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Arte

Il Settecento segna un'epoca di grandi trasformazioni politiche e culturali, culminando con la Rivoluzione francese e l'ascesa di Napoleone. L'Illuminismo promuove la ragione e l'uguaglianza, influenzando anche l'arte attraverso il Neoclassicismo, che recupera i valori estetici e morali dell'antichità. Artisti come Jacques-Louis David e Antonio Canova incarnano questi ideali, producendo opere che riflettono sia la bellezza classica che il contesto storico del loro tempo.

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Il Settecento segna un'epoca di grandi trasformazioni politiche e culturali, culminando con la Rivoluzione francese e l'ascesa di Napoleone. L'Illuminismo promuove la ragione e l'uguaglianza, influenzando anche l'arte attraverso il Neoclassicismo, che recupera i valori estetici e morali dell'antichità. Artisti come Jacques-Louis David e Antonio Canova incarnano questi ideali, producendo opere che riflettono sia la bellezza classica che il contesto storico del loro tempo.

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IL SECOLO DELLA RAGIONE

Il Settecento è un periodo di grandi trasformazioni: inizia con il declino delle monarchie assolute e termina
con la Rivoluzione francese (1789) e con l’ascesa al potere di Napoleone Bonaparte (1799). In quest’epoca
avviene anche un importante rinnovamento culturale: in Europa, specialmente in Francia, si diffonde
l’Illuminismo, un movimento filosofico e politico nato agli inizi del ‘700 in Inghilterra. Il nome deriva
dall’aspirazione degli intellettuali a farsi guidare dai “lumi” della ragione. Gli Illuministi vogliono anche una
società di uomini liberi e con uguali diritti. Queste aspirazioni saranno riassunte nel motto della Rivoluzione
Francese “Libertà, Uguaglianza e Fraternità”. La fiducia nel pensiero razionale stimola il progresso
scientifico e tecnologico. Il segno piùevidente di questo cambiamento è la Rivoluzione industriale, avvenuta
in Inghilterra nel 1760 con l’invenzione della macchina a vapore. Per raggiungere la libertà dell’individuo gli
intellettuali illuministi promuovono l’istruzione per tutti (pubblica, obbligatoria e gratuita) e realizzano la
prima Enciclopedia: un’opera che condensa tutto il sapere universale in modo chiaro e ordinato. Tutto
questo però ha breve durata. Pochi anni dopo la Rivoluzione, Napoleone Bonaparte si proclama Imperatore
dei Francesi e cerca di espandere a dismisura i territori sotto il suo controllo. Ma nel 1815 subisce a
Waterloo, in Belgio, l’ultima definitiva sconfitta che lo costringerà all’esilio. È l’anno del Congresso di
Vienna, evento con cui ha inizio la Restaurazione dell’Ancien Régime, cioè il ritorno dei grandi monarchi nei
loro regni.

NEOCLASSICISMO

In campo artistico l’Illuminismo si traduce nel Neoclassicismo, la ripresa dell’arte classica in quanto
portatrice di bellezza ideale e di alti valori morali. Il Neoclassicismo, iniziato verso la metà del Settecento
per concludersi con la fine dell’impero napoleonico (1815), si indirizza verso la ripresa dell’arte classica con i
suoi principi di equilibrio, proporzione, serenità ed eliminazione di ogni eccesso. In base alle idee espresse
dal massimo teorico del Neoclassicismo Johann Joachim Winckelmann (fautore del “bello ideale”) e
all’esame di importanti scoperte archeologiche (Pompei ed Ercolano) si diffonde l’idea che la perfezione
artistica dei greci sia insuperabile e, dunque, non si debba imitare la realtà ma imitare gli antichi perché le
loro opere possiedono una bellezza e un’armonia che nel mondo reale non esistono. Al riferimento estetico
alla classicità si accompagna anche il riferimento etico ai valori del mondo antico. Oltre a Pompei ed
Ercolano anche i templi di Paestum e la Villa Adriana a Tivoli destarono l’interesse degli studiosi. Dalla
Grecia, intanto, arrivarono reperti originali che riempirono i maggiori musei che intanto stavano sorgendo
in Europa (Londra, Parigi). A promuovere la conoscenza dell’arte classica contribuirono anche le incisioni
delle rovine romane realizzate da Gianbattista Piranesi (1720-1778).Tuttavia nei primi decenni del ‘700 il
gusto predominante è ancora quello barocco che tendeva a privilegiare l’effetto scenografico, l’invenzione
fantastica e le decorazioni preziose. Da un lato si assiste al perdurare dell’arte barocca che, continuando a
riproporre i propri temi diviene ripetitiva e fine a sé stessa (Rococò), dall’altro comincia a svilupparsi il
Neoclassicismo, con le sue forme sobrie e maestose. Le due correnti, tuttavia, tendono anche a mescolarsi,
specialmente nell’architettura: gli esterni presentano il linguaggio neoclassico, mentre gli interni sono
decorati con sfarzo. La scoperta di Pompei fa risvegliare un interesse verso l’arte classica, gli artisti iniziano
a recuperare lo stile che usavano i classici ma usando la propria moderna sensibilità, nasce così il
neoclassicismo. Napoleone è un grande fan del neoclassicismo che contribuisce a diffonderlo nei paesi che
conquista. Non influenza solo l’arte, ma anche la letteratura e il teatro, in America del Nord ed Europa.
FILIPPO JUVARRA (1676-1736)

Un’originale commistione di elementi classici e barocchi è quella elaborata da Filippo Juvarra, architetto
messinese tra i più importanti progettisti europei dell’epoca, attivo in Piemonte al servizio dei Savoia. Si
ispira a Michelangelo e Borromini ma li interpreta in modo originale.

La Basilica di Superga è una delle sue opere più importanti: voluta da Vittorio Amedeo II come
ringraziamento per la liberazione di Torino dall’assedio dei Francesi nel 1706, questa basilica presenta una
pianta centrale, un’alta cupola michelangiolesca, due campanili di gusto borrominiano ed è preceduta da
un pronao classico. L’interno ha la stessa severa monumentalità del barocco romano seicentesco: sui due
assi principali si aprono le cappelle maggiori coperte da volta a botte cassettonata mentre, nello spazio tra
le colonne, si accede alle cappelle minori. Nonostante le notevoli dimensioni (la cupola arriva a 71 metri di
altezza), Juvarra riesce a creare un edificio di grande eleganza grazie alla luminosità degli interni e ai
raffinati dettagli decorativi.

Palazzina di Caccia

Sempre per il medesimo sovrano Juvarra progetta la Palazzina di caccia di Stupinigi (1729- 1733), un edificio
complesso e articolato che si inserisce perfettamente nell’ambiente naturale circostante, utilizzato dal re
come padiglione di caccia. L’idea di partenza è quella di un grande salone centrale di forma ellittica dal
quale si dipartono quattro bracci più bassi disposti a croce di Sant’Andrea. La costruzione si protende poi
anteriormente racchiudendo un vasto cortile ottagonale. Gli interni sono un tipico esempio di Rococò
italiano con saloni da ballo, da gioco, gabinetto degli specchi, gabinetto cinese, salottini e anticamere ricchi
di decorazioni, lacche, porcellane, stucchi dorati e radiche rare.
LUIGI VANVITELLI (1700-1773)

Nato da una famiglia olandese emigrata in italia, il suo cognome (van Wittel) fu italianizzato in Vanvitelli dal
padre Gaspard van Wittel, uno dei primi pittori vedutisti. Dato che i monarchi europei si stavano facendo
costruire residenze e regge fuori città, il nuovo re di Napoli e di Sicilia, Carlo VII di Borbone, commissionò a
Luigi Vanvitelli la costruzione della Reggia di Caserta (1752-1780).

La reggia di caserta:

L’immenso edificio rettangolare con quattro cortili interni, uno scalone d’onore, un teatro e una cappella,
immerso in un vasto parco è ispirato alla reggia di Versailles ed è abbellito da numerose fontane, doveva
essere lontano dalla costa sia per sicurezza del palazzo, sia perché doveva governare dove c’erano i baroni e
quindi all’interno della Campania. Nel parco della Reggia la natura è geometrizzata secondo uno stile
chiamato “all’italiana” che prevede un utilizzo “architettonico” del verde, dell’acqua e delle rocce in modo
da creare fondali e quinte prospettiche. Vanvitelli, formatosi a Roma, pur partendo da una cultura barocca,
era molto attratto dai temi della classicità che la cultura illuminista stava rivalutando, tanto che è
considerato il primo architetto neoclassico italiano. Si progetta per la prima volta un arredo di interni e
c’erano anche degli uffici per amministrare lo stato. Viene aiutato da degli artigiani per realizzare le
decorazioni della Reggia, per il giardino si ispira a quello degli Acquaviva. La Reggia si sviluppa
verticalmente, non orizzontalmente, piena di scale. Oggi patrimonio dell’Unesco.

JACQUES-LOUIS DAVID (1748-1825)

Il più importante pittore del Neoclassicismo è il francese Jacques-Louis David. Egli non si limita a
recuperare le forme degli antichi, ma anche i loro ideali etici: l’artista vuole riproporre, dunque, non solo la
bellezza ma anche il mondo di valori dell’Antichità. Tra questi soprattutto il valore dell’uomo-eroe che
combatte per la propria patria anche a costo della vita. In questo senso vanno intese le sue tele ispirate a
personaggi dell’antica Grecia. Nel 1775 vince il Prix de Rome, ossia un soggiorno di studio a Roma, luogo
fondamentale del famoso Grand Tour, il viaggio in Italia che ogni artista doveva compiere per accostarsi alla
culla dell’arte europea. Qui studia Raffaello, la scultura antica e conosce le teorie sul Classicismo proposte
da Winckelmann. Tornato in Francia nel 1780 dipinge episodi tratti dalla mitologia, dalla storia antica o
moderna, con chiari intenti moralizzanti. Partecipò attivamente alla Rivoluzione Francese e all’età
napoleonica, realizzando quadri storici. Dopo la Restaurazione fu esiliato a Bruxelles dove si dedicò a
soggetti mitologici, e ad una pittura accademica priva del significato etico precedente.

IL GIURAMENTO DEGLI ORAZI (1784)

David predilige soggetti ispirati alla storia: qui raffigura il giuramento degli Orazi, un episodio che
appartiene alla storia leggendaria di Roma. Nel VII se. a. C., durante il regno di Tullo Ostilio, i tre fratelli
romani Orazi furono scelti per com- battere contro i tre fratelli albani Curiazi per decidere le sorti della
guerra tra Roma e Albalonga senza provocare ulteriori spargimenti di sangue. I tre Curiazi morirono e uno
solo degli Orazi si salvò, decretando la vittoria di Roma. Il momento rappresentato è quello in cui il padre
consegna le spade ai fratelli mentre questi giurano di combattere eroicamente per la patria. I colori sono
limpidi, illuminati da una luce intensa. I sentimenti che esprimono i personaggi vanno dalla determinazione
che si legge negli sguardi degli uomini al dolore contenuto delle donne. Questa estrema chiarezza nella
composizione, in cui non c’è niente di fastoso, niente di decorativo, niente di inutile ai fini della narrazione
dell’episodio serve al pittore per indirizzare l’attenzione dell’osservatore non tanto verso l’aspetto esteriore
del dipinto, quanto sul suo contenuto morale.

La composizione è essenziale, le figure sono disposte in tre spazi differenti, secondo la tripartizione formata
dal portico a colonne dipinto sul fondo. Il punto di fuga della prospettiva centrale si colloca tra le mani e le
spade. Anche le linee del pavimento contribuiscono a rafforzare la prospettiva.

LA MORTE DI MARAT (1793)

Un’altra opera fondamentale di David è La morte di Marat (1793), il giacobino rivoluzionario ucciso a
tradimento mentre faceva il bagno da Charlotte Corday, seguace della parte avversa. La sobrietà e
l’essenizalità dell’arredo quasi monastico stanno a testimoniare la virtuosa povertà di Marat, repubblicano
incorruttibile e martire della rivoluzione a cui David rende omaggio. Non a caso il pittore costruisce
l’immagine del defunto come se si trattasse di una Deposizione di Cristo o una Pietà: la ferità aperta sul
costato sanguina, la testa è riversa, il braccio abbandonato e il lenzuolo macchiato come un sudario. Il
parallelo con la morte di Cristo è un modo per elevare Marat al di sopra degli altri uomini. Confrontando
l’opera con un’altra di epoca successiva (nella quale l’episodio è raffigurato in base alle cronache
dell’epoca) è possibile capire a fondo quando il dipinto di David sia idealizzato. David non rappresenta
l’assassina per condannarla ad una damnatio memoriae e focalizzare l’attenzione solo sull’eroe.
FRANCISCO GOYA (1746-1828)

Un caso a parte è quello dello spagnolo Goya in quanto le sue opere non sono inquadrabili in nessuna
corrente artistica. Pittore di corte, la sua arte riflette le contraddizioni della Spagna dell’epoca: allo stesso
tempo povera e ricca, religiosa e laica, superstiziosa e illuminista. Tutto questo si traduce nella
raffigurazione dei sogni e degli incubi e nell’espressione dei sentimenti del popolo. In questo senso il suo
maggiore capolavoro è un dipinto storico, il 3 maggio 1808, che riprende un drammatico episodio della
resistenza del popolo spagnolo contro l’invasione di Napoleone. I madrileni inermi, rischiarati dalla luce di
una lanterna posata per terra, vengono brutalmente fucilati dalle truppe francesi. Invano si disperano: sono
tutti destinati a soccombere alla barbarie della guerra. In questo senso Goya può essere considerato vicino
al Neoclassicismo: per la sue fede nella ragione come antidoto alla violenza bestiale.

Particolarmente coinvolgenti sono le incisioni della serie I disastri della Guerra nelle quali la perdita della
ragione (come il titolo di una delle incisioni) porta alla violenza e all’abuso. Di tutt’altro genere è la coppia di
quadri dedicata alla Maya vestida e Maya desnuda (1800). Realizzati su commissione dovevano funzionare
come un gioco dove il quadro della donna vestita avrebbe coperto quello con il nudo la cui rivelazione
sarebbe stata una sorpresa per gli ospiti. Tuttavia il quadro, trattandosi della prima opera di nudo
femminile senza riferimenti letterari o mitologici e dai contenuti erotici molto espliciti, fu sequestrato dal
Tribunale dell’Inquisizione. Fu ritrovato insieme al suo gemello solo cento anni dopo all’Accademia de San
Fernando in una stanza mai aperta al pubblico.

ANTONIO CANOVA (1757-1822)

Il più grande scultore del Settecento Neoclassicista è l’italiano Antonio Canova: egli recupera il modello di
bellezza ideale del mondo antico e lo ripropone in sculture raffinate ed eleganti. Svolse quasi tutta la sua
attività a Roma, dove già da molto tempo era possibile ammirare le opere dell’antichità che Canova ricrea
cercando il modello ideale di bellezza e perfezione. Nelle sue sculture, infatti, sono sempre fusi il
naturalismo e l’idealizzazione: da una lato egli prende spunto dalla realtà, dall’altro la trasforma per
renderla più bella del vero, più perfetta, idealizzata. Dal mondo antico recupera anche temi mitologici,
come Amore e Psiche (1788-1793), i due amanti del racconto di Apuleio ai quali Canova dedica una
bellissima scultura. Nel racconto Psiche, contravvenendo agli ordini di Venere, aveva aperto un vaso che
doveva custodire. Priva di sensi viene fatta rinvenire da Amore (il dio alato) che sta per baciarla. Il momento
scelto da Canova è quello più sensuale, un attimo prima del bacio. Il corpo della fanciulla segue una linea
curva che si completa con l’ala del giovane. L’estrema perfezione dei corpi e l’armonia della composizione
fanno di questo gruppo scultoreo uno dei massimi esempi della scultura neoclassica.
Anche quando i soggetti non sono tratti dalla mitologia, come nei monumenti funebri, le sue figure
ricordano sempre bellezze classiche e mitologiche, come Paolina Borghese, sorella di Napoleone,
rappresentata come Venere vincitrice (1808) o lo stesso Napoleone realizzato nelle vesti di Marte
pacificatore.

LE TRE GRAZIE (1812-1816)

Dagli affreschi di Pompei a Botticelli, da Raffaello a Rubens fino a Canova il tema delle tre Grazie ha sempre
affa- scinato gli artisti. Si tratta della raffigu- razione delle tre figlie di Zeus (Aglaia, Eu- frosine e Talia) che in
genere accompagnano Venere. Simboleggiano la castità, la bellezza e l’amore e sono protettrici degli artisti,
in quanto da loro proviene tutto ciò che c’è di bello nel mondo. Canova le raffigura abbracciate e disposte a
circolo ma nessuna è totalmente di spalle. È un’opera pienamente neoclassica: Canova raggiunge qui la
perfezione delle forme, il controllo delle passioni, un ideale di bellezza ideale ed eterna. L’incrociarsi delle
membra imprime un senso di dolce abbandono alle figure che, nel sostenersi a vicenda, formano un unico
gruppo di reciproci affetti. Le superfici marmoree sono estremamente levigate: la luce scorre su di esse
creando effetti di morbido chiaroscuro. Le tre figure sono legate tra loro e creano, infatti, un unico blocco.
La figura centrale e quella a sinistra, inclinano il capo cercandosi con lo sguardo. La dea a destra guarda
entrambe le sue compagne. Il velo lega tra loro le tre donne così come l’intreccio di mani e di braccia.
VIDEO: CANOVA NUOVO FIDIA, maggior esponente neoclassicismo, arte incarna il bello

ROMANTICISMO

DALLA RAGIONE AL SENTIMENTO

Il Congresso di Vienna (1815) riporta i confini degli stati europei alla situazione precedente alle campagne
napoleoniche e rimette sul trono le dinastie spodestate. È l’inizio del periodo conosciuto come “Re-
staurazione”.Ciò mortifica le aspirazioni alla libertà e l’autonomia dei popoli sottomessi ai grandi imperi
come quello russo, quello austriaco e quello ottomano. Si diffondono ideali patriottici e il concetto di
“nazione”. Già dal 1821 iniziano insurrezioni e guerre che pongono fine alla Re- staurazione. Dalle guerre
rivoluzionarie del 1848 e da quelle seguenti nascono i nuovi Stati nazionali tra i quali il Regno d’Italia e
l’Impero tedesco.

L’ARCHITETTURA

La ricerca dei valori nazionali porta alla riscoperta dei modelli romanici, gotici e rinascimentali. Nasce
l'eclettismo, uno stile che comincia a delinearsi a partire dal terzo decennio del secolo risultante dall’unione
di stili diversi ripresi dalle epoche precedenti. È un tipo di architettura che, in tutta Europa, si sviluppa di
pari passo con l'affermarsi della classe borghese, che sempre più acquista importanza non solo dal punto di
vista economico ma anche sotto il profilo politico. Si tratta soprattutto di edifici civili, pubblici e privati come
l’Opéra di Parigi e il palazzo di Giustizia di Roma in stile neorinascimentale, ma anche reli- giosi come la
facciata della cat- tedrale di Santa Maria del Fiore, a Firenze, in stile neogotico.

Intanto con l’avvento della Rivoluzione industriale si sviluppa un nuovo modo di fare architettura con
materiali innovativi e tecnologie all'avanguardia: in questo caso si parla di “architettura degli ingegneri”. La
tecnica costruttiva cambia pro- fondamente e i nuovi edifici, anziché essere la risultante di una fusione
“eclettica” di tanti stili diversi, si rivelano nella loro forma essenziale. L’edificio si rivela nelle sue strutture
portanti realizzate con elementi me- tallici prefabbricati, modulari, montati in [Link] primo esempio è il
Crystal Palace realizzato nel 1851 a Londra (in occa- sione dell’Esposizione Universale) da Joseph Paxton
come una gigantesca serra in ferro e vetro.

L’esempio più famoso di “architettura degli ingegneri” è comunque la Torre Eiffel. Edificata tra il 1887 e il
1889 per l’entrata dell’Esposizione Universale con cui si celebrava il centenario della Rivoluzione Francese è
alta 324 m e composta da più di 18.000 pezzi. Doveva essere smontata dopo 20 anni ma, servendo da
antenna radio, non fu più demolita. L’ingegnere Gustave Eiffel, progettista della Torre, è anche l’autore
della struttura della Statua della Libertà di New York, alta 46 m (quanto un palazzo di 15 piani), e
completata nel [Link] Italia il ferro e il vetro vengono impiegati per le gallerie urbane (e per i mercati)
ambienti coperti da volte trasparenti sotto cui si trova- no negozi e ristoranti. Sono famosi la Galleria
Vittorio Emanuele II a Milano e la Umberto I a Napoli sebbene se ne possano trovare in tutte le maggiori
città italiane (Ge- nova, Roma, Torino etc.).

IL ROMANTICISMO

È un movimento filosofico, letterario e artistico che ha origine in Germania alla fine del ‘700 ma che si
sviluppa in Europa durante il secolo successivo e che privilegia l’espressione del sentimento che vince sulla
ragione. In tal senso si contrappose al Neoclas- sicismo e all’Illuminismo: alla razionalità e ai rigidi modelli
del mondo antico i Romantici contrappongono il sentimento, l’immaginazione e l’emotività. Gli eventi del
proprio tempo o il paesaggio circostante sono interpretati alla luce delle emozioni. Nell’ambito della
rappresentazione del paesaggio nascono due correnti: il “sublime” e il “pittoresco”.

CASPAR DAVID FRIEDRICH 1774-1840


Pittore tedesco, è uno dei primi artisti del Romanticismo. Nelle sue opere raffigura soprattutto paesaggi
grandiosi che sovrastano l’uomo. La natura è definita sublime, cioè potente e spaventosa, ed è una mani-
festazione del [Link] suo quadro più celebre è Viandante sul mare di nebbia, del 1818. La scena mostra un
uomo di spalle che osserva un paesaggio smisurato dalla cima di una [Link] vista di spalle ci consente di
osservare lo stesso panorama e provare la stessa emozione davanti allo spettacolo della natura. Il quadro
ha una straordinaria affinità con le atmosfere descritte nell’Infinito di Leopardi, scritto nello stesso [Link]
natura grandiosa e ostile è uno dei soggetti preferiti di Friedrich, a cui si aggiunge il gusto per i ruderi gotici,
carichi di mistero.

Le atmosfere nebbiose e gli alberi spogli e contorti sono un altro dei suoi temi preferiti.

Si tratta delle stesse atmosfere cupe e solitarie che si possono trovare nella “letteratura gotica” che si
sviluppò in epoca romantica. Uno dei romanzi più significativi è “Franken- stein, o il moderno Prometeo” di
Mary Shelley (1816), uno dei miti della letteratura proprio perché affonda le sue radici nelle paure umane.
La “creatura” è l’esempio del sublime, del “diverso” che in quanto tale causa terrore. Il suo creatore vuole
sfidare la natura dando vita ad un essere umano da lui assemblato ma sarà punito dalla sua stessa creatura
che gli sterminerà la famiglia e lui sarà condannato a rincorrerla fino alla fine dei suoi giorni.

WILLIAM TURNER 1775-1851

La rappresentazione del sublime nella na- tura si trova anche nelle opere dell’inglese William Turner. Il
paesaggio, interpretato attraverso l’emozione, si dissolve in vortici di vento e vapori.

JOHN CONSTABLE 1776-1837

L’inglese John Constable vede, invece, ciò che di “pittoresco” c’è nella natura, vista come rifugio
incontaminato, fuga dalla re- altà. La rappresentazione è ricca di partico- lari ma sempre soggettiva.
THEODORE GERICAULT 1791-1824

È autore della Zattera della Medusa (1819), uno dei dipinti più celebri del Romanticismo. La tela raffigura i
naufraghi nel momento in cui hanno avvistato una vela all’orizzonte.

Il vento soffia da destra a sinistra, nel- la direzione opposta a quella in cui si sviluppa la composizione,
gonfiando la vela e alzando grandi onde.

Alcuni naufraghi, all’avvistamento della nave, sentono riaccendersi la speranza e si alzano con fatica, racco-
gliendo le ultime forze.

In primo piano ci sono i naufraghi mor- ti o in balia delle onde. Un uomo anzia- no sorregge il corpo del
figlio morto, incurante della speranza che stanno provando gli altri naufraghi alla vista della nave in
lontananza.

Il quadro narra un episodio realmente accaduto nel giu- gno del 1816: il naufragio della fregata francese
Medusa al largo della costa africana. Si salvarono solo pochi uomini su una zattera, raggiunti dalla nave
Argo.

La spietatezza dei particolari suscitò aspre polemiche.

Géricault mostra di conoscere bene l’arte di Michelan- gelo per lo studio della muscoltura e la torsione
delle figure. Non c’è però l’equilibrio classico, ma frenesia e movimento.

La luce è contrastata come quella di Caravaggio. Tutti gli elementi, anche il cielo, contribuiscono a
coinvolge- re lo spettatore, rendendolo partecipe della tragedia.
EUGENE DELACROIX 1798-1863

L’arte romantica si esprime anche nella cri- tica e nella denuncia di molti aspetti della società del tempo.

Nel quadro “La Libertà che guida il popo- lo”, la prima opera politica della pittura mo- derna, di Eugène
Delacroix vi è una rappre- sentazione contemporaneamente reale ed allegorica di un momento della
rivoluzio- ne parigina del 1830 alla quale egli stesso prende parte. La composizione è piramidale e ha al
vertice la donna che, insieme al fuci- le, porta una bandiera tricolore: è il simbolo della libertà del popolo
francese.

Alla base si trovano i corpi dei rivoltosi, feriti o morti, raffigurati con drammatico realismo. Tutte le classi
sociali si uniscono contro la monarchia restaurata dai Borbo- ni e il cielo stesso, cupo e fumoso, sembra
partecipare all’evento drammatico.

Il quadro fu aspramente criticato poichè la donna, sebbene ispirata alla Venere di Milo, ha le fattezze di una
popolana, addi- rittura con i peli sotto le ascelle.

Un altro tema di Delacroix, e di tanti altri autori romanticisti, è quello esotico.

In “Le donne di Algeri” del 1834 dipinge un harem intimo e accogliente dove la luce cal- da e obliqua gioca
con i tessuti e i materiali.
WILLIAM BLAKE 1757-1827

Fa parte della prima generazione di poeti romantici inglesi, come William Wordsworth e Samuel Taylor
Coleridge; si distingue per le sue opere come pittore e illu- stratore, oltre che come poeta. La sua arte,
grandemente influen- zata dagli esempi di Michelange- lo e Milton, è basata sul simbo- lismo e ispirata alle
sue visioni spirituali. La sua grande fonte di ispirazione è la Bibbia.

Predilige la tecnica dell’incisio- ne e comincia ad illustrare i suoi poemi componendo immagini e versi sulle
medesime lastre. Lascerà incompiuta l’illustrazio- ne della Divina Commedia.

FRANCESCO HAYEZ 1791-1882

Rappresenta il Romanticismo italiano, più ac- cademico e classicheggiante, nonostante i temi patriottici. È
noto soprattutto per Il ba- cio (1859), uno dei dipinti più noti della pittura dell’800 italiano. L’accordo
perfetto dei colori, la sapiente resa delle luci e delle ombre, l’at- mosfera di mistero e la vaga
ambientazione medievale, hanno reso questo dipinto uno dei soggetti più sfruttati per la pubblicità e per
molte famose scene del cinema.
La scena è un’allusione politica agli ideali del Risorgimento sugggerita da alcuni detta- gli: il ragazzo coperto
dal mantello, col berretto calato sugli occhi, il viso in ombra e un pugnale nella cintura, suggerice l’idea di
un cospiratore o un rivoluzionario. Il piede sullo scalino, come se dovesse scappare e l’ombra dell’uomo
misterioso tagliato fuori dall’im- magine fanno pensare a un delitto o un’azione violenta, o a una fuga. Per
contrasto al di- namismo della figura maschile, la ragazza è completamente abbandonata, il corpo arcua- to
all’indietro e la mano che sembra più aggrapparsi che abbracciare. Raffinatissimo e di grande effetto il
contrasto tra il rosso e l’azzurro, dei riflessi luminosi della seta dell’abito della fanciulla e dell’opacità e
consistenza del mantello del ragazzo.

ANTONIO CANOVA AMORE E PSICHE

questo affascinante gruppo scultoreo conservato al Louvre è opera del grande Antonio Canova, maestro
nello scolpire il marmo ne esiste una seconda versione simile alla prima conservata all’Ermitage di San
Pietroburgo e una terza sempre esposta al Louvre in cui la coppia è in piedi le due figure protagoniste
dell’opera sono amore e psiche nel momento che precede di qualche istante il bacio il soggetto è molto
probabilmente preso dalla leggenda di Apuleio, scrittore sacerdote filosofo e mago dell’antica Roma. La
storia narra che psiche ragazza bellissima provocò l’invidia di Venere così che la dea le mandò amore per
farla innamorare di un uomo vecchio e brutto ma amore, vedendola se ne innamorò e dopo una serie di
traversie riuscì a far entrare psiche nell’Olimpo degli dei e due poi si sposarono e dalla loro unione nacque
un figlio di nome piacere quest’opera d’ispirazione mitologica è solo un pretesto per rappresentare l’amore
ed è per questo che l’artista scelse di fissare nel marmo il momento carico di desiderio che precede il bacio,
ma osserviamo attentamente i dettagli. La composizione è straordinariamente articolata. La donna psiche e
semi distesa orienta il viso e le braccia verso l’alto e nel fare questo crea con il busto una torsione ad
avvitamento l’uomo amore si appoggia su un ginocchio mentre con l’altra gamba si sporge in avanti
incurvando la schiena e inclinando la testa di lato per accostarsi alle labbra della donna questo straordinario
gruppo scultoreo ben rappresenta l’estetica e il gusto neoclassico sempre alla ricerca di un equilibrio
perfetto delle forme o osservando bene l’opera ci rendiamo conto che il corpo di psiche insieme alla gamba
e alle ali di amore costruiscono una X perfettamente simmetrica le braccia di psiche delimitano al centro di
questa X un cerchio perfetto che incornicia il punto focale della composizione i pochi centimetri che
separano le labbra dei due amanti, la nuova cui non cerca di cogliere il movimento all’vitalità o la
sensazione del continuo divenire come Gianlorenzo Bernini aveva fatto prima di lui nel barocco l’artista
invece ha la necessità tutta neoclassica da arrivare a una perfezione senza tempo in cui nulla più può
trasformarsi Canova per fare questo non cerca di dar vita al marmo, ma cristallizza la vita nel marmo, dando
alla materia una forma immutabile e immortale

Antonio Canova nasce a Possagno un paese in provincia di Treviso 1 novembre 1757 la sua famiglia lavora il
nonno soprattutto è lui che avvia il giovane Antonio scalpellino nel 1768 Canova si trasferisce a Venezia
dove frequenta la scuola e studia Antonio Canova si forma sullo sfondo del neoclassicismo negli anni
precedenti si predilige torna l’idea del bello assoluto il modello è la civiltà classica greca e romana Canova
sono del 1776 le sue prime sculture monumentali, le statue di Orfeo e Hurry e due anni più tardi e Icaro la
prima opera in cui utilizza un modello di gesso in grandezza reale tipica dei suoi lavori successivi nel 1779
viene ricordata la sua opera più celebre il gruppo scultoreo rappresentato è un’allegoria della leggenda di
Apuleio in cui i personaggi di amore e psiche sono eterna nell’istante che precede il bacio 1802 opere nei
territori occupati dai francesi Napo napoleonica per questo motivo rifiuta di ritrarre Napoleone nonostante
le numerose richieste dell’imperatore solo dopo aver ottenuto molte opere in Italia, dà vita alle statue
Napoleone Marte e Paolina borghese Bonaparte nella sua vita torna a nove volte a Possagno ed è nel suo
paese che in particolare si dedica alla pittura l’11 luglio del 1818, pone la prima pietra prima pietra del
tempo opera destinata ad immortalare la memoria della sua alla comunità del suo paese come chiesa
parrocchiale. L’edificio dopo la sua morte le sue spoglie sono una Libia, il suo cuore e custodito nella chiesa
di Santa Maria gloriosa Venezia mentre il corpo ed è conservato nel tempio da lui iniziato.

LE TRE GRAZIE

Opera del Canova, il gruppo scultoreo delle tre grazie è stato prodotto in un momento in cui l’artista era
così famoso che il pubblico attendeva con impazienza ogni nuova opera fedele all’ideale classico Canova
incarnava le sue percezioni della bellezza nella forma delle antiche divinità che si diceva personificassero il
fascino femminile, i contemporanei hanno elogiato l’opera per il suo nuovo approccio all’argomento a
differenza delle composizioni che derivano dall’antichità classica, dove le figure esterne e si girano verso lo
spettatore e la figura centrale abbraccia le sue amiche dandoci le spalle. Le grazie di Canova stanno una
accanto all’altra tutte di fronte all’altra le tre snelle figure femminili si uniscono nel loro abbraccio unite non
solo dalle mani giunte ma anche dal drappo che cade dalla mano di una di loro la composizione del Canova
è compatta ed equilibrata le grazie stanno attorno a un altare sacrificale su cui si trovano tre ghirlande di
fiori e una ghirlanda che simboleggia i loro teneri legami la tecnica scultorea rende l’levigatissime superfici
marmoree come specchi in grado di assorbire e riflettere la luce della scultura antica non rappresenta per
Canova un pedissequo esercizio stilistico, ma una base di partenza ineliminabile sulla quale innestare la
squisita grazia del settecento le tre figure femminili costituiscono l’incarnazione dell’ideale neoclassico di
bellezza. I movimenti lenti fluenti nascono l’uno nell’altro, sciogliendosi in un ritmo lento e pagato elegante
e armonioso. Il gruppo marmoreo fu commissionato dalla prima moglie di Napoleone Josephine Bernie che
non fece in tempo a vedere l’opera terminata il contemporanei pensavano che Canova avesse catturato
così tanto l’ideale della bellezza da commentare le sue opere come più belle della bellezza stessa.

L’ARCO DI TITO

Antonio Canova, scultore e pittore ma il 1 novembre 1757 a Possagno vico paese nel nord-est Italia
considerato il massimo esponente del neoclassicismo e per questo soprannominato il nuovo Fidia l’artista è
autore di questa splendida statua raffigurante Paolina borghese Bonaparte, sorella di Napoleone qui
Paolina è rappresentata come Venere e la mano sinistra infatti tiene il pomodoro con il quale fu
riconosciuta da Paride la bellezza della dea nell’episodio della mitologia greca e il principe troiano dovette
infatti premiare la donna più bella scegliendo tra Minerva Giunone e Venere si tratta quindi di una
rappresentazione allegorica in cui la giovane Paolina viene immortalata nei panni di una divinità per
celebrare la sua virtù e la sua bellezza la scultura fu commissionata dal marito della donna il principe
Camillo borghese e scolpita a Roma tra il 1805 nel 1808 non si sa se Paolina posò nuda per l’artista, o se
piuttosto Canova non abbia fatto altro che inserire il ritratto della donna su un corpo corpo realizzato
seguendo i canoni di bellezza neoclassica però viaggiamo molto prima di trovare la sua collocazione
definitiva galleria borghese una volta completata raggiunse la dimora di Camillo borghese a Torino, dove
rimase fino al 1814 alla caduta di Napoleone fu spostata a Genova e via mare raggiunse Roma. La statua fu
esposta a palazzo borghese, dove la si poteva osservare anche di notte illuminata da fiaccole era così messa
in risalto la raffinatezza del marmo e la dopo un breve periodo in cui l’opera fu mostrata a villa Pinciana dal
1889 trovò la sua collocazione definitiva a galleria borghese una curiosità la parte marmorea dell’opera che
termina con il materasso è appoggiata sulla struttura linea del letto all’interno di questo c’è un meccanismo
nascosto che permette alla statua di ruotare intorno al proprio asse verticale nel 1953 al letto furono giunte
due zampe di leone. L’aspetto più sorprendente di questo ritratto di Paolina è il modo in cui Canova se
prendere materiali e superfici diverse dalla pelle vellutata della donna ai morbidi cuscini al leggero tessuto
che si adagia sulle gambe, si può veramente dire che il marmo prende vita.
All’inizio del XIX secolo, gli artisti romantici diedero nuova vita alla pittura di paesaggio. Essi si lasciavano
guidare dalle emozioni e dal concetto di centralità dell’individuo. Lo stile tedesco, in particolare, assunse un
carattere più meditativo e introspettivo, rappresentando l’uomo nella solitudine o nell’isolamento,
immerso nella natura. Le opere di Caspar David Friedrich erano pervase da una grande intensità spirituale:
non rappresentavano scenari reali, ma paesaggi dell’anima. Come scrisse nel 1830, il compito dell’artista
era rappresentare con fedeltà aria, acqua, alberi, rocce e spirito della natura, catturandone l’essenza e il
sentimento. Il dipinto “Viandante sul mare di nebbia” è un esempio ideale di quest’arte che nasce dal cuore
e dall’anima. Il quadro non raffigura un luogo specifico, ma è un collage di vedute di montagna raccolte in
schizzi, tutte immerse in una nebbia bianca. Questo elemento, secondo Friedrich, intensifica il sublime del
paesaggio. Le rocce nere, inospitali, che emergono dalla nebbia — quasi come fosse un vapore sprigionato
dalla terra — evocano un paesaggio primordiale. L’opera suggerisce la piccolezza dell’uomo di fronte alla
vastità della natura. Il punto di vista è posto all’altezza dello sguardo del viandante, come se lo spettatore
osservasse il paesaggio dall’alto. In questo modo, chi guarda il quadro è invitato a provare le stesse
sensazioni del viandante, identificandosi con la sua esperienza. Il formato verticale inconsueto e la figura
centrale di spalle riflettono l’intento di Friedrich di focalizzarsi sull’esperienza interiore del viandante. Alcuni
critici interpretano inoltre il dipinto come una riflessione sulla recente perdita di una persona cara.
L’approccio di Friedrich non era unico, poiché anche altri artisti tedeschi adottarono uno stile simile, anche
se nessuno raggiunse l’intensità della sua arte. Friedrich, che iniziò a dipingere a olio a trent’anni,
padroneggiò subito la profondità dei toni scuri, trasmettendo emozioni profonde e malinconiche.
Nonostante in epoche successive alcune sue opere siano state utilizzate come strumenti di propaganda, la
bellezza mistica e malinconica dei suoi paesaggi mantiene ancora oggi il suo fascino eterno.

FUCILAZIONE DI GOYA

L’arte dalla parte dei deboli è un concetto che non sempre fu così scontato era stato permesso poche volte
e solo in senso ironico che l’artista prendesse la parte del perdente nella storia con Goya però la questione
cambiò radicalmente nel 1814 l’artista propose al consiglio della reggenza di realizzare su tela i momenti
più salienti della resistenza spagnola nei confronti delle truppe sconfitte di Napoleone il risultato furono
due opere di cui una è il 3 maggio 1808 che rappresenta il momento in cui i francesi fucilarono senza
processo tutti gli spagnoli sospettati di aver partecipato alla sommossa del 2 maggio. Focale del dipinto è
l’uomo inginocchiato con le braccia aperte illuminato dalla luce della lanterna porta una camicia bianca
unica nota chiara dell’intera composizione in cui prevalgono i toni scuri un plotone di soldati è schierato di
fronte a lui sono tutti di spalle e per questo non ne vediamo i volti molto toccante allo sguardo del
disperato in attesa delle fucilate e crude sono le figure a terra dei già giustiziati in prima linea una collina
separa la scena dallo sfondo del cielo notturno su cui si staglia il profilo della città testimone attonito e
impotente di tanto orrore. L’opera divenne presto un’icona contro la disumanità della guerra, spogliata di
ogni eroismo, l’arte di Francisco Goya, che passò leso attraverso quattro sovrani e due rivoluzioni, restando
in equilibrio sul filo sottile della diplomazia in un’epoca di tumulti e violenze oggi la possiamo dividere in
due grandi periodi nella prima parte della sua vita infatti, prima della malattia l’artista si è espresse con
fantasia e spensieratezza, ignorando cosa fosse la crudeltà o il malessere fisico invece nella seconda parte
col sopraggiungere della maturità e della malattia che lo renderà sordo la sua arte si fece cupa, drammatica
e angosciante la guerra con tutti i suoi errori e ingiustizie arrivò alla porta del pittore e lui la fece entrare
nella sua vita, osservando i dipinti tardi realizzati da Goya ci sembra di essere a un passo dall’inferno e nei
termini diabolico, torbido e tenebroso possiamo sintetizzare il senso del suo viaggio al termine della notte
ma forse è proprio questo il compito di un artista anche con il rischio di impazzire o diventare sordo, Goya
guardò nell’abisso della condizione umana e attraverso le sue opere ci raccontò quello che vide
Caspar David Friedrich

è una figura importante del Romanticismo. Con i suoi dipinti, Friedrich esplorava temi di solitudine e
desolazione, riflettendo una profonda malinconia e un’intensità spirituale nel paesaggio. Alcune delle sue
opere, come quelle realizzate nel 1814 ad Amburgo, mettono in risalto questi aspetti, interpretando la
natura in modo simbolico. Spesso, Friedrich raffigurava figure solitarie, distese di acque, montagne
innevate e paesaggi immersi in una luce ambigua e inquietante. Era molto interessato agli effetti della luce
e al cambio delle stagioni: le sue opere sono realistiche e allo stesso tempo profondamente simboliche,
incarnando lo spirito romantico con un tocco unico e inconfondibile. Un esempio di questa intensità è il
dipinto in cui si vedono ghiacciai che sovrastano un paesaggio, con margini nitidi tra le lastre di ghiaccio,
dipinte con tale realismo da far provare un senso di gelo a chi guarda. Con un’osservazione attenta, però, si
nota un piccolo elemento intrappolato nel ghiaccio: si tratta del relitto di una nave, un probabile
riferimento alla tragica spedizione artica di William Parry, schiacciata dai ghiacci al Polo Nord tra il 1819 e il
1820. Per Friedrich, tuttavia, l’importanza dell’opera non risiedeva nel fatto storico, ma nella natura stessa.
Il ghiaccio che sovrasta la nave simboleggia la potenza della natura e la fragilità dell’uomo di fronte a essa,
concetti che diventano metafore della lotta dell’uomo con il mistero e il fallimento. Il titolo stesso del
dipinto, “Nessuna Speranza,” sottolinea questo aspetto: la natura è immensa e terribile, mentre l’uomo è
fragile e impotente. Questo sentimento di tragedia potrebbe anche rimandare all’infanzia dell’artista:
Friedrich, da ragazzo, rischiò l’annegamento quando il ghiaccio su cui pattinava si ruppe. Come la nave del
dipinto, l’artista cadde nelle acque gelide, ma fu salvato dal fratello Johann, che purtroppo annegò.

LA MAJA DESNUDA

la madre nuda è un dipinto ad olio su tela di 98 cm per 1,91 m realizzata da Francisco Goya tra il 1797 e il
1800 vive in prima persona gli ultimi splendori e la grande crisi che la Spagna conosce alla fine del
settecento e nei primi dell’ottocento interpreta la leggerezza del mondo galante di Madrid ritrae la nobiltà
di corte e partecipa con commozione agli eventi che seguono l’invasione della Spagna da parte della Francia
di Napoleone la maga raffigura una giovane donna sdraiata sul divano che offre la vista del suo corpo
completamente svestito. l’opera viene commissionata Goya dal potente ministro Manuel Godoy l’unico che
in questi anni può permettersi di contravvenire alle regole dell’inquisizione che vietano di rappresentare il
Ludo femminile esistono nella pittura spagnola nudi femminili precedenti a Goya come la Venere allo
specchio di Diego Velásquez in questo quadro, però la donna è allegoria di una dea e raffigurata di spalle la
maga snuda e invece il primo quadro dell’arte spagnola che raffigura una vera donna nuda in tutta la sua
spregiudicata sensualità il corpo è disteso inquadrato frontalmente le braccia sono incrociate dietro la testa
non c’è nessun artificio pittorico coprirne i seni o il pube. Lo sguardo della mafia malizioso e sfrontato è
diretto verso lo spettatore con aria di sfida. Spiccano il verde inteso del letto e la meticolosità con cui sono
dipinti i pizzi bianchi dei veli che ricoprono il velluto, il leggero chiaro errore del fondale conferisce volume
al soggetto che si stacca così dallo sfondo sfondo illuminato, il cantore del corpo nudo e vestita dove la
medesima modella stessa sfumature cromatiche probabilmente pensato insieme a la Maya vestita dove la
medesima modella nella stessa stessa identica posa e ritratta invece in abiti eleganti probabilmente la tela
con la ragazza vestita viene realizzata per nascondere la tela con la ragazza come una sorta di coperchio
poteva essere alzato solo da Godoy la scandalosa Malu clima di restaurazione imposto da Ferdinando VII
nel 1815 viene chiamato dipinto davanti al tribunale dell’inquisizione il pittore riesce a non farsi
condannare ma la sua posizione a corte e compromessa decide quindi di ritirarsi nella sua tenuta chiamata
del sordo l’opera entra a far parte del museo del 1901 si trova a Madrid al museo del prato
ABBAZIA NEL QUERCETO

L’opera fu esposta per la prima volta nel 1810 all’Accademia di Belle Arti di Berlino. Accanto al dipinto,
Friedrich posizionò un’altra opera, “L’Abbazia nel querceto,” creando un percorso visivo e spirituale verso
mondi lontani e introspettivi. Ma cosa rappresenta davvero l’opera? Si tratta di un monaco solitario che,
affacciato sul freddo e grigio mare del Nord di fronte all’isola di Rügen, guarda l’orizzonte pensieroso. Un
mare cupo e una luce tetra dominano la scena, evocando il tema tipicamente romantico dell’uomo di
fronte all’immensità della natura e al suo mistero, suscitando sentimenti di stupore e soggezione. Il dipinto
diventa così simbolo dell’essere romantico, evidenziando l’assurdità e il mistero dell’infinito. La piccola
figura del monaco, unica presenza verticale nel paesaggio, funge da misura visiva, segnando il confine tra
uomo e natura, mortalità ed eternità. Curiosità: questo elemento, il monaco solitario, avrebbe influenzato
successivamente la pittura metafisica di Giorgio de Chirico.

IL GIURAMENTO DEGLI ORAZI

oggi ti voglio presentare il giuramento degli Orazi dipinto dal francese Jean-Louis David nel 1784 uno dei
capolavori dello stile neoclassico il quadro è ispiratore episodio leggendario dell’antica Roma gli Orazi e
Curiazi in sostanza Roma era in guerra con la città di alba il re delle due città per evitare di far scontrare gli
eserciti decisero che avrebbero combattuto tre campioni che erano anche fratelli per parte i Curiazi per
Albalonga e gli Orazi per Roma. Alla fine vinsero gli Orazi. Il pittore mostra il momento in cui i tre fratelli
ricevono dal padre le armi e giurano fedeltà a Roma. Hanno tutti un’espressione molto determinata fiera
perché sanno di svolgere un compito estremamente importante, altrettanto fiero e deciso e il padre che si
trova al centro del dipinto e consegna ai figli le spade sulla destra poi ci sono le donne che piangono e si
disperano insieme ai bambini si nota subito la differenza tra la forza fisica e immorale degli uomini e la
debolezza delle donne, se ci fai caso anche le linee confermano questa sensazione gli uomini sono modellati
lungo linee rette che danno un senso di energia e di tensione, mentre le donne con linee curve e morbide lo
stesso discorso vale per i colori quelli delle donne sono infatti più tenui e delicati rispetto a quelli degli
uomini la scena poi si svolge lungo una linea orizzontale come se si trattasse di un basso rilievo classico
greco romano, lo puoi verificare confrontando il quadro di David con un basso rilievo romano. Come
questo, per esempio lo spazio è organizzato in modo chiaro ordinato e le tre arcate sullo sfondo
corrisponde esattamente i personaggi in primo piano, quello di sinistra in cornice i tre fratelli, quella
all’arcata di centrale in linea con il padre quella di destra con le donne i corpi dei protagonisti sono regolari
e muscolosi e sono ispirati alla scultura antica. Le figure sono nitide essenziali di una bellezza senza fronzoli
senza decorazioni inutili. Una cosa molto diversa dal tipo di pittura che andava di moda fino a pochi anni
primail pittore di questo capolavoro è Jean-Louis David vissuto a cavallo tra 700 e ottocento fu tra l’altro tra
708 100 fu tra l’altro un grave sostenitore della rivoluzione francese e poi di Napoleone nel giuramento
degli Orazi in particolare vuole esaltare l’eroismo il sacrificio per il bene comune il rigore morale tutti i valori
che andranno molto di moda, pochi anni dopo a partire dal 1789 con lo scoppio della rivoluzione francese,
quando alla frivolezza dei nobili si contrapporrà la severità e la forza dei rivoluzionari

LA MORTE DI MARAT

Era il 13 luglio del 1793 e il giornalista e leader rivoluzionario francese Jean-Paul Marat stava facendo uno
dei suoi consueti lunghi bagni per attenuare il dolore dell’eczema che l’tormentava Charlotte Cordy una
simpatizzante realista il ruppe nella stanza e l’ho accoltellò l’amico Jacques Huis David organizzò il funerale
e col suo dipinto rese ma immortale ma è raffigurato nel momento del suo ultimo respiro, la penna e il
foglio di carta raccontano della sua abitudine di usare il momento del bagno come occasione per lavorare,
mentre la mano sinistra stringe il messaggio lasciato dall’assassina sono fortunata è sufficiente per aver
diritto al vostro patriottismo la scena più che un’accurata ricostruzione dell’evento è un’evocazione di un
martirio non c’è traccia di tagli sulla pelle di Mara il coltello giace per terra invece che conficcato nel corpo
la corde che non fuggì dalla scena del crimine non è presente nel dipinto tutta l’attenzione è focalizzata
sumera la cui posizione ricorda il Cristo morto della pietà di Michelangelo, sorretto da Maria Una simile
idealizzazione eleva un semplice ritratto a una tragica rappresentazione universale. David aveva una solida
carriera d’artista, quando scoppiò la rivoluzione francese sia l’artista sia le sue opere si intrecciarono con gli
eventi politici che seguirono si dedicò a tematiche e personaggi rivoluzionari, contribuendo a promuovere il
movimento repubblicano in Francia quest’opera e la vita di David sono un esempio perfetto di come gli
artisti hanno spesso promosso le cause politiche in cui credevano Sia attraverso un coinvolgimento
personale sia usando lo strumento dell’arte e semmai c’è stata un’immagine capace di farti morire per una
causa quella è la morte di Mara e questo aspetto è ciò che la rende polvere da sparo

“Il Bacio” di Francesco Hayez

“Il Bacio,” celebre dipinto di Francesco Hayez, è esposto alla Pinacoteca di Brera a Milano. L’artista ne ha
realizzato diverse versioni, e il quadro fu un enorme successo fin dall’epoca della sua realizzazione,
divenendo una delle opere più famose della pittura italiana. L’immagine è semplice e immediata: una
coppia si bacia con passione, ma vi sono diversi livelli di lettura. A un primo livello, vi è l’aspetto
sentimentale, con il bacio intenso e sensuale tra i due amanti. I loro volti sono appena visibili, così
l’attenzione si concentra sull’azione. L’uomo, in posizione attiva, abbraccia la donna, che si abbandona al
suo slancio; il suo piede, posato su uno scalino, e il coltello alla vita suggeriscono una partenza imminente,
forse un addio piuttosto che un semplice saluto. A sinistra, una sagoma scura e le scale sullo sfondo
aggiungono tensione alla scena, suggerendo che i due amanti si siano incontrati in segreto, rischiando di
essere scoperti. L’ambientazione medievale, tipica del romanticismo, conferisce mistero alla scena. Questo
bacio iconico ha ispirato film e immagini, come la celebre immagine dei Baci Perugina. L’opera si collega
anche a un precedente artistico: un dipinto di Hayez di 25 anni prima, L’ultimo bacio di Romeo e Giulietta,
mostra una composizione simile, ma “Il Bacio” risulta ancora più potente nella sua semplicità. Significato
storico e patriottico. Dipinto nel 1859, durante il Risorgimento, Il Bacio riflette anche la situazione politica
dell’epoca, ossia la Seconda Guerra d’Indipendenza e l’alleanza tra il Regno di Sardegna e la Francia contro
l’Austria. Hayez ambienta quindi la scena medievale con riferimenti contemporanei, come il piede posato
sullo scalino: potrebbe rappresentare un patriota pronto a partire per la battaglia o l’esilio, che saluta la sua
amata un’ultima volta. Un simbolo dell’alleanza tra Italia e Francia. L’ultimo livello di lettura celebra
l’alleanza tra Italia e Francia. I colori degli abiti dei protagonisti – il bianco, il rosso e il verde dell’uomo e il
blu nell’abito della donna – rimandano ai colori delle bandiere italiana e francese, simboleggiando così
l’unione dei due popoli in un abbraccio carico di speranza.

Eugène Delacroix dipinse La Liberté guidant le peuple

Lo ha fatto per celebrare le giornate della rivoluzione del 28 luglio 1830, quando il popolo di Parigi si sollevò
contro la monarchia borbonica di Carlo X. La composizione piramidale è centrata sulla figura della Libertà,
una popolana scalza e a seno scoperto che tiene in mano il tricolore francese e una baionetta. La scena
include vari protagonisti che rappresentano le classi sociali coinvolte nei moti: l’operaio, la borghesia e la
classe contadina. L’opera si distingue per l’uso drammatico del chiaroscuro, dei colori vibranti e delle
pennellate vigorose che trasmettono una forte emozione. Delacroix, simbolo del Romanticismo, non si
limita a narrare un evento storico, ma lo rende un’esperienza emotiva, dove lo spettatore è coinvolto nel
dolore e nella lotta. La sua visione conferisce pathos e eternità a un fatto di cronaca contemporanea.

La zattera della Medusa (1819) di Théodore Géricault

Esso rappresenta il momento drammatico in cui i sopravvissuti al naufragio della nave Medusa vedono la
nave di soccorso Argus. La composizione gioca su due piramidi contrapposte, una che simboleggia la
speranza e l’altra la disperazione. L’opera coinvolge emotivamente lo spettatore, che sente la sofferenza
dei naufraghi e l’incertezza del loro destino. Géricault, con un realismo crudo e influenze da Caravaggio e
Michelangelo, trasforma un episodio storico in un dramma universale.

IL CARRO DEL FIENO DI CONSTABLE JOHN

Questo dipinto di Constable fu esposto alla Royal Academy di Londra nel 1821, anno in cui venne realizzato,
ma non trovò un acquirente. Oggi l’opera è considerata uno dei capolavori dell’arte britannica. Nel 2005, il
programma televisivo inglese Today lanciò un sondaggio sull’arte britannica, in cui Il carro di fieno si
classificò secondo tra i dipinti più amati, superato solo da La valorosa Temeraire di Turner. Tuttavia, al
tempo di Constable, l’opinione pubblica la pensava diversamente, per vari motivi. Il primo motivo riguarda
la tecnica pittorica, basata su piccoli tocchi di pennello che davano l’impressione di una tela incompleta,
uno stile considerato allora più adatto a un bozzetto che a un’opera finita. Il secondo motivo concerne il
soggetto del dipinto: gli accademici ritenevano inadatto rappresentare un paesaggio semplice come questo
su una tela di grandi dimensioni. Quando il dipinto venne esposto in Francia, insieme ad altre opere di
Constable, ottenne però una medaglia d’oro da Carlo X e l’apprezzamento del pubblico francese, tra cui il
pittore Théodore Géricault. La scena rappresentata da Constable si ispira a un luogo nel Suffolk, vicino a
Flatford, sul fiume Stour. La carretta per il fieno, un tipo di carro trainato da cavalli, si trova in primo piano
nell’acqua; è vuota, ma si sta dirigendo verso i campi coltivati. Infatti, in lontananza, dall’altro lato del prato
sulla destra, si scorge un gruppo di contadini intenti a rivoltare il fieno che il carro andrà a caricare. Tra le
altre figure, si notano una donna che raccoglie acqua per una casa vicina e un ragazzo intento a lanciare una
lenza per pescare. Il casolare sulla sinistra era affittato dal padre del pittore a un contadino chiamato Willy
Lott e si trova dietro Flatford Mill. Oggi, la casa e il corso del fiume sono ancora molto simili a come
apparivano al tempo di Constable. Una curiosità: anche se il dipinto evoca un paesaggio preciso del Suffolk,
fu realizzato dall’artista nel suo studio a Londra. Constable, infatti, preparò diversi schizzi dal vero,
raffigurando parti della scena, e successivamente dipinse un bozzetto a olio per stabilire la composizione
generale dell’opera. Colpiscono in particolare l’atmosfera idilliaca e il cielo, che il pittore realizzò dopo una
serie di studi scientifici accurati sulle nuvole. Questo paesaggio, straordinariamente fresco, portò lo
scrittore francese Stendhal a definire l’opera “lo specchio della natura.”

WILLIAM TURNER- PIOGGIA, VAPORE E VELOCITÀ

William Turner dipinse la natura come nessun altro artista aveva fatto prima, trasformandola in un cosmo
di luce e colore. I paesaggi di Claude Lorrain e le riflessioni di Edmund Burke sul bello e il sublime furono per
lui una grande fonte di ispirazione. Tuttavia, Turner riuscì a superare tutti i capolavori che lo avevano
preceduto. Pioggia, vapore e velocità è suddiviso orizzontalmente in due parti: nella zona superiore, si nota
una texture morbida nei toni del giallo, con ampie aree di bianco luminoso interrotte da isole di sfumature
grigio-azzurre. Interpretare questa struttura cromatica come un cielo sferzato dagli elementi è una lettura
immediata, mentre la parte inferiore, meno definita, sarebbe difficile da decifrare se Turner non avesse
aggiunto elementi concreti, come una piccola barca e un ponte sulla sinistra, che consentono di riconoscere
l’insieme come un paesaggio. A ridosso del bordo destro e del margine inferiore, i colori si addensano fino a
formare una diagonale marrone scuro dai contorni sempre più netti: si tratta del ponte di Maidenhead, sul
quale un treno si avvicina allo spettatore in una suggestiva prospettiva di movimento. Le particelle di colore
bianco e rosso, applicate con la spatola sul nero della locomotiva, evocano l’energia sfavillante della
macchina. Contrapposta al movimento del treno, la diagonale è attraversata da tratti di colore che
rappresentano probabilmente la pioggia battente, la quale oscura la luce del sole. Turner rappresenta
l’impressione della velocità inserendo sulle rotaie, davanti al treno, una lepre appena visibile, che corre
freneticamente in una vana fuga per salvarsi. Il dipinto non si limita a illustrare la nascente epoca dei
trasporti ferroviari, ma dà l’impressione di essere stato realizzato a bordo di un treno lanciato a forte
velocità. Si racconta infatti che, durante un viaggio in treno, l’artista si fosse sporto dal finestrino sotto la
pioggia battente per studiare le nuove sensazioni legate alla velocità. Colpisce infine la cancellazione visiva
del punto di fuga e la sfocatura del primo piano, che trasmettono allo spettatore l’idea della rapidità del
movimento.

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