Il Dramma
Il Dramma
Vfp c- ;v
!^a
I --^w^«£SE’ wr *"f&>' « a« • [Link]
guta«icm a dvawC M iw n Ift#
«* mi
Jk* B|^^b
£ÌP?SÌi
*?«“,**«**l« «îAcctüjKiWi, Á*jt>mM<> && il^ ^ g
1; U € I O » ! D £ K T I
S i G A ^ l f T T E
1
1 . Antonelli: li dramma, la 66 . Falconi e Biancoli: L’uomo 109 Vajda: Una signora ohe vuol
commedia e la farsa. di Birzulah. divorziare.
O 2 - Alvarez: Il boia di Siviglia. 57 - Amiel: Il desiderio.
3 - Falena: Il buon ladrone. 58 - Chiarelli: La morte degli
110 ■ Wolff: La scuola degli a.
manti.
4 - Giachettd: Il cavallo di Troia. amanti. 111 - Renard: Il signor Vernet.
T
5 - Goetz: Ingeborg, 59 - Vanni: Hollywood. 112 - Wexley: Keystone.
6 . Bernard: Tripeplatte. 60 - Urvanzof: Vera Mlrzeva. 113 - Engel e Grunwald: Dolly e il
A
12 . Conti e Codey: Sposami! 67 - Pompei: La signora che ru 121 . Quintero: Il centenario.
13 - Fodor: Signora, vi ho già vi. bava i cuori. 122 - Duvernois: Cuore.
B
26 - Vanni: Una donna quasi one. 78 - Chlumberg: Si recita come si 135 - Molnar: Qualcuno.
sta. può. 136 - Mazzolotti: La signorina Chi
27 - Bernard e Frémont: L’atta- 79 - Donaudy: La moglie di en. mera.
che d’ambasciata. trarnbi. 137 - Benavente: La señora ama.
B
28 - Quintero: Le nozze di Qui 80 . Napolitano: Il venditore di 138 . Harwood: La via delle Indie.
ñi ta, fumo. 139 - Maugham: Colui che guada
Si - Devai: Débauché.
B
48 - Goetz: Giochi di prestigio. 101 - Veneziani: L’antenato. 161 - Enrico Roma: La corsa dietro
49 . Geyer: Sera d’inverno. 102 . Duvernois: La fuga. l’ombra.
50 - Savoir: Passy: 08-45. 103 - Cenzato: La maniera forte. 162 - Ferdinando Nozière: Quella
O
tutti gli altri uria lira e cinquanta la copia. I numeri 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 12, 16, 17, 18, 20, 21, 22, 23,
24, 32, 33, 37, 40, 42, 49, 65, 73, 74, 77, 83, 96, 101, sono esauriti. Ogni richiesta di copie arretrate dev’essere ac
L
compagnata dall’importo anche in francobolli, ma non mai marche da bollo. Non si spedisce assegno.
1
r
N E L P R O S S IM O N U M E R O P U B B L IC H E R E M O
I L T R A T T A T O S C O M P A R S O
D R AM M A IN TRE ATTI DI
G A L A R E A R T I ! ’
R a p p re s e n ta to c o n g ra n d e s u cce sso
d a lla C o m p a g n ia " S p e tt a c o li g ia lli, ,
Questa commedia è notevole, oltre che per ie sue
doti di assoluta teatralità, di interesse e di abi
lità scenica, anche perchè costituisce nella sto
ria del nostro teatro il primo e meglio riuscito
tentativo di « Teatro poliziesco » fatto da due
autori italiani. Questo genere, ritenuto monopolio
degli americani e degli inglesi, è stato invece
realizzato nella sua forma migliore, con nobiltà
di intenti, dimostrando chiaramente che gli au
tori italiani hanno tutte le possibilità. Recitata
da Romano Calò, Neila Sonora, Sandro Ruffini,
Olinto Cristina, Tino Bianchi e Laura Adani,
nelle parti principali ha ottenuto a Torino, M
lano, Roma e moltissime altre città il più grande
successo. In questo momento si stanno «giran
do» su scenario appositamente adattato dagli
autori, due edizioni di film: italiana e francese.
Di quella Italiana è regista Mario Bonnard e con
un nucleo di artisti indipendenti, lavorano nei
teatri delia «Cines».
La stampa tutta ha avuto per questo lavoro pa.
role incondizionate di lode.
L
A nne I 'K 1 * A ta s s ie 1$B 3 - 'X I M. 16Í
C jU M m iU À jf W M , e H c - c m a t u e t u L
- d i c p a / n c i s i M k c & M > 6 , d L m
______________________L U C I O R I D E N T I
U F F IC I. V IA . 6 IA C O M O B O V E , 2 - T O R IN O - Tel S3-OSO
U N FASCICOLO L. j,so - A B B O N A M E N T O A N N U O L. so - ESTERO L fio
M IM I A Y L M E R
E’ la più sorridente fra tutte le at
trici italiane. Certamente Mimi Ayl-
mer che è soprattutto donna, non
L ü l f i l C H I A R E L L I ignora questa preziosa sua qualità R O B E R T O MS N E R V I N I
<S^«aocla£ c&*-Aa-Iitfaclcj di gaiezza naturale, istintiva, comu «lei Blv&sac A sxíojpg
nicativa, ed ha completato il suo
viso, aureolándolo con il biondo pla
tino dei capelli. C’è qualche cosa in
lei di non interamente italiano e non
compiutamente americano; un mi.
scuglio di soavità latina e di lezio
sità da « star ». E forse non a torto
S A N T E « A V A R I N O ha composto la sua natura in questo H E N R S F A L K
^av clà perecía continuo sdoppiamento: gentile, eoa. ¿51 «E*
ve, divertente quando recita; spor.
tiva, disinvolta, indipendente quando
posa per il cinema e pratica gli
sports. Ripetere qui che ha guada
gnato molti premi correndo In au
tomobile, non è necessario; lo sanno
tutti. Ma dire che Mimi Aylmer è
O D E T T E P A N N E T 5 E & una ginnasta eccezionale è abbastan. CLAUDE FAR R ÉR E
¿Sdlolfc ¿ i SÙ£}&K>Sk za nuovo. Anche perchè questa pas fancre aseebaie
sione l’ha invasa da quando ha in
cominciato a fare i bagni al Lido di
Camajore, vicino Viareggio. E, come
la si vede nella nostra copertina, si
produce sulla spiaggia, facendo ac.
correre una vera folla di bagnanti.
Perchè a differenza degli acrobati di
C R O N A C H E professione, Mimi Aylmer ha questo TERM OCA UTER SO
jSüKuiira - Dti^apes< vantaggio: si produce con dieci cen &&£&ce&Gstieí «S"[Link]-àis'iezixe
timetri di mutandine di lana, attil
late, e quattro centimetri di fascia
che comprimono il seno.
Naturalmente gli applausi sono seni,
pre insistenti.
L U I G I
C H I A R E L L I
Q U E S T A C O M M E D IA E
L’ O T T A V A DELLA SERIE
" GRANDE REPERTORIO„
FUOCHI D’ARTIFICIO
P E R S O N A G G I lampade. Apre la porta di sinistra) Qui è la
camera da letto che dà nel giardino, tranquil
Conle & e ra rd e eli Jersav * SeasfamaMÌa * lissima. Là, a sinistra, c’è la camera da bagno.
P rin c ip e Tommaso D ’A r d ir e r Duca OHim o Se ella vuol visitare... (Esce da sinistra. Gerar
D ’A lf a r R edalie M ìs e r i r Cenfe G ieri**c do lo segue silenzioso e distratto).
Spase æ 11 S c o rc ia rie â e li’A Ib e rÿ e r U n Scaramanzia (che è restato, si guarda attor
m a tfre cTkòfel r Due c a m e rie ri r M c lia - no con ammirazione) — Bellissimo!... Magni
m a i r D a is y D ’Eilsinj? r Elle» a D ’A r ÿ ir o r fico!...
D ia n a » Crinella Segretario (rientrando seguito sempre da
Gerardo) — L ’appartamento è di suo gusto?
E’ uno dei migliori dell’albergo. Forse ella già
GERARDO DI JERSAY 10 conosceva. Lord Yorshestire lo ha lasciato
Giovane di squisita distinzione, un po’ palli, ieri. (Si interrompe ad un gesto di Gerardo) Ci
do, d’una nobile alterezza nel portamento, nel si troverà benissimo. (Tende la mano per pren
la voce, nel gesto, col volto lievemente velato di dere la valigetta che ha Scaramanzia, ma questi
stanchezza. Ricorda nell’insieme della persona, rifiuta cortesemente di dargliela. A Gerardo) I l
nello sguardo, nell’atteggiamento, certi ritratti signor Conte ha già pranzato?
del principio dell’ottocento. Scaramanzia (pronto) — No.
Segretario — Desidera pranzare?
SCARAMANZIA Scaramanzia — Sì, desideriamo pranzare.
Sembra invece una beffa della natura. Nessun Segretario (che non si degna e non si de
difetto fisico lo deturpa, eppure egli è tutto un gnerà mai di rivolgersi a Scaramanzia) ■ — Però
difetto, una stranezza, un equivoco umano. .a quest’ora il restaurant è già chiuso.
Forse non riuscì a compiersi perchè fu troppo Scaramanzia (allarmato) — Chiuso?
presto assalito dalla vita, e la razza dovette di Segretario — Ma può pranzare nell’appar
mettersi per dar modo all’ uomo di difendersi. tamento.
E l ’uomo si difese con tutti gli accorgimenti, Scaramanzia — Benissimo: nell’apparia-
con tutte le rinunzie in fondo alle quali era un mento.
piccolo bene, con ripiegamenti felini per non Segretario — Le mando il maître d’hôtel.
essere facile bersaglio, traversando silenziosa Scaramanzia — Ecco: subito.
mente l ’ombra per cogliere misere prede, fa Segretario — I l signor Conte viene da?...
cendosi dimenticare per serbare più assillante Scaramanzia — New York.
il ricordo della sua necessità : sempre in agguato Segretario — Se vuol favorirmi lo scontrino
e sempre pronto a balzare, sorridendo alle sue per mandare domattina di buon’ora a ritirare
miserie e alle sue vergogne come prostitute dal 11 bagaglio.
le quali speri e attendi qualche larga generosità. Scaramanzia (pronto) — Domani, domani...
Eppure in fondo egli è di una bontà che potreb- Segretario — I l signor Conte desidera altro?
be giungere al sacrificio, se il sacrificio di se Gerardo (congedandolo con un gesto) — No.
stesso non gli facesse apparire vana la bontà. Scaramanzia •— Non dimenticate il maitre
Nei suoi, occhi ride beffarda l ’anima sua. La sua d’hôtel, vi prego.
età? Egli stesso non la ricorda. Segretario — La riverisco. (S’inchina a Ge
rardo ed esce dalla porta di fondo che richiude
DAISY D’ELSING dietro di se).
Tutta la bellezza, tutte le grazie, tutte le se Scaramanzia (riferendosi al segretario) — An
duzioni. Sembra che con lei entri il sole. tipaticissimo!... Ha un modo di trattare con i
clienti!... I l segretario di un grande albergo
I l salotto di un appartamento in un grande al come questo, dovrebbe avere un po’ più di tat
bergo. Una porta in fondo, una a destra, e una to. Non ti sembra? (Silenzio) Hai una sigaret
a sinistra. ta? (Gerardo risponde con un gesto negativo)
E’ sera. I l salotto è buio. S’ode lo squillare di Non ti disturbare; è meglio non fumare prima
qualche campanello elettrico nei corridoi, vi di pranzo.
cino, lontano. Gerardo (sedendosi su una poltrona) — Che
(La porta di fondo si apre ed entra il Segreta cosa fai con quella valigetta ancora in mano?
rio dell’albergo. Accende la luce. Entrano Ge Scaramanzia (umile, con Gerardo, e piag
rardo, Scaramanzia, il quale porta una valigetta giatore, e sempre pronto a blandire) — Mi hai
di cuoio giallo. Gerardo è tutto chiuso in un detto: «Tienila tu». Ho compreso male?...
elegante soprabito nero. Scaramanzia, indossa Vuoi che la lasci?... La metto qui? (La depone
un corto soprabito gialliccio). su una tavola) Va bene?... o è forse meglio qui,
Segretario —• Ecco l ’appartamento, signor su questa sedia?... Hai ragione, è meglio; scu
Conte. Questo è il salotto. (Accende le altre sa. (Mette la valigetta su una sedia) Oppure...
LUIGI CHIARELLI
Gerardo — Dove vuoi. tavola apparecchiata. Prende un’ostrica. Vi mà
Scaramanzia —• Sì, lì mi sembra che stia be cina su un po’ di pepe, vi spreme qualche
ne per ora. (E intanto, a tratti, spia di sottecchi goccia di limone e la mangia) — Deliziosa! (Ge
Gerardo, cercando di leggere nel suo silenzio. rardo rientra dalla porta di sinistra) Oh, ec
Si ode picchiare la porta che è in fondo) Avan coti qui!... Comincia pure a mangiare; vengo
ti... (Entra il maître d’hôtel. Ha in mano la l i subito; vado anch’io... (Fa il gesto di chi si
sta delle vivande e quella dei vini. Si avvicina a lavi le mani. Esce per la porta che è a sinistra).
Gerardo e gli porge una delle liste). (Gerardo rimane in piedi, pensieroso, presso
Scaramanzia (prendendo con fare autorevole la tavola). (Rientrando) Ebbene, che cosa aspet
la lista) — Vediamo un po’ ... (Prende a leg ti?... T i avevo detto di non fare complimenti...
gere) Un po’ ... un po’ ... Io direi... ecco: (Siedono entrambi) Queste ostriche sono squisi
Ostriche, per cominciare. (Si volge a Gerardo te (prendono a mangiare. Gerardo mungerà
per vedere se egli approvi■ ma Gerardo con poco e svogliato. Piuttosto berrà. Scaramanzia,
serverà la sua aria indifferente e chiusa; e al invece, si getterà sui cibi avidamente). Ricordo
lora Scaramanzia ripete il nome del cibo con di aver letto, tempo fa, in un giornale, che da
tono definitivo) Ostriche!... (Poi continua ad Paillard, un americano trovò una perla in
ordinare a bassa voce. I l maître d’hôtel andrà un’ostrica. (Guarda le ostriche). Eli, sono cose
man mano annotando i cibi ordinati. Prende che capitano soltanto agli americani!... (Gerar
dalle mani del maître d’hôtel la lista dei vini) do accende una sigaretta). Ed ora che cosa fai,
In quanto ai vini, direi... Chablis, Saint-Julien, fumi?... Ma così l ’appetito ti passerà del tutto.
Champagne Piper Dry, due bottiglie, Fine Ti prego, Gerardo, getta via quella sigaretta.
Champagne 1880. (Rende la lista al maitre Gerardo — Lasciami fare.
d’hôtel). Scaramanzia —• Ah, stasera sei peggio di un
Gerardo (al maître d’hôtel) —- Serviteci tutto ragazzo!... (Si alza, cambia i piatti, le posate,
insieme. serve il consommé. Ed in seguito sarà sempre
Scaramanzia — Con solecitudine, la prego. lu i che si affretterà di cambiare le stoviglie e di
( Il maître d’hôtel s’inchina e fa per uscire) portare in tavola le vivaiule). Bevi questo con
E... sigari, sigarette, fiammiferi... ( Il maitre sommé, t i farà bene, ti disporrà a mangia
d’hôtel esce). re; su...
Gerardo — Vedo che hai un grande appetito! Gerardo —- Mangia e taci.
Scaramanzia — E tu, no? Scaramanzia — Ma si può sapere che cos’hai?
Gerardo •— No. (Si alza e prende a passeg Gerardo — Nulla.
giare). Scaramanzia (dopo un silenzio) — Dimmi un
Scaramanzia (fa un gesto di stupore) — Mah! po’ : debbo prendere una camera qui, in questo
Ecco, bravo, passeggia, i l moto... Io, invece, albergo?... A ll’ultimo piano, s’intende, che
non ne ho bisogno. (Si siede su una poltrona. guardi sulla corte...
Dono un lungo silenzio) Dunque non vuoi dirmi Gerardo -— No.
nulla del destino che ci attende?... Mistero?... Scaramanzia — O preferisci che vada in cer
(Gerardo si ferma un momento davanti a lui. Lo ca di un amico?... Dormirò in casa sua.
guarda. Poi torna a sedere) Pazienza!... D’al Gerardo —. Ecco.
tronde, lo sai, ho cieca fiducia in te. M i hai Scaramanzia —- Se lo troverò... Se no, per
soggiogato. E sono venuto con te così come i questa notte, farò... il viveur!...
soldati della Reptibblica seguivano il giovane Gerardo — I l viveur!... E domani notte, e
Bonaparte. (S’ode picchiare la porta che1è in poi?...
fondo) Avanti!... (Entrano il maitre d’hôtel Scaramanzia — E poi?... Ma io starò con te.
e due camerieri che portano il pranzo su une Gerardo — A h i...
tavola già apparecchiata). Oh, benissimo!... Po Scaramanzia — Sei stanco della mia compa
tete andare. Ah, non dimenticate i sigari e le gnia?... Eh, capisco, a che t i serve? Tu, nobile,
sigarette. ( Il maître d’hôtel e i camerieri s’in elegante, giovine, bello, con l ’avvenire che ti
chinano ed escono per la porta che è in fondo). si offre come una bella donna innamorata; io...
Ed ora a noi!... (A Gerardo) Su, coraggio. (Ge io... una specie d’ombra difforme che ti se
rardo si alza, si toglie il soprabito. E ’ in frak. gue... Eppure...
Poi prende un nécessaire dalla valigetta e si av Gerardo — Invece sarà necessario che tu pen
via verso sinistra) Dove vai? sa, che tu provveda a te stesso. Da un momento
Gerardo (con voce docile) — A lavarmi le all’altro posso... essere chissà dove...
mani. (Prende il soprabito ed esce per la porta Scaramanzia — Ah!... (Lo osserva di sot
che è a sinistra). tecchi). E allora...
Scaramanzia (si guarda le mani. Poi si toglie Gerardo — E allora... cercherai di metterti
i l soprabito. I l suo abbigliamento è composto a posto, non è vero?
degli indumenti più disparati. Si avvicina alla Scaramanzia — Squisita questa trota: era un
FUOCHI D’ARTIFICIO
pezzo che non ne mangiavo di così buone: e versa un bicchiere di Champagne, ne beve un
questo Chablis!... T i fa venir voglia di brin sorso).
dare alla vita!... Scaramanzia —■ Affoghi i dispiaceri nel vi
Gerardo (ironico) — Brindiamo pure alla no? (Egli parla ad arte di cose frivole per po
vita!... (Levano i bicchieri). ter meglio osservare Gerardo).
Scaramanzia -—■Bravo!... Così va bene!... E Gerardo — La noia!...
mangia!... Domani a che ora ci si vede? Scaramanzia — La noia è un privilegio delle
Gerardo —• Vieni quando vuoi. anime grandi.
Scaramanzia — Va bene; passerò prima, ver Gerardo —- Certe volte le anime grandi han
so le nove, dal notaio per ritirare la procura no un piccolo destino!...
che mi hai rilasciata. Scaramanzia — Già!... (Continua a man
Gerardo — Che cosa vuoi farne di quella giare).
procura, ancora non l ’ho capilo. Gerardo — Ci credi tu al destino?
Scaramanzia — Lascia fare a me. E dopo es Scaramanzia — Bisognerebbe, innanzi tutto,
sere stato dal notaio, verrò da te. Ma ti ci r i ch’io sapessi che cosa è i l destino.
troverò ?... Gerardo — E’ la logica della vita. Un uomo,
Gerardo (sorridendo) — Senza dubbio. voglia o non voglia, è condotto ad una conclu
Scaramanzia — Perchè sorridi? sione che è già determinata nell’atto stesso del
Gerardo — Perchè i tuoi sospetti mi diver la sua nascita, e che comincia a rivelarsi fin
tono. dalle sue prime vicende.
Scaramanzia — Sospetti? No. Ti conosco Scaramanzia — Sia determinata o no, la vita
troppo. Ma vorrei che tu fossi più franco con m’interessa per quello che è. Tutto il resto non
me questa sera. è che ingombro cerebrale. Ed è il destino che ti
Gerardo — Sei sicuro di conoscermi? fa passeggiare, ora, in su e in giù per la stanza?
Scaramanzia — Perfettamente. Gerardo — Può darsi.
Gerardo — In così poco tempo? Scaramanzia — Ah!... (Beve un bicchiere di
Scaramanzia •—• Sei mesi. Dal giorno del no Champagne. Poi si alza, accende un grosso si
stro primo incontro. Ricordi? Tu uscivi da un garo, ne trae con orgogliosa beatitudine qualche
cambiavalute dove eri stato a cambiar del de boccata indi si avvicina a Gerardo). Ora, se
naro; io ero là davanti alla vetrina, che guar permetti, vorrei essere io il tuo destino. Ti
davo a denti stretti quelle schiere di sterline, prego, mettiti a sedere.
di marenghi... Gerardo (lo guarda, sorride e si mette a se
Gerardo — E in sei mesi?... dere) —>E poi?
Scaramanzia — A me basterebbero anche sei Scaramanzia — E poi... parliamo un po’ se
giorni. E poi tu non sei un’anima ermetica. riamente. (Siede, si raccoglie in una breve me
Gerardo —- Sei molto acuto!... ditazione).
Scaramanzia —. Abbiamo vissuto insieme lag (S’ode squillare nella camera da letto il te
giù, insieme abbiamo attraversato l ’Oceano per lefono).
tornare in patria; sono andato entrando ogni Gerardo — I l telefono? ( Il campanello torna
giorno più nella tua vita. Se ti conosco, non è a chiamare).
un gran merito. Scaramanzia — Vuoi che vada a rispondere
Gerardo — Eh, ma certe volte gli uomini so io?... (Si alza, si avvia, ed esce per la porta di
no capaci delle sorprese più strane!... sinistra che si richiude alle spalle. Dopo un
Scaramanzia — C’è un singolare tono di sfida po’ rientra) Era il portiere.
stasera nelle tue parole!... Gerardo — A li!... Che cosa voleva?
Gerardo (lo guarda, poi getta il tovagliolo Scaramanzia — Ci sono degli amici che vo
sulla tavola; si alza, va vicino a Scaramanzia, gliono venire a salutarti.
gli appoggia affettuosamente una mano sulla Gerardo — Amici di chi?
spalla). No; nessuna sfida, amico mio... Così... Scaramanzia — Tuoi. Miei?
Ho bevuto forse un bicchiere di più... (Prende Gerardo — E tu?
a passeggiare). Scaramanzia — Gli ho risposto che li faces
Scaramanzia — Non finisci di pranzare? se salire.
Gerardo — Ne ho abbastanza. Gerardo — Eh? Ah, be’ !... Sei proprio un
Scaramanzia — Fa come vuoi. Io, scusa, con imbecille!...
tinuo... (Ma mentre mangia, getta delle occhia Scaramanzia — Ho fatto male?
te furtive a Gerardo. Dopo un lungo silenzio) Gerardo — Male? Malissimo!... Ma che
Perchè non ti siedi? cosa ti è saltato in mente!... T i sembra che ab
Gerardo — Ho voglia di passeggiare. bia proprio voglia di ricevere in questo mo
Scaramanzia — Sei nervoso? mento degli amici?... E poi quali amici?... Chi
Gerardo — No. (Si avvicina alla tavola. Si sono?...
lu ig i c h ia re lli
imbecilli, con le loro chiacchiere, mi hanno Daisy — Come volete!... (Dopo qualche mo
trattenuta giù fino... fino a che s’è fatto tardi. mento il suo sguardo cade sulla rivoltella. Dopo
Allora sono salita; e appunto, passando qui pel un silenzio, con voce lentamente mutata) Che
corridoio, vi ho veduto giungere. Voi non mi cosa fa lì, quella rivoltella?
avete nemmeno guardata. Ma non fa niente. Gerardo ( con grande naturalezza) — Niente!
Sono restata un po’ nei mio appartamento e Daisy — Dunque non volete dire che cosa
poi sono tornata giù nel salone; ma non c’era avete ?
quasi più nessuno. E allora, dopo aver ascolta Gerardo — Siete curiosa!...
to il principe d’Argiro che mi ha spiegato la Daisy — La mia, in questo momento, non è
questione d’Oriente, son tornata su. Mi annoia curiosità frivola. Di che cosa si tratta?
vo, mi annoiavo!... Ho cominciato a leggere un Gerardo — Nulla, nulla!...
romanzo ma la noia .aumentava; ho provato a Daisy (dopo un silenzio) — E allora, a rive
suonare, a cantare... Allora ho avuto un’idea: derci. (Gli dà la mano) E scusatemi se vi ho...
di venire qui da voi a chiacchierare un po’ , a (Ora ella vede la lettera scritta poco prima da
fumare una sigaretta, aspettando l ’ora di anda Gerardo e resta con gli occhi fissi a guardarla).
re a dormire. Ed ecco tutto spiegato. Oh, è Gerardo -— Che cosa guardate? (Ella non ri-
inutile correre con la fantasia, intendiamoci sporule. I l suo sguardo va dalle lettere alla ri-
bene: nulla di più di quanto vi ho detto. E in coltella) A... rivederci, dunque.
vece... pazienza!... Ed ora voi pensate: visto, Daisy (senza lasciargli la mano, con un tono
mia cara signora, che vi siete illusa, non vi re che vuol essere fermo e calmo) — Che cosa è
sta per ritira rvi nel vostro appartamento. Non quella lettera?
è vero? Va bene; me ne andrò! Gerardo — Una...
Gerardo — Sono proprio molto spiacente... Daisy (lo guarda bene in faccia, poi torna a
E’ la prima volta, vi giuro, che mi accade di guardare la lettera) — Che cosa significa?...
esser così poco... socievole. E... sarà anche Gerardo (un po’ turbato) — Mah!... una let
l ’ultim a!... tera scritta per...
Daisy —• Ve lo giuio!... Daisy •— Per?... (Leggendo) « Al signor
Gerardo (con un sorriso amaro) — Grazie!... Commissario di Pubblica Sicurezza...».
Daisy — Oh, che tono triste!... Siete per ca Gerardo —• V i sorprende tanto?...
so diventato di carattere melanconico? Daisy — Eh, non si scrive, così: « Al signor
Gerardo — T utt’altro!... Commissario di Pubblica Sicurezza»... Quale?
Daisy — E allora... sorridete fin che siete Chi?... (Dopo un silenzio pieno d’ansia) Ma...
giovane!... Dio mio!... Su, allegro!... Dura co guardatemi bene in faccia! (Sbigottita) Eh?...
sì poco la vita!.. Ah!...
Gerardo — Sì, avete ragione. (Accendendosi Gerardo —• Ma vi assicuro... non capisco!...
improvvisamente) Allegro, aliegro!... Ah!... Ve (Cerca di sciogliere la sua mano da quella di
nite qua, bevete ancora!... (Le offre ancora da lei, ma ella non lo lascia).
bere ed anch’egli beve) Questa sera voglio es Daisy (con voce ancora più commossa) —
sere gaio come uno che non abbia domani, co Voi!... Voi!... O li!... m i sembra di sognare!
me uno che debba consumare tutta la sua gioia Ma è possibile una cosa simile?... E mentre io
in un’ora sola... Perchè mi guardate?... Sono qui ridevo, scherzavo, voi pensavate...
allegro!... Volete che vi haci?... Volete che vi Gerardo (liberandosi a forza dalla stretta di
prenda tra le mie braccia?... lei) — V i prego... vi prego!... Stasera avete
Daisy (ritirandosi) — No, no!... proprio voglia di scherzare!...
Gerardo — Venite qua, ubriachiamoci di vi Daisy — Ma che cosa stavate per fare?...
no, di gioia, di passione. Datemi le vostre ma Gerardo — Insomma... finirete per esaspe
ni, la vostra bocca, abbandoniamoci allo squil rarmi !...
lante invito dei sensi! Dura così poco la vita! Daisy (dopo averlo guardato a lungo) — Mo
E domani forse... domani... ( Riprendendosi rire!... (Un lungo silenzio) Ora capisco, ora
bruscamente) Ah! Imbecille!... mi spiego!...
Daisy — Ed ora?... Gerardo — Che cosa vi spiegate?
Gerardo — Volevate uno spettacolo d’alle Daisy (cercando fra sè di stabilire dei rap
grezza?... Ve l ’ho dato. Non vi sembra che ab porti) — Eh, sì, è chiaro! (A Gerardo) Ma
bia fatto abbastanza il pagliaccio?... (E si r i perchè?...
chiude, cupo, in se stesso). Gerardo (concitato) — Sentitemi: i miei ner
Daisy (dopo un lungo silenzio) — Ma... ma... vi sono talmente tesi che... V i prego, non insi
ma, vediamo un po’ : che cosa avete, eh?... stete. Voi non vi rendete conto quanto sia inop
Gerardo — Nulla che vi possa interessare. portuna questa vostra inquisizione. (Con mag
Daisy — Segreti? gior concitazione) Perchè, infine, io mi do
Gerardo — M ali!... mando che cosa vogliate.
B iW I
[Link]ìGi c h ia rè lli
Daisy (animandosi) — Impedirvi di com Daisy — E ’ per questo?
mettere una sciocchezza ! Gerardo — Già!...
Gerardo — Che cosa ne sapete?... E’ a voi, Daisy {sorridendo lievemente) —. Ah!... Gli
forse, che debbo rendere conto delle mie azio uomini! Pel denaro!...
ni?... Che c’entrate?... Chi siete?... Perchè Gerardo — Eh!... Quando si ha non conta
tentate di entrare nelia mia vita, non cercala, nulla, ma quando...
non chiamata, eh?... Me lo sapete dire?... Daisy — Eravate felice, prima?
Daisy {calma) — Se voi foste meno turbato, Gerardo — Ero pad ione di me stesso.
non ci sarebbe bisogno che ve lo dicessi io que Daisy — Illusione!... E come avete fatto?...
sto perchè: lo capireste da voi stesso. Scopro Gerardo —■ Mah!... E’ andato!... Un giorno
una cosa simile e vi dovrei dire: fate pure?... E ¡ni trovai che del mio patrimonio non restava
andarmene?... Ma come ragionate?... Già, se più che qualche briciola.
ragionaste, in questo momento non pensere Daisy — E allora?
ste a... Gerardo — Allora mi dissi : un uomo ha il
Gerardo — Ma se è tutto un gioco della vo dovere di lavorare; è venuto il momento!...
stra fantasia!... Qui no; qui non avrei potuto. Lontano!... Par
Daisy {con calore) — Ancora! Ma basta, con tii !... Lasciavo dietro di me una reputazione
queste menzogne da ragazzo! Come potete i l compromessa, dicerie, pettegolezzi, calunnie?
ludervi che io vi creda! Ah!... qualche debito di giuoco non pagato, rancori
Gerardo — E allora pensate: fate quello che per eccessiva fortuna con le donne, una storia
volete!... Va bene?... Ecco!... {Con un moto di un certo cavallo inventata da non so chi...
iroso) Ah!... {E si lascia cadere su uria poltro Partii... {Con un sorriso amaro) In America!...
na, e si prende la testa con le mani, per conte Daisy — L ’America!...
nere la propria agitazione. Segue un lunghissi Gerardo —> I l paese del lavoro, del denaro,
mo silenzio. Più pacato) Fate conto di restare delle risorse... Delle illusioni!... Cercai, provai,
qui fino... per tutta la vita?... stetti lì fino... fino alle ultime lire. Poi, poi
Daisy •—• Finché sarà passato... questo mo vidi che non c’era più via d’uscita. Finire lì;
mento... no. Sono tornato... oggi!
Gerardo {con voce bassa e accorata) — Biso Daisy — Con Scaramanzia.
gnerebbe che passassero le cause!... Gerardo — Come lo conoscete?...
Daisy — Tutto passa!... Daisy — L ’ho sentito nominare giù. L ’ho
Gerardo — Non tutto!... visto.
Daisy -— Vedrete!... {Segue un silenzio. Ella Gerardo — Giungendo ho fatto vendere, ap
lentamente va a chiudere la valigetta. Si avvi punto da Scaramanzia, gli ultim i due abiti che
cina quindi a Gerardo ch’è restato muto, in dif mi restavano, per le piccole spese della gior
ferente, chiuso dolorosamente in se stesso, sen. nata, per poter giungere all’albergo in automo
za badare a ciò che Daisy è andata facendo. bile. Poi... è tutto!... Ora sono qui, in questo
Con voce dolce, melodiosa, in cui trema a tratti albergo dove ho abitato per tanto tempo. Delle
una tenerezza di sorella) Ed ora non restate poltrone soffici, delle dorature, dei tappeti, del
così, non vi chiudete in questo silenzio. Su, lo Champagne... in frak... muoio come si con
siate buono. Dite qualche cosa. Con un estra viene ad un gentiluomo!
neo ci si può aprire: è come confidarsi col Daisy ■ —■Così!... E rinunziate, vi abbandona
vento, con le stelle. Potersi confessare ad un te senza lottare, senza...
mendicante che s’incontri su una strada mae Gerardo {aspro, quasi violento) — Lottare!...
stra, e poi continuare i l cammino, io credo che Eccola questa parola vana!... E poi, sì, sono
sia la più soave e la più sicura delle consolazio andato laggiù, perchè?... Per lottare, come dite
ni. Non vi pare?... Domani io sarò chissà dove voi!... Ma i lottatori, l i conoscete?... L i avete
— devo partire, non ci rivedremo forse mai mai guardati in faccia questo manipolo d’uo
più; potete quindi parlare, potete alleggerire m ini che travagliano il mondo?... V i siete mai
il vostro cuore!... Eh, volete?... {Dopo un si avvicinata a loro senza sentire subito il desiderio
lenzio). Che cos’è, una donna?... {Gerardo non di fuggire?... Bisognerebbe anzittutto lottare
risponde). No?... E allora che cosa? Affari? contro se stessi e vincere le ripugnanze, gli
Gerardo — V i prego... scrupoli, distruggere secoli di nobiltà che abbia
Daisy — Dite!... mo nel sangue, secoli di schiavitù se volete!...
Gerardo {emette un lungo sospiro. Si alza. La verità è che uno di noi non può lottare per
Si passa una mano sugli occhi come per schia i l denaro!... E il giorno che uno non ne ha
rire la visione delle sue idee, e resta in piedi più, se ne va, così... come me ne vado io,
davanti a lei, e la guarda per qualche momen senza salutare nessuno, senza volgersi indietro,
to in silenzio. Poi con voce ferma e dura) — con indifferenza, da persona di buon gusto. E’
Non ho più un soldo: ecco! questo l ’ultimo privilegio che ci resta, a noi
FUOCHI d’arTIFICÌÒ
della nostra razza: l ’eleganza!... Ebbene, non Gerardo —- Datemi quella lettera.
dite più nulla?... E ’ un caso comune, un caso Daisy — Faccio uno scandalo.
stupido, senza bellezza, senza luce. Oh, lo so!... Gerardo — Quella lettera, vi ho detto...
E’ Punica cosa clic mi rattristi!... Ma appunto Daisy — No. (Mettendo le mano sul bottone
perchè è un caso comune, forse, io soccombo!... del campanello elettrico) Se vi avvicinate,
Eccovi la mia confessione. L ’avete voluta!... suono.
M ’è sembrato troppo scortese rispondere con Gerardo — E’ una vigliaccheria.
un rifiuto all’ultima persona che m i chiedeva Daisy — Non importa.
qualche cosa!... Ed ora!... Gerardo — Ancora una volta__
Dàisy — Ed ora non se ne parli più!... Daisy (facendo il gesto) — Badate...
Gerardo -— Infatti!... Gerardo — Ah!... (Con un rapido gesto af
Daisy — Ora... sedete vicino a me, datemi ferra la mano poggiata sul campanello, trae la
qui le vostre mani!... Così!... donna a sè, cerca di strapparle la lettera).
Gerardo — Ebbene?... Daisy — No, no! (Getta la lettera e si avvi
Daisy — Ebbene, tutto questo è stato mi cina a lui). Non voglio! Come ve lo devo dire?
brutto sogno. Adesso viene il sole, e ricomincia Come... Ma non capite?...
la vita... la vita con tutte le sue speranze, le Gerardo — A li!... (Si scioglie da lei con vio
sue gioie, i suoi dolori, se volete, le sue illu lenza. Lacera la lettera).
sioni. Non è vero? Daisy — Mi dovete promettere, mi dovete
Gerardo — Ah no! Non è possibile!... giurare che rinunziate!...
Daisy — No?... Gerardo — Ma, perdio! non è possibile! E
Gerardo (levandosi) — Addio!... V i ringra domani ?...
zio delle buone parole che avete detto. Forse Daisy — Perchè pensate a domani?... Ma
sarebbe stato meglio che non vi avessi vista !... quello che vi dice quest’attimo non ha dunque
In certi momenti bisogna avere il cuore arido nessun valore?... E’ tutto!... E vi dico di v i
come di pietra. Si spezza più facilmente!... vere, di sorridere, di abbandonarvi!... Domani
Mah!... Addio!... non esiste!...
Daisy — Già!... Io me ne vado di là, e passo Gerardo (amaro) — Non esiste?... Oh!... (Si
le mie ore ad aspettare che in questa camera accascia su una poltrona).
echeggi un colpo di rivoltella, non è vero? Daisy — Esisterà nel ricordo di quest'ora,
Gerardo (con uno scatto) — Che cos’è questo nella gioia che ci attende.
ricatto? Ah, stupido che sono stato!... Ci sono Gerardo — No, no!...
dei momenti in cui ci si lascia convincere, Daisy —- Sì !_Tutta la vita è in questo mo
ci si lascia condurre come un bambino!... Stu mento, e sono io che ve la offro. Gerardo!...
pido!... Eccolo il risultato della mia confes Gerardo (con sofferenza) — Tacete!...
sione !... Daisy — Una confessione per uno: vi faccio
Daisy — Sicuro, eccolo!... V ’impediamo di la mia!...
commettere una sciocchezza! Gerardo (nascondendosi il volto fra le ma
Gerardo — Voi non impedirete nulla! ni) A li!...
Daisy — V edremo !... Daisy — Gerardo!... (S’inginocchia presso
Gerardo — Ah!... di lui e gli accarezza i capelli. Un lungo silen
Daisy — Dovete vivere!... zio. Poi s’ode picchiare alla porta eh’è in fon
Gerardo — Siete pazza!... Vivere!... Vivere do. Entrambi si levano, si guardano. A voce
di che?... (A voce bassa ma violenta) Domat bassissima). Non rispondete!... (Spegne le lam
tina dovrò scendere in istrada e chiedere l ’ele- pade, meno quella ch’era accesa quando ella
mosina?... E ’ finita!... Se voglio comperarmi entrò. Poi va verso la porta di destra; picchia
una scatola di sigarette, non posso!... Ecco: no di nuovo).
capite?... Mi sono umiliato abbastanza? Gerardo (fa qualche passo verso la porta di
Daisy — Umiliato!... E’ tutto quanto sapete fondo) — Chi è?
rispondere alla mia trepidazione?... Cameriere (d. d.) — I l cameriere. Venivo a
Gerardo — Lasciatemi, andatevene!... domandare se si può sparecchiare la tavola.
Daisy — No, non vi lascio : dovete rinun Gerardo (guarda Daisy, la quale fa un gesto
ziare. negativo con la mano) — Ora... no... domani...
Gerardo — E ’ inutile!... (Segue un lungo silenzio. Poi Gerardo si vol
Daisy —- Dovete. ge verso Daisy. Ella ch’è sulla soglia della porta
Gerardo — Ah, basta: andatevene! (Cerca di di destra, lo chiama con un sorriso. Tutte le
spingerla verso la porta). seduzioni femminili splendono in quel suo sor
Daisy (divincolandosi e prendendo improv riso che invita).
visamente la lettera) — Se non rinunziate, chia
mo gente!... F i a e d e l p r im e a . à ie
Rodolfo — T ’inganni. (Guarda l ’orologio).
Diana (al principe Tommaso che appare nel
vano della porta eh’è ili fondo) — Buon giorno,
principone !
Tommaso (restando sulla soglia) — Buon
giorno !...
Diana — Non siete più partito?
Tommaso — No.
Diana — E l ’amore, come va?
Tommaso — Non gridate così, vi prego (En
flT I ° tra. Prende da una tasca uno specchietto, vi si
guarda, si ailiscia con una mano i capelli).
Diana — Sapete che Daisy è l ’amante di Ge
rardo?
Tommaso — Chi, Gerardo?
Diana — Gerardo di Jersay. Hanno passato
la notte insieme, e oggi hanno fatto colazione
nel salotto di lui, come due sposini.
Tommaso (cercando di nascondere il suo tur-
turbamento) — Ma... che cosa andate raccon
F U O C H I tando?... (Si mette a sedere per non vacillare).
Giorgio — Non lo sapevate?
I D ’ A R T IF IC IO Diana — Lo sa tutto l ’albergo.
Tommaso — Tutto l ’albergo?... (Ad un ca
meriere che è apparso sulla soglia della porta
di fondo). Dite a Mohamed di portarmi un caf
fè. ( Il cameriere esce di vista). Chi ha messo
I l giardino d’inverno dell’albergo. Piante e in giro questa stupida diceria?
fiori. In fondo una grande porta a vetri, per la Diana — Oh, perchè andate in collera?
quale si accede ad un salone. Un’altra porta a Tommaso — Perchè si tratta di una signora
sinistra. Le primissime ore del pomeriggio. rispettabilissima !...
(Ottimo, Giorgio, Gisella e Diana stanno Diana — Non ho mica detto il contrario!...
prendendo il caffè). Ma questo deve forse impedirle d’amare?
Giorgio —■E’ una cosa sorprendente!... Tommaso — Amare... amare!... Sempre pa
Diana —• Avete visto chi era l ’uomo con la role da romanzo!...
barba?... Che cosa vi dicevo io?... G isella (a Rodolfo che passeggia preoccu
Giorgio — Si devono certamente essere cono pato) — Si può sapere che cos’hai?
sciuti in America. L ’amante di Daisy d’El- Rodolfo (infastidito) — Ma nulla, te l ’ho
sing!... C’è da diventar celebri in ventiquattro detto !...
ore !... Tommaso — E poi, quel Jersay... è un poco
Diana — Eh, già!... Voialtri uomini, mettete di buono, ho inteso dire. Qualche anno fa fece
della vanità in tutto; anche nell’amore!... parlare di sè e non bene!... Si era mangiato
Gisella — Che cosa gli deve costare, dico tutto il suo patrimonio e... attentava a quello
io, piuttosto!... Una donna come quella!... degli altri!...
Giorgio — Evidentemente ne deve aver gua Diana — Oggi, però, è di nuovo ricco.
dagnati molti... Tommaso — Sarà... sarà... ma per me resta
Ottimo — Tanto meglio; sono contento sempre una persona... sgradevole.
per lui. Diana — La bella Daisy non è delia vostra
Giorgio — E per te : così potrai finalmente opinione, a quanto sembra.
avere le cinquantamila lire che gli vincesti quel Tommaso — Lasciate stare la signora d’El-
la notte. sing! D’altronde le parlerò, la metterò in guar
Ottimo —■Francamente non ci speravo più! dia, e se è vero che quel signore si permette
Giorgio (a Rodolfo che entra) — Hai preso di farle la corte...
il caffè? Diana (ridendo) — Oh; il principone è ge
Rodolfo —- Sì (E’ accigliato). loso!...
G isella (avvicinandosi a Rodolfo) — Che co Tommaso —• Ma non gridate così!... Sono suo
sa hai? amico, ed è giusto che mi preoccupi per lei.
Rodolfo — Nulla. Rodolfo (interrompendo bruscamente il cor
G isella — Sembri preoccupato... so dei suoi pensieri, con voce alquanto vivace)
Rodolfo — Io? No. Perchè? — Avete torto a parlare così : Gerardo è un
G isella — Non so; te lo domando. gentiluomo.
IM M IH bM iUM M iH M M ttW M M HM IiiM UM M M *
FUOCHI D’ARTIFICIO
Scaramanzia — Tutto può darsi!... Ma... un Jora la signorina che lo ama molto... (Con vo
grande amore non nasce a ll’improvviso. luta lentezza) ... e senza di lu i sarebbe infeli
Elena — Naturalmente. ce... (Egli la guarda e vede che ella fa piccoli
Scaramanzia — Almeno per quello che posso gesti di assenso) ... e vorrebbe sposarlo... Dico
sapere io. Ma io ne so così poco in questa ma bene ?
teria!... Però bisogna riconoscere che, se que Elena — Benissimo.
sto grande amore già esiste, non è sufficiente a Scaramanzia -— E allora questa signorina che
farlo rinunciare alla partenza. fa?... Che cosa può fare?
Elena (afflitta) — Ah!... Elena — Che cosa?...
Scaramanzia — A meno che... a meno che... Scaramanzia — Eh!... Una cosa grave... m ol
Elena (ansiosa) — A meno che?... to grave!.. Non so se mi spiego!. (Vedendo che
Scaramanzia — Non avvenisse un fatto nuovo. Elena sembra non abbia compreso) ... L ’irrevo
Elena — Quale?... cabile!... (Elena china il capo molto turbata.
Scaramanzia — Mah!... (Un silenzio). Vedendo Gerardo che entra dalla porta, di si
Elena — Ma io con le mie chiacchiere la nistra) I l signor conte ha ordini?
trattengo... Lei forse ha da fare. Gerardo (aspro) — No.
Scaramanzia — Oh, no!... (Scaramanzia s’inchina ad Elena, ed esce per
Elena — Forse la infastidisco!... Non vorrei la porta di fondo).
che lei pensasse che la trattengo per amore di Elena (andando ansiosa verso Gerardo) —
pettegolezzo... Gerardo, ditemi che non partite, ditemi che non
Scaramanzia — Che cosa dice mai?... Si fa, partite!
così, per discorrere un po’ . Gerardo -— Ma... non so... non ho deciso.
Elena — Ecco, per discorrere! Un fatto nuo Elena — Non negate! L ’avete gridato oggi
vo, diceva lei? dinanzi a tutti, qui, ero presente!... Avete già
Scaramanzia — Appunto! (Dopo un breve disdetto l ’appartamento. Ma non voglio che par.
silenzio) Ecco, per parlare in modo un po’ più date, Gerardo, non voglio! Non capite che ho
concreto, facciamo un’ipotesi: che una signori messo tutta la mia vita in voi... nella realizza
na, una sua amica, per esempio, fosse molto in zione del nostro sogno?...
namorata del signor conte, e che il signor con Gerardo — Eli, il nostro sogno!...
te, naturalmente, l ’amasse... Elena — Dipende dalla vostra volontà...
Elena (lieta dell’ipotesi di Scaramanzia) — Gerardo — Dalla mia volontà?
Si; e allora? Elena — No?... E che cosa si oppone anco
Scaramanzia — Ma quest’amore, tuttavia non ra? Che cosa... Dite!... E’ vero dunque, è ve
basta a farlo rinunciare alla sua partenza. Al- ro.... Ed io che non volevo credere!...
Gerardo — Che cosa dite?..
Elena — Ne amate un’altra!...
Gerardo — Elena, no!...
Elena — Oh, se mi amassi!...
Gerardo — 'f i amo.
Elena — Non mentire!
p F f iv m i. Gerardo — Ti amo, ti amo!...
Elena (con tutto il suo coraggio) — Ebbene,
dirette da Pitigrilli se mi ami, se è vero che mi ami, Gerardo... (Re
n. 219 del 1° agosto sta come una che debba spiccare un gran salto).
contiene novelle e arti Gerardo — Ebbene?
coli di :
Elena — Se mi ami... (improvvisamente va
L u ig i À n lo n e ll i »verso di lu i con un gesto di offerta, mai poi,
L o re n z o G ig l i smarrita, vergognosa, come se già la sua idea
C a r lo S a ls a si fosse palesata e ne sentisse tutto il rossore, na
S le p h e n Leacock sconde il volto fra le mani) No... no... no...
G. De Pawlowski Gerardo — Elena, che cos’hai?
A r n o ld B e n n e l Elena (respingendolo) — No... no!...
J e a n Lasse r re Gerardo — Che cosa c’è ancora? (Prenden
dole una mano) Elena!?...
C o r b e r y
Elena (si dibatte come un’allodola prigio
H u g u e s Delorme niera. Riesce a divincolarsi, a sfuggirgli) — Non
Jean F a y a rd è possibile; lasciatemi!
Ram ón G óm ez Gerardo (stupito) — Elena?!... Dove vai?
d e la S e rn a Elena (nascondendosi ancora il volto e fug
gendo per la porta di sinistra) — Lasciami fare!
Fuochi d’a rtific io
(Gerardo la segue stupito con lo sguardo. Daisy Tommaso (entra dalla porta di sinistra agi
entra dalla porta di fondo e guarda Elena che tatissimo) — A li, siete 6ola?...
esce). Daisy — Che cosa avete? Mi avete fatto
Daisy (dopo un silenzio) — Sei soddisfatto paura.
della tua scenata d’oggi? (Gerardo risponde con Tommaso — Nulla.
un’alzata di spalle) Allora parti?... Resti?... Daisy — M ’era parso...
Gerardo — Non lo so! Tommaso (ad un cameriere che passa) — D i
Daisy — Non sai quello che farai? Ti sembra te, vi prego, al conte di Jersay, che desidero
possibile poter andare avanti così? parlargli, che lo attendo qui. ( Il Cameriere si
Gerardo — Te l ’ho già detto, mia cara Daisy, allontana) Jersay non era qui qualche momen
lasciami al mio destino! to fa?
Daisy — Eh?... Daisy —■Sì, con vostra figlia.
Gerardo — Quello che farò non lo so!... Di. Tommaso — Con Elena?... Ah!...
penderà... Daisy — Già!... Non vi sembra che la la
Daisy — E intanto... continuiamo a recitare sciate un po’ troppo abbandonata a sè stessa
la commedia, non è vero? quella figliuola?...
Gerardo — Tu?... Tu no!... Che bisogno ne Tommaso — Che cosa vuol dire questa insi
hai tu?... D’altronde anch’io, oramai... nuazione? Che cosa sapete?... Sentiamo!...
Daisy (con voce tormentata) — E’ vero, io no. Quest’albergo è infrequentabile!... E’ un covo
10 ti ho sempre parlato schietto. di chiacchieroni, pettegoli, maligni...
Gerardo — T i ho forse mentito io? Daisy — V i domando scusa; non ho voluto
Daisy -—• Non dico questo. Ma orai stai men fare nessuna insinuazione; calmatevi!...
tendo a te stesso, forse senza accorgertene. Tommaso — Dov’è questo signor Jersay, lo
Gerardo — A proposito di che? (Un silen sapete?...
zio) Che cosa vuoi dire?... Rispondi!... Daisy — Quello che so è che siete insoppor
Daisy — Nulla! Dico così... E’ perchè non tabile! (Esce per la porta di sinistra).
capisco. Gerardo (entrando) •— Mi cercavate?...
Gerardo — Non c’è nulla da capire. E ’ tutto Tommaso (con voce brusca) — Sì, signore!
così chiaro!... ( / due uomini si guardano in silenzio).
Daisy — Forse ... (Dopo un silenzio) Che co Gerardo (sempre calmo) — V i ascolto.
sa aveva la piccola Elena? Tommaso (alternando il desiderio (Tesser
Gerardo — Non so. calmo a quello di dare sfogo alla sua collera) —
Daisy — E... allora?... Mia figlia mi ha raccontato tutto.
Gerardo — Allora... Non voglio più che tu Gerardo (scrollando il capo) — Ah!...
continui a stare in ansia iper me. Io ho per te Tommaso — Tutto, capite?...
tutta... Gerardo ■ — Ebbene?...
Daisy — La riconoscenza, non è vero?... D il Tommaso — Ebbene?... Ebbene, io vi do
la questa parola odiosa!... E me la o ffri in an mando se voi insistete a considerarvi un gen
ticipo!... Ah, taci, taci!... (Morde, spasiman tiluomo !...
do, il fazzoletto). Gerardo (dopo un silenzio, stupito, ma cal
Scaramanzia (entrando dalla porta di fondo) mo) — E voi potete giurare di non essere im
—* Signor Conte, il direttore dell’Albergo, desi pazzito?...
dera sapere se deve assegnarle un altro apparta Tommaso — Come?...
mento, oppure... Gerardo (aspro) — Insomma, che cosa vo
Gerardo — Oppure... se deve andare al dia lete?
volo anche lui?... Che ci vada!... Tommaso — Voglio dirvi che quando un uo
Scaramanzia — Questo, se lei vuole, glielo mo osa approfittare dell’ingenuità d’una fan
posso dire, ma non è una risposta. ciulla...
Gerardo — Ebbene, la risposta gliela darò io, Gerardo — Approfittare?..
così imparerà a ricevere ordini da altri che da Tommaso — Avete ragione: approfittare è
me!... (A Daisy) Permetti?... (Ella senza levare una parola troppo mite : dovrei adoperarne una
11 capo gli fa cenno d’andare. Egli esce per la più vergognosa, più...
porta di fondo). Gerardo (frenandosi a stento) ■
— Ah!...
Scaramanzia (resta un momento a guardare Tommaso — Sapreste trovare un altro modo
Daisy, poi corre dietro a Gerardo). di definire la vostra azione?
Daisy (si alza, cammina, cercando di sedare Gerardo — Azione?... E’ vero: io l ’amo, ella
l ’affanno che la agita. La sua sofferenza è gran mi ama, e con questo?
de e i suoi gesti la rivelano. Tuttavia va ripren Tommaso -— Come con questo?... Ma ella
dendo animo ed il suo volto prende un’espres ha confessato tutto!...
sione amara e sconsolata). Gerardo — Tutto, che cosa?...
Luigi c h ià re llì
Tommaso — Tutto!... Tutto!... Mi »ono «pie Gerardo — A uff!... Ma... venite qui... ragio
gato ? niamo...
Gerardo — No Tommaso — Qui non si ragiona.
Tommaso — Ma, disgraziato... E’ inutile fili Gerardo — Eh, me ne accorgo!.,.
ere!... E’ sata lei ,a dirmelo!... (Con voce più Tommaso (perdendo la pazienza) ■ — Ingom
asso, ma più vibrata) A dirmi che è stata vo ma, intendete o no di fare il vostro dovere?
stra!... (Fa un gesto d’orrore). Gerardo — Ma se anche quello che dite fosse
Gerardo —- E li?!... vero, c’è una ragione, una ragione grave che
Tommaso — Proprio lei!... in’impedirebbe di farlo, e lealmente ve lo devo
Gerardo (con un gesto di sdegno) — Ah!... dire.
Tommaso — Eh?!... Tommaso —• Non c idevono essere ragioni.
Gerardo — Ah!... Gerardo — Sono povero: non ho un soldo:
Tommaso — Negate? la mia ricchezza è una favola; una favola in
Gerardo — Negare?... Io torno a domandare ventata da non so chi; i miei m ilioni, i miei
se non siete impazzito!... affari, favole?!... Ecco!...
Tommaso — Ah, no, eh! Non vi permetto di Tommaso — Ma a chi volete darla ad inten
negare. Posso... potrei perdonare tutto, persino dere?...
i l vostro fallo; ma che voi neghiate, ora, que Gerardo — Come?...
sto è troppo vergognoso, questo non potrei per- Tommaso — Avete fatto bene a dirlo a Mè-
donarvelo !... seri, perchè sarebbero stati perduti. Ma a me!...
Gerardo — Ma se non è vero!... E’ indegno di tentare sottrarsi ai proprio do
Tommaso — Tacete!... Se non fosse stata lei vere, cercando dei pretesti, inventando delle
a dirmelo, pochi momenti fa, ebbene, potrei scuse?!...
ancora dubitare!... E Dio solo lo sa se mi fa Gerardo — Sicché, io ho sedotto vostra figlia,
rebbe piacere poter dubitare... Ma è stata lei, io sono ricco, io...
la mia piccola Elena, è stata lei, superando il Tommaso — Voi dovete sposarla. E’ inutile
suo pudore, affrontando la mia collera, stra discutere, altrimenti...
ziata dal grande dolore che mi dava, a gri Gerardo (cadendo accasciato su una sedia) —
darmelo, ipovera figliuola; e voi ora vorreste E’ troppo, è troppo!
darmi ad intendere... Ah!... Tommaso (ad Elena che appare, timida, nel
Gerardo (dando in ismanie) — Pazzi !... vano della porta di sinistra) — Elena... vieni
Tutti pazzi!... qui.
Tommaso — Ebbene? Che cosa trovate an Elena (precipitandosi fra le braccia del pa
cora da dire?... dre) — Papà!... (Rompe in singhiozzi).
Gerardo — E chi lo sa?... Dico... che sono Tommaso (dopo un silenzio pieno di commo.
capitato in un manicomio!... zione) — E’ inteso, vi sposerete, ti sposerà!
Tommaso — Eh, signor mio, ci vuol altro (Sciogliendosi dall’amplesso, si allontana di
che queste parole inconcludenti!... Insomma, qualche passo, si asciuga una lagrima) Eh, be
che cosa contate di fare?... nedetta figliuola!... (Ottimo e Giorgio entrano
Gerardo — E me lo domandate?... dalla porta che è in fondo e vanno verso Tom
Tommaso — Oh, infine!... (Dopo una breve, maso).
pausa e con un tono più calmo) Sentite, nono Elena (si avvicina un po’ timorosa a Gerar
stante la mia collera, nonostante il mio dolore, do, con l ’aria di chi abbia da farsi perdonare
ho ancora trovato la forza di riflettere. Ora qualche cosa).
mai... (sospira) quello che è accaduto è acca Gerardo — Ma come hai potuto inventare,
duto... dire a tuo padre una simile cosa?
Gerardo — Ma... Elena — Stt!...
Tommaso — Non interrompete!... E non Tommaso — Tu, Elena, che fai?
c’è più rimedio! Quindi non resta che riparare. Elena — Salgo a cambiarmi per il pranzo.
Gerardo — Ma riparare... Tommaso — E allora andiamo. A rivederci,
Tommaso — Sposarla, sposarla al più presto, Gerardo.
subito. E’ inutile che vi nasconda che questo Gerardo — A rivederci. (Ottimo e Giorgio
matrimonio non m’entusiasma, ma... pazienza! guardano stupiti i due uomini).
Gerardo — Grazie! Tommaso — Dove pranzate?
Tommaso — Sono franco!.., Gerardo — Non so.
Gerardo — Va bene. Adesso, se permettete Tommaso — Se volete pranzare con noi?...
parlerò io. Ottimo — Non è possibile, è nostro invitato;;
Tommaso — Non avete niente da dire. gli offriamo un pranzo.
Gerardo — Ah, no?... Gerardo — Già, il pranzo!...
Tommaso — No. Tommaso — Allora!... (Sulla soglia della
FUOCHI D'ARTIFICIO
porta di fondo appare Scaramanzia seguito da m iliarità: poi escono per la porta di fondo. Ge.
Gisella e da Diana). lardo cade affranto su una poltrona. Scaraman.
Scaramanzia (a Gisella) — Le assicuro che zia passeggia e fuma).
il signor conte non ne sapeva nulla! Gerardo (dopo un lungo silenzio) — Come
G isella (entrando con Diana. Ella è tutta in dicevi tu?.,.
lagrime) — Non è possibile! Scaramanzia ■ — Io?...
Giorgio (a Diana) ■— Che cosa è successo? Gerardo — Sì: fuochi d’artificio! (Ride con
Diana — Lisciva, e in portineria ha trovato asprezza e si alza).
una lettera di Rodolfo, nella quale le dice Scaramanzia — Ridi, bravo. Gente allegra...
die... non tornerà domani come le aveva pro Gerardo — Fuochi d’artificio! Ma come fi
messo; che va non sa dove, che è la catastro nirà questa festa pirotecnica?... Me lo sai
fe!... (Scaramanzia fa dei gesti desolati). dire ?...
G isella — Che cosa ha fatto!.. Che cosa ha Scaramanzia — Finirà come tutte le altre. E
fiatto !... se qualcuno avrà ricevuto un razzo sulla testa,
Diana — T i vuoi sedere?... Vuoi bere qual tanto peggio per lui, poveretto. Oggi abbiamo
che cosa?... venduto più di mille azioni della Banca di
G isella — No, accompagnami in camera!... Mèseri; se nelle altre Borse si è potuto vendere
( Vedendo Gerardo, con voce di dolente rim altrettanto, l ’affare è riuscito magnificamente.
provero) Ah, voi, signor Jersay, voi! Avreste Pensa che da 620 le azioni crolleranno domani
potuto salvarlo e non avete voluto!... Eppure a cinquanta. Non sei contento? Potresti almeno
era un vostro amico!... E invece ne avete ap ringraziarmi!...
profittato!... Avete giuocato al ribasso!... E’ fa Gerardo — Ma tu non sai il più bello!..
cile fare i m ilioni così, ma non è bello! Scaramanzia — Cioè?...
Gerardo (stupito) — Io?... Gerardo — Ho sedoto la figlia del principe
G isella — Oh, non negate!... Lo ha saputo d’Argiro!...
egli stesso prima di partire e me lo dice qui, Scaramanzia (scandalizzato) — Eh?... Quan
in questa lettera!... do?...
Gerardo — V i giuro... (e come Gisella gli fa Gerardo — E chi lo sa?...
cenno di tacere, egli leva le braccia al cielo, Scaramanzia — Come?...
come a chiamarlo a testimone di quanto ac Gerardo — Ti dico che non lo so!...
cade). Scaramanzia — Che discorso è questo?...
Scaramanzia — Le ripeto, signora, che il si Gerardo — Mah!... Si vede che ero un sedut
gnor conte non sapeva nulla. Stamane il suo tore e non lo sapevo!... I l più vile dei sedut
agente di cambio mi ha consigliato questo af tori!...
fare, ed io, avendo una procura del signor con Scaramanzia — Diventi matto?...
te, ho senz’altro dato ordine che si vendesse in Gerardo — Matto?... Aspetta, non è tutto!...
tutte le borse. Scaramanzia — Ah, no?...
G isella — Oh, scuse, scuse!... Gerardo — E il padre l ’ha saputo e pretende
Scaramanzia — Le giuro che la responsabi che sposi la fanciullla che ho disonorata!...
lità è tutta mia!... E poi non sapevo che il si Scaramanzia — Oh, bella!...
gnor Mèseri e i l signor conte fossero tanto a- Gerardo — Ed io sposo Elena d’Argiro!...
mici. Sono dolente!... Scaramanzia — Oh, bella!...
G isella (a Diana) — Andiamo, accompagna Gerardo — Già, bellissima!...
mi !...
Diana — Sì, cara. Vedrai, tutto si accomo
derà, non disperarti!... (Esce con Gisella per « H o s e n tito p a rla re d i una c r is i d e l
la potrà di sinistra). T e a tro , q u e s ta c r is i c ’ è, m a è un
Scaramanzia — Povera signora, mi fa pe e r r o r e c re d e re c h e sia c o n n e s s a c o n
na!... Ma d’altronde come si fa!... Gli affari la fo rtu n a to c c a ta a! c in e m a to g ra fo .
sono gli affari!... Essa v a c o n s id e ra ta s o tto u n d u p lic e
Tommaso (a Gerardo che è restato sbalordito) a s p e tto , s p iritu a le e m a te ria le , l ’a
E volevate darmi ad intendere di non avere un s p e tto s p iritu a le c o n c e rn e g li a u
soldo! Ah, siete un bel tipo!... t o r i, q u e llo m a te ria le , il n u m e ro d e i
Gerardo — Sì, caro... p o s ti. B iso g n a p re p a ra re il te a tro d i
Tommaso (ad Elena) — Elena, vogliamo an
dare?... m asse, il te a tro c h e possa c o n te
Elena — Sì, (a Gerardo con un tenero sor n e re 15 o 2 0 m ila p e rs o n e .
riso) A più tardi... Jersay. (Esce col padre dalla
porta di fondo. Giorgio e Ottimo guardano stu M U S S O L IN I
p iti Elena, non riuscendo a spiegarsi quella fa
LUIGI CHIARELLI
teressa già meno di quel Gerardo che avete co Daisy (ad Elena che si avvia verso la porta
nosciuto ieri sera, questa mattina, quel Gerar di sinistra in un impeto appena dominato)
do disperato, affranto, perduto. L ’atmosfera ro Signorina ? !...
manzesca, drammatica, si va dissipando, e che Elena (volgendosi) — Desiderate?...
cosa resta?... Resta un Gerardo qualunque, un Daisy (combattuta, riesce, dopo un doloroso
bel giovane, e poi?... E poi sarà un Gerardo travaglio a reprimere il suo istinto aggressivo.
ammogliato, un Gerardo con la pancetta, un La sua voce è un po’ spezzata) — Ho saputo del
po’ calvo, un po’ miope!... E’ la sorte di tutti suo fidanzamento.
gli ideali!... Finiscono con la papalina, le pan Elena —<Ebbene?
tofole, e lo scialle !... Lasciatelo ad. a ltri questo Daisy — Se permette... le faccio le mie feli
spettacolo autunnale!... E conservate per voi citazioni... e i miei auguri.
il ricordo di quel bel Gerardo che ha giuocato Elena (vedendo la pena di lei, diviene più
con la vita e con l ’amore una tragica par mite) — Grazie... signora! (Entrambe non san.
tita!... Non è vero?... no più che cosa dire). Buona sera!... (Ed esce
Daisy (affranta) — Sarà vero, ma... dalla porta di sinistra).
Scaramanzia — Sì... D’altronde era una cosa Daisy (con voce spenta) — Buona sera!...
destinata!... Si amavano da parecchi anni, po (E si abbandona su una sedia).
veri figliuoli, e questi amori lunghi, si sa, ven Scaramanzia (sospirando) — Eh, povere
gono un giorno o l ’altro a suppurazione col donne!... Che vigliacchi gli uomini!... (Gerar
matrimonio. do entra dalla porta di fondo, vede Daisy e
Daisy — Da parecchi anni?... vorrebbe ritirarsi).
Scaramanzia ■ —• Ahimè, sì!... Daisy (che lo ha veduto, con un sorriso ama
Daisy — E perchè non dirm i nulla?... ro) — Cerchi di sfuggirmi, ora!... Hai ragione!
Scaramanzia — D irvi che cosa, se da ieri a Gerardo (avvicinandosi a Daisy) — No... non
oggi tutto è avvenuto così precipitevolissimevol t i avevo vista!...
mente... Daisy — Oh!...
Daisy — Ma questo lo sapeva; è stato lu i a Gerardo (con voce commossa) — Daisy!..
Daisy (senza guardarlo, con voce fioca) —
volerlo !... Non dirmi nulla... non dirm i nulla!...
Scaramanzia — Ma lu i non ha voluto nul
la!... Credete ancora che gli uomini possano Gerardo — Daisy?!...
Daisy — Ssst!... (G li fa cenno con la mano
volere qualche cosa?... Soltanto un imbecille di andare. Nella sala che è a sinistra, scoppia
può illudersi d’aver determinato egli stesso la un valzer di Chopin, lo stesso che Daisy ha suo
più piccola delle sue azioni!... Non gliene ser nato il primo atto. Entrambi trasaliscono. Tutte
bate rancore!... Egli proprio non ne ha nè col le sale si illuminano di viva luce).
pa nè merito!... Dimenticatelo!... C’è il prin Daisy (si leva in piedi, gli prende una mano
cipe d’Argiro — è un po’ vecchiotto, è vero — e con violenza dolorosa) — Ricordi?... Lo r i
ma spàsima per voi, che è pronto ad offrirvi,
se volete, la sua corona principesca... ebbene... conosci?... Ieri sera ero così felice di averti r i
Chi sarà mai più principessa di voi?... trovato!... Ed ora!... Ah!...
Daisy — Non dite sciocchezze!... Gerardo — Daisy?!...
Daisy (lasciandolo) — Va... va... va!... (Nel
Scaramanzia —- Perchè?...
Daisy — E credete che tutto questo possa vano della porta di fondo appaiono Diana, Ot
finire così?... Ah, mi sentirà, Gerardo!... timo, Giorgio ed altri signori e signore).
Scaramanzia — Perchè volete essergli ostile Giorgio (a Gerardo, senza entrare) — Ebbe
prima ancora di essere sua suocera?... Avrete ne, Gerardo, non vieni a pranzo?
tempo dopo!... Gerardo — Vengo!... (Guarda ancora Daisy,
Daisy — E’ stato lu i ad incaricarvi di par poi va lentamente verso gli amici).
larmi, non è vero?, perchè egli non ne aveva il Scaramanzia (a Gerardo) — I l signor conte
coraggio !... ha altri ordini?...
Scaramanzia — Questo no; sulla mia parola Gerardo (gli risponde con un gesto sdegnoso,
d’onore, no! si confonde tra gli amici, e con essi scompare).
Elena (entra dalla porta di fondo. Vede Daisy (facendo un passo verso la porta di
Daisy, ed assume un’aria lievemente vittoriosa fondo) — Gerardo!... (Poi le forze l ’abbando
ed ironica. A Scaramanzia) — Scusi, sa dirmi nano, si accascia su una sedia e rompe in sin
dov’è il conte di Jersay?... ghiozzi).
Scaramanzia (preoccupato dall’incontro del Scaramanzia (riferedosi a Gerardo) — Tutti
le due donne) — No, non so dirlo. così quando diventano ricchi!... ( Il valzer con
Elena — Se lo vede, gli dica, per favore, che tinua).
io sono di là a fare un po’ di musica. F IN E . D E L L A C O M M E D IA
Scaramanzia — Non mancherò.
non si accorgono, autori e at
tori e impresari, che sono pro
prio loro responsabili della si
tuazione, che essi l ’hanno crea
ta, voluta e continuano a perpe
tuarla, mentre dovrebbero sen
tire l ’urgenza di formare un
fronte unico per scongiurare il
maggiore inevitabile danno,
in un lavoro da la studiare il problema in tutte
S I D O M A N D A boratorio, curioso le sue parti, stabilire il reper
ma inefficace, arti torio senza ricorrere a rappre
U N P O ’ D I P O E S IA giani cocciuti e pe saglie contro gli stranieri, al
telanti di una al contingentamento, brutta pa
I l teatro di prosa è in deca chimia che invano tenta di tra rola e inutile cosa — for
denza. Autori, capocomici, im sformare in oro i metalli igno mare le compagnie, — com
presari, pubblico, per diverse bili, perduti dietro a una spe pagnie sul serio, che già dal
vie, sono .arrivati alla medesi eie di « realismo della carica le prime notizie sulle nuove
ma conclusione: il fatto è, dun tura », che si è venuto a inne formazioni per il prossimo
que, constatato controllato in stare, peggiorandolo e defor anno comico si prevede una di
controverso. mandolo, su quell’altro « rea spersione di forze e una etero
Non è mio compito discutere lismo » che nel teatro ha fatto geneità di accostamenti che
il problema; debbo tuttavia ormai i l suo tempo. non possono giovare al teatro,
accennare per dedurne qualche Gli attori non hanno più —• e presentare finalmente al
conclusione nei riguardi delle scuola; le compagnie non han pubblico degne e belle esecu
trasmissioni radiofoniche di no affiatamento, non hanno zioni di singoli e di insieme.
drammi e commedie. passione, perchè, abituati an- Fare del teatro, insomma, e
Quali sono le cause della de ch’essi ai facili guadagni del rieducare il pubblico.
cadenza? tempo in cui tutto e tu tti anda A quest’opera di rieducazio
Prima di tutte la persistente vano bene, hanno dimenticato ne, o di educazione, può e deve
inflazione di quel genere di che la loro arte richiede disci contribuire la radio. Come?
teatro borghese che ebbe il suo plina costante, sacrificio, ardo Con i capolavori di fama mon
massimo sviluppo durante la re, letizia; hanno perduto la diale, come ad esempio, l ’A r
guerra e nel dopo-guerra di fede e la fiducia, costretti co tesiana; il Cirano; Papà Eccel-
pari passo con l ’inflazione mo me sono a vivere nella carica lenza; Pane a ltru i; Amleto;
netaria. Mentre questa però, è tura, a scavalcare continua Aiglon, ecc.
stata arginata prima e ricon mente il limite e a spezzare il Queste opere esercitano un
dotta poi, lentamente ma sicu freno di quell’arte e di quelle grande fascino sull’animo delle
ramente, nel suo alveo natu verità teatrali che, pur essendo folle! Mentre Pirandello affer
rale con metodica opera defla convenzionali, non sono perciò ma in Italia che la crisi del
zionista, quella si è perpetuata meno essenziali e meno vere, teatro è una crisi dell’immagi
sboccando in uno stato di anar sospinti a ciò, con vero accani nazione e Maurizio Rostand si
chia che ha creato quelle for- mento, dagli impresari i quali, batte in Francia pei- un teatro
me fallimentari caratteristiche per quanto alla fine dei conti di poesia contro i Vautel e i
di tutte le inflazioni. siano uomini di affari c faccia Verneuil, e Eugenio O’Neill,
Non c’è più stile teatrale. Gli no il loro mestiere, non sono rientrando in America dopo un
autori vanno avanti a tentoni: perciò meno responsabili del lungo viaggio in Europa, d i
hanno preso gusto alla loro l ’attuale stato di cose. chiara: « In Francia e in In
carriera commerciale, rapida C’è, poi, il pubblico, il gran, ghilterra il teatro è morto; in
mente lucrativa, e non creano de colpevole. Autori e attori e Germania serve alla glorifica
più, cercano, senza convinzio impresari gli addossano tutte zione dei registi; solo in Rus
ne in quello che fanno, senza le responsabilità : a preferisce sia esiste perchè si torna alla
fiducia, esperimentando for il cinematografo preferisce il poesia che appassiona le fol
inole antiche, jazz e canzonette foot-ball, non capisce niente, le », e in Russia, difatti, met
da vecchio vaudeville, smarriti è ignorante, si disinteressa », e tono in scena la Cabala e VA-
more di Schiller con enorme Plauto o a Terenzio, ci sono
successo, e in Spagna il gio diciannove tragedie di Vittorio
vane poeta Alberti si scaglia Alfieri, c’è tutto Metastasio,
contro autori e attori accusan Maffei, Vincenzo Monti, Man
doli di corrompere il pubblico, zoni, Pindemonte, Foscolo Nic-
di rinnegarlo mantenendolo al colini, e mi Giulio Cesare
livello della stupidità di un dell’abate Antonio Conti che
teatro che muore nella im ita è la più bella glorificazione del
zione del realismo negando grande Dittatore. E prima e
perciò alle folle qualsiasi illu dopo tante e tali opere degne,
sione, mentre ciò avviene, fino a D’Annunzio, a Benelli, a
ignoti ascoltatori della radio Morselli, per non parlare di
chiedono in Italia un po’ di drammi e commedie in prosa,
poesia. da formare una superba colla
E’ giusto ed è logico. L ’ascol na di delizie. Di capolavori,
tatore della radio non vede; il italiani e stranieri, ce n’è do
suo teatro è tutto nell’udito e vizia : basta scegliere e saper
nella fantasia. Che cosa meglio scegliere.
di un’opera di poesia — non E perchè non fare, con me
soltanto in versi, s’intende — todo e intelligenza, per radio,
può impressionare e colpire una esposizione storica del
rimmaginazione di un radio- teatro italiano dalle origini ai I O T I »
amatore? Perchè gli si offrono nostri giorni, affidandone il ha pubblicato da Gennaio a
invece commedie più o meno compito, s’intende, a un uo luglio le commedie nuove rap-
comiche, con l ’evidente scopo mo di teatro che codesta storia presentaie con successo dalle
maggiori Compagnie. Esse so
di divertirlo, tipo Ottava mo conosca? no: IL BACIO DAVANTI ALLO
glie di Barbablù, o Se volessi... Dobbiamo essere proprio SPECCHIO di Fodor; ROBINA
IN CERCA DI MARITO di Jero
quando si sa che attraverso la noi, noi che anche in questo me; IL COLORE DELL’ANIMA
radio la comicità non riesce a campo abbiamo una storia da di Rino Alessi; LA TABACCHE.
RIA DELLA GENERALESSA di
essere comunicativa perchè la difendere e far valere, a rac Bus Fekete; RUOTA di Cesare
comicità non è soprattutto nel cattare nei cestini del teatro Vico Lodovici; AMICIZIA di
le pai-ole, ma nel gesto che non internazionale la robetta più Mourguet; ARMONIA di Mol-
nar; LA CORSA DIETRO L’OM.
si vede e nella situazione che insignificante, e divulgarla e BRA di Enrico Roma; QUELLA
non si indovina? valorizzarla, quando gli stra VECCHIA CANAGLIA di Noziè-
re; ARIA NUOVA di Lonsdale;
« Le opere « di classe » •— nieri la disdegnano. Le sta M T. di Aldo de Benedetti; BA.
scrive Edmond Sée — i capola zioni francesi, per esempio, Cl' PERDUTI di Birabeau; AV
VENTURA SULLA SPIAGGIA
vori raccolti soltanto dall’o non trasmettono spesso De di Luigi Antonelli.
recchio, hanno un suono, un Musset e Racine? Questo vuol dire che ia nostra
rivista è la sola in Italia che
accento particolare, acquistano C’è troppo in Italia la pre offra il meglio della produzione
un rilievo splendente, s’impon occupazione di non divertire teatrale europea.
gono vittoriosamente; raffinate abbastanza che si risolve spesso NEI PROSSIMI FASCICOLI
PUBBLICHEREMO COMME
dal filtro, affermano tutto il nel non divertire affatto; c’è DIE DI;
loro valore umano classico du troppo il timore di riuscire pe ALESSANDRO VARALDO
revole, mentre, nelle stesse cir santi come se la vacuità e la i- Il tappeto verde
costanze, con gli stessi mezzi, nutilità di certe trasmissioni D IN O F A LC O N I
opere mediocri volgari — quel non costituissero per se stesse Joe ¡1 rosso
le stesse che trionfano sulle un peso insopportabile. Con GIUSEPPE BEVILACQUA
scene — rivelano la loro po queste preoccupazioni e con si Notturno del tempo nostro
chezza e vacuità ». m ili tim ori non si può far nulla BARRY CONNERS: Roxy
Ecco un’altra benemerenza di utile, di saldo, di definitivo;
si rimane nel provvisorio, nel LA D ISLA O BUS FEKETE
che l ’E.I.A.R. deve conquistar Fe r i k a
si. C’è tutto un teatro italiano l ’incerto, nel vago. E, invece,
LASZLO ALADAR
da rivelare agli italiani ignari bisogna uscirne al più presto. Mancia competente
o dimentichi. Senza risalire a S a s u ft S & v & s fin o
innniT-i MUMiMtmMMM •-T~i-fiTiOH~i1i
U N pomeriggio. La camera è. in penombra; appena un di
R I T I R O D E L schetto di sole brilla in alto, sugli ultim i vetri della fi
nestra socchiusa. Maddalena Bonfante, più che settantenne,
D IV IN O A M O R E si aggiusta allo specchio la cuffietta di merletto nero. E’ pie.
Un affo di R oberto M in e rv m i cola, magra, un po’ curva, ma ancora vispa e pronta; indossa
un abito di antica foggia, tutto pizzi e ricami, così largo che
cade in ampie pieghe sul pavimento, ma così distinto che
riesce a darle un particolare aspetto di signorilità. Una ca
tenina di tartaruga, che le gira più volte intorno al collo,
regge un grosso medaglione di oro a filigrana.
La voce di Verderosa (oltre l ’uscio). — E’ lei che m’ha fatto
chiamare?
Maddalena (che ha finito di sistemarsi la cuffietta). — En
trate pure, Verderosa.
Verderosa (apre l ’uscio ed. appare. E’ un vecchietto di età
imprecisabile: potrà avere sessantanni o forse settanta. Le
sue caratteristiche più evidenti sono : il naso gonfio e livido,
la pelle del volto e delle mani rugosa come una corteccia
d’albero, due ciuffi giallastri di capelli che gli scendono dal
berretto sugli orecchi, l ’uniforme di tela grigia, infine, estre.
inamente logora e lucida. E’ il portiere del Ritiro). — Ai
suoi comandi. (Si sberretta) Ma siamo in anticipo, oggi?
Maddalena — Un poco. (Si turba, cerca le parole) Ma vo
levo...
Verderosa — Voleva?
Maddalena — Conoscete quel mio parente?
Verderosa (subito) — Diamine, se lo conosco!
Maddalena — Dite di conoscerlo senza nemmeno aspettare
ch’io vi dica chi sia. I miei parenti son tanti...
Verderosa — M i scusi, credevo che parlasse del signor Pietro.
Maddalena -— Di lui, appunto. Ma come avete fatto a capirlo?
Verderosa (sorride ambiguo, ma non risponde).
Maddalena (per concludere e, nel contempo, divagare). —
Poi vi dirò... Intanto pensiamo alle nostre spese quotidiane.
Verderosa (ripetendo cadenzaiamente un elenco che conosce
a memoria). — Una bustina di cioccolata in polvere, mezza
lira di caramelle d’orzo.
P E R S O N A G G I. M a dda lena r Maddalena — Un’oncia.
Don T rìs ia n o de’ L u n a r P i- Verderosa — Ma è lo stesso che dire venticinque grammi,
n o ita * V crd cro sa , p o rtie re signorina Maddalena. Ormai di once non si parla più. A par
larne vi riderebbero sul viso...
L A S C E N A Maddalena — Invece non c’è nulla da ridere, proprio nulla.
Una camera al quarto piano nel « Ri Del resto, da Gargiulo in via San Sebastiano, vi capiranno
tira del Divino Amore ». Pochissima perfettamente. E’ un antico negozio, quello. Pensate! Quan-
luce, e molti vecchi mobili. Tutto in d’ero ragazza andavo a comprarvi i tortellini di zucchero con
ordine; il letto con la coltre rosa e il le amarene. Allora sì, a parlare di grammi, avrebbero riso
monogramma sul lenzuolo; il corno,
dino con la bottiglia di vetro dorato davvero, caro Verderosa.
e la pila per l’acquasanta; la tavola, Verderosa — Da Gargiulo, va bene. Come comanda la signo
nel mezzo, con il tappeto a fiocchetti rina... E dirò un’oncia.
di seta; un divano finto, a sinistra, Maddalena — Che volete? Alla mia età non è facile adat
che nasconde, con un abile sistema
di pieghe di frange e di cuscini, una tarsi...
cassa. L’ago e lo strofinaccio hanno Verderosa (esagerando, con intenzione). — Alla sua età? Ma
tentato pazientemente, si vede, di mu sa che sta bene? Io non la cambierei con una ragazza.
tare o d’ingentilire l’aspetto delle co Maddalena (turandosi le orecchie con le mani) — Ma... im
se stinte e sciupate. Perfino la fine
stra ha le sue tendine di vélo. pazzite?
RITIRO DEL DIVINO AMORE
Verderosa — E dicevamo: il signor Pietro? Pinotta (mentre Verderosa, più confuso che
Maddalena (fingendo di ricordarsene solo persuaso, accorre) — Sono stata io, signorina.
ora) — Già, è vero, avevo finito per dimenti Ilo sempre Fabitudine di richiudermi gli usci
carmene. Pietro... (correggendosi subito) I l alle spalle.
signor Pietro ieri... Maddalena (entra con un foglietto fra le
Verderosa (interrompendola) — Non è venu piani) -— E’ nulla, mia cara. Per trovare un
to. E neppure stamattina. Manca da due giorni. pezzetto di carta ho girato tutte le camere sul
Maddalena — Ma sapete lutto, voi. corridoio. Povere gambe... Non si trova un fo
Verderosa (continuando) — E’ sempre così glietto. E’ incredibile. Si vede proprio che sia
puntuale... mo in alto, qui, molto in alto, lontane dal
Maddalena — E giacché avete notato anche mondo. Nessuno ci scrive, ed a nessuno bisogna
voi che mio cugino Pietro non è venuto nè ieri rispondere...
nè stamane, mi farete il favore di andare a tro Pinotta — Lei è una di quelle che non do
varlo a casa? Gliene chiederete la ragione. vrebbero lagnarsi.
Verderosa — Vado. Maddalena — Sì, in fondo... (A Verderosa)
Maddalena — Aspettate. Non andrete pro Ho già scritto l ’indirizzo. Eccolo. E fatemi sa
prio da lui. Ora che ci penso, sarebbe superfluo. pere qualcosa.
V ’informerete dal suo portiere. Vi scrivo l ’in Verderosa — Vado e torno subito: un salto.
dirizzo. Maddalena (a Pinotta) — Lo mando da...
Verderosa (che lo conosce, sta per dirlo) — Pinotta (a tempo) — Verderosa, andate. E...
Via... procurate di non ubbriacarvi lungo la strada!
Maddalena — Conoscete, per caso, anche il Verderosa — Ubbriacarmi? Non lo pensi
suo indirizzo? Siete straordinario! neppure.
Verderosa — Io? Io non so nulla. Pinotta (lo guarda fisso negli occhi) — A rri
Maddalena (fruga invano in alcuni cassetti vederci.
per trovarvi un pezzo di carta) — E’ inutile... Verderosa (senza leggere, mentre si allon
Sedete, Verderosa. Io vado a procurami un fo tana) — Piazza Santa Maria della Fede, qua-
glietto. (Esce). rantuno. Quarantuno...
Verderosa (siede, incrocia le gambe, can Maddalena — Senti? Conosce perfino il suo
ticchia). indirizzo. Mette il naso, gli occhi e la furberia
Pinotta (entra quasi furtivamente, richiude dovunque.
in gran fretta l ’uscio. Ha quarant anni : alta, Pinotta — E’ uno sciocco.
robusta, grigia di capelli. Appartiene a quel Maddalena (abbattendosi sulla poltrona) —
genere di signorine che finiscono in uno di co. E’ un incubo, un incubo. Io gli leggo negli oc
desti R itiri con tutte le speranze disilluse, ma chi il pensiero. Nessuno ha mai sospettato di
con il carattere deciso e la volontà ferma) — nulla, è vero? anche perchè la cosa è invero
Verderosa... simile, assurda... Ebbene lui sì, ha capito
Verderosa (alzandosi) — Comandi. tutto.
Pinotta (turbata, accesa in volto) — Ditemi Pinotta (assorta) — Ma no.
Verderosa: la signorina Maddalena vi ha chia Maddalena —- Ed io ti dico di sì. Ne son
mato per mandarvi... certa. Anche prima, anche prima, pochi mo
Verderosa — Dal signor Pietro. menti fa, ad esempio, parlava in un certo
Pinotta — E’ inutile andarvi. modo...
Verderosa (stupito) — Perchè? Pinotta — Le ha detto?
Pinotta — I l perchè lo saprete poi. Ascolta Maddalena — Oh, nulila di preciso, di chiaro.
temi bene, ora: voi fingerete, dico fingerete, di Ma lu i parla e con gli occhi. Dice e non dice.
essere stato dal signor Pietro. Pinotta -— Lei se ne preoccupa eccessiva
Maddalena (picchiando alla porta) — Perchè mente. In fondo non ha nulla da temere.
avete chiuso, Verderosa? Maddalena — Andrà a raccontarlo a tutti,
Pinotta —- Ecco (A ll’orecchio dell’uomo, capisci?
per concludere) A l ritorno ile direte che è ma Pinotta (che si è seduta sull’altra poltrona)
lato, che è partito... Inventate una cosa qualun. — Lei piuttosto dovrà pensare alla sua salute,
que, insomma... a tenersi calma, ecco.
Maddalena — Aprite o no? Maddalena (continuando) — Perchè, vedi, la
ROBERTO M1NERVINI
gente può compiacersi perfino di una volgarità Piuttosto bisognerà abituarsi a queste assense:
che riguardi due poveri vecchi come noi. Inten il signor Pietro ha i suoi piccoli malanni...
di, ora? E sarebbe ridicola, ridicola e pietosa, Maddalena — Tocca a ine, ora, difenderlo.
una volgarità di questo genere... (Sorride ama Ha settantadue anni ma non li dimostra : è uno
ra) Pensa! Due vecchi che si sono conosciuti di quegli uomini che vivranno cento anni.
molti anni prima e che adesso continuano a ve La voce di don Tristano — Abita qui la si
dersi, ad incontrarsi... E poi qui, in questo gnorina Maddalena Bordante?
luogo dove si viene per trascorrere gli ultim i Maddalena (sorpresa, quasi fra sé) — Pos
anni, o forse gli ultim i giorni, della propria sibile?
vita? Cose da romanzo... (Rimane muta). Pinotta — Cosa?
Pinotta — Signorina, io... (Una pausa). Maddalena (avviandosi verso l ’uscio) — Ma
Maddalena (con le lagrime a gli occhi) — è la voce di mio cugino Tristano.
Volevi dire? La voce di don Tristano de’ Luna (più for
Pinotta (non ha il coraggio d’iniziare un di te) — Dico: abita qui la signorina Bonfante?
scorso che aveva in mente) — Volevo dire... Vo Maddalena — Vengo, vengo subito (Apre).
levo dire che lei fa male ad impressionarsi. In Don Tristano — Buongiorno, (E’ un vec
fondo non è accaduto nulla di male. chio dal portamento signorile. Cappello duro,
Maddalena (per un momento insospettita) — scarpe lucidissime, bastone d’ebano, guanti gri
Ma lo dici in un certo modo! Nulla di male... gi di filo. Ha la voce lenta e nasale. S’inchina,
A chi? ora, togliendosi il cappello). Oso sperare che
Pinotta —- Di ciò che ha pensato lei. Per non vi sia molto difficile riconoscermi.
tutti, il signor Pietro è suo cugino. N u ll’altro. Maddalena (confusa) —-Voi qui, da me?
Maddalena — Proprio? Don Tristano — La cosa è così straordina
Pinotta — Del resto, è così naturale. ria.
Maddalena — Intanto non s’è visto. Sai che Maddalena — No... soltanto inattesa. Dopo
gli avevo preparato una sorpresa? tanti anni.
Pinotta (che non regge) — Ah, sì?! Don Tristano — Dieci, se la memoria non
Maddalena — Non mi domandi che cosa? m’inganna.
Pinotta — Credevo che...
Maddalena — Che fosse un segreto? Ma Maddalena — Ebbene?
Don Tristano — V i trovo come vi ho lasciata
guarda, guarda: anche lei, ora. Un segreto per
l ’ultima volta: siete immutata ed immutabile.
te? Via! E credi davvero che una vecchia come
me, una vecchietta che potrebbe essere tua ma Maddalena — Oli!
Don Tristano — E la signorina?
dre, se non fosse rimasta la signorina di trenta
Maddalena (all’altra) — Scusami. Non ho
anni, di quarantanni fa, sia pure con molti den
pensato subito a presentartelo. Mio cugino, don
ti di meno e molte rughe di più; una vecchietta
Tristano de’ Luna... La signorina Pinotta Lam
sola e malata, dico, potrebbe avere qualche se
inasse, mia vicina di camera.
greto per te? Per te che vieni a prepararle il
decotto e che ogni tanto ti ¡preoccupi della sua Don Tristano — Molto lieto di conoscerla.
salute e vieni a domandarle: signorina, come Pinotta (borbotta qualche cosa gentile, ma
sta? Signorina... E’ curioso, alla mia età, la indefinibile).
sciarsi chiamare ancora così. (Una pausa) Vieni Maddalena — E così? Sedete, vi prego. E
qui. ditemi a che cosa io devo oggi il piacere di rive
Pinotta —■Eccomi. dervi.
Maddalena (si alza, apre un armadio, ne trae Pinotta — Io vado di là.
un piatto con un dolce) — Eh? Che ti pare? Maddalena — Puoi restare, se vuoi. Mio cu
Pinotta — La torta con le mandorle? gino ed io non avremo certo da confidarci un
Maddalena — A Pietro piace molto. E’ una segreto.
mia specialità. Don Tristano (per convenienza) — S’in
Pinotta (commossa) — Brava, brava... tende...
Maddalena (ripone il dolce nell’armadio) — Pinotta -— Grazie. Vado ad informarmi della
E intanto non è venuto nemmeno oggi. Ho il salute di Suor Concetta.
presentimento che gli sia accaduto qualcosa. Maddalena — Non ti trattengo. Appena mi
Pinotta — Che dice? (Una lunga pausa) sarà possibile t i raggiungerò.
«iM.'MHI ’■¿fefcMkàft.S*■■■■n- ■--a>f >»Si-mniMOIMii
RITIRO DEL DIVINO AMORE
a rallegrare il soggetto o, come si dice in gergo pietra, ricadendo, gli stringe un lembo della
cinematografico, ad inserire dei gags, degli ef sua marsina.
fetti comici, nel soggetto fondamentale. Come « Nella strada, l ’aspetto misterioso del vampi
mai la prima sezione non si era accorta che quel ro sveglia! la curiosità di due agenti che doman
manoscritto le era stato inviato, per errore? dano ad Arasperus i documenti. Arasperus mo
Probabilmente, gli impiegati della prima se stra una dichiarazione di decesso, perfettamen
zione si erano accorti dell’errore, ma in una te in regola. Gli agenti, sorpresi, lo lasciano
casa cinematografica organizzata, standardizza andar via.
ta, il personale ha l ’abitudine di eseguire gli or « Nel castello, Arasperus sbaglia porta ed en
dini senza discutere. Con una perfetta coscienza tra nella camera della nutrice di Sulpicia. La
e con uno scrupolo professionale al quale biso nutrice si crede oggetto di un’impresa galante.
gna rendere omaggio, la prima sezione aveva Si offre al vampiro e Arasperus sfugge con sten
considerato La spaventevole notte del dottor to a ll’entusiasmo amoroso della nutrice ». Nella
Magrabois come una ottima farsa e, di conse scena finale, nella quale il dottor Magrabois ve
guenza, l ’aveva riempita di gags. de con spavento Arasperus bere avidamente il
Voglio citartene qualcuno. A l numero 89 del sangue di Sulpicia, il gagman consiglia la fa
soggetto — la cosa mi ha così fortemente col cezia seguente :
pito che la ricordo benissimo — al numero 89, Gag possibile :
dicevo, il dottore ha dimenticalo i suoi guanti « I l dottore ha messo nel letto, invece di Sul
in camera di Sulpicia, la dolce e bellissima fan picia, una bambola che le somiglia, piena di
ciulla che muore lentamente di languore e che vino rosso. Arasperus, credendo di bere del san
il dottore ha presa in cura nel suo vecchio Ca gue, beve invece del buon vino e finisce col-
stello dei Sicomori... I l dottore ha lasciata la l ’ubriacarsi ».
paziente addormentata, nella sua camera... R i Insomma, t i rendi conto che cosa era di
torna nella stanza dolcemente, per riprendere i ventata la storia, passando attraverso gli umo
suoi guanti che si trovano su di un comodino. risti della prima sezione? Che cosa avresti fatto
Mentre il dottore allunga la mano per ripren tu al mio posto? Io non dissi nulla e decisi di
dere i suoi guanti, si vedono i guanti stessi por girare il film, così come mi era stato presentato.
tati via da una mano scheletrica... l i dottore Non posso nasconderti che gli attori si mo
lancia un urlo di spavento e si eclissa. A questo strarono un po’ stupiti. Dovetti spiegare loro
punto, il soggetto recava in margine: che così mi era stato imposto : o girare così o
« Gag: far comparire lo scheletro tutto intie rinunciare a girare il film. Naturalmente, pre
ro. Lo scheletro infila i guanti del dottore, ma le ferirono girare.
dita dello scheletro sono troppo a punta. I Tu sai che, in ogni stabilimento cinemato
guanti gli stanno malissimo. Ad un dato mo grafico, esistono delle sale di proiezione, dove
mento, lo scheletro sente delle voci. Allora, in i dirigenti si fanno mostrare, ogni mattina, le
quieto, tira via i guanti con i suoi denti, ma per scene che sono state girate il giorno prima.
inavvertenza si morde dolorosamente le falangi. Quando i dirigenti si trovarono in presenza dei
Due o tre falangi gli restano fra i denti. Lo sche gags in questione, non seppero astenersi dal-
letro si allontana confuso ». l ’emettere delle disapprovazioni gutturali.
Come vedi, la prima sezione non aveva esi — Io ho fatto quanto mi è stato ordinato —
tato ad infiorare il soggetto con dei buoni ef dichiarai semplicemente.
fetti comici. Mi fu subito risposto: — C’è una dissonanza
Numero 123 e seguenti: « I l vampiro Anaspe- insostenibile fra il tema generale del film e i
rus esce dalla sua tomba, a mezzanotte, e, cam gags. D’altronde, in una storia di vampiri, i
minando per le strade deserte, si dirige verso il gags sono in utili. Sono stati commessi degli er
Castello dei Sicomori, dove penetra senz’altro rori. Non avreste dovuto girare quesvi effetti co
nella camera di Sulpicia, per bere i l sangue del mici.
la ragazza addormentata ». I l soggetto reca in Replicai freddamente: — Credete voi che,
margine : per colpa di questi effetti comici, la storia sia
Gags possibili: meno buona?
« ... Al cimitero, quando Arasperus esce dalla — Non diciamo questo, ma è meno verosi
sua tomba, la pietra sepolcrale, che ha solle mile...
vata, gli ricade sulla testa... La risolleva, ma la — Andiamo, signori...
HENRI FALK
— Certo, dichiarò lino dei direttori, così è dato da vecchie signore e da gentiluomini vacil
più originale... Chissà? Forse, senza volerlo, lanti, io mi sentii commosso. Credetti oppor
avete messa la mano su di una formula nuova... tuno tenergli un breve discorso preliminare.
Mescolare il tragico al grottesco è dello Shake — Maestro, le necessità tecniche ci hanno ob
speare al cento per cento... bligati a recare certe modificazioni al vostro te
Ma una voce protestò: — E Fautore? sto, ma spero che queste modificazioni non vi
— Quale autore? — scattarono in coro i d iri saranno sgradite. Si trattava di rendere un po’
genti. meno « spaventevole » la vostra « spaventevole
— L ’autore del soggetto primitivo, il signor notte »...
Astolfo Desrizières. — E voi vi siete incaricato della cosa? — do
— Non preoccupiamoci del signor Desriziè mandò Desrizières, con una voce ironica.
res. Gli mostreremo il film, quando il film sarà — Ah! no, non io, Maestro... La nostra se
finito. Vedrete che sarà contentissimo. Conti zione di letteratura...
nuate, Hupfnupf, continuate... <— Vedremo... Vedremo... V— disse Desri
Continuai il film, come mi era stato consi zières.
gliato. Mescolai le scene serie alle scene comi Entrammo nella sala di proiezione. Quello
che e quelle divertenti alle scene di spavento. che è accaduto nella sala, tu lo hai saputo dai
La pazzia del film sembrava trasmettersi agli giornali. E ’ stato detto che Desrizières, l ’illu
interpreti stessi, perchè l ’amante dell’attore che stre scrittore, si era sentito male nella sala di
recitava la parte di Arasperus era diventata fe proiezione, mentre gli veniva presentato il film
rocemente gelosa dell’innocente attrice che re dedotto dal suo celebre romanzo La spavente
citava la parte di Sulpicia. vole notte del dottor Magrabois. Vuoi sapere,
— Non voglio più che tu le succhi la nuca invece, la causa esatta dell’indisposizione, in
in quel modo! — gridava l ’amante gelosa. disposizione dalla quale Desrizières non guarirà
— Non è colpa mia, •— protestava il dolce tanto presto? La vuoi sapere? Io ero seduto vi
vampiro. — E’ colpa della parte che vuole così. cino a lui, durante la proiezione. I miei occhi
— Ebbene, tieni!... abituati alla penombra, lo fissavano continua-
La ragazza morse con violenza il naso di Ara mente. Desrizières è un sensibile, un emotivo
sperus. Questa, del vampiro morsicato nel naso, e, per giunta, è un po’ indebolito dall’età. Al
era molto' comica, ma le faccende personali non primo gag, Desrizières vacillò ed emise una
debbono mai, a parer mio, essere regolate in specie di rantolo. A l secondo, emise un gemito
pubblico, soprattutto quando queste scene m i sordo. A l terzo, più nulla, ma soffriva strana
nacciano di far andar male il lavoro. Misi a ta mente. Quando fu rifatta la luce, vedemmo De
cere la gelosia della biondina e, una bella sera, srizières che, beato e sorridente, s'ava fischiet
vidi con gioia che La spaventevole notte del dot tando una ninna-nanna infantile, con lo sguar
tor Magrabois era terminata. Confesso che si do fisso, inebetito, troppo inebetito... Dovemmo
trattava di un film sconcertante, anche per co prenderlo per un braccio e io gli domandai, con
loro che lo avevano girato. Ma in tutto lo stabi una falsa aria rassicurata:
limento si cominciò col dire che il film, corre — Ebbene, Maestro, siete contento?
dato da una pubblicità « speciale », avrebbe Mi rispose: — E bravo, papà!... Tra la la...
certamente interessato i buongustai, se non pro Questa la stretta e terribile verità che i gior
prio la massa del pubblico. nali hanno soffocata. Desrizières è diventato
* * * pazzo e lo resterà per sempre, poveretto! Pec
cato! Sì, perchè il film ha avuto un grande suc
Tu conosci Desrizières, per lo meno di nome. cesso di pubblico e di critica. Desrizières, che
E’ uno scrittore di grande valore, il cui inge tu tti i giovani consideravano già come un ter
gno da molto tempo si è rivolto verso l ’occul ribile scocciatore, viene adesso considerato come
tismo e che inventa con sincerità delle storie ter il fondatore di una nuova scuola estetica : il
rificanti, che hanno spesso commosso e sconvol diversismo. E io, che sono sempre stato consi
to l ’antica generazione. Oggi, Desrizières ha set derato come un regista tradizionalista, passati
tantanni. Ha una bella testa a riccioli, da vec sta, mi trovo adesso proiettato in prima fila,
chio signore illuminato e, quando entrò nello fra i registi di pura avanguardia.
stabilimento, con la sua commenda della Legion M e * * * ! !FaSlc
d’Onore e con i suoi guanti color crema, circon (Traduzione di Vittorio Guerriero).
À costo di attirarmi il dis zione &e\YAlhambra lo aveva
prezzo unanime delle lettrici, pagato al solo scopo di farlo
confesserò candidamente di non cantare. La voce, di cui Ramon
essere mai stata innamorata di Novarro dispone, è una voce
Ramón Novarro. Mi rendo per- che avrebbe torto a rischiare il
suo destino sul palcoscenico
I D O L I D I S T O P P A della Scala, ma si tratta in
fettamente conto che questa complesso di una voce abba
mia dichiarazione presenta una stanza ben timbrata e che sfu
certa dose di anormalità. Sono ma graziosamente delle incom
molto probabilmente una don prensibili glicerine spagnuole.
na biasimevole, ma in ogni Tutte le donne ohe si trovavano
modo preferisco dire la verità. nella sala gioivano. Poi Ramon
Sono andata, perciò, a ll’^4- Novarro cantò El RelicaHo, va
Ihambra, ad intervistare Ra le a dire quella romanza che da
mon Novarro, colla speranza dieci anni Raquel Meller ripete
di ricevere fiinalmente il colpo a tu tti i pubblici del mondo e
che è diventata insopportabile
di fulmine.
Dopo il solito programma, a forza di essere stata ascoltata,
apparve su di un piccolo scher fischiettata e danzata. Ramón
mo luminoso il numero che Novarro canta E l Relicario ve
corrispondeva al nome di No stito da toreador, perchè, cre
varro. I l mio cuore cominciò a do, desidera mostrare al pub
battere forte. Vidi entrare in blico che, in fatto di guardaro
iscena un piccolo giovanotto ba, non teme nessuno. L ’abito
Quando ero bambina, i miei da toreador è mollo lusinghie
genitori mi portavano qualche molto timido, molto grazioso e
molto sorridente, chiuso in uno ro per la bellezza di un uomo,
volta al teatro di varietà. Mi come tutti sanno. Le signore,
ricordo di un scenario di tela smoking che gli stava malissi
mo. Era Ramon Novarro. Chie che erano nella sala, lanciaro
ebe serviva egualmente per tris no degli u rli di ammirazione e
ti i numeri e sul quale delle do umilmente scusa alle signo
Ramón Novarro ferì qualche
tende color crema su fondo vio re di tutta Europa che oppon
gono la seduzione del celebre cuore di più.
la e delle piante verdi egual Poi Ramón Novarro fu bis
mente dipinte si aggiustavano attore al fisico fabbricato in se
rie dei loro mariti, ma Ramon sato, trissato. Ramón abbozza
fra d i loro come meglio pote va dei graziosi gesti colla ma
vano. Le poltrone erano di Novarro dà l ’impressione di un
giovane debuttante, di un certo no e cantò, su richiesta, la illu
quel velluto cremisi a pelo raro stre romanza Canzone paga
che ricorda da solo tutta l ’epo avvenire, che finirà col farsi un
nome, cantando delle canzonet na. Come gli scherzi, anche le
ca 1900 e i muri dei corridoi canzoni di Ramón Novarro so
erano ornati con le fotografie te, quando avrà meno paura
del pubblico e quando un ami no delle cose magnifiche a pat
degli artisti più conosciuti. Si to che non durino molto e che
vedevano, in quelle fotografie, co caritatevole gli avrà sugge
rito l ’indirizzo di un buon sar ad un dato momento la si
delle girls con i capelli a trec smetta.
cia, delle seduttrici colla gonna to italiano o inglese.
Ramón Novarro deve cono
pagliettata d’oro, degli acroba I l giovanotto fu applaudito,
sorrise, salutò e non arrossì scere a memoria la saggezza di
ti con i baffi a punta, dei ci questo luogo comune. Infatti,
clisti con degli stivali abbotto semplicemente perchè è piutto
sto difficile diventare rosso si ritirò dalla scena perfetta
nati. Tutto ciò era fuori moda, mente a tempo. Nessuno potè
comico e desolante. quando si possiede la pelle ab
bronzata degli spagnoli e dei rimproverargli di non aver
Oggi, i teatri di varietà sono cantato abbastanza. Nessuno
dei teatri come tu tti gli altri. sudamericani. Raramente ho
veduto un giovane cantante aveva cominciato a pensare che
L'Alhambra di Parigi, dove aveva cantato a sufficienza.
Ramon Novarro ha fatta udi così semplice e così imba
re la sua voce, è un teatro di razzato. Dopo i saluti, Ra
varietà esattamente come tu t mon Novarro ha anche can I l suo camerino è assediato
ti gli altri. tato. Era necessario. La Dire- e vigilatissimo. Riesco tuttavia
-nfnnwM.r Ti*www»-itti--r ■■*-**»
IDOLI DI STOPPA
ad introdurmi, soprattutto gra. babilmente bisogno per scrive degli artisti, e cercano di ve
zie alla mia audacia. Ma per re il mio articolo. Vengo così dere qualcosa nel buio e di for
vedere da vicino come è fatto a sapere in pochissimo tempo zare l ’enigma di un piccolo
Ben Hur, un po’ di audacia ci che Ramón Novarro é nato il buco nero dal quale, forse,
vuole. 6 febbraio 1899 a Durango, nel Ramón Novarro uscirà.
Finalmente, eccomi davanti a Messico; che ha tredici fratel L ’eroe tarda ad uscire. Le
Ben Hur o, più esattamente, li; che la sua infanzia fu molto donne sono più che mai impa
davanti ad un giovanottino ve triste e che, fin dalla più tenera zienti e tutte dichiarano che,
stito di grigio, chiuso in un so età, sentì ima voce interiore se il divo non esce al massimo
prabito color marrone e che quasi irresistibile che lo chia fra un minuto, rinunceranno a
porta in testa un berretto ba mava verso il teatro. Tutto ciò, tutto e se ne andranno a casa.
sco. Come vedete, tutto som come vedete, è spaventosamen Altre donne, invece, eoi volto
mato, si tratta di un giovanotto te originale.
illuminato da una specie di fer
che ha ricevuta una certa edu Dopo una multipla serie di vore mistico, comprimono a
cazione. avventure, Ramón Novarro si stento i battiti del loro cuore.
La conversazione è piuttosto trovò, nel 1917, agli Stati Uni Aspettano l ’eletto che non sa
laboriosa. Ramón Novarro par ti, dove cominciò ad essere ca prà mai il segreto del loro cuo
la abbastanza male il francese. meriere in un mediocre risto re innamorato.
In compenso, non lo capisce rante. Nello stesso tempo con
tinuava a prendere delle lezio G li agenti cercano di mante
quasi affatto. E ¡mi, credo, che nere l ’ordine e di eliminare
mi prenda per una di quelle ni di canto. Poi girò il primo
film , poi degli a ltri films, poi l ’assembramento. I l solito spi
scocciatoci che vanno a doman ritoso mormora :
dargli se gli piace il rosso pel Ben Hur e poi vennero la glo
ria e il denaro. Speriamo per — Ma perchè state ad aspet-
le labbra, se fuma le sigarette
lui che, insieme alla gloria e al tarlo? Non sapete che è uscito
col bocchino di sughero e se gli
denaro, gli sia caduta addosso da un’altra porta?
piacciono gli abiti in fibra di
legno. anche la felicità. I l più bello è che l ’informa
Tuttavia, in seguito alle mie Le informazioni del segreta zione dello spiritoso è esatta.
domande, egli finisce col trova rio non si limitano a questo. Per modestia o piuttosto per
re il modo di dirm i che adora Vengo ancora a sajiere che Ra stanchezza, Ramón Novarro ha
viaggiare, che preferisce canta món Novarro suona i l pianofor preferito uscire da un’altra
te ed il violino, che parla cor porta.
re a cc girare » e che, se avrà
successo, finirà col dedicarsi rentemente cinque lingue, ma La gente, delusa, stenta a
esclusivamente al bel canto. In non il francese (mi pare), è al credere ad una simile crudeltà.
semina, non si può fare nessun to un metro e settanta e ama di Tutti rimangono ad aspettare,
rimprovero a Ramón Novarro, uno stesso identico amore il come se non sapessero più dove
perchè è di una bellezza fisica tennis e il canottaggio. Finito. andare.
quasi perfetta e perchè ha l ’a Impossibile sapere qualche al — Andiamo, mamma, vieni
tra notizia. via... — s’impazienta una ra
ria di non essersi mai accorto
di essere bello. Deve anche es gazza sui quindici anni, tentan
sere buono. A guardarlo, riesce do invano di trascinare via sua
un po’ difficile immaginare che Fuori del teatro, davanti al madre.
possa commettere una cattiva la porticina d’ingresso degli ar. — Ah! Mi sarebbe tanto pia
azione. tisti, una folla compatta e ru ciuto vederlo... E ’ così bello!
morosa aspetta Ramón Novar — sospira la signora.
Ma allora, direte voi, Ramón ro. In mezzo a quella folla, non
Novarro è un uomo perfetto? — Ma non comprendi, mam
si trovano solamente i soliti
Probabilmente. Certo si è che, ma, che tutto questo è rid i
ingenui che si accontentano
sebbene molto stanco, molto colo?
di fare il coro negli entusiasmi
sudato e molto atteso, egli mi contagiosi, ma vi sono anche Che l ’infinita saggezza delle
ha ricevuto lo stesso. molte persone di quelle che si fanciulle moderne riesca a l i
Prega, poi, il suo segretario credono molto furbe. Anche berare il mondo dai diversi Ra
di darmi tutte le informazioni loro sono là, ad occhi spalan món Novarro?
indispensabili, di cui avrò pro cati, davanti alla porticina
w Ogni anno, dal 43T Giovanni Tonelli incontra Massimo Unga
o 1927, auspice la retti e gli domanda:
« Société Univer- —. Ieri sera ci siamo visti al ristorante. Tu eri
u selle du Théâ a tavola con l ’avvocato Tale.
tre », alcuni uo — Sì, sì, ero con lui.
mini illustri che — E ho sentito che l ’avvocato ti raccontava
si occupano di delle storielle che non erano molto spiritose.
— Infatti erano vecchie storielle fritte e ri
X teatro, cinemato ^ ^ 8
fritte...
grafia, radio, ecc.
si riuniscono in — Beh, allora mi vuoi spiegare perchè tu dopo
una grande città ogni storiella ridevi a crepapelle con le lagrime
europea e si scam agli occhi?
— Oh bella, perchè era lui che pagava il
Û biano delle idee in pranzo!...
proposito. Questo
anno, dal 12 al 17 f i Adolfo Ile Riccardi entra in un negozio di
giugno, il Congres specchi.
Q so si è tenuto a — Vorrei uno specchio... Ne avete di quei
Zurigo. U J buoni?
Fra gli italiani, — Buoni tutti come il pane!
— Uno specchio che col tempo non si guasti?
> erano presenti — — Uno specchio eterno, garantito.
naturalmente —
Silvio d’Amico e — Ecco, bene! Perchè quarant’anni fa io com
prai uno specchio che adesso deve essersi rovi
«¿5 Anton Giulio Bra- nato: non mi riflette più la stessa fisionomia.
/ y gaglia. Durante
una seduta pomeridiana fa un discorso d’Amico; Luigi Bonelli, il commediografo senese, au
Bragaglia — mal sopportando una laboriosa dige tore di a Rompicollo », nonostante la sua sorri
stione di ostriche — si addormenta. Ad un certo dente placidità, sa spesso essere amabilmente
punto, qualcuno, con il vecchio ma sempre ottimo feroce.
sistema della pedata sotto la tavola, cerca di scuo Per esempio, una sera, si trovava nel camerino
tere Bragaglia. infatti, Anton Giulio apre gli oc di Elsa Meilini con la quale conversava del
chi, vede d’Amico che parla, e immediatamente passato, dei successi, e di varii ricordi teatrali.
grida — tanto per essere sempre coerente: — Son passati parecchi anni da che ci cono
— Mi oppongo! Mi oppongo! sciamo, non è vero? — osservò Bonelli.
Proprio in queiristante d’Amico perorava la — Eh sì, parecchi...
causa di Bragaglia affinchè gli fosse affidata la — Scusate Elsa, quanti anni avete?
regìa di un certo spettacolo internazionale. — Che domande! Ho gli anni che dimostro!...
x Al medesimo Congresso, Anton Giulio Braga — Ah, si? — esclamò Bonelli con finta sor
glia ha fatto un figurone. Una relazione morale presa. — Io vi credevo invece più giovane!...
sulla sua attività gli ha procurato un successo y A Siena c’è un piccolo cinematografo in cui
personale di primissimo ordine. si dà spettacolo soltanto la sera, una volta sola.
— Ma adesso (gli lia detto poi Silvio d’Amico) u Ci capitò una sera il maestro Giuseppe Pietri,
auguriamoci che a nessuno salti in mente di ve autore di «Rompicollo » desideroso di vedere 11
nire a constatare « de visu » quello che hai rae. film «Il Palio » di Blasetti. Dopo aver assistito
contato... breve tempo, Pietri si accorge che l’operatore fa
Leo Gaietto, ovvero Galar, dopo il grande sue. girare il film con una lentenza irritante, sì che
cesso del «Trattato scomparso » in tutte le città tutto è deformato nel suono e nell’azione.
italiane e la riduzione in film, con due edizioni Volle rendersi ragione di questo fatto e difi
— una italiana ed una francese —, è diventato lato si recò nella cabina dell’operatore.
molto ricco. Una sera, mentre pranzava nel suo — Ma perchè fate girare il film con questa
appartamento, si accorse che nell’appartamento lentezza esasperante?
vicino era scoppiato un incendio. — Che vuole, — rispose quegli — nei cinema
Gaietto con molto sangue freddo prese cappello tografi dove si fanno tre spettacoli al giorno è
e bastone e si avviò per uscire, ma prima volle giusto che si sbrighino, ma in questo, dove se
avvertire la sua cuoca del pericolo sovrastante. ne fa uno al giorno, non c’è motivo per affret.
— Rosa, lasciate subito la casa. C’è il fuoco. tarsi tanto!...
E la cuoca, una cocciutissima piemontese, ri. x Mario Massa, in attesa di essere nominato
spose indispettita: gran camerlengo del teatro italiano per i suoi
—. Niente affatto, signore. Per lasciare la casa brillanti articoli teatrali sul «Tevere » si accon
ho diritto agli otto giorni! tenta di vivere come può. Giorni or sono, Massa
Y Dino Falconi è stato in America e al ritorno ha cambiato di casa e ad Alberto Cecchi che
descrive all’amico e collaboratore Oreste Bian- domandava schiarimenti sulla nuova dimora,
coli le sue impressioni sull’altro continente. egli ha risposto:
— Se vedessi che palazzi... che alberghi! Cin — Ho un’abitazione sontuosissima; figurati:
quanta, cento, duecento piani... U J camera da letto, sala da pranzo, studio e biblio
— Ma no! teca, salotto, «fumatolo », cucina, bagno...
— Ma sì! Figurati che io a New York avevo — Un appartamento enorme per una persona
una stanza coiì in alto che quando suonavo il sola...
venerdì sera per chiamare il facchino, questi ftsaggpi — Questo è niente: bisogna vedere poi come
giungeva in camera mia lunedì mattina... è disposto, con quale senso di utilità prati-
termocauterio
ca... Basti .dire che tutto ¡’appartamento è in una
camera sola!... D IC H IA R O G L I A N N I M IE I...
f Mario Massa, nonostante i lauti proventi delle sue Sono nata il 7 ottobre 1913. Ecco una « con-
commedie, ha ancora parecchi debiti. Beh, è forse un fessione » autentica. Nè s-i creda che confessare
disonore? Li pagherà, non sa quando, ma li pagherà. un’età evidentemente non eccessiva sia meno pe
Un suo amico giunto a Roma per la prima volta, noso che confessarne una manifestamente abbon
s’era affidato a lui per visitare l ’Urbe e dopo alcuni dante. Infatti è proprio a cagione dell’età che,
giorni di permanenza se ne uscì con questa esclama nonostante il mio buon volere, qualche volta...
zione: non sono presa sul serio. Ma questo rincresci
— Che immensa città!... mento passerà presto. Sempre a cagione dell’età
— Sì, ma non troppo — sospirò Massa. — Per uno la mia storia anteatta non è nè lunga nè molto im
come me non è abbastanza vasta: si finisce sempre portante. Ma una piccola cronaca l’ho anch’io.
con rincontrare dei creditori! Di famiglia borghese lontanissima dal teatro,
■f Mario Massa è un entusiasta di Ruggero Ruggeri. ho naturalmente trascorso la mia prima giovinez
Per la sua serata d’onore, l ’illustre attore avrebbe za ed i miei primi studi in collegio; buona e vo
rappresentato «Più che l ’amore » e Mario Massa mo lonterosa figliuola e disperazione delle care suore
riva dalla voglia di andarlo a sentire, ma non essen preposte non solo alla nostra istruzione, ma anche
dogli stato possibile ottenere un biglietto di favore, alla moderazione della nostra esuberanza giova-
Massa era combattuto dal dilemma di impiegare le nile. Poi improvvisamente a 16 anni ho avuto occa
uniche dieci lire che possedeva nell’acquisto di un sione di passeggiare sulle tavole di qualche pal
posto, oppure di pagarsi con quelle la cena. coscenico recandomi a visitare mia sorella, moglie
All’indomani, Conado d’Errico gli domandò: di Ernesto Sabbatini. Così mi si è comunicato il
—>Beh, ieri sera che cosa hai fatto? Sei andato a contagio invincibile del teatro. Ma furono prove
teatro o a cena? incerte scarse e non disciplinate. Dopo divenni
— Caro mio, alla line... «più che l’amor potè il di. improvvisamente prima attrice.
giuno! ». Senza falsa modestia: proprio prima attrice «as
y Sapete perchè facciamo tutta questa pubblicità a soluta e sola», come si dice in gergo. Anche per
Mario Massa? Perchè è l’unico che ci scrive tutti i chè — bisogna che la confessione sia completa —
giorni pregandoci di non nominarlo affinchè i creditori in quella Compagnia (la Za Bum n. 6 di Mattoli,
non lo ricordino. per le rappresentazioni di Rivali) fra molti perso
E’ mai possibile che per pochi soldi Mario Massa naggi maschili non ve n’era che uno solo femmi
dovrà essere dimenticato? nile. Perciò più « assoluta e sola » di così non è
L’abbonamento costa poche lire. possibile immaginare.
<jT I Sassi di « Zufolo », l'autore di quel non mai ab Poi è venuta la volta degli Spettacoli Gialli. Io
bastanza lodato libro «Serate d’onore » (500 ribalterie, sarei, a quanto è stato detto più volte, una delle
edizione Ceschina) che tutti devono leggere per saper più piccole rivelazioni di questa giovanile Com
raccontare almeno un aneddoto: pagnia che si è subito imposta alla curiosità e
*, Demolire, occorre, i vecchi teatri; in essi si sono all’attenzione del pubblico.
ammuffiti autori, attori e pubblico. E così per circa due anni ho ucciso e tradito
Questa sembra buffa e invece è muffa. turpemente oppure sono stata uccisa o tradita al
* L’annata teatrale si chiama anno comico. Infatti trettanto turpemente per dar modo a Romano Calò
fa ridere i ’idea di un anno che per le Compagnie di di compiere una meravigliosa acutissima indagine
venta perfino di una settimana. che si è sempre conclusa con la scoperta del reo
e col trionfo della giustizia. Anche se, uccisa, o
* « L’Osteria delia gloria » di Arnaldo Fraecaroli assassina, io non potevo poi ritornare decentemen
non ha avuto fortuna. te alla ribalta a ringraziare il pubblico tanto cor
Vi si spacciava gloria annacquata. tese e indulgente con me. Ora, a parte la gratitudi-
* Germana Paolieri si dà delle arie. ne che serbo per i miei compagni « Gialli », il con
L’attrice di posa. tinuare nella via del delitto o magari anche del
* A settembre, si costituiranno sei nuove Compagnie l’espiazione mi lascia perplessa.
drammatiche senza «mattatori ». Non so dunque che cosa farò nell’immediato
I mattatori, si chiamano così perchè sono quelli che avvenire. Il niese scorso mi sono trovata alle pre
ammazzano i lavori. se col Cinema (film, giallo, naturalmente e con
* Quelle che rovinano il nostro teatro sono le eterne la direzione di Palermi). Ora recito da qualche
questioni di bottega. settimana la parte delle « Opere » nella « Leggen
O, meglio, di botteghino. da di Ognuno » a Milano, in Santambrogio, con
Moissi, e sono naturalmente felice di trovarmi
* Il teatro è troppo caro. in un complesso di attori ed attrici di tanto va
Sarà caro, ma son pochi a volergli bene. lore e di così alta rinomanza. Poi... non so an
cora: seguirò i buoni consigli. Desidero, s’inten
Con le nuove disposizioni postali non sì possonc de, fare sempre di più, e riuscire sempre meglio,
spedire fascicoli isolati con tariffa ridotta, ma affermarmi, salire. E’ umano: e può essermi per
donato. Ma non ho fretta, non ho ambizioni smo
| » devono essere affrancati regolarmente. date nè pretese irragionevoli. Saprò aspettare spe
O * CHI DOMANDA ARRETRATI DI «DRAMMA) ranzosa e fiduciosa di riuscire. Intanto studierò,
DEVE AGGIUNGERE ALL’IMPORTO VENTI lavorerò, aspetterò.
Q_ CENTESIMI PER OGNI FASCICOLO. Lauca
I a m a r í a
Là àW M <U M U I a m è tm
CM TM Vtéàmc&m ln iw U , M
I I I I • • • < • A a t f li ■ • ■ I m i
ip q J o v a » m i l a n o
—
S I G A R E T T E
M A T O S S I A M
L a s i g a r e t t a e g i z i a n a f a b b r i c a l a e s c l u s i v a m e n t e a l C a ir o e i n
v e n d i t e p r e s s o l e p r i n c i p a l i r i v e n d i t e d i t a b a c c h i e l o c a l i d i lu s s o