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FEDRO

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FEDRO

Le notizie biografiche di Fedro possono tutte essere ricavate dalle sue opere
anche se non sono totalmente certe, Nasce a Macedonia intorno al 20 a.c. ,
arrivò a Roma da bambino probabilmente come schiavo, infatti viene definito
spesso Libertus Augusti, si può quindi ipotizzare che abbia affiancato
l’imperatore e che si sia dedicato all’insegnamento, si suppone anche che le sue
opere siano state scritte proprio con questo scopo, infatti le favole venivano
comunemente usate come libri di testo nelle scuole.
Con la scrittura delle sue opere, Fedro si aspettava ricompense e fama, non
avendo, però, i Risultati sperati, per il carattere satirico di alcuni suoi
componimenti venne perseguitato e processato da Seiano.

Di Fedro ci sono pervenuti 5 libri di favole in senari giambici per un totale di


circa un centinaio di componimenti, un'altra trentina di favole si ricava
dall'appendix Perottina.
Per la scrittura dei suoi componimenti, si ispira al modello di Esopo, uno
scrittore e schiavo greco vissuto nel VI secolo, fu il primo a portare il genere
della favola in grecia.

La favola divenne così un vero e proprio genere a sé stante costituito da brevi


racconti di fantasia, dotati di un significato pedagogico e morale. Essi
proponevano infatti modelli di comportamento positivi o negativi esprimevano
una visione della vita ispirata una saggezza tipicamente popolare, non senza
spunti di critica sociale e di protesta degli umili e dei deboli contro i potenti e i
prepotenti, La forma più caratteristica assunta dalla favola esotica è quella
dell'apologo animalesco, che ha come protagonisti animali parlanti, con
caratteristiche e atteggiamenti tipicamente umani.
Il termine apologo deriva dal greco apologos, racconto, indica un racconto
allegorico con finalità di ammaestramento morale

L'opera di Esopo era in prosa. Per quanto riguarda invece la stesura di favole in
poesia, non mancavano precedenti sia nella letteratura greca sia in quella latina,
in particolare, nella satira romana: narravano favole o vi accennavano sia Ennio
sia Lucilio sia Orazio. Fedro tuttavia, non sceglie l'esametro, ma adotta il
senario ģiambico, ossia il verso tipico delle parti dialogate della commedia, un
genere con cui la favola ha in comune l'intento di divertire il pubblico, il
carattere realistico e umile delle situazioni e dei personaggi. La favola assume
molto spesso un andamento "drammatico", in quanto inscena e riferisce in
forma diretta dialoghi tra due o più interlocutori

Lo scopo dichiarato è duplice: il poeta intende divertire ma anche ammaestrare,


come ribadisce nel prologo del libro I. In esso Fedro riafferma la sua
dipendenza da Esopo, chiedendo che gli sia concesso di inserire qualcosa di suo
oltre a ciò che trova nel modello; in cambio della benevolenza che chiede al suo
pubblico, egli assicura che continuerà ad attenersi al criterio della brevitas. La
varietas e la brevitas risultano in effetti i capisaldi della poetica fedriana.

Le caratteristiche e i contenuti dell'opera

• La Brevitas: La brevitas s'è da intendere il riferimento non solo alla mole


limitata dei libri e all'estensione modesta dei singoli componimenti, manca la
capacità di condensare i contenuti narrativi e gli insegnamenti morali, così da
ottenere l'attenzione il consenso dei lettori grazie alla stringatezza e alla tensione
stilistica Un chiaro esempio di concisione ed efficacia icastica è la favola della
volpe e dell'uva

• La "morale": Caratteristica della favola la presenza della "morale" che qui,


come nella maggior parte dei casi spiega il significato allegorico o simbolico.
L'intento moralistico didascalico del favolista si rivela infatti esplicitamente, ora
nella premessa, ora nella conclusione, legata all'esigenza di assicurare la piena
comprensione del messaggio morale da parte del lettore

• La Veritas: La veritas muove dall'intento di superare gli schemi ripetitivi e un


po' angusti dell'apologo animalesco e si manifesta chiaramente nel passaggio dal
libro I, ai successivi, in cui compaiono numerose favole con personaggi umani e
un esiguo numero di aneddoti storici d'ambientazione romana, che hanno per
protagonisti Pompeo magno e gli imperatori Augusto e Tiberio.

La visione della realtà


• Il punto di vista dei deboli La visione e l'interpretazione della vita che
emergono dalla raccolta corrispondono in generale al punto di vista degli umili,
dei poveri, degli esclusi dal potere. L'intento moralistico e pedagogico sembra
rivolto contro i difetti e gli errori umani piuttosto che contro i singoli individui,
denunciando i vizi e attaccando i colpevoli, a mutare uno stato di cose
insoddisfacente e ingiusto.
La morale che si ricava dal complesso delle favole e amara, pessimistica e
rassegnata, basata sulla constatazione che la legge del più forte Domina Sovrana
nel mondo, è proprio così che si apre la favola del lupo e dell'agnello dal
significato allegorico: se si vuole sopravvivere evitando guai peggiori i deboli
devono saper stare al loro posto accettando le regole del gioco e cercando con
prudenza e astuzia i mezzi per difendersi dalle ingiustizie e dalla prepotenza.
Vi è inoltre l'esaltazione della Libertà Infatti Fedro all'interno delle sue opere
inserisce spunti filosofici come appunto l'affermazione del valore della Libertà
presentata come bene più prezioso da anteporre ad ogni vantaggio materiale.

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