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Leopardi

Giacomo Leopardi nacque nel 1789 a Recanati, in un ambiente aristocratico ma conservatore, dove sviluppò una profonda solitudine e un pessimismo esistenziale. La sua opera, caratterizzata da un'intensa riflessione sulla natura dell'infelicità umana, si evolve attraverso diverse fasi, passando da un pessimismo storico a un pessimismo cosmico, culminando nella sua concezione della vita sociale e del progresso. Le sue lettere e il suo zibaldone rivelano un pensiero complesso, in cui la ricerca del piacere infinito e la critica alla civiltà moderna si intrecciano con una poetica del vago e indefinito.

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Leopardi

Giacomo Leopardi nacque nel 1789 a Recanati, in un ambiente aristocratico ma conservatore, dove sviluppò una profonda solitudine e un pessimismo esistenziale. La sua opera, caratterizzata da un'intensa riflessione sulla natura dell'infelicità umana, si evolve attraverso diverse fasi, passando da un pessimismo storico a un pessimismo cosmico, culminando nella sua concezione della vita sociale e del progresso. Le sue lettere e il suo zibaldone rivelano un pensiero complesso, in cui la ricerca del piacere infinito e la critica alla civiltà moderna si intrecciano con una poetica del vago e indefinito.

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Giacomo leopardi nacque il 29 giugno 1789 a recanati figlio del conte Monaldo.

Recanati
era un borgo dello stato pontificio uno degli stati più retrogradi. La famiglia anche se
appartenente alla nobiltà si trovava in cattive condizioni patrimoniali. Il padre era un uomo
coloro che nel suo palazzo aveva messo insieme una notevole biblioteca ma di classici
antichi e i suoi orientamenti politici erano contrari a tutte le idee nuove che erano state
diffuse dalla rivoluzione francese così Leopardi crebbe in questo ambiente bigotto e
conservatore. La vita familiare era dominata soprattutto dalla madre, interamente dedita alla
cura delle casse familiari, era caratterizzata da un atmosfera autoritaria priva di confidenza e
affetto. Inoltre seguiva la religione solo per apparire. Giacomo fu istruito inizialmente da
alcuni precettori ecclesiastici ma ben presto non ebbe più nulla da imparare da essi e
continuò i suoi studi da solo nella biblioteca partena. Dotato di grande intelligenza imparò in
breve tempo il latino il greco e l’ebraico e scrisse numerosi componimenti poetici odi sonetti
canzonette tragedie.
Tra il 1815 e il 1816 si attua quella che Leopardi definì la conversione dall’eruzione al bello e
si comincia ad entusiasmare per i grandi poeti antichi e entra in contatto con il romanticismo.
Un momento fondamentale della sua formazione è costituito dall’amicizia con Pietro
Giordani uno dei più grandi intellettuali di oriento classicistico che diventa una sua guida
intellettuale. Questa apertura verso il mondo esterno rende ancora più insostenibile
l’atmosfera chiusa di Recanati e del palazzo paterno. Nell’estate 18199 tenta la fuga dalla
casa paterna ma viene scoperto e viene bloccato. La delusione portata da questo tentativo
fallito lo portano a uno stato di totale aridità. Raggiunge cosi la percezione della nullità delle
cose che e alla base del suo pessimismo. Questa crisi segna un altro passaggio dalla
poesia d’immaginazione alla filosofia e comincia un anno di intense sperimentazioni
letterarie.

Nel 1822 ha finalmente la possibilità di uscire da Recanati e si reca a Roma. Ma il viaggio


tanto desiderato si rivela una grande delusione. Il luoghi tanto letti nelle grandi opere antiche
gli risultano meschini e vuoti. Tornato a Recanati si dedica alla composizione delle operette
morali in cui si trova l’espressione del suo pensiero pessimistico. Proprio in questo periodo
che lui stesso definisce arido si dedica alla prosa. Nel 1825 un editore milanese Stella gli
offre un assegno fisso per una serie di collaborazioni. Soggiorna cosi a Milano e a Bologna.
nel 1827 passa a Firenze dove incontra anche Manzoni che era andato a li per sciacquare i
panni nell’Arno e infine a Pisa. Qui la dolcezza del clima favoriscono ciò che lui definisce il
suo Risorgimento della sua facoltà di sentire e di immaginare. Nella primavera del 28 nasce
cosi a Silvia che apre la serie dei grandi idilli.

Nell'autunno del 1828 aggravatesi le condizioni di salute e divenuto impossibile ogni lavoro è
costretto a tornar a Recanati comincia a vivere isolato nel palazzo paterno senza alcuni
rapporti con nesssuno e immerso nell sua malinconia. nel 1830 decide di accettare una
generosa offerta degli amici fiorentini che prima aveva respinto. quest’offerta consisteva in u
assegno mensile per un anno. lascia così Recanati senza tornarci più Comicia cosi a
stringere rapporti sociali più intensi e entra in contatto con il dibattito culturale e anche
politico. A Firenze fa anche esperienza della passione amorosa per fanno Targioni Tozzetti.
la delusione subita ispira un nuovo ciclo di cangi il cosiddetto Ciclo di aspasia. in questo
periodo stringe una fraterna amicizia con un giovane napoletano Antonio Ranieri. dal 1833 si
stabilisce a Napoli con Ranieri. qui entra in polemica con l’ambiente culturale avverso al suo
materialismo ateo. La polemica prende corpo soprattutto nell ultimo grande canto la
ginestra. mori cosi nel 14 giugno 1837
Di Leopardi ci è rimasto un folto gruppo di lettere. Tra le più significative vanno ci sono
quelle a Pietro Giordani. Il giovanissimo Leopardi che pativa la chiusura e l’isolamento di
Recanati trovo in Giordani un ideale sostituto della figura paterna un confidente a cui
confessare i propri tormenti interiori ma anche le proprie idee letterarie e i propri progetti
ricevendo consigli. Incoraggiamenti che lo aiutarono a sopportare la solitudine e
l’isolamento. Un gruppo cospicuo è indirizzato ai familiari. Al fratello Carlo con cui era legato
molto dall’infanzia e a cui ama raccontare le proprie esperte e alla sorella Paolina in cui
trova un'anima solidale a cui confidare le sue vicende più intime. Le lettere al padre invece
rivelano invece una difficoltà di rapporto perché il padre era ideologicamente troppo lontano
e dalle lettere del figlio traspare bisogno di affetto. Inoltre ci sono altre lettere dedicate a
importanti personalità della cultura. ma in tutte queste lettere non espone le sue teorie
letterarie o filosofiche che preferisce riservare solo allo zibaldone.

tutta l’opera di leopardi so fonda su un sistema di idee continuamente meditate e sviluppate


il cui processo di formazione si può seguire attraverso le miglia gli a di pagine dello
zibaldone. Al centro della riflessione di leopardi si pone subito un motivo pessimistico:
l'infelicità delle uomo. Egli arriva a individuare la prima causa di questa infelicità. Secondo
leopardi la felicita coincide con il piuacere sensibile e materiale. ma l’uomo non desidera un
piacere bensì il piacere aspira cioè a un piacere infinito. siccome nessuno dei piaceri
particolari goduti dall’uomo sono infiniti, nasce nelluomo un senso di insoddisfazione
continua dando cosi vita all’ infelicità dell’uomo cioè il senso della nullità di tutte le cose.
L’uomo è dunque necessariamente infelice. Ma la natura che in questa prima fase è
concepita come benigna e attenta al bene delle sue creature ha voluto sin dalle origini offrire
un rimedio all’uomo: l’immaginazione e l’illusioni. Per questo gli uomini primitivi e gli antichi
greci e romani essendo più vicini alla natura e quindi capaci di illudersi erano felici. Il
progresso della civiltà ha allontanato l’uomo da quella condizione privilegiata e mostrandogli
il vero lo ha reso infelice.

La prima fase del pensiero leopardiano è costituita sull antitesi tra natura e religione, tra
antichi e moderni. Gli antichi nutriti dalle illusioni erano capaci di azioni eroiche, erano anche
più forti fisicamente e questo favoriva la loro forza morale. Perciò essi erano più grandi di noi
sia nella vita civile che in quella culrale. il progresso della civiltà e della ragione ha spento
ogni slancio magnanimo, ha reso i moderni incapaci di azioni eroiche. la colpa dell'infelicità e
dunque attribuita all’uomo stessso che si è allontanato dalla via tracciata dalla natura
[Link] vede la sua civiltà miserevolmente decaduta dalla grandezza del passato.
Scaturisce di qui la a tematica civile e patriottica che caretterizza le prime canzoni
leopardiane. E ne deriva anche un atteggiamento titanico: il poeta si erge solitario a sfidare il
fato maligno che ha condannato l’italia a tanta obiezione. Questa fase del pensiero è stata
designata con la formula del pessimismo storico di un allontanamento progressivo da una
condizione originaria di felicità. Anche se questa felicità è relativa e leopardi è consapevole
del fatto che la vera condizione dell’uomo è infelice e che la felicità era solo il frutto di
illusione.

Questa concezione di una natura benigna e provvidenziale entra pero in crisi. leopardi si
rende conto che la natura mira Ne deduce che il male rientra nel piano stesso della natura.
Si rende conto che è la natura la conservazione della specie e può anche sacrificare i bene
del singolo. che ha messo nell uomo quel desiderio di felicità infinita. In una fase intermedia
Leopardi cerca di uscire da queste contraddizioni attribuendo la responsabilità del male al
fato: cosi la natura è vista sempre benigna ma è presente il fato maligno. Successivamente
leopardi concepisce la la natura non più come madre amorosa e ovdente ma come
meccanismo cieco indifferente alla sorte delle sue creature in cui la sofferenza degli esseri e
la loro distruzione è legge essenziale. È ​ una concezione non più finalistica ma
meccanicistica e materialistica. La colpa dell'infelicità non è più dell’uomo stesso, ma solo
della natura. L’uomo è una vittima innocente e la sua crudeltà. Leopardi ama rappresentare
la natura come una sorta di divinità malvagia che opera per far offrire e distruggere le sue
creature. Viene superato il dualismo che si creava tra natura e fato:alla natura vengono
attribuite le caratteristiche che prima erano del fato, a malvagità crudele e persecutoria.
Muta anche il senso dell'infelicità umana: prima era concepita come assenza di piacere ora
l'infelicità materialisticamente è dovuta a mal terni a cui nessuno puo sfuggire.

Se la causa dell’infelicità è la natura stessa sono necessariamente infelici. Al pessimismo


storico subentra un pessimismo cosmico: l'infelicità non è più legata ad una condizione
storica e relativa dell’uomo ma ad una condizione assoluta, diviene così un dato eterno e
immutabile di natura. Da ciò deriva l’abbandono della poesia civile e subentra un
atteggiamento contemplativo ironico distaccato e rassegnato. Suo ideale non è più l’eroe
antico ma il saggio antico soprattutto questo stoico la cui caratteristica è l’atarassia il
distacco imperturbabile dalla vita. È l’atteggiamento che caratterizza le Opere morali.
Successivamente tornerà l’atteggiamento di protesta di sfida al fato e alla natura fino a
quando al termine della vita nella ginestra Leopardi arriverà a costruire tutta una concezione
della vita sociale e del progresso.

Lo zibaldone
Lo zibaldone è un sorta di diaro intettuale in cui il poeta annota pensieri appunti ricordi
osservazioni. la parola zibaldone significa mescolanza di cose diverse o anche è usata da
Leopardi in riferimento alla varietà degli argomenti trattati senza un criterio organizzativo
annotati giorno per giorno mai mano che si affacciavano alla sua mente.

La teoria del piacere costituisce il nucleo fondamentale della sua filosofia pessimistica
dall’altro è il punto d’avvio della sua poetica. Lo sviluppo delle sue meditazioni si può seguire
nello zibaldone. Se nella realtà il piacere infinito è irraggiungibile, l’uomo può figurarsi piaceri
infiniti mediante l’immaginazione. La realtà immaginata costituisce l’alternativa a una realtà
vissuta che è solo piena di infelicità e noia. Ciò che stimola l’immaginazione a costruire
questa realtà parallela in cui l’uomo trova l’illusorio appagamento al suo bisogno infinito e
tutto ciò che è vago e indefinito. Questa realtà parallela è costituita dalla teoria della visione
e quella del suono

Il bello poetico per leopardi consiste dunque nel vago e indefinito e si manifesta in immagini
e suoni elencati nelle due teorie. queste immagini sono suggestive perché evocano
sensazioni che ci hanno affascinati da fanciulli. la rimembranza diventa essenziale al
sentimento poetico. Così la teoria del vago e indefinito e la rimebranza si fondono dando vita
alla poesia che non e altro che il recupero della visione immaginosa della fanciullezza
attraverso la memoria.
Per Leopardi gli antichi più vicini alla natura erano appunto immaginosi come fanciulli mentre
i moderni hanno perduto questa capacità immaginosa e fanciullesca. La perdita di questa
capacita da parte dei moderni è colpa della ragione. Leopardi nella sua produzione in versi
segue la poetica del vago e indefinito. Quindi anche conscio di appartenere all’epoca
moderna in cui la poesia era fondata sulla ragione non si rassegna a escludere il carattere
immaginoso dai suoi versi.

Il periodo successivo alla conversione dall’erudizione al bello è ricco di esperimenti letterari.


Fra il 1818 e il 1823 il poeta compone 10 canzoni che pubblica a bologna, sempre a bologna
pubblica due elegie un'epistemologia e 6 componimenti a cui da il nome di Idilliç infine a
Firenze raccoglie le canzoni i testi e alcuni lavori giovanili e al volume da il nome
complessivo di Canti. Seguirà una seconda edizione a Napoli e l’ultima edizione esca nel
1845 a firenze. Il titolo canti rimanda al carattere lirico di queste poesie, che prende o spunto
dall’intima soggettività dell’autore.

LA Canzoni sono componimenti di impianto decisamente classicistico che riprendono lo


schema metrico dalla lirica duecentesca e da Dante il linguaggio aulico. Le prime 5
affrontano na tematica civile civile. La base del pensiero è costituita dal pessimismo stoico e
sono animate da aspri sunti polemici contro l’eta presente incapaci di azioni eroiche e a
queste critiche si contrappone un’esaltazione delle età antiche. La più significativa e ad
angelo Mai una vera summa dei temi leopardiani in questo periodo oltre alla polemica contro
l'italia presente e alla nostalgia dell'antichità c'è il motivo del caro immaginar e i leggendari
sogni e la presenza del nulla e della noia. Caratteristiche diverse possiedono il bruto minore
e l'Ultimo Canto di saffo canzoni che ruotano intorno alle figure di due personaggi
dell’antichita entramb suicidi. cosi si delinea l’idea di un'umanità infelice non solo per ragioni
storiche ma per una condizione assoluta. Non si incolpa solo la natura ma si incolpano gli
dei e il fato visti come forze malvagie. Ad esse si contrappone l’eroe singolo.

Un carattere molto diverso dalle Canzoni presentano gli Idilli sia nelle tematiche che sono
intime e autobiografiche sia nel linguaggio che è più colloquiale e di limpida semplicità.
la parola idillio deriva dal greco immagine quadro Nella letteratura greca antica
rappresentante principale fu Teocrito autore i componimenti ambientati in un mondo
pastorale idealizzato. Il termine Idillio non aveva a che fare con la poesia pastorale e
indicava solo la brevità dei test . Successivamente il modello teocriteo era stat ripreso nella
letteratura latina da Virgilio con le bucoliche. Negli anni precedenti Leopardi aveva tradotto
gli idilli pastorali del poeta greco Mosco imitatore di teocrito . Ma questi idilli non hanno più
nulla a che fare con la tradizione bucolica classica. Leopardi definì gli idilli come espressione
di sentimenti affezioni avventure storiche del suo animo. Negli idilli la rappresentazione della
realtà esterna e tutta soggettiva: ciò che a Leopardi preme di rappresentare sono momenti
essenziali della sua vita interiore.

Dopo gli idilli leopardi comincia per Leopardi un silenzio poetico. Egli stesso lamenta la fine
delle illusioni giovanili, lo sprofondare in uno stato d’animo di aridità e [Link] questo non
scrive piu poesia che per lui può nascere solo dall’immaginazione e dai sentimenti e intende
dedicarsi soltanto alla filosofia. Il frutto letterario di questo periodo sono le operette morali.
Questa è anche la fase di passaggio al pessimismo assoluto. Ne deriva un abbandono degli
atteggiamenti titanici e una disposizione più distaccata e ironica nei confronti della realtà.
Una svolta si verifica nel periodo relativamente felice trascorso a Pisa, qui il poeta assiste a
un risorgimento delle sue facoltà di sentire e scrive proprio un componimento chiamato
Risorgimento e pochi giorni dopo scrive a Silvia. Tornato a Recanati non vede interrompersi
il felice momento creativo. Questi componimenti riprendono temi atteggiamenti linguaggio
degli idilli: le illusioni, le speranze e le rimembranze sono trattate con un linguaggio limpido e
musicale. I canti pisano recanatesi del 1828 vengono chiamati grandi idilli.

Nel mezzo i collocano la costruzione di un sistema filosofico fondato su un pessimismo


assoluto. Perciò se il moto della memoria fa rivivere immagini sensazioni antiche a ciò si
accompagna sempre la consapevolezza del vero. per questo i grandi idilli sono si percorsi
da immagini liete ma queste immagini perdono ogni corposità fisica create dalla memoria
sono accompagnate costantemente dala consapevolezza del dolore, del vuoto,
dell'esistenza della morte Il vero pero e sempre richiamato con delicatezza e riserbo. La
caratteristica che individua i grandi idilli e un miracoloso equilibrio che si instaura tra il caro
immaginari e il vero. Proprio la presenza di questa consopevolezza e una differenza tra i
grandi idilli e gli idilli. leopardi ha assorbito nella poesia l’esperienza delle Operette, un
atteggiamento che nasce del pessimismo assoluto, fatto di contemplazione ferma di lucido
dominio razionale dinanzi alla verità dolorosa dell'infelicità irrimediabile di tutti gli
[Link] rispetto a i primi idilli e anche la metrica: il poeta usa una strofa di
endecasillabi e settenari senza alcuno schema fisso. E quella che viene denominata
canzone leopardiana.

L'ultima stagione leopardiana segna una nuova svolta di grande rilievo rispetto alla poesia
precedente. Presupposto filosofico resta sempre quel pessimismo assoluto. Ma dopo il
distacco della fase delle operette Leopardi ristabilisce un contatto diretto con gli uomini, le
idee, i problemi del suo tempo. Appare più pronto e combattivo nel diffondere le proprie idee.
L'apertura verifica anche sul piano [Link] a firenze l’amicizia on Antonio a ieri e la
prima vera esperienza amorosa di Leopardi: non più un amore adolescenziale ma
un'autentica passione. La delusione subita segna per Leopardi la fine dell’inganno estremo
cioè l’amore nasce così il ciclo di Aspasia. Aspasia era la cortigiana amata da Pericle
dnell’atene de V secolo. Il ciclo consta 5 complimenti. Quete sono poesie nuove no basate
più sulle immagini vaghe e indefinite ma si ha una poesia nuda severa, quasi priva i
immagini sensibili; il linguaggio si fa aspro antimusicale, la sintassi complessa e spezzata

Si instaura in questo periodo un rapporto intenso con le correnti ideologiche del tempo. E’
una nuova forma di impegno ma esclusivamente negativo. La carità Leopardi si indirizza
contro tutte le ideologie ottimistiche che esaltano il progresso e profetizzano un
miglioramento indefinito della vita degli uomini. A queste ideologie Leopardi contrappone le
proprie concezioni pessimistiche che escludono ogni miglioramento ella condizione umana
affermando che l'infelicità e la sofferenza sono dati di natura. Allo spiritualismo di tipo
religioso Leopardi contrappone il suo duro materialismo che nega ogni speranza in un'altra
vita. Leopardi cosi nega ogni possibilità di miglioramento politico e sociale per un umanità
vittima della natura.

La ginestra e il testamento spirituale d Leopardi. Il componimento ripropone la dura polemica


antiottimistica pero qui Leopardi non nega la possibilità i un progresso civile cerca anzi i
costruire un’idea di proprio sul suo pessimismo La consapevolezza della reale condizione
umana po indurre gli uomini a unirsi in una social catena per combattere la sua [Link]
filosofia di Leopardi si apre qui in una generosa topia basata sulla solidarietà fraterna degli
[Link] ginestra e anche la massima realizzazione di quella poetica antiidilca.

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