Alfieri
Alfieri
Parini e Alfieri sono sostanzialmente uno il contrario dell’altro ➔ la vita del primo è stata all’insegna della
moralità, dell’etica, del dovere, in cui difficilmente ha sgarrato dal suo percorso di vita, mentre Alfieri
apparteneva a una famiglia dell’alta aristocrazia piemontese, non aveva problemi di natura economica e
poteva fare quello che voleva, nel suo non sapere cosa fare se l’è spassata, ha girovagato a destra e a manca,
ha vissuto le esperienze più disparate ➔ in tutto e per tutto ha cercato di provare cose nuove, ma anche di
presentarsi come un po’ ribelle, il prototipo dell’eroe romantico(anticipa il romanticismo) ➔ l’individuo che
lotta con i tempi, non si sente in sintonia con quello che sta accadendo, rifiuta di dedicarsi alla politica e lo
fa cercando di muoversi sempre al di sopra delle regole.
“Giovin signore salvato dalla letteratura” ➔ Giovin signore è un richiamo al protagonista del Giorno del
Parini, quindi un membro dell’aristocrazia che aveva mezzi, denaro e possibilità per fare quello che voleva,
ma in tutto questo aver troppo la noia rischiava di travolgerlo e la salvezza gli arriva dalla letteratura, perché
capisce che la sua vera vocazione è quella letteraria. All’interno della letteratura, il genere che avrebbe
segnato una svolta nel suo percorso è quello della tragedia ➔ non è un genere facile e ci racconta le sue
difficoltà nella scrittura delle tragedie, prima le scrive in francese e cercherà di fare il grande passo quando
comincia a scriverle in italiano. Le scrive inizialmente in francese perché era piemontese e all’epoca la
lingua del Piemonte, più che l’italiano, era il francese ➔ il suo problema non fu solo quello di aderire alle
caratteristiche di un genere difficile come quello della tragedia, ma anche imparare una lingua quasi da zero,
perché parlava l’italiano, ma è un conto parlarlo filtrandolo attraverso il piemontese e il francese, un altro è
conoscerlo, avere padronanza della lingua e scrivere in quella lingua(conoscere gli autori, la grammatica).
Nella Vita racconterà di essersi dovuto “spiemontizzare”(sganciarsi completamente da tutta quella che è
stata la cultura piemontese) e “spensare e ripensare”(smettere di pensare in piemontese/francese, cercare di
farsi entrare in testa l’idea del soggetto che voleva sviluppare in maniera tragica e ripensarlo ma in maniera
completamente diversa, in italiano) ➔ la Vita che scrive è un’autobiografia, fa parte di un progetto che mette
in atto e fa come aveva fatto Goldoni, che scrive le Memorie per lasciare una certa immagine di sé ➔
Goldoni aveva alleggerito tutto il suo percorso, diminuendo le difficoltà per far trasparire il fatto che avesse
la vocazione per il teatro fin da bambino, che già scrivesse commedie e che tutto questo percorso lineare
l’avesse portato alla riforma(in realtà non ha avuto un percorso lineare per arrivare alla riforma, molti dei
punti della riforma hanno comportato delle difficoltà), al contrario Alfieri anziché sminuire le difficoltà
agisce al contrario, le enfatizza e le esagera, va a scavare tutte quelle che sono le difficoltà e i pericoli perché
ovviamente, se ci sono state queste difficoltà e questi pericoli, quanto più sono stati grandi, quanto più è
stato bravo lui che li ha superati, come faceva Cesare nel De Bello Gallico.
Userà anche il termine “rimbambirsi” ➔ tornare bambini, per ricominciare il percorso scolastico, che lui
aveva odiato perché era un insieme di regole a cui si era sempre ribellato ➔ capisce di aver sbagliato e dice
di doversi immergere in un “vortice grammatichevole”, cioè di dover studiare la grammatica, quelle regole
che riteneva non fossero importanti e non avrebbero aiutato nella scrittura. In questo periodo legge
addirittura i classici, impara il latino e il greco, tutte quelle cose che da giovane aveva rifiutato di fare.
Spesso si utilizza il termine titanismo ➔ i titani, che sfidano l’ordine per proporre una visione della realtà
completamente diversa, hanno dato origine a questo termine che sottolinea questo atteggiamento di sfida
dell’individuo che non si rassegna a sé stesso, non si rassegna ad una realtà che non gli va a genio, ma fa di
tutto per ribellarsi, imporsi e trovare una soluzione diversa.
Un altro motivo per cui viene studiato Alfieri è perché è una personaggio tormentato, tutto quello che gli
capita passa al vaglio della sua coscienza ➔ contrasto tra ragione e sentimento, già presente
nell’illuminismo(prevalente la ragione) e che continuerà nel romanticismo(prevalente il sentimento) ➔
Alfieri è un po’ in bilico, è calato nel ‘700 ma è già proiettato in una sensibilità che è quella del
romanticismo.
Altra cosa importante è che lui analizza cosa non gli va a genio, analizza le problematiche della realtà che lo
circonda e i compromessi a cui dovrebbe scendere per poter trovare una giusta collocazione, ma alla fine,
essendo ribelle e uno che non vuole essere allineato, l’unico risultato è quello della sconfitta ➔ spesso e
volentieri lui presenta il contrasto tra la figura del tiranno(figura che gli è molto cara, una figura che rimanda
all’età classica, che non c’è più nel ‘700) e quella dell’uomo libero, quasi sempre è il tiranno ad avere la
meglio ➔ usa la figura del tiranno per alludere alle monarchie assolute, a certi poteri forti che comunque
anche nel ‘700, al di là del dispotismo illuminato, continuano ad affermarsi(come per esempio la Prussia,
che critica aspramente) ➔ ci sono delle figure a lui contemporanee o del passato che vengono più volte
riproposte per segnare questa lotta ➔ una lotta che si svolge dentro di lui, che lo porta a riflettere su quello
che sta accadendo intorno a lui, ma che spesso e volentieri porta l’individuo ribelle, che come lui vuole
opporsi all’ordine costituito, alla sconfitta.
LA VITA
Vittorio Alfieri è piemontese, di Asti, anche se ad Asti vive poco perché il padre muore quando è molto
piccolo e la madre si trasferisce a Torino portando con sé i figli(Alfieri la segue, la sorella invece verrà
lasciata ad Asti ➔ questo distacco e questo cambiamento radicale nella sua infanzia lo segnano
profondamente, anche ripensandoci dopo tanto tempo). Essendo di famiglia aristocratica, non ha problemi
economici, viene avviato alla carriera militare e viene iscritto all’Accademia reale, non tanto perché volesse
diventare un grande soldato o generale, ma perché di solito i membri delle famiglie aristocratiche potevano
abbracciare questo percorso di formazione e di educazione ➔ intraprende questa strada perché gli garantiva
molte libertà e possibilità, perché poteva ottenere permessi e congedi quando voleva, anche molto
frequentemente, quindi lui viaggia ➔ una delle mode del ‘700 è quella del Grand Tour, un viaggio
generalmente intrapreso dai nobili, perché non tutti potevano permettersi di avere tempo e denaro per
compierlo, quindi quelli che lo facevano erano generalmente i figli delle famiglie aristocratiche ➔ è una
tendenza riprenda nel ‘700, ma che affonda le sue radici nel mondo classico, anche se non esattamente allo
stesso modo, perché nel mondo greco prima e romano dopo c’era già questa tendenza ➔ si può pensare, per
esempio, ad alcuni autori classici come Virgilio, Orazio e la tendenza era più di quegli autori che non
abitavano a Roma, che venivano dalla provincia ➔ a Roma c’erano i più grandi maestri di retorica,
grammatica e filosofia, c’erano importanti conoscenze, ma il completamento della loro formazione avveniva
con viaggi nei luoghi della cultura classica(ad Atene o altre città della Grecia). Questa usanza nel ‘700 viene
approfondita in maniera diversa, infatti non si va necessariamente in Grecia, che magari può essere una
tappa, ma il viaggio riguardava le principali città dell’Europa e dell’Italia ➔ prima visita le città italiane più
importanti, poi si sposta in Europa(in particolare racconta di un viaggio a San Pietroburgo, durante il quale
ne approfitta per viaggiare nei paesi nordici).
Il suo continuo girovagare è un indizio di quella che è la sua personalità ➔ come Petrarca, continua a
spostarsi alla ricerca di non si sa cosa, cambia un sacco di amici, donne e conoscenze, proprio perché sta
andando alla ricerca di qualcosa che non ha ancora trovato e non lo soddisfa ➔ prima che incontri Luisa
Stolberg, la donna della sua vita, ha un sacco di avventure, non “alla don Giovanni”, perché lui credeva in
queste storie e addirittura una volta tenta il suicidio, una volta è disposto a sfidare un altro uomo a duello,
chiede al servo di legarlo alla sedia.
Tra le tappe principali dei suoi viaggi con Luisa Stolberg abbiamo Parigi, città dalla quale rimane molto
affascinato, anche se il suo rapporto con Parigi e con la Francia è un po’ particolare(andare a Parigi verso la
fine del ‘700 non è una scelta felice) ➔ quando scoppia la Rivoluzione Francese Alfieri, che è uno spirito
ribelle, è molto contento e scrive un’ode, A Parigi sbastigliato, perché finalmente c’era stata una ribellione
contro la monarchia assoluta, ma dopo la degenerazione della rivoluzione, in cui chi aveva preso il potere si
comporta come chi regnava prima(se non peggio), Alfieri comincia a prendere le distanze e non si riconosce
più negli ulteriori sviluppi della rivoluzione, quindi scrive un’altra opera, una raccolta di osservazioni di
critica nei confronti della Francia e della rivoluzione, chiamata Miso Gallo(miso dal greco ➔ odiare, i Galli
sono i francesi).
Il rapporto con la Francia cambia perché degenera la rivoluzione, ma anche per tutta l’idea che lui vuole
trasmettere di sé, infatti è un giovin signore salvato dalla letteratura, la sua svolta, la “conversione”(come la
chiama lui), arriva quando decide di dedicarsi anima e corpo alla letteratura e alla scrittura delle tragedie ➔
ripercorrendo i vari cambiamenti e sforzi che ha fatto, le varie correzioni, si rende conto che uno dei grossi
ostacoli è il fatto che lui parlasse e scrivesse in francese ➔ vuole prendere le distanze dalla Francia, non solo
dalla sfera politica e dagli sviluppi della rivoluzione, ma anche dalla lingua e dalla cultura, che lo
bloccavano e gli impedivano di scrivere delle tragedie in italiano.
L’autobiografia di Alfieri serve per trasmettere questo tipo di immagine ➔ uno al di sopra delle righe, che
non si è mai voluto allineare, che ha fatto tante esperienze diverse e che, nonostante le difficoltà ce l’ha
sempre fatta ➔ mentre Goldoni allineava tutto e faceva vedere che il percorso era stato lineare, Alfieri
invece ingigantisce ostacoli e problemi che incontra sul suo percorso, fa come Cesare nel De Bello Gallico
perché quanto più i barbari sono cattivi quanto più i romani sono fighi.
È come se ci fossero due Alfieri, c’è l’io narrante(quello che scrive, ha già fatto l’esperienza) e l’io
narrato(di volta in volta è stato protagonista delle situazioni che ha vissuto), ci sono momenti in cui io
narrante e io narrato procedono di pari passo, quindi in cui certe esperienze che ha fatto e certe scelte sono
ancora condivise e fanno parte di quelle situazioni particolari che lo rendono un eroe, mentre altri in cui l’io
narrante prende le distanze dall’io narrato, è come se giudicasse le sue scelte perché dal punto di vista
esterno e lo condannasse come immaturo e irresponsabile perché non aveva ancora capito che elementi
avrebbero potuto caratterizzare la sua esperienza ➔ di volta in volta bisogna cercare di capire qual è il
rapporto che si instaura tra queste due personalità e, a volte, forte di questa fiducia di chi è arrivato al
traguardo, si permette di giudicare il sé stesso del passato.
Ricorda lo zio paterno(perde il padre da piccolo), di cui ricorda gli stivali squadrati, quindi ogni volta che
vede degli stivali simili ricorda questo zio che lo andava a trovare. Parla degli affetti, di alcuni momenti in
cui si è sentito molto male fisicamente(così male da aver desiderato di morire), parla di come è stato male
quando è stato separato della sorella Giulia(come quando ti separi dalla donna amata ➔ quando il legame è
forte il male che si prova nel distacco, senza capirne il motivo, e anche anni dopo ripensandoci si riprova la
stessa sofferenza).
C’è un elemento importante che è quello del paesaggio ➔ il sublime, il paesaggio mozzafiato e non il locus
amoenus ➔ i paesaggi che ci descrive in questo brano hanno le caratteristiche del sublime.
LE RIME
Sotto il nome di Rime vanno tutte quelle poesie che non sono classificabili in un’opera(non sono una
tragedia, non sono la Vita) ➔ dalla sua conversione poetica lui scrive poesie in varie fasi della sua esistenza,
usa la poesia nello stesso modo in cui usa l’autobiografia, usa le poesie per immortalare determinati
momenti o sensazioni, per sottolineare certi sentimenti che prova, tant’è vero che alcuni hanno affermato
che queste poesie hanno una forma diaristica(scrive il luogo e la data, mostrando che una cosa è stata
pensata in un determinato luogo e tempo e anziché scriverla in una pagina di diario in prosa, scrive qualche
verso e fa una poesia).
La natura per Alfieri viene definita in termini positivi, anche se non è la natura equilibrata, per lui è
comunque qualcosa di importante ➔ istituisce una sorta di contrapposizione tra la natura, che è positiva, e la
società, che è negativa, perché l’apporto che l’uomo ha dato è un apporto in cui lui non si ritrova, gli ideali
che gli vengono proposti non sono conciliabili con quella che è la sua personalità.
LE TRAGEDIE
Nell’ultimo brano che abbiamo letto della Vita parlava della sua vocazione letteraria, oltre che a voler
diventare un poeta, voleva diventare soprattutto uno scrittore tragico e ci racconta tutte le difficoltà che
incontra ➔ intraprende la vocazione letteraria e si dedica alla scrittura di tragedie, scrivendone in totale 19.
Il primo gruppo, che ne comprende circa 10, sono quelle che rientreranno nella prima pubblicazione delle
tragedie, raccolta che viene pubblicata nel 1783, poi aggiunge le successive 9, che pubblica a Parigi, durante
uno dei suoi viaggi con Luisa Stolberg.
Sono tante tragedie e gli argomenti sono i più disparati, alcune tragedie riguardano i soliti argomenti che
trattavano anche le tragedie tradizionali(mito, mito classico, storia greca e romana), episodi della
Bibbia(come il Saul) o eventi storici che riguardano il Medioevo o il Rinascimento(non vanno oltre), in
Italia e in Europa.
Alfieri, lavorando alle tragedie, cerca di recuperare il senso ultimo, lo scopo che avevano le tragedie nel
mondo greco ➔ la tragedia per i greci era molto importante sia perché il teatro aveva un fine educativo, sia
perché c’era un momento, all’interno della rappresentazione tragica, che era quello della catarsi(che
significa purificazione) ➔ il pubblico si immedesima nella vicenda tragica e libera il proprio animo dalle
passioni ➔ lo spettatore va a teatro e vede la vicenda rappresentata, si immedesima in quello che vede, segue
pari pari tutta la vicenda fino al punto più alto(la tragedia nasce dalla rottura dell’equilibrio iniziale ed è un
continuo peggioramento della situazione ➔ c’è un momento culminante in cui accade qualcosa di definitivo,
a volte la morte del protagonista o qualche altro evento, come per esempio Edipo che si acceca) ➔ quando la
situazione tragica raggiunge l’apice e c’è questa immedesimazione dello spettatore nella scena
rappresentata, lo spettatore capisce tramite quello che vede che quello che sta accadendo al personaggio non
sta accadendo a lui, è un punto di rottura(il personaggio muore o gli succede qualcosa, lo spettatore sta bene)
➔ questa sorta di identificazione risulta una purificazione perché lo spettatore, a spese del protagonista, ha
imparato cosa non deve fare per non finire allo stesso modo, quindi la purificazione si riversa sullo
spettatore, che si riconosce nel protagonista, che poi viene punito, quindi lo spettatore si stacca e impara,
purificandosi indirettamente.
Unità di azione, tempo e luogo ➔ anche se vengono menzionati altri luoghi, l’importante è che la vicenda si
sviluppi in maniera circoscritta, in modo che lo spettatore riesca meglio a identificarsi e a capire come
stanno andando le cose.
Alfieri abolisce prologo, epilogo e cori, tutto si risolve perlopiù nelle battute tra i personaggi ➔ predominano
i dialoghi rispetto ai monologhi, infatti ci sono pochi monologhi, che devono essere contenuti come
estensione perché rischiano di perdere l’attenzione dello spettatore ➔ i dialoghi sono più importanti perché
sono i personaggi a interagire tra loro, tante volte i fatti che stanno accadendo vengono rievocati attraverso
le battute di alcuni personaggi o fanno da sfondo alle battute dei personaggi. Nei dialoghi Alfieri predilige
battute piuttosto brevi e a volte usa l’endecasillabo frantumato ➔ sullo stesso verso, a volte, riesce a mettere
due battute a testa dei personaggi(un pezzettino uno e uno l’altro, perché magari sono battute composte da
poche parole) ➔ questo dà l’idea della velocità con cui incalzano le battute dei personaggi e questa
frantumazione del verso, secondo qualcuno, rimanda alla frantumazione che abbiamo registrato nei
protagonisti delle tragedie, che sono un po’ una proiezione dello stesso Alfieri, che ha molti dilemmi irrisolti
in sé stesso e cerca di proiettare questi dissidi anche nei personaggi che mette in scena.
Le tematiche variano a seconda del tipo di tragedia, tra tutte quelle più importante è il contrasto tra il tiranno
e l’uomo libero ➔ a volte questi contrasti, come nel caso del Saul, sembrano proiettarsi nel rapporto del
singolo con chi lo circonda, mentre altre volte all’interno dello stesso personaggio ➔ Saul in alcuni momenti
è un po’ fuori di testa, a volte dice delle cose, a volte delle altre, cambia completamente posizione rispetto a
David più volte(a volte lo vede come una figura positiva, altre volte cerca di ucciderlo), c’è un continuo
andirivieni all’interno della coscienza, che un po’ è la traduzione di questi conflitti irrisolti che si trovano
all’interno dell’individuo.
COME COMPONE LE TRAGEDIE ALFIERI?
Alfieri ci dice anche il suo metodo di composizione delle tragedie e le tre fasi che vanno studiate(ideare,
stendere, verseggiare).
Ideare ➔ l’idea di cosa scrivere nella tragedia e cosa questa riguarderà ➔ scrive tutto quello che gli viene in
mente(soggetto, personaggi, scene che costituiscono la tragedia, quanti atti, quando succede cosa), butta giù
una sorta di schema generale.
Stendere ➔ comincia a scrivere, riempie lo schema generale precedente con tutte le cose che gli possono
venire in mente, tutti gli spunti necessari e possibili, anche cose che magari poi saranno superflue e verranno
eliminate in seguito. Secondo Alfieri, dovrebbe passare un po’ di tempo prima di passare all’ultima fase.
Verseggiare ➔ non è solo rendere in versi quello che prima era in prosa, ma prima di farlo è necessario
selezionare gli spunti, decidere quelli necessari e quelli superflui, che possono essere eliminati. Una volta
fatto questo lavoro si traduce in versi quello che prima era scritto in prosa.
Saul è malato di titanismo ➔ sente di essere immortale, vorrebbe essere superiore a tutti e per una certa fase
della sua esistenza va tutto abbastanza bene(è giovane, forte, re degli ebrei, ha la meglio sugli avversari ➔
tutti questi successi ed elementi positivi lo portano a credere che lui possa davvero avere il sopravvento su
tutto e tutti e non avere limiti), ma essendo mortale come tutti gli altri pian piano invecchia, sperimenta degli
insuccessi, le scelte strategiche che fa nella guerra tra ebrei e filistei non portano sempre alla vittoria e
questo lo porta a vedere che non è più quello di prima, ma lui non si vuole rassegnare a questo
peggioramento della sua condizione e quindi si arrabbia ➔ se la prende con tutto ciò e con tutti coloro che
sono lì a ricordargli che esiste questo limite che non può attraversare, da una parte c’è David e dall’altra c’è
Dio. David è come se rappresentasse il Saul di una volta(giovane, bello, forte, amato da tutti, i sacerdoti
hanno già deciso che la corona passerà da Saul a David) ➔ David rappresenta tutto ciò che Saul non può più
essere e trovandoselo davanti è infastidito da questa cosa. Dall’altra parte abbiamo Dio, che è superiore
all’uomo ed è immortale, che è lì a rappresentare un qualcosa oltre al quale lui vorrebbe andare, perché si
sente di sfidare il mondo, ma oltre il quale chiaramente non riesce ad andare, perché Saul è un umano ed è
limitato.
Nel corso della tragedia, Saul compare solo dal secondo atto in poi, perché nel primo viene presentato
attraverso gli altri personaggi per accrescere le aspettative ➔ a seconda di chi sta parlando di lui, la
percezione di Saul è quasi sempre negativa, perché viene raccontata solo la fase della storia degli ebrei in cui
le cose si stanno mettendo un po’ male, più o meno verso il passaggio tra la monarchia di Saul e quella di
David ➔ c’è una guerra in atto e i filistei stanno avendo la meglio sugli ebrei, quindi ci sono un sacco di
elementi che fanno a sfavore dell’immagine del protagonista. Compare solo a partire da secondo atto,
all’inizio è ancora titubante il personaggio, a momenti parla bene di David, suo genero, marito della figlia
Micol, mentre in altri momenti prende un po’ le distanze, lo invidia, quasi facendo sembrare che David sia lì
per fargli un torto e toglierlo di mezzo ➔ c’è chi contribuisce a far sviluppare un’idea negativa di David in
Saul, Abner, un consigliere che apparentemente fa l’amico di Saul, ma il suo obbiettivo è quello di togliere il
potere sia a David che a Saul, quando sarà il momento, per prendere il potere ➔ per arrivare a questa
soluzione finale deve mettere in cattiva luce David agli occhi di Saul.