NLP
NLP
-La PNL fu elaborata originariamente da John Grinder e da Richard Bandler verso la metà
degli anni Settanta.
- Alla fine degli anni 70 un allievo Robert Dilts, incominciò a sviluppare con lui la P.N.L.
Dilts è oggi riconosciuto come colui che iniziò a sviluppare la P.N.L. in modo scientifico.
- Nella PNL si attribuisce un ruolo decisivo ai sensi, ognuno dei cinque sensi adatta gli input e mette in moto
comportamenti determinando un output specifico; il complesso input-elaborazione-output viene detto “Si-
stema Rappresentazionale
IL MODELLO T.O.T.E.:
Test (confronto fra lo stato attuale, come me lo rappresento, e lo stato desiderato, come me lo rappresento);
• Operate (uso le mie risorse disponibili al momento, date le mie
credenze, i miei valori…);
• Test (verifico il raggiungimento dello stato desiderato, ripetendo
il confronto con il nuovo stato attuale);
• Exit (se tutto va bene, passo ad una fase successiva, altrimenti
torno indietro e ripeto il processo).
Un TOTE si basa su test che verificano la coerenza tra quello che pensiamo interiormente e la nostra “mappa
del territorio” o le nostre aspettative.
Presuppositions of NLP
Have respect for the other person’s model of the world. (We are all unique and experience the world in diffe-
rent ways. Everyone is individual and has their own special way of being).
The map is not the territory. (People respond to their ‘map’ of reality, not to reality itself. How people make
sense of the world around them is through their senses and from their own personal experience; this means
that each individual’s perception of an event is different).
We have all the resources we need (Or we can create them. These resources can be internal or external, which
is a useful reminder that sometimes, believing this enables us to be better empowered in any situation).
Mind and body form a linked system. (Your mental attitude affects your body and your health and, in turn,
how you behave).
If what you are doing isn’t working, do something else. (Flexibility is the key to success).
Choice is better than no choice. (Having options can provide more opportunities for achieving results).
We are always communicating. (Even when we remain silent, we are communicating. Non-verbal communi-
cation can account for a large proportion of a message).
The meaning of your communication is the response you get. (While your intention may be clear to you, it is
the other person’s interpretation and response that reflects your effectiveness. NLP teaches you the skills and
flexibility to ensure that the message you send equals the message they receive).
There is no failure, only feedback. (What seemed like failure can be thought of as success that just stopped
too soon. With this understanding, we can stop blaming ourselves and others, find solutions and improve the
quality of what we do).
Behind every behaviour there is a positive intention. (When we understand that other people have some po-
sitive intention in what they say and do (however annoying and negative it may seem to us), it can be easier
to stop getting angry and start to move forward).
Anything can be accomplished if the task is broken down into small enough steps. (Achievement becomes
easier if activities are manageable; NLP can help you learn how to analyse what needs to be done and find
ways to be both efficient and effective).
1. Identità: chi?
Questa percezione di Chi siamo organizza i nostri valori, convinzioni, capacità e comportamenti, a sua
volta si collega allo scopo per cui viviamo, alla nostra missione nella vita.
2. Valori/Convinzioni: perché?
I valori sono creati dall’esperienza della persona in seno alla famiglia, innanzitutto, ma anche nelle varie isti-
tuzioni sociali come la scuola o la comunità religiosa a cui appartiene.
Le Convinzioni sono strutture cognitive che danno ai Valori il collegamento con l’esperienza reale, sono giu-
dizi e valutazioni che emettiamo su quanto ci circonda, manifestando così in una forma più concreta i nostri
valori.
3. Capacità: come?
Le capacità sono il “come” organizziamo il nostro comportamento e riguardano l’organizzazione dei nostri
comportamenti in relazione alla nostra mappa di realtà.
4. Comportamenti: cosa?
Il comportamento è il “cosa” faccio in un determinato ambiente. In PNL per comportamento si intende una
sequenza di immagini / suoni / sensazioni, sia che diano luogo a una specifica azione fisica attraverso la quale
interagiamo con l’ambiente che ci circonda (persone e cose), sia che rimanga a livello mentale.
5. Ambiente: quando, dove?
L’ambiente è ciò che ci circonda, il “dove” e il “quando” di ciò che accade, il contesto nel quale si svolge la
nostra vita, le nostre azioni.
I TRE FILTRI PRINCIPALI
cancellazione, distorsione e generalizzazione.
1 - CANCELLAZIONE: Ogni secondo veniamo bombardati da milioni di bit di stimoli informativi. Perciò
tantissime informazioni vengono cancellate. ci focalizziamo solo su alcune informazioni e su alcuni eventi
Quando comunichi, tieni presente che le persone possono gestire solo gruppi limitati di informazioni
alla volta. Non complicare le cose e vai dritto al sodo quando dai delle istruzioni, soprattutto se hai fretta.
potrebbe essere utile verificare che abbiano visto/sentito ciò che volevi che vedessero/sentissero.
chunking (frammentazione, spezzettamento). Secondo lo studio del prof. George Miller dell’Università di
Princeton, che risale al 1956, le persone riescono a gestire dai cinque ai nove “pezzi” di informazione alla
volta prima di farsi travolgere.
2 - DISTORSIONE:
Le distorsioni possono essere limitanti o utili. A volte immaginiamo che il capo o un collega ce l’abbiano
con noi solo perché non ci hanno salutato
3 - GENERALIZZAZIONE
Una generalizzazione avviene quando prendiamo un pezzo di informazione e diamo per scontato che
altri elementi all’interno della stessa categoria siano uguali, o che lo schema si ripeta.
Sono limitanti, per esempio, se pensiamo che sono alla radice dei vari “ismi”, come il razzismo e il
sessismo, o della discriminazione nei confronti degli anziani.
ECCO INVECE ALCUNI ESEMPI DI GENERALIZZAZIONI
LIMITANTI: • “La mia ultima relazione è finita male, perciò non penso di essere bravo nelle storie d’amore.”
IL LINGUAGGIO
Un’altra dimostrazione dell’impatto che il linguaggio ha sul nostro pensiero è la seguente. Considera queste
due frasi:
• “Non so fare X (parlare in pubblico/cantare/ballare, ecc.)”
• “Non ho ancora imparato a fare X (parlare in pubblico/cantare/ ballare, ecc.)”
CREDENZE
Le credenze sono un altro filtro e possono essere definite in diversi modi, per esempio:
il modo che abbiamo attualmente di pensare a un certo argomento;
convinzioni e opinioni che riteniamo vere.
- Tutti abbiamo delle credenze. Quando si tratta di quelle degli altri, specie se sono diverse dalle nostre, ten-
diamo a chiamarle “opinioni”, ma quando siamo noi a credere qualcosa, allora spesso chiamiamo questa cosa
“fatto” o “verità”.
- se crediamo che una cosa sia vera, tenderemo a filtrare (vale a dire cancelleremo, distorceremo o generaliz-
zeremo) le informazioni che la contraddicono, oppure le modificheremo in modo che si accordino con
le nostre credenze.
Ci crederò quando lo vedrò”. - pensa che sarebbe più corretto dire: “Lo vedrò quando ci crederò.”
Come diceva Henry Ford, “che tu creda di potercela fare oppure no, hai comunque ragione”.
I VALORI
i valori possono essere definiti come “ciò che è importante per noi” oppure come “ciò che vogliamo o
cerchiamo” in qualsiasi contesto
se uno dei nostri valori in un contesto professionale è la sfida, cercheremo compiti e situazioni che ci
mettano alla prova; se uno dei nostri valori nel contesto relazionale è il divertimento, cercheremo persone e
situazioni con le quali divertirci
I METAPROGRAMMI
- I metaprogrammi, nel gergo della PNL, sono dei filtri che, di fatto, stanno dietro ad altri filtri o si basano su
di essi. Si tratta di filtri molto radicati, che operano a prescindere dall’entità di ciò che accade. Per questo mo-
tivo ci riferiremo a essi chiamandoli filtri profondi. Nella PNL è generalmente riconosciuta l’esistenza di circa
15/20 filtri profondi.
IL “FILTRO DI DIREZIONE”: Le persone possono essere motivate a perseguire ciò che vogliono o ad evitare
ciò che non vogliono, oppure a trovare una via di mezzo tra i due estremi di questo spettro, estremi
schemi di comportamento standardizzati, anche se possono cambiare con il tempo e,
soprattutto, alterarsi in base allo stato d’animo del momento.
Sono anche le porte di accesso alle mappe degli altri,
1. CHUNK UP – CHUNK DOWN. Se stai parlando con un C.U. tenderà a tralasciare i dettagli e vorrà anda-
re subito al sodo. Viceversa, se ti relazioni con un C.D. si soffermerà sui molti particolari del progetto.
2. IN TIME – THROUGH TIME. Chi ama vivere nel presente, ha un metaprogramma I.T. Viceversa, chi ama
pianificare il futuro, ha un metaprogramma T.T.;
3. ASSOCIATO – DISSOCIATO. Alcune persone amano vivere la realtà associandosi alle emozioni. Vicever-
sa, vi sono persone che sono più razionali, più distaccate, dissociati
6. FILTRO DI AUTORITÀ. Ogni persona ha un’autorità cui si riferisce, cui si fida. Prima di fare
una cosa, una scelta, un acquisto, consulta quella determinata autorità. Che può essere un amico, dei dati
statistici, i mass media, le proprie esperienze,
7. IN ACCORDO – DISACCORDO.: persone che tendono ad essere sempre in accordo con gli
altri e persone che invece, fanno i “bastian contrario” e indipendentemente dal contenuto, sono sempre in
disaccordo
8. ESSERE – AVERE: prima di avere una cosa, debbono desiderarla moltissimo, queste sono denominate
Essere. Gli Avere, invece, debbono possedere subito il loro oggetto del desiderio e se non ci riescono, con
il tempo perdono interesse nei suoi confronti;
CONTRO. Solitamente chi ha questo metaprogramma è motivato ad agire contro un qualcosa. Per esem-
pio: un ideale, un comportamento, un’ingiustizia, ecc. Non tutte le persone hanno questo metaprogram-
ma;
FAMILIARITÀ – NOVITÀ. Alcune persone sono maggiormente sensibili alle novità, anzi, le ricercano.
Altre preferisco le cose che conoscono già e vanno sempre alla ricerca di qualcosa di familiare.
IL DIALOGO INTERIORE
Allenati a:
• Riconoscere che cosa ti stai dicendo
• Riconoscere in che modo lo stai facendo
• Modificare i messaggi negativi, sostituendoli con contenuti che ti fanno stare bene
Alcuni esempi che ti suggerisco sono: posso farcela, sono sicuramente in grado di riuscirci, ecco un altro
buon risultato, bravo!, ottimo!, benissimo, complimenti, stai tranquillo, sii fiducioso + POSTURA
ESERCIZIO:
prendere una delle frasi negative che ti dici spesso e, alla luce di quanto appena detto, trasformarla nel
suo esatto opposto, in modo da creare una frase che trasmetta energia e fiducia.
LE CONVINZIONI LIMITANTI
- Come catene invisibili, le convinzioni limitanti scelgono per noi ciò che penseremo e faremo.
- Una convinzione pertanto è qualcosa che noi crediamo vera: non ha importanza che lo sia o meno.
-nostri genitori hanno profondamente influenzato la nostra visione del mondo, negli anni successivi ci si
sono messi anche i nostri maestri/professori, gli amici, i social media e la società in generale
- colpa del mondo “brutto e cattivo”, oppure… puoi scegliere di cambiare le tue convinzioni.
-annotare tutti i sentimenti negativi che senti dentro di te durante il giorno, prendendo anche nota delle sen-
sazioni specifiche
1) Ti sconvolge vedere qualcuno che fa qualcosa di diverso da te. Cosa vuoi al posto di questo? Accettare i
comportamenti degli altri? Essere tranquillo in presenza di chi si comporta diversamente da te? Essere
indifferente e sempre centrato su te stesso in presenza di altri?
2) Ti offendi facilmente. Come vorresti sentirti invece? Fidarti completamente di te stesso ed essere
sicuro dei tuoi pensieri ed azioni? Oppure essere neutro nei confronti dei giudizi altrui?
3) Ogni tua frase inizia con “Non penso ...” o “Non può funzionare ...”. Quale atteggiamento supportante e
positivo vorresti? Ti piacerebbe pensare in positivo o vedere le opportunità nelle difficoltà della vita? Magari
sentire che un Universo benevolo ti accompagna sempre, soprattutto nelle avversità, ti aiuterebbe a
sganciarti da questa abitudine?
4) C’è qualcosa che non ti piace fortemente e lo esprimi con forte emozione negativa, ad esempio: “Odio
il governo...”. Qual è la realtà che vorresti al posto? Vivere in un mondo pieno di armonia e pace? Essere
circondato da persone ed enti supportanti?
5) Dici spesso agli altri ciò che pensi che dovrebbero fare. Ancora una volta…. Cosa vorresti dire, pensare o
essere al posto di questo. Lasciar liberi tutti (e te stesso in primis!) di fare quello che vogliono? Confidare che
c’è una perfezione anche nelle cose che non ti piacciono? Liberarti dalla necessità del controllo o la sicurezza
che tutto sta andando per il meglio anche quando vedi che gli altri agiscono in modo differente da quanto
faresti tu? Oppure essere neutro e curioso nei riguardi del comportamento degli altri?
1 - Diventa consapevole delle tue convinzioni limitanti: osservare i nostri pensieri: cos’è che continuiamo a
ripeterci? Perché facciamo determinate scelte? Quali sono i pensieri che si presentano più spesso alla nostra
mente? Cos’è che ci spaventa?
Prenditi 30 minuti del tuo tempo, e prova a scrivere le tue convinzioni su un foglio di carta.
3. 3 - Cerca conferme per le tue nuove convinzioni. Pensi che le nuove convinzioni siano irrealistiche? Sfor-
zati di cercare prove della loro esistenza nelle storie di successo di chi ha raggiunto gli obiettivi a cui aspiri,
osserva le persone che ti circondano.
RE-INCORNICIAMENTO
- nessuna esperienza è positiva o negativa in sé, ma che tutto dipende da come la guardiamo.
- se percepisci un evento come negativo, sarà questo il messaggio che trasmetterai al tuo cervello, il quale a
sua volta produrrà azioni che ne faranno una realtà. Non fissarti, ad esempio, nella convinzione che le tue
azioni durante il giorno andranno male.
-Nulla al mondo ha un significato assoluto.
- il contesto più utile per ogni esperienza; in modo da poterla trasformare in qualcosa che operi a nostro
beneficio anziché a nostro danno.
1. CORNICE TEMPORALE:
- Ciò che all’interno di una cornice momentanea di 5 minuti può risultare un dramma, allargando la durata
temporale può cambiare totalmente l’impatto dell’evento.
Domande utili per intervenire sono le seguenti:
❑ Tra 3 mesi quale rilevanza avrà avuto questa situazione sulla mia vita?
❑ Tra un anno?
❑ Tra 10 anni?
2. CORNICE OBIETTIVO:
gli eventi sono valutati nel modo più funzionale in relazione al raggiungimento di un determinato obiettivo
Per assumere la cornice “identità” puoi portare alla mente la situazione problematica e chiederti:
Come interpreterebbe questa situazione un vecchio saggio? Uno scienziato? Ecc.
Se siamo convinti di non riuscire a fare una cosa, ci comporteremo in maniera tale da non arrivarci, viceversa
avremo maggiori probabilità di realizzarla con successo.
5. LA CORNICE “MIRACOLO”
- Puoi decidere di non essere vittima di un filtro automatico che freni le tue possibilità ma sceglierne uno che
trasformi i problemi in opportunità, i limiti personali in occasioni di crescita e che arricchisca la tua vita.
-Einstein “Ci sono due modi di vivere la vita. Uno è
pensare che niente è un miracolo. L’altro è pensare che ogni cosa è un miracolo”.
- tecnica ideata da Richard Bandler e John Grinder, fondatori della PNL, per ristrutturare i comportamenti
indesiderati che condizionano negativamente la qualità della nostra vita.
- Per utilizzare la tecnica del six step reframe, è sufficiente accettare il concetto di “parte” come una metafora
che permette di instaurare un dialogo interno con gli attori della nostra mente, creando un clima di fiducia
sulle risposte che ci forniranno. Nelle moderne neuroscienze le parti sono identificate dalla suddivisione del
cervello in tre componenti, ognuna legata ad un particolare stadio dello sviluppo evolutivo del cervello uma-
no.
1) I nostri comportamenti non sono rappresentativi di quello che siamo, ma solo di una parte di noi.
2) Identificare la parte significa spostare il focus dal comportamento
3) La parte che attiva i nostri comportamenti, per quanto limitanti siano, ha sempre una intenzione positiva
4) L’intenzione rappresenta lo scopo più nobile che si nasconde dietro i nostri comportamenti, la ragione
primaria e spesso inconsapevole che attiva il comportamento per soddisfare un determinato bisogno.
5) I bisogni umani possono essere soddisfatti in molti modi diversi. Questo significa che è possibile interro-
gare e condizionare la mente affinché proponga ed accetti un nuovo comportamento più adatto alla
soddisfazione dei nostri bisogni.
1) Trova un comportamento indesiderato: cerca un comportamento che non vuoi più avere o che vuoi
migliorare. Stabilisci, se lo desideri, dei segnali ideo-motori del “si e del no”
2) Identifica la parte: chiediti… la parte che genera questo comportamento è disposta a parlare con me? dillo
nella tua mente e aspetta una risposta. Questa può essere sia conscia, cioè una risposta che sai già di possede-
re e sia inconscia attraverso i segnali ideomotori (movimenti delle dita ecc.).
3) Separa l’intenzione dal comportamento chiedendo alla parte… “che cosa stai cercando di fare per me?- ri-
sposta o immagine mentale o sensazione
4) Trova nuovi modi: chiedi alla parte di trovare almeno 3 nuovi modi per esaudire le reali intenzioni.
potrebbe trovare 3 nuovi modi per farti sentire più tranquillo e rilassato. Chiedi al tuo inconscio di
generare automaticamente questi nuovi comportamenti oppur immagina quali nuovi comportamenti soddi-
sferebbero quel bisogno.
5) Va bene così?: chiedi alla parte che generava il comportamento indesiderato se i nuovi comportamenti gli
vanno a genio… se risponde con un vistoso no chiedigli di generare altri comportamenti che gli vadano a
genio. Se i comportamenti sono consci, immaginati agire questi comportamenti e vedi se “ti calzano”.
6) Siamo tutti d’accordo: ora chiedi a tutte le parti del tuo essere se quei nuovi comportamenti che inizierai
a mettere in pratica vanno bene per loro, vanno bene per le persone che ti circondano e se vanno bene per
l’ambiente che ti circonda.
Identify the pattern of behavior (X) that is to be changed
1. Identify the pattern (X) you want to change: I want to stop X, but I can’t. I want to do Y, but something
holds me back.
Establishing communication with the responsible part
[Link] communication with the part responsible for the pattern. Will the part of me that leads me to
do X communicate with me in my consciousness? Pay attention to everything - feelings / images, smells /
sounds - what happens internally in response to this question? Establish the “yes / no” meaning of the signal.
Increase clarity, volume or intensity for yes and decrease for no.
Separating behavior from positive intent
[Link] the behavior, the pattern X, from the positive intent of the part responsible for X. The unwanted
behavior is just one way to achieve a certain positive function. Ask the X-part: Would you be willing to let
me know what you are trying to do for me with pattern X? If you receive a yes answer, ask the part of his
intention. If you get a no-answer, continue with unconscious reframing, with the presupposition of a positive
intention. Is this intention acceptable to the conscious self? Would you like to have a part that performs this
function? Ask the X part: if there were ways to perform your positive function as well or better than using X,
would you be interested in trying it out?
Create new behaviors using the creative part
[Link] access to a creative part and create new behaviors to perform the positive function. Make yourself
accessible to experiences of creativity and anchor these or ask: am I aware of having a creative part? Let the
part responsible for X communicate its positive function to the creative part, allow the creative part to
invent further possibilities for the performance of this function, and let the part that was responsible for
X choose three of them that are at least as good as X or better. Let it send a yes signal every time it selects
such an alternative.
Taking responsibility and establish a bridge to the future
[Link] the part: Are you ready to take responsibility for using the three new alternatives in the appro-
priate context? This also creates a bridge to the future (future pacing). In addition, at the subconscious level,
you can ask the part to identify the sensory cues that trigger the new choices to fully experience how it feels
when these sensory cues effortlessly and automatically bring about one of the new choices.
Ecological Check
Does any of my parts have anything against the three new alternatives?
If the reaction is “yes”, go back to step 2.
I SISTEMI RAPPRESENTAZIONALI
- I sistemi rappresentazionali sono i meccanismi neurologici, o le modalità sensoriali, con i quali i cinque
sensi ricevono le informazioni dalla realtà, le processano, le archiviano e le recuperano.
La realtà è catturata dai cinque sensi tramite dei filtri chiamati filtri neurologici. La parte di realtà che è cat-
turata attraverso i nostri sensi è trasformata in proiezioni nella corteccia celebrale. Si parla di “parte di realtà”
perché ci sono alcuni elementi della realtà che non sono catturati.
Le proiezioni sono semplicemente:
❑Le immagini che vedi;
❑I suoni che senti;
❑Le sensazioni tattili ed emotive che percepisci;
❑Gli odori che percepisci;
❑I gusti che percepisci.
Una volta che i tuoi sensi ti hanno permesso di venire a contatto con la realtà, dei nuovi filtri filtrano ulterior-
mente le informazioni del primo accesso.
-> secondo filtraggio viene effettuato dai filtri percettivi:
I tuoi meta programmi, i filtri più inconsci che utilizzi per interagire con il mondo;
I tuoi valori, ossia quello che è importante per te;
Le tue convinzioni, quello che credi essere assolutamente vero relativamente a te stesso, gli altri e al mondo.
I filtri percettivi sono responsabili di assegnare un significato linguistico alla realtà. - effettuano una
trasformazione linguistica del primo accesson - Il risultato è la rappresentazione linguistica.
-I sistemi rappresentazionali sono i meccanismi
neurologici, o le modalità sensoriali, con i quali i cinque sensi ricevono le informazioni dalla realtà e le pro-
cessano.
Influenzano quindi il tuo linguaggio: verbale, non verbale ( gesti, postura, movimenti ) , paraverbale (come
dici quello che dici - tono, ritmo, suono )
visivo, uditivo, cinestetico ( relativo alle sensazioni tattili e a quelle emotive che percepisci all’interno del tuo
corpo, agli odori e al gusto. )
il 40% delle persone ha come sistema primario quello VISIVO (V), un altro 40% quello CINESTETICO
(K) e il rimanente 20% quello UDITIVO (A).
LEAD REPRESENTATIONAL SYSTEM
- William James formulò per la prima volta l’ipotesi che i movimenti oculari potessero essere in
relazione con le rappresentazioni interne
-sistema al quale una persona accede per poter accedere ad un altro sistema rappresentazionale.
- ecessione: Molti mancini, al contrario, tendono ad invertire destra e sinistra
ESEMPI DI DOMANDE
1) RECALLING A PICTURE- VISIVO RICORDATO: pensa al colore della tua automobile. Che tipo di
disegno c’è sul tuo copriletto? Pensa all’ultima volta in cui hai visto qualcuno correre. Chi è stata la prima
persona che hai visto questa mattina?
2) CREATING A PICTURE - 2) VISIVO COSTRUITO: immagina il tuo profilo come potresti vederlo da
una distanza di due metri da qui e guardalo trasformarsi nello skyline di una città.
Riesci ad immaginare un cane sdraiato sul dorso di un cavallo rosso?
3) RECALLING A SOUNDTRACK / UDITIVO RICORDATO: Puoi pensare ad una delle tue canzoni pre-
ferite? Pensa al suono diun applauso. Che suono produce il motore della tua automobile?
6) FEELING / KINESTETHIC / CINESTESICO: (Sensazione tattile) Quando è stata l’ultima volta che ti sei
sentito bagnato? Che sensazioni dà toccare una pigna? Quando è stata l’ultima volta in cui hai toccato un
attrezzo da cucina caldo? Puoi ricordare una situazione in cui ti sei sentito soddisfatto per avere completato
qualcosa? Quando è stata l’ultima volta in cui ti sei sentito impaziente?
Molte persone avranno già dei movimenti oculari abituali, correlati con la loro modalità rappresentaziona-
le primaria. Una persona fortemente visiva potrebbe tendere a guardare in alto a destra o sinistra.
Per esempio, se una persona sta descrivendo un evento a cui ha partecipato o di cui è stata testimone, i suoi
occhi dovrebbero muoversi principalmente alla sua sinistra (se la persona è destrorsa), indicando accessi
mnemonici. Se la persona guarda molto in alto a destra, però, è probabile che stia costruendo o ricostruen-
do alcuni aspetti dell’esperienza che sta descrivendo. Questo può indicare che la persona è incerta oppure
che non sta dicendo la verità.
LE SOTTOMODALITA’
- Il sistema mente-corpo organizza le informazioni provenienti dai sensi attraverso le sottomodalità o submo-
dalità.
- Esempio: la voce del capo ci irrita - immaginarlo mentre parla con toni da cantante lirico? Oppure che
indossa un cappello da giullare?
-Quando subiamo un’umiliazione e non siamo veloci a reagire può capitarci di “rivivere” più volte quel
momento, reinventando la situazione ed immaginando una trama differente, si tratta di un tentativo di
rimappare la realtà con esiti meno traumatici.
- I sensi VSA filtrano la realtà -> I filtri funzionano attraverso le sottomodalità -> La realtà viene ricordata
sotto forma di sottomodalità che possono essere modificate
1.) SOTTOMODALITA’ VISIVE Che vita grigia!, non la vedo chiara, la situazione mi pare offuscata, faccia-
mo luce in questa storia, prova a cambiare la prospettiva, Guarda…per le cose stanno così.
2.) LE SOTTOMODALITA’ AUDITIVE Quel tono di voce m’irrita, quel vociare continuo m’infastidisce,
quella voce bassa e cupa mi spaventa, da quell’orecchio non ci sente. Ascolta, ti spiego come funziona.
3.) LE SOTTOMODALITA’ DEL SENTIRE (CINESTESICO) Sento una pressione forte al petto, mi
fai venire i brividi, che viscida persona! È un martellio continuo! mi cascano le braccia! Senti un po’, ora ti
spiego bene.
IL “RAPPORT - LEZIONE 9
1) allinearsi al suo pensiero, sulle qualità vocali e sulle parole chiave, si mimano le caratteristiche
dell’altro, quindi se la persona alza il suo braccio destro, il praticante di PNL alza il suo braccio destro.
2) rispecchiare i suoi comportamenti come se si guardasse allo specchio, così se egli alza il suo braccio
destro, il praticante alza il sinistro, clicca una penna su e giù, è possibile per il praticante battere i piedi a
tempo dei clic.
- Gli strumenti attraverso iquali si può creare il Rapport: Calibrazione, Ricalco e Guida.
Gli strumenti attraverso iquali si può creare il Rapport: Calibrazione, Ricalco e Guida.
LA CALIBRAZIONE
- creare uno stato d’animo adeguato osservando la fisiologia altrui ed il modo di usare la voce
- PER QUANTO RIGUARDA LA FISIOLOGIA OSSERVIAMO:
La postura del corpo
Gambe allargate, unite o accavallate, ecc.
Braccia conserte, distese lungo il corpo, unite dietro, ecc.
Mani chiuse, aperte, intrecciate tra loro, ecc.
Spalle dritte, spostate in avanti, in alto, all’indietro, ecc.
Testa eretta, spostata di lato, china davanti, ecc.
Mimica facciale in particolare gli occhi, la bocca, la tensione dei muscoli facciali
- PER QUANTO RIGUARDA LA: VOCE ASCOLTIAMO:
- VOLUME: alto/basso e valori intermedi tempo/ritmo: velocità/lentezza dell’eloquio
- TIMBRO: caratteristiche individuali della voce (gutturale, nasale, soffocata).
IL RICALCO
- venire incontro al nostro interlocutore entrando in relazione con lui e stabilendo affinità a livello conscio
ed inconscio, verbale e non verbale.
- “Ti capisco perché io sono come te”.
- CHE COSA SUCCEDE QUANDO EFFETTUIAMO IL RICALCO? - come se sapessimo in anticipo, come
egli risponderà alla nostra comunicazione. Leggendone il pensiero riduciamo considerevolmente la distanza
e la resistenza che ci separa.
- dopo il rapport - alterando il ritmo della respirazione, lo sguardo, il tono della voce, le posture. Così
incontreremo la persona nel suo modello del mondo, lo ricalcheremo e lo guideremo verso un nuovo mondo.
- ESEMPIO: che cosa fai quando hai di fronte ad una persona adirata? All’inizio devi ricalcare
timbro, tono e volume della voce e in seguito parlare sempre più lentamente e in maniera sommessa.
RISPECCHIARE
“Mirroring” Riprodurre in maniera impercettibile i movimenti di una persona, significa inviare al suo incon-
scio un messaggio quale: “Ti puoi fidare di me perché sono simile a te”.
- linguaggio del corpo è negativo, conviene rispecchiare tale messaggio ad un livello più basso. Per esempio,
se il cliente incrocia braccia e gambe in senso di chiusura, si rispecchia solo la postura delle braccia o delle
gambe.
- quando il messaggio trasmesso dall’interlocutore è positivo è preferibile amplificarlo con un sorriso o con
una sensazione di distensione.
-copiare 50-80% dei movimenti, non tutto. O solo voce, o solo postura etc
LA GUIDA
3. ultima fase di un rapport “agganciato” l’interlocutorev tramite il ricalco, è possibile modificare il proprio
ritmo e l’andatura, portando questo a fare lo stesso.
- “avere un effetto sul comportamento dell’altra persona portandola al cambiamento
- non verbale abbia maggiore importanza rispetto alla parte strettamente verbale, cioè al contenuto delle pa-
role o al significato delle frasi pronunciate in sé.
LINGUAGGIO DI COMUNICAZIONE - 1
Metamodello Linguistico
LINGUAGGIO DI COMUNICAZIONE - 2
- verificare, nello specifico, come le persone sappiano certe cose. È bene non fare a queste persone
domande come “Perché non le piaci?”, perché in questo caso ne supporteremmo la potenziale opinione di-
storta.
- Come sai (nello specifico) che…?”, = “Quali sono le prove su cui ti basi?”.
2) CAUSA - EFFETTO:
- qualcuno afferma o propone che una certa cosa porti a qualcos’altro o ne sia la causa.
- PER ESEMPIO: “Dal momento che stai facendo tantissime telefonate di vendita, diventerai ancora più bra-
vo a gestire le obiezioni.”
• “Se mangi tutta la verdura, (allora) diventerai grande e forte.”
• “Passare del tempo con gli esperti ti fa diventare migliore.”
• “Mentre studierai come entrare nel nuovo segmento di mercato, guadagnerai una conoscenza maggiore del
mercato stesso.”
4) PRESUPPOSIZIONI:
Quando affermiamo che qualcosa “è” buono/cattivo/giusto/sbagliato o quando esprimiamo altri
giudizi di valore senza spiegare come siamo giunti a questa conclusione, creiamo presupposizioni.
Usiamo frasi come:
• “È perfetto.”
• “Questo è il modo migliore.”
• “È una cosa positiva essere curiosi.”
• “Hai detto una cosa meravigliosa.”
• “È importante imparare.”
- “È MEGLIO NON LAMENTARSI QUANDO LE COSE VANNO MALE.” Controbatti a questo giudizio
con: “Come lo sai?” oppure: “Chi dice che è meglio non lamentarsi?”.
• “È BRUTTO ESSERE DIVERSI.” Controbatti a questo giudizio con: “Come sai (nello specifico)
che è brutto essere diversi?” oppure: “Chi dice che è brutto?”.
• “FAI BENE A CONTINUARE A PROVOCARE IL TUO CAPO.” Controbatti a questo giudizio con: “Come
sai che sia un bene farlo?”.
- fare una generalizzazione significa prendere un’informazione o un dato e pensare che tutti gli altri nella
stessa categoria siano simili o che si verifichi lo stesso modello.
- Ci sono due principali modelli di generalizzazione da considerare:
1. Operatori universali
2. Regole
1) OPERATORI UNIVERSALI:
- Usiamo gli operatori universali quando affermiamo che un’idea o un concetto si applichi (o non si applichi)
a livello universale. Possiamo creare operatori universali usando parole come tutti, ciascuno, tutto, sempre,
mai, nessuno, niente. Per esempio:
• “Tutte le persone ricche sono disoneste”
• “Tutti vogliono avere successo.”
• “Non abbandona mai la sua squadra.”
• “Tratta tutti con rispetto e vedrai che nessuno ti mancherà di rispetto.”
• “Fai sempre del tuo meglio.”
- operatori universali in modo limitante:
contro-esempi, o chiedendo loro di considerare le conseguenze del contrario.
- Per esempio:
• “Nessuno mi parla al lavoro.”- “Nessuno? Vuoi dire che nessuno ti rivolge la parola per tutto il giorno, ogni
giorno? Sicuramente qualcuno ti parla, non è così?”.
-“NON COMPRIAMO MAI DA NUOVI FORNITORI.” ->“Mai? Di certo qualsiasi fornitore è nuovo all’ini-
zio, non è così?” oppure: “Che cosa succederebbe se compraste da un nuovo fornitore?”.
• “VUOLE SEMPRE LITIGARE CON ME.”-> “Sempre? Vi ho sentiti ridere e scherzare ieri.”
• “HAI NOTATO COME TUTTI SEMBRINO ESSERE PARTICOLARMENTE IRRISPETTOSI AL GIORNO
D’OGGI?”-> “Sono tutti così? Qualcuno magari lo è, ma la maggior parte della gente che conosco va
semplicemente avanti con la propria vita.”
2) REGOLE:
- Tutti noi (ebbene sì, tutti noi) abbiamo “regole” in mente su come le cose sono, dovrebbero o potrebbero
essere. Queste regole sono indicate da parole come dovrei/non dovrei, devo/non devo, ho bisogno/non ho
bisogno ed esprimono un obbligo o una necessità, o posso/non posso e potrei/non potrei.
PER ESEMPIO:
“Potrebbe non essere così difficile come la gente pensa.”
• “Devi ricordarti come abbiamo fatto bene e quanto abbiamo imparato.”
• “Puoi passare tutti gli esami.”
• “Devi chiudere l’affare oggi.”
• “Potresti persino avere una promozione.”
REGOLE LIMITANTI:
-“NON POSSO CHIEDERE UN AUMENTO AL MIO CAPO.” -> “Che cosa te lo impedisce?” oppure: “Cosa
succederebbe se lo facessi?”.
• “NON POSSO CHIEDERLE DI USCIRE.”-> “Che cosa te lo impedisce?”, “Cosa succederebbe se lo faces-
si?”.
• “DOBBIAMO INVITARE I NOSTRI LONTANI PARENTI AL MATRIMONIO.” “Oppure…?” o ancora:
“Cosa succederebbe se non lo facessimo?”.
- Quando le informazioni vengono “cancellate”, l’importante è usare il buon senso e fare solo domande che
permettano di recuperare informazioni utili.
1. Verbi, avverbi e aggettivi non specificati.
2. Nomi astratti.
3. Comparativi non specificati.
4. Persone non specificate.
Limitanti:
FRED MI HA IGNORATO.” -> “In che modo, nello specifico, ti ha ignorato?” oppure: “Che cosa ha fatto/non
ha fatto esattamente?”.
• “SONO A DISAGIO.” “Riguardo a cosa?”. ( about what? )
• “SUSAN MI HA RESPINTO.” ->: “In che modo ti ha respinto?” oppure: “Che cosa ha fatto/non ha fatto
nello specifico?”.
2) NOMI ASTRATTI:
- Questi nomi astratti rappresentano concetti che non possiamo toccare o vedere direttamente, come la salu-
te, la comunicazione e il rapporto. Possono avere significati diversi per diverse persone.
Vogliamo tutti essere in perfetta salute, non è vero?”.
“La comunicazione qui è eccellente.”
“Stiamo creando un bellissimo rapporto.”
- “HO BISOGNO DI AVERE PIÙ CONOSCENZA PRIMA DI POTER RISPONDERE.”-> “Che cosa (nello
specifico) vorresti o avresti bisogno di conoscere?”. •
“LA COMUNICAZIONE QUI È PESSIMA.”-> Chi non sta comunicando con chi?” oppure: “Come vorresti
che le persone comunicassero tra loro?”.
“IL NOSTRO RAPPORTO HA BISOGNO DI MIGLIORARE.”-> “Come vorresti che ci rapportassimo l’uno
all’altra?” oppure: “Come possiamo cambiare il modo in cui ci rapportiamo tra noi?”.
• “ABBIAMO BISOGNO DI MAGGIORI INFORMAZIONI.” -> “Quali informazioni specifiche
vorreste avere?”.
limitanti:
“SEI PIÙ LENTO.” ->“In confronto a chi?” oppure: “Rispetto a quando?”.
“È CARO.” -> “In confronto a cosa?”. Questo può essere un modo eccellente per gestire le obiezioni durante
una vendita.
“I NOSTRI COMPUTER SONO PIÙ VELOCI.” -> “In confronto a quelli di chi?” oppure: “Più veloci di
cosa?”.
- limitanti:
“LORO NON ASCOLTANO.” “Chi (nello specifico) non ascolta?”.
• “LE PERSONE QUI NON PORTANO RISPETTO.” “Chi (nello specifico) non porta rispetto?”.
MODELING
: modellare strategie di pensieri e comportamenti di persone di “successo” per ottenere risultati nella vita.
- apprendere in maniera diretta o indiretta comportamenti, atteggiamenti e schemi di pensiero degli altri
- copiare ciò che può essere utile, attraverso raccolta di informazioni, identificazione di atteggiamenti, modi
di dire, linguaggi, comportamenti, per ottenere in un certo modo, un risultato sicuramente simile
- se c’è riuscito lui, posso farlo anche io
-non si prende ad esempio un singolo individuo, ma un più ampio numero di comportamenti o esempi che
hanno prodotto ilmedesimo risultato.
-esaminare : ambiente → comportamento → capacità → convinzioni/valori identità → spiritualità
- AMBIENTE: “Quando e dove lo fai?”.
COMPORTAMENTI: “Cosa fai nello specifico?”, “Se dovessi insegnarmi a farlo, cosa mi chiederesti di fare?”.
CAPACITÀ: “Quali abilità hai che ti permettono di farlo?”. “Come hai imparato a farlo?”.
CONVINZIONI:“Che convinzioni hai di te stesso mentre fai questa cosa?”, “Cosa credi della persona verso
cui lo fai?”.
IDENTITÀ: “Hai una vision personale o una missione che ti guidano?”.
Altre domande:
• “Come capisci di essere bravo in questa attività?”.
• “In quali stati fisici ed emotivi ti trovi quando lo fai?”,
• “Cosa ti è successo per essere bravo in questo?”,
• “Qual è il tuo obiettivo quando lo fai?”,
• “Con chi altri potrei parlare di questo?”.
LA MOTIVAZIONE
-La motivazione ci spinge a fare un’azione, ad avere un comportamento, a voler raggiungere un risultato.
- motivazione è scarsa: Questo succede perché il contesto nel quale siamo influenza in maniera “decostrut-
tiva” il nostro stato, cioè l’insieme di risorse ed energie che ci permette di agire verso il raggiungimento del
nostro obiettivo.
- chi ci sta attorno cominci a dire:
• sei convinto di quello che stai facendo?
• ma, ce la farai da solo?
• e sei sicuro che questa sia la cosa giusta?
• ma lascia stare… tanto per chi lo fai?
In questi casi la motivazione, diminuisce paurosamente, fino ad arrivare al punto che le nostre azioni, il no-
stro comportamento, anziché essere “verso” il risultato sono “via da” il risultato, cioè mettiamo in atto azioni
e comportamenti che ci allontanano dall’obiettivo o addirittura ci portano a desistere dal volerlo raggiungere.
METAFORE
-In PNL si usano per spronare una persona a visualizzare le proprie risorse o a cercare soluzioni nuove, e
sono molto efficaci in questo senso perché riescono a parlare direttamente all’inconscio di chi ascolta, evo-
cando ricordi e sensazioni.
- Trovate una storia, un incidente o un evento che ha avuto un impatto su di voi.
• Rileggete la storia o rivivete mentalmente l’evento una volta.
• Lasciate che si consolidi – concedete almeno una notte.
• Richiamate l’evento o la storia alla mente e notate: quali sono i temi principali? Quali altre associazioni (altri
incidenti o storie) stimolano in voi?
• Lasciate che si consolidi ancora una volta, una notte intera.
• Raccontate la storia (notate che è una performance unica. La volta successiva in cui la ripeterete, la storia
sarà diversa).
2.) ESSERE CONSAPEVOLE DI CIÒ CHE STA ACCADENDO E DEI TUOI PROGRESSI, IN MODO DA
AVERE DEI FEEDBACK:
- Nota quali risultati stai ottenendo. Nota cosa funziona e cosa no. Se sei consapevole dei risultati che stai ot-
tenendo, puoi cambiare alcuni aspetti del tuo modo di fare qualora non stessi ottenendo quello che vuoi. Puoi
concentrarti di più su ciò che funziona e smettere di dedicarti a ciò che invece non va.
3.) ESSERE FLESSIBILE SE QUEL CHE STAI FACENDO NON FUNZIONA COME VORRESTI
Se il feedback che ricevi indica che sei fuori strada, quasi certamente vale la pena di fare qualche
cambiamento per tornare in carreggiata, invece di ripetere gli stessi comportamenti
inconcludenti. A volte è fondamentale essere molto flessibili per riuscire a pensare fuori dagli
schemi.
4.) COSTRUIRE E MANTENERE RAPPORT
Più è profondo il rapport, migliore è la relazione e più è probabile che le persone coinvolte soddisfino le tue
richieste.
6.) AGIRE
LAVORARE SU SE STESSI
1) CONSAPEVOLEZZA. Dei propri mezzi, ma anche di cosa ci sta attorno - pensare intensamente a ciò che
si vede e si sente, o fare una descrizione ad alta voce.
2) APERTURA. approcciarsi all’esterno con volontà di comprendere e interpretare - interessandosi a tutto ciò
è che è lontano o diverso da noi.
3) CURIOSITÀ. La capacità di appassionarsi del mondo esterno, leggendo, ascoltando, dialogando con gli
altri.
Stati di uscita: emozioni, oi elementi, che permettono l’azione sul mondo esterno
1) FLESSIBILITÀ. La capacità di cambiare in corsa e di rispondere agli imprevisti - accettare il cambiamento,
e considerarlo come la normalità.
2) DETERMINAZIONE. la “resistenza”, il non arrendersi mai. Concentrarsi sui sentimentipositivi che prove-
rete una volta raggiunti i propri obiettivi.
3) RESPONSABILITÀ. disciplina applicato alla forza di volontà. un modo di amare voi stessi (e di rispettar-
si).
-OBIETTIVI DI RISULTATO:
sono gli obiettivi della visione “vincere la maratona di Torino” o “diventare avvocato” .....
- OBIETTIVI DI PERFORMANCE:
performance che dobbiamo eseguire per avere la miglior possibilità di realizzare l’obiettivo di risultato, come
per esempio “correre la maratona in meno di tre ore”, “totalizzare il settanta per cento del punteggio all’esame
di stato per avvocati”
-OBIETTIVI DI PROGETTO:
compiti specifici che devono essere svolti per realizzare gli obiettivi di performance
1) SPECIFIC:
- L’obiettivo fissato deve essere specifico, quindi deve essere chiaro, e non vago
- Migliorare i risultati aziendali, aumentare la frequenza dei corsi sono obiettivi troppo vaghi.
- stabilire di aumentare la vendita del tale prodotto o far frequentare almeno un corso di formazione ad ogni
collaboratore: sono obiettivi più precisi.
2) MEASURABLE:
- permette di capire se il risultato atteso è stato raggiunto o meno ed eventualmente, quanto si è lontani dalla
meta. Ad esempio, potremmo dire di voler aumentare la vendita del tale prodotto del 10%.
3) ACHIEVABLE
- deve essere realizzabile date le risorse e le capacità a propria disposizione, non deve essere impossibile da
raggiungere perché altrimenti potrebbe rischiare di ridurre la motivazione, ma al tempo stesso deve essere
stimolante.
4) REALISTIC
- Un obiettivo deve essere sì stimolante, ma anche realisticamente raggiungibile date le risorse e i mezzi a
disposizione. Obiettivi troppo lontani dalla realtà finiscono con il non essere presi troppo in considerazione
poiché scoraggianti.
5) TIME RELATED
L’obiettivo deve essere basato sul tempo, cioè occorre determinare il periodo di tempo entro il quale l’obiettivo
deve essere realizzato.
AFFIRMATIONS:
- È importante affermare i nostri obiettivi in positivo, in modo da focalizzarci su ciò che vogliamo davvero.
- l’obiettivo è pronunciato in termini negativi o con dei comparativi allora significa che, per certi versi, stiamo
pensando a quello che non vogliamo.
- le direzioni che possono allontanarci da ciò che non vogliamo sono tante, mentre sono relativamente
poche quelle che ci portano verso l’obiettivo.
Perciò afferma il tuo obiettivo in modo positivo, per esempio: “Avere un reddito mensile di 6.000 euro”
il fattore principale che impedisce alle persone di realizzare i loro scopi è la mancanza di un obiettivo dietro
l’obiettivo
- se dietro l’obiettivo non c’è niente per cui lottare, l’’obiettivo stesso può perdere di significato e, in casi estre-
mi, diventare inutile.
-Il primo passo è stato pianificato nel dettaglio ed è attuabile? - un viaggio di migliaia di chilometri comincia
con un singolo passo”;
- C’è più di un modo per raggiungere l’obiettivo? Più sono le opzioni, meglio è.
- Se per caso pensi che l’obiettivo non sia alla tua portata, ma che qualcuno in una situazione simile alla tua
sarebbe in grado di raggiungerlo, allora vale la pena di chiederti se per caso non hai qualche forma di
credenza negativa in base alla quale gli altri possono farcela ma tu no
- Agire “come se” avessi le risorse, soprattutto quelle personali, può aiutarti a comportarti come ti piacerebbe:
Napoleon Hill racconta di aver fondato, negli anni Trenta, una casa editrice di grande successo praticamente
senza nessun capitale di partenza. In seguito gli era stato detto da altri editori di successo che, di norma, ci
voleva un milione di dollari per avviare un’attività del genere. Hill aveva però fatto loro notare che, dal
momento che non lo sapeva, si era comportato come se potesse avviare una casa editrice di successo con un
capitale minimo. Credere di disporre delle risorse necessarie può aiutarti ad agire come se le avessi.
- Tutte le persone di successo che Napoleon Hill aveva intervistato avevano secondo lui un’immagine mentale
dell’avvenuto raggiungimento del loro obiettivo
2) Stabilisci le condizioni che ti permetteranno di raggiungere l’obiettivo - quando, dove e con chi sarai nel
momento in cui avrai raggiunto il tuo obiettivo? Un obiettivo che non presenta una “scadenza” è destinato a
finire male, a perdersi per strada e a restare nel cassetto.
3) Definisci le tue idee, quelli che sono i tuoi valori, ciò in cui credi, ciò che ti definisce come persona, in
modo che l’obiettivo che ti sei prefissato non sia mai in conflitto con quella che è la tua stessa identità.
4) Prevedi gli effetti. ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”
5) Identifica gli ostacoli che possono frapporsi tra te e l’obiettivo che vuoi raggiungere
6) Credi in te stesso, in quelle che sono le tue capacità e competenze, i tuoi talenti, le risorse che hai a dispo-
sizione. Se non sei tu il primo a credere di potercela fare, stai ben sicuro che non ci sarà nessuno a farlo al
posto tuo!
7) Tieni traccia dei tuoi progressi, crea degli step intermedi che possano darti l’idea della strada che hai intra-
preso, se è quella giusta o meno;
1) PRIORITÀ
- separate le cose da fare importanti da quelle urgenti.
Le azioni importanti sono quelle che daranno valore alla
tua vita, le azioni urgenti sono quelle che impediscono di gestire bene il proprio tempo.
3 ) ORGANIZZAZIONE E DISCIPLINA
-organizzare la propria giornata in modo da iniziare subito con le attività importanti e non con quelle super-
flue
- Stabilisci un orario preciso in cui fai check di mail facebook etc e poi rimani focalizzato sulle attività
principali.
TIME MANAGEMENT: COME EFFETTUARLO CORRETTAMENTE
Il time management significa organizzare il tuo tempo in modo sistemico, dando priorità a ciò che devi fare e
distribuendo il tempo tra le varie cose che devi fare contemporaneamente.
- Puoi ottenere di più sforzandoti di meno: controllare il tempo ti permette di aumentare la tua soglia di con-
centrazione, aumentando la tua efficienza lavorativa;
1. Pianificazione efficace
2. Definizione di obiettivi SMART
3. Impostazione di scadenze
4. Deleghe di gestione
5. Allocazione temporale in base alle priorità
6. Analisi e monitoraggio.
è importante perchè:
-Quando sei stressato e devi fare una scelta importante, è facile prendere decisioni troppo veloci senza pen-
sarci bene. Questo porta spesso a errori.
-Aumenta il tuo tempo libero
PROCESSO DI GESTIONE DEL TEMPO: STRATEGIE ED ESERCIZI
1. Pianificazione efficace
2. Definizione di obiettivi SMART
3. Impostazione di scadenze
4. Deleghe di gestione
5. Allocazione temporale in base alle priorità
6. Analisi e monitoraggio.
1) PIANIFICAZIONE EFFICACE
-hai bisogno è un pianificatore di tempo / carteceo o digitale
- DELETE (ELIMINA): quell’attività può essere eliminata? Quali sono le conseguenze di non svolgere affatto
il compito?
la maggior parte dei tuoi risultati proviene da una piccola parte delle cose che fai. Quindi, per essere più effi-
ciente, devi concentrarti sulle attività che ti portano il maggior successo, quelle che rappresentano solo il 20%
di tutto ciò che fai.
-DELEGATE (DELEGA): c’è qualcun altro che può eseguire quell’attività al tuo posto? Se si, potresti delegarla
e ottimizzare il tuo tempo a disposizione;
- DEFER / RINVIA le cose che puoi fare dopo, ma non rimandarle all’infinito. Metti delle scadenze e ritarda
solo quello che puoi, ma non farti prendere dalla procrastinazione.
- DO (FAI): ci sono cose che devono essere fatte immediatamente e avere la priorità assoluta. Rimandare que-
ste attività potrebbe introdurti ad una spirale di ansia e stress.
Analizza tutte le attività presenti nelle tue liste e stabilisci quelle che devi portare assolutamente a termine,
quelle da eliminare, da delegare o da rimandare.
PROBLEM SOLVING - 1
Il problem solving è come risolvere un indovinello: devi capire cosa c’è di sbagliato e trovare il modo di siste-
marlo. È un modo di pensare per risolvere problemi, passando dalla situazione attuale a quella desiderata. In
pratica, si tratta di analizzare, affrontare e risolvere le situazioni problematiche in modo positivo.
- solo una parte del’intero processo -> + problem finding and problem shaping
PROBLEM FINDING
-è quando cerchi di capire qual è il vero problema da risolvere. È come mettersi in pausa per pensare a cosa
sta andando storto e capire come risolverlo.
PROMBEL SHAPING
La gente tende a evitare i problemi perché non piacciono a nessuno. Alcune volte, invece di affrontarli subito,
speriamo che si risolvano da soli o li ignoriamo del tutto. È raro che i problemi si risolvano senza intervento.
Nei processi formali di risoluzione dei problemi, “problem shaping” e “problem framing” si riferiscono a me-
todi per definire e capire meglio un problema che potrebbe essere troppo vago per essere affrontato efficace-
mente.
Un problema è quando qualcosa si mette sulla nostra strada e ci impedisce di raggiungere ciò che vogliamo.
È come se ci fermasse e ci costringesse a trovare un modo diverso per andare avanti verso i nostri scopi.
- Quando abbiamo un problema, ci sentiamo spesso a disagio e talvolta ci troviamo a ripensare sempre agli
stessi pensieri negativi.
- Altre volte, non riusciamo nemmeno a capire quale sia il problema. Quindi finiamo per pensare che il no-
stro malessere sia il problema stesso (ad esempio, se ci sentiamo depressi, pensiamo che la depressione sia il
problema). Ma in realtà, il malessere è solo un segnale che c’è un problema sotto, non è il problema stesso.
- capiamo di avere un problema -> dobbiamo fare dei cambiamenti nel modo in cui pensiamo e agiamo se
vogliamo raggiungere ciò che vogliamo. 1. cosa da fare essere chiari sui nostri obiettivi. Gli obiettivi sono
dove vogliamo arrivare partendo da dove siamo adesso.
PROBLEMA: Quando quello che stiamo facendo o ciò che sappiamo non è abbastanza per raggiungere i
nostri scopi, ci sentiamo frustrati e vediamo ostacoli nel nostro percorso.
OSTACOLO: Gli ostacoli sono i problemi che ci impediscono di procedere come al solito o utilizzare le no-
stre conoscenze ed esperienze per raggiungere un obiettivo.
SOLUZIONE: Le soluzioni sono i cambiamenti che facciamo nella nostra mente e nei nostri comportamenti
per superare gli ostacoli e raggiungere il nostro obiettivo.
IL PROBLEM SOLVING
- trovare una soluzione a un problema.
Essere bravi a risolvere problemi significa saper affrontare situazioni diverse e superare le difficoltà che si
incontrano lungo il cammino verso i propri obiettivi. Ci sono tanti modi diversi di affrontare i problemi, e
dipende dal tipo di problema e dalle persone coinvolte.
DIVISO IN 4 FASI:
1. identificare il problema
2. generare soluzioni
3. valutare , scegliere, pianificare,
4. mettere in pratica
In certe situazioni, è utile invertire l’approccio al problema, cercando soluzioni limitate anziché cercare una
soluzione generale.
per esempio: crisi coniugale, potresti dover decidere solo tra due opzioni: separarsi o rimanere insieme.
Partendo da queste soluzioni chiare, puoi esaminare i possibili risultati e valutare i tuoi sentimenti per preve-
dere le conseguenze delle decisioni. Questo approccio consiste nel risalire dagli obiettivi specifici alle soluzio-
ni, e viene chiamato decision making inverso.
il Problem Solving è come un cerchio che si chiude quando verifichi se il piano funziona e confronti ciò che
hai ottenuto con ciò che volevi ottenere. ti fa controllare i risultati + ti dà anche la possibilità di cambiare i
tuoi obiettivi se necessario, e quindi trovare nuove soluzioni migliorando gradualmente il processo.
IL PENSIERO LATERALE
Saper essere creativi quando serve e sfruttare la nostra capacità di pensare fuori dagli schemi quando necessa-
rio. Essere in grado di affrontare problemi usando sia il pensiero logico che quello creativo. La creatività non
sempre si presenta quando ne abbiamo bisogno. Il brainstorming è un ottimo modo per stimolare la creativi-
tà.
BRAINSTORMING
Brainstorming è un modo di lavorare insieme in gruppo dove ci si concentra sulla generazione creativa di
molte idee. Ognuno nel gruppo contribuisce con pensieri e suggerimenti, senza giudicare o valutare. Dopo, si
discutono e si selezionano le migliori idee.
4 regole principali:
- Nessuna critica alle idee degli altri;
- Benvenuti tutti i capovolgimenti di idea;
- La quantità prima di tutto;
-Lavoro di perfezionamento su ogni idea.
-è un processo ramificato. Ogni problema corrisponde ad un obiettivo ed ogni obiettivo può essere scompo-
sto in una serie di sotto obiettivi di vario ordine e grado.
esempio:
NOSTRO OBIETTIVO: fondare un’associazione per caniabbandonati.
PROBLEMA: non sapere se questo tipo di attività sia compatibile con le leggi del nostro Paese.
NUOVO PROBLEM SOLVING il cui obiettivo è di informarsi su alcuni aspetti legali relativi al nostro obiet-
tivo principale.
SOLUZIONE: chiedere informazioni ad un avvocato competente.
REMIFICAZIONE:
a questo punto, ci rendiamo conto che non sappiamo come trovare un bravo avvocato. Risolvere questo pro-
blema ci porta a dover affrontare un nuovo compito: trovare un buon avvocato. La suddivisione dei problemi
in sotto-problemi più semplici, chiamata ramificazione, può essere utile per affrontare situazioni complesse.
1 - Eleggere un segretario
2 - Eleggere un moderatore
Compito del moderatore:
Assicurarsi che le regole del problem solving vengano seguite.
Guidare il passaggio tra le varie fasi del problem solving.
Prevenire la confusione tra le fasi che potrebbe essere non produttiva.
Motivare i partecipanti ad avere l’atteggiamento mentale appropriato per ogni fase.
Assicurarsi che tutti abbiano la possibilità di parlare senza sovrapposizioni.
PROBLEM SOLVING - 2
1- OBIETTIVI POSITIVI
Scrivere gli obiettivi in modo positivo significa focalizzarsi su ciò che si desidera ottenere anziché su ciò che
si vuole evitare. Ad esempio, anziché dire “non voglio stressarmi al lavoro”, si potrebbe dire “voglio sentirmi
calmo e tranquillo mentre lavoro”. Questo aiuta a chiarire esattamente ciò che si vuole raggiungere.
Vuoi capire meglio perché hai un problema -> devi descrivere esattamente quali sono gli ostacoli che incon-
tri.
Non basta dire “mi sento ansioso quando parlo in pubblico”, ma devi chiederti: quando mi sento ansioso?
prima, durante o dopo il discorso? Che sensazioni provo? Cosa penso prima, durante e dopo?
Una descrizione dettagliata ti aiuterà a capire meglio il problema e trovare soluzioni.
OSTACOLI:
-Trovare le soluzioni
Coinvolge pensieri creativi e intuitivi, ma anche la capacità di organizzare le idee. Einstein, “l’immaginazione
è più importante della conoscenza” e criticava le scuole perché si concentrano solo sulla conoscenza senza
sviluppare l’immaginazione creativa.
-Creare Idee
In questa fase è importante liberarsi temporaneamente da vincoli, preconcetti e convinzioni negative come
“non ce la farò mai”. È essenziale mettersi in uno stato d’animo favorevole per trovare soluzioni.
Brainstorming
Consiste in sessioni strutturate in cui si incoraggiano tutti i partecipanti a lasciare libera la mente per genera-
re idee, immagini e connessioni. Quando alcuni propongono idee, questo stimola gli altri a farlo.
MAPPE MENTALI
Le mappe mentali sono un modo per rappresentare il pensiero in modo grafico, ideate da Tony Buzan negli
anni ‘60. Sono utili per stimolare la memoria e l’apprendimento, aiutando a elaborare concetti complessi in
modo creativo, personalizzato e divertente.
Nascono per aiutarti a capire e ricordare le informazioni in modo facile e innovativo, ma possono essere usa-
te anche per altri scopi.
Sono come degli schemi grafici che aiutano a organizzare le idee in modo chiaro e veloce.
Le persone le usano per diverse cose, come imparare più rapidamente, essere più creativi o preparare discorsi
importanti. Sono come un modo innovativo per far funzionare la tua mente al massimo delle sue capacità.
LA STRUTTURA GERARCHICO-ASSOCIATIVA
- Struttura delle mappe mentali è simile a un albero. Parte dal centro e si estende verso l’esterno.
Ogni parte della mappa è collegata a una parte precedente tramite un ramo. Questa regola vale sia per le
mappe mentali a forma di raggi che per quelle con rami orientati in altre direzioni, come a sinistra o dall’alto
verso il basso.
- Nella mappa mentale, i rami possono essere collegati tra loro con frecce. Questi collegamenti sono come
note o commenti che rimandano ad altri rami. Tutto ciò che viene descritto nella mappa è rappresentato solo
tramite i rami.
- In una mappa mentale, puoi trovare sotto-mappe. Puoi guardare queste sotto-mappe in due modi: seguen-
do una struttura gerarchica dal centro verso l’esterno o concentrandoti su livelli che si espandono dall’interno
verso l’esterno, sia per l’intera mappa che per una parte specifica di essa.
La domanda principale è: “Se facciamo questa cosa, quanto è probabile che raggiungiamo il nostro obietti-
vo?”
Per valutare bene se funziona, dobbiamo essere molto critici.
Alcune domande utili potrebbero essere:
“Quali sono i difetti di questa soluzione?”
“Ci sono casi in passato in cui questa soluzione ha funzionato?”
“Quali sarebbero le conseguenze se non funzionasse?”
“E’ possibile mettere in pratica questa soluzione?”
• “C’è il tempo sufficiente?”
• “Ci sono le persone capaci di fare questo?”
• “Abbiamo il denaro necessario?”
• “Conosciamo le persone giuste?”
Cosa accadrebbe a noi e a tutto ciò che ci circonda se mettessimo in pratica questa soluzione?”
PIANIFICARE
Un PIANO D’AZIONE è una serie di compiti che devono essere svolti da qualcuno. Una buona pianificazione
deve rispondere a queste domande:
Chi?
Che cosa?
Quando?
Con che mezzi?
COMPITI
obiettivi parziali sono i passaggi importanti che fanno parte del piano per risolvere un particolare problema.
Ad esempio, se stiamo cercando di ottenere un prestito o creare delle brochure, questi obiettivi parziali sono
le tappe specifiche che dobbiamo raggiungere lungo il percorso. È fondamentale definire questi compiti in
modo preciso.
RISORSE
MEZZI NECESSARI PER LA REALIZZAZIONE DEI COMPITI
- denaro, strumenti, persone, etc
- fare una lista, quelle in no stro possesso, sia quelle da acquisire
PROCESSI
I compiti nelle soluzioni sono come eventi che succedono in ordine.
Quando organizzi i compiti, devi pensare a quando devono essere fatti, quindi devi decidere quando farli.
+ l’ordine in cui i compiti si collegano. Alcuni devono essere fatti prima o dopo altri, alcuni possono essere
fatti insieme, e alcuni solo se accade qualcosa specifica.
FASE 4 METTERE IN PRATICA IL PIANO
Fare ciò che diciamo significa semplicemente agire e affrontare la realtà intorno a noi.
Quando mettiamo in pratica qualcosa, dobbiamo considerare che il nostro piano potrebbe non tener conto di
tutte le varie situazioni e cambiamenti che possono accadere mentre agiamo.
+ confrontarsi anche con le nostre emozioni e sensazioni personali, come la stanchezza o la noia, che posso-
no influenzare il modo in cui eseguiamo il piano.
AZIONE:
In un piano, basta dire “Tizio va a Roma ad incontrare Caio.” Ma quando si tratta di agire, Tizio deve orga-
nizzarsi: prendere un appuntamento con Caio, scegliere il mezzo di trasporto, comprare il biglietto, preparare
le valigie e così via. L’azione richiede attenzione ai dettagli.
VERIFICA
Una volta che tutti i membri del gruppo hanno eseguito le azioni e svolto i compiti, occorre verificare che si
realizzi l’obiettivo.
PENSARE VELOCEMENTE
quando si è di fretta, bisogna pensare come un computer: mettendo da parte le emozioni e concentrarsi su
raccogliere tutte le informazioni possibili, anche quelle che sembrano non importanti.
Utilizziamo principalmente la vista e l’udito, osservando attentamente e ascoltando chiunque possa darci
informazioni utili. P
pensiamo velocemente, cercando nella nostra conoscenza qualsiasi cosa che possa aiutarci. Se possibile, chie-
diamo aiuto a qualcuno più esperto di noi. Se non possiamo chiedere aiuto, valutiamo rapidamente le conse-
guenze delle nostre azioni e prendiamo una decisione usando il nostro istinto.
Controllare le emozioni dipende da quanto queste ci influenzano e dalla nostra capacità di gestirle consape-
volmente, sia per noi stessi che per gli altri, promuovendo così una crescita personale.
LEZIONE 20 – LA GESTIONE DELLE EMOZIONI
Il problem solving e la gestione delle emozioni sono importanti per affrontare le sfide nella vita quotidiana.
Le emozioni sono reazioni mentali e fisiche a ciò che ci accade, e possono essere innate o apprese. Sono un
mix di sensazioni, pensieri e risposte fisiologiche che si evolvono nel tempo.
Le emozioni ci aiutano a comunicare con gli altri e a comprendere noi stessi. Sono diverse dai sentimenti e
dagli stati d’animo, anche se spesso usiamo questi termini in modo intercambiabile. Evolutivamente, le emo-
zioni ci aiutano a reagire rapidamente a situazioni per la sopravvivenza, senza dover passare attraverso un
processo di pensiero consapevole.
Gli psicologi le dividono in emozioni primarie, come gioia, tristezza, paura, rabbia e disgusto, e emozioni
complesse, che sono combinazioni di quelle primarie. Ad esempio, il disprezzo potrebbe essere una combina-
zione di rabbia e disgusto.
Il primo passo per gestire le emozioni è imparare a riconoscerle e capire cosa le scatena. A volte può essere
difficile distinguere tra emozioni simili, come rabbia e paura.
AUTO ANALISI
Spesso le emozioni ci guidano senza che ce ne accorgiamo. Ma se ci sforziamo di capirle meglio, possiamo
avere più controllo su di esse. L’idea è imparare a riconoscere le emozioni non appena le sentiamo, senza per-
mettere loro di prendere il controllo su di noi.
Un modo utile per farlo è chiederci spesso: “Come mi sento ora esattamente?”, in modo da tenere d’occhio il
nostro stato mentale e fisico.
Dopo aver capito le nostre emozioni, è importante rendersi conto che, di fronte a esse, abbiamo sempre più di
una scelta su come reagire. Ad esempio, quando qualcuno ci insulta, l’istinto potrebbe suggerirci di risponde-
re con un altro insulto.
- Esercizi per gestire meglio le nostre emozioni, capendo perché reagiamo in certi modi. L’obiettivo è trasfor-
mare le emozioni in risorse, e ricordare che siamo noi i responsabili delle nostre reazioni emotive, non gli
eventi esterni.
Il principio fondamentale della vita sociale è che le emozioni sono contagiose La competenza emotiva non
riguarda solo la capacità di riconoscere e comprendere le nostre emozioni, ma anche l’abilità di rispondere in
modo coerente alle emozioni degli altri. Le emozioni servono a comunicare sia a noi stessi che agli altri ciò
che stiamo provando, e per questo giocano un ruolo importante sia nell’infanzia che nell’età adulta.
Come possiamo imparare ad essere emotivamente intelligenti? Se siamo fortunati, fin dall’infanzia appren-
diamo a contenere e gestire le nostre reazioni emotive attraverso il sostegno e gli esempi dei nostri cari. Tut-
tavia, è possibile allenare l’intelligenza emotiva anche da adulti. Spesso, le influenze sociali possono portarci a
reprimere bisogni ed emozioni, considerandole negative. Questa visione negativa delle emozioni può ostaco-
lare la loro gestione efficace e costruttiva.
- Una delle principali cause che può far sì che le emozioni prendano il sopravvento è lo stress. Alti livelli di
stress possono sopraffare la mente e il corpo, quindi imparare a gestire lo stress è il primo passo per gestire le
emozioni. Ci sono diversi modi per farlo, come sviluppare consapevolezza sul perché ci si stressa e osservare
attentamente la nostra risposta, per poi trovare la tecnica più adatta a mantenerlo sotto controllo.
COME POSSIAMO FARE PER RIDURRE LO STRESS E GLI EFFETTI DANNOSI DELLE EMOZIONI
SPIACEVOLI?
1 - Per stare meglio, impara a rilassarti e ad ascoltare il tuo corpo. Puoi fare cose come visualizzare immagini
rilassanti o praticare tecniche di rilassamento che ti fanno sentire bene. Questo ti aiuta a sentirti meglio sia
mentalmente che fisicamente, perché il tuo corpo produce sostanze che ti fanno sentire bene quando sei rilas-
sato e felice.
2 - Allenati ad essere emotivamente intelligente. Cerca di aumentare i momenti felici nella tua vita. Anche se
affronti momenti difficili, cerca di concentrarti sulle emozioni positive, come la gratitudine e la gioia. Questo
ti aiuta a sentirti meglio e ad affrontare meglio il dolore e le sfide.
3 - Sii ottimista. Avere pensieri positivi può migliorare la tua salute e farti vivere più a lungo. Ciò che pensi
può influenzare la tua esperienza e il tuo comportamento. Se credi che le tue emozioni siano utili e che tu
possa controllarle, avrai effetti positivi sulla tua salute e sul tuo benessere.
4 - Concentrati sul momento presente. La vita accade adesso, non in futuro. Cerca di vivere il momento pre-
sente e non rimandare la felicità.
- I litigi sono normali in tutte le relazioni, sia al lavoro che nella vita personale.
- pensare di non averne mai è irrealistico.
- quello che conta è imparare a gestirli in modo positivo, trasformandoli in opportunità per migliorare le
relazioni e stimolare la creatività.
GESTIRE LA RABBIA
La rabbia può essere una reazione naturale a situazioni stressanti, ma diventa un problema quando ci control-
la invece di noi controllarla.
È possibile imparare a gestirla in modo costruttivo, ad esempio respirando profondamente e lasciando che la
mente ragioni chiaramente.
CALMARSI
- sedersi comodamente, chiudere gli occhi e rilassare tutti i muscoli, immaginando un luogo tranquillo. Per
smorzare le emozioni negative, è importante cambiare prospettiva e cercare di vedere le cose in modo più
ottimista e realistico, evitando di focalizzarsi solo sulle difficoltà. Bisogna accettare che ci sono cose che non
possiamo cambiare e concentrarci su ciò che possiamo controllare.
I litigi succedono in tutte le relazioni, sia al lavoro che nella vita personale.
Pensare di evitarli del tutto è impossibile. L’importante è imparare a gestirli bene, trasformandoli in occasioni
per migliorare le relazioni e stimolare la creatività. È normale arrabbiarsi in situazioni stressanti, ma diventa
un problema quando l’ira prende il sopravvento.
Possiamo imparare a gestirla positivamente, ad esempio respirando profondamente e cercando di pensare
chiaramente. Per calmarsi, possiamo provare a rilassare il corpo sedendoci comodamente, chiudendo gli
occhi e immaginando un luogo tranquillo. Cambiare prospettiva e cercare di essere ottimisti può aiutarci a
smorzare le emozioni negative, concentrandoci sulle cose che possiamo controllare anziché su quelle che non
possiamo cambiare.
PROBLEM SOLVING ED EMOZIONI
Molte teorie dicono che le emozioni sono irrazionali, ma in realtà esse ci aiutano a prendere decisioni e risol-
vere problemi. Le emozioni ci danno degli obiettivi da risolvere e spingono la nostra mente a trovare soluzio-
ni. È importante unire emozione e ragione per dare un nuovo significato alle nostre esperienze emotive.
Fuggire da un problema, a meno che non sia davvero la soluzione migliore, non ci aiuta. Evitare i problemi ci
blocca dal crescere e imparare cosa fare nel modo giusto. Se sbagliamo, almeno impariamo cosa non fare, e
questo ci fa crescere.
Quando affrontiamo una situazione difficile, dobbiamo valutare cosa potrebbe ancora andare storto, se pos-
siamo intervenire e quali conseguenze il nostro intervento potrebbe avere.
Affrontare un problema non significa solo reagire a ciò che è già accaduto, ma anche prevedere cosa potrebbe
ancora succedere e agire di conseguenza. È importante capire quando è meglio non intervenire, specialmente
in situazioni che evolvono rapidamente.