2 - HTML Prima Parte
2 - HTML Prima Parte
prima parte
lezione due
1 1
Argomenti
• HTML:
HTML
– Definizione di Markup e XML
– HTML e standardizzazione
– Introduzione a HTML5
– Categorie e content model HTML5
– Metadata
– Codifica dei caratteri
2 punti
bonus
2
Markup
– Un linguaggio di markup è un linguaggio (con una
specifica sintassi) che consente di annotare un
documento fornendone una interpretazione delle
sue parti
– Il termine markup (o marcatura) deriva dal
contesto della tipografia, dove si usava marcare
con annotazioni le parti del testo che andavano
evidenziate o corrette
3
Tipi di markup
• Procedurale/descrittivo:
– i linguaggi di markup di tipo procedurale indicano le
procedure di trattamento del testo, il markup
specifica le istruzioni che devono essere eseguite per
visualizzare la porzione di testo referenziata (es. TEX)
– i linguaggi di markup di tipo descrittivo identificano
strutturalmente il tipo di ogni elemento del
contenuto. Invece di specificare effetti grafici come
l’allineamento o l’interlinea, ne individuo il ruolo
all’interno del documento, per esempio specificando
che un elemento è un titolo, un paragrafo, o una
citazione, ecc. (es. HTML, XML, SGML, …)
4
Metamarkup e XML
• Il metamarkup consiste nel fornire regole di
interpretazione del markup e permette di definire
nuovi linguaggi di markup
• Un metalinguaggio di markup:
– fornisce una sintassi definire le regole da applicare
nella marcatura di un determinato tipo di documenti.
– consente di definire altri linguaggi di markup
descrivendone la grammatica.
• XML (Extensible Markup Language) è un
linguaggio di markup, progettato per lo scambio e
la interusabilità di documenti strutturati su
Internet
5
XML e Document publishing
• Definizione di documenti strutturati:
– XML è ideale come linguaggio per definire documenti
strutturati o semi strutturati, e per esprimerli in maniera
indipendente dalla loro destinazione finale
– L’XML permette di definire e utilizzare elementi e attributi
personalizzati definendo in questo modo nuovi linguaggi di
markup specifici
– Lo stesso documento XML può
essere preso e trasformato per
l’editing, la stampa, il Web,
lo smartphone, ....
6
XML e data management
• Nella visione W3C XML era anche un mezzo
generale di descrizione del formato dei dati per:
– Comunicazione, realizzazione di protocolli che
scambiano dati in formato XML
– Memorizzazione, realizzazione di DB (integrati o no
con il modello relazionale) basati su formati XML
• La tendenza attuale
delle tecnologie web
(per es. JSON, MongoDb)
va in altre direzioni…
7
XML
• XML fornisce una sintassi con cui è possibile specificare
gli elementi e gli attributi che possono essere utilizzati
all’interno di particolari classi di documenti
• Utilizzando XML è possibile creare un modello,
chiamato Document Type Definition (DTD), che
descrive la struttura e il contenuto di una classe di
documenti
• Lo stesso XML ha un proprio DTD (REC-xml-19980210)
in cui vengono elencate le regole della specifica del
linguaggio. Anche HTML prima della versione 5 era
definito tramite DTD …
8
Well-Formed vs Valid
• In XML si possono generare documenti:
– Well-Formed (Ben formati) conformi alle generiche
specifiche XML. Occorre solo definire un file XML che
le rispetti.
– Valid (Validi), conformi ad una specifica DTD.
Occorre definire un file XML e la sua DTD. La DTD
può essere sia interna (nel file xml) che esterna (in
un altro file). Il documento appartiene ad una classe
di documenti, definiti dalla specifica DTD. Un
documento valido deve essere sempre e comunque
ben formato.
9
Esempio
<!-- Intestazione -->
<?xml version="1.0" ?>
<!-- DTD -->
<!DOCTYPE tesi SYSTEM ”[Link]"> VALIDO
elemento attributo
<tesi sessione=‘II’>
<titolotesi> Linguaggi di Markup </titolotesi>
<autore> Mario Rossi </autore>
<relatore> Silvia Mirri </relatore>
<capitolo>
<numero>1</numero>
<titolo>introduzione</titolo>
<paragrafo>
. . . . . BEN FORMATO
</paragrafo>
</capitolo>
</tesi>
10
Esempio
Esempio di [Link]
<!—Dichiarazione della DTD -->
11
Dal primo HTML a HTML5
• Quando nasce il WWW, Tim Berners Lee e gli altri
ricercatori del CERN che ne definiscono il
funzionamento mandano all’IETF le specifiche del
protocollo di livello applicazione (HTTP, 1990) e del
sistema di identificazione delle risorse (URI/URL, 1994).
• La prima versione di HTML viene anche essa proposta
all’IETF che però produce il primo standard (rfc1866,
Hypertext Markup Language - 2.0) solo nel 1995.
• Il processo di standardizzazione usato per Internet si
dimostra poco inadeguato a seguire l’evoluzione di
HTML ….
12
Mosaic
• Dopo il primo prototipo presentato dal CERN nel 1991,
nell’ottobre del 1992 il National Centre for
Supercomputing Applications (NCSA) decise di realizzare
una versione propria di WWW, Mosaic.
• Mosaic fu il primo browser a ottenere successo su larga
scala e guidò lo sviluppo del web come killer application.
• Marc Andreessen, realizzatore
del prototipo di Mosaic su
Windows, fondò la Mosaic
Corporation, poi rinominata
Netscape, insieme a Jim Clark
di Silicon Graphics.
13
Netscape
• Nel 1994 esce Netscape Navigator che ha subito un
successo assoluto e diventa rapidamente il browser
più utilizzato:
– La Netscape ha il passaggio più rapido tra la fondazione e
la quotazione in borsa della
storia, ed una delle quotazioni
iniziali di maggior successo
– Netscape diventa il browser
più diffuso e lavora per
mantenere competitività e
controllo del mercato
14
La prima guerra dei browser
• Microsoft, dopo una falsa partenza con Microsoft
Network, abbraccia definitivamente e con energia la
tecnologia Internet, e realizza un browser (Internet
Explorer, 1995) ed un server (Microsoft Information
Server)
• Sia Netscape che Microsoft
introducono piccoli
miglioramenti su HTML
per migliorare l’esperienza
dell’utente e diffondere
maggiormente il proprio
browser
• Opera, uscito anche esso nel 1994 resta sullo sfondo …
15
Fine della prima guerra
• Alla fine dello scontro prevalse la Microsoft perché scelse
di distribuire il proprio browser, Internet Explorer 3,
includendolo in Windows 95: cambiarlo diventò così un
compito degli utenti, che nella maggior parte dei casi non
lo fecero.
• Microsoft fu condannata nel 1997 per posizione
dominante, continuando però a imporre precise specifiche
che limitavano l’installazione di software di terze parti con il
SO.
• Nel marzo 1998 Netscape ammette la disfatta, rilasciando
il codice sorgente della versione 5 di Navigator in open
source e cercando di creare una comunità online.
• Nasce [Link] (prima versione di Mozilla Firefox 2002).
16
Seconda guerra dei browser
• A partire dal 2004 iniziarono ad affermarsi nuovi
browser gratuiti (o addirittura open source) dotati di
caratteristiche innovative e di un maggiore rispetto
degli standard.
• Inizia la seconda guerra dei browser, che vede
Explorer perdere completamente la propria egemonia
a favore di Google Chrome, uscito nel 2008 è il
browser più usato al mondo da aprile 2016.
[Link]
17
La fine di un’era
• Microsoft ha terminato il supporto a Internet
Explorer 11 nelle app e nei servizi Microsoft 365
il 17 agosto 2021, con ritiro definitivo a giugno
2022
• L'ultima versione di IE non
è quindi più supportata dai
servizi online di Microsoft
(Office 365, OneDrive, Outlook)
• Il 30 novembre 2020 è
terminato il supporto di IE 11
sulla web app di Microsoft
Teams
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Uso dei browser oggi
• Fonte W3Schools' Famous Month-by-Month
Browser Statistics (Since 2002),
[Link]
19
W3C
• L’effetto della battaglia sull’HTML nella prima guerra dei
browser è una perdita di adesione allo standard:
– Ci sono pagine compatibili solo con l’HTML
di IE e altre solo con quello di Netscape
– Il processo di standardizzazione è di importanza centrale e
serve un presidio diverso da IETF
– Berners-Lee e Cailliau fondano il W3C (World Wide Web
Consortium), con fondi della ricerca e dell’università.
Berners-Lee viene nominato presidente a vita.
– Successivamente, il W3C ha diretto lo sviluppo dei più
importanti standard del Web: URI, HTTP, CSS, XML, WAI
sull’accessibilità.
– Tra il 1995 e il 1997 furono prodotte Recommendation che
standardizzavano diverse estensioni dell’HTML originario,
fino ad arrivare alla specifica di HTML 4.
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W3C e HTML
• A quel punto il W3C decise di smettere di evolvere l’HTML e
lavorare invece su linguaggi XML-based, a partire da
XHTML 1.0 che era l’equivalente XML di HTML 4.
• Da quel momento l’interesse del W3C fu diretto a
modifiche non particolarmente significative e a un lavoro di
specifica (rivolto alla modularizzazione di XHTML, XHTML
Modularization, e alla definizione di XHTML2) che non
produsse nuovi standard di riferimento.
21
WHAT WG
• Nel 2004, Firefox e Opera proposero al W3C la riapertura
del Working Group su HTML per lo sviluppo di nuove
versioni del linguaggio. La proposta, ignorando volutamente
XHTML e la rigida sintassi di XML, venne bocciata dal W3C.
• Venne allora formato un gruppo separato, chiuso e
finanziato dalle società di software, il Web Hypertext
Application Technology (WHAT WG) che sviluppò proposte
(Web Application 1.0) che vennero effettivamente
implementate da vari browser. Queste modifiche
riguardavano HTML, CSS, DOM e Javascript, e cambiavano
radicalmente alcuni aspetti di stretta competenza del W3C.
22
HTML 5
• Nel 2007 il W3C dovette ammettere che queste
modifiche avevano un impatto innegabile, riaprì il working group
con tutti i membri del WHAT per creare una nuova versione di
HTML, HTML 5.
• La Recommendation di specifica dell’HTML 5 (A vocabulary and
associated APIs for HTML and XHTML) è stata pubblicata il 28
ottobre 2014 ora siamo alla specifica 5.3 del 28 Gennaio 2021
(ultimo aggiornamento del Living Standard: 11 Settembre 2023)
1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014
WHATWG WHATWG
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HTML, the living standard
• Nonostante la presenza di una Recommendation (This
specification defines the 5th major revision of the core
language of the World Wide Web: the Hypertext Markup
Language, HTML), la specifica di HTML è una attività che
WHAT WG sta continuando definendo HTML come standard
vivente.
• Il fatto che HTML non si stabilizzi è considerato una feature,
non un bug.
24
HTML, the living standard
• Il WHAT WG non si propone di stabilizzare una
specifica:
– Because the specification is now a living
document, we are today announcing two changes:
• The HTML specification will henceforth just be known as
"HTML”.
• The WHATWG HTML spec can now be considered a
"living standard". It's more mature than any version of
the HTML specification to date, so it made no sense for
us to keep referring to it as merely a draft.
25
HTML, the living standard
• La relazione tra lo sviluppo continuo del WHAT WG e la
standardizzazione operata dal W3C non è semplice:
– The W3C also publishes parts of this specification as
separate documents that are forked subsets of the “HTML
Living Standard”. There are numerous differences between
the HTML Living Standard and the W3C forks; some minor,
some major.
• Così facendo non c’è più una versione di riferimento
con cui confrontare le funzionalità dei browser e per gli
sviluppatori verificare la conformità allo standard è
molto complesso.
• Quello che si può verificare è che l’applicazione giri su
tutti i browser …
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«Nostra» prospettiva
• Noi scriveremo codice HTML con una prospettiva
specifica, con l’obiettivo di:
– Scrivere codice well formed (XHTML),
ovvero ordinato
– Seguire la semantica degli elementi e
– Separare la presentazione dal contenuto
– Scrivere codice accessibile
• Ci sono altre prospettive importanti:
– Quella della portabilità del codice
– Quella della velocità di realizzazione (spesso tradisce le
altre)
–…
• Occhio che questi principi DEVONO essere applicati
anche durante l’esame
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Noi, XHTML
• Anche se la sintassi standard non forza la
compliance di HTML5 a XML, noi cerchiamo
sempre di scrivere HTML5 well formed, ovvero:
– Elementi tutti in minuscolo:
• Sì: <html>
• No:<HTML>
– Elementi con contenuto aperti e chiusi, ed elementi
vuoti (senza contenuto) scritti correttamente:
• Sì: <html> con </html> e <br/>
• No: <html> senza </html> e <br>
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Noi, separare
• Separiamo bene:
– il contenuto (che è specificato dal markup HTML5)
– dagli aspetti presentazionali, come la resa grafica
(specificato dal foglio di stile, con CSS3).
• Esempio:
– Si: Uso un elemento <span> per dare caratteristiche più
evidenti ad una porzione di testo che non è titolo.
– No: uso un elemento <h4> per dare caratteristiche più
evidenti a una porzione di testo che non è titolo.
• Questo principio era applicabile anche con le
precedenti versioni di HTML ma la maggiore
strutturazione semantica del documento lo rende più
agile.
29
Noi, strutturare
• HTML5 ha nuovi elementi:
– che consentono di strutturare il contento attribuendo alle
parti di documento una semantica. La pagina deve quindi
essere divisa in parti a secondo del ruolo che queste hanno
e questi ruoli (header, footer, ecc.) devono essere
specificate.
– che definiscono bene elementi di controllo, menù e
strumenti di navigazione
• Noi li useremo più possibile:
– Si: Uso un elemento <article> per indicare il contenuto
specifico di un post di un blog.
– No: il contenuto specifico di un post di un blog lo inserisco
in un paragrafo <p> generico, eventualmente distinto
graficamente via CSS.
30
Noi, accessibile
• Accessibilità è "la capacità dei sistemi informatici, nelle
forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze
tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni
fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro
che a causa di disabilità necessitano di tecnologie
assistive o configurazioni particolari"
• Ne parleremo meglio in future lezioni e in un seminario e
specificheremo le linee guida per produrre pagine
accessibili (i casi sì e no per l’accessibilità).
• Per il momento introdurremo gli elementi e gli attributi
HTML5 che consentono di realizzare pagine accessibili.
31
Elementi HTML5
• Ogni elemento HTML5 fa parte di una o più categorie,
definiti per gruppi con caratteristiche simili:
– Metadata, Flow, Sectioning, Heading, Phrasing, Embedded,
Interactive.
• Le categorie per la Recommendation W3C sono riportati qui
(con grafica interattiva):
[Link]
• Si noti che:
– Altre categorie/sottocategorie possono essere usate per
raggruppare elementi con scopi specifici (per esempio i controlli
delle form).
– Alcuni elementi possono avere caratteristiche uniche e non
appartenere a nessuna categoria.
– Non usiamo la classificazione in modo rigido ma come
strumento per introdurre i principali elementi
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Elementi e categorie
Interactive è Embedded è contenuto che Phrasing è il testo del documento,
contenuto che è importa un'altra risorsa nel e anche gli elementi che marcano
specificamente documento, o contenuto espressi il testo al livello interno al para-
inteso per intera- in altri vocabolari e inseriti nel grafo (HTML4 inlines).
zione con gli utenti documento (audio, video, SVG,
(form, multimedia, MathML, Canvas, etc.). La maggior parte degli
mappe). elementi usati nel body del
documento e delle
Metadati sono applicazioni è categorizzato
contenuto che come flow content.
flow
identifica la Heading
presentazione o il definisce le
comportamento phrasing intestazioni di
del resto del interactive heading
sezione (h1, h2,
contenuto, o le …, h6, hgroup)
relazioni del
embedded
documento con
altri documenti, o sectioning Sectioning dividono
che fornisce il documento in parti,
informazioni "fuori metadata a cui è assegnato un
banda" (header ruolo (navigation,
HTML4). section, footer,…)
33
Prima pagina
• Un documento HTML5 è:
<!DOCTYPE html>
– Definito dal DOCTYPE come html
<html>
– Incluso tra elemento <html> e
</html> <head>
<title>Nome</title>
– Strutturato in: <meta
• <head></head> intestazione del charset="UTF-8"/>
documento che riporta </head>
informazione sulla pagina o sulle
relazioni con altri documenti. In <body>
Content of the
questa parte è riportato il titolo che document ...
sarà mostrato nel tab della finestra </body>
del browser e il charset in uso.
• <body></body> corpo del docu- </html>
mento che racchiude il vero e
proprio contenuto della pagina
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Metadati
• Gli elementi di metadatazione consentono di
descrivere il documento specificandone
caratteristiche, comportamento, presentazione,
relazioni con altri documenti.
• I metadati sono inclusi nell’head del documento:
– <title>,
– <base>,
– <link>,
– <meta>,
– <style>.
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<title>
• L’elemento <title> rappresenta il titolo o il nome
del documento.
– Deve essere scritto tenendo conto che potrebbe essere usato
fuori dal contesto (come per esempio accade nei bookmark)
ovvero senza avere a corredo il contenuto del documento (cosa
che lo differenzia da h1).
– Ogni documento deve avere al massimo un
elemento <title>.
• Esempio:
<head>
<title>Materiale dell’insegnamento di
Tecnologie Web – CdS ISI Cesena</title>
</head>
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<base>
• L’elemento <base> deve essere unico all’interno del documento,
se ci sono più elementi <base>, viene preso in considerazione
solo il primo.
• Lo scopo principale dell’elemento <base> è quello di indicare il
path base del documento che servirà per risolvere gli URL relativi,
sia in termini di href che di target (_blank apre una nuova
finestra)
• Esempio:
<head>
<base href="[Link]
target="_blank“/>
</head>
<body>
[Link]
37
<link>
• L’elemento <link> viene usato per creare relazioni
tra il documento e altri documenti o risorse.
• Ha molti utilizzi ma quello principale è creare la
relazione con il CSS usato dal documento.
• Esempio:
<head>
<link rel="stylesheet" type="text/css"
href="[Link]"/>
</head>
[Link]
38
<style>
• L’elemento style permette in includere stili all’interno del
documento.
• Il rendering del documento sarà il risultato dei <link> a
fogli di stile, degli elementi <style> e degli eventuali
(meglio di no!) stili inline utilizzati a cui si aggiungono gli
stili dell’utente.
• Per esempio:
<style>
h1 {color:red;}
p {color:blue;}
</style>
[Link]
39
<meta>
• I <meta> vengono usati per aggiungere altri metadati
al documento. Sono spesso usati dai motori di ricerca.
• Il tipo di metadati è specificato dall’attributo name.
In particolare il meta description è usato per lo
sniplet da Google.
• Esempio:
<head>
<meta charset="UTF-8"/>
<meta name="description"
content="Free Web tutorials"/>
<meta name="keywords"
content="HTML,CSS,XML,JavaScript"/>
<meta name="author" content="Hege Refsnes"/>
</head>
[Link]
40
Prima domanda
DOMANDA 1:
Quale di questi elementi non indica un
metadato:
❑<link>
❑<title>
❑<base>
❑<head>
41
Il codice ASCII
• ASCII (American Standard Code for Information Interchange) è
una codifica:
– Definita nel 1961
– pubblicato dall'American National Standards Institute (ANSI) nel 1968,
– Diventata standard ISO (ISO 646) nel 1972.
• E’ una codifica basata su 7 bit: si usa un byte di memoria ma
gli ottetti da 128 a 255 non sono utilizzati.
42
Varianti nazionali di ISO 646
• Il codice ASCII non contiene dec hex glifo variante
alcuni caratteri molto usati 35 23 # £Ù
in alcune lingue europee 36 24 $ ¤
(per esempio tutte le lettere 64 40 @ ɧÄà³
accentate). 91 5B [ ÄÆ°â¡ÿé
• In ISO 646 sono definite 92 5C \ ÖØçѽ¥
anche varianti nazionali, in 93 5D ] Åܧêé¿|
cui alcune posizioni sono 94 5E ^ Üîè
assegnate per uso nazionale
96 60 ` éäµôù
• Queste posizioni sono: 123 7B { äæéà°¨
– @[\]{|} sempre e 124 7C | öøùòñf
– #$^`~ se necessario. 125 7D } åüèç¼
126 7E ~ ü¯ß¨ûì´_
43
ISO 8859/1 (ISO Latin 1)
• ISO Latin 1 è uno standard che compone ISO 8859, e
come tutte le specifiche ISO 8859 utilizza 8 bit
• I primi 128 caratteri sono quelli di
ASCII, gli altri 128 sono usati per
introdurre i caratteri latini specifici.
• Copre:
– la maggior parte delle lingue europee
occidentali: danese, faroese, finlandese,
francese, gaelico scozzese, inglese, irlandese, islandese,
italiano, norvegese, olandese, portoghese,
romancio, spagnolo, svedese e tedesco.
• Copre anche:
– albanese, indonesiano, afrikaans e swahili.
44
ISO 8859
• Lo standard ISO 8859 è complessivamente composto
da 16 parti, ciascuna delle quali è progettata per
rappresentare lingue simili, in modo che i comuni
caratteri utilizzati siano inseriti nella stessa raccolta.
• Quando un simbolo è ripetuto in più parti,
generalmente mantiene la stessa posizione, in modo
da limitare i problemi di conversione.
• Oltre all’ISO Latin 1, è molto usato anche l’ISO Latin 15
che lo ha sostituito. Nella revisione:
– Sono stati eliminati alcuni simboli scarsamente utilizzati.
– Questi simboli sono stati sostituiti con il simbolo dell'euro
€ e con le lettere Š, š, Ž, ž, Œ, œ, e Ÿ, che completano la
copertura di francese, finlandese ed estone.
45
Unicode e ISO/IEC 10646
• ISO 8859 non risolve tutti i problemi legati alle lingue
con alfabeti non latini (arabo, cinese, giapponese,
tailandese, ecc).
• Per affrontare in modo definitivo le questioni
di internazionalizzazione si mettono al lavoro
due gruppi (uno di origine commerciale, uno
di origine istituzionale), che producono due
standard Unicode e ISO/IEC 10646.
• I due standard sono mantenuti sincronizzati dal 1991
ma in teoria questo sodalizio potrebbe rompersi e i due
standard potrebbero procedere autonomamente.
46
ISO/IEC 10646
• ISO/IEC 10646 definisce:
– 128 gruppi (groups) di
– 256 piani (planes) di
– 256 righe (rows) odif
– 256 celle (cells)
che potenzialmente identificano [Link] caratteri (in realtà
può codificare 679,477,248 caratteri)
•ISO 10646 è composto di due schemi di codifica.
– UCS-2 è uno schema a due byte, che è un’estensione di ISO Latin 1.
– UCS-4 è uno schema a 31 bit in 4 byte, estensione di UCS-2. E’ diviso
in gruppi, piani, righe e celle.
47
ISO/IEC 10646: piani
• Dei 17 piani, ciascuno in grado di codificare 65.536
caratteri, sono assegnati solo i primi 3 e gli ultimi tre.
• Il piano 0 è detto piano di base multilinguistico
(BMP - Basic Multilingual Plane) ed è
il piano in cui sono stati assegnati
la maggior parte dei
caratteri.
• BMP contiene caratteri
per quasi tutti i moderni
linguaggi e un grande
numero di caratteri
speciali
48
UCS e UTF
• Unicode e ISO/IEC 10646 utilizzano 4 byte per la
codifica di un solo carattere:
– Risolvono i problemi di codifica delle lingue non
europee MA
– Consumano molta memoria.
• In realtà la maggior parte degli alfabeti sta nel BMP, e
la maggior parte dei documenti sono scritti in ASCII.
• Quindi, al posto di UCS si usa UTF (UCS Transformation
Format), che consente di usare tutti i caratteri definiti
in UCS ma utilizzando una codifica a lunghezza
variabile.
49
UTF-16 e UTF-8
• UTF-16: considera tutti i caratteri di UCS-2 (o in
16 bit).
• UTF-8 considera di accedere a tutti i caratteri di
UCS-4, ma utilizza un numero compreso tra 1 e 4
byte per farlo.
– I codici compresi tra 0 - 127 (ASCII a 7 bit), e
richiedono un byte (sempre 0 al primo bit).
– I codici derivati dall'alfabeto latino e tutti gli script
non-ideografici richiedono 2 byte.
– I codici ideografici (orientali) richiedono 3 byte.
– I codici dei piani alti richiedono 4 byte.
50
UTF-8 e Latin 1
• Le codifiche UTF-8 e Latin 1 sono compatibili
ma non identiche.
• Ci possono essere problemi:
– Aprendo un Latin 1 come UTF8:
51
seconda domanda
DOMANDA 2:
Il carattere «à»:
❑Usa 8 bit per la codifica ASCII
❑Usa 8 bit per la codifica Unicode
❑Usa 8 bit per la codifica ISO Latin
❑Usa 8 bit per la codifica UTF-8
52
Riferimenti
• Vedi piattaforma
• Standard W3C:
[Link]
• Living Standard:
[Link]
[Link]#kinds-of-content
53