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Diritto

Il documento tratta dell'efficacia delle norme nel tempo e nello spazio, evidenziando che gli atti normativi diventano obbligatori solo dopo la pubblicazione e che perdono efficacia per scadenza, abrogazione o annullamento. Viene spiegata la non retroattività delle norme, eccetto in alcuni casi specifici, e la loro applicazione territoriale, con riferimento ai conflitti di leggi nel diritto privato. Infine, si analizzano i diritti e i beni, distinguendo tra diritti assoluti e relativi, patrimoniali e non patrimoniali, e tra diritti reali e diritti di obbligazione, con un focus sull'acquisto e la perdita dei diritti.

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Il documento tratta dell'efficacia delle norme nel tempo e nello spazio, evidenziando che gli atti normativi diventano obbligatori solo dopo la pubblicazione e che perdono efficacia per scadenza, abrogazione o annullamento. Viene spiegata la non retroattività delle norme, eccetto in alcuni casi specifici, e la loro applicazione territoriale, con riferimento ai conflitti di leggi nel diritto privato. Infine, si analizzano i diritti e i beni, distinguendo tra diritti assoluti e relativi, patrimoniali e non patrimoniali, e tra diritti reali e diritti di obbligazione, con un focus sull'acquisto e la perdita dei diritti.

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L’EFFICACIA DELLE NORME NEL TEMPO E NELLO SPAZIO

L’entrata in vigore degli atti normativi


Ogni atto normativo deve essere deliberato da parte degli organi competenti (parlamento, governo, consigli
regionali). Ma affinché possano diventare efficaci (gli atti normativi), cioè obbligatorio per tutti, devono
essere pubblicati sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana per quanto riguarda gli atti normativi
della nazione, quelli locali invece su altri mezzi di comunicazione. L’atto normativo entra in vigore il 15°
giorno successivo alla pubblicazione. Una volta entrato in vigore l’atto normativo entra a far parte
dell’ordinamento giuridico e diventa efficace anche nei confronti di coloro che non lo conoscono.

LA PERDITA DI EFFICACIA DEGLI ATTI NORMATIVI

Gli atti normativi perdono efficacia alla loro scadenza, oppure soltanto se vengono abrogati o annullati.
L’ABROGAZIONE. Per abrogazione si intende l’eliminazione di una norma effettuata da un atto
normativo successivo. Per il principio di gerarchia una norma può essere abrogata soltanto da una norma
dello stesso rango o di rango superiore. L’abrogazione di una norma precedente da parte di un atto normativo
successivo può avvenire in due circostanze diverse: a) in modo espresso, quando l’atto normativo successivo
indica con precisione qual è il testo normativo che abroga; b) in modo tacito, quando l’atto normativo
successivo, contiene norme che sono incompatibili con quello precedente. Le leggi e gli atti possono essere
abrogati anche mediante un referendum popolare. L’ ANNULLAMENTO. L’annullamento è
l’eliminazione dall’ordinamento di una norma giuridica non valida, perché in contrasto con una disposizione
che si colloca a un grado più elevato della scala gerarchica delle fonti del diritto. L’annullamento deve essere
pronunciato con sentenza da un giudice.

LA NON RETROATTIVITA’ DEGLI ATTI NORMATIVI

L’art. 11 del codice civile afferma: “La legge non dispone che per l’avvenire: essa non ha effetto retroattivo”.
Ciò significa che quando una nuova norma entra in vigore essa si applica soltanto a situazione e
comportamenti che si verificano dopo l’entrata in vigore della legge. Questo principio, tuttavia, ammette
alcune eccezioni. Infatti, esso può essere disapplicato qualora la norma dichiari espressamente di avere
valenza retroattiva.
La retroattività della legge è invece vietata in modo assoluto in materia penale. Si tratta di un divieto
contenuto in una norma costituzionale.

L’EFFICACIA DELLE NORME NELLO SPAZIO

Le norme degli ordinamenti giuridici statali sono efficaci soltanto all’interno dei confini di ciascuno Stato.
Questa regola vale in modo assoluto soltanto per le leggi penali e di polizia, che hanno un ambito territoriale
di applicazione. Nel campo del diritto privato, invece, la situazione è più complessa. Ad esempio, può
accadere che un cittadino italiano stipuli un contratto con uno straniero, oppure che un cittadino italiano
sposi una straniera e così via ... In questi casi si verifica un conflitto di leggi, che deve essere risolto
individuando la legge da applicare a ciascuna controversia. Pertanto, si applicano le norme del diritto
internazionale privato.

I DIRITTI E I BENI

I rapporti giuridici e le situazioni giuridiche

Nella società, i rapporti tra persone che sono regolati dal diritto sono definiti rapporti giuridici. Le persone
regolate da rapporti giuridici si possono venire a trovare in diverse situazioni soggettive regolate dal diritto.
Esse sono dette situazioni giuridiche soggettive e si dividono in: 1) situazioni giuridiche soggettive attive.
Si verificano quando una persona ha la possibilità di fare o non fare qualcosa; 2) situazioni giuridiche
soggettive passive. Si verificano quando una persona deve subire il comportamento altrui. Nel diritto privato
le principali situazioni soggettive attive sono il diritto soggettivo e la potestà, mentre le principali situazioni
soggettive passive sono l’obbligo e l’onere.
Il diritto soggettivo. Il diritto soggettivo è definito come un insieme di facoltà che, secondo l’ordinamento
giuridico, spettano a una persona per il soddisfacimento di un suo interesse, secondo il proprio libero
apprezzamento. Ad esempio, se Luisa ha un aito, ne diventa proprietaria: ha la facoltà di indossarlo, di
lavarlo, di stirarlo, di prestarlo ad altri, di rivenderlo e anche di tenerlo nell’armadio senza utilizzarlo. Tutte
queste facoltà costituiscono il contenuto di un certo diritto soggettivo, la proprietà. La potestà. La potestà è
definita come un insieme di facoltà che la legge attribuisce a una persona per proteggere e realizzare un
interesse altrui o un interesse di carattere generale superiore. A differenza di chi è titolare di un diritto
soggettivo, il titolare della potestà non ha la libertà di agire a proprio piacimento, ma deve agire in modo
discrezionale, cioè realizzare nel modo che gli sembra migliore l’interesse indicato dalla legge. La sua
azione è sottoposta a controlli esterni, volti a verificare che egli abbia svolto il proprio dovere.

L’obbligo. Si dice che ha un obbligo colui il quale deve tenere un determinato comportamento: se non lo
tiene, viola l’ordine giuridico e, quindi, può subire una sanzione. L’onere. Prende il nome di onere un
comportamento che costituisce un peso, un costo, ed è tenuto da una persona non perché vi sia obbligata, ma
perché le viene richiesto dall’ordinamento giuridico come presupposto per ottenere un determinato risultato,
come esercitare un diritto o conservare un vantaggio. (Chi vuole ottenere soddisfazione di un proprio diritto
in sede giudiziaria ha l’onere di dare la prova dei fatti che stanno a fondamento del proprio diritto).

DISTINZIONE TRA I VARI TIPI DI DIRITTI

I diritti si possono distinguere nelle seguenti categorie: 1) diritti assoluti e relativi; 2) diritti patrimoniali e
non patrimoniali; 3) diritti disponibili e indisponibili.
Si chiamano diritti assoluti quelli che possono essere fatti valere nei confronti di qualsiasi persona. Ad
esempio, il diritto del proprietario è un diritto assoluto, poiché tutti sono tenuti a rispettare la proprietà altrui.
Sono diritti relativi quelli che possono essere fatti valere soltanto nei confronti di una persona determinata.
Ad esempio, il diritto di ottenere la restituzione del denaro che si è dato in prestito è un diritto relativo.
Si definiscono diritti patrimoniali quelli che attribuiscono al titolare un’utilità di carattere economico, che
può essere una somma di denaro, oppure qualcosa il cui valore possa essere indicato con una somma di
denaro. In sostanza qualcosa che ha un valore di scambio. I diritti non patrimoniali, invece, sono quelli che
attribuiscono al titolare un vantaggio o una qualità di carattere non economico. Cioè qualcosa che non
possiede un valore di scambio. Un diritto si dice disponibile quando il titolare può alienarlo, cioè trasferirlo
ad altri. Viceversa, un diritto si dice indisponibile quando l’impegno a rinunciarvi non è ammesso.

I diritti reali e i diritti di obbligazione

I diritti che hanno un contenuto di carattere patrimoniale si suddividono in due categorie: i diritti reali e i
diritti di obbligazione. I diritti reali hanno per oggetto le cose, in modo diretto e non mediato, sono assoluti
e sono in numero chiuso (tipici). I diritti di obbligazione consistono nella pretesa a esigere una determinata
prestazione da una determinata persona, sono mediati, relativi e sono in numero aperto.

L’acquisto e la perdita dei diritti

L’acquisto dei diritti è regolato in modo diverso a seconda del tipo di diritto, cioè se si tratta di un diritto
reale, di un diritto di obbligazione, di un diritto della personalità umana. La perdita dei diritti è disciplinata
da questo principio: perde il proprio diritto chi non lo esercita per un determinato periodo di tempo. Il codice
stabilisce due modi di estinzione dei diritti: la prescrizione e la decadenza. Un diritto si estingue per
prescrizione quando il titolare non lo esercita per il tempo determinato dalla legge. La durata della
prescrizione è 10 anni. Vi sono, tuttavia, situazione giuridiche incerte. Ad esempio, chi compra merci che
risultano difettose ha il diritto, se lo desidera, di ottenere una riduzione del prezzo. Si viene a creare una
situazione nella quale è incerto se il compratore farà valere o meno il suo diritto alla riduzione del prezzo. La
legge fissa un termine entro il quale questa incertezza deve cessare. Questo termine è detto decadenza.

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