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Niccolò Cusano: La "Dotta Ignoranza" in Rapporto All'Infinito

NICCOLÒ CUSANO: LA "DOTTA IGNORANZA" IN RAPPORTO ALL’INFINITO

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NICCOLÒ CUSANO: LA "DOTTA IGNORANZA" IN RAPPORTO ALL’INFINITO

La cifra del pensiero di Cusano (1401-1464) è costituita soprattutto dal predominio del
Neoplatonismo (specialmente nella formulazione datane dallo Pseudo-Dionigi), al
servizio di forti interessi teologici e religiosi. In particolare, egli fa un uso originale dei
metodi matematici, sfruttandoli nella loro valenza analogico-allusiva e dando così luogo
a un metodo definito docta ignorando.

• La dotta ignoranza consiste:

o) nella consapevolezza della strutturale sproporzione fra la mente umana (finita) e


l'infinito;

b) nella connessa ricerca che si mantiene rigorosamente en tro l'ambito di tale


consapevolezza critica: la mente umana, l'intelletto, sta alla verità come il poligono sta
al cerchio.

Ora, alla verità, che è di per sé irraggiungibile, ci si può però avvicinare tramite una
ricerca per approssimazione, giacché le varie cose finite possono apparire come aventi
una certa relazione simbolica con l'infinito stesso; nell'infinito (in Dio), infatti, ha luogo
una coincidentia oppositorum, nel senso che vi coincidono tutte le distinzioni che nelle
creature si ritrovano in vece opposte tra loro: Dio è l'assolutamente massimo ed è tale
senza nessuna opposizione, per cui in Lui il minimo coincide con il massimo. A questa
verità può approssimarsi non la percezione sensoriale, che è sempre positiva,
affermativa, né /a ragione (ratio), che è discorsiva, e afferma e nega tenendo distinti gli
opposti secondo il principio di non-contraddizione, bensì l'intelletto (intellectus), che è al
di sopra di ogni affermazione e negazione, e coglie la coincidenza degli opposti con un
atto intuitivo.

• La derivazione delle cose da Dio comporta tre aspetti fondamentali:

1) la complicazione: Dio contiene in sé tutte le cose, e quindi (include) tutte quante;

2) l'esplicazione: l'universo è l'"esplicazione" di Dio come esplicazione dell'unità nella


molteplicità, nel senso che l'universo è "immagine" dell'Assoluto;
3) la contrazione: esplicandosi, Dio si "contrae" nell'universo, cioè si raccoglie
manifestandosi in esso, così come l'unità è "con tratta" nella pluralità. Ora, poiché
ciascun essere è "contrazione" riassume in sé, a suo modo, l'universo intero e Dio, e
tutto è in tutto.

• L'uomo, di conseguenza, è "microcosmo" a due livelli:

a) a livello ontologico generale, perché "contrae" in se stesso tutte le cose;

b) a livello ontologico speciale e gnoseologico, perché, essendo dotato di mente e di


conoscenza, è "complicazione" delle immagini di tutte le cose. Dio, infatti, è la
complicazione delle complicazioni; la mente umana, che è immagine di Dio, è
Vimmagine della complica zione delle complicazioni. Qui Cusano è in sintonia con gli
Umanisti, i quali del concetto di uomo come "microcosmo" fecero la sigla spirituale di
un'epoca.

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