Arte
Arte
Massimo interprete dell’ideale estetico neoclassico uno scultore ammirato dal suo tempo.
Lavorò per nobili veneziani, papato, Napoleone, aristocrazia russa e lord inglesi, riuscendo a
mantenersi al di sopra delle tensioni politiche in nome di una missione superiore: quella al
servizio esclusivo dell’arte.
La sua formazione avvenne a Venezia nella bottega di Torretti e successivamente
all'Accademia di Francia.
Nel 1806, in una lettera a Quatremère de Quincy, spiegò il processo attraverso il quale
arriva a uno stile personale, “metodo creativo”:
1. La prima fase è costituita dagli schizzi e dai disegni realizzati da Canova
2. Le immagini bidimensionali vengono concretizzate tridimensionalmente modellando dei
bozzetti in argilla dai suoi allievi
3. Modellazione in creta delle figure a grandezza definitiva, utilizzando uno scheletro interno
in metallo
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4. Calchi in negativo in gesso e da questi realizza dei calchi sempre in gesso in positivo
5. Lo traduce in marmo tramite la tecnica dei punti (in cui fissa dei chiodi in metallo nel
modello in gesso in corrispondenza dei punti di riferimento, che grazie a dei compassi
vengono trasferiti sulla pietra)
6. Rifinitura e della lisciatura (passa cera rosa per conferire maggiore realismo).
L’opera venne realizzata su commissione del nobile/colonello inglese John Campbell, a cui
l’opera non arriverà mai, in quanto rimarrà nello studio dello scultore e venduta
successivamente (oggi al Louvre).
Si ispira alla favola di Apuleio “l’Asino d’Oro” della passione del dio Amore (figlio di Venere)
per la fanciulla Psiche. Canova decide di rappresentare il momento in cui Amore sveglia
Psiche dal sonno eterno a cui era stata condannata per aver aperto il vaso consegnatole da
Proserpina.
Nel racconto Amore la sveglia con una puntura di freccia, ma Canova decide di
rappresentare una scena sentimentale sostituendo la freccia con un bacio.
Rappresenta il momento in cui si stanno per baciare.
Psiche è nuda, sdraiata su un drappo che le copre leggermente i fianchi, ha la schiena
sollevata e la testa all’indietro mentre tende le mani attorno al collo del dio. Amore è
inginocchiato e sostiene la testa dell’amata con un braccio, mentre con l’altro le cinge il
petto.
Le due figure si incrociano diagonalmente nello spazio vuoto al centro e i due volti sono
racchiusi al centro della circonferenza creata dalle braccia.
La visione privilegiata dell’opera è quella frontale, ma per coglierne tutti i particolari bisogna
osservarla anche da altri punti di vista (solo da dietro, per esempio, si intravedono l’urna, le
frecce,capelli lunghi di Psiche e fossetta di Amore). Visione concepita a 360°
Il fascino di questa scultura sta nel fatto che l’artista è riuscito a infondere una tensione
sensuale sublimata.
Una scultura per la famiglia di Napoleone. Gli venne commissionata da Camillo Borghese,
marito della sorella di Bonaparte.
Canova si ispirò alle veneri sdraiate di Tiziano e Giorgione, ma a differenza di questi, riesce
a trasmettere il fascino di una sensualità congelata.
La donna è rappresentata su un triclinio per banchetti semisdraiata su di un fianco
(posizione statica a corpo frontale e testa girata). Il busto è nudo fino all’inguine, mentre la
parte inferiore del corpo è coperta da un drappo.
E’ raffigurata come divinità. L’identificazione come Venere è suggerita dalla mela, del
giudizio di Paride, che tiene nella mano sinistra. (Venere vinse la competizione tra Minerva e
Giunone)
La donna appare come il simbolo assoluto della bellezza femminile secondo il canone
estetico del neoclassicismo.
Le linee sono sinuose e conferiscono una raffinatezza plastica.
Materasso realistico, coperto da macchie d’olio (si dice che quando arrivò nella galleria
borghese molti la visitarono anche di notte facendo cadere gocce d’olio dalle lampade).
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L’opera venne recuperata da Canova nel 1815, a seguito del Congresso di Vienna, in quanto
incaricato di recuperare le opere d’arte depredate dall’imperatore.
All’interno del letto era presente un meccanismo che la faceva ruotare a 360°.
Oggi l’opera si trova nella Galleria Borghese di Roma.
L’opera venne realizzata durante un suo secondo soggiorno a Roma, su commissione del re
Luigi XVI di Francia e successivamente esposta al Salon Carè nel 1785.
Si ispira al racconto “Ab Urbe” di Tito Livio che narra la sfida fra 3 fratelli Orazi (di Roma) e 3
della famiglia Curiazi (di Albalonga), vinta da uno degli Orazi, l’unico superstite.
David decise di rappresentare il momento prima dello scontro, in cui i tre Orazi stanno
giurando davanti al padre di vincere o di morire per Roma.
Le donne nel mentre sembrano accettare dolenti i loro destini.
La rappresentazione, caratterizzata da una drammaticità teatrale, ha un impianto spaziale
simmetrico scandito da 3 arcate sostenute da colonne doriche.
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Il padre, che indossa una toga rossa, è il perno centrale: la sua mano sinistra segna il punto
da cui si irradiano tutte le linee (rette sui maschi, curve e morbide sulle donne) che
definiscono la visione prospettica.
La costruzione prospettica, così come il pavimento a spina di pesce sono un richiamo
all’antico.
A sinistra del padre troviamo i 3 guerrieri in piedi con le gambe aperte e l’elmo in testa a
possente plasticità.
La tensione visiva del quadro è vitalizzata dalla luce proveniente da sinistra (come si vede
dalle ombre).
Il messaggio che David vuole comunicare con quest’opera è quello indirizzato ai giovani
francesi per convincerli a combattere per la patria.
L’opera raffigura Jean-Paul Marat, medico, direttore di un giornale. Venne pugnalato a morte
al petto il 13 luglio 1793 da Charlotte Corday, una girondina (sua avversaria politica).
David ricevette l’incarico di realizzare l’opera per esaltare il sacrificio del rivoluzionario.
L’artista, amico della vittima, era andato a trovarlo il giorno precedente al decesso.
Il corpo della vittima è riverso dentro la vasca in cui era solito rimanere immerso per alleviare
il dolore causatogli dalla sua malattia alla pelle. Marat è nudo, con un turbante in testa,
subito dopo la morte. Nella mano sinistra regge il messaggio scritto dall’assassina, mentre
nella destra impugna la penna con cui stava scrivendo un articolo per il suo giornale.
Il coltello sporco di sangue si trova in basso a sinistra. Sulla cassa di legno, dove sono
riposti calamaio, penna e un assegno, si legge in basso al centro la dedica “A Marat” e la
firma del pittore. (Funzione di epigrafe).
Poiché l’opera doveva essere una sorta di santificazione, David si ispira all’iconografia del
Cristo morto e della Pietà. Infatti, la posizione del morto, con la testa reclinata e il braccio
destro rilasciato, è ripresa dalla Pala Baglioni e dalla figura del Cristo della Deposizione di
Caravaggio, il quale a sua volta si era ispirato alla Pietà di Michelangelo. L’influenza di
Caravaggio è visibile nel contrasto fra luce e ombre e nello sfondo scuro.
IL ROMANTICISMO
Il romanticismo è un movimento che si sviluppa fra fine ‘700 e inizio ‘800 a livello
internazionale (partendo dalla Germania) in tutti i campi della cultura, ma anche dal punto di
vista ideologico e politico.
Il termine “romanticismo” deriva dall’inglese “romantic”, espressione usata negativamente
per definire i temi bizzarri e i paesaggi fantastici dei poemi cavallereschi, ma sarà ripreso
positivamente dal filosofo Rousseau per descrivere le emozioni suscitate dai paesaggi
solitari e selvatici.
Alla fine del 700 il termine verrà accolto da filosofi e scrittori tedeschi per designare
un’attitudine culturale ed estetica che esalta la spiritualità, le passioni, la fantasia, la natura e
l’aspirazione verso l’infinito.
La teoria dell’illuminismo fa riferimento alla nuova visione antilluminista del movimento
tedesco Sturm und Drang (impeto e tempesta).
Viene esaltata l’individualità dell’artista romantico, il quale si definisce un genio inquieto e
visionario dotato di una sensibilità maggiore.
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La nuova concezione estetica, contraria a quella neoclassica del bello ideale, si basa sul
sentimento del Sublime. Il sentimento del Sublime indica il coinvolgimento emozionale che
gli individui provano di fronte alla potenza della natura nei suoi aspetti estremi.
Si tratta di una dimensione del sentimento che va da intense sensazioni di paura e di
pericolo al senso di stupore e smarrita vertigine.
L’esperienza del Sublime può essere vissuta dal vero, ma in particolar modo in forma
mediata guardando le scene di pittori capaci di suscitare tali emozioni.
I due massimi rappresentanti di questo tipo di pittura furono Friedrich e Turner.
Accanto al concetto di Sublime, si formula quello di Pittoresco. Il termine si riferisce a una
nuova sensibilità nei confronti del paesaggio. Quanto più uno scenario è simile alla sua
rappresentazione pittorica, tanto più esso ispira bellezza e stimola l’immaginazione. Il
Pittoresco corrisponde a un modo di manipolare lo spazio e la natura ed è finalizzato a
suscitare una risposta emotiva. Paesaggi selvaggi con ruderi con aura malinconica spesso
attraversati da agenti atmosferici.
Nasce così, in netta opposizione all’organizzazione geometrica del giardino all’italiana e alla
francese, il giardino inglese, nel quale la natura assume un aspetto spontaneo, ma è
progettata in ogni dettaglio..
L’artista romantico non esprime la sua sensibilità soltanto attraverso il sentimento della
natura. Vivendo in una condizione di solitudine, si rivolge anche verso il mondo interiore,
attraversato da turbamenti passionali e inquietanti visioni.
In questa direzione si sviluppa la pittura caratterizzata da valenze visionarie e fantastiche
come quella del pittore spagnolo Francisco Goya con le sue “pitture nere”.
Dopo la caduta di Napoleone, in Europa si assiste alla Restaurazione, periodo durante il
quale si ritorna all’oppressivo potere assoluto dei monarchi. Questo suscita reazioni politiche
violente e moti rivoluzionari. Molti artisti romantici parteciperanno agli avvenimenti storici
(Francisco Goya e Eugène Delacroix).
Ciò che distingue la visione romantica della storia ha basi legate all’emergere e all’affermarsi
dell’idea di nazione. In questo contesto ha grande importanza la rivalutazione idealizzata del
Medioevo, perché la sua religiosità si contrappone al razionalismo illuminista, ma anche
perché il Medioevo è visto come l’epoca in cui si affermarono le identità nazionali.
Frequentò una scuola religiosa, ma prese lezioni di pittura. Si trasferì a Madrid, dove venne
nominato vicedirettore dell’Accademia di [Link]. Nel 1799 diventò il primo pittore
ufficiale di re Carlo IV. Deluso dalla politica si trasferirà successivamente nella Quinta del
Sordo dove dipingerà le pitture nere. Le sue opere non hanno quasi mai un committente.
Introduce i dipinti a grandi dimensioni.
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Nel quadro è raffigurato l’esercito francese che sta fucilando un gruppo di civili per un
attentato avvenuto il giorno prima. L’esecuzione ha luogo di notte sul fianco di una collina
appena fuori Madrid.
La scena viene illuminata dal basso da una grossa lanterna posta fra i soldati e le vittime.
Tra la figura delle vittime spicca quella di un bracciante inginocchiato con le braccia levate al
cielo. La sua camicia bianca è simbolo di innocenza, mentre la piccola ferita sul palmo della
mano destra potrebbe essere un’allusione al Cristo in croce. Un frate con le mani giunte
(nemmeno la religione può fare qualcosa contro la guerra).
Dietro di lui possiamo scorgere un uomo con un pugno alzato in simbolo di rabbia popolare
e ai suoi piedi tra cadaveri insanguinati. Dipinge utilizzando pennellate veloci, senza
preoccuparsi di stendere omogeneamente il colore (rende drammaticità).
La composizione è impostata sulla contrapposizione tra i gruppi di figure: quello scompigliato
delle vittime e quello ordinato dei militari, la cui disposizione in diagonale contribuisce a
determinare il senso di profondità. Il punto di fuga è il campanile sullo sfondo.
I personaggi hanno espressioni diverse (paura, sgomento), c’è chi cerca di coprirsi, chi
prega. (non sono rappresentati come eroi).
Denuncia le barbarie della guerra attraverso un ciclo di incisioni, “I disastri della guerra”,
realizzato fra il 1810 e il 1820.
Ispirò il “Guernica” di Picasso.
Nel 1792 è colpito da una grave malattia che lo rende sordo. Ciò contribuì a rafforzare la sua
visione pessimistica della società e dell’uomo. Anche se da un lato continua la sua attività
come ritrattista e pittore di corte, dall’altro sviluppa la ricerca sui temi della violenza, della
follia e degli errori di guerra. Nei “Caprichos”, un ciclo di 80 incisioni, l’artista rappresenta
con fantasia e forza satirica vizi e meschinità umane. Furono vietate dalla censura cattolica.
Goya trasforma un tema mitologico in una rappresentazione simbolica della bestialità del
potere. Saturno, per tentare di contrastare la profezia che aveva previsto la sua destituzione
da parte di uno dei suoi figli, decide di divorarli tutti. L’unico a salvarsi sarà Giove (Zeus) che
diventerà il re degli dei. Nel dipinto viene rappresentata la figura di Saturno che sta
stritolando con le mani il corpo di uno dei figli.
La figura di Saturno si staglia nel buio, illuminata da una livida luce.
I colori sono cupi e stesi a larghe, dense e veloci pennellate fanno emergere la figura del
buio con inquietanti effetti di chiaroscuro e anche la dinamicità dell’azione.
Rappresenta la visione esistenziale e tragica della vita.
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CASPAR DAVID FRIEDRICH (1774)
L’arte di Friedrich è considerata la più alta in campo pittorico della concezione estetica del
Romanticismo tedesco, incentrato sul Sublime. I suoi paesaggi sono spazi sconfinati, la cui
contemplazione suscita tensione verso l’infinito.
Compì i suoi studi prima all’Accademia di Copenaghen e poi a quella di Dresda, dove
diventerà successivamente professore dell’Accademia di Belle Arti. Aveva uno studio proprio
da cui vedeva il fiume Elba.
Turner, conosciuto anche come “pittore della luce” è il massimo interprete inglese del
paesaggismo romantico nella sua dimensione del Sublime naturale. Nelle sue opere celebra
la vastità e la potenza della natura, davanti alla quale l’uomo avverte i propri limiti.
A 14 anni venne accettato alla Royal Academy, dove diventerà professore nel 1807. Durante
i suoi viaggi in europa realizzò molti schizzi, disegni e acquerelli dal vivo che diventarono
materiali di riferimento per l’elaborazione delle sue composizioni in studio. Durante un
viaggio a Venezia rimase particolarmente affascinato dalla sua luce. Sviluppò una pittura
originale, caratterizzata da un interesse per i fenomeni naturali estremi, per il colore e la
luce.
REGOLO (1828)
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Le creste delle onde si indorano, mentre un ampio fascio luminoso che fonde cielo e acqua
suggerisce il cammino di Regolo verso la gloria eterna degli eroi..
Il 16 ottobre 1834 un incendio si scatenò all’interno dei palazzi del Parlamento di Londra,
sulla sponda del Tamigi. Turner, che si trovava fra i londinesi, eseguì subito dei disegni e
degli acquerelli.
Nella scena possiamo intravedere sullo sfondo gli edifici da cui divampano le fiamme gialle e
rosse che, levandosi nel cielo, infuocano con riflessi le acque del fiume.
L’incendio è inquadrato da due quinte di spettatori: una a sinistra sulla riva del fiume e l’altra
sulla destra seduta sul ponte di Waterloo, sotto il quale transitano le barche dei soccorritori.
A segnare il limite fra l’acqua il cielo appare la sequenza delle arcate del ponte di
Westminster.
Le macchie di colore donano un senso di movimento.
Dopo aver studiato alla Royal Academy di Londra, decise di dedicarsi alla pittura del
paesaggio. Nelle esposizioni ufficiali della Royal Academy si afferma con una serie di
paesaggi di grande formato, le cui valenze romantiche emergono dal coinvolgimento
sentimentale dell’artista con la realtà raffigurata. Le opere più significative nascono dalla
rielaborazione in atelier di disegni, acquerelli e bozzetti a olio basati sull’osservazione del
vero. Egli sarà infatti considerato uno dei precursori della pittura en plein air.
Rappresenta una veduta dipinta dal pittore, in cui sono presenti tutti gli elementi caratteristici
della sua pittura.
La cattedrale gotica è rappresentata sullo sfondo con il campanile che si staglia sul cielo
nuvoloso. Al centro troviamo un carro guidato da un contadino trainato da tre cavalli mentre
attraversa un corso d’acqua caratterizzato da riflessi argentei.
In primo piano, tra i pali della staccionata, c’è un cane. L’elemento affascinante dell’opera è
l’arcobaleno, che crea un effetto di magica suggestione e simboleggia l’augurio che si possa
recuperare la crisi attraversata dalla chiesa anglicana in quegli anni.
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ZATTERA DI MEDUSA (1819)
Nel 1816 il pittore svolse un viaggio di studio in Italia, dove ebbe l’occasione di ammirare la
pittura di Michelangelo, Tiziano e Caravaggio.
La vicenda da cui l’autore di ispira narra il naufragio della nave francese Medusa il 2 luglio
1816.
La nave, con a bordo 400 passeggeri, si era incagliata sulle coste del Senegal. Dopo 5
giorni di sforzi per liberarla, i funzionari, gli ufficiali e il capitano, si imbarcarono sulle
scialuppe di salvataggio, mentre altre 150 persone si ammassarono su una zattera. Fallito il
tentativo di trascinare la zattera con dei cavi, le scialuppe abbandonarono i naufraghi della
zattera.
Solo 15 delle 150 persone della zattera riuscirono a sopravvivere e vennero tratte in salvo
dalla nave Argo il 17 luglio, ma 5 di loro morirono a bordo.
Gericault, colpito dalla vicenda, decise di rappresentare il momento in cui i naufraghi
avvistano la nave Argo.
Prima di iniziare la sua opera, il pittore incontrò due superstiti del naufragio: un ingegnere e
un chirurgo, autori di una relazione divulgata alla stampa.
Entrambi gli uomini furono rappresentati all’interno del quadro: il primo è l’uomo che tende il
braccio sinistro verso la sagoma della nave, il secondo è quello più vicino all’albero della
nave.
Il pittore realizzò studi dal vero in ospedale e in obitorio per rappresentare bene la scena, e
fece posare in studio diversi modelli, fra cui un ragazzo che appare due volte all’interno
dell’opera: seduto al centro della composizione e sostenuto dai compagni mentre sventola
un panno rosso (si trova in cima alla piramide di personaggi.
A fare da contrappunto al gruppo dinamico davanti, c’è quello delle figure in primo piano
(morti e anziano che regge il cadavere di un giovane con ancora indosso i calzini-sottolinea
il fatto che la morte coglie all’improvviso nella quotidianità e così ha fatto anche con lui).
Il terzo gruppo, di cui fanno parte i due superstiti, si trova di fianco all’albero della nave.
La struttura dell’opera è costituita da due linee oblique che si incrociano: quella su cui si
sviluppa la concatenazione di corpi morti e vivi e quella che partendo dal corpo in basso a
destra si prolunga a sinistra con le vele. L’andamento dei personaggi è rivolto verso destra,
quello delle onde e del vento verso sinistra.
L’opera venne esposta al Salon nel 1819 con il titolo di “Scena di naufragio”. Venne criticata
in quanto troppo grande per rappresentare una scena contemporanea e non storica, inoltre i
toni utilizzati erano troppo scuri..
Gericault decise di portare con sé l’opera a Londra, dove ebbe un grandissimo successo.
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bocca chiusa, gli occhi arrossati e lo sguardo fisso sembra evitare chi le sta di fronte. Lo
sfondo nero conferisce tridimensionalità.
Sul retro del quadro si può leggere una citazione tratta da un testo di Georget, che si collega
allo stato della malata.
I Salons sono delle mostre che si svolgono ogni due anni, volute dall’Accademia delle Belle
Arti francese a partire dal 1667. Si chiamano Salons in quanto si svolgono all’interno del
Salon Carré al Louvre. Dal 1791 diventa libero a tutti. All’epoca andavano di moda le opere
di arte che seguivano le regole imposte dall’Accademia. Quelli che venivano rifiutati si
ribellavano e si riunirono per fondare il Salon des refusés.
Conosciuto anche come “pittore colorista”. Frequentò il liceo a Parigi e dal 1815 cominciò a
frequentare lo studio di Guerin. Nel 1832 fa un viaggio in Marocco e cambiò modo di
dipingere, soprattutto per quanto riguarda la luce.
Celebra le 3 giornate gloriose di Parigi, in cui ebbe luogo l’insurrezione popolare contro il
regime di Carlo X.
La scena, realistica e idealizzata allo stesso tempo, rappresenta un gruppo di insorti guidato
dalla Libertà, impersonata da una donna popolana con il petto mezzo nudo e con in testa il
berretto frigio, simbolo della rivoluzione dell’89.
La donna avanza assieme ad un ragazzino con due pistole in mano e ad un uomo vestito di
nero con una carabina. La Libertà stringe da una parte la bandiera francese, mentre
dall’altra un fucile.
Nella schiera di rivoltosi possiamo notare figure di qualsiasi classe sociale.
La composizione ha un impianto piramidale (ripreso da Gericault) incentrato sulla figura
della Libertà, con la base formata dai corpi dei caduti, tra cui spicca quello di un uomo semi
nudo, in cui appare l’influenza della Zattera della Medusa.
Il lato sinistro della piramide è definito dal fucile dell’uomo con il cilindro, quello destro dalle
braccia del ragazzo e dal braccio della Libertà.
Sullo sfondo si intravedono le torri di Notre Dame. Venne esposta al Salon nel 1831 e
suscitò reazioni contrastanti (reazionari VS progressisti) e venne criticata in quanto non
esiste nessun punto da cui Notre Dame viene vista così, e perché le donne venivano
rappresentate nude solo se erano dee-scandalo per l’eccessivo realismo.
Il contributo più significativo all’arte italiana nel periodo romantico viene soprattutto dal Nord,
dove si sviluppò una pittura storica tesa a diffondere gli ideali politici pre risorgimentali che
mirano ad un sentimento nazionale e sostengono la lotta contro gli austriaci.
Francesco Hayez, dopo essersi formato a Venezia, andò a Roma e a Milano. Qui si affermò
nell’ambito del Neoclassicismo, per poi diventare il capofila del Romanticismo storico.
Diventa professore dell’Accademia di Brera. Per esprimere i sentimenti patriottici si ispira a
episodi medievali, attraverso i quali propone valori civili validi per la situazione
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contemporanea. L’uso delle vicende storiche del passato è usato come metafora del
presente.
IL BACIO (1859)
L’opera, di natura allegorica, venne dipinta in un momento di trionfo per la nazione italiana
che, con la vittoria a Solferino, celebrava la liberazione dagli austriaci. L’opera gli venne
commissionata dal conte Alfonso Maria Visconti di Saliceto per rappresentare le speranze
suscitate dall’alleanza anti-asburgica stretta con la Francia.
Il quadro rappresenta un giovane che bacia con passione la sua donna. L’uomo sta per
partire, come rivela il piede pronto a salire il gradino, probabilmente per compiere il suo
dovere di patriota.
Si intravede in ombra anche una terza figura (forse un compagno con cui andrà a
combattere) che ammette la sensazione di mistero.
La semplicità del soggetto, ambientato in un’epoca medievale, nasconde precisi significati
storici. Oltre a esaltare il sentimento d’amore, allude all’arrivo a Milano di Vittorio Emanuele
II e dell’imperatore Napoleone III, dalla cui alleanza nascerà la nazione italiana.
L’azzurro e il rosso delle vesti, infatti, farebbero riferimento alla Francia.
Il punto di fuga è appena dopo gli amanti. Il pavimento è in opus spicatum.
L’uso simbolico del colore è arricchito dal trattamento delle stoffe.
IL REALISMO
A partire gli anni 30 dell’ottocento, nella pittura francese si afferma una tendenza realista.
Essa fonda le proprie radici nel desiderio di autenticità espressiva e di libertà tematica, ma è
debitrice dei paesaggisti inglesi, in particolare di Constable.
Del grande pittore inglese viene apprezzata la novità di raffigurare in modo fedele la natura.
I primi artisti a seguire l’esempio di Constable, il quale realizzava bozzetti e studi all’aria
aperta, indicando su ciascuno il luogo e il momento esatti in cui era stato eseguito, sono i
pittori della scuola di Barbizon. Barbizon, un villaggio sul margine della foresta di
Fontainebleau, permetteva agli artisti di immergersi in una natura integra. La locanda Ganne
di Barbizon diventa il punto d'incontro di molti pittori.
COURBET
GLI SPACCAPIETRE(1849)
L’opera venne esposta al Salon di Parigi, dove suscitò sconcerto per la sua rudezza.
Oggi non esiste più in quanto durante la seconda guerra mondiale fu distrutto dai
bombardamenti. L’opera rappresenta due lavoratori (a destra un uomo anziano
inginocchiato, a sinistra un ragazzo in piedi con un cesto di pietre) che spaccano pietre in
pieno sole lungo un fossato. Il confronto tra questo dipinto e “le spigolatrici” di Millet
esemplifica le differenze tra i due pittori: Millet punta su delle tonalità luminose e, inserendo
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le figure in un ampio paesaggio, crea un’immagine quasi sacrale del lavoro, Courbet,
invece, pone l’accento sulla condizione di vita dei due uomini e usa toni cromatici più scuri e
densi di ombre.
Decise di non mostrare volutamente il volto in modo tale da insistere sui piccoli dettagli che
sottolineano la loro condizione: calzino bucato, camicia rotta e pezzo di pane.
Opera di denuncia.
Il dipinto descrive un rito di sepoltura nel cimitero di Ornans, comune dove nacque l’artista.
L’opera venne rifiutata nel 1855 dal Salon e dall’atelier del pittore (criticata per soggetto e
dimensioni), perciò esposta nel Pavillon du Réalisme, allestito da Courbet in segno di
protesta. Il quadro, di grande formato, raffigura la piccola borghesia e l’evento narrato è un
funerale di uno sconosciuto.
Si tratta della prima volta che una folla di gente comune viene scelta come soggetto di un
quadro e ritratta nella sua verità. Courbet mostra la realtà della campagna dei suoi abitanti
con la stessa dignità con la quale si rappresentavano gli eroi. Egli sente l’esigenza di
introdurre la democrazia nell’arte.
La composizione è una disposizione a fasce orizzontali: in alto il cielo giallo e azzurro, diviso
dalle colline e dalle falesie. Nella fascia centrale la folla, mentre in basso il terreno che
riprende i toni del cielo. I colori utilizzati sono: bianco, nero, verde, rosso.
I personaggi sono disposti a fregio e seguono un movimento ondulato.
Il vuoto della fossa crea una tripartizione verticale che riprende la divisione tripartita delle
fasce orizzontali. Il pittore insiste sul numero tre dal valore simbolico e religioso.
Le verticali definiscono l’ordine dei personaggi, che non è gerarchico ma distribuito per
gruppi come in chiesa: a sinistra gli officianti, al centro gli uomini e a destra le donne.
Il taglio fotografico della scena lascia supporre il prolungarsi del corteo oltre la superficie
pittorica. Questa scelta compositiva suggerisce l’idea di trovarsi di fronte all’evento ed
entrarne a far parte.
MILLET
Nato in una famiglia di contadini benestanti, si trasferì a Parigi per dedicarsi alla pittura e
successivamente, nel 1849, si a Barbizon dove dipinse scene di vita nei campi.
Le sue opere si distinguono da quelle degli altri per l’interesse rivolto alla figura umana e ai
lavori in campagna, che l’artista ha rappresentato in modo realistico cercando però allo
stesso tempo di conferire dignità e sacralità anche ai gesti umili.
LE SPIGOLATRICI (1857)
Rappresenta in primo piano tre donne intente alla spigolatura. La misera ricerca contrasta
con l’abbondanza dei covoni e dei carri colmi di frumento alle loro spalle. A questo contrasto
allude anche la rappresentazione della luce che in primo piano è quasi in penombra, mentre
nello sfondo dorata.
Il realismo di Millet non risparmia nulla allo spettatore: i volti infatti tradiscono la fatica, le
mani sono arrossate e deformate dal lavoro, gli abiti sono semplici e i corpi piegati.
Nonostante ciò, Millet non aliena le figure, un esempio è il fatto che riprende il colore della
cuffia sui manicotti. Non è un’opera di critica.
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La tela venne esposta al Salon del 1857 e risultò per molti intollerabile in quanto
contraddiceva la propaganda del governo.
REALISMO IN ITALIA
MACCHIAIOLI 1850-1875
Nel decennio precedente all'Unità nazionale (1861), in Toscana, si assiste a una
trasformazione nell'arte italiana, passando dal Romanticismo celebrativo a una pittura
realista e spontanea
Gli artisti del Caffè Michelangelo a Firenze, tra il 1850 e il 1867, influenzati dal clima
culturale aperto dei granduchi di Toscana, abbracciano temi contemporanei e quotidiani.
Contestano la priorità del disegno sul colore, abolendo chiaroscuro e velature, adottando
una tecnica "a macchia"
Nel 1861, vengono ironicamente chiamati "macchiaioli" da un articolo sulla "Gazzetta del
popolo".
Il gruppo, guidato da Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, e Silvestro Lega, contribuisce
all'arte fino al 1875, con altri pittori come Vincenzo Cabianca, Giuseppe Abbati, e Raffaello
Sernesi
CARATTERISTICHE DEL GRUPPO:
-abolizione del disegno, dipingono accostando i colori stesi a campiture
-dipingono en plein air
-non ci sono più le variazioni graduali dei toni bruschi cambi tonali
-rappresentate scene di vita quotidiana
IN VEDETTA (1872)
Il pittore che aveva sostenuto i moti del 1848 ritrae più volte scene di vita militare, con uno
sguardo antieroico, ritrae “le caratteristiche” del loro lavoro
Rappresentata la ronda dei militari attorno a un fortino, sotto il sole caldissimo. L’ambiente è
descritto in campiture cromatiche che generano l’intersezione di tre superfici: il cielo, il
terreno bianco, bruciato dal sole e il muro bianco orientato in prospettiva. Tra terreno e muro
non vi è alcuno stacco ma continuità, determinata dalla tinta bianca comune ai due elementi.
Anche la gamma cromatica è ristretta, c’è l’uso del bianco e dell’azzurro.
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La natura è spoglia, essenziale e non idealizzata. Prevale la sensazione di immobilità,
lentezza. Il tempo sembra sospeso, viene trasmessa un’atmosfera statica, fissa.
IL PERGOLATO (1868)
Lega vuole dipingere scene di vita ordinaria, riproposte con un’attenzione verso l’atmosfera
domestica e verso la verità dei sentimenti
Il dipinto, noto anche come “Un dopo pranzo”, presenta una scena ambientata in campagna,
in cui si vedono 4 figure femminili che stanno sedute sotto un pergolato, ne è presente una
quinta, più in primo piano rispetto alle altre, una domestica, che porta una caffettiera su un
vassoio. Nello sfondo si estende una natura, il cielo appare offuscato dall’umidità. Tra le
figure è presente una bambina che sembra intrattenere e attirare l'attenzione delle altre
signore, durante il momento del caffè. L’artista si è soffermato su ogni dettaglio: l’erba che
spunta tra le mattonelle in primo piano, il profilo della cameriera, l’indefinita chioma degli
alberi sullo sfondo.
C’è grande contrasto tra luce (proviene da destra in alto) e ombra, soprattutto nel pavimento,
dove Lega suggerisce il senso di profondità con le ombre in prospettiva; e il colore, grazie
alla ricchezza delle sue tonalità, rende la vegetazione concreta e le forme definite e
naturalistiche.
CRYSTAL PALACE
Nel 1851, a Londra, si tiene la prima Esposizione universale dell’industria e del commercio,
nella quale tutti i produttori di tutto il mondo potevano esporre i progressi raggiunti in diversi
campi.
Per ospitare tutta la gente e tutti i macchinari viene realizzato un enorme padiglione di oltre
mezzo chilometro di lunghezza. A progettarlo fu Joseph Paxton, egli scelse di realizzare
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una struttura modulare in ferro, ghisa e vetro. Usa moduli prefabbricati in serie e facilmente
assemblabili, per facilitare il montaggio e smontaggio della struttura.
Noto come Crystal Palace, l’edificio si articola in tre grandi navate di altezza diversa, mentre
al centro è attraversato da un transetto coperta da volta a botte, che coprono delle querce.
Il padiglione sarà un modello per moltissime costruzioni in futuro.
Dopo l’esposizione venne montato a sud di Londra, dove un incendio lo distruggerà nel
1936.
TOUR EIFFEL
1889, fu l’anno in cui l’architettura iniziò a intervenire a trasformare Parigi. L’evento che
segnò questo inizio fu l’Esposizione universale del 1889 e la costruzione della torre che
prende il nome del suo progettista, la Tour Eiffel.
Nel 1886, il comitato dell’Esposizione Universale di Parigi bandisce un concorso per
costruire la torre in metallo più alta del mondo. Gustave Eiffel vince l’incarico.
La torre, alta 300 metri, è composta da quattro supporti metallici che si uniscono in cima,
sostenendo 3 piattaforme con ristoranti. Le fondamenta sono posizionate pochi metri sotto il
suolo.
Inizialmente si credeva fosse troppo leggera, ma la sua struttura, simile ai ponti ferroviari, la
rende resistente.
Non tutti accettano questa bellezza. Alcuni critici, artisti e intellettuali, considerano la torre un
disonore per la città, paragonandola a una gigantesca ciminiera. Gustave Eiffel difende il
progetto, affermando che la sua estetica deriva dalla funzionalità e dal calcolo matematico
per garantire la resistenza al vento.
Con gli anni la Tour Eiffel diventa parte integrante della città, e a definirne il valore non è più
la bellezza quanto la sua riconoscibilità.
Dopo l’esposizione volevano buttarla giù, ma non lo fecero perché durante la 1 Guerra
Mondiale venne usata come stazione radio.
IMPRESSIONISMO
Corrente artistica che si sviluppa grazie a un gruppo di pittori francesi tra la fine degli anni
’60 e gli anni ’70 dell’Ottocento a Parigi.. Non è un movimento programmatico, ma un
insieme di artisti che si trovano insieme con realtà sociali differenti. Propone una pittura che
si oppone all’arte tradizionale accademica dominante nei Salons ufficiali.
La pittura impressionista si propone di catturare le percezioni visive dello spettatore,
afferrando gli effetti luminosi e cromatici nella loro atmosfera. I pittori impressionisti
dipingono direttamente en plein air, senza ricorrere a interventi stilistici e rinunciando al
rigore del disegno.
I temi privilegiati sono legati alla realtà naturale, ai contesti e agli ambienti della vita sociale
moderna dipingono paesaggi di campagna, rive della Senna, vedute marine della
Normandia, scene di vita urbana parigina, i boulevards, le corse dei cavalli.
I principali luoghi di incontro tra gli artisti sono dal 1863, il cafè Guerbois e successivamente
il Cafè de Nouvelle Athènes a Montmartre.
Alla prima esposizione collettiva, organizzata nello studio del fotografo Nadar, partecipano
circa trenta artisti, tra cui i principali esponenti del gruppo. Si presentarono come una società
anonima di artisti per farsi conoscere, infatti con la sparizione del committente l’essere
artista diventava un mestiere e per farsi conoscere devono cercare una sede espositiva.
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In questa occasione la mostra sarà un fallimento, ma nasce il nome del movimento: il critico
Louis Leroy li definisce per la prima volta "impressionisti" in senso negativo, tratto dall'opera
di Monet, "Impression, soleil levant".
Le opere degli impressionisti sono criticate per la tecnica approssimativa, simile a bozzetti,
dipinte con pennellate veloci e colori accesi, e per affrontare temi ritenuti banali, troppo
naturalistici e privi di rispetto per la gerarchia tematica della tradizione artistica ufficiale.
L’ultima mostra impressionista è del 1886 e ci sono anche i neoimpressionisti e i puntinisti.
Questa pittura, realizzata senza un disegno sottostante, impiega una tecnica di piccoli tocchi
di pennello, con colori puri e toni separati. Il risultato è un insieme armonioso e vibrante di
luminose impressioni cromatiche, dove gli elementi della scena si fondono in una
rappresentazione unitaria.
Oltre ai paesaggi, gli impressionisti si dedicano anche alle scene urbane, affascinati dalla
dinamica tumultuosa della vita parigina.
CARATTERISTICHE COMUNI:
● aboliscono la prospettiva, per loro l’arte non poteva essere incanalata in una griglia
prospettica
● aboliscono il disegno, costruendo le loro opere sul colore
● dipingono la realtà e le impressioni del momento, rappresentando l’attimo
fuggente
● aboliscono il colore locale, quello che noi attribuiamo tradizionalmente. Non esiste
un colore così poiché il colore è influenzato dai colori che gli stanno attorno
● bianco e il nero non esistono ( Renoir dice che non esistono in natura)
● dipingono en plein air, infatti la luce è fondamentale, a seconda di come colpisce il
colore diventa più chiaro o più scuro,
● Si schierano contro la pittura accademica, allontanandosi dal Romanticismo e
Neoclassicismo,
● dipingono mediante pennellate piccole. I colori sono accostati secondo teorie
scientifiche sul colore (cerchio cromatico di Chevrel), vengono accostati colori puri in
modo che si illuminino a vicenda;
● utilizzano la fotografia, in quanto il taglio fotografico da un senso di movimento;
● adorano le stampe giapponesi (diffuse tramite le esposizioni universali) chiamate
Ukiyo-e (che significa immagine del mondo fluttuante) che: riguardano i paesaggi,
aboliscono il chiaroscuro, andamento diagonale, contorni netti, personaggi quasi mai
in primo piano (Onda di Hokusai)
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COLAZIONE SULL’ERBA(1863)
Rappresenta 4 figure: 2 uomini e 1 donna seduti su un prato in mezzo ad un bosco e 1
donna che si sta bagnando nell’acqua di un laghetto. Sulla riva del laghetto è attaccata una
piccola barca.
In primo piano, a sinistra, vediamo per terra un cappellino, un vestito azzurro e un cesto
rovesciato con della frutta e del pane: uno spaccato di natura morta.
I due uomini sono vestiti con abiti tipici dell’epoca: quello semi-sdraiato a destra è uno dei
fratelli dell’artista, mentre quello a sinistra è il futuro cognato, di fianco al quale è seduta una
donna nuda, la modella Victorine Meurent, che rivolge lo sguardo verso lo spettatore.
Manet, oltre ad andare contro al comune senso di pudore, trasgredisce anche quelle che
sono le regole della pittura accademica: il nudo femminile doveva rappresentare solo delle
dee o delle allegorie. In realtà l’artista non aveva alcuna intenzione provocatoria, voleva
solamente rappresentare personaggi a lui contemporanei. Ad essere criticati sono anche:
1) la composizione del dipinto che appare appiattita in quanto il pittore si libera dagli obblighi
di illusionismo spaziale, preferendo un impianto piramidale, al cui vertice troviamo la ragazza
che si bagna
2) la rappresentazione dello spazio, in quanto manca una composizione prospettica, la
profondità viene conferita tramite la disposizione su diversi livelli delle figure e delle fronde
3) le pennellate veloci con la natura che sembra quasi trascurata
4) la donna in secondo piano che è sproporzionata
La pittura si caratterizza per la riduzione del chiaroscuro, per i contrasti cromatici
(giustappone colori caldi e freddi) e per l’essenzialità dei dettagli.
Il quadro rivela riferimenti all’opera “Concerto campestre” di Tiziano e ad una parte del
“Giudizio di Paride” di Raffaello.
OLYMPIA(1863)
Ha come protagonista una donna nuda semi-distesa su un letto sfatto posto all’interno di
una stanza. La donna indossa un collarino, un bracciale, un fiore in testa e delle pantofole ai
piedi.
La seconda figura in scena è un’ancella che sta offrendo alla padrona un mazzo di fiori
(dipinto secondo un rimando alla tecnica impressionista, accostando piccole macchie che si
compongono se guardo il quadro per intero).
Sul letto, ai piedi della donna nuda, possiamo notare un gatto nero (sinonimo di lussuria).
Manet si ispirò alla Venere di Tiziano per quanto riguarda la posizione delle gambe, della
mano sinistra e del braccio piegato appoggiato al cuscino.
Rispetto allo sguardo della Venere di Urbino, la donna ha uno sguardo più sfrontato e
ammiccante. Anche per la realizzazione di questo dipinto posò la modella Victorine.
Molto probabilmente la donna rappresentata raffigura una prostituta. Olympia, infatti, era il
nome di molte prostitute. Manet si concentrò su colori chiari davanti e scuri dietro. Non
utilizzò una costruzione prospettica.
L’opera venne criticata al Salone del 1865 per: nudo, corpo non idealizzato, luce frontale che
non conferisce volume ai personaggi, gatto nero
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al proprietario che introdusse la luce elettrica, suddiviso in palchetti da cui osservare la zona
da ballo
La barista, Suzon, indossa una giacca di velluto, un collarino e delle rose sul petto. Alle sue
spalle viene rappresentato uno specchio.
Per la prima volta viene rappresentato uno specchio non solo come elemento dello sfondo,
ma come parte essenziale della rappresentazione. Manet vuole disorientare chi osserva il
dipinto infatti la riflessione dello specchio si rivela sbagliata: per vedere il riflesso della figura
così come appare, bisognerebbe che il punto di vista dello spettatore fosse spostato, ma
allora in quella posizione la protagonista non sarebbe più frontale ma di profilo.
Grazie al riflesso dello specchio, possiamo notare, davanti alla donna, un uomo. Secondo
alcuni non starebbe chiedendo una consumazione, ma starebbe facendo delle avance alla
barista, motivo della sua espressione.
Nella realtà, l’attenzione del pubblico dovrebbe essere catturata dal personaggio
rappresentato in alto a sinistra: un trapezista.
Sul bancone possiamo notare delle bottiglie, un calice utilizzato come vaso e una fruttiera,
scorcio di natura morta.
C’è una costruzione piramidale. Le pennellate sono rapide, ma Manet riesce comunque a
rappresentare i personaggi singolarmente. Possiamo scorgere anche, sulla nostra destra,
delle nuvolette di fumo.
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La superficie dell’acqua appare grigio-azzurra, mentre sullo sfondo sono abbozzati a rapidi
colpi di pennello il molo e le navi. Il vero protagonista dell’opera è il sole che irradia i suoi
riflessi sull’acqua.
Accosta tocchi di colore puro (colori caldi del sole e freddi dell’acqua e del cielo), il colore
risulta spesso e i volumi scompaiono.
Non rappresenta la realtà oggettiva, ma l’istante.
Dagli anni 90 realizza le serie, ovvero la rappresentazione di uno stesso soggetto in
momenti e stagioni diversi. Aumenta il suo interesse nella luce e su come essa interagisca
con i colori.
1890-91: serie dei covoni
1891: serie dei pioppi
Uno degli edifici gotici più maestosi di Francia con portali strombati, torri sporgenti, elementi
traforati. La dipinse circa 30 volte fra il 1892 e il 1894. Nel 1895 ne espose circa 20 in una
mostra personale da Durand-Ruel. In ogni titolo ci sono le indicazioni del momento in cui è
stata colta la specifica impressione atmosferica.
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LA GRENOUILLÈRE(1869)
Renoir dipinge insieme a Monet sulle rive della Senna. Qui realizza varie tele come soggetto
la Grenouillère, uno stabilimento balneare con ristorante, molto frequentato dai parigini nei
giorni di festa. Il nome allude al fatto che si trattava di un luogo pieno di bagnanti come uno
stagno pieno di rane.
Il dipinto raffigura uno scorcio del fiume con in primo piano delle barche che galleggiano
sulla superficie dell’acqua. Renoir sceglie di rappresentare un punto di vista avvicinato a noi,
a differenza di Monet. A destra c’è il ristorante, invece la parte centrale è occupata da una
piattaforma rotonda in mezzo all’acqua, dove un gruppo di persone festanti si sono riuniti.
L’atmosfera è gioiosa. Renoir si concentra nella rappresentazione delle figure e l’acqua
viene dipinta attraverso dei passaggi graduali di tono.
CONFRONTO MONET E RENOIR: Monet ci dà una visione più distante della scena e si
concentra sul riflesso dell’acqua. Utilizza bruschi passaggi di tono, passaggi bruschi dai toni
caldi a quelli freddi. Infatti, ci dà una visione dell’insieme, a differenza di Renoir che ci dà
una visione più ravvicinata.
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EDGAR DEGAS 1834 – 1917
È tra i grandi protagonisti dell’impressionismo quello più distante, perché non ama dipingere
en plein air e continua ad usare il [Link] da una famiglia dell’alta borghesia. Si
interessa poco ai paesaggi naturali, concentrandosi sulla rappresentazione di scene di vita
urbana, di teatro, danza. La sua pittura si basa su elementi lineari disegnati e sullo studio
realistico del movimento. Le ballerine di danza classica che si esibiscono sul palcoscenico o
che si esercitano diventano il tema prediletto. Frequentava l’Opéra di Parigi non solo come
spettatore, ma anche dietro le quinte e durante le esercitazioni.
L’ASSENZIO(1875-76)
Il dipinto testimonia l’interesse di Degas per la dimensione quotidiana, colta anche nei suoi
aspetti più tristi e lontani dalla gioiosa vita parigina.
La scena è ambientata nel Café de la Nouvelle Athènes. I protagonisti sono una donna (una
prostituta) e un uomo (barbone) che nonostante la loro vicinanza sono entrambi immersi
nella loro solitudine, con gli sguardi persi nel vuoto.
L’atmosfera desolata è resa attraverso una gamma di toni grigi e bruni. L’inquadratura, di
taglio fotografico, è impostata su uno scorcio obliquo. In primo piano è raffigurato l’angolo di
un tavolo al quale forse è seduto l’artista e accanto a lui l’osservatore.
La scena sembra ripresa dal vero, ma in realtà Degas ha fatto posare due suoi amici.
LA TINOZZA(1886)
Degas aveva un particolare interesse per i soggetti femminili colti nella loro dimensione
quotidiana e privata. Ritrae donne in atteggiamenti spontanei e naturali, incuranti dello
sguardo dell’osservatore, come se fossero osservate “dal buco della serratura”. Viene
rappresentata una fanciulla che sta per lavarsi all'interno di una tinozza, nella sua camera da
letto. Stiamo assistendo ad una scena di intimità. In primo piano, una mensola su cui sono
appoggiate delle forbici, un pettine, brocche. Ci fa capire che il punto di vista è dall’alto.
L’immagine è costruita attraverso tratti di colori e chiaro scuro.
Degas non vuole rappresentare una dea, ma un momento quotidiano; non un nudo volgare
ma il corpo della donna in maniera naturale.
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POST IMPRESSIONISMO
Etichetta data dal critico Roger Fry nel 1910, che comprende tutti i percorsi individuali che
dagli anni ‘80 dell’800 superano l’impressionismo in cerca di nuove tecniche stilistiche .Gli
artisti riprendono lo stile impressionista e le stampe giapponesi per cercare nuovi significati,
non basando le opere sulla sola rappresentazione dell’istante, ma guardando dentro alla
natura per rivelare altro. Il percorso è soggettivo, legato alle interazioni personali dell’artista.
CARATTERISTICHE COMUNI:
- rifiuto della sola raffigurazione dell’istante
- solidità dell’immagine
- sicurezza del contorno
- certezza attraverso la libertà del colore
Nonostante ciò alcuni artisti partecipano comunque alle mostre impressioniste.
Il gruppo dei NEOIMPRESSIONISTI(1884) formano un nuovo stile basato sull’evoluzione
scientifica dell’impressionismo, basandosi sugli studi di luce e colore.
Si basano sul CERCHIO CROMATICO di Chevreul, che studia i rapporti tra colori e individua
i loro complementari(che sono in posizioni di attualmente opposta). L’accostamento di questi
colori puri complementari genera un effetto di intensa luminosità .Da Chevreul prendono
anche il concetto di CONTRASTO SIMULTANEO, ovvero il fatto che due colori i vicini si
incrociano a vicenda; e il concetto di RICOMPOSIZIONE RETINICA, ovvero che due colori
visti da lontano vengono percepiti come un colore unico dato dall’unione dei due.
Seurat guarda anche agli studi del matematico Henry, che indaga sugli effetti della psico
percezione visiva di forme, linee e colori.
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L’opera non ebbe acquirenti, e rimase nello studio di Seurat fino alla sua morte.
Nel 1886 conobbe Henry, un matematico che credeva di poter determinare scientificamente
l’aspetto psicologico di linee e colori sullo spettatore:
- LINEE ASCENDENTI: gioia
- LINEE DISCENDENTI: tristezza
- COLORI CALDI: dinamismo
- COLORI FREDDI: inerzia
Queste teorie sono applicate nell’opera:
IL CIRCO (1891)
Uno dei numeri presentato al circo Fernando: acrobati, cavallo bianco, orchestra in alto a
destra.
Il maggiore effetto spaziale è dato dal clown di spalle in primo piano.
Sono stati trovati degli schizzi preparatori che fanno vedere la geometria dell’insieme:
reticolo di orizzontali e verticali.
C’è una maggiore prevalenza di colori caldi.
Il pubblico è verde/blu, e sono disposti in distinzioni tra classi sociali.
La cornice azzurra contribuisce alla luminosità, perché la tela è costituita dal
complementare: arancione.
I contorni dei corpi sono blu.
Venne esposto al Salone degli Indipendenti.
DIVISIONISMO (1891)
Nel 1891 Previati, Segantini e Morbelli inventarono una nuova tecnica, simile al
neoimpressionismo francese, ma i NEOIMPRESSIONISTI dipingevano con pennellate a
piccoli tratti colorati, mentre i DIVISIONISTI con tratti più lunghi e filamentosi. Era una
tecnica più empirica, perchè la stesura cromatica non era mai regolare, perchè mescolavano
i colori sulla tavolozza.
I NEOIMPRESSIONISTI partono da una matrice naturalistica dell’Impressionismo,
i DIVISIONISTI studiano dal vero (temi di natura sociale), e dalla luce come i Macchiaioli.
2 filoni:
● SOCIALE: Pellizza da Volpedo
● SIMBOLISTICO: Previati e Segantini. Questo filone va oltre le apparenze, vuole
cercare una realtà più profonda, senza razionalità, ma con un sogno irrazionale.
MATERNITÀ’ (1890-1891)
Prima opera del Simbolismo Italiano: Madonna col bambino.
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Maternità vista secondo un senso universale.
Vediamo una madre seduta su un prato, sotto ad un albero in fiore (fiori del giglio=ricchezza
e purezza), circondata da angeli.
I personaggi sono immersi in una LUMINOSITA’ SPIRITUALE, irradiata dal Sole, che dal
centro si espande ai lati.
Le linee sono curve, le forme immateriali. Sembra un sogno
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Nel 1904 in una lettera a Bernard scrive: “trattare la natura secondo il cilindro, la sfera e il
cono”.
I suoi soggetti iconografici preferiti sono:
- Natura morta
- Ritratti
- Paesaggi
Tutti trattati secondo un approccio comune: indagando la forma partendo dall’interno della
cosa stessa.
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La dipinge sempre in modo diverso.
Col passare del tempo lo spazio diventa sempre meno leggibile, più astratto.
- VERSIONE DEL 1892-1895: versione dove vediamo e riconosciamo le varie parti del
paesaggio
- VERSIONE DEL 1904-1905: cambia il punto di osservazione. L’immagine è costruita
da tasselli cromatici, usa anche spatole per creare campiture geometriche.
I colori sono stesi in modo libero: il verde invade il cielo.
Nella fascia più bassa prevalgono l’ocra e i bruni.
Si perde la definizione degli elementi.
Non c’è definizione: vuole creare una visione autonoma (sintesi tra reale esistenza e
percezione).
GAUGUIN(1848-1903)
Nasce a Parigi. Ad un anno muore suo padre e lui si trasferisce in Perù.
Torna a Parigi e nel 1865 inizia a fare il marinaio, poi l’agente di scambio.
Nel 1883 lascia la Francia a causa di una crisi economica e inizia a dipingere da autodidatta.
Nel 1870 conosce il gruppo degli Impressionisti e dal 1880 partecipa alle loro mostre.
Quando si sciolgono va in Bretagna e vive in una comunità di Bretoni. Conosce Emile
Bernard.
Nel 1886 torna a Parigi e conosce Van Gogh.
Ricerca se stesso e il suo posto nel mondo, esprime il suo vissuto con la pittura, tramite il
colore, usato in maniera antinaturalista.
Gauguin e Bernard danno vita al SINTETISMO: modo di dipingere immagini semplici
rifacendosi ad una tecnica medievale su vetrate e gioielli. La tecnica del CLOISONNISME:
cellette metalliche riempite con colore steso per campiture con un contorno evidente.
A Tahiti scrive un diario (Noa Noa), dove lui racconta quello che vive e che contiene racconti
e disegni.
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La Vergine e il bambino hanno le aureole.
C’è una fusione tra elementi di due culture diverse (SINCRETISMO): religione e paesaggio
polinesiano. La vegetazione è lussureggiante e richiama il paradiso terrestre.
TRASPOSIZIONE: Vergine a Tahiti.
C’è una denuncia della resa dello spazio, ma c’è una composizione: unione di linee verticali
(paesaggio) e orizzontali (persone).
Le linee di contorno sono marcate e l’unico elemento tridimensionale è la natura morta in
basso a sinistra.
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MANGIATORI DI PATATE (1885) PERIODO REALISTA
In una povera stanza, nella penombra, 5 contadini stanno mangiando un povero piatto a
base di patate, bevendo caffè nero.
Il soffitto è basso, dalle travi pende una lampada a petrolio, che emana una luce gialla nella
stanza.
I volti dei personaggi sono segnati da profondi solchi che enfatizzano l’espressione triste.
Van Gogh si concentra sulle mani rugose e i volti spigolosi.
In BASSO a DESTRA: tavolino con teiera
A SINISTRA: sul muro un orologio e una stampa con un crocifisso (famiglia religiosa).
SFONDO: finestre nere. E’ notte.
La tavolozza è scusa, con colori tenebrosi.
L’opera non vuole denunciare, ma vuole mostrare le condizioni che Vincent sta conoscendo.
Nel 1886 va a Parigi, dove conosce vari artisti impressionisti e neoimpressionisti. Qui
CAMBIA TAVOLOZZA: passa da colori scuri a accesi.
Riprende la pittura di Seurat, ma non usa i punti, ma linee veloci. No pennellate mimetiche.
Pittura materica
Il colore è gestuale (vedo i gesti del pittore e del pennello).
Dipinge per esigenza, per questo la pittura è veloce,
Vuole conoscersi e inizia ad autoritrarsi. Autoritratto=immagine che blocca i sentimenti.
Lo vediamo nell’opera
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Viene spesso ricoverato in ospedali psichiatrici, i cittadini firmano una petizione e, nel 1889
sceglie di essere ricoverato nell’ospedale di Saint-Remi, per poter lavorare con più
tranquillità.
Nonostante ciò tenta di togliersi la vita ingerendo del colore.
Dalla finestra della sua camera vede diversi paesaggi.
Qui inizia a dipingere con uno stile basato su forme dinamiche, tortuose, colori intensi e
pennellate deformi.
Qui dipinge
Nel 1890 ritorna ad Auvers-sur-Oise, dove abita il dottor Gachet, che lo prende in cura.
A luglio si spara un colpo, ma muore solo 2 giorni dopo.
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Dal Belgio e dalla Francia, dove prende il nome di Art Nouveau dal negozio parigino di arti
decorative e moderne del mercante Bing, si diffonde con nomi diversi: in Inghilterra è il
Modern Style, in Austria lo stile Secessione, in Germania lo Jugendstil, in Spagna il
Modernismo e in Italia lo stile Liberty (da Arthur Liberty che aveva aperto una ditta di oggetti
di arredo).
L’obiettivo è quello di riqualificare esteticamente ogni aspetto della vita moderna: dagli
oggetti di arredo agli edifici.
Il cuore della nuova arte, infatti, è la decorazione, cui è attribuito il compito di riempire di
senso ogni oggetto e ogni spazio. Gli ornamenti e i simboli si ispirano alla natura o alle
forme geometriche.
Caratterizzata da linee sinuose
Decorativismo: decorazioni riprese dal mondo vegetale in maniera stilizzata
Figura femminile come simbolo di eleganza e sensualità
William Morris fu un pittore, decoratore, grafico e pubblicista che gettò le basi per l’Art
Nouveau. Egli voleva restituire agli operai un aspetto creativo, oltre che a voler conciliare il
piacere creativo dell’artigiano con la realizzazione di oggetti utili e belli.
Nel 1861 fonda la sua ditta di decorazioni per abitazioni (vetrate, lampade, tappeti).
L’azienda offre prodotti di alta qualità ad alto prezzo. Nel 1868, quindi, deciderà di fondare
l’Art and Craft Society, un’azienda di oggetti di arredo in serie a basso costo, in modo tale da
permettere l’apertura del mercato anche alla piccola e alla media borghesia. Ciò incentiverà
lo sviluppo di nuove attività e darà impulso alla grafica.
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GUSTAV KLIMT (1862-1918)
Nasce a Vienna
Frequentò la prestigiosa scuola (pratica) di arti e mestieri
Dal 1897: esponente della Secessione viennese, da cui poi si allontanerà
Ricevette importanti commissioni di luoghi pubblici
1903: arriva a Ravenna dove viene colpito dallo sfondo oro dell’arte bizantina e dai mosaici
1905:lascia la Secessione e fonda la “Mostra d’arte” dove nel 1908 farà la prima esposizione
1912: diventa presidente della “Unione austriaca per artisti”
Gli artisti della Secessione viennese vogliono essere indipendenti. Il loro movimento
comprende tutti i tipi di artisti, non solo pittori. Il loro nome fa riferimento all’antica Roma da
secessio plebis. Hanno una loro rivista, la Ver Sacrum (Primavera sacra), di cui usciranno 96
numeri fra il 1897 e il 1903. Il simbolo della Secessione viennese è Pallade Atena, dea della
saggezza.
Nell’Impero austro-ungarico, ancora dominato dalla nobiltà terriera, la borghesia
imprenditoriale si concentrava a Vienna, che alla fine del XIX secolo era uno dei centri
europei di innovazione culturale. A promuovere il rinnovamento della capitale fu una ricca
élite cosmopolita che si dedicò alla cultura e all’arte. Figura centrale di quel periodo fu Otto
Wagner, un architetto di riferimento per la nuova generazione di progettisti, a cui venne
affidato il progetto delle 36 stazioni della linea ferroviaria di superficie.
GIUDITTA I (1901)
Nell’arte di Klimt domina l’interesse per la figura femminile e per la pulsione erotica che
suscita, sia come generatrice di piacere, sia come femme fatale. Giuditta è una giovane
coraggiosa che, nella Bibbia, grazie al potere della seduzione, conquista il generale nemico
Oloferne e, dopo averlo fatto ubriacare e addormentare, ne taglia la testa.
La rappresentazione di Klimt si allontana dalla tradizione iconografica. Egli non vuole
soffermarsi sull’aspetto biblico, ma sulla sensualità.
L’eroina biblica viene rappresentata frontalmente con atteggiamento trionfante (espressione
sfidante, bocca semi-aperta, occhi socchiusi) mentre regge la testa mozzata. Giuditta,
parzialmente coperta da una veste ricamata, ha il volto di una donna di fine Ottocento,
quello di Adele Bloch-Bauer, e una folta capigliatura incorniciata da elementi dorati.
Al collo indossa un collare in stile Art Nouveau. Sullo sfondo possiamo intravedere degli
alberi di fico e delle viti dorati a scopo puramente decorativo. Per la loro realizzazione, Klimt
si ispirò ad un fregio assiro. A rafforzare il fascino decadente dell’opera concorre la cornice
dorata, realizzata dal fratello di Klimt, che porta la scritta “Judith and Holofernes”.
L’immagine è bidimensionale. La prospettiva, infatti, viene annullata. Il corpo della donna
non è presenta una linea di contorno.
GIUDITTA II (1909)
L’andamento del dipinto è verticale e l’eroina viene rappresentata non frontalmente, ma
come se stesse camminando. Giuditta è parzialmente coperta da una veste con forme
geometriche. Viene rappresentata come una carnefice (mani affilate) e non più come una
donna sensuale.
Lo sfondo è piatto, così come la veste. Solo Giuditta e rappresentata tridimensionalmente.
La linea di contorno è morbida. In questo dipinto, Klimt non utilizza l’oro; il colore
predominante è il nero.
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PALAZZO DELLA SECESSIONE
Sede espositiva dell’associazione che viene inaugurata nel 1898. Si tratta di un edificio
semplice e simmetrico.
La facciata è costituita da una un avancorpo con l’entrata centrale coronata da un frontone
rettangolare, che sulla sommità accoglie una cupola ornata da foglie di alloro in rame dorato,
circondata da 4 pilastri.
Appena sopra l’ingresso troviamo le tre gorgoni che hanno funzione apotropaica, ovvero
quella di proteggere chi entra.
I muri esterni sono bianchi e lisci, animati da decorazioni floreali e dalla scritta “a ogni tempo
la sua arte, all’arte la sua libertà” (tolta dai nazisti nel 1938). Alla sinistra dell’entrata c’è
un’altra scritta, “Ver Sacrum”, che anche il nome della rivista del gruppo.
Il palazzo internamente è suddiviso in sale non attraverso dei muri fissi, tramite l’utilizzo di
pannelli mobili che consentono di modificare lo spazio a piacimento.
Le varie sale, illuminate dalla luce naturale che proviene da lucernari vetrati, vennero
pensate per ospitare l’attività espositiva.
FREGIO DI BEETHOVEN
Il fregio propone una magnifica interpretazione della Nona sinfonia del maestro, in cui la
musica sublime viene vista come mezzo per la liberazione e la redenzione dell’umanità.
Klimt sviluppa la narrazione in una serie di scene allegoriche che vanno dalla dimensione
più tragica alla salvezza.
1. Nella prima scena vediamo delle figure nude, incarnazioni dell’umanità infelice, che
supplicano un cavaliere di intraprendere un viaggio che lo avrebbe condotto alla
felicità. Dietro al guerriero troviamo altre due figure vestite con tuniche dorate
decorate che rappresentano l’orgoglio (quella con la corona di alloro) e la
compassione (mani giunte).
Il volto del cavaliere ricorda quello di Gustav Mahler, direttore dell’opera di Vienna
che suonò per la mostra.
2. Nella scena seguente il cavaliere deve affrontare le forze oscure del male,
allegoricamente rappresentate da uno scimmione, Tifeo, e dalle tre gorgoni alla sua
destra (malattia, follia e morte). Alla sinistra di Tifeo troviamo le rappresentazioni
dell’impudicizia (figura con i capelli rossi), dell’incontinenza (donna in carne) e della
lussuria. A concludere la scena troviamo il Dolore struggente,avvolto fra le spire di
Tifeo.
3. La terza e ultima parte raffigura il percorso del cavaliere verso la felicità:
incontriamo la Poesia che suona la lira, poi delle fanciulle angelicate che cantano
l’Inno alla gioia e infine il momento culminante in cui il cavaliere, nudo, abbraccia la
Poesia. Sopra di loro troviamo un sole, simbolo maschile e una luna, simbolo
femminile. L’abbraccio rappresenta il raggiungimento dell’armonia della vita, che
evoca l’Inno alla gioia.
Per Klimt la felicità si raggiunge con l’arte.
Il progetto iniziale prevedeva la distruzione dell’opera e per questo Klimt utilizzò dei materiali
particolari. L’opera, però, non verrà mai distrutta e la sua conservazione si rivelerà
complicata.
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IL BACIO (1907-1908)
Rappresenta una coppia stagliata su un fondo dorato. I due amanti sono così stretti fra loro
da formare quasi un unico organismo. Le figure sono incastonate nella piatta superficie delle
loro tuniche, istoriate da motivi decorativi. Il centro emotivo della composizione è il volto
della donna con gli occhi chiusi. Alcuni elementi alludono alla differenza fra i due sessi: le
mani scure di lui e quelle chiare della lei, ma anche le forme rettangolari, quadrate, le linee
rette e gli spigoli, il bianco, il nero e il grigio della tunica dell’uomo e le forme circolari e i
colori più variegati del vestito di lei.
I capelli della donna sono decorati con dei fiorellini, mentre sulla testa dell’uomo possiamo
notare una ghirlanda d’alloro.
I due personaggi (l’uomo in piedi, la donna inginocchiata) si trovano su un prato.
Grazie al fondo scuro e piatto i due sembrano sospesi fuori dal tempo.
Il bacio fra i due non rappresenta l’amore carnale, ma quello universale. Proprio per questo
l’opera è diventata una sorta di icona dell’amore.
La Vergine (1913)
L’opera venne realizzata negli ultimi anni di vita dell’artista, periodo in cui abbandona
completamente l’utilizzo dell’oro per una tavolozza più colorata. Al centro del groviglio
troviamo la Vergine, circondata da figure che alludono alla sensualità.
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ESPRESSIONISMO (1905-1907)
deriva da ex-primere= portare fuori
Nasce nel 1905 in Francia e Germania. In Francia con il movimento dei FAUVES, in
Germania con i DIE BRUKE.
I Fauves (1905)
vuol dire “BELVE” ed è un nome che è stato dato dal critico Vauxcelles al Salon d'Automne
quando vede le opere espressioniste nella sala con le sculture rinascimentali ed esclama
“Donatello tra le belve”. Guardano al post-impressionismo, in particolare a Cézanne per la
semplificazione della forma; a Van Gogh e Gauguin per l'uso di colori puri. Hanno una linea
più sinuosa, colori accesi che rappresentano la serenità e la tranquillità usati in modo
antinaturalistico.
Argan dice che l’espressionismo si oppone all’impressionismo= moto che dall’esterno passa
all’interno, dove metto davanti la natura e dipingo ciò che vedo e che mi colpisce i sensi.
Con l’Espressionismo l’artista esprime ciò che sente dentro di lui, dall’interno all’esterno.
A Monaco: “Der Blue Reiter” il Cavaliere Azzurro
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grazie ad un a linea a bordo tavolo e alla tovaglia. Possiamo notare la rappresentazione di
due sedie, una tovaglia rossa che copre il tavolo e la finestra dalla quale si vede il giardino
con i fiori.
Il quadro è bidimensionale e piatto, gli unici elementi in prospettiva sono la sedia e la cornice
della finestra.
Il colore(che l’elemento predominante) è esteso per campiture piatte e non c’è la presenza
del chiaroscuro.
Stesso soggetto, ma con pittura differente è
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Nel 1892 a Berlino espone 50 dipinti, ma poi la mostra venne chiusa perché le sue opere
“sono un insulto all’arte”, ma iniziarono a venir apprezzate a partire dal 1914.
Nel 1936 espose le opere alla Mostra dell’arte degenerata, ma vennero criticate dal regime
nazista.
Quando muore le opere vennero donate al comune e, nel 1963, Oslo gli dedicò un museo.
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Sullo sfondo si vedono distanti gli amici che non si accorgono di nulla e dilato un mare di
colore nero. La linea d’orizzonte sta a tre quarti del dipinto e risulta ondulata e mossa. Il cielo
è percorso da lingue di fuoco che hanno linee morbide e sinuose. La profondità è conferita
dal sentiero delimitato da una staccionata
E’ presente uno scorcio prospettico enfatizzato dalla linea nera della ringhiera.
Le pennellate e i colori accrescono l’ansia e l’angoscia. Munch precursore
dell'espressionismo e in particolare dei Die Bruke.
Nel 1994 il quadro venne rubato, ma poi fortunatamente ritrovata. Attraverso delle perizie
grafologiche del 2021 venne trovata una scritta nel cielo “Poteva essere stato dipinto solo da
un pazzo” e si pensa che l’abbia scritto perché uno studente di medicina avesse messo in
discussione la salute mentale dell’artista.
I Die Bruke (PONTE) movimento che nasce nel 1905 a Dresda da 4 giovani studenti di
architettura .Si sciolgono nel 1913 per divergenze artistiche. Il nome deriva dalla frase
dell’opera “Parlò Zarathustra" di Nietzsche, è più importante essere tramite, non passaggio,
l’uomo è grande dell’essere un ponte, non metà
Per far parte del movimento bastava versare una quota e si ricevevano delle stampe delle
opere. Gli esponenti maggiori sono Kirchner e Nolde e;
Si fanno chiamare “Ponte” perché loro fanno da tramite fra l’arte accademica e la nuova
arte(diventata rappresentazione esteriore/interiore della realtà) ponendosi come punto di
distacco dalle convinzioni tradizionali.
Nel 1906 viene scritto un Manifesto in caratteri gotici con la rappresentazione in alto a
sinistra di un ponte giapponese stilizzato.
La pittura del gruppo si caratterizza per:
● Colori anti naturalistici
● Linea contorno marcata,spezzata e spigolosa
● Assenza di volume e tridimensionalità
● Si ispirano alle stampe, in particolare le xilografie- tecnica di incisione con inchiostro
su tavolette di legno.
● Rappresentano loro disagio e angoscia esistenziale
● Vogliono denunciare l’ipocrisia della società—>sono critici
● Uno dei temi principali è la donna (sia dal punto di vista sessuale, sia come critica
della società)insieme a paesaggi, scene in città e nudi(siamo lontani dalla Venere
,qui si accentua la dimensione sessuale e erotica)
● Volevano staccarsi dalle convenzioni sociali.
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KIRCHNER (1880-1938)
Nasce in Germania.
Viene arruolato nella 1 Guerra Mondiale, ma poi viene revocato.
Durante la sua vita soffre di crisi depressive.
Nel 1917 si ammala e nel 1938 si toglie la [Link] anno dopo, alla mostra di “arti
degenerate”, organizzata da Hitler , gli artisti vengono presi in giro perché creavano opere
lontane dalle concezioni precedenti.
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CUBISMO (1907)
segna l'inizio dell’arte contemporanea
Movimento creato da Pablo Picasso insieme a Georges Braque, che creano delle immagini
caratterizzate da piccoli cubi. Il nome è stato coniato nel 1908 dal critico Vauxcelles( lo
stesso che ha coniato l’appellativo dei "fauves"), dopo aver visto delle opere che lui definisce
"Bizzarrie Cubiste”
I cubisti non vogliono rappresentare la realtà solo con i sensi, ma volevano rappresentare gli
oggetti così come sono e non come appaiono —>realtà vera e non verosimile (esempio cubo)
Per rappresentare un oggetto in modo veritiero bisogna rappresentarlo da tutti i diversi punti
di vista simultaneamente. Mi devo muovere, mi serve TEMPO, legato comunque allo spazio-
4a dimensione (altezza, larghezza, profondità).
Sono influenzati dalle teorie di Einstein sulla relatività.
Il cubismo E’ influenzato anche dall’arte primitiva, africana, oceanica, e in particolare alle
loro maschere e sculture. Quando le prime avanguardie mettono in crisi la società non ci si
riconosce più nella società occidentale, e nasce il PRIMITIVISMO.
Si dà maggiore spazio alla libertà creativa—> opere espressive che si allontanano dalle
opere tradizionali.
I Cubisti prendono: -le mosse da Cézanne, colui che per primo scompone la realtà in forme
geometriche e da punti di vista differenti(opera: mele e arance) e la visione da più punti di
vista (natura morta con mele e arance)
-indagano la vera essenza che ottengono attraverso l’intelletto(sempre da Cezanne)
Si sviluppa in 3 fasi:
-PROTOCUBISMO (1907) primo cubismo, esempio: Les Demoiselles d'Avignon
-CUBISMO ANALITICO (1909-1912), caratterizzato da tavolozze scure, colori spenti e figure
frammentate(per rappresentare più punti di vista contemporaneamente)
-CUBISMO SINTETICO (1912-1913) dove vediamo un parziale recupero delle forme, del
colore, ma iniziano ad apparire opere POLIMATERICHE, dove compaiono ritagli di giornale,
corde, oggetti vari.
Nel 1916 il Cubismo si estingue perché Braque viene chiamato al fronte, e dopo le strade
dei due compagni si dividono.
Il principale esponente è
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Casagemas). Si concentra sull’umanità dei personaggi rinchiusi nella solitudine e separati
dal mondo. I dipinti hanno valenza simbolista
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Le figure presentano una forte scomposizione geometrica.
Lo sfondo e le donne tendono a fondersi, annulla la resa tradizionale dello spazio e
rappresenta più punti di vista contemporaneamente. La tavolozza è ridotta: rosa, arancio,
azzurro, ocra.
Inizialmente oltre alle 4 donne erano presenti 2 uomini: uno seduto in mezzo alle donne, e
uno a sinistra. L’uomo probabilmente era uno studente, visto che teneva un libro
sottobraccio e un teschio in mano, che rappresentava la caducità della vita e la riflessione
sulla morte.
Oltre a loro l’opera presentava un vaso di fiori e della frutta, e il titolo sarebbe dovuto essere
“Il Bordello Filosofico”.
Alla critica quest’opera non piace, viene definito “qualcosa di folle e mostruoso”. Picasso per
questo non espose mai l’opera, ma la tenne nel suo studio e la mostrò solo ai suoi amici.
In questo periodo i pittori iniziano ad introdurre nei quadri lettere e numeri, qualsiasi cosa
riconducibile alla realtà e nascono opere polimateriche: CUBISMO SINTETICO (collage)
Tra il 1917 e il 1924 entriamo nel PERIODO CLASSICO, dove Picasso dipinge in modo
tradizionale, ritorna all’ordine
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Tra il 1925 e il 1937 c’è la FASE SURREALISTA, “età dei Mostri”, dove le figure sono
ispirate all’inconscio e ai sogni.
Picasso torna al cubismo per dipingere
FUTURISMO (1909)
Fondato da Marinetti,grazie alla pubblicazione de “Il Manifesto Futurista" nel giornale “Le
Figaro” nel 1909. è il primo movimento d’avanguardia programmatica italiano.
I futuristi si prefiggono di combattere contro ogni forma di arte tradizionale, contro le rigide
regole dell’accademia, ma volevano rinnovare l’arte e la vita stessi (che sono la stessa cosa
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per loro) e esaltare il fascino della velocità delle macchine. I futuristi vogliono provocare,
sono favorevoli alla guerra, al patriottismo, al militarismo e allo sfavoreggiamento della
donna(legato alla visione della donna come nucleo del focolare di casa). Organizzano delle
serate dove insultano e offendono il pubblico.
Le tematiche da loro affrontate sono legate al progresso tecnologico dell’epoca.
Dal punto di vista letterario creano composizioni poetiche con PAROLIBERE: composizioni
libere, non ci sono segni di punteggiatura, parole sul foglio in maniera arbitraria.
Nel 1910 Boccioni, Carrà, Balla ,Russolo e Severini firmano il “Manifesto dei pittori futuristi”,
dove aboliscono la prospettiva tradizionale e rifiutano la pittura accademica. Si rifanno agli
studi sulla fotografia dell’epoca.
BOCCIONI (1882-1916)
Nasce a Reggio Calabria, ma si trasferisce a Roma nel 1901, dove frequenta la
Scuola dell’Accademia. Viaggiò molto: andò a Venezia, dove studiò all’Accademia di Belle
Arti e, nel 1907 si trasferì a Milano.
Nel 1909 iniziò il suo periodo futurista perché fino a prima dipingeva come divisionista.
Si arruolò volontario per la 1 Guerra Mondiale, dove morì
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PRIMA VERSIONE: pennellate oblique e filamentose, ondulate e fortemente espressive
dove non si capisce nulla ma riusciamo a vedere le figure che si abbracciano, vengono
riprodotti più volte per far comprendere il movimento, e la locomotiva avvolta dal vapore. Le
pennellate ricordano Previati e Munch.
SECONDA VERSIONE: influenzata dal cubismo. Ci si trova in una stazione di treni e In
primo piano, che occupa la maggior parte della tela, vediamo la locomotiva (vediamo la cifra
6943) e riusciamo a scorgere bene la punta triangolare e la ciminiera con il vapore. Attorno
al treno possiamo vedere i personaggi che si abbracciano(movimento ripetuto tante volte
perché risente del cubismo e rappresenta più punti di vista). Il tutto è animato da un intreccio
di forme fluttuanti.
Intorno alla locomotiva vediamo le onde che delimitano i personaggi che si propagano.
Inoltre c’è un traliccio (segno di elettricità)
Lo spazio non è più così riconoscibile, si ha la compenetrazione di più piani e molti simboli
del progresso e del movimento—> dinamismo e caos.
Colori scuri, accostati per complementari.
L’opera è importante per i 3 criteri/concetti fondamentali della pittura futurista:
- simultaneità della visione—> più eventi contemporanei
- sintesi tra percezione (visione antica della realtà vista con gli occhi) e comprensione
(visione della realtà all’interno della nostra memoria/ricordi)
- compenetrazione dinamica, ripresa dai cubisti: sovrapposizione di più elementi nel
quadro. Ciò crea la sinestesia, ovvero il coinvolgimento di più sensi
contemporaneamente perché lo scopo dei pittori futuristi è portare lo spettatore al
centro del quadro.
È un’opera cara a Boccioni per la tematica della migrazione e dei saluti perché si è trasferito
da poco a Milano.
I futuristi non erano solo pittori, ma anche scultori.
Nel 1912 Boccioni pubblica il Manifesto tecnico della scultura
BALLA (1871-1958)
“Futurballa” nasce a Torino. Figlio di un fotografo, è influenzato molto dalla fotografia.
Inizialmente si dedica alla musica, ma poi la abbandona per dedicarsi al disegno e alla
pittura.
A torino frequenta l’Accademia Albertina di Belle Arti e viene a contatto con la pittura
divisionista.
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Nel 1885 si trasferisce a Roma dove inizia ad affermarsi come pittore e inizia ad interessarsi
alla rappresentazione della luce. Nel 1901 si trasferisce a Parigi e approfondisce la tecnica
divisionista francese.
Nel 1910 entra nel gruppo futurista, ma il suo modo di dipingere cambia solo 2 anni dopo.
Nel 1912 evolve verso forme astratte sempre influenzato dal futurismo e comincia a firmarsi
“FUTURBALLA”
Nel 1918 partecipa alla stesura del Manifesto del colore, dove afferma il suo interesse per
l’utilizzo dei colori in una pittura astratta.
Dal 1930 abbandona il futurismo e torna alla pittura verista (vicina ai macchiaioli) e
figurativa.
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VELOCITA’ ASTRATTA + RUMORE (1914), Venezia
Vediamo il passaggio di un automobile rossa, in basso, descritto dai vari segni incrociati con
cui l’artista evoca il rombo del motore, esse si protraggono anche sulla cornice, e ciò per
spiegare che lo spazio si dilata. L’auto, col suo passaggio, frantuma il paesaggio e si integra
con esso. Possiamo notare anche dei frammenti di cielo, dipinti di azzurro e un paesaggio
collinare verde sullo sfondo. Balla affronta il tema della velocità delle macchine creando
rappresentazioni quasi astratte, molto colorate e dinamiche.
ASTRATTISMO (1910)
E’ un’ arte figurativa. La realtà non è figurativa, è una forma pura.
L’arte astratta rifiuta la rappresentazione della realtà, ma ricerca immagini non figurative per
ottenere una forma pura.
Franz Marc la definisce come “Il tentativo di far parlare il mondo stesso e non la nostra
anima eccitata dall’immagine del mondo”.
Nasce quando si sviluppano le prime formulazioni teoriche e pittoriche, ma acquista una sua
specifica fisionomia tra il 1910 e il 1914.
Secondo alcuni nasce con Kandinsky, ma non tutti sono della stessa opinione. Alcuni
credono nasca da Picabia, che realizza dipinti non figurativi anche prima del 1910.
Sicuramente nasce in conseguenza a delle premesse storiche ed estetiche determinate tra
la fine dell’800 e l’inizio del 900.
Esistono 2 filoni, entrambi in chiave antinaturalistica:
- ASTRATTISMO LIRICO: guidato dallo studio di Gauguin: bidimensionalità, colori
antinaturalistici, spiritualità. E’ l’astrattismo di Kandinsky, e risalta i rapporti
arte-musica, la simbologia del colore ecc…
- MATEMATICO-GEOMETRICO: ispirato alla poetica di Cézanne: riflessione sulla
linea e sui colori puri, scomposizione geometrica delle figure e ricomposizione
geometrica delle stesse. E’ l’astrattismo di Mondrian.
L’arte rinuncia per la prima volta a:
- raccontare la storia,
- celebrare le persone
- spiegare la dottrina
- rappresentare la realtà
C’è una nuova percezione: pura espressione di sentimenti, pensiero, idea, concetto,
semplicità della forma del colore, concepiti per se stessi.
C’è un nuovo modo di concepire arte e artista: Kandinsky dice :”Un quadro ben dipinto ha
vita interiore”
KANDINSKY (1866-1944)
Nasce a Mosca, figlio di un mercante di tè.
Nel 1892 si laurea in giurisprudenza, riceve la cattedra ma la rifiuta perché vuole dedicarsi
alla pittura.
Nel 1895 a Mosca assiste alla mostra impressionista e rimane colpito dall’opera di Monet
con i cavoni, ma lui vuole andare oltre.
Nel 1896 si trasferisce a Monaco, fino al 1914.
Nel 1909, fondò Nuova Associazione degli Artisti: giovani ispirati dagli espressionisti(colori
antinaturalistici, campiture piatte) e Van Gogh e Gauguin.
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Tornato in Russia prende parte al rinnovamento della società che stava prendendo parte
dopo la Rivoluzione d’Ottobre (COLLEGAMENTO RUSSO)
Crea l’Istituto per la Cultura Pittorica, riorganizzò musei di provincia e nel 1920 fondò
l’Accademia di Scienze Artistiche.
Nel 1920 venne nominato “professore ordinario” all’Università di Mosca e ottenne il
permesso, nel 1921, di recarsi in Germania, dove rimarrà per 6 mesi. Non tornò mai in
Russia
Nel 1922 divenne professore del Bauhaus, scuola di arti e mestieri a Weimar, dove dirigeva
il laboratorio di pittura parietale, dove insegnanti e alunni studiano, vivono e lavorano
insieme, ognuno portando le proprie esperienze, secondo una cultura fondata
sull’esperienza pratica.
Nel 1933 il Bahuaus viene chiuso dal regime nazista e Kandinksy è costretto ad
abbandonare la Germania e nel 1934 arriva in Francia, dove trascorre gli ultimi anni di vita.
Nel 1937, alla mostra dell’arte degenerata, vennero esposti 50 dipinti, poi venduti ad un
basso costo ad acquirenti stranieri.
Dipinse sempre in giacca e cravatta, e ciò dimostra che non era un’artista caotico
(stereotipo).
LO SPIRITUALE NELL’ARTE
Nel 1911 viene pubblicato a Monaco un trattato filosofico dove Kandinsky cerca un’affinità
tra pittura e musica. Le sue opere iniziano ad avere titoli ispirati alla musica:
-IMPRESSIONI: mantengono un legame stretto con la realtà, gli elementi sono riconoscibili
e il colore fa da padrone.
-IMPROVVISAZIONI: nascono a partire da esperienze emotive e spirituali. Le forme sono
poco riconoscibili.
-COMPOSIZIONI: non sono presenti elementi della realtà riconoscibili, ci sono solo linee,
colori, segni. Le composizioni sono frutto di una profonda riflessione.
Le composizioni creano una sinfonia sulla tela, e questo è dovuto al fatto che i colori hanno
un significato e sono associati a degli strumenti musicali.
Nel 1911 insieme a Marc fondò il “Der Blaue Reiter" (“Il Cavaliere Azzurro”): nome casuale,
trovato per caso dato che ad entrambi piaceva il blu, a Marc piacevano i cavalli, a Kandinsky
i cavalieri e puff, creato il nome.
In realtà la figura del cavaliere è una figura ricorrente nelle tele di Kandinsky, perché lui lo
intendeva come una metafora dell’artista che lottava per affermare una nuova arte.
L’azzurro rappresentava la spiritualità.
Ricercava una dimensione spirituale della realtà e, al contrario dell’espressionismo, l’arte
deve stimolare la crescita spirituale dell’osservatore.
Nel 1911 viene pubblicato l’almanacco del “Cavaliere Azzurro”: annuario con immagini che si
rifacevano alle tradizioni popolari russe, tradizioni medievali tedesche, ma anche dipinti di
Picasso, Van Gogh, Gauguin e mosaici veneziani, sculture gotiche… L'obiettivo era quello di
abolire la distanza tra l’arte colta e l’arte popolare.
Ultima mostra: 1914 e Marc morì nel 1916 sul fronte francese.
Gli artisti del Cavaliere erano contro società contemporanea:materialista e poco spirituale.
Le opere erano figurative, costruite sul colore.
IL CAVALIERE AZZURRO (1903)Inizialmente il titolo era “Il Cavaliere”, il termine “azzurro”
venne aggiunto nel 1912.
Vediamo un cavaliere in 1 piano che avanza al galoppo in una collina verde. Indossa un
mantello blu acceso, mentre il cavallo è bianco. Il profilo della collina è alto e definito,
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evidenziato da una curva che scende verso sinistra. Sopra di essa vediamo alberi con foglie
autunnali, rosse e dorate. Dietro possiamo notare una linea blu che definisce le altre colline
e il cielo azzurro con qualche nuvola bianca.
Il colore steso ricorda l’impressionismo, non è preciso, sembra di trovarsi di fronte ad uno
schizzo.
Kandinsky amava i cavalieri perché ricorrevano nelle fiabe delle tradizioni popolari russe e
tedesche, che affrontavano il male superando prove pericolose, quindi simboleggiavano la
lotta tra bene e male.
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Nel 1911 pubblicò “Lo spirituale nell’arte”: un trattato filosofico dove esprime i concetti
dell’arte.
Nel 4 capitolo scrive che in tutte le arti, soprattutto quelle dei suoi tempi, è avvertibile una
tendenza all’antinaturalismo, all’astrazione e all’interiorità, è l’artista afferma che il più ricco
insegnamento arriva dalla musica, che è l’arte che non imita i fenomeni naturali, ma che
esprime la vita psichica dell’artista e creare la vita dei suoni.
Da questo momento non noteremo più forme note e specifiche nelle opere, ma
assumeranno più rilevanza gli accostamenti di colori; le immagini diventeranno una
composizione di linee e colori e il quadro diventerà paragonabile ad una sinfonia musicale.
Kandinsky paragona il pittore che crea il quadro al musicista che compone una melodia.
Alla musica egli guardava come modello per un’arte priva di raffigurare fedelmente la realtà:
nascono opere con titoli che hanno riferimento alla musica, impressioni o composizioni o
improvvisazioni.
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a destra: forme sinuose e configurazioni che si incastrano e si sovrappongono con colori
scuri
I colori principali sono i primari: rimanda al titolo
La sovrapposizione trova il punto di arrivo in
MONDRIAN (1872-1944)
Nasce in Olanda.
Studia all’Accademia di Belle Arti di Amsterdam 1892-1895.
In Olanda conosce la pittura divisionista ed espressionista dei fauves e nel 1911 si
trasferisce a Parigi, affascinato dai cubisti. Qui rimane fino al 1914, quando torna in Olanda
per malattia del padre, e ci rimarrà per tutta la 1 Guerra Mondiale.
Inizia a dipingere secondo l’astrattismo.
Dopo aver conosciuto Vanderburg, fonda con lui la rivista “de stijl" pubblicato nel 1917.
Nel 1919 ritorna a Parigi, e la sua pittura si fa sempre più essenziale, ma sempre attorno allo
stesso tema.
Nel 1924 cessa la collaborazione con la rivista per contrasti con Vanderburg
Prima dello scoppio della 2 Guerra Mondiale si trasferisce in Gran Bretagna.
Nel 1940 si trasferisce a New York, dove mure.
La 1 produzione artistica si interessa ai paesaggi olandesi, dipinti con naturalismo.
Il tema dell’albero, indagato spesso, mostra il cammino di Mondrian verso l’astrattismo, che
va verso la dissoluzione della forma, passando però per Van Gogh e Picasso.
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ALBERO GRIGIO (ARGENTO) (1911-1912) Paesi Bassi
Vediamo che Mondrian ha abbandonato i colori vivaci e brillanti, ma usa tonalità grigie,
argento, più fredde, quasi monocrome, in virtù della scoperta del cubismo analitico.
Mondrian aveva visto una mostra cubista ad Amsterdam nel 1911 e ne era rimasto molto
affascinato.
La struttura dell’albero è semplificata e ridotta ad un intreccio di motivi orizzontali e verticali,
linee curve e semicerchi.
Non c’è un racconto, i dettagli figurativi lasciano posto a ritmo dettato dagli archi che si
espandono in ogni direzione.
Il processo di astrazione è compiuto nell’opera
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Gli elementi visivi si riducono a linee rette. Il colore è uniforme, le pennellate non sono
distinguibili, il colore è evidente perché intorno ha delle zone bianche.
Accanto ai non colori, solo colori primari che sono meno soggettivi, e sono la base delle
possibili variazioni.
Bisognava superare le passioni, le incertezze e i turbamenti. C’è una ricerca dell’ordine di un
mondo caotico, sconvolto dalla guerra.
Con lo scoppio della 2 Guerra Mondiale, Mondrian si trasferisce prima a Londra e nel 1940 a
New York, dove rimane fino alla morte.
L'artista rimane affascinato da New York, città frenetica e ricca di stimoli, e il suo linguaggio
pittorico cambia.
DADAISMO (1916)
Durante la 1 Guerra Mondiale, la Svizzera che era sempre stata neutrale, rimane un’isola
felice dove le notizie e gli orrori della guerra arrivano attutiti.
In Svizzera tentano di rifugiarsi pacifisti, intellettuali, scrittori e artisti che se fossero rimasti
nei paesi sarebbero stati inviati al fronte.
Il 5 febbraio 1916 alcuni intellettuali da tutto il mondo aprono a Zurigo un locale dove
incontrarsi, mettere in scena spettacoli e assistere a eventi. Era chiamato “Cabaret Voltaire".
Qui iniziano ad organizzare serate strampalate e anticonformiste. Durante le serate si
assisteva a spettacoli con canzoni ironiche, poesie urlate in varie lingue, balli mascherati con
costumi bizzarri, composizione di poesie estraendo dal cappello parole ritagliate da
giornali…
L’esperimento non è nuovo perché già i futuristi lo avevano anticipato. Ma i futuristi
inneggiavano alla guerra, mentre Dada incarnava un ideale anarchico.
Il poeta Hugo Ball, si rifugia in Svizzera fin dal 1815. A lui si uniscono il poeta Tristan Tzara,
il pittore Marcel Janco e il pittore e scultore Hans Arp. L’età media era di 30 anni. La
caratteristica particolare del gruppo era quella di aver voglia di negare valore al passato che,
essendo stato capace di creare i presupposti della 1 Guerra Mondiale, diventava negativo.
Nel 1916 il gruppo viene chiamato con il nome “Dada”, termine privo di significato, inventato
da Hans e Tzara, aprendo a caso un vocabolario tedesco-francese. Dada= sisi in russo e
rumeno. In italiano e francese= prime parole che i bambini pronunciano quando cercano di
parlare.
Dada è tutto e nulla, Dada è libertà di essere o non essere Dada.
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Hans spiega che il movimento aveva il piacere del paradosso,dell’ironia, della provocazione,
dell’anticonformismo, del gioco.
Nel 1918 durante una serata Tzara legge il primo manifesto dadaista, che sulla falsa riga di
quello futurista, fornisce direttive ideologiche ed estetiche di riferimento. Vennero illustrati i
principi della filosofia anarchica e delle teorie antiestetiche, divertendosi ad attribuire al
termine significati fantasiosi. Il movimento è nato dal bisogno di indipendenza, di libertà.
Tzara sostiene l’inutilità della pittura e delle sculture tradizionali. Il nuovo artista è una figura
che si ribella. Bisogna procedere senza progetto e organizzazione, Dada abolisce memoria,
archeologia, profeti e futuro. L’opera d'arte non deve rappresentare la bellezza e non deve
essere né triste né felice, né chiara né scura. La critica è inutile
La tecnica caratteristica: collage. Montando in modo provocatorio e fantasioso foto e scritte
tagliati da giornali, gli artistii danno vita a delle immagini che rivoluzionano la logica della
comunicazione. I collage sono dimostrazioni che tutto è arte, anche ciò che non è mobile.
Ogni oggetto è frutto della creatività umana.
53
nel liquido di sviluppo, esporlo alla luce e verificare con il trascorrere del tempo che su di
esso permanga tracia dell’oggetto.
Così l’artista rinuncia al controllo dell’effetto finale e si affida al caso. Affidarsi alla casualità
come fonte di imprevedibili risultati creativi è uno dei metodi operativi per eccellenza dei
dadaisti.
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Vediamo il nudo che è difficilmente percepibile:la figura che si nota è una via di mezzo tra un
manichino di legno e un robot. La direzione del movimento è chiarita dal titolo, che guida la
comprensione dell’opera: è un movimento da sinistra in alto a destra in basso. La
composizione tonale asseconda tale lettura. A dispetto del titolo, che fa riferimento ad un
soggetto tradizionalmente bello, quale è il nudo, l’opera offre traccia del profilo di un corpo
umano mentre scende una scala.
La scomposizione della continuità del gesto in singole figure accostate e conseguenti ricorda
i futuristi, come Balla.
Avanzando l’obiezione che un nudo non scende le scale, ma si mostra adagiato, il comitato
organizzativo del salone degli indipendenti rifiuta di esporre l’opera nella sala di cubisti.
La tela verrà poi esposta in occasione dell'armory show di New York nel febbraio-marzo
1913, dove desterà scalpore e diventerà l’icona arte europea-contemporanea.
Nel 1913 Duchamp intraprese la realizzazione di ready made:un oggetto pronto, già creato,
un oggetto qualsiasi che assume statuto di opera d'arte nel momento in cui il creatore lo
sceglie, lo decontestualizza e lo inserisce in un contesto artistico, come il museo.
Il ready menit contesta le nozioni su cui si fonda il giudizio dell'opera d’arte, in primo luogo
quello dell’unicità e dell'autenticità. Così l’artista sancisce un nuovo principio artistico
radicale. Il godimento dell'arte non è più prerogativa dei sensi, ma dell’intelletto perché l’idea
si sostituisce all’opera.
Il procedimento è stato usato per la prima volta da Duchamp nel 1913 con l’opera
LO SCOLABOTTIGLIE (1914)
Primo ready made puro (l’unico in cui artista non è intervenuto)
Rappresenta un oggetto su cui si impilano le bottiglie vuote per farle asciugare.
Ma spostato dal luogo dove normalmente si trova, la cantina, ed esposto su un piedistallo ci
appare come strana struttura tridimensionale, come una scultura.
FONTANA(1917)
Ready made puro per eccellenza e il più provocatorio
E’ un orinatoio in ceramica comprato a New York e proposto come opera d'arte alla prima
mostra della società degli artisti indipendenti di New York nel 1917
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Duchamp ha firmato l’oggetto con la scritta “[Link] 1917”. Si è firmato così per non palesare
la sua identità, ma sappiamo che la scelta della firma suscitava non pochi rimandi: Jordan
Iron Wars era una ditta di sanitari famosa che aveva prodotto industrialmente l’orinatoio e
aveva la filiale sulla quarta strada; inoltre la parola mutter in tedesco vuol dire madre; la
forma dell’orinatoio evoca quella di un utero e della fontana (titolo) e quindi dell’acqua:
entrambe forme di vita; nello slang americano mut vuol dire babbeo. Le due maiuscole
“R.M.” alludono alla pratica del ready made.
Fu presentato ribaltato e poggiato su un piedistallo. La carica provocatoria suscitò il rifiuto
dal comitato direttivo dell’associazione degli artisti indipendenti, nonostante il regolamento
permettesse l'ammissione libera di tutte opere.
Duchamp faceva parte del comitato e quindi si dimise a causa di questa censura.
Come documentazione dell’originale, andato distrutto, rimane una foto scattata e pubblicata
sulla rivista d’avanguardia “blind man”, con articolo anonimo in difesa dell’artista, da lui
direttamente ispirato.
Dopo la mostra alcuni facchini lo buttarono perché lo scambiarono per un vero orinatoio.
Duchamp affermò che un oggetto qualsiasi diventa un oggetto dell’arte nel contesto di
un’esposizione per decisione dell’artista e che alla fine può essere distrutto.
Nel 1864 comprò un altro orinatoio e lo firmò. Oggi costa quasi 3 milioni e mezzo di €
“Fontana” e altre opere di Duchamp hanno profondamente cambiato il corso della storia
dell’arte, e anzi con essa ha inizio l'arte contemporanea.
Ancora oggi “Fontana” lascia il pubblico disorientato: difficilmente un orinatoio può sollecitare
gli stessi sentimenti di un quadro o di una scultura tradizionale. Non ha colore; non è stato
realizzato con delle abilità, artificio; non comunica emozioni. Lo spettatore rimane deluso o
indignato di fronte ad un’opera così, ma non si può chiedere ad un’opera d’arte qualcosa
che l’opera d’arte non vuole dare, perché Duchamp mostra indifferenza per ogni forma di
godimento estetico. Il suo lavoro non contempla apprezzamento della bellezza sensuale.
Alle opere bisogna approcciarsi con un approccio critico, preparandosi ad un’esperienza
concettuale.
Per Duchamp le capacità manuali e artistiche hanno un valore parziale perché le opere
d’arte prima di tutto sono espressione del pensiero artista.
Duchamp vuole far riflettere pubblico su come tutto sia relativo e tutto dipenda dal contesto
in cui si svolge: l’orinatoio in un bagno è una cosa, in un museo un’altra, addirittura pare una
fontana.
“Fontana” è grandiosa per il frutto di una grandiosa idea.
La potenza iconoclasta di Duchamp ha la sua piena espressione nel 1919 col pizzetto sulla
Gioconda, icona dell'arte mondiale. L’intenzione di Duchamp era quella di contestare la
venerazione del capolavoro da parte dell’opinione pubblica: la venerazione scontata e
automatica, che prescinde dall’osservazione dell’opera. L'artista richiama l’atto di
osservazione sull’opera di Leonardo, costringendo l'osservatore a guardarla con la dovuta
osservazione. Duchamp ribadisce la sua concezione dell’arte: è qualcosa che va oltre
all’abilità tecnica e l’origine dell’autore, è un’operazione mentale, frutto della decisione
dell’artista che preleva oggetti pronti e li estrapola dal concetto abituale.
Oltre a baffi e pizzetto sotto l’opera c’è una scritta ironica e dissacrante: L.H.O.O.Q.
Il titolo apparentemente critico è un gioco di parole, tanto amato da Duchamp: in francese si
traduce con “lei ha caldo al culo” (sedere). In realtà francese è un’espressione che nel gergo
popolare vuol dire “lei è sessualmente eccitata”.
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La Gioconda è una donna da un saziante appetito sessuale, ma in realtà può essere una
metafora della mercificazione delle arti o può essere lo sberleffo del pubblico più
anestetizzato, che venera in modo passivo e selettivo le opere d’arte sulla base della loro
fama.
Si legge la poetica di Duchamp come dialogo dissacrante, ma profondo contro le
convenzioni della storia dell’arte. Duchamp ci pone davanti diversi interrogativi: cos’è l'opera
d'arte? cos’è l’arte? cosa non è arte?, chi è l’artista?, qual è valore dell’opera d’arte?
SURREALISMO
Nell’autunno 1924 un medico, poeta e letterato francese André Breton pubblica a Parigi il
manifesto del surrealismo, che esemplificava la definizione del movimento: “automatismo
psichico mediante il quale ci si propone di esprimere la funzione reale del pensiero”.
Gli atti del comportamento umano che si realizzavano senza controllo o ragione, fanno sì
che l’inconscio (sogno) emerga e si esprima anche quando siamo svegli. Così per i
surrealisti si raggiunge la surrealtà: realtà assoluta dove veglia e sogno, conscio e inconscio
convivono in modo armonico e profondo.
L’inconscio indagato per la prima volta da Freud diviene oggetto e motore dell’espressione
artistica. Ciò è una cosa nuova, perché l’arte non aveva mai occupato l'inconscio.
I surrealisti facevano una proposta costruttiva che vedeva nella psicanalisi di Freud lo
strumento per raggiungere la libertà individuale, e nell’azione politica rivoluzione marxista il
mezzo per concorrere alla libertà collettiva e sociale.
Nel movimento surrealista c’era una componente ideologica.
Era attivo in campo letterario e delle arti visive. Per fare composizioni letterarie surrealiste
basta lasciarsi trasportare dal pensiero, per fare arte surrealista ognuno reagisce in modo
diverso a seconda delle inclinazioni personali.
L'idea maggiormente impiegata è l’automatismo: produzione figurativa svincolata da
processi controllo razionali, perseguibile con svariate tecniche.
L'estetica surrealista tenta di scardinare i tradizionali canoni verso il nuovo tipo di bellezza.
Per “bellezza surrealista”si fa riferimento ad una frase del poeta Comte de Lautréamont: “è
bello come l’incontro casuale di una macchina per cucire e un ombrello sul tavolo operatorio”
(accostamento di due realtà apparentemente inconciliabili). Nasce dal trovare assieme 2
oggetti reali esistenti che non hanno nulla comune in un luogo strano ad entrambi.
Ciò genera un’inattesa visione che sorprende per assurdità e perché contraddice le nostre
certezze.
L’arte surrealista è un’arte figurativa (tranne che per Mirò).Le forme rimangono sempre
figure riconoscibili.
E’ una delle poche avanguardie storiche che non si esaurisce rapidamente: inizia a perdere
vitalità nel 1946, ma è avanguardia che riveste un ruolo primario nello svolgimento pittorico
del ‘900. Tra i principali protagonisti: Mirò, Ernst, Magritte, Dalì e Frida Khalo.
I pittori surrealisti per pervenire alla pittura automatica e per svincolare dal processo contro
la razonalità hanno usato molte tecniche:
- frottage: sfregare una matita o un materiale per colorare su un supporto messo a contatto
con una superficie che presenta delle rugosità, e così ne deriverà una superficie usata come
evocatrice di oggetti e forme diverse (esempio moneta).
-grattage o raclage: grattare e raschiare con uno strumento il colore steso sulla tela così da
far emergere il colore sottostante deposto in precedenza.
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-collage: accostano in modo casuale ritagli di giornale, riviste ecc
-decalcomania: premere un supporto su un altro precedentemente dipinto con pittura
fresca. L’immagine ottenuta differisce da quella di partenza.
-disegno automatico: muovere la mano a caso senza razionalità.
-cadavre exquis: consiste nel passarsi un foglio di carta su cui ognuno scrive parole o fa un
disegno, piegando ogni volta il foglio x nascondere il proprio contributo. Così’ uscivano
diverse cose. Il nome deriva da una frase ottenuta quando giocarono per la prima volta nel
1925: “il cadavere squisito berrà vino nuovo”
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E’ presente uno sgabello dietro la sposa, tipico dei camerini prova. A destra in basso c’è una
figura ibrida, deforme che riassume qualità umane, animali e inanimate. Il braccio è
costituiro dalla corteccia di un albero, ha 4 seni, il sesso maschile, il ventre gonfio e
prominente e i piedi grandi e palmati; è verde. Di fianco alla sposa a sinistra: servitore metà
uomo e uccello, dal piumaggio azzurro-verde con collo esile e becco lungo. Assiste alla
vestizione tenendo un pezzo di lancia che punta verso il pube della ragazza.
La stessa scena è riprodotta nel quadro nel quadro in piano sulla parete a sinistra, ma lì la
sposa è da sola, nella stessa posizione e con lo stesso abbigliamento.
Ricorre a decalcomania: per il quadro al muro, per il bordo inferiore del mantello della sposa,
per i capelli e per il braccio della figura mostruosa.
E’ un’opera piena di significati: l’uccello antropomorfo sarebbe simbolo dell’uomo, la lancia è
un simbolo fallico (indica pube ragazza). L’artista per lungo tempo si identifica con un uccello
e nel 1929 inventa un suo alter-ego con nome di (LOP LOP) essere superiore agli uccelli.
L’uomo-uccello potrebbe essere l'artista stesso e la sposa potrebbe essere Leonora
Carrington o Peggy Guggenheim. L’opera sarebbe un'allegoria del rapporto amoroso.
IL mostro rappresenterebbe un piccolo idolo della fertilità, ispirato alle statue votive viste in
viaggio nell’estremo oriente.L’idolo rappresenterebbe l’unione tra uomo e donna, ed è ritratto
mentre si asciuga le lacrime: causato dalla repressione sessuale imposta dalla società
borghese del tempo.
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nessuno potrebbe mai fumare una pipa dipinta, per questo l’oggetto reale e la sua
rappresentazione non hanno le stesse funzioni, ma hanno proprietà e caratteristiche diverse.
Chiunque guardando la pipa dipinta alla domanda “cos’è?” risponde “è una pipa".Ognuno ha
una quotidiana esperienza di questo equivoco, legato alla convinzione che lega ad ogni
oggetto un nome.
Magritte aggiunge la scritta esplicativa, la didascalia, in un corsivo scolastico e si collega
all’alfabetiere.
La spiegazione contrasta con l'impostazione didattica e afferma il contrario di quanto si
pensa guardando l'immagine. Questa contraddizione genera uno spaesamento, inoltre il
contenuto e il messaggio che il dipinto trasmette invita a riflettere perché è un di tipo
filosofia. Lo scopo dell’arte non è l’arte di per sè, ma è una riflessione sull’arte stessa. “cos’e
quello che sto vedendo?”
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Inizia un sodalizio col regista Bunuel e nel 1929 si trasferisce a Parigi dove si unisce ai
surrealisti. Nel 1939 Breton rompe il sodalizio con Dali criticandone la vena commerciale e
anagrammandone il nome come “avida dollars” (avidità di dollari). Nel 1940 a causa
dell’occup nazista in Francia si rifugia negli Stati Uniti dove rimane per 10 anni diventasndo
uno degli artisti più amati.
Muore in Catalogna.
Metodo paranoico critico: immergersi nel groviglio di immagini deliranti prodotte
dall’inconscio, paranoie, e nella trasformazione delle immagini in contenuti razionali. L’artista
proietta allucinazioni e deliri interiori sulla realtà esteriore, che nelle sue rappresentazioni
risulta deformata, distorta o sdoppiata.
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SOGNO CAUSATO DAL VOLO DI UN’APE (1944)
titolo completo: “sogno causato dal volo d’ape intorno ad una melagrana un attimo prima del
risveglio”.
Prende spunto dalla teoria di Freud dove lo stimolo esterno induce in chi sta dormendo un
sogno collegato, prima del risveglio.
La situazione reale è rappresentata in basso al centro: un’ape vola intorno alla melagrana
inducendo in Gala, moglie di Dali, addormentata, la paura di essere punta perchè
percepisce nel sogno il ronzio dell’ape.
Gala è sospesa tra il mondo reale e il mondo onirico che la mente crea. Per questo è nuda,
simbolo di indifesa e sospesa su un paesaggio irreale che sta per franare- sta per svegliarsi.
Lo sfondo del cielo presenta un elefante con zampe di ragno sormontato da un obelisco
(reinterpretazione surrealista dell’elefante della Minerva di Bernini, 1667.)
L’elefante nonostante il carico riesce a camminare sull’acqua come se fosse leggero, come
se potesse sfruttare la tensione superficiale dell'acqua, senza increspare il mare che risulta
piatto. L’elefante è un elemento ricorrente delle opere di Dali e lo vediamo rappresentato
sullo sfondo perché è un elemento di un sogno che Gala stava facendo prima di avvertire il
ronzio.
L’ape e la melagrana sono trasfigurate metaforicamente dalla mente in qualcosa di
minaccioso: vediamo come il frutto si spacca, rivelando i chicchi, come una ferita e genera
un pesce con delle spine (primo richiamo alla puntura d’ape).
Dal pesce escono delle tigri con il manto con gli stessi colori dell’ape. Le tigri stanno per
attaccare Gala con gli artigli, che simboleggiano il pungiglione che è rappresentato da una
baionetta vicina al braccio. Il procedimento è contrario a quello posto in atto da altri
surrealisti perché non è il sogno a stimolare la creazione ma la realtà. E’ proprio uno stimolo
proveniente dalla realtà, il ronzio dell'Ape, a generare una serie di situazioni immaginative e
visionarie.
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Legando in modo inscindibile arte e vita, l'artista ha incarnato alcune problematiche
fondamentali dell'identità femminile. Dei suoi circa 200 dipinti, ⅓ è costituito da autoritratti.
A questa indagine di sé l'artista associa l'interesse per l'essere messicano, che caratterizza
la cultura dell'epoca post rivoluzionaria. La sua pittura raccoglie influenze e suggestioni
dell'arte popolare, degli ex voto, della pittura precolombiana e della ritrattistica messicana.
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Nella pittura metafisica le forme riconoscibili e reali sono accostate in composizioni assurde,
enigmatiche, misteriose, in contesti stranianti, che mettono a disagio lo spettatore,
accentuato dai titoli che sono rebus, devono complicare il significato dei dipinti.
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Vediamo una piazza priva di persone, con due manichini con teste ovoidali. Ci appaiono
collocati in un contesto illogico, in una realtà sospesa al di fuori del tempo.
Da una lettera dell’artista apprendiamo che il quadro inizialmente era intitolato “Le Vergini
Inquietanti”.
De Chirico fece i conti con questo particolare soggetto per tutta la vita perché lo riproduce in
una serie di varianti, giocando su minime variazioni e differenze appena percettibili..
SINISTRA: figura in piedi con il corpo formato dal fusto di una colonna ionica e il busto
muscoloso, come una scultura classica e la testa da manichino sartoriale, priva di occhi e
bocca.
DESTRA: figura seduta con insolite linee tratteggiate tipiche dei modelli di sartoria. Ha il
capo poggiato ai piedi. Rimanda alle figure arcaiche delle madri etrusche e romane con
braccia raccolte sul ventre. Il volto vuoto ricorda quello delle maschere africane.
Nascosta nell’ombra una terza figura con il capo senza volto ricorda una scultura antica.
In 1 piano vediamo scatola colorata simile a quelle per vendere i dolci, richiamati dalla
colonnina tortile che pare un bastoncino di zucchero.
Sullo sfondo a DESTRA vediamo il castello estense di Ferrara con le torri quadrate e gli
stendardi
A SINISTRA vediamo una fabbrica con alte ciminiere rosse.
Ci appaiono entrambi vuoti, abbandonati perchè il castello ha le finestre buie, vuol dire che
non è abitato e la fabbrica ha le ciminiere spente, nessuno ci lavora.
E’ ambientato in un vasto spazio che potrebbe essere un palco con pavimento con assi di
legno, raffigurato attraverso una prospettiva vertiginosa: il punto di vista è alto e pare
ribaltare la superficie verso lo spettatore.
Gli edifici invece hanno un punto di vista basso, come se stessero sprofondando-, non
vediamo la base.
A DESTRA un caseggiato a barcate ha un’altra visione prospettica e anche le scatole hanno
una prospettiva incongruente, sia tra loro sia in generale.
Il dipinto emana un senso di immobilità come se nulla potesse intervenire a produrre
cambiamenti alla scena. I colori concorrono a questo effetto: sono stesi campiture piatte,
non c’è chiaroscuro, hanno tonalità calde con le quali contrasta il cielo nello sfondo.
Un fascio luminoso illumina da destra la scena e origina contrasti di luce, proiettando ombre
lunghe e irreali.
Le muse fanno riferimento alle figure mitologiche che proteggevano le arti, invocate da artisti
per ricevere ispirazione.
Qui sono definite inquietanti oltre che per l’aspetto, anche per il compito di indicare la strada
che va oltre le apparenze e sollecitare a dialogare con il mistero.
Bloccate nel silenzio della piazza ampia e profonda, con panorama sul castello (simbolo di
un passato glorioso perduto) e le ciminiere (simbolo di modernità), le muse sono immobili
come su un palco vuoto che non attende un pubblico. Non sono vive, ma neanche morte. De
Chirico non affronta il tema della morte, ma quello dell’eternità legata all’assenza del reale
che va oltre l’apparenza fisica delle cose.
FUNZIONALISMO E ORGANICISMO
Architettura che si sviluppa nella prima metà del 900.
In una aperta polemica con il romanticismo, l’art nouveau e con le accademie,
l’architettonica razionalistica (o funzionalista, o movimento moderno) ha creato forme la cui
determinazione è affidata all’analisi delle funzioni, alle quali l'organismo architettonico o
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l’oggetto uso è destinato e alla scelta alle più idonee tecniche costruttive o industriali,
attraverso l’eliminazione della componente emotiva ed estetizzante e attraverso la
purificazione della forma da ogni apparato decorativo.
I razionalisti sostengono che la forma derivi dalla sua funzione e quindi debba rispondere a
criteri di ergonomia, semplificazione e razionalizzazione.
Tutto ciò che è aggiunto di decorativo è superfluo e dannoso.
Il movimento alla cui formulazione hanno contribuito apporti del positivismo e sollecitazioni
della moderna cultura figura, ha raggiunto massima vitalità tra i due conflitti mondiali: da un
lato dall’opera teorica-didattica di Walter Gropius al bauhaus e nell'attività di Mies Van der
Rohe, dall’altro nell'opera teorica-pratica di Le Corbusier, assumendo la fisionomia di
corrente di importanza internazionale e determinante per gli sviluppi dell’architettura
occidentale.
BAUHAUS (1919)
Casa della costruzione.
Fondato a Weimar, in Germania, da Gropius.
Erano chiamati a insegnare gli artisti più significativi del panorama europeo.
Tante personalità costruirono un clima fecondo per la nuova definizione metodologica
progettuale.
Il Bauhaus non è solo una scuola di architettura, ma anche una scuola di arte applicata. In
essa si cercava un metodo che consentisse di arrivare al progetto e al design tramite una
rigorosa analisi funzionale degli oggetti e edifici.
Il bauhaus fu innanzitutto una scuola di democrazia in un mutato rapporto fra docente e
allievo, un rapporto che si prefigurava come collaborativo e paritetico. Tale impostazione,
basata essenzialmente sul piano artistico, allarmò i conservatori e nel 1925 il Bauhaus di
Weimar fu chiuso. la municipalità di un’altra città, Dessau, si offrì di ospitare un nuovo
Bauhaus e Gropius progettò e costruì quell'edificio che ne divenne la sede fino al 1931,
realizzando il progetto più significativo della sua carriera in una sintesi funzionale che
interessò tutta l'architettura successiva. Ma il nazismo stava conquistando la Germania e il
30 gennaio del 1933 Hitler saliva al potere e nel luglio dello stesso anno il Bauhaus,
accusato di essere un covo del bolscevismo, fu privato dei fondi e costretto a chiudere
definitivamente. L’edificio può essere considerato una realizzazione programmatica: in esso
si possono ritrovare tutti gli elementi teorici che gropius considerava di fondamentale
importanza per l'addio di una nuova era per l'architettura. Il complesso è concepito sulla
base dell'individuazione delle diverse funzioni attraverso la suddivisione dell'edificio in
volumi articolati fra loro e i differenti trattamenti dei volumi con destinazioni d'uso diverse. La
combinazione di materiali:
-cemento armato per la struttura,
-mattoni per il tamponamento,
-intonaco bianco per le finiture esterne,
-telaio in ferro per le superfici trasparenti,
genera un rapporto differente fra le superfici piene e le superfici vuote dichiarando la
destinazione dei singoli blocchi.
L’edificio si presenta privo di facciata e ha una pianta a doppia L, nella quale nessuna parte
è più importante delle altre. Ogni lato è un nuovo prospetto ma non esiste più il concetto di
facciata principale. Al Bauhaus non esiste più la gerarchia: la forma segue la funzione. Un
altro aspetto è la grande trasparenza perché ci sono superfici vetrate funzionali
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all'illuminazione dei locali ma anche simboleggianti una fluidità fra l'esterno e l'interno, una
società trasparente e democratica. Il razionalismo in francia trova la sua massima
espressione delle opere di
LE CORBUSIER (1887-1965)
Architetto, urbanista, scultore, pittore, teorico dell'architettura nasce in Svizzera, dove
frequenta per cinque anni una scuola di arti applicate.
dal 1906 al 1914 viaggia per l'europa soggiornando a Vienna dove entra in contatto con gli
ambienti della secessione, a Monaco dove partecipa a un'esposizione della dell'arte tedesca
e a Berlino dove riesce a frequentare lo studio di Peter Behrens insieme ad altri due allievi:
Gropius e Mies Van der Rohe.
Nel 1907 compie un tour per l'Italia tenendo un diario di viaggio dove schizza le principali
architetture di molte città. Nel 1920 fonda la rivista d'avanguardia “lo spirito nuovo” che
dirigerà per circa cinque anni . Nel 1922 apre uno studio di architettura e da quel momento
inizia la sua attività progettuale, che non conoscerà più soste. Si dedicherà al suo lavoro in
settori che vanno dall'architettura all'urbanistica fino al design.
muore in costa azzurra.
Conscio della necessità di ripensare la città contemporanea per la nuova civiltà industriale,
elabora grandi progetti urbanistici, sia teorici che concreti. Per Parigi immagina una
zonizzazione della città: come una grande macchina, ogni parte ha la sua funzione e le
attività si concentrano in grattacieli cruciformi immersi nel verde. Per Algeri invece pensa ad
un grande nastro di appartamenti, sul quale corre l'autostrada in una linea che segue
l'andamento della costa. Per Le Corbusier la casa è una macchina per abitare
dell'operazione di razionalizzazione dell'edificio abitativo elenca cinque punti, nel trattato
“verso un’architettura”:
1. pilotis: la casa deve essere sollevata dal terreno su piloni in cemento armato
2. tetto giardino: con il cemento armato il tetto diventa piano e su di esso vengono
piantati fiori arbusti e alberi
3. pianta libera: i muri non sono più portanti e possono essere disposti liberamente
4. facciata libera non legata più alla struttura interna dell'edificio
5. finestra a nastro: la facciata può essere interamente attraversata da una
finestratura orizzontale che illumina gli interni e li collega agli esterni
esempio pratico è
Presenta i pilotis, che innalzano l’edificio. Nello spazio sottostante sono stati inseriti degli
ambienti di servizio (garage).
Il giardino è piano e la facciata è libera.
C’è la presenza di alcune pareti libere per volere dei committenti (famiglia Savoye).
Le finestre a nastro e la terrazza permettono di godere del parco e dell’ambiente circostante.
a marsiglia le corbusier realizza
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L'UNITÉ D'HABITATION (l'unità di abitazione) (1945)
Una delle realizzazioni pratiche delle sue teorie sul nuovo modo di costruire la città e anche
uno dei punti fondamentali di arrivo del movimento moderno nel concepire l'architettura e
l'urbanistica. L'unità di abitazione è alta 17 piani ed è composta da una successione di 337
appartamenti, quasi come se fossero stati costruiti in serie e poi assemblati, a testimoniare
la sua idea secondo la quale la casa si sarebbe dovuta trasformare in una macchina per
abitare, adeguandosi al periodo storico rivoluzionato dall'invenzione delle macchine, e
possono abitarvi fino a 1.500 persone. Ogni appartamento è del tipo duplex (disposto su due
livelli diversi accessibili mediante una scala interna). Gli ingressi sono disposti secondo un
corridoio strada, situato ogni due piani. Al settimo e ottavo piano sono presenti dei servizi
generali necessari agli abitanti: un asilo nido, negozi,lavanderia, ristorante, in modo da
eliminare il salto dimensionale fra il singolo edificio e la città. Tutto l'edificio posa su enormi
pilotis arretrati rispetto al prospetto, così da poter realizzare una facciata libera. Il tetto è
abitabile ed ospita spazi collettivi e ricreativi ad uso degli abitanti: sono presenti dei giardini e
una piscina.
Nel dimensionamento delle varie parti dell'unità, Le Corbusier adotta il modulor che individua
sulla base delle proporzioni di un uomo alto 1 metro e 83 centimetri. Una serie di molti
sottomultipli geometrici in base ai quali dimensionare le costruzioni affinché gli spazi siano i
più funzionali possibile e meglio rispondenti a tutte le esigenze del vivere quotidiano. Il
modulor è la reinterpretazione in chiave moderna e razionale del canone di policleto (arte
greca-catalana) e di studi rinascimentali sulle proporzioni. Un disegno del modulor è
impresso nel cemento su una delle facciate dell'unità d'abitazione. Nel suo interesse
progettuale dal cucchiaio alla città, si occupò anche di design e progettò alcune sedie
considerate oggi dei veri e propri classici, in particolare la chaise long now e la poltrona
LC. Il movimento basculante della chaise long non è regolato da alcun meccanismo, ma
viene stabilizzato dal peso del corpo e dalla posizione prescelta di chi la usa. Le corbusier
amava definire la sua chaise longue come la vera macchina per riposare.
in apparente contrasto con l'architettura funzionalista si sviluppa sempre in questo stesso
periodo l'architettura organica che è in indissolubilmente legata al nome dell'architetto
americano
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Che cosa si intende per organicismo? Quell'architettura che si sviluppa come un organismo
dal nucleo centrale senza schemi geometrici preordinati, vivendo liberamente nel proprio
ambiente e nella natura, connaturandosi ad essa. Molte di queste idee sono comuni anche
al funzionalismo, ma per gli architetti europei era una forma di impegno sociale, mentre
Wright si occupa di ville unifamiliari familiari per la ricca borghesia la più famosa anche e
MUSEO GUGGENHEIM
Lungo la Fifth Avenue a New York, di fronte Central Park è stato commissionato dal
collezionista e mecenate statunitense Salomon Robert Guggenheim. Nel progettare
l'edificio, Wright si è ispirato alla forma di una conchiglia o di un altro organismo naturale a
forma di spirale, la spirale infatti è una forma semplice e complessa al tempo stesso.
Semplice perché costituita da un unico piano che si ritorce su se stesso, complessa perché
suggerisce un percorso infinito senza un inizio e una fine precisi. Il museo Guggenheim è
costruito attorno a una grande e rampa a forma di elica. Essa procede dal basso verso l'alto,
con un movimento a vite, fini a espandersi all'ultimo piano in una ampia e luminosa cupola
vetrata. L'inclinazione della rampa è dolce e progressiva e lungo le sue pareti sono appesi i
vari dipinti.
Questa collocazione rappresenta un modo nuovo e rivoluzionario di concepire un museo che
tradizionalmente è costituito da una serie di sale anonime di forma squadrata che si
succedono una dopo l'altra. Nel museo guggenheim l'itinerario del visitatore procede in
discesa: inizia dall'alto, dove si arriva tramite gli ascensori, per scendere fino al piano
terreno. Struttura architettonica e opere interagiscono l’una con le altre offrendo al visitatore
un'esperienza artistica che globale. Il museo è contenuto quindi opere esposte è favorita
dalla duplice origine dell'illuminazione: la luce infatti penetra in modo diretto attraverso i 12
spicchi di vetro della grande cupola, ma si diffonde in modo indiretto anche dagli spazi tra un
livello e l'altro della spirale. Nel suo insieme il museo Guggenheim rappresenta il testamento
artistico e umano di Wright.
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Il fondatore dell'architettura organica traccia la strada per una nuova arte del costruire dopo
aver eliminato le pareti che riducevano gli spazi a scatole chiuse e aver superato gli obblighi
imposti dalla tradizione.
ARTE INFORMALE
Informale è un movimento artistico che si sviluppa in Europa dal dopoguerra fino agli anni
‘70 del 900. Era in polemica con tutto ciò che poteva essere riconducibile ad una forma.
Trae spunto dalle avanguardie storiche del ‘900, in particolare dal dadaismo, espressionismo
e surrealismo.
Da questo nasce una nuova concezione dell’arte che nega valori ad attività che
presuppongono il filtro delle convenzioni.
Predilige l’astrazione.
Si suddivide in 2 indirizzi:
- INFORMALE MATERICO: pone al centro la materia. I materiali non sono più un
mezzo per servirsi al fine di dare una forma concreta, ma è la materia che diventa la
vera protagonista. E’ nello scegliere i materiali che l’artista manifesta la sua energia
creativa.
- INFORMALE GESTUALE: pone l'accento sul gesto, sull’atto creativo. Fare arte non
vuol più dire fare pitture o sculture, ma comprende anche l’atto di eseguirle. Il valore
artistico si trasferisce nel gesto.
BURRI (1915-1995)
Nasce in Umbria.
Si forma come medico e inizia a dipingere da autodidatta in un campo di prigionia in Texas
durante la seconda guerra mondiale.
Nel 1946 torna a Roma e inizia una ricerca verso una realtà non figurativa, ispirandosi alle
composizioni polimateriche dadaiste e quelle futuriste.
SACCO E ROSSO
Incolla su uno sfondo uniforme rosso dei sacchi sovrapponendo i vari strati, così da creare
un’accidentata immagine in rilievo.
L’intervento dell’artista non è casuale, perché i sacchi vengono accostati in relazione al
colore, alle toppe sopra, alla grana del tessuto (tessuto fitto o allargato). Quello che viene
fuori non è un collage, perché Burri usa i sacchi affinché ci narrino una storia, modesta e
parallela agli uomini che li hanno usati.
Il significato dei sacchi: la parte critica dice che danno voce alle sofferenze delle
popolazioni provate dalla guerra, dai genocidi. E’ la lettura più suggestiva, ma non possiamo
essere sicuri che sia l’unica lettura possibile. Non esiste una sola verità. Burri ha sempre
rifiutato di spiegare il suo lavoro. Diceva che “i suoi quadri parlano per lui". Non è l’unica e
univoca interpretazione. Sicuramente non ci vuole trasmettere un significato.
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LUCIO FONTANA (1899-1968)
Nasce in Argentina da padre Italiano e scultore.
Li trascorre gli anni della seconda guerra mondiale.
Poi si sposta in Italia, formandosi all’Accademia di Brera a Milano, come ceramista.
Negli anni ‘30 prende parte al gruppo degli astrattisti, realizzando sculture in gesso,ferro e
cemento.
Nel 1946 a Buenos Aires scrive il “Manifesto Bianco” che auspica il superamento di tutti i
generi tradizionali in nome di un’arte che utilizza tecniche più innovative, al passo con le
scoperte scientifiche.
Nel 1947 a Milano, inserisce questi concetti nel “Primo Manifesto dello Spazialismo”.
Il movimento teorizza il superamento dei concetti tradizionali bidimensionali per la pittura, e
tridimensionali per la scultura, per seguire un’arte che si appropria dello spazio e lo esplori
con ogni mezzo possibile.
ESPRESSIONISMO ASTRATTO
Linguaggio gestuale e impetuoso, basato su schizzi casuali di colori sulla tela o su segni
violenti senza rimandi al mondo reale. Il nome ci fa intendere la volontà di esprimere
l’interiorità dell’artista e la natura non figurativa delle sue ricerche.
Comprende 2 orientamenti artistici opposti, sia sul piano concreto che su quello pratico
operativo.
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- COLORFIELD PAINTING(pitture per campi di colore). Si sviluppa dal 1949, il nome è
stato coniato da Greenberg. Si fonda sulla capacità del colore di provocare emozioni.
NON NE PARLIAMO, L’HA SOLO ACCENNATO
- ACTION PAINTING (pittura di azione) di Jackson Pollock. Si sviluppa nel 1 decennio
del dopoguerra, il nome è stato coniato da Rosenberg. Si caratterizza per il forte
contenuto gestuale e anticonformista.
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