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Senni Sulla Tradizione Platonica in Generale e Sui Dotti Bizantini Del XV Secolo

Senni sulla tradizione platonica in generale e sui dotti bizantini del XV secolo

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Senni sulla tradizione platonica in generale e sui dotti bizantini del XV secolo

L'età dell'umanesimo e del Rinascimento è contrassegnata dà una massiccia


reviviscenza del Platonismo attraverso la mediazione dei dotti bizantini, i quali affluirono
in Italia a partire dagli inizi del '400; ma il riscoperto testo platonico continua a esser
letto alla luce della posteriore tradizione platonica, cioè in funzione dei parametri resi
canonici dai Neoplatonici. Il Platonismo è dunque giunto ai rinascimentali nella forma
del Neoplatonismo, e il suo grande rilancio avvenne soprattutto per opera di Cusano,
Ficino e Pico.

In Italia il Neoplatonismo viene diffuso nel XV secolo dai dotti bizantini.

Reviviscenza del Platonisno

L’età dell’umanesimo e del Rinascimento è contrassegnata da una massiccia


reviviscenza del Platonismo, che crea una temperie spirituale inconfondibile.

Reviviscenza del Platonismo non significa, però, rinascita del pensiero di Platone quale
noi troviamo espresso nei dialoghi. E vero che il Medioevo lesse pochissimi dialoghi
(Menane, Fedone e Timeo') e che invece nel corso del Quattrocento i dialoghi furono
tradotti tutti in latino e che già le versioni di Leonardo Bruni riscossero grande successo
e che molti Umanisti furono addirittura in grado di leggere e di intendere il testo greco
originale; tuttavia il riscoperto testo platonico continuò ad essere letto alla luce della
posteriore tradizione platonica, vale a dire in funzione dei parametri resi normativi dai
Neoplatonici e con plurisecolari incrostazioni.

Al lettore di oggi, che è in possesso delle più avanzate tecniche interpretative, ciò può
apparire paradossale. In realtà, così non è. Solo a partire dagli inizi dell’ottocento si è
riusciti a cominciare a scindere le dottrine genuinamente platoniche da quelle
neoplatoniche e solamente ai giorni nostri a poco a poco si procede a completare in
modo sistematico l’immagine filosofica di Platone in tutti i suoi tratti, come abbiamo in
parte veduto nel precedente volume.

Alla fine del Trecento Manuele Crisolora aveva aperto una scuola di greco a Firenze,
destinata ad essere la “nuova Atene” in Occidente; ivi L. Bruni e poi M. Ficino avrebbero
tradotto Platone; ivi accorsero i dotti di Costantinopoli per il Concilio che nel 1439
avrebbe dovuto riunificare la Chiesa greca con la latina; ivi nuovamente trovarono
accoglienza i dotti greci fuggiti da Costantinopoli dopo la caduta nel 1453 della città
nelle mani dei Turchi.

Era inevitabile la disputa circa la “superiorità” di Platone o di Aristotele. Giorgio Gemisto


(significativamente soprannominato Pletone) sostenne il primo, Giorgio Scholarios
Gennadio (1405-1472 c.) e Giorgio da Trebisonda (1396-1486) il secondo; più
equilibrato il dottissimo cardinal Bessarione (1400 C.-1472), «il più latino dei greci e il
più greco dei latini», tentò di dimostrare l'armonia dei due filosofi. La preferenza globale
degli Umanisti fu, comunque, in generale per Platone.

Ma il grande rilancio del Neoplatonismo, dal punto di vista filosofico, doveva avvenire,
da un lato, ad opera del Cusano, e, dall'altro, ad opera dell’Accademia Platonica
fiorentina con Ficino alla testa, e poi con Pico.

Niccolò Cusano fu grande teologo e filosofo neoplatonico; le sue teorìe sono come un
grande ponte fra l'età medievale e quella rinascimentale. La foto a destra riproduce il
monumento del Cusano che si trova in San Pietro in Vincoli a Roma. Di lui ricordiamo la
teoria della dotta ignoranza in cui è presente la consapevolezza della strutturale
sproporzione tra la mente umana (finita) e l'infinito cui essa tende. Qui sotto, in
un’incisione tratta da un'opera del 1538, Cusano è raffigurato al centro con la berretta
cardinalizia, mentre viene guidato per i cordoni del cappello dal Papa affinché trasmetta
ai fedeli la sua sapienza.

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