PLATONE
PLATONE
Empedocle e Democrito avevano dimostrato che, sebbene tutti i fenomeni che avvengono
in natura “scorrono” doveva esistere qualcosa che non muta mai, “le quattro radici” e “gli
atomi”.
Platone giunse a conclusioni diverse, a suo parere tutto ciò che possiamo sentire e toccare
in natura “scorre”.
Non esistono per lui “principi” eterni. Tutto quello che appartiene al mondo materiale e
sensibile è costituito da sostanze che il tempo logora.
Tuttavia ogni cosa è costituita da una “forma”, o “idee”, eterna e immutabile, atemporale.
Ad esempio quando vediamo un cavallo facciamo il seguente ragionamento che ci
permette di caratterizzarlo: “l’animale che sto vedendo ha qualcosa in comune con tutti i
cavalli, quindi deve essere un cavallo”. Naturalmente il singolo cavallo “scorre”: può
ammalarsi o azzopparsi e col l’andar del tempo invecchiare per poi morire. Ma la vera
“forma o idea” del cavallo si potrebbe affermare eterna e immutabile.
Per Platone l’idea indica un’entità perfetta, ideale, immutabile. Il filosofo ateniese ne
parla come di una ousia, cioè sostanze o realtà autonome poste in una zona diversa
dalle nostre, in un “altro mondo”, chiamato “Iperuranio”, che in greco significa “al
di là del cielo”, “al di là delle cose sensibili”.
Nel mondo delle Idee stanno i modelli indistruttibili di ogni realtà materiale e
astratta che noi conosciamo.
Caratteri opposti presenta il mondo materiale delle cose chiamato da Platone oratòs
(dal greco visibile), imperfetto perché costruito da copie o imitazioni delle stesse
idee.
A Platone va dato il merito di aver teorizzato per primo nella storia della filosofia il
concetto di idealismo filosofico, secondo cui è pensabile una realtà sopra-sensibile,
trascendente, cioè un qualcosa che sta al di fuori dell’universo.
Tutti i presocratici, chi più chi meno, avevano ipotizzato una causa fisico-materiale, per
Platone invece esisteva un’altra realtà dietro il mondo materiale e sensibile che chiamò
mondo delle Idee o teoria delle Idee; esiste per lui un dualismo, una contrapposizione, tra
queste due realtà, l’idea soprasensibile eterna e immutabile e la realtà materiale. Nel
mondo delle Idee troviamo i “modelli” eterni ed immutabili di tutto ciò che è materiale e
astratto.
Il termine idea ha un diverso significato per noi e per Platone:
— per noi può significare avere una conoscenza generale, astratta o concreta, di qualcosa,
oppure può essere l'intenzione di fare, per organizzare o risolvere una determinata
situazione o un problema, infine, può indicare la capacità di inventare o creare oggetti;
— per Platone il termine idea (dal greco idea o da eidos, che vuol dire vedere o più
precisamente forma) ha un significato diverso: è una rappresentazione che si forma nel
nostro cervello che costituisce il modello dell’oggetto del nostro pensiero. Perciò l’idea
non è conosciuta attraverso i sensi ma dall’intelletto che, elevandosi al di sopra degli
oggetti, riesce a cogliere l’essenza.
Platone nelle varie fasi del suo pensiero ricorrerà a diverse soluzioni per spiegare il
rapporto tra i due mondi. Questo rapporto tra idee e natura viene indicato nei diversi
dialoghi, ora come:
- partecipazione, in greco metessi, le cose sensibili e i concetti astratti sono partecipi, cioè
concause, della perfezione delle corrispettive idee nel mondo Ideale; ad esempio le cose a
forma triangolare partecipano all’ “Idea di Triangolo”, le azioni giuste partecipano all’ “Idea
di Giustizia”;
- imitazione, in greco mimesi, le cose e i concetti astratti imitano, copiano, vedono come
modelli, le Idee dell’Iperuranio; ad esempio la sedia prodotta dall’artigiano è fatta a
imitazione dell’Idea di sedia;
- presenza o comunione, in greco parusia e coinonia, il mondo sensibile e i concetti
astratti sono espressione, criterio di giudizio, visibile di quello Ideale. Per esempio,
riconoscendo la presenza della generosità in una persona, posso risalire “all’Idea di
Generosità”, così come vedendo un viso o un oggetto bello, posso risalire “all’Idea della
Bellezza”.
Al di là delle spiegazioni proposte da Platone, quello che è importante è lo sforzo del
filosofo di stabilire una continuità e un legame tra il mondo Ideale e quello sensibile.
Il mondo Ideale ha la priorità assoluta rispetto a quello sensibile, in quanto le idee
rappresentano sia le cause, sia il metro di paragone delle cose: se noi consideriamo
bella o buona una persona o un’azione dipende dal fatto che esse ricevono queste
qualità dalle rispettive Idee della Bellezza e della Bontà.
L’ ORIGINE DELL’UNIVERSO
Per spiegare il rapporto fra il mondo delle idee e il mondo delle cose, Platone introduce un
mediatore: il Demiurgo, figura al limite fra il mito e la filosofia.
Il Demiurgo viene presentato da Platone come un “divino Artefice”, dotato di intelligenza e
volontà, che si trova in una posizione intermedia fra le idee e le cose. All’inizio, il mondo
era solo un caos di materia priva di vita che Platone chiamerà Necessità o Chora, cioè la
massa indeterminata e inerte di materia.
Il Demiurgo, essendo buono e amante del Bene, ha plasmato le cose del mondo ad
immagine e somiglianza delle Idee, dando loro una parte di perfezione dei modelli
iperuranici. Tuttavia il Demiurgo non è un creatore delle realtà dal nulla, ma il semplice
“plasmatore” di una materia preesistente; le Idee non hanno alcun bisogno di lui per
esistere, di conseguenza il Demiurgo si trova un gradino al di sotto delle Idee, perché ha
bisogno di loro per costruire il mondo.
Secondo Platone il Demiurgo fornì le cose di un’Anima, Anima del mondo o cosmica,
principio del movimento, della vita e dell’intelligenza. Il mondo così risultò un grande
organismo, un animale, nel senso di essere animato, gigantesco, che vive, sente e
conosce. Il mondo-organismo è una specie di “Dio visibile” dove si riflette l’armonia delle
Idee; in questo modo Platone riuscì a conciliare il mondo delle Idee con il mondo della
natura. L’opera del Demiurgo, che nonostante la sua buona volontà viene limitata dalla
resistenza della natura cui il filosofo ateniese attribuisce i mali e le imperfezioni del nostro
mondo, non si ferma qui: “egli realizzò il Tempo, immagine mobile dell’eternità e lo
collegò al movimento regolare degli astri dove è scritto il destino degli uomini”.
Le Idee, le Essenze i Modelli, del mondo intellegibile
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Addirittura secondo Platone l’arte è diseducativa è negativa, dunque da evitare, perché non ci avvicina alle
Idee ma ci allontana da loro. In fondo cosa fa un artista (pittore, scultore, poeta etc.) imita qualcosa che vede
o immagina, ma quello che vede/immagina è a sua volta una rappresentazione imperfetta del mondo delle
Idee. In conclusione, per il filosofo ateniese, l’arte non sarebbe altro che imitazione dell’imitazione.
Ma il mondo delle Idee discende a sua volta da qualcosa di divino?
In realtà Platone non stabilisce chiaramente se il mondo delle Idee esiste al di fuori di una
Mente, o se le Idee sono Idee di una Mente Divina; sappiamo però che il Bene di cui parla
non si identifica con un dio creatore, come avviene nelle religioni monoteiste, il Bene di
Platone rappresenta genericamente qualcosa di divino, che non crea le idee, che sono
eterne, ma si limita a trasmettere loro, emanare, la sua perfezione.
Affermata la natura perfetta, eterna e immutabile delle Idee, Platone si pone il problema
di come la nostra anima le conosca. Per rispondere a questo interrogativo il filosofo
riprende, ampliandola, la dottrina mito-orfica-pitagorica della reincarnazione, la
metempsicosi: l’animo umano essendo di natura divina prima di incarnarsi viveva nel
mondo ideale dove poteva contemplare tutti gli esemplari perfetti delle cose.
Nel “trauma” della nascita l’uomo dimentica tutto quello che ha appreso, ma la sua
conoscenza si risveglia a contatto con le cose materiali, grazie anche all’esperienza,
ricordando ciò che ha visto nell’Iperuranio.
Sostanzialmente Platone riteneva che la nostra esperienza fosse già avvenuta in
un'altra vita, attraverso la visione delle idee precedente l’incarnazione, e che
l’esperienza attuale non è che il ricordo, più o meno fedele, di quella prima esperienza
extracorporea. In questo senso, dice Platone, “conoscere è ricordare o anamnesi”,
perché le Idee, sia pur sfocate, le portiamo dentro di noi e basta uno sforzo per
sollecitare questi ricordi e tirarli fuori. La conoscenza delle idee di Platone rappresenta
una forma di innatismo, in quanto il filosofo ateniese ritiene che la conoscenza non
derivi dall’esperienza sensibile, che stimola solo il ricordo, ma da un qualcosa già
preesistente, una preconoscenza, legata con il nostro intelletto.
CONOSCENZA
Quando Platone espone la sua teoria sul mondo delle Idee afferma “indirettamente” anche
l’immortalità dell’anima: “l’anima è simile alle Idee, e come le Idee è […] eterna”.
Secondo il filosofo ateniese “siamo immortali” in una dimensione senza tempo né materia
(cfr. Democrito).
La teoria dell’immortalità dell’anima, oltre che per spiegare perché l’uomo possegga in sé
stesso le conoscenze delle Idee serve al filosofo ateniese per parlare del destino.
Platone ritiene che la nostra sorte attuale dipenda da una scelta precedentemente
compiuta nell’Iperuranio.
Per fare capire meglio quello che vuole dire si aiuta raccontandoci il mito di Er, descritto
alla fine della Repubblica.
Secondo questo mito platonico un guerriero di nome Er, caduto in battaglia, è ritornato
miracolosamente in vita poco prima che il suo cadavere fosse, seguendo la consuetudine,
bruciato su una pira.
Questa “resurrezione” è avvenuta per volere degli dei, affinché Er, tornando tra gli uomini,
potesse raccontare loro quanto aveva visto nel regno dei morti, nell’Ade, in modo che ne
traessero insegnamento.
Er, infatti, si è trovato nel luogo del giudizio dove le anime sono chiamate dalla Necessità
a scegliere il loro destino; vita umana gloriosa e illustre oppure ignota, ricca o povera,
ecc. Dopo la scelta le anime sono condotte a bere l’acqua del fiume Amelete, che
procura l’oblio, così alla nascita nessuna anima ricorderà nulla.
In conclusione, non è agli dei che va impuntato il nostro destino, ma alla nostra libera
scelta tra le molte vite possibili: il mito di Er ribalta completamente il modo di pensare
greco, secondo cui sono gli dei e la Necessità a decidere del destino degli uomini. Per
Platone sono invece le anime a scegliere liberamente il destino che avranno. In questa
situazione è determinante la funzione della filosofia sia:
- in vita, la continua e incessante ricerca filosofica darebbe senso alla nostra esistenza;
- come preparazione alla morte, essendo l’unica disciplina che insegnando all’uomo la
conoscenza del bene e del male può portare, come libero atto di volontà, a fargli condurre
una vita saggia e felice e ad ottenere il giusto riconoscimento ultraterreno, cioè il salire
nella futura gerarchia della vita.
Dimostrata l’immortalità dell’anima e affrontato il tema del destino, Platone passa poi a
descriverne la natura e i vari aspetti che la caratterizzano. Per il filosofo l’anima è il più
prezioso possesso dell’uomo; essa è ben distinta dal corpo, corpo che però può esercitare
una qualche influenza sull’anima stessa. Nell’anima individuale Platone distingue tre parti:
1) la parte razionale, che è quella che permette all’anima di ragionare e dominare gli impulsi,
rendendo diverso l’uomo dagli animali. La parte razionale rappresenta la più alta capacità
dell’uomo ed è localizzata nella testa (cervello);
2) la parte coraggiosa o irascibile, che è sprezzante del pericolo è portata a cercare la
vittoria e la gloria, ma è anche, o dovrebbe essere, naturale alleata della ragione, sebbene
si trovi perfino negli animali. Essa è localizzata nel petto (o torace);
3) la parte concupiscibile, che è il principio di tutti gli impulsi, istinti o desideri materiali;
soltanto a fatica può essere riportata sotto il controllo della ragione. La parte
concupiscibile ha sede nell’addome (ventre).
Dal rapporto fra le tre parti dell’anima prendono vita, guidate dalla ragione, quattro
fondamentali virtù che sarebbero le perfezioni di una qualità:
- prima virtù è la Sapienza, propria dell’anima razionale che tende alla verità; cioè alla
corrispondenza\coerenza tra conoscenza e realtà
- seconda virtù è la Forza, propria dell’anima coraggiosa, che accetta il freno della ragione
sui sentimenti;
- terza virtù è la Temperanza, propria dell’anima concupiscibile che dominata dalla ragione
appaga i propri bisogni moderatamente;
infine abbiamo la Giustizia che comprende, ordina ed equilibra tutte e tre virtù; soltanto
quando le tre virtù operano insieme l’uomo è giusto.
Tutte tre le virtù sono comprese nella Giustizia, la più importante tra le virtù
L’uomo, per Platone, è un essere diviso a metà tra anima e corpo, tra l’aspirazione verso il
mondo delle Idee e la tendenza a farsi trascinare dai sensi, incapace di conciliare il mondo
terreno con quello ideale e per questo destinato all’infelicità.
Nel “Fedro” Platone arriva a realizzare l’unione tra anima e corpo, soprasensibile e
sensibile, grazie all’amore, la forza mediatrice che unisce il cielo e la terra permettendo
all’anima di elevarsi dall’esperienza sensibile e fisica; si andrà dall’amore per la bellezza
corpo, alla Bellezza ideale e assoluta.
Per spiegarsi meglio ancora una volta, il filosofo ateniese fa ricorso al mito, quello di Eros,
trattato nel “Simposio” dove Platone parla attraverso Socrate.
Eros, che non è né un dio né un mortale ma un demone cioè un essere intermedio tra i
mortali e gli dei, un semidio, è figlio di Penia, dea della povertà, e di Poros, dio dell’ingegno,
dell’espediente.
Essendo figlio di Povertà, Eros è privo di tutto, in particolare della Bellezza, ma dal padre
ha ereditato l’astuzia, cioè la capacità di procurarsi quello che non ha.
Eros rappresenta, simbolicamente, l’immagine del filosofo che non ha la sapienza ma la
desidera, spinto dall’amore verso la conoscenza, ed esattamente come l’innamorato fa di
tutto per raggiungere il suo scopo.
La filosofia non è fatta per gli dei, che già la possiedono, né per gli ignoranti, che non la
desiderano, ma per gli amanti della sapienza, la forma più alta di bellezza. Per giungervi,
secondo Platone, occorre percorrere la scala dell’eros formata dai sei gradini della bellezza:
un percorso chiamato dal filosofo ateniese “ascesi dell’eros” che non deve fermarsi
all’amore dell’altro, a una relazione affettiva, ma deve diventare amore per filosofia
EROS FIGLIO DI
Povertà Ingegno
Quindi privo di tutto, Ha la capacità di procurarsi quello che
in particolare della bellezza non ha
LA BELLEZZA
È l’unica fra le Idee ad avere il privilegio di essere amabile, di conseguenza ai vari gradi
di Bellezza corrispondono vari tipi di Amore:
1. Bellezza di un corpo: Desiderio di generare da un corpo bello un altro corpo
bello. Amore Fisico;
2. Bellezza Corporea: Si ama la bellezza dei corpi nella loro totalità. Ancora Amore Fisico;
3. Bellezza dell’Anima: Si ama non più la bellezza fisica, che prima o poi viene meno, ma la
Bellezza dell’Anima;
4. Bellezza delle Istituzioni e delle Leggi: Desidero di dare vita a Valide Leggi e Istituzioni in
quanto Creazioni dell’Anima;
5. Bellezza delle Scienze: cioè la Bellezza del Sapere, in generale;
6. Bellezza in Sé: infine si scopre la Bellezza della Sapienza (Sapienza intesa come
profonda conoscenza, unita all’equilibrio, acquisito con lo studio e l’esperienza, nel
giudicare e nell’agire) che coincide all’Amore Filosofico.
Sempre nel “Simposio” Platone, prima della versione “filosofica” di Socrate, darà
un’interpretazione “mitologica” e tragica dell’amore, questa volta parlando attraverso
Aristofane (famoso commediografo dell’antichità).
Aristofane racconta che in tempi antichissimi l’umanità era divisa in tre generi: uomini (figli
del sole), donne (figlie della terra) e androgini (figli della luna) dove convivevano un uomo
e una donna. Inoltre tutti gli esseri umani avevano due teste, quattro braccia e quattro
mani.
Siccome l’umanità era diventata molto superba, tanto da voler conquistare l’Olimpo, Zeus
e gli altri dei li indebolirono dividendo ciascun essere umano a metà.
Da quel momento le due metà continuano incessantemente a cercarsi per ricomporre
l’unità originaria: questo spiegherebbe, secondo Platone, anche l’attrazione sessuale.
Chi infatti deriva da un androgino, se uomo sarà attratto dalle donne, se donna sarà
attratto dall’uomo; mentre chi deriva da una coppia di donne o uomini preferirà
rispettivamente una donna o un uomo; Platone chiarisce in questo modo l’origine
dell’omosessualità.
L’amore appare così nel suo aspetto drammatico di ricerca di qualcosa che manca, di
completezza, e di appagamento nel trovarlo: gli innamorati non lo sanno esprimere, ma
l’emozione che provano è la sensazione di aver ritrovato quella parte che avevano
perduto.
L’AMORE PLATONICO
L’espressione “amore platonico” intesa come relazione amorosa asessuata fondata cioè
soltanto su affinità spirituali o intellettuali non è corretta.
Platone considera la corporeità come primo gradino della scala dell’amore; un gradino che
va superato ma non escluso, in quando esiste un legame, una continuità, tra la dimensione
corporale e quella spirituale della scala d’amore.
Saranno le riletture in epoca rinascimentale a spiritualizzare del tutto l’amore andando al di
là delle intenzioni di Platone. L’espressione “amore platonico” con il significato che ancora
oggi le diamo venne formulata da Marsilio Ficino (1433-1499) nel tentativo di legare la
dottrina platonica e quella cristiana.
Come nell’Anima anche nello Stato la Giustizia è data dall’armonia che si instaura
tra queste tre classi.
Nello Stato Platonico l’interesse di ogni classe deve cedere di fronte all’interesse della
comunità, inoltre domina un rigoroso “comunismo”, un comunismo “ante litteram”, che
elimina la proprietà e la famiglia; lo Stato sarà una sola grande famiglia quindi i bambini, ad
una certa età, saranno tolti ai loro genitori.
In particolare i filosofi, che devono fare il bene della collettività, non dovevano essere
corruttibili o distratti da preoccupazioni personali né tentati di anteporre esigenze personali
o familiari a quelle dello Stato e degli altri cittadini.
Uomini e donne avranno gli stessi diritti 2 e la loro formazione, che inizierà a sette anni,
avverrà in apposite strutture dove verranno avviati al sapere.
Il sapere consisterà per tutti in musica e ginnastica, solo per i futuri guerrieri matematica,
astronomia e intorno ai 50 anni, la filosofia. Inoltre, i guerrieri verranno educati a placare il
loro spirito aggressivo attraverso la ragione.
La classe dei cittadini comuni, che avrà un’istruzione esclusivamente professionale, sarà
l’unica a poter avere una proprietà, comunque limitata dal controllo dello Stato per evitare
una distribuzione economica ineguale; la loro virtù fondamentale consterà nell’obbedienza
ai poteri politici.
Solo i migliori, i veramente degni e preparati, i filosofi, una minoranza eletta
indifferentemente dal sesso, saranno ammessi al potere3.
2
Il filosofo “femminista”: Una delle parti più “provocatorie” della Repubblica di Platone riguarda la tesi
secondo cui donne e uomini siano uguali e abbiano dunque il diritto e il dovere di contribuire allo stesso
modo al benessere di una comunità ideale.
3
Secondo Platone per migliorare lo Stato i filosofi dovevano accoppiarsi tra di loro con partner sempre diversi.
LA TEORIA DELLA CONOSCENZA PLATONICA
Nel VI capitolo della “Repubblica”, Platone espone la sua dottrina della conoscenza, per
spiegarla il filosofo ateniese si serve di un’immagine matematica: una retta divisa in due
segmenti, ogni segmento corrisponderebbe ad un diverso piano della realtà:
A) la conoscenza sensibile (doxa), l’opinione, che riguarda le cose sensibili, mutevoli e
imperfette e comprende due livelli:
- la congettura o immaginazione (eikasia), che ha per oggetto le impressioni.
delle cose, cioè le supposizioni prive di fondamento reale, l’opinione superficiale;
- la credenza (pistis) “probabile”, che ha come oggetto le cose sensibili e gli esseri
viventi; è la percezione attendibile delle cose esistenti (opinione credibile).
B). la conoscenza razionale o scienza (epistème) riguarda le idee, immutabili e. perfette che si
trovano nell’iperuranio, e comprende, anch’essa, due livelli:
- la ragione scientifica (diànoia) che ha per oggetto le idee matematiche; ad
esempio i numeri, le proporzioni, le figure, ecc;
- l’intelligenza filosofica o noetica (noèsis) che ha per oggetto le idee valori. immortali,
come Bene, Bello, Vero, ecc.
CONCLUSIONI
Platone è uno dei filosofi più conosciuti dell’occidente e uno dei pensatori che ha
maggiormente influito sulla nostra cultura.
Il principio che le Idee siano modelli delle cose resta un pilastro nella storia della filosofia.
Plotino, il fondatore del neoplatonismo, interpreterà il pensiero platonico in chiave
religiosa. L’interpretazione di Plotino preparerà l’utilizzazione cristiana di Platone. Infatti
quando il cristianesimo si darà una filosofia ricorrerà al “filosofo delle Idee”, riconosciuto
dai Padri della Chiesa come il pensatore che più di ogni altro si è avvicinato al messaggio
cristiano. Di conseguenza la filosofia cristiana medievale, la cosiddetta “Scolastica”,
vedrà in Platone il pensatore per eccellenza, che ha distinto fra il mondo dell’aldilà e il
mondo dell’aldiquà, contrapponendo l’immutabile e l’eterno al mutevole e finito.
Tra il XIII e il XIV secolo Platone vedrà diminuire la sua fortuna a favore di Aristotele.
Verso la fine del XIV secolo, con l’Umanesimo italiano, si assisterà al ritorno del
platonismo. Fino alla metà del Quattrocento prevarrà il Platone politico e morale, in
seguitò prevarrà il Platone metafisico e religioso, sostenitore della presenza del divino nel
mondo e nell’uomo. L’Empirismo e l’Illuminismo segneranno un certo “oblio” di Platone,
queste due correnti di pensiero, privilegiando l’esperienza e la razionalità, saranno
tendenzialmente contrarie al discorso metafisico e religioso del filosofo delle “Idee”.
Dopo l’Illuminismo Platone tornerà a godere di maggior considerazione diventando un
“classico” del pensiero.