Vie Normali Delle Dolomiti
Vie Normali Delle Dolomiti
Marmolada
Roberto Ciri
NORDPRESS
Vie Normali delle Dolomiti
Marmolada
Indice generale
Presentazione
Avvertenze
In caso di emergenza
Introduzione al Gruppo della Marmolada
Rifugi e bivacchi
Guida alla consultazione
Sottogruppo Ombretta-Ombrettola
Tabella riassuntiva
Cima Ombretta Est – 3001 m
Cima Ombretta di Mezzo – 2983 m
Cima Ombretta Ovest – 2998
Cima Ombrettola – 2931 m
Monte La Banca – 2875 m
Pizzo Forca – 2286 m
Punta Cigolé – 2815 m
Punta del Bachet – 2800 m
Punta del Formenton – 2937 m
Sasso della Palazza – 2214 m
Vie Normali delle Dolomiti
Marmolada
Sottogruppo Collac-Buffaure
Tabella riassuntiva
Collac – 2715 m
Col Bel – 2436 m
Crepa Neigra – 2534 m
L’Aut - 2515 m
Punta Varos – 2460 m
Roseal – 2540 m
Sass de Dama – 2430 m
Sass de Peredafec – 2138 m
Sass de Porcel – 2490 m
Sasso Bianco – 2431 m
Sasso di Rocca – 2618 m
Sasso di Rocca Est – 2575 m
Sasso di Rocca Ovest – 2610 m
Sasso Nero – 2605 m
Spiz de Sot Forcela – 2484 m
Catena dell’Auta
Tabella riassuntiva
Cima de Pian - 2359 m
Cima dell'Auta Est – 2624 m
Cima dell'Auta Ovest – 2602 m
Cime di Pezza - 2396 m
Col Becher – 2444 m
Corno Nero – 2490 m
Crepa Rossa – 2360 m
Monte Alto – 2545 m
Monte Pezza – 2408 m
Monte Pianezza – 2320 m
Piz Zorlet – 2378 m
Punta di Barbacin – 2524 m
Punta Palazza – 2160 m
Sasso Bianco – 2407 m
Sottogruppo Monzoni-Vallaccia
Tabella riassuntiva
Cima Costella - 2559 m
Cima Malinverno – 2630 m
Cima Rizzoni – 2647 m
Mezza Luna – 2628 m
Pale Rabbiose – 2474 m
Piz Meda – 2200 m
Punta d’Allochet – 2582 m
Punta delle Selle – 2593 m
Punta Vallaccia – 2637 m
Sass Aut – 2555 m
Sass da la Giona – 2575 m
Sass Morin – 2373 m
Sasso delle Dodici – 2446 m
Sasso delle Undici – 2557 m
Sasso delle Undici da Vich – 2405 m
Sasso di Croce – 2232 m
Sasso di Toalac – 2330 m
Ringraziamenti
Vie Normali delle Dolomiti
Marmolada
Presentazione
Per “via normale” o “via comune” si intende la via più facile, logica ed intuitiva di salita ad una
cima montuosa e generalmente coincide con la via seguita dai primi salitori. Alcune vie normali
sono delle semplici camminate che portano alla cima di una montagna, altre costituiscono dei
percorsi alpinistici impegnativi che richiedono capacità tecniche di arrampicata su roccia, neve e
ghiaccio e l'utilizzo dell'attrezzatura alpinistica.
Spesso risulta difficile reperire le informazioni relative alla salita di una cima, soprattutto se
poco nota: non sempre le vie di salita sono rappresentate sulle carte escursionistiche o lo sono con
la simbologia di sentiero a puntini rossi o neri che, pur essendo ben nota come "sentiero per
esperti", può indurre a pensare alla possibilità di salire ad una cima senza fornire informazioni sulle
difficoltà che si possono incontrare. Viceversa la mancanza di un sentiero rappresentato su una
carta escursionistica può far perdere la possibilità di salire una bella cima, magari per un percorso
facile.
Questa guida intende fornire delle informazioni il più possibile dettagliate e precise sulle vie di
salita a 102 cime montuose del Gruppo della Marmolada, dedicando ad ognuna una scheda con
descrizione del percorso, tempi e dislivelli di salita e totali, difficoltà, attrezzatura necessaria o
consigliata e quanto altro possa essere utile per documentarsi prima di effettuare la salita della
cima. Tali informazioni sono state raccolte dall'autore in quasi due anni di escursioni e salite delle
cime e sono soggettive e relative a quanto rilevato dall'autore, pertanto possono variare da
persona a persona.
Per tutte le vie normali presentate è indispensabile un adeguato equipaggiamento, suggerito
nelle relative schede. Ovviamente è indispensabile saperlo utilizzare correttamente, magari avendo
frequentato un apposito corso di alpinismo, roccia o ghiaccio presso una scuola di Guide Alpine o
del Club Alpino Italiano. Non improvvisatevi rocciatori solo perché avete un imbraco ed uno
spezzone di corda! Chi effettua salite su vie di roccia o ghiaccio deve essere in grado di effettuare
le necessarie manovre di corda, per assicurazione del compagno, autoassicurazione, calata in corda
doppia ed autosoccorso della cordata.
Per quanto riguarda l'allenamento si sa: il migliore allenamento per andare in montagna è…
andare in montagna! In ogni caso prima di affrontare percorsi lunghi e faticosi assicuratevi di
essere ben allenati fisicamente ed in buone condizioni di salute e di alimentazione: in montagna,
soprattutto con il sopraggiungere repentino di condizioni ambientali ed atmosferiche avverse, lo
sfinimento è un pericolo da non sottovalutare!
Affrontate con la dovuta preparazione le cime del Gruppo della Marmolada potranno offrire
sicure soddisfazioni escursionistiche ed alpinistiche agli appassionati di montagna e delle Dolomiti
in particolare. Questa guida ha quindi l’intento di essere un ausilio per gli escursionisti che vogliano
conoscere più a fondo i percorsi su queste montagne, dalle facili escursioni alle salite di carattere
più alpinistico, ed un mezzo per mantenere viva la frequentazione di sentieri e cime in alcuni casi
poco noti o quasi dimenticati, che un tempo furono testimoni del sacrificio e dell’eroismo di tanti
Alpini che vi combatterono. Un piccolo omaggio alla Regina Marmolada ed alla sua corte di vette, in
uno degli ambienti naturali più belli e ricchi di storia delle Dolomiti.
L’Autore
Vie Normali delle Dolomiti
Marmolada
Avvertenze
Le cime presentate sono state salite dall’autore che si è impegnato a fornire informazioni
dettagliate ed aggiornate sui percorsi di salita, vie di accesso e punti di appoggio. La
frequentazione della montagna è altresì soggetta a condizioni variabili di anno in anno o anche su
tempi brevi, dipendenti spesso dalle condizioni meteorologiche e dallo stato del terreno, nonché a
pericoli oggettivi e soggettivi a cui si espone chi decide di salire una cima montuosa. È sempre
necessario considerare la possibilità che, successivamente alla stesura delle relazioni, siano
intervenuti dei cambiamenti ambientali anche radicali, sia nello stato ambientale dei luoghi che
nelle condizioni tipiche della montagna (frane, smottamenti, crolli, rottura di ancoraggi di vie
ferrate e vie di roccia, scomparsa di nevai e ghiacciai, ripristino di vecchi percorsi, costruzione di
nuove strade e sentieri, trasformazione di sentieri in strade, ecc...). Pertanto le informazioni fornite
devono essere prese come punti di riferimento per poter organizzare l'ascensione e non vogliono
costituire un dato assoluto nel tempo, valido per ogni escursionista o alpinista.
La pratica delle attività in montagna esige una conoscenza dei pericoli oggettivi legati
all’ambiente in cui ci si inoltra e l'accettazione di un grado di rischio adatto alle proprie capacità. Le
persone che decidono di effettuare la scalata di una cima, utilizzando le informazioni riportate nelle
schede di salita, sono pertanto da considerarsi le uniche responsabili di qualsiasi evento possa
occorrergli durante la salita o discesa dalla cima svolta seguendo le indicazioni fornite nelle schede,
tenendo presente la soggettività delle stesse e le proprie capacità escursionistiche, alpinistiche,
tecniche, psicofisiche, di allenamento e di utilizzo delle attrezzature alpinistiche necessarie o
consigliate. In alcun modo l’autore potrà essere considerato responsabile dello svolgimento della
salita e di qualsiasi danno arrecato a persone o cose o incidenti di qualsiasi natura che possano
derivare dall'utilizzo o dall’interpretazione di tali informazioni.
Tutte le fotografie, se non diversamente specificato nella didascalia, sono dell’autore. Per
motivi di spazio si è data priorità alle informazioni ed alle immagini con i percorsi delle vie, pertanto
non sempre sono presenti immagini di dettaglio o relative a passaggi particolari della salita.
In caso di incidente o di reale necessità contattare il Soccorso Alpino al n. 118, rispondendo con
calma e dettagliatamente alle domande dell’operatore e comunicando le seguenti informazioni
standard in modo da velocizzare l’intervento dei soccorsi e non creare confusione:
− dati di identificazione dell’infortunato
− luogo esatto dell’incidente e riferimenti visivi per individuarlo
− descrizione dell’attività svolta e numero delle persone coinvolte
− numero dei feriti e condizione sanitaria degli stessi
− condizioni meteorologiche sul luogo dell’incidente e presenza di eventuali ostacoli (visibilità,
vento, pareti rocciose, alberi, linee elettriche, seggiovie, funivie, skilift o altri impedimenti
all’atterraggio di un elicottero)
− recapito telefonico da cui si chiama (n. di cellulare, n. telefono rifugio)
− lasciare libero il recapito telefonico successivamente alla chiamata
− se si chiama da un rifugio non allontanarsi dal posto di chiamata
Nel caso in cui non si abbia la possibilità di chiamare il Soccorso Alpino utilizzare il metodo di
segnalazione visiva (torcia) o sonora (fischietto) ad intermittenza: 6 segnali al minuto (1 ogni 10
sec.) seguiti da una pausa di 1 minuto, poi ripetere la segnalazione. Per rispondere ad una
segnalazione di soccorso utilizzare 3 segnali al minuto (1 ogni 20 sec.) seguiti da una pausa di 1
minuto, poi ripetere la segnalazione.
Il Gruppo della Marmolada costituisce un vasto complesso di catene, massicci e cime montuose
che sorge nella zona centrale delle Dolomiti, delimitato da valli e località turistiche di richiamo: da
Moena a Canazei lungo la Val di Fassa ad ovest, da Canazei a Livinallongo attraverso il Passo
Pordoi a nord, da Livinallongo a Cencenighe Agordino passando per Alleghe ad est e a sud da
Falcade e la Val San Pellegrino con l’omonimo passo. Generalmente il gruppo viene identificato con
il massiccio dominato dalla cima più alta della Marmolada stessa ed il suo esteso ghiacciaio, ma in
effetti questi ne costituiscono solo il cuore, mentre l’intero gruppo è ben più vasto e costituito da
altri sei sottogruppi. A nord del Passo Fedaia si estende la verdeggiante “Catena del Padon”, una
lunga cresta di origine vulcanica su cui si elevano diverse cime con percorsi di salita per lo più
escursionistici; segue verso sud il vero e proprio “Massiccio della Marmolada”, di cui fanno parte
anche le cime dominate ad ovest dalla mole del Gran Vernel; oltre la lunga e maestosa parete sud
della Marmolada si estende il “Sottogruppo Ombretta-Ombrettola” che costituisce il centro del
gruppo, dominato dal piramidale Sasso Vernale. Spostandosi a nord-ovest il “Sottogruppo Collac-
Buffaure” chiude il lato settentrionale della bella Val San Nicolò, definito da linee più morbide con
elevazioni nuovamente di origine vulcanica; ad est si estende l’appartata “Catena dell’Auta” in cui
cime di calcare si alternano ad intrusioni di rocce magmatiche. Il confine meridionale del gruppo è
delimitato dalla “Catena di Costabella-Cima dell’Uomo” che domina la Val San Pellegrino e con le
sue cime dolomitiche costituisce una delle più belle traversate del gruppo; chiude ad ovest di
questa il “Sottogruppo dei Monzoni-Vallaccia”, con la sezione dei Monzoni originata ancora da
intrusioni vulcaniche e quella della Vallaccia nuovamente di origine calcarea.
Proprio le caratteristiche geologiche d’insieme del gruppo ed i processi orogenetici che ne
hanno determinato la formazione e l’evoluzione costituiscono motivo di continua varietà dei
paesaggi e dei percorsi, per cui l’escursionista si trova immerso in ambienti con tratti tipicamente
dolomitici alternati ad altri di aspetto più alpino. A dispetto di zone ad alta frequentazione come la
Valle di San Nicolò, la Val Contrin, il ghiacciaio della Marmolada e la Catena del Padon,
l’escursionista amante dei percorsi più solitari e selvaggi potrà trovare maggiore soddisfazione
frequentando alcuni angoli particolarmente appartati e cime meno visitate che, pur richiedendo
avvicinamenti più lunghi, ripagano con la possibilità di percorrere sentieri a volte appena visibili e
lungo cui incontrare branchi di camosci o stambecchi.
L’andamento delle catene e delle linee di cresta offre la possibilità di effettuare lunghe
traversate anche di più giorni, facilitate dalla presenza di più di quaranta punti di appoggio fra rifugi
e bivacchi. Consigliabili sono le lunghe traversate dalla Val San Nicolò a Malga Ciapela attraverso la
cresta dei Monzoni, la cresta di Costabella, il Passo Cirelle e la Valle Ombretta o transitando per il
Col Ombert e le Cime Ombretta; la traversata da Fuchiade a Sottoguda attraverso le Cime dell’Auta
e le Cime di Pezza; la traversata da Pera di Fassa al Col Ombert attraverso le creste di Col Bel e
Roseal, con ritorno per la Valle di San Nicolò. Tutta la zona offre inoltre testimonianze storiche di
grande interesse legate alla Grande Guerra del 1915-18: a distanza di quasi cento anni dalle
cruente vicende della guerra rimangono ancora oggi innumerevoli resti di camminamenti,
appostamenti, trincee, baracche, postazioni, caverne e finestre nella roccia, schegge di bombe e
bossoli che raccontano i difficili momenti di vita e di morte in zone che oggi appaiono come piccoli
paradisi terrestri. Alcuni percorsi di guerra sono stati ripristinati e trasformati in percorsi attrezzati,
come la via ferrata delle Trincee dalla Mesola alla Mesolina, l’Alta Via Bepi Zac sulla cresta di
Costabella o il percorso storico dalla Forcella alla Punta Serauta. Luoghi impervi e severi in cui per
tre anni combatterono i soldati italiani ed austriaci: in particolare non si può dimenticare l’opera
svolta dagli Alpini della 206° Compagnia del Btg. Valcordevole, comandati dal Cap. Arturo
Andreoletti (fondatore dell’A.N.A. nel 1920), a cui si deve la maggior parte dei percorsi e sentieri
presenti in tutto il settore Ombretta-Ombrettola.
All’escursionista che intraprende i percorsi fra valli e cime della Marmolada si presentano
dunque numerose possibilità per conoscere a fondo questo gruppo dolomitico, affrontando dislivelli
generalmente non eccessivi e su sentieri per lo più ben tracciati e segnalati. Alcune zone più isolate
e poco frequentate richiedono una maggiore capacità di orientamento ed esperienza, seguendo
tracce poco evidenti e qualche fatica in più, ma ripagano con un rinnovato senso di avventura e
scoperta. La salita alla maggior parte delle cime è segnalata e non comporta difficoltà alpinistiche;
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Marmolada
in ogni caso allenamento, passo sicuro e buone condizioni meteorologiche sono condizioni
fondamentali per la buona riuscita delle escursioni.
Rifugi e bivacchi
Ogni scheda di una cima riporta i dati riassuntivi della salita, una introduzione, le informazioni
sull’accesso dal punto di partenza e la descrizione dell’effettivo percorso di salita. Quando possibile
l’immagine della cima riporta una traccia rossa che rappresenta il percorso dell’ascensione.
Le informazioni fornite nelle schede sono così definite:
Quote altimetriche: le quote riportate sono quelle indicate nelle carte topografiche utilizzate
come riferimento per l’escursione o, se diverse, corrispondono a quanto già presente in letteratura.
In ogni caso non si tratta di misurazioni altimetriche effettuate dall’autore.
Punto di partenza: luogo da cui ha inizio l’escursione complessiva e non la via normale alla cima.
Regione e provincia: in alcuni casi le vie di salita sono all'interno di un territorio regionale diverso
o confinante con la regione in cui si trova la cima, o le cime si trovano proprio sulla linea di confine.
Si considera quindi appartenente ad una data regione la cima, e non la via di salita, e per le cime
poste lungo la linea di confine vengono riportate entrambe le regioni e province di appartenenza.
Dislivello salita: è calcolato come differenza fra la quota del punto di partenza e la quota della
cima, eventualmente aumentata dai dislivelli di salita intermedi dovuti a saliscendi.
Dislivello totale: somma del dislivello di salita, discesa ed eventuali dislivelli intermedi.
Tempo salita: si riferisce al percorso completo dal punto di partenza alla cima, e non al solo tratto
della effettiva via normale. I tempi riportati si adattano ad escursionisti discretamente allenati, in
grado di effettuare 400-450 m/h di dislivello in salita e 500-600 m in discesa. Talvolta le
caratteristiche dell’itinerario permettono il superamento di un certo dislivello in tempi inferiori o
superiori alla media; per itinerari molto diretti il tempo si riduce. In ogni caso i tempi sono sempre
arrotondati in eccesso, non comprendono eventuali pause durante il percorso e risultano spesso più
brevi rispetto a quanto riportato dai cartelli segnaletici lungo i sentieri. Nel caso di escursioni non
giornaliere gli orari sono riferiti al tempo totale di salita e al tempo dell’intera escursione.
Tipo di salita: descrive il tipo di terreno che prevale durante la salita dell’effettiva via normale,
escluso dunque il percorso di avvicinamento, secondo le seguenti tipologie:
Traccia segnata: itinerario che si svolge Sentiero e traccia, via ferrata: itinerario
lungo un sentiero non sempre ben evidente con alternanza di sentiero e traccia poco
e spesso stretto, ma con segnavia e cartelli evidente, con accesso alla cima tramite via
di indicazione ferrata
Traccia con ometti: itinerario su sentiero Via di roccia: salita lungo una via su
poco evidente ma con ometti di sassi ad parete o cresta rocciosa che richiede l’uso
indicare il percorso della corda e dei materiali per l’arrampicata
Difficoltà: la maggioranza degli itinerari sono di livello escursionistico, ma alcune ascensioni per
l’altitudine e la presenza di tratti su roccia, nevai o ghiacciaio sono da considerarsi di livello
alpinistico e richiedono una adeguata preparazione ed equipaggiamento. Nelle schede sono quindi
riportate le difficoltà escursionistiche o alpinistiche a seconda del tipo di terreno da affrontare e
dell'eventuale utilizzo di attrezzatura tecnica. La simbologia utilizzata segue la scala escursionistica,
quella alpinistica UIAA (Welzenbach) per i gradi di difficoltà su roccia e quella francese sulla
valutazione d’insieme della salita.
Scala Escursionistica:
Si utilizzano le quattro sigle per differenziare l'impegno richiesto dagli itinerari di tipo
escursionistico e definire il limite tra difficoltà escursionistiche ed alpinistiche.
T – turistico
Itinerari su stradine, mulattiere o larghi sentieri, con percorsi non lunghi, ben evidenti e
segnati, di solito sotto i 2000 metri e con piccoli dislivelli. Richiedono una conoscenza base
dell'ambiente montano, allenamento alla camminata ed equipaggiamento da escursione.
E – escursionistico
Itinerari che si volgono su terreni di ogni genere (pascoli, creste non rocciose, pietraie) con
evidenti tracce di passaggio e solitamente con segnalazioni; possono comprendere tratti senza
tracce, pendii detritici o erbosi non ripidi e non esposti, attraversamento di nevai non ripidi o
zone rocciose senza passaggi su roccia, a volte anche attrezzati che però non necessitano
dell'utilizzo di equipaggiamento da via ferrata. Richiedono senso di orientamento, esperienza
nell'ambiente alpino, allenamento alla camminata, calzature ed equipaggiamento adeguati.
Aggiungendo ad ognuno di questi gradi il segno di più (+) o meno (-) accanto alla sigla si
ottengono i gradi intermedi.
Punti di appoggio: quando presenti sono indicati i possibili punti di appoggio per effettuare la
salita, come rifugi, malghe e bivacchi, che comunque non costituiscono il punto di partenza.
Attrezzatura: in ogni scheda è riportata l’attrezzatura consigliata per la salita, indicata dalle
seguenti icone:
Scarponi Piccozza
Imbraco Rinvii
L’utilizzo dei materiali consigliati costituisce spesso una condizione necessaria per effettuare la
salita in sicurezza (come nel caso di vie ferrate o ghiacciaio); in particolare dove viene indicato
l’utilizzo della corda si intende non solo la corda stessa, ma anche tutto ciò che consente di
effettuare una assicurazione o una sosta e sottintende la capacità di utilizzare tale materiale
(cordini, fettucce, moschettoni, nuts e friends).
Periodo consigliato: in generale il periodo consigliato per le salite si riferisce ai mesi in cui il
terreno è sgombro dalla neve; nel caso di salite effettuabili anche con neve viene indicato come
periodo consigliato “tutto l’anno”, pur dovendo tenere conto delle condizioni del manto nevoso, del
rischio valanghe e dell’attrezzatura necessaria per effettuare l’escursione (piccozza, ramponi,
racchette da neve, ghette).
Valutazione: rappresenta una valutazione soggettiva dell’autore che tiene conto di aspetti quali la
varietà del percorso, le caratteristiche ambientali, il panorama, gli aspetti alpinistici, l’isolamento,
ecc… ed è espressa tramite una scala da 1 a 5 icone di cime montuose.
Frequentazione: esprime in modo generico ed indicativo il grado di frequentazione della cima, con
una scala da 1 a 5, riferito al periodo estivo e durante i fine settimana. Le cime meno frequentate
non corrispondono necessariamente e quelle tecnicamente più impegnative.
Accesso: viene descritto il percorso di accesso dal punto di partenza al punto in cui inizia la vera e
propria via normale (un passo, una forcella, un rifugio o bivacco, una deviazione del sentiero,
ecc…). Tipicamente l’accesso avviene tramite facile sentiero segnato, di cui si riporta una
descrizione con la segnalazione delle eventuali difficoltà e tempi parziali di percorso.
Salita: la descrizione della via di salita viene riportata in modo dettagliato e si riferisce allo stato
del percorso nel periodo in cui la salita è stata effettuata. A questo proposito è necessario tenere
conto dei mutamenti del percorso che possono verificarsi negli anni a causa di eventi naturali
(crolli, smottamenti, frane, valanghe, ecc…) o di interventi dell’uomo (trasformazione di sentieri in
strade forestali, realizzazione di percorsi attrezzati, ecc…). Le direzioni sono riportate tramite i
simboli N, S, W, E dei punti cardinali e i termini “destra” e “sinistra” si riferiscono sempre alla
direzione di marcia, salvo quando diversamente indicato utilizzando i termini “destra orografica” e
“sinistra orografica” che invece si riferiscono alla direzione di scorrimento dell’acqua sul terreno.
Libro di vetta: la presenza del libro vetta è riferita alla data della non è detto che il libro fosse o
possa essere presente in date anteriori o successive.
Cartografia: viene indicata la carta topografica di riferimento utilizzata per l’ascensione, a cui fare
riferimento per toponimi, quote e sentieri. All’inizio del capitolo dedicato ad ogni gruppo montuoso
si riporta una carta schematica con indicati in verde i percorsi di avvicinamento ed in rosso i
percorsi delle vie normali alle cime.
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Marmolada
La presenza del più esteso ghiacciaio delle Dolomiti, le alte quote raggiungibili, la grandiosità della
parete sud, l’ampio panorama godibile dalla cima e le numerose possibilità escursionistiche ed
alpinistiche offerte dalla Marmolada fanno di tale massiccio una delle zone più frequentate e
celebrate delle Dolomiti. Tanto da confondere spesso l’intero gruppo della Marmolada con il solo
massiccio centrale e la sua vetta più alta, Punta Penia, come l’unico obiettivo da raggiungere. Il
massiccio si divide in due settori principali: ad ovest quello del Vernel, dominato dalla poderosa
mole del Gran Vernel con i suoi vari “volti” a seconda della direzione da cui lo si osserva, e ad est
quello della Marmolada vera e propria, le cui cime, creste e dorsali fanno da catino contenitore del
ghiacciaio. Il settore del Vernel viene generalmente trascurato per effetto del richiamo della vicina
“regina”, e del resto le vie di salita alle cime di questo settore sono piuttosto difficoltose e molto
poco frequentate, pertanto è il settore della Marmolada che raccoglie ogni anno i favori e le fatiche
di centinaia di escursionisti ed alpinisti. L’estremità nord-orientale del ghiacciaio è chiusa dalla
frastagliata cresta di Punta Serauta, mentre a sud si erge la muraglia della cresta di Ombretta che
parte dalla famosa forcella a “Vu” per la cui conquista gli Alpini italiani hanno scritto eroiche pagine
della storia della Grande Guerra. Ed è proprio alle vicende di guerra, oltre che a quelle alpinistiche,
che si lega il nome della Marmolada: costituendo il confine di stato tra il Regno d'Italia e l'Impero
Austro-Ungarico si trovò in pieno territorio di combattimenti lungo il "Fronte Dolomitico". Gli
austriaci costruirono all’interno del ghiacciaio la famosa “Città di Ghiaccio”, un complesso sistema
di gallerie, ripari e accantonamenti scavati dentro il ghiacciaio e che si estendevano fino a circa 50
metri sotto la superficie, utilizzati come depositi di rifornimenti, munizioni, dormitori nei quali i
soldati potevano vivere e ripararsi. La guerra della Marmolada terminò nel novembre del 1917,
quando le truppe italiane si ritirarono verso il Piave in seguito alla disfatta di Caporetto, ma ancora
oggi sono visibili i resti di quelle lontane vicende proprio lungo il percorso di accesso alla Punta
Serauta dalla forcella a “Vu”.
Con tanta storia e possibilità alpinistiche offerte dalla Marmolada unica stonatura dell’intero
massiccio è la presenza della funivia: non tanto per i turisti che scarica sul ghiacciaio ogni estate
anche per la discutibile pratica dello sci estivo, quanto per l’orrendo impatto ambientale delle due
stazioni del Passo Serauta e di Punta Rocca e per lo scempio del ghiacciaio perpetrato dai gatti
delle nevi della società che gestisce l’impianto sciistico, che ogni anno rimuovono tonnellate di neve
e ghiaccio per mantenere la pista su un ghiacciaio ormai in agonia. Negli ultimi decenni il ghiacciaio
ha avuto un ritiro ed una diminuzione di spessore allarmanti, già a metà estate il ghiaccio nero ne
ricopre la superficie, enormi lastroni di calcare sono ormai in luce ben oltre il Rif. Ghiacciaio e molti
crepacci sono emersi. Un triste destino per il bianco velo della regina.
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Marmolada
Punto di partenza: Parcheggio presso il ponte della strada per il Rif. Fociade - [Link]
di S. Pellegrino (q. 1850 m)
Regione e provincia: Veneto (BL) - Valle di San Pellegrino
Dislivello salita / totale: 1045 m / 2090 m
Tempo salita / totale: 3,30 h / 6,00 h
Tipo di salita: Traccia con ometti Cartografia:
TABACCO N. 06
Val di Fassa 1:25000
Punti di appoggio: Rif. Fociade (q. 1982 m)
Attrezzatura:
Il Monte La Banca si erge come una muraglia a chiudere la testata della bella e isolata valletta
compresa fra la Forca Rossa ad est e la forcella presso il modesto picco del M. Saline ad ovest. La
salita è agevolata dalla larga cengia detritica detta Banca, che corre da ovest verso est sotto la
Torre e la Punta Formenton e raggiunge la Forc. della Banca di Valfredda. L’ascensione non
presenta particolari difficoltà, ma richiede esperienza su terreno friabile e poco segnato, con
qualche passaggio a tratti aereo. Ad inizio stagione la cengia è resa più difficoltosa dalla presenza
di neve ed è esposta al pericolo di slavine già dalla tarda mattinata data l'esposizione a sud.
Attenzione anche sulla cresta dopo il Passo della Banca per possibili cornici verso nord e sul ripido
pendio (45°) che dalla forcella sotto la parete nord-ovest sale al crestone sommitale, facilmente
ghiacciato ad inizio stagione. Salita di grande soddisfazione per gli amanti dei percorsi un po' da
ricercare ed in luoghi appartati e silenziosi.
Accesso:
Si può accedere per tre diversi itinerari: dal parcheggio presso il ponte per la strada che sale al Rif.
Fociade e poi il sentiero n. 670; dalla Baita Flora Alpina per i Casoni di Valfredda per il sentiero n.
694 che poi prosegue per la Forca Rossa; l'accesso più rapido e panoramico si ha dal parcheggio
presso il ponte, seguendo la strada per Baita Flora Alpina ed abbandonandola presso uno spiazzo
con fontanile (cartello per Valfredda) e prendendo una strada sterrata a sinistra. Si abbandona la
strada sterrata presso un pendio erboso che assomiglia ad una pista da sci sulla sinistra, da
rimontare completamente fino ad uscire su dei prati. Si prosegue a destra raggiungendo la larga
dorsale erbosa e seguendo i paletti di recinzione, immettendosi così sul sentiero n. 670 proveniente
dal Rif. Fociade. Si prosegue fino ad un paletto con cartelli per Forca Rossa e La Banca, e quindi
dritti per prato passando nei pressi di due abbeveratoi. Restare sulla traccia al centro della valle,
risalendo per prato e dossi con massi, fino a raccordarsi con il sentiero proveniente da destra dalla
Forca Rossa, presso un cartello che indica a sinistra per il [Link] Cirelle.
Salita:
Una decina di metri a sinistra del cartello seguire a destra un piatto canale erboso che risale un
pendio in direzione di due grossi massi, il cui accesso è indicato da due ometti di sassi. Seguire i
vari ometti fino a raggiungere le ghiaie terminali del ghiaione che si ha di fronte e che scende dai
piedi della parete E del Sasso di Valfredda. Eventualmente dal cartello segnaletico si può proseguire
verso sinistra in direzione dello stesso ghiaione e del sentiero che lo traversa in direzione del M.
Saline, fino ad incontrare la traccia che lo risale verso destra. Sul ghiaione inizia una marcata
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Marmolada
traccia che lo risale a zig-zag e taglia poi verso destra la parte centrale fino ad una costola di ripide
e fini ghiaie, in direzione di un grosso macigno al centro del ghiaione (tracce ed ometti). Si aggira il
macigno, rimontandolo e proseguendo a zig-zag per traccia (oppure si può traversare ad una
costola di ghiaie e zolle d'erba sulla destra), spostandosi poi a destra verso un masso con segnavia
rosso. Si risale verso destra seguendo gli ometti e la traccia non sempre evidente, passando sotto
la bella e liscia parete E della Torre Formenton e sotto i dirupi della Punta Formenton, fino ad
aggirare un crinale su un piccolo pulpito con ometto. Da qui inizia la cengia di ghiaie e roccette che
attraversa varie rientranze e canaloni in lieve ascesa, stretta in qualche punto ma non esposta
(attenzione alla caduta di sassi dai dirupi sovrastanti, rischioso con neve). La traccia con qualche
segnavia rosso e ometti di sassi porta ad attraversare dei pendii di ghiaia e qualche placca rocciosa
lungo il largo cengione inclinato della Banca, fino ad attraversare un breve ghiaione sospeso al cui
termine si raggiunge più comodamente lo stretto intaglio della Forc. della Banca di Valfredda. Dalla
forcella proseguire dritti verso E per traccia lungo la cresta rocciosa, rimanendo sulla destra della
stessa ed in alcuni punti sul filo con alcuni tratti piuttosto sottili e su terreno friabile, ma senza
particolari difficoltà (neve con cornici ad inizio stagione). Si raggiunge una piccola elevazione al
termine del tratto orizzontale di cresta e si scende a sinistra per ghiaie e roccette, seguendo la
traccia fino alla forcella sottostante alla base del ghiaioso versante NW che scende dalla cima. Si
risale a destra direttamente per ghiaie e detriti senza traccia obbligata, seguendo la cresta verso
sinistra, con pendenza che man mano diminuisce fino a raggiungere le ghiaie del crestone
sommitale. Lo si segue verso destra, aggirando l'imbocco di un canalone, ed in breve si raggiunge
facilmente l'ometto sulla piatta e spaziosa cima.
Discesa:
Come per la salita.
Vie Normali delle Dolomiti
Marmolada
Punto di partenza: Ponte in fondo alla valle alla fine della strada che sale da Malga
Ciapela (q. 1560 m)
Regione e provincia: Trentino Alto Adige - Veneto (TN-BL) - Valle Ombretta
Dislivello salita / totale: 1450 m / 2900 m
Tempo salita / totale: 4,00 h / 6,00 h
Tipo di salita: Sentiero e traccia segnata Cartografia:
TABACCO N. 06
Val di Fassa 1:25000
Punti di appoggio: Biv. Dal Bianco (q. 2702 m)
Attrezzatura:
Cima principale delle tre cime Ombretta ed eccezionale balcone panoramico sulla parete sud della
Marmolada, tanto da permettere di distinguere chiaramente le cordate impegnate sulle difficili vie
di roccia. Pur trattandosi di un facile 3000, la salita in giornata da valle è piuttosto lunga e richiede
un buon allenamento. Il panorama si estende in lontananza fino al Civetta e le Dolomiti Zoldane e
Cadorine.
Accesso:
Dal ponte seguire la strada sterrata con segnavia n. 610 che sale velocemente a Malga Ombretta;
risalire poi tutta la bella Val Ombretta per evidente sentiero al centro della valle oppure sui pendii
alberati del suo lato destro (sinistra orografica) fino al Rif. Falier (1,30 h).
Salita:
Dal rifugio continuare per il sent. 610 che sale ripidamente verso il Passo Ombretta, traversando
una pietraia con grossi massi e raggiungendo il passo per un ghiaione e qualche tratto di terreno
friabile. A sinistra del passo, dietro un roccione, sorge il Bivacco Dal Bianco (1,30 h) da cui si risale
verso S la traccia per Cima Ombretta, superando degli inutili cavi metallici e un successivo faticoso
ghiaione da risalire su traccia in diagonale verso sinistra, fino alla sella di cresta fra la cima di
mezzo a destra e la cima est a sinistra. Dalla sella proseguire lungo la cresta verso sinistra,
puntando all'evidente cima, con percorso un po’ esposto sottocresta sul versante S in vista di quel
che rimane della Vedretta del Vernale. Raggiunta una sella con ghiaie, da cui verso destra scende
la traccia del sent. n. 650 verso la ferrata Ombretta e il [Link] delle Cirelle, proseguire dritti risalendo
il ghiaione per più ripida traccia con qualche resto di guerra. In breve si raggiunge la cima con una
piccola croce di ferro.
Discesa:
Come per la salita.