Laser
Laser
da Einstein ai semiconduttori
Che cosa e’ un laser
Come Einstein sottolineò, essa non teneva conto dei principi della nascente teoria quantistica;
perciò egli propose, in un noto articolo del 1916, di sostituire il ragionamento di carattere
meccanico-elettromagnetico alla base di tale relazione con considerazioni più generali e
puramente quantistiche sull’interazione tra radiazione e materia.
La sua trattazione è derivata da tre soli presupposti:
• La materia immersa nella radiazione è composta da molecole (che identifichiamo nei
risonatori di Planck); ogni molecola può assumere solo stati fisici discreti, corrispondenti ad
altrettanti valori discreti di energia.
• Ogni molecola può passare da uno stato fisico ad un altro emettendo o assorbendo
radiazione elettromagnetica di energia pari al salto energetico tra i due stati.
• La densità della radiazione % cresce indefinitamente al crescere della temperatura
dell’insieme di molecole (assunzione più che altro “pratica”, ragionevole e meno fondamentale
delle precedenti).
Con tre postulati molto generali sull’interazione tra radiazione elettromagnetica e
materia Einstein fu quindi in grado di ricavare la formula del corpo nero (problema che
aveva assillato non poco i fisici!) e la fondamentale relazione tra energia e frequenza
della radiazione. Ma il suo lavoro mise anche in luce un fenomeno nuovo: oltre ad
essere assorbita da una molecola diseccitata, la radiazione può stimolare una molecola
già eccitata a diseccitarsi, restituendo l’energia al campo elettromagnetico tramite
nuova radiazione. Dato che l’energia in gioco è la stessa, la radiazione emessa deve
avere la stessa frequenza di quella stimolante.
Teoria di Einstein
L’ipotesi di Einstein é che la Radiazione e la Materia
possono interagire in 3 modi differenti
(Supponendo che l’elettrone si muova di moto armonico in un orbitale stazionario Modello di Bhor, ogni orbitale ha la sua energia.)
E E
2 2 EMISSIONE
INCOERENTE
E E
1 1
EMISSIONE STIMOLATA
L’ATOMO IMMERSO IN UN CAMPO E.M. DI FREQUENZA ν UGUALE A QUELLA PROPRIA DELLA
TRANSIZIONE (E2 – E1)/h, VIENE “INDOTTO” A COMPIERE LA TRANSIZIONE ENERGETICA
(CIOE’ LA PRESENZA DI UN FOTONE“STIMOLA” L’EMISSIONE DI UN FOTONE ALLA STESSA ν)
E E
2 2 EMISSIONE
COERENTE
E E
1 1
Fig 2 : emissione
stimolata
Perciò dall’emissione stimolata risultano 2 fotoni identici, che può essere interpretato
come un incremento dell’intensità del raggio incidente.
Dove N20 è il numero di elettroni iniziali sul livello E2. E l’inverso del
coefficiente di emissione spontanea 1/A21 è interpretato come il tempo
nel quale il numero N20 si è ridotto di un fattore e. A21 è una costante
caratteristica dell’atomo
Coefficienti di Einstein
Emissione stimolata (B ): Causa una transizione da E ad E che fa
21 2 1
(2)
(3)
Coefficienti di Einstein
Le tre interazioni Radiazione-Materia sono presenti contemporaneamente in
un materiale, per esaminare i processi microscopici, prendiamo in
esame un sistema che ha le seguenti caratteristiche:
(4)
3. Il numero di atomi N1 e N2 è dato dalla statistica di Boltzman,
(6)
(7)
Relazione che deve essere vera per una temperatura arbitraria. Perciò i 2
termini tra parentesi devono essere nulli e ci danno :
(8)
(9)
Coefficienti di Einstein
Risultati da evidenziare:
• I coefficienti di Einstein sono Correlati.
• Inversione di popolazione : Dalle relazioni (2) e (3) si deduce che, se N1
> N2 allora l’assorbimento supera l’emissione stimolata e causa un
assorbimento (attenuazione) di ρ(v).
Se invece N2 > N1 allora ρ(v) è amplificato. Perciò per avere emissione
laser dobbiamo essere nella condizione di Inverso di Popolazione.
• La relazione (8) ci dice che per grandi frequenze (ultravioletto , raggi-
x,…) B21 diventa molto piccolo. Visto che B21 caratterizza l’emissione
stimolata, laser con quelle lunghezze d’onda sono più difficili da
costruire
• Anche se le relazione tra i coefficienti di Einstein A21 , B21 e B12 sono
stati ricavati sotto la condizione di equilibrio termodinamico esse sono
valide in qualunque condizione.
L’idea che un tale fenomeno di transizione stimolata potesse manifestarsi
macroscopicamente fu inizialmente considerata con scetticismo; l’interazione di
radiazione con un atomo già eccitato doveva certamente essere un evento rarissimo.
Non è errato pensare in questi termini, per la ragione seguente. Un insieme di
molecole in condizioni “normali” si trova, nella maggioranza dei casi, praticamente
tutto nello stato fondamentale. Secondo il ragionamento di Einstein, la probabilità di
transizione stimolata cresce con il numero di molecole eccitate mentre quella di
assorbimento è proporzionale al numero di molecole nello stato fondamentale; quindi
l’assorbimento `e di gran lunga pi`u probabile dell’emissione stimolata, che di fatto
non è macroscopicamente apprezzabile. Mentre si scatenavano le guerre mondiali,
l’emissione stimolata di radiazione rimase perciò una previsione teorica.
Piccola storia dei laser:
1917: EINSTEIN formula la teoria dell’emissione stimolata per spiegare la legge di corpo
nero di Planck
1939: [Link] (URSS) prevede l’uso dell’emissione stimolata per amplificare onde “corte”
1950: messa a punto del pompaggio ottico (inversione di popolazione grazie all’energia
luminosa) da parte di [Link] e [Link]
1951: [Link] (USA) [Link], [Link] (URSS) teoria dell’emissione stimolata
per l’amplificazione
1954: GORDON mette a punto il MASER (Microwave Amplification by Stimulated Emission
of Radiation)
1958: TOWNES e [Link], e BASOV, indicano che il principio del MASER può essere
applicato alla luce
1960: BASOV, [Link] e [Link] sviluppano la teoria del laser
1960: primo laser a rubino realizzato da [Link] negli USA
1961: primo laser a gas sviluppato da [Link], [Link] e [Link] (He-Ne). E’ il laser
più usato nel mondo
1963: messa a punto del laser ad anidride carbonica da parte di [Link]
1963: Premio Nobel in Fisica per l’invenzione del laser a BASOV, TOWNES e PROKHROV
1969: funzionamento a temperatura ambiente dei laser a semiconduttori (diodi laser)
Con il vasto impiego del radar nella seconda guerra mondiale, crebbe l’interesse verso la banda
elettromagnetica delle microonde. Terminato il conflitto, chi aveva sviluppato la tecnologia radar
continuò le ricerche in tale ambito, spesso usando proprio apparati militari. In particolare, molti
ricercatori erano interessati alla spettroscopia a microonde, nata nel ’34 con Cleeton e Williams che
avevano studiato alcune particolari bande rotazionali della molecola di ammoniaca, la cui separazione
energetica cadeva proprio nella regione delle microonde. La sorgente di radiazione principalmente
impiegata era il magnetron, un particolare tubo a vuoto che consentiva di produrre microonde
monocromatiche di lunghezza d’onda intorno al centimetro con potenze elevate (dispositivo in uso
anche oggi, ad esempio nei forni a microonde).
Verso la fine del ’50, però, la ricerca in tale campo iniziò ad affievolirsi: praticamente erano state
studiate tutte le molecole semplici che interagissero con le microonde allora disponibili. La ricerca
poteva continuare solo con una nuova sorgente, che generasse radiazione monocromatica a frequenza
maggiore; sarebbe stato allora possibile studiare la struttura di livelli più energetici. Lo sviluppo di una
nuova sorgente avvenne in due fasi, e vide nuovamente protagonista la molecola di ammoniaca.
La prima fase fu la costruzione del cosiddetto ammonia clock. Nel 1952 Lyons, del Central Radio
Propagation Laboratory di Washington, espose l’idea di un oscillatore che usava un picco di
assorbimento rotazionale della molecola di ammoniaca come riferimento in frequenza, ottenendo una
stabilità senza precedenti.
Il secondo passo si ebbe nel ’53 con Weber, Università del Maryland, che presentò una strategia per
ottenere amplificazione di radiazione tramite il fenomeno dell’emissione stimolata. Partendo dai risultati
di Einstein, Weber calcolò le performance di un amplificatore di questo tipo basato ancora una volta
sull’ammoniaca: la potenza ottenibile risultò intorno ai 2 mW per 100 cm3 di gas. Fondamentale ai fini
del processo era la preparazione del mezzo in modo che si trovasse fuori dall’equilibrio termodinamico;
solo in questo modo sarebbe stato possibile rendere non trascurabile la probabilità di emissione
stimolata rispetto a quella di assorbimento.
Maser
Già nel 1954 Townes, Gordon e Zeiger (Columbia University, New York), e
indipendentemente
Basov e Prokhorov (Lebedev Institute, Mosca), riuscirono a realizzare i primi amplificatori
per microonde basati sul processo di emissione stimolata, che furono chiamati maser
(Microwave Amplification with Stimulated Emission of Radiation). Ciò che permise ai gruppi
di far prevalere l’emissione stimolata sull’assorbimento fu—come aveva suggerito Weber—
la cosiddetta inversione di popolazione, cioè la preparazione delle molecole in modo che
siano praticamente tutte in uno stato eccitato anzichè in quello fondamentale. La sostanza
utilizzata fu ancora l’ammoniaca: le poche molecole eccitate venivano estratte
elettrostaticamente da un fascio molecolare e accumulate all’interno di una cavità
risonante, accordata sulla frequenza della transizione verso lo stato fondamentale (24 GHz).
In questo modo, una diseccitazione spontanea emetteva radiazione che provocava la
diseccitazione stimolata delle molecole vicine, innescando un processo a valanga che
portava in brevissimo tempo alla diseccitazione globale del mezzo, con l’emissione di un
intenso lampo di microonde praticamente monocromatiche.
Particolarità della radiazione prodotta era la coerenza: infatti il processo di emissione
stimolata garantisce una relazione ben definita tra la fase della luce stimolante e quella
emessa (i fotoni sono esattamente in fase). Dopo la diseccitazione l’ammoniaca si trovava
per definizione nello stato fondamentale; cessava quindi la condizione indispensabile per
avere l’emissione stimolata. In questo modo non era possibile ottenere radiazione continua,
ma solo impulsi. Per queste ricerche Basov, Prokhorov e Townes ricevettero il Nobel per la
Fisica nel 1964.
Naturalmente era auspicabile un’emissione continua di microonde: serviva un sistema in
grado di mantenere nel tempo l’inversione di popolazione, cioè un mezzo con molti livelli
eccitati accessibili e un meccanismo che li ripopolasse in continuazione. Furono Makov,
Kikuchi, Lambe e Terhune a presentare un maser a stato solido che generava radiazione
continua. Questo dispositivo produceva amplificazione per emissione stimolata con stati di
spin elettronico del cromo, presente come impurità nel rubino; grazie ad un’idea di
Bloembergen (Physical Review, 1956) era possibile ripopolare in continuazione gli stati
elettronici eccitati, ottenendo radiazione continua. Incidentalmente, questo dispositivo
presentava una particolarità molto utile: dato che i livelli di spin elettronico del cromo
hanno energia variabile con l’applicazione di un campo magnetico esterno, la radiazione
prodotta era regolabile in frequenza. Questa caratteristica, assieme all’alto guadagno e al
basso rumore, resero tale maser l’amplificatore d’eccellenza per l’astronomia radio.
Un’altra tappa fondamentale si ebbe nel 1960, quando Goldenberg, Kleppner e Ramsey
svilupparono una sorgente maser ad idrogeno con l’eccezionale stabilità di una parte su
1013, a 1.4 GHz. Quel maser fu utilizzato come orologio estremamente preciso per ripetere
l’esperienza di Michelson e Morley, provando l’invarianza della velocità della luce con
precisione ancora maggiore: l’applicazione dell’emissione stimolata ribadiva
sperimentalmente la correttezza della relatività speciale.
Dalle microonde al visibile
Realizzata l’amplificazione per emissione stimolata con le microonde, era naturale che
Townes—assieme a Schawlow—pensasse a fenomeni analoghi in altre regioni dello spettro
elettromagnetico; in particolare, i due scienziati si concentrarono sul visibile, pubblicando un
articolo sulla costruzione di un maser ottico su Physical Review di fine 1958.
Ma realizzare praticamente l’amplificazione con emissione stimolata nell’ottico non fu
immediato: c’era la difficoltà di trovare un adeguato materiale da eccitare, e la minor
lunghezza d’onda in gioco richiedeva apparati e misure molto più precisi; come sempre,
lavorando con piccole lunghezze d’onda errori anche piccoli possono pregiudicare il risultato
dell’esperimento.
Soltanto due anni dopo, nel 1960, T. Maiman (Hughes Corporation Research Laboratory)
riuscì a realizzare il primo laser (Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation)
sfruttando un cilindro di rubino posto tra due specchi.
Il mezzo veniva sottoposto all’inversione di popolazione con un intenso flash luminoso,
ottenuto con una lampada a scarica; successivamente una diseccitazione spontanea
innescava la valanga di diseccitazioni stimolate, che risultava in un impulso luminoso
amplificato anche dalla risonanza ottica dei due specchi. Come il primo maser, era un
setup in grado di produrre solamente luce pulsata. Immediatamente dopo, Sorokin e
Stevenson idearono un laser solido a 4 livelli, in grado teoricamente di lavorare in
regime di emissione continua; nella pratica, tale regime si dimostrò impossibile con un
mezzo solido.
La fine del 1960 segnò una tappa fondamentale: si riuscì ad ottenere il famoso laser ad
elio-neon (Javan, Bennet e Herriot) in grado finalmente di produrre radiazione continua. Il
funzionamento era radicalmente diverso dal modello di Maiman, in quanto l’eccitazione
del mezzo non avveniva con un flash luminoso ma con una scarica elettrica.
Per ottenere l’emissione stimolata con un laser di questo tipo si sfrutta la vicinanza
energetica di due livelli eccitati dei gas elio e neon. La scarica elettrica popola il livello
dell’elio e successivamente, con l’urto tra le molecole dei due gas, l’energia disponibile
viene trasferita al neon popolando il suo livello. Questo livello (metastabile) è infine
soggetto alla valanga di diseccitazione stimolata—simile a quanto avveniva nei dispositivi
precedenti—che genera la radiazione coerente. Tale processo però avviene in
continuazione, e mentre parte del neon si diseccita l’elio sta già ripopolando il livello
metastabile; questo permette di ottenere radiazione continua. Il laser ad elio-neon ebbe
una grandissima diffusione nei vent’anni seguenti, ad esempio nei lettori di codici a barre o
come sistema di puntamento. Per ottenere più efficienza e stabilità anche questo tipo di
laser veniva posto tra due specchi, in modo da creare una cavità risonante ottica per la
radiazione coerente emessa. Inoltre gli estremi del tubo contenente i gas venivano inclinati
in modo tale che la luce vi incidesse all’angolo di Brewster; così facendo veniva amplificata
solamente una direzione di polarizzazione della luce, ottenendo radiazione non solo
monocromatica e coerente ma anche polarizzata: ci`o ampliava indubbiamente l’utilità di
questo tipo di sorgente.
Dato che il nuovo laser a gas era piuttosto limitato in potenza, nel 1964 Patel iniziò a
sperimentare con diverse miscele di gas, in particolare monossido e biossido di
carbonio; mescolandoli con azoto, elio e acqua riuscì a controllare finemente il
processo in modo da ottenere potenze pi`u elevate. Nello stesso anno Bell ottenne
l’emissione stimolata con una miscela di elio e ioni di mercurio, aprendo la strada ai
laser a ioni che successivamente portarono allo sviluppo di modelli a vapori
metallici.
Ricerche negli anni seguenti videro la realizzazione di laser molto particolari in cui il
mezzo veniva eccitato nei modi pi`u vari, ad esempio con reazioni chimiche o
addirittura rapidi abbassamenti di temperatura per espansione.
Dopo il laser a gas, una pietra miliare fu segnata dai dispositivi a semiconduttore,
presentati nel 1962 da quattro gruppi indipendenti guidati da Hall (General Electric
Research Development Center, Schenectady, New York), Nathan (IBM Research
Laboratory, Yorktown Heights, New York), Holonyak (General Electrics Syracuse, New York)
e Rediker (MIT Lincoln Laboratory, Lexington Massachusetts). Si trattava di giunzioni p-n
all’arseniuro di gallio, che generavano radiazione coerente nell’infrarosso quando percorse
da correnti elevate. Il funzionamento di questo tipo di dispositivi—detti anche diodi laser
essendo sostanzialmente dei diodi—è radicalmente diverso dagli altri laser, sebbene
ovviamente sia sempre basato sul processo descritto da Einstein. Avendo a che fare con
un semiconduttore solido si hanno, anzichè livelli discreti di energia, bande energetiche
praticamente continue di una certa larghezza. In condizioni normali gli elettroni del mezzo
si trovano praticamente tutti nella banda di valenza, e la banda di conduzione è quasi
vuota; in queste condizioni il materiale è un cattivo conduttore. Sottoponendolo ad
un’intensa eccitazione elettrica è possibile però innescare la produzione di coppie lacuna-
elettrone, facendo salire in banda di conduzione molti elettroni e svuotando la banda di
valenza, il che rappresenta proprio un’inversione di popolazione. A questo punto alcuni
elettroni ricadono spontaneamente nella banda di valenza per ricombinarsi con delle
lacune, emettendo quanti di energia pari al salto energetico tra le bande; tale radiazione
stimola la diseccitazione di altri elettroni, innescando la valanga di diseccitazione
stimolata che produce la radiazione coerente. Laser di questo tipo sono pi`u compatti e
consumano meno dei modelli a gas, ma ovviamente non possono raggiungere le loro
potenze.
Applicazioni delle nuove sorgenti
L’utilità del laser e le sue possibili applicazioni furono evidenti fin dalla costruzione dei primi
dispositivi. Basta pensare al campo delle comunicazioni: la luce laser ha una frequenza ben più
elevata delle onde radio, quindi utilizzandola come portante si possono trasmettere segnali a
frequenza molto maggiore. Nel caso di informazione digitale, questo si traduce in maggiore
velocità.
Tuttavia, già verso il 1964 il fervore verso la nuova sorgente di luce iniziò a venire meno: costruire
un laser e mettere in pratica le applicazioni pensate si dimostrava più difficile del previsto. Ad
esempio non si riuscivano ad ottenere laser di potenza veramente elevata, il che impediva le
applicazioni militari ideate dal governo statunitense; d’altra parte i problemi legati alla
realizzazione di diodi laser a temperatura ambiente non facilitavano l’ingresso di questi dispositivi
nel campo delle comunicazioni.
Per un certo periodo, perciò, i laser si limitarono a rimpiazzare sorgenti di luce come le lampade ad
arco in xenon o mercurio. In seguito—con il conflitto in Vietnam, la crisi energetica del 1973 e la
nascita delle questioni legate all’ambiente—si investì molto sul laser come strumento di
puntamento, spionaggio, comunicazione e monitoraggio ambientale. In particolare il campo delle
comunicazioni fiorì definitivamente con la realizzazione della fibra ottica (1970, Kao e Hockham) e
di diodi laser a bassa corrente funzionanti a temperatura ambiente.
Inoltre, ricerche portate avanti da Patel e DeMaria permisero di avere radiazione pulsata con tempi
brevissimi e potenze molto elevate (dell’ordine dei gigawatt), il che estese l’uso dei laser alla
chimica e alla spettroscopia permettendo misure più precise di diversi ordini di grandezza, grazie
alla piccola lunghezza d’onda, grande intensità e stabilità della luce. Furono possibili anche tipi di
spettroscopia completamente nuovi, magari basati su fenomeni già noti ma che richiedevano
radiazione che solo un laser poteva fornire; degne di nota sono la spettroscopia Raman e la
spettroscopia non lineare.
L’effetto Raman, scoperto nel 1928, rappresenta in sostanza la diffusione inelastica di
fotoni da parte di molecole. Osservando le particolari righe spettrali da esso originate
è possibile risalire alla struttura dei livelli energetici di vibrazione di una molecola. Un
fotone ha però una bassissima probabilità di interagire con una molecola in questo
modo, perciò l’unico modo di osservare l’effetto Raman è usare sorgenti
estremamente intense; in pratica, serve il laser. Con la spettroscopia non lineare si
hanno invece interazioni di più fotoni con una singola molecola. Essendo presenti
particolari regole di selezione per interazioni di questo tipo, la spettroscopia non
lineare è un potente strumento per indagare la struttura degli stati fisici delle
molecole. Anche questi fenomeni hanno una probabilità piccolissima e richiedono
quindi sorgenti intense per essere notati.
Oggi
I laser sono ormai uno strumento diffuso in moltissimi campi, anche ben più banali della
ricerca scientifica.
La monocromaticità e coerenza della luce prodotta da queste sorgenti consente di
sfruttare l’interferenza ottica per eseguire misure con precisioni enormi; i settori che
impiegano questo sistema sono parecchi, dal controllo di regolarità di superfici
nell’industria fino a esperimenti di relatività generale come la ricerca di onde
gravitazionali.
Nell’industria si usano macchine a controllo numerico che sfruttano laser a miscele di
gas per produrre radiazione con potenze estremamente elevate, in grado di tagliare con
grande precisione materiali che vanno dalla plastica ai metalli.
L’odierna diffusione della banda larga su fibra ottica non sarebbe possibile senza i diodi
laser, oggi estremamente piccoli e abbastanza veloci da consentire lo scambio di grandi
quantità di dati in breve tempo. Lo stesso tipo di sorgente à usata in qualsiasi drive CD e
DVD, che richiede luce coerente e grande precisione spaziale per accedere alle tracce
contenenti i dati.
Fotonica basata sul Si
A=A21
B=B21
pompa
lento
2
veloce
Transizione laserante
1
Sistema laserante a quattro livelli
4 pompa
veloce
lento
2
Transizione laserante
veloce
1
Funzionamento
Fig.4: Schema di una laser a 4
livelli. Il primo passaggio è
eccitare gl’elettroni su livelli E3.
Questi possono decadere nel
livello metastabile E2 senza
emettere fotoni (tempo di vita
intorno al ms >> ns tempo di vita
degl’altri livelli inversione di
popolazione), quindi decade in E1
emettendo un fotone ed infine
torna rapidamente nello stato
fondamentale.
EMISSIONE
DI LUCE LASER
SPECCHIO
MEZZO ATTIVO PARZIALMENTE
SPECCHIO RIFLETTENTE
COMPLETAMENTE
RIFLETTENTE
SISTEMA DI POMPAGGIO
(CHE SERVE A CREARE L’INVERSIONE DI POPOLAZIONE NEL MEZZO OTTICO)
Funzionamento
Fig.6 : Laser
(a) spento;
(b) pompaggio;
(c) emissione st-sp;
(d) (e) Amplificazione;
(f) Luce LASER
Caratteristiche
Cos’ha di speciale la luce laser rispetto ad altre sorgenti ?
• Monocromaticità:
Fig.7 : l’emissione spontanea é
rappresentata dalla curva che ricopre
più lunghezze d’onda. La curva che
rappresenta l’emissione stimolata é
quella più stretta quasi centrata su
una singola lunghezza d’onda
Monocromaticità
Tabella 21-1: Confronto della monocromaticità con altre sorgenti luminose
Caratteristiche
• Coerenza :
– Temporale: Grado di correlazione di fase che esiste tra due punti distinti a
tempi diversi. È una misura della monocromaticità.
– Coerenza Spaziale: Misura del grado di uniformità di fase sul fronte ottico.
La coerenza puó essere espressa in funzione del tempo di coerenza tc (valore tipico
per un laser è del ms per una lampada a scarica è dell’ordine del ps) o dalla lunghezza
di coerenza Lc .
Caratteristiche
• Direzionalità : quella del LASER batte di gran lunga qualunque altra
sorgente luminosa. Può essere espressa come l’angolo Φ :
(10) Dove λ é la lunghezza d’onda e D è il
diametro del fascio laser prima di uscire
dalla cavità ottica.
Fig.8
Modi di Vibrazione
TEM00 : È il modo fondamentale, se il raggio fosse costituito solo dal TEM00
allora potremmo considerare il nostro fronte d’onda come quello di
un’onda piana e scrivere l’equazione d’onda come :
(10)
w é il raggio del
fascio LASER.
Parametri dei laser:
Potenza Media mW → W → kW P
Durata impulso µs → ns → ps → fs t
Potenza di Picco MW → GW → TW Po = E / t
CALORE
SHOCK
Trasparenza dell’occhio:
Laser visibili e IR
Danni alla retina
Laser UV:
Danni alla cornea
Classificazione dei laser:
CLASSE 1: intrinsecamente sicuri: l’EMP non può essere MAI superata
(potenza bassa o laser interamente CHIUSO in un contenitore con
interlock). P< 0.4 µW nel visibile
CLASSE 3A: radiazione visibile CW con potenza < 5mW e intensità < 2.6
mW/cm2 (non più di 1 mW passi attraverso un’apertura di 7 mm di
diametro). Pericolosi se visti tramite strumenti ottici.
1 2 3A 3B 4
Occhio:
i) irragg iamento diretto 1* * * *
ii) riflessioni speculari 1* * * *
iii) riflessioni diffuse *
Pelle :
i) Lesioni *
ii) Rischio cancerogeno UV UV UV UV
Incendio *
dN1 (t ) dN 2 (t )
− = = Bρν (v12 )[ N1 (t ) − N 2 (t )] − AN 2 (t )
dt dt
Considerando (come caso tipico) che al tempo t =0 tutti gli atomi siano nello stato
fondamentale: N1 = Ntotale e N2 = 0
La soluzione
dN1 (t ) dN 2 (t )
− = = Bρν (v12 )[ N1 (t ) − N 2 (t )] − AN 2 (t )
dt dt
= Bρν (v12 )[( N tot − N 2 (t ) ) − N 2 (t )] − AN 2 (t ) x ≡ N (t ); R ≡ Bρ (v )
dN 2 (t )
dt 2 ν 12
dx
= R[ N tot − 2 x] − Ax = RN tot − [2 R + A]x
dt
RN tot − y dx
y ≡ RN tot − (2 R + A)x; x =
1 dy
; =−
dy 2R + A dt 2 R + A dt
− = [2 R + A] y che ha soluzione: y = y ⋅ e −[ 2 R + A ]⋅t
dt 0
Considerando (come caso tipico) che al tempo t = 0 tutti gli atomi siano nello stato
fondamentale: N1 = Ntotale e N2 = 0
x(t = 0 ) = 0; y (t = 0) = y0 =
RN tot
2R + A
Per un dato sistema, irradiando un campione che inizialmente è nello stato
fondamentale, la popolazione dello stato eccitato parte da zero e raggiunge il suo
valore massimo allo stato stazionario (t → ∞).
Non occorre parlare di atomi, nella trattazione non c’è nulla che non possa essere
riferito a sistemi più complessi (molecole, ad esempio).
Per una certa coppia di livelli, si ottengono risultati analoghi al caso in cui si
considerano due soli livelli:
I coefficienti Bik (con i > k) di emissione stimolata ed i coefficienti Bik (con i < k) di
assorbimento sono legati tra loro da relazioni del tipo Bik = Bki e sono legati ai
coefficienti Aik di emissione spontanea dalle relazioni Aik = (8hπν3/c3)Bik.
dN 2 (t )
= 0 = A32 N 3 − A21 N 2 + ρν (v32 ) B32 N 3 − ρν (v32 ) B32 N 2
dt
L’inversione di popolazione tra gli stati 3 e 2 è possibile quando gli atomi eccitati
nello stato 3 decadono spontaneamente nello stato 2 più lentamente di quanto gli
atomi eccitati nello stato 2 decadono spontaneamente nello stato fondamentale (A32
< A21)
pompa
lento
2
veloce
Transizione laserante
1
Sistema laserante a quattro livelli
4 pompa
veloce
lento
2
Transizione laserante
veloce