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Trasformatore

appunti utile per chi vuole studiare il trasformatore

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Alessio Vitrano
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Trasformatore

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TRASFORMATORE-MACCHINE ELETTRICHE

Il trasformatore è una macchina elettrica che si definisce “STATICA”, in quanto non possiede organi
in movimento. È una macchina in grado di trasformare tensione e corrente ma non la frequenza.
Il trasformatore può essere innalzatore di tensione determinando un abbassamento della corrente
oppure può essere abbassatore di tensione determinando un aumento della corrente.
Un trasformatore è caratterizzato da due (o tre) avvolgimenti di materiale conduttore, tra di loro
isolati, a mezzo di opportuni materiali isolanti, in quanto sistemi caratterizzati da punti a potenziale
elettrico differente. È anche presente un circuito magnetico, la cui forma è tale da consentire agli
avvolgimenti elettrici di concatenarsi con esso.
Il ferro nelle macchine elettriche ha il compito di:
-indirizzare le linee di forza
-amplificare le correnti
Possiamo identificare nel trasformatore due tipi di avvolgimenti
•Primario, l’avvolgimento che riceve energia in AT o BT, cioè, viene alimentato.
•Secondario, l’avvolgimento che alimenta il carico.
Il trasformatore è composto da colonne in cui sono disposti gli avvolgimenti e gioghi, cioè la parte
di collegamento tra le colonne.

PRINCIPIO DI FUNZIONAMENTO E LEGGI GENERALI


Il trasformatore industriale, si compone di un nucleo magnetico, attorno ad esso sono disposti i due
avvolgimenti isolati e distinti, ciascuno costituito da un certo numero di spire N1 ed N2 di piccola
resistenza elettrica.
Il trasformatore non funziona con una tensione
continua questo poiché su tale avvolgimento
circolerebbe una corrente continua, la quale, a sua
volta, darebbe luogo ad un campo di induzione
magnetica e quindi un flusso costante nel tempo,
che si va a concatenare con l’altro avvolgimento;
sicché, per la legge di Faraday-Neumann, non si
creerebbe alcun fenomeno di induzione magnetica.
Affinché il trasformatore funzioni sia necessario
alimentarlo con una tensione v1 variabile nel tempo (in modo qualunque, purché sia variabile!).
L’applicazione di tale tensione determina la circolazione di una corrente i 1 variabile nel tempo, sulle
N1 spire primarie, e ciò determina la formazione delle N1i1 amperspire primarie.
La formazione di questo campo H nel ferro (in prossimità dell’avvolgimento primario) determina,
come è ovvio, la creazione di un campo di induzione magnetica B, e quindi di un flusso φ=B*S , dove
S è la sezione retta del circuito magnetico. Tale flusso variabile nel tempo (essendo i,h,b, variabili
nel tempo), si richiude attraverso il circuito magnetico, e quindi va a concatenarsi con le N1 ed N2
spire dei due avvolgimenti ivi avvolti.
Sugli avvolgimenti che si concatenano con questo flusso ϕ nasce una f.e.m. indotta, che è espressa
dalla LEGGE DI FARADAY-NEUMANN.
Dobbiamo precisare che il flusso all’interno del nucleo ferromagnetico può essere:
▪flusso utile, si concatena con i due avvolgimenti e prende parte alla funzione del trasformatore
▪flusso disperso, si concatena con UNO SOLO dei due avvolgimenti.
CASO CIRCUITO APERTO
Applichiamo la legge di Ohm ai due avvolgimenti: questa ci
dice che «LA SOMMATORIA DELLE TENSIONI IMPRESSE
(APPLICATE) È UGUALE ALLA SOMMATORIA DELLE CADUTE DI
TENSIONE» .
Nell’avvolgimento primario la caduta di tensione è pari a R1i1,
mentre la somma delle tensioni impresse avrà come termini
la tensione ai morsetti v1 e la f.e.m. e1 di cui è sede lo stesso
avvolgimento.
La legge di Ohm al primario (a regime!) assume quindi la forma seguente:

dove la R1 è la resistenza dell’avvolgimento primario. Applichiamo la medesima legge, dapprima,


per il secondario considerato APERTO:

Ai morsetti del secondario potremo, così, andare a rilevare l’esistenza di una tensione v2 pari proprio
alla f.e.m. e2 (anch’essa variabile istante per istante), essendo i morsetti secondari aperti e quindi
non essendoci cadute di tensione. Se i morsetti di uscita dell’avvolgimento secondario li chiudiamo
su un carico, la f.e.m. e2 determina la circolazione di una corrente elettrica sia sul carico che sul
secondario medesimo. Nasce, quindi, una corrente i2 e delle amperspire N2i2: cioè, nasce una nuova
sollecitazione magnetica applicata allo stesso circuito magnetico, sul quale è applicata anche la
sollecitazione magnetica prodotta dall’avvolgimento primario.
La sollecitazione risultante è pari a n1i1+n2i2. La legge di Ohm al secondario chiuso su un carico sarà
adesso:

dove la R2 è la resistenza dell’avvolgimento secondario. Dunque, la tensione impressa al secondario,


cioè la e2, è pari alla somma della caduta di tensione sull’avvolgimento secondario R2i2 e della
caduta di tensione sul carico v2.
Scriviamo le 3 equazioni fondamentali del trasformatore:
v1+e1=R1i1
e2=i2R2+v2
n1i1+n2i2=0
TRASFORMATORE REALE
In questa configurazione avremo una corrente di magnetizzazione diversa da 0, questo porta a
modificare la nostra terza equazione avendo:
n1i1+n2i2=n1i0
Dove i0 è la corrente assorbita dal secondario a vuoto. Questo ci permette di capire che il campo
magnetico B dipende dalla corrente assorbita al secondario a vuoto, dalla somma delle amperspire.
Se disponiamo con un sistema a potenza prevalente, la tensione primaria V1 sarà fissa, come anche
B costante e ovviamente i0.
Essendo il sistema elettrico sinusoidale dobbiamo scrivere le 3 equazione fondamentali del Traf dal
punto di vista fasoriale:
V1+E1=I1Z1
E2=I2Z2+V2
N1I1+N2I2=N1IO
Dove indichiamo come Z l’impedenza presente al primario e al secondario (analizziamo dopo cosa
sia). Ci poniamo inizialmente nel vuoto, avendo le f.e.m pari a:

Da, come detto prima, sappiamo che nel trasformatore sono presenti due tipi flusso per cui
possiamo scrivere
f1=futile+fσ1
f2=futile+fσ2
Indichiamo il flusso utile tramite un coefficiente che chiameremo induttanza di dispersione Lσ per
cui potremo scrivere le seguenti relazioni

Andiamo a sostituire questa relazione all’interno del flusso totale


f1=fut+Lσ1I1
f2=fut+Lσ2I2
Dopo di ciò riscriviamo la f.e.m. del primario e secondario (da fare su one note)
Prima di poter rappresentare il tutto circuitamene parliamo del:
֍RAPPORTO SPIRE
Il rapporto tra il valore efficace di E1 e il valore efficace di E2 è pari al rapporto tra le spire primarie
e quelle secondarie. Tale rapporto viene detto rapporto spire del trasformatore ed è un parametro
noto al costruttore.

Tenuto conto dell’effetto trasformatorico, si ha:

Pertanto:

֍RAPPORTO DI TRASFORMAZIONE NOMINALE


Il rapporto di trasformazione nominale è così definito:

Il rapporto di trasformazione nominale non è un numero ma è il rapporto tra due numeri che
rappresentano i valori efficaci delle due tensioni nominali, con le relative unità di misura.

DATI DI TARGA DEL TRASFORMATORE


1. Rapporto di trasformazione nominale V1n/V2n con range di regolazione
2. Potenza nominale An
3. Frequenza nominale fn
4. Tipo di collegamento e gruppo
5. Tensione di cortocircuito Vcc%
6. Perdite in cortocircuito nominali Pccn
7. Corrente a vuoto in percento della nominale Io%
8. Perdite a vuoto Po
9. Tipo di servizio: continuativo, intermittente, di durata limitata
10. Marcatura dei terminali esterni
11. Marcatura CE attestante la conformità alle norme
12. Nome del costruttore
13. Numero di matricola e anno di fabbricazione.
Alcuni dati non vengono forniti nella targa ma sono ricavabili a partire da questi:
•CORRENTI NOMINALI
Le correnti nominali possono essere calcolate a partire dalla potenza apparente nominale e dalle
tensioni nominali

•FATTORE DI POTENZA DI CORTOCIRCUITO


Il fattore di potenza di cortocircuito può essere calcolato a partire dalle perdite in cortocircuito
nominali e dalla tensione di cortocircuito:

•FATTORE DI POTENZA A VUOTO


Il fattore di potenza a vuoto può essere calcolato a partire dalle perdite a vuoto e dalla corrente a
vuoto

LE FORMULE SONO VALIDE PER TRAF. TRIFASE


POTENZA NOMINALE
La potenza nominale di un trasformatore è la quantità massima di potenza apparente (in
voltampere, VA) che il trasformatore è progettato per trasferire tra il circuito primario e il
secondario senza superare i limiti di temperatura e di tensione specificati dal costruttore. Questa
potenza rappresenta la capacità del trasformatore di gestire il carico sotto condizioni normali di
funzionamento.
CARATTERISTICHE COSTRUTTIVE DEL TRASFORMATORE
IL TRASFORMATORE
● è una macchina statica, in quanto non ha organi in movimento;
● funziona SOLO in corrente alternata (il principio di funzionamento è basato sulla creazione
di un flusso variabile nel tempo);
● funziona secondo le leggi dell’elettromagnetismo;
● è costituito da 3 parti: un circuito magnetico (NUCLEO FERROMAGNETICO), due (o più)
circuiti elettrici, un insieme di parti isolanti.
La corrente alternata che circola sull’avvolgimento primario sviluppa delle ampèrespire che
sollecitano il circuito magnetico della macchina imponendo una conseguente intensità di
campo magnetico. Si sviluppa quindi un flusso di induzione magnetica che “circola” lungo il
circuito magnetico che si concatena con l’avvolgimento secondario che insiste sullo stesso
circuito magnetico. Poiché tale flusso è variabile nel tempo si produrrà una fem indotta e , se
il secondario è chiuso su un carico, circolerà corrente quindi si avrà trasferimento di potenza
dal primario al secondario.
I nuclei dei trasformatori monofase possono essere:
▪Nucleo a colonne per trasformatori monofase, metà
delle spire di alta tensione e metà di quelle a bassa
tensione sono avvolte attorno a ciascuna delle due
colonne. Il flusso prodotto dagli avvolgimenti percorre tutti
i tratti del nucleo.
▪Nucleo a mantello per
trasformatori monofase (struttura corazzata)
Tutte le spire sono avvolte attorno alla colonna centrale. Il
flusso prodotto dagli avvolgimenti percorre la colonna centrale.
I gioghi e le fiancate sono percorsi da un flusso pari a ø/2. Per
avere lo stesso valore di induzione magnetica B=ø/S in tutti i
tratti del nucleo, la sezione dei gioghi e delle fiancate deve
essere la metà di quella della colonna centrale.

▪Nucleo a tre colonne per trasformatori trifase (a flussi


vincolati),su ogni colonna vengono montati
l’avvolgimento di bassa tensione e quello di alta tensione
di una fase. Se le tensioni di alimentazione costituiscono
una terna simmetrica, anche i flussi magnetici nelle
colonne prodotti da ciascuna fase formano una terna
simmetrica: sono variabili sinusoidalmente nel tempo,
hanno lo stesso valore massimo e sono sfasati tra loro di
120°.

▪Nucleo a cinque colonne per trasformatori trifase (o a flussi liberi).


Utilizzato per elevate potenze al fine di ridurre l’altezza dei gioghi e quindi l’altezza dell’intero
trasformatore. In questo modo, una parte dei flussi prodotti da ciascuna fase si richiude anche
attraverso le due colonne laterali. Ha il vantaggio di avere un flusso nei gioghi pari a ø/2 e quindi, a
parità di induzione, una sezione dei gioghi uguale a S/2,il che si traduce in una riduzione dell’altezza del
giogo e dell’intero trasformatore, vantaggio rilevante per le macchine di rilevante altezza.

Per diminuire gli effetti delle correnti parassite occorre aumentare la resistenza dei possibili
percorsi che le correnti indotte trovano all’interno nel conduttore investito da flusso
magnetico variabile nel tempo: suddividendo il nucleo massiccio in tante lamiere sottili,
parallele alle linee di flusso. Ragion per cui il nucleo ferromagnetico sono ottenuti
sovrapponendo vari strati di lamierini. La loro disposizione è diversa a seconda che si utilizzino:
-lamierini ordinari (materiale isotropo);
-lamierini a cristalli orientati (materiale anisotropo).
I lamierini sono realizzati in silicio, materiale che permette di diminuire le perdite per isteresi
poiché riduce l’ampiezza del ciclo di isteresi del materiale, e le perdite per correnti parassite.
Lo svantaggio è che il silicio rende il materiale molto fragile. Pertanto, la percentuale di silicio
è limitata a un massimo del 5% per i trasformatori e a percentuali inferiori nelle macchine
rotanti.
I lamierini a cristalli orientati presentano un elevata permeabilità magnetica e aumenta
anche il valore massimo di induzione magnetica B che si può ottenere. Sono ottenuti da
lamiere di alcuni millimetri di ferro silicio al 3% laminate a caldo, le quali vengono
successivamente laminate a freddo e sottoposte, tra una laminazione e l’altra, ad opportuni
trattamenti termici, fino a ottenere lamiere di spessore di circa 0,35 mm. I cristalli del materiale
si “organizzano” in modo da presentare proprietà magnetiche decisamente migliori, se
soggetti a flussi nella direzione della cristallizzazione. I lamierini nella maggior parte dei casi
sono in ferro-silicio.

Nel caso in cui si utilizzino lamierini ordinari (materiale isotropo), si possono avere:
֍I GIUNTI AFFACCIATI si ottengono serrando tra loro due pacchi di lamierini distinti separati
da uno strato isolante:
● facilità di montaggio;
● serraggio più difficoltoso (necessitano di tiranti e legature);
● maggiore riluttanza: traferro equivalente di circa 0,1 mm per ciascun giunto.
֍I GIUNTI INTERCALATI si ottengono alternando vari strati di lamierini:
● difficoltà e tempi maggiori nel montaggio;
● buona compattezza (attrito tra i lamierini): struttura meccanicamente robusta;
● minore riluttanza: traferro equivalente di circa 0,03 mm per ciascun giunto.
Nel caso in cui si utilizzino lamierini a cristalli orientati (materiale anisotropo), sono da evitare
i gioghi a 90°, perché aumenterebbero le perdite nel ferro, avendo giunti affacciati a 45°.
COLONNE DEL NUCLEO ED AVVOLGIMENTI
Poiché anche le colonne sono ottenute tramite sovrapposizione di lamierini, si cerca di
approssimare una circonferenza attraverso una struttura a gradini.
Per trasformatori di piccola potenza (fino a qualche KVA) la forma delle colonne è quadrata o
rettangolare: i conduttori vengono avvolti attorno alle colonne, con l’interposizione di uno
strato isolante, e le bobine hanno la stessa forma delle colonne del nucleo. In questo modo, a
parità di superficie, la lunghezza di ogni spira è la minima possibile, quindi, risulta minima la
resistenza ohmica dell’avvolgimento.
Per trasformatori di potenza più elevata gli avvolgimenti sono di forma circolare. Ciò assicura
una migliore resistenza agli sforzi elettrodinamici, riduce i costi di costruzione e semplifica i
problemi di isolamento.
Per elevate dimensioni delle colonne e dei gioghi, la costruzione del nucleo deve prevedere la
presenza di canali di raffreddamento per la circolazione del fluido refrigerante, distanziando
opportunamente i pacchi di lamierini.
La disposizione degli avvolgimenti BT e AT attorno alle colonne del nucleo è determinata da
vari fattori:
[Link] magnetico tra primario e secondario, i due avvolgimenti BT e AT di una
stessa fase vengono disposti su una stessa colonna a posizione reciproca degli avvolgimenti
deve determinare il massimo concatenamento fra di essi per limitare il più possibile il flusso
magnetico disperso.
2. necessità di isolamento tra avvolgimenti e nucleo magnetico e tra avvolgimento primario e
secondario
[Link]à di raffreddamento, nei trasformatori di elevata potenza, occorrono canali di
raffreddamento verticali, paralleli alla colonna, per consentire la circolazione del fluido
refrigerante che permette di smaltire il calore prodotto dalle perdite nel nucleo e nei
conduttori, in modo da contenere la temperatura entro livelli che non compromettano la
tenuta degli isolanti.
Esistono tre tipi di disposizione degli avvolgimenti:
▪AVVOLGIMENTO CONCENTRICO:
È la tipologia di avvolgimento più diffusa poiché permette
•facilità di isolamento (con tubi isolanti);
•facilità di circolazione del fluido refrigerante (con canali verticali);
•semplicità di costruzione
Ciascun avvolgimento occupa tutta la lunghezza della colonna; l’avvolgimento BT è vicino al
nucleo, quello AT è esterno, riducendo così l’isolamento necessario. Presenta una maggiore
sopportazione degli sforzi elettrodinamici a seguito di corto circuito. Di contro, risulta più
difficile l’accesso agli avvolgimenti in caso di necessità (manutenzione).

▪AVVOLGIMENTO DOPPIO CONCENTRICO:


L’avvolgimento BT è diviso in due metà, una disposta vicino al nucleo e l’altra all’esterno. Sono
necessari due strati di isolante tra gli avvolgimenti, al posto di uno solo del caso concentrico
semplice. Il raffreddamento è realizzato tramite canali. Il flusso disperso è minore rispetto a
quello che si ha con avvolgimento concentrico semplice.
▪AVVOLGIMENTO A BOBINE ALTERNATE
Nell’avvolgimento alternato, gli avvolgimenti BT e AT sono suddivisi in un certo numero di
bobine, disposte attorno alle colonne, isolate tra loro e verso il nucleo. necessita di più strati
di isolante tra gli avvolgimenti.
Il raffreddamento è più difficoltoso, i canali devono avere sezioni maggiori.

SISTEMI DI RAFFREDDAMENTO
I trasformatori, durante il loro funzionamento, danno luogo a perdite di potenza che si
trasformano in calore, producendo un innalzamento della temperatura della macchina. In
sede di progetto e di costruzione si devono prevedere dei sistemi di raffreddamento in grado di
asportare il calore prodotto, evitando che la temperatura superi il valore ammissibile, legato
alla classe di isolamento della macchina.
possiamo distinguere i trasformatori in:
-a secco , in cui fluido refrigerante è l’aria ;
-immersi in liquido isolante , le cui parti attive (nucleo e avvolgimenti) sono immerse in liquido
isolante (es. olio minerale), contenuto in un cassone e avente la duplice funzione di isolante e
fluido refrigerante. In questo caso, vi è la circolazione del liquido isolante all’interno del
cassone e di un altro fluido refrigerante (aria o acqua) all’esterno.
Al di sopra di un certo livello di potenza (decine di MVA) i trasformatori sono realizzabili solo
con la tecnologia immersa in olio (o altro liquido isolante). Per potenze di qualche MVA, c’è la
possibilità di scegliere tra trasformatori in olio e trasformatori a secco.

֍TRASFORMATORI IN RESINA:
Il trasformatore in resina è tipo di trasformatore a secco, ossia una macchina che non ha le
parti attive immerse in un liquido isolante. Offre una manutenzione praticamente nulla e il
minor impatto ambientale, in quanto sono ridotti al minimo i rischi di incendio e di
inquinamento. L’avvolgimento è realizzato in nastro di alluminio perché il suo coefficiente di
dilatazione termica è molto simile a quello della resina, per cui, al variare della temperatura
della macchina, le tensioni meccaniche che si generano sono molto limitate.

֍TRASFORMATORI IN OLIO
Hanno il nucleo immerso in olio isolante minerale e posto all’interno di un cassone metallico.
L’olio serve a garantire l’isolamento e a migliorare la trasmissione del calore verso l’ambiente
esterno, calore prodotto dalle perdite interne del trasformatore (sia negli avvolgimenti che nel
nucleo di materiale ferromagnetico).
Per compensare i problemi legati all’umidità dell’olio che ne degrada le caratteristiche isolanti
le variazioni del volume dell’olio, determinate dai cicli di riscaldamento e raffreddamento,
evitando inammissibili sollecitazioni al cassone, e in base alla potenza vi possono essere le
seguenti soluzioni:
▪Trasformatore ermetico a riempimento integrale, la cassa di un trasformatore di questo
tipo è in grado di dilatarsi e contrarsi (entro certi limiti) per limitare gli effetti degli aumenti di
pressione. La sigillatura del cassone ermetico non consente che le parti attive e l’olio isolante
del trasformatore entrino in contatto con l’ambiente esterno, prolungando la durata del
trasformatore e riducendone la manutenzione. Questi trasformatori sono dotati di un relè
detto DGT2 (Detector of Gas, Pressure, Temperature 2 thresholds) o RIS (Rilevatore Integrato
di Sicurezza) che permette di segnalare guasti dovuti alla presenza di gas (prodotti da scariche
in olio), a un eccesso di pressione o a un eccesso di temperatura.

▪Trasformatore con conservatore dell’olio, per potenze superiori a 5 MVA, i trasformatori


necessitano di una cassa con radiatori in lamiera stampata e laminata a freddo, che non è in
grado di dilatarsi e contrarsi. È necessario dotare il trasformatore di un conservatore, che funge
da vano di espansione per l’olio quando gli avvolgimenti si surriscaldano e che solitamente è
dotato di dispositivo per il riempimento ,di un indicatore di livello e di termometro che misura
la temperatura degli strati superiori dell’olio.

VARIE TIPOLOGIE DI RAFFREDAMENTO


A seconda del tipo di circolazione dei fluidi refrigeranti, si possono avere vari modi di
raffreddamento, identificati con le opportune sigle:
-AN (Air Natural): trasformatori a secco (in aria o in resina) con circolazione naturale dell’aria,
attraverso moti convettivi naturali (potenze fino a qualche MVA);
-AF (Air Forced): la circolazione dell’aria avviene tramite ventole, che aumentano l’efficacia del
raffreddamento (in caso di guasto al sistema di raffreddamento, si ha però un rapido
surriscaldamento della macchina);
-AFWF: trasformatori in aria o in resina raffreddati con una combinazione di aria forzata e
acqua forzata (potenze fino a 15 MVA, in aria, e 25 MVA, in resina).
-ONAN (Oil Natural Air Natural) , la circolazione dell’olio all’interno del cassone e dell’aria
all’esterno avvengono per moti convettivi naturali dei due fluidi. Occorre che la superficie di
scambio termico (superficie del cassone) sia piuttosto estesa: si ottiene costruendo il cassone
con fasci tubieri esterni (radiatori) per il passaggio dell’olio (potenze fino a decine di MVA);
-ONAF (Oil Natural Air Forced) : la circolazione dell’aria esterna è attivata tramite ventole
(aerotermi).
-OFAF (Oil Forced Air Forced) e ODAF: la circolazione dell’olio all’interno del cassone avviene
tramite pompe, quella dell’aria all’esterno tramite ventole. All’esterno del cassone sono
presenti dei veri e propri scambiatori di calore olio aria (per trasformatori di elevata potenza,
centinaia di MVA);
-OFWF (Oil Forced Water Forced) e ODWF : è il metodo di raffreddamento più energico,
utilizzato generalmente (ma non solo) per trasformatori di elevata potenza.
Sono presenti scambiatori di calore olio-acqua e la circolazione dei due fluidi è attivata
mediante pompe.
Rele Buchholz
Il relè Buchhollz è utilizzato nei trasformatori con raffreddamento naturale in olio con potenza
superiore a 400 kVA e viene inserito nel punto di raccordo tra il cassone del trasformatore e il
conservatore dell’olio. Il funzionamento è determinato a partire dal galleggiante dove
-In caso di guasto lieve produce delle bolle che arrivano nella camera del relé e si depositano
nella parte superiore. La sacca di gas che si crea fa abbassare il galleggiante superiore, il quale
chiude un contatto e attiva una segnalazione di allarme.
-In caso di guasto grave determina uno sviluppo tumultuoso di gas, il quale investe il
galleggiante inferiore che, abbassandosi, chiude un contatto e fa sganciare l'interruttore che
alimenta il trasformatore.
GALLEGGIANTI
PROVE DEL TRASFORMATORE
Inizialmente è fondamentale capire A COSA SERVE UNA PROVA SU UNA MACCHINA
ELETTRICA?
Una prova permette di verificare se sono soddisfatti i requisiti preposti.
Differente è la diagnosi o cosiddetto collaudo che rappresenta il processo finalizzato a
riconoscimento dello stato di funzionamento, in cui saranno effettuate molte misure.
Indichiamo come misura il rapporto tra le ampiezze della grandezza sulla grandezza
omogenea di riferimento.
Adesso iniziamo a parlare delle prove effettuate nel trasformatore.

PROVA A VUOTO
La prova a vuoto determina la condizione di funzionamento del traf. quando i morsetti del
secondario sono aperti (nessun collegamento ad un carico) e alimentiamo il primario con una
tensione nominale. Dalla prova a vuoto potremo ricavare misure:
-la corrente assorbita dal trasformatore in condizioni di funzionamento a vuoto;
-il rapporto di trasformazione nominale della macchina;
-la potenza assorbita dal trasformatore in condizioni di funzionamento a vuoto costituita da
due termini le perdite nel ferro e le perdite addizionali nel ferro.
- i parametri trasversali Ro e Xμ, ossia l’impedenza trasversale o Z dello schema equivalente
del trasformatore.
L’alimentazione del primario può essere fatta solamente con la tensione nominale (tenuta
costante nel mentre viene effettuata la prova) , poiché una tensione più alta di quella
nominale danneggerebbe la macchina.
Il trasformatore durante la prova non può essere alimentato direttamente dalla rete poiché è
richiesta una tensione costante.
Per effettuare la prova dovremo dotarci di strumenti di controllo, vediamo che strumenti
dobbiamo utilizzare.
-Inizialmente inseriamo due voltmetri ad assorbimento di corrente nullo poi di cui uno al
primario e l’altro al secondario. Essi consentono di ricavare il rapporto di trasformazione
nominale effettivo
-Dopo è necessario inserire tre amperometri sulle fasi del trasformatore (sistema di corrente
diverso sulle tre fasi),la corrente sarà prevalentemente di magnetizzazione
-infine sono presenti due wattmetri per determinare la potenza Po assorbita dal
trasformatore in queste condizioni.
Tramite le misure con questi strumenti possiamo ricavare:
-il valore della corrente a vuoto Io come un valore molto prossimo a tale componente diretto,
allora il fattore di potenza risulterà pari a:

-la potenza apparente assorbita a vuoto

-la potenza reattiva

Per il ramo trasversale ricaviamo i seguenti parametri (da cambiare)


PROVA IN CORTOCIRCUITO
Nella prova di cortocircuito poniamo i morsetti del secondario in cortocircuito e alimentiamo
il primario con una tensione inferiore a quella nominale tale da far scorrere al secondario una
corrente nominale, questa tensione è detta TENSIONE DI CORTOCIRCUITO Vcc che va dal 4-
5% o al 10-13%. Gli strumenti necessari in questa prova saranno un voltmetro solo al primario
poiché il secondario è a V=0, un amperometro (con resistenza interna bassa) che misurerà la
cosiddetta corrente di cortocircuito Icc che si presenta al secondario per via della Vcc
applicata al primario e due wattmetri collegati nel primario per ricavare la Pcc.

Da questi strumenti possiamo ricavare dei parametri importanti tra i quali:


-la potenza apparente di cortocircuito

-la potenza reattiva

-il fattore di potenza di cortocircuito

Nel ramo trasversale avremo i seguenti parametri

La PCC, ricavata durante tale prova, è pari alla potenza impegnata in tutto il trasformatore (cioè
nei due avvolgimenti e nel ferro del circuito magnetico): ma poiché, in cortocircuito non c’è
alcun carico che utilizza potenza, allora, come è ovvio, in detta prova tutta la potenza assorbita
è anche potenza perduta (nel rame dei due avvolgimenti e nel ferro!).
In regime sinusoidale il rame trasversale è trascurabile. Non si può estrapolare interamente la
reattanza del ramo trasversale ma solo quella complessiva.
RENDIMENTO DEL TRASFORMATORE
Per poter parlare del rendimento del traf, introduciamo inizialmente il concetto di rendimento
delle macchine elettriche. COME DEFINIAMO IL RENDIMENTO DI UNA MAC. ELETTRICA?
Il rendimento di una macchina elettrico è definito come il rapporto tra la potenza in uscita sulla
potenza in ingresso

Anche se ci rendiamo conto che questo metodo è utile solamente se la macchina non è mai
utilizzata. Nelle macchine elettriche statica, la potenza in uscita differisce di poco da in
ingresso potendo considerarle quasi uguale e un rendimento quasi uguale a 1.
Viene utilizzato il rendimento un metodo detto indiretto che si basa sulla misura di una delle
sole due potenze e poi a seguito valutare le perdite complessivo.
Misuro la potenza in uscita Pu, mentre quella in ingresso la ricavo indirettamente dalla perdita
complessiva, data da

IL RENDIMENTO SARA’ PARI A:

In modo inverso posso partire da Pi e trovare il rendimento

I due rendimenti sono equivalenti.


Dopo queste definizioni possiamo passare al rendimento del traf, vedendo quali sono le
perdite da cui esso è caratterizzato.
Le perdite presenti nel trasformatore sono:
-le perdite nel ferro ricavate tramite la prova a vuoto
-le perdite nel rame ricavate dalla prova in c.c.
Dalla somma dei due ottengo le perdite complessive.
Dobbiamo ricordarci che associamo la potenza assorbite il funzionamento a vuoto alle sole
perdite nel ferro e la potenza assorbita durante il funzionamento in cc alle sole perdite del
rame.
Durante il suo funzionamento, bisogna considerare (come già citato in precedenza), oltre alle
“classiche” perdite nel ferro e nel rame, le cosiddette perdite addizionali, formate da due
contributi di potenza persa analoghi alle precedenti:
Analizziamo i due termini
•Perdite addizionali nel ferro, Il flusso disperso di un trasformatore, oltre a richiudersi in aria,
si richiude sul “ferro non utile” della macchina, costituito, ad esempio, dalla carcassa, dai
sistemi di serraggio metallici, . Dato che, visto che tale flusso disperso, almeno in parte, fluisce
in un circuito magnetico che non è quello principale (o “utile”), ed essendo comunque un
flusso magnetico variabile nel tempo che investe delle parti in ferro della macchina, allora si
inducono delle f.e.m. indotte e quindi delle correnti indotte che determinano sia delle perdite
per correnti parassite, sia delle perdite per isteresi.

•Perdite addizionali nel rame, le correnti indotte, circolando sulla sezione retta dei conduttori
e non lungo l’asse (longitudinale) degli avvolgimenti, non sono utili al funzionamento del
trasformatore: in più, richiudendosi nella massa metallica del rame dei conduttori,
determinano anch’esse delle perdite per effetto Joule nel rame.

Esplicitiamo, ad esempio, la relazione (69) nella quale si ipotizza di avere misurato la potenza
Pu in uscita al trasformatore: essa, come è ovvio, risulta esprimibile come Pu=A2cosϕ, dove
A2 è la potenza apparente al secondario del trasformatore e cosϕ è il fattore di potenza del
carico. Sicché, la (69) può così essere riscritta:

Indichiamo il rapporto A2/An come fattore di carico kc e quindi

Le perdite nel rame, in una qualsiasi condizione di carico sono pari a ΔP Cu=3RCCI2, mentre
nella particolare condizione di cortocircuito esse diventano ΔP CC=3RCCIn2. Quindi,
rapportando tali perdite otteniamo:

e considerando come perdite nel ferro la potenza Po assorbita durante la prova a vuoto, allora
il rendimento convenzionale a vuoto si può esprimere come:

Il rendimento si misura in percentuale


TRANSITORI D’INSERZIONE DI UN TRASFORMATORE A VUOTO
Indichiamo come a vuoto il fatto che i morsetti secondari del traf sono aperti.
È nostro compito capire cosa succede quando applichiamo repentinamente una tensione
sinusoidale ai morsetti dell’avvolgimento primario quando il suo corrispondente avvolgimento
secondario è aperto.

Per poter capire tutto ciò consideriamo un trasformatore monofase in cui si trascurano le
perdite ed il flusso disperso primario. Chiudo il tasto e applichiamo la legge di Ohm al primario

Siccome la R è molto piccolo avremo:

Se vogliamo determinare il flusso utile, il quale, essendo quello nelle condizioni di


funzionamento a vuoto, è prodotto soltanto dalle amperspire primarie, allora
dobbiamo integrare la precedente espressione:

Avendo alla fine

Dove f(0)=0 perché per via dei tipici cicli di isteresi dei trasformatori che comunque hanno
magnetizzazione residua molto piccola, quindi:

Dopo mezzo periodo abbiamo che


Se f(0) non era zero andavamo ancora più avanti quindi ho un extra corrente di chiusura che
piuò essere 20-30 volte la corrente di magnetizzazione, che è certamente più alta della
corrente nominale della macchina. Ma nella fase di accensione gli interruttori non devono
aprire; quindi, bisogna mettere opportuni interruttori (è un po’ la stessa cosa che avviene
all'avvio dei motori.
Supponiamo di essere in media tensione e che il traf sia in media tensione è che questa sia
l’unica linea, la situazione è questa:

Abbiamo un interruttore a monte, quello sul trasformatore difende il trasformatore, ma quello


a monte difende tutta la linea.
Non posso mettere tanti trasformatori in parallelo tutto insieme perché se li accendo tutti
assieme questi tutti assieme si tirano quel picco di corrente di magnetizzazione e mi scatta
l'interruttore a monte, perchè tutte queste extracorrenti si sommano. La norma, infatti, sui
paralleli dei trasformatori prevede la taglia massima ed il numero massimo di trasformatori
che possono essere messi senza avere un circuito di temporizzazione per cui non si attacchino
tutti e 6 contemporaneamente.

TRANSITORIO DI UN TRASFORMATORE A CARICO

Ipotizziamo che ad un certo punto, mentre sta funzionando a carico, di colpo abbiamo un
cortocircuito, a questo punto il modello matematico diventa il seguente
E’ come se di colpo ci fosse una Rtot e una Xtot cioè una Ztot impedenza di cortocircuito. La
corrente di cortocircuito che verrà fuori sarà:

A questo punto abbiamo due problemi, da un lato potrebbe scattare l'interruttore in cabina
secondaria, ma dall'altro lato potrebbe scattare l'interruttore della cabina primaria.
L'interruttore della cabina secondaria deve aprire con una certa sensibilità, però dipende
anche da cosa abbiamo a valle del trasformatore, perché devo essere certo che mi apre prima
l'interruttore della secondaria, altrimenti disalimento altre cabine.
Se non interrompono il circuito si bruciano o i cavi o il trasformatore, è più probabile che si
brucino prima i cavi, perché hanno una massa minore.
TRASFORMATORE TRIFASE
Prima di dover parlare del trasformatore trifase, è importante introdurre una tipologia di
struttura del trasformatore monofase già introdotta e una nuova.
STRUTTURA A DUE COLONNE
In ogni colonna è avvolto sia i semi avvolgimento primario che il
semi-avvolgimento secondario.
Ma il trasformatore monofase, può essere realizzato anche con
una colonna centrale sulla quale vengono interamente avvolti
sia l’avvolgimento primario che il secondario e che si richiude,
attraverso i gioghi, su due “pseudo-colonne” laterali, che sono
in realtà dei veri e propri gioghi.
Il trasformatore avente una struttura siffatta, come già
visto, prende il nome di “trasformatore corazzato.
Questa soluzione costruttiva, comporta un maggiore
quantità di ferro impiegato risultando molto
costoso,inoltre è molto resistente agli urti durante il
trasporto, prima della sua collocazione, più resistente
agli sforzi elettrodinamici che si possono creare, a
seguito di un cortocircuito, ad esempio, tra
l’avvolgimento primario ed il secondario.

Il trasformatore trifase viene realizzato con una struttura a tre colonne


Nella colonna di sinistra (in verde) si troverà avvolta la
sezione di avvolgimento primario e la sezione di
avvolgimento secondario della fase R, stessa cosa
avverrà nelle altre due colonne.
Per via di questa soluzione costruttiva, cambia la
simmetria del circuito magnetico, cioè le tre riluttanze
corrispondenti alle tre fasi, non sono più uguali tra di loro,
essendo diverse le lunghezze medie dei circuiti magnetici
stessi. Dato che la lunghezza media in S è minore rispetto
a quella tra R e t, la riluttanza di S essendo R=lm*fc sarà minore di quella di R e T,per ottenere
la stessa magnetizzazione sono necessari diversi valori di amperspire sulle tre fasi.
La soluzione della struttura “a tre gambe”, quindi, ha sì i vantaggi di poter essere più facilmente
trasportata e collocata, ma, di contro, presenta l’inconveniente di esercizio prima visto.
Inoltre, tale dissimmetria magnetica è ulteriormente aggravata qualora un circuito di questo
genere desse luogo ad un COMPONENTE OMOPOLARE DI FLUSSO, questo, per forza di cose,
deve richiudersi in aria , in quanto a differenza del componente diretto (o inverso) non si ha
l’annullamento dei flussi al nodi. Ma se tale flusso omopolare si richiude in aria, allora incontra
un circuito magnetico con riluttanza profondamente diversa (molto più grande !!), rispetto a
quella incontrata dal flusso diretto ed inverso.
Possiamo per cui utilizzare anche un’altra
tipologia di struttura. Questa è “struttura a 5
gambe” (Fig.36): essa è costituita, oltre che
dalle tre colonne centrali, anche da altre
due pseudo colonne laterali, che in realtà
fungono da gioghi.

Il trasformatore a 5 gambe (Fig.36) è detto trasformatore


a flussi liberi, mentre quello a 3 gambe (Fig.35) è detto
trasformatore a flussi vincolati. I “flussi liberi o vincolati”,
a cui si fa riferimento nella definizione ora vista, sono gli
eventuali flussi omopolari (cioè, quelli prodotti
dall’eventuale componente omopolare della corrente). Si
sottolinei che molto frequentemente, nei trasformatori, il
flusso omopolare nasce non a causa della prima armonica,
ma a causa della TERZA ARMONICA.
Nella struttura “a cinque gambe” si parla di «flussi liberi »
in quanto l’eventuale flusso omopolare ha la possibilità di
richiudersi nelle due gambe laterali!.
La presenza del flusso omopolare nella struttura a 5 gambe viene colmata dal fatto che esso
si chiude attraverso le due gambe laterali cioè attraverso circuiti magnetici interamente in
ferro, in cui la riluttanza è bassa.
Il circuito magnetico relativo ad un eventuale flusso omopolare:
-nel trasformatore a flussi liberi è a bassa riluttanza
-nel trasformatore a flussi vincolati è ad elevata riluttanza.

SCHEMI DI COLLEGAMENTO DEGLI AVVOLGIMENTI E GRUPPI DEI


TRASFORMATORI TRIFASE
Se il trasformatore è trifase ( vedi nota appresso) sulla targa della macchina, oltre ad alcuni dei
principali valori nominali, sono indicati alcuni simboli che definiscono modalità di
collegamento degli avvolgimenti primari e secondari.
Si definisce gruppo di appartenenza del trasformatore un parametro che indica lo sfasamento
che si viene a creare tra (terne di) tensioni primarie e secondarie, si ottiene dividendo per 30
l’angolo di sfasamento che si ha fra la terna delle tensioni primarie e la terna delle tensioni
secondarie o detto anche l’angolo di cui bisogna far ruotare in senso antiorario la terna delle
tensioni secondarie per sovrapporla alla terna delle tensioni primarie.
Essendo che lo sfasamento fra le due terne di tensione può essere solo un multiplo di 30° ,
allora è evidente che possono esistere 12 diversi valori di spostamento angolare da gruppo 0
a gruppo 11 , ciascuno dei quali varia di 30° rispetto all’altro.
In particolare, considerando lo spostamento angolare della bassa, rispetto all’alta tensione, i
ritardi possibili sono: 0°, 30°, 60°, 90°, 120°, 150°, 180°, 210°, 240°, 270°, 300°, 330°, 360°.
Le NORME CEI, inoltre, attribuiscono simboli e lettere per identificare i vari tipi di
collegamento; in particolare si indicano con le “lettere maiuscole” gli avvolgimenti primari
(AT), mentre con le “lettere minuscole” gli avvolgimenti secondari (bt).
Adesso passiamo ad analizzare i vari gruppi

[Link]-TRIANGOLO
Lo schema di Fig.43 rappresenta un collegamento triangolo-triangolo
appartenente al gruppo 0, la sigla identificativa che troveremo sulla targa
è D Dd0. Se indichiamo con out i morsetti terminali degli avvolgimenti di
bt, e in le entrate il collegamento Dd0 fa coincidere:
a’=b b’=c c’=a
Per verificare quale sia il gruppo di appartenenza, e dimostrare
sia effettivamente uno schema appartenente al gruppo zero,
procediamo tracciando inizialmente, la terna delle tensioni di alta e
diamo ad essa, convenzionalmente, la successione oraria nel piano di
Gauss; per cui tale terna la chiameremo d diretta.
Percorriamo l’avvolgimento secondario, partendo dal punto a fino ad
aout=bin, ci ritroviamo in un punto avente una d.d.p. rispetto al
precedente che risulta in fase con il tratto A-B del primario, ma non
avranno lo stesso valore.

Possiamo che VAB e Vab sono in fase. Passiamo a b


Da bin arriviamo bout=cin a cui corrisponde una d.d.p. V bc che è in fase con VBC, nello
stesso modo procediamo da cin a cout=ain, per cui Vca e VCA sono in fase. Otteniamo:

A questo punto, confrontiamo una tensione concatenata secondaria con la corrispondente


tensione concatenata primaria, osservando che hanno stessa direzione e verso,che vuol
dire che sono in fase tutto questo ci permette di concretizzare l’appartenenza al gruppo 0
poiché l’angolo di cui bisogna far ruotare in senso antiorario la terna delle tensioni
secondarie per sovrapporla a quella delle tensioni primario è pari a 0.
Adesso scambiamo i morsetti degli avvolgimenti secondari ottenendo:
a’=c b’=a c’=b
Procediamo adesso come prima per poter capire quale sia il
gruppo di appartenenza. tracciamo, inizialmente, la terna delle
tensioni di alta e diamo ad essa, convenzionalmente, la
successione oraria nel piano di Gauss; per cui tale terna la
chiameremo diretta.
Percorriamo l’avvolgimento da a’ ad a (ricordarsi che abbiamo
scambiato i morsetti) (a’=ingresso,a=uscita), per come detto
inizialmente a=b’ ci ritroviamo in un punto avente una d.d.p.
(Vab) che sarà in opposizione di fase con la d.d.p. che è presenti
nel primario (VAB).
Adesso passiamo a b’ procedendo fino a b=c’ a cui
corrisponderà una d.d.p. (Vbc) che sarà in opposizione di fase
con la d.d.p. del primario (VBC) arriveremo allo stesso risultato
partendo da c’ fino a c=a’ per cui rappresentiamo questo
procedimento:

A questo punto confrontiamo le tre terne di


tensioni mettendole una sopra l’altra notando
che l’angolo per cui bisogna far ruotare in
senso antiorario la terna delle tensioni
secondario per sovrapporla alla terna delle
tensioni primarie sarà 180.
Il gruppo sarà dato dal rapporto:
G= 180°/30°=6 PER UN ANGOLO DI 180° SARA’ UN GRUPPO 6
La configurazione appena studiata è la Dd6. Adesso passiamo ad un altro metodo di
collegamento degli avvolgimenti
2. COLLEGAMENTO STELLA-STELLA
Consideriamo adesso un secondo esempio di collegamento (AT/bt): STELLA-stella (Yy).
Osserviamo, innanzitutto, che i due centri stella o e o’ coincidono
rispettivamente con i punti A’=B’=C e con i punti a’=b’=c’.
Riportiamo la terna diretta delle tensioni concatenate primarie:

Considerando l’avvolgimento bt, partiamo dal punto a e ci spostiamo verso il basso nel punto
a’=o’ in cui è presente una d.d.p. (Vao) che risulta in fase con quella del primario (VAO).
Percorriamo l’avvolgimento e andiamo da b a b’=o’ per cui ritrovo una d.d.p. (V bo) in fase con
la d.d.p. del primario (VBO), passo da c a c’, dove è presente una d.d.p. (Vco) in fase con (VCO)

A questo punto confrontiamo le tre tensioni con quelle primarie e sovrapponendole notiamo
che l’angolo per cui deve ruotare la terna delle tensioni concatenate secondarie per essere in
fase con quella primario è 0, il gruppo corrispondente sarà il gruppo 0, la configurazione che
abbiamo visto adesso sarà la Yy0.
Invertendo i morsetti del secondario, andiamo a scambiare l’uscita con l’ingresso, ottenendo
tre tensioni Vao’, Vbo’, Vco’ che stavolta saranno sfasate di 180°, per cui dividendo per 30
otterrò 6, arriviamo alle conclusioni che l’angolo per cui devono ruotare la terna di tensioni
concatenate secondarie per sovrapporsi a quella primario è 180 e il gruppo sarà il 6, la
configurazione studiata sarà la Yy6. Qui sotto sono raffigurate tutte le operazioni svolte in q
questo caso:
3. CONFIGURAZIONE-TRIANGOLO STELLA Dyn

Dopo aver spiegato le tre possibile configurazione, nei fogli successivi (cartacei).
CADUTA DI TENSIONE AI CAPI DEL TRAF
Da un punto di vista pratico queste tensioni le posso
sostituire con un’impedenza del tipo resistenza e
reattanza induttiva. A questo punto se ho un'unica
tensione di rifasamento sul trasformatore ho una
caduta di tensione. Nel momento in cui chiudo il tasto
e passa da un 1 A, la caduta di tensione non è
1 * caduta di tensione sulla linea
Ma

È presenta un caduta di tensione sul traf poiché è


attraversato da corrente e abbassa la sua tensione di
tensione + eventualmente quella della linea.
Se il carico è delicato e vede che ci sono meno di 360 V
potrebbe accadere che stacchi oppure che per tensioni
elevate stacchi.
Può capitare la caduta di tensione del traf sia positiva piuttosto che negativa ottenendo un
incremento della tensione. Siccome Enel ha i software tarati solo su carichi normali, per
migliorare questa cosa fa uscire dal trasformatore non 400 ma 440, ma se io invece che
abbassare come i carichi normali alzo, ho troppa tensione e l’interruttore stacca.
La formula di questa caduta di tensione sul trasformatore è dato da

Devo sapere che quando un trasformatore passa da vuoto a carico la sua tensione cambia, e
può cambiare sia in salita che in discesa, ovvero può sia aumentare che diminuire
Il termine al quadrato è trascurabile

-Se l’angolo di carico(sfasamento) è (tra 0 e 90°) positivo la caduta di tensione sarà >0.
-Se è tra -90 e 0 il cos f>0 ma il sen f<0, quindi la caduta di tensione è negativa e significa che
la tensione aumenta.
Questa formula ci dice che se siamo in presenza di un carico attivo (carico che eroga e quindi
siamo in presenza di generazione) può accadere che la caduta di tensione sia positiva, questa
cosa accade quando ci sono condensatori o induttori, ad esempio questa cosa accade
quando ci sono banchi di rifasamento.
I banchi di rifasamento moderno hanno un controllo del carico e quindi si adattano al carico
Nel caso degli impianti fotovoltaici la situazione è più complessa perché la quantità di corrente
che mando dipende dal sole, quindi può capitare che certe volte gli interruttori staccano e
certe volte non staccano, dipende da quanto sole c'è.
PARALLELO EROGATORI DI CORRENTE

Se le due batterie non sono più uguali inizia a circolare corrente, ma questa corrente se ne va
ad infinito perché nel circuito non c'è resistenza, e se consideriamo quella dei cavi è
bassissima.

Il problema delle batterie in parallelo è proprio questo, devono avere la stessa tensione in
modo tale da non far circolare corrente, quindi devo far sì che queste due batterie siano tutte
nella stessa condizione. Ciò significa che io devo monitorarle, perché basta una differenza di
temperatura per far abbassare una delle due tensioni delle batterie.
Abbiamo quindi bisogno di un sistema elettronico che ci gestisca questi paralleli.
Se R1 è diversa da R2 a circuito aperto la corrente è nulla.
Adesso vediamo cosa succede nel caso di un circuito chiuso:

Se la R1=R2, ciascuna eroga:

Se invece R1 è diverso da R2. La batteria con la resistenza minore eroga più corrente e quindi
si scarica prima e si riscalda di più, e riscaldandosi i suoi parametri si possono alterare e a quel
punto alterando i parametri può accadere che le batterie non erogano più la stessa tensione.
Devo avere batterie in serie perché mi servono tensioni più alte.
Se ho tanti rami in parallelo devo far si che il ramo A sia uguale al ramo B.
Devo far attenzione a non far aumentare troppo la corrente perché ancora oggi le batterie
esplodono se ci passa troppa corrente, ed esplodono perché hanno gli elettroliti liquidi.
Perché due gruppi di trasformatore diversi in parallelo danno problemi
Il parallelo dei trasformatori deve esaminare tre cose
• differenza del rapporto di trasformazione: non si può fare nel 99% dei casi
• Può esserci parallelo tra due trasformatori che appartengono a gruppi diversi?
Assolutamente no
• Possono essere messi in parallelo trasformatore che hanno impedenze interne diverse? Si

Impedenze diverse può significare diversa resistenza e diversa reattanza e quindi cos fcc
diverso oppure stesso cos fcc e semplicemente dimensioni diverse.
TRASFORMAZIONE DI DISTRUBUZIONE
Inizialmente rivediamo un po’ di analisi

Se abbiamo funzione definita nel dominio A e insieme B detto codominio della funzione. Alcune
funzioni possono essere associate a funzioni elementari:
𝑥2 𝑥3 𝑥𝑁
sin(𝑥) = 𝑥 + + + ⋯ = +
2! 3! 𝑁!
Questa approssimazione di sen x permette un errore che inferiore a sen(x).
Un'altra espressione di funzione è realizzata tramite funzione goniometriche.
La serie di Fourier dice che delle funzioni f(x) possono essere espresse come:
+∞

𝜑(𝑥 ) = ∑ (𝑎𝑛 cos 𝑛𝑥 + 𝑏𝑛 sin 𝑛 𝑥)


𝑛=∅
Posso esprimere con Fourier una tipologia più ampia delle serie di potenza, l’importante che
sia periodica.
Se la funzione è più complessa possono apparire dei termini detti Armoniche, presenti nel
sistema elettrico. Supponiamo di aver in esame la tensione sinusoidale

Dove f è la fase. Se il sistema è in equilibro esiste determinati valori di f che sarà pari a pigreco
e ogni fase avrà un suo sfasamento.
Le accensioni introducono delle armoniche.
La tensione non è una funziona periodica, ragion per cui dobbiamo lavorare tramite la
trasformata, la fase pure possiamo dire che sarà realizzata
Le armoniche portano ad un riscaldamento che si presenta nella rete, tutto questo se
lavoriamo con resistenze non ci interessa molto quanto sono presenti, a differenza di luci
perché esse provocano oltre che riscaldamento anche distorsione cioè si intende che la luce
inizia a pulsare. Queste pulsazioni all’interno dei motori creano problemi, perché essendo la
velocità di rotazione del motore è legata alla frequenza di alimentazione, la presenza di
armoniche porterebbe una rotazione non perfetta del motore, inoltre provoca un
riscaldamento di essa portando ad un degrado dell’isolamento.
La funzione di cui abbiamo parlato potrà essere rappresentata graficamente in questo modo:
e da una funzione f(x) espressa come:
1 1 1
𝜑(𝑥 ) = ∑{𝑏𝑛 sin(𝑥 )} = sin 𝑤𝑡 − sin 3𝑤𝑡 + sin 5𝑤𝑡+⋯ … + sin 𝑛 𝑤𝑡
3 5 𝑛
Questa funzione contiene l’armonica fondamentale sin wt poi contiene la terza armonica che
ha un massimo pari a 1/3 di quella normale e una frequenza pari a 3 volte, questo significa che
quando la naturale fa un’oscillazione la terza deve fare 3 oscillazioni.
Supponiamo di sommare la fondamentale e la terza armonica, per cui porta ad una simil
configurazione ad un’onda quadra.
Proviamo a giocare sul sistema trifase:
Una distorsione di terza armonica introduce un fasore omopolare cioè una componente
omopolare quando tutti componenti (fasori delle tre fasi) sono in fase.
Se abbiamo una distorsione di terza armonica che porta ad un componente omopolare, che
porta uno spostamento del centro stella delle tensioni.
Torniamo adesso a parlare del trasformatore monofase o singola fase reale.

Supponiamo, adesso, di alimentare il trasformatore monofase a vuoto, iniettando una


corrente sinusoidale, cioè che il sistema così forte da dare nel tempo una corrente sinusoidale.
Inoltre, stabiliamo che la curva di isteresi del materiale sia questa:
Ci dobbiamo aspettare che iniettando una corrente sinusoidale otteniamo una f.e.m. distorta!
Divido il periodo in più istanti e riporto tutto nell’asse dei tempi.
Riportiamo sul piano cartesiano la “spezzata” (in blu) nel primo quadrante e l’andamento
sinusoidale del campo h(t) (in verde) nel quarto quadrante (Fig.133): vogliamo, in questo caso,
costruire graficamente innanzitutto l’andamento dell’induzione magnetica b(t) . consideriamo
gli istanti di tempo t0 e t4 corrispondenti ad un campo nullo, gli istanti t1 e t3 corrispondenti al
“ginocchio” della «caratteristica di magnetizzazione», ed infine l’istante t2 corrispondente al
valore massimo del campo.
Si osservi che l’andamento dell’induzione magnetica b(t):
-nell’intervallo di tempo tra t0 e t1, corrispondente al primo tratto lineare della «caratteristica
di magnetizzazione», è caratterizzato da un certo andamento sinusoidale;
-nell’intervallo di tempo tra t1 e t3 ha ancora un andamento sinusoidale, ma questa volta
determinato a mezzo di un tratto della curva normale di magnetizzazione “linearizzata”
caratterizzato da una pendenza diversa dalla precedente.
Pertanto ottiene una forma d’onda che risulta distorta rispetto all’andamento sinusoidale e il
contributo prevalente della distorsione e quello della terza armonica
All’istante t=0 B=0, dopo un certo periodo di tempo arrivo al livello di magnetizzazione della
macchina, ottenendo diversi valori di magnetizzazione. Ottengo una forma d’onda simile a
quella di un’onda quadra, perché la saturazione mi schiaccia la forma d’onda.
A me interessa conoscere però la f.e.m che sarà pari a:
𝜕𝐵
𝑓. ⅇ. 𝑚. = −
𝜕𝑇
per cui devono derivare B

Se inietto corrente sinusoidale avrò f.e.m. non sinusoidale, viceversa avviene se applicati f.e.m
sinusoidale.
Come evitare che si presentino armoniche?
In antico, l’armonica dominante era la terza che era presente in molte applicazioni. Adesso
sono presenti più armoniche con distorsione maggiori, tra cui è presente una norma relativo a
questo. Poiché presente un raddrizzamento si ripresentano molti tipi di armoniche sia pari che
dispari.
A noi interessa il mondo antico. Consideriamo il sistema trifase a frequenza fondamentale

La terza armonica per come abbiamo detto introduce una componente omopolare che
rappresenta le tre fasi della terza armonica orientate nello stesso modo. Dobbiamo eliminare
questa componente omopolare questo vuol dire che dobbiamo togliere gli effetti magnetici di
terza armonica per cui generiamo una terza armonica che mi permette di eliminare questi.
Se ho una corrente in una spira e dispongo una spira al di sopra di essa, le spire saranno
accoppiate, se induco corrente nella spira superiore sarà presenta una corrente che si oppone
alla causa che l’ha generata. Devo fare in modo che la corrente distorcente vede davanti a lei
una spira che genera un flusso di terza armonica.
Se il traf trifase al secondario tende ad avere un flusso distorcente, per impedire che ciò
accade devo far circolare il mio flusso omopolare su un circuito in cui esso può circolare,
questo può essere realizza tramite il triangolo perché il flusso di terza armonica è confinata nel
triangolo e si oppone a questo e avremo la tensione sinusoidale al secondario in
configurazione a stella. Il triangolo al primario annulla gli effetti distorcenti presenti nel
secondario, per cui le correnti omopolari circolano nel triangolo e porta a ridurre le distorsioni
nel secondario.

In una maniera migliore possiamo dire.


La corrente omopolare non può propagarsi a monte dell’avvolgimento primario stesso, come
invece avviene sul conduttore di neutro quando esso è presente, in quanto resta vincolata a
circolare all’interno del triangolo stesso.
Per arrivare a questa conclusione il ragionamento che si effettua
Si parte sempre dall’ipotesi di alimentare il primario con un sistema simmetrico di tensioni
concatenate (secondo le NORME!).
Essendo l’avvolgimento a triangolo, allora su ciascuna fase del primario insiste direttamente
tale tensione concatenata sinusoidale; per cui, a meno delle cadute di tensione interne, la
f.e.m. coinciderà con tale tensione concatenata e sarà, quindi, anch’essa sinusoidale!
Essendo il trasformatore (sia esso monofase o trifase) caratterizzato comunque da un
comportamento non lineare, allora ad una sollecitazione sinusoidale corrisponde una risposta
distorta in corrente.
Se applichiamo il primo principio di Kirchhoff ai nodi del triangolo separatamente per le
componenti fondamentali e per quella di terza armonica, vedremo che le componenti di terza
armonica relative alle correnti distorte sono uguali e perfettamente in fase, per cui la somma
algebrica di tali che confluiscono in ciascun nodo del triangolo sarà nulla, ovvero che essendo
queste correnti di terza armonica un «sistema omopolare» ed essendo il primario chiuso a
triangolo, allora il componente omopolare può liberamente circolare all’interno del triangolo!
Non essendoci conduttore neutro allora il componente omopolare non può circolare nella
linea di alimentazione, ma esiste e si chiude all’interno del triangolo, per cui nella rete a
monte(secondario) non sarà presente componente omopolare.
TRASFORMATORE RIDOTTO
E’ utile supporre che ad una sollecitazione sinusoidale corrisponda una risposta anch’essa di
tipo sinusoidale, ovvero che dopo un transitorio, si instauri un regime sinusoidale.
Le equazioni che avevamo determinato per il trasformatore erano secondo la legge di ohm:

Dato che abbiamo presupposto un comportamento lineare possiamo dire che il flusso
disperso mediamente concatenato con una spira risulta essere proporzionale alla corrente
corrispondente a mezzo di un fattore di proporzionalità definita induttanza di dispersione Lσ.

Dalle legge di Hopkins sappiamo inoltre che

ma vista l’assunzione di linearità del fenomeno e quindi la costanza dei fattori Lσi:

Sicché, facendo questa approssimazione caratterizzata dall’ammettere la costanza


dell’induttanza di dispersione Lσ e quindi dalla possibilità di tirarla fuori dal segno di derivata,
le (6’) posso essere così riscritte:

Possiamo scrivere introducendo il concetto di impedenza

Ricordiamo che dovrà essere piccola sia la resistenza dell’avvolgimento che la reattanza di
dispersione al fine di ottenere una caduta di tensione sull’impedenza Z1 quanto più piccola
possibile, quindi in una buona macchina la f.e.m. primaria E1 deve essere molto prossima alla
V1,discorso analogo vale per l’avvolgimento secondario.
Il modello matematico completo, che regola il funzionamento della macchina, deve essere
composto, oltre che dalle due equazioni della legge di Ohm applicata ai due avvolgimenti,
anche da una terza equazione che regoli il “funzionamento magnetico” della macchina, e
quindi il comportamento del suo circuito magnetico.
Abbiamo, così, espresso le amperspire risultanti agenti sul circuito magnetico
Alla fine, otteniamo le equazioni a cui eravamo pervenuti dall’analisi del principio di
funzionamento del trasformatore

In questo sistema non considero le perdite del ferro:


Z1=Ravv1+j XI
Z2=Ravv2+j XII
Dove X è la reattanza di dispersione dell’avvolgimento (I e II).
Inoltre, viene definito il rapporto spire:

dal punto di vista fasoriale scriviamo:

Si prende il segno + considerando che gli avvolgimenti sono avvolti nella stessa colonna e nello
stesso verso. Consideriamo, quindi, per il momento che il rapporto tra i due fasori sia pari ad
un numero reale, coincidente col rapporto spire.

Supponiamo che gli avvolgimenti siano messi a terra

Considero la legge di Ohm al secondario è moltiplico per N1/N2

𝐼1 𝐼2
Ipotizzo il traf ideale 𝑁1 𝐼1 + 𝑁2 𝐼2 = 0 → =−
𝑁1 𝑁2
Sapendo che
Considero di nuovo la legge di Ohm al secondario e posso scrivere:

le due equazioni che governano il trasformatore sono:


Mettiamo in evidenza le reattanze e resistenze

Ideale poiché non considero perdite nel ferro.


Nonostante tutto, nello schema in Fig.94 non sono ancora state esplicitate né le perdite nel
ferro , né tanto meno la potenza reattiva necessaria per la magnetizzazione !: fino ad ora,
dunque, esso rappresenta sempre un trasformatore semi-ideale . Ma adesso consideriamo
l’ultima equazione che ci resta da analizzare, e cioè la:

Essa esprime la legge di kirchhoff delle


correnti al nodo a-b e da questa ci
accorgiamo che la corrente Io è la corrente
che fuoriesce dal nodo a-b. I punti a e b sono
in cortocircuito. Estrapoliamo dunque un
ramo trasversale sul quale possa scorrere
proprio tale corrente Io.

Otteniamo così lo schema del Trasformatore ridotto.


Le perdite nel ferro sono racchiuse in Zò
che è pari a
Zo=Ro+ Xu
Dove Ro è la resistenza trasversale e Xu la
reattanza di magnetizzazione.
Esplicitando le resistenze e le reattanza al
primario otteniamo il seguente diagramma
a T del trasformatore
DIAGRAMMA FASORIALE DEL TRASFORMATORE
Riscriviamo le equazioni del trasformatore:

Le grandezze cerchiate sono quelle che conosco. In totale abbiamo 5 incognite in 4 equazioni.
Ma in realtà posso conoscere la V2 perché è obbligatorio specificare per quale carico stiamo
chiedendo il diagramma fasoriale nel trasformatore.
Partiamo dal:

Determiniamo le grandezze che non conosciamo, partiamo da E2

Adesso sorge un problema come faccio a trovare I1?


Per trovare I1 devo I2 anche se non conosco gli sfasamenti che trovo a partire da
A questo punto ho I, quindi posso trovare V1
PARALLELO DEL TRASFORMATORE
Il collegamento in parallelo di due (o più) trasformatori si esegue essenzialmente per due
diversi motivi:
[Link] della potenza installata (in una cabina) alla potenza richiesta dal carico,
quando un trasformatore non riesce a sopperire alla potenza richiesta dal carico, può risultare
più conveniente connettere al primo un secondo trasformatore in parallelo
2. Ottenimento di una maggiore continuità di servizio nell’alimentazione dei carichi, infatti
proporzionando la potenza installata in cabina fra due o più unità di trasformazione, in caso di
avaria di uno di essi almeno una certa parte di carico privilegiata continuerà ad essere
alimentata.

Supponiamo di collegare in parallelo due trasformatori:


1. Rapporto di trasformazione non uguale ks1 diverso da ks2 ovvero la tensione nominale
primaria è diversa rispetto la secondaria
Supponiamo, per assurdo, che i due trasformatori da mettere in parallelo abbiano tensioni
nominali differenti di cui una maggiore rispetto l’altra.
Notiamo che, se viene applicata la tensione nominale primaria maggiore fra le due il
trasformatore caratterizzato dimensionato ad una tensione nominale più piccola si
perforerebbe immediatamente, se invece applichiamo la tensione nominale minore al
trasformatore con la tensione maggiore si andrebbe incontro ad una sottoutilizzazione.
Poi se adesso chiudiamo i due interruttori delle sbarre secondarie si forma un circuito chiuso
tra i due avvolgimenti secondari, essendo le due tensioni secondarie diverse si vien ad
applicare una d.d.p. sul circuito chiuso che risulterebbe percorso da una corrente di
circolazione.
Tale corrente determina il sovraccarico dei due trasformatori, nel senso che una delle due
macchine erogherà una potenza di cui
•una parte serve per sopperire alle perdite di potenza sul secondario dello stesso
trasformatore;
• la restante parte serve per sopperire alle perdite di potenza sul secondario dell’altro stesso
trasformatore.
Per cui, visto che la potenza erogata non può mai superare il valore nominale, è chiaro che tale
trasformatore non sarà mai in grado di fornire la potenza nominale alle impedenze dei carichi.
Per cui ci rendiamo conto una delle prime condizioni di funzionamento è che:
I RAPPORTI DI TRASFORMAZIONE DOVRANNO ESSERE UGUALI

2. Rapporto di trasformazione uguale ma fattore di potenza di cortocircuito diverso


Facciamo un esempio di avere due trasformatori collegato in parallelo con un diverso cos fcc
e chiudiamo gli interruttori che collegano i due avvolgimenti secondario dando vita ad un
circuito chiuso:

Considerando questo fattore diverso e come se avessi:


Fa esplodere il trasformatore perché la differenza tra le due tensioni Va e Vb è molto elevata
nel nostro caso
230-160=70>> Vcc ragion per cui esplode

Per cui ci rendiamo conto che per essere collegati in parallelo due trasformatore DEVONO
AVERE STESSO RAPPORTO DI TRASFORMAZIONE NOMINALE E STESSO FATTORE DI
POTENZA DI CORTOCIRCUITO.

3. Stesso rapporto di trasformazione ma gruppi diversi


Se, infatti, i due trasformatori appartenessero a gruppi diversi, seppur a parità di rapporto di
trasformazione nominale, di tensione e fattore di potenza di cortocircuito, allora basterebbe
un differenza minima di un solo gruppo di apparenza per avere uno sfasamento tra le f.e.m.
secondario di 30° che determina una d.d.p. tanto grande da far circolare una corrente
inaccettabile. Ci rendiamo conto che è necessario che :
Per poter collegare due trasformatori in parallelo essi devono avere
-Uguale rapporto di trasformazione nominale
-Uguale fattore di potenza di cortocircuito
-Appartenere allo stesso gruppo.

Adesso però è utile studiare il parallelo di due trasformatori collegati alla rete:

Quando chiudo gli interruttori delle sbarre secondarie vedrò un circuito chiuso:
In queste condizioni ZccA e Zccb svolgono un ruolo, perché se le cadute di tensione sulle Zcc
sono diverse si genera una corrente circolante sulla maglia indicata in grigio in cui.
L'effetto della corrente di circolazione è che i due trasformatori non lavorano con le stesse
percentuali, uno dei due è più sovraccaricato di un altro, la corrente di circolazione sbilancia
le potenze, possiamo avere due casi:
-se le due impedenze sono uguali in modulo ma con una fase diversa, ottengo un effetto più
pesante
-se modulo e fase sono uguali ottengo un effetto meno pesante.
Supponiamo adesso di avere i due trasformatori collegati a due reti diverse

Ci rendiamo conto che per essere collegati in parallelo due


trasformatori che sono a loro collegati ad una rete fare in modo che
I due trasformatori abbiano stesso rapporto di trasformazione,
stesso fattore di potenza di cortocircuito e appartenere allo stesso
gruppo. La frequenza delle due reti deve essere uguale.

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