Bozza 1: Introduzione alla Ricerca sociale
1. Che cosa è la ricerca sociale?
La ricerca sociale è un insieme di processi sistematici, critici ed empirici applicati allo studio di un
fenomeno o problema di natura sociale.
Sistematici:
- Insieme di regole e procedure
- Per garantire l'accuratezza, l'affidabilità e la validità dei risultati
Critici:
- Perche sia condotta in modo imparziale e obiettivo
- Valutare in modo critico i metodi di ricerca utilizzati e le teorie
- Per garantire la qualità
Empirici:
- Si basa sull'osservazione e sulla raccolta di dati empirici
- Per garantire che le teorie e le ipotesi siano sottoposte a verifica oggettiva
2. A cosa serve la ricerca sociale?
La ricerca sociale si occupa di studiare e analizzare diversi fenomeni sociali, comportamentali e culturali.
Essa utilizza metodo scientifici per raccogliere, analizzare e interpretare dati.
Oltre al fatto di aiutare a rispondere una domanda cognitiva, la ricerca sociale è uno strumento fondamentale
per affrontare le sfide sociali, promuovere il progresso e il benessere delle società e prendere decisioni
basate su dati concreti ed evidenze empiriche anziché su congetture o opinioni personal
3. Quali sono i principali paradigmi nella ricerca sociale?
Il paradigma è una visione del mondo, una finestra mentale, una griglia di lettura che precede l’elaborazione
teorica
Il Positivismo: Il paradigma positivista dipinge una realtà “dura”, materiale, che ha uno statuto proprio. La
lettura della natura è oggettiva: l’oggetto esiste ed è possibile studiarlo senza influenzarlo. Per i positivisti
esiste una realtà sociale al di fuori dell’individuo e questa realtà sociale è oggettivamente conoscibile.
Il Post-Positivismo: Il paradigma post-positivista afferma che la natura è molto più ambigua, non è così
indipendente dai metodi di studio e non si può ridurre totalmente a leggi matematiche.
L’Interpretativismo: Il paradigma interpretativista afferma che le scienze umane e sociali differiscono
profondamente da quelle fisiche e naturali e, di conseguenza, devono essere affrontate con un approccio
diverso da quello scientifico e positivista
4. Qual’è la differenza fra metodologia, metodi e tecniche?
Metodologia: (Discorso, studio, riflessione sul metodo) una disciplina descrittiva e prescrittiva che studia
diversi metodi.
Metodi: Insieme delle procedure che consentono di raggiungere gli obiettivi di una ricerca (Ma è qualcosa di
molto più complesso di una semplice sequenza unidimensionale di passi)
Tecniche: Le specifiche procedure usate (Servono a raccogliere o analizzare dati in modo più dettagliato)
5. Quali sono le somiglianze fra l’approccio quantitativo e qualitativo?
Comune obbligo ad affrontare il problema dell’invisibilità
6. Quali sono le differenze fra l’approccio quantitativo e qualitativo?
-In la qualitativa c’è multi vocalità, si usa la prima persona, si fa con un approccio circolar, Formulazione in
progress. Trasferibilità, Saturazione teorica, Eloquenza: casi ricchi d’informazione.
-In la ricerca quantitativa la procedura è standardizzata, si parla in terza persona, Formulazione ex-ante.
Inferenza statistica (inchiesta campionaria) e la Inferenza teoretica (esperimento)
7. Descrivere le fasi della ricerca qualitativa
1. Il riconoscimento di una situazione problematica
2. Formulazione del problema d’indagine
L’elaborazione del disegno della ricerca qualitativa prende forma a partire da una prima sommaria
definizione della/e domanda/e di cui ci si propone di trovare una risposta. Altro parametro che andrà definito
è il contesto di indagine entro il quale si intende condurre la ricerca. Quindi anche nelle ricerche qualitative
non è possibile avviare l’indagine senza aver preliminarmente definito l’oggetto dell’indagine, con
riferimento all’obiettivo cognitivo che si intende conseguire e alla scelta del contesto entro il quale condurre
la fase di rilevazione delle informazioni
3. Ricerca di sfondo
Durante questa fase si procederà a ricostruire tutte le informazioni necessarie per operare le successive fasi
di indagine. La ricerca di sfondo normalmente prevede:
4. Piano di campionamento
Nella ricerca qualitativa non sempre si pone il problema di pianificare laselezione di casi: in alcune
situazioni perché ci si propone di studiare un gruppo o una comunità nella sua struttura complessiva, come
nel caso in cui si adotti l’osservazione partecipante; in altri casi, perché la selezione dei casi avviene sulla
base del loro grado di interesse, senza un piano preordinato, e la stessa numerosità viene stabilita in corso
d’opera, adottando criteri su base tipologica o il criterio della saturazione
5. Concettualizzazione del problema
In genere, nelle ricerche qualitative ci si limita ad identificare gli aspetti generali del problema rispetto ai
quali provvedere alla raccolta di materiale empirico (aree. problematiche).
Sono gli stessi soggetti ad introdurre via via gli aspetti che assumono rilevanza dal loro punto di vista. È la
pratica osservativa, che consente di introdurre progressivamente aspetti che assumano rilevanza per una
migliore conoscenza del problema d’indagine.
Avviene in gran parte in corso d’opera, è un processo che si affina e si ridefinisce continuamente attraverso
l’incontro tra il ricercatore e i soggetti che fanno parte del contesto d’indagine.
I concetti sono orientativi (sensibilizzanti: Blumer) che suggeriscono la direzione verso la quale orientare lo
sguardo, in un processo continuo di auto-correzione con la realtà empirica (armonizzazione al contesto
6. Progettazione del sistema di rilevazione
Generalmente gli stessi membri dell’équipe della ricerca conducono la fase di rilevazione. Molto si gioca
sulla capacità del ricercatore di stabilire relazioni di fiducia e di cooperazione con i soggetti. Molto
importante diventa, dunque, la pianificazione dell’accesso al campo e delle strategie di giustificazione della
propria presenza sul campo e dell’interesse per quello specifico settore di studio.
7. Accesso al campo e rilevazione delle informazioni
È la fase più delicata dell’intero impianto procedurale e relativamente alla quale è molto difficile poter
rendere ispezionabile il processo che conduce alla costruzione del dato. L’avvertenza è che il ricercatore
documenti precisamente non solo i risultati di ordine sostantivo, ma prospetti anche la possibilità di
registrare attraverso quali modi si è sviluppata l’interazione con i soggetti e con la realtà indagata.
In determinati casi, può essere essenziale accedere al campo, mediante l’intermediazione di soggetti che
rivestono una posizione centrale all’interno del gruppo o che, comunque, possono facilitare l’accoglienza del
ricercatore (gatekeepers).
8. Organizzazione delle informazioni raccolte
Le informazioni possono essere organizzate in vario modo. Si può mantenere come centrale il riferimento al
singolo caso, o organizzare il materiale, in funzione delle aree problematiche o di altri criteri che favoriscano
l’esposizione e l’interpretazione dei risultati
9. Analisi e Interpretazione dei risultati
A questo punto diventa essenziale poter interpretare ermeneuticamente i risultati alla luce di teorie di
riferimento o procedere alla costruzione di nuove teorie, che potranno poi essere controllate in altri contesti
d’indagine, magari avvalendosi di tecniche di rilevazione standardizzate
10. Analisi e Interpretazione dei risultati
A questo punto diventa essenziale poter interpretare ermeneuticamente i risultati alla luce di teorie di
riferimento o procedere alla costruzione di nuove teorie, che potranno poi essere controllate in altri contesti
d’indagine, magari avvalendosi di tecniche di rilevazione standardizzate
11. Stesura del rapporto di ricerca
Anche, in questo caso, oltre alla presentazione dei risultati, è opportuno riprodurre il disegno di ricerca e
argomentare le scelte compiute in relazione alle diverse fasi dell’indagine. La presentazione dei risultati sarà
più di tipo riflessivo e narrativo, rispetto alla presentazione dei risultati quantitativi
8. Descrivere le fasi della ricerca quantitativa
Problema:
• Riconoscimento di una situazione problematic
• Formulazione del problema
Modello di analisi, indicatori:
•Ricerca di sfondo e Concettualizzazione del problema
•Definizione operativa dei concetti: 1) rappresentazione figurata del concetto; 2) specificazione del concetto;
3) selezione degli indicatori; 4) costruzione dell’indice.
Base empirica:
• Predisposizione degli strumenti di rilevazione: progettazione del questionario/scheda, formazione degli
intervistatori/analisti, pretesting, revisione del sistema di rilevazione e delle fasi di concettualizzazione e
definizione operativa;
• Campionamento dei casi (individui/corpus testuali); • Rilevazione delle informazioni.
Tabelle, coefficienti e asserti:
• Trattamento e organizzazione dei dati in una matrice casi per variabili
• Elaborazione e analisi statistica dei dati
• Riconcettualizzazione: specificazione e revisione delle ipotesi e controllo delle definizioni operative.
Riasunti: • Interpretazione e presentazione dei risultati
9. Cosa sono i metodi misti?l
I Mixed Methods possono essere definiti come quel disegno di ricerca nato dalla combinazione di strategie
di indagine qualitative e quantitative che coinvolgono ciascuna fase della ricerca. Prevedono l’utilizzo non
congiunto, ma integrato di metodi diversi: tale integrazione non sussiste da un punto di vista puramente
tecnico e formale, ma investe anche la dimensione teorica.
10. Qual’è la differenza fra metodi misti e triangolazione?
11. Cos’è un concetto?
«Il concetto è un ritaglio operato in un flusso di esperienze infinito in estensione e in profondità ed
infinitamente mutevole. Il ritaglio si opera considerando globalmente un certo ambito di queste esperienze:
ad esempio, unificando alcune sensazioni visive e tattili nel concetto di ‘tavolo’ oppure alcuni stati d’animo
nel concetto di rabbia. Effettuato una volta questo conglobamento di sensazioni, ci sarà più facile ripeterlo in
casi analoghi, per cui riconosceremo (non senza margini di errore) altri tavoli o altri stati di rabbia»
(Marradi, 1984, 9-10).
12. Cos’è una variabile? (quantitative – qualitative) dare alcuni esempi
La variabile è un concetto operativizzato, è la proprietà di un oggetto che è stata sottoposta a definizione
operative
Classificazione
Qualitative: Non sonno espresse avvalandosi dei numeri cardinali
13. Cos’è un indicatori
Un indicatore è l’espressione di un legame di rappresentazione semantica fra il concetto (di proprietà)
generale C e un concetto più specifico di cui possiamo dare una definizione
14. Dare un esempio della operazionalizzazione di un concetto
Il primo a sistematizzare il passaggio dal concetto all’indicatore
nle 1965 fu il sociologo quantitativo Paul Felix Lazarsfeld il quale
distinse il passaggio in 4 fasi
1. Rappresentazione figurata del concetto: il ricercatore crea
una propria immagine del concetto, ancora abbozzata.
2. Specificazione del concetto: vengono specificate le varie
dimensioni del concetto.
3. Scelta degli indicatori.
4. Costruzione degli (o del) indici aggregati.
15. Espiegare che cos’è la survey research, l’analisi di contenuto come inchiesta, gli esperimenti(quasi) e
l’uso dei dati secondari
la survey research
La survey research o indagine campionaria sociale ha lo scopo generale di indagare circa l’esistenza e
l’intensità delle relazioni tra variabili nello studio empirico di azioni o atteggiamenti diffusi a livello sociale.
avvalendosi dei seguenti mezzi:
a) selezione preliminare degli aspetti concettuali da indagare (concettualizzazione chiusa);
b) estrazione di un campione di casi individuali, selezionati all’interno di una popolazione più estesa; c)
adozione di un questionario da sottoporre ai casi campionati che renda comparabili le risposte fornite da
intervistati diversi
d) elaborazione statistica dei dati.
l’analisi di contenuto come inchiesta
A differenza della survey, l’unità di rilevazione e analisi è costituita non da individui ma da corpus testuali
dotati di autonomia (es. articoli di giornale o rivista, pubblicità, immagini,…)
Anziché avere intervistatori avrò degli analisti, che dovranno essere a formati ad uno stile standardizzato di
interpretazione e codifica dei testi
Lo strumento di rilevazione è una scheda di analisi del contenuto, attraverso la quale interrogo dei testi
piuttosto che individui
gli esperimenti(quasi)
Impiegati nella ricerca valutativa, i disegni quasi-sperimentali riproducono la logica di ricerca dell’indagine
sperimentale, applicata in altri domini disciplinari
Per valutare l’efficacia di un intervento o di un’azione, si procede ad una doppia rilevazione su un gruppo
sperimentale e di controllo, aventi caratteristiche omogenee.
Sul solo gruppo sperimentale tra prima e la seconda somministrazione del questionario, si espone il solo
gruppo sperimentale all’intervento/azione da valutare.
Il confronto tra i risultati ottenuti al baseline e al follow-up consente di valutare gli effetti dell’intervento, al
netto dei mutamenti intercorsi per cause indipendenti dall’intervento e delle eventuali distorsioni avvenute
durante la raccolta delle informazioni (fattori rinvenibili nel gruppo di controllo
l’uso dei dati secondari
Non differisce dalla survey, con la differenza che si analizzano dati già costruiti da altri enti, soggetti
(Enti/gruppi di ricerca) in relazione ai propri obiettivi di ricerca, piuttosto che rilevare di prima mano le
informazioni mediante un questionario progettato ad hoc Il caso dei Big Data.
Ad es., analisi di dati ufficiali rilevati dall’ISTAT, in relazione ad indagini progettate per altri obiettivi
rispetto a quelli scelti dal ricercatore che li vuole analizzare secondariamente
16. Espiegare che cos’è la ricerca etnografica, l’intervista, l’analisi documentale, l’analisi del discorso,
tecniche visuali e di audio, gli arteffati e lo studio di caso
la ricerca etnografica
La ricerca etnografica più che una tecnica è un approccio. Questa approccio mira a comprendere le pratiche,
le strutture sociali e i significati culturali di una comunità o di un gruppo di individui dall'interno, catturando
la complessità della vita quotidiana. Gli etnografi si immergono direttamente nel contesto che stanno
studiando. Partecipano alle attività quotidiane, interagiscono con i membri della comunità e osservano gli
eventi nel loro contesto naturale. L'etnografia spesso richiede un periodo prolungato di tempo per costruire
relazioni significative con i partecipanti e per acquisire una comprensione approfondita della cultura in
studio. Gli etnografi registrano dettagliatamente le loro osservazioni, conversazioni e esperienze personali
attraverso diari di campo, registrazioni audio, fotografie o altro materiale documentario.
l’intervista
L’intervista coinvolge la comunicazione diretta tra il ricercatore e il partecipante allo studio. L'obiettivo
dell'intervista è ottenere informazioni dettagliate, approfondite e contestualizzate sulla prospettiva, le
esperienze e le opinioni del partecipante riguardo a un determinato argomento di ricerca. In relazione agli
obiettivi cognitivi e alla specificità del contesto di indagine, il ricercatore potrà scegliere tra una gamma di
interviste non standardizzate diverse. Le principali sono le seguenti: Intervista in profondità: quando il
problema d’indagine prevede l’approfondimento dei punti di vista dei soggetti intorno ad oggetti di studio
che rivestano una rilevanza sociologica ma che non costituiscano necessariamente aspetti dotati di centralità
nell’esistenza del soggetto. Generalmente la traccia è poco strutturata.
L’intervista focalizzata: nata, su proposta di Merton e Kendall, per valutare gli effetti delle campagne
informative, è particolarmente adatta per problemi d’indagine che prevedano di focalizzare l’attenzione sugli
aspetti connessi ad un’esperienza che accomuna tutti i soggetti che saranno intervistati (esposizione ad una
campagna, esperienza di tossicodipendenza, esposizione ad un terremoto, esperienza di convivenza
multiculturale, migrazione). Generalmente la traccia è più strutturata perché l’ambito di studio è più
delimitato.
Intervista biografica: “racconto - quanto più onesto e completo possibile, fatto da una persona a un/una
ricercatore/trice che guida l’intervista - di un segmento della propria esperienza o dell’intero percorso della
propria vita. È costituita da ciò che la persona sceglie di raccontare, ricorda e vuole che gli altri conoscano”
(Bichi, 2002, p. 53). Generlamente alcuni autori fanno la differenza fra racconto di vita e storia di vita. Nel
caso del racconto di vita, la consegna iniziale indirizza il colloquio verso un tema specifico; mentre nel caso
della storia di vita avviene l'esatto inverso, ossia si ha l'invito a parlare dell'intera biografia, lasciando la
libera scelta all'intervistato di raccontare qualsiasi evento lui voglia.
In relazione ai modi di fare l’intervista, ci sono altri tipi:
Interviste strutturate: Le domande sono predefinite e poste in modo identico a tutti i partecipanti. Questo
approccio consente una raccolta di dati standardizzata e può essere utile anche per l'analisi statistica.
Interviste semistrutturate: Questo tipo prevede una serie di domande guida, ma il ricercatore ha flessibilità
nell'esplorare ulteriormente le risposte dei partecipanti. Questo approccio consente una maggiore profondità
e comprensione delle risposte. Interviste non strutturate o aperte: Non ci sono domande predefinite. Il
ricercatore guida la conversazione senza uno schema specifico, permettendo al partecipante di esprimersi
liberamente. Questo metodo è particolarmente utile quando si desidera esplorare nuovi temi o aree di
interesse.
Un altro tipo è il Focus group: si tratta di un’intervista, basata sulla discussione tra un piccolo gruppo di
persone (8-12), alla presenza di uno o più moderatori e focalizzata su un argomento o un’esperienza che si
vuole indagare in profondità. Svolgendosi nell’ambito di un gruppo, rispetto all’intervista focalizzata,
consente anche di approfondire i processi di formazione delle opinioni e le dinamiche relazionali interne ai
gruppi. Può avvenire a diversi livelli di strutturazione.
l’analisi documentale
Coinvolge la raccolta, l'esame e l'interpretazione di documenti o materiali scritti al fine di ottenere
informazioni significative e comprensioni approfondite su un argomento di ricerca. Questi documenti
possono includere testi, rapporti, giornali, lettere, archivi, politiche, leggi, o qualsiasi altro materiale scritto
rilevante al contesto di studio. I documenti vengono categorizzati e classificati in base a temi, argomenti o
concetti rilevanti per la ricerca. Questa fase può coinvolgere la creazione di codici o categorie che aiutano a
organizzare i dati documentali. si analizzano il contenuto dei documenti per identificare pattern, tendenze o
significati emergenti. I ricercatori considerano il contesto in cui sono stati prodotti i documenti, compresi il
periodo temporale, il contesto culturale e le circostanze specifiche. La comprensione del contesto aiuta a
interpretare accuratamente il significato dei documenti.
l’analisi del discorso
Si concentra sull'esame e sull'interpretazione dei discorsi o dei testi per comprendere le rappresentazioni
sociali, le pratiche linguistiche e le dinamiche comunicative all'interno di un contesto specifico. Questa
metodologia mira a esplorare come le persone utilizzano il linguaggio per costruire significati, negoziare
identità, veicolare conoscenze e partecipare a interazioni sociali. Coinvolge l'analisi dei discorsi orali o
scritti, che possono provenire da interviste, conversazioni, discorsi pubblici, o altri contesti comunicativi.
Mentre l’analisi documentale esamina il contenuto dei documenti, cercando pattern, tendenze o informazioni
rilevanti ai fini della ricerca, l’analisi del discorso si concentra sullo studio del linguaggio utilizzato nei
discorsi per comprendere le rappresentazioni sociali, le dinamiche comunicative e le pratiche linguistiche.
Perciò da particolare attenzione al contesto in cui si svolgono l’interazioni linguistiche, includendo elementi
come il tono, la modalità, e il contesto sociale e culturale.
tecniche visuali e di audio
Possiamo uttilizare fotografie, video, podcast, suoni ambientali, mappe, disegni o diagrammi fatti da parte
dal ricercatore o dai partecipanti. Queste tecniche che possono essere usate fornisconoo diverse prospettive
sulla realtà, aiutano a rappresentare spazialmente le percezioni o esperienze dei partecipanti, a tracciare
geograficamente alcune dinamiche, catturano dettagli, contesti e interazioni che possono sfuggire alle
descrizioni verbali, possono essere utilizzati per esaminare i cambiamenti nel tempo, consentendo ai
ricercatori di confrontare e analizzare la trasformazione di luoghi, pratiche o dinamiche sociali, conservano
espressioni vocali, toni e modi di comunicare che possono aggiungere sfumature e significato alle risposte
verbali. Infine, consentono un approccio più olistico alla ricerca, incorporando elementi visivi e sonori che
riflettono la complessità e la ricchezza delle esperienze umane.
gli arteffati
Gli artefatti nella ricerca sociale sono oggetti materiali, prodotti culturali o creazioni umane che vengono
utilizzati come fonte di dati o come oggetto di studio nell'ambito della ricerca sociale. Ci aiutano, in
particolare quando si desidera esaminare il significato, il contesto e l'importanza degli oggetti nella vita
quotidiana delle persone. L'analisi degli oggetti può rivelare il significato culturale attribuito a determinati
articoli. Ad esempio, oggetti rituali, decorazioni domestiche o simboli possono essere studiati per
comprendere le pratiche culturali e i valori connessi.
Questa tecnica coinvolge lo studio degli oggetti in contesti specifici, esplorando come vengono utilizzati,
prodotti, scambiati o interpretati all'interno di una comunità o di un gruppo sociale. Gli artefatti possono
fungere da simboli di identità personale o collettiva. L'analisi può svelare come gli individui attribuiscono
significato e valore agli oggetti in relazione alla loro identità e alle loro esperienze di vita. Gli artefatti
possono anche avere storie da raccontare. Questo o può coinvolgere la raccolta di narrazioni legate agli
oggetti, svelando ricordi, significati emotivi e connessioni personali.
lo studio di caso
Di solito lo studio di caso è considerato un approccio di ricerca. Ha una lunga tradizione in diversi ambiti
delle scienze sociali, apprezzato soprattutto per la sua capacità di cogliere la complessità di un fenomeno
mediante una molteplicità di fonti di dati.
La comunità scientifica ne riconosce l’utilità per indagare un fenomeno all’interno del suo contesto ed
elaborare teorie, valutare programmi o proporre interventi di policy Secondo Yin (2005, p.33) gli studi di
caso, sono la strategia privilegiata quando: vengono poste le domande “come” e “perché”, quando il
ricercatore non ha controllo sugli eventi e quando l’attenzione è posta su un fenomeno contemporaneo in un
contesto di vita reale. La raccolta di dati coinvolge spesso molteplici fonti, come interviste, osservazioni,
documenti, e può includere anche dati visivi o audio. L'analisi dei dati è qualitativa, concentrandosi
sull'interpretazione e sulla comprensione profonda del contesto, dei fattori influenti e dei risultati.
17. Cos’è l’unita statistica, il campione e la popolazione (esempio)
l’unita statistica
Rappresenta l’unità elementare su cui vengono rilevate le caratteristiche, dette anche variabili oggetto delle
anilisi statistiche, Popolazione, Campione, S. inferenziale e S. Descrittiva.
il campione
Quando la raccolta dati si attua osservando tutti gli individui di una popolazione Vantaggi ▪ Ricchezza delle
informazioni raccolte ▪ Esaustività Limiti ▪ Difficoltà nel condurlo: ci sono sempre individui difficili da
localizzare. E questi individui potrebbero avere caratteristiche che li distinguono dal resto della popolazione
▪ Costi molto elevati ▪ Tempi di elaborazione dei dati molto lunghi
La procedura attraverso la quale si estrae un campione da una popolazione: si selezionano n unità
campionarie (o casi) dall’insieme delle N unità che compongo la popolazione Per esempio, la numerosità
della popolazione del Comune 30 è 16.356 individui. Il campione scelto per fare una indagine è pari a 978
casi.
È necessario selezionare casualmente l’unità da includere nel campione. La regola di selezione è
probabilistica (la selezione del campione segue una specifica distribuzione di probabilità). Due elementi si
devono individuare:
❖ L'insieme di tutti i possibili campioni che si possono estrarre dalla popolazione
❖ La probabilità di essere estratto associata ad ogni campione Questi due aspetti definiscono la strategia di
campionamento
la popolazione
18. Qual’è la differenza fra una indagine censuaria e una campionaria?
indagine censuaria
Quando la raccolta dati si attua osservando tutti gli individui di una popolazione Vantaggi ▪ Ricchezza delle
informazioni raccolte ▪ Esaustività Limiti ▪ Difficoltà nel condurlo: ci sono sempre individui difficili da
localizzare. E questi individui potrebbero avere caratteristiche che li distinguono dal resto della popolazione
▪ Costi molto elevati ▪ Tempi di elaborazione dei dati molto lunghi
campionaria
La procedura attraverso la quale si estrae un campione da una popolazione: si selezionano n unità
campionarie (o casi) dall’insieme delle N unità che compongo la popolazione
19. Qual’ è la differenza fra un campionamento probabilistico e un campionamento non probabilistico.
Espiegare i diversi tipi di campionamento probabilistico e non probabilistico. Esempio
campionamento probabilistico
Ogni unità che compone la popolazione ha una probabilità nota di essere inclusa nel campione. Consente la
generalizzazione dei risultati a tutta la popolazione.
Campionamento casuale semplice
Un campione è tale quando ciascuna unità della popolazione ha una chance nota (e non nulla) di essere
scelto per l’inserimento nel campione p = 1/ (N-ni) ▪ Si deve disporre di un elenco della popolazione ▪ Ad
ogni unità della popolazione si associa un numero (etichetta) ▪ Si estrae una unità per volta
Campionamento sistematico
Cambia la modalità di identificazione casuale delle unità campionarie: si fa scorrere la lista di
campionamento selezionando un’unità ogni dato intervallo k = intervallo di campionamento = N/n ▪ Si inizia
estraendo casualmente un qualsiasi unità, compresa tra 1 e k, e poi si procede aggiungendo ogni volta il
valore k ▪ Occorre avere certezza che la successione delle unità nella lista campionaria sia casuale
Campionamento stratificato
Si suddivide la popolazione in strati di unità statistiche simili e poi si estrae un campione in ogni strato con
campionamento casuale semplice o sistematico Sono comuni la stratificazione per genere, territoriale, quella
per fasce d’età e per altre caratteristiche importanti per la ricerca che si sta compiendo.
Campionamento a grappolo
La popolazione è divisa in grappoli in modo naturale o artificiale. Queste unità, generalmente, sono legate
da vincoli di contiguità spaziale (o di altra natura) Esempio: ▪ le famiglie per un’indagine su individui ▪ le
classi per un’indagine sugli alunni Le unità elementari (individui - alunni) non sono scelte direttamente, ma
sono estratti alcuni grappoli e tutte l’unità del grappolo entrano a far parte del campione
Campionamento a stadi
È possibile ricorrere a tale metodologia di selezione quando il collettivo di riferimento è strutturato
gerarchicamente, ossia quando la popolazione di unità finali è contenuta in un insieme di unità di livello
superiore Si utilizza quando non è disponibile una lista complessiva delle unità della popolazione Nei diversi
stadi è possibile ricorrere a schemi di campionamento differenti
campionamento non probabilistico
Quando la probabilità di ciascuna unità della popolazione di essere inclusa nel campione non è nota. Non
consente la generalizzazione dei risultati a tutta la popolazione
Campionamento per quote
La popolazione viene divisa in un certo numero di strati sulla base di alcune variabili di struttura della
popolazione (etàa, sesso, professione). Successivamente per ciascuno strato sono definite le quote, ossia il
numero di unità da investigare. Due tipi: Il campionamento proporzionale per quote fornisce numeri
proporzionali che rappresentano segmenti della popolazione più ampia. Il campionamento per quote non
proporzionale utilizza gli strati per dividere la popolazione, anche se viene decisa solo la dimensione minima
del campione per strato. Il ricercatore sceglie arbitrariamente l’unità da studiare purché queste rientrino in
uno degli strati considerati
Campionamento a valanga
Questo tipo di campionamento si caratterizza per la concatenazione dei contatti. Si basa, infatti, sul legame
di rete che intercorre tra i soggetti coinvolti nella ricerca: si parte dall’intervista di un gruppo ristretto di
soggetti noti, ai quali si chiede di indicare altri soggetti appartenenti alla stessa categoria o che svolgono lo
stesso ruolo. La concatenazione dei contatti, però, comporta il pericolo di ottenere una certa omogeneità
delle informazioni. Es. Indagine sugli immigrati senza permesso di soggiorno Si contatta un immigrato, lo si
sottopone ad intervista e poi gli si chiede di indicare un altro immigrato di sua conoscenza disposto a
rilasciare l’intervista.
Campionamento di convenienza
Questo tipo di campionamento è determinato principalmente dalla convenienza per il ricercatore. Questo
può includere fattori come: ▪ Facilità di accesso ▪ Vicinanza geografica ▪ Contatti esistenti all'interno della
popolazione di interesse
Campionamento a scelta ragionata
Le unità statistiche da includere nel campione sono scelte in modo ragionato. Ad esempio, basandosi sul
parere di esperti con conoscenza specialistica del problema o sulla letteratura, così da selezionare solo quelle
che meglio rispondono agli obiettivi di ricerca.
Campionamento per autoselezione (volontario)
Si avvale di volontari per riempire il campione fino a raggiungere una determinata quantità. Questo richiede
meno lavoro per contattare le persone, in quanto i volontari si iscrivono e scelgono di partecipare alla ricerca
se soddisfano i criteri desiderati.
20. Cos’è la validità
R) La validità è la capacità di un indicatore di rappresentare empiricamente un concetto.
21. Cos’ è la attendibilità?
R) Riguarda la riproducibilità del risultato e identifica il grado con il quale una certa procedura di traduzione
di un concetto in variabile produce gli stessi risultati in prove ripetute con lo stesso strumento di rilevazione
oppure con strumenti equivalenti.
22. Come si può misurare la validità?
Esistono quattro approcci alla validazione degli strumenti:
- La validità a vista;
- la validità per criterio;
- la validità per capacità discriminante;
- la validità di costrutto
23. Come si può misurare la attendibilità?
R) per misurare la attendibilità si può esistono quattro approcci alla validazione dell’attendibilità:
- Attendibilità tra valutatori
- Attendibilità test-retest
- Metodo dello split-half,
- Metodo della coerenza interna.
24. Come valutare la ricerca qualitativa?
R) per valutare la ricerca qualitativa altri autori propongono due criteri primari per la valutazione di uno
studio qualitativo: affidabilità e autenticità
25. Cos’ è la affidabilità?
L’affidabilità si basa su quattro criteri: credibilità, trasferibilità, dipendibilità, confermabilità.
26. Cos’ è la autenticità?
Questi criteri sollevano una serie di questioni più ampie che riguardano l’impatto politico della
società: Equità, autenticità ontologica, autenticità catalitica, autenticità tattica.