GIUSEPPE UNGARETTI
Visione poetica: Poesia intesa come slancio vitale. La poesia ha la responsabilità di
rappresentare le emozioni e le sensazioni umane in maniera universale. La poesia dà
la misura di un uomo.
Serve a svincolare liberamente l’originalità umana e deve avere delle caratteristiche
imprescindibili:
-Unica: legata al vissuto individuale
-Anonima: non parla di un tu specifico
-Universale: parla a tutti “condizione esistenziale dell’uomo”
RACCOLTE POETICHE
-Le più importanti hanno dei titoli evocativi (PORTO SEPOLTO, ricorda il porto antico
che era stato ritrovato ad Alessandria di Egitto/ ALLEGRIA DI NAUFRAGI, titolo
ossimorico per indicare la contraddittorietà dei sentimenti umani).
-Le figure retoriche ricorrenti sono: la sinestesia, la metafora e l’analogia (tendenza ad
abbreviare o condensare)
-La lunghezza del verso rappresenta al meglio la rottura con la tradizione. Sono
brevissimi e addirittura si riducono ad una singola parola (PAROLA-VERSO), che si
carica di grande significato. Addirittura, si parla di PAROLA NUDA, che si ferma ad ogni
battito del cuore. Contini ribattezza i versi come “versi scandalosamente brevi o
VERSICOLI”
-I versi non sono legati ad un metro preciso, sono tendenzialmente liberi. La sintassi è
frammentata, ma non ci sono punti (caratteristica futurista)
IN MEMORIA (PAG 417): La poesia parla di Moammed Sceab, un amico di Ungaretti
morto suicida. Viene scritta mentre è in trincea, come se il sentore di morte gli
ricordasse il caro amico. Ricorda che con l’amico parlava di Baudelaire e Nietzsche.
Vengono descritti punti in comune e differenze tra i due. Entrambi provano un senso
di sradicamento e una mancanza di RADICI precise, infatti la parola Patria compare
con la lettera grande. Ma si differenziano per il fatto che Moammed non sa esprimere
il canto del suo ABBANDONO, infatti si suicida. Vocazione del poeta a ricordare e A
FAR RICORDARE SOLITUDINE E TRISTEZZA di fondo. “Suicida” in posizione enfatica.
Molti versicoli pregni di senso Appassito => sfiorire della vita. Opposizione tra lo
spazio interno della tenda e quello esterno del deserto e della città di Parigi. Parigi,
come il deserto, è appassita e vista in modo negativo. La poesia ha la concisione di
un’epigrafe funebre con i verbi all’infinito e passato remoto messi in posizione
enfatica. Allitterazione della s, fa pensare a un sussurro.
VEGLIA (PAG 421): versicoli, assenza totale di punteggiatura, richiami allitteranti della
T (suoni delle armi da fuoco) concretezza dei termini. Quasi cadavere egli stesso,
buttato-massacrato (rima al mezzo) UMANESIMO= come reazione estrema alla morte,
che vorrebbe annientare tutto e tutti, chi resta è chiamato a se stesso e per chi non
c’è più (social catena, reazione alla morte come la Ginestra con la lava del Vesuvio).
VIOLENTO IL SIGNIFICATO E IL SIGNIFICANTE bocca digrignata =>deformazione
impressionistica. Il componimento segna la fine del notturno romantico leopardiano
per la presenza della morte che urla attraverso la bocca digrignata. Qui la possibilità
di tradurre in parole l’esperienza del poeta lo salva dall’annientamento (al contrario di
Mohammed Sceab). La veglia è sia della sentinella, sia sul cadavere dell’amico.
Allitterazione della R e della T.
SAN MARTINO DEL CARSO (PAG 430): GUERRA (effetti sul contesto circostante)
Anafora del primo verso nelle prime due strofe “Brandello di muro” ricorda
decomposta fiera “Che mi corrispondevano”, ricorda la corrispondenza di AMOROSI
SENSI di Foscolo MEMORIA=nel cuore nessuna croce manca, ad indicare che l’uomo
ricorda sempre le sue sofferenze “il cuore è il paese più straziato”, analogia cuore-
cuore, epifora. Allo smembramento delle case e dell’io, Ungaretti oppone parallelismi
e simmetricità della poesia, comprese le anafore. Ricerca dell’essenzialità, quindi
senso più assoluto e universale.
COMMIATO (PAG 439): Inizialmente si chiamava “POESIA”, ci fa capire cosa significa la
poesia di Ungaretti. Allocuzione ad un amico, Ettore Serra (parlare di Ettore è un po’
parlare di me). La poesia è il MONDO ossia l’UMANITÀ (mescolanza di autobiografismo
e realtà). Il VOCABOLO è la DEFINIZIONE, la PAROLA è il MONDO, non è mai ciò che
pensi inizialmente, per trovare il senso devi inabissarti in te stesso (differenza
PAROLA/TERMINE di Leopardi). Le pause non sono casuali, gli spazi bianchi sono
momenti di silenzio, di censura, perchè la sensazione non si può descrivere oppure
singhiozzi celati. TROVO = è una PAROLA CHIAVE, allude ad una scoperta geniale,
quasi SACRALE o miracolosa. “Isolato” = avvolto nel silenzio di me stesso. Il mondo,
l’umanità e la vita esistono in quanto nominati dalla parola che fa fiorire. Essa esprime
la chiarezza che emerge dal profondo dell’essere (delirante fermento). Nella seconda
strofa la parola è scavata nello spazio tra il silenzio dei primi due versi e l’abisso degli
ultimi due. La poesia, quindi, affiora dal silenzio quasi miracolosamente. Ricercare la
parola poetica significa inoltrarsi in un abisso per portare in superficie la verità (poeta
palombaro del Porto Sepolto). Nella prima strofa le parole che definiscono la poesia
sono messe in clausola al verso, nella seconda strofa la dimensione personale si
raggiunge con la ripetizione dei possessivi.
IL PORTO SEPOLTO (PAG 419): discesa alle radici della parola poetica e della vita e
risalita della parola poetica stessa. Quindi nel buio si origina la parola e alla luce si
sparge. La poesia, quindi, nasce dal riconoscimento di un mistero che si cerca di
portare alla luce con un processo di scavo interiore, ma che non verrà mai
completamente compreso. Verbi di movimento nella prima strofa e stabilità (questa,
resta) nella seconda. Nel commento dello stesso Ungaretti all’Infinito di Leopardi egli
dà particolare attenzione ai deittici “questo” e “quello”. Il questo (l’esperienza diretta
delle cose) si fa quello (la sostanza profonda e impalpabile della poesia). Nella
seconda strofa il poeta usa questi dimostrativi per i quali “questa poesia” rinvia
sempre a “quel nulla”.
FRATELLI (PAG 423):
NON GRIDATE PIU (PAGA 454):
I FIUMI (PAG 425):
MATTINA (PAG 442):
SOLDATI (PAG 409):
DI LUGLIO (PAG 448):