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Laser

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Lo sviluppo del laser

da Einstein ai semiconduttori
Che cosa e’ un laser

Cioè: amplificazione della luce per emissione


stimolata di radiazione
Che cosa e’ un laser 2:

Luce normale BASSA DIREZIONALITA’


BASSA MONOCROMATICITA’
BASSA COERENZA
BASSA POTENZA

Luce laser ALTA DIREZIONALITA’


ALTA MONOCROMATICITA’
ALTA COERENZA
ALTA POTENZA

Due “ingredienti” - IL MECCANISMO DI EMISSIONE


(Emissione Stimolata
vs. Emissione Spontanea)

- LA CAVITA’ OTTICA RISONANTE


Il laser è una delle più utili ed eleganti applicazioni della fisica mai realizzate.
Sfruttando una serie di leggi fisiche siamo riusciti a concentrare l’energia in
una sottilissima banda di lunghezze d’onda, ottenendo radiazione dalle
proprietà più auspicabili: intensa, monocromatica, coerente e polarizzata.

La storia del laser è un esempio perfetto di come scienza e tecnologia


riescano a scambiarsi conoscenza ed evolvere l’una grazie all’altra: da una
pura previsione teorica guardata peraltro con scetticismo e da ricerche a
scopi militari si giunge a progettare una nuova sorgente di radiazione, che a
sua volta apre la strada a nuove ricerche scientifiche permettendo di
esplorare fenomeni naturali di cui, prima, nemmeno si sospettava l’esistenza.
Durante questo processo vengono ideate e realizzate svariate applicazioni
pratiche, ognuna delle quali dà inizio ad un processo analogo, in una sorta di
evoluzione ad albero. Un tale esempio mostra chiaramente come ricerca
scientifica e tecnologia siano indissolubilmente legate, e nessuna possa
avanzare senza il contributo dell’altra.
Il ragionamento con cui Max Planck risolse il celebre problema del corpo nero ebbe un
successo formidabile: la formula che aveva ricavato riusciva a spiegare la grande quantità di
dati sperimentali disponibile, e ammetteva come caso limite la precedente legge di Wien,
ricavata con considerazioni classiche e perciò incompleta. Tuttavia, Einstein non era soddisfatto
di un particolare punto del ragionamento di Planck.
In base a considerazioni meccanico-elettromagnetiche, Planck derivava una relazione tra la
densità di radiazione % e l’energia E di un risonatore immerso in tale radiazione; nella sua
teoria, un risonatore è un elemento discreto del corpo con cui la radiazione interagisce. Tale
relazione è

Come Einstein sottolineò, essa non teneva conto dei principi della nascente teoria quantistica;
perciò egli propose, in un noto articolo del 1916, di sostituire il ragionamento di carattere
meccanico-elettromagnetico alla base di tale relazione con considerazioni più generali e
puramente quantistiche sull’interazione tra radiazione e materia.
La sua trattazione è derivata da tre soli presupposti:
• La materia immersa nella radiazione è composta da molecole (che identifichiamo nei
risonatori di Planck); ogni molecola può assumere solo stati fisici discreti, corrispondenti ad
altrettanti valori discreti di energia.
• Ogni molecola può passare da uno stato fisico ad un altro emettendo o assorbendo
radiazione elettromagnetica di energia pari al salto energetico tra i due stati.
• La densità della radiazione % cresce indefinitamente al crescere della temperatura
dell’insieme di molecole (assunzione più che altro “pratica”, ragionevole e meno fondamentale
delle precedenti).
Con tre postulati molto generali sull’interazione tra radiazione elettromagnetica e
materia Einstein fu quindi in grado di ricavare la formula del corpo nero (problema che
aveva assillato non poco i fisici!) e la fondamentale relazione tra energia e frequenza
della radiazione. Ma il suo lavoro mise anche in luce un fenomeno nuovo: oltre ad
essere assorbita da una molecola diseccitata, la radiazione può stimolare una molecola
già eccitata a diseccitarsi, restituendo l’energia al campo elettromagnetico tramite
nuova radiazione. Dato che l’energia in gioco è la stessa, la radiazione emessa deve
avere la stessa frequenza di quella stimolante.
Teoria di Einstein
L’ipotesi di Einstein é che la Radiazione e la Materia
possono interagire in 3 modi differenti
(Supponendo che l’elettrone si muova di moto armonico in un orbitale stazionario  Modello di Bhor, ogni orbitale ha la sua energia.)

(a) Assorbimento stimolato: un fotone con


energia hν = E1 – E0 eccita l’elettrone che
“salta” dal livello E0 al livello E1 .
(b) Emissione spontanea : Un elettrone nello
stato eccitato E1 torna nel livello E0
emettendo un fotone con energia
E = E1 – E0 .
(c) Emissione Stimolata : un fotone con
energia hν = E1 – E0 “stimola” un
elettrone a diseccitarsi emettendo un
fotone con energia pari a quello
entrante.
Fig (1) : interazione radiazione-materia
Due modi per emettere la luce:
EMISSIONE SPONTANEA
L’ATOMO IN UNO STATO ECCITATO E2 PASSA “SPONTANEAMENTE”, (CIOE’ SENZA NESSUNA
SOLLECITAZIONE ESTERNA) IN UNO STATO MENO ECCITATO E1

E E
2 2 EMISSIONE
INCOERENTE
E E
1 1

EMISSIONE STIMOLATA
L’ATOMO IMMERSO IN UN CAMPO E.M. DI FREQUENZA ν UGUALE A QUELLA PROPRIA DELLA
TRANSIZIONE (E2 – E1)/h, VIENE “INDOTTO” A COMPIERE LA TRANSIZIONE ENERGETICA
(CIOE’ LA PRESENZA DI UN FOTONE“STIMOLA” L’EMISSIONE DI UN FOTONE ALLA STESSA ν)

E E
2 2 EMISSIONE
COERENTE
E E
1 1

DUE FOTONI INDISTINGUIBILI: STESSA FREQUENZA, DIREZIONE, FASE E POLARIZZAZIONE


Teoria di Einstein
Approfondiamo l’emissione stimolata:

Fig 2 : emissione
stimolata

Il fotone incidente, ed il fotone generato dalla transizione dell’elettrone dal livello


eccitato ad un livello più basso. Non solo hanno la stessa Energia, ma hanno
anche la stessa : Direzione
Fase
Polarizazione.

Perciò dall’emissione stimolata risultano 2 fotoni identici, che può essere interpretato
come un incremento dell’intensità del raggio incidente.

L’emissione stimolata è il processo che Amplifica la luce nei LASER.


Coefficienti di Einstein
Quando avviene l’emissione stimolata ?
Einstein ipotizzò un modello nel quale possiamo assumere che un
agglomerato di atomi sia in equilibrio termodinamico con un campo di
radiazione di corpo nero. Per semplicità consideriamo un atomo a due
stati :

Fig 3: I processi che fan


variare il numero di atomi con
energia E2 e E1.

All’equilibrio il numero di atomi N2 sul livello E2 ed il numero di atomi N1 al


livello E1 è costante, come il numero totale di fotoni.
Ad ogni processo di interazione radiazione materia è assegnato un
coefficiente.
Coefficienti di Einstein
Emissione spontanea (A21) : Quando avviene emissione spontanea il numero
di atomi N2 decresce, l’equazione differenziale che rappresenta questa
variazione nel tempo è :
La variazione della popolazone é
proporzionale alla popolazione a
quell’istante. Non dipende dalla
radiazione esterna

Perciò se l’emissione spontanea fosse l’unica interazione presente


l’equazione risultante sarebbe :
(1)

Dove N20 è il numero di elettroni iniziali sul livello E2. E l’inverso del
coefficiente di emissione spontanea 1/A21 è interpretato come il tempo
nel quale il numero N20 si è ridotto di un fattore e. A21 è una costante
caratteristica dell’atomo
Coefficienti di Einstein
Emissione stimolata (B ): Causa una transizione da E ad E che fa
21 2 1

diminuire il numero di atomi N2. La variazione dipende dal numero totale


di atomi con livello di energia E2 e dal numero di fotoni incidenti ( o densità
di fotoni incidenti) che hanno la frequenza giusta per provocare questa
transizione.

(2)

Assorbimento stimolato (B ): A differenza dei processi precedenti, fa


12

aumentare il numero di atomi N2. La formula differenziale dipende dal


numero N1 e dalla densità di fotoni incidenti con l’energia giusta da
permettere la transizione da E1 ad E2.

(3)
Coefficienti di Einstein
Le tre interazioni Radiazione-Materia sono presenti contemporaneamente in
un materiale, per esaminare i processi microscopici, prendiamo in
esame un sistema che ha le seguenti caratteristiche:

1. Equilibrio termodinamico ad una data temperatura T,


2. Lo spettro ρ(v) della radiazione é quello di un corpo nero,

(4)
3. Il numero di atomi N1 e N2 è dato dalla statistica di Boltzman,

Si può scrivere in questa


(5) forma solo se i livelli sono
non degeneri.
4. N1 e N2 sono costanti nel tempo. (implicato dalla 1)
Coefficienti di Einstein
Guardando fig.3 e considerando i punti 1 e 4 possiamo scrivere :

(6)

Ora utilizzando le relazioni (4) e (5) e arrangiando i termini otteniamo:

(7)

Relazione che deve essere vera per una temperatura arbitraria. Perciò i 2
termini tra parentesi devono essere nulli e ci danno :

(8)

(9)
Coefficienti di Einstein
Risultati da evidenziare:
• I coefficienti di Einstein sono Correlati.
• Inversione di popolazione : Dalle relazioni (2) e (3) si deduce che, se N1
> N2 allora l’assorbimento supera l’emissione stimolata e causa un
assorbimento (attenuazione) di ρ(v).
Se invece N2 > N1 allora ρ(v) è amplificato. Perciò per avere emissione
laser dobbiamo essere nella condizione di Inverso di Popolazione.
• La relazione (8) ci dice che per grandi frequenze (ultravioletto , raggi-
x,…) B21 diventa molto piccolo. Visto che B21 caratterizza l’emissione
stimolata, laser con quelle lunghezze d’onda sono più difficili da
costruire
• Anche se le relazione tra i coefficienti di Einstein A21 , B21 e B12 sono
stati ricavati sotto la condizione di equilibrio termodinamico esse sono
valide in qualunque condizione.
L’idea che un tale fenomeno di transizione stimolata potesse manifestarsi
macroscopicamente fu inizialmente considerata con scetticismo; l’interazione di
radiazione con un atomo già eccitato doveva certamente essere un evento rarissimo.
Non è errato pensare in questi termini, per la ragione seguente. Un insieme di
molecole in condizioni “normali” si trova, nella maggioranza dei casi, praticamente
tutto nello stato fondamentale. Secondo il ragionamento di Einstein, la probabilità di
transizione stimolata cresce con il numero di molecole eccitate mentre quella di
assorbimento è proporzionale al numero di molecole nello stato fondamentale; quindi
l’assorbimento `e di gran lunga pi`u probabile dell’emissione stimolata, che di fatto
non è macroscopicamente apprezzabile. Mentre si scatenavano le guerre mondiali,
l’emissione stimolata di radiazione rimase perciò una previsione teorica.
Piccola storia dei laser:
1917: EINSTEIN formula la teoria dell’emissione stimolata per spiegare la legge di corpo
nero di Planck
1939: [Link] (URSS) prevede l’uso dell’emissione stimolata per amplificare onde “corte”
1950: messa a punto del pompaggio ottico (inversione di popolazione grazie all’energia
luminosa) da parte di [Link] e [Link]
1951: [Link] (USA) [Link], [Link] (URSS) teoria dell’emissione stimolata
per l’amplificazione
1954: GORDON mette a punto il MASER (Microwave Amplification by Stimulated Emission
of Radiation)
1958: TOWNES e [Link], e BASOV, indicano che il principio del MASER può essere
applicato alla luce
1960: BASOV, [Link] e [Link] sviluppano la teoria del laser
1960: primo laser a rubino realizzato da [Link] negli USA
1961: primo laser a gas sviluppato da [Link], [Link] e [Link] (He-Ne). E’ il laser
più usato nel mondo
1963: messa a punto del laser ad anidride carbonica da parte di [Link]
1963: Premio Nobel in Fisica per l’invenzione del laser a BASOV, TOWNES e PROKHROV
1969: funzionamento a temperatura ambiente dei laser a semiconduttori (diodi laser)
Con il vasto impiego del radar nella seconda guerra mondiale, crebbe l’interesse verso la banda
elettromagnetica delle microonde. Terminato il conflitto, chi aveva sviluppato la tecnologia radar
continuò le ricerche in tale ambito, spesso usando proprio apparati militari. In particolare, molti
ricercatori erano interessati alla spettroscopia a microonde, nata nel ’34 con Cleeton e Williams che
avevano studiato alcune particolari bande rotazionali della molecola di ammoniaca, la cui separazione
energetica cadeva proprio nella regione delle microonde. La sorgente di radiazione principalmente
impiegata era il magnetron, un particolare tubo a vuoto che consentiva di produrre microonde
monocromatiche di lunghezza d’onda intorno al centimetro con potenze elevate (dispositivo in uso
anche oggi, ad esempio nei forni a microonde).
Verso la fine del ’50, però, la ricerca in tale campo iniziò ad affievolirsi: praticamente erano state
studiate tutte le molecole semplici che interagissero con le microonde allora disponibili. La ricerca
poteva continuare solo con una nuova sorgente, che generasse radiazione monocromatica a frequenza
maggiore; sarebbe stato allora possibile studiare la struttura di livelli più energetici. Lo sviluppo di una
nuova sorgente avvenne in due fasi, e vide nuovamente protagonista la molecola di ammoniaca.
La prima fase fu la costruzione del cosiddetto ammonia clock. Nel 1952 Lyons, del Central Radio
Propagation Laboratory di Washington, espose l’idea di un oscillatore che usava un picco di
assorbimento rotazionale della molecola di ammoniaca come riferimento in frequenza, ottenendo una
stabilità senza precedenti.
Il secondo passo si ebbe nel ’53 con Weber, Università del Maryland, che presentò una strategia per
ottenere amplificazione di radiazione tramite il fenomeno dell’emissione stimolata. Partendo dai risultati
di Einstein, Weber calcolò le performance di un amplificatore di questo tipo basato ancora una volta
sull’ammoniaca: la potenza ottenibile risultò intorno ai 2 mW per 100 cm3 di gas. Fondamentale ai fini
del processo era la preparazione del mezzo in modo che si trovasse fuori dall’equilibrio termodinamico;
solo in questo modo sarebbe stato possibile rendere non trascurabile la probabilità di emissione
stimolata rispetto a quella di assorbimento.
Maser
Già nel 1954 Townes, Gordon e Zeiger (Columbia University, New York), e
indipendentemente
Basov e Prokhorov (Lebedev Institute, Mosca), riuscirono a realizzare i primi amplificatori
per microonde basati sul processo di emissione stimolata, che furono chiamati maser
(Microwave Amplification with Stimulated Emission of Radiation). Ciò che permise ai gruppi
di far prevalere l’emissione stimolata sull’assorbimento fu—come aveva suggerito Weber—
la cosiddetta inversione di popolazione, cioè la preparazione delle molecole in modo che
siano praticamente tutte in uno stato eccitato anzichè in quello fondamentale. La sostanza
utilizzata fu ancora l’ammoniaca: le poche molecole eccitate venivano estratte
elettrostaticamente da un fascio molecolare e accumulate all’interno di una cavità
risonante, accordata sulla frequenza della transizione verso lo stato fondamentale (24 GHz).
In questo modo, una diseccitazione spontanea emetteva radiazione che provocava la
diseccitazione stimolata delle molecole vicine, innescando un processo a valanga che
portava in brevissimo tempo alla diseccitazione globale del mezzo, con l’emissione di un
intenso lampo di microonde praticamente monocromatiche.
Particolarità della radiazione prodotta era la coerenza: infatti il processo di emissione
stimolata garantisce una relazione ben definita tra la fase della luce stimolante e quella
emessa (i fotoni sono esattamente in fase). Dopo la diseccitazione l’ammoniaca si trovava
per definizione nello stato fondamentale; cessava quindi la condizione indispensabile per
avere l’emissione stimolata. In questo modo non era possibile ottenere radiazione continua,
ma solo impulsi. Per queste ricerche Basov, Prokhorov e Townes ricevettero il Nobel per la
Fisica nel 1964.
Naturalmente era auspicabile un’emissione continua di microonde: serviva un sistema in
grado di mantenere nel tempo l’inversione di popolazione, cioè un mezzo con molti livelli
eccitati accessibili e un meccanismo che li ripopolasse in continuazione. Furono Makov,
Kikuchi, Lambe e Terhune a presentare un maser a stato solido che generava radiazione
continua. Questo dispositivo produceva amplificazione per emissione stimolata con stati di
spin elettronico del cromo, presente come impurità nel rubino; grazie ad un’idea di
Bloembergen (Physical Review, 1956) era possibile ripopolare in continuazione gli stati
elettronici eccitati, ottenendo radiazione continua. Incidentalmente, questo dispositivo
presentava una particolarità molto utile: dato che i livelli di spin elettronico del cromo
hanno energia variabile con l’applicazione di un campo magnetico esterno, la radiazione
prodotta era regolabile in frequenza. Questa caratteristica, assieme all’alto guadagno e al
basso rumore, resero tale maser l’amplificatore d’eccellenza per l’astronomia radio.
Un’altra tappa fondamentale si ebbe nel 1960, quando Goldenberg, Kleppner e Ramsey
svilupparono una sorgente maser ad idrogeno con l’eccezionale stabilità di una parte su
1013, a 1.4 GHz. Quel maser fu utilizzato come orologio estremamente preciso per ripetere
l’esperienza di Michelson e Morley, provando l’invarianza della velocità della luce con
precisione ancora maggiore: l’applicazione dell’emissione stimolata ribadiva
sperimentalmente la correttezza della relatività speciale.
Dalle microonde al visibile
Realizzata l’amplificazione per emissione stimolata con le microonde, era naturale che
Townes—assieme a Schawlow—pensasse a fenomeni analoghi in altre regioni dello spettro
elettromagnetico; in particolare, i due scienziati si concentrarono sul visibile, pubblicando un
articolo sulla costruzione di un maser ottico su Physical Review di fine 1958.
Ma realizzare praticamente l’amplificazione con emissione stimolata nell’ottico non fu
immediato: c’era la difficoltà di trovare un adeguato materiale da eccitare, e la minor
lunghezza d’onda in gioco richiedeva apparati e misure molto più precisi; come sempre,
lavorando con piccole lunghezze d’onda errori anche piccoli possono pregiudicare il risultato
dell’esperimento.
Soltanto due anni dopo, nel 1960, T. Maiman (Hughes Corporation Research Laboratory)
riuscì a realizzare il primo laser (Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation)
sfruttando un cilindro di rubino posto tra due specchi.
Il mezzo veniva sottoposto all’inversione di popolazione con un intenso flash luminoso,
ottenuto con una lampada a scarica; successivamente una diseccitazione spontanea
innescava la valanga di diseccitazioni stimolate, che risultava in un impulso luminoso
amplificato anche dalla risonanza ottica dei due specchi. Come il primo maser, era un
setup in grado di produrre solamente luce pulsata. Immediatamente dopo, Sorokin e
Stevenson idearono un laser solido a 4 livelli, in grado teoricamente di lavorare in
regime di emissione continua; nella pratica, tale regime si dimostrò impossibile con un
mezzo solido.
La fine del 1960 segnò una tappa fondamentale: si riuscì ad ottenere il famoso laser ad
elio-neon (Javan, Bennet e Herriot) in grado finalmente di produrre radiazione continua. Il
funzionamento era radicalmente diverso dal modello di Maiman, in quanto l’eccitazione
del mezzo non avveniva con un flash luminoso ma con una scarica elettrica.
Per ottenere l’emissione stimolata con un laser di questo tipo si sfrutta la vicinanza
energetica di due livelli eccitati dei gas elio e neon. La scarica elettrica popola il livello
dell’elio e successivamente, con l’urto tra le molecole dei due gas, l’energia disponibile
viene trasferita al neon popolando il suo livello. Questo livello (metastabile) è infine
soggetto alla valanga di diseccitazione stimolata—simile a quanto avveniva nei dispositivi
precedenti—che genera la radiazione coerente. Tale processo però avviene in
continuazione, e mentre parte del neon si diseccita l’elio sta già ripopolando il livello
metastabile; questo permette di ottenere radiazione continua. Il laser ad elio-neon ebbe
una grandissima diffusione nei vent’anni seguenti, ad esempio nei lettori di codici a barre o
come sistema di puntamento. Per ottenere più efficienza e stabilità anche questo tipo di
laser veniva posto tra due specchi, in modo da creare una cavità risonante ottica per la
radiazione coerente emessa. Inoltre gli estremi del tubo contenente i gas venivano inclinati
in modo tale che la luce vi incidesse all’angolo di Brewster; così facendo veniva amplificata
solamente una direzione di polarizzazione della luce, ottenendo radiazione non solo
monocromatica e coerente ma anche polarizzata: ci`o ampliava indubbiamente l’utilità di
questo tipo di sorgente.
Dato che il nuovo laser a gas era piuttosto limitato in potenza, nel 1964 Patel iniziò a
sperimentare con diverse miscele di gas, in particolare monossido e biossido di
carbonio; mescolandoli con azoto, elio e acqua riuscì a controllare finemente il
processo in modo da ottenere potenze pi`u elevate. Nello stesso anno Bell ottenne
l’emissione stimolata con una miscela di elio e ioni di mercurio, aprendo la strada ai
laser a ioni che successivamente portarono allo sviluppo di modelli a vapori
metallici.
Ricerche negli anni seguenti videro la realizzazione di laser molto particolari in cui il
mezzo veniva eccitato nei modi pi`u vari, ad esempio con reazioni chimiche o
addirittura rapidi abbassamenti di temperatura per espansione.
Dopo il laser a gas, una pietra miliare fu segnata dai dispositivi a semiconduttore,
presentati nel 1962 da quattro gruppi indipendenti guidati da Hall (General Electric
Research Development Center, Schenectady, New York), Nathan (IBM Research
Laboratory, Yorktown Heights, New York), Holonyak (General Electrics Syracuse, New York)
e Rediker (MIT Lincoln Laboratory, Lexington Massachusetts). Si trattava di giunzioni p-n
all’arseniuro di gallio, che generavano radiazione coerente nell’infrarosso quando percorse
da correnti elevate. Il funzionamento di questo tipo di dispositivi—detti anche diodi laser
essendo sostanzialmente dei diodi—è radicalmente diverso dagli altri laser, sebbene
ovviamente sia sempre basato sul processo descritto da Einstein. Avendo a che fare con
un semiconduttore solido si hanno, anzichè livelli discreti di energia, bande energetiche
praticamente continue di una certa larghezza. In condizioni normali gli elettroni del mezzo
si trovano praticamente tutti nella banda di valenza, e la banda di conduzione è quasi
vuota; in queste condizioni il materiale è un cattivo conduttore. Sottoponendolo ad
un’intensa eccitazione elettrica è possibile però innescare la produzione di coppie lacuna-
elettrone, facendo salire in banda di conduzione molti elettroni e svuotando la banda di
valenza, il che rappresenta proprio un’inversione di popolazione. A questo punto alcuni
elettroni ricadono spontaneamente nella banda di valenza per ricombinarsi con delle
lacune, emettendo quanti di energia pari al salto energetico tra le bande; tale radiazione
stimola la diseccitazione di altri elettroni, innescando la valanga di diseccitazione
stimolata che produce la radiazione coerente. Laser di questo tipo sono pi`u compatti e
consumano meno dei modelli a gas, ma ovviamente non possono raggiungere le loro
potenze.
Applicazioni delle nuove sorgenti
L’utilità del laser e le sue possibili applicazioni furono evidenti fin dalla costruzione dei primi
dispositivi. Basta pensare al campo delle comunicazioni: la luce laser ha una frequenza ben più
elevata delle onde radio, quindi utilizzandola come portante si possono trasmettere segnali a
frequenza molto maggiore. Nel caso di informazione digitale, questo si traduce in maggiore
velocità.
Tuttavia, già verso il 1964 il fervore verso la nuova sorgente di luce iniziò a venire meno: costruire
un laser e mettere in pratica le applicazioni pensate si dimostrava più difficile del previsto. Ad
esempio non si riuscivano ad ottenere laser di potenza veramente elevata, il che impediva le
applicazioni militari ideate dal governo statunitense; d’altra parte i problemi legati alla
realizzazione di diodi laser a temperatura ambiente non facilitavano l’ingresso di questi dispositivi
nel campo delle comunicazioni.
Per un certo periodo, perciò, i laser si limitarono a rimpiazzare sorgenti di luce come le lampade ad
arco in xenon o mercurio. In seguito—con il conflitto in Vietnam, la crisi energetica del 1973 e la
nascita delle questioni legate all’ambiente—si investì molto sul laser come strumento di
puntamento, spionaggio, comunicazione e monitoraggio ambientale. In particolare il campo delle
comunicazioni fiorì definitivamente con la realizzazione della fibra ottica (1970, Kao e Hockham) e
di diodi laser a bassa corrente funzionanti a temperatura ambiente.
Inoltre, ricerche portate avanti da Patel e DeMaria permisero di avere radiazione pulsata con tempi
brevissimi e potenze molto elevate (dell’ordine dei gigawatt), il che estese l’uso dei laser alla
chimica e alla spettroscopia permettendo misure più precise di diversi ordini di grandezza, grazie
alla piccola lunghezza d’onda, grande intensità e stabilità della luce. Furono possibili anche tipi di
spettroscopia completamente nuovi, magari basati su fenomeni già noti ma che richiedevano
radiazione che solo un laser poteva fornire; degne di nota sono la spettroscopia Raman e la
spettroscopia non lineare.
L’effetto Raman, scoperto nel 1928, rappresenta in sostanza la diffusione inelastica di
fotoni da parte di molecole. Osservando le particolari righe spettrali da esso originate
è possibile risalire alla struttura dei livelli energetici di vibrazione di una molecola. Un
fotone ha però una bassissima probabilità di interagire con una molecola in questo
modo, perciò l’unico modo di osservare l’effetto Raman è usare sorgenti
estremamente intense; in pratica, serve il laser. Con la spettroscopia non lineare si
hanno invece interazioni di più fotoni con una singola molecola. Essendo presenti
particolari regole di selezione per interazioni di questo tipo, la spettroscopia non
lineare è un potente strumento per indagare la struttura degli stati fisici delle
molecole. Anche questi fenomeni hanno una probabilità piccolissima e richiedono
quindi sorgenti intense per essere notati.
Oggi
I laser sono ormai uno strumento diffuso in moltissimi campi, anche ben più banali della
ricerca scientifica.
La monocromaticità e coerenza della luce prodotta da queste sorgenti consente di
sfruttare l’interferenza ottica per eseguire misure con precisioni enormi; i settori che
impiegano questo sistema sono parecchi, dal controllo di regolarità di superfici
nell’industria fino a esperimenti di relatività generale come la ricerca di onde
gravitazionali.
Nell’industria si usano macchine a controllo numerico che sfruttano laser a miscele di
gas per produrre radiazione con potenze estremamente elevate, in grado di tagliare con
grande precisione materiali che vanno dalla plastica ai metalli.
L’odierna diffusione della banda larga su fibra ottica non sarebbe possibile senza i diodi
laser, oggi estremamente piccoli e abbastanza veloci da consentire lo scambio di grandi
quantità di dati in breve tempo. Lo stesso tipo di sorgente à usata in qualsiasi drive CD e
DVD, che richiede luce coerente e grande precisione spaziale per accedere alle tracce
contenenti i dati.
Fotonica basata sul Si

L’esigenza di combinare la velocità di switching di un singolo transistor nei dispositivi


integrati CMOS di ultima generazione con un’elevata velocità nella trasmissione delle
informazioni ha spinto la comunità scientifica a trovare vie di trasmissione alternative
a quelle comunemente usate fatte di fili metallici immersi in uno strato isolante. Una
via alternativa alle interconnessioni elettriche possono essere le interconnessioni
ottiche dove sono i fotoni, e non gli elettroni, responsabili della propagazione del
segnale. Le interconnessioni ottiche offrono inoltre il vantaggio di avere un’elevata
larghezza di banda, basso consumo, rumore ridotto, minime interferenze
elettromagnetiche. L’uso delle interconnessioni ottiche nei CMOS è possibile solo se
tutti i componenti del circuito di trasmissione ottica (sorgente, rivelatore, guida
d’onda, modulatore) sono integrato con i componenti elettrici del chip. Il mercato
della microelettronica è dominato però dal silicio che, avendo una gap indiretta, è
molto poco efficiente nell’emissione di luce. Storicamente infatti il mercato della
fotonica è stato dominato dai semiconduttori III-V che, avendo una gap diretta,
presentano un’emissione di luce molto efficiente. Ci si è dedicati quindi a cercare di
realizzare una sorgente di luce efficiente con materiali a base di silicio, in quanto ciò
permetterebbe di utilizzare la ben nota tecnologia del silicio anche nel campo della
fotonica e di integrare sugli stessi chip sia i dispositivi di trasmissione ottica che i
dispositivi microelettronici.
La possibilità di concentrare grandi energie in una piccola banda di frequenze e collimare
accuratamente il fascio di luce permette in ambito medico di eseguire operazioni molto
precise sull’organismo pur mantenendo lontani gli strumenti dal punto operato. Esempi
famosi sono le svariate operazioni che possono essere effettuate sulla retina. Tornando al
mondo della ricerca, uno degli usi pi`u interessanti del laser è il controllo di piccolissime
quantità di atomi per le ricerche in ambito quantistico. Combinando le particolari
proprietà della radiazione coerente e polarizzata con campi magnetici opportunamente
sagomati e sfruttando l’effetto Doppler ottico è possibile non solo sospendere e
“intrappolare” pochi atomi, ma addirittura raffreddarli fino a energie estremamente
basse. Questo ha permesso ad esempio di dimostrare sperimentalmente l’esistenza dei
condensati di Bose-Einstein, e recentemente di iniziare la sperimentazione nell’ambito
dell’informatica quantistica: con un insieme di raggi laser continui e pulsati `e possibile
infatti costruire e controllare un registro di bit quantistici (qbit) composto da pochi ioni
intrappolati.
In tempi recentissimi insiemi di raggi laser straordinariamente intensi, focalizzati su un
piccolo bersaglio, sono persino usati per innescare reazioni di fusione nucleare in
esperimenti di fisica dei plasmi.
E’ ben noto che il principio di indeterminazione non consentirà di restringere
infinitamente la banda di frequenze emesse dai laser futuri, nè di creare impulsi di luce
esattamente definiti in tempo e in frequenza; tuttavia la ricerca andrà sicuramente avanti
per molto tempo, e se non riguarderà direttamente lo sviluppo di nuovi laser comunque li
utilizzerà come la più versatile sorgente di radiazione elettromagnetica mai realizzata.
Principio di funzionamento laser:
ASSORBIMENTO DELLA LUCE
MENTRE PROPAGA IN UN MATERIALE

EMISSIONE ED AMPLIFICAZIONE DELLA LUCE IN UN MEZZO DOVE E’ STATA PRODOTTA


UN’INVERSIONE DI POPOLAZIONE (OVVERO CI SONO PIU’ ATOMI NELLO STATO
ECCITATO E2 CHE NELLO STATO E1)
Per un dato sistema, irradiando un campione che inizialmente è nello stato
fondamentale, la popolazione dello stato eccitato parte da zero e raggiunge il suo
valore massimo allo stato stazionario (t → ∞).

A=A21

B=B21

Questo valore massimo dipende dalle caratteristiche del sistema (cioè da A e da B) ma


non può comunque superare il valore ½ (che si ottiene come limite per A << B, oltre
che per t → ∞).
Il numero di atomi nello stato eccitato non può mai superare il numero di atomi nello
stato fondamentale.

Un sistema a due livelli non può raggiungere


l’inversione di popolazione
L’inversione di popolazione si raggiunge in
un sistema a tre (o più) livelli

Due stati eccitati con energie


E2 e E3
Sistema laserante a tre livelli

pompa

lento
2

veloce
Transizione laserante
1
Sistema laserante a quattro livelli

4 pompa

veloce

lento
2
Transizione laserante

veloce

1
Funzionamento
Fig.4: Schema di una laser a 4
livelli. Il primo passaggio è
eccitare gl’elettroni su livelli E3.
Questi possono decadere nel
livello metastabile E2 senza
emettere fotoni (tempo di vita
intorno al ms >> ns tempo di vita
degl’altri livelli  inversione di
popolazione), quindi decade in E1
emettendo un fotone ed infine
torna rapidamente nello stato
fondamentale.

Come rappresentato in figura i processi fondamentali sono 3:


1. Pompaggio;
2. Emissione stimolata (inversione di popolazione);
3. Feedback ottico (cavità risonante con L = mλ0/2, specchi semiriflettenti, TEM
modes).
LASER He-Ne

Fig.5: He-Ne perché


hanno livelli
d’energia quasi
coincidenti!
Il ruolo della cavità ottica:

SCHEMA DI PRINCIPIO DI UN LASER

EMISSIONE
DI LUCE LASER

SPECCHIO
MEZZO ATTIVO PARZIALMENTE
SPECCHIO RIFLETTENTE
COMPLETAMENTE
RIFLETTENTE
SISTEMA DI POMPAGGIO
(CHE SERVE A CREARE L’INVERSIONE DI POPOLAZIONE NEL MEZZO OTTICO)
Funzionamento

Fig.6 : Laser
(a) spento;
(b) pompaggio;
(c) emissione st-sp;
(d) (e) Amplificazione;
(f) Luce LASER
Caratteristiche
Cos’ha di speciale la luce laser rispetto ad altre sorgenti ?
• Monocromaticità:
Fig.7 : l’emissione spontanea é
rappresentata dalla curva che ricopre
più lunghezze d’onda. La curva che
rappresenta l’emissione stimolata é
quella più stretta quasi centrata su
una singola lunghezza d’onda 
Monocromaticità
Tabella 21-1: Confronto della monocromaticità con altre sorgenti luminose
Caratteristiche
• Coerenza :
– Temporale: Grado di correlazione di fase che esiste tra due punti distinti a
tempi diversi. È una misura della monocromaticità.
– Coerenza Spaziale: Misura del grado di uniformità di fase sul fronte ottico.

In termini semplici possiamo pensare ad una sorta di “ordine” dei fotoni.


In pratica una coerenza elevata implica una elevata focalizzabilità del laser (macchia focale
molto piccola, intensità elevata)

La coerenza puó essere espressa in funzione del tempo di coerenza tc (valore tipico
per un laser è del ms per una lampada a scarica è dell’ordine del ps) o dalla lunghezza
di coerenza Lc .
Caratteristiche
• Direzionalità : quella del LASER batte di gran lunga qualunque altra
sorgente luminosa. Può essere espressa come l’angolo Φ :
(10) Dove λ é la lunghezza d’onda e D è il
diametro del fascio laser prima di uscire
dalla cavità ottica.

• intensità del fascio : per esempio:


LASER , 1mW  10^16 fotoni/s su 2μ sr!!!
Lampada, T=1000K  320 fotoni/s su 2μ sr
La radianza (W/(sr cm^2)) di un LASER da 1mW (bassa potenza) è
10.000 di una lampada a mercurio ad altra pressione

• Alta Focussability : si può focalizzare il raggio LASER su una zona di


diametro d pari alla lunghezza d’onda del raggio laser:
d=fΦ≈λ
Per finire sfruttando delle lenti si può ridurre la divergenza del fascio
LASER: Φf = Φi (f1/f2)
Modi di Vibrazione
TEMmn : sono i modi Elettro Magnetici Trasversali, cioè come varia l’intensità del
campo e.m. in un piano trasversale al raggio. Dove m è il numero di volte che il
campo El. va a zero lungo l’asse x ed n è il numero degli zeri lungo y.

Fig.8
Modi di Vibrazione
TEM00 : È il modo fondamentale, se il raggio fosse costituito solo dal TEM00
allora potremmo considerare il nostro fronte d’onda come quello di
un’onda piana e scrivere l’equazione d’onda come :

(10)

Dove i termini dell’esponenziale ci dicono:


1. La geometria del fronte d’onda è una superficie sferica
2. Il campo elettrico nel piano trasversale alla direzione del fascio, decresce in
modo gaussiano con il picco nel centro del fascio.
3. L’ultimo termine ci da l’informazione sulla fase dell’onda.

w é il raggio del
fascio LASER.
Parametri dei laser:

Lunghezza d’onda Visibile, near IR, near UV λ

Frequenza di ripetizione CW, 100 MHz, kHz, Hz, single shot f

Potenza Media mW → W → kW P

Energia per impulso pJ → mJ → J → kJ E=Pf

Durata impulso µs → ns → ps → fs t

Potenza di Picco MW → GW → TW Po = E / t

Intensità mW/cm2 → 1018 W/cm2 I=P/S


Tipi di Laser:

Laser a gas: laser ad atomi neutri: elio neon He-Ne


elio cadmio (He-Cd)
cromo Cr
laser ad ioni: argon Ar+
iodio
laser molecolari: anidride carbonica CO2
azoto N2
eccimeri (KrF, XeCl,…)
chimici (HF, DF,..)
vapori metallici (Cu,..)
Laser a stato solido: rubino
vetro (drogato Nd, …)
YAG e YLF drogati Nd, ..
Laser a coloranti
Laser a semi-conduttori
(Laser ad elettroni liberi)
Confronto tra il sole e un laser:
SOLE:
Intensità massima luce solare a terra = 1 kW/m2 or 1 mW/mm2
Assumendo un diametro pupillare di 2 mm l’area è circa 3 mm2
Quindi la potenza raccolta dall’occhio è = 3 mW
Il sole forma un’immagine ≈ 100 µm di raggio sulla retina (area = 0.03 mm2)
L’intensità sulla retina (Potenza/Area) = 3 mW/0.03 mm2 = 100 mW/mm2.

Tipico laser He Ne da 1 mW (o laser pointer):


Potenza (P) = 1 mW, raggio del fascio = 1 mm
Forma un’immagine con raggio di 10 µm (area dello spot = 3 10-4 mm2)
L’ intensità dell’HeNe sulla retina è 1 mW/(3 10-4 mm2) = 3100 mW/mm2

31 volte l’intensità del sole!!


Meccanismi di danno 1:
Meccanismi di danno 2:
Effetto Fototermico: parte della radiazione incidente è assorbita dei
tessuti. La temperatura aumenta ad un livello tale da provocare un danno. Bruciature
della retina da laser

CALORE

Effetto Fotochimico: impulsi lunghi che non provocano un aumento di


temperatura. Dipende dall’energia totale piuttosto che dalla potenza (come l’effetto
fototermico)
Meccanismi di danno 3:
Effetto Fotoacustico (o da onda d’urto): Impulsi laser
brevi e di alta energia. Una dose significativa di energia è assorbita in tempi brevi
rispetto alla diffusione termica. Ablazione e rapida espansione del materiale,
esplosione e onda d’urto, danno esteso alla retina. Effetti proporzionali all’energia
dell’impulso.

SHOCK
Trasparenza dell’occhio:

Laser visibili e IR
Danni alla retina

Laser UV:
Danni alla cornea
Classificazione dei laser:
CLASSE 1: intrinsecamente sicuri: l’EMP non può essere MAI superata
(potenza bassa o laser interamente CHIUSO in un contenitore con
interlock). P< 0.4 µW nel visibile

CLASSE 2: radiazione visibile con potenza < 1mW. Normalmente il riflesso


di chiusura delle palpebre (0.25 s) è sufficiente per la protezione
dell’oicchio

CLASSE 3A: radiazione visibile CW con potenza < 5mW e intensità < 2.6
mW/cm2 (non più di 1 mW passi attraverso un’apertura di 7 mm di
diametro). Pericolosi se visti tramite strumenti ottici.

CLASSE 3B: radiazione visibile o invisibile, CW o impulsata. La visione


diretta o tramite riflessione speculare e’ SEMPRE pericolosa ma in certe
circostanze possono essere visti tramite riflessione diffusa

CLASSE 4: laser di potenza. Danni da riflessioni diffuse. Danni alla pelle.


Pericoli di incendio
“Altri” rischi dei laser:
PERICOLO classe dei laser

1 2 3A 3B 4
Occhio:
i) irragg iamento diretto 1* * * *
ii) riflessioni speculari 1* * * *
iii) riflessioni diffuse *

Pelle :
i) Lesioni *
ii) Rischio cancerogeno UV UV UV UV

Incendio *

Rischio Elettrico Per laser alimentati ad alta tensione e


quando vengono aperti
Rischio Chimico Laser a coloranti (DYE)
Laser a gas (KrF, XeCl, …)
Gas da interazione laser bersaglio

1* solo se il laser viene guardato volontariamente per più di 0.25 s


Un sistema a due livelli non può raggiungere
l’inversione di popolazione

dN1 (t ) dN 2 (t )
− = = Bρν (v12 )[ N1 (t ) − N 2 (t )] − AN 2 (t )
dt dt

Considerando (come caso tipico) che al tempo t =0 tutti gli atomi siano nello stato
fondamentale: N1 = Ntotale e N2 = 0
La soluzione
dN1 (t ) dN 2 (t )
− = = Bρν (v12 )[ N1 (t ) − N 2 (t )] − AN 2 (t )
dt dt
= Bρν (v12 )[( N tot − N 2 (t ) ) − N 2 (t )] − AN 2 (t ) x ≡ N (t ); R ≡ Bρ (v )
dN 2 (t )
dt 2 ν 12

dx
= R[ N tot − 2 x] − Ax = RN tot − [2 R + A]x
dt
RN tot − y dx
y ≡ RN tot − (2 R + A)x; x =
1 dy
; =−
dy 2R + A dt 2 R + A dt
− = [2 R + A] y che ha soluzione: y = y ⋅ e −[ 2 R + A ]⋅t
dt 0

Considerando (come caso tipico) che al tempo t = 0 tutti gli atomi siano nello stato
fondamentale: N1 = Ntotale e N2 = 0

x(t = 0 ) = 0; y (t = 0) = y0 =
RN tot
2R + A
Per un dato sistema, irradiando un campione che inizialmente è nello stato
fondamentale, la popolazione dello stato eccitato parte da zero e raggiunge il suo
valore massimo allo stato stazionario (t → ∞).

Questo valore massimo dipende dalle caratteristiche del sistema (cioè da A e da B) ma


non può comunque superare il valore ½ (che si ottiene come limite per A << B, oltre
che per t → ∞).
Il numero di atomi nello stato eccitato non può mai superare il numero di atomi nello
stato fondamentale.

Un sistema a due livelli non può raggiungere


l’inversione di popolazione
Generalizzazioni del modello

Non occorre parlare di atomi, nella trattazione non c’è nulla che non possa essere
riferito a sistemi più complessi (molecole, ad esempio).

Si possono considerare vari livelli discreti (fondamentale ↔ 1; primo eccitato ↔ 2,


secondo eccitato ↔ 3, …:
Allora avremo:
tanti Aij (quante sono le coppie ij con i > j) e
tanti Bik (quante sono le coppie ik con i ≠ k)
Generalizzazioni del modello

Per una certa coppia di livelli, si ottengono risultati analoghi al caso in cui si
considerano due soli livelli:

I coefficienti Bik (con i > k) di emissione stimolata ed i coefficienti Bik (con i < k) di
assorbimento sono legati tra loro da relazioni del tipo Bik = Bki e sono legati ai
coefficienti Aik di emissione spontanea dalle relazioni Aik = (8hπν3/c3)Bik.

Per la derivazione, si veda alla fine.


L’inversione di popolazione si raggiunge in
un sistema a tre (o più) livelli

Due stati eccitati con energie


E2 e E3
In condizioni di stazionarietà per lo stato 2:

dN 2 (t )
= 0 = A32 N 3 − A21 N 2 + ρν (v32 ) B32 N 3 − ρν (v32 ) B32 N 2
dt

Ovvero: N 3 A21 + ρν (v32 ) B32


=
N 2 A32 + ρν (v32 ) B32

L’inversione di popolazione tra gli stati 3 e 2 è possibile quando gli atomi eccitati
nello stato 3 decadono spontaneamente nello stato 2 più lentamente di quanto gli
atomi eccitati nello stato 2 decadono spontaneamente nello stato fondamentale (A32
< A21)

Tale sistema è denominato mezzo amplificatore e può funzionare come laser


Sistema laserante a tre livelli

pompa

lento
2

veloce
Transizione laserante
1
Sistema laserante a quattro livelli

4 pompa

veloce

lento
2
Transizione laserante

veloce

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