Domande e Risposte Esame Orale
Domande e Risposte Esame Orale
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Che cos’è un’azienda?
L’azienda è un sistema , ovvero un insieme di elementi in iterazione tra loro che interagiscono tra
loro, creato dall’uomo caratterizzato :
o Da uno scopo : il soddisfacimento dei bisogni umani , sotto forma di profitto ovvero
con il solo scopo di lucro (azienda-impresa), in questo tipo di azienda il soddisfacimento
avviene in via diretta, esistono anche però aziende che si soddisfano in via indiretta
queste aziende definite “non impresa” hanno solo scopo mutualistico, un esempio sono
le cooperative.
o Dal fatto che è aperto: ovvero è in colloquio con un ambiente di riferimento che porta il
rapporto tra l’azienda e l’ambiente ad essere di fatto in equilibrio dinamico.
o Da un attività: avente come scopo la produzione di valore e che si manifesta attraverso il
processo produttivo
E la contabilità?
La contabilità è un sistema di conti in iterazione tra loro.
E il la partita doppia?
La partita doppia è un metodo di tenuta dei conti.
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Che cos’è lo stato patrimoniale?
È la rappresentazione di una o più classi di quantità relative a beni servizi economici, aventi per
scopo di determinare o anche solo dimostrare ai fini del calcolo economico lo stato e il movimento
di tali beni e servizi.
In parole povere è la rappresentazione dello stato del patrimonio (ricchezza) di un soggetto in un
determinato istante, rappresentato attraverso cui si può effettuare una analisi di statica comparata,
che serve ad individuare la dinamica del patrimonio di un soggetto.
Lo stato patrimoniale si suddivide sotto due aspetti della stessa cosa la ricchezza: i due aspetti sono:
o Gli investimenti
o I finanziamenti
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VARIAZIONI PATRIMONIALI LORDE E NETTE
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Cos’è un costo?
Un costo è una variazione patrimoniale diminutiva lorda del CN dovuta allo svolgimento del
processo produttivo. In altre parole il costo può essere considerato come il decremento di un’attività
aziendale o come l’incremento di una passività, che in futuro, fino a situazione contraria, dovrà
essere saldato comportando un decremento di un’attività aziendale.
→ TIPOLOGIE DI COSTO
Esistono tre macrocategorie di costo:
• Costo dispendio o costo spesa, che viene definito come quel costo che comporta un uscita
di una mia attività. Quelli affrontati in classe appartenenti a questa categoria sono:
o Costo d’acquisto: comporta l’uscita di un’attività o al caso l’incremento di una
passività a cui però farà seguito in futuro l’uscita di una mia attività
o Costo del venduto: comporta l’uscita di un mio elemento patrimoniale destinato alla
vendita ( prodotti e merci)
o Costo ammanco: comporta l’uscita di un mio qualunque elemento patrimoniale
attivo, in seguito ad un furto, può essere classificato a second a dei casi come costo
straordinario o ordinario.
• Costo consumo: costo che sostengo in seguito alla distruzione o alla trasformazione a
seconda dei casi di un mio fattore produttivo. A differenza del costo dispendio non esce
nessun elemento patrimoniale attivo, questo in seguito al mio processo produttivo,
semplicemente si logora. Vi possono essere logoramenti istantanei ( è il caso dei capitali
circolanti, dotati e di fecondità semplice, si consumano in un solo uso, se si tratta di prodotti
tipo detersivi per esempio si usa fare una “sineddoche” ( = una parte per il tutto) cioè
iscrivere in bilancio magari l’intera bottiglia che sostanzialmente può consumarsi
gradatamente, ma che formalmente si consuma in un unico atto).
• Costo deprezzamento
Il costo deprezzamento è un costo che l’azienda deve affrontare in seguito all’alea del
possesso,e comporta una variazione del solo valore : il bene dipende dal valore di costo
sostenuto (secondo il postulato di costo sostenuto) ma non può discostarsi da un valore
opinabile presente all’interno di un margine di stima. Tendenzialmente le aziende tendono a
svalutare il proprio elemento patrimoniale quando tale elemento è sovrastimato, cioè la
stima effettuata ,magari in precedenza, al momento è irrealistica, dunque si procede a
deprezzamento o svalutazione.
Le svalutazioni sono tutte straordinarie con l’eccezione della svalutazione crediti che è
ordinaria.
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Perché l’ammanco non fa parte dei movimenti diretti di netto?
Perché i movimenti diretti di netto non sono connessi allo svolgimento del processo produttivo,
mentre un ammanco è connesso, in quanto nel possedere il bene posseggo anche l’alea o se
preferisce il rischio, che esso diventi obsoleto, si deprezzi o che sia per sfortuna rubato.
→ TIPOLOGIE DI RICAVO
Le macrocategorie di ricavo sono tre, e combaciano per definizione , ovviamente con senso opposto
con le tipologie di costo, mi spiego meglio prima introducendo queste categorie, ed in seguito
tramite le definizioni espongo il concetto:
• Ricavo introito: ricavo dovuto a bene/ servizio ceduto da terzi prima non presente nel
patrimonio; ineluttabilmente connesso a uno scambio con terze economie.
o Ricavo per fattore produttivo ottenuto : misura sul lato delle cause della variazione di
ricchezza dovuta all’entrata nel nostro patrimonio di un bene o servizi che diviene fattore
produttivo del processo produttivo . Può essere definito come beneficio lordo in termini
di potere d’acquisto che l’impresa consegue dalla cessione non gratuita a terzi di beni o
di servizi. (legata al ciclo passivo)
o Ricavo di vendita: è un introito correlato alla vendita di beni e servizi, è dunque legato al
ciclo attivo. L’introito può essere in denaro, in beni o servizi, o sottoforma di crediti.
• Ricavo per produzione ottenuta o allestita: è il ricavo che generalmente neutralizza il costo
consumo o nel caso di merci il costo di acquisto.
• Ricavo per apprezzamento è un ricavo di solo volare dovuto a fenomeni esterni che concernono
spostamenti della curva di domando e offerta ( esistendo il postulato di prudenza amministrava
le rivalutazioni sono molto rare)
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correlazione tra costi e ricavi
Abbiamo studiato in aula la visione ideale di azienda, per ideale intendo di difficile realizzazione, in
quanto abbiamo descritto dettagliatamente le tre fasi del processo produttivo in maniera tanto
lineare quanto irrealistica: le varie fasi si sovrappongono nelle aziende, e la descrizione è solo a
livello didattico. Le fasi descritte sono quelle di un processo produttivo industriale.
La definizione di tale percorso è “ catena del valore” o processo produttivo e descrive l’insieme di
attività che un impresa industriale deve svolgere per soddisfare il cliente finale.
In tutte e tre le fasi ci sono sostanzialmente variazioni patrimoniali lorde, tanto positive quanto
negative, ma per il→ postulato di realizzazione non considero queste variazioni realizzate appunto
fin tanto che non avviene lo scambio con terze economie.
FASE DI APPROVIGGIONAMENTO
L’azienda acquista un fattore produttivo cedendo un elemento patrimoniale attivo o nel qual caso
incrementando un elemento patrimoniale passivo, a cui però ineluttabilmente farà seguito un uscita
di un elemento patrimoniale attivo.
L’azienda dunque sostiene un costo dispendio: il costo d’acquisto. All’interno del corso abbiamo
studiato il fatto che la locuzione “costo d’acquisto” indica un conto di sintesi, all’interno del quale
troviamo diversi conti di analisi tra cui in d possiamo trovare: il costo di fattura, eventuali costi
diretti o indiretti a seconda della configurazione adottata; in @ viceversa troviamo tutti i possibili
conti di rettifica del costo d’acquisto come sconti, abbuoni e ribassi, rese attiva …
A questo costo per il postulato del costo sostenuto segue un ricavo, il ricavo per fattore produttivo
ottenuto che ne neutralizza il costo.
A seconda della configurazione accolta per i prodotti e per i semilavorati, varierà il valore di costo
e di ricavo di questa fase.
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Che cos’è un’operazione modificativa?
È un fatto di gestione che interviene sulla ricchezza modificando sia la I che la II serie.
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le configurazioni di costo
Cosa sono le configurazioni di costo?
( in genere) La configurazione di costo è una regola professionale non legale che serve a stabilire
come il valore di un costo di un determinato oggetto di riferimento venga a formarsi: una volta che
siano chiari i costi sostenuti dall’impresa, questa regola determina quali vanno attribuiti agli oggetti
di riferimento e quali sono esclusi dalla valorizzazione degli stessi.
I costi che vengono attribuiti agli oggetti di riferimento sono detti costi compresi nella
configurazione di costo accolta o product cost.
I costi che non vengono attribuiti sono detti costi esclusi dalla configurazione di costo accolta o
period cost.
L’inclusione o l’esclusione dei costi determina il momento in cui essi diventano rilevanti dal punto
di vista del postulato di competenza:
→I costi inclusi nella configurazione (product cost) concorreranno a formare il risultato economico
quando tanto il fattore produttivo quanto il prodotto, la merce o il semilavorato verranno consumati
(se fattori produttivi o semilavorati) o ceduti se destinati alla vendita (possono essere ovviamente
anche essere reimpiegati o distribuiti)
→I costi non inclusi nella configurazione (period cost) concorrono alla formazione del risultato
economico nel momento stesso in cui sono sostenuti
Le configurazioni di costo sono dunque norme operative convenzionali che servono a stabilire
qual è il valore in termini di costo delle entità patrimoniali ; cambiare la configurazione serve per
cambiare dunque la rappresentazione delle funzionalità in termini di costo.
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E quali quelle di configurazioni di costo di produzione?
Il discorso circa le configurazioni di costo di produzione è meno intuitivo e semplice rispetto quelle
di costo d’acquisto.
Esistono 2 grandi “famiglie” di configurazioni di costo di produzione, più altre due categorie di
configurazioni:
• costi della fase industriale ( approvvigionamento e trasformazione) i quali possono essere a
loro volta suddivisi:
o costi della configurazione industriale VARIABILI : tutti i costi variabili della fase
industriale vengono accolti nella configurazione.
o costi della configurazione industriale DIRETTI: tutti i costi direttamente coinvolti
nella fase industriale vengono accolti nella configurazione.
o costi della configurazione industriale PIENI: tutti i costi direttamente e
indirettamente coinvolti nella fase industriale vengono accolti nella configurazione.
• configurazione di costo complessivo : tutti i costi precedentemente descritti più gli oneri
finanziari partecipano alla configurazione di costo.
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Quali sono i postulati fondamentali del corso di economia aziendale?
Esistono tuttavia delle eccezioni: esso non viene accolto nella contabilità con valori di
stima correnti e nella contabilità con valori correnti di realizzo
• Postulato di competenza: un costo diviene di competenza nel momento in cui esso incide
sul rendimento economico
• postulato di realizzazione non considero queste variazioni realizzate appunto fin tanto che
non avviene lo scambio con terze economie
• postulato del costo sostenuto:nel valutare un elemento patrimoniale tendo a valutarlo sulla
base della ricchezza di cui ho dovuto privarmi per ottenere quell’elemento patrimoniale
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• Postulato di comparabilità: il processo di costituzione contabile e l’informazione finale
debbono mettere in grado ogni destinatario di effettuare il confronto nel tempo di stati
patrimoniali, costi e ricavi di risultati economici e il confronto tra gli stessi tra diverse
aziende.
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CONFIGURAZIONI PARZIALI DI RISULTATO ECONOMICO
Le configurazioni parziali di risultato si definiscono come aggregazioni di costi e di ricavi parziali.
È un metodo analitico che non ha lo scopo di calcolare il Risultato Economico bensì a chiarire
meglio il processo di formazione andando a cercare le appunto le CONFIGURAZIONI PARZIALI
che aggiungono spazio informativo.
La prima suddivisione che bisogna operare è la distinzione tra componenti ordinarie e straordinarie.
La seconda è la suddivisione all’interno delle componenti ordinarie.
È la grandezza che esprime la creazione ordinaria prodotta globalmente dall’azienda al lordo dei
costi sostenuti dalla stessa.
Si potrebbe anche definire come utile lordo (anche se in un caso potrebbe essere una perdita) . è
composta da ricavi eterogenei come : ricavi di vendita e ricavi per prodotti ottenuti
Il valore globale della produzione non può essere unicamente determinato, dipende in modo
preponderante dalla configurazione di costo accolta.
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Il valore globale della produzione può avere valore negativo?
Si essendo una configurazione parziale di risultato basterà avere un ammontare di costi superiore ad
un ammontare di ricavi l’unico costo che può essere presente nel VGP è la variazione diminutiva di
merci/prodotti/semilavorati (funge da costo del venduto) se l’azienda cede merci ad un prezzo
inferiore al valore di costo (senza alcun fondo svalutazione) l’azienda avrà il VGP negativo.
→CONSUMI INTERNI: valore dei fattori produttivi consumati e servizi vari che vengono
acquistati da fornitori esterni.
VALORE AGGIUNTO
È una configurazione parziale di risultato economico,viene definito come quel valore differenziale
che l’impresa è in grado di creare rispetto al valore dei fattori produttivi consumati che vengono
acquistati da fornitori esterni.
Va distribuito a diversi soggetti, in parte ai lavoratori (in ALITALIA soprattutto), in parte alla
struttura produttiva (sottoforma di ammortamenti), alle banche (oneri finanziari) allo Stato (con le
imposte sul reddito) e agli azionisti (sottoforma di dividendi)
→imposte e tasse: sono entrambi sotto il piano sostanziale dei costi, sul piano formale però
La tassa è un prelievo che lo Stato fa per uno specifico servizio ai cittadini
L’imposta è sempre un prelievo che però non serve ad uno specifico servizio, ma è finalizzata ad
interventi di ordine generale.
Le imposte sul reddito dal lato economico aziendale sono delle distribuzioni coattive di utile.
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→testo integrativo :la creazione del valore
Le imprese esistono per creare valore ciò significa “realizzare un qualcosa che vale più delle risorse
impiegate”.
Questo valore creato si distribuisce tra tutti gli STAKEHOLDER dell’impresa in relazione alla forza
contrattuale che ognuno di essi è in grado di esercitare; la capacità di creare durevolmente valore
si traduce nel riuscire sistematicamente a dare adeguata soddisfazione alle attese di tutti gli
stakeholder.
Gli shareholder valutano il costo del capitale, valutano cioè il capitale di rischi investito e se
un’azienda vuole prosperare nel medio - lungo periodo deve garantire ad essi un rendimento
minimo per il capitale investito al fine di compensare gli investitori del grado di rischio di cui si
fanno carico finanziando l’azienda
I clienti si appagano grazie ad un minor prezzo o grazie ad una migliore qualità oppure in
seguito alla bontà di un servizio.
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→testo integrativo Creazione del valore nel medio - lungo periodo ( Giorgio donna)
La creazione di valore che si realizza a beneficio di un qualunque soggetto è pari al valore attuale di
tutti i benefici futuri che tale soggetto potrà trarre dall’impresa, al netto delle risorse che dovrà
impiegare per conseguirli
Alle radici della creazione del valore il Patrimonio strategico: l’insieme delle risorse e delle qualità
di cui un’impresa dispone e che la rendono strutturalmente competitiva. Si suddivide in:
→ CAPITALE INTELLETTUALE
• capitale professionale ( persone )
• capitale relazionale ( relazioni nei confronti degli interlocutori esterni più rilevanti)
• capitale organizzativo (qualità ed efficienza per i processi produttivi principali)
→ CAPITALE TANGIBILE:
è dato dal valore delle risorse e delle infrastrutture fisiche dell’impresa:
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→RETRIBUZIONE AL PERSONALE
I Costi del personale per un’azienda si suddividono in diverse componenti:
1. fiscale: irpef il quale è in funzione del reddito
0-15000 € : 23%
15000-28000 €: 27%
28000-55000 €: 38%
55000-75000 €: 41%
>75000 €: 43%
2. previdenziale: pensione (contributiva, in passato retributiva)
sistema a ripartizione INPS: soldi dei lavoratori non accantonati, ma usati per pagare
le pensioni dei pensionati attuali
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MARGINE OPERATIVO LORDO O EBITDA
(3)” è definito anche come flusso potenziale di cassa” per i seguenti motivi:
→il MOL è una variazione dovuta al processo produttivo di tre classi di attività: liquidità, crediti
operativi, scorte (liquidità + grossworking capital).
Perché a seguito dell’ammortamento i capitali fissi cedono valore, che si incorpora in capitali
circolanti, ed essi sono appunto liquidità crediti operativi e scorte.
Considerazioni:
→ Il margine operativo è lordo due volte: 1) essendo operativo è al lordo degli oneri finanziari
2) al lordo degli ammortamenti
→ Se c’è un apporto di liquidità da parte dei soci, la cassa aumenta ma non è una variazione
aumentativa lorda dovuta allo svolgimento del processo produttivo
→ La variazione dei capitali circolanti operativi lordi più la liquidità mostrano le sole
variazioni dovute allo svolgimento del processo produttivo, non considera quindi quelle
finanziarie (apporti o rimborsi o distribuzioni).
→ MOL = LIQUIDITA’ + VARIAZIONE NEL NETWORKING CAPITAL
(NETWORKING CAPITAL = GROSSWORKING CAPITAL – DEBITI OPERATIVI)
E questa confrontabilità può avvenire tra redditi parziali come valori assoluti ( ebit con ebit) o
tramite un valore relativo dato dalla redditività degli investimenti
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RISUTATO ECONOMICO ORDINARIO
È una configurazione parziale di risultato economico generale, ed è al lordo delle componenti
straordinarie. È formato dal (prima suddivisione):
• Reddito caratteristico: reddito che deriva dalla produzione principale
• Reddito accessorio: reddito che deriva da produzioni secondarie (esempio proventi
finanziari per la Ford)
→generalmente i maggiori consumi e comunque i consumi comuni sono attribuiti al reddito
caratteristico, ciò fa si che i redditi accessori siano più interessanti e dunque illudendo chi opera
questi investimenti di una migliore redditività.
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( la svalutazione crediti è ordinaria)
Perché è importante il “non cambiare il criterio di stima”?
Perché per il criterio della comparabilità il “ cambiare “ spesso criterio di stima comporterebbe una
non comparabilità tra due periodi diversi.
altri metodi valutazione sono : fifo (first in first out) o lifo ( last in first out)..
(E la minusvalenza?)
La minusvalenza è un costo straordinario, si definisce minusvalenza realizzata la perdita di realizzo,
minusvalenza iscritta la svalutazione.
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FONDI RISCHI
Che cosa sono i fondi rischi?
I fondi rischi sono dei particolari elementi patrimoniali di I e II serie aventi una triplice natura:
rettifica di attività, debito presunto, eccedenza debiti su crediti.
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SVALUTAZIONE CREDITI
Il conto diminuzione di fondo rischi è un minor costo straordinario ( è una rettifica di un costo di un
esercizio precedente).
Che cos’è la svalutazione crediti? Che differenza esiste tra quest’ultimo e la perdita su
crediti?
La svalutazione crediti è un “costo ordinario”, è una componente presunta (incerta) e
generalmente va rettificare ai ricavi di vendita, nel qual caso è un minor ricavo.
( ESEMPIO di credito non associato ad un ricavo di vendita “fornitori c/anticipi”)
La svalutazione crediti è inscritta in contabilità per il postulato di competenza, è associato al fondo
rischi avente natura di rettifica di attività, quindi è associato ad un qualche rischio.
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Ed invece la diminuzione di fondo rischi?
La diminuzione di fondo rischi è un ricavo straordinario, avente natura di rettifica positiva alla
svalutazione fatta nell’esercizio precedente. Fa parte dei componenti straordinari di reddito in
quanto è una “rettifica di un costo di esercizi precedenti”
Cos’è l’aliquota di insolvenza?
È un riferimento alla percentuale di insolvenza che si è verificata in passato ad un gruppo di crediti.
Nell’ inventario permanente il fondo svalutazione si addebita al momento del consumo/ vendita/
reimpiego/ distribuzione al conto di rimanenza. → Ad esempio nel caso “merci” tale scrittura fa
si che esse escano a valore di carico e non a costo storico
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NATURA DI DEBITI PRESUNTI
• FONDO RISCHI PER GARANZIE PRODOTTI VENDUTI
Ogni azienda che cede un prodotto nel mercato deve per legge (in europa) garantire per 2 anni il
prodotto, le aziende quindi per il postulato di prudenza amministrativa nonché per quello di
competenza sono tenute ad anticipare l’evento statisticamente provato grazie all’indice di difettosità
dei loro prodotti. Essendo il rischio probabile ma non certo le aziende istituiscono un fondo
denominato “fondo rischi per garanzie prodotti venduti”
Esistono tre tipologie di garanzia e ad esse sono associati diverse tipologie di costo:
• Garanzia- rimborso
È la modalità di garanzia accolta da tutte quelle aziende che devono o che vogliono proteggere il
loro “brend” è la più costosa relativamente; infatti l’accantonamento si basa sul ricavo di vendita
moltiplicato l’indice di difettosità previsto moltiplicato per le unità vendute.
Scrittura
d fondo rischi per garanzie prodotti venduti @ cassa
• Garanzia – sostituzione
È la modalità di garanzia accolta da tutte quelle aziende che preferiscono ritirare i beni difettosi per
svariati motivi (per studiarne i difetti al fine di prevenire l’ulteriore costo per esempio, perché farli
riparare sarebbe sconveniente dal punto di vista economico) ; l’accantonamento si basa sul costo del
venduto moltiplicato l’indice di difettosità previsto moltiplicato per le unità vendute. L’azienda
dopo aver ritirato il prodotto può ricondizionarlo e rimetterlo nel mercato oppure rottamarlo.
distruzione
d prodotti difettosi @ ricavi per ritiro prodotti difettosi
d costo per rottamazione prodotti difettosi @prodotti difettosi
ricondizionamento
d prodotti difettosi @ var. prodotti
d costi di ricondizionamento @fornitori
d prodotti @costi di ricondizionamento
• Garanzia - riparazione
È la modalità di garanzia relativamente meno costosa infatti l’accantonamento si basa sul costo di
riparazione moltiplicato l’indice di difettosità previsto moltiplicato per le unità vendute.
d fondo rischi per garanzie prodotti venduti @ debito v/ fornitore servizio di riparazione
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NATURA DI ECCEDENZA DI DEBITI SU CREDITI
• FONDO RISCHI PER GARANZIE AVVALLI E FIDEIUSSIONI
situazione di parità tra credito e debito ( si neutralizzano a vicenda, infatti generalmente non si
effettua questa scrittura ), almeno inizialmente: a questa operazione è associato un rischio, il
debitore potrebbe essere insolvente e potrei essere portato a svalutare questo debito, ecco in quella
situazione mi troverei ad avere in contabilità “un eccesso di debito su credito ”.
per prevenire questo rischio l’azienda ove considerasse la possibilità di un eccedenza di debito su
credito può ( a volte deve per il postulato di competenza) istituire il fondo “garanzie avvalli e
fideiussioni”
Situazione: l’azienda commercializza con aziende aventi moneta diversa dalla principale, se essa
acquista a debito o cede a credito l’andamento dei cambi può mutare i rapporti tra costi e ricavi, per
prevenire questo rischio l’azienda può istituire il “fondo rischi per oscillazione cambi” al fine di
stabilizzare gli scambi .
L’incremento del valore dei debiti , la diminuzione di quello dei crediti vengono contabilizzati nella
seguente modalità:
d fondo rischi per oscillazione cambi @rettifica di debiti per oscillazione cambi
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Che cos’è un elemento patrimoniale?
Un attività e una passività certa e potenziale.
Cos’è la garanzia?
È una prestazione/obbligazione accessoria, rispetto alla cessione di un determinato prodotto o
servizio; scatta quando un certo periodo di tempo il prodotto risulta difettoso.
Il fondo rischi garanzia per prodotti venduti è un fondo rischi avente natura di debito presunto è in
moneta, di beni o di servizi; è un debito operativo (di funzionamento), almeno in parte di
medio/lungo periodo.
Quali sono gli altri fondi rischi aventi natura di debiti presunti studiati in aula?
• Fondo liti in corso
• Fondo risarcimento danni
• Fondo penalità fiscali
In questo modello P e Q non sono tra loro correlati ma nella realtà quasi mai è così, infatti il
modello funziona se la domanda è anelastica, perché per trovare il P BEP è necessario fissare la Q (
sapere quanto venderò nell’esercizio successivo).
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INVESTIMENTI
ATTIVITÀ
( capitale a disposizione, capitale al lordo delle passività )
o Materiali:
→ Macchinari
→ Impianti
→ Natanti
→ Automezzi
→ Scorte antifunzionali
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FINANZIAMENTI
PASSIVITÀ
(capitale di terzi o a prestito)
• Passività esigibile: finanziamenti a breve termine
→ Clienti c/anticipi
→ Prestiti passivi ( < 1 anno)
→ Banca c/c passiva
→ Debito v/fornitori
→ Erario c/ imposte sul reddito dell’esercizio precedente
CAPITALE NETTO
(capitale proprio al netto delle passività )
UTILI O PERDITE DI ESERCIZI PRECEDENTI
UTILI O PERDITE DI ESERCIZIO IN CORSO
RISERVE
Le riserve sono conti di seconda serie, definite come aliquota ideale del capitale netto, avente
natura di autofinanziamento
Generiche: sono costituite avendo a mente l’insieme eterogeneo di rischi del management,
sono costituite per prudenza senza avere in mente uno specifico tipo di rischio
→ Riserva legale
→ Riserva statutaria
→ Riserva straordinaria
Specifiche: sono costituite per un rischio di un bene specificato/individuato (es. terremoto)
• Dirette
→ Riserva per conguaglio dividendi
→ Riserva per obsolescenza impianti
→ Riserva per insolvenze
• Indirette
→ Riserva per ammortamento mutui
CAPITALE SOCIALE
- Riserve Incorporate
- Capitale D’apporto
- Perdite Coperte Con Il Capitale Sociale
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EQUILIBRI CHE DETERIMINANO LO STATO DI
SALUTE AZIENDALE
EQUILIBRIO ECONOMICO
0. (in senso lato): capacità dell’impresa di conseguire almeno nel medio e lungo periodo,
un’eccedenza di ricavi sui costi e, dunque, un risultato economico positivo
(2) in senso stretto: l’azienda si trova in equilibrio economico se riesce se non altro a ripristinare
la ricchezza consumata nello svolgimento del processo produttivo e, dunque, a conseguire per lo
meno un pareggio economico
→Economicità:
- capacità dell’azienda di perdurare massimizzando l’utilità delle riserve impiegate
- (in senso stretto) condizione di non negatività del risultato economico (pareggio economico), il
quale è il vincolo minimo per assicurare : durabilità (sopravvivenza dell’azienda) ed autonomia
(effettiva dell’indipendenza dall’esterno).
La il valore che si scorpora dal macchinario si incorpora dunque nel prodotto (per esempio) che
sarà venduto (idealmente) o aumenterà la rimanenza dello stesso ( o rimpiegato o distribuito).
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Avviene dunque all’interno delle sole attività un mutamento: il valore del dato capitale fisso
diminuisce per effetto del processo produttivo, mentre il capitale circolante operativo per effetto del
processo produttivo ( per il postulato del costo sostenuto) si incrementa per un valore pari.
→ tale fenomeno non riguarda i finanziamenti! Ma è del tutto inerente alla gestione dell’attività
Tre casi:
1. trasformazione integrale se: MOL > Ammortamenti
2. trasformazione parziale se : MOL < Ammortamenti
3. non trasformazione se: MOL < 0
EQUILIBRIO FINANZIARIO
Un azienda si trova in equilibrio finanziario se ha la capacità di far fronte ai propri obblighi in
termini di pagamenti monetari (uscite di cassa – debiti) grazie ad entrate monetarie che riesce a
procurarsi senza danneggiare l’equilibrio economico.
Considerazioni:
a. MOL = liquidità potenziale, ovvero ricchezza che potrebbe essere rappresentata da cassa
b. Tre situazioni possibili:
1. azienda stazionaria ( non cresce ma non decresce): la var. nel networking capital è 0
(nulla) dunque il flusso di cassa operativo è pari al MOL.
2. azienda decresce ( la ricchezza liberata è maggiore del flusso di cassa prodotto) ovvero
la variazione nel NWC è negativa e dunque il flusso di cassa operativo è maggiore del
margine operativo
3. azienda cresce ( la ricchezza liberata è inferiore al flusso di cassa operativo prodotto) il
networking capital si espande.
Per tutti i flussi di cassa: il totale delle uscite di cassa corrisponde agli impieghi di cassa e il totale
delle entrate corrisponde alle fonti di cassa.
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→ ANALISI EQUILIBRIO FINANZIARIO A BREVE E A MEDIO-LUNGO
PERIODO
Operiamo un’analisi delle entrate ed uscite di cassa su breve e medio - lungo periodo (prima
abbiamo analizzato le aree di entrata ed uscita di cassa.
Classificazione :
→ Entrate in via diretta ed indiretta sul BREVE PERIODO
→ Entrate in via diretta ed indiretta sul MEDIO-LUNGO PERIODO
SPIEGAZIONE:
→ capacità potenziale: hanno capacità di trasformarsi in moneta ma non
necessariamente devono farlo
→ tempo breve: due definizioni:
o durata media del ciclo produttivo(varia da settore a settore)
o Anno (preferibile per il postulato di comparabilità)
→ Convenientemente: due significati:
o Cessione a prezzi non significativamente inferiori al prezzo di
mercato
o Cessione senza privare l’azienda di beni ritenuti essenziali per il
nucleo fondamentale del business che serve a garantire la
sopravvivenza ( postulato di continuità)
→immobilizzazioni antifunzionali: elemento patrimoniale attivo che per sua natura dovrebbe
essere una disponibilità ma che in realtà, per cause interne o esterne all’impresa si è
trasformata in immobilizzazione è intervenuto qualcosa che ha reso difficile la
trasformazione in moneta ( prodotto obsoleto o cambiamento dei gusti dei consumatori)
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Ordine di liquidità:
1. cassa o banca c/c
2. crediti (operativi e finanziari)
3. scorte a breve termine, a veloce ciclo di rigiro.
Analisi dicotomica
a. capitali fissi – capitali circolanti
b. disponibilità – immobilizzazioni
→ i capitali fissi sono sempre immobilizzazioni, ma i capitali circolanti possono essere tanto
disponibilità quanto immobilizzazioni:
o crediti a medio - lungo termine (c.c. – immobilizzazione finanziaria)
o scorte antifunzionali (c.c. – immobilizzazione materiale)
2. PASSIVITÀ:
Se si evidenzia un attivo disponibile netto positivo sono in un buon equilibrio finanziario di breve
periodo.
In caso contrario sono in una situazione patologica! Una parte delle immobilizzazioni è finanziata
da passività esigibili ma esse scadranno a breve: sorge un RISCHIO: nel momento in cui dovrò
rimborsare le passività esigibili non è detto che troverò un finanziamento, rischierò di
compromettere il mio equilibrio economico, dovrò operare un disinvestimento di beni primari o
cedendo beni ad un prezzo inferiore a quello di mercato.
NETWORKING CAPITAL
(= grossworking capital –debiti operativi)
È una componente fondamentale per calcolare la liquidità, fa da legame tra conto economico e
flusso di cassa. (liquidità attività finanziaria che non fa parte delle attività operative)
Se aumenta: assorbimento di liquidità (effetto negativo finanziariamente, ma positivo
economicamente).
Se diminuisce: libera liquidità (effetto negativo economicamente, ma positivo finanziariamente).
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EQUILIBRIO PATRIMONIALE
Un azienda si trova in equilibrio patrimoniale se ha un’adeguata dotazione di capitale proprio
rispetto a investimenti e variabilità del risultato economico.
→dipende dagli investimenti fatti i quali non posso scendere sotto sogli minimali.
L’ipotesi dell’azienda senza capitale netto con finanziamenti pari alle passività
Se l’azienda mantenendo costanti le passività aumenta gli investimenti allora forma degli utili, ma
se questi si contraggono allora si formeranno delle perdite, ma non essendoci capitale proprio la
ricchezza intaccata è solo quella di terzi.
Per questo motivo viene creato un capitale netto che ha lo scopo di proteggere il capitale di terzi
dalle variazioni avverse nel livello di attività ; nel qual caso si intaccherà la ricchezza dei soci e non
dei terzi.
Considerazioni:
1. il capitale netto (o capitale di rischio) va a protezione del capitale di terzi (non di rischio) che è
temporaneamente prestato e che deve essere restituito
2. “adeguata dotazione” a seconda del business in cui opera l’azienda e a seconda dei rischi che la
stessa incorre :
→ Un ‘azienda stabile necessita di meno dotazione di capitale netto perché il livello di
variabilità del RE è basso( c’è una diversificazione del rischio). L’azienda matura ha già un
portafoglio di clienti, prodotti ….
→ Un’ azienda instabile o nuova necessita invece di maggiori dotazioni in quanto il livello di
RE è molto vario ( c’è poca diversificazione del rischio).
3. La variabilità del RE è geometricamente una semiretta può andare a più infinito ma non può
scendere al di sotto della dotazione patrimoniale.
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Cosa sono i capitali circolanti e cosa i capitali fissi?
I capitali circolanti sono tutti i beni o servizi che forniscono la loro utilità in un unico atto
produttivo, sono definiti a fecondità semplice.
I capitali fissi sono invece tutti i beni o servizi che forniscono la loro utilità in più cicli produttivi,
sono dunque definiti a fecondità ripetuta.
un capitale fisso è un bene che per convenzione non esaurisce la sua utilità in un unico atto
produttivo,.
La scrittura di apertura è:
d automezzi @ debito v/fornitori
la scrittura sembra permutativa, ma invece è duplice modificativa: la scrittura completa sarebbe
non essendo possibile l’acquisto per dosi, la scrittura var. e c.d’acq. perdono di significato.
Il consumo annesso a questo particolare tipo di elemento attivo è definito ammortamento.
• L’avviamento: è definito come maggior valore che viene attribuita ad un’azienda ben
organizzata.
o Esiste l’avviamento oggettivo e soggettivo, l’avviamento soggettivo è l’avviamento
dato una o più persone che con il proprio capitale umano danno un maggior valore ad
un’azienda; l’avviamento oggettivo è invece l’organizzazione oggettivamente istituita
da una qualche organizzazione.
• I beni immateriali: differiscono dai costi capitalizzati per la protezione giuridica
o Brevetti
o Licenze
….
• I costi capitalizzati
o Spese di impianto ed ampliamento
o Costi di pubblicità
o Spese di ricerca e sviluppo
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Esiste un credito in natura che non viene contabilizzato sotto la voce “risconto attivo”?
Si per esempio esiste il conto “fornitori c/anticipi”
Esiste un debito in natura che non viene contabilizzato sotto la voce “risconto attivo”?
Si per esempio il conto “clienti c/anticipi”
Esiste un debito in moneta che non viene contabilizzato sotto la voce “rateo attivo”?
Si il conto “depositi e cauzioni presso terzi”
Esiste un debito in moneta che non viene contabilizzato sotto la voce “rateo passivo”?
Si il conto “depositi e cauzioni (di ….)”
E un fitto attivo?
Un fitto attivo è un ricavo accessorio, è considerato a tutti gli effetti un ricavo di vendita.
Si tende ad associare questo particolare costo consumo con i capitali fissi, ma è un costo che può
colpire anche i capitali circolanti : l’esempio classico sono i prodotti antifuzionali che per
destinazione vengo inseriti all’interno delle immobilizzazioni materiali, un altro esempio di
immobilizzazioni antifunzionali sono i derivati (titoli/azioni il cui prezzo dipende esclusivamente
dal mercato)
Che cos’è l’ammortamento?
È il costo consumo associato ad un capitale fisso.
Si calcola dal rapporto della differenza tra valore originario e valore di presunto realizzo fratto
l’utilità che può essere espressa attraverso una misura temporale e non solo.
Ed il fondo ammortamento?
È un fondo associato ad un capitale fisso, avente natura di rettifica di attività. Differisce dai fondi
rischi aventi uguale natura in quanto la rettifica del fondo ammortamento è certa, mentre quella del
fondo rischi è incerta ed è legata ad eventi futuri.
Quale differenza semantica esiste tra vita utile e vita tecnica di un capitale fisso?
A differenza essenziale è che la prima (la vita utile) è relazionata alla vita economica del bene ( non
necessariamente fisica dunque) mentre la vita tecnica è la vita legata al deterioramento fisico di dato
bene.
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Come vengono iscritte in contabilità le rettifiche certe di avvenimenti presenti o passati (per i
capitali fissi) ?
Tramite l’utilizzo del fondo ammortamento
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DESTINI DELL’UTILE D’ESERCIZIO
PREMESSA: vedi quaderno margherita (autofinanziamento)
L’autofinanziamento, l’aliquota di capitale netto generato per effetto del processo produttivo può
essere :
o Distribuito
→ Per effetto della distribuzione il capitale netto diminuisce
o Risparmiato
→ la ricchezza rimane inalterata sul livello raggiunto, l’autofinanziamento si consolida!
Def . (1): è la variazione aumentativa netta del capitale netto generata per effetto del processo
produttivo.
Def (2): finanziamento che le aziende hanno a disposizione finché non né decidono il destino.
Osservazioni:
o Esiste una variazione temporale che intercorre tra il conseguimento dell’utile e il destino di
esso; in genere 4-5 mesi
o La decisione è presa dal soggetto giuridico ovvero dalla maggioranza degli azionisti.
DISTRIBUZIONE
Def. : variazione patrimoniale negativa non dovuta dallo svolgimento del processo produttivo
→ non è un costo perché “non dovuta dallo svolgimento del processo produttivo”, può anche essere
definita come “ devoluzione a terzi di ricchezza che abbiamo creato”
→ posso distribuire sono utile al netto delle imposte!
→ è diverso dal rimborso di capitale( def. : devoluzione a diversi soggetti (soci o terzi) di ricchezza
che è stata trasferita all’azienda con un operazione di apporto)
La variazione ….
Può essere
o ANTICIPATA: prima che l’utile venga rappresentato nel patrimonio
o POSTICIPATA: dopo che l’utile venga rappresentato nel patrimonio.
Destinata a:
o SOCI
o ALTRI SOGGETTI
Avvenire in modalità
o VOLONTARIA
o COATTIVA
NB: “dividendi” è una variazione aumentativa dovuta allo svolgimento del processo produttivo (se
io incasso un dividendo) se lo ricevo invece è una distribuzione quindi una variazione diminutiva
non connessa allo svolgimento del processo produttivo.
Situazioni comuni:
Non posso chiudere un conto prima che sia sorto quindi non posso effettuare la scrittura precedente!
Per questo motivo quando vi sono variazioni diminutive ANTICIPATE del capitale netto non
connesse allo svolgimento del processo produttivo devo istituire un conto specifico: anticipi su
dividendi o distribuzioni anticipate di utili
Def. Le imposte sul reddito sono una distribuzione anticipata o posticipata (a seconda dei casi)
di utili coattiva
scrittura contabile:
Posticipata
Anticipata
le imposte sul reddito si pagano due volte all’anno: alla fine di maggio e alla fine di novembre.
L’ammontare degli anticipi si basa sull’utile dell’esercizio precedente.
Una volta scoperto l’effettivo utile dell’azienda l’azienda , sulla base degli anticipi fatti, può avere
un debito o un credito nei confronti dello stato (raramente né l’uno né l’altro) e alla data del primo
anticipo che segue questo credito/debito viene saldato con l’erario .
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Situazioni anomale:
osservazioni.
L’elargizione filantropica è la causa della distribuzione, non è connessa allo svolgimento
del processo produttivo, non è dunque un costo.
Può assumere natura di conto di
o Variazione: nell’anno in cui sorge
o Stato: nei periodi successivi
Sono decise dal management e non dall’assemblea dei soci, operazione effettuata da un
socio non abilitato!
2. DISTRIBUZIONI PRODOTTI
Ai soci
d utile d’esercizio precedente @prodotti
d var. prodotti @ ricavi per prodotti distribuiti
Costo di pubblicità
d costo di pubblicità @ ricavi per prodotti distribuiti
(hp. Inventario intermittente)
3. DISTRIBUZIONE MATERIE
Se l’azienda ha un debito verso i soci ed estingue questo debito con una cessione di prodotti essa
non può considerarsi gratuita, infatti a seguito dell’uscita dei prodotti una passività scompare.
Scrittura contabile:
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RISPARMIO DI UTILE
Scrittura contabile:
RISERVE
DEF: Le riserve sono conti di seconda serie, definite come aliquota ideale del capitale netto, avente
natura di autofinanziamento
L’importo non rimane nell’utile degli esercizi precedenti ma viene classificato come riserva di utile
Come fronteggiano il rischio? Anticipando l’effetto negativo come se l’evento si fosse verificato
Serie
I fondi rischi sono conti di prima serie; le RISERVE di II serie.
Costituzione ed effetto:
I fondi rischi portano ad una diminuzione del capitale netto e se l’evento si verifica il capitale netto
rimane inalterato.
Le RISERVE al momento della costituzione non mutano l’ammontare del capitale netto
Le RISERVE sono legate alla DESTINAZIONE del RE, i fondi rischi sono legati alla
determinazione del RE
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TIPOLOGIA DI RISERVE
(palesi)
Generiche: sono costituite avendo a mente l’insieme eterogeneo di rischi del management,
sono costituite per prudenza senza avere in mente uno specifico tipo di rischio
Riserva legale
Riserva imposta dalla legge. Ogni qual volta l’azienda produce un utile, essa ,al momento del
trasferimento dal conto utile d’esercizio precedente , è tenuta ad accantonare una parte almeno pari
al ventesimo dello stesso ( >/= 5% di utile) fino al raggiungimento del quinto del capitale sociale.
Ha una funzione “protettiva” nei confronti dei capitali di terzi
Riserva statutaria
È una riserva che i soci possono istituire per statuto; sempre per statuto operano un regolamento di
ritenzione degli utili da destinare a questa riserva
Riserva straordinaria
È una riserva che serve per prevenire un generico rischio straordinario, e di volta in volta può essere
utilizzata.
• Indirette
Riserva per ammortamento mutui
L’azienda per prevenire l’eventualità di un disequilibrio patrimoniale accantona parte dell’utile
nella riserva per ammortamento mutui: quando la banca richiede l’ammontare prestato l’azienda
deve liquidare un ammontare di attività (liquidità) più che pari di quella prestata, dunque
l’ammontare delle attività diminuirà per una cifra pari a quella di restituzione del mutuo.
E l’ammontare delle passività di pari cifra.
In parole povere l’azienda accantona per mantenere un livello minimo di finanziamenti in modo tale
da non giungere ad un disequilibrio patrimoniale e quindi per rimanere autonoma finanziariamente
rispetto a possibili finanziamenti futuri.
È una riserva indiretta perché una volta estinto il debito l’autofinanziamento viene trasferito in altre
riserve, in quanto il rischio è finito.
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(non palesi)
Che cos’è una riserva non palese?
Essenzialmente un margine patrimoniale non rendicontato nella contabilità.
o Riserva occulta
Def: margine patrimoniale non rendicontato nella contabilità che si forma
all’esterno dell’intervallo razionale di stima del capitale netto, è dato dalla differenza tra il
capitale netto minimo e il capitale netto effettivo.
L’annacquamento:
Def: margine patrimoniale rendicontato nella contabilità che si forma all’esterno
dell’intervallo razionale di stima del capitale netto, è dato dalla differenza tra il capitale netto
effettivo e il capitale netto massimo.
Per avere una riserva non palese la stima del capitale netto è necessariamente o esterna o interna
all’intervallo si stima razionale… esistono dunque tre casi:
Riserva potenziale
………….CN eff…………… ……..CN min………………….CN Max…………………….
Riserva occulta
………….CN eff…………… CN min…………………..CN Max…………………….
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→caso B : CN min <CN eff < CN Max
…………… CN min………………….CN eff …………..CN Max…………………….
Riserva potenziale
…………… CN min………………….CN eff …………..CN Max…………………….
Riserva potenziale
…………… CN min ……………….CN Max…………….CN eff ………….
Annacquamento
…………… CN min ……………….CN Max…………….CN eff ………….
NB: Fanno parte delle riserve non palese anche le riserve incorporate in quanto si confondono
all’interno del capitale sociale.
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INVESTIMENTO SPECIFICO DELLE RISERVE
Premessa:
esiste una correlazione tra fonti ed investimenti, essendo le fonti sempre pari agli investimenti:
Capitale netto e capitale di terzi è sempre incorporato nelle attività.
Quindi la riserva non è un ammontare di danaro, ma è solo un alea di capitale netto che esprime
solamente la fonte di tale ammontare ovvero l’autofinanziamento.
Non esiste nemmeno un rapporto specifico tra riserva e attività, a meno che non si opti una
correlazione immaginaria tra l’ammontare di un’attività o un insieme di attività con l’ammontare di
una riserva.
Esempio: 100 000 euro in banca c/c (attività, in quanto tale I serie) e la riserva statutaria (II serie)
Questa correlazione è del tutto immaginaria e solo io amministratore posso fare questa correlazione.
Definizione: l’investimento specifico di una riserva è una relazione specifica tra l’ammontare di
una riserva e l’ammontare di un’attività.
EFFETTO: ottengo un ammontare di cassa necessario per il mio scopo e porto a compimento
l’obbiettivo che volevo conseguire tramite la costituzione di una riserva.
Vedi appunti margherita per il “problema correlato” : il nanismo delle aziende italiane
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CAPITALE NETTO
(capitale proprio al netto delle passività )
CONTI DI AUTOFINANZIAMENTO
UTILI O PERDITE DI ESERCIZI PRECEDENTI
UTILI O PERDITE DI ESERCIZIO IN CORSO
RISERVE
CAPITALE SOCIALE
- Riserve Incorporate
- Capitale D’apporto
- Perdite Coperte Con Il Capitale Sociale
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FONDI PARTICOLARI DI CAPITALE D’APPORTO
DEF. I fondi particolari sono aliquote ideali di capitale netto, esterne al Capitale sociale aventi
natura di capitale d’apporto.
Valore contabile unitario: valore della singola azione in termini di ricchezza che
contabilmente esiste; corrisponde ad una frazione del capitale netto.
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o Fondo sovvenzioni doni e lasciti ricevuti:
→ Contributo:
Def: il contributo corrisponde ad un versamento di una somma di denaro o alla diminuzione di un
debito operato da un soggetto generalmente pubblico a favore di un’azienda; è una variazione
aumentativa del capitale netto ( aumentano le attività o diminuiscono le passività).
2. Contributo in conto capitale : sono dei contributi che attengono al Processo produttivo, ma
non necessariamente dell’esercizio in cui mi trovo ad operare ma ad una serie di esercizi
anche futuri, quindi hanno natura di capitale d’apporto ( non essendo legati al processo
produttivo in corso, dunque non possono essere considerati ricavi sono MOVIMENTI
DIRETTI di NETTO).
↓
FONDO SOVVENZIONI DONI E LASCITI RICEVUTI
L’ingresso di denaro non ha nulla a che fare con il capitale sociale, quindi va ad incrementare un
fondo particolare di capitale d’apporto il fondo sovvenzioni doni e lasciti ricevuti; l’apporto è
effettuato da non soci, dunque l’aumento del capitale d’apporto non dipende né direttamente né
indirettamente all’emissione di nuove o vecchie azioni.
o Fondo eccedenza del capitale sociale : quel fondo particolare di capitale d’apporto
destinato a raccogliere al suo interno l’ammontare del capitale d’apporto che per motivi
diversi (come la riduzione in seguito ad una perdita o all’immissione gratuita di capitale
d’apporto all’interno del capitale sociale) rende , riducendo l’apporto del capitale
sociale, il valore nominale delle azioni un numero”tondo” .
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o Fondo copertura perdite
DEF: “ quel fondo particolare di capitale d’apporto destinato a raccogliere al suo interno
l’ammontare del capitale d’apporto immesso dai soci per coprire una perdita d’esercizio in
modo tale da non intaccare il capitale sociale”
CAPITALE SOCIALE
DEF: è un entità numerica rigida ( avente dunque una variabilità molto limitata) posta
dall’ordinamento giuridico a tutela dei terzi creditori; è una aliquota ideale del capitale netto
imposta dal legislatore che ha carattere =/= dal capitale netto stesso: il capitale netto è mobile,
viceversa il capitale sociale è stabile e serve a garanzia verso i terzi creditori.
o Riserve Incorporate
DEF: “Le riserve incorporate sono conti di seconda serie, definite come aliquota ideale del
capitale sociale, avente natura di autofinanziamento”
→è l’aliquota ideale del capitale sociale avente natura di autofinanziamento, che sorge in seguito al
trasferimento di riserve esterne al capitale sociale all’interno dello stesso.
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