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Orazio

La vita
Quinto Orazio Flacco nacque l'8 dicembre del 65 a. C. a Venosa, una colonia militare romana. Suo padre era
un liberto e possedeva una piccola proprietà. Dopo essersi trasferito a Roma, lavorò come esattore.
Nonostante la sua umile origine, Orazio ricevette una buona istruzione. Completati i primi studi a Venosa, il
padre lo portò a Roma, dove frequentò la scuola del grammatico Orbilio.
Circa ventenne, Orazio andò in Grecia per approfondire gli studi. Ad Atene seguì lezioni di loso come
Cratippo e Teomnesto. Tuttavia, la sua carriera di studente fu interrotta nel 43 a. C. quando si unì all'armata
repubblicana di Bruto dopo l'assassinio di Cesare. Orazio comandò una legione come tribuno militare, ma la
sua esperienza si concluse con la scon tta di Filippi nel 42 a. C. Dopo la battaglia, ironicamente affermò di
aver abbandonato lo scudo per fuggire.
Tornò a Roma nel 41 a. C. grazie a un'amnistia, ma poiché le proprietà di famiglia erano state con scate,
lavorò come segretario di un questore. In questo periodo iniziò la sua carriera poetica. Presumibilmente,
intorno al 38 a. C. , gli amici Virgilio e Vario lo presentarono a Mecenate, un importante protettore di letterati.
Nove mesi dopo, Orazio fu accolto nel circolo di Mecenate e ricevette un podere in Sabina, che gli offrì
stabilità economica.
Da quel momento, la sua vita procedette normalmente, segnando solo la pubblicazione delle sue opere
grazie al supporto di Mecenate e successivamente di Augusto. Orazio mantenne una relazione cordiale ma
non servile con Augusto, ri utando un'offerta di diventare suo segretario personale. Mecenate morì nell'8 a.
C. , lasciando Orazio sotto la protezione di Augusto. Orazio morì due mesi dopo, il 27 novembre. Le sue
opere poetiche includono un libro di Epodi (41-30 a.C., metro giambico), due libri di Satire (I libro 35 a.C.- II
libro 30 a.C., esametri), quattro libri di Odi (23 a.C., metri lirici) e due libri di Epistole (esametri, I libro 20
a.C. , II libro 19-13 a.C.).

Gli “Epodi”
Gli Epodi sono la prima raccolta poetica di Orazio, composta da diciassette poesie tra il 41 e il 30 a. C. ,
pubblicate con il libro delle Satire. Questa raccolta è organizzata secondo il metro, seguendo una logica
alessandrina, e presenta una varietà di argomenti. Il termine 'epodo' si riferisce a un verso più corto che
segue uno più lungo, formando un distico. Orazio li chiama iambi, riferendosi a un'unità metrica di sillabe
brevi e lunghe, predominante negli Epodi, richiamando un tono aggressivo associato alla poesia giambica
greca.
Gli Epodi mostrano due aspetti principali: aggressività e polimetria. L'aggressività, che non appare nelle
opere successive di Orazio, rispecchia la sua dif cile situazione personale post-scon tta di Filippi, mentre la
polimetria si ritrova nelle Odi, caratterizzate da grande varietà ritmica. Orazio considera gli Epodi un'opera
della sua fase "giovanile", legata a periodi di disagio che portano a linguaggi poetici violenti e toni aspri,
rendendo gli Epodi un caso unico nella sua produzione. Alcuni studiosi avvertono però di non considerare
automaticamente gli Epodi come una conseguenza diretta della vita personale di Orazio, poiché il tono
aggressivo è in uenzato anche dalle regole del genere giambico e dai modelli greci.
L'orgogliosa affermazione di aver trasferito in poesia latina "i ritmi e gli spiriti di Archiloco" dimostra l'abilità di
Orazio nel riprodurre gran parte degli schemi metrici dell'autore greco. Tuttavia, Orazio rivendica anche la
sua originalità: pur prendendo spunto dall'ispirazione aggressiva di Archiloco, i contenuti delle sue opere non
sono una semplice imitazione. I temi affrontati da Orazio ri ettono la sua realtà e la sua sensibilità,
in uenzati dalla poesia romana e dalla loso a ellenistica, oltre alla lirica greca. Sebbene Orazio possa aver
condiviso con Archiloco una gioventù dif cile, la sua situazione era diversa, scrivendo in un contesto politico
instabile a Roma.
Mentre Archiloco esprimeva passioni personali e odi di un aristocratico greco del VII secolo a. C., Orazio,
reduce da una esperienza politica dif cile, si rivolge a nemici "minori" e ttizi, creando un'impressione di
arti ciosità. Talvolta, Orazio riesce a ricreare i temi di Archiloco, anche se non riesce a catturare la sua vera
ferocia. Un esempio è l'epodo 10, in cui augura a Mevio di affondare in mare come Aiace, ma non esprime il
motivo della sua rabbia, rendendo le sue invettive meno personali e talvolta persino giocose.
Orazio impiega lo spirito archilocheo per esprimere le ansie e le passioni della sua generazione, cresciuta
durante la "rivoluzione romana" e segnata da tensioni politiche e guerre civili. Questi sentimenti emergono
chiaramente in epodi come il 4, in cui Orazio insulta uno schiavo diventato ricco, o nei suoi lavori sulle
guerre civili. Inoltre, in uenzato dai Giambi di Callimaco, Orazio si sente spinto a variare i temi nei suoi
epodi, distinguendoli dalle Satire. Così, i suoi epodi "erotici" presentano motivi della lirica ellenistica, mentre
l'epodo 2, che loda la vita semplice, porta con sé un'ambiguità.

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Nonostante il linguaggio degli Epodi sia intenso e talvolta crudo, Orazio introduce anche una forma più
controllata d'espressione. Man mano che si evolve, il poeta degli eccessi inizia a rivelare segni di una nuova
misura nella sua poesia.

Le satire
Contemporaneamente all'impegno degli Epodi, Orazio si cimenta anche nel genere satirico, dando vita a una
poesia di tono discorsivo e di argomento morale. Tuttavia, in questa raccolta non si erge a giudice severo o a
maestro pedante, come era tipico della tradizione satirica, e preterisce affrontare la tematica morale con un
tono non aggressivo ma benevolmente ironico e spesso autoironico. In questo modo, Orazio inizia a
costruire quell'io lirico ri essivo, realistico e moderato che ritroveremo nelle Odi e nelle Epistole. Orazio
pubblicò due libri di Satire: il I libro, dedicato a Mecenate, comprende dieci componimenti e fu pubblicato
forse nel 35, e comunque entro il 33. Nel 30, insieme agli Epodi, apparve il II libro. Le tematiche sono varie,
come risulta chiaramente dalla sinossi riportata.

Satira Argomento

1.6 il poeta ricorda con commozione il padre liberto, che malgrado le origini umili non gli
fece mancare una buona educazione
1.5 diario di un viaggio compiuto per accompagnare mecenate in una missione
diplomatica a brindisi
1.9 Il poeta mette in scena se stesso alle prese con un seccatore per le strade di Roma

2.8 Fundanio racconta a Orazio una cena in casa del ricco Nasidieno, che ha pretese di
gastronomo

IL MODELLO DI RIFERIMENTO: LUCILIO


Quintiliano, un grande retore del I secolo d. C. , affermò che la satira è un genere genuinamente romano e
non riusciva a trovare autori greci come modello per i poeti satirici latini, identi cando in Lucilio il capostipite
del genere. Anche Orazio considerava Lucilio l'inventore della satira, senza menzionare la satira di Ennio.
Orazio riconosceva in Lucilio due aspetti fondamentali: l'uso dell'esametro come forma metrica e l'uso della
satira come critica personale. L'aggressività era per Orazio un elemento distintivo che collegava Lucilio ai
poeti della commedia greca del V secolo a. C.
Lucilio rappresentava la società contemporanea, in particolare il ceto dirigente, con toni irriverenti. Nelle sue
satire, affrontò vari temi come polemiche letterarie, discussioni loso che e questioni linguistiche, con
particolare attenzione all'elemento autobiogra co, riportando fatti e osservazioni sulla sua vita. Orazio
vedeva la sua satira come 'luculliana', ereditando aggressività e autobiogra a, ma notava anche differenze di
stile, criticando la facilità sciatta di Lucilio.

LA MORALE ORAZIANA
Le satire di Lucilio e Orazio si concentrano sull’indagine morale, attingendo dalla tradizione ellenistica della
diatriba, predicazione loso ca caratterizzata da dialoghi e aneddoti. In Lucilio, si trova un'aggressività simile
alla commedia, in particolare a quella di Aristofane. Le satire di Lucilio non sono perfettamente integrate,
mentre Orazio crea un collegamento stabile. Nei suoi Sermones, Orazio affronta l'attacco personale con
critiche e umorismo, senza cercare di convertire gli altri a un modello di virtù, ma cercando solo una strada
per pochi amici tra le dif coltà della società. La satira di Orazio è legata a un pubblico ristrettissimo, in
contatto con poeti e letterati vicino a Mecenate.
Lucilio criticava aspramente i cittadini eminenti, ma Orazio, pur facendo parte di un circolo esclusivo, non era
necessario colpire alle vette sociali per criticare comportamenti e trarne insegnamenti. Orazio si rivolge a un
mondo più semplice di irregolari e non a personaggi di alto rango. La sua morale trae da due fonti: le loso e
ellenistiche, che in uenzano il suo pensiero, e il buon senso tradizionale, con una forte componente italica e
contadina. Gli obiettivi della sua ricerca morale includono l'autarkeia, o autosuf cienza interiore, e la
metrotes, ovvero la moderazione. Questi concetti erano sostenuti da molte loso e, inclusa quella di
Aristotele e di Epicuro, il quale affermava che la ricerca del piacere non dovesse comportare eccessi.
La connessione con l’epicureismo è evidente nelle satire di Orazio, che affrontano temi come l’adulterio e
l’amicizia. L'importanza dell’amicizia, solidarietà e vita comune è ben presente nei Sermones e rievoca il
valore della philia nel pensiero epicureo. La ricerca morale non è limitata alle satire diatribe, ma è presente
anche in quelle dove Orazio racconta episodi di vita quotidiana. In questi casi, la rappresentazione intreccia
il tema morale, che diventa il ltro attraverso cui il poeta osserva personaggi e fatti. Esempi di questo sono la
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satira del viaggio e quella del seccatore. Ci sono anche casi in cui diatriba e rappresentazione si mescolano,
come nella satira 1,6, che alterna autobiogra a e argomentazioni sull'ambizione e la nascita.

LA NOVITÀ DEL II LIBRO


Nel "Libro delle Satire", manca il meccanismo principale del primo libro, che confrontava un modello positivo
con vari modelli negativi della società romana. C'è una riduzione della componente descrittiva e
autobiogra ca, presente solo nel proemio e nella satira 2,6. Nelle satire argomentative, senza uno sfondo
autobiogra co, domina la forma del dialogo in sei dei otto componimenti, e l'interlocutore ha un ruolo
maggiore rispetto al poeta. Nella satira 2,2, un personaggio di nome Ofello di Venosa esprime le sue idee
sulla temperanza e la semplicità della vita, mentre Orazio rimane in silenzio.
La coincidenza tra l'autore e la "voce satirica" ha fornito un punto di riferimento per la ricerca morale nel
primo libro. Ora che Orazio è in secondo piano, il suo ruolo di guida morale scompare, rendendo dif cile
trovare un senso unitario nelle contraddizioni della realtà. Gli interlocutori hanno le loro verità, ma non tutte
sono equivalenti. Orazio sembra pensare che la satira non può più essere un mezzo ef cace per osservare
la società e trovare una condotta morale. Mentre nel primo libro Orazio identi cava principi di condotta, nel
secondo sembra meno sicuro e consente alle critiche dei suoi interlocutori. Nella satira 2,7, lo schiavo Davo
critica Orazio, che lo zittisce solo alla ne. Davanti a questa crisi di certezze, l'unico rifugio per il poeta è la
villa sabina, dove trova isolamento e pace.

Le Odi
Con le Odi, Orazio offre alla letteratura latina un grande esempio di poesia lirica, che diventa un modello per
il classicismo nelle varie epoche. La maturità della poesia di Orazio deriva dai temi che affronta e dalla sua
forma. L’autore si presenta come un poeta saggio e orgoglioso, ma anche malinconico e umano. Il suo stile
è molto elegante e utilizza una varietà di metri ereditati dalla tradizione lirica greca.
Orazio pubblicò una raccolta di tre libri nel 23 a. C. , dopo sette anni di lavoro, contenente 38 carmi nel primo
libro, 20 nel secondo e 30 nel terzo. Il primo componimento databile è un canto di gioia per la morte di
Cleopatra, avvenuta nel 30 a. C. Sei anni dopo, nel 17 a. C. , Orazio tornò alla poesia lirica per scrivere un
inno su richiesta di Augusto, da eseguire nelle celebrazioni religiose dei ludi saeculares, ogni 110 anni.
Questo pezzo è chiamato Carmen saeculare e invoca Apollo e Diana per la prosperità di Roma.
Successivamente, Orazio dedicò ancora tempo alla lirica, aggiungendo un quarto libro di Odi con 15
componimenti, l'ultimo dei quali si riferisce al ritorno di Augusto dalle campagne in Gallia nel luglio del 13 a.
C. Orazio sperimenta vari metri, principalmente le strofe alcaiche e asclepiadee. Complessivamente, i
quattro libri contano 3.034 versi, oltre ai 76 del Carmen saeculare. Esistono odi brevissime, brevi e più
lunghe, con una particolare attenzione alla disposizione dei componimenti, che segue criteri artistici.
Le odi di apertura e chiusura sono dedicate a personaggi importanti e mostrano la consapevolezza
orgogliosa del poeta. Orazio raggruppa anche carmi con contenuti simili e sviluppa cicli tematici. La varietà è
un criterio chiave nell'organizzazione, alternando diversi metri e stili. A differenza della lirica moderna, le odi
di Orazio raramente esprimono meditazioni libere; più frequentemente, sono dialogiche, rivolte a un ‘tu’ che
può essere un personaggio reale o immaginario, un dio, una Musa, o un oggetto inanimato.

LA LIRICA ORAZIANA TRA IMITATIO E ORIGINALITÀ


La lirica di Orazio e gran parte della poesia latina, in particolare quella augustea, devono essere comprese
considerando il loro forte legame con la tradizione greca. Orazio si presenta come erede di Archiloco nei
suoi Epodi e si identi ca con Alceo nella sua lirica. Tuttavia, queste affermazioni non indicano una semplice
imitazione, ma un processo di imitatio, dove il poeta segue regole e forme letterarie e crea aspettative nel
lettore. Riferendosi a gure illustri della tradizione greca, Orazio stimola il lettore colto a confrontarsi con
modelli dif cili. L’imitazione diventa così parte integrante del linguaggio poetico, che incoraggia l’originalità.
I poeti romani, e in particolare Orazio, riconoscevano i loro debiti verso la tradizione greca, ma si vantavano
anche del loro contributo creativo originale. Orazio è orgoglioso di aver reso celebre Alceo, nonostante le
s de di adattare le strutture metriche da una lingua all'altra, dando vita a un topos della poesia augustea, il
primus ego (“io per primo”). Sebbene rispetti il suo modello greco, Orazio si esprime con libertà, unendo temi
tradizionali a un’ambientazione e a una sensibilità romane, insieme a un linguaggio poetico personale.
Questa ricerca di originalità nell’imitazione appare chiara nelle sue odi, dove Orazio inizia con citazioni del
modello, per poi svilupparsi autonomamente, come in Odi, 1,9; 1,10; 1,14; 1,18; 1,37; 3,12. Nell’ode a
Taliarco, l'inizio richiama un paesaggio invernale simile a quello di Alceo, ma si evolve in ri essioni personali
e descrizioni di vita urbana.

I MODELLI GRECI
Alceo fu molto importante per Orazio perché nei suoi poemi trovava ispirazione sia per la vita pubblica che
per la sfera privata, come l'amore e l'amicizia. Orazio riconosce questa dualità quando parla della cetra
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colica, simbolo di Alceo, nei suoi Odi. I temi civili riguardano le battaglie, mentre quelli più personali si
collegano al simposio e all'eros. Anche se Orazio e Alceo hanno aspetti in comune, ci sono anche differenze
signi cative. Alceo era un aristocratico attivamente coinvolto nelle lotte politiche, mentre Orazio, dopo una
breve partecipazione negli eventi civili, vive sotto la protezione dei potenti di Roma, e il suo interesse politico
è solo una questione letteraria. Inoltre, mentre Alceo scriveva per le esibizioni, Orazio scrive per la lettura, il
che permette uno stile più raf nato.
Saffo, un'altra grande poetessa, ha avuto un impatto minore sulla poesia di Orazio. In una o è immaginato
Saffo con Alceo, dove Alceo sembra avere più successo nel mondo infernale. Anche se Orazio può
condividere questa opinione, Saffo lo ispira solo in alcune occasioni, come nell'ode sulla gelosia. Orazio cita
anche Pindaro, la lirica corale, ammettendo i pericoli dell'imitazione di un poeta così dif cile. Egli cerca di
emulare Pindaro, specialmente nel IV libro e in altri, rispondendo alle richieste culturali di Augusto, ma
mantiene un suo stile elevato, caratterizzato da periodi lunghi e transizioni audaci.
Il richiamo di Orazio alla lirica greca arcaica mostra la sua intenzione di distinguersi dai neoteroi
alessandrini. Ciò non implica che egli ignori la poesia ellenistica, da cui trae molti temi, immagini e situazioni,
specialmente relative all'amore, ai banchetti e al paesaggio, oltre a una forte attenzione alla forma e alla cura
nel suo lavoro poetico.

LA MEDITAZIONE FILOSOFICA
Nella cultura occidentale, Orazio è visto come un poeta che rappresenta l'equilibrio, il distacco dalle passioni
e la moderazione. La sua lirica è profondamente in uenzata dalla meditazione e dalla loso a,
principalmente quella epicurea. A differenza delle sue Satire, le Odi non cercano una morale attraverso la
critica degli altri, ma sono una ri essione su importanti aspetti della saggezza. Le Odi partono da una
meditazione sull'unicità e la brevità della vita, con l'idea che non ci sia vita dopo la morte, quindi è
fondamentale godere delle gioie presenti senza lasciarsi sopraffare dalle speranze o dalle paure. Il saggio
affronta il presente e vive ogni giorno come se fosse l'ultimo; il carpe diem non è solo un invito al piacere, ma
include anche la consapevolezza della caducità della vita e dei piaceri.
Questa ri essione può diventare un canto di serenità, legato alla felicità di chi è libero dai tormenti umani,
ricevendo la protezione divina. Gli dèi aiutano Orazio, preservandolo per il suo destino di poeta. Tuttavia,
saggezza e serenità non sono garantite. Orazio riconosce le insidie delle passioni e sa che ciò a cui ambisce
deve essere conquistato ogni giorno. L'aurea mediocritas, già presente nelle Satire, è sempre minacciata
dall'ambizione e dall'avidità, presenti in un ambiente cittadino frenetico. La saggezza deve anche
confrontarsi con la fugacità del tempo, la vecchiaia e la morte. Nessuna saggezza può eliminare questi pesi;
si deve ingaggiare una lotta contro le angosce della vita, trasformando l'inquietudine in accettazione del
destino.

LA DIMENSIONE INTIMA
Questa saggezza, faticosamente conquistata e gelosamente conservata, si combina con una vita fatta di
pochi amici dati, luoghi sicuri e sentimenti da osservare con distacco. La poesia amorosa di Orazio, che
occupa quasi un quarto delle Odi, si distingue per il suo distacco ironico dalla passione, differente dalla
poesia di Catullo e degli elegiaci. A parte alcune eccezioni, l’amore è visto come un rituale comune:
serenate, incontri, giuramenti, vita galante e conviti. Il poeta spesso sorride della credulità del giovane
amante e della serietà con cui ciascuno prende il proprio ruolo.
L'amicizia ha un ruolo fondamentale nelle Odi, fornendo ai componimenti un'ampia varietà di destinatari,
ognuno con le proprie caratteristiche, dedicando a ciascuno un'attenzione affettuosa. La campagna è vista
come il luogo ideale per l'equilibrio oraziano, spesso rappresentata come un paesaggio idilliaco che ospita il
riposo e la vita rustica. Orazio apprezza anche il fascino dei paesaggi montani e selvaggi, ma il suo
ambiente preferito è il piccolo podere personale, che rappresenta sicurezza e modestia.
Questo spazio simbolico rappresenta la forma dei suoi affetti, pochi ma sicuri, e la forma estetica della sua
poesia. Orazio chiama questo luogo angulus, un angolo di mondo che sorride, un luogo per il canto, il vino e
la saggezza. Il tema, pur convenzionale, riceve nuove funzioni in Orazio, legandosi ai temi della morte e
dell'amicizia.

LA POESIA CIVILE
L'altro polo della lirica oraziana è la poesia impegnata sui temi civili e nazionali, che celebra personaggi,
eventi e miti del regime di Augusto. Questo tipo di poesia è spesso visto come distante dai temi privati.
Tuttavia, si deve notare che in Orazio, a differenza di Catullo e della lirica neoterica, anche la sfera privata
serve per trattare tematiche universali, cercando di esprimere la condizione dell'uomo.
La lirica civile di Orazio è originale e discute, con riferimento ai componimenti encomiastici degli autori
alessandrini in onore dei sovrani ellenistici. Orazio fonde spunti nazionali con ispirazioni dall'epica e dalla

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storiogra a. Questa ambizione risponde a esigenze personali di una generazione che, dopo le guerre civili,
guardava con speranza e timore ad Augusto come garante della pace.
L'immagine di Orazio come cantore della grandezza di Roma e dei valori dell'impero è stata valutata in modo
diverso nel XX secolo a causa dell'uso ideologico della romanità da parte del fascismo, ma ora può essere
considerata più equilibrata. La lirica civile di Orazio include celebrazioni e encomi, ma non va ridotta a
semplice propaganda. Anche dove ri ette i temi dell’ideologia del principato, riconosce i meriti degli scon tti
e interpreta le incertezze e i timori della comunità che ha vissuto il passaggio dalle guerre civili al principato.
La lode del principe non adotta toni eccessivi, ma esprime gratitudine sincera nei confronti del paci catore
dell'impero. L’ideologia di Augusto è moralistica, rispondendo alla crisi tardo-repubblicana derivante dalla
decadenza dei costumi. La volontà di restaurazione morale promossa da Augusto è in linea con la ricerca
morale di Orazio, che attinge alle loso e ellenistiche.
La morale oraziana si riconosce nel programma sociale di Augusto. Orazio celebra i successi di Ottaviano
anche attraverso situazioni conviviali, un tema che ricorre in altri poeti dell'epoca di Augusto. Nelle odi civili,
emerge il tema della vocazione poetica, con Orazio che si de nisce vates, associato all'idea di poeta e
sacerdote in relazione alle divinità. All'inizio della sua carriera, egli esprime il suo entusiasmo per la missione
poetica, affermando di poter raggiungere l’immortalità attraverso la poesia.

GENERI E VARIETÀ NELLA LIRICA DI ORAZIO


La polarità tra dimensione intima e dimensione pubblica nella lirica oraziana è una sempli cazione che non
rende giustizia alla sua varietà e vitalità. Questa lirica spesso ricorda le categorie dell'antica lirica greca,
adattandosi alle diverse occasioni. I carmi conviviali richiamano i "canti da simposio" di Alceo, descrivendo
paesaggi e invitando a bere per alleviare la malinconia, ma mostrano anche in uenze dell'epigramma
ellenistico con inviti a brindare e descrizioni del simposio.
L'inno è un'altra forma importante nella lirica oraziana, con differenze signi cative rispetto alla lirica greca
arcaica. La lirica religiosa di Orazio non è legata a rituali, fatta eccezione per il Carmen saeculare. Orazio
conserva elementi tradizionali come l'invocazione in seconda persona e gli epiteti del dio, ma aggiunge
riferimenti letterari, come ri essioni sapienziali e narrazioni mitologiche.
Anche se non è sempre facile classi care un'ode oraziana, il poeta mescola generi diversi, un procedimento
tipico della poesia alessandrina. Ad esempio, alcune ode combinano carmi di buon viaggio e mitologici, inni
e carmi mitologici, encomi per Augusto e carmi simposiali.

Le Epistole
Dopo la grande stagione della poesia lirica, Orazio torna all'esametro della 'conversazione' con le Epistole.
Le chiama anche sermones, come le Satire, trattando di argomenti morali. Il I libro delle Epistole è
pubblicato nel 20 a. C. dopo tre anni di lavoro e comprende 20 componimenti in esametri, con versi che
variano da 16 a 112.
Il II libro, forse pubblicato dopo la sua morte, è composto tra il 19 e il 13 a. C. e contiene due lunghe epistole:
una a Augusto, che critica l'ammirazione per poeti arcaici e analizza lo sviluppo della letteratura romana;
l'altra a Giulio Floro, che rappresenta un congedo dalla poesia con una ri essione sulla vita quotidiana del
letterato romano e sulla ricerca della saggezza loso ca.
L'epistola ai Pisoni, chiamata Ars poetica, è stata accorpata n dal XVI secolo alle due epistole del libro II per
la sua forma epistolare e argomento letterario. La datazione è probabilmente posteriore al 13 a. C. e l'Ars
poetica è un trattato di 476 esametri, che espone teorie sulla poesia, con una struttura interna che discute la
pratica poetica e il poeta.

IL RAPPORTO FRA LE EPISTOLE E LE SATIRE


Malgrado le somiglianze tra le Epistole e le Satire, i commentatori antichi hanno cercato di distinguere
queste opere. L'identità delle Epistole è garantita dalla loro forma epistolare: ogni componimento ha un
destinatario e presenta i segnali tipici delle lettere, come formule di saluto e commiato.
Si discute del carattere "reale" di queste epistole: si pensa che non abbiano una vera funzione privata, ma
non si può escludere che alcune lettere, pensate per una diffusione ampia, siano state inviate come omaggio
letterario. La componente epistolare offre una dimensione più personale al sermo oraziano, mostrando
varietà di modi e atteggiamenti verso il destinatario. Formalmente, le Epistole sono una novità nella
letteratura antica. Anche se ci sono epistole in versi nelle satire di Lucilio e alcune poesie di Catullo, queste
non trattano temi loso ci. D'altro canto, lettere loso che in prosa di autori come Platone ed Epicuro erano
già note. La raccolta di Orazio è quindi vista come un'opera originale.
Difatti, la novità e la differenza delle Epistole riguardano soprattutto i contenuti: mancano l'aggressività
comica e l'osservazione critica della società che caratterizzano le Satire. Orazio riconosce le debolezze della
propria morale, e la possibilità di equilibrio tra autarkeia e metriotes sembra perduta, senza nuove
prospettive.
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IL I LIBRO: LE EPISTOLE MORALI
La sensibilità di Orazio per il passare del tempo e la percezione di una vecchiaia precoce rendono urgente la
ricerca della saggezza. Tuttavia, il poeta sembra incapace di creare un modello di vita soddisfacente per sé
e per gli altri. Pertanto, si allontana dalla vita sociale, mostrando una riduzione del suo precedente ottimismo
etico. Questa fuga verso la campagna sabina rappresenta un ritiro inquieto ma lontano da obblighi e
passioni.
L'esigenza di autarkeia è forte, ma anche questo non porta Orazio a una stabilità nelle sue convinzioni.
Oscilla tra un rigoroso moralismo che lo attrae e un edonismo di cui percepisce sia la concretezza che la
fragilità. L'opera è chiaramente legata alla loso a, e nelle epistole, presentate come una conversione dalla
poesia alla loso a, Orazio sostiene la sua indipendenza da ogni scuola. Parla delle oscillazioni nella morale
delle Epistole, che includono la possibilità di accostare diverse in uenze loso che.
Questa inquietudine nella ricerca morale porta a una meditazione loso ca aperta e irrisolta, evidenziando
temi di insoddisfazione di sé e noia angosciosa, vista come malattia morale. Nonostante la debolezza della
sua posizione etico- loso ca, Orazio mostra una struttura didascalica nel suo discorso, creando uno spazio
per insegnare e consigliare, specialmente a un giovane amico che cerca aiuto.

IL II LIBRO: LE EPISTOLE LETTERARIE


L'aspetto didascalico è molto presente nelle epistole del II libro e nell'Ars poetica. Nella società di Augusto, i
temi di critica letteraria e cultura politica erano ampiamente dibattuti. Orazio partecipa a questa discussione
con l'autorevolezza derivante dal suo prestigio e dal suo rapporto personale con il principe. Augusto è il
principale interlocutore nei discorsi sull'arte e la letteratura, sia nell'epistola a lui indirizzata sia nell'epistola a
Floro e nell'Ars poetica dedicata ai Pisoni. Per ottenere un consenso più ampio, Augusto favoriva la
produzione di opere che richiamassero i veri caratteri nazionali di Roma. Tuttavia, l'Eneide risponde solo
parzialmente alla richiesta di un poema epico-storico sull'ideologia austera dei più grandi avi e sul destino di
Roma. Resta da affrontare il problema del teatro latino. La generosa ricompensa data da Ottaviano alla
tragedia Tieste di Vario Rufo dimostra l'importanza attribuita a quest'arte, considerata capace di
rappresentare e in uenzare valori culturali.
Il teatro è centrale nelle epistole di Orazio, soprattutto nell'epistola ad Augusto, dove critica l'eccessivo favore
verso i poeti del teatro arcaico romano. In una sorta di 'disputa tra antichi e moderni', Orazio sostiene i
moderni, in nome del principio callimacheo che valorizza l'arte colta. Il poeta resiste alle preferenze di
Augusto e consiglia di prestare attenzione alla poesia destinata alla lettura, che può raggiungere l'eccellenza
richiesta dalla cultura romana. Orazio non crede in una vera rinascita del teatro poiché il pubblico, abituato a
spettacoli di bassa qualità, non apprezzerebbe produzioni di valore.
Nonostante ciò, nell'Ars poetica, Orazio sottolinea la funzione sociale e educativa della poesia, riservando un
ruolo importante alla letteratura drammatica. Orazio elabora anche un contributo teorico sull'arte,
sottolineando la necessità di un continuo perfezionamento e ci invita a mantenere i lavori nel cassetto per
nove anni prima della pubblicazione. In ne, raccomanda una solida conoscenza della letteratura greca e
un'attenzione fondamentale a coerenza e convenienza. Orazio ri ette anche sulla storia della cultura e
letteratura greca e romana, e sulla vita quotidiana dei letterati a Roma.

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