SGSL
SGSL è acronimo di "Sistema di Gestione della Sicurezza sul Lavoro".
Genericamente parlando, per SGSL s'intende un sistema organizzativo
aziendale finalizzato a garantire il raggiungimento degli obiettivi di salute e
sicurezza cercando, attraverso la strutturazione e la gestione, di
massimizzare i benefici minimizzando al contempo i costi.
Un sistema di gestione della sicurezza sul lavoro correttamente
implementato deve garantire:
* la riduzione dei costi derivanti da incidenti, infortuni e malattie correlate
al lavoro attraverso la minimizzazione dei rischi a cui possono essere esposti
i dipendenti e in genere tutte le persone che possono ruotare attorno
all'azienda (clienti, fornitori, ecc.);
* l'aumento dell'efficienza dell'impresa;
* il miglioramento dei livelli di salute e sicurezza sul lavoro;
* la massima facilità nel poter produrre tutta la documentazione richiesta
dalle nuove norme. 1
Testo Unico: figure coinvolte
Le nuove disposizioni in tema di “valutazione dei rischi aziendali”
e redazione del relativo documento saranno operative dal 29/7/08.
Il D. Lgs. 81/08 risulta composto da 306 articoli, suddivisi in 13
Titoli, cui si aggiungono 52 Allegati.
- Titolo I: definizione delle figure coinvolte nella gestione della
sicurezza sul lavoro;
- Titoli da II ad XI: “disposizioni speciali” volte all’attuazione di
specifiche prescrizioni antinfortunistiche;
- Titolo XII: disposizioni in materia penale e di procedura penale;
- Titolo XIII: contiene disposizioni finali, destinate a precisare, tra
l’altro, le normative abrogate, gli effetti finanziari del nuovo decreto
ed il termine di 90 giorni;
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Testo Unico: figure coinvolte
Definizione delle figure coinvolte:
- Datore di lavoro - “il soggetto che […] esercita i poteri decisionali e
di spesa” (Art. 2, I co. lett. b) (Art. 299 – Esercizio di fatto dei poteri
direttivi);
- Dirigente – “Persona che […] attua le direttive del datore di lavoro,
organizzando l’attività lavorativa e vigilando su di essa”. (Art. 2, I co.
lett. d);
- Preposto – “Persona che […] , sovrintende l’attività lavorativa e
garantisce l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la
corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un
funzionale potere di iniziativa”. (Art. 2, I co. lett. e);
Le altre figure coinvolte:
-Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi
professionali (RSPP) e gli addetti a tale servizio;
-Il medico competente;
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Testo Unico: figure coinvolte
Gli obblighi del datore di lavoro (art. 18 TU):
- obblighi generali: lettere h), p), q), t) e z);
- obblighi verso i lavoratori: lettere c), d), e), f), i), l), bb) ed u);
- obblighi di carattere sanitario: lettere a) e g);
- obblighi verso il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza:
lettere n), o) ed s);
- obblighi di comunicazione ad enti pubblici: lettere r) ed aa);
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Testo Unico: figure coinvolte
Rispetto al D. Lgs n. 626/94, si segnalano le seguenti novità:
- l’art. 4, I co. si riferiva indistintamente ad obblighi del datore, del
dirigente e del preposto ed era soltanto attraverso il rinvio all’apparato
sanzionatorio che si potevano individuare le specifiche responsabilità
dei soggetti indicati;
- vengono chiariti, mediante apposita disposizione (art. 17 TU), gli
obblighi del datore di lavoro non delegabili: la valutazione di tutti i
rischi, con la conseguente elaborazione e predisposizione del
documento previsto, e la designazione del RSPP;
- viene disciplinata la delega di funzioni (art. 16 TU), sino ad oggi
frutto soltanto di elaborazione giurisprudenziale; si precisa che la
delega può avere ad oggetto tutti gli obblighi, salvi quelli
espressamente posti a carico esclusivo del datore di lavoro dal TU;
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Testo Unico: figure coinvolte
Gli obblighi del datore di lavoro connessi a contratti d’appalto,
d’opera o di somministrazione (art. 26 TU):
- verificare l’idoneità tecnico professionale dell’impresa appaltatrice o
dei lavoratori autonomi rispetto ai lavori ad essi affidati;
- cooperare alla attuazione delle misure di protezione e prevenzione
relativamente ai rischi sul lavoro incidenti sull’attività lavorativa
oggetto dell’appalto;
- coordinare gli interventi di protezione e prevenzione dai rischi
generati dalle interferenze tra i lavoratori delle diverse imprese
coinvolte;
- elaborare il Documento Unico di Valutazione dei Rischi da
Interferenze (DUVRI); il documento deve contenere le misure
adottate per eliminare o ridurre al minimo i rischi da interferenze e va
allegato al contratto di appalto o di opera; 6
Linee Guida per la SGSL
Un Sistema di Gestione della Salute e sicurezza sul Lavoro (SGSL) è
finalizzato a garantire il raggiungimento degli obiettivi di salute e
sicurezza che l’impresa si è data in un’efficace prospettiva costi-
benefici. Tale sistema si propone di:
- ridurre progressivamente i costi complessivi della salute e sicurezza
sul lavoro, minimizzando i rischi cui possono essere esposti i
dipendenti o i terzi (clienti, fornitori, visitatori, ecc.);
- aumentare l’efficienza e le prestazioni dell’impresa in tema di salute
e sicurezza sul lavoro;
- migliorare l’immagine interna ed esterna dell’impresa.
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Linee Guida per la SGSL
Un SGSL opera sulla base della sequenza ciclica delle fasi di:
- pianificazione (P)
- attuazione (D)
- monitoraggio (C)
- riesame del sistema (A)
PLAN
DO
CHECK
ACT
Questo schema è tipico delle procedure certificate per la gestione dei
processi. 8
Linee Guida per la SGSL
Secondo l’art. 30 del TU, il modello di organizzazione e gestione
idoneo ad avere efficacia esimente per le persone giuridiche,
società ed enti della responsabilità amministrativa (D. Lgs. n. 231
dell’8/6/2001) deve essere adottato ed attuato in maniera tale da
garantire il rispetto di tutti gli obblighi giuridici relativi a:
- standard di legge per attrezzature, impianti, luoghi di lavoro,
agenti chimici, fisici e biologici;
- valutazione dei rischi e predisposizione delle misure di prevenzione
e protezione conseguenti;
- attività di natura organizzativa (emergenze, primo soccorso, ecc.);
- sorveglianza sanitaria;
- informazione e formazione dei lavoratori;
- vigilanza del rispetto delle procedure e delle istruzioni in materia di
sicurezza da parte dei lavoratori;
- documentazioni e certificazioni obbligatorie;
- verifiche periodiche dell’attuazione ed efficacia delle procedure
adottate. 9
Linee Guida per la SGSL
Inoltre, l’art. 30 del TU esplicita le funzioni che il SGSL deve
obbligatoriamente possedere:
- un sistema che registri l’effettuazione delle operazioni elencate in
precedenza;
- una articolazione di funzioni che assicurano le competenze tecniche
e i poteri necessari alla verifica, valutazione, gestione e controllo del
rischio;
- un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle
norme previste dal modello;
- un idoneo sistema di controllo dell’attuazione del modello e del
mantenimento degli standard previsti dal modello stesso.
Il controllo diventa un aspetto determinante, ma ancora non è
adeguatamente normato:
- Cassazione civile , sez. lav., 08 marzo 2006, n. 4980: manomissione
sistema sicurezza;
- Caduta in una buca per manutenzione meccanica mezzi di
trasporto. 10
Linee Guida per la SGSL
L’art. 30 stabilisce, infine, che il modello vada riesaminato e
eventualmente modificato in caso di:
- violazioni significative delle norme;
- mutamenti dell’organizzazione o delle attività dell’azienda.
Secondo l’art. 30 del TU, possono essere presi come modelli, in sede
di prima applicazione:
- Linee guida SGSL dell’ UNI-INAIL (28-09-2001);
- British Standard OHSAS (Occupational Health and Safety Assessment
Series) 18001:2007;
- modelli che saranno indicati dalla Commissione consultiva
permanente per la salute e sicurezza sul lavoro.
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Linee guida di settore
La Commissione consultiva (art. 6 del TU) è composta da:
- 10 rappresentanti di vari Ministeri;
- 10 rappresentanti delle Regioni e delle Province autonome;
- 10 esperti designati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori;
- 10 esperti designati dalle organizzazioni sindacali dei datori di
lavoro;
La Commissione consultiva, oltre ad indicare i modelli di gestione
SGSL, esercita altre importanti funzioni:
- può istituire comitati speciali permanenti dei quali determina
composizione e funzioni;
- si può avvalere della consulenza di esperti nei diversi settori di
interesse;
- formula proposte per lo sviluppo e il perfezionamento della
legislatura vigente;
- elabora le procedure standardizzate di effettuazione della
valutazione dei rischi;
- definisce i criteri per la qualificazione delle imprese. 12
Analisi di alcune aziende
La valutazione dei rischi nelle aziende viene eseguita con
metodologie più o meno affinate e più o meno in grado di
prevedere effettivamente le attività e i luoghi a maggiore
criticità.
Di seguito viene riportato un metodo comunemente usato, di
cui verranno evidenziati alcuni punti critici.
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Analisi di alcune aziende
Valutazione della probabilità di accadimento dell’evento (P)
ESPOSIZIONE AD
LIVELLO VALORE CRITERI
AGENTI
Si sono già rilevati danni per le tipologie considerate
(infortuni / incidenti / malattie professionali)
MOLTO Si sono verificate situazioni che avrebbero potuto
3 facilmente sfociare nel danno (“quasi - incidente”)
>> TLV[
PROBABILE
Il verificarsi del danno non susciterebbe alcuno
stupore
E’ noto qualche episodio che, per la tipologia
considerata, ha dato luogo a danno
PROBABILE 2 Si sono verificate situazioni che avrebbero potuto
> TLV
sfociare nel danno
Non sono noti episodi già verificatisi
POCO Il fattore di rischio può provocare un danno solo in
1 circostanze occasionali o sfortunate di eventi
<= TLV
PROBABILE
Non è possibile escludere il rischio
Threshold Limit Values, valori limite di esposizione relativi allo specifico agente chimico, fisico o biologico,
solitamente espressi come medie ponderate in funzione del tempo di esposizione stabilito.
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Analisi di alcune aziende
Valutazione della magnitudo dell’evento (M)
LIVELLO VALORE INFORTUNIO INCIDENTE MALATTIE
infortunio o malattia professionale grave
esposizione acuta incidenti effetti parzialmente invalidanti da
GRAVE 3
con effetti anche rilevanti esposizioni croniche su N > 5% degli
letali esposti
inabilità malattia professionale
temporanea seri danni effetti parzialmente invalidanti da
(> 10, < 30 gg) all’ambiente di esposizioni croniche anche se N < 5% degli
MEDIO 2
esposizione acuta lavoro o alle esposti
con effetti cose effetti reversibili da esposizione croniche
reversibili in N > 10% degli esposti
inabilità malattia professionale solo in soggetti
temporanea (<10 ipersuscettibili
gg) effetti parzialmente invalidanti da
limitati danni
esposizione acuta esposizioni croniche solo in soggetti
all’ambiente di
LIEVE 1 con effetti ipersuscettibili
lavoro o alle
rapidamente effetti reversibili da esposizioni croniche in
cose
reversibili N < 10% degli esposti e comunque in
generale rapidamente reversibili (se si
sospende l’esposizione)
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Analisi di alcune aziende
Valutazione della indice di rischio IR = P + M – 1
1 - Poco probabile 2 – Probabile 3 - Molto probabile
1 - Lieve 1 2 3
2 - Medio 2 3 4
3 - Grave 3 4 5
Questa modalità di valutazione dei rischi introduce un’ambiguità negli
interventi necessari al miglioramento del sistema di gestione della
sicurezza.
Ricadono sotto lo stesso parametro sia incidenti poco probabili, ma gravi,
che incidenti molto probabili, ma lievi.
Mentre su quest’ultima tipologia di eventi, la valutazione degli interventi
può essere di tipo economico, sulla prima tipologia (incidenti gravi) si deve
assolutamente intervenire.
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Analisi di alcune aziende
Abbiamo quindi avviato un’attività di indagine per tipologia di settore produttivo
andando a valutare alcuni parametri che potrebbero essere messi in correlazione alla
possibilità di prevenzione dei rischi
AZIENDE Azienda Azienda Azienda di Azienda
DATI AZIENDE Metal- Chimica Servizi meccanica-
meccanica artigiana
Documento di Valutazione dei Rischi (individuazione rischi) X X X X
Registro infortuni ultimi 3 anni X X X X
Layout dell'azienda X X
Ruoli per la sicurezza (dirigente, numero preposti, RSPP, numero altri X X X X
addetti)
Processi aziendali (suddivisione secondo ISO 9001-14001) X X X X
Numero dipendenti (operai) 150 (110) 370 (300) 250 (225) 50 (10)
Dimensione delle zone di lavoro varia varia varia ampia
Numero addetti per zona di lavoro 1-2 1-2 2-3 1
Tipo di impegno vario continuo continuo artigiano
Turnover scarso scarso elevato scarsissimo
Grado di rinnovamento degli impianti elevato elevato elevato scarsissimo
Percentuale di segregazione zone di lavoro 30% 60% 80% scarsa
Necessità di accedere a zone di lavoro pericolose Alta Alta scarsa
Numero incidenti dal 2005 (in itinere) 43 (2) 40 (7) 9 (3)
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Note
Software per la redazione del DVR
Il datore di lavoro deve elaborare un documento contenente la
valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori,
ivi compresi quelli derivanti da attività collegate a stress da lavoro
correlato (Accordo europeo 8-10-04), presenza di lavoratrici in stato di
gravidanza (D. Lgs. n. 151, 26 Marzo 2001) o differenze di genere, età
e provenienza da altri Paesi. Tale documento deve presentare:
- i criteri adottati per la valutazione;
- le misure di prevenzione e protezione attuate, il programma e le
procedure di attuazione delle stesse;
- la definizione dei ruoli responsabili dell’attuazione delle misure
individuate;
- i nominativi del responsabile del servizio di prevenzione e
protezione (RSPP), del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e
del medico competente che ha partecipato alla valutazione;
- le mansioni che richiedono una formazione specifica del personale
perché esposto a rischi specifici.
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Software per la redazione del DVR
Il datore di lavoro, previa consultazione con il rappresentante dei
lavoratori per la sicurezza, effettua la valutazione in collaborazione
con l’RSPP ed il medico competente.
Il DVR viene poi custodito presso l’unità produttiva alla quale il
documento si riferisce.
Il DVR va rielaborato nel caso di variazioni nel processo produttivo,
nell’organizzazione del lavoro e/o nell’evoluzione della tecnica e della
prevenzione tali da causare modifiche significative ai fini della salute
e sicurezza dei lavoratori, o nel caso di infortuni significativi o in base
ai risultati della sorveglianza sanitaria.
19
Software per la redazione del DVR
La stesura del DVR può essere facilitata dall’utilizzo di software
dedicati, facilmente reperibili sul mercato.
Dapprima, il datore di lavoro inserisce i dati relativi all’azienda
(ragione sociale, sede legale, ecc.). Successivamente, vengono inseriti
i nominativi di tutti i dipendenti (generalità, matricola, mansione,
ecc.) e delle figure responsabili della sicurezza (medico competente,
RSPP, ecc.).
Infine, il datore di lavoro definisce sommariamente le attività
lavorative e i processi produttivi della propria azienda, fornendone in
sostanza una breve descrizione.
20
Software per la redazione del DVR
A questo punto il datore di lavoro passa alla definizione puntuale
della propria azienda. I software sono provvisti di un database che
assicura una più rapida compilazione di questa sezione.
La fase di valutazione da parte del datore di lavoro termina con la
quantificazione, per ogni fattore di rischio presente in azienda,
dell’entità del danno (D) procurabile e della probabilità (P) che
questo si manifesti.
Una buona base di partenza per la valutazione della probabilità è la
correlazione con la frequenza con cui il medesimo infortunio si è
presentato in passato nelle medesime condizioni.
21
Software per la redazione del DVR
Il software ha ricevuto tutti i dati necessari per procedere in
automatico. Dapprima il software calcola l’entità del rischio (R) in
base all’algoritmo R = P x D.
DANNO
PROBABILITA’ Lieve Modesto Significativo Grave
Non probabile 1 2 3 4
Possibile 2 4 6 8
Probabile 3 6 9 12
Altamente probabile 4 8 12 16
RISCHIO
Basso
Accettabile
Notevole
Elevato
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Software per la redazione del DVR
Successivamente, il software definisce il piano di miglioramento in
cui confluiscono le valutazioni negative, con le relative azioni
correttive da intraprendere e le priorità di intervento.
Infine, il piano di miglioramento confluisce nel DVR, che viene
fornito in formato PDF o WORD.
Si vuole sottolineare, a scanso di equivoci, che i software in questione
non sono in grado di prevedere gli infortuni, ma costituiscono un
utile strumento per la gestione dei dati legati alla sicurezza sul lavoro,
oltre a fornire una documentazione completa e rispondente alla
normativa vigente.
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Modelli per la valutazione dell'affidabilità umana
L’analisi di rischio per molti anni si è svolta su un campo puramente tecnico,
che mirava a migliorare l’affidabilità del sistema intervenendo sulle sue parti
“meccaniche”.
D’altro canto però gli incidenti di notevoli proporzioni, causa di danni a volte
ingenti ed irreparabili a cose e persone, sono spesso stati imputati al
cosiddetto “fattore umano”. Le statistiche confermano tale atteggiamento,
attribuendo il 60% degli incidenti a semplice errore umano (Charles Perrow,
1980).
Lo studio approfondito del fattore umano nelle catene incidentali
storicamente inizia con l’incidente di Three Mile Island del 1979 (il più grave
incidente mai avvenuto in una centrale nucleare statunitense). In tale evento,
che costituì una pietra miliare nello sviluppo degli studi di Human Factors
(HF), divenne per la prima volta chiaro come l’azione, anche di un singolo
operatore, possa rappresentare una sfida alla sicurezza del sistema e alla
produttività, ma allo stesso tempo anche come essa non sia che la punta
dell’iceberg di un sistema più complesso che ha spesso i suoi antecedenti in
fattori latenti.
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Modelli per la valutazione dell'affidabilità umana
Infatti nella catena degli eventi, così come nelle azioni correttive e
migliorative suggerite nel rapporto presidenziale investigativo relative
all’accadimento (Kemeny 1979) seppure in un primo momento si evidenziano
gli errori direttamente imputabili agli operatori, è possibile poi rinvenire
come altri aspetti di natura organizzativa e di design (la mancanza di
training adeguato, un design fuorviante degli indicatori a pannello di
controllo, una gestione poco accorta degli interventi di manutenzione)
abbiano in realtà contribuito in modo rilevante all’accadere dell’evento.
A partire da questo e altri incidenti inizia quindi a palesarsi la necessità di
analizzare e gestire il rischio che può sorgere a livello di azioni del singolo
operatore e di dinamiche organizzative, e non solo a livello di
componentistica tecnica.
Bisogna dunque procedere con un’analisi dinamica e continua del sistema
“uomo-macchina-organizzazione”, per la ricerca di rischi latenti che
potrebbero evolvere in un incidente di proporzioni variabili.
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Analisi qualitativa e quantitativa dell'affidabilità umana*
L’analisi qualitativa ha lo scopo di identificare le interazioni
uomo-macchina che possono dare origine ad errori umani,
evidenziando le situazioni potenzialmente in grado di
degenerare in incidenti rilevanti. Tale analisi può essere vista
articolata in due livelli: l’identificazione dei modi, delle cause e
delle conseguenze degli errori e la rappresentazione degli stessi
secondo un opportuno schema.
L’analisi qualitativa è preliminare all’analisi quantitativa, nella
quale, tramite i modelli, i dati di base e gli strumenti
matematici e di calcolo idonei, viene stimata la probabilità di
errore per le situazioni di interesse.
* Modelli per la valutazione dell’affidabilità umana – Paolo Vestrucci – 1990
26
Il problema dei dati di affidabilità umana
Come per ogni approccio di tipo ingegneristico e/o
affidabilistico, i dati di base rappresentano l’aspetto
fondamentale da cui partire.
Senza una raccolta strutturata di dati storici, qualsiasi modello,
anche il più complesso, e qualsiasi analista, anche il più
esperto, giungerebbero a conclusioni errate.
La necessità di definire dei parametri per attribuire una
probabilità di accadimento di un determinato errore e dei
parametri per definire l’entità del danno che tale errore può
causare, implica, da parte delle singole Associazioni, una
raccolta strutturata di dati tra i propri associati.
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La previsione del rischio
Gli usuali strumenti impiegati per la previsione degli infortuni sul
lavoro, partendo dall’analisi dei dati storici, sono la regressione
lineare (la relazione tra due grandezze x e y è riassunta dall’equazione
della retta y = ax +b, dove b è il valore assunto da y quando x = 0 e a è
il coefficiente di regressione) e la media mobile (vengono presi i dati
di un determinato periodo e ne viene calcolata la media sommandoli
fra loro e dividendo per il numero totale di valori).
Il loro grande vantaggio sta nella semplicità, nella rapidità di calcolo
e, quindi, nella scarsa onerosità derivante dal loro impiego.
D’altro canto, questi sistemi non sempre garantiscono un livello di
precisione soddisfacente.
E’ possibile incrementare la precisione impiegando per la
classificazione dei dati gli strumenti messi a disposizione dal soft
computing:
- ANN (Artificial Neuron Networks);
- ANFIS (Artificial Networks Fuzzy Interference System).28
La previsione del rischio
ANN (Artificial Neuron Networks)
– la rete neurale ricostruisce le relazioni interne ad un sistema e
risolve i problemi legati al sistema stesso grazie a successive
approssimazioni di funzioni. Partendo dai dati in ingresso e dalla
condizione finale che si vuole ottenere, la rete neurale è in grado di
“automodellarsi” in maniera tale che all’input inserito corrisponda
l’output desiderato.
ANFIS (Artificial Networks Fuzzy Interference System)
– la rete neurale viene integrata con gli algoritmi fuzzy allo scopo di
rendere visibili le relazioni che portano all’approssimazione del
sistema considerato. Il “fuzzy pensiero” riformula le relazioni di
appartenenza ad un insieme definendo un grado di appartenenza
sfumato. Tramite relazioni del tipo IF THEN, è possibile ricostruire
le interdipendenze tra le variabili in ingresso che portano a
differenziare l’uscita del sistema esaminato.
29
La previsione del rischio
Utilizzando una serie di dati storici relativi al periodo 2002-2006, è
stato possibile stimare un trend per i primi 6 mesi del 2006 per quanto
riguarda numero di infortuni numero di giorni lavorativi persi e
confrontarlo con i dati reali. I metodi valutati sono stati:
- Regressione lineare
- Media mobile
- Modello di Holt-Winters (tiene conto della stagionalità del
fenomeno)
- ANN
- ANFIS
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La previsione del rischio
I vari sistemi sono stati confrontati attraverso indici di rendimento
usualmente impiegati. Per tutti gli indici di confronto, e per entrambe
le grandezza valutate, il metodo ANFIS risulta il più efficace e preciso.
Nei prossimi anni si confronteranno i risultati attesi dall’ANFIS con
quelli reali in maniera tale da affinare ulteriormente questo
procedimento.
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