FILOSOFIA
18.9.2024
• Quando nasce?
La filosofia nasce nel VI secolo a.C.
• Dove nasce la filosofia?
La filosofia nasce in Grecia.
• In che modo si sviluppa la filosofia?
La filosofia si sviluppa con il passaggio dal MITO al LOGOS.
• Il MITO (dal greco mythos) è un racconto molto antico intorno agli dei, agli
esseri divini, agli eroi, alle origini del mondo. Il mito è un discorso che NON
prevede una dimostrazione, NON prevede una spiegazione.
Per questo motivo il MITO è CONTRAPPOSTO al LOGOS.
• Con il LOGOS (dal greco leghein, che significa scegliere, enumerare,
raccontare), infatti, contrariamente al mito, si comincia a cercare una
spiegazione della realtà attraverso la ragione, appunto, senza ricorrere a una
divinità che spieghi l’esistenza della natura.
La spiegazione della natura, quindi, va cercata all’interno della natura stessa,
NON più fuori di essa come invece avveniva nel mito, che raccontava le
origini senza dare spiegazioni razionali, cioè, fornendo delle verità eterne.
Questo passaggio denota un atteggiamento rivoluzionario volto a trovare la spiegazione
razionale delle cose che noi vediamo, è l’atteggiamento scientifico che segna il destino
della civiltà occidentale, un atteggiamento di ricerca e di comprensione della natura nei
suoi principi.
• Questo atteggiamento produce 2 cose fondamentali:
- la ricerca;
- l’atteggiamento tecnico, produttivo, perché se comprendo la realtà, allora posso
manipolarla.
Da questo deriva un atteggiamento di disincanto, di desacralizzazione della natura.
La filosofia, dunque, è una ricerca di senso, di struttura delle cose che appaiono e
scompaiono e per questo destano meraviglia. L’atto dell’apparire desta stupore, ma
anche angoscia quando si verifica la scomparsa (es. l’evento della morte) e questa è già
una domanda che ci accompagna continuamente.
Ma con la nascita della filosofia, il mito non finisce. La religione continua ad esistere e
si nutre della dimensione mitica, che non termina con l’avvento del logos. Pertanto, c’è
sempre un conflitto (polemos) tra l’atteggiamento mitico-religioso e quello razionale
(del logos). Il logos cerca, dunque, di dare una spiegazione alle verità del mito, ma non
si abbandona l’aspetto mitico-religioso (es. Pizia, sacerdotessa del dio Apollo del
santuario di Delfi, alla quale si chiedevano i responsi oracolari, cioè le profezie sul
futuro, perché conosceva la verità). Questi diversi atteggiamenti, quindi, convivono
all’interno della cultura greca.
Ma i primi pensatori cercano principi comuni a tutta la realtà che devono orientare
tutti gli altri elementi e non hanno un carattere mitico o religioso.
C’è un filo rosso che accomuna i primi “pensatori” del VI secolo a.C., perché tutti
cercano il principio delle cose (l’arché) che è anche il comando sulle cose stesse. C’è un
comando sulle cose, cioè, un principio ordinatore della realtà? Questa è la domanda
che si pongono. Qual è questo comando unitario che tiene insieme le cose? Se è un
comando significa che è un principio di ordine.
Ma questo comando non viene da un tempo preciso, dev’essere qualcosa che è sempre
stato: il suo carattere costitutivo è l’eternità. Non c’è un principio nato in un certo
momento, ma è vigente da sempre. I greci non contemplano nessuna creazione. La
natura esiste da sempre. È un comando atemporale.
Quali caratteristiche deve avere il comando per essere efficace? Il comando è un
imperativo. Il fine dev’essere l’ordine, l’equilibrio, che deve avere una razionalità: è un
calcolo.
19.09.2024
• Concetto di DIONISIACO
Con dionisiaco ci si riferisce alla componente passionale, dolorosa, oscura dell’essere
umano. La parola deriva dal dio Dioniso, che nella cultura greca impersonava proprio
queste caratteristiche irrazionali dell’essere umano. Dioniso è il dio dell’ebbrezza, metà
dio metà uomo: è un demone (un demone, daimon, nella cultura greca, è una figura
intermedia, di mediazione tra la dimensione del finito e dell’infinito. Come è un
demone l’amore nel Simposio di Platone, V secolo a.C.).
Dioniso è una figura sviluppata già fin dalla Grecia arcaica. Personifica l’annuncio di un
mondo di gioia rappresentato dalla danza, che è il grande movimento della vita, che dà
gioia, sopportazione della vita stessa, come se la natura trovasse un rimedio al suo
stesso dolore, una via d’uscita dall’angoscia attraverso uno stato di trance, che è uno
stato di superamento del proprio dolore.
Il “non vivere” della poesia di Mimnermo significa, allora, ritornare nella dimensione
originaria quando ancora noi non eravamo parte del tutto. La dimensione che si
sperimenta appunto nella danza: l’estasi. Il non vivere è ritornare alla gioia più piena in
assoluto, è l’eterno: un rimedio al dolore. Nella danza sperimentiamo una dimensione
di mediazione. La musica diventa un rimedio al vivere. La danza è il movimento
dionisiaco per eccellenza.