1- La posizione di Picino nel pensiero rinascimentale e i caratteri della sua opera
Nel 1462 Cosimo il Vecchio de’ Medici donava a Ficino una villa a Carreggi, affinché
potesse, con tutto suo agio e tranquillità, dedicarsi allo studio e alla traduzione di
Platone. Questa data segna la nascita dell’“Accademia Platonica”, che non fu una
scuola organizzata, ma, piuttosto, un sodalizio di dotti e di cultori della filosofia
platonica, di cui Ficino fu la mente direttiva.
Marsilio Ficino (1433-1499) segnò una svolta decisiva nella storia del pensiero
umanistico-rinascimentale. Tale svolta si spiega, in parte, con le mutate condizioni
politiche, che comportarono una trasformazione del letterato-cancelliere della
Repubblica nel letterato-cortigiano al servizio di nuovi Signori. Ma l’attività di pensiero
dei letterati-cancellieri aveva ormai dato fondo a tutte le proprie possibilità, e ora
occorreva offrire una fondazione teoretica di quel “primato” e di quella “dignità”
dell’uomo, su cui tutti gli Umanisti della prima metà del Quattrocento avevano insistito,
ma restando, per lo più, a livello fenomenologico e descrittivo. Quest’opera fu promossa
appunto dal Ficino sulla base del massiccio recupero e del ripensamento della grande
tradizione “platonica”.
In questo senso, l’importanza del Ficino sta emergendo, in modo sempre più chiaro,
come veramente essenziale non solo per capire il pensiero della seconda metà del
Quattrocento, ma anche quello del Cinquecento.
Tre furono le attività fondamentali cui si dedicò il Ficino: 1) quella di traduttore, 2) quella
di pensatore e filosofo, 3) quella di mago. Non metteremo come quarta quella di
sacerdote (si fece ordinare prete nel 1474, ormai quarantenne), dato che, come
vedremo, per lui “sacerdote” e “filosofo” sono la medesima cosa. Le tre attività risultano
fra di loro intimamente connesse e anzi inscindibili. Ficino tradusse una gran quantità di
testi (di cui subito diremo) non per erudizione, ma per rispondere a dei precisi bisogni
spirituali e seguendo un chiaro disegno filosofico. Il teoreta guidò quindi le scelte del
traduttore. E all’attività del traduttore, così come a quella del pensatore, si collega l’att
ività del mago, non in maniera aggiuntiva, bensì essenziale, per le ragioni che
spiegheremo.