Fucino come traduttore
L’attività ufficiale di traduttore cominciò nel 1462, proprio con le versioni di Ermete
Trismegisto, ossia con quel Corpus Hermeticum, di cui abbiamo detto sopra, e degli Inni
di Orfeo, cui seguirono nel 1463 i Commentarla in Zoroastrem. Nel 1463 Ficino iniziò la
traduzione delle opere di Platone, cui lavorò fino al 1477. Fra il 1484 e il 1490 tradusse
le Enneadi di Plotino e fra il 1490 e il 1492 lo Pseudo-Dionigi Areopagita.
Nelle tappe intermedie tradusse altresì opere di Medioplatonici, di Neopitagorici e di
Neoplatonici, quali Porfirio, Giamblico, Proclo, e di Michele Psello.
Come si vede, la mappa della “tradi zione platonica” è completa.
L’aver premesso Ermete Trismegisto, Orfeo e Zoroastro a Platone dipende dal fatto che
Ficino riteneva autentici e antichissimi i documenti attribuiti a quei presunti Profeti e
Magi e riteneva che Platone stesso dipendesse da essi.
I capisaldi del pensiero filosofico di Fucino
Come filosofo Ficino si espresse soprattutto nelle opere Della cristiana religione e nella
Theologia platonica, oltre che in vari commentari a Platone e a Plotino.
Il suo pensiero è una forma di Neoplatonismo cristianizzato, ricco di notazioni
interessanti, fra le quali emergono come peculiari:
a) il nuovo concetto di filosofia co me “rivelazione”;
ò) il concetto di anima come “copula mundi”;
c) un ripensamento in senso cristiano dell’ “amor platonico”;
d) una difesa della “magia naturale”. Esaminiamole singolarmente.