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Domande e Risposte Esame Orale

risposte e domande esame orale privato

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LE MILLE E UNO DOMANDE DELL’ESAME

ORALE DI ECONOMIA AZIENDALE


Scritto da Andrea Martini

1
Che cos’è un’azienda?
L’azienda è un sistema , ovvero un insieme di elementi in iterazione tra loro che interagiscono tra
loro, creato dall’uomo caratterizzato :
o Da uno scopo : il soddisfacimento dei bisogni umani , sotto forma di profitto ovvero
con il solo scopo di lucro (azienda-impresa), in questo tipo di azienda il soddisfacimento
avviene in via diretta, esistono anche però aziende che si soddisfano in via indiretta
queste aziende definite “non impresa” hanno solo scopo mutualistico, un esempio sono
le cooperative.
o Dal fatto che è aperto: ovvero è in colloquio con un ambiente di riferimento che porta il
rapporto tra l’azienda e l’ambiente ad essere di fatto in equilibrio dinamico.
o Da un attività: avente come scopo la produzione di valore e che si manifesta attraverso il
processo produttivo

Quali sono gli elementi costitutivi di un’ azienda?


Gli elementi costitutivi di un’azienda sono:
o La presenza di soggetti : persone che danno vita al processo produttivo;
si suddividono in soggetti economici ( singoli o gruppi aventi il potere di fatto di
prendere decisioni e in soggetti giuridici (singoli o gruppi che hanno formalmente il
potere di prendere decisioni); questi soggetti possono svolgere attività e funzioni
tanto decisionali quanto operative.

o La presenza di una provvista di capitale


o La presenza di un’organizzazione

Cosa si intende per provvista di capitale?


La provvista di capitale è la somma di capitale che dev’essere necessariamente investita.
Corrisponde dunque al capitale a disposizione.

Che cosa si intende per ricchezza?


La ricchezza è la rappresentazione statica di un entità dinamica, in termini specifici corrisponde al
potere d’acquisto generico incorporato in beni e servizi.

Che cos’è un conto?


Il conto è la rappresentazione di una o più classi di quantità relative a beni e servizi, aventi per
scopo quello di determinare, o anche solo dimostrare, lo stato o il movimento di tali beni e servizi.

E la contabilità?
La contabilità è un sistema di conti in iterazione tra loro.

E il la partita doppia?
La partita doppia è un metodo di tenuta dei conti.

E il giornalmastro( libro giornale)?


È un documento che contiene tutti i conti aperti e i movimenti che essi hanno ricevuto.
Quali sono le proprietà fondamentali della partita doppia:
1. la somma di tutti i conti di prima serie equivale alla somma di tutti i conti della seconda
serie.
2. la somma degli importi iscritti in dare corrisponde alla somma di tutti gli importi scritti in
avere
3. la somma dei saldi degli importi iscritti in dare corrisponde alla somma dei saldi degli
importi iscritti in avere.

2
Che cos’è lo stato patrimoniale?
È la rappresentazione di una o più classi di quantità relative a beni servizi economici, aventi per
scopo di determinare o anche solo dimostrare ai fini del calcolo economico lo stato e il movimento
di tali beni e servizi.
In parole povere è la rappresentazione dello stato del patrimonio (ricchezza) di un soggetto in un
determinato istante, rappresentato attraverso cui si può effettuare una analisi di statica comparata,
che serve ad individuare la dinamica del patrimonio di un soggetto.

Lo stato patrimoniale si suddivide sotto due aspetti della stessa cosa la ricchezza: i due aspetti sono:
o Gli investimenti
o I finanziamenti

Qual è l’equazione fondamentale della statica comparata?


CN =A –P

Le consistenze possono essere negative?


Non tutte ma alcune si, per esempio il CN è una consistenza e può essere negativo, nel qual caso si
definisce deficit patrimoniale.

Cos’è l’operazione di inventario?


L’operazione di inventario è un operazione che si suddivide in tre operazioni inferiori:
• La classificazione: si devono suddividere gli elementi patrimoniali in classi eterogenee,
formate , al loro interno da classi omogenee
• Misurazione primaria: si devono calcolare le quantità fisiche (se è possibile) di ogni classe
classificata in precedenza.
• Stima : bisogna stimare secondo il principio di prudenza amministrativa ( il più delle volte)
ogni elemento patrimoniale presente nella contabilità ed in seguito moltiplicarlo per il
numero di unità presenti.. La stima ovviamente deve avvenire in termini di valore.

Abbiamo studiato due tipologie di inventario: l’inventario permanente e l’inventario intermittente.


Le differenze significative tra i due metodi di inventario si hanno a livello di:
Conto di rimanenze e conto di variazione di rimanenze: quello permanente è sempre aggiornato a
differenza di quello intermittente ( mi esprime la rimanenza disponibile momento per momento)

Cos’è il bilancio d’apertura?


È un conto che nasce per morire subito dopo, è un espediente che consente di aprire tutti i conti
contemporaneamente.

3
VARIAZIONI PATRIMONIALI LORDE E NETTE

Che cos’è l’Utile?


Può essere definito come una variazione patrimoniale aumentativa netta del CN, dovuta allo
svolgimento del processo produttivo.
→metodo sintetico del RE
→metodo analitico del RE

Che cos’è la perdita?


La perdita può essere definita come una variazione patrimoniale diminutiva netta del CN, dovuta
allo svolgimento del processo produttivo.

Ed infine il pareggio di bilancio?


È la situazione in cui non vi è alcuna variazione patrimoniale netta del CN, dovuta allo svolgimento
del processo produttivo, né aumentativa né diminutiva.
Questo risultato si può ottenere in diversi casi : il primo caso è il caso in cui, non ho avuto alcuna
variazione patrimoniale lorda, quindi né costi né ricavi ( situazione difficile ma possibile); il
secondo caso in cui si può assistere ad una situazione del genere, ed è molto più probabile della
precedente,è nel caso in cui le variazioni patrimoniali lorde aumentative combacino con quello
diminutivo, in poche parole quando i costi sono pari ai ricavi.

4
Cos’è un costo?
Un costo è una variazione patrimoniale diminutiva lorda del CN dovuta allo svolgimento del
processo produttivo. In altre parole il costo può essere considerato come il decremento di un’attività
aziendale o come l’incremento di una passività, che in futuro, fino a situazione contraria, dovrà
essere saldato comportando un decremento di un’attività aziendale.

→ TIPOLOGIE DI COSTO
Esistono tre macrocategorie di costo:
• Costo dispendio o costo spesa, che viene definito come quel costo che comporta un uscita
di una mia attività. Quelli affrontati in classe appartenenti a questa categoria sono:
o Costo d’acquisto: comporta l’uscita di un’attività o al caso l’incremento di una
passività a cui però farà seguito in futuro l’uscita di una mia attività
o Costo del venduto: comporta l’uscita di un mio elemento patrimoniale destinato alla
vendita ( prodotti e merci)
o Costo ammanco: comporta l’uscita di un mio qualunque elemento patrimoniale
attivo, in seguito ad un furto, può essere classificato a second a dei casi come costo
straordinario o ordinario.

• Costo consumo: costo che sostengo in seguito alla distruzione o alla trasformazione a
seconda dei casi di un mio fattore produttivo. A differenza del costo dispendio non esce
nessun elemento patrimoniale attivo, questo in seguito al mio processo produttivo,
semplicemente si logora. Vi possono essere logoramenti istantanei ( è il caso dei capitali
circolanti, dotati e di fecondità semplice, si consumano in un solo uso, se si tratta di prodotti
tipo detersivi per esempio si usa fare una “sineddoche” ( = una parte per il tutto) cioè
iscrivere in bilancio magari l’intera bottiglia che sostanzialmente può consumarsi
gradatamente, ma che formalmente si consuma in un unico atto).

Il consumo può essere classificato come diretto o indiretto:


il consumo diretto è quello fisico, quello indiretto è quello che dipende da altri fattori che
sostanzialmente determinano la fine della vita utile del bene, come ad esempio il costo
associato all’obsolescenza, che viene considerato quale consumo in seguito alla perdita di
valore del bene non tanto perché logorato dal punto di vista fisico quanto più da fattori
esterni, come l’innovazione, o in seguito all’entrata in vigore di nuove norme giuridiche, o
nel caso dalla perdita di interesse da parte dei consumatori.

• Costo deprezzamento
Il costo deprezzamento è un costo che l’azienda deve affrontare in seguito all’alea del
possesso,e comporta una variazione del solo valore : il bene dipende dal valore di costo
sostenuto (secondo il postulato di costo sostenuto) ma non può discostarsi da un valore
opinabile presente all’interno di un margine di stima. Tendenzialmente le aziende tendono a
svalutare il proprio elemento patrimoniale quando tale elemento è sovrastimato, cioè la
stima effettuata ,magari in precedenza, al momento è irrealistica, dunque si procede a
deprezzamento o svalutazione.
Le svalutazioni sono tutte straordinarie con l’eccezione della svalutazione crediti che è
ordinaria.

→ correlazione tra costi e ricavi

Cosa dice il criterio di competenza economica?


un costo diviene di competenza nel momento in cui esso incide sul rendimento economico.
→rischio

5
Perché l’ammanco non fa parte dei movimenti diretti di netto?

Perché i movimenti diretti di netto non sono connessi allo svolgimento del processo produttivo,
mentre un ammanco è connesso, in quanto nel possedere il bene posseggo anche l’alea o se
preferisce il rischio, che esso diventi obsoleto, si deprezzi o che sia per sfortuna rubato.

Che cos’è un ricavo?


Un ricavo è definito come variazione patrimoniale aumentativa lorda del CN dovuta allo
svolgimento del processo produttivo.

→ TIPOLOGIE DI RICAVO
Le macrocategorie di ricavo sono tre, e combaciano per definizione , ovviamente con senso opposto
con le tipologie di costo, mi spiego meglio prima introducendo queste categorie, ed in seguito
tramite le definizioni espongo il concetto:
• Ricavo introito: ricavo dovuto a bene/ servizio ceduto da terzi prima non presente nel
patrimonio; ineluttabilmente connesso a uno scambio con terze economie.
o Ricavo per fattore produttivo ottenuto : misura sul lato delle cause della variazione di
ricchezza dovuta all’entrata nel nostro patrimonio di un bene o servizi che diviene fattore
produttivo del processo produttivo . Può essere definito come beneficio lordo in termini
di potere d’acquisto che l’impresa consegue dalla cessione non gratuita a terzi di beni o
di servizi. (legata al ciclo passivo)
o Ricavo di vendita: è un introito correlato alla vendita di beni e servizi, è dunque legato al
ciclo attivo. L’introito può essere in denaro, in beni o servizi, o sottoforma di crediti.
• Ricavo per produzione ottenuta o allestita: è il ricavo che generalmente neutralizza il costo
consumo o nel caso di merci il costo di acquisto.
• Ricavo per apprezzamento è un ricavo di solo volare dovuto a fenomeni esterni che concernono
spostamenti della curva di domando e offerta ( esistendo il postulato di prudenza amministrava
le rivalutazioni sono molto rare)

6
correlazione tra costi e ricavi
Abbiamo studiato in aula la visione ideale di azienda, per ideale intendo di difficile realizzazione, in
quanto abbiamo descritto dettagliatamente le tre fasi del processo produttivo in maniera tanto
lineare quanto irrealistica: le varie fasi si sovrappongono nelle aziende, e la descrizione è solo a
livello didattico. Le fasi descritte sono quelle di un processo produttivo industriale.

La definizione di tale percorso è “ catena del valore” o processo produttivo e descrive l’insieme di
attività che un impresa industriale deve svolgere per soddisfare il cliente finale.

Le tre fasi sono:


• Fase di approvvigionamento
• Fase di consumazione
• Fase di scambio con terze economie

In tutte e tre le fasi ci sono sostanzialmente variazioni patrimoniali lorde, tanto positive quanto
negative, ma per il→ postulato di realizzazione non considero queste variazioni realizzate appunto
fin tanto che non avviene lo scambio con terze economie.

FASE DI APPROVIGGIONAMENTO
L’azienda acquista un fattore produttivo cedendo un elemento patrimoniale attivo o nel qual caso
incrementando un elemento patrimoniale passivo, a cui però ineluttabilmente farà seguito un uscita
di un elemento patrimoniale attivo.
L’azienda dunque sostiene un costo dispendio: il costo d’acquisto. All’interno del corso abbiamo
studiato il fatto che la locuzione “costo d’acquisto” indica un conto di sintesi, all’interno del quale
troviamo diversi conti di analisi tra cui in d possiamo trovare: il costo di fattura, eventuali costi
diretti o indiretti a seconda della configurazione adottata; in @ viceversa troviamo tutti i possibili
conti di rettifica del costo d’acquisto come sconti, abbuoni e ribassi, rese attiva …

→ postulato del costo sostenuto:nel valutare un elemento patrimoniale tendo a valutarlo


sulla base della ricchezza di cui ho dovuto privarmi per ottenere quell’elemento patrimoniale.

A questo costo per il postulato del costo sostenuto segue un ricavo, il ricavo per fattore produttivo
ottenuto che ne neutralizza il costo.

FASE DI TRASFORMAZIONE DI FATTORI PRODUTTIVI IN PRODOTTI


In questa fase l’azienda avvia i cicli di lavorazione delle materie prime, ed è in questa fase che
l’azienda sostiene il costo di produzione o costo consumo, che neutralizza il ricavo per fattore
produttivo ottenuto e viene neutralizzato, sempre per il postulato del costo sostenuto ,dal ricavo per
prodotto o semilavorato ottenuto. Quest’ultimo già descritto come ricavo per produzione allestita
può manifestarsi come ricavo per prodotto distribuito, o ricavo per prodotto reimpiegato.

A seconda della configurazione accolta per i prodotti e per i semilavorati, varierà il valore di costo
e di ricavo di questa fase.

FASE DI COMMERCIALIZZAZIONE DEL PRODOTTO


In quest’ultima fase si realizza tutto il mio processo produttivo: in questa fase avviene una
neutralizzazione imperfetta, si sostiene il costo del venduto e si ottiene il ricavo di vendita, se il
ricavo è maggiore del costo sostenuto allora si ha una variazione patrimoniale modificativa, il mio
capitale netto aumenta per effetto dello scambio.
Il risultato è realizzato ma non necessariamente certo, ciò sarà definito tale solo nel caso in cui
l’azienda incassi una liquidità

7
Che cos’è un’operazione modificativa?
È un fatto di gestione che interviene sulla ricchezza modificando sia la I che la II serie.

Che cos’è un’operazione permutativa?


È un fatto di gestione che non interviene sulla ricchezza, ma modifica esclusiva mene dei valori
all’interno della stessa serie. L’effetto sul capitale netto è dunque nullo.

Cos’è l’interdipendenza dei risultati economici nel tempo?


Il reddito aziendale può essere inequivocabilmente certo solo nel momento in cui l’attività cessa.
Il reddito di periodo viceversa è un valore incerto, in quanto nasce all’interno di un margine di
stima, in breve il reddito come del resto il CN non può essere definito come valore puntuale ciò
nonostante per motivi pratici esso viene rappresentato come tale.

Cosa esprime il postulato di continuità?


Il postulato esprime il fatto che se l’azienda vuole sopravvivere a dispetto di chi la gestisce del
valutare secondo il postulato di prudenza amministrativa le attività a valori prossimi al minimo
razionale e le passività a valori prossimi ai massimi razionali, deve valutare in sintesi il CN in
prossimità del minimo razionale.

Qual è la differenza tra un prodotto e una merce?


Il prodotto è un elemento patrimoniale attivo, legato al ciclo attivo dell’azienda. In parole povere è
un elemento patrimoniale che tende ad essere scambiato con terza economie. Differisce dalle merci
per il fatto che esso è stato costituito o assemblato , a seconda dei casi all’interno dell’azienda. (
Ovvero che non è stato acquistato dall’esterno.
È classificato come capitale circolate, in quanto può essere singolarmente ceduto una sola volta.
Semanticamente anche un servizio può essere considerato prodotto fermo restando che costituito
all’interno dell’azienda, dal punto di vista formale però non è considerato tale. Anch’esso è un
capitale circolante ma differisce dal “prodotto” per il fatto che il prodotto è materiale viceversa il
servizio è immateriale, ed in quanto tale non può essere immagazzinato.

La merce è un fattore produttivo che si trasforma ( in senso lato) immediatamente ed integralmente


in “prodotto”, nel momento in cui “varca i confini aziendali”.

Che cos’è il prezzo?


Il prezzo è l’incontro di due stime fatte da soggetti diversi, uno sarà definito acquirente e l’altro
venditore. Questo valore nasce in modo ineluttabile nell’atto di scambio, è dunque determinato da
interessi contrapposti.

8
le configurazioni di costo
Cosa sono le configurazioni di costo?
( in genere) La configurazione di costo è una regola professionale non legale che serve a stabilire
come il valore di un costo di un determinato oggetto di riferimento venga a formarsi: una volta che
siano chiari i costi sostenuti dall’impresa, questa regola determina quali vanno attribuiti agli oggetti
di riferimento e quali sono esclusi dalla valorizzazione degli stessi.

I costi che vengono attribuiti agli oggetti di riferimento sono detti costi compresi nella
configurazione di costo accolta o product cost.

I costi che non vengono attribuiti sono detti costi esclusi dalla configurazione di costo accolta o
period cost.

L’inclusione o l’esclusione dei costi determina il momento in cui essi diventano rilevanti dal punto
di vista del postulato di competenza:
→I costi inclusi nella configurazione (product cost) concorreranno a formare il risultato economico
quando tanto il fattore produttivo quanto il prodotto, la merce o il semilavorato verranno consumati
(se fattori produttivi o semilavorati) o ceduti se destinati alla vendita (possono essere ovviamente
anche essere reimpiegati o distribuiti)
→I costi non inclusi nella configurazione (period cost) concorrono alla formazione del risultato
economico nel momento stesso in cui sono sostenuti

Le configurazioni di costo sono dunque norme operative convenzionali che servono a stabilire
qual è il valore in termini di costo delle entità patrimoniali ; cambiare la configurazione serve per
cambiare dunque la rappresentazione delle funzionalità in termini di costo.

Si suddividono in configurazioni di costo d’acquisto e costo di produzione.

Le configurazioni di costo d’acquisto per quanto concerne i fattori produttivi e le merci.


Le configurazioni di costo di produzione per quanto riguarda i prodotti e i semilavorati.

Quali configurazioni di costo d’acquisto abbiamo studiato?

Le configurazioni di costo d’acquisto affrontate sono tre:


• configurazione di costo (d’acquisto) di fattura : tutti i costi non di fattura sono esclusi.
• configurazione di costo diretto d’acquisto : tutti i costi non direttamente connessi con
l’acquisto di quel determinato bene sono esclusi, se per esempio si sostiene un costo comune
a due beni esso non potrà essere “liberamente” incluso tra i costi inclusi alla formazione del
valore di tale bene).
• configurazione di costo (d’acquisto) completa : tutti i costi di fattura, diretti o indiretti con il
costo d’acquisto sono inclusi.

9
E quali quelle di configurazioni di costo di produzione?
Il discorso circa le configurazioni di costo di produzione è meno intuitivo e semplice rispetto quelle
di costo d’acquisto.
Esistono 2 grandi “famiglie” di configurazioni di costo di produzione, più altre due categorie di
configurazioni:
• costi della fase industriale ( approvvigionamento e trasformazione) i quali possono essere a
loro volta suddivisi:
o costi della configurazione industriale VARIABILI : tutti i costi variabili della fase
industriale vengono accolti nella configurazione.
o costi della configurazione industriale DIRETTI: tutti i costi direttamente coinvolti
nella fase industriale vengono accolti nella configurazione.
o costi della configurazione industriale PIENI: tutti i costi direttamente e
indirettamente coinvolti nella fase industriale vengono accolti nella configurazione.

• costi della fase industriale-commerciale ( approvvigionamento, trasformazione e


commercializzazione) i quali possono essere a loro volta suddivisi:
o costi della configurazione industriale- commerciale VARIABILI.
o costi della configurazione industriale- commerciale DIRETTI
o costi della configurazione industriale- commerciale PIENI

• configurazione di costo completo: tutti i costi indistintamente appartenenti alle fasi di


approvvigionamento, trasformazione, commercializzazione , nonché generali e
amministrativi partecipano alla configurazione, non partecipano invece gli oneri finanziari.

• configurazione di costo complessivo : tutti i costi precedentemente descritti più gli oneri
finanziari partecipano alla configurazione di costo.

La configurazione di costo complessivo si basa sul postulato di competenza, viceversa la


configurazione di costo industriale variabile si basa sul postulato di prudenza, per ovvie ragioni è
più prudente utilizzare la configurazione come costi inclusi possibili.

In relazione alle configurazione di costo possono cambiare in modo importante tutte le


configurazioni parziali e non del risultato economico ( VALORE GLOBALE, VALORE
AGGIUNTO , MARGINE LORDO COMMERCIALE, MOL O EBITDA, EBIT O REDDITO
OPERATIVO, REO E RES )

10
Quali sono i postulati fondamentali del corso di economia aziendale?

• postulato di continuità aziendale

(formale): la rimanenza finale di un determinato periodo rappresenta la rimanenza iniziale


di quello successivo

(2° versione) l’azienda è un sistema-organismo che tendenzialmente deve sopravvivere ai


suoi fondatori → è legato indissolubilmente al postulato di prudenza amministrativa

Caratteristiche espresse dal postulato:


→ gli amministratori devono effettuare valutazioni corrette (all’interno di un intervallo di
stima razionale)
→ l’azienda deve mantenere la capacità di continuare a svolgere la propria attività nel
tempo, evidenziando le condizioni che potrebbero compromettere l’attività futura.

• postulato di prudenza amministrativa: il postulato suggerisce di “ restare” ampiamente al di


sotto dei valori massimi nella stima degli elementi patrimoniali attivi e al di sopra dei valori
minimi nella stima degli elementi passivi

→ bisogna valutare le attività a valori prossimi al minimo razionale e le passività a valori


prossimi ai massimi razionali, si deve valutare in sintesi il CN in prossimità del minimo
razionale.
→ bisogna iscrivere in bilancio solo i ricavi effettivamente realizzati e tutti i costi anche
presunti;

→ lo scopo è quello di evitare di rappresentare plusvalori sperati o al meno di ridurre il loro


effetto sul reddito d’esercizio…
In questo modo si evitano di distribuire eccessivamente utili, che in futuro non essendoci
più, comprometterebbero la stabilità dell’azienda stessa.

Esistono tuttavia delle eccezioni: esso non viene accolto nella contabilità con valori di
stima correnti e nella contabilità con valori correnti di realizzo

• Postulato di competenza: un costo diviene di competenza nel momento in cui esso incide
sul rendimento economico

Caratteristiche espresse dal postulato:


→ Si deve tener conto dei proventi e degli oneri di competenza dell’esercizio,
indipendentemente dalla data di incasso o del pagamento.

• postulato di realizzazione non considero queste variazioni realizzate appunto fin tanto che
non avviene lo scambio con terze economie

• postulato del costo sostenuto:nel valutare un elemento patrimoniale tendo a valutarlo sulla
base della ricchezza di cui ho dovuto privarmi per ottenere quell’elemento patrimoniale

11
• Postulato di comparabilità: il processo di costituzione contabile e l’informazione finale
debbono mettere in grado ogni destinatario di effettuare il confronto nel tempo di stati
patrimoniali, costi e ricavi di risultati economici e il confronto tra gli stessi tra diverse
aziende.

Per fare ciò chi gestisce l’azienda deve:


o Deve mantenere costanti nel tempo i criteri di stima accolti
o Deve mantenere costante nel tempo i criteri di classificazione
o Deve separare permanentemente tutti i componenti ordinari da quelli straordinari

Seguono il postulato di comparabilità tutti “ valori assoluti” di risultato economico parziali


→valore globale della produzione
→valore aggiunto
→ebitda o mol
→ebit o reddito operativo
→risultato ordinario

Seguono il postulato di comparabilità tutti “valori relativi” detti anche “valori di


redditività” di risultato economico parziale

→return on sales: (R – C)/R


→ mark up : (R –C)/ C
→margine lordo commerciale( ricarico merci): R – C (sostenuti
rispettivamente per la vendita e l’acquisto della merce)

→return on debits : oneri finanziari/passività


→return on equity: REO(RES)/ CN
→return on investiment: ebit/attività

12
CONFIGURAZIONI PARZIALI DI RISULTATO ECONOMICO
Le configurazioni parziali di risultato si definiscono come aggregazioni di costi e di ricavi parziali.

È un metodo analitico che non ha lo scopo di calcolare il Risultato Economico bensì a chiarire
meglio il processo di formazione andando a cercare le appunto le CONFIGURAZIONI PARZIALI
che aggiungono spazio informativo.

La prima suddivisione che bisogna operare è la distinzione tra componenti ordinarie e straordinarie.
La seconda è la suddivisione all’interno delle componenti ordinarie.

Modalità per separare in un conto economico le configurazioni parziali di risultato diverse


1. attraverso l’uso della partita doppia
2. per mezzo di prospetti contabili

Perché suddividere l’utile netto in configurazioni parziali?


Per il postulato di comparabilità anzitutto e in secondo luogo sono uno strumento utile ai manager
che in questo modo hanno la possibilità di distinguere le varie componenti di costo e ricavo in base
a dei criteri che distinguono sempre una configurazione parziale da un'altra.

VALORE GLOBALE DELLA PRODUZIONE


Il valore globale della produzione è una configurazione parziale del risultato economico che
descrive la somma di tutti i ricavi ordinari d’esercizio.
È dato da:

Ricavi di vendita netti


o ricavi di fattura netti
o ricavi accessori
o interessi attivi
o fitti attivi
o noli attivi
o variazioni delle rimanenze : tanto aumentative quanto diminutive.
o merci
o prodotti
o semilavorati
o ricavi per prodotti/merci
o reimpiegate
o distribuite
………………………………………………VGP

È la grandezza che esprime la creazione ordinaria prodotta globalmente dall’azienda al lordo dei
costi sostenuti dalla stessa.
Si potrebbe anche definire come utile lordo (anche se in un caso potrebbe essere una perdita) . è
composta da ricavi eterogenei come : ricavi di vendita e ricavi per prodotti ottenuti

Il valore globale della produzione non può essere unicamente determinato, dipende in modo
preponderante dalla configurazione di costo accolta.

13
Il valore globale della produzione può avere valore negativo?
Si essendo una configurazione parziale di risultato basterà avere un ammontare di costi superiore ad
un ammontare di ricavi l’unico costo che può essere presente nel VGP è la variazione diminutiva di
merci/prodotti/semilavorati (funge da costo del venduto) se l’azienda cede merci ad un prezzo
inferiore al valore di costo (senza alcun fondo svalutazione) l’azienda avrà il VGP negativo.

→CONSUMI INTERNI: valore dei fattori produttivi consumati e servizi vari che vengono
acquistati da fornitori esterni.

VALORE AGGIUNTO
È una configurazione parziale di risultato economico,viene definito come quel valore differenziale
che l’impresa è in grado di creare rispetto al valore dei fattori produttivi consumati che vengono
acquistati da fornitori esterni.

Va distribuito a diversi soggetti, in parte ai lavoratori (in ALITALIA soprattutto), in parte alla
struttura produttiva (sottoforma di ammortamenti), alle banche (oneri finanziari) allo Stato (con le
imposte sul reddito) e agli azionisti (sottoforma di dividendi)

→È dunque quanto va a beneficio degli STAKEHOLDER (“portatori d’interesse”) e degli


SHAREHOLDER (azionisti).

gli stakeholder si posso suddivide in interni ed esterni:


• Interni: Stato, lavoratori, comunità locali, banche - istituti di credito, la struttura
produttiva, gli shareholder (gli azionisti)
• Esterni : i fornitori e i clienti

→imposte e tasse: sono entrambi sotto il piano sostanziale dei costi, sul piano formale però
La tassa è un prelievo che lo Stato fa per uno specifico servizio ai cittadini
L’imposta è sempre un prelievo che però non serve ad uno specifico servizio, ma è finalizzata ad
interventi di ordine generale.
Le imposte sul reddito dal lato economico aziendale sono delle distribuzioni coattive di utile.

14
→testo integrativo :la creazione del valore
Le imprese esistono per creare valore ciò significa “realizzare un qualcosa che vale più delle risorse
impiegate”.
Questo valore creato si distribuisce tra tutti gli STAKEHOLDER dell’impresa in relazione alla forza
contrattuale che ognuno di essi è in grado di esercitare; la capacità di creare durevolmente valore
si traduce nel riuscire sistematicamente a dare adeguata soddisfazione alle attese di tutti gli
stakeholder.

Gerarchia degli STAKEHOLDER


1. Azionisti dell’impresa : stakeholder istituzionali che sono si portatori di interesse ma che
vengono definiti shareholder che significa condivisori di interesse)

Gli shareholder valutano il costo del capitale, valutano cioè il capitale di rischi investito e se
un’azienda vuole prosperare nel medio - lungo periodo deve garantire ad essi un rendimento
minimo per il capitale investito al fine di compensare gli investitori del grado di rischio di cui si
fanno carico finanziando l’azienda

2. clienti e collaboratori : sono “i portatori d’interesse sul piano operativo”.

I clienti si appagano grazie ad un minor prezzo o grazie ad una migliore qualità oppure in
seguito alla bontà di un servizio.

I collaboratori valutano invece l’adeguatezza della loro remunerazione, la qualità


dell’ambiente di lavoro e l’impatto del lavoro sulla qualità della vita.

3. gli stakeholder complementari: i fornitori, i partner operativi, la pubblica amministrazione,


le comunità locali

+ l’ambiente esterno: l’impresa mantiene un rapporto con l’esterno con:


• l’ambiente fisico – naturale
• il consumo delle risorse naturali
• con il contesto socio – economico

15
→testo integrativo Creazione del valore nel medio - lungo periodo ( Giorgio donna)

La creazione di valore che si realizza a beneficio di un qualunque soggetto è pari al valore attuale di
tutti i benefici futuri che tale soggetto potrà trarre dall’impresa, al netto delle risorse che dovrà
impiegare per conseguirli

Alle radici della creazione del valore il Patrimonio strategico: l’insieme delle risorse e delle qualità
di cui un’impresa dispone e che la rendono strutturalmente competitiva. Si suddivide in:

→ CAPITALE INTELLETTUALE
• capitale professionale ( persone )
• capitale relazionale ( relazioni nei confronti degli interlocutori esterni più rilevanti)
• capitale organizzativo (qualità ed efficienza per i processi produttivi principali)

→ CAPITALE FINANZIARIO: è inteso come la capacità di un’azienda di attrarre risorse


finanziarie in maniera corrispondente alle proprie esigenze strategiche e a condizioni economiche
convenienti.

Gli elementi fondamentali: flessibilità e costo


Quali sono le variabili che influenzano questi elementi?
• L’assetto proprietario, in termini di concertazione di azioni e di grado di
diversificazione patrimoniale degli azionisti di controllo
• Presenza o meno sul mercato in borsa
• Livello e qualità dell’indebitamento finanziario
• Grado di rating attribuito ai titoli di debito dell’impresa da agenzie specializzate

→ CAPITALE TANGIBILE:
è dato dal valore delle risorse e delle infrastrutture fisiche dell’impresa:

• Livello di aggiustamento tecnologico;


• dimensioni in termini di capacità produttiva potenziale
• Flessibilità (adattamento a diversi mix di prodotto) o elasticità (rispetto a diversi volumi
di attività)
• Localizzazione (valore per motivi mutualistici, commerciali ed economici)
• Prezzo se si acquista a condizioni particolarmente favorevoli.

16
→RETRIBUZIONE AL PERSONALE
I Costi del personale per un’azienda si suddividono in diverse componenti:
1. fiscale: irpef il quale è in funzione del reddito
0-15000 € : 23%
15000-28000 €: 27%
28000-55000 €: 38%
55000-75000 €: 41%
>75000 €: 43%
2. previdenziale: pensione (contributiva, in passato retributiva)

sistema a ripartizione INPS: soldi dei lavoratori non accantonati, ma usati per pagare
le pensioni dei pensionati attuali

3. assistenziale: indennità corrispondente per cassa integrazione, malattie prolungate,


maternità
4. fondo TFR : è una forma di retribuzione differita
Si calcola nel seguente modo: la retribuzione annua /13,5 mensilità + una rivalutazione del
fondo (1,5 fisso e più il 75% della variazione dell’indice ISTAT al consumo)
Non è un fondo rischi bensì una passività!

Che cos’è il cuneo fiscale?


È la differenza tra il costo del personale che l’azienda sostiene e netto in busta paga al lavoratore
E gli oneri sociali?
Sono i contributi previdenziali ed assistenziali a carico dell’impresa.

17
MARGINE OPERATIVO LORDO O EBITDA

È una tra le configurazione parziale di risultato più importanti.


È definta come:

EBITDA (acronimo di):


“Earn (utile) before (prima) interest (oneri finanziari) and taxes (e tasse) deapreciation (
ammortamento dei capitali fissi materiali) ammortisation ( ammortamento dei capitali fissi
immateriali)”.
→ reddito operativo al lordo degli ammortamenti dei capitali fissi materiali ed immateriali

Margine Operativo LORDO


(1) “ è il differenziale che si forma tra i ricavi e i costi operativi, al lordo dagli ammortamenti”
(2) “ corrisponde al reddito operativo più gli ammortamenti ( -) (-ammortamenti)”

(3)” è definito anche come flusso potenziale di cassa” per i seguenti motivi:
→il MOL è una variazione dovuta al processo produttivo di tre classi di attività: liquidità, crediti
operativi, scorte (liquidità + grossworking capital).
Perché a seguito dell’ammortamento i capitali fissi cedono valore, che si incorpora in capitali
circolanti, ed essi sono appunto liquidità crediti operativi e scorte.

Considerazioni:
→ Il margine operativo è lordo due volte: 1) essendo operativo è al lordo degli oneri finanziari
2) al lordo degli ammortamenti
→ Se c’è un apporto di liquidità da parte dei soci, la cassa aumenta ma non è una variazione
aumentativa lorda dovuta allo svolgimento del processo produttivo
→ La variazione dei capitali circolanti operativi lordi più la liquidità mostrano le sole
variazioni dovute allo svolgimento del processo produttivo, non considera quindi quelle
finanziarie (apporti o rimborsi o distribuzioni).
→ MOL = LIQUIDITA’ + VARIAZIONE NEL NETWORKING CAPITAL
(NETWORKING CAPITAL = GROSSWORKING CAPITAL – DEBITI OPERATIVI)

EBIT o REDDITO OPERATIVO


È una configurazione parziale di risultato economico, ed è al lordo di oneri finanziari e componenti
straordinarie, serve a rendere maggiormente confrontabili le aziende prescindendo dalle scelte
effettuate dall’azienda in merito alla struttura finanziaria

E questa confrontabilità può avvenire tra redditi parziali come valori assoluti ( ebit con ebit) o
tramite un valore relativo dato dalla redditività degli investimenti

→return on investiment: ebit/attività


→oneri finanziari si suddividono in :
• interessi passivi (componente del costo di finanziamento proporzionale al tempo per cui il
finanziamento è concesso e al capitale prestato)
• commissioni (altri aggravi di costo non proporzionali che si aggiungono agli interessi
passivi)
proventi finanziari: ricavi asseribili ai ricavi di vendita , sono i ricavi provenienti dalla struttura
finanziaria dell’azienda.

18
RISUTATO ECONOMICO ORDINARIO
È una configurazione parziale di risultato economico generale, ed è al lordo delle componenti
straordinarie. È formato dal (prima suddivisione):
• Reddito caratteristico: reddito che deriva dalla produzione principale
• Reddito accessorio: reddito che deriva da produzioni secondarie (esempio proventi
finanziari per la Ford)
→generalmente i maggiori consumi e comunque i consumi comuni sono attribuiti al reddito
caratteristico, ciò fa si che i redditi accessori siano più interessanti e dunque illudendo chi opera
questi investimenti di una migliore redditività.

È formato da(seconda suddivisione):


• Oneri finanziario: spese che l’azienda sostiene per la gestione dei finanziamenti → ROD
• Reddito operativo: legata alla gestione dell’attivo(i proventi finanziari fanno parte dell’ebir)
→ROI
……………………………………………………………………………………….→ROE
RISULTATO ECONOMICO STRAORDINARIO :
COMPONENTI DI REDDITO STRAORDINARIE
o Evento occasionale o casuale

→esempio: caduta dell’intonaco del magazzino sulle merci

d perdite su merci avariate @merci

o Cambiamento di destinazione di un fattore produttivo

Cos’è il cambiamento di destinazione? A questa azione segue sempre un costo o ricavo


straordinario?
Il cambiamento di destinazione è un operazione di gestione che per far sorgere una variazione
patrimoniale lorda del capitale netto deve interessare un fattore produttivo. In tutti gli altri casi ad
esso segue un ricavo ordinario definito ricavo per prodotto o merce reimpiegata/distribuita

→esempio: cessione di materie prime


d =/= @ rim. materie
d cassa
d perdita di realizzo

o Rettifica o integrazione di costi e ricavi di esercizi precedenti


→esempio: diminuzione di fondo rischi

d Fondo rischi @ diminuzione di fondo rischi

Cos’è il profitto di realizzo?e cos’è la perdita di realizzo?


Il profitto è un ricavo straordinario associato alla cessione di un fattore produttivo.
La perdita di realizzo è invece esattamente l’opposto ovvero è un costo straordinario

o Cambiamento temporaneo e non definitivo nei criteri di stima accolti


. →esempio: svalutazione
d svalutazione prodotti @fondo svalutazione prodotti

19
( la svalutazione crediti è ordinaria)
Perché è importante il “non cambiare il criterio di stima”?
Perché per il criterio della comparabilità il “ cambiare “ spesso criterio di stima comporterebbe una
non comparabilità tra due periodi diversi.

Mi parli dei modelli di valutazione?


I modelli di valutazione sono dei sistemi di regole , delle modalità tecniche per valutare i singoli
elementi patrimoniali secondo un sistema coerente.

Noi abbiamo studiato 2 criteri di valutazione:


1. il modello a costo storico:detto ENTRY VALUE caratteristiche
a. tutte le svalutazioni e le rivalutazioni sono straordinarie (eccezione le svalutazioni
crediti)
b. i crediti verso i clienti devono essere stimati→ a presunto valore di realizzo
c. merci/fattori produttivi/ prodotti (scorte) → a costo storico

2. il modello a costo storico alternativo: detto a FAIR VALUE caratteristiche :


(differisce rispetto al precedente)
a. La stima viene fatta a valore corrente e non storico
b. Tutte le svalutazioni e rivalutazioni sono interne al modello e quindi ordinarie
c. i crediti verso i clienti devono essere stimati→ a minor valore
d. i capitali fissi a minor valore

altri metodi valutazione sono : fifo (first in first out) o lifo ( last in first out)..

Cosa si intende per minor valore?


Un’azienda deve svalutare un dato fattore produttivo per esempio se il costo storico è superiore al
costo di riacquisto.

Che cos’è il valore presumibile di incasso?


È la differenza tra il credito e il suo fondo svalutazione. Il fondo di svalutazione infatti si istituisce
al solo scopo di evidenziare e separare le rettifiche presunte ( fondo svalutazione) da quelle certe .

(Cos’è una plusvalenza?)


È un ricavo straordinario, si dice plusvalenza realizzata “il profitto di realizzo”, si dice plusvalenza
iscritta la rivalutazione.

(E la minusvalenza?)
La minusvalenza è un costo straordinario, si definisce minusvalenza realizzata la perdita di realizzo,
minusvalenza iscritta la svalutazione.

LEGGERE PARTE DAL QUADERNO DI MARGHERITA SUI CONTI ECONOMICI

20
FONDI RISCHI
Che cosa sono i fondi rischi?
I fondi rischi sono dei particolari elementi patrimoniali di I e II serie aventi una triplice natura:
rettifica di attività, debito presunto, eccedenza debiti su crediti.

Sono conti di stato e movimento.


Sono legati a eventi futuri e incerti , purché fondamentalmente prevedibili (rischi statici/statistici)
che trovano le loro cause nel processo produttivo attuale (postulato di competenza) e che possono
avere effetti incrementativi o decrementativi sulla ricchezza aziendale, per il postulato di prudenza
però noi ci limitiamo ai soli effetti diminutivi.

In caso di rischi dinamici si istituiranno invece le riserve o si cederanno i rischi tramite


assicurazioni.

NATURA DI RETTIFICA DI ATTIVITÀ


:
FONDO SVALUTAZIONE
È il conto in cui si accreditano tutte le svalutazioni effettuate nei confronti di un particolare
elemento patrimoniale ( singolo o in un gruppo di elementi omogenei)

Perché svalutare un elemento patrimoniale attraverso il fondo svalutazione invece che


svalutare direttamente l’elemento patrimoniale?
Si utilizza il fondo svalutazione, che ovviamente fa parte dei fondi denominati appunto fondi rischi
rischi, perché la svalutazione si basa su un criterio statistico, si basa in poche parole sul concetto di
probabilità: quando si svaluta un elemento patrimoniale attraverso questo fondo si fa un ipotesi
(quel dato elemento non vale più…) non c’è quindi la certezza quel dato bene abbia perso valore,
tuttavia per i postulati di competenza e di prudenza si vuole anticipare l’effetto di deprezzamento.

Come si effettua una svalutazione tramite fondo svalutazione?


La prima parte di “accantonamento” al fondo svalutazione è comune a tutti gli elementi patrimoniali
ed è:

d svalutazione x @fondo svalutazione x


( la svalutazione è generalmente straordinaria e con l’eccezione della svalutazione crediti; tuttavia la
straordinarietà è data dall’occasionalità della svalutazione, esistono aziende, situazioni in cui la
svalutazione è sempre ordinaria)

21
SVALUTAZIONE CREDITI

Quali sono le motivazioni che portano ad istituire un fondo svalutazione crediti?


Il postulato di prudenza e il postulato di competenza ( se le vendite sono avvenute in questo
esercizio o se anche semplicemente i motivi che portano a ritenere un dato credito parzialmente
insolvibile)

d svalutazione credito v/… @fondo svalutazione credito v/ ….

3 situazioni ipotizzabili al momento dell’incasso:


a) incasso esattamente quanto avevo previsto al netto del fondo svalutazione

d fondo svalutazione credito v/… @credito v/…

L’ipotesi si è confermata, è quindi certa addebito il fondo svalutazione al credito

d cassa @credito v/…

b) incasso meno di quanto avevo previsto al netto del fondo svalutazione

d fondo svalutazione credito v/… @credito v/…

d =/= @credito v/…


d cassa
d perdite su crediti
Il conto perdite su crediti esprime un costo straordinario ( evento casuale o occasionale)

c) incasso più di quanto avevo previsto al netto del fondo svalutazione

d fondo svalutazione credito v/… @=/=


@credito v/…
@diminuzione di fondo rischi

Il conto diminuzione di fondo rischi è un minor costo straordinario ( è una rettifica di un costo di un
esercizio precedente).

d cassa @credito v/…

Che cos’è la svalutazione crediti? Che differenza esiste tra quest’ultimo e la perdita su
crediti?
La svalutazione crediti è un “costo ordinario”, è una componente presunta (incerta) e
generalmente va rettificare ai ricavi di vendita, nel qual caso è un minor ricavo.
( ESEMPIO di credito non associato ad un ricavo di vendita “fornitori c/anticipi”)
La svalutazione crediti è inscritta in contabilità per il postulato di competenza, è associato al fondo
rischi avente natura di rettifica di attività, quindi è associato ad un qualche rischio.

La perdita su crediti è invece una rettifica di ricavo di vendita effettuata in associazione ad un


evento certo, è una componente certa del risultato economico.

svalutazione crediti→ componente PRESUNTA del risultato economico


perdita su crediti→ componente certa del risultato economico

22
Ed invece la diminuzione di fondo rischi?
La diminuzione di fondo rischi è un ricavo straordinario, avente natura di rettifica positiva alla
svalutazione fatta nell’esercizio precedente. Fa parte dei componenti straordinari di reddito in
quanto è una “rettifica di un costo di esercizi precedenti”
Cos’è l’aliquota di insolvenza?
È un riferimento alla percentuale di insolvenza che si è verificata in passato ad un gruppo di crediti.

svalutazione inventario permanente- intermittente

Nell’ inventario permanente il fondo svalutazione si addebita al momento del consumo/ vendita/
reimpiego/ distribuzione al conto di rimanenza. → Ad esempio nel caso “merci” tale scrittura fa
si che esse escano a valore di carico e non a costo storico

Nell’ inventario intermittente il fondo svalutazione si addebita a fine periodo al conto di


variazione della rimanenza. → sempre nel caso “merci” le variazioni nascono a costo storico e a
fine periodo le rettifico “girando” al conto merci (addebitando il fondo svalutazione o accreditando
al conto variazione)

FONDO MANUTENZIONI E RIPARAZIONI

Il fondo manutenzione e riparazioni è un fondo rischi?


Sicuramente è un conto di rettifica di attività potenziale per quasi tutti i capitali fissi. Il rischio o la
certezza lo rendono o meno un fondo rischi.

Esempio: macchina del caffè (per un bar)


Ogni tot tempo devo pulire la macchina dal calcare. Essendo un evento concretamente ordinario
l’ipotetico fondo non sarebbe un fondo rischi. Ogni 30 giorni bisogna smontare e pulire le
componenti della macchina. Per il postulato di competenza se sono passati tot gg in un esercizio e
altri tanti tot in quello successivo la manutenzione dovrà essere divisa tra i due esercizi.

Esempio: automobile usata


Un’azienda acquista a prezzo di saldo un automezzo, prevede un eventuale rottura del bene, quindi
per prevenire il costo (postulato di competenza) istituisce il fondo rischi per manutenzione e
riparazione. In questo caso l’accantonamento viene fatto per un rischio statistico, ma non certo a
differenza del primo caso.

Costo di manutenzione e riparazione


Il costo di manutenzione e riparazione può dar luogo a tre situazioni diverse:
• manutenzione → ordinaria (programmata /prima del danno)
• riparazione→ straordinaria
• incrementativa → migliorativa( viene ammortizzata con tutto il cespite)

La manutenzione e riparazione può essere fatta esternamente o in economia (internamente).

23
NATURA DI DEBITI PRESUNTI
• FONDO RISCHI PER GARANZIE PRODOTTI VENDUTI
Ogni azienda che cede un prodotto nel mercato deve per legge (in europa) garantire per 2 anni il
prodotto, le aziende quindi per il postulato di prudenza amministrativa nonché per quello di
competenza sono tenute ad anticipare l’evento statisticamente provato grazie all’indice di difettosità
dei loro prodotti. Essendo il rischio probabile ma non certo le aziende istituiscono un fondo
denominato “fondo rischi per garanzie prodotti venduti”

Esistono tre tipologie di garanzia e ad esse sono associati diverse tipologie di costo:
• Garanzia- rimborso
È la modalità di garanzia accolta da tutte quelle aziende che devono o che vogliono proteggere il
loro “brend” è la più costosa relativamente; infatti l’accantonamento si basa sul ricavo di vendita
moltiplicato l’indice di difettosità previsto moltiplicato per le unità vendute.

Scrittura
d fondo rischi per garanzie prodotti venduti @ cassa

• Garanzia – sostituzione
È la modalità di garanzia accolta da tutte quelle aziende che preferiscono ritirare i beni difettosi per
svariati motivi (per studiarne i difetti al fine di prevenire l’ulteriore costo per esempio, perché farli
riparare sarebbe sconveniente dal punto di vista economico) ; l’accantonamento si basa sul costo del
venduto moltiplicato l’indice di difettosità previsto moltiplicato per le unità vendute. L’azienda
dopo aver ritirato il prodotto può ricondizionarlo e rimetterlo nel mercato oppure rottamarlo.

distruzione
d prodotti difettosi @ ricavi per ritiro prodotti difettosi
d costo per rottamazione prodotti difettosi @prodotti difettosi

ricondizionamento
d prodotti difettosi @ var. prodotti
d costi di ricondizionamento @fornitori
d prodotti @costi di ricondizionamento

• Garanzia - riparazione
È la modalità di garanzia relativamente meno costosa infatti l’accantonamento si basa sul costo di
riparazione moltiplicato l’indice di difettosità previsto moltiplicato per le unità vendute.

d fondo rischi per garanzie prodotti venduti @ debito v/ fornitore servizio di riparazione

• FONDO RISCHI PER RISARCIMENTO DANNI


Il costo associato al accantonamento è ordinario in quanto il risarcimento danni rientra nelle
componenti di responsabilità del manager.
Se ragiono per masse per risarcimenti a piccoli sinistri il fondo è ordinario.
Se l’accantonamento segue un evento straordinario ecco che il costo segue la straordinarietà
dell’evento.
• FONDO RISCHI PER LITI IN CORSO
• FONDO RISCHI PER PENALITA’ FISCALI

24
NATURA DI ECCEDENZA DI DEBITI SU CREDITI
• FONDO RISCHI PER GARANZIE AVVALLI E FIDEIUSSIONI

Situazione: l’azienda fa da garante per un soggetto

Nascono quindi un debito e un credito correlati


d credito v/ garantito @debito v/garante

situazione di parità tra credito e debito ( si neutralizzano a vicenda, infatti generalmente non si
effettua questa scrittura ), almeno inizialmente: a questa operazione è associato un rischio, il
debitore potrebbe essere insolvente e potrei essere portato a svalutare questo debito, ecco in quella
situazione mi troverei ad avere in contabilità “un eccesso di debito su credito ”.

per prevenire questo rischio l’azienda ove considerasse la possibilità di un eccedenza di debito su
credito può ( a volte deve per il postulato di competenza) istituire il fondo “garanzie avvalli e
fideiussioni”

• FONDO RISCHI PER OSCILLAZIONE CAMBI

Situazione: l’azienda commercializza con aziende aventi moneta diversa dalla principale, se essa
acquista a debito o cede a credito l’andamento dei cambi può mutare i rapporti tra costi e ricavi, per
prevenire questo rischio l’azienda può istituire il “fondo rischi per oscillazione cambi” al fine di
stabilizzare gli scambi .
L’incremento del valore dei debiti , la diminuzione di quello dei crediti vengono contabilizzati nella
seguente modalità:

caso del credito


d rettifica di crediti per oscillazione @ fondo rischi per oscillazione cambi
cambi

caso del debito

d fondo rischi per oscillazione cambi @rettifica di debiti per oscillazione cambi

Quand’è che un debito e un credito possono essere compensati?


Un credito e un debito possono essere compensati se riguardano gli stessi soggetti, se hanno la
stessa scadenza e se hanno la stessa natura ( debiti o crediti entrambi in denaro/ debiti o crediti
entrambi in natura), se nascono simultaneamente a effetto di una determinata situazione. In poche
parole se sono debiti e crediti correlativi.

Esempio : eccedenza di debito su credito:


a. Acquisto una merce a termine

d crediti per merce da ricevere @debiti per moneta da consegnare

b. Offro una garanzia

d credito verso garantito @debito verso garante

25
Che cos’è un elemento patrimoniale?
Un attività e una passività certa e potenziale.

Cosa si intende per potenziale?


Attività che ci potrebbe esistere se un evento futuro e incerto si verificasse.

Cos’è la garanzia?
È una prestazione/obbligazione accessoria, rispetto alla cessione di un determinato prodotto o
servizio; scatta quando un certo periodo di tempo il prodotto risulta difettoso.
Il fondo rischi garanzia per prodotti venduti è un fondo rischi avente natura di debito presunto è in
moneta, di beni o di servizi; è un debito operativo (di funzionamento), almeno in parte di
medio/lungo periodo.

Quali sono gli altri fondi rischi aventi natura di debiti presunti studiati in aula?
• Fondo liti in corso
• Fondo risarcimento danni
• Fondo penalità fiscali

Che cos’è il modello di quantità di pareggio?


è un modello previsionale che serve a documentare in anticipo qual è la quantità di vendite che
l’azienda deve realizzare in un determinato periodo per conseguire una situazione di pareggio
economico .
il fine si raggiunge grazie alla suddivisione di componenti lorde di reddito ( costi fissi e variabili,
ricavi fissi e ricavi variabili).
Il modello funziona solo in relazione a delle ipotesi: l’azienda è monoprodotto, monoperiodale e
atemporale ( non esiste l’evoluzione dei costi nel tempo).

In questo modello P e Q non sono tra loro correlati ma nella realtà quasi mai è così, infatti il
modello funziona se la domanda è anelastica, perché per trovare il P BEP è necessario fissare la Q (
sapere quanto venderò nell’esercizio successivo).

Che cos’è il margine di contribuzione unitario?


È il differenziale che si forma tra ricavi di vendita e costo variabile unitario.
Il margine di contribuzione totale, oltre al fatto di essere una configurazione parziale di risultato
economico è dato dalla differenza di tutti i ricavi variabili e tutti i costi variabili ma è anche il
prodotto della quantità venduta per il margine di contribuzione unitario.
Nel modello BEP corrisponde ai costi fissi residui.

Cos’è il prezzo di BEP?


Prezzo che mi consente di ottenere il pareggio di bilancio data una certa quantità di produzione
allestita e venduta.

26
INVESTIMENTI

ATTIVITÀ
( capitale a disposizione, capitale al lordo delle passività )

• Disponibilità: l’insieme di elementi attivi che hanno la capacità potenziale di trasformarsi in


moneta in tempo breve e convenientemente.
o Liquidità
o Scorte
o Crediti a breve termine
o BOT
o Titoli obbligazionari

• Immobilizzazioni l’insieme di elementi attivi che NON hanno la capacità potenziale di


trasformarsi in moneta in tempo breve e convenientemente.

o Materiali:
→ Macchinari
→ Impianti
→ Natanti
→ Automezzi
→ Scorte antifunzionali

o Immateriali: servizi di uso durevole o capitali fissi immateriali…


o Finanziarie:
→ prestiti attivi a lungo termine
→ buoni del tesoro poliennali
→ crediti a medio - lungo termine
→ derivati.

27
FINANZIAMENTI
PASSIVITÀ
(capitale di terzi o a prestito)
• Passività esigibile: finanziamenti a breve termine
→ Clienti c/anticipi
→ Prestiti passivi ( < 1 anno)
→ Banca c/c passiva
→ Debito v/fornitori
→ Erario c/ imposte sul reddito dell’esercizio precedente

• Passività consolidate: finanziamenti a medio lungo periodo


→ Fondo TFR
→ Mutui passivi

CAPITALE NETTO
(capitale proprio al netto delle passività )
UTILI O PERDITE DI ESERCIZI PRECEDENTI
UTILI O PERDITE DI ESERCIZIO IN CORSO

RISERVE
Le riserve sono conti di seconda serie, definite come aliquota ideale del capitale netto, avente
natura di autofinanziamento
Generiche: sono costituite avendo a mente l’insieme eterogeneo di rischi del management,
sono costituite per prudenza senza avere in mente uno specifico tipo di rischio
→ Riserva legale
→ Riserva statutaria
→ Riserva straordinaria
Specifiche: sono costituite per un rischio di un bene specificato/individuato (es. terremoto)
• Dirette
→ Riserva per conguaglio dividendi
→ Riserva per obsolescenza impianti
→ Riserva per insolvenze
• Indirette
→ Riserva per ammortamento mutui

FONDI PARTICOLARI DI CAPITALE D’APPORTO


→ Fondo sovrapprezzo d’emissione azioni
→ Fondo aumento in corso del capitale sociale
→ Fondo sovvenzioni doni e lasciti
→ Fondo riduzione del capitale sociale su perdite coperte
→ Fondo copertura perdite

CAPITALE SOCIALE
- Riserve Incorporate
- Capitale D’apporto
- Perdite Coperte Con Il Capitale Sociale

28
EQUILIBRI CHE DETERIMINANO LO STATO DI
SALUTE AZIENDALE

EQUILIBRIO ECONOMICO
0. (in senso lato): capacità dell’impresa di conseguire almeno nel medio e lungo periodo,
un’eccedenza di ricavi sui costi e, dunque, un risultato economico positivo

(1) Definizione completa: Un’ azienda è in equilibrio economico se è in grado di generare un


flusso di ricavi tale da consentire almeno di recuperare il valore dei fattori produttivi consumati
nel processo di produzione svolto e se ciò risulta compatibile con le finalità istituzionali che le
sono assegnate dal soggetto economico di generare un reddito adeguato rispetto alle sue
esigenze di autofinanziamento e sufficiente a consentire una distribuzione di dividendi congrua
rispetto al livello di rischio sopportato dagli apportatori di capitale proprio

(2) in senso stretto: l’azienda si trova in equilibrio economico se riesce se non altro a ripristinare
la ricchezza consumata nello svolgimento del processo produttivo e, dunque, a conseguire per lo
meno un pareggio economico

→Economicità:
- capacità dell’azienda di perdurare massimizzando l’utilità delle riserve impiegate

- (in senso stretto) condizione di non negatività del risultato economico (pareggio economico), il
quale è il vincolo minimo per assicurare : durabilità (sopravvivenza dell’azienda) ed autonomia
(effettiva dell’indipendenza dall’esterno).

→ PROCESSO DI TRASFORMAZIONE DA CAPITALE FISSO A


CAPITALE CIRCOLANTE
Il processo di trasformazione da capitale fisso a capitale circolante è un processo fondamentale
dell’equilibrio economico: un azienda che in è in grado di effettuare questa trasformazione è
inequivocabilmente un azienda in perdita, che mostra dunque carenze sul piano gestionale.

Def: il fenomeno concerne la capacità dell’azienda di salvaguardare l’attività nel tempo,


consentendo di riacquistare capacità produttiva in termini di capitale fisso, man mano che questo
si logora, che richiede:
• Una trasformazione integrale
• Che il capitale fisso sia costituito da sola cassa (integralmente): liquidità investita in
c.c.
• Che i prezzi degli stessi automezzi non sia mutato nel tempo.

In che senso trasformazione di capitale fisso in circolante?


Grazie all’uso di capitali fissi come dei macchinari si è potuto effettuare il processo produttivo,
l’uso degli stessi porta ad una diminuzione di valore calcolata mediante gli ammortamenti, se
un’azienda non riesce per effetto del suo processo produttivo ad ammortizzare il costo consumo del
capitale fisso allora una volta usurato non sarà più in grado di continuare l’attività.

La il valore che si scorpora dal macchinario si incorpora dunque nel prodotto (per esempio) che
sarà venduto (idealmente) o aumenterà la rimanenza dello stesso ( o rimpiegato o distribuito).

29
Avviene dunque all’interno delle sole attività un mutamento: il valore del dato capitale fisso
diminuisce per effetto del processo produttivo, mentre il capitale circolante operativo per effetto del
processo produttivo ( per il postulato del costo sostenuto) si incrementa per un valore pari.
→ tale fenomeno non riguarda i finanziamenti! Ma è del tutto inerente alla gestione dell’attività

Che cos’è il capitale circolante operativo lordo (grossworking capital)?


Crediti operativi + scorte

Modalità di calcolo : MOL – Ammortamenti = ….

Tre casi:
1. trasformazione integrale se: MOL > Ammortamenti
2. trasformazione parziale se : MOL < Ammortamenti
3. non trasformazione se: MOL < 0

EQUILIBRIO FINANZIARIO
Un azienda si trova in equilibrio finanziario se ha la capacità di far fronte ai propri obblighi in
termini di pagamenti monetari (uscite di cassa – debiti) grazie ad entrate monetarie che riesce a
procurarsi senza danneggiare l’equilibrio economico.

→ Essendo relativo a un determinato periodo di tempo l’equilibrio finanziario è definito dinamico,


un’altra motivazione è data dal fatto che si basa su flussi in entrata e in uscita quindi su variazioni e
non su consistenze.

→ CASH FLOW STATE


Alla base dell’equilibrio finanziario avremo una dotazione di capitale alla quale si sommeranno
delle entrate e si sottrarranno delle uscite, la differenza tra le entrate e le uscite è definita cash flow
o flusso di cassa.
Il “cash flow” corrisponde alla somma di tre sottocomponenti:
→ L’operating cash flow (MOL – VAR. NETWORKING CAPITAL)

Considerazioni:
a. MOL = liquidità potenziale, ovvero ricchezza che potrebbe essere rappresentata da cassa
b. Tre situazioni possibili:
1. azienda stazionaria ( non cresce ma non decresce): la var. nel networking capital è 0
(nulla) dunque il flusso di cassa operativo è pari al MOL.
2. azienda decresce ( la ricchezza liberata è maggiore del flusso di cassa prodotto) ovvero
la variazione nel NWC è negativa e dunque il flusso di cassa operativo è maggiore del
margine operativo
3. azienda cresce ( la ricchezza liberata è inferiore al flusso di cassa operativo prodotto) il
networking capital si espande.

→ L’investing cash flow


Uscite: investimenti in capitali fissi e in attività finanziarie.
Entrate: disinvestimenti in capitali fissi e in attività finanziarie.
→ Il financing cash flow
Uscite: oneri finanziari, distribuzioni, rimborsi
Entrate: apporti.

Per tutti i flussi di cassa: il totale delle uscite di cassa corrisponde agli impieghi di cassa e il totale
delle entrate corrisponde alle fonti di cassa.
30
→ ANALISI EQUILIBRIO FINANZIARIO A BREVE E A MEDIO-LUNGO
PERIODO
Operiamo un’analisi delle entrate ed uscite di cassa su breve e medio - lungo periodo (prima
abbiamo analizzato le aree di entrata ed uscita di cassa.

Il nostro strumento di analisi è lo STATO PATRIMONIALE:


1. ATTIVITÀ : suddivido le attività in base ai flussi futuri di cassa o benefici attesi futuri

Il destino delle attività è la trasformazione in moneta in via:


→ Diretta: i crediti
→ Indiretta: macchinario che serve a fare i prodotti che poi saranno ceduti per cassa

Classificazione :
→ Entrate in via diretta ed indiretta sul BREVE PERIODO
→ Entrate in via diretta ed indiretta sul MEDIO-LUNGO PERIODO

Suddivisione delle attività sul breve/ medio - lungo termine

Disponibilità: l’insieme di elementi attivi che hanno la capacità potenziale di trasformarsi in


moneta in tempo breve e convenientemente.

SPIEGAZIONE:
→ capacità potenziale: hanno capacità di trasformarsi in moneta ma non
necessariamente devono farlo
→ tempo breve: due definizioni:
o durata media del ciclo produttivo(varia da settore a settore)
o Anno (preferibile per il postulato di comparabilità)
→ Convenientemente: due significati:
o Cessione a prezzi non significativamente inferiori al prezzo di
mercato
o Cessione senza privare l’azienda di beni ritenuti essenziali per il
nucleo fondamentale del business che serve a garantire la
sopravvivenza ( postulato di continuità)

Immobilizzazioni: l’insieme di elementi attivi che NON hanno la capacità potenziale di


trasformarsi in moneta in tempo breve e convenientemente.

o Materiali: Macchinari , Impianti, Natanti,Automezzi, Scorte antifunzionali.

o Immateriali: servizi di uso durevole o capitali fissi immateriali…

o Finanziarie: prestiti attivi a lungo termine,buoni del tesoro poliennali,crediti a medio -


lungo termine, derivati.

→immobilizzazioni antifunzionali: elemento patrimoniale attivo che per sua natura dovrebbe
essere una disponibilità ma che in realtà, per cause interne o esterne all’impresa si è
trasformata in immobilizzazione è intervenuto qualcosa che ha reso difficile la
trasformazione in moneta ( prodotto obsoleto o cambiamento dei gusti dei consumatori)

31
Ordine di liquidità:
1. cassa o banca c/c
2. crediti (operativi e finanziari)
3. scorte a breve termine, a veloce ciclo di rigiro.
Analisi dicotomica
a. capitali fissi – capitali circolanti
b. disponibilità – immobilizzazioni

→ i capitali fissi sono sempre immobilizzazioni, ma i capitali circolanti possono essere tanto
disponibilità quanto immobilizzazioni:
o crediti a medio - lungo termine (c.c. – immobilizzazione finanziaria)
o scorte antifunzionali (c.c. – immobilizzazione materiale)

2. PASSIVITÀ:

Le passività corrispondono agli esborsi in moneta o in cessione in natura di servizi


valutabili in moneta nel breve e nel medio – lungo periodo
Classificazione :
→ Uscite sul BREVE PERIODO
→ Uscite sul MEDIO-LUNGO PERIODO

Passività esigibile: finanziamenti a breve termine


Clienti c/anticipi, Prestiti passivi ( < 1 anno), Banca c/c passiva, Debito v/fornitori, Erario c/
imposte sul reddito dell’esercizio precedente

Passività consolidate: finanziamenti a medio lungo periodo


Fondo TFR, Mutui passivi

3. CAPITALE NETTO: la ricchezza ottenuta è priva di alcun vincolo di restituzione, l’eventuale


uscita monetaria è volontaria non obbligatoria

ATTIVO DISPONIBILE NETTO: disponibilità – esigibilità

Se si evidenzia un attivo disponibile netto positivo sono in un buon equilibrio finanziario di breve
periodo.

In caso contrario sono in una situazione patologica! Una parte delle immobilizzazioni è finanziata
da passività esigibili ma esse scadranno a breve: sorge un RISCHIO: nel momento in cui dovrò
rimborsare le passività esigibili non è detto che troverò un finanziamento, rischierò di
compromettere il mio equilibrio economico, dovrò operare un disinvestimento di beni primari o
cedendo beni ad un prezzo inferiore a quello di mercato.

NETWORKING CAPITAL
(= grossworking capital –debiti operativi)

È una componente fondamentale per calcolare la liquidità, fa da legame tra conto economico e
flusso di cassa. (liquidità attività finanziaria che non fa parte delle attività operative)
Se aumenta: assorbimento di liquidità (effetto negativo finanziariamente, ma positivo
economicamente).
Se diminuisce: libera liquidità (effetto negativo economicamente, ma positivo finanziariamente).
32
EQUILIBRIO PATRIMONIALE
Un azienda si trova in equilibrio patrimoniale se ha un’adeguata dotazione di capitale proprio
rispetto a investimenti e variabilità del risultato economico.

→dipende dagli investimenti fatti i quali non posso scendere sotto sogli minimali.

L’ipotesi dell’azienda senza capitale netto con finanziamenti pari alle passività
Se l’azienda mantenendo costanti le passività aumenta gli investimenti allora forma degli utili, ma
se questi si contraggono allora si formeranno delle perdite, ma non essendoci capitale proprio la
ricchezza intaccata è solo quella di terzi.
Per questo motivo viene creato un capitale netto che ha lo scopo di proteggere il capitale di terzi
dalle variazioni avverse nel livello di attività ; nel qual caso si intaccherà la ricchezza dei soci e non
dei terzi.

Considerazioni:
1. il capitale netto (o capitale di rischio) va a protezione del capitale di terzi (non di rischio) che è
temporaneamente prestato e che deve essere restituito
2. “adeguata dotazione” a seconda del business in cui opera l’azienda e a seconda dei rischi che la
stessa incorre :
→ Un ‘azienda stabile necessita di meno dotazione di capitale netto perché il livello di
variabilità del RE è basso( c’è una diversificazione del rischio). L’azienda matura ha già un
portafoglio di clienti, prodotti ….
→ Un’ azienda instabile o nuova necessita invece di maggiori dotazioni in quanto il livello di
RE è molto vario ( c’è poca diversificazione del rischio).
3. La variabilità del RE è geometricamente una semiretta può andare a più infinito ma non può
scendere al di sotto della dotazione patrimoniale.

33
Cosa sono i capitali circolanti e cosa i capitali fissi?
I capitali circolanti sono tutti i beni o servizi che forniscono la loro utilità in un unico atto
produttivo, sono definiti a fecondità semplice.

I capitali fissi sono invece tutti i beni o servizi che forniscono la loro utilità in più cicli produttivi,
sono dunque definiti a fecondità ripetuta.

un capitale fisso è un bene che per convenzione non esaurisce la sua utilità in un unico atto
produttivo,.

La scrittura di apertura è:
d automezzi @ debito v/fornitori
la scrittura sembra permutativa, ma invece è duplice modificativa: la scrittura completa sarebbe

d costo d’acq. @debito v/ fornitori


d rim. macchinario @ var.ò nella rim. di macchinario

non essendo possibile l’acquisto per dosi, la scrittura var. e c.d’acq. perdono di significato.
Il consumo annesso a questo particolare tipo di elemento attivo è definito ammortamento.

Quante tipologie di capitali fissi esistono?


Esistono due tipologie di capitali fissi: capitali fissi materiali come per esempio : gli impianti ; i
macchinari; gli automezzi, i natanti….
E capitali fissi immateriali: i quali si suddividono in 3 macro categorie:

• L’avviamento: è definito come maggior valore che viene attribuita ad un’azienda ben
organizzata.
o Esiste l’avviamento oggettivo e soggettivo, l’avviamento soggettivo è l’avviamento
dato una o più persone che con il proprio capitale umano danno un maggior valore ad
un’azienda; l’avviamento oggettivo è invece l’organizzazione oggettivamente istituita
da una qualche organizzazione.
• I beni immateriali: differiscono dai costi capitalizzati per la protezione giuridica
o Brevetti
o Licenze
….
• I costi capitalizzati
o Spese di impianto ed ampliamento
o Costi di pubblicità
o Spese di ricerca e sviluppo

Che cosa sono i servizi di uso non durevole?


I servizi di uso non durevole, detti anche capitali circolanti immateriali, sono dei “servizi” o meglio
dal punto di vita lato, semantico “beni immateriali non durevoli”, in quanto tali non possono essere
immagazzinati, dunque si consumano nel momento stesso in cui vengono forniti. Tuttavia vengono
contabilizzati attraverso l’uso del credito o debito ,in natura o in moneta( risconti e ratei) delle
rimanenze immaginarie di tali beni, più conosciuti come servizi.

Ratei attivi: crediti in moneta


Ratei passivi: debiti in moneta
Risconti passivi: debiti in natura
Risconti attivi : crediti in natura

34
Esiste un credito in natura che non viene contabilizzato sotto la voce “risconto attivo”?
Si per esempio esiste il conto “fornitori c/anticipi”

Esiste un debito in natura che non viene contabilizzato sotto la voce “risconto attivo”?
Si per esempio il conto “clienti c/anticipi”

Esiste un debito in moneta che non viene contabilizzato sotto la voce “rateo attivo”?
Si il conto “depositi e cauzioni presso terzi”

Esiste un debito in moneta che non viene contabilizzato sotto la voce “rateo passivo”?
Si il conto “depositi e cauzioni (di ….)”

I ratei e i risconti sorgono sempre come conti di rettifica di attività?


No i ratei e i risconti possono sorgere anche come conti di rettifiche di attività, per esempio a fine
anno nel caso di contabilizzazione di un prestito passivo iscritto in contabilità al valore nominale
può sorgere un rateo attivo, esso è un conto di rettifica di passività.

Che cos’è un fitto passivo?


È un costo accessorio, per convenzione è considerato tra i costi fissi

E un fitto attivo?
Un fitto attivo è un ricavo accessorio, è considerato a tutti gli effetti un ricavo di vendita.

Che cos’è il fenomeno dell’obsolescenza?


L’obsolescenza è un costo associato al costo consumo, che viene considerato tale in seguito alla
perdita di valore del bene non tanto perché logorato dal punto di vista fisico quanto più da fattori
esterni, come l’innovazione, o in seguito all’entrata in vigore di nuove norme giuridiche, o nel caso
dalla perdita di interesse da parte dei consumatori.(non è un consumo fisico quanto più economico).

Si tende ad associare questo particolare costo consumo con i capitali fissi, ma è un costo che può
colpire anche i capitali circolanti : l’esempio classico sono i prodotti antifuzionali che per
destinazione vengo inseriti all’interno delle immobilizzazioni materiali, un altro esempio di
immobilizzazioni antifunzionali sono i derivati (titoli/azioni il cui prezzo dipende esclusivamente
dal mercato)
Che cos’è l’ammortamento?
È il costo consumo associato ad un capitale fisso.
Si calcola dal rapporto della differenza tra valore originario e valore di presunto realizzo fratto
l’utilità che può essere espressa attraverso una misura temporale e non solo.

Ed il fondo ammortamento?
È un fondo associato ad un capitale fisso, avente natura di rettifica di attività. Differisce dai fondi
rischi aventi uguale natura in quanto la rettifica del fondo ammortamento è certa, mentre quella del
fondo rischi è incerta ed è legata ad eventi futuri.

Quale differenza semantica esiste tra vita utile e vita tecnica di un capitale fisso?
A differenza essenziale è che la prima (la vita utile) è relazionata alla vita economica del bene ( non
necessariamente fisica dunque) mentre la vita tecnica è la vita legata al deterioramento fisico di dato
bene.

35
Come vengono iscritte in contabilità le rettifiche certe di avvenimenti presenti o passati (per i
capitali fissi) ?
Tramite l’utilizzo del fondo ammortamento

Come vengono iscritte in contabilità le rettifiche incerte di avvenimenti futuri?


Tramite l’istituzione di fondi rischi aventi natura di rettifica di attività.
L’esempio classico sono i fondi svalutazione.

Cos’è il valore contabile di un bene?


È il valore associato al bene in seguito alla somma di tutti i conti che concorrono alla valutazione di
un determinato elemento patrimoniale.

Cos’è il conto “fornitori c/anticipi” ?


Il conto “fornitori c/anticipi” è che esprime un elemento patrimoniale attivo, più precisamente un
credito a breve termine in natura. L’azienda ha un esborso iniziale che anticipa il momento
dell’acquisto.
Sorge in dare in contrapposizione all’uscita di cassa, l’operazione descritta è permutativa. Segue
l’acquisto con lo stralcio del credito v/fornitori e nella gran parte dei casi esso è associato anche ad
un’altra fuoriuscita di cassa (liquidità) essendo l’anticipo generalmente inferiore al costo totale.
Questa seconda scrittura è invece definita una “duplice modificativa” che per il postulato del costo
sostenuto non produce alcun cambiamento a livello dell’ammontare dei finanziamenti.

36
DESTINI DELL’UTILE D’ESERCIZIO
PREMESSA: vedi quaderno margherita (autofinanziamento)

L’autofinanziamento, l’aliquota di capitale netto generato per effetto del processo produttivo può
essere :
o Distribuito
→ Per effetto della distribuzione il capitale netto diminuisce

o Risparmiato
→ la ricchezza rimane inalterata sul livello raggiunto, l’autofinanziamento si consolida!

Che cos’è dunque l’utile?

Def . (1): è la variazione aumentativa netta del capitale netto generata per effetto del processo
produttivo.

Def (2): finanziamento che le aziende hanno a disposizione finché non né decidono il destino.

Osservazioni:
o Esiste una variazione temporale che intercorre tra il conseguimento dell’utile e il destino di
esso; in genere 4-5 mesi
o La decisione è presa dal soggetto giuridico ovvero dalla maggioranza degli azionisti.

DISTRIBUZIONE
Def. : variazione patrimoniale negativa non dovuta dallo svolgimento del processo produttivo

→ non è un costo perché “non dovuta dallo svolgimento del processo produttivo”, può anche essere
definita come “ devoluzione a terzi di ricchezza che abbiamo creato”
→ posso distribuire sono utile al netto delle imposte!
→ è diverso dal rimborso di capitale( def. : devoluzione a diversi soggetti (soci o terzi) di ricchezza
che è stata trasferita all’azienda con un operazione di apporto)

Rimborso : capitale d’apporto Distribuzione: autofinanziamento

La variazione ….
 Può essere
o ANTICIPATA: prima che l’utile venga rappresentato nel patrimonio
o POSTICIPATA: dopo che l’utile venga rappresentato nel patrimonio.

 Destinata a:
o SOCI
o ALTRI SOGGETTI

 Avvenire in modalità
o VOLONTARIA
o COATTIVA

 Inoltre può essere in:


o MONETA
o NATURA
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SITUAZIONE NORMALE (SCRITTURA CONTABILE)

d utile es. precedente @debito vs/ ….


d debito vs/ …. @ cassa

NB: “dividendi” è una variazione aumentativa dovuta allo svolgimento del processo produttivo (se
io incasso un dividendo) se lo ricevo invece è una distribuzione quindi una variazione diminutiva
non connessa allo svolgimento del processo produttivo.

Situazioni comuni:

1. ANTICIPI SU DIVIDENDI O DISTRIBUZIONI ANTICIPATE DI UTILI

Non posso chiudere un conto prima che sia sorto quindi non posso effettuare la scrittura precedente!

Per questo motivo quando vi sono variazioni diminutive ANTICIPATE del capitale netto non
connesse allo svolgimento del processo produttivo devo istituire un conto specifico: anticipi su
dividendi o distribuzioni anticipate di utili

d anticipi su dividendi @ cassa

2. IMPOSTE SUL REDDITO

Def. Le imposte sul reddito sono una distribuzione anticipata o posticipata (a seconda dei casi)
di utili coattiva

scrittura contabile:
Posticipata

d utile d’esercizio precedente @ =/=


@ imposte sul reddito
@.....

Anticipata

d imposte sul reddito @ banca c/c

Poi sono possibili 3 situazioni:


1. l’imposta effettiva è maggiore dell’anticipo: sorge un debito nei confronti dell’erario

d imposte sul reddito @ erario c/imposte sul reddito

2. l’imposta effettiva è minore dell’anticipo sorge un debito nei confronti dell’erario


3. l’imposta effettiva è pari all’anticipo: non sorge né un debito né un credito

le imposte sul reddito si pagano due volte all’anno: alla fine di maggio e alla fine di novembre.
L’ammontare degli anticipi si basa sull’utile dell’esercizio precedente.
Una volta scoperto l’effettivo utile dell’azienda l’azienda , sulla base degli anticipi fatti, può avere
un debito o un credito nei confronti dello stato (raramente né l’uno né l’altro) e alla data del primo
anticipo che segue questo credito/debito viene saldato con l’erario .

38
Situazioni anomale:

1. ELARGIZIONI FILANTROPICHE: sono distribuzioni gratuite verso persone meritevoli


e/o bisognose; avvengono per adempiere all’obbligo sociale e non per stimolare le vendite.

Es. elargizione di prodotti (scrittura contabile):

d elargizioni filantropiche @ Rim. prodotti


(hp. Prodotti in rimanenza)
Es. elargizione di denaro

d elargizioni filantropiche @ cassa

osservazioni.
 L’elargizione filantropica è la causa della distribuzione, non è connessa allo svolgimento
del processo produttivo, non è dunque un costo.
 Può assumere natura di conto di
o Variazione: nell’anno in cui sorge
o Stato: nei periodi successivi
 Sono decise dal management e non dall’assemblea dei soci, operazione effettuata da un
socio non abilitato!

2. DISTRIBUZIONI PRODOTTI
Ai soci
d utile d’esercizio precedente @prodotti
d var. prodotti @ ricavi per prodotti distribuiti

(hp. Inv. Permanente)

Costo di pubblicità
d costo di pubblicità @ ricavi per prodotti distribuiti
(hp. Inventario intermittente)

3. DISTRIBUZIONE MATERIE

È una distribuzione strana ma può essere relazionata ad un costo di pubblicità.

4. VENDITA CELATA DIETRO ALLA DISTRIBUZIONE PRODOTTI

La distribuzione può essere gratuita o celata dietro la distribuzione prodotti.

Se l’azienda ha un debito verso i soci ed estingue questo debito con una cessione di prodotti essa
non può considerarsi gratuita, infatti a seguito dell’uscita dei prodotti una passività scompare.

Scrittura contabile:

d utile es. precedente @debito vs/soci


d debito vs/soci @ ricavo di vendita
d var. prodotti @ prodotti

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RISPARMIO DI UTILE

Circostanza: in seguito ad una mancata distribuzione di utile, in precedenza rendicontato, la


ricchezza prodotta viene risparmiata, trattenuta all’interno dell’azienda stessa per decisione formale
dell’assemblea.

Scrittura contabile:

d Utile es. precedente @ =/=


@ imposte sul reddito
@ elargizioni filantropiche
@ debiti v/ azionisti
@ riserve

RISERVE

DEF: Le riserve sono conti di seconda serie, definite come aliquota ideale del capitale netto, avente
natura di autofinanziamento

L’importo non rimane nell’utile degli esercizi precedenti ma viene classificato come riserva di utile

EFFETTO: il capitale netto rimane inalterato.

Perché vengono costituite le riserve? Per fronteggiare dei rischi

FONDI RISCHI O RISERVE?


Rischio
I fondi rischi servono per fronteggiare rischi legati ad eventi futuri, increti ma probabili e
fondamentalmente statici ( = posso attribuire un giudizio di probabilità per mezzo della statistica)

Come fronteggiano il rischio? Anticipando l’effetto negativo come se l’evento si fosse verificato

LE RISERVE vengono istituite per fronteggiare un rischio legato ad eventi futuri,incerti ma


dinamici ( = non possono essere gestiti statisticamente).

Serie
I fondi rischi sono conti di prima serie; le RISERVE di II serie.

Costituzione ed effetto:
I fondi rischi portano ad una diminuzione del capitale netto e se l’evento si verifica il capitale netto
rimane inalterato.

Le RISERVE al momento della costituzione non mutano l’ammontare del capitale netto

Relazioni con il risultato economico

Le RISERVE sono legate alla DESTINAZIONE del RE, i fondi rischi sono legati alla
determinazione del RE

40
TIPOLOGIA DI RISERVE
(palesi)
Generiche: sono costituite avendo a mente l’insieme eterogeneo di rischi del management,
sono costituite per prudenza senza avere in mente uno specifico tipo di rischio

Riserva legale
Riserva imposta dalla legge. Ogni qual volta l’azienda produce un utile, essa ,al momento del
trasferimento dal conto utile d’esercizio precedente , è tenuta ad accantonare una parte almeno pari
al ventesimo dello stesso ( >/= 5% di utile) fino al raggiungimento del quinto del capitale sociale.
Ha una funzione “protettiva” nei confronti dei capitali di terzi
Riserva statutaria
È una riserva che i soci possono istituire per statuto; sempre per statuto operano un regolamento di
ritenzione degli utili da destinare a questa riserva
Riserva straordinaria
È una riserva che serve per prevenire un generico rischio straordinario, e di volta in volta può essere
utilizzata.

Specifiche: sono costituite per un rischio di un bene specificato/individuato (es. terremoto)


• Dirette: le riserve ad uso diretto sono quelle che si utilizzano principalmente in
relazioni a scritture permutative

Riserva per conguaglio dividendi


È una riserva che serve a mantenere un livello minimo di dividendi agli azionisti, quando l’azienda
ottiene un utile importante accantona a questa riserva se invece l’azienda si trova in difficoltà può
distribuire questa riserva.
Riserva per obsolescenza impianti
Tipico esempio di riserva a scopo precauzionale: viene chiesto agli azionisti di rinunciare a una
parte del reddito per far fronte a un possibile evento “negativo” futuro .
Nel caso in cui tale evento non si verifichi: tale riserva viene distribuita o trasferisco l’ammontare
ad un'altra riserva.
Riserva per insolvenze
È una riserva a scopo precauzionale : al fine di “proteggersi” dall’eventualità di insolvenza di
qualche debitore.

• Indirette
Riserva per ammortamento mutui
L’azienda per prevenire l’eventualità di un disequilibrio patrimoniale accantona parte dell’utile
nella riserva per ammortamento mutui: quando la banca richiede l’ammontare prestato l’azienda
deve liquidare un ammontare di attività (liquidità) più che pari di quella prestata, dunque
l’ammontare delle attività diminuirà per una cifra pari a quella di restituzione del mutuo.
E l’ammontare delle passività di pari cifra.
In parole povere l’azienda accantona per mantenere un livello minimo di finanziamenti in modo tale
da non giungere ad un disequilibrio patrimoniale e quindi per rimanere autonoma finanziariamente
rispetto a possibili finanziamenti futuri.

È una riserva indiretta perché una volta estinto il debito l’autofinanziamento viene trasferito in altre
riserve, in quanto il rischio è finito.

41
(non palesi)
Che cos’è una riserva non palese?
Essenzialmente un margine patrimoniale non rendicontato nella contabilità.

……………………CN min…………………..CN Max…………………….

Le riserve non palesi sono:


o Riserva potenziale:
Def: margine patrimoniale non rendicontato nella contabilità che si forma
all’interno dell’intervallo razionale di stima del capitale netto, è dato dalla differenza tra il
capitale netto massimo e il maggiore tra capitale netto effettivo e capitale netto minimo.

(esso non è rendicontato legalmente per il postulato di prudenza amministrativa)

o Riserva occulta
Def: margine patrimoniale non rendicontato nella contabilità che si forma
all’esterno dell’intervallo razionale di stima del capitale netto, è dato dalla differenza tra il
capitale netto minimo e il capitale netto effettivo.

(ILLECITO: si privano gli azionisti di potere di discernimento circa questo margine


patrimoniale con natura di autofinanziamento)

In riferimento a queste riserve non palesi esiste anche il fenomeno dell’Annacquamento .

L’annacquamento:
Def: margine patrimoniale rendicontato nella contabilità che si forma all’esterno
dell’intervallo razionale di stima del capitale netto, è dato dalla differenza tra il capitale netto
effettivo e il capitale netto massimo.

(ILLEGALE: SI MOSTRA ALL’ESTERNO UN LIVELLO DI GARANZIA CHE NON


ESISTE)
CASI

Per avere una riserva non palese la stima del capitale netto è necessariamente o esterna o interna
all’intervallo si stima razionale… esistono dunque tre casi:

→caso A: CN eff < CN min < CN Max

………….CN eff…………… CN min…………………..CN Max…………………….

Riserva potenziale
………….CN eff…………… ……..CN min………………….CN Max…………………….

Riserva occulta
………….CN eff…………… CN min…………………..CN Max…………………….

Annacquamento = 0 essendo il CN eff <CN Max

42
→caso B : CN min <CN eff < CN Max
…………… CN min………………….CN eff …………..CN Max…………………….

Riserva potenziale
…………… CN min………………….CN eff …………..CN Max…………………….

Riserva occulta = 0 essendo il CN eff >CN min


Annacquamento = 0 essendo il CN eff <CN Max

→caso C : CN min < CN Max <CN eff


…………… CN min ……………….CN Max…………….CN eff ………….

Riserva potenziale
…………… CN min ……………….CN Max…………….CN eff ………….

Riserva occulta = 0 essendo il CN eff >CN min

Annacquamento
…………… CN min ……………….CN Max…………….CN eff ………….

NB: Fanno parte delle riserve non palese anche le riserve incorporate in quanto si confondono
all’interno del capitale sociale.

UTILIZZO DELLE RISERVE


Dirette:
o Copertura perdite (scrittura permutativa)
o Trasferimento da una riserva ad un'altra
o Stabilizzazione del dividendo (scrittura modificativa)

Indirette : garantire un livello patrimoniale adeguato al rischio


Esempio: riserva per ammortamento mutui, l’azienda costituisce ritenendo parte dell’utile una
riserva cosicché al momento della liquidazione del mutuo passivo non dovrà cedere attività
fondamentali al processo produttivo e senza dover effettuare un nuovo mutuo.
La riserva è una condizione necessaria ma non sufficiente, alla ritenzione di utile dovrà seguire un
investimento specifico di tale riserva in modo coerente con la durata e il rischio della riserva stessa.

→vedi quaderno di margherita

43
INVESTIMENTO SPECIFICO DELLE RISERVE

Premessa:
esiste una correlazione tra fonti ed investimenti, essendo le fonti sempre pari agli investimenti:
Capitale netto e capitale di terzi è sempre incorporato nelle attività.
Quindi la riserva non è un ammontare di danaro, ma è solo un alea di capitale netto che esprime
solamente la fonte di tale ammontare ovvero l’autofinanziamento.
Non esiste nemmeno un rapporto specifico tra riserva e attività, a meno che non si opti una
correlazione immaginaria tra l’ammontare di un’attività o un insieme di attività con l’ammontare di
una riserva.

Esempio: 100 000 euro in banca c/c (attività, in quanto tale I serie) e la riserva statutaria (II serie)
Questa correlazione è del tutto immaginaria e solo io amministratore posso fare questa correlazione.

Definizione: l’investimento specifico di una riserva è una relazione specifica tra l’ammontare di
una riserva e l’ammontare di un’attività.

Come effettuare un investimento specifico di una riserva:


1. disinvesto una parte delle attività con ammontare pari a quello della riserva (vale per le
riserve specifiche e vale per le riserve generiche): disinvesto beni e servizi generici.
2. reinvesto l’ammontare in elementi patrimoniali coerenti con lo scopo della riserva

“coerenti con lo scopo della riserva”: coerenti due volte:


o al profilo temporale coerente con lo scopo che devo perseguire
o coerente al livello di rischio: generalmente le attività operative hanno un rischio
molto elevato→per questo investo in attività finanziarie che mi consentono di
ottenere una remunerazione (più piccola generalmente) ma con un livello di rischio
meno elevato.

EFFETTO: ottengo un ammontare di cassa necessario per il mio scopo e porto a compimento
l’obbiettivo che volevo conseguire tramite la costituzione di una riserva.

Vedi appunti margherita per il “problema correlato” : il nanismo delle aziende italiane

44
CAPITALE NETTO
(capitale proprio al netto delle passività )

CONTI DI AUTOFINANZIAMENTO
UTILI O PERDITE DI ESERCIZI PRECEDENTI
UTILI O PERDITE DI ESERCIZIO IN CORSO

RISERVE

FONDI PARTICOLARI DI CAPITALE D’APPORTO


→ Fondo sovrapprezzo d’emissione azioni
→ Fondo aumento in corso del capitale sociale
→ Fondo sovvenzioni doni e lasciti
→ Fondo riduzione del capitale sociale su perdite coperte
→ Fondo copertura perdite

CAPITALE SOCIALE
- Riserve Incorporate
- Capitale D’apporto
- Perdite Coperte Con Il Capitale Sociale

45
FONDI PARTICOLARI DI CAPITALE D’APPORTO
DEF. I fondi particolari sono aliquote ideali di capitale netto, esterne al Capitale sociale aventi
natura di capitale d’apporto.

o Fondo sovrapprezzo d’emissione azioni


→ Azione
Def. “pezzo di carta che incorpora la qualifica di socio e rende quindi possibile il disinvestimento
semplice tramite la sua cessione ad un altro investitore. Generalmente ma non necessariamente
sono al portatore; rappresenta una quota di ricchezza aziendale”

Valore nominale unitario: il valore di un’azione espressa in termini di garanzia che


comunico ai terzi creditori; corrisponde ad una frazione del capitale sociale

Valore contabile unitario: valore della singola azione in termini di ricchezza che
contabilmente esiste; corrisponde ad una frazione del capitale netto.

Sovrapprezzo teorico unitario: è la differenza tra il valore contabile e il valore nominale.


(è quell’importo che a valore di bilancio consente di equilibrare la situazione dei soci
entranti rispetto ai soci già presenti nella compagine sociale).

All’interno del sovrapprezzo teorico unitario troviamo tre componenti:


→ Il sovrapprezzo base (fisso)
→ Il rimborso delle spese di emissione(fisso)
→ Gli interessi di conguaglio: aliquota mobile che rappresenta un ulteriore apporto
che viene fatto pagare ai soci entranti per compensare l’utile in corso di
formazione: è un aumento proporzionale al tempo trascorso dall’emissione alla
sottoscrizione delle azioni, sulla base dell’ipotesi che l’utile si formi in modo
proporzionale al decorrere del tempo.

Fondo sovrapprezzo d’emissione azioni


Al momento della sottoscrizione delle nuove azioni il valore nominale dell’azione ceduto va
ad incrementare il capitale d’apporto presente nel capitale sociale, mentre il sovrapprezzo va
ad incrementare il fondo sovrapprezzo d’emissione azioni, quindi possiamo definire il fondo
sovrapprezzo d’emissione azioni come quel fondo particolare di capitale d’apporto destinato
a raccogliere al suo interno l’ammontare dei sovrapprezzi teorici unitari delle azioni.

46
o Fondo sovvenzioni doni e lasciti ricevuti:
→ Contributo:
Def: il contributo corrisponde ad un versamento di una somma di denaro o alla diminuzione di un
debito operato da un soggetto generalmente pubblico a favore di un’azienda; è una variazione
aumentativa del capitale netto ( aumentano le attività o diminuiscono le passività).

Esistono due categorie di contributo:


1. Il contributo in conto esercizio: sono dei contributi legati al processo produttivo
dell’esercizio nel quale ci troviamo ad operare, quindi hanno una natura di RICAVO.

2. Contributo in conto capitale : sono dei contributi che attengono al Processo produttivo, ma
non necessariamente dell’esercizio in cui mi trovo ad operare ma ad una serie di esercizi
anche futuri, quindi hanno natura di capitale d’apporto ( non essendo legati al processo
produttivo in corso, dunque non possono essere considerati ricavi sono MOVIMENTI
DIRETTI di NETTO).

FONDO SOVVENZIONI DONI E LASCITI RICEVUTI
L’ingresso di denaro non ha nulla a che fare con il capitale sociale, quindi va ad incrementare un
fondo particolare di capitale d’apporto il fondo sovvenzioni doni e lasciti ricevuti; l’apporto è
effettuato da non soci, dunque l’aumento del capitale d’apporto non dipende né direttamente né
indirettamente all’emissione di nuove o vecchie azioni.

o Fondo aumento in corso del capitale sociale


Def. “ quel fondo particolare di capitale d’apporto destinato a raccogliere al suo interno
l’ammontare del capitale d’apporto immesso transitoriamente per mezzo delle sottoscrizioni
delle azioni emesse, fino alla fine dell’operazione di aumento di capitale sociale”.

→l’apporto corrisponde al valore contabile dell’azione per il numero di azioni emesse


→ l’apporto affluisce in questo fondo particolare e non direttamente nel fondo sovrapprezzo e
nel CS: capitale d’apporto in quanto è legato ad un vincolo di restituzione nel caso in cui
l’operazione di aumento di capitale sociale non venga completata da nuove sottoscrizioni; in
quanto l’aumento del capitale sociale è un operazione inscindibile: se non vengono
sottoscritte tutte le azioni allora l’aumento di capitale sociale non è valido.

o Fondo eccedenza del capitale sociale : quel fondo particolare di capitale d’apporto
destinato a raccogliere al suo interno l’ammontare del capitale d’apporto che per motivi
diversi (come la riduzione in seguito ad una perdita o all’immissione gratuita di capitale
d’apporto all’interno del capitale sociale) rende , riducendo l’apporto del capitale
sociale, il valore nominale delle azioni un numero”tondo” .

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o Fondo copertura perdite
DEF: “ quel fondo particolare di capitale d’apporto destinato a raccogliere al suo interno
l’ammontare del capitale d’apporto immesso dai soci per coprire una perdita d’esercizio in
modo tale da non intaccare il capitale sociale”

CAPITALE SOCIALE
DEF: è un entità numerica rigida ( avente dunque una variabilità molto limitata) posta
dall’ordinamento giuridico a tutela dei terzi creditori; è una aliquota ideale del capitale netto
imposta dal legislatore che ha carattere =/= dal capitale netto stesso: il capitale netto è mobile,
viceversa il capitale sociale è stabile e serve a garanzia verso i terzi creditori.

o Riserve Incorporate
DEF: “Le riserve incorporate sono conti di seconda serie, definite come aliquota ideale del
capitale sociale, avente natura di autofinanziamento”
→è l’aliquota ideale del capitale sociale avente natura di autofinanziamento, che sorge in seguito al
trasferimento di riserve esterne al capitale sociale all’interno dello stesso.

o CS: Capitale D’apporto


DEF: aliquota ideale del capitale sociale, avente natura di capitale d’apporto, corrisponde al
valore nominale delle azioni emesse nel corso della vita aziendale; rappresenta il valore lordo di
tutto il capitale d’apporto presente nel capitale sociale.

o Perdite Coperte con il Capitale Sociale


Def: è un conto di rettifica del capitale d’apporto presente all’interno del capitale sociale, ed in
quanto tale è un conto di seconda serie; il conto aumenta quando l’azienda in seguito ad una perdita
intacca il capitale d’apporto presente nel capitale sociale, tale perdita non diminuisce l’ammontare
del CS: c. apporto direttamente ma lo fa indirettamente incrementando il conto di rettifica
denominato appunto “Perdite coperte con il capitale sociale”

Quali sono le operazioni volontarie sul capitale sociale?


→ Aumento del capitale sociale (gratuito o all’emissione)
→ Riduzione del capitale sociale legata ad investimento eccessivo
→ Riduzione legata a piccola eccedenza che rende il valore nominale delle
azioni un numero irrazionale

Quali sono le operazioni obbligatorie sul capitale sociale?


→ Riduzione del Cs per perdite
→ Riduzione del Cs per recesso socio.

Leggere dettagli sul quaderno di margherita (su tutto il capitale sociale).

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