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Il Principio Nazionale

Il documento analizza le conseguenze della Prima Guerra Mondiale, evidenziando la creazione della Società delle Nazioni e le sue debolezze, l'impatto della disintegrazione dell'Impero Ottomano nel Medio Oriente, e i movimenti nazionali in Irlanda, Turchia, Egitto, Afghanistan, Persia e India. Viene sottolineato il ruolo dell'autodeterminazione e delle aspirazioni nazionali, con particolare attenzione alle tensioni etniche e religiose. Infine, si menziona la nascita dell'idea di Pakistan come risposta alle differenze tra musulmani e indù in India.

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Il Principio Nazionale

Il documento analizza le conseguenze della Prima Guerra Mondiale, evidenziando la creazione della Società delle Nazioni e le sue debolezze, l'impatto della disintegrazione dell'Impero Ottomano nel Medio Oriente, e i movimenti nazionali in Irlanda, Turchia, Egitto, Afghanistan, Persia e India. Viene sottolineato il ruolo dell'autodeterminazione e delle aspirazioni nazionali, con particolare attenzione alle tensioni etniche e religiose. Infine, si menziona la nascita dell'idea di Pakistan come risposta alle differenze tra musulmani e indù in India.

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IL PRINCIPIO NAZIONALE

L’EUROPA DI WILSON
I trattati di pace prendevano a modello il programma dei 14 punti di Wilson che promuoveva
l’autodeterminazione delle nazionalità, il libero commercio e la libera navigazione, la riduzione
degli armamenti, e l’istituzione di una “società generale delle nazioni”, fondata durante la
conferenza di Pace tenutasi a Parigi dal 1919 al 1920 con sede a Ginevra, nella neutrale svizzera.
La Società avrebbe avuto un’Assemblea di tutti gli Stati membri, sotto la guida di un Consiglio
formato da cinque membri permanenti (vincitori della guerra) e quattro a rotazione. Il suo compito
era quello di regolare i rapporti tra gli stati e costituì un primo tentativo di regolamentazione
formale del sistema internazionale a fini di pace. Tuttavia, fin dall’inizio fu evidente la debolezza
della nuova istituzione. Innanzitutto, poiché mancava l’adesione di alcune delle più importanti
potenze, quali: USA, Russia rivoluzionaria; Germania e Giappone.
IL MEDIO ORIENTE
L’impero Ottomano fu smembrato e degli antichi domini rimase solamente l’Anatolia turca.
L’area chiamata Mediorientale era diventata economicamente rilevante fin dai tempi dell’apertura
del canale di Suez, e lo divenne ancor di più negli anni Trenta con la scoperta di giacimenti
petroliferi. Un altro elemento che attirava l’interesse degli europei era la Palestina, e in particolar
modo Gerusalemme, città depositaria dei luoghi sacri delle tre religioni monoteiste. Infatti, fin
dagli anni Ottanta dell’Ottocento, la Palestina aveva ospitato un’immigrazione ebraica che le
autorità ottomane avevano contrastato. A promuovere l’emigrazione aveva contribuito il progetto
del giornalista austriaco Herzl che pubblicò un libro intitolato “Lo Stato ebraico” e
successivamente aveva fondato a Basilea un’Organizzazione sionista mondiale. Il termine sion
rappresentava la terra promessa, la terra desiderata. In fuga dall’Europa, molti ebrei stavano
emigrando in Palestina, alimentando con la loro presenza i sentimenti antioccidentali. Gli inglesi
erano i protettori degli insediamenti ebraici e il 2 novembre 1917 il ministro degli Esteri britannico
trasmise alla Federazione sionistica una dichiarazione di simpatia per le aspirazioni ebraico-
sionistiche, affermando che egli era favorevole al loro stabilirsi in Palestina.
I trattati di pace frazionarono l’area mediorientale in una serie di Stati sottoposti al regime dei
mandati, una formula istituzionale che poneva sotto la tutela dei paesi occidentali, paesi di cui
veniva riconosciuta l’indipendenza formale. Il trattato di Sévres, firmato nel 1920, dava attuazione
agli accordi a cui erano giunti Sykes e Picot nel 1907 spartendo la regione tra Francia e Gran
Bretagna. La Palestina era sotto la tutela di entrambi, Siria e Libano sotto il protettorato francese, e
il nuovo stato dell’Iraq era controllato dall’Inghilterra.
LA NAZIONE IRLANDESE
L’Irlanda meridionale, che da tempo reclamava l’indipendenza, nella Pasqua del 1916 tentò
un’insurrezione, ma fu repressa. Riuscirono ad ottenere nel 1918 la maggioranza dei seggi irlandesi
i membri del movimento Sinn Fein che formarono un nuovo Parlamento irlandese giurando fedeltà
ad una nuova Repubblica irlandese alla guida di De Valera. Nel 1921 il trattato anglo-irlandese
fra De Valera e Lloyd-George, primo ministro inglese, sanciva lo status di “dominion” all’Irlanda.
Così, l’Irlanda si promosse stato sovrano democratico indipendente con una propria bandiera,
lingua ufficiale e con una speciale posizione riservata alla Chiesa cattolica. Durante la guerra rimase
neutrale e nel 1949 diventò una Repubblica.
LA NASCITA DELLE TURCHIA
Sulle spoglie dell’Impero Ottomano nacque un’altra nazione, la Turchia. Agli inizi del Novecento
era nato un movimento nazionalista, detto dei Giovani turchi, i quali, minacciando di marciare su
Costantinopoli ottennero il ripristino della costituzione del 1876 e nuove misure liberali. Nello
stesso anno il movimento vinse le prime elezioni e assunse il governo del paese. Nel 1911 l’impero
fu aggredito dall’Italia e perse le provincie africane. Tra il 1912 e il 1913 dovette combattere altre
due guerre, le guerre balcaniche:
 La prima contro tutti i paesi dell’area
 La seconda contro la Bulgaria
L’impero ne uscì sconfitto e perse gran parte dei suoi territori europei. Anche questo rafforzò un
atteggiamento panturco che tendeva a restringere all’Anatolia lo spazio nazionale, rendendolo
esclusivamente turco. I primi furono gli Armeni; popolo senza patria, le cui regioni erano la
sovranità di tre diversi imperi: quello persiano, quello ottomano e quello russo. Essi, inoltre, erano
cristiani ortodossi e in Anatolia avevano già subito intolleranza e persecuzioni. Lo stato di guerra
fornì l’occasione per adottare una politica di annientamento delle minoranze armene, accusate di
complicità con la nemica Russia. Nel 1915 a Costantinopoli venne dato l’ordine di arrestare tutti gli
intellettuali, dirigenti, politici e religiosi della comunità, che furono imprigionati e giustiziati in tutto
l’impero. Dopo un mese, una legge di deportazione sradicò tutta la popolazione armena
dell’Anatolia e la diresse verso il deserto siriano con una marcia forzata.
Nel 1920, Kemal, militare di professione aderente al movimento dei giovani turchi, prese il potere
abolendo il sultanato e avviando una rivoluzione di modernizzazione dello Stato sul modello
occidentale che si fondava sulla separazione della sfera religiosa da quella politica. In ambito
pubblico prevalsero le leggi dello Stato, fu proclamata l’eguaglianza di uomini e donne, fu deciso il
suffragio universale e spostata la capitale da Costantinopoli (nel 1923 Istanbul) ad Ankara. Prese il
nome di Ataturk, padre dei turchi, e operò una potente azione di disciplinamento e
nazionalizzazione della Turchia.
EGITTO, AFGHANISTAN, PERSIA
Fermenti nazionali e tentativi di ammodernamento europeizzante coinvolsero anche altri Stati
indipendenti dell’area arabo-mussulmana. È caso dell’Egitto, che ospitava sul suo territorio il
canale di Suez, passaggio decisivo per il traffico internazionale. Passata la guerra, gli egiziani
inviarono una delegazione alla conferenza di Versailles nella speranza di vedere accolte le proprie
speranze di autonomia, ma, gli inglesi, arrestarono il capo della delegazione e del movimento
nazionalista. Però, dopo tre anni di proteste, gli inglesi cedettero e dichiararono l’Egitto una
monarchia indipendente.
L’Afghanistan e la Persia erano entrambi collocati in un crocevia strategico che univa la Russia a
Nord e il subcontinente indiano a Sud. Per questa posizione l’Afghanistan era stato oggetto di
un’interrotta pressione britannica, costata all’Inghilterra la pesante sconfitta subita nella prima
guerra anglo-afghana. Dopo una seconda guerra, gli inglesi si accordarono con i russi per disegnare
i confini del regno e ne controllarono la politica estera. Rimasto neutrale durante la Prima Guerra
Mondiale, nel 1919 provocò ai confini dell’India una terza guerra anglo-afghana che consigliò agli
inglesi di rinunciare alla loro ingerenza diretta. Cominciò sotto il regno di Khan un
ammodernamento del paese, che però, incontrò l’opposizione nel paese.
Maggiore successo incontrò l’ammodernamento della Persia islamica, a maggioranza sciita. Qui il
clero sciita era conservatore, vantava notevole forza politica ed era disinteressato allo sviluppo del
paese. Le proteste dei ceti mercantili, i bazar, portarono alla rivoluzione costituzionale dal 1905-
1908 chiusasi con la fine del potere assoluto monarchico e la concessione di una costituzione a
stampo europeo. A rafforzare il potere centrale pensò qualche anno più tardi un ufficiale che il 21
febbraio 1921 prese il potere con un colpo di Stato, abbattendo la monarchia e stabilendo una
dittatura militare. Avviò, anche, una serie di riforme modernizzanti sul modello kemalista e
ripristinò il nome di “IRAN”.
L’INDIA E L’IDEA DI PAKISTAN
A maggioranza induista e solo in parte islamico era un altro grande paese soggetto a piena
dominazione: l’India, dove il Raj britannico esercitava il potere appoggiandosi alle élite locali a
cui affidava diversi compiti come il prelievo fiscale e non aveva intenzione di governare davvero
l’India, paese sterminato e multietnico, ma di sfruttarlo economicamente. Le differenze fra
britannici e indiani assumevano veste legale, e nel 1885, nasceva il Congresso Nazionale Indiano,
movimento progressista e modernizzante che pensava ad una politicizzazione europea dell’India da
raggiungere attraverso la collaborazione con gli inglesi.
Agli inizi del Novecento nasceva un altro movimento quello “non- violento”, di opposizione
radicale al rapporto coloniale ed ostile all’Occidente. Questo movimento era nato da Gandhi,
grande trascinatore di masse che lanciò varie campagne di non cooperazione con gli inglesi con
l’obiettivo di raggiungere l’indipendenza di unica grande India. Nel frattempo, Jinnah, un
intellettuale di Cambridge che studiava legge, unendo alcune iniziali delle province dell’India
occidentale a maggioranza musulmana coniò la parola Pakistan, “la terra dei puri”. Egli propose di
costituire uno Stato musulmano separato sostenendo che musulmani e indù appartenevano non solo
a due religioni diverse, ma anche a due diverse nazioni.

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