Come talvolta in mezzo ai rami
Come talvolta in mezzo ai rami
ancora spogli un mattino sorge, e in quel momento
ancora spogli un mattino sorge, e in quel momento
è primavera: cosí nulla affiora
è primavera: cosí nulla affiora
dal suo capo, che il subito portento
dal suo capo, che il subito portento
della poesia non ci ferisca; il muro
della poesia non ci ferisca; il muro
d’ombra è lontano dal suo sguardo incauto
d’ombra è lontano dal suo sguardo incauto
troppo fresca è la fronte per il lauro,
troppo fresca è la fronte per il lauro,
e solo tardi all’arco delle pure
e solo tardi all’arco delle pure
sue sopracciglia sorgerà il rosaio,
sue sopracciglia sorgerà il rosaio,
da cui foglie cadute e sparse il lieve
da cui foglie cadute e sparse il lieve
tremito della bocca veleranno,
tremito della bocca veleranno,
quella che tace adesso e accenna solo
quella che tace adesso e accenna solo
a un sorriso da cui nitida beve
a un sorriso da cui nitida beve
il canto come un’acqua nella gola.
Significato
Il componimento riflette sul nascere della poesia e della giovinezza, paragonando l’incipiente fiorire
di un mattino primaverile tra rami ancora spogli alla comparsa di un primo segno poetico in una
creatura giovane.
Primavera ↔ giovinezza: il mattino che sorge tra i rami spogli richiama la freschezza
dell’età giovanile, ancora “inconsapevole” del dolore e della profondità dell’arte poetica.
La poesia come portento: Montale sottolinea che il dono poetico, se si manifesta troppo
presto, rischia di essere ferita; perciò la giovane (probabilmente una figura femminile,
allegoria della poesia stessa) è ancora “protetta” da un muro d’ombra lontano.
Il lauro (alloro): simbolo classico della gloria poetica, viene rifiutato perché la fronte è
ancora “troppo fresca”. La maturità poetica arriverà solo “tardi”.
Il sorriso e il canto: in chiusura, l’immagine della bocca che tace ma accenna un sorriso, da
cui il canto sgorga limpido come acqua, richiama la sorgente naturale e spontanea della
poesia, che nasce senza forzatura, come dono della vita.
👉 In sintesi: la lirica riflette sul rapporto tra giovinezza e poesia, affermando che la vera voce
poetica sboccia solo nella maturità, non nell’immediatezza fresca e ingenua della gioventù.
🎭 Figure retoriche
Similitudine: “Come talvolta in mezzo ai rami…” → paragone tra l’apparire della primavera
e il nascere della poesia.
Metafora:
o mattino sorge = rinascita, giovinezza.
o muro d’ombra = ostacoli, dolore, maturità interiore.
o lauro = gloria poetica.
o rosaio sulle sopracciglia = bellezza matura, esperienza che fiorisce nel volto.
o canto come un’acqua nella gola = poesia pura, spontanea, fluida come sorgente.
Sineddoche: “fronte” per indicare la persona nella sua totalità.
Antitesi: fresco ↔ tardi, sorriso ↔ silenzio, giovinezza ↔ poesia matura.
Personificazione: il “canto” che “beve” dal sorriso.
Enjambement: frequente in tutto il testo, che contribuisce al ritmo spezzato e musicale
(“troppo fresca è la fronte / per il lauro”).
🎼 Struttura e rime
Non c’è schema metrico tradizionale: Montale usa il verso libero tipico della sua poesia.
Le rime sono scarse, spesso imperfette o assonanze (incauto / lauro).
La musicalità si basa più su allitterazioni e ritmo prosodico che su rima regolare.
Predomina l’enjambement che dona fluidità e senso di crescita progressiva, come lo
sbocciare della primavera.
E quasi una fanciulla era.
E quasi una fanciulla era.
Da questa felicità di canto e lira nacque,
Da questa felicità di canto e lira nacque,
rifulse nella trasparente veste
rifulse nella trasparente veste
primaverile e nel mio udito giacque.
primaverile e nel mio udito giacque.
E in me dormì. Tutto fu il suo dormire:
E in me dormì. Tutto fu il suo dormire:
gli alberi che ammiravo, le distese
gli alberi che ammiravo, le distese
sensibili, le grandi praterie
sensibili, le grandi praterie
presenti e lo stupore che mi prese.
presenti e lo stupore che mi prese.
Dormiva il mondo. O dio del canto, come
Dormiva il mondo. O dio del canto, come
l’hai tu compiuta senza ch’ella prima
l’hai tu compiuta senza ch’ella prima
volesse essere desta? È nata e dorme.
volesse essere desta? È nata e dorme.
E la sua morte? Non cadrà nel nulla
E la sua morte? Non cadrà nel nulla
questo tuo canto, troverà una rima?
questo tuo canto, troverà una rima?
Ma da me dove inclina...? Una fanciulla...
Significato
Il testo mette in scena la nascita di una figura poetica che è insieme fanciulla e canto.
La poesia, simile a una creatura femminile, appare “quasi fanciulla”, rivestita di luce e
primavera.
Non nasce da un atto volontario, ma da una felicità di canto e lira, cioè dall’ispirazione
musicale e poetica che l’ha generata.
La fanciulla-poesia “dorme” dentro il poeta: il suo sonno racchiude tutto il mondo, gli alberi,
le praterie, lo stupore. È un’immagine di pienezza silenziosa, di vita contenuta e latente.
Il poeta si rivolge al dio del canto (Orfeo) chiedendo come sia possibile che l’abbia creata
senza che lei stessa lo volesse: la poesia appare indipendente dalla volontà, nasce come dono
divino.
Il dubbio finale: cosa ne sarà della poesia? La sua morte sarà oblio o troverà “una rima”,
cioè una forma, un compimento, una continuità?
La chiusa sospesa (“Una fanciulla…”) lascia l’immagine aperta, come se la poesia fosse
sempre in attesa di compiersi.
👉 Il tema centrale è la nascita misteriosa della poesia come dono divino e la sua fragilità, tra sonno e
risveglio, vita e morte.
🎭 Figure retoriche
Metafora principale: la poesia è rappresentata come una fanciulla che nasce, dorme e forse
muore.
Simboli:
o trasparente veste primaverile = purezza, freschezza, rinascita.
o sonno = condizione latente, ancora non cosciente, ma gravida di mondo.
o rima = compimento poetico, sopravvivenza alla morte.
Personificazione: la poesia, come fanciulla, è trattata come essere vivente.
Apostrofe: “O dio del canto” → invocazione a Orfeo.
Antitesi: nascita ↔ morte, veglia ↔ sonno.
Allitterazioni e suoni dolci (es. “Dormiva il mondo”).
Enjambement frequenti, che danno scorrevolezza e musicalità (es. “E in me dormì. Tutto fu
il suo dormire: / gli alberi che ammiravo…”).
🎼 Rime e struttura
Il testo riprende la forma del sonetto, ma nella traduzione italiana non segue rigidamente lo
schema metrico classico.
Ci sono rime alternate o baciate in diversi punti:
o nacque / giacque
o distese / prese
o prima / rima
Altre rime sono imperfette o assonanze (come / dorme).
Questa irregolarità riflette la resa italiana del ritmo rilkeano, che nell’originale tedesco è
meno vincolato alle forme tradizionali della poesia italiana.