Fichte
Fichte
In che senso lo spirito rappresenta la fonte creatrice di tutto ciò che esiste?
Che cos’è dunque , per gli idealisti, la natura o la materia?
La risposta a questi due problemi interconnessi risiede innanzitutto nel concetto di dialettica, cioè
in quella concezione secondo cui non essendoci mai, nella realtà, il positivo senza il negativo, la tesi
senza l’ antitesi, lo spirito, per essere tale, ha “bisogno” di quella sua antitesi vivente che è la natura.
Infatti, argomenta l’idealismo, un soggetto senza oggetto, un io senza non-io, un’attività senza
ostacolo, sarebbero entità vuote e astratte, e quindi impossibili. Di conseguenza, mentre le filosofie
naturalistiche e materialistiche avevano sempre concepito la natura come causa dello spirito Fichte,
capovolgendo tale prospettiva, dichiara che è piuttosto lo spirito a essere causa della natura,
poiché quest’ultima esiste solo per l’io e in funzione dell’io, essendo semplicemente il materiale o
la scena della sua attività, ossia il polo dialettico del suo essere.
In altri termini per Fichte:
- Lo spirito crea la realtà nel senso che l’uomo rappresenta la ragion d’essere dell’universo,
che in esso trova appunto il suo scopo;
- La natura esiste non come realtà a sé stante, ma come momento dialettico necessario della
vita dello spirito.
Ma se l’uomo è la ragion d’essere e lo scopo dell’universo, che sono gli attributi fondamentali
che la filosofia occidentale ha riferito alla divinità, vuol dire che egli coincide con l’assoluto e con
l’infinito, cioè con Dio stesso.
Con l’idealismo ci troviamo di fronte a una forma di panteismo spiritualistico (Dio è l’uomo), che
si distingue sia dal panteismo naturalistico (Dio è la natura), sia dal trascendentismo di tipo ebraico
e cristiano (Dio è una persona esistente fuori dall’ universo). Come tale , l’idealismo è anche
forma di monismo dialettico (esiste un’ unica sostanza: lo spirito).
Pur essendo d’accordo sull’interpretazione della realtà mediante le categorie di spirito e di infinito,
gli idealisti si differenziano fra di loro. Fichte e Schelling si allontaneranno dalle tesi idealistiche
mentre Hegel è la rappresentazione più tipica dell’idealismo tedesco.
FICHTE
Johann Gottlieb Fichte nacque a Rammenau il 19 maggio 1762 da famiglia poverissima.
Compì i suoi studi di teologia a Jena e a Lipsia lottando con la miseria. Fece poi il precettore in case
private in Germania e a Zurigo, dove conobbe Johanna Rahn che in seguito divenne sua moglie. Nel
1790, Fichte ritornò a Lipsia, e qui venne per la prima volta in contatto con la filosofia di Kant che
decise della sua formazione filosofica.
La caratteristica della personalità di Fichte è costituita dalla forza con cui egli sentì l’esigenza
dell’azione morale. Nella seconda fase, all’esigenza dell’azione morale si sostituisce quella della
fede religiosa, e la dottrina della scienza viene fatta servire a giustificare la fede.
N.B.
Io puro o assoluto: radice identica in tutti; la struttura su cui si basa la coscienza del singolo; attività
teoretica e pratica.
Fichte elimina la cosa in sé: non esiste una realtà oltre ciò che possiamo conoscere. Come può
infatti esistere un oggetto se questo non rientra nelle mie forme a priori. Ne consegue che il
fenomeno è creazione del soggetto che conosce l’oggetto, è il risultato di una attività (Goethe,
Faust: “in principio era l’azione”)
È il primo a mettere in luce il carattere contradditorio del concetto di “cosa in sé” , ma questa
consapevolezza non gli fa concludere che la cosa in sé è inesistente.
“la cosa in sé è qualcosa per l’Io, e quindi nell’Io, ma che, tuttavia, non dev’essere nell’Io:
qualcosa di contradditorio… ”
Mentre per l’idealismo di Schelling e di Hegel il concetto di cosa in sé è contradditorio e quindi la
cosa in sé non esiste – e l’Io è infinito e coincide con la Realtà assoluta, cioè con Dio – per Fichte
l’Io è ancora il finito che, però, ha il compito infinito di togliere ciò che gli è assolutamente
opposto, ossia ha il compito infinito di diventare Dio.
Radice di ogni moralità e imperativo etico è la realizzazione della libertà dell’Io, ossia la liberazione
da ogni limite e da ogni passività.
La storia del mondo è la storia stessa della libertà dell’Io. La Rivoluzione francese prima e poi la
liberazione del popolo tedesco dall’oppressione napoleonica sono gli aspetti storici fondamentali
dell’epoca in cui Fichte vive. Per questo, la teoria della scienza di Fichte è un idealismo etico o
pratico.
La consapevolezza idealistica che tutto ciò che si può dire del Non-io è posto dall’Io esclude che il
materiale sensibile possa essere l’effetto dell’azione esercitata sull’Io da parte del Non-io.
L’ opposto all’Io (il Non-io, la cosa in sé) “non fa altro che mettere in movimento l’Io per l’azione,
…, l’Io non avrebbe mai agito e poiché la sua esistenza non consiste se non nell’attività, non
sarebbe neppure esistito ”.
Ciò non significa che il Non-io (più tardi Fichte lo chiamerà assoluto) crei l’Io: l’urto del Non-io ha
il solo compito di mettere in azione l’Io.
Se la scienza (epistème) non vuole tornare a Hume (la casualità dell’ordine e della successione degli
eventi del mondo) dovrà occuparsi non soltanto di dedurre le categorie (la struttura formale degli
eventi), ma anche la materia dello spirito, cioè il molteplice empirico dell’intuizione spazio-
temporale (si muove ancora sostanzialmente nel solco della filosofia kantiana).
Il primo e il secondo principio determinano il compito per l’azione dell’Io. Ma quale è la soluzione
secondo Fichte? Qui interviene il terzo principio:
3) I due termini opposti (l’Io e il Non-io) sono posti dall’Io e in quanto sono entrambi
posti dall’Io (cioè sono pensati e prodotti dall’Io) sono unificati, messi in relazione e
quindi non sono assolutamente e radicalmente opposti.
L’Io oppone, nell’Io, ad un io divisibile un non-io divisibile: determinazione reciproca dell’io e del
non-io. L’io è limitato dal non-io e viceversa. L’Io puro (infinito) si realizza negli io empirici
(finiti). L’infinito è quindi una tensione (streben), l’infinita possibilità dell’Io.
Il compito dell’Io consiste nella relazione non antinomica (non contradditoria) della relazione, ossia
della sintesi tra due termini opposti. La realizzazione di questo è lo stesso processo di liberazione
infinita dell’Io dal limite della cosa in sé. È l’azione che risolve il compito.
Dall’azione reciproca dell’Io e del Non-io nasce sia la conoscenza (rappresentazione) sia l’azione
morale.
Parla di immaginazione produttiva inconscia: è l’azione dell’Io che crea il Non-io ed è inconscia.
La riappropriazione umana del Non-io avviene attraverso una serie di gradi della conoscenza
(sensazione, intuizione, intelletto, giudizio, ragione).
Dottrina morale: l’Io pone il Non-io solo per potere agire. L’Io pratico costituisce quindi la
ragione stessa dell’Io teoretico (idealismo etico). Realizzarsi come attività morale è trionfare sul
limite costituito dal Non-io tramite un processo di auto liberazione dell’Io dai propri ostacoli.
Nell’attività teoretica il Non-io pone i limiti all’Io, in quella pratica l’Io pone i limiti al Non-io.
1794 – “Lezione sulla missione del dotto”: il fine di ogni singolo uomo, come della società, è il
proprio perfezionamento morale. È la ricerca della libertà non solo individuale, ma anche sociale.
Per quanto riguarda la dottrina politica, condivide le posizioni dei contrattualismi.
1807-1808 – “Discorsi alla nazione tedesca”: occupazione napoleonica della Prussia. Il tema
fondamentale è l’educazione, ma l’accento è nazionalistico. Solo il popolo tedesco risulta adatto a
promuovere l’educazione. Solo i tedeschi rappresentano una nazione pura, come è testimoniato
anche dalla loro lingua. Solo la Germania risulta essere la nazione eletta a realizzare l’umanità tra
gli uomini.
[SINTESI] L’Io oppone, nell’Io, a un Io divisibile un Non-io divisibile: Avendo posto il Non- io,
l’Io si trova a esistere sotto forma di Io divisibile limitato da una serie di Non-io altrettanto
divisibili.
CHIARIFICAZIONI:
- I tre principi non vanno interpretati in modo cronologico, bensì logico. Fichte intende dire
che esiste un Io che, per poter essere tale, deve presupporre di fronte a sé il Non-io,
trovandosi in tal modo a esistere concretamente sotto forma di Io finito.
- In virtù di questa dottrina, l’Io, per Fichte, risulta finito e infinito al tempo stesso: finito
perché limitato dal Non-io, infinito perché quest’ultimo, cioè la natura, esiste solo in
relazione all’Io e dentro l’Io, costituendo il polo dialettico o il “materiale” indispensabile
della sua attività.
- L’Io “infinito” o “puro” di cui parla Fichte non è qualcosa di diverso dall’ insieme degli io
finiti nei quali esso si realizza, esattamente come l’umanità non è qualcosa di diverso dai
vari individui che la compongono, anche se l’Io infinito perdura nel tempo, mentre i singoli
io finiti nascono e muoiono.
Di conseguenza, dire che l’Io infinito è la “natura” e la “missione dell’Io finito” significa dire che
l’uomo è uno sforzo infinito verso la libertà, ovvero una lotta inesauribile contro il limite, e
quindi contro la natura esterna e interna. Il compito proprio dell’uomo è l’umanizzazione del
mondo, ossia il tentativo di “spiritualizzare” le cose e noi stessi.
LA DOTTRINA MORALE
Realizzarsi come attività morale significa trionfare sul limite costituito dal non-io, tramite un
processo di auto liberazione dell’Io dai propri ostacoli. Processo grazie al quale l’Io mira a farsi
“infinito”, cioè libero da impedimenti esterni. Ovviamente, l’infinità dell’Io non è mai una realtà
conclusa, ma un compito incessante. Fichte ha riconosciuto nell’ideale etico il vero significato dell’
infinità dell’Io L’Io è infinito poiché si rende tale, svincolandosi dagli oggetti che esso stesso pone.
Idealismo etico:
L’Io determina il Non-io mediante la libertà e il dovere, realizzandosi:
- Nel compito morale infinito
- Nello sforzo mai concluso di spiritualizzazione del mondo.
In Kant si allude al fatto che la morale sia data sotto forma di postulati che la ragione teoretica ci
nega, sfociando in un primato della ragion pratica.
In Fichte si allude al fatto che l’Io risulta come attività conoscitiva solo per poter agire e solo in
vista dell’azione morale (moralismo) e il Non-Io è alla stregua di materiale dialettico dell’attività
dell’Io
LA FILOSOFIA POLITICA
Rivoluzione francese, Stato liberale e società autarchia.
La Rivoluzione francese, le guerre napoleoniche e l’invasione della Germania, stimolano lo
sviluppo della filosofia di Fichte in senso nazionalistico. Fichte mostra di condividere una visione
contrattualistica e antidispotica dello Stato.
Sensibile al tema della libertà di pensiero, Fichte afferma che lo scopo del contratto sociale è l’
educazione alla libertà, di cui è corollario il diritto alla rivoluzione. Se lo Stato non permette l’
educazione alla libertà, ciascuno ha il diritto di rompere il contratto sociale e di formarne un altro,
che possa garantire migliori garanzie e che sia in grado di garantire un sistema politico giusto. Un
sistema dove la proprietà risulta essere il frutto del lavoro produttivo “chi non lavora non deve
mangiare”.
Nelle “Lezioni sulla missione del dotto”, Fichte scorge il fine ultimo della vita comunitaria nella
“società perfetta”, intesa come insieme di esseri liberi e ragionevoli, e considera lo Stato come un
semplice mezzo finalizzato al proprio “annientamento”: il fine dello Stato è di rendere inutile sé
medesimo, a favore di una società di persone libere e responsabili .
Nei “Fondamenti del diritto naturale secondo i principi della dottrina della scienza”, Fichte fa
dello stato il garante del diritto. I diritti originari e naturali dell’individuo sono tre: la libertà, la
proprietà e la conservazione. Questi diritti possono essergli garantiti solo da una forza superiore,
dalla collettività degli individui e dallo Stato.
Il filosofo afferma che lo stato non deve limitarsi alla tutela dei diritti originari, ma deve anche
rendere impossibile la povertà, garantendo a tutti i cittadini lavoro e benessere. Fichte perviene
a una forma di statalismo socialistico e autarchico.
Egli ritiene che gli strumenti di lavoro debbano appartenere a chi li usa.
In Fichte il diritto alla proprietà è fatto scaturire dal dovere etico al lavoro.
Lo stato ha il compito di sorvegliare l’intera produzione e di distribuzione dei beni, per fare ciò lo
stato deve organizzarsi come un tutto chiuso, senza contatti con l’estero.
NOTE:
Gnoseologia: teoria filosofica della conoscenza
Ontologia: teoria dell’ ”essere in quanto essere” – Aristotele.
Spirito: termine usato nella storia della filosofia con attribuzioni di significati diversi. Nella più
antica accezione significava soffio animatore (principio vitale/anima del mondo/ energia che dà la
vita a tutta la realtà). Con Hegel, troviamo le nozioni di S. oggettivo, S. assoluto e S. soggettivo. S.
oggettivo: le istituzioni fondamentali del mondo umano (diritto, moralità, etica). S. assoluto (mondo
dell’arte, della filosofia, della religione). S. soggettivo (anima o intelletto o ragione)
Cosa in sé: l’oggetto della conoscenza considerato nella sua realtà indipendente dai contenuti
percettivi e dalla forma giudicativa del soggetto. Per Kant la cosa in sé è il limite della conoscenza
umana che, fondata sull’intuizione sensibile, non potrà mai cogliere la realtà indipendente di ciò che
viene esperito (ciò di cui faccio esperienza). Da qui, distinzione tra fenomeno e noumeno.