Le Imposte Differite: Analisi Giuridica, Contabile e Finanziaria
1. Definizione e concetto di base
Le imposte differite nascono quando vi sono divergenze tra i criteri di determinazione del
reddito previsti dalla normativa civilistica e quelli imposti dal diritto tributario. Tali
divergenze non sono permanenti, bensì temporanee: ciò significa che si annulleranno nel
tempo. Da queste differenze possono nascere:
- Attività per imposte anticipate (DTA – Deferred Tax Assets): crediti per imposte che oggi
non si pagano, ma che ridurranno oneri fiscali futuri.
- Passività per imposte differite (DTL – Deferred Tax Liabilities): imposte non pagate oggi
che diventeranno debiti verso l’Erario negli esercizi futuri.
2. Aspetto giuridico
La disciplina giuridica delle imposte differite trova fondamento in più fonti normative:
- Codice Civile, artt. 2424 e 2425, che disciplinano la rappresentazione nello Stato
Patrimoniale e nel Conto Economico.
- Principi contabili nazionali: OIC 25 (Imposte sul reddito).
- Principi contabili internazionali: IAS 12 (Income Taxes).
- Diritto tributario: Testo Unico delle Imposte sui Redditi (D.P.R. 917/1986).
Le imposte anticipate possono essere iscritte solo in presenza di ragionevole certezza di
poterle utilizzare in futuro, a fronte di imponibili fiscali sufficienti. Alcune di esse possono
anche trasformarsi in crediti d’imposta in base a specifiche disposizioni normative.
3. Collocazione nel bilancio
La presentazione in bilancio varia a seconda dei principi adottati.
Secondo il Codice Civile italiano:
- Attività per imposte anticipate (DTA): Attivo, voce [Link].4-ter 'Crediti per imposte
anticipate'.
- Passività per imposte differite (DTL): Passivo, voce B.2 'Fondi per imposte, anche differite'.
Secondo i principi IFRS (IAS 12):
- Deferred Tax Assets: tra le attività non correnti.
- Deferred Tax Liabilities: tra le passività non correnti.
Nel Conto Economico, le variazioni di DTA e DTL confluiscono nella voce 'Imposte sul
reddito dell’esercizio, correnti, differite e anticipate'.
4. Esempio pratico
Un’impresa acquista un macchinario per 100.000 euro. Civilisticamente lo ammortizza in 5
anni (20.000 euro/anno), mentre fiscalmente in 3 anni (33.333 euro/anno).
- Nei primi anni, l’ammortamento fiscale è maggiore → il reddito imponibile è minore → si
pagano meno imposte oggi. Nasce così una Passività per imposte differite.
- Negli anni successivi, quando l’ammortamento fiscale sarà inferiore a quello civilistico, la
differenza si riassorbirà e la passività si riverserà, aumentando le imposte da pagare.
5. Interpretazione da parte dell’analista finanziario
Un analista legge le imposte differite come indicatori della gestione fiscale e della
sostenibilità dell’impresa:
- Le DTA rappresentano un potenziale beneficio futuro, ma la loro effettiva realizzabilità
dipende dalla capacità dell’impresa di generare utili.
- Le DTL segnalano debiti fiscali futuri: l’impresa ha usufruito oggi di un vantaggio che
dovrà restituire.
- Un eccesso di DTA può indicare che l’impresa ha subito perdite fiscali consistenti,
potenzialmente un segnale di crisi.
- Agenzie di rating e banche spesso distinguono il patrimonio netto “reale” da quello
gonfiato da crediti fiscali.
6. Accadimenti di gestione che generano imposte differite
- Ammortamenti con aliquote diverse tra bilancio e fisco.
- Accantonamenti a fondi rischi, deducibili solo al momento del sostenimento.
- Svalutazioni crediti: deducibili fiscalmente entro certi limiti.
- Canoni di leasing: differenze tra trattamento civilistico e fiscale.
- Utilizzo perdite fiscali pregresse.
- Rivalutazioni e svalutazioni al fair value (IFRS).
- Operazioni straordinarie (fusioni, conferimenti, acquisizioni).
7. Differenze tra OIC e IFRS
- OIC 25: approccio prudenziale; DTA iscrivibili solo se c’è ragionevole certezza di utilizzo
futuro.
- IAS 12: approccio più ampio; considera tutte le differenze temporanee, con poche
eccezioni.
→ Nei bilanci IFRS, il peso delle imposte differite è generalmente maggiore e la
rappresentazione più dettagliata.
8. Conclusioni
Le imposte differite sono una voce-ponte tra diritto civile, diritto tributario e principi
contabili. Non rappresentano imposte da pagare immediatamente, ma obbligazioni o
benefici futuri che incidono sulla qualità del risultato d’esercizio. Dal punto di vista giuridico
pongono questioni di certezza e prudenza, dal lato contabile richiedono valutazioni tecniche
rigorose, e per l’analista finanziario sono una chiave di lettura della sostenibilità fiscale e
della qualità degli utili. La loro analisi approfondita permette di comprendere come
l’impresa gestisce il proprio rapporto con il fisco, la pianificazione tributaria e le prospettive
future di redditività.