Daumier
Gargantua
Daumier iniziò a dipingere solo nel 1860, dopo una carriera come disegnatore satirico e caricaturista. A partire dai primi decenni del
XIX secolo, la caricatura divenne uno strumento potente di critica sociale e politica, capace di smascherare e ridicolizzare difetti e
manie di figure pubbliche o intere classi sociali. Con uno stile essenziale e semplificato, Daumier utilizzava forti contrasti
chiaroscurali per creare effetti pittorici suggestivi e ombreggiature efficaci, dando vita a opere grafiche di grande impatto. Un
esempio significativo del suo lavoro è la caricatura Gargantua, in cui Daumier ridicolizza il re Luigi Filippo d'Orléans raffigurandolo
come il personaggio grottesco di Rabelais. In questa opera, il re è dipinto con una figura enorme che simboleggia il suo insaziabile
appetito, con una testa a forma di pera per alludere alla sua stupidità. La sua lunga lingua, simile a un tapis roulant, porta nel suo
corpo i beni sottratti al popolo. Daumier rappresenta anche, sulla sinistra, le nomine e i compensi distribuiti ai nobili senatori, che
escono simbolicamente dal fondoschiena del re. Questa caricatura, che derideva apertamente il potere e la corruzione del governo,
portò Daumier all'arresto con l'accusa di lesa maestà.
Il vagone di terza classe
Alla fine degli anni quaranta, Daumier iniziò a concentrarsi sulle difficili condizioni di vita delle classi più povere, scegliendo di
documentare l'umanità ai margini della società. Un esempio significativo di questa fase della sua carriera è l'opera Il vagone di terza
classe (1863-65 circa), in cui l'artista ritrae una folla di pendolari stipati nella carrozza più miserabile di un treno. La scena è
illuminata solo dalla luce che entra dai finestrini, e non celebra la modernità, ma evidenzia piuttosto la disuguaglianza e
l'alienazione sociale. I volti dei passeggeri appaiono segnati dalla stanchezza e dalla rassegnazione, con l'unica eccezione di un
bambino che, accanto a una donna anziana, sorride nel sonno. Utilizzando una gamma cromatica dominata da toni rosso-bruni,
molto scuri e chiaroscurati, e un disegno semplice ma vigoroso, Daumier riesce a rappresentare le figure in modo quasi deformato,
in un linguaggio espressionista che enfatizza la drammaticità della scena. Rinunciando a qualsiasi ironia, l'artista denuncia in modo
diretto e senza esitazioni le disparità di classe e le difficili condizioni di vita della popolazione più povera. Il suo stile asciutto e
monumentale, unito alla sua partecipazione umana, avrebbe avuto una grande influenza sulla formazione del giovane Van Gogh,
che prese esempio dal suo impegno sociale e dal suo approccio pittorico diretto e senza compromessi.