Giuseppe Ungaretti (1888-1970)
> vita
Giuseppe Ungaretti nacque l’8 febbraio 1888 ad Alessandria d’Egitto. Dopo la morte del
padre, causata da una malattia contratta sul posto di lavoro, al canale di Suez, la madre riuscì
a mantenere la famiglia grazie alla gestione di un piccolo forno di pane.
Frequentò fino al 1905 l’École Suisse Jacot, avvicinandosi alla letteratura moderna e
contemporanea. Di questi anni ricorderà con aria nostalgica e sognante il paesaggio africano.
Nel 1912 si trasferì a Parigi, dove seguì corsi al Collège de France e alla Sorbona.
Conobbe il pensiero di Henri Bergson e approfondì la poesia decadente e simbolista.
Frequentò ambienti d’avanguardia e strinse rapporti con artisti e scrittori come Apollinaire,
Picasso, Modigliani, Braque e De Chirico.
Nel 1914 entrò in contatto con gli esponenti del futurismo fiorentino (come Papini) e nel
1915 pubblicò le sue prime poesie sulla rivista “Lacerba”.
Nel 1914 tornò in Italia, si arruolò come volontario nella fanteria e combatté nei pressi
del Carso. Durante la guerra scrisse poesie che pubblicò nel 1916 a Udine con il titolo “Il
porto sepolto” che furono poi raccolte in “Allegria di naufragi” (1919) e confluite in
“L’allegria” (1931). Nella primavera del 1918 partecipò sul fronte francese e alla fine del
conflitto si sposò con Jeanne Dupoix (nel 1920) ed ebbero 2 figli: Anna Maria e Antonietto.
Nel 1921 si trasferì a Roma ed aderì al fascismo, convinto che il movimento potesse riportare
unità nella nazione. Ottenne un impiego al Ministero degli Esteri e collaborò come
giornalista e saggista.
Nel 1933 pubblicò “Sentimento del tempo”, raccogliendo poesie scritte partendo dal 1919
grazie alle quali divenne punto di riferimento per l’Ermetismo, nuova tendenza poetica degli
Anni 30.
Nel 1936 fu chiamato a insegnare Letteratura italiana all’università di San Paolo in Brasile,
ma questo periodo molto doloroso perché interrotto da gravi lutti familiari (perse fratello e
figlio) e per via dello scoppio della Seconda guerra mondiale.
Nel 1942 rientrò in Italia e riprese l’insegnamento all’Università di Roma. Nello stesso anno
fu nominato Accademico d’Italia.
L’esperienza della guerra e delle perdite familiari segnò la sua poetica: pubblicò “Il dolore”
(1947), “La terra promessa” (1950), “Un grido e paesaggi” (1952), “Il taccuino del vecchio”
(1961), “Il deserto e dopo”. Nel 1949 uscì anche il volume in prosa “Il povero nella città”.
Accanto alla poesia, svolse un’intensa attività di traduttore: tra le sue traduzioni più rilevanti
quelle da Shakespeare, Mallarmé, Racine e William Blake.
Negli ultimi anni si dedicò all’edizione definitiva delle sue poesie, pubblicate nel 1969 col
titolo “Vita d’un uomo. Tutte le poesie.” Morì a Milano nella notte tra l’1 e il 2 giugno 1970.
> l’Allegria
Quando riordinò le sue poesie nell’ultima raccolta, scelse “Vita da uomo” come titolo per
sottolineare il carattere autobiografico di essa e il suo intento di andare alla ricerca del tempo
perduto (= così come diceva il francese Marcel Proust).
Per carattere autobiografico però non si intende ripercorrere gli eventi della vita dell’autore,
ma, poiché x questa concezione nuova della letteratura e vita sono connesse, c’è bisogno di
selezionare alcune vicende biografiche x chiarire e mettere in luce l’essenza della vita stessa.
→ in questo periodo la letteratura assume il ruolo di rivelare ciò che si cela dietro le cose,
assume quindi un valore religioso. La poesia avvicina ad una verità più autentica della realtà.
(Questa concezione sarà ripresa dagli Ermetici).
Durante il suo percorso letterario, Ungaretti porta delle novità nel campo formale.
Le differenze si possono notare tra le liriche scritte inizialmente per la rivista “Lacerba”
(1915) e le poesie scritte per la raccolta “Il porto sepolto” (1916).
Le prime sono + discorsive e descrivono alcuni eventi, le altre invece sono completamente
diverse: si allontanano dalla tradizione realista nello stile e nei contenuti. Non descrive la
realtà in modo completo (dall’esterno), ma anzi nelle poesie vengono ridotte le funzioni della
sintassi e delle parole = le frasi sono più brevi = le parole diventano più cariche di significato,
per esprimere appunto l’essenza profonda del mondo.
Un altro mezzo tramite il quale raggiunge questa profondità misteriosa nei contenuti è
l’uso dell’analogia(→ accostare due concetti che sembrano non avere senso assieme, ma
che nel profondo lo hanno, creando enigmaticità).
Ungaretti inoltre fa una differenza tra la poesia Ottocentesca e quella contemporanea alla sua
era (il 900). Lui sostiene che la più remota provasse a conoscere il mondo in maniera
analitica, facendo collegamenti chiari e facilmente comprensibili tra i concetti.
La conoscenza, secondo lui, deve essere sintetica: è un percorso lento che rivela
immediatamente solo gli aspetti superficiali della realtà, non la sua vera essenza. Il
nuovo modo di fare poesia (sintetico) deve essere in grado di connettere due immagini
apparentemente lontanissime tra loro e che inizialmente non mostrano un senso.
Infatti, è per questo che la poesia ungarettiana è di difficile comprensione tanto quanto
quella simbolista.
Questa innovazione è influenza da:
-futuristi: libertà nei versi, ma rifiuta il loro andamento caotico
-simbolisti, soprattutto Mallarmé: colgono il significato evocativo della parola che
diventa sacra. Ogni parola è scelta con estrema precisione (= in letter. inglese)
Per via dell’importanza che Ungaretti pone sulle parole il poeta diventa quindi una
specie di sacerdote, cioè l’unico essere capace di interpretare i nessi tra le cose. (→ la
letteratura ha valore religioso in questo periodo)
La poesia assume un significato esoterico e magico, che rivela a tratti il mistero della
vita, l’essenza profonda della realtà.
≠ le scienze che, con i loro discorsi razionali ed estesi, non fanno assolutamente nulla.
La poesia ha una forza di penetrazione intuitiva e le sue parole la funzione di illuminare,
così da permettere il raggiungimento della totalità dell’essere.
L’improvvisa funzione illuminante delle parole porta a delle conseguenze sul piano
formale e linguistico/letterale:
1. I versi sono liberi e solitamente molto brevi; le parole sembrano staccate ed isolate
l’una dall’altra
2. la sintassi è ridotta alla sua essenzialità lineare e semplice
-le strofe possono essere formate soltanto da una frase
-non ci sono subordinate solitamente
-ci sono perlopiù frasi nominali, ovvero senza il predicato
3. le parole vengono spesso isolate x far echeggiare la loro purezza nel silenzio/vuoto
4. la punteggiatura è quasi del tutto assente
5. le poesie di Ungaretti sono monolinguistiche (no dialetti, no parole straniere), come
quelle di Leopardi o Petrarca
6. i termini vengono scelti solitamente per attribuire alla realtà un’accezione + astratta,
metafisica e spirituale.