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SOCRATE

Testo di Filosofia su Socrate per studiare

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SOCRATE E I SOFISTI

Socrate (Atene 470\469- 399 a.C.), dal punto di vista filosofico, fu attratto inizialmente dallo
studio della natura provando particolare interesse per la filosofia di Anassagora.
Ben presto, di fronte alle numerose e contraddittorie teorie dei filosofi naturalisti, giunse alla
conclusione che i problemi riguardanti questi argomenti fossero di difficile soluzione; così,
come i sofisti, rivolse la sua attenzione allo studio dell’uomo.
La sua ricerca fu diretta a indagare l’essere umano dal punto di vista etico, cioè nel suo
concreto e pratico rapportarsi con la vita.
Scrisse Cicerone “Socrate fu il primo a richiamare la filosofia dal cielo, a collocarla nella città,
a introdurla […] nella vita […]”.
Dopo la delusione provata nel seguire le lezioni dei fisici pluralisti, Socrate frequentò alcuni
sofisti familiarizzando con l’arte della retorica.
La sofistica costituisce il contesto culturale da dove partì la sua riflessione filosofica che si
spostò dalla natura all’uomo che, per entrambi, diventò la base di ogni conoscenza.
Socrate condivideva con i sofisti, oltre la svolta umanistica, l’approccio critico razionale e
anticonformista conseguiti grazie alla messa in discussione dei valori tradizionali di Atene e
ironizzando e criticando i luoghi comuni1.
Il suo pensiero si discostava da sofisti in quanto:
- i sofisti riducevano l’uomo ad un essere dominato esclusivamente dal proprio interesse,
Socrate invece concepiva la filosofia come ricerca della verità e come attività disinteressata
da svolgere a beneficio della comunità;
- Socrate rifiuta di utilizzare la retorica con lo scopo di ottenere una vittoria oratoria sui suoi
interlocutori ma la utilizzava, attraverso il dialogo, come strumento per arrivare alla verità;
- mentre i sofisti praticavano la filosofia come un mestiere, tanto da meritarsi definizioni come
“cacciatori di giovani ricchi” o “prostitute della parola”, Socrate dichiarava apertamente di
non sapere nulla e quindi di non avere nulla da insegnare perché per lui la filosofia non era
un mestiere ma un modo di vivere.

1
In particolare Socrate mette in evidenza che il popolo di Atene e la sua classe intellettuale, politica e religiosa
non riflette, si limita a seguire passivamente e orgogliosamente le tradizioni e i costumi della città. Si fa così
perché si è sempre fatto così. Ma davvero possiamo affidarci ciecamente alle nostre tradizioni come guida per
tutto? Questo si chiede e domanda il grande filosofo ateniese.
CONFRONTO SOCRATE-SOFISTI

Concezione Che cosa Metodo Obiettivo Affinità


filosofica insegnano della loro Socrate-sofisti
attività
Sofisti La filosofia è Uso efficace Lunghi Preparare i
una del discorsi. giovani alla
professione linguaggio carriera
retribuita. dotato di politica. Oggetto
forza dell’indagine
persuasiva e filosofica
relativismo l’uomo e il suo
conoscitivo mondo.
ed etico. Orientamento
Socrate La filosofia è Superare il Dialogo Condurre gli razionalista e
una missione, relativismo fatto di uomini alla approccio
un’attività sofistico, battute virtù, intesa critico e
disinteressata cercare una brevi e come anticonformista.
a beneficio verità veloci. conoscenza
della razionale
condivisa
collettività. del bene.
partendo dal
“Conosci te
stesso”.

SOCRATE È SAGGIO PERCHÈ SA DI NON SAPERE

Nell’“Apologia di Socrate” Platone racconta che un giorno Cherofonte, amico di Socrate, si


recò al cospetto dell’Oracolo di Delfi2 per chiedere se esistesse qualcuno al mondo più
sapiente di Socrate. “Nessuno è più sapiente di Socrate” fu la risposta dell’Oracolo.
Cherofonte tornò ad Atene e riferì a Socrate il responso, questi rimase interdetto: come
poteva essere l’uomo più sapiente se sapeva così poco?
In un secondo tempo capì: riconoscere di non sapere, di avere un sapere limitato, è l’unica
verità di valore universale.
La consapevolezza di non saper tutto, dunque ammettere i propri limiti conoscitivi,
accettando la propria ignoranza, e la presa di coscienza che il più grande sapere è il sapere
di non sapere, o meglio di avere un sapere incompleto, tengono vivo il desiderio di
apprendere che invece diminuisce, sino a scomparire, in chi si considera sapiente (chiaro
riferimento ai sofisti).
Il primo oggetto della conoscenza siamo noi stessi: Socrate fa suo, rielaborandolo, il motto
scritto sul frontone del tempio di Apollo a Delfi: “Conosci te stesso”, riconosci quello che sei,
cioè un uomo, e che un abisso ti separa dal divino!

Nell’antica Grecia la Pizia era la sacerdotessa attraverso la quale il dio Apollo parlava agli uomini.
2
Per conoscere noi stessi, la prima condizione è ammettere le nostre possibilità e i nostri
limiti, liberarci dalla illusoria presunzione di possedere una conoscenza completa.
Per Socrate dunque “Conosci te stesso” diventa il punto di partenza di un processo interiore
che stimolato dalla ragione, dalla continua ricerca personale e dal dialogo con gli altri, da un
lato rende coscienti della propria ignoranza, dall’altro permette di acquisire la vera
conoscenza.

IL METODO SOCRATICO (o dialogico): IRONIA E MAIEUTICA

Socrate non si occupò dell’insegnamento come professione; non si dava affatto l’area di un
maestro che voleva istruire gli altri, al contrario dava l’impressione di voler lui stesso
imparare da quelli con cui parlava3.
Nell’affrontare una conversazione 4 , il filosofo ateniese, soprattutto all’inizio, ascoltava il
parere di chi aveva di fronte, fingendo di non sapere nulla5: “Tu sai quel che io non so”.
Durante il dialogo, con una serie di domande “mirate”, spingeva il suo interlocutore a
rendersi conto dei punti deboli del proprio modo di pensare.
Alla fine la persona con cui Socrate discuteva, messa alle corde, era obbligata a riconoscere
ciò che era giusto e ciò che era sbagliato nel suo ragionamento.
Socrate non voleva comunicare un sapere già preparato, come facevano i sofisti che si
considerano “maestri di sapienza”, ma voleva soltanto trovare e far trovare il vero sapere. Il
suo metodo di indagine e di insegnamento non è quello dell’esposizione, metodo che
presuppone il possesso della verità, ma quello del dialogo e cioè della ricerca in comune
della verità; tale metodo è detto dialogico o socratico.
Il metodo socratico si articola in due parti: l’Ironia e la Maieutica:

1) l’Ironia socratica consiste nel demolire le tesi dell’avversario grazie ad una strategia
molto abile che si basa sulla “simulazione” e sulla “finzione” (dal termine greco eironéia).
In particolare si tratta di irretire, mettere in dubbio, se non in ridicolo, le posizioni avversarie
dopo aver finto di accettarle come giuste.
Socrate, conversando con un interlocutore poneva una serie di domande incalzanti su un
certo argomento provocando risposte via via incompatibili.
La conversazione proseguiva per un certo tempo, finché l’interlocutore, accorgendosi di
essersi imbattuto in una serie di contraddizioni insolubili, di difficile soluzione, aveva prima
dubbi poi ammetteva di non sapere nulla di quell’argomento (presa di coscienza).
Solo allora l’interlocutore poteva decidere se intraprendere la ricerca della verità.
L’obiettivo del filosofo ateniese non era quello di demonizzare le convinzioni altrui (taci che
non sai niente), ma imparare ad ascoltare le ragioni degli altri, punti di vista differenti (perché

3
È questa, forse, la maggiore differenza tra Socrate e gli altri filosofi: non tentò mai di convincere nessuno.
4
In genere la conversazione partiva da un’affermazione che godeva del consenso derivante dall’esperienza
comune.
5
Occorre sgomberare il campo da informazioni poco precise; non è vero che Socrate sapeva di non sapere
nulla, il filosofo ateniese riteneva di avere una conoscenza incompleta. Vengono così superati i paradossi
della conoscenza socratica: Non sapendo nulla, Socrate non aveva idee proprie e dunque non aveva niente
da insegnare? Se né Socrate né l’interlocutore sapevano, di cosa potevano discutere?
dici questo?), così da avere una comprensione quanto più possibile ampia dell’argomento
trattato.
L’ironia, che rappresenta il processo di liberazione dell’individuo dalla presunzione della
conoscenza, è la parte critico-negativa o distruttiva del metodo socratico, che prevede di
risollevare l’uomo dal dubbio e dall’ignoranza attraverso la “parte” positiva e costruttiva; la
Maieutica.

2) la Maieutica, che rappresenta il momento costruttivo del metodo socratico, è “l’arte della
levatrice”, dell’ostetrica 6 ; come la levatrice aiutava a partorire le donne Socrate, che si
definiva un “ostetrico degli uomini”, interrogando, aiutava l’interlocutore a portare alla luce
la verità, che secondo il filosofo ateniese, esiste nell’anima di ogni uomo e ogni uomo, con
le sue forze, deve trovare e tirar fuori.
In sostanza il caposaldo di tutto il metodo socratico stava nella capacità del filosofo ateniese
di aiutare gli altri uomini a tirar fuori, “partorire”, i loro pensieri.
Per Socrate si tratta soltanto di contribuire con la giusta domanda “ti estì?” (“che cosa è”, di
cosa stiamo parlando?) a questo processo spontaneo che porterà a definizioni di concetti
come amore, coraggio, giustizia; concetti solo abbozzati e limitati dall’esperienza personale.
Le definizioni così acquisite saranno:
1. universali, cioè riconosciute come valide per tutti e da tutti condivisibili;
2. mai assolute, perché legate alle situazioni particolari del singolo individuo e ai limiti delle
conoscenze umane.
Lo scopo del dialogo socratico consiste nella necessità di una ricerca accurata e continua
che permetta agli uomini di superare il relativismo e di trovare una verità razionalmente
condivisa.
In definitiva Socrate concepiva la sua missione come un invito a ragionare; attraverso il
dialogo si arrivava a stabilire ciò che è bene fare.
Quello che il filosofo ateniese proponeva non era un sapere definitivo, completo e perfetto
ma piuttosto un tipo di conoscenza che si raggiungeva nell’interiorità della propria anima e
che conduceva alla consapevolezza di sè stessi e dei propri limiti, così come dei limiti della
conoscenza.
In questa prospettiva il ruolo in cui Socrate si riconosce è quello di uno strumento che aiuta
a riflettere e a trovare soluzioni personali ai problemi; è una visione che rivela un forte
ottimismo in quanto comporta una notevole fiducia nelle capacità interiori degli uomini.
Il suo metodo e il suo agire così anticonvenzionali “spaccarono” a metà l’opinione pubblica
di Atene; da una parte c’erano coloro che lo ammiravano e amavano profondamente,
dall’altra quelli che, altrettanto profondamente, lo detestavano.

6
Per descrivere il suo metodo di ricerca Socrate fa riferimento al lavoro di sua madre Fenarete, quello della
levatrice.
LA MORALE SOCRATICA

La ricerca filosofica socratica è principalmente una riflessione di carattere morale, cioè


riguarda la condotta dell’uomo nella vita pubblica e privata, da realizzare seguendo i principi
di ciò che è bene o male, e ruota intorno alle dottrine dall’anima e della virtù.

1) L’Anima: Per i filosofi presocratici, in particolare Eraclito, la “psiche”, l’anima era il “soffio”
o il “respiro, vitale”, energia necessaria e indispensabile alla vita dell’uomo, tant’è che
ancora oggi si dice “esalare l’ultimo respiro” quando si muore.
Per Socrate e Platone questa parola si carica di significati antropologici ed etici, l’anima è
vista come la dimensione più profonda dell’uomo, la vera essenza, il centro del pensare,
dell’agire e della moralità: la coscienza, intesa come la capacità di intendere e volere di
ognuno, di cui Socrate si propone maestro e curatore.
L’anima non solo non è separata dal corpo ma governa il corpo e funziona servendosi del
corpo, in pratica ciò che rende l’uomo un uomo non è il suo corpo ma la sua anima: “l’uomo
è la sua anima […] che si serve del corpo” dirà il filosofo ateniese.
Addirittura Socrate affermava di sentire nella sua anima la voce di un demone, diceva di
essere tormentato da questa voce, un dàimon (nell’antichità i demoni erano considerati
esseri divini inferiori agli dei, ma superiori agli uomini) che, nei momenti decisivi della vita,
più che suggerire cosa dovesse fare lo metteva in guardia da quello che dovesse evitare.
Dal punto di vista filosofico, dietro questa figura simbolica vi è la scoperta dell’interiorità della
psiche nel senso moderno della parola, cui si collega la coscienza morale intesa come
caratteristica soggettiva, come responsabilità personale di fronte alle scelte etiche.
2) La Virtù: Socrate più che interessarsi alle caratteristiche dell’anima era interessato a
scoprire il rapporto tra l’anima e la vita razionale dell’uomo che si manifesta nell’areté,
termine che significa virtù.
I greci chiamarono areté la condizione ottimale di ogni cosa. Tutto ciò che esiste ha una
propria virtù, un dono dato, alla nascita di ogni essere, dall’ordine divino che regola la realtà;
ad esempio la virtù del leone è la forza, la virtù del sole è il calore etc.
Socrate, come i sofisti, considera invece la virtù non come un dono dato dall’ordine divino
ma un valore, una qualità, che si apprendeva con l’impegno e che quindi poteva essere
insegnato e comunicato a tutti: “virtuosi si diventa non si nasce”.
Ma questo non bastava, per il filosofo ateniese la virtù dell’essere umano consisteva nel
ragionare e nell’agire nel modo migliore; era la scienza del bene e del male che l’uomo
otteneva grazie alla ragione.
Per Socrate vivere secondo virtù significava ben ragionare. Ragiona bene non la persona
che applica i precetti ricevuti in modo automatico e acritico o che segue la moda o il
comportamento della maggioranza, ma colui che riflette prima di agire, comportandosi in
maniera consapevole, individuando razionalmente ciò che è meglio fare, caso per caso, e
trovando, di volta in volta, non solo il giusto principio su cui si dovrebbe fondare, in quel
momento, la sua condotta ma anche la ricerca dei mezzi per attuarla (ad esempio: Dire la
verità è sempre giusto? Forse, ma non è certo).
Forza, audacia, coraggio possono essere considerate virtù solo in relazione alla particolare
circostanza da affrontare; essere coraggiosi può risultare giusto in certe situazioni ma è
necessario saper rinunciare ad un’azione eroica se in quel momento tale azione non è
strettamente necessaria.
Per il filosofo ateniese esisteva una Virtù superiore alle altre, la Virtù tra le Virtù: il Bene;
l’uomo agisce male quando è guidato dall’ignoranza, non ha cioè una sufficiente
conoscenza del bene per compierlo, o quando è legato ad una visione soggettiva, limitata,
che accettata come “Bene”, porta ad agire pensando di compiere un’azione buona. Socrate
non crede dunque all’esistenza del male in sé (non quindi “So cosa è bene, ma seguo il
male”), ma vede il male come assenza, totale o parziale, di Bene.
Il fine ultimo dell’esistenza umana, il senso della vita, è da ricercarsi nel “Sommo Bene” che
coincide con la felicità; felicità da raggiungere attraverso la disposizione morale, l’esercizio
e la pratica di questa Virtù e da concretizzare grazie alla politica, all’interno della comunità,
in quanto l’uomo avendo una natura sociale occupandosi degli altri realizza sé stesso.
L’insegnamento socratico fare del Bene ed essere felici prenderà il nome di eudemonismo.
In definitiva la Virtù socratica:
1. è UNICA: ma assume diverse forme nei diversi ambiti;
2. è SCIENZA (sapere/conoscenza): è la scienza del Bene e si fonda sulla ragione;
3. è RICERCA: richiede un incessante esame personale nelle diverse situazioni
particolari e concrete;
4. è INSEGNABILE: si può apprendere con l’impegno e la pratica;
5. si REALIZZA nella POLITICA (polis intesa come vita comunitaria): è insita nella natura
sociale dell’uomo;
6. COINCIDE con la FELICITÀ: è intesa come la realizzazione della natura umana.
L’INTELLETTUALISMO ETICO

Socrate fa derivare la conoscenza del bene e del male dalla ragione (intellettualismo etico).
Il sapere, dunque, ha una base fondamentalmente morale ed è l’unico vero bene, sicché
l’unico vero male è l’ignoranza. Da qui derivano i cosiddetti “paradossi dell’etica socratica”:
- non esistono malvagi in senso stretto, ma solo ignoranti, ovvero persone che non si
interrogano, non ragionano e giudicano in modo errato quel che considerano “bene”;
nessuno, in fondo, fa male volontariamente, chi lo fa è perché ignora il vero Bene;
- tra bene e male, è meglio subire il male che farlo.

LA RELIGIONE

Socrate non solo credeva nell’esistenza Dio ma postula 7 la prova della sua presenza,
sostenendo che ciò che non è opera del caso richiede una causa intelligente, come
testimonia l’analisi del corpo umano che ha una struttura organizzata e per niente casuale.
Per questa sua origine l’uomo è ritenuto superiore a tutti gli altri animali ed è oggetto
dell’interesse di Dio, come si deduce, si arriva a pensare, anche dalla possibilità di
conoscere i suoi progetti sull’uomo ricorrendo all’arte della divinizzazione.

7
Postulare: Affermare qualcosa come vero senza dimostrarlo con lo scopo di spiegare determinati fatti o per
procedere alla formulazione di una teoria.

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