ormai calato al 30%, è un oro coerente con la zecca
bizantina di Siracusa. Con Desiderio quindi vediamo un evidente abbassamento
dell’intrinseco e la scomparsa della produzione di monete argentea. L’argento esce dalla
circolazione a partire da Liutprando, almeno questo è ciò che ci suggeriscono i dati.
Intorno al 780, iniziano le prime emissioni papali, con al diritto un’imitazione
dell’iconografia dell’imperatore, il busto di s. Pietro, al rovescio la croce su gradini.
Si passa dal mondo longobardo a quello carolingio con un sistema in entrambi i casi
monometallico e mono-nominale, quello longobardo aureo e quello carolingio a basa
argenteo. Ma come poteva funzionare questo sistema? Se in alcuni sistemi il denario veniva
frammentato, in questo caso non è mai stai trovato un denario frammentario.
Alcune delle monete di Carlo d’Angiò sono state coniate nella fucina del castello, questo
mostra la difficoltà di individuare le zecche a volte si tratta di luoghi di fortuna. Fino ai
bizantini invece c’era una vera e proprio distinzione tra le zecche di monete bronzee e di
monete auree o in argento. A Roma nonostante un crollo dell’intrinseco non si erano mai
sognati di imbiancare le monete, cosa che succede ampiamente successivamente. Le monete
presentavano un’anima in rame e veniva poi imbiancate da una patina d’argento monete
suberate. Nei denari ottoniani questa situazione è ondivaga, sono presenti sia dei denari di
altissima qualità soprattutto oltralpe, ciò è differente in Italia.
Con Liutprando vengono aperte le zecche della Tuscia. Interessanti sono le monete coniate
dal marchese Ugo I di Toscana che conia monete sia nella zecca di Lucca che di Arezzo,
Arezzo riaprirà solo poi in piena età comunale. Ugo II il Grande sempre Marchese di
Toscana conierà in contemporanea con il re Ottone III, sempre nella zecca di Lucca, ciò
mostra un non competitività.
Alcuni avevano pensato al fatto che le monete di bronzo romane erano utilizzate in età
carolingia, ma il sistema monetale carolingio è monometallico basato sull’utilizzo
dell’argento; quindi, è lo stesso sistema monetale che non prevede l’utilizzo del bronzo.
Certo è che ciò è forse più plausibile in altri contesti, ad esempio bizantini, dove si ha il
riutilizzo di monete bronzee romane coincidenti con i pesi e tagli delle monete bizantine
bronzee, questo è palese sia nella cripta Balbi che nel Castrum Perti.
Il sistema monetale longobardo sembra, invece, prevedere invece l’utilizzo di moneta
minuta.
Cosa particolare è che nonostante il fulcro del regno longobardo sia Pavia e la zecca di
Lucca a coniare maggiormente moneta.
Con gli ottoni si conia di più e in particolare Pavia conia maggiormente. Dopo gli ottoni la
moneta di Pavia rimane circoscritta alla sua area di circolazione naturale, è una moneta che
viene tesaurizzata perché ha un ottimo contenuto d’argento.
I denari enriciani vengono coniati utilizzando l’argento proveniente dagli ottoniani che
vengono rifusi e viene aggiunto il rame, in realtà questo depauperamento è una risposta
positiva alla richiesta sempre più maggiore di moneta.
La zecca di Salerno smette di coniare intorno al X sec.

C. CIPOLLA – LE AVVENTURE DELLA LIRA

I° CAPITOLO
La lira ha origine da un peso che i romani chiamavano libbra e che doveva equivalere a
circa 327 g. La trasformazione della libbra in unità del nostro sistema monetale risale alle
riforme attuate nella penisola da Carlo Magno tra il 781 e il 794, prima di lui l’unità
fondamentale era il soldo d’oro con le sue frazioni. Fu Carlo a rompere la tradizione
sconfitti i Longobardi estesa la riforma monetaria che suo padre e lui stesso avevano iniziato
nel Regno Franco, la riforma stabiliva il monometallismo argenteo e istituiva come unica
moneta legale il denaro argenteo di cui le zecche dovevano consegnare 240 pezzi per ogni
libbra di argento ricevuta.
In un primo tempo, tra il 768 e il 793 Carlo coniò denari di 1,3g; tra la fine del 793 e l’inizio
del 794 elevò il peso a 1,7g.
Dato l’altro potere d’acquisto del denaro il valore unitario era tutt’altro che infimo, è anche
vero che i secoli VIII e IX si caratterizzarono come un’epoca di economia primitiva e
depressa. Potevano capitare transazioni di una certa rilevanza per le quali il denario
carolingio non riusciva affatto comodo, poiché non si era prevista la coniazione di un
multiplo del denaro d’argento. La gente non avendo a disposizione un multiplo effettivo del
denaro trovò comodo usare la libbra come multiplo ideale di conto. Invece di dire 240
denari la gente preferì dire 1 lira. Si preferì, perciò, esprimere certe somme in lire anziché in
denari. Era però una pura unità ideale di conto. La gente cominciò a parlare di lire, a trattare
e vendere in lire, senza che alcuno mai avesse visto o toccato una lira in forma di moneta,
era effettivamente una moneta fantasma. Ciò rappresentò l’unita di misura dei valori di tutto
o quasi l’Occidente cristiano del tempo. Le conquiste territoriali dei Carolingi ed i loro
rapporto coi re di Mercia e di Kent avevano saputo fare dell’Occidente cristiano un’unica
area monetaria. I confini dell’area della lira non abbracciarono mai tutta l’Italia.
A sud di Roma o perdurò la tradizione monetaria romano-bizantina o finì col prevalere
l’influenza della moneta araba. Roma rappresentò un’area grigia. Per oltre cent’anni non vi
furono innovazioni di rilievo. Col X sec. cominciarono i primi slittamenti, la tradizione
tramanda anche che Berengario II verso il 947 per versare tributi agli Ungari indebolì la
moneta mischiando il rame all’argento, con una certa abbondanza. Il disordine monetario
rifletteva il disordine politico ed amministrativo.
Gli Ottoni riportano un certo ordine, furono più dei continuatori dei re italici che
restauratori dell’ordinamento carolingio. Consacrano lo slittamento del denaro, i loro denari
furono coniati su un nuovo piede monetario, il peso teorico del denaro di Ottone I e II deve
essere stato vicino a 1,4g; il fino del denaro ottoniano deve essersi aggirato al di sotto di
1,2g di argento puro. La gente si era abituata ad usare il termine di lire per intendere 240
denari, e continuò nell’uso secolare. Ma al tempo dei carolingi 240 denari pesavano circa
410gr, con gli ottoni dovevano pesare circa 330g – la lira, quindi, non era più la libbra.
La lira carolingia in argento fino su 410g rappresentava quasi 390g, quella dei primi due
Ottoni doveva avvicinarsi a 275g. Il rapporto di valore tra l’oro e l’argento sembra tendesse
a fluttuare intorno a 1:12.
All’inizio dell’XI sec. la lira aveva già cominciato a decadere. Il periodo corso tra l’età degli
Ottoni e la metà del XIII sec. fu un periodo ricco di innovazioni. Il sistema monetario
assunse la struttura e i lineamenti che doveva poi mantenere quasi intatti fino agli inizi
dell’età contemporanea. Gli accadimenti più rilevanti si possono sintetizzare in tre punti:
1. Decadimento del denaro delle zecche tradizionali
2. Comparsa di numerose zecche e formazione di nuove aree monetarie
3. Comparsi di nuovi tagli monetali oltre al denaro.
Le zecche operative nel periodo 780-1000 a nord di Roma erano quelle di Pavia, Milano,
Verona, Treviso, Venezia e Lucca. Treviso però aveva cessato di operare già verso la metà
del IX sec, quando fu incorporata in quella Veronese. Il fatto fondamentale è che queste
zecche fino al X sec. avevano battuto i denari suppergiù su un identico piede.
Agli albori dell’XI sec le zecche principali erano quelle di Pavia, Milano, Verona e Lucca.
Mentre il livello delle emissioni tendeva ad elevarsi, i denari emessi tendevano ad avere
peso e lega sempre peggiori. I denari si differenziarono ciascuno seguendo un proprio
destino, e comparvero tante lire quanti erano i diversi denari, ciascuna con un valore diversa
dall’altro.
Per quanto riguarda il denaro pavese notizie preziose sono contenute negli annali del
genovese Caffaro, il quale cita bruni e brunetti. E gli storici sono concordi nel ritenere che:
bruni e brunetti erano denari pavesi, l’appellativo di bruni e brunetti derivava dal
peggioramento della lega che dava loro un aspetto più scuro. L’esame numismatico ci
conferma indubbiamente il declino del denaro pavese. La massa dei pezzi pavesi tra il 1000
e il 1150 viene differenziata in 4 gruppi da Brambilla.
Nel gruppo A (peso massimo 1,3-1,4g e fino tra l’1-1,1g) sono riconoscibili i denari di
Ottone III, Enrico II e Corrado II. Difficile è l’attribuzione dei denari dei gruppi b, c, d, che
sono immobili nel tipo e presentano la leggenda Henricus ma non indicano se si tratti di
Enrico III, IV o V.
L’aria di mistero che circonda la storia dei denari pavesi si dipana dopo la metà del XII sec.
quando due diversi documenti permettono di calcolare che il denaro pavese doveva
contenere in quegli anni circa 0,2g di fino d’argento. È importante rilevare che il denaro
milanese aveva subito più o meno la stessa sorte.
Secondo l’analisi del Murari anche i denari veronesi del periodo 1050-1150 si differenziano
in quattro gruppi. I denari del gruppo a (peso max 0,6g – fino 0,3g) vengono attribuiti al
periodo di Enrico IV e V, i denari del gruppo b (peso max 0,6 – fino 0,16g) al periodo tra il
1125 e il 1152, quelli del gruppo d (peso max 0,45g – fino 0,1g) a Federico I.
Incerta rimane l’attribuzione dei denari del gruppo c; che differenziano da quelli del gruppo
b per caratteristiche intrinseche del tipo. La moneta veronese tra la metà dell’XI e la metà
del XII sec decade progressivamente.
Circa i movimenti della moneta lucchese si sa ancora meno. In base al contenuto di argento
fino dei denari, poco dopo la metà del XII sec, la lira lucchese avrebbe dovuto equivalere a
85g di argento fino, quella pavese a 50g quella veronese a 25g.
Le cause di questo generale decadimento erano insite nei movimenti generali dell’economia
dell’Italia centro-settentrionale del tempo. Tra gli inizi dell’XI sec e la fine del XII la
popolazione aumentò e si verificò un processo di sviluppo economico. La moneta metallica
tese a divenire, nei centri cittadini, il mezzo usuale di scambio e di pagamento –
conseguenza una espansione della domanda di moneta  di contro l’offerta di metalli
preziosi si dimostrò anelastica ed incapace di tener dietro all’incremento della domanda di
argento a scopo monetario.
In tali condizioni tre erano le soluzioni possibili:
- Trovare sostituti alla moneta metallica
- Trovare sistemi e metodi di pagamento evoluti che facessero risparmiare i rari mezzi
di scambio esistenti
- Svilire l’intrinseco aumentando il numero di pezzi in circolazione.
Praticamente tutte e tre le soluzioni furono tentate, nei centri mercantili si usò del pepe o
altre merci come sostituti della moneta metallica. Per quanto riguarda le soluzioni proposte
per il secondo tipo si trattavano di rudimentali sviluppi di pratiche che si trasformeranno poi
in istituti bancari e creditizi. Si dovette ripiegare sulla terza soluzione, una volta che le
autorità avvertivano questa carestia monetale autorizzavano la zecca a coniare da uno stesso
peso di argento un maggior numero di pezzi. Di fatti, il decadimento intrinseco del denaro si
accompagnò ad una forte espansione delle emissioni.
L’espansione della massa monetaria non si limitò alle zecche citate precedentemente, ma
una dopo l’altra le città dell’Italia centro-settentrionale cominciarono ad aprire zecche e
battere moneta. La caduta del denaro permise alla società italiana di evitare che la
anelasticità dell’offerta di metalli preziosi e la mancanza di un efficiente organizzazione
creditizia esercitassero una pressione deflazionistica che avrebbe strozzato il processo di
sviluppo economico. Dopo la metà del XII sec il denaro, di qualsiasi zecca esso fosse, s’era
ridotto a proporzioni quasi mai minuscole.
Alla metà del secolo si assiste inoltre a tentativi di riforma che mirano evidentemente a
reintrodurre in circolazione moneta più forte. Città come Genova, Venezia e Pisa avevano
preso parte attiva nel commercio internazionale assumendovi un ruolo di deciso predominio.
Per i loro mercati il minuscolo denaro di cattivo argento doveva essere ben poco adatto
come mezzo di scambio; questi presupposti produssero le riforme monetarie che
cominciarono nel 1150 e culminarono nel 1252.
Si cominciò in Lombardia, dove la riforma ebbe colore politico e si inserì nella lotta tra
Federico I e i comuni lombardi. Probabilmente Federico I vedeva nella restaurazione della
moneta un simbolo che vagheggiava la restaurazione dell’autorità imperiale. Tra il 1155 e il
1161 fece coniare i cd. denari imperiali che dovevano contenere poco meno di 0,5g di
argento fino. Rispetto al denaro pavese e milanese quello imperiale conteneva circa il
doppio di argento fino. La nuova moneta inizialmente non riuscì a rimpiazzare
completamente l’antica, circolando contemporaneamente, al cambio di 2 pavesi per 1
imperiale. Le stesse zecche di Milano, Pavia e altre città lombarde si misero a battere denari
di tipo imperiale, alleate o nemiche di Federico I. Nel corso del XIII sec. divenne il mezzo
di scambio e l’unità di conto più usata nella regione lombarda.
Riforma analoga fu tentata a Venezia e a Genova, tra la fine del XII e gli inizi del XIII la
zecca di Venezia cominciò a battere un pezzo di buon argento di 2,2g chiamato grosso o
ducato d’argento o metapan. Nello stesso periodo la zecca di Genova iniziava a coniare un
pezzo di buon argento di circa 1,5g detto grosso equivalente a 4 denari genovesi del tempo.
A differenza della riforma imperiale la riforma veneziana e genovese mirava alla creazione
di un multiplo del denaro che non doveva sostituire ma affiancare quest’ultimo.
Verso il 1192 Pisa, Volterra e Siena coniarono un nuovo denaro che doveva rappresentare
una rivalutazione del denaro corrente, ne imitava il peso ma ne migliorava sensibilmente la
lega. Nei primi decenni del XIII sec il generale orientamento è nella direzione dell’esempio
genovese e veneziano. Dopo il 1230 più o meno tutte le zecche toscane cominciarono a
battere grossi, contenenti circa 2,3g di argento fino e valeva 12 denari pisani o lucchesi del
tempo.
Nel 1252 il grande passo fu compiuto Genova e Firenze coniarono una moneta d’oro
purissimo dal peso di 3,5g (genovino d’oro e fiorino d’oro). Venezia seguirà l’esempio nel
1284 e conierà il ducato d’oro.
Il monometallismo argenteo stabilito da Carlo Magno, dopo cinque secoli, era ormai finito.

II° CAPITOLO

Dopo il 1183 la moneta veneziana si sostituì a quella veronese sulla piazza di Venezia e poi
si impose via via in tutta la regione veneta. Col XII sec. fu la moneta milanese a prendere
progressivamente il sopravvento; a Parma nell’ultimo quarto del XII sec i prezzi venivano
correntemente espressi in imperiali milanesi. In Toscana il predominio monetario di Lucca
fu infranto verso la metà del XII sec da Pisa, verso la metà del Duecento la leadership passò
a Firenze.
Alla metà del Duecento erano cinque le monete fondamentali dell’Italia a nord di Roma:
quelle di Venezia, Milano, Asti e dei duchi di Savoia, Genova e Firenze. Si può, quindi, dire
che dalla metà del XIII sec e nel XIV sec l’Italia centro-settentrionale va considerata divisa
in cinque aree monetarie, all’interno di ogni ‘area’ non c’erano quei controlli sui cambi che
caratterizzano ed individuano le aree moderne, né la circolazione monetaria era
monopolizzata da un solo tipo di moneta. All’interno di ogni area circolava liberamente una
massa notevole di monete di altri stati o di altre aree. Nell’ordinamento monetario alla metà
del XIII sec. la massa metallica circolante veniva a distinguersi nettamente in due gruppi.
Da una parte il solito denario che si confinò esclusivamente nell’area delle transazioni
locali, dall’altra parte i grossi e i fiorini d’oro che per l’alto valore si isolarono nell’area
delle transazioni internazionali. Definendo il denaro moneta piccola e quella d’oro moneta
grossa. Le due monete andarono quindi a formare due sistemi monetari, ciascuno con la
propria e distinta area di circolazione.
Le forze inflazionistiche si concentrarono sulla moneta piccola che rimaneva la moneta
predominante nella circolazione interna e che costituiva l’unità di base del sistema dei
prezzi interni; la pressione inflazionistica fu sollecitata ed accentuata dal carattere
esclusivamente interno e dal nuovo meccanismo del sistema e del mercato monetario.
Continuando l’una moneta a slittare e l’altra rimanendo stabile necessariamente i rapporti di
scambio progressivamente crescevano. Per esempio, il ducato d’oro che a Venezia nel 1284
valeva 576 denari veneziani, nel 1500 ne valeva 1488.
In queste condizioni la moneta grossa non aveva e non poteva assumere le funzioni ed il
ruolo di multiplo della moneta piccola, mancava l’elemento essenziale, cioè la stabilità del
rapporto. La mobilità del rapporto dimostrava quotidianamente che moneta piccola e
moneta grossa non appartenevano ad un unico sistema monetario.
Quando a Firenze si coniò per la prima volta il fiorino d’oro si cercò di dar corpo a quel
fantasma che era stato fino ad allora la lira. Difatti fu coniato con tali caratteristiche
intrinseche da valere esattamente 240 denari correnti nel 1252. Dopo venticinque anni, però,
era già passato a valere 396 denari.
Dopo un certo numero di anni dalla loro prima coniazione, i pezzi che dovevano
rappresentare la lira cominciarono a crescere ed assumere valori progressivamente sempre
più alti rispetto alla lira stessa.
Nel corso dei secoli il denaro si ridusse talmente che ad un certo punto non fu più possibile
coniarlo. A Milano e a Venezia gli ultimi denari si batterono nella prima metà del XVI sec.
nel frattempo, si era dato inizio alla coniazione di pezzi da tre denari, quattro, cinque, sei,
otto ed eventualmente anche da dodici (soldini). Dalla fine del XV sec i più immediati
sottomultipli cominciarono ad essere coniati in puro rame.
Nel 1252, l’anno della ricomparsa della moneta aurea, la lira genovese e la lira imperiale di
Milano dovevano equivalere ciascuna a circa 7g di oro e la lira fiorentina a 3,5g; a quel
tempo il rapporto di scambio doveva essere 1 a 10. Sul piano internazionale le lire delle città
italiane erano il gruppo di testa tra le monete occidentali nel fenomeno di secolare
deterioramento di intrinseco. Nel 1266 quando Luigi XI riordinò il sistema monetario
francese la lira tornese equivaleva a poco più di 80g di argento fino. Tra la metà del XIII sec
e la fine del XV sec, però, la lira milanese subì un deterioramento intrinseco di quasi il 90%,
quella genovese di oltre l’80%, la fiorentina dell’85, la veneziana del 70.
Alla fine del Quattrocento la lira di maggior valore era quella genovese che aveva una parità
argentea di poco meno di 13g di fino.
Sul piano internazionale la lira tornese di Francia equivaleva a circa 22g di fino e quella
inglese ancora a circa 172g.
Lo slittamento delle varie lire tra il 1252 e il 1500 non rappresentò un movimento continuo.
In un primo tempo, tra il 1325 e il 1348, la parità argentea continuò a scremare, ma poiché il
rapporto AU/AR passò da 1:13 a 1:10 la parità aurea rimase stabile. Poi nel 1348 scoppiò la
peste nera, un tale collasso di popolazione provocò una drastica contrazione della domanda
di moneta. Le ragioni dello slittamento di intrinseco delle lire italiane tra il 1252 e il 1500
potrebbero essere riassunte in sette fattori inflazionistici:
- Aumento della domanda di moneta in relazine ad un aumento della popolazione, del
reddito e del grado di monetarizzazione dell’economia
- Aumento della spesa e del deficit statale
- Pressione di determinati gruppi sociali
- Squilibri nella bilancia dei pagamenti
- Regime delle zecche e tecnica delle emissioni monetarie
- Erosione e tosatura dei pezzi in circolazione
- Fluttuazioni nel rapporto di mercato AU/AR.
Difficoltà della bilancia dei pagamenti e conseguente rarefazione di moneta grossa sul
mercato furono sovente l’origine di svalutazioni della moneta piccola effettuate allo scopo
di favorire le esportazioni. Bisogna sottolineare che lo svilimento della moneta è la
soluzione comune a tutta una gamma di problemi ed è anche quella più facile. Qualunque ne
siano le cause, resta da chiedersi se il deterioramento della moneta abbia rappresentato o no
un fenomeno di inflazione secolare; intendendo per inflazione secolare un movimento
tendenziale al rialzo dei prezzi e dei salari i quali per un protratto periodo di tempo accusino
un aumento di un tanto percentuale medio all’anno.
Tra l’XI e la fine del XIII sec diversi elementi inducono a sospettare un’espansione secolare
della domanda di metalli preziosi per scopi monetari; mentre un’altra ondata espansiva si ha
tra la fine del ‘300 e la fine del ‘400 per scopi monetari e industriali. Rimane da sapere se
tale deterioramento intrinseco venne compensato o no o in che misura da una rivalutazione
secolare dell’argento.  non si hanno risposte certe
Negli ultimi decenni del ‘400 le condizioni dell’offerta dei metalli preziosi migliorano in
maniera decisiva; i portoghesi riuscirono a giungere alle zone aurifere della Guinea e della
Costa d’oro. Ma il miglioramento più sensibile si verificò per l’argento a seguito
dell’attivazione delle ricche miniere della regione sassone-boema e del Tirolo. I centri che
se ne avvantaggiarono furono Milano e Venezia. Non è un caso che i primi testoni furono
battuti a Venezia e a Milano.
La scoperta dei ricchi giacimenti auriferi ed argentiferi dell’America spagnola e portoghese
aprì improvvisamente nuovo ed importanti fonti di metallo prezioso. Tra le varie
conseguenze è opportuno segnalarne due:
1. L’importanza della produzione americana fu tale da modificare sensibilmente il
rapporto di scambio tra oro ed argento sul mercato europeo. L’argento tese a svilirsi
rispetto all’oro, giungendo a un rapporto di 1:15.
2. La nuova localizzazione geografica di rifornimento dei metalli preziosi spostò il
mercato principale dell’oro e dell’argento da Milano e Venezia a Genova.
I due secoli corsi tra il 1500 e il 1700 possono essere distinti in tre distinti periodi, dal punto
di vista economico:
1. Dal 1500 al 1550 il periodo delle guerre spagnole, devastazioni, carestie, pestilenze e
miserie.
2. Dal 1550 al 1620 con un’espansione economica di lungo periodo e ricostruzione
economica generale del paese.
3. Dal 1620 al 1700 con il tragico periodo del declino economico e della fine definitiva
della supremazia economica degli italiani.
Le principali lire italiane in questi due secoli accusarono un deterioramento nella parità
argentea dell’ordine del 40-50% e nella parità aurea del 50-60%, unica eccezione fu la lira
fiorentina.

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