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La letteratura italiana ha origini con una solida base culturale latina e un carattere letterario distintivo, con una lenta evoluzione della lingua. Si sviluppa parallelamente una letteratura popolare, accessibile al popolo, e una letteratura religiosa, influenzata da nuovi ordini religiosi nel Duecento. La Scuola Siciliana e la Scuola Toscana danno vita a correnti poetiche, culminando nel 'Dolce Stil Novo', che celebra un amore spirituale e ideale, con Dante Alighieri come figura centrale.

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La letteratura italiana ha origini con una solida base culturale latina e un carattere letterario distintivo, con una lenta evoluzione della lingua. Si sviluppa parallelamente una letteratura popolare, accessibile al popolo, e una letteratura religiosa, influenzata da nuovi ordini religiosi nel Duecento. La Scuola Siciliana e la Scuola Toscana danno vita a correnti poetiche, culminando nel 'Dolce Stil Novo', che celebra un amore spirituale e ideale, con Dante Alighieri come figura centrale.

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GLI INIZI DELLA LETTERATURA ITALIANA

La letteratura italiana nacque, già adulta, con regole e modelli fissi e si


caratterizza, rispetto alle altre, per certi aspetti, tra loro legati:
l'estrema lentezza con cui la lingua cambia; gli scrittori del periodo degli
origini hanno una solida base culturale latina.
il carattere eminentemente letterario della lingua; gli autori riproducono nelle loro opere in
volgare i generi letterari delle opere latine, adottando i loro scritti alla lingua nuova.
LA LETTERATURA POPOLARE
Parallela alla grande letteratura delle origini esiste una letteratura popolare,
scritta da autori non privi da cultura e diretta al popolo. Quest'ultimo di rado alfabetizzato,
aveva grosse difficoltà a leggere i testi scritti da poeti. La tradizione di questi componimenti
è perciò principalmente orale, orecchiabile e facile da imparare a memoria e affidata ai
giullari, ai cantastorie, i quali giravano di piazza in piazza e recitavano i loro componimenti o
quelli dei poeti.
LA LETTERATURA RELIGIOSA
Nel Duecento nascono nuovi ordini religiosi, cioè gruppi di monaci e monache (frati gli
uomini, suore le donne) che seguono una 'regola' di vita. I più importanti ordini mendicanti,
che rifiutano la ricchezza e vivono di quello che la gente regala loro, sono i frati minori di
San Francesco e i monaci predicatori di San Domenico, come istituti religiosi maschili, e le
suore clarisse di Santa Chiara (o Clara), anche lei di Assisi, come istituto religioso femminile.
Questi frati predicano in volgare e scrivono poesie, laudi, testi religiosi che danno vita a una
cultura religiosa originale I poeti che vivono nei ricchi palazzi dei Comuni si ispirano alla
letteratura francese del sud, quella scritta in langue d'oc (il francese moderno deriva invece
dalla langue d'oil, parlata al nord). Questi giovani poeti non sono profondamente religiosi,
quello che gli interessa di più è godersi la vita e fare affari.
Altri borghesi, ed alcuni aristocratici colti, scrivono invece cronache, cioè la storia di quello
che avviene nelle loro città, oppure novelle, cioè racconti di solito di carattere storico. I due
maggiori esempi sono Il libro dei sette savi di Roma, un'opera influenzata dalle novelle
arabe e orientali, e Il Novellino, che ci fa conoscere la vita della Firenze medievale.
INFLUENZA DELLA LETTERATURA FRANCESE
Nel periodo di formazione, la prosa e ancor più la poesia italiana sentirono
l'influsso delle letterature francese e provenzale, allora già in fiore.
Dalla prima, detta "lingua d'oil"
,cl venne principalmente la poesia epica.
Dalla seconda, detta "lingua d'oc" ci venne la poesia lirica, principalmente amorosa. Durante
i secoli XII® e XIII®, dalla Provenza scesero in Italia numerosi trovatori, che si spargevano
per le Corti italiane e tra il popolo e cantavano canzoni d'amore. Immediatamente ebbero
molto successo. I Signori ascoltavano volentieri le loro liriche che cantavano soprattutto la
bellezza delle dame, la cortesia, la gentilezza, il coraggio, la nobiltà.
Imitando queste, i poeti italiani presero a comporre liriche amorose, da
principio in Provenzale, poi in lingua italiana.
La prima espressione letteraria italiana fu così di lingua provenzale.
Si sente che il poeta non possiede la lingua che gli occorre per esprimere i suoi ideali e le
sue passioni, i suoi amori e le sue pene e che cerca un idioma che possa aiutarlo.
IL CANTICO DELLE CREATURE
È il più antico testo di grande letteratura nella nostra lingua; è stato scritto da Francesco
d'Assisi in più momenti della sua vita, la versione diventata pubblica sia del 1226, poco
prima della sua morte.
Oggi viene visto come il testo fondatore di una visione ecologica del mondo, di rapporto
perfetto tra uomo e natura; ma per Francesco il rapporto era tra uomo e
Dio, che ha creato la natura.
b) Jacopone Da Todi:
Fu procuratore legale e condusse dapprima vita scioperata, ma la tragica morte della
moglie, avvenuta in una festa di ballo lo indusse a conversione. Si ritirò dál mondo
dedicandosi alla predicazione. Scrisse le " Laudi"
2. LIRICA D'ARTE:
a La scuola Siciliana
I primi a scrivere in italiano, seguendo tuttavia la maniera convenzionale
della poesia provenzale furono i poeti della Scuola siciliana.
La prima grande scuola che si formò in volgare italiano fu quella siciliana raccolta intorno
all'Imperatore Federico Il di Svezia nel suo palazzo a Palermo (in
Sicilia).
Il nucleo centrale era formato dal re stesso appassionato cultore delle lettere e dai suoi figli
Enzo e Federico. Vari poeti accorsero da ogni parte d'Italia trovando in quella corte appoggio
ed ospitalita. La corrente letteraria di questa Scuola fu pure di imitazione provenzale,
generalmente scolorita ed artificiosa; la loro poesia manca di sincerità e di aspirazione, una
poesia artificiosa perché non parte dal cuore, ma ripete sentimenti ed espressioni dei poeti
francesi.
Fra i poeti di questa Scuola vanno ricordati: Jacopo da Lentini, notaio del re e
Rinaldo d'Aquino.
La Scuola siciliana può essere considerata come la base prima della
letteratura italiana.
L'espressione è ancora rozza, la lingua incerta, i sentimenti elementari, ma
possiamo dire che questa scuola ha aperto la via al "Dolce Stil Novo"
B) La scuola Toscana
La produzione letteraria di questo periodo si caratterizza principalmente
dalle opere di autori appartenenti ad una regione: la Toscana. La lingua e la produzione di
questa poetica in volgare erano ormai pronte per formare una scuola o una corrente
letteraria. Esercitarono la lirica poeti di molte città toscane.
Fra tutti emerse Guittone d'Arezzo, che divenne il capo scuola. Le loro liriche si ispirarono ai
modelli provenzali e trovadorici adottando alla realtà politica, il Comune. Era infatti difficile
conciliare la tradizione cortese dell'amore e del servizio amoroso con il matrimonio e la
realtà comunale. La concezione dell'amore divenne più spirituale, così da pote unire le
tematiche letterarie e la realtà cittadina. La lingua si arrichi sul piano lessicale e stilistico
come, in precedenza, era avvenuto.
con i siciliani, che avevano rialaborato la lirica provenzale.
Quali sono i principali canoni del "Dolce Stil Novo"?
la nobiltà dell'animo, la gentilezza e la cortesia, e un amore che non pensa tanto ad un
unione terrestre ma all'unione spirituale di due anime, l'amore che è un dono divino.
fu chiamato "dolce" per la bellezza e l'armonia della forma che contrasta con i rozzi versi
della Scuola Siciliana.
l'amore di quei poeti ha carattere mistico. La donna è anonima o reca nomi simboleggianti le
sue virtù o il suo potere. Nessuna nota di concretezza femminile, di determinazione storica
intorno a lei. Essa è un angelo che passa
fugacemente sulla terra, per gioia e confronto degli uomini ma è atteso nel cielo
dove presto ritornerà
c) La Scuola Del "Dolce Stil Novo"
Caduto Federico Il nel 1266, il centro letterario siciliano si trasferì in Toscana
dove Guido Guinizelli (di Bologna) introdusse nella poesia dolcezza e bellezza, le diede
anima e vita.
Guido Guinezelli è poeta inventore. Alla poesia fredda e convenzionale dei poeti provenzali,
sostitui una poetica nuova, intesa ad esaltare l'amore come una forza spirituale che spinge
l'anima ad ammirare la bellezza che Dio ha creato là. donna come simbolo mistico di
purezza, di bontà, di castità, attraverso cui l'uomo, che abbia senso d'amore, può innalzare il
suo spirito alla perfezione della virtù.
La Scuola che da lui ebbe inizio e che da Dante prese il nome di "Dolce Stil Novo", darà alla
nuova poesia fondamento più umano, se si guarda alla passione del poeta, più mistico, se si
guarda alla donna, divenuta così angelo divino. La donna perde dunque tutte le sue
particolarità materiali per rimanere solo con quelle spirituali che la elevano al rango degli
angeli.
I poeti di questa Scuola non imitavano più e la loro poesia si basò sulla sincerità. Essi
cantarono quasi solamente l'amore, per loro è una cosa divina.
E il primo stile della letteratura italiana.
È chiamato "dolce" per l'armonia della forma che contrasta con i rozzi versi
della scuola siciliana.
Gli ideali letterari del dolce Stil Novo sono, come per la scuola siciliana, la nobiltà di spirito e
non di nascita, l'amore del sapere, l'amore della donna. Ma l'amore per i stilnovisti è l'unione
spirituale dell'anima e della persona amata.
I principali stilnovisti sono:
Guido Guinezelli, Guido Cavalcanti. Primo fra tutti, Dante Alighieri, che fu ed
è sovrano non solo fra i poeti italiani, ma anche fra quelli stranieri.
Il processo della poesia si svolse perciò logicamente:
Dapprima si scrisse in provenzale.
Poi si scrisse in volgare imitando i Provenzali (Scuola siciliana)
Poi si scrisse in volgare senza imitare nessuno (Dolce stil Nuovo).

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