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2 "La Dotta Ignoranza"

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2 “La Dotta ignoranza”

La ricerca per approssimazione

In generale, quando si ricerca la veritààntorno alle varie cose, si paragona e si mette in


rapporto l’incerto con il certo, l’ignoto con il noto. Pertanto, quando si indaga nell’ambito
delle cose finite. il giudizio conoscitivo risulta facile, oppure (se si tratta di cose
complesse) difficile, ma in ogni caso passibile.

Non così stanno le cose quando si indaghi l’infinito, il quale, in quanto tale, sfugge ad
ogni proporzione—e quindi ci resta ignoto. È, questa, la causa del nostro non sapere
intorno all’infinito: appunto il suo non aver “proporzione” alcuna rispetto alle cose finite.
La consapevolezza de tale strutturale sproporcione fra la mente umana (finita) e
I’infinito, cui essa tuttavia anela e tende, e la connessa ricerca che si mantiene
rigorosamente nell’ambito di tale consapevolezza critica, costituiscono la dotta
ignoranza

Ecco le conclusioni che Cusano trae: «L’intelletto che non è la verità, non comprende
mai la verità in modo cosi preciso da non poterla comprendere più precisamente ancora
all’infinito, perché sta alla verità come il poligono sta al cerclùo. Quanti più angoli avrà il
poligono inscritto, tanto più sarà simile al cerchio: tuttavia, non sarà mai uguale, anche
se avremo moltiplicato i suoi angoli all’infinito, a meno che non si risolva nell’identità con
il circolo».

Premesso questo, Cusano indipanna corretta via di ricerca ver approssùnazùme a


quella verità (di per sé irraggiungibile), incentrata sulla concezione secondo la quale
nell’infinito ha luogo una coincidentia oppositorum, cioè una “coincidenza degli opposti".
Per questa via, le varie cose finite possono apparire non tanto come in antitesi con
l’infinito, ma piuttosto come aventi una certa relazione simbolica, in qualche modo
significativa e allusiva, rispetto all’infinito medesimo.

In Dio, dunque, in quanto infinito, tutte le distinzioni, che nelle creature si ritrovano come
opposte tra loro, coincidono. Che cosa significa questo?

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