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Il Dramma

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S i G A ^ l f T T E
1
1 . Antonelli: li dramma, la 66 . Falconi e Biancoli: L’uomo 109 Vajda: Una signora ohe vuol
commedia e la farsa. di Birzulah. divorziare.
O 2 - Alvarez: Il boia di Siviglia. 57 - Amiel: Il desiderio.
3 - Falena: Il buon ladrone. 58 - Chiarelli: La morte degli
110 ■ Wolff: La scuola degli a.
manti.
4 - Giachettd: Il cavallo di Troia. amanti. 111 - Renard: Il signor Vernet.
T
5 - Goetz: Ingeborg, 59 - Vanni: Hollywood. 112 - Wexley: Keystone.
6 . Bernard: Tripeplatte. 60 - Urvanzof: Vera Mlrzeva. 113 - Engel e Grunwald: Dolly e il
A

7 - Gaiìdera e Geyer: L’amante 61 - Saviotti: Il buon Silvestro. suo ballerino.


immaginaria. 62 - Amiel: Il primo aniante. 114 - Herczeg: La volpe azzurra.
8 . Molnar: L’ufficiale della guar­ 63 - Lanza: Il peccato. 115 - Falena: li duca di Mantova.
I C

dia. 64 - Birabeau: Il sentiero degli 113 . Hatvany: Questa sera o mai.


9 - Verneuil: Signorina, vi vo­ scolari. 117 . Quintero: Tamburo e sona­
glio sposare. 65 . Cenzato: La moglie innamo. glio.
L

10 - Bandera: I due signori della rata. 118 - Frank: Toto.


signora. 66 - Romains: Il signor Lè Trou- 119 - Maugham: Vittoria.
11 - Aniante: Gelsomino d’Arabia. hadeo si lascia traviare. 120 - Casella: La morte in vacanza.
B

12 . Conti e Codey: Sposami! 67 - Pompei: La signora che ru­ 121 . Quintero: Il centenario.
13 - Fodor: Signora, vi ho già vi. bava i cuori. 122 - Duvernois: Cuore.
B

sta in qualche luogo! 68 - Ciapek: R. U. R. 123 - Fodor: Margherita di Na­


14 . Lotliar: Il lupo mannaro. 69 - Gian Capo: L’uomo in ma. varra.
15 - Rocca: Mezzo gaudio. schera. 124 - Veneziani: La finestra sui
U

16 - Delaquys. Mia moglie. 70 - Armoni: Audace avventura. mondo.


17 - Ridenti e Falconi: 100 donne 71 - De Angelis: La giostra dei 125 Kistemaekers. L’istinto.
peccati.
P

nude. 126 - Lenz: Profumo di mia moglie.


18 - Bonelli: Il medico della si. 72 . Ostrovski: Signorina senza 127 - Wallace: li gran premio di
gnora malata. dote. Asoot.
19 - Ferdinand: Un uomo d’oro. 73 - Mazzolotti: Sei tu l’amore? 128 - Sulliotti, Fiorita e Carbone:
20 - Veneziani: Alga marina. 74 - G. Antona Traversi: I giorni L’armata del silenzio.
più lieti.
O

21 - Martínez Sierra e Maura: 129 . De Benedetti e Zorzi: La re­


Giulietta compra un figlio! 75 - Natanson: Gli amanti ecce­ sa di Titì.
22 Fodor: Amo un’attrice. zionali. 130 - Falena: La Corona di Strass.
23 Cenzato: L’occhio del re. 76 - Armoni; e Gerbidon: Una don. 131 - Gherardi: Ombre cinesi.
M

24 Molnar: La commedia dei nina senza importanza. 132 - Maugham: Circolo.


buon cuore. 77 - Rossato e Giancapo: Delitto e 133 . Sardou: Marchesa!
25 Madis: Presa al laccio. castigo. 134 . Gotta: Ombra, moglie bella.
I A

26 - Vanni: Una donna quasi one. 78 - Chlumberg: Si recita come si 135 - Molnar: Qualcuno.
sta. può. 136 - Mazzolotti: La signorina Chi­
27 - Bernard e Frémont: L’atta- 79 - Donaudy: La moglie di en. mera.
che d’ambasciata. trarnbi. 137 - Benavente: La señora ama.
B

28 - Quintero: Le nozze di Qui­ 80 . Napolitano: Il venditore di 138 . Harwood: La via delle Indie.
ñi ta, fumo. 139 - Maugham: Colui che guada­
Si - Devai: Débauché.
B

29 - Bragaglia: Don Chisciotte. gna il pane.


30 •Boneiii: Storienko. 8 2 - Rocca: Tragedia senza eroe. 140 - Coward: La dolce intimità.
31 - Mirande e Madis: Simona è 83 - Lonsdale: La fine della si- 141 . Hart e Braddel: Nelle miglio­
A

fatta così. gnora Chèyney. ri famiglie.


32 Molnar: Prologo a re Lear . 8 8
4 . Falena: Il favorito.
5 - Chiarelli: Le lacrime e le
142 . De Stefani: L’amore canta.
Generalissimo - Violetta di 143 - Fodor: Roulette.
stelle. 144 - Amiel: Tre, rosso, dispari.
I ,

bosco. 8 6 - Cenzato: La vita In due. 145 - E. Garcia e Muñoz-Seca; I


33 - Veneziani: il signore è ser. 87 - Achard: No.i vi amo. milioni dello zio Peteroff.
Vito.
34 Blanchon: Il borghese ro­ 88 . colpa. Ostrovski: Colpevoli senza 146 Gordin: Oltre l’oceano.
H

mantico. 147 G. Zorzi e G. Sclafani: La


89 - Cavacchioli: Cerchio della fiaba dei Re Magi.
35 Conty e De Vissant: Mon bé.
C

morte. 148 Halàsz: Mi amerai sempre?


guin piazzato e vincente. 90 . Tonelli: Sognare! 149 Maugam: Gran mondo.
36 Solari: Pamela divorziata. 91 - Crommelynck: Lo scultore di 150 - John Colton: Sciangai.
37 Vanni: L’amante del sogno. maschere. 151 . E. Carpenter: Il padre celibe.
38 Gherardi: Il burattino. 92 - Lengyel: Beniamino. 152 . Eger e Letraz: 13 a tavola.
I E

39 Paolieri: L’odore del sud. 93 - Rèpaci: L’attesa.


40 Jerome: Fanny e i suoi do­ 94 . Martinez Sierra: Dobbiamo 153 - De più.
Benedetti: Non ti conosco
mestici. esser felici. 154 - Fodor: Il bacio davanti allo
41 Colette: La vagabonda. 95 - Rosso di San Secondo: Le
D

42 - Antonelli: La rosa dei venti. specchio.


esperienze di Giovanni Arce. 155 - Jerome K. Jerome: Roblna in
43 . Cavacchioli: Corte dei mira­ 96 - Bajard e Vailler: La tredice­ cerca di marito.
E

coli. sima sedia. 156 - Alessi: Il colore dell’anima.


44 Massa: L’osteria degli im- 97 . D’Ambra: Montecarlo. 157 - Ladislao Bus Fekete: La ta­
mortali. 98 . Mancuso e Zucca: Interno 1, baccheria della Generalessa.
M

Boi'g: Nuda. Duerno 5, Interno 7. 158 - Cesare Vico Lodovici: Ruota.


Bonelli: Il topo. 99 - Apel: Giovanni l’idealista. 159 - Michel Mourguet: Amicizia.
47 - Nivoix: Èva nuda. 100 - Pollock: Hotel Ritz, alle otto! 160 - Molnar: Armonia.
M

48 - Goetz: Giochi di prestigio. 101 - Veneziani: L’antenato. 161 - Enrico Roma: La corsa dietro
49 . Geyer: Sera d’inverno. 102 . Duvernois: La fuga. l’ombra.
50 - Savoir: Passy: 08-45. 103 - Cenzato: La maniera forte. 162 - Ferdinando Nozière: Quella
O

51 - Birabeau: Peccatuccio. 104 - Molnar: 1, 2, 3 e Souper. vecchia canaglia...


52 . Giachetti: Il mio dente e il 105 - Sturges: Poco per bene.
tuo cuore. 106 . Guitry: Mio padre aveva ra­ 1 63 - Lonsdale: Aria nuova.
164 . A. Debenedetti: M. T.
C

53 . Falena: La regina Pomarè. gione. 165 - André Birabeau: Baci perduti.


51 - Gabor: L’ora azzurra. 107 . Martinez Sierra: Noi tre. 166 - Luigi Antonelli: Avventura
55 . Molnar: Il cigno, 108 - Maugham: Penelope. sulla spiaggia.
i numeri arretrati dai N. 1 al N. 100 costano lire cinque la copia; dal N. 101 al N. 150,~ lire tre la copia;
E

tutti gli altri uria lira e cinquanta la copia. I numeri 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 12, 16, 17, 18, 20, 21, 22, 23,
24, 32, 33, 37, 40, 42, 49, 65, 73, 74, 77, 83, 96, 101, sono esauriti. Ogni richiesta di copie arretrate dev’essere ac­
L

compagnata dall’importo anche in francobolli, ma non mai marche da bollo. Non si spedisce assegno.
1
r

N E L P R O S S IM O N U M E R O P U B B L IC H E R E M O

I L T R A T T A T O S C O M P A R S O
D R AM M A IN TRE ATTI DI

G A L A R E A R T I ! ’
R a p p re s e n ta to c o n g ra n d e s u cce sso
d a lla C o m p a g n ia " S p e tt a c o li g ia lli, ,
Questa commedia è notevole, oltre che per ie sue
doti di assoluta teatralità, di interesse e di abi­
lità scenica, anche perchè costituisce nella sto­
ria del nostro teatro il primo e meglio riuscito
tentativo di « Teatro poliziesco » fatto da due
autori italiani. Questo genere, ritenuto monopolio
degli americani e degli inglesi, è stato invece
realizzato nella sua forma migliore, con nobiltà
di intenti, dimostrando chiaramente che gli au­
tori italiani hanno tutte le possibilità. Recitata
da Romano Calò, Neila Sonora, Sandro Ruffini,
Olinto Cristina, Tino Bianchi e Laura Adani,
nelle parti principali ha ottenuto a Torino, M
lano, Roma e moltissime altre città il più grande
successo. In questo momento si stanno «giran­
do» su scenario appositamente adattato dagli
autori, due edizioni di film: italiana e francese.
Di quella Italiana è regista Mario Bonnard e con
un nucleo di artisti indipendenti, lavorano nei
teatri delia «Cines».
La stampa tutta ha avuto per questo lavoro pa.
role incondizionate di lode.

L
A nne I 'K 1 * A ta s s ie 1$B 3 - 'X I M. 16Í

C jU M m iU À jf W M , e H c - c m a t u e t u L

- d i c p a / n c i s i M k c & M > 6 , d L m

______________________L U C I O R I D E N T I

U F F IC I. V IA . 6 IA C O M O B O V E , 2 - T O R IN O - Tel S3-OSO
U N FASCICOLO L. j,so - A B B O N A M E N T O A N N U O L. so - ESTERO L fio

M IM I A Y L M E R
E’ la più sorridente fra tutte le at­
trici italiane. Certamente Mimi Ayl-
mer che è soprattutto donna, non
L ü l f i l C H I A R E L L I ignora questa preziosa sua qualità R O B E R T O MS N E R V I N I
<S^«aocla£ c&*-Aa-Iitfaclcj di gaiezza naturale, istintiva, comu­ «lei Blv&sac A sxíojpg
nicativa, ed ha completato il suo
viso, aureolándolo con il biondo pla­
tino dei capelli. C’è qualche cosa in
lei di non interamente italiano e non
compiutamente americano; un mi.
scuglio di soavità latina e di lezio­
sità da « star ». E forse non a torto
S A N T E « A V A R I N O ha composto la sua natura in questo H E N R S F A L K
^av clà perecía continuo sdoppiamento: gentile, eoa. ¿51 «E*
ve, divertente quando recita; spor.
tiva, disinvolta, indipendente quando
posa per il cinema e pratica gli
sports. Ripetere qui che ha guada­
gnato molti premi correndo In au­
tomobile, non è necessario; lo sanno
tutti. Ma dire che Mimi Aylmer è
O D E T T E P A N N E T 5 E & una ginnasta eccezionale è abbastan. CLAUDE FAR R ÉR E
¿Sdlolfc ¿ i SÙ£}&K>Sk za nuovo. Anche perchè questa pas­ fancre aseebaie
sione l’ha invasa da quando ha in­
cominciato a fare i bagni al Lido di
Camajore, vicino Viareggio. E, come
la si vede nella nostra copertina, si
produce sulla spiaggia, facendo ac.
correre una vera folla di bagnanti.
Perchè a differenza degli acrobati di
C R O N A C H E professione, Mimi Aylmer ha questo TERM OCA UTER SO
jSüKuiira - Dti^apes< vantaggio: si produce con dieci cen­ &&£&ce&Gstieí «S"[Link]-àis'iezixe
timetri di mutandine di lana, attil­
late, e quattro centimetri di fascia
che comprimono il seno.
Naturalmente gli applausi sono seni,
pre insistenti.

La nostra copertina è stata eseguita col nuovo sistenui TIPOC 4LCON q


dalla Zincografia CONFALONIERI di Torino, Via Vincenzo Monti, 11 3
F U O C H I D ’ A R T I F I C I O
C o m m e d ia in 3 a l t i d ì 1

L U I G I

C H I A R E L L I

Una delle commedie


più celebri del grande
commediografo italia-
no. Rappresentala da
molte compagnie, p ri­
ma fra tutte quella
diretta da Dario Nicco-
demi. Luigi Almirante
ha trovato nel perso­
naggio di "Scaram an­
zia,, la sua più grande
interpretazione

Q U E S T A C O M M E D IA E
L’ O T T A V A DELLA SERIE
" GRANDE REPERTORIO„
FUOCHI D’ARTIFICIO
P E R S O N A G G I lampade. Apre la porta di sinistra) Qui è la
camera da letto che dà nel giardino, tranquil­
Conle & e ra rd e eli Jersav * SeasfamaMÌa * lissima. Là, a sinistra, c’è la camera da bagno.
P rin c ip e Tommaso D ’A r d ir e r Duca OHim o Se ella vuol visitare... (Esce da sinistra. Gerar­
D ’A lf a r R edalie M ìs e r i r Cenfe G ieri**c do lo segue silenzioso e distratto).
Spase æ 11 S c o rc ia rie â e li’A Ib e rÿ e r U n Scaramanzia (che è restato, si guarda attor­
m a tfre cTkòfel r Due c a m e rie ri r M c lia - no con ammirazione) — Bellissimo!... Magni­
m a i r D a is y D ’Eilsinj? r Elle» a D ’A r ÿ ir o r fico!...
D ia n a » Crinella Segretario (rientrando seguito sempre da
Gerardo) — L ’appartamento è di suo gusto?
E’ uno dei migliori dell’albergo. Forse ella già
GERARDO DI JERSAY 10 conosceva. Lord Yorshestire lo ha lasciato
Giovane di squisita distinzione, un po’ palli, ieri. (Si interrompe ad un gesto di Gerardo) Ci
do, d’una nobile alterezza nel portamento, nel­ si troverà benissimo. (Tende la mano per pren­
la voce, nel gesto, col volto lievemente velato di dere la valigetta che ha Scaramanzia, ma questi
stanchezza. Ricorda nell’insieme della persona, rifiuta cortesemente di dargliela. A Gerardo) I l
nello sguardo, nell’atteggiamento, certi ritratti signor Conte ha già pranzato?
del principio dell’ottocento. Scaramanzia (pronto) — No.
Segretario — Desidera pranzare?
SCARAMANZIA Scaramanzia — Sì, desideriamo pranzare.
Sembra invece una beffa della natura. Nessun Segretario (che non si degna e non si de­
difetto fisico lo deturpa, eppure egli è tutto un gnerà mai di rivolgersi a Scaramanzia) ■ — Però
difetto, una stranezza, un equivoco umano. .a quest’ora il restaurant è già chiuso.
Forse non riuscì a compiersi perchè fu troppo Scaramanzia (allarmato) — Chiuso?
presto assalito dalla vita, e la razza dovette di­ Segretario — Ma può pranzare nell’appar­
mettersi per dar modo all’ uomo di difendersi. tamento.
E l ’uomo si difese con tutti gli accorgimenti, Scaramanzia — Benissimo: nell’apparia-
con tutte le rinunzie in fondo alle quali era un mento.
piccolo bene, con ripiegamenti felini per non Segretario — Le mando il maître d’hôtel.
essere facile bersaglio, traversando silenziosa­ Scaramanzia — Ecco: subito.
mente l ’ombra per cogliere misere prede, fa­ Segretario — I l signor Conte viene da?...
cendosi dimenticare per serbare più assillante Scaramanzia — New York.
il ricordo della sua necessità : sempre in agguato Segretario — Se vuol favorirmi lo scontrino
e sempre pronto a balzare, sorridendo alle sue per mandare domattina di buon’ora a ritirare
miserie e alle sue vergogne come prostitute dal­ 11 bagaglio.
le quali speri e attendi qualche larga generosità. Scaramanzia (pronto) — Domani, domani...
Eppure in fondo egli è di una bontà che potreb- Segretario — I l signor Conte desidera altro?
be giungere al sacrificio, se il sacrificio di se Gerardo (congedandolo con un gesto) — No.
stesso non gli facesse apparire vana la bontà. Scaramanzia •— Non dimenticate il maitre
Nei suoi, occhi ride beffarda l ’anima sua. La sua d’hôtel, vi prego.
età? Egli stesso non la ricorda. Segretario — La riverisco. (S’inchina a Ge­
rardo ed esce dalla porta di fondo che richiude
DAISY D’ELSING dietro di se).
Tutta la bellezza, tutte le grazie, tutte le se­ Scaramanzia (riferendosi al segretario) — An­
duzioni. Sembra che con lei entri il sole. tipaticissimo!... Ha un modo di trattare con i
clienti!... I l segretario di un grande albergo
I l salotto di un appartamento in un grande al­ come questo, dovrebbe avere un po’ più di tat­
bergo. Una porta in fondo, una a destra, e una to. Non ti sembra? (Silenzio) Hai una sigaret­
a sinistra. ta? (Gerardo risponde con un gesto negativo)
E’ sera. I l salotto è buio. S’ode lo squillare di Non ti disturbare; è meglio non fumare prima
qualche campanello elettrico nei corridoi, vi­ di pranzo.
cino, lontano. Gerardo (sedendosi su una poltrona) — Che
(La porta di fondo si apre ed entra il Segreta­ cosa fai con quella valigetta ancora in mano?
rio dell’albergo. Accende la luce. Entrano Ge­ Scaramanzia (umile, con Gerardo, e piag­
rardo, Scaramanzia, il quale porta una valigetta giatore, e sempre pronto a blandire) — Mi hai
di cuoio giallo. Gerardo è tutto chiuso in un detto: «Tienila tu». Ho compreso male?...
elegante soprabito nero. Scaramanzia, indossa Vuoi che la lasci?... La metto qui? (La depone
un corto soprabito gialliccio). su una tavola) Va bene?... o è forse meglio qui,
Segretario —• Ecco l ’appartamento, signor su questa sedia?... Hai ragione, è meglio; scu­
Conte. Questo è il salotto. (Accende le altre sa. (Mette la valigetta su una sedia) Oppure...
LUIGI CHIARELLI
Gerardo — Dove vuoi. tavola apparecchiata. Prende un’ostrica. Vi mà­
Scaramanzia —• Sì, lì mi sembra che stia be­ cina su un po’ di pepe, vi spreme qualche
ne per ora. (E intanto, a tratti, spia di sottecchi goccia di limone e la mangia) — Deliziosa! (Ge­
Gerardo, cercando di leggere nel suo silenzio. rardo rientra dalla porta di sinistra) Oh, ec­
Si ode picchiare la porta che è in fondo) Avan­ coti qui!... Comincia pure a mangiare; vengo
ti... (Entra il maître d’hôtel. Ha in mano la l i ­ subito; vado anch’io... (Fa il gesto di chi si
sta delle vivande e quella dei vini. Si avvicina a lavi le mani. Esce per la porta che è a sinistra).
Gerardo e gli porge una delle liste). (Gerardo rimane in piedi, pensieroso, presso
Scaramanzia (prendendo con fare autorevole la tavola). (Rientrando) Ebbene, che cosa aspet­
la lista) — Vediamo un po’ ... (Prende a leg­ ti?... T i avevo detto di non fare complimenti...
gere) Un po’ ... un po’ ... Io direi... ecco: (Siedono entrambi) Queste ostriche sono squisi­
Ostriche, per cominciare. (Si volge a Gerardo te (prendono a mangiare. Gerardo mungerà
per vedere se egli approvi■ ma Gerardo con­ poco e svogliato. Piuttosto berrà. Scaramanzia,
serverà la sua aria indifferente e chiusa; e al­ invece, si getterà sui cibi avidamente). Ricordo
lora Scaramanzia ripete il nome del cibo con di aver letto, tempo fa, in un giornale, che da
tono definitivo) Ostriche!... (Poi continua ad Paillard, un americano trovò una perla in
ordinare a bassa voce. I l maître d’hôtel andrà un’ostrica. (Guarda le ostriche). Eli, sono cose
man mano annotando i cibi ordinati. Prende che capitano soltanto agli americani!... (Gerar­
dalle mani del maître d’hôtel la lista dei vini) do accende una sigaretta). Ed ora che cosa fai,
In quanto ai vini, direi... Chablis, Saint-Julien, fumi?... Ma così l ’appetito ti passerà del tutto.
Champagne Piper Dry, due bottiglie, Fine Ti prego, Gerardo, getta via quella sigaretta.
Champagne 1880. (Rende la lista al maitre Gerardo — Lasciami fare.
d’hôtel). Scaramanzia —• Ah, stasera sei peggio di un
Gerardo (al maître d’hôtel) —- Serviteci tutto ragazzo!... (Si alza, cambia i piatti, le posate,
insieme. serve il consommé. Ed in seguito sarà sempre
Scaramanzia — Con solecitudine, la prego. lu i che si affretterà di cambiare le stoviglie e di
( Il maître d’hôtel s’inchina e fa per uscire) portare in tavola le vivaiule). Bevi questo con­
E... sigari, sigarette, fiammiferi... ( Il maitre sommé, t i farà bene, ti disporrà a mangia­
d’hôtel esce). re; su...
Gerardo — Vedo che hai un grande appetito! Gerardo —- Mangia e taci.
Scaramanzia — E tu, no? Scaramanzia — Ma si può sapere che cos’hai?
Gerardo •— No. (Si alza e prende a passeg­ Gerardo — Nulla.
giare). Scaramanzia (dopo un silenzio) — Dimmi un
Scaramanzia (fa un gesto di stupore) — Mah! po’ : debbo prendere una camera qui, in questo
Ecco, bravo, passeggia, i l moto... Io, invece, albergo?... A ll’ultimo piano, s’intende, che
non ne ho bisogno. (Si siede su una poltrona. guardi sulla corte...
Dono un lungo silenzio) Dunque non vuoi dirmi Gerardo -— No.
nulla del destino che ci attende?... Mistero?... Scaramanzia — O preferisci che vada in cer­
(Gerardo si ferma un momento davanti a lui. Lo ca di un amico?... Dormirò in casa sua.
guarda. Poi torna a sedere) Pazienza!... D’al­ Gerardo —. Ecco.
tronde, lo sai, ho cieca fiducia in te. M i hai Scaramanzia —- Se lo troverò... Se no, per
soggiogato. E sono venuto con te così come i questa notte, farò... il viveur!...
soldati della Reptibblica seguivano il giovane Gerardo — I l viveur!... E domani notte, e
Bonaparte. (S’ode picchiare la porta che1è in poi?...
fondo) Avanti!... (Entrano il maitre d’hôtel Scaramanzia — E poi?... Ma io starò con te.
e due camerieri che portano il pranzo su une Gerardo — A h i...
tavola già apparecchiata). Oh, benissimo!... Po­ Scaramanzia — Sei stanco della mia compa­
tete andare. Ah, non dimenticate i sigari e le gnia?... Eh, capisco, a che t i serve? Tu, nobile,
sigarette. ( Il maître d’hôtel e i camerieri s’in ­ elegante, giovine, bello, con l ’avvenire che ti
chinano ed escono per la porta che è in fondo). si offre come una bella donna innamorata; io...
Ed ora a noi!... (A Gerardo) Su, coraggio. (Ge­ io... una specie d’ombra difforme che ti se­
rardo si alza, si toglie il soprabito. E ’ in frak. gue... Eppure...
Poi prende un nécessaire dalla valigetta e si av­ Gerardo — Invece sarà necessario che tu pen­
via verso sinistra) Dove vai? sa, che tu provveda a te stesso. Da un momento
Gerardo (con voce docile) — A lavarmi le all’altro posso... essere chissà dove...
mani. (Prende il soprabito ed esce per la porta Scaramanzia — Ah!... (Lo osserva di sot­
che è a sinistra). tecchi). E allora...
Scaramanzia (si guarda le mani. Poi si toglie Gerardo — E allora... cercherai di metterti
i l soprabito. I l suo abbigliamento è composto a posto, non è vero?
degli indumenti più disparati. Si avvicina alla Scaramanzia — Squisita questa trota: era un
FUOCHI D’ARTIFICIO

pezzo che non ne mangiavo di così buone: e versa un bicchiere di Champagne, ne beve un
questo Chablis!... T i fa venir voglia di brin­ sorso).
dare alla vita!... Scaramanzia —■ Affoghi i dispiaceri nel vi­
Gerardo (ironico) — Brindiamo pure alla no? (Egli parla ad arte di cose frivole per po­
vita!... (Levano i bicchieri). ter meglio osservare Gerardo).
Scaramanzia -—■Bravo!... Così va bene!... E Gerardo — La noia!...
mangia!... Domani a che ora ci si vede? Scaramanzia — La noia è un privilegio delle
Gerardo —• Vieni quando vuoi. anime grandi.
Scaramanzia — Va bene; passerò prima, ver­ Gerardo —- Certe volte le anime grandi han­
so le nove, dal notaio per ritirare la procura no un piccolo destino!...
che mi hai rilasciata. Scaramanzia — Già!... (Continua a man­
Gerardo — Che cosa vuoi farne di quella giare).
procura, ancora non l ’ho capilo. Gerardo — Ci credi tu al destino?
Scaramanzia — Lascia fare a me. E dopo es­ Scaramanzia — Bisognerebbe, innanzi tutto,
sere stato dal notaio, verrò da te. Ma ti ci r i­ ch’io sapessi che cosa è i l destino.
troverò ?... Gerardo — E’ la logica della vita. Un uomo,
Gerardo (sorridendo) — Senza dubbio. voglia o non voglia, è condotto ad una conclu­
Scaramanzia — Perchè sorridi? sione che è già determinata nell’atto stesso del­
Gerardo — Perchè i tuoi sospetti mi diver­ la sua nascita, e che comincia a rivelarsi fin
tono. dalle sue prime vicende.
Scaramanzia — Sospetti? No. Ti conosco Scaramanzia — Sia determinata o no, la vita
troppo. Ma vorrei che tu fossi più franco con m’interessa per quello che è. Tutto il resto non
me questa sera. è che ingombro cerebrale. Ed è il destino che ti
Gerardo — Sei sicuro di conoscermi? fa passeggiare, ora, in su e in giù per la stanza?
Scaramanzia — Perfettamente. Gerardo — Può darsi.
Gerardo — In così poco tempo? Scaramanzia — Ah!... (Beve un bicchiere di
Scaramanzia •—• Sei mesi. Dal giorno del no­ Champagne. Poi si alza, accende un grosso si­
stro primo incontro. Ricordi? Tu uscivi da un garo, ne trae con orgogliosa beatitudine qualche
cambiavalute dove eri stato a cambiar del de­ boccata indi si avvicina a Gerardo). Ora, se
naro; io ero là davanti alla vetrina, che guar­ permetti, vorrei essere io il tuo destino. Ti
davo a denti stretti quelle schiere di sterline, prego, mettiti a sedere.
di marenghi... Gerardo (lo guarda, sorride e si mette a se­
Gerardo — E in sei mesi?... dere) —>E poi?
Scaramanzia — A me basterebbero anche sei Scaramanzia — E poi... parliamo un po’ se­
giorni. E poi tu non sei un’anima ermetica. riamente. (Siede, si raccoglie in una breve me­
Gerardo —- Sei molto acuto!... ditazione).
Scaramanzia —. Abbiamo vissuto insieme lag­ (S’ode squillare nella camera da letto il te­
giù, insieme abbiamo attraversato l ’Oceano per lefono).
tornare in patria; sono andato entrando ogni Gerardo — I l telefono? ( Il campanello torna
giorno più nella tua vita. Se ti conosco, non è a chiamare).
un gran merito. Scaramanzia — Vuoi che vada a rispondere
Gerardo — Eh, ma certe volte gli uomini so­ io?... (Si alza, si avvia, ed esce per la porta di
no capaci delle sorprese più strane!... sinistra che si richiude alle spalle. Dopo un
Scaramanzia — C’è un singolare tono di sfida po’ rientra) Era il portiere.
stasera nelle tue parole!... Gerardo — A li!... Che cosa voleva?
Gerardo (lo guarda, poi getta il tovagliolo Scaramanzia — Ci sono degli amici che vo­
sulla tavola; si alza, va vicino a Scaramanzia, gliono venire a salutarti.
gli appoggia affettuosamente una mano sulla Gerardo — Amici di chi?
spalla). No; nessuna sfida, amico mio... Così... Scaramanzia — Tuoi. Miei?
Ho bevuto forse un bicchiere di più... (Prende Gerardo — E tu?
a passeggiare). Scaramanzia — Gli ho risposto che li faces­
Scaramanzia — Non finisci di pranzare? se salire.
Gerardo — Ne ho abbastanza. Gerardo — Eh? Ah, be’ !... Sei proprio un
Scaramanzia — Fa come vuoi. Io, scusa, con­ imbecille!...
tinuo... (Ma mentre mangia, getta delle occhia­ Scaramanzia — Ho fatto male?
te furtive a Gerardo. Dopo un lungo silenzio) Gerardo — Male? Malissimo!... Ma che
Perchè non ti siedi? cosa ti è saltato in mente!... T i sembra che ab­
Gerardo — Ho voglia di passeggiare. bia proprio voglia di ricevere in questo mo­
Scaramanzia — Sei nervoso? mento degli amici?... E poi quali amici?... Chi
Gerardo — No. (Si avvicina alla tavola. Si sono?...
lu ig i c h ia re lli

Scaramanzia — Non lo so. Diana — Avete giocato molto?


Gerardo — Benissimo!... Ma ci voleva tanto Gerardo — Giocato?... Mai più visto le carie.
a capire die non lio voglia di vedere nessuno? Diana — Possibile?!... E come avete fatto?
E dici di essere intelligente?... Sei Eultimo dei Gerardo ■ —- Eh, la vita!...
cretini !... Diana — Un uomo serio?... Che scandalo!...
Scaramanzia — T i domando scusa. G isella — E noi che, salendo in ascensore,
Gerardo — Ma che scusa! Già io mi doman­ si pensava di organizzare qui una partita di
do perchè mi sono condannato ad averti sempre a poker » !...
alle mie costole. E poi vorrei sapere come t i sei Gerardo —■Mi dispiace, ma...
presa la libertà di rispondere senza prima chie­ Rodolfo —• Sai che ti trovo molto bene?...
dere a me. Un po’ pallido... forse lo strapazzo del viaggio !
Scaramanzia — Ti domando scusa. Gerardo — Forse.
GuRARdo Ma va al diavolo, idiota che non Giorgio — Hai fatto una buona traversata?
sei altro! Lasciami in pace, vattene; ne ho ab­ Gerardo —■ Ottima.
bastanza di te, di tutti! Rodolfo — Ma, dunque, come hai impiegato
Scaramanzia — Ti domando scusa!... tutto questo tempo?...
Gerardo —• E adesso? Adesso dovrò riceve­ Gerardo — Mah!... Ho lavorato.
te... chi?... E fare l ’uomo allegro, parlare, r i­ Rodolfo — E... sei soddisfatto?
spondere alle domande... T i prenderei a Gerardo ■ —- Abbastanza... abbastanza!
schiaffi !
G isella — Lavorato?... Oh, povero Gerar­
Scaramanzia — Se questo può servire a cal­ do, non vi riconosco più!... (A Rodolfo). E
marti... pensare, Rodolfo, che sono stata pazzamente
Gerardo — A pedate, a pugni!... innamorata di lui!
Scaramanzia —- Purché tu mi perdoni!... Rodolfo — E proprio a me lo racconti?
Gerardo -— E non fare lo spiritoso, perdio! G isella —• Ma in silenzio; non gliel’ho mai
Scaramanzia — Vuoi che telefoni al portiere detto.
che sei già in letto, che non li faccia salire? Rodolfo — Ecco, brava, continua a non d ir­
(S ode picchiare alla porta ch’è in fondo). glielo !
Gerardo — Ecco, senti?... (Si torna a pic­ Gerardo (a Rodolfo) — Oh, puoi stare tran­
chiare). quillo !
Scaramanzia — Va di là; dirò che dormi. G isella — Siete un bel maleducato!... (A
Diana (aprendo la porta) — Permesso?... Rodolfo) Puoi stare tranquillo davvero; ormai
Perchè non rispondete? è passato!... (A Gerardo) V i lascio al vostro la­
Gerardo (ritrovando la sua signorile corte­ voro! (E sorride per mostrare che non è in
sia) — Avanti, avanti! Non avevo udito. Che collera).
bella sorpresa! Gerardo — I l mio lavoro ve ne sarà grato.
Diana (entrando) — Buona sera, Gerardo. (A Diana) E la vostra vedovanza come va?
Gerardo — Buona sera, Diana. Diana — Sempre vedova!... Mio fratello dice
(Con Diana entrano Gisella, Rodolfo e Gior­ che sono veramente una donna di carattere.
gio, come una folata di gaiezza. Son tutti in Giorgio — Era nata per essere vedova.
abito da sera). Diana — Questa fu anche Popinione di mio
G isella —• Ben tornato! marito, poveretto!...
Gerardo — Grazie!... Che piacere rivedervi! G isella (a voce bassa a Gerardo, additando
Rodolfo — Come stai?... Stai bene? Scaramanzia che, ritiratosi discretamente in un
Gerardo — Sto benissimo, grazie; e voi? angolo, consuma il suo sigaro senza però per­
Giorgio —. Caro Gerardo!... dere una sola parola della conversazione). Chi è
Rodolfo — Lo vedi : siamo dei monumenti quel coso lì?
di buon umore. Ma tu, tu?... Gerardo ■ —> E ’ Scaramanzia.
G isella — Da dove venite? Rodolfo — Scaramanzia? Che razza di no­
Gerardo — Da New York. Vi prego, acco­ me è?
modatevi. Ma come avete fatto a sapere... Gerardo — .Si chiama così!...
Diana —■ Io ero giù, quando siete arrivato; Rodolfo — E chi è?... Che cosa fa qui?
vi ho visto. Gerardo — E’ una specie di commesso... di
Giorgio — Nulla sfugge alle donne, mio caro. uomo di fiducia... L ’iho conosciuto a New York.
Rodolfo (a Gerardo) — Racconta, dunque, Diana ■ — Americano?
racconta. Gerardo — Italianissimo. (A Gisella) E il
Gerardo — Che cosa vuoi che ti racconti? vostro divorzio?
Giorgio — A New York, dunque? Quanto G isella — Mah, stiamo ancora aspettando...
tempo? Gerardo — Avete notizie di vostro marito?
Gerardo — Fino a... quindici giorni fa. G isella — Credo che sia in Australia.
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FUOCHI D’ARTIFICIO

Gerardo — Un po’ lontano!... Gerardo — Tanto meglio.


Rodolfo — Meglio, meglio che stia lontano! Giorgio — Ma tu, esattamente, di che cosa
G isella — Non so se avete saputo che della ti sei occupato laggiù?
mia dote ho nemmeno più un soldo. Gerardo — Ma... di parecchie cose... di pa­
Gerardo —• Davvero?... recchie cose... Avremo tempo di parlarne!...
Rodolfo — Che mascalzone!... Rodolfo — L ’importante è che tu sia soddi­
Giorgio -— Ma... m i accorgo adesso che sei sfatto; che i risultati siano stati buoni.
in frak. Devi uscire? Gerardo ■ — Appunto.
Gerardo — Veramente dovevo andare a tea­ Rodolfo — Mi fa molto piacere, molto pia­
tro per incontrarmi con una persona... cere, perchè...
G isella —- A teatro a quest’ora?... Non ar­ Gerardo — Perchè?
rivate nemmeno in tempo a veder uscire la Rodolfo —■Ma... perchè... io sono stato sem­
gente. pre un tuo amico.
Gerardo — Infatti... Scaramanzia (rientrando, a Gerardo) — Avrei
Diana — E... la persona? bisogno, signor Conte, di farle una comunica­
Gerardo — Mi ha telefonato... zione... Se codesti signori permettono...
Diana — Era impegnata? G isella (a Gerardo) — Fate pure, senza com­
Gerardo — Pel momento, sì. plimenti.
Diana —> Ah, queste donne!... Gerardo (va a ll’angolo opposto a quello do­
Gerardo — Donne?... Chi ci pensa alle don­ ve sono gli amici) — Ebbene?
ne in questo momento?... Era un uomo. Scaramanzia (a voce bassa) — Ho detto al
Diana —■Con la barba? portinaio di telefonarti fra poco: ecco, potrai
Gerardo — Con la barba. Un appuntamento fingere che qualcuno domanda di vederti.
d’affari. (Quindi trae di tasca una carta, e la mostra a
Diana —- A teatro?... Gerardo come se si trattasse di affari).
Gerardo — Avevo bisogno di vederlo appena Giorgio (abbastanza piano perchè Gerardo
arrivato. non oda) — Tutto sommato non ci ha detto nul­
Diana — E vorrete farmi credere che non c’è la di preciso.
una donna nella vostra vita? Rodolfo — Ha lavorato, dice; mah!...
Gerardo — Non c’è. G isella — Però se è venuto ad abitare qui.
Diana •—■Gerardo! vuol dire che denari ne ha...
Giorgio — Ma sai, Diana che sei indiscreta? Rodolfo — Staremo a vedere!...
Diana —■ Vuol darmi ad intendere... Mi ha Giorgio — Intanto dovrebbe cominciare col
preso per una sciocca? pagare al Duca d’Alfa le cinquantamila lire che
Gerardo — V i giuro che è la verità. perdette quella notte a baccarat!
Diana — La verità?... Oh, povero Gerardo, Diana — E quell’affare di quel cavallo ven­
in che stato vi ha ridotto PAmerica! duto due volte!...
Giorgio — Sei noiosa, Diana; lascialo in Giorgio —- Mah!... Speriamo che possa ria­
pace. bilitarsi!...
Gerardo — Posso offrire qualche cosa da bere Diana — Io penso che sia diventato laggiù
a queste belle signore? l ’amante di una vecchia americana. E’ un bel
Diana — Che cosa? ragazzo, elegante.
Gerardo — Quello che desiderate. Giorgio -— Se questo lu i lo chiama lavorare!
Diana — Datemi un bicchierino di quel co­ Gerardo (tornando verso gli amici) — Vi do­
gnac. mando scusa.
Gerardo (a Gisella) — E voi? G isella — Ma vi pare!... Non è il caso di fa­
G isella — Nulla, grazie. re complimenti.
Gerardo (interroga con un gesto i due amici Giorgio — Si sa: quando si hanno degli af­
che rifiutano. Andando verso la tavola per ver­ fari!...
sare il cognac, ne approfitta per sussurrare a Gerardo — Appunto!... (Si ode squillare il
Scaramanzia) Liberami da questa gente. (Versa campanello del telefono).
il cognac e lo offre a Diana, poi, volgendosi a Rodolfo (a Gerardo) — Il telefono.
Giorgio) E tu, cosa fai di bello? (Scaramanzia Gerardo — Oh, santo Iddio!... Permettete?...
esce). (Esce per la porta di sinistra).
Giorgio — Mi occupo dei miei stabilimenti. Giorgio (a Scaramanzia) — Lei sarebbe... il
Gerardo — Vanno bene? signor Scaramanzia?
Giorgio — Benissimo. Scaramanzia (con falsa umiltà) — Sarei...
Gerardo (a Rodolfo) — E tu?... La tua sono!... Appunto, per servirla.
banca? Giorgio — Ed ha conosciuto Gerardo in Ame­
Rodolfo — Mah!... Si va avanti, senza scosse. rica?
LUIGI CHIARELLI
Scaramanzia •— I l signor conte? Sì, a New Gerardo (rientrando dalla porta di sinistra)
York. — Vi domando ancora scusa.
Giorgio — E... ha lavorato molto laggiù?... Diana — Ebbene, chi era : l ’uomo con la
Scaramanzia —- Se ha lavorato!... Dalle sei barba?
del mattino alle dieci di sera, tutti i giorni!... Gerardo — Appunto: avete indovinato. Mi ha
Rodolfo (stupito) — Eh?... annunciato che verrà tra poco qui.
Scaramanzia — Un uomo d’un’intelligenza, Diana — Eppure questa barba non mi per­
d’una probità, d’una energia senza uguali!... A suade. Allora niente « poker »?
stargli vicino c’è da consumarsi la salute in po­ Gerardo — Niente « poker ».
co tempo!... Che uomo!... Giorgio — No, no. Tanto più che domattina
Giorgio —■Davvero?!... mi devo alzare presto.
Rodolfo — Lui, laggiù, si occupava soprat­ Rodolfo — Anch’io: ho molto da fare in
tutto di... di... banca.
Scaramanzia — Di un po’ di tutto: Borsa, Diana — Questi uomini, quando hanno detto:
acciai, pelli, ferrovie, petrolio... ho da fare... credono di fermare il sole come
Rodolfo — Già, già!... E così in poco tempo, Mosè!...
ha potuto guadagnare... Giorgio — Giosuè, prego.
Scaramanzia — Non so... qualche milione. Diana — E come ho detto? Non ho detto
Giorgio (sbalordito) — Eli?... qualche m i­ Giosuè? Sei sordo?
lione ? Rodolfo — Sì, ha ragione, ha detto Giosuè!
Diana — Quanti?... quattro, cinque?... Vogliamo andare? (A Gerardo) Caro Gerardo,
Scaramanzia — Sì, credo... Io, poi, sa... sono proprio molto, molto contento di averti
G isella — Ma bravo, Gerardo!... Sono con­ riveduto, e delle buone notizie che ci hai dato.
tenta !... A proposito: dove fai colazione domani?...
Scaramanzia — Ma, come dico, non è che al Gerardo — Non so.
principio. E’ un uomo destinato a grandi cose! Rodolfo — Vuoi fare colazione con noi?
E niente speculazioni arrischiate: affari solidi, Giorgio — E domani sera pranzi con noi.
siculi, positivi, lim pidi. Gerardo — V i ringrazio, ma adesso non posso
Giorgio — M i compiaccio di quanto lei mi prendere nessun impegno. Se mi sarà possibile,
dice. Veramente, però, qualche cosa sapevo già. molto volentieri.
Scaramanzia —- Ah, lei sapeva già?! Ne ero Diana — Ma voi dimenticate che è un uomo
sicuro!... Eh, si capisce, le notizie di questo d’affari, che non è più un gaudente.
genere hanno le ali! Rodolfo — Insomma, noi facciamo colazio­
Giorgio — M i hanno scritto di laggiù che una ne giù, al restaurant dell’hôtel. Se vieni ci fai
signora americana, di una certa età, si era inna­ un regalo. A rivederci, caro.
morata di lui. Gerardo A rivederci, e grazie della visita.
Scaramanzia •— Oh, le hanno scritto? in che (Apre la porta che è in fondo).
lingua? in inglese? Giorgio (piano a Rodolfo, uscendo) — Hai
Giorgio (che non capisce lo scopo della do­ sentito? Cinque m ilioni!...
manda) —-Sì, in inglese. (Rodolfo, Giorgio, Gisella, Dia?ia, sono sulla
Scaramanzia — Ecco!... E siccome, mi per­ porta e fanno gli ultim i saluti a Gerardo).
doni sa, lei lo sa poco l ’inglese... Giorgio (tornando verso Gerardo) — Ecco che
Giorgio — Lo so benissimo!... viene il principe d’Argiero: te lo ricordi?
Scaramanzia — Allora lo sa poco la persona Gerardo — Altro che!...
che le ha scritto. Stia certo che l ’equivoco di­ Giorgio — E ’ qui, perchè è innamorato paz­
pende da una cattiva lingua : dico meglio ; da zamente della celebre Daisy d’Elsing, la co­
una cattiva conoscenza della lingua!... Nessuna nosci?
vecchia, e nemmeno giovane. E si che se avesse Gerardo — Daisy d’Elsing? Ah, sì, l ’ho co­
voluto!... Ce n’eran di giovani, belle, ricche... nosciuta ad' Ostenda...
E i l signor Conte è uomo da far girare la testa Giorgio — Donna di grande classe !... La se­
a più di una donna. Ma quando si lavorano se­ gue da per tutto. Siccome ella ora abita qui, è
dici ore al giorno, che si è tra le ferrovie, gli ac­ venuto a starci anche lui.
ciai, la Borsa, le pelli... Oh, sì, resta proprio il Gerardo — E... sua figlia?
tempo di pensare alle donne! Giorgio — Elena? E’ qui con lui.
Giorgio — Sarò stato male informato. Gerardo (con voce commossa) — Ah!...
Scaramanzia — Senza dubbio. Giorgio — Sarà felice del tuo ritorno. Parlava
Giorgio — Ad ogni modo è inutile riferire spesso di te!...
questo discorso a Gerardo. Rodolfo (a Giorgio) — Be’ , andiamo?...
Scaramanzia — Ah, certo! D’altronde sareb­ Giorgio — Vengo!... (A Gerardo) vedi, il
be lu i i l primo a riderne. vecchio principe viene a fare la ronda. Daisy
-i-riiTwi--r"'*," ‘j r tir -ìmci-it' ri ‘ •Mr*ii* *“■*■***-*■*• iW M tl i
FUOCHI D’ARTIFICIO
abita l ’appartamento vicino al tuo. Che donna! Scaramanzia — Di che?
La chiamano « I l precipizio dei m ilioni ». Gerardo —- M ali!... (Tenendogli sempre af­
Gerardo — Credo di averla incontrata qui fettuosamente la mano, lo accompagna verso la
nel corridoio, arrivando. porta di fondo).
Giorgio (al principe Tommaso che appare nel Scaramanzia — No, non ti disturbare, ti pre­
corridoio) — Buona sera, principe. go. E non restare qui a fumare, a bere, a fan­
Tommaso — Oh, buona sera. tasticare. Hai bisogno di qualche cosa? No?
Giorgio — Non vedete chi c’è qui? (Uscendo) Buona notte, buon riposo.
Tommaso — Chi? Gerardo — Grazie, addio. (Richiude la ¡tor­
Giorgio — Gerardo: il conte di Jersay. ta e resta lungamente con la mctno' sulla mani­
Gerardo — Buona sera, principe. glia, sfinito. Poi chiude la porta a chiave. Quin­
Tommaso (molto freddamente) — Buona sera. di torna, beve un mezzo bicchiere di champa­
Non vi si vedeva da molto tempo. gne, resta fermo, con gli occhi fissi a terra, co­
Giorgio — E’ tornato oggi da New York. me intento ad una grave e dolorosa meditazio­
Tommaso — A li!... Piacere: buona sera. ne. Sembra quindi che prenda una risoluzione
Gerardo — Buona sera. improvvisa; i suoi gesti diventano concitati.
Diana — Addio principone. Dalla camera attigua, a destra, s’ode venire Par-
Tommaso — Non gridate così, vi prego: buo­ dente melodia di un valzer di Chopin, suonato
na sera. (Scompare). al pianoforte (Valzer Op. 64 N. 1). Ha un mo­
Giorgio —• Non badare alla sua freddezza : è vimento di sorpresa, sorride amaramente, e re­
un povero rammollito. Ciao, a domani. sta qualche momento in ascolto. Prende dal
Gerardo — A domani. (Schiude la porta. Re­ portafogli due foglietti di carta, li mette su un
sta un po’ con gli occhi chiusi. Poi avanza fino piattino e vi appicca il fuoco, sorvegliando che
ad una poltrona e vi si lascia cadere, stanco). brucino interamente, quindi scrive una lettera,
Finalmente!... Se ne sono andati!... (Lungo si­ la chiude e la mette bene in vista. I l pianofor­
lenzio). te si tace. Apre la valigetta e ne trae un oggetto
Scaramanzia — Invece io sono contento che (una rivoltella). Beve ancora un bicchiere di
siano venuti. champagne; si guarda in uno specchio, si acco­
Gerardo — Ah sì? E perchè, se è lecito? moda il nodo della cravatta, si ravvia con una
Scaramanzia — Perchè... perché... esatta­ mano i capelli, resta un poco a considerare la
mente ora non ti saprei dire. Ma ho qualche sua immagine con amara compiacenza. Poscia,
cosa qui... (Si batte la fronte). dopo aver volto un lungo sguardo di commiato
Gerardo — Bravo tieniela. (Un altro silen­ intorno, spegna i lumi, lasciando accesa soltan­
zio). to una lampada. Nella camera attigua una voce
Scaramanzia — Intanto bisogna che ti dica... di donna prende a cantare. Una voce chiara,
Gerardo — Nulla; basta con i discorsi. Ne ho gioconda. Gerardo ha un vivo moto di contra­
sentiti troppi nella vita. Stasera almeno, voglio rietà. Sembra che quella ridente e limpida vo­
esser lasciato tranquillo. ce venga a distoglierlo dal suo proposito. La
Scaramanzia — Va bene, va bene! Non an­ voce si spegno a metà d’ una strofa. Segue un
dare in collera per questo! Sei nervoso: hai b i­ silenzio. Gerardo apre la valigetta per trarne
sogno di riposare. Anzi, guarda, me ne vado. un oggetto. Una mano picchia leggermente alla
Gerardo —• Ecco. porta di destra. Gerardo, sorpreso, lascia l ’og­
Scaramanzia — Ci rivedremo domattina, do­ getto e resta in ascolto. La mano torna a pie-
po che sarò stato dal notaio. chiare un poco più imperiosa. Gerardo fa qual­
Gerardo — Sì. che passo verso la porta, poi domanda a voce
Scaramanzia — Promettimi però di non par­ bassa) Chi è?
lare a nessuno di te, dei tuoi affari, prima di Daisy (anch’ella a voce bassa) — Aprite.
avermi riveduto. D’altronde io domattina verrò Gerardo — Chi siete?
qui abbastanza presto. Me lo prometti? Daisy — Ve lo dirò quando avrete aperto.
Gerardo — Oh, puoi stare tranquillo! Gerardo — Che cosa volete?
Scaramanzia — Non è un capriccio, vedrai. Daisy — Non ve lo posso mica dire attraver­
Ed ora va’ a Ietto, e dormi. A rivederci, buona so una porta.
notte. Gerardo —<Veramente, adesso...
Gerardo — Buona notte. (Si alza e va verso Daisy — Avete paura che sia un ladro? Dio,
Scaramanzia. Una vaga commozione appare sul come siete noioso!... Ah, ma forse posso apri­
suo volto) Dove vai? Che farai? re di qui. E ’ chiuso dalla vostra parte? Ecco,
Scaramanzia — Non ci pensare: in qualche sì!... (La porta si apre. Ella avanza il capo) E’
modo farò. permesso?... (Entra. A l suo apparire si ha la
Gerardo — Addio, caro, e grazie. (Gli strin­ stessa impressione di quando, al mattino, a-
ge a lungo la mano). prendo le finestre, il chiaro del sole di maggio
LUIGI CHIARELLI
invade la stanza. Ella è in abito da sera molto Gerardo — Non ho detto questo.
scollato. Tutte le seduzioni e tutte le provoca­ Daisy —- Preferite che resti?
zióni sono in lei, ma velate dai una grazia un\ Gerardo — Non... ho parlato...
po’ sentimentale) Finalmente!... (Avanza di Daisy —~ Ah, ma sapete che siete un uomo...
qualche passo, si guarda attorno, sorride. Poi un uomo... inverosimile? Ecco! Ma dove avete
si ferma davanti a Gerardo) Ebbene?... perchè imparato a vivere?... Che modo di fare è que­
non mi salutate?... ( Gerardo s’inchina) Non sto?... Ma non vedete che col vostro contegno
mi riconoscete? mi mettete in imbarazzo? (Si siede. Balzando
Gerardo — Certo. A che debbo l ’onore... in piedi e con tono scherzoso) Ho indovinato :
Daisy — Bravo! Vedo che siete esperio nelle c’è una donna di là!...
più squisite formule mondane. « A che cosa Gerardo (evasivo) — Mah!...
debbo l ’onore... ». « La prego, si accomodi»... Daisy (ferita, lo guarda senza parlare. Poi
Questo non me lo dite? Perchè non volevate con tono lievemente ironico) — Ah!?... (Dopo
aprire? Avevate paura che venissi per assassi­ un silenzio) Già, lo dovevo immaginare!... Ge­
narvi?... Siete tanto attaccato alla vita?... (R i­ rardo di Jersay senza una donna, possibile?...
de) Che cosa facevate qui, in questa dolce pe­ I l bellissimo, l ’affascinante Gerardo!... E’ bel­
nombra, tutto solo?... Sognavate?... Badate, la? E’ una signora?... La figlia di un re orien­
fa male alla salute quando si è giovani!... Scu­ tale fuggita per voi?... Oppure semplicemen­
sate, quante lingue sapete?... te una... donna?... Eh?... E’ molto bella?...
Gerardo (dopo averla guardata, stupito) — Elegante?... E... l ’amate?... Mah!... E allora...
Perchè ? (accenna ad andarsene) Soltanto... perchè non
Daisy — Le parlate tutte così, tacendo?... me lo avete detto subito?... Perchè avete atteso
Adoperatene almeno una!... Sapete che ho che fossi io a sospettarlo?... Che cosa dirà nel
spesso pensato a voi? sentire una donna qui?... (Insospettita) Ma...
Gerardo —• Ne sono lusingato. se finora avete avuto gente!... Ho paura che vi
Daisy — Non si direbbe. Mi offrite una si­ burliate di me! (Va rapidamente alla porta di
garetta? sinistra e fa l ’atto di aprirla. Vedendo che Ge­
Gerardo (porgendole la scatola delle sigaret­ rardo non fa che un debole gesto per trattener­
te) — Ecco. (Le porge anche un fiammifero ac­ la, rompe in una risata) Che sciocca! Ci avevo
ceso). creduto!... Ma perchè?... Ci tenete tanto che
Daisy — Grazie. Permettete? (Accende an­ me ne vada subito?... (Offesa) A li!... Buona
che le altre lampade) I l vostro appartamento è notte !...
più grazioso del mio. Si sta bene qui. Gerardo — V i domando scusa. Avete perfet­
Gerardo — Ah sì?... Vi sembra? tamente ragione : non è questo il modo di rice­
Daisy — Oh, non vi spaventate. Non ho la vere una bella signora che viene a far visita in
intenzione di restarci per tutta la vita. Ma si condizioni quasi romanzesche. Sono veramente
può sapere perchè siete così... diciamo: strano? confuso, mortificato. Ma, vedete, questa sera...
Gerardo — Sono... sorpreso... Daisy — Questa sera?...
Daisy — Della mia apparizione?... Eh, già... Gerardo — Sono di pessimo umore; ho avu­
Come nelle fiabe!... to delle cattive notizie. E poi sono stanco...
Gerardo — Appunto. Non so, insomma; un cumulo di circostanze. V i
Daisy — «La bella principessa»... oppure: prego di scusarmi.
« L ’incantevole fata... entrò nella caverna del­ Daisy — E non siete contento che in una se-
l ’orco... ». rataccia così nera, sia venuto qualcuno, ina­
Gerardo —• Siete cosi bella che potete anche spettato, a portarvi un sorriso, a dissipare i vo­
dire così. stri pensieri fastidiosi?
Daisy — Zitto, zitto!... Questo me lo dico­ Gerardo — Sì, vi sono molto grato, infatti.
no gli specchi m ille volte al giorno. E me lo Daisy — Si vede!...
diceste anche voi una sera ad Ostenda, sulla Gerardo — Ma forse, in certi momenti, il m i­
spiaggia, al chiaro di luna. Ve ne ricordate? glior rimedio è la solitudine.
Gerardo — Vedete che non ho cambiato opi­ Daisy — Siete di una cortesia che fa rabbri­
nione. vidire !
Daisy —* V i ringrazio. Gerardo —■ Vedete?... Non riesco nemmeno
Gerardo (sempre con grande freddezza) — a spiegarmi!...
E... allora? Daisy — Oli, vi spiegate benissimo. Mi o ffri­
Daisy — Allora... volete sapere, insomma, il te un bicchiere di champagne?... (Gerardo
perchè di questa visita... Sì, sì, mi spiego benis­ riempie un bicchiere di champagne, e glielo of­
simo. Tanto più che voi pensate: quando mi fre) Sì, vi dico la verità, mi aspettavo un’acco­
avrà detto perchè è venuta, che cosa vuole, se glienza proprio diversa. Pazienza! E’ una cat­
ne andrà, questa seccatrice. Non è vero? tiva serata! Dovevo andare a teatro; ma tre
FUOCHI D’ARTIFICIO

imbecilli, con le loro chiacchiere, mi hanno Daisy — Come volete!... (Dopo qualche mo­
trattenuta giù fino... fino a che s’è fatto tardi. mento il suo sguardo cade sulla rivoltella. Dopo
Allora sono salita; e appunto, passando qui pel un silenzio, con voce lentamente mutata) Che
corridoio, vi ho veduto giungere. Voi non mi cosa fa lì, quella rivoltella?
avete nemmeno guardata. Ma non fa niente. Gerardo ( con grande naturalezza) — Niente!
Sono restata un po’ nei mio appartamento e Daisy — Dunque non volete dire che cosa
poi sono tornata giù nel salone; ma non c’era avete ?
quasi più nessuno. E allora, dopo aver ascolta­ Gerardo — Siete curiosa!...
to il principe d’Argiro che mi ha spiegato la Daisy — La mia, in questo momento, non è
questione d’Oriente, son tornata su. Mi annoia­ curiosità frivola. Di che cosa si tratta?
vo, mi annoiavo!... Ho cominciato a leggere un Gerardo — Nulla, nulla!...
romanzo ma la noia .aumentava; ho provato a Daisy (dopo un silenzio) — E allora, a rive­
suonare, a cantare... Allora ho avuto un’idea: derci. (Gli dà la mano) E scusatemi se vi ho...
di venire qui da voi a chiacchierare un po’ , a (Ora ella vede la lettera scritta poco prima da
fumare una sigaretta, aspettando l ’ora di anda­ Gerardo e resta con gli occhi fissi a guardarla).
re a dormire. Ed ecco tutto spiegato. Oh, è Gerardo -— Che cosa guardate? (Ella non ri-
inutile correre con la fantasia, intendiamoci sporule. I l suo sguardo va dalle lettere alla ri-
bene: nulla di più di quanto vi ho detto. E in ­ coltella) A... rivederci, dunque.
vece... pazienza!... Ed ora voi pensate: visto, Daisy (senza lasciargli la mano, con un tono
mia cara signora, che vi siete illusa, non vi re­ che vuol essere fermo e calmo) — Che cosa è
sta per ritira rvi nel vostro appartamento. Non quella lettera?
è vero? Va bene; me ne andrò! Gerardo — Una...
Gerardo — Sono proprio molto spiacente... Daisy (lo guarda bene in faccia, poi torna a
E’ la prima volta, vi giuro, che mi accade di guardare la lettera) — Che cosa significa?...
esser così poco... socievole. E... sarà anche Gerardo (un po’ turbato) — Mah!... una let­
l ’ultim a!... tera scritta per...
Daisy —• Ve lo giuio!... Daisy •— Per?... (Leggendo) « Al signor
Gerardo (con un sorriso amaro) — Grazie!... Commissario di Pubblica Sicurezza...».
Daisy — Oh, che tono triste!... Siete per ca­ Gerardo —• V i sorprende tanto?...
so diventato di carattere melanconico? Daisy — Eh, non si scrive, così: « Al signor
Gerardo — T utt’altro!... Commissario di Pubblica Sicurezza»... Quale?
Daisy — E allora... sorridete fin che siete Chi?... (Dopo un silenzio pieno d’ansia) Ma...
giovane!... Dio mio!... Su, allegro!... Dura co­ guardatemi bene in faccia! (Sbigottita) Eh?...
sì poco la vita!.. Ah!...
Gerardo — Sì, avete ragione. (Accendendosi Gerardo —• Ma vi assicuro... non capisco!...
improvvisamente) Allegro, aliegro!... Ah!... Ve­ (Cerca di sciogliere la sua mano da quella di
nite qua, bevete ancora!... (Le offre ancora da lei, ma ella non lo lascia).
bere ed anch’egli beve) Questa sera voglio es­ Daisy (con voce ancora più commossa) —
sere gaio come uno che non abbia domani, co­ Voi!... Voi!... O li!... m i sembra di sognare!
me uno che debba consumare tutta la sua gioia Ma è possibile una cosa simile?... E mentre io
in un’ora sola... Perchè mi guardate?... Sono qui ridevo, scherzavo, voi pensavate...
allegro!... Volete che vi haci?... Volete che vi Gerardo (liberandosi a forza dalla stretta di
prenda tra le mie braccia?... lei) — V i prego... vi prego!... Stasera avete
Daisy (ritirandosi) — No, no!... proprio voglia di scherzare!...
Gerardo — Venite qua, ubriachiamoci di vi­ Daisy — Ma che cosa stavate per fare?...
no, di gioia, di passione. Datemi le vostre ma­ Gerardo — Insomma... finirete per esaspe­
ni, la vostra bocca, abbandoniamoci allo squil­ rarmi !...
lante invito dei sensi! Dura così poco la vita! Daisy (dopo averlo guardato a lungo) — Mo­
E domani forse... domani... ( Riprendendosi rire!... (Un lungo silenzio) Ora capisco, ora
bruscamente) Ah! Imbecille!... mi spiego!...
Daisy — Ed ora?... Gerardo — Che cosa vi spiegate?
Gerardo — Volevate uno spettacolo d’alle­ Daisy (cercando fra sè di stabilire dei rap­
grezza?... Ve l ’ho dato. Non vi sembra che ab­ porti) — Eh, sì, è chiaro! (A Gerardo) Ma
bia fatto abbastanza il pagliaccio?... (E si r i­ perchè?...
chiude, cupo, in se stesso). Gerardo (concitato) — Sentitemi: i miei ner­
Daisy (dopo un lungo silenzio) — Ma... ma... vi sono talmente tesi che... V i prego, non insi­
ma, vediamo un po’ : che cosa avete, eh?... stete. Voi non vi rendete conto quanto sia inop­
Gerardo — Nulla che vi possa interessare. portuna questa vostra inquisizione. (Con mag­
Daisy — Segreti? gior concitazione) Perchè, infine, io mi do­
Gerardo — M ali!... mando che cosa vogliate.
B iW I
[Link]ìGi c h ia rè lli
Daisy (animandosi) — Impedirvi di com­ Daisy — E ’ per questo?
mettere una sciocchezza ! Gerardo — Già!...
Gerardo — Che cosa ne sapete?... E’ a voi, Daisy {sorridendo lievemente) —. Ah!... Gli
forse, che debbo rendere conto delle mie azio­ uomini! Pel denaro!...
ni?... Che c’entrate?... Chi siete?... Perchè Gerardo — Eh!... Quando si ha non conta
tentate di entrare nelia mia vita, non cercala, nulla, ma quando...
non chiamata, eh?... Me lo sapete dire?... Daisy — Eravate felice, prima?
Daisy {calma) — Se voi foste meno turbato, Gerardo — Ero pad ione di me stesso.
non ci sarebbe bisogno che ve lo dicessi io que­ Daisy — Illusione!... E come avete fatto?...
sto perchè: lo capireste da voi stesso. Scopro Gerardo —■ Mah!... E’ andato!... Un giorno
una cosa simile e vi dovrei dire: fate pure?... E ¡ni trovai che del mio patrimonio non restava
andarmene?... Ma come ragionate?... Già, se più che qualche briciola.
ragionaste, in questo momento non pensere­ Daisy — E allora?
ste a... Gerardo — Allora mi dissi : un uomo ha il
Gerardo — Ma se è tutto un gioco della vo­ dovere di lavorare; è venuto il momento!...
stra fantasia!... Qui no; qui non avrei potuto. Lontano!... Par­
Daisy {con calore) — Ancora! Ma basta, con tii !... Lasciavo dietro di me una reputazione
queste menzogne da ragazzo! Come potete i l ­ compromessa, dicerie, pettegolezzi, calunnie?
ludervi che io vi creda! Ah!... qualche debito di giuoco non pagato, rancori
Gerardo — E allora pensate: fate quello che per eccessiva fortuna con le donne, una storia
volete!... Va bene?... Ecco!... {Con un moto di un certo cavallo inventata da non so chi...
iroso) Ah!... {E si lascia cadere su uria poltro­ Partii... {Con un sorriso amaro) In America!...
na, e si prende la testa con le mani, per conte­ Daisy — L ’America!...
nere la propria agitazione. Segue un lunghissi­ Gerardo —> I l paese del lavoro, del denaro,
mo silenzio. Più pacato) Fate conto di restare delle risorse... Delle illusioni!... Cercai, provai,
qui fino... per tutta la vita?... stetti lì fino... fino alle ultime lire. Poi, poi
Daisy •—• Finché sarà passato... questo mo­ vidi che non c’era più via d’uscita. Finire lì;
mento... no. Sono tornato... oggi!
Gerardo {con voce bassa e accorata) — Biso­ Daisy — Con Scaramanzia.
gnerebbe che passassero le cause!... Gerardo — Come lo conoscete?...
Daisy — Tutto passa!... Daisy — L ’ho sentito nominare giù. L ’ho
Gerardo — Non tutto!... visto.
Daisy -— Vedrete!... {Segue un silenzio. Ella Gerardo — Giungendo ho fatto vendere, ap­
lentamente va a chiudere la valigetta. Si avvi­ punto da Scaramanzia, gli ultim i due abiti che
cina quindi a Gerardo ch’è restato muto, in dif­ mi restavano, per le piccole spese della gior­
ferente, chiuso dolorosamente in se stesso, sen. nata, per poter giungere all’albergo in automo­
za badare a ciò che Daisy è andata facendo. bile. Poi... è tutto!... Ora sono qui, in questo
Con voce dolce, melodiosa, in cui trema a tratti albergo dove ho abitato per tanto tempo. Delle
una tenerezza di sorella) Ed ora non restate poltrone soffici, delle dorature, dei tappeti, del­
così, non vi chiudete in questo silenzio. Su, lo Champagne... in frak... muoio come si con­
siate buono. Dite qualche cosa. Con un estra­ viene ad un gentiluomo!
neo ci si può aprire: è come confidarsi col Daisy ■ —■Così!... E rinunziate, vi abbandona­
vento, con le stelle. Potersi confessare ad un te senza lottare, senza...
mendicante che s’incontri su una strada mae­ Gerardo {aspro, quasi violento) — Lottare!...
stra, e poi continuare i l cammino, io credo che Eccola questa parola vana!... E poi, sì, sono
sia la più soave e la più sicura delle consolazio­ andato laggiù, perchè?... Per lottare, come dite
ni. Non vi pare?... Domani io sarò chissà dove voi!... Ma i lottatori, l i conoscete?... L i avete
— devo partire, non ci rivedremo forse mai mai guardati in faccia questo manipolo d’uo­
più; potete quindi parlare, potete alleggerire m ini che travagliano il mondo?... V i siete mai
il vostro cuore!... Eh, volete?... {Dopo un si­ avvicinata a loro senza sentire subito il desiderio
lenzio). Che cos’è, una donna?... {Gerardo non di fuggire?... Bisognerebbe anzittutto lottare
risponde). No?... E allora che cosa? Affari? contro se stessi e vincere le ripugnanze, gli
Gerardo — V i prego... scrupoli, distruggere secoli di nobiltà che abbia­
Daisy — Dite!... mo nel sangue, secoli di schiavitù se volete!...
Gerardo {emette un lungo sospiro. Si alza. La verità è che uno di noi non può lottare per
Si passa una mano sugli occhi come per schia­ i l denaro!... E il giorno che uno non ne ha
rire la visione delle sue idee, e resta in piedi più, se ne va, così... come me ne vado io,
davanti a lei, e la guarda per qualche momen­ senza salutare nessuno, senza volgersi indietro,
to in silenzio. Poi con voce ferma e dura) — con indifferenza, da persona di buon gusto. E’
Non ho più un soldo: ecco! questo l ’ultimo privilegio che ci resta, a noi
FUOCHI d’arTIFICÌÒ
della nostra razza: l ’eleganza!... Ebbene, non Gerardo —- Datemi quella lettera.
dite più nulla?... E ’ un caso comune, un caso Daisy — Faccio uno scandalo.
stupido, senza bellezza, senza luce. Oh, lo so!... Gerardo — Quella lettera, vi ho detto...
E’ Punica cosa clic mi rattristi!... Ma appunto Daisy — No. (Mettendo le mano sul bottone
perchè è un caso comune, forse, io soccombo!... del campanello elettrico) Se vi avvicinate,
Eccovi la mia confessione. L ’avete voluta!... suono.
M ’è sembrato troppo scortese rispondere con Gerardo — E’ una vigliaccheria.
un rifiuto all’ultima persona che m i chiedeva Daisy — Non importa.
qualche cosa!... Ed ora!... Gerardo — Ancora una volta__
Dàisy — Ed ora non se ne parli più!... Daisy (facendo il gesto) — Badate...
Gerardo -— Infatti!... Gerardo — Ah!... (Con un rapido gesto af­
Daisy — Ora... sedete vicino a me, datemi ferra la mano poggiata sul campanello, trae la
qui le vostre mani!... Così!... donna a sè, cerca di strapparle la lettera).
Gerardo — Ebbene?... Daisy — No, no! (Getta la lettera e si avvi­
Daisy — Ebbene, tutto questo è stato mi cina a lui). Non voglio! Come ve lo devo dire?
brutto sogno. Adesso viene il sole, e ricomincia Come... Ma non capite?...
la vita... la vita con tutte le sue speranze, le Gerardo — A li!... (Si scioglie da lei con vio­
sue gioie, i suoi dolori, se volete, le sue illu ­ lenza. Lacera la lettera).
sioni. Non è vero? Daisy — Mi dovete promettere, mi dovete
Gerardo — Ah no! Non è possibile!... giurare che rinunziate!...
Daisy — No?... Gerardo — Ma, perdio! non è possibile! E
Gerardo (levandosi) — Addio!... V i ringra­ domani ?...
zio delle buone parole che avete detto. Forse Daisy — Perchè pensate a domani?... Ma
sarebbe stato meglio che non vi avessi vista !... quello che vi dice quest’attimo non ha dunque
In certi momenti bisogna avere il cuore arido nessun valore?... E’ tutto!... E vi dico di v i­
come di pietra. Si spezza più facilmente!... vere, di sorridere, di abbandonarvi!... Domani
Mah!... Addio!... non esiste!...
Daisy — Già!... Io me ne vado di là, e passo Gerardo (amaro) — Non esiste?... Oh!... (Si
le mie ore ad aspettare che in questa camera accascia su una poltrona).
echeggi un colpo di rivoltella, non è vero? Daisy — Esisterà nel ricordo di quest'ora,
Gerardo (con uno scatto) — Che cos’è questo nella gioia che ci attende.
ricatto? Ah, stupido che sono stato!... Ci sono Gerardo — No, no!...
dei momenti in cui ci si lascia convincere, Daisy —- Sì !_Tutta la vita è in questo mo­
ci si lascia condurre come un bambino!... Stu­ mento, e sono io che ve la offro. Gerardo!...
pido!... Eccolo il risultato della mia confes­ Gerardo (con sofferenza) — Tacete!...
sione !... Daisy — Una confessione per uno: vi faccio
Daisy — Sicuro, eccolo!... V ’impediamo di la mia!...
commettere una sciocchezza! Gerardo (nascondendosi il volto fra le ma­
Gerardo — Voi non impedirete nulla! ni) A li!...
Daisy — V edremo !... Daisy — Gerardo!... (S’inginocchia presso
Gerardo — Ah!... di lui e gli accarezza i capelli. Un lungo silen­
Daisy — Dovete vivere!... zio. Poi s’ode picchiare alla porta eh’è in fon­
Gerardo — Siete pazza!... Vivere!... Vivere do. Entrambi si levano, si guardano. A voce
di che?... (A voce bassa ma violenta) Domat­ bassissima). Non rispondete!... (Spegne le lam­
tina dovrò scendere in istrada e chiedere l ’ele- pade, meno quella ch’era accesa quando ella
mosina?... E ’ finita!... Se voglio comperarmi entrò. Poi va verso la porta di destra; picchia­
una scatola di sigarette, non posso!... Ecco: no di nuovo).
capite?... Mi sono umiliato abbastanza? Gerardo (fa qualche passo verso la porta di
Daisy — Umiliato!... E’ tutto quanto sapete fondo) — Chi è?
rispondere alla mia trepidazione?... Cameriere (d. d.) — I l cameriere. Venivo a
Gerardo — Lasciatemi, andatevene!... domandare se si può sparecchiare la tavola.
Daisy — No, non vi lascio : dovete rinun­ Gerardo (guarda Daisy, la quale fa un gesto
ziare. negativo con la mano) — Ora... no... domani...
Gerardo — E ’ inutile!... (Segue un lungo silenzio. Poi Gerardo si vol­
Daisy —- Dovete. ge verso Daisy. Ella ch’è sulla soglia della porta
Gerardo — Ah, basta: andatevene! (Cerca di di destra, lo chiama con un sorriso. Tutte le
spingerla verso la porta). seduzioni femminili splendono in quel suo sor­
Daisy (divincolandosi e prendendo improv­ riso che invita).
visamente la lettera) — Se non rinunziate, chia­
mo gente!... F i a e d e l p r im e a . à ie
Rodolfo — T ’inganni. (Guarda l ’orologio).
Diana (al principe Tommaso che appare nel
vano della porta eh’è ili fondo) — Buon giorno,
principone !
Tommaso (restando sulla soglia) — Buon
giorno !...
Diana — Non siete più partito?
Tommaso — No.
Diana — E l ’amore, come va?
Tommaso — Non gridate così, vi prego (En­
flT I ° tra. Prende da una tasca uno specchietto, vi si
guarda, si ailiscia con una mano i capelli).
Diana — Sapete che Daisy è l ’amante di Ge­
rardo?
Tommaso — Chi, Gerardo?
Diana — Gerardo di Jersay. Hanno passato
la notte insieme, e oggi hanno fatto colazione
nel salotto di lui, come due sposini.
Tommaso (cercando di nascondere il suo tur-
turbamento) — Ma... che cosa andate raccon­
F U O C H I tando?... (Si mette a sedere per non vacillare).
Giorgio — Non lo sapevate?
I D ’ A R T IF IC IO Diana — Lo sa tutto l ’albergo.
Tommaso — Tutto l ’albergo?... (Ad un ca­
meriere che è apparso sulla soglia della porta
di fondo). Dite a Mohamed di portarmi un caf­
fè. ( Il cameriere esce di vista). Chi ha messo
I l giardino d’inverno dell’albergo. Piante e in giro questa stupida diceria?
fiori. In fondo una grande porta a vetri, per la Diana — Oh, perchè andate in collera?
quale si accede ad un salone. Un’altra porta a Tommaso — Perchè si tratta di una signora
sinistra. Le primissime ore del pomeriggio. rispettabilissima !...
(Ottimo, Giorgio, Gisella e Diana stanno Diana — Non ho mica detto il contrario!...
prendendo il caffè). Ma questo deve forse impedirle d’amare?
Giorgio —■E’ una cosa sorprendente!... Tommaso — Amare... amare!... Sempre pa­
Diana —• Avete visto chi era l ’uomo con la role da romanzo!...
barba?... Che cosa vi dicevo io?... G isella (a Rodolfo che passeggia preoccu­
Giorgio — Si devono certamente essere cono­ pato) — Si può sapere che cos’hai?
sciuti in America. L ’amante di Daisy d’El- Rodolfo (infastidito) — Ma nulla, te l ’ho
sing!... C’è da diventar celebri in ventiquattro detto !...
ore !... Tommaso — E poi, quel Jersay... è un poco
Diana — Eh, già!... Voialtri uomini, mettete di buono, ho inteso dire. Qualche anno fa fece
della vanità in tutto; anche nell’amore!... parlare di sè e non bene!... Si era mangiato
Gisella — Che cosa gli deve costare, dico tutto il suo patrimonio e... attentava a quello
io, piuttosto!... Una donna come quella!... degli altri!...
Giorgio — Evidentemente ne deve aver gua­ Diana — Oggi, però, è di nuovo ricco.
dagnati molti... Tommaso — Sarà... sarà... ma per me resta
Ottimo — Tanto meglio; sono contento sempre una persona... sgradevole.
per lui. Diana — La bella Daisy non è delia vostra
Giorgio — E per te : così potrai finalmente opinione, a quanto sembra.
avere le cinquantamila lire che gli vincesti quel­ Tommaso — Lasciate stare la signora d’El-
la notte. sing! D’altronde le parlerò, la metterò in guar­
Ottimo —■Francamente non ci speravo più! dia, e se è vero che quel signore si permette
Giorgio (a Rodolfo che entra) — Hai preso di farle la corte...
il caffè? Diana (ridendo) — Oh; il principone è ge­
Rodolfo —- Sì (E’ accigliato). loso!...
G isella (avvicinandosi a Rodolfo) — Che co­ Tommaso —• Ma non gridate così!... Sono suo
sa hai? amico, ed è giusto che mi preoccupi per lei.
Rodolfo — Nulla. Rodolfo (interrompendo bruscamente il cor­
G isella — Sembri preoccupato... so dei suoi pensieri, con voce alquanto vivace)
Rodolfo — Io? No. Perchè? — Avete torto a parlare così : Gerardo è un
G isella — Non so; te lo domando. gentiluomo.
IM M IH bM iUM M iH M M ttW M M HM IiiM UM M M *
FUOCHI D’ARTIFICIO

Tommaso — E allora vuol dire che ci sono Daisy — A l mio capriccio.


due specie di gentiluomini. Ottimo — Soltanto?
Rodolfo — E per di più è mi mio amico. Daisy — Non vi sembra abbastanza?
Tommaso — Lo deploro. Giorgio — Sapete che Jersay è tornato?
Rodolfo (con voce ancora più vibrata) — E Daisy (graziosamente ironica) •— Ah, »ì?...
non sono disposto a tollerare un simile lin ­ Giorgio (sorridendo) — Dall’America.
guaggio. Daisy — Oh, guarda!...
Tommaso ■ — E io vi dico... (Si leva in piedi, Ottimo — V i fa piacere?
concitato). Daisy —- Ne sono felice!...
Rodolfo —■ Ed io vi lio detto che sono qui Ottimo —- E’ proprio un uomo fortunato!...
a rispondere per lui. Avete altro da aggiungere? Daisy — Invece, i l giorno in cui partì tutti
G isella — Ma... Rodolfo?!... 10 credettero un uomo finito!...
Giorgio •— Calma, calma!... Che cosa suc­ Ottim o —■ Non tu tti: noi no.
cede?... Giorgio — G li abbiamo voluto sempre molto
Tommaso •—- Succede che ormai non si può bene!... Si sa: i maligni non mancano mai...
più frequentare un albergo... (Mohamed entra Daisy (mordace) — Già!...
e serve il caffè). Ottimo — Ma... ha veramente guadagnato
Rodolfo — E perchè?... quanto si dice?
Tommaso —• Perchè... perchè... (vedendo Daisy —■Oh, molto di più!
Mohamed si sfoga contro di lui) perchè, per Giorgio — Molto di più? Chi ve lo ha detto?
avere un caffè ci vuole un’ora!... I turchi sono Daisy — L ’ho saputo, come tanti altri, a
lenti ma voi siete più lento di tu tti i turchi! New York.
Andate!... (Mohamed esce. Tommaso siede, Rodolfo (che finora, chiuso nei suoi pensieri,
beve un sorso di caffè e si scotta le labbra). non aveva preso parte alla conversazione, con
Non ci si può fidare di questi turchi!... (Sbuffa. mal celata avidità) ■ — Molto di più?... Quanto?
Poi prende lo specchietto, vi si guarda, e si al­ Daisy —- Mah! Abbastanza per riconquistare
liscia i capelli. A Rodolfo). D ’altronde mi sem­ tutta la vostra stima!...
bra che non sia il caso di scalmanarsi così! Rodolfo -— Però vorremmo sapere...
G isella —• Appunto!... E... la signorina Ele- Tommaso (che finora aveva passeggiato co­
na, sta bene? me un orso in gabbia) — Ma la signora non è
Tommaso — Sì, grazie. E’ di là con delle 11 segretario del conte Jersay.
amiche. Giorgio — Siamo amici di Gerardo, e ci fa
Diana (a Ottimo) — E i vostri bastimenti, piacere, c’interessa sapere...
come vanno? Tommaso —>Ebbene, domandatelo a lu i!...
Ottimo — Vanno!... Però... brutti momenti, Diana — Calma, principone!...
questi, per essere Presidente d’una Società di Tommaso (a Diana) — Non gridate così, vi
Navigazione!... prego.
Rodolfo — Gerardo conduce una vita irre­ G isella (a Diana) ■ — Hai visto quel fermaglio
prensibile. E lavora, lavora moltissimo; tanto di brillanti? Che meraviglia! E ’ la prima volta
che in poco tempo ha guadagnato parecchi m i­ che lo mette. E ’ certo un regalo di Gerardo.
lioni. Diana •—■ E quello smeraldo che ha al dito.
Tommaso — Parecchi?!... E ’ nuovo! Anche quello deve averglielo rega­
Diana — M ilioni!... Per esser l ’amante di lato lu i!
Daisy bisogna che li abbia!... G isella (a Rodolfo) Tu che cosa fai? Vai
Tommaso — Voi, signora mia, avete la manìa in banca?
di sviare sempre la conversazione. Rodolfo — No. Ho un appuntamento qui.
Diana — Sviare? Perchè? Non si parlava di G isella (a Diana) —■A che ora è il concerto
Gerardo ? di là?
Giorgio ■—- Ma com’è che non si vede ancora! Diana — Non so: andiamo a domandare.
Diana —. E’ naturale: starà filando il per­ (Diana e Gisella escono).
fetto amore!... Ottimo — Ma Gerardo dove si è cacciato?
Tommaso (beve un sorso di caffè) — Hanno Vorrei vederlo, sentire...
l ’abitudine di servire il caffè freddo in questo Giorgio — Ieri sera ha parlato così vaga­
albergo!... (Si alza sbuffando). mente !...
(Daisy entra dalla porta di fondo). Rodolfo •— Andiamo a vedere se è di là. (Ro­
Ottimo (andandole incontro) ■ — Oh!... An­ dolfo, Giorgio, Ottimo, escono per la porta di
cora qui? fondo).
Giorgio —• Non siete partita? Tommaso — Ah, finalmente! Sono insoppor­
Ottim o — A chi dobbiamo essere ricono­ ta b ili!... (A Daisy) Ebbene? Perchè non si
scenti ?... parte?
«HmiTiTi.ìinin-• fìM* «•■nntiTi------
LUIGI CHIARELLI
Daisy — Mah!... compatirmi!... Stavo finalmente per essere fe­
Tommaso — Non vi posso nascondere il mio lice, e tutto ad un tratto... Ma... ma... non ca­
stupore. pisco!... Se... perchè partite? (Aggressivo) Ah,
Daisy —• Lo vedo. con lu i?!... Con lui?...
Tommaso — I l mio stupore per i l vostro bi­ Daisy — Siete troppo curioso.
glietto di stamane. Si era deciso che si sarebbe Iommaso — Ah, è brutto quello che fate!...
partiti oggi insieme; e improvvisamente cam­ Dovevate partire con me, e invece, all’ultimo
biate idea. momento... con un altro!... E ’ cattivo, è brut­
Daisy —■Eh!... to!... In quanto a lui... ( Vedendo Elena che
Tommaso — Perchè? sta entrando dalla porta di sinistra, con voce
Daisy — Perchè... sono donna! placata) E ’ incomprensibile!...
Tommaso — Non è una ragione!... Daisy — Che cosa volete : non bisogna cer­
Daisy — Volubile!... care di comprendere tutto! (Esce per la porta
Tommaso — Ma... di fondo).
Daisy — Capricciosa!... Elena — Papà, io salgo: vado a chiudere le
Tommaso — Capisco... valigie.
Daisy — Illogica!... Tommaso ( brusco) — E’ inutile: non parti
Tommaso — Tuttavia, credevo... più!
Daisy —■Una donna!... Una donna!... Non è Elena — No?
forse perchè sono una donna che mi avete fin Tommaso — Almeno... per oggi.
qui... onorata della vostra attenzione? Elena (giuliva) — Oh, come sono contenia!
Tommaso — Questo non vuoi dire... Si resta qui?
Daisy —■ V ’ingannate!... Donna: è detto Tommaso —• Qui o altrove... Insoinma non si
tutto. parte.
Tommaso —- Ma intanto non mi dite nulla ! Elena — Se sapessi come ci andavo mal vo­
Perchè non volete più partire? lentieri in campagna... E... coin’è che hai cam­
Daisy — Chi vi ha detto questo? biato idea?
Tommaso — Voi, la vostra lettera. Tommaso — Non lo so. Piuttosto pensa a te­
Daisy — Ma io parto!... legrafare a tua zia che non vada alla stazione
Tommaso (raggiante) — Si? ad aspettarti. (Si avvia per uscire).
Daisy — Sì. Elena — Subito, papà... (Va ad una piccola
Tommaso — Ma allora... ho capito male... è scrivania per scrivere il telegramma). Papà?
soltanto un rinvio ! Tommaso (volgendosi) — Che cosa c’è an­
Daisy — Ho detto parto; non partiamo. cora ?
Tommaso (smarrito) —• E li?!... Elena — Sai che è tornato il conte di
Daisy — Parto!... Jersay ?
Iommaso — Infatti... la vostra lettera parla­ Tommaso —<Che cosa vuoi che me ne impor­
va chiaro: avevo capito benissimo!... E ve ne ti... Pensa al telegramma piuttosto. (Esce sbuf­
andate così, senza dirmi, senza spiegarmi... fando).
Daisy — Spiegarvi, che cosa?... Non lo so!... (Mentre Elena è intenta a scrivere il tele­
Tommaso — Lo so io, invece!... Lo sanno gramma, Gerardo entra dalla porta di sinistra.
tutti!... E ’ vestito di un elegante abito da mattina).
Daisy — Ah!... E allora, se lo sapete, perchè Elena (si leva, tenendo il foglio in mano.
me lo domandate?... Vede Gerardo) — A li!
Tommaso — E’ dunque vero?!... Voi... voi... Gerardo (turbato) — Voi?
per un uomo qualunque!... Elena — Ben tornato!...
Daisy — Eli? Gerardo — Grazie! (Le stringe la mano) Do­
Tommaso — Sì, quel Jersay!... Lo conoscete po tanto tempo!...
bene! Elena — Già!... (Un silenzio).
Daisy — Meglio di voi!... Gerardo — Riceveste la mia lettera?
Tommaso — E’ vero, m’hanno detto anche Elena (abbassando gli occhi) — Sì.
questo!... Ma come potete crederlo? Un uomo Gerardo — E perchè non mi rispondeste?
messo al bando, che scappò dall’Italia... e che Elena — Perchè... perchè ve ne andavate
oggi torna con tre m ilioni guadagnati... co­ lontano! A che avrebbe giovato rispondervi?!
me?... E poi tre m ilioni... Gerardo — A farmi tornare, un giorno.
Daisy ■ — Non vi sembrano abbastanza? Elena — Siete tornato lo stesso.
Tommaso — Mi sembrano pochi per essere Gerardo — Eh, capisco! Qualcuno, forse, vi
preferito... aveva parlato di me — so quello che si diceva
Daisy — Ora diventate insolente!... — e voi...
Tommaso — V i domando scusa!... Dovete Elena (pronta) — Io non ho creduto.
fuochi d’a rtific io
Gerardo — Davvero? Elena — E i vostri progetti non si sono rea­
Elena — Non avrei potuto credere: vi cono­ lizzati? Quando ho saputo del vostro ritorno,
scevo così bene!... ho pensato che ogni difficoltà fosse superata.
Gerardo — Grazie. Mi sono ingannata? (Guarda trepidando Ge­
Elena — Non mi scriveste forse: «non giu­ rardo che non risponde. Vedendo Scaramanzia
dicatemi per quello che gli altri vi diranno di che entra dalla porta di fondo) Sapete che ab­
me, ma per quello che vi dirà il vostro cuore » ? biamo un concerto, oggi in albergo?
Gerardo — Ricordate ancora?... (Elena re­ Gerardo — Sì, lo so.
clina il capo). E il vostro cuore vi disse... (Un Elena — Ci sarete anche voi?
silenzio). Elena!... (Ella gli fa cenno di tacere. Gerardo — Forse.
I l suo respiro è affannoso. Con voce più bassa e Elena •— Allora... a rivederci.
più calma) Elena!... (Ella siede oppressa dalla Scaramanzia (dopo essersi fermato un mo­
commozione) Che cosa avete? mento sulla soglia è entrato salutando con un
Elena (con un lieve sorriso, levando gli, oc­ breve inchino. Pur avendo conservato il suo ca­
chi su di lui) — Nulla! I l caldo, forse! rattere, è quasi irriconoscibile. Ha un vestito
Gerardo — N u ll’altro? nuovo. Giacca nera, calzoni a quadretti bianchi
Elena —* Mah!... e neri. Cappello a cilindro, come i commessi
Gerardo -— Che cosa c’è di nuovo nella vo­ dei banchieri della City. E’ pettinato, pulito,
stra vita? fresco. Se noti elegante, poco ci manca. Ha sot­
Elena — Nulla. to il braccio una cartella di cuoio gonfia di
Gerardo —- Proprio nulla? carte, e da quella cartella gli deriva l ’aria di
Elena — Cioè, no: c’ è qualche cosa di importanza che si dà. Ha fra le labbra un enor­
nuovo. me sigaro. Osserva attentamente il contegno di
Gerardo (con una lieve trepidazione nella vo­ Elena e di Gerardo).
ce) — Che cosa? Gerardo (resta per un momento a guardare
Elena •— Che siete tornato!... Scaramanzia, non trovando il suo stupore pa­
Gerardo — E... se dovessi ripartire per un role per manifestarsi. Poi accende una sigaret­
lungo viaggio?... ta e lentamente, con aria indifferente, gli si
Elena (con smarrimento) — Dovete ripar­ avvicina) — Ah, sei qua?
tire?... Scaramanzia — Come stai?
Gerardo — Dico: se dovessi. Vi spiacerebbe? Gerardo — Male.
Elena — Sì. Scaramanzia — Io, benissimo. Grazie. (Pa­
Gerardo — Molto? voneggiandosi) Come mi sta questo vestito?
Elena —. Molto. Gerardo — Ma... si può sapere il mistero di
Gerardo — Come... allora? questi abiti? Perchè, qui, da ieri sera, si sta
Elena — Anche di più, questa volta. vivendo in un sogno.
Gerardo — Faceste male a non rispondermi. Scaramanzia -— Che vuol dire avere un tem­
Elena •—• Perchè? peramento romanzesco!... Ma se è uno cosa di
Gerardo — Perchè, ormai, mi considero solo, una semplicità infantile! Questa mattina sono
completamente solo, nella vita. andato dal tuo sarto; «Sa, il signor Conte è
Elena —- E allora? arrivato ». « Lo so, lo so! » mi ha risposto lui,
Gerardo —• Allora, non m’importava più di tutto giulivo « e so anche che ha fatto fortu­
nulla. na in America: cinque milioni. Sono molto
Elena — Perchè partiste? contento ».
Gerardo -— Era necessario, lo sapete. Gerardo — Ma questa favola dei cinque m i­
Elena — E potrebbe essere ancora neces­ lioni chi l ’ha messa in giro?
sario? Scaramanzia — Che cosa vuoi! Viviamo in
Gerardo — Se partissi, questa volta, non sa­ un’epoca brutale: la gente non si contenta più
rebbe soltanto necessario, ma inevitabile : e di parole: vuol cifre. E diamogliele!... Ma non
sarebbe per sempre! m’interrompere. « Senta — ho detto al sarto —
Elena (con angoscia) -— No!... i nostri bagagli, per gli indugi della dogana,
Gerardo — Ma non vorrei!... non hanno potuto proseguire col nostro tre­
Elena — E che cosa vi può costringere? no... ». « I l signor Conte ha bisogno di abiti?
Gerardo — Mah!... Guardi: ne ho qui di un cliente che non li ha
Elena — Se io vi pregassi di rimanere?... Se ritira ti, che debbono andargli proprio a pen­
l ’altra volta non lo feci, fu perchè, quando r i ­ nello ». « Allora glieli mandi subito. E... per
cevetti la vostra lettera, voi eravate già lon­ me non avrebbe qualche cosetta? ». « Credo di
tano. sì!... ». Ed ecco spiegato il mistero. E con gli
Gerardo — Allora fu quasi esclusivamente per abiti gli ho detto di mandarti camicie, colletti,
voi che io partii. cravatte. (Guardandolo con soddisfazione) Sei
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LUIGI CIIIaRKI.U
elegantissimo!... (Un cameriere entra dal fon­ sing la chiami bullonata? I conti che hai in
do, consegna una lettera a Gerardo ed esce). Laica... buffonata?
Gerardo (lacera la busta. E’ una fattura. Ha Gerardo — Che cos’hai in quella cartella?
un gesto di collera) — Ancora una!... E ’ da Scaramanzia — Ah! Non sono il segretario
questa mattina che non faccio che riceverne. di un uomo d’affari? Carte.
Mi ci hanno svegliato!... Guarda!... (Trae dal­ Gerardo — Quali carte?
le tasche parecchi fo g li: guarda) Ah!... Scaramanzia — Carte!...
Scaramanzia — Scusa, che cos’è? Gerardo — Che riguardano me?
Gerardo — Conti, fatture da pagare, che era­ Scaramanzia — Mali... ecco... riguardano te
no restate a dormire... (Guardando la fattura in quanto io le porto come un’insegna della
che ha ricevuto in quel momento) Un anello floridezza dei tuoi affari.
con zaffiro: lire ottomila e cinquecento!... Gerardo — Fa vedere.
Scaramanzia — Non te l ’ho mai veduto. Scaramanzia (dopo essersi guardato attorno
Gerardo —- Chissà per chi era!... per assicurarsi che non ci sia nessuno) —■Ecco,
Scaramanzia — T i mandano i conti perchè guarda (Apre la cartella).
sanno che adesso puoi pagare. Servono a conso­ Gerardo (guardando) — Ma... ma questi so­
lidare il credito. Pagheremo! no giornali vecchi!...
Gerardo — Con che cosa?... Con i tuoi cin­ Scaramanzia — Carte!... Queste buste di pel­
que milioni? le hanno un grande valore perchè generalmente
Scaramanzia — Con quei cinque o con altri. contengono documenti di molta importanza, ora
Gerardo — Sono stufo... Per fortuna... questi giornali diventano documenti importanti,
Scaramanzia —- Per fortuna ci sono io! essendo contenti in una simile cartella.
Gerardo — Già tu. Ma si può sapere a chi Gerardo (sdegnato) —• Ah !
sei andato a raccontare tutte queste fandonie? Scaramanzia — Perchè vai in collera? E ’
Scaramanzia — M i hanno fatto delle doman­ l ’uso: il segretario di un milionario deve...
de: « quanti m ilioni?... quattro, cinque?... ». Gerardo — Finiscila o...
Io, veramente non ho nemmeno risposto; ho Scaramanzia ■ — M ilionario!... Milionario,
lasciato fare a loro. Haimo deciso cinque. Ma perchè tu tti credono che tu sia milionai-io. C’è
io non ho preso impegni. Siamo sempre a tem­ qualcuno, è vero, che crede che tu sia povero:
po ad aumentare, se giudicheranno che cinque lo credi tu, per esempio, Daisy... perchè tu glie­
non sono ancora abbastanza... lo hai detto, non è vero? Eppure ti avevo pre­
Gerardo — Ah, di questi m ilioni se ne posso­ gato di non parlare!... Ebbene, che cosa prova
no avere quanti se ne vogliono? questo? Che nella tua situazione economica, ci
Scaramanzia —- Perchè dici: « di questi m i­ sono tante realtà quanti sono i rapporti che si
lioni? Credi che fra i m ilioni così detti reali e possono stabilire fra il pensiero di ognuno di
quelli immaginari ci sia una differenza? noi e questa tua situazione, e che la realtà non
Gerardo — No? è che un atteggiamento del nostro pensiero. Se
Scaramanzia — Scusa: abiti in un grande al­ pensi di essere povero, sei povero; ma se im­
bergo, sei vestito dal primo sarto della città, magini di essere ricco è come se lo fossi. Vedi
sei ramante di una delle donne più famose... dunque che una cosa pensata, è una verità;
Gerardo — Che ne sai, tu? ma pel solo fatto di dover essere pensata, per­
Scaramanzia — Lo so, lo sanno tutti, e ti chè essa sia, è una finzione. Quindi la fin ­
prego di non interrompermi. Tutti hanno per zione è verità pur restando finzione, e perciò
te la simpatia e la soggezione che si hanno per non c’è nulla che sia vero, nulla che sia falso.
i milionari, e dici di non essere milionario?... Dirò meglio, tutto è vero; quindi anche i tuoi
Questa è la prova che abbiamo un modo diverso m ilioni.
di vedere le cose, e che quello che per me è Gerardo —• Bravo!... E’ come se uno dices­
vero, per te è falso. se: « I biglietti di Banca buoni e falsi sono
Gerardo — T i giuro che se fossi di buon tu tti buoni ».
umore, ani divertirei. Scaramanzia — Certo. I biglietti così detti
Scaramanzia — Ma è appunto quando si è falsi, non circolano forse in commercio con lo
di cattivo umore che bisogna cercare di di­ stesso risultato di quelli che tu chiami buoni?
vertirsi. Divertiti, caro! Gerardo — Finché non si scopre che sono
Gerardo — Hai finito?... Be’, adesso ti prego falsi.
di non occuparti più degli affari miei, perchè Scaramanzia — Ecco: perchè tu pensi o ti
non voglio essere tuo complice in queste buf­ fanno pensare che sono falsi; ma finché tu non
fonate. lo pensi, finché cioè tu non crei la verità della
Scaramanzia — Buffonate?... I l vestito che loro falsità, essi sono buoni, e tu li accetti.
hai indosso la chiami buffonata? Daisy d’El- Gerardo — No.
FUOCHI D*ART1FICI0
Scaramanzia (ridendo) —• E allora tu esami­ Scaramanzia — Con chi?... Con i tuoi ami­
na bene i biglietti prima di prenderli. ci?... « La proprietà è un furto », ha detto
Gerardo — Ma siccome in questo momento Proudhon. Dunque son essi dei ladri perchè
nessuno me li dà... sono ricchi. E tu che oggi hai soltanto la re­
Scaramanzia — Non aver fretta; e credi a putazione di essere milionario, sei l ’unico one­
me : di vero, di reale non c’è che quello che sto fra tutti loro. Ma essi li rispettano perchè
nasce qui dentro (Si batte la fronte). E non ti credono un ladro come loro, più ladro di
c’è nulla di definitivo. L ’errore di ieri è la loro. La società, la legge non condannano il
verità di oggi, la finzione di oggi è la verità di furto, altrimenti sarebbero costretti a far crol­
domani. C’è un tuo amico, per esempio... lare tutta la costruzione sociale. Condannano
Gerardo — Chi? soltanto una certa specie di fu rti: i fiu ti defi­
Scaramanzia — Rodolfo Mèseri. Ieri era n itivi; dopo i quali, cioè, non è più possibile
ricco e la sua povertà sarebbe stata una rubare. Se tu rubi una gallina e te la mangi, è
menzogna; domani sarà povero e la menzogna giusto che tu vada in galera perchè il tuo fui'lo
di ieri sarà una verità. è definitivo; ma se invece, dopo aver rubato
Gerardo — Povero?... Come?... Chi ti lia la gallina, permetti che ti si rubino tutte o parte
detto ?... delle uova, tu sei degno del massimo rispetto,
Scaramanzia — Un suo commesso di fiducia perchè dai al tuo furto la possibilità di furti
— una vecchia amicizia —• che ho incontrato successivi. L ’essenza del commercio è tutta qui.
stamane. I l Mèseri ha impegnato fortissimi ca­ Gerardo — Bravo!
pitali della Banca, e quel che è più grave, sen­ Scaramanzia — Grazie. (Dalla porta di fondo
za essere stato autorizzato, in azioni di un’im ­ entrano Ottimo, Giorgio, Rodolfo) E allora, si­
presa che è crollata. Dopo domani è la fine gnor conte, se permette... (Saluta ed esce per
del mese: non sa come regolare le differenze la porta di sinistra).
in Borsa! Ottimo — Oh, t i si vede, finalmente!
Gerardo — Oh, povero Rodolfo! Gerardo ■ — Perchè: finalmente!
Scaramanzia —- Guarda che è un segreto an­ Ottimo — Perchè desideravamo vederti!...
cora; nessuno lo sa. Non parlare. Giorgio —• T i abbiamo aspettato a colazione!
Gerardo — Che disastro!... E non poter far Ottimo — Stare un po’ insieme; aver modo
nulla per aiutarlo! di rallegrarci per la tua fortuna che, abbiamo
Scaramanzia — Che cosa ha mai fatto lu i .per saputo, è superiore a quanto si era detto da
aiutare te? prima.
Gerardo — Oh! E ’ sempre stato un ottimo Gerardo — Ah, sì?... Superiore?... V i rin ­
amico !... grazio; ma...
Scaramanzia — Non è più tempo di amici, Rodolfo (a Gerardo) — Quando si hanno il
questo, mio caro! E allora stamane mi sono tuo ingegno e la tua operosità!... Ne ero si­
recato dal tuo agente di cambio. ( Il cameriere curo!... (Agli altri) Anzi io sono di parere che
entra dalla porta di fondo, consegna una let­ si debba festeggiare il suo ritorno. (A Gerar­
tera a Gerardo ed esce). do) Questa sera ti offriamo un pranzo.
Gerardo — Ancora? Gerardo ■ — Un pranzo?...
Scaramanzia —• Ne hai dato del commercio! Giorgio — Sicuro: un gran pranzo. Tutti i
Gerardo (scrolla il capo e sorridendo amara­ tuoi amici.
mente lacera la busta e dà un’occhiata alla fat­ Gerardo — No, no, vi prego.
tura) — Due toilettes da sera décolletées, una Giorgio — Perchè no?
di stoffa lamie... Totale lire seimila quattro- Rodolfo — T i riabbiamo fra noi, dopo tanto
cento... tempo. Nulla di più naturale.
Scaramanzia —• Chè, t i vestivi anche da Gerardo — Io vi ringrazio, siete molto gen­
donna ? tili, ma... No, insomma!
Gerardo — Mah!... (Mette la fattura in Rodolfo — Se rifiu ti mi offendo, ci offendia­
tasca). mo. (Volto agli altri) Non è vero? (A Gerardo)
Scaramanzia — Ecco: mettila con le altre; Siamo tuoi amici sinceri, affezionati... (Chia­
e se continua così, prima di sera avrai un ca­ mando gli altri a testimoni) Anche poco fa clic
pitale!... cosa ho risposto al principe d’Argiro? Ah, io,
Gerardo — No, no! Non capisci che questo l ’amicizia l ’intendo così!
inganno non può durare? Gerardo — A l principe d’Argiro?
Scaramanzia —■ Inganno?... Tu non inganni Rodolfo — Oli, nulla; una piccola discus­
nessuno!... Son essi che s’ingannano. sione !...
Gerardo — E consentendo che s’ingannino, Giorgio (a Gerardo a voce bassa) — Si ca­
io mi comporto come un truffatore, come un pisce: è geloso.
ladro. No! Gerardo — Geloso?... Di che cosa?
LUIGI CHIARELLI
Giorgio *— Oh, guarda!... Cadi dalle nuvole? Gerardo (mettendo a prova la sua pazienza)
Rodolfo — Insonuna, è inteso : per questa — Sì, caro.
sera. Rodolfo — In giornata.
Gerardo —■Vi lio detto... Gerardo — Sì, caro.
Giorgio — Non vogliamo sentire nulla. Rodolfo —■Ma... senza testimoni.
Rodolfo — Nulla! Gerardo —■Sì, caro.
Gerardo — Ma... Rodolfo — Quando? Ci vogliamo vedere qui
Giorgio — Non ci sono ma... fra una mezz’ora?
Ottimo — A questa sera. Ed ora se permet­ Gerardo — Sì, caro.
ti... (Agli altri) Se permettete, vorrei dirti due Rodolfo — Grazie. (Stringendogli la mano)
parole. (Lo trae in disparte). A più tardi.
Gerardo (cercando di vincere il suo imbaraz­ Gerardo — Sì, caro. (A Giorgio, battendogli
zo) — Appunto: dovremmo regolare...
(Daisy entra dalla porta di fondo e si ferma forte una mano sulla spalla) E tu, non hai bi­
a parlare con Giorgio e Rodolfo). sogno di niente?
Ottimo — Che cosa?... A li, sì, non c’è furia. Giorgio — Io? No (A Daisy). Non venite a
Si tratta d’altro. sentire un po’ di concerto?
Gerardo —• Ah!... Daisy —- Sì, fra poco.
Ottimo — Tu, laggiù, t i sei occupato di na­ Giorgio (a Gerardo) — Allora, siamo d’ac­
vigazione ? cordo : questa sera gran pranzo.
Gerardo (evasivo) —- Ma... (Ottimo, Rodolfo, Giorgio, escono per la por­
Ottimo — Hai conosciuto Herbert Beamosh? ta di fondo).
Gerardo — Sì. Gerardo (preso da una necessità di reazione
Ottim o — Sai che è qui? violenta, comincia a passeggiare e a gesticolare)
Gerardo > — Infatti. — Ah, be’ ! Anche il banchetto; ci mancava
Ottimo —• Ecco di che si tratta : la nostra So­ il banchetto! E poi che cos’altro?... Una rap­
cietà vorrebbe disfarsi di tre navi. presentazione di gala? E poi?... e poi?... Au­
Gerardo — Ah!... mentano i m ilioni, aumenta l ’entusiasmo per il
Ottim o — Ho ragione di credere che il Bea­ mio ritorno... Prima le strette di mano, pruden­
mosh sarebbe disposto a comperarle. ti, poi le proteste di amicizia, adesso... il ban­
Gerardo — Ah!... chetto!... Poi... un corteo per le vie della città
Ottimo — Ma a noi, come tu comprendi, non — non è vero? Mi faranno passare sotto un
conviene di andargliele ad offrire. arco di trionfo tra squilli di trombe, suoni di
Gerardo — Già!... campane, e sventolìo di bandiere — non è
Ottimo — Perchè non te ne occupi tu? E’ vero? — Poi... i m ilioni aumenteranno ancora,
un affare. Per le condizioni... e allora... ah, che gente! Son tu tti là pronti a
Gerardo (che sta sulle spine) — Ma... sai... vendersi, ad avventarsi contro questo fantasma
Ottimo — Non t i piace trattare l ’affare come di ricchezza per depredarlo. La fama del de­
intermediario?... Capisco: ormai non fai che naro, la vigliaccheria del denaro, la prostitu­
affari di grande stile!... Ma credevo... trattan­ zione del denaro! Sempre il denaro, il denaro,
dosi di tre navi... vergogna e maledizione degli uomini! Rivende­
Gerardo — Capisco, capisco... rebbero Cristo, magari a prezzo di liquidazione!
Ottimo — Preferisci trattarle direttamente? M i fanno schifo ! (Brevissimo silenzio) Una mi
A te posso offrirle a un prezzo minore in modo guarda sospirando, quello mi vuole parlare in
che tu abbia un margine. T i dò una opzione segreto, quell’altro mi vuol vendere delle na­
per un tempo ragionevole e tu poi le tratti per vi, tre navi, una flotta addirittura, il dominio
conto tuo. te la vedi tu... dei m ari!... Basta, basta!... Io mi domando
Gerardo — Ab, ecco, me la vedo io!... a che cosa m i vogliono spingere!... A li!...
Un’opzione... già, già... Eh, insomma... Daisy — Calmati!... Capisco perfettamente?
Ottimo — Decidi tu. Mi darai una risposta così non puoi andare avanti!...
di massima. Poi vedrai, esaminerai... Gerardo — Ci voleva molto a capirlo!...
Gerardo — Già... vedrò... esaminerò!!!... Daisy —- Sì, qui ti trovi in una posizione
Ottimo — Un’opzione non t ’impegna a nulla. falsa!...
Gerardo — Sicuro... a nulla... Gerardo — Vedi bene quindi che se stamane
Ottimo — D’accordo, dunque!... A stasera sono stato un po’ vivace con te, avevo ragione.
la risposta? Daisy — Sì. E poi... la vicinanza di questi
Gerardo — Ecco, a stasera: benissimo (Strin­ amici ricchi, allegri, felici, ti fa sembrare più
ge la mano che Ottimo gli tende). penosa la tua situazione, ti esaspera. Oh, lo ca­
Rodolfo (avvicinandosi) ■— Gerardo, avrei b i­ pisco, sai!...
sogno di parlarti. Gerardo — Meno male!...
FUOCHI D'ARTIFICIO
Daisy —■Hai bisogno di calmare i tuoi nervi Daisy — Se poco fa eravamo d’accordo!...
di ritrovare la fiducia in te stesso, di ritem­ Gerardo — D’accordo?... D’accordo?...
prarti, di tornare ad amare la vita. Ed io saprò Daisy — Sì, non hai detto tu stesso che qui
fartela riamare. Vedrai. t ’era impossibile di vivere, che...
Gerardo — Oramai!... Gerardo — Nè qui, nè altrove!...
Daisy — Ancora? ! Daisy — Gerardo?!...
Gerardo — Perchè: ancora? Che cosa c’è di Gerardo — E tu ti sei permessa?!... Come
mutato, di nuovo? hai osato?... Ma che cosa credi? Che voglia
Daisy — Nulla è cambiato per te da ieri farmi mantenere da te?...
sera?... E il mio amore?... Daisy (con orrore) ■— Gerardo?!...
Gerardo — Amore: un capriccio!... Gerardo — Io mi domando se tu non sia di­
Daisy — No, Gerardo!... Ie ri sera, è vero, ventata pazza... se tutti non siate diventati
fu un capriccio. Era l ’avventura strana; i tuoi pazzi intorno a me!... E tu, tu vedi in che po­
baci avevano un sapore disperato, mortale. sizione mi trovo, qui; vedi che mi si avvolge,
Contendere qualcuno alla morte, così con l ’a­ mi si spia, mi si interroga, mi si giudica, e tu...
more, mi piaceva. Ma oggi li amo, Gerardo; ti Daisy — Ma appunto per questo...
amo perchè la tua vita te l ’ho ridata io, per­ Gerardo — Già... Appunto per questo tu
chè sei come una creatura mia, rinato per i paghi il mio conto, dài disposizioni per la mia
miei baci!... partenza e... mi porti via con te, mi rapisci!
Gerardo —< Inutile!... La tua strada è bel­ Daisy — Nessuno sa che sono stata io!
la!... Va, va!... Non ti fermare per questa ma­ Gerardo — E iper questo?... Ma... sono io
linconica sciocchezza!... che non mi sono spiegato o tu che non vuoi in­
Daisy — Ah no, ascoltami... (S’interrompe tendere?
e si allontana di qualche passo vedendo venire Daisy (risoluta) — Io intendo questo: che ti
Diana). amo, e non ti lascio, e voglio salvarti anche
Diana (entrando dalla porta di fondo) — contro la tua stessa volontà. E adesso dì pure
Jersay, ma è vero che partite domattina?... quello che vuoi; non riuscirai nè a offendermi
Gerardo — Io?... nè a farmi andare in collera.
Diana — Siete appena arrivato e già ci vo­ Gerardo — Dico... dico che mi farai il pia­
lete lasciare? cere di lasciarmi libero; dico che io non vo­
Gerardo — Ma... vi assicuro... glio nè tutele nè legami...
Diana — Se avete anche già pagato il conto. Daisy — E allora ieri sera dovevi cacciarmi
Gerardo — I l conto?... via!...
Diana — Dio, quanti misteri!... Siete vera­ Gerardo — Ali, mi rimproveri...
mente diventato insopportabile!... Daisy — Non ti rimprovero nulla: dico: do­
Gerardo — Ma chi vi ha detto?!... vevi cacciarmi via!... Adesso non hai più il
Diana — Ho sentito poco fa il portiere che diritto di riprenderti.
lo diceva ad un... uomo che era venuto a do­ Gerardo — Non ho più il diritto?... Sei di­
mandare di voi. ventata la mia padrona; insomma?...
Rodolfo (entrando dalla porta di fondo) — Daisy — Ti amo!
Dunque, è vero? Gerardo — Ah!...
Gerardo — Ma no, c’è un equivoco!... (Qual- Daisy — Sì!
che vago sospetto gli passa per la mente. Vol­ Gerardo — Sai che cosa si dice?... Che mi
ge un rapido sguardo verso Daisy). ami perchè sono ricco!...
Rodolfo — Un equivoco? Daisy — Non m’importa.
Gerardo — Sì... avevo avuto per un mo­ Gerardo — Ecco come si giudica il tuo a-
mento l ’idea di fare domattina una corsa qui more.
vicino per un affare. Ma vi ho rinunziato!... Daisy — Non m’importa.
Non so che cosa vadano raccontando!... Gerardo — Che hai, lasciato il principe d’Ar-
Rodolfo — Ah! tanto meglio... giro per...
OTTIMO (dalla porta di fondo) — Ebbene? Daisy — Non m’importa.
Diana (andando verso di lu i) — Non è vero. Gerardo — Ma io...
Rodolfo — Un equivoco!... (Diana, Rodolfo Daisy — Non m’importa!... Dicano quello
e Ottimo scompaiono). che vogliono, pensa quello che vuoi!... E’ una
Gerardo (va verso Daisy e le si pianta da­ partita in cui sono in giuoco il mio amore e la
vanti) — Che cos’è questa storia della mia par­ tua vita: chi di noi due vincerà!...
tenza, del conto pagato?... Gerardo — E credi di potermi rendere schia­
Daisy — Non vuoi più partire?... Vuoi re­ vo, di metter onesto tuo amore a traverso la
stare qui?... mia strada?... Ah!... T i prego di non occuparti
Gerardo — Sei stata tu? più di me. Hai capito?... Basta!...
LUIGI CHIARELLI
Daisy —<Come?... cia un fiore abbagliante, che invade il cielo col
Gerardo — Ho detto: basta!... Ognuno per fulgore dei suoi pètali miracolosi, poi si defor­
la suo strada. ma in draghi di fuoco, in lune ardenti, in fon­
Daist (prendendogli con violenza un brac­ tane di smeraldi, in vortici diamantini; si av­
cio) — Sei un ragazzo! Un cattivo ragazzo!... venta ancora più in alto con mille cùspidi d’o­
(lo lascia, vedendo entrare Scaramanzia dal ro, ripiove in fantastici salici di rubino, si sno­
fondo). da in lascivi serpenti di zaffiro, si sgretola in
Gerardo — Ah, ecco quest’altro!... (Pren­ una cascata di perle iridescenti, brulica, sfavil­
dendolo pel risvolto della giacca) — Quanti la, tripudia, ride, sfolgora, trionfa, s’adagia
milioni ho? Quanti? mollemente sul velluto delle tenebre!... Real­
Scaramanzia — Ma... prima erano cinque: tà, realtà creata dalla nostra mente, verità su­
adesso ho sentito dire... scitata dalla divina finzione, infinito, eternità,
Gerardo — Ah, si?... Ebbene anche tu mi sogno dei nostri sensi!... Voi siete bella come
farai i! piacere di levarmiti di torno. Hai ca­ Venere, tu ricco come Creso, io, io... (rompe
pito? Va!... (Lo allontana da sè con una spin­ in una grande risata). A più tardi, a più tar­
ta) Non voglio più nessuno intorno a me: an­ di!... (Esce quasi di corsa per la porta di fon­
datevene!... do).
Scaramanzia (riassettandosi l ’abito) — Ecco Daisy (guardadolo uscire) — E’ matto! E’
come egli tratta i suoi più fedeli servitori! matto!... Eppure una decisione bisogna pren­
Gerardo — Vi dispenso dai vostri servigi. derla! Gerardo... lascia quel giornale, Ge­
Scaramanzia — Troppo tardi! rardo!...
Gerardo — Chè, anche tu sei diventato mio Gerardo (gettando il giornale) ■— Avete fi­
padrone? nito? Se n’è andato?
Scaramanzia — Fedel servitore, lio detto!... Daisy — Dunque... non vuoi partire?
Ma non mi hai accordata tutta la tua fiducia?... Gerardo — Daccapo?
Non mi hai ieri lasciato una procura generale Daisy —• Sta bene; non partirò nemmeno io.
perchè io... (Esce dalla porta di sinistra).
Gerardo —>Che cosa hai fatto ancora?... Rodolfo (entrando dalla porta di fondo) —
Eccomi qua.
Scaramanzia ■ — Dà tempo al tempo!... F i­ Gerardo — Bravo. Che cosa c’è di nuovo?
dati e vedrai!...
Rodolfo — Mah!... (Siede a destra perples­
Gerardo — Non voglio vedere nulla ! Ma non so).
riuscirò dunque ad aprirmi un varco fra voi? Gerardo — Dunque?...
Che cos’è questa folle mania di salvataggio che Rodolfo (sospirando) — E’ un brutto mo­
vi ha preso, si può sapere? mento, Gerardo!...
Scaramanzia -— Se ti dicessi: perchè ti sono Gerardo — Sei venuto per darmi questa no­
amico, forse non t i convincerei. Perchè?... Per­ tizia?
chè ero nato per questo : per giuocare gli uomi­ Rodolfo — Tu che sei un uomo d’affari puoi
ni, sopraffarli, spogliarli,. Se io stessi un mese capirlo.
in questo albergo, fra questa manica d’imbecilli Gerardo (con un gesto d’impazienza) —
foderata di m ilioni, altro che pescecane; me Già !...
l i ingoio tu tti vivi come se fossi il cratere del Rodolfo — Difficoltà momentanee, ma tut­
Vesuvio! Ma dovrei avere il tuo nome, il tuo tavia penose.
volto, il tuo portamento. Se mi presento io, Gerardo — Se sono momentanee, passeranno.
così, sia pure col mio bel vestito nuovo, chi è Rodolfo — Già!... Ma bisogna poter supe­
che mi ascolta? Si mettono a ridere, ecco!... rare il momento!...
E allora faccio fare a te quello che vorrei es­ Gerardo — Lottando... avendo fiducia...
sere io a fare!... Rodolfo — Eh... lottare... fiducia... pa­
Daisy — Sì, va bene, ma qui bisogna fare role !...
qualche cosa di positivo... Tutte queste non Gerardo — Hai ragione; si fa presto a di­
sono che parole, fantasie!... re! Bisogna trovarcisi!... I consigli, i bei di­
Scaramanzia — Non dite male delle parole. scorsi, tutta rettorica!... Ma la vita...
Nella parola è il fatto per eccellenza. Vedete? Rodolfo — Ecco, tu puoi capirmi, tu che ti
E’ bastata una parola ed egli è diventato m i­ ci sei trovato in un momento...
lionario. Sareste voi bella se nessuno vi avesse Gerardo (riprendendosi) — Ah, non par­
mai detto che siete bella?... Una parola crea lavo per me!...
un mondo, un pensiero crea l ’infinito! La pa­ Rodolfo — Tu l ’hai superato felicemente!...
rola!... Tùia piccola scintilla si invola rapida Gerardo — Ma non ti perdere d’animo; tro­
nella notte, scoppia, ed ecco fiorire una co­ verai un modo per fronteggiare la situazione.
stellazione meravigliosa; e da ogni stella sboc­ Un uomo navigato come te!...
FUOCHI D’ARTIFICIO
Scaramanzia (entrando trafelato) — Signor Gerardo — E’ lo stesso.
Conte... Rodolfo — Ancora una volta, Gerardo...
Gerardo — Che cosa c’è? Gerardo — Basta!...
Scaramanzia — La cartella... la mia car­ Rodolfo (diventando freddo e conclusivo) —
tella... Basta, basta!... Ti chiedo scusa se ti ho distur­
Gerardo — Ebbene? bato.
Scaramanzia — Non so dove ... ( Vedendo la Gerardo — Prego.
cartella su una sedia) Ah, eccola! (Si mette una Rodolfo (amaro) — Però, questo, da un ami­
mano sul petto per sedare l ’affanno) Temevo co come te non me lo sarei aspettato!... E pen­
di averla perduta!... Mi scusi, signor Conte. sare che ti ho accolto come un fratello, ieri
(Prende la cartella ed esce. Un silenzio). sera; che poco fa ho avuto una questione per
Rodolfo — Gerardo?!... te col Principe d’Argiro!...
Gerardo — Dimmi. Gerardo — Che cosa vuoi dire con questo?...
Rodolfo — Tu solo puoi aiutarmi! Rodolfo — Che gli amici...
Gerardo (stupito) — Io? Gerardo —■Sono amici quando si spera che
Rodolfo — Tu!... ci possano essere u tili.
Gerardo — E in che modo? Rodolfo — Non vorrai dire che io abbia a-
Rodolfo — In che modo?!... Non ce n’è che gito per calcolo!...
uno, purtroppo: l ’unico! Gerardo — E allora perchè mi rinfacci la
Gerardo — E sarebbe? tua accoglienza, la storia con d’Argiro?... Chi
Rodolfo — Un aiuto finanziario! ti aveva pregato?...
Gerardo (ancora più stupito) — Eh?... Rodolfo — A li, questo è il ringraziamen­
Rodolfo — Si tratta, è meglio dirlo subito, to?!... Hai ragione, ho fatto male, me ne
d’una somma cospicua. pento!... Non sei uomo per il quale...
Gerardo (nervoso) — Senti, è inutile che tu Gerardo (animandosi) — Per il quale?...
continui. Rodolfo (violento) — Eh, sì!... I l passato si
Rodolfo — Come?!... dimentica presto quando la fortuna ci favori­
Gerardo ■ —■Come?!... E’ inutile. sce!... Ma ho avuto torto a dimenticarlo an­
Rodolfo — Ma lascia che t i spieghi... ch’io!
Gerardo — Hai spiegato fin troppo!... Ti Gerardo (minaccioso) — Che cosa vuoi dire?
dovrei dare del danaro... io!... Ah, è i l col­ Rodolfo — Che hai trotine cose da farti per­
mo!... donare, e lo dimentichi!...
Rodolfo — Perchè? Gerardo — Perdonare che cosa?...
Gerardo — E... hai detto: molto, anche, Rodolfo —• Molte cose!... E forse anche que­
moltissimo!... sta tua troppo rapida fortuna !...
Rodoldo — Ma lascia che ti dica... Gerardo — Ah, la mia...
Gerardo (sempre più nervoso) — Dire che Rodolfo — Sì!...
cosa?... Io dare del danaro a te?... Ma... c’è (A ttratti dall’alterco, Giorgio, Ottimo, Scara,
da diventare matti!... manzia, Tommaso, Daisy, Eletta, Diana, Gi­
Rodolfo — Ma scusa, perchè? sella, vanno man mano entrando).
Gerardo — E me lo domanda!... Gerardo — Sei un mascalzone!...
Rodolfo — Sicuro che te lo domando!... D if­ Rodolfo ■ — A me?... (I due uomini fanno per
fidi forse di me?... Credi che... avventarsi l ’uno contro l’altro; ma Scaramanzia
Gerardo — Ma io non credo niente!... (Cer­ s’interpone rapido. Anche gli altri accorrono.
cando di dare alla sua voce un tono calmo \pta Qualche piccolo grido di donna).
risoluto) Senti, caro Rodolfo, non posso. Ottimo — Calma calma!...
Rodolfo — Non vuoi !... G isella — Rodolfo?!
Gerardo — Non posso!... Non mi... A li!... Rodolfo (a Gerardo) — Avrai presto mie no­
Rodolfo — Gerardo, pensaci, prima di d ir­ tizie!?... (Esce accompagnato da Gisella),
mi di no!... Gerardo — Le attendo!...
Gerardo — Ma ci ho già pensato, figurati!... Ottimo (a Gerardo) — Se hai bisogno d’un
Rodolfo — Sei la mia ancora di salvezza!... amico, sono qui.
I l tuo rifiuto può voler dire la mia rovina, ca­ Giorgio — Anch’io, senza complimenti.
pisci!?... Alla fine è un affare come un altro Diana — Ma che è accaduto?
che ti propongo!... Gerardo — Volete sapere che cosa è acca­
Gerardo (come fuori di se) — Non faccio af­ duto?... E’ accaduto che non ne posso più!...
fari !... Che da quando sono arrivato mi si toglie il re­
Rodolfo — Se non fai altro, adesso!... spiro!... Chi vuole una cosa, chi ne domanda
Gerardo — Ma di questo genere, no! un’altra); uno mi offre i suoi servigi, l ’altra il
Rodolfo — Ma se non ti ho ancora detto... suo amore, quello voleva dei quattrini e molti,
LUIGI CHIARELLI
moltissimi, anche!... Ah,
basta!... Che cosa vi
debbo dire per esse­ IN C A S A D ’A L T R I
re lasciato tranquillo?
Che non ho un soldo?...
Che povero sono partito e ^ Q m D RA ! commedia che ottie­
ne, in questo momento,
più povero sono torna­ il grande successo della stagione, al Saint-
to?... Questo?... 0 mi Martins Theater, si intitola Come l’edera. Il
volete veramente costrin­ titolo è tolto dalle celebre frase biblica: e i
gere a partire?... Ebbene, cattivi fioriranno come l’edera. La commedia è
me ne andrò, e subito, e dello scrittore Mordaunt Shairp. Il tema della
per sempre questa volta, commedia è quello stesso che è stato trattato
se Dio vuole. Siete con­ da Edouard Bourdet in Flcur de pois. Ma
tenti adesso? Volete sa­ l’autore inglese ha dato battaglia all’argomen­
to, senza nessuna reticenza. Infatti, la commedia, sebbene mirabilmente costrui­
pere altro?... Non ne pos­ ta e densa di vigore, dà un’impressione piuttosto penosa.
so più!... Basta!... A r i­ Ecco l ’aneddoto svolto in questa commedia. Un uomo di una certa età,
vederci!... (Esce per la afflitto da quella stessa malattia da cui era corroso Oscar Wilde, ricco, deli­
porta a sinistra. Tutti si cato, raffinato, effeminato, adotta un giovanotto come figlio e lo installa nella
guardano in faccia. Un sua casa. Lo fa vivere nel lusso, lo associa alla sua opulenza, lo copre di re­
lungo silenzio). gali, lo veste lussuosamente. Un bel giorno, il giovanotto, innamorato di una
Scaramanzia (come signorina, annuncia brutalmente al suo protettore che lascerà la casa, perchè
continuando il discorso ha deciso di sposarsi. Il protettore monta su tutte le furie, ma quando si accorge
di Gerardo, ma con un della inutilità delle sue parole, lascia andar via il giovanotto verso il suo de­
tono di più pacato rim ­ stino matrimoniale. Però gli taglia di punto in bianco i viveri. Precipitato di
nuovo nella povertà e nella miseria, il giovanotto cerca di lottare e di guada­
provero) — Eh, si ba­ gnarsi la sua vita, a fianco di quella che ama. Ma, indebolito e corrotto dalla
sta!... Ha ragione!... Mi vita lussuosa, alla quale il suo protettore lo aveva abituato, la sua energia cede
meraviglio anzi, che ab­ rapidamente. Dopo essersi dibattuto per qualche tempo, il giovanotto rinuncia
bia potuto sopportare fi­ alla lotta e torna a vivere presso il suo protettore. La commedia elle, altri­
no a questo punto!... Era menti, sarebbe spiacevole, è condotta con molta abilità, è avviluppata da una
venuto qui per stare tran­ grigia atmosfera alla Wilde e gli attori e la messinscena ricordano costante-
quillo, per riposare un mente i libri del grande scrittore britannico che, verso la fine del secolo
po’, e invece tutti addos­ scorso, si immerse lamentevolmente in uno scandalo del cenere.
Quali le cause psicologiche di questa constatazione? Forse, la causa prin­
so!... Eh, no, no!... Co­ cipale è la seguente: esiste, nei giovanotti inglesi, una specie di paura del­
me si è saputo, poi, che l ’amore. Una signorina, alla quale un giovanotto fa la corte e alla quale il
è tornato ricco, io me lo giovanotto si diverte a mandare delle lettere d’amore, può in caso di rottura di
domando!... Ma lasciate­ fidanzamento fare un processo al suo adoratore e chiedergli una forte inden­
lo in pace!... Vi riesce nità. Quasi sempre è stato il cosidetto seduttore ad essere sedotto. E’ stata la si­
tanto difficile di compor­ gnorina che ha prese quasi tutte le iniziative. In Inghilterra, più che dovunque
tarvi con lu i come se... '-on sono gli uomini elle sposano le donne, ma viceversa.
come se fosse povero?... B U D A P E S T • Ladislao Fodor ha ultimato la sua nuova commedia che sarà
Ecco!... Un po’ di discre­ rappresentata per la prima volta al Teatro viennese della
zione, signori, un po’ di .Tosephstadt. Il lavoro, oltre che per l’originalità del tema, è destinato a susci­
discrezione !... tare a Vienna una grande curiosità per il fatto che Fodor, scrivendolo, ha pen­
Giorgio — Però... sato ad una coppia di attori fra i niù amati e popolari delle scene austriache:
Scaramanzia •— Che Paola Wesely e Hans Jaray, ai quali ha anche affidato i due ruoli principali.
La commedia tratta del problema, non certo nuovo ma sempre attuale, dell’a­
cosa c’è?... Anche lei, more e del matrimonio, problema che il famoso commediografo ritiene basato
forse, vuole dei quattri­ su principio sancito dalla frase anch’essa nè nuova nè peregrina, « l ’amore non
ni?... è così semplice... », frase che dà anche il titolo alla commedia. L’amore dim­
Giorgio —■Io?... ane. secondo Fodor, non è una cosa semplice come si crede; bisogna prima
Scaramanzia — E allo­ diligentemente impararlo finche si diventa maturi per il matrimonio. E la com­
ra basta!... media si risolve in una specie di appello al pubblico perchè si faccia a consi­
Giorgio — Ma... derare la profonda verità di quella frase.
Scaramanzia — Ma... In una serie di scene si vedranno la Wesely e Io Jaray affannarsi a dimo­
strare la verità della teoria fodoriana sposandosi a getto continuo. Ad ogni
Non ci sono ma. Ho det­ atto, essi appariranno uniti ad una persona diversa, a lato di un nuovo com­
to!... (Si alza il cappello pagno e di una nuova compagna della vita, finche all’ultimo otto fnè si sa an­
in testa ed esce tronfio cora il numero degli atti che saranno necessari per giungere all’ultimo') si sen­
come' un tacchino). tiranno così maturi e « purificati » da poter convolare, come si suol dire, a
giuste nozze fra di loro, dando alla commedia quel lieto fine che non manca
¥ i «a © A e fi mai nei films americani. E, stando così le cose, si deve certo convenire che
« • c o n d ii a ffo l’amore non è una cosa semplice.
Giorgio — Questo non lo sapevo! Ed è par­
tito? Rinuncio a capire!...
Ottimo -— E’ il meglio che si possa fare.
Diana — Se potessi sapere qualche cosa da
Gisella! Ma dove si sarà cacciata?... (Esce per
la porta di fondo).
Elena (vincendo una lieve titubanza) — Cre­
dete che il Conte di Jersay partirà conte ha
detto?
Ottimo —• Mali! Chi capisce più niente?
(Esce con Giorgio per la porta di fondo).
Elena (restata sola mostra evidente la sua
pena. Vedendo Scaramanzia che entra dalla
porta di sinistra, resta a lungo perplessa; vuole
e non vorrebbe. Alla fine gli rivolge la parola)
— Scusi, lei è il segretario del conte di Jersay,
non è vero?
Scaramanzia — Per servirla.
Elena — Io ero qui, dianzi, quando egli ha
F U O C H I detto... quando è andato in collera... Ecco,
vorrei sapere... Oh, una semplice curiosità...
ma forse sono indiscreta!...
I D ’A R T IF IC IO Scaramanzia (incoraggiandola) — Dica, di­
ca pure.
Elena — E’ vero che riparte?... Clic riparte
subito... per sempre?
Scaramanzia (la guarda ed ha un lievissimo
La stessa scena del secondo atto. Pomeriggio sorriso) — Può darsi. Lei stessa c stata testi­
inoltrato. mone: qui gli rendono la vita impossibile!...
Giorgio (passeggiando con evidente agita, Può darsi! I] signor conte non mi ha ancora
zione) — Che vuoi che ti dica. Non lo so, non detto nulla in proposito.
capisco!... Elena —<Ma se è appena arrivato ? !
Diana — Ma ti sembra naturale? Ha una Scaramanzia — Mah!... (Dopo una breve
questione con Gerardo, annunzia che gli man­ pausa) A meno che non sopravvenisse qualche
derà i padrini e invece parte. forte ragione a trattenerlo.
Giorgio — Questo non vorrebbe dire nulla. Elena — In tal caso, lei crede...
Può tornare domattina e provvedere alla sua Scaramanzia — Se la ragione fosse abbastan­
vertenza. Non hai visto Gisella? Lei è l ’unica za importante!... (Un silenzio, durante il quale
che possa dare una spiegazione. Elena non riesce a nascondere completamente
Diana — No, non l ’ho vista. Dopo l ’alterco la sua pena).
è salita con Rodolfo e non è più discesa. Elena — E questa ragione quale potrebbe
Giorgio — Mah! essere?...
Diana —- E Gerardo? Scaramanzia — Non so!.. Che cosa può r i­
Giorgio — Era di là poco fa. Anche lu i mi muovere un uomo da una decisione presa?...
sembra un uomo molto strano... Che cosa c’en­ Ella può immaginarlo come me!...
trava quella sfuriata, me lo domando, cc Sono Elena — Non so!...
tornato senza un soldo!... ». E poi quello Sca­ Scaramanzia — Un affare grave: ma in que­
ramanzia... che cosa c’entra lui?... Non è chia­ sto momento di affari gravi non ce n’è. Era ve­
ro, non è chiaro! nuto qui per riposare. Un duello : questo ci po­
Diana — Sembra anche a me! (A Ottimo che teva essere, ma ora... il signor Mèseri è partito
entra dalla porta di fondo) Ebbene, che cosa ne improvvisamente... E poi un duello può far r i­
dite della partenza di Rodolfo? mandare una partenza tu lt’al più di due gior­
Ottimo — Mah!... ni!... (Con marcata indifferenza) Oppure... non
Diana — V i sembra naturale? so... un amore... un grande amore...
Ottimo — T utt’altro! Elena — Ecco, appunto!...
Giorgio — E la questione con Gerardo, co­ Scaramanzia — Ma clic io sappia!...
me finisce? Elena (quasi smarrita) — No?...
Ottimo — Finisce come vuole!... Ma ciò che Scaramanzia — Questo non vuol dire nulla.
rende inspiegabile questa partenza è che sta­ I l signor conte non mi fa certo confidenze di
sera c’è consiglio alla Banca e lui, ch’è Consi­ questo genere.
gliere Delegato, non ci sarà. (Elena entra dalla Elena (un po’ riconfortata) — Oh... potreb­
porta di fondo). be darsi...
LUIGI CHIARELLI

Scaramanzia — Tutto può darsi!... Ma... un Jora la signorina che lo ama molto... (Con vo­
grande amore non nasce a ll’improvviso. luta lentezza) ... e senza di lu i sarebbe infeli­
Elena — Naturalmente. ce... (Egli la guarda e vede che ella fa piccoli
Scaramanzia — Almeno per quello che posso gesti di assenso) ... e vorrebbe sposarlo... Dico
sapere io. Ma io ne so così poco in questa ma­ bene ?
teria!... Però bisogna riconoscere che, se que­ Elena — Benissimo.
sto grande amore già esiste, non è sufficiente a Scaramanzia -— E allora questa signorina che
farlo rinunciare alla partenza. fa?... Che cosa può fare?
Elena (afflitta) — Ah!... Elena — Che cosa?...
Scaramanzia — A meno che... a meno che... Scaramanzia — Eh!... Una cosa grave... m ol­
Elena (ansiosa) — A meno che?... to grave!.. Non so se mi spiego!. (Vedendo che
Scaramanzia — Non avvenisse un fatto nuovo. Elena sembra non abbia compreso) ... L ’irrevo­
Elena — Quale?... cabile!... (Elena china il capo molto turbata.
Scaramanzia — Mah!... (Un silenzio). Vedendo Gerardo che entra dalla porta, di si­
Elena — Ma io con le mie chiacchiere la nistra) I l signor conte ha ordini?
trattengo... Lei forse ha da fare. Gerardo (aspro) — No.
Scaramanzia — Oh, no!... (Scaramanzia s’inchina ad Elena, ed esce per­
Elena — Forse la infastidisco!... Non vorrei la porta di fondo).
che lei pensasse che la trattengo per amore di Elena (andando ansiosa verso Gerardo) —
pettegolezzo... Gerardo, ditemi che non partite, ditemi che non
Scaramanzia — Che cosa dice mai?... Si fa, partite!
così, per discorrere un po’ . Gerardo -— Ma... non so... non ho deciso.
Elena — Ecco, per discorrere! Un fatto nuo­ Elena — Non negate! L ’avete gridato oggi
vo, diceva lei? dinanzi a tutti, qui, ero presente!... Avete già
Scaramanzia — Appunto! (Dopo un breve disdetto l ’appartamento. Ma non voglio che par.
silenzio) Ecco, per parlare in modo un po’ più date, Gerardo, non voglio! Non capite che ho
concreto, facciamo un’ipotesi: che una signori­ messo tutta la mia vita in voi... nella realizza­
na, una sua amica, per esempio, fosse molto in ­ zione del nostro sogno?...
namorata del signor conte, e che il signor con­ Gerardo — Eli, il nostro sogno!...
te, naturalmente, l ’amasse... Elena — Dipende dalla vostra volontà...
Elena (lieta dell’ipotesi di Scaramanzia) — Gerardo — Dalla mia volontà?
Si; e allora? Elena — No?... E che cosa si oppone anco­
Scaramanzia — Ma quest’amore, tuttavia non ra? Che cosa... Dite!... E’ vero dunque, è ve­
basta a farlo rinunciare alla sua partenza. Al- ro.... Ed io che non volevo credere!...
Gerardo — Che cosa dite?..
Elena — Ne amate un’altra!...
Gerardo — Elena, no!...
Elena — Oh, se mi amassi!...
Gerardo — 'f i amo.
Elena — Non mentire!
p F f iv m i. Gerardo — Ti amo, ti amo!...
Elena (con tutto il suo coraggio) — Ebbene,
dirette da Pitigrilli se mi ami, se è vero che mi ami, Gerardo... (Re­
n. 219 del 1° agosto sta come una che debba spiccare un gran salto).
contiene novelle e arti­ Gerardo — Ebbene?
coli di :
Elena — Se mi ami... (improvvisamente va
L u ig i À n lo n e ll i »verso di lu i con un gesto di offerta, mai poi,
L o re n z o G ig l i smarrita, vergognosa, come se già la sua idea
C a r lo S a ls a si fosse palesata e ne sentisse tutto il rossore, na­
S le p h e n Leacock sconde il volto fra le mani) No... no... no...
G. De Pawlowski Gerardo — Elena, che cos’hai?
A r n o ld B e n n e l Elena (respingendolo) — No... no!...
J e a n Lasse r re Gerardo — Che cosa c’è ancora? (Prenden­
dole una mano) Elena!?...
C o r b e r y
Elena (si dibatte come un’allodola prigio­
H u g u e s Delorme niera. Riesce a divincolarsi, a sfuggirgli) — Non
Jean F a y a rd è possibile; lasciatemi!
Ram ón G óm ez Gerardo (stupito) — Elena?!... Dove vai?
d e la S e rn a Elena (nascondendosi ancora il volto e fug­
gendo per la porta di sinistra) — Lasciami fare!
Fuochi d’a rtific io

(Gerardo la segue stupito con lo sguardo. Daisy Tommaso (entra dalla porta di sinistra agi­
entra dalla porta di fondo e guarda Elena che tatissimo) — A li, siete 6ola?...
esce). Daisy — Che cosa avete? Mi avete fatto
Daisy (dopo un silenzio) — Sei soddisfatto paura.
della tua scenata d’oggi? (Gerardo risponde con Tommaso — Nulla.
un’alzata di spalle) Allora parti?... Resti?... Daisy — M ’era parso...
Gerardo — Non lo so! Tommaso (ad un cameriere che passa) — D i­
Daisy — Non sai quello che farai? Ti sembra te, vi prego, al conte di Jersay, che desidero
possibile poter andare avanti così? parlargli, che lo attendo qui. ( Il Cameriere si
Gerardo — Te l ’ho già detto, mia cara Daisy, allontana) Jersay non era qui qualche momen­
lasciami al mio destino! to fa?
Daisy — Eh?... Daisy —■Sì, con vostra figlia.
Gerardo — Quello che farò non lo so!... Di. Tommaso — Con Elena?... Ah!...
penderà... Daisy — Già!... Non vi sembra che la la­
Daisy — E intanto... continuiamo a recitare sciate un po’ troppo abbandonata a sè stessa
la commedia, non è vero? quella figliuola?...
Gerardo — Tu?... Tu no!... Che bisogno ne Tommaso — Che cosa vuol dire questa insi­
hai tu?... D’altronde anch’io, oramai... nuazione? Che cosa sapete?... Sentiamo!...
Daisy (con voce tormentata) — E’ vero, io no. Quest’albergo è infrequentabile!... E’ un covo
10 ti ho sempre parlato schietto. di chiacchieroni, pettegoli, maligni...
Gerardo — T i ho forse mentito io? Daisy — V i domando scusa; non ho voluto
Daisy -—• Non dico questo. Ma orai stai men­ fare nessuna insinuazione; calmatevi!...
tendo a te stesso, forse senza accorgertene. Tommaso — Dov’è questo signor Jersay, lo
Gerardo — A proposito di che? (Un silen­ sapete?...
zio) Che cosa vuoi dire?... Rispondi!... Daisy — Quello che so è che siete insoppor­
Daisy — Nulla! Dico così... E’ perchè non tabile! (Esce per la porta di sinistra).
capisco. Gerardo (entrando) •— Mi cercavate?...
Gerardo — Non c’è nulla da capire. E ’ tutto Tommaso (con voce brusca) — Sì, signore!
così chiaro!... ( / due uomini si guardano in silenzio).
Daisy — Forse ... (Dopo un silenzio) Che co­ Gerardo (sempre calmo) — V i ascolto.
sa aveva la piccola Elena? Tommaso (alternando il desiderio (Tesser
Gerardo — Non so. calmo a quello di dare sfogo alla sua collera) —
Daisy — E... allora?... Mia figlia mi ha raccontato tutto.
Gerardo — Allora... Non voglio più che tu Gerardo (scrollando il capo) — Ah!...
continui a stare in ansia iper me. Io ho per te Tommaso — Tutto, capite?...
tutta... Gerardo ■ — Ebbene?...
Daisy — La riconoscenza, non è vero?... D il­ Tommaso — Ebbene?... Ebbene, io vi do­
la questa parola odiosa!... E me la o ffri in an­ mando se voi insistete a considerarvi un gen­
ticipo!... Ah, taci, taci!... (Morde, spasiman­ tiluomo !...
do, il fazzoletto). Gerardo (dopo un silenzio, stupito, ma cal­
Scaramanzia (entrando dalla porta di fondo) mo) — E voi potete giurare di non essere im ­
—* Signor Conte, il direttore dell’Albergo, desi­ pazzito?...
dera sapere se deve assegnarle un altro apparta­ Tommaso — Come?...
mento, oppure... Gerardo (aspro) — Insomma, che cosa vo­
Gerardo — Oppure... se deve andare al dia­ lete?
volo anche lui?... Che ci vada!... Tommaso — Voglio dirvi che quando un uo­
Scaramanzia — Questo, se lei vuole, glielo mo osa approfittare dell’ingenuità d’una fan­
posso dire, ma non è una risposta. ciulla...
Gerardo — Ebbene, la risposta gliela darò io, Gerardo — Approfittare?..
così imparerà a ricevere ordini da altri che da Tommaso — Avete ragione: approfittare è
me!... (A Daisy) Permetti?... (Ella senza levare una parola troppo mite : dovrei adoperarne una
11 capo gli fa cenno d’andare. Egli esce per la più vergognosa, più...
porta di fondo). Gerardo (frenandosi a stento) ■
— Ah!...
Scaramanzia (resta un momento a guardare Tommaso — Sapreste trovare un altro modo
Daisy, poi corre dietro a Gerardo). di definire la vostra azione?
Daisy (si alza, cammina, cercando di sedare Gerardo — Azione?... E’ vero: io l ’amo, ella
l ’affanno che la agita. La sua sofferenza è gran­ mi ama, e con questo?
de e i suoi gesti la rivelano. Tuttavia va ripren­ Tommaso -— Come con questo?... Ma ella
dendo animo ed il suo volto prende un’espres­ ha confessato tutto!...
sione amara e sconsolata). Gerardo — Tutto, che cosa?...
Luigi c h ià re llì
Tommaso — Tutto!... Tutto!... Mi »ono «pie­ Gerardo — A uff!... Ma... venite qui... ragio­
gato ? niamo...
Gerardo — No Tommaso — Qui non si ragiona.
Tommaso — Ma, disgraziato... E’ inutile fili­ Gerardo — Eh, me ne accorgo!.,.
ere!... E’ sata lei ,a dirmelo!... (Con voce più Tommaso (perdendo la pazienza) ■ — Ingom­
asso, ma più vibrata) A dirmi che è stata vo­ ma, intendete o no di fare il vostro dovere?
stra!... (Fa un gesto d’orrore). Gerardo — Ma se anche quello che dite fosse
Gerardo —- E li?!... vero, c’è una ragione, una ragione grave che
Tommaso — Proprio lei!... in’impedirebbe di farlo, e lealmente ve lo devo
Gerardo (con un gesto di sdegno) — Ah!... dire.
Tommaso — Eh?!... Tommaso —• Non c idevono essere ragioni.
Gerardo — Ah!... Gerardo — Sono povero: non ho un soldo:
Tommaso — Negate? la mia ricchezza è una favola; una favola in­
Gerardo — Negare?... Io torno a domandare ventata da non so chi; i miei m ilioni, i miei
se non siete impazzito!... affari, favole?!... Ecco!...
Tommaso — Ah, no, eh! Non vi permetto di Tommaso — Ma a chi volete darla ad inten­
negare. Posso... potrei perdonare tutto, persino dere?...
i l vostro fallo; ma che voi neghiate, ora, que­ Gerardo — Come?...
sto è troppo vergognoso, questo non potrei per- Tommaso — Avete fatto bene a dirlo a Mè-
donarvelo !... seri, perchè sarebbero stati perduti. Ma a me!...
Gerardo — Ma se non è vero!... E’ indegno di tentare sottrarsi ai proprio do­
Tommaso — Tacete!... Se non fosse stata lei vere, cercando dei pretesti, inventando delle
a dirmelo, pochi momenti fa, ebbene, potrei scuse?!...
ancora dubitare!... E Dio solo lo sa se mi fa­ Gerardo — Sicché, io ho sedotto vostra figlia,
rebbe piacere poter dubitare... Ma è stata lei, io sono ricco, io...
la mia piccola Elena, è stata lei, superando il Tommaso — Voi dovete sposarla. E’ inutile
suo pudore, affrontando la mia collera, stra­ discutere, altrimenti...
ziata dal grande dolore che mi dava, a gri­ Gerardo (cadendo accasciato su una sedia) —
darmelo, ipovera figliuola; e voi ora vorreste E’ troppo, è troppo!
darmi ad intendere... Ah!... Tommaso (ad Elena che appare, timida, nel
Gerardo (dando in ismanie) — Pazzi !... vano della porta di sinistra) — Elena... vieni
Tutti pazzi!... qui.
Tommaso — Ebbene? Che cosa trovate an­ Elena (precipitandosi fra le braccia del pa­
cora da dire?... dre) — Papà!... (Rompe in singhiozzi).
Gerardo — E chi lo sa?... Dico... che sono Tommaso (dopo un silenzio pieno di commo.
capitato in un manicomio!... zione) — E’ inteso, vi sposerete, ti sposerà!
Tommaso — Eh, signor mio, ci vuol altro (Sciogliendosi dall’amplesso, si allontana di
che queste parole inconcludenti!... Insomma, qualche passo, si asciuga una lagrima) Eh, be­
che cosa contate di fare?... nedetta figliuola!... (Ottimo e Giorgio entrano
Gerardo — E me lo domandate?... dalla porta che è in fondo e vanno verso Tom­
Tommaso — Oh, infine!... (Dopo una breve, maso).
pausa e con un tono più calmo) Sentite, nono­ Elena (si avvicina un po’ timorosa a Gerar­
stante la mia collera, nonostante il mio dolore, do, con l ’aria di chi abbia da farsi perdonare
ho ancora trovato la forza di riflettere. Ora­ qualche cosa).
mai... (sospira) quello che è accaduto è acca­ Gerardo — Ma come hai potuto inventare,
duto... dire a tuo padre una simile cosa?
Gerardo — Ma... Elena — Stt!...
Tommaso — Non interrompete!... E non Tommaso — Tu, Elena, che fai?
c’è più rimedio! Quindi non resta che riparare. Elena — Salgo a cambiarmi per il pranzo.
Gerardo — Ma riparare... Tommaso — E allora andiamo. A rivederci,
Tommaso — Sposarla, sposarla al più presto, Gerardo.
subito. E’ inutile che vi nasconda che questo Gerardo — A rivederci. (Ottimo e Giorgio
matrimonio non m’entusiasma, ma... pazienza! guardano stupiti i due uomini).
Gerardo — Grazie! Tommaso — Dove pranzate?
Tommaso — Sono franco!.., Gerardo — Non so.
Gerardo — Va bene. Adesso, se permettete Tommaso — Se volete pranzare con noi?...
parlerò io. Ottimo — Non è possibile, è nostro invitato;;
Tommaso — Non avete niente da dire. gli offriamo un pranzo.
Gerardo — Ah, no?... Gerardo — Già, il pranzo!...
Tommaso — No. Tommaso — Allora!... (Sulla soglia della
FUOCHI D'ARTIFICIO

porta di fondo appare Scaramanzia seguito da m iliarità: poi escono per la porta di fondo. Ge.
Gisella e da Diana). lardo cade affranto su una poltrona. Scaraman.
Scaramanzia (a Gisella) — Le assicuro che zia passeggia e fuma).
il signor conte non ne sapeva nulla! Gerardo (dopo un lungo silenzio) — Come
G isella (entrando con Diana. Ella è tutta in dicevi tu?.,.
lagrime) — Non è possibile! Scaramanzia ■ — Io?...
Giorgio (a Diana) ■— Che cosa è successo? Gerardo — Sì: fuochi d’artificio! (Ride con
Diana — Lisciva, e in portineria ha trovato asprezza e si alza).
una lettera di Rodolfo, nella quale le dice Scaramanzia — Ridi, bravo. Gente allegra...
die... non tornerà domani come le aveva pro­ Gerardo — Fuochi d’artificio! Ma come fi­
messo; che va non sa dove, che è la catastro­ nirà questa festa pirotecnica?... Me lo sai
fe!... (Scaramanzia fa dei gesti desolati). dire ?...
G isella — Che cosa ha fatto!.. Che cosa ha Scaramanzia — Finirà come tutte le altre. E
fiatto !... se qualcuno avrà ricevuto un razzo sulla testa,
Diana — T i vuoi sedere?... Vuoi bere qual­ tanto peggio per lui, poveretto. Oggi abbiamo
che cosa?... venduto più di mille azioni della Banca di
G isella — No, accompagnami in camera!... Mèseri; se nelle altre Borse si è potuto vendere
( Vedendo Gerardo, con voce di dolente rim ­ altrettanto, l ’affare è riuscito magnificamente.
provero) Ah, voi, signor Jersay, voi! Avreste Pensa che da 620 le azioni crolleranno domani
potuto salvarlo e non avete voluto!... Eppure a cinquanta. Non sei contento? Potresti almeno
era un vostro amico!... E invece ne avete ap­ ringraziarmi!...
profittato!... Avete giuocato al ribasso!... E’ fa­ Gerardo — Ma tu non sai il più bello!..
cile fare i m ilioni così, ma non è bello! Scaramanzia — Cioè?...
Gerardo (stupito) — Io?... Gerardo — Ho sedoto la figlia del principe
G isella — Oh, non negate!... Lo ha saputo d’Argiro!...
egli stesso prima di partire e me lo dice qui, Scaramanzia (scandalizzato) — Eh?... Quan­
in questa lettera!... do?...
Gerardo — V i giuro... (e come Gisella gli fa Gerardo — E chi lo sa?...
cenno di tacere, egli leva le braccia al cielo, Scaramanzia — Come?...
come a chiamarlo a testimone di quanto ac­ Gerardo — Ti dico che non lo so!...
cade). Scaramanzia — Che discorso è questo?...
Scaramanzia — Le ripeto, signora, che il si­ Gerardo — Mah!... Si vede che ero un sedut­
gnor conte non sapeva nulla. Stamane il suo tore e non lo sapevo!... I l più vile dei sedut­
agente di cambio mi ha consigliato questo af­ tori!...
fare, ed io, avendo una procura del signor con­ Scaramanzia — Diventi matto?...
te, ho senz’altro dato ordine che si vendesse in Gerardo — Matto?... Aspetta, non è tutto!...
tutte le borse. Scaramanzia — Ah, no?...
G isella — Oh, scuse, scuse!... Gerardo — E il padre l ’ha saputo e pretende
Scaramanzia — Le giuro che la responsabi­ che sposi la fanciullla che ho disonorata!...
lità è tutta mia!... E poi non sapevo che il si­ Scaramanzia — Oh, bella!...
gnor Mèseri e i l signor conte fossero tanto a- Gerardo — Ed io sposo Elena d’Argiro!...
mici. Sono dolente!... Scaramanzia — Oh, bella!...
G isella (a Diana) — Andiamo, accompagna­ Gerardo — Già, bellissima!...
mi !...
Diana — Sì, cara. Vedrai, tutto si accomo­
derà, non disperarti!... (Esce con Gisella per « H o s e n tito p a rla re d i una c r is i d e l
la potrà di sinistra). T e a tro , q u e s ta c r is i c ’ è, m a è un
Scaramanzia — Povera signora, mi fa pe­ e r r o r e c re d e re c h e sia c o n n e s s a c o n
na!... Ma d’altronde come si fa!... Gli affari la fo rtu n a to c c a ta a! c in e m a to g ra fo .
sono gli affari!... Essa v a c o n s id e ra ta s o tto u n d u p lic e
Tommaso (a Gerardo che è restato sbalordito) a s p e tto , s p iritu a le e m a te ria le , l ’a ­
E volevate darmi ad intendere di non avere un s p e tto s p iritu a le c o n c e rn e g li a u ­
soldo! Ah, siete un bel tipo!... t o r i, q u e llo m a te ria le , il n u m e ro d e i
Gerardo — Sì, caro... p o s ti. B iso g n a p re p a ra re il te a tro d i
Tommaso (ad Elena) — Elena, vogliamo an­
dare?... m asse, il te a tro c h e possa c o n te ­
Elena — Sì, (a Gerardo con un tenero sor­ n e re 15 o 2 0 m ila p e rs o n e .
riso) A più tardi... Jersay. (Esce col padre dalla
porta di fondo. Giorgio e Ottimo guardano stu­ M U S S O L IN I
p iti Elena, non riuscendo a spiegarsi quella fa­
LUIGI CHIARELLI

Scaramanzia — E il padre come l ’ha saputo? Scaramanzia — Già!...


Gerardo — Dalla figlia, che gli ha detto d’es­ Daisy — Avete detto?...
sere stata sedotta!... Scaramanzia — Fidanzata.
Scaramanzia — Oh, bella!... Dalla figlia?... Daisy — Ma che scherzo è questo?
Oh, guarda, guarda!... Eh, queste ragazze!... Scaramanzia — Uno scherzo matrimoniale.
Vatli a fidare delle loro arie da educanda!... Daisy —• Ah no, ah no!... (Tumultuosamen­
E’ un tranello e tu ci sei cascato come un col­ te) Con chi?... Chi è... Dov’è... No, è impos­
legiale, ti sei lasciato accalappiare! T i credevo sibile!... Ah, no!... No!...
più furbo!... Scaramanzia — Ma... non lo sapevate?...
Gerardo — Sì, eh?... Daisy — Io?...
Scaramanzia — Oh, Dio... come partito è ec­ Scaramanzia (con falso rammarico) — Oh,
cellente, non dico di no; lei ha l ’eredità di sua vi domando scusa!... Ed io che vi ho dato la
madre che è molto cospicua, suo padre le darà notizia, così... Ma credevo che lo sapeste.
una grossa dote... L ’affare c’è, insomma!... E Daisy —■Ma come?... Con chi?... Ali, la pic­
allora... rallegramenti. Ma... come è succes­ cala d’Argiro!...
so?... Perchè lei aveva tutta l ’aria di essere un Scaramanzia — Vedete che lo sapevate!...
giglio!... Daisy— Ah, ma si sbaglia!... Si sbagliano!...
Gerardo — Ma se non è vero niente!... Loro si fidanzano, si sposano, non è vero?...
Scaramanzia —- Scusa, non capisco. Scaramanzia — Credo che si siano fidanzati
Gerardo — Niente!... per questo.
Scaramanzia (guardandolo bene) •— Permetti Daisy — Già... si sposano, e io... io?...
che mandi a chiamare un medico? Scaramanzia — Voi?... Credo che non siate
Gerardo — E’ stata lei che ha inventato, che necessaria!...
ha raccontato al padre per mettermi nella ne­ Daisy — Eh, già!... Oramai i l signor Gerar­
cessità di sposarla!... do può fare a meno di me, non sono più neces­
Scaramanzia (col più grande stupore) — saria, e allora mi getta in un canto, mi abban­
Lei?... dona come una cosa inutile!...
Gerardo — Lei!... Scaramanzia — Che cosa volete fare?...
Scaramanzia Ah!... Beh!... E’ enorme... è Daisy — Che cosa?... Lo vedrete.
fantastico!... E tu la sposi? Scaramanzia — Voi non farete nulla.
Gerardo — Me lo impongono!... Daisy — Ah, no?...
Scaramanzia — E tu lasciatelo imporre!... Scaramanzia —- No. Perchè commettereste
E’ stata lei che ha inventato?... Ah, queste si­ una cattiva azione!...
gnorine!... Venirle una simile idea!... E tu... Daisy — Ah, sono io a commettere la cattiva
(ride, ride, ride). azione!... Loro no!... Lui no!...
Gerardo — Ah!... (E facendo dei gesti furio­ Scaramanzia —- V i aveva forse giurato amore
si esce per la porta di fondo). eterno ?...
Scaramanzia (lo guarda uscire. Smette di ri- Daisy — Io gli ho salvata la vita!...
dere e resta per un momento pensoso. Poi r i­ Scaramanzia — E’ brutto, da parte vostra,
prende a ridere più sommesso, d’un riso più rinfacciarglielo !...
gustoso e più vero). Daisy — Io non gli rinfaccio niente, ma lui...
.Daisy (entrando dalla porta di fondo, an­ Scaramanzia — Gliel’avete salvata, la vita, e
siosa) — È’ vero quello che ho sentito dire?... adesso gliela vorreste rovinare?...
Che Jersay ha giuocato in Borsa, che... Daisy — Io?...
Scaramanzia — Verissimo!... Scaramanzia — Eh, si!... Lo sapete che cosa
Daisy — Oh, come sono felice!... Vedete se voglia dire per lu i questo matrimonio?...
avevo ragione di sperare, di dire che qualche Daisy — Io non so nulla, non voglio sapere
santo avrebbe aiutato?... nulla!...
¿Scaramanzia — Già, qualche santo!.. Scaramanzia — No, voi lo sapete benissimo.
Daisy —■ E Gerardo dov’è?... Adesso sarà E se anche faceste uno scandalo, adesso, una
tranquillo!... Dov’è?... pazzia, a quale conclusione potreste giunge­
Scaramanzia •— E’ uscito di là, adesso. (Ve­ re?... Ad amareggiargli questo po’ di felicità,
dendo che Daisy si avvia verso la porta di sini­ e farvi odiare da lui, forse, che invece ha per
stra) Dove andate?... voi tanta tenerezza?... Evitare il matrimonio
Daisy — A cercare Gerardo. ormai è impossibile. E allora, a che pro?...
Scaramanzia — Non è questo i l momento. Daisy — E io dunque dovrei...
Daisy — Perchè? Scaramanzia — Siate sincera: dopo quello
Scaramanzia — Perchè credo che sia con... che vi ho detto avete già un poco rinunziato.
la sua fidanzata. Ed è naturale, perchè voi siete così buona!...
Daisy — Con?... E voi siete donna!... Oggi, Gerardo ricco, v’in-
FUOCHI d’a rtific io

teressa già meno di quel Gerardo che avete co­ Daisy (ad Elena che si avvia verso la porta
nosciuto ieri sera, questa mattina, quel Gerar­ di sinistra in un impeto appena dominato)
do disperato, affranto, perduto. L ’atmosfera ro­ Signorina ? !...
manzesca, drammatica, si va dissipando, e che Elena (volgendosi) — Desiderate?...
cosa resta?... Resta un Gerardo qualunque, un Daisy (combattuta, riesce, dopo un doloroso
bel giovane, e poi?... E poi sarà un Gerardo travaglio a reprimere il suo istinto aggressivo.
ammogliato, un Gerardo con la pancetta, un La sua voce è un po’ spezzata) — Ho saputo del
po’ calvo, un po’ miope!... E’ la sorte di tutti suo fidanzamento.
gli ideali!... Finiscono con la papalina, le pan­ Elena —<Ebbene?
tofole, e lo scialle !... Lasciatelo ad. a ltri questo Daisy — Se permette... le faccio le mie feli­
spettacolo autunnale!... E conservate per voi citazioni... e i miei auguri.
il ricordo di quel bel Gerardo che ha giuocato Elena (vedendo la pena di lei, diviene più
con la vita e con l ’amore una tragica par­ mite) — Grazie... signora! (Entrambe non san.
tita!... Non è vero?... no più che cosa dire). Buona sera!... (Ed esce
Daisy (affranta) — Sarà vero, ma... dalla porta di sinistra).
Scaramanzia — Sì... D’altronde era una cosa Daisy (con voce spenta) — Buona sera!...
destinata!... Si amavano da parecchi anni, po­ (E si abbandona su una sedia).
veri figliuoli, e questi amori lunghi, si sa, ven­ Scaramanzia (sospirando) — Eh, povere
gono un giorno o l ’altro a suppurazione col donne!... Che vigliacchi gli uomini!... (Gerar­
matrimonio. do entra dalla porta di fondo, vede Daisy e
Daisy — Da parecchi anni?... vorrebbe ritirarsi).
Scaramanzia ■ —• Ahimè, sì!... Daisy (che lo ha veduto, con un sorriso ama­
Daisy — E perchè non dirm i nulla?... ro) — Cerchi di sfuggirmi, ora!... Hai ragione!
Scaramanzia — D irvi che cosa, se da ieri a Gerardo (avvicinandosi a Daisy) — No... non
oggi tutto è avvenuto così precipitevolissimevol­ t i avevo vista!...
mente... Daisy — Oh!...
Daisy — Ma questo lo sapeva; è stato lu i a Gerardo (con voce commossa) — Daisy!..
Daisy (senza guardarlo, con voce fioca) —
volerlo !... Non dirmi nulla... non dirm i nulla!...
Scaramanzia — Ma lu i non ha voluto nul­
la!... Credete ancora che gli uomini possano Gerardo — Daisy?!...
Daisy — Ssst!... (G li fa cenno con la mano
volere qualche cosa?... Soltanto un imbecille di andare. Nella sala che è a sinistra, scoppia
può illudersi d’aver determinato egli stesso la un valzer di Chopin, lo stesso che Daisy ha suo­
più piccola delle sue azioni!... Non gliene ser­ nato il primo atto. Entrambi trasaliscono. Tutte
bate rancore!... Egli proprio non ne ha nè col­ le sale si illuminano di viva luce).
pa nè merito!... Dimenticatelo!... C’è il prin­ Daisy (si leva in piedi, gli prende una mano
cipe d’Argiro — è un po’ vecchiotto, è vero — e con violenza dolorosa) — Ricordi?... Lo r i­
ma spàsima per voi, che è pronto ad offrirvi,
se volete, la sua corona principesca... ebbene... conosci?... Ieri sera ero così felice di averti r i ­
Chi sarà mai più principessa di voi?... trovato!... Ed ora!... Ah!...
Daisy — Non dite sciocchezze!... Gerardo — Daisy?!...
Daisy (lasciandolo) — Va... va... va!... (Nel
Scaramanzia —- Perchè?...
Daisy — E credete che tutto questo possa vano della porta di fondo appaiono Diana, Ot­
finire così?... Ah, mi sentirà, Gerardo!... timo, Giorgio ed altri signori e signore).
Scaramanzia — Perchè volete essergli ostile Giorgio (a Gerardo, senza entrare) — Ebbe­
prima ancora di essere sua suocera?... Avrete ne, Gerardo, non vieni a pranzo?
tempo dopo!... Gerardo — Vengo!... (Guarda ancora Daisy,
Daisy — E’ stato lu i ad incaricarvi di par­ poi va lentamente verso gli amici).
larmi, non è vero?, perchè egli non ne aveva il Scaramanzia (a Gerardo) — I l signor conte
coraggio !... ha altri ordini?...
Scaramanzia — Questo no; sulla mia parola Gerardo (gli risponde con un gesto sdegnoso,
d’onore, no! si confonde tra gli amici, e con essi scompare).
Elena (entra dalla porta di fondo. Vede Daisy (facendo un passo verso la porta di
Daisy, ed assume un’aria lievemente vittoriosa fondo) — Gerardo!... (Poi le forze l ’abbando­
ed ironica. A Scaramanzia) — Scusi, sa dirmi nano, si accascia su una sedia e rompe in sin­
dov’è il conte di Jersay?... ghiozzi).
Scaramanzia (preoccupato dall’incontro del­ Scaramanzia (riferedosi a Gerardo) — Tutti
le due donne) — No, non so dirlo. così quando diventano ricchi!... ( Il valzer con­
Elena — Se lo vede, gli dica, per favore, che tinua).
io sono di là a fare un po’ di musica. F IN E . D E L L A C O M M E D IA
Scaramanzia — Non mancherò.
non si accorgono, autori e at­
tori e impresari, che sono pro­
prio loro responsabili della si­
tuazione, che essi l ’hanno crea­
ta, voluta e continuano a perpe­
tuarla, mentre dovrebbero sen­
tire l ’urgenza di formare un
fronte unico per scongiurare il
maggiore inevitabile danno,
in un lavoro da la­ studiare il problema in tutte
S I D O M A N D A boratorio, curioso le sue parti, stabilire il reper­
ma inefficace, arti torio senza ricorrere a rappre­
U N P O ’ D I P O E S IA giani cocciuti e pe saglie contro gli stranieri, al
telanti di una al contingentamento, brutta pa­
I l teatro di prosa è in deca­ chimia che invano tenta di tra rola e inutile cosa — for­
denza. Autori, capocomici, im ­ sformare in oro i metalli igno mare le compagnie, — com­
presari, pubblico, per diverse bili, perduti dietro a una spe pagnie sul serio, che già dal­
vie, sono .arrivati alla medesi­ eie di « realismo della carica le prime notizie sulle nuove
ma conclusione: il fatto è, dun­ tura », che si è venuto a inne formazioni per il prossimo
que, constatato controllato in­ stare, peggiorandolo e defor anno comico si prevede una di­
controverso. mandolo, su quell’altro « rea spersione di forze e una etero­
Non è mio compito discutere lismo » che nel teatro ha fatto geneità di accostamenti che
il problema; debbo tuttavia ormai i l suo tempo. non possono giovare al teatro,
accennare per dedurne qualche Gli attori non hanno più —• e presentare finalmente al
conclusione nei riguardi delle scuola; le compagnie non han­ pubblico degne e belle esecu­
trasmissioni radiofoniche di no affiatamento, non hanno zioni di singoli e di insieme.
drammi e commedie. passione, perchè, abituati an- Fare del teatro, insomma, e
Quali sono le cause della de­ ch’essi ai facili guadagni del rieducare il pubblico.
cadenza? tempo in cui tutto e tu tti anda­ A quest’opera di rieducazio­
Prima di tutte la persistente vano bene, hanno dimenticato ne, o di educazione, può e deve
inflazione di quel genere di che la loro arte richiede disci­ contribuire la radio. Come?
teatro borghese che ebbe il suo plina costante, sacrificio, ardo­ Con i capolavori di fama mon­
massimo sviluppo durante la re, letizia; hanno perduto la diale, come ad esempio, l ’A r­
guerra e nel dopo-guerra di fede e la fiducia, costretti co­ tesiana; il Cirano; Papà Eccel-
pari passo con l ’inflazione mo­ me sono a vivere nella carica­ lenza; Pane a ltru i; Amleto;
netaria. Mentre questa però, è tura, a scavalcare continua­ Aiglon, ecc.
stata arginata prima e ricon­ mente il limite e a spezzare il Queste opere esercitano un
dotta poi, lentamente ma sicu­ freno di quell’arte e di quelle grande fascino sull’animo delle
ramente, nel suo alveo natu­ verità teatrali che, pur essendo folle! Mentre Pirandello affer­
rale con metodica opera defla­ convenzionali, non sono perciò ma in Italia che la crisi del
zionista, quella si è perpetuata meno essenziali e meno vere, teatro è una crisi dell’immagi­
sboccando in uno stato di anar­ sospinti a ciò, con vero accani­ nazione e Maurizio Rostand si
chia che ha creato quelle for- mento, dagli impresari i quali, batte in Francia pei- un teatro
me fallimentari caratteristiche per quanto alla fine dei conti di poesia contro i Vautel e i
di tutte le inflazioni. siano uomini di affari c faccia­ Verneuil, e Eugenio O’Neill,
Non c’è più stile teatrale. Gli no il loro mestiere, non sono rientrando in America dopo un
autori vanno avanti a tentoni: perciò meno responsabili del­ lungo viaggio in Europa, d i­
hanno preso gusto alla loro l ’attuale stato di cose. chiara: « In Francia e in In ­
carriera commerciale, rapida­ C’è, poi, il pubblico, il gran, ghilterra il teatro è morto; in
mente lucrativa, e non creano de colpevole. Autori e attori e Germania serve alla glorifica­
più, cercano, senza convinzio­ impresari gli addossano tutte zione dei registi; solo in Rus­
ne in quello che fanno, senza le responsabilità : a preferisce sia esiste perchè si torna alla
fiducia, esperimentando for­ il cinematografo preferisce il poesia che appassiona le fol­
inole antiche, jazz e canzonette foot-ball, non capisce niente, le », e in Russia, difatti, met­
da vecchio vaudeville, smarriti è ignorante, si disinteressa », e tono in scena la Cabala e VA-
more di Schiller con enorme Plauto o a Terenzio, ci sono
successo, e in Spagna il gio­ diciannove tragedie di Vittorio
vane poeta Alberti si scaglia Alfieri, c’è tutto Metastasio,
contro autori e attori accusan­ Maffei, Vincenzo Monti, Man­
doli di corrompere il pubblico, zoni, Pindemonte, Foscolo Nic-
di rinnegarlo mantenendolo al colini, e mi Giulio Cesare
livello della stupidità di un dell’abate Antonio Conti che
teatro che muore nella im ita­ è la più bella glorificazione del
zione del realismo negando grande Dittatore. E prima e
perciò alle folle qualsiasi illu ­ dopo tante e tali opere degne,
sione, mentre ciò avviene, fino a D’Annunzio, a Benelli, a
ignoti ascoltatori della radio Morselli, per non parlare di
chiedono in Italia un po’ di drammi e commedie in prosa,
poesia. da formare una superba colla­
E’ giusto ed è logico. L ’ascol­ na di delizie. Di capolavori,
tatore della radio non vede; il italiani e stranieri, ce n’è do­
suo teatro è tutto nell’udito e vizia : basta scegliere e saper
nella fantasia. Che cosa meglio scegliere.
di un’opera di poesia — non E perchè non fare, con me­
soltanto in versi, s’intende — todo e intelligenza, per radio,
può impressionare e colpire una esposizione storica del
rimmaginazione di un radio- teatro italiano dalle origini ai I O T I »
amatore? Perchè gli si offrono nostri giorni, affidandone il ha pubblicato da Gennaio a
invece commedie più o meno compito, s’intende, a un uo­ luglio le commedie nuove rap-
comiche, con l ’evidente scopo mo di teatro che codesta storia presentaie con successo dalle
maggiori Compagnie. Esse so­
di divertirlo, tipo Ottava mo­ conosca? no: IL BACIO DAVANTI ALLO
glie di Barbablù, o Se volessi... Dobbiamo essere proprio SPECCHIO di Fodor; ROBINA
IN CERCA DI MARITO di Jero­
quando si sa che attraverso la noi, noi che anche in questo me; IL COLORE DELL’ANIMA
radio la comicità non riesce a campo abbiamo una storia da di Rino Alessi; LA TABACCHE.
RIA DELLA GENERALESSA di
essere comunicativa perchè la difendere e far valere, a rac­ Bus Fekete; RUOTA di Cesare
comicità non è soprattutto nel­ cattare nei cestini del teatro Vico Lodovici; AMICIZIA di
le pai-ole, ma nel gesto che non internazionale la robetta più Mourguet; ARMONIA di Mol-
nar; LA CORSA DIETRO L’OM.
si vede e nella situazione che insignificante, e divulgarla e BRA di Enrico Roma; QUELLA
non si indovina? valorizzarla, quando gli stra­ VECCHIA CANAGLIA di Noziè-
re; ARIA NUOVA di Lonsdale;
« Le opere « di classe » •— nieri la disdegnano. Le sta­ M T. di Aldo de Benedetti; BA.
scrive Edmond Sée — i capola­ zioni francesi, per esempio, Cl' PERDUTI di Birabeau; AV­
VENTURA SULLA SPIAGGIA
vori raccolti soltanto dall’o­ non trasmettono spesso De di Luigi Antonelli.
recchio, hanno un suono, un Musset e Racine? Questo vuol dire che ia nostra
rivista è la sola in Italia che
accento particolare, acquistano C’è troppo in Italia la pre­ offra il meglio della produzione
un rilievo splendente, s’impon­ occupazione di non divertire teatrale europea.
gono vittoriosamente; raffinate abbastanza che si risolve spesso NEI PROSSIMI FASCICOLI
PUBBLICHEREMO COMME­
dal filtro, affermano tutto il nel non divertire affatto; c’è DIE DI;
loro valore umano classico du­ troppo il timore di riuscire pe­ ALESSANDRO VARALDO
revole, mentre, nelle stesse cir­ santi come se la vacuità e la i- Il tappeto verde
costanze, con gli stessi mezzi, nutilità di certe trasmissioni D IN O F A LC O N I
opere mediocri volgari — quel­ non costituissero per se stesse Joe ¡1 rosso
le stesse che trionfano sulle un peso insopportabile. Con GIUSEPPE BEVILACQUA
scene — rivelano la loro po­ queste preoccupazioni e con si­ Notturno del tempo nostro
chezza e vacuità ». m ili tim ori non si può far nulla BARRY CONNERS: Roxy
Ecco un’altra benemerenza di utile, di saldo, di definitivo;
si rimane nel provvisorio, nel­ LA D ISLA O BUS FEKETE
che l ’E.I.A.R. deve conquistar­ Fe r i k a
si. C’è tutto un teatro italiano l ’incerto, nel vago. E, invece,
LASZLO ALADAR
da rivelare agli italiani ignari bisogna uscirne al più presto. Mancia competente
o dimentichi. Senza risalire a S a s u ft S & v & s fin o
innniT-i MUMiMtmMMM •-T~i-fiTiOH~i1i
U N pomeriggio. La camera è. in penombra; appena un di­
R I T I R O D E L schetto di sole brilla in alto, sugli ultim i vetri della fi­
nestra socchiusa. Maddalena Bonfante, più che settantenne,
D IV IN O A M O R E si aggiusta allo specchio la cuffietta di merletto nero. E’ pie.
Un affo di R oberto M in e rv m i cola, magra, un po’ curva, ma ancora vispa e pronta; indossa
un abito di antica foggia, tutto pizzi e ricami, così largo che
cade in ampie pieghe sul pavimento, ma così distinto che
riesce a darle un particolare aspetto di signorilità. Una ca­
tenina di tartaruga, che le gira più volte intorno al collo,
regge un grosso medaglione di oro a filigrana.
La voce di Verderosa (oltre l ’uscio). — E’ lei che m’ha fatto
chiamare?
Maddalena (che ha finito di sistemarsi la cuffietta). — En­
trate pure, Verderosa.
Verderosa (apre l ’uscio ed. appare. E’ un vecchietto di età
imprecisabile: potrà avere sessantanni o forse settanta. Le
sue caratteristiche più evidenti sono : il naso gonfio e livido,
la pelle del volto e delle mani rugosa come una corteccia
d’albero, due ciuffi giallastri di capelli che gli scendono dal
berretto sugli orecchi, l ’uniforme di tela grigia, infine, estre.
inamente logora e lucida. E’ il portiere del Ritiro). — Ai
suoi comandi. (Si sberretta) Ma siamo in anticipo, oggi?
Maddalena — Un poco. (Si turba, cerca le parole) Ma vo­
levo...
Verderosa — Voleva?
Maddalena — Conoscete quel mio parente?
Verderosa (subito) — Diamine, se lo conosco!
Maddalena — Dite di conoscerlo senza nemmeno aspettare
ch’io vi dica chi sia. I miei parenti son tanti...
Verderosa — M i scusi, credevo che parlasse del signor Pietro.
Maddalena -— Di lui, appunto. Ma come avete fatto a capirlo?
Verderosa (sorride ambiguo, ma non risponde).
Maddalena (per concludere e, nel contempo, divagare). —
Poi vi dirò... Intanto pensiamo alle nostre spese quotidiane.
Verderosa (ripetendo cadenzaiamente un elenco che conosce
a memoria). — Una bustina di cioccolata in polvere, mezza
lira di caramelle d’orzo.
P E R S O N A G G I. M a dda lena r Maddalena — Un’oncia.
Don T rìs ia n o de’ L u n a r P i- Verderosa — Ma è lo stesso che dire venticinque grammi,
n o ita * V crd cro sa , p o rtie re signorina Maddalena. Ormai di once non si parla più. A par­
larne vi riderebbero sul viso...
L A S C E N A Maddalena — Invece non c’è nulla da ridere, proprio nulla.
Una camera al quarto piano nel « Ri­ Del resto, da Gargiulo in via San Sebastiano, vi capiranno
tira del Divino Amore ». Pochissima perfettamente. E’ un antico negozio, quello. Pensate! Quan-
luce, e molti vecchi mobili. Tutto in d’ero ragazza andavo a comprarvi i tortellini di zucchero con
ordine; il letto con la coltre rosa e il le amarene. Allora sì, a parlare di grammi, avrebbero riso
monogramma sul lenzuolo; il corno,
dino con la bottiglia di vetro dorato davvero, caro Verderosa.
e la pila per l’acquasanta; la tavola, Verderosa — Da Gargiulo, va bene. Come comanda la signo­
nel mezzo, con il tappeto a fiocchetti rina... E dirò un’oncia.
di seta; un divano finto, a sinistra, Maddalena — Che volete? Alla mia età non è facile adat­
che nasconde, con un abile sistema
di pieghe di frange e di cuscini, una tarsi...
cassa. L’ago e lo strofinaccio hanno Verderosa (esagerando, con intenzione). — Alla sua età? Ma
tentato pazientemente, si vede, di mu­ sa che sta bene? Io non la cambierei con una ragazza.
tare o d’ingentilire l’aspetto delle co­ Maddalena (turandosi le orecchie con le mani) — Ma... im ­
se stinte e sciupate. Perfino la fine­
stra ha le sue tendine di vélo. pazzite?
RITIRO DEL DIVINO AMORE

Verderosa — E dicevamo: il signor Pietro? Pinotta (mentre Verderosa, più confuso che
Maddalena (fingendo di ricordarsene solo persuaso, accorre) — Sono stata io, signorina.
ora) — Già, è vero, avevo finito per dimenti­ Ilo sempre Fabitudine di richiudermi gli usci
carmene. Pietro... (correggendosi subito) I l alle spalle.
signor Pietro ieri... Maddalena (entra con un foglietto fra le
Verderosa (interrompendola) — Non è venu­ piani) -— E’ nulla, mia cara. Per trovare un
to. E neppure stamattina. Manca da due giorni. pezzetto di carta ho girato tutte le camere sul
Maddalena — Ma sapete lutto, voi. corridoio. Povere gambe... Non si trova un fo­
Verderosa (continuando) — E’ sempre così glietto. E’ incredibile. Si vede proprio che sia­
puntuale... mo in alto, qui, molto in alto, lontane dal
Maddalena — E giacché avete notato anche mondo. Nessuno ci scrive, ed a nessuno bisogna
voi che mio cugino Pietro non è venuto nè ieri rispondere...
nè stamane, mi farete il favore di andare a tro­ Pinotta — Lei è una di quelle che non do­
varlo a casa? Gliene chiederete la ragione. vrebbero lagnarsi.
Verderosa — Vado. Maddalena — Sì, in fondo... (A Verderosa)
Maddalena — Aspettate. Non andrete pro­ Ho già scritto l ’indirizzo. Eccolo. E fatemi sa­
prio da lui. Ora che ci penso, sarebbe superfluo. pere qualcosa.
V ’informerete dal suo portiere. Vi scrivo l ’in­ Verderosa — Vado e torno subito: un salto.
dirizzo. Maddalena (a Pinotta) — Lo mando da...
Verderosa (che lo conosce, sta per dirlo) — Pinotta (a tempo) — Verderosa, andate. E...
Via... procurate di non ubbriacarvi lungo la strada!
Maddalena — Conoscete, per caso, anche il Verderosa — Ubbriacarmi? Non lo pensi
suo indirizzo? Siete straordinario! neppure.
Verderosa — Io? Io non so nulla. Pinotta (lo guarda fisso negli occhi) — A rri­
Maddalena (fruga invano in alcuni cassetti vederci.
per trovarvi un pezzo di carta) — E’ inutile... Verderosa (senza leggere, mentre si allon­
Sedete, Verderosa. Io vado a procurami un fo­ tana) — Piazza Santa Maria della Fede, qua-
glietto. (Esce). rantuno. Quarantuno...
Verderosa (siede, incrocia le gambe, can­ Maddalena — Senti? Conosce perfino il suo
ticchia). indirizzo. Mette il naso, gli occhi e la furberia
Pinotta (entra quasi furtivamente, richiude dovunque.
in gran fretta l ’uscio. Ha quarant anni : alta, Pinotta — E’ uno sciocco.
robusta, grigia di capelli. Appartiene a quel Maddalena (abbattendosi sulla poltrona) —
genere di signorine che finiscono in uno di co. E’ un incubo, un incubo. Io gli leggo negli oc­
desti R itiri con tutte le speranze disilluse, ma chi il pensiero. Nessuno ha mai sospettato di
con il carattere deciso e la volontà ferma) — nulla, è vero? anche perchè la cosa è invero­
Verderosa... simile, assurda... Ebbene lui sì, ha capito
Verderosa (alzandosi) — Comandi. tutto.
Pinotta (turbata, accesa in volto) — Ditemi Pinotta (assorta) — Ma no.
Verderosa: la signorina Maddalena vi ha chia­ Maddalena —- Ed io ti dico di sì. Ne son
mato per mandarvi... certa. Anche prima, anche prima, pochi mo­
Verderosa — Dal signor Pietro. menti fa, ad esempio, parlava in un certo
Pinotta — E’ inutile andarvi. modo...
Verderosa (stupito) — Perchè? Pinotta — Le ha detto?
Pinotta — I l perchè lo saprete poi. Ascolta­ Maddalena — Oh, nulila di preciso, di chiaro.
temi bene, ora: voi fingerete, dico fingerete, di Ma lu i parla e con gli occhi. Dice e non dice.
essere stato dal signor Pietro. Pinotta -— Lei se ne preoccupa eccessiva­
Maddalena (picchiando alla porta) — Perchè mente. In fondo non ha nulla da temere.
avete chiuso, Verderosa? Maddalena — Andrà a raccontarlo a tutti,
Pinotta —- Ecco (A ll’orecchio dell’uomo, capisci?
per concludere) A l ritorno ile direte che è ma­ Pinotta (che si è seduta sull’altra poltrona)
lato, che è partito... Inventate una cosa qualun. — Lei piuttosto dovrà pensare alla sua salute,
que, insomma... a tenersi calma, ecco.
Maddalena — Aprite o no? Maddalena (continuando) — Perchè, vedi, la
ROBERTO M1NERVINI
gente può compiacersi perfino di una volgarità Piuttosto bisognerà abituarsi a queste assense:
che riguardi due poveri vecchi come noi. Inten­ il signor Pietro ha i suoi piccoli malanni...
di, ora? E sarebbe ridicola, ridicola e pietosa, Maddalena — Tocca a ine, ora, difenderlo.
una volgarità di questo genere... (Sorride ama­ Ha settantadue anni ma non li dimostra : è uno
ra) Pensa! Due vecchi che si sono conosciuti di quegli uomini che vivranno cento anni.
molti anni prima e che adesso continuano a ve­ La voce di don Tristano — Abita qui la si­
dersi, ad incontrarsi... E poi qui, in questo gnorina Maddalena Bordante?
luogo dove si viene per trascorrere gli ultim i Maddalena (sorpresa, quasi fra sé) — Pos­
anni, o forse gli ultim i giorni, della propria sibile?
vita? Cose da romanzo... (Rimane muta). Pinotta — Cosa?
Pinotta — Signorina, io... (Una pausa). Maddalena (avviandosi verso l ’uscio) — Ma
Maddalena (con le lagrime a gli occhi) — è la voce di mio cugino Tristano.
Volevi dire? La voce di don Tristano de’ Luna (più for­
Pinotta (non ha il coraggio d’iniziare un di­ te) — Dico: abita qui la signorina Bonfante?
scorso che aveva in mente) — Volevo dire... Vo­ Maddalena — Vengo, vengo subito (Apre).
levo dire che lei fa male ad impressionarsi. In Don Tristano — Buongiorno, (E’ un vec­
fondo non è accaduto nulla di male. chio dal portamento signorile. Cappello duro,
Maddalena (per un momento insospettita) — scarpe lucidissime, bastone d’ebano, guanti gri­
Ma lo dici in un certo modo! Nulla di male... gi di filo. Ha la voce lenta e nasale. S’inchina,
A chi? ora, togliendosi il cappello). Oso sperare che
Pinotta —- Di ciò che ha pensato lei. Per non vi sia molto difficile riconoscermi.
tutti, il signor Pietro è suo cugino. N u ll’altro. Maddalena (confusa) —-Voi qui, da me?
Maddalena — Proprio? Don Tristano — La cosa è così straordina­
Pinotta — Del resto, è così naturale. ria.
Maddalena — Intanto non s’è visto. Sai che Maddalena — No... soltanto inattesa. Dopo
gli avevo preparato una sorpresa? tanti anni.
Pinotta (che non regge) — Ah, sì?! Don Tristano — Dieci, se la memoria non
Maddalena — Non mi domandi che cosa? m’inganna.
Pinotta — Credevo che...
Maddalena — Che fosse un segreto? Ma Maddalena — Ebbene?
Don Tristano — V i trovo come vi ho lasciata
guarda, guarda: anche lei, ora. Un segreto per
l ’ultima volta: siete immutata ed immutabile.
te? Via! E credi davvero che una vecchia come
me, una vecchietta che potrebbe essere tua ma­ Maddalena — Oli!
Don Tristano — E la signorina?
dre, se non fosse rimasta la signorina di trenta
Maddalena (all’altra) — Scusami. Non ho
anni, di quarantanni fa, sia pure con molti den­
pensato subito a presentartelo. Mio cugino, don
ti di meno e molte rughe di più; una vecchietta
Tristano de’ Luna... La signorina Pinotta Lam­
sola e malata, dico, potrebbe avere qualche se­
inasse, mia vicina di camera.
greto per te? Per te che vieni a prepararle il
decotto e che ogni tanto ti ¡preoccupi della sua Don Tristano — Molto lieto di conoscerla.
salute e vieni a domandarle: signorina, come Pinotta (borbotta qualche cosa gentile, ma
sta? Signorina... E’ curioso, alla mia età, la­ indefinibile).
sciarsi chiamare ancora così. (Una pausa) Vieni Maddalena — E così? Sedete, vi prego. E
qui. ditemi a che cosa io devo oggi il piacere di rive­
Pinotta —■Eccomi. dervi.
Maddalena (si alza, apre un armadio, ne trae Pinotta — Io vado di là.
un piatto con un dolce) — Eh? Che ti pare? Maddalena — Puoi restare, se vuoi. Mio cu­
Pinotta — La torta con le mandorle? gino ed io non avremo certo da confidarci un
Maddalena — A Pietro piace molto. E’ una segreto.
mia specialità. Don Tristano (per convenienza) — S’in­
Pinotta (commossa) — Brava, brava... tende...
Maddalena (ripone il dolce nell’armadio) — Pinotta -— Grazie. Vado ad informarmi della
E intanto non è venuto nemmeno oggi. Ho il salute di Suor Concetta.
presentimento che gli sia accaduto qualcosa. Maddalena — Non ti trattengo. Appena mi
Pinotta — Che dice? (Una lunga pausa) sarà possibile t i raggiungerò.
«iM.'MHI ’■¿fefcMkàft.S*■■■■n- ■--a>f >»Si-mniMOIMii
RITIRO DEL DIVINO AMORE

PlNOTTA — Signore... (A Maddalena) Arnve­ Don Tristano — Non vorrei spiegarmi di


derci. (Via). più.
Maddalena (siede accanto al cugino). Maddalena —- Tristano, io potrei e dovrei
Don Tristano — Suor Concetta, ha detto? non rispondere alla vostra domanda. Ma guar­
Maddalena — Si, è una monaca superstite. datemi negli occhi. E’ una calunnia che mi ac­
Alloggia nell’ultima camera del corridoio. I l compagna da molti anni, da moltissimi anni.
monastero ora è abitato da noialtre, come Un’infamia, ecco quello che è. Un’infamia. Ed
avrete visto. Di cento monache non è rimasta è ancora più vergognoso, più stupido, più inau­
che Lei, Suor Concetta. Lei sola. dito, insomma, che io ancora oggi, vecchia come
Don Tristano — Malata? sono, malata, sia condannata a difendermi, a
Maddalena (con un sorriso) -—- Malata di... protestare, a giustificarmi. Ma giustificarmi di
un secolo. che, poi? Di che? Se sono stata io, se sono io
Don Tristano — Di un secolo? la vittima di un disgraziato amore? Che volete
Maddalena — Ieri ha compiuto cento anni. da me, voi? Che io vi dica: sì, è vero, fra me
(Una lunga pausa. ! due non sanno come ini. e Pietro... Ma è abietto, tutto ciò, è ignobile...
ziare il discorso. Don Tristano ha deposto sulle (Si è accasciata, piange silenziosamente).
ginocchia il cappello e vi tamburella su con le Don Tristano — Ma non v’ho detto nulla. Io
dila; la signorina Maddalena medita, mentre vorrei che...
le prime ombre della sera cadono dalla fine­ Maddalena — Lo so, lo so, questo voi vor­
stra e la raggiungono, così che il suo volto e le reste. Siete venuto dopo dieci anni per sentire
sue mani d’avorio appena s’ intravedono fra le da me questo. Ma disilludetevi: non ho nulla
pieghe di merletti. Ella stessa è un’ombra da confessare, io. E vi dico di più: ci vediamo
ancora. Pietro viene qui ogni giorno. Nulla di
nella penombra).
Don Tristano — E quali sono ile novità che male allora, immaginate oggi. E’ sempre il no­
stro fidanzamento che dura... dura da trenta
avete da raccontarmi, Maddalena?
anni. Rideteci su, rideteci.
Maddalena — Quali avvenimenti credete che Don Tristano — Potevate sposarlo.
siano possibili in questi luoghi? Maddalena — Dieci anni fa, è vero? Dopo la
Don Tristano — Scusatemi. Credevo. morte di mio padre? Ma sarebbe stato ancora
Maddalena — Ma non m’ avete ancora detto più buffo e più pietoso.
perchè siete venuto. La vostra apparizione ha Don Tristano — Più logico, mi pare.
del fantastico. Non eravate anche voi tra quelli Maddalena -— Per voi, s’intende. Non per
che... ? noi. Non era più possibile. Capito che anche
Don Tristano — Nessuno era contro di voi. dieci anni fa era inutile? Inutile, inutile— Fra
I parenti, credetelo... me e lu i non c’era, ormai che un’antica amici­
Maddalena — Voreste, dopo dieci anni, r i­ zia da mantenere: solo questo. Un’amicizia che
prendere il discorso al punto interrotto? Per era cominciata con l ’amore e che a poco a poco
carità, Tristano, per carità... Vedete: io vi ho s’era trasformata a misura che gli ostacoli frap­
accolto con molila meraviglia, ma anche con posti da mio padre crescevano. Mio padre, voi
molta docilità, per non dire altro... Invec­ sapete, apparteneva ad un’altra generazione:
chiamo tutti. Sopravviviamo, non v’accorgete? un uomo tutto d’un pezzo, severo, inflessibile;
Ebbene, com’è possibile tornare indietro? Piut­ uno di quelli che non piegano mai, per nessuna
tosto ditemi: i vostri figliuoli? ragione, fa propria volontà, che maledicono i
Don Tristano (che non vuol deviare il di­ figli e fanno pesare codesta maledizione...
scorso) — Io sono venuto soltanto per doman­ Don Tristano — Maddalena, io sono contri­
darvi... stato di essere venuto per farvi questa domanda.
Maddalena — Se è per farvi piacere, vi r i­ Speravo di trovarvi più disposta, ecco.
sponderò. Maddalena — Voi non siete venuto solo per
Don Tristano — Ma sinceramente. Me Io farmi una domanda. Parlate, ditemi tutto.
promettete ? Don Tristano (confuso) — Anche per veder­
Maddalena (rassegnata) — Ve lo prometto. vi, cugina.
Don Tristano (raccogliendo molto coraggio) Maddalena — Via, Tristano, parlate libera­
— Avete regolato la vostra posizione? mente. Sono più docile di quanto non immagi­
Maddalena — Quale posizione? niate. Ditemi...
ROBERTO MINERVINI
Don Tristano — Non ho nulla di preciso da se possono, come mi hanno vista allora. E’ me­
dirvi. glio, Tristano, che le cose restino immutate....
Maddalena — V i aiuterò io. Siete venuto con La voce di Pin — Suo cugino è andato via?
un pretesto e volete andarvene con una spe­ Maddalena — Vieni, Pinotta, vieni.
ranza. La voce di Pin — Suor Concetta ha chiesto
Don Tristano (attento) — Siete enigmatica. di lei.
Maddalena —• Non tanto. Riflettete. Cosa po­ Maddalena — Vado subito, cara.
teva condurvi qui, oggi, improvvisamente? E Don Tristano — Io vi saluto. Ma permette­
poi, se avessi regolata, come voi dite, la mia temi almeno che ogni tanto...
posizione, non mi troverei in codesto Ritiro per Maddalena — Aspettatemi un momento solo.
donne sole... Vi pare? Vi farò lume in cima alle scale. Qui mancano
Don Tristano (colpito) — Ma io... io non tutte le comodità. I l Ritiro non conosce i ritro ­
sapevo neppure se Pietro... vati del nuovo secolo... Ottocento, cugino mio,
Maddalena -— Credevate, così, di trovarmi ve­ tutto e tutti dell’Ottocento... Ma lasciatemi
dova? No, Tristano; signorina. E il povero Pie­ andare: Suor Concetta è impaziente. Dio, come
tro è vivo, grazie a Dio, come noi due. si è impazienti a cent’anni! (Esce).
Don Tristano — Me ne consolo. (Una pausa lunghissima. Don Tristano si è
Maddalena — Grazie. E vi dirò che proprio avvicinato alla finestra; Capre. Elitra, con tutta
tre giorni fa egli mi ha parlato di voi, dei vo­ discrezione, Pinotta).
stri figliuoli. Pinotta — Come si farà?
Don Tristano — Davvero? Don Tristano — Diceva?
Maddalena — M i ha paidato dei vostri fi­ Pinotta — Oh, scusi! Lei è ancora qui?
gliuoli con molto interesse. Tristano, se siete Don Tristano — Aspetto i... lumi di mia
venuto per questo, per sapere cioè quali sono le cugina.
mie intenzioni verso di loro, potete andarvene PlNOTTA — Non tarderà molto. Intanto...
tranquillo e sicuro. Don Tristano — Intanto?
Don Tristano — Io sono meravigliato, pro­ Pinotta — Io non so se lei conosce, se è in­
fondamente meravigliato. I l vostro discorso of­ formato...
fende me, ora. Verderosa (entrando) — Signorina Madda­
Maddalena (che non gli bada) — E vi ag­ lena, suo cugino...
giungo un particolare : Pietro mi ha consigliato, Don Tristano — Che vuole da me, costui?
mi ha aiutato a definire, a realizzare, a ren­ Pinotta — Non gli badi. (A Verderosa) Per­
dere, insomma, legali queste mie intenzioni. chè sei salito così tardi?
E’ stato lui, proprio lui, quel tale uomo fuggito Verderosa — Sono stato chiamato dal se­
da tutti... gretario dell’amministrazione per la solita fac­
Don Tristano — Esagerate. cenda. E pensare che il poveretto...
Maddalena — Ed io voglio che si sappia, T ri­ Pinotta — Non fare lo stupido. Dirai alla
stano. Pensate che Pietro è povero, costretto a signorina che il signor Pietro...
vivere in casa di un suo fratello... poteva chie­ Verderosa — Non ha sospettato?
dermi un aiuto, un soccorso... Ebbene, ditelo ai Pinotta — Non ha sospettato. E per ora
vostri figliuoli, procurate di riabilitarlo : la sua non bisognerà dirle nulla. (Autoritaria) Nulla,
dignità e il suo disinteresse sono come una re­ intesi ?
gola di vita. Credetelo. Verderosa — I l segretario pretendeva die la
Don Tristano — Non occorre, cugina. In fa­ signorina sloggiasse subito... Per via delle vi­
miglia non si è mai parlato di questa... di que­ site del signor Pietro... Ma si potrà rimediare.
sto... rapporto, ecco, così strano ed eccezionale, Don Tristano — Una disgrazia?
se non... Pinotta — Ieri mattina il povero signor Pie­
Maddalena — La vostra visita non è stata tro è morto. Alla signorina Maddalena di­
inutile. remo che è mallato. Poi si penserà, un po’ per
Don Tristano — Se permettete verremo tutti volta, a prepararla.
uno di questi giorni. Don Tristano — Una notizia del genere pro­
Maddalena — Grazie, non occorre. Io prefe­ prio oggi, in questo momento. E’ incredibile.
risco ricordarli così, i ragazzi, come li ho la­ Maddalena (rientrando) — Cara Suor Con­
sciati allora. E voglio che essi mi ricordino così, cetta! Ha il sorriso di una santa. (A Verde-
, m in a t i n m M i i i m w i m m i i m m i m i m n n
rosa) Siete stato ad informar­
vi?
Verderosa — I l signor Pie­
tro? Non sa nulla? P IA fA V O A t A S C O L T A T I. . .
Maddalena ( impensierita) —
Io? (a Pillotta) Che gli è acca­ IL C IN E M A N O N PUÒ FAR PAURA AL TEATRO
duto? « C’era un teatro greco che era ed è rimasto il più grande del mondo :
Verderosa — Non si agiti, Eschilo, Aristofane, Sofocle. Quattro o cinquecento anni più tardi il
per carità. Domandavo se lei teatro romano diede autori di notevole considerazione: Plauto, Terenzio.
avesse avuto notizie. E tutti e due morirono: quello greco ucciso dai giuochi olimpionici,
Pinotta (fulminando Verde- quello latino ucciso dall’anfiteatro. Aggiungiamo ancora: la Grecia finì
rosa con lo sguardo) — Non si poco dopo che gli atleti avevano sostituito i commedianti nel favore
dia pensiero, signorina. del pubblico e Roma cadde per opera dei barbari quando i gladiatori si
Maddalena (guardando sbi­ sostituirono agli uomini di Tespi. Verso la fine del XVI secolo erano in
gottita i tre) — Intanto siete gran voga a Londra i giuochi cogli orsi e coi tori. Apparve Shakespeare;
tutti qui, perplessi, senza d ir­ scomparvero i combattimenti degli orsi e dei tori. Allora l’Inghilterra
mi niente... Dio, Dio, ne avevo diventò più grande.
il presentimento! (Pausa). (A Il cinema di oggi prende esattamente il posto degli orsi e dei tori,
Pinotta, disperata) E ’ morto? dei gladiatori e dei giocatori olimpionici. Il teatro indietreggia di fronte
Pinotta — Ma no, si calmi, al cinema ed anche di fronte alle partite di calcio.
il signor Pietro è malato, ecco. Tra il cinema ed il teatro esiste la differenza che passa tra un libro
Verderosa (trae di tasca un ed un album di figure con o senza didascalie. Il primo parla al cervello,
involtino, lo depone sulla ta­ il secondo parla agli occhi. Il primo scuote i nostri pensieri, il secondo
vola) —• Le caramelle e la pol­ i nostri sensi. Questo stanca indubbiamente meno.
vere di cioccolata. Buona sera. Ma è meno utile all’elevazione della razza. Direi: più deleterio e dan­
Maddalena (è caduta sulla noso. Non c’è dubbio che la vittoria del cinema sul teatro stia per por­
poltrona, si lascia scivolare tare ad un abbassamento della mentalità degli uomini. Faccio eccezione
giù, siede) — Ditemi la verità! per le figure animate che rappresentano le più preziose conquiste della
Pinotta — Via, non pian­ intelligenza umana. Non si può negare che il teatro per quanto conti­
ga... Sembra una bambina. nui ad essere in piena forza stia perdendo terreno davanti al cinema e
Maddalena (c. s.) — Una che il cinema non sia per l’intelligenza umana quell’alimento tonico e
bambina, sì... Una bambina fortificante che è il teatro.
che ha perduto tutto. Voi non Di più: il cinema si rivolge non al cuore od al cervello dell’uomo,
potete intendere. Pinotta, dim­ ina ai suoi 6ensi ed ai suoi riflessi più primitivi e più animali come
mi la verità. facevano i combattimenti dei tori e delle bestie. Ed è sotto certi aspetti
Don Tristano — Ma se non inferiori all’anfiteatro perchè in questo almeno regnava la incertezza glo­
è nulla? (A Pinotta) Glielo r i­ riosa dello sport. Nel film lo spettatore sa che nulla di incerto può avve­
peta lei, che non è nulla. nire perchè tutto è stato previsto, predisposto. Nessuna delusione è pos­
Maddalena —■V i pare nulla, sibile. La immaginazione può riposare! L’intelligenza umana non è an­
vi pare nulla... (Convulsa) Ma cora caduta in basso, ma vi cadrà fatalmente».
per me, per me è finita. Muoio Claude F a r r ir c
anch’io ora...
Pinotta (debolmente, carez­ Queste conclusioni latte da Claude Farrère nel « Journal. » sono par­
zandola) — E ’ malato, malato. ticolarmente gravi, ma sono anche esagerate. Hanno un carattere di mag­
Maddalena (inebetita, con gior attualità in Francia che in Italia.
un filo di voce) — No, no, di­ In Francia lo sfruttamento ad oltranza dell’adulterio ha creato al film
telo: è morto... una atmosfera tutta caratteristica. Ma in Italia si è creata colla censura
(Giungono, con un lontano una poderosa barriera ad ogni film immorale capace soltanto di risvegliare
aereo rintocco di campane, le appetiti sensuali e di eccitare la morbosa curiosità. Da noi la necessità di
voci della strada, gli accordi di cultura riprenderà ben presto il sopravvento, e in Italia forse prima
una fisarmonica e il motivo len. che altrove, per le cure che alla gioventù si dedicano con larghi mezzi
tissimo di una ninna nanna, non solo nel campo fisico ma anche nel campo intellettuale. Si tratta, sol­
mentre cala la tela). tanto, di provvedere accortamente e tempestivamente.
R c b e r fc M in e c v ln i
terremo conto. I l direttore letterario
si occuperà della cosa. Voi, intanto,
non preoccupatevi e cercate gli arti­
sti del vostro film. — Questa è una
parentesi, ma l ’apro apposta per te,
amico mio. Tu non ti puoi nemme­
no immaginare come sia difficile di­
stribuire le parti in un film di spet­
tri e di vampiri. Occorrono degli at­
tori lunghi, angolosi, dal volto pie­
no di ossa e¡ dall’espressione cattiva.
Ci sono i ceroni, sì, ma non sono
che dei complementi. Basta un par­
IL R E G IS T A D ’ A V A N G I I A R D I À ticolare della fisonomía, basta un
(COME SI SCRIVE LA STORIA DEL CINEMATOGRAFO) semplice tic e tutta l ’illusione tra­
gica è distrutta. M i ricordo Man­
La casa produttrice dove sono impiegato fredo l ’allucinato, un film del mio collega
— mi dice Hupfnupf, — è, come sai, una delle Fritz Durand. Fritz aveva scovato, non so dove,
più importanti. E’ una grande officina, di cui un Manfredo meraviglioso, emaciato, con l ’oc­
10 sono una delle ruote più influenti, questo chio vitreo e smarrito; ma ogni momento que­
certamente, ma una ruota non costituisce tut­ sto Manfredo strizzava l ’occhio e questa leggera
to il macchinario^ ¡Spesso, sono costretto a mania rendeva inverosimili tutte le scene di al­
mettere in iscena dei film, il cui soggetto non lucinazione che, invece, richiedono uno sguar­
mi piace affatto. Quando, per esempio, mi do fisso e rotondo... Accidenti alla tradizione
hanno affidata la messa in iscena de La spa­ del macabro! Logicamente, ragionevolmente, un
ventevole notte del dottor Magrabois, io non bevitore di sangue, il cui regime è esclusiva­
ho affatto delirato di gioia. Ognuno ha la sua mente carneo, dovrebbe essere un uomo molto
sensibilità e io non mi sento a mio agio nelle forte, dalle spalle quadrate. Invece, per far pia­
atmosfere di orrore. Dissi perciò al direttore cere alla tradizione, bisogna che sia una specie
di produzione: di anguilla a due piedi. Questo per d irti che eb­
— Preferirei girare qualcosa d’altro. bi non poche difficoltà per trovare Arasperus...
I l direttore di produzione mi rispose con un E’ questo il nome del vampiro del mio fihn. Fi-
sorriso senza replica : — Invece, girerete pro­ nabnente, scoprii un interprete possibile. Ma
prio questo film. dovetti scritturare nello stesso tempo la sua pic­
Non potevo fare altro che inchinarmi. Ma cola amica: una biondina gelosa e rotondetta.
11 giorno seguente tornai alla carica: Nel frattempo, il direttore letterario della casa
—• V i assicuro che questa storia di scheletri, produttrice m i fece pervenire lo scenario de La
di vampiri, di spettri, di castelli abbandonati, spaventevole notte del dottor Magrabois, rive­
di sepolcri e di correnti d’aria, avrebbe biso­ duto e corretto secondo le mie suggestioni.
gno di essere trattata da uno specialista del Quando aprii i l manoscritto di questo nuovo
genere. E poi, per dirvi ila verità, l ’insistenza scenario, io mi credetti vittima di uno stupido
nella paura è una cosa piuttosto monotona. Io scherzo. Ma poi dovetti abbandonare questa
m i ricordo che, quand’ero ancora molto gio­ idea. Quale interesse poteva avere avuto il
vane, ho avuto una specie di incubo, in segui­ direttore letterario a far confezionare l ’im ­
to ad una disavventura morale, lo stesso in­ menso lavoro che avevo sotto i miei occhi?...
cubo per parecchie notti di seguito. Ebbene, Doveva, dunque, essere accaduto qualcosa che
finii coH’abituarmi così bene al mio incubo non comprendevo bene. Feci con discrezione
che non, ebbi assolutamente più paura. La p ri­ una piccola inchiesta e compresi...
ma notte che riuscii a dormire senza sognare, La direzione letteraria della casa produttrice
mi alzai colla testa pesante, piena di angoscia. consta di due sezioni. La prima è consacrata al­
Fate attenzione: anche gli effetti di terrore l ’elaborazione dei soggetti gai. La seconda alla
vanno distribuiti a piccole dosi, altrimenti fi­ elaborazione dei soggetti tristi. Hai capito?
niscono col diventare inefficaci. In seguito ad un errore di trasmissione, il sog­
— Le vostre osservazioni sono molto giuste, — getto primitivo era stato inviato alla prima se­
mi rispose i l direttore di produzione. E noi ne zione e questa si era automaticamente adoperata
I|Tm im m M M M Ii) [Link]- Maia» I WWWMMMÉHM
IL REGISTA D’AVANGUARDIA

a rallegrare il soggetto o, come si dice in gergo pietra, ricadendo, gli stringe un lembo della
cinematografico, ad inserire dei gags, degli ef­ sua marsina.
fetti comici, nel soggetto fondamentale. Come « Nella strada, l ’aspetto misterioso del vampi­
mai la prima sezione non si era accorta che quel ro sveglia! la curiosità di due agenti che doman­
manoscritto le era stato inviato, per errore? dano ad Arasperus i documenti. Arasperus mo­
Probabilmente, gli impiegati della prima se­ stra una dichiarazione di decesso, perfettamen­
zione si erano accorti dell’errore, ma in una te in regola. Gli agenti, sorpresi, lo lasciano
casa cinematografica organizzata, standardizza­ andar via.
ta, il personale ha l ’abitudine di eseguire gli or­ « Nel castello, Arasperus sbaglia porta ed en­
dini senza discutere. Con una perfetta coscienza tra nella camera della nutrice di Sulpicia. La
e con uno scrupolo professionale al quale biso­ nutrice si crede oggetto di un’impresa galante.
gna rendere omaggio, la prima sezione aveva Si offre al vampiro e Arasperus sfugge con sten­
considerato La spaventevole notte del dottor to a ll’entusiasmo amoroso della nutrice ». Nella
Magrabois come una ottima farsa e, di conse­ scena finale, nella quale il dottor Magrabois ve­
guenza, l ’aveva riempita di gags. de con spavento Arasperus bere avidamente il
Voglio citartene qualcuno. A l numero 89 del sangue di Sulpicia, il gagman consiglia la fa­
soggetto — la cosa mi ha così fortemente col­ cezia seguente :
pito che la ricordo benissimo — al numero 89, Gag possibile :
dicevo, il dottore ha dimenticalo i suoi guanti « I l dottore ha messo nel letto, invece di Sul­
in camera di Sulpicia, la dolce e bellissima fan­ picia, una bambola che le somiglia, piena di
ciulla che muore lentamente di languore e che vino rosso. Arasperus, credendo di bere del san­
il dottore ha presa in cura nel suo vecchio Ca­ gue, beve invece del buon vino e finisce col-
stello dei Sicomori... I l dottore ha lasciata la l ’ubriacarsi ».
paziente addormentata, nella sua camera... R i­ Insomma, t i rendi conto che cosa era di­
torna nella stanza dolcemente, per riprendere i ventata la storia, passando attraverso gli umo­
suoi guanti che si trovano su di un comodino. risti della prima sezione? Che cosa avresti fatto
Mentre il dottore allunga la mano per ripren­ tu al mio posto? Io non dissi nulla e decisi di
dere i suoi guanti, si vedono i guanti stessi por­ girare il film, così come mi era stato presentato.
tati via da una mano scheletrica... l i dottore Non posso nasconderti che gli attori si mo­
lancia un urlo di spavento e si eclissa. A questo strarono un po’ stupiti. Dovetti spiegare loro
punto, il soggetto recava in margine: che così mi era stato imposto : o girare così o
« Gag: far comparire lo scheletro tutto intie­ rinunciare a girare il film. Naturalmente, pre­
ro. Lo scheletro infila i guanti del dottore, ma le ferirono girare.
dita dello scheletro sono troppo a punta. I Tu sai che, in ogni stabilimento cinemato­
guanti gli stanno malissimo. Ad un dato mo­ grafico, esistono delle sale di proiezione, dove
mento, lo scheletro sente delle voci. Allora, in ­ i dirigenti si fanno mostrare, ogni mattina, le
quieto, tira via i guanti con i suoi denti, ma per scene che sono state girate il giorno prima.
inavvertenza si morde dolorosamente le falangi. Quando i dirigenti si trovarono in presenza dei
Due o tre falangi gli restano fra i denti. Lo sche­ gags in questione, non seppero astenersi dal-
letro si allontana confuso ». l ’emettere delle disapprovazioni gutturali.
Come vedi, la prima sezione non aveva esi­ — Io ho fatto quanto mi è stato ordinato —
tato ad infiorare il soggetto con dei buoni ef­ dichiarai semplicemente.
fetti comici. Mi fu subito risposto: — C’è una dissonanza
Numero 123 e seguenti: « I l vampiro Anaspe- insostenibile fra il tema generale del film e i
rus esce dalla sua tomba, a mezzanotte, e, cam­ gags. D’altronde, in una storia di vampiri, i
minando per le strade deserte, si dirige verso il gags sono in utili. Sono stati commessi degli er­
Castello dei Sicomori, dove penetra senz’altro rori. Non avreste dovuto girare quesvi effetti co­
nella camera di Sulpicia, per bere i l sangue del­ mici.
la ragazza addormentata ». I l soggetto reca in Replicai freddamente: — Credete voi che,
margine : per colpa di questi effetti comici, la storia sia
Gags possibili: meno buona?
« ... Al cimitero, quando Arasperus esce dalla — Non diciamo questo, ma è meno verosi­
sua tomba, la pietra sepolcrale, che ha solle­ mile...
vata, gli ricade sulla testa... La risolleva, ma la — Andiamo, signori...
HENRI FALK
— Certo, dichiarò lino dei direttori, così è dato da vecchie signore e da gentiluomini vacil­
più originale... Chissà? Forse, senza volerlo, lanti, io mi sentii commosso. Credetti oppor­
avete messa la mano su di una formula nuova... tuno tenergli un breve discorso preliminare.
Mescolare il tragico al grottesco è dello Shake­ — Maestro, le necessità tecniche ci hanno ob­
speare al cento per cento... bligati a recare certe modificazioni al vostro te­
Ma una voce protestò: — E Fautore? sto, ma spero che queste modificazioni non vi
— Quale autore? — scattarono in coro i d iri­ saranno sgradite. Si trattava di rendere un po’
genti. meno « spaventevole » la vostra « spaventevole
— L ’autore del soggetto primitivo, il signor notte »...
Astolfo Desrizières. — E voi vi siete incaricato della cosa? — do­
— Non preoccupiamoci del signor Desriziè­ mandò Desrizières, con una voce ironica.
res. Gli mostreremo il film, quando il film sarà — Ah! no, non io, Maestro... La nostra se­
finito. Vedrete che sarà contentissimo. Conti­ zione di letteratura...
nuate, Hupfnupf, continuate... <— Vedremo... Vedremo... V— disse Desri­
Continuai il film, come mi era stato consi­ zières.
gliato. Mescolai le scene serie alle scene comi­ Entrammo nella sala di proiezione. Quello
che e quelle divertenti alle scene di spavento. che è accaduto nella sala, tu lo hai saputo dai
La pazzia del film sembrava trasmettersi agli giornali. E ’ stato detto che Desrizières, l ’illu ­
interpreti stessi, perchè l ’amante dell’attore che stre scrittore, si era sentito male nella sala di
recitava la parte di Arasperus era diventata fe­ proiezione, mentre gli veniva presentato il film
rocemente gelosa dell’innocente attrice che re­ dedotto dal suo celebre romanzo La spavente­
citava la parte di Sulpicia. vole notte del dottor Magrabois. Vuoi sapere,
— Non voglio più che tu le succhi la nuca invece, la causa esatta dell’indisposizione, in­
in quel modo! — gridava l ’amante gelosa. disposizione dalla quale Desrizières non guarirà
— Non è colpa mia, •— protestava il dolce tanto presto? La vuoi sapere? Io ero seduto vi­
vampiro. — E’ colpa della parte che vuole così. cino a lui, durante la proiezione. I miei occhi
— Ebbene, tieni!... abituati alla penombra, lo fissavano continua-
La ragazza morse con violenza il naso di Ara­ mente. Desrizières è un sensibile, un emotivo
sperus. Questa, del vampiro morsicato nel naso, e, per giunta, è un po’ indebolito dall’età. Al
era molto' comica, ma le faccende personali non primo gag, Desrizières vacillò ed emise una
debbono mai, a parer mio, essere regolate in specie di rantolo. A l secondo, emise un gemito
pubblico, soprattutto quando queste scene m i­ sordo. A l terzo, più nulla, ma soffriva strana­
nacciano di far andar male il lavoro. Misi a ta­ mente. Quando fu rifatta la luce, vedemmo De­
cere la gelosia della biondina e, una bella sera, srizières che, beato e sorridente, s'ava fischiet­
vidi con gioia che La spaventevole notte del dot­ tando una ninna-nanna infantile, con lo sguar­
tor Magrabois era terminata. Confesso che si do fisso, inebetito, troppo inebetito... Dovemmo
trattava di un film sconcertante, anche per co­ prenderlo per un braccio e io gli domandai, con
loro che lo avevano girato. Ma in tutto lo stabi­ una falsa aria rassicurata:
limento si cominciò col dire che il film, corre­ — Ebbene, Maestro, siete contento?
dato da una pubblicità « speciale », avrebbe Mi rispose: — E bravo, papà!... Tra la la...
certamente interessato i buongustai, se non pro­ Questa la stretta e terribile verità che i gior­
prio la massa del pubblico. nali hanno soffocata. Desrizières è diventato
* * * pazzo e lo resterà per sempre, poveretto! Pec­
cato! Sì, perchè il film ha avuto un grande suc­
Tu conosci Desrizières, per lo meno di nome. cesso di pubblico e di critica. Desrizières, che
E’ uno scrittore di grande valore, il cui inge­ tu tti i giovani consideravano già come un ter­
gno da molto tempo si è rivolto verso l ’occul­ ribile scocciatore, viene adesso considerato come
tismo e che inventa con sincerità delle storie ter­ il fondatore di una nuova scuola estetica : il
rificanti, che hanno spesso commosso e sconvol­ diversismo. E io, che sono sempre stato consi­
to l ’antica generazione. Oggi, Desrizières ha set­ derato come un regista tradizionalista, passati­
tantanni. Ha una bella testa a riccioli, da vec­ sta, mi trovo adesso proiettato in prima fila,
chio signore illuminato e, quando entrò nello fra i registi di pura avanguardia.
stabilimento, con la sua commenda della Legion M e * * * ! !FaSlc
d’Onore e con i suoi guanti color crema, circon­ (Traduzione di Vittorio Guerriero).
À costo di attirarmi il dis­ zione &e\YAlhambra lo aveva
prezzo unanime delle lettrici, pagato al solo scopo di farlo
confesserò candidamente di non cantare. La voce, di cui Ramon
essere mai stata innamorata di Novarro dispone, è una voce
Ramón Novarro. Mi rendo per- che avrebbe torto a rischiare il
suo destino sul palcoscenico
I D O L I D I S T O P P A della Scala, ma si tratta in
fettamente conto che questa complesso di una voce abba­
mia dichiarazione presenta una stanza ben timbrata e che sfu­
certa dose di anormalità. Sono ma graziosamente delle incom­
molto probabilmente una don­ prensibili glicerine spagnuole.
na biasimevole, ma in ogni Tutte le donne ohe si trovavano
modo preferisco dire la verità. nella sala gioivano. Poi Ramon
Sono andata, perciò, a ll’^4- Novarro cantò El RelicaHo, va­
Ihambra, ad intervistare Ra­ le a dire quella romanza che da
mon Novarro, colla speranza dieci anni Raquel Meller ripete
di ricevere fiinalmente il colpo a tu tti i pubblici del mondo e
che è diventata insopportabile
di fulmine.
Dopo il solito programma, a forza di essere stata ascoltata,
apparve su di un piccolo scher­ fischiettata e danzata. Ramón
mo luminoso il numero che Novarro canta E l Relicario ve­
corrispondeva al nome di No­ stito da toreador, perchè, cre­
varro. I l mio cuore cominciò a do, desidera mostrare al pub­
battere forte. Vidi entrare in blico che, in fatto di guardaro­
iscena un piccolo giovanotto ba, non teme nessuno. L ’abito
Quando ero bambina, i miei da toreador è mollo lusinghie­
genitori mi portavano qualche molto timido, molto grazioso e
molto sorridente, chiuso in uno ro per la bellezza di un uomo,
volta al teatro di varietà. Mi come tutti sanno. Le signore,
ricordo di un scenario di tela smoking che gli stava malissi­
mo. Era Ramon Novarro. Chie­ che erano nella sala, lanciaro­
ebe serviva egualmente per tris­ no degli u rli di ammirazione e
ti i numeri e sul quale delle do umilmente scusa alle signo­
Ramón Novarro ferì qualche
tende color crema su fondo vio­ re di tutta Europa che oppon­
gono la seduzione del celebre cuore di più.
la e delle piante verdi egual­ Poi Ramón Novarro fu bis­
mente dipinte si aggiustavano attore al fisico fabbricato in se­
rie dei loro mariti, ma Ramon sato, trissato. Ramón abbozza­
fra d i loro come meglio pote­ va dei graziosi gesti colla ma­
vano. Le poltrone erano di Novarro dà l ’impressione di un
giovane debuttante, di un certo no e cantò, su richiesta, la illu ­
quel velluto cremisi a pelo raro stre romanza Canzone paga­
che ricorda da solo tutta l ’epo­ avvenire, che finirà col farsi un
nome, cantando delle canzonet­ na. Come gli scherzi, anche le
ca 1900 e i muri dei corridoi canzoni di Ramón Novarro so­
erano ornati con le fotografie te, quando avrà meno paura
del pubblico e quando un ami­ no delle cose magnifiche a pat­
degli artisti più conosciuti. Si to che non durino molto e che
vedevano, in quelle fotografie, co caritatevole gli avrà sugge­
rito l ’indirizzo di un buon sar­ ad un dato momento la si
delle girls con i capelli a trec­ smetta.
cia, delle seduttrici colla gonna to italiano o inglese.
Ramón Novarro deve cono­
pagliettata d’oro, degli acroba­ I l giovanotto fu applaudito,
sorrise, salutò e non arrossì scere a memoria la saggezza di
ti con i baffi a punta, dei ci­ questo luogo comune. Infatti,
clisti con degli stivali abbotto­ semplicemente perchè è piutto­
sto difficile diventare rosso si ritirò dalla scena perfetta­
nati. Tutto ciò era fuori moda, mente a tempo. Nessuno potè
comico e desolante. quando si possiede la pelle ab­
bronzata degli spagnoli e dei rimproverargli di non aver
Oggi, i teatri di varietà sono cantato abbastanza. Nessuno
dei teatri come tu tti gli altri. sudamericani. Raramente ho
veduto un giovane cantante aveva cominciato a pensare che
L'Alhambra di Parigi, dove aveva cantato a sufficienza.
Ramon Novarro ha fatta udi­ così semplice e così imba­
re la sua voce, è un teatro di razzato. Dopo i saluti, Ra­
varietà esattamente come tu t­ mon Novarro ha anche can­ I l suo camerino è assediato
ti gli altri. tato. Era necessario. La Dire- e vigilatissimo. Riesco tuttavia
-nfnnwM.r Ti*www»-itti--r ■■*-**»
IDOLI DI STOPPA

ad introdurmi, soprattutto gra. babilmente bisogno per scrive­ degli artisti, e cercano di ve­
zie alla mia audacia. Ma per re il mio articolo. Vengo così dere qualcosa nel buio e di for­
vedere da vicino come è fatto a sapere in pochissimo tempo zare l ’enigma di un piccolo
Ben Hur, un po’ di audacia ci che Ramón Novarro é nato il buco nero dal quale, forse,
vuole. 6 febbraio 1899 a Durango, nel Ramón Novarro uscirà.
Finalmente, eccomi davanti a Messico; che ha tredici fratel­ L ’eroe tarda ad uscire. Le
Ben Hur o, più esattamente, li; che la sua infanzia fu molto donne sono più che mai impa­
davanti ad un giovanottino ve­ triste e che, fin dalla più tenera zienti e tutte dichiarano che,
stito di grigio, chiuso in un so­ età, sentì ima voce interiore se il divo non esce al massimo
prabito color marrone e che quasi irresistibile che lo chia­ fra un minuto, rinunceranno a
porta in testa un berretto ba­ mava verso il teatro. Tutto ciò, tutto e se ne andranno a casa.
sco. Come vedete, tutto som­ come vedete, è spaventosamen­ Altre donne, invece, eoi volto
mato, si tratta di un giovanotto te originale.
illuminato da una specie di fer­
che ha ricevuta una certa edu­ Dopo una multipla serie di vore mistico, comprimono a
cazione. avventure, Ramón Novarro si stento i battiti del loro cuore.
La conversazione è piuttosto trovò, nel 1917, agli Stati Uni­ Aspettano l ’eletto che non sa­
laboriosa. Ramón Novarro par­ ti, dove cominciò ad essere ca­ prà mai il segreto del loro cuo­
la abbastanza male il francese. meriere in un mediocre risto­ re innamorato.
In compenso, non lo capisce rante. Nello stesso tempo con­
tinuava a prendere delle lezio­ G li agenti cercano di mante­
quasi affatto. E ¡mi, credo, che nere l ’ordine e di eliminare
mi prenda per una di quelle ni di canto. Poi girò il primo
film , poi degli a ltri films, poi l ’assembramento. I l solito spi­
scocciatoci che vanno a doman­ ritoso mormora :
dargli se gli piace il rosso pel­ Ben Hur e poi vennero la glo­
ria e il denaro. Speriamo per — Ma perchè state ad aspet-
le labbra, se fuma le sigarette
lui che, insieme alla gloria e al tarlo? Non sapete che è uscito
col bocchino di sughero e se gli
denaro, gli sia caduta addosso da un’altra porta?
piacciono gli abiti in fibra di
legno. anche la felicità. I l più bello è che l ’informa­
Tuttavia, in seguito alle mie Le informazioni del segreta­ zione dello spiritoso è esatta.
domande, egli finisce col trova­ rio non si limitano a questo. Per modestia o piuttosto per
re il modo di dirm i che adora Vengo ancora a sajiere che Ra­ stanchezza, Ramón Novarro ha
viaggiare, che preferisce canta­ món Novarro suona i l pianofor­ preferito uscire da un’altra
te ed il violino, che parla cor­ porta.
re a cc girare » e che, se avrà
successo, finirà col dedicarsi rentemente cinque lingue, ma La gente, delusa, stenta a
esclusivamente al bel canto. In ­ non il francese (mi pare), è al­ credere ad una simile crudeltà.
semina, non si può fare nessun to un metro e settanta e ama di Tutti rimangono ad aspettare,
rimprovero a Ramón Novarro, uno stesso identico amore il come se non sapessero più dove
perchè è di una bellezza fisica tennis e il canottaggio. Finito. andare.
quasi perfetta e perchè ha l ’a­ Impossibile sapere qualche al­ — Andiamo, mamma, vieni
tra notizia. via... — s’impazienta una ra­
ria di non essersi mai accorto
di essere bello. Deve anche es­ gazza sui quindici anni, tentan­
sere buono. A guardarlo, riesce do invano di trascinare via sua
un po’ difficile immaginare che Fuori del teatro, davanti al­ madre.
possa commettere una cattiva la porticina d’ingresso degli ar. — Ah! Mi sarebbe tanto pia­
azione. tisti, una folla compatta e ru­ ciuto vederlo... E ’ così bello!
morosa aspetta Ramón Novar­ — sospira la signora.
Ma allora, direte voi, Ramón ro. In mezzo a quella folla, non
Novarro è un uomo perfetto? — Ma non comprendi, mam­
si trovano solamente i soliti
Probabilmente. Certo si è che, ma, che tutto questo è rid i­
ingenui che si accontentano
sebbene molto stanco, molto colo?
di fare il coro negli entusiasmi
sudato e molto atteso, egli mi contagiosi, ma vi sono anche Che l ’infinita saggezza delle
ha ricevuto lo stesso. molte persone di quelle che si fanciulle moderne riesca a l i ­
Prega, poi, il suo segretario credono molto furbe. Anche berare il mondo dai diversi Ra­
di darmi tutte le informazioni loro sono là, ad occhi spalan­ món Novarro?
indispensabili, di cui avrò pro­ cati, davanti alla porticina
w Ogni anno, dal 43T Giovanni Tonelli incontra Massimo Unga­
o 1927, auspice la retti e gli domanda:
« Société Univer- —. Ieri sera ci siamo visti al ristorante. Tu eri
u selle du Théâ­ a tavola con l ’avvocato Tale.
tre », alcuni uo­ — Sì, sì, ero con lui.
mini illustri che — E ho sentito che l ’avvocato ti raccontava
si occupano di delle storielle che non erano molto spiritose.
— Infatti erano vecchie storielle fritte e ri­
X teatro, cinemato­ ^ ^ 8
fritte...
grafia, radio, ecc.
si riuniscono in — Beh, allora mi vuoi spiegare perchè tu dopo
una grande città ogni storiella ridevi a crepapelle con le lagrime
europea e si scam­ agli occhi?
— Oh bella, perchè era lui che pagava il
Û biano delle idee in pranzo!...
proposito. Questo
anno, dal 12 al 17 f i Adolfo Ile Riccardi entra in un negozio di
giugno, il Congres­ specchi.
Q so si è tenuto a — Vorrei uno specchio... Ne avete di quei
Zurigo. U J buoni?
Fra gli italiani, — Buoni tutti come il pane!
— Uno specchio che col tempo non si guasti?
> erano presenti — — Uno specchio eterno, garantito.
naturalmente —
Silvio d’Amico e — Ecco, bene! Perchè quarant’anni fa io com­
prai uno specchio che adesso deve essersi rovi­
«¿5 Anton Giulio Bra- nato: non mi riflette più la stessa fisionomia.
/ y gaglia. Durante
una seduta pomeridiana fa un discorso d’Amico; Luigi Bonelli, il commediografo senese, au­
Bragaglia — mal sopportando una laboriosa dige­ tore di a Rompicollo », nonostante la sua sorri­
stione di ostriche — si addormenta. Ad un certo dente placidità, sa spesso essere amabilmente
punto, qualcuno, con il vecchio ma sempre ottimo feroce.
sistema della pedata sotto la tavola, cerca di scuo­ Per esempio, una sera, si trovava nel camerino
tere Bragaglia. infatti, Anton Giulio apre gli oc­ di Elsa Meilini con la quale conversava del
chi, vede d’Amico che parla, e immediatamente passato, dei successi, e di varii ricordi teatrali.
grida — tanto per essere sempre coerente: — Son passati parecchi anni da che ci cono­
— Mi oppongo! Mi oppongo! sciamo, non è vero? — osservò Bonelli.
Proprio in queiristante d’Amico perorava la — Eh sì, parecchi...
causa di Bragaglia affinchè gli fosse affidata la — Scusate Elsa, quanti anni avete?
regìa di un certo spettacolo internazionale. — Che domande! Ho gli anni che dimostro!...
x Al medesimo Congresso, Anton Giulio Braga­ — Ah, si? — esclamò Bonelli con finta sor­
glia ha fatto un figurone. Una relazione morale presa. — Io vi credevo invece più giovane!...
sulla sua attività gli ha procurato un successo y A Siena c’è un piccolo cinematografo in cui
personale di primissimo ordine. si dà spettacolo soltanto la sera, una volta sola.
— Ma adesso (gli lia detto poi Silvio d’Amico) u Ci capitò una sera il maestro Giuseppe Pietri,
auguriamoci che a nessuno salti in mente di ve­ autore di «Rompicollo » desideroso di vedere 11
nire a constatare « de visu » quello che hai rae. film «Il Palio » di Blasetti. Dopo aver assistito
contato... breve tempo, Pietri si accorge che l’operatore fa
Leo Gaietto, ovvero Galar, dopo il grande sue. girare il film con una lentenza irritante, sì che
cesso del «Trattato scomparso » in tutte le città tutto è deformato nel suono e nell’azione.
italiane e la riduzione in film, con due edizioni Volle rendersi ragione di questo fatto e difi­
— una italiana ed una francese —, è diventato lato si recò nella cabina dell’operatore.
molto ricco. Una sera, mentre pranzava nel suo — Ma perchè fate girare il film con questa
appartamento, si accorse che nell’appartamento lentezza esasperante?
vicino era scoppiato un incendio. — Che vuole, — rispose quegli — nei cinema­
Gaietto con molto sangue freddo prese cappello tografi dove si fanno tre spettacoli al giorno è
e bastone e si avviò per uscire, ma prima volle giusto che si sbrighino, ma in questo, dove se
avvertire la sua cuoca del pericolo sovrastante. ne fa uno al giorno, non c’è motivo per affret.
— Rosa, lasciate subito la casa. C’è il fuoco. tarsi tanto!...
E la cuoca, una cocciutissima piemontese, ri. x Mario Massa, in attesa di essere nominato
spose indispettita: gran camerlengo del teatro italiano per i suoi
—. Niente affatto, signore. Per lasciare la casa brillanti articoli teatrali sul «Tevere » si accon­
ho diritto agli otto giorni! tenta di vivere come può. Giorni or sono, Massa
Y Dino Falconi è stato in America e al ritorno ha cambiato di casa e ad Alberto Cecchi che
descrive all’amico e collaboratore Oreste Bian- domandava schiarimenti sulla nuova dimora,
coli le sue impressioni sull’altro continente. egli ha risposto:
— Se vedessi che palazzi... che alberghi! Cin­ — Ho un’abitazione sontuosissima; figurati:
quanta, cento, duecento piani... U J camera da letto, sala da pranzo, studio e biblio­
— Ma no! teca, salotto, «fumatolo », cucina, bagno...
— Ma sì! Figurati che io a New York avevo — Un appartamento enorme per una persona
una stanza coiì in alto che quando suonavo il sola...
venerdì sera per chiamare il facchino, questi ftsaggpi — Questo è niente: bisogna vedere poi come
giungeva in camera mia lunedì mattina... è disposto, con quale senso di utilità prati-
termocauterio
ca... Basti .dire che tutto ¡’appartamento è in una
camera sola!... D IC H IA R O G L I A N N I M IE I...
f Mario Massa, nonostante i lauti proventi delle sue Sono nata il 7 ottobre 1913. Ecco una « con-
commedie, ha ancora parecchi debiti. Beh, è forse un fessione » autentica. Nè s-i creda che confessare
disonore? Li pagherà, non sa quando, ma li pagherà. un’età evidentemente non eccessiva sia meno pe­
Un suo amico giunto a Roma per la prima volta, noso che confessarne una manifestamente abbon­
s’era affidato a lui per visitare l ’Urbe e dopo alcuni dante. Infatti è proprio a cagione dell’età che,
giorni di permanenza se ne uscì con questa esclama­ nonostante il mio buon volere, qualche volta...
zione: non sono presa sul serio. Ma questo rincresci­
— Che immensa città!... mento passerà presto. Sempre a cagione dell’età
— Sì, ma non troppo — sospirò Massa. — Per uno la mia storia anteatta non è nè lunga nè molto im­
come me non è abbastanza vasta: si finisce sempre portante. Ma una piccola cronaca l’ho anch’io.
con rincontrare dei creditori! Di famiglia borghese lontanissima dal teatro,
■f Mario Massa è un entusiasta di Ruggero Ruggeri. ho naturalmente trascorso la mia prima giovinez­
Per la sua serata d’onore, l ’illustre attore avrebbe za ed i miei primi studi in collegio; buona e vo­
rappresentato «Più che l ’amore » e Mario Massa mo­ lonterosa figliuola e disperazione delle care suore
riva dalla voglia di andarlo a sentire, ma non essen­ preposte non solo alla nostra istruzione, ma anche
dogli stato possibile ottenere un biglietto di favore, alla moderazione della nostra esuberanza giova-
Massa era combattuto dal dilemma di impiegare le nile. Poi improvvisamente a 16 anni ho avuto occa­
uniche dieci lire che possedeva nell’acquisto di un sione di passeggiare sulle tavole di qualche pal­
posto, oppure di pagarsi con quelle la cena. coscenico recandomi a visitare mia sorella, moglie
All’indomani, Conado d’Errico gli domandò: di Ernesto Sabbatini. Così mi si è comunicato il
—>Beh, ieri sera che cosa hai fatto? Sei andato a contagio invincibile del teatro. Ma furono prove
teatro o a cena? incerte scarse e non disciplinate. Dopo divenni
— Caro mio, alla line... «più che l’amor potè il di. improvvisamente prima attrice.
giuno! ». Senza falsa modestia: proprio prima attrice «as­
y Sapete perchè facciamo tutta questa pubblicità a soluta e sola», come si dice in gergo. Anche per­
Mario Massa? Perchè è l’unico che ci scrive tutti i chè — bisogna che la confessione sia completa —
giorni pregandoci di non nominarlo affinchè i creditori in quella Compagnia (la Za Bum n. 6 di Mattoli,
non lo ricordino. per le rappresentazioni di Rivali) fra molti perso­
E’ mai possibile che per pochi soldi Mario Massa naggi maschili non ve n’era che uno solo femmi­
dovrà essere dimenticato? nile. Perciò più « assoluta e sola » di così non è
L’abbonamento costa poche lire. possibile immaginare.
<jT I Sassi di « Zufolo », l'autore di quel non mai ab­ Poi è venuta la volta degli Spettacoli Gialli. Io
bastanza lodato libro «Serate d’onore » (500 ribalterie, sarei, a quanto è stato detto più volte, una delle
edizione Ceschina) che tutti devono leggere per saper più piccole rivelazioni di questa giovanile Com­
raccontare almeno un aneddoto: pagnia che si è subito imposta alla curiosità e
*, Demolire, occorre, i vecchi teatri; in essi si sono all’attenzione del pubblico.
ammuffiti autori, attori e pubblico. E così per circa due anni ho ucciso e tradito
Questa sembra buffa e invece è muffa. turpemente oppure sono stata uccisa o tradita al­
* L’annata teatrale si chiama anno comico. Infatti trettanto turpemente per dar modo a Romano Calò
fa ridere i ’idea di un anno che per le Compagnie di­ di compiere una meravigliosa acutissima indagine
venta perfino di una settimana. che si è sempre conclusa con la scoperta del reo
e col trionfo della giustizia. Anche se, uccisa, o
* « L’Osteria delia gloria » di Arnaldo Fraecaroli assassina, io non potevo poi ritornare decentemen­
non ha avuto fortuna. te alla ribalta a ringraziare il pubblico tanto cor­
Vi si spacciava gloria annacquata. tese e indulgente con me. Ora, a parte la gratitudi-
* Germana Paolieri si dà delle arie. ne che serbo per i miei compagni « Gialli », il con­
L’attrice di posa. tinuare nella via del delitto o magari anche del­
* A settembre, si costituiranno sei nuove Compagnie l’espiazione mi lascia perplessa.
drammatiche senza «mattatori ». Non so dunque che cosa farò nell’immediato
I mattatori, si chiamano così perchè sono quelli che avvenire. Il niese scorso mi sono trovata alle pre­
ammazzano i lavori. se col Cinema (film, giallo, naturalmente e con
* Quelle che rovinano il nostro teatro sono le eterne la direzione di Palermi). Ora recito da qualche
questioni di bottega. settimana la parte delle « Opere » nella « Leggen­
O, meglio, di botteghino. da di Ognuno » a Milano, in Santambrogio, con
Moissi, e sono naturalmente felice di trovarmi
* Il teatro è troppo caro. in un complesso di attori ed attrici di tanto va­
Sarà caro, ma son pochi a volergli bene. lore e di così alta rinomanza. Poi... non so an­
cora: seguirò i buoni consigli. Desidero, s’inten­
Con le nuove disposizioni postali non sì possonc de, fare sempre di più, e riuscire sempre meglio,
spedire fascicoli isolati con tariffa ridotta, ma affermarmi, salire. E’ umano: e può essermi per­
donato. Ma non ho fretta, non ho ambizioni smo­
| » devono essere affrancati regolarmente. date nè pretese irragionevoli. Saprò aspettare spe­
O * CHI DOMANDA ARRETRATI DI «DRAMMA) ranzosa e fiduciosa di riuscire. Intanto studierò,
DEVE AGGIUNGERE ALL’IMPORTO VENTI lavorerò, aspetterò.
Q_ CENTESIMI PER OGNI FASCICOLO. Lauca

PROPRIETÀ’ LETTERARIA E ARTISTICA RISERVATE


48 A-R-S (Anonima Roto-Stampa) Via Monti, ,9 - Torino — ernesto scialpi, responsabile
d e f u l g e ñ i i i s

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S I G A R E T T E

M A T O S S I A M

L a s i g a r e t t a e g i z i a n a f a b b r i c a l a e s c l u s i v a m e n t e a l C a ir o e i n
v e n d i t e p r e s s o l e p r i n c i p a l i r i v e n d i t e d i t a b a c c h i e l o c a l i d i lu s s o

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