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Dante

Dante Alighieri, nato a Firenze nel 1265, è un'importante figura della letteratura italiana, noto per la sua opera 'La Commedia' che esplora temi di amore, fede e politica. Dopo essere stato esiliato da Firenze nel 1302, Dante scrisse diverse opere significative, tra cui 'Convivio' e 'De Vulgari Eloquentia', in cui difende l'uso del volgare e il ruolo dell'intellettuale come guida morale. La sua vita e opere riflettono le tensioni politiche del suo tempo e l'importanza della cultura e della filosofia per la società.
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Dante Alighieri, nato a Firenze nel 1265, è un'importante figura della letteratura italiana, noto per la sua opera 'La Commedia' che esplora temi di amore, fede e politica. Dopo essere stato esiliato da Firenze nel 1302, Dante scrisse diverse opere significative, tra cui 'Convivio' e 'De Vulgari Eloquentia', in cui difende l'uso del volgare e il ruolo dell'intellettuale come guida morale. La sua vita e opere riflettono le tensioni politiche del suo tempo e l'importanza della cultura e della filosofia per la società.
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LA STORIA DI DANTE

Dante Alighieri nasce a Firenze nel 1265, era figlio di Alighiero di Bellincione, di professione cambiavalute, e della sua prima moglie Bella. Nel 1285, Dante sposa
Gemma Donati da cui ebbe poi 3 figli (Jacopo, Pietro, Antonia). Nella prima fase dei suoi studi, ricevette un’educazione tradizionale basata sullo studio delle arti
liberali (grammatica, retorica, dialettica, aritmetica, geometria, musica e astronomia) e sulla lettura dei principali autori classici latini (Cicerone, Virgilio, Orazio,
Ovidio, Seneca, Lucano), fu di fondamentale importanza l’insegnamento di Brunetto Latini (maestro di grammatica, retorica, di vita, di idee, dal quale apprese il
valore morale della cultura intesa come impegno civile).

Nelle opere di Dante, non ci sono riferimenti alla sua famiglia; l’argomento fondamentale è l’amore giovanile per Beatrice, figlia del ricco banchiere fiorentino
Folco Portinari, sposata a Simone de’ Bardi e morta nel 1290 (a 24 anni). Oltre a Dante, non abbiamo testimonianze scritte del loro rapporto, tuttavia, è certo che
la figura di Beatrice è al centro della Vita Nova dove Dante ripercorre i momenti più intensi della sua vicenda giovanile amorosa.

Gli anni della giovinezza furono segnati da un grande interesse per la poesia e dalla frequentazione di stimolanti ambienti culturali come quello di Bologna; grazie
all’amicizia di Dante con Guido Cavalcanti, Dante entrò nella cerchia dei poeti stilnovisti. Dal 1290 si dedicò anche allo studio della filosofia e della teologia,
frequentando scuole religiose a Firenze come i conventi dove conobbe il pensiero di Aristotele, Tommaso e Alberto Magno.

All’età di 24 anni, Dante combatté fra i feditori a cavallo nella battaglia di Campaldino (1289), dove si videro trionfanti i guelfi e sconfitti i ghibellini; lo scontro fù
così violento che Dante ricorda di avere avuto paura e di essere anche fuggito. Inoltre, partecipò anche all’assedio del Castello di Caprona nel Valdarno Pisano,
che i fiorentini tolsero ai pisani.

Oltre all’impegno letterario, Dante volle dedicarsi anche alla carriera politica, grazie a una attenuazione dei provvedimenti previsti dagli ordinamenti di giustizia,
Dante poté entrare in politica essendo un nobile e facendo parte di una delle 21 corporazioni (associazioni di persone che svolgevano lo stesso lavoro). Dante
riuscì ad iscriversi all’arte dei medici e degli speziali e fra il 1295-1296 entrò a fare parte del consiglio speciale del capitano del popolo, del consiglio dei Savi e del
consiglio dei Cento. Nel 1300 Dante ricoprì la carica più elevata ovvero il Priore e essendo in quegli anni Firenze soggetta alle scorrerie fra guelfi neri e bianchi,
assieme agli altri cinque priori prese una decisione esemplare: la condanna al confino di Corso Donati e di Guido Cavalcanti (i due maggiori esponenti delle due
fazioni). I due obbiettivi di Dante erano: ristabilire la pace a Firenze e salvaguardare l’autonomia della città dalle mire del papa.

Per cercare di convincere il pontefice a non interferire nella vita di Firenze, nel 1301 Dante viene mandato in missione diplomatica a Roma, ma in sua assenza i
neri presero il potere grazie all’appoggio del papa e all’intervento di Carlo di Valois col pretesto di ristabilire l’ordine e la pace. Il nuovo governo attuò subito
l’epurazione dei capi del partito dei bianchi, anche lo stesso Dante venne accusato di baratteria nel 1302 (ovvero ricavare illeciti guadagni nell’amministrazione
del bene pubblico) e di opposizione al papa: fu condannato a due anni di esilio e all’esclusione a vita dalle cariche politiche. Non essendosi presentato al giudizio
fu condannato a morte, la sua casa bruciata e i suoi beni confiscati.

Durante gli anni dell’esilio, Dante soggiornò presso le corti, di signori dell’Italia nord-settentrionale (dagli Ordelaffi a Forlì, da Bartolomeo della Scala a Verona, dai
Da Camino a Treviso e dai Malaspina in Lunigiana), dove svolse attività di segretario o di ambasciatore. Nei primi anni di esilio cominciò a scrivere la commedia;
Dante rimase in contatto con gli altri amici Bianchi e partecipò ad alcuni tentativi di rovesciare il governo fiorentino. Tuttavia, dopo la sanguinosa sconfitta alla
Lastra nel 1304, Dante decide di separarsi da loro. Nel 1310, Dante, si illude che sia arrivato il momento di un nuovo ordine universale grazie alla discesa
dell’imperatore di Arrigo VII di Lussemburgo ma la morte di quest’ultimo nel 1313 gli tolse questa illusione.

Nel maggio del 1315 gli si presenta un’ultima opportunità: un’amnistia permetteva agli esiliati politici di ritornare a Firenze, ma quest’ultimo avrebbe dovuto
entrarci con un sacco addosso e il viso coperto di cenere per questo si rifiutò. Trascorse gli ultimi anni della sua vita a Verona nella corte di Cangrande della Scala
dove concluse la stesura del paradiso e della Monarchia, e poi a Ravenna alla corte di Guido Novello da Polenta. Proprio in quest’ultima città, a 56 anni, Dante
morì fra il 13 e il 14 settembre del 1321 ed è proprio a Ravenna che tutt’ora i suoi resti giacciono.
IL PENSIERO E LA POETICA DI DANTE
La Commedia di Dante costituisce il culmine dello sviluppo dei principali elementi del suo pensiero e della sua poetica. Il poema raccoglie e approfondisce temi
presenti in tutta la produzione dantesca, concludendo l'evoluzione spirituale iniziata con la Vita Nova. Grazie al nuovo ruolo di Beatrice, guida del poeta nel
Paradiso fino alle soglie dell'Empireo, la Commedia risolve il conflitto tra amore e fede, affermando che solo l'amore verso Dio, l'«amor che move il cielo e l'altre
stelle», è autentico. Il poema affronta anche i due grandi temi ricorrenti in Dante: la riflessione etico-religiosa sulla corruzione della Chiesa e la riflessione politica
sulle lotte civili e il ruolo dell'Impero nell'Italia del suo tempo.

Dante, profondamente coinvolto nelle vicende del suo tempo, si distingue prima come cittadino impegnato per il bene di Firenze, poi come esule perseguitato,
vittima di ingiustizie e in cerca di appoggi. Durante gli anni di attività politica a Firenze, combatte con fermezza contro le lotte tra fazioni e le ambizioni
espansionistiche del papa. Con l'esilio e il fallimento nel tentativo di rientrare a Firenze, Dante rafforza l'idea di un potere imperiale in Italia. La discesa di Arrigo
VII nel 1310 sembra promettente per un cambiamento, ma la sua improvvisa morte spegne ogni speranza di Dante, incluso il sogno di un ritorno a Firenze.

Dante, il primo grande autore della letteratura italiana, si distingue come interprete delle passioni politiche e delle discussioni ideologiche del suo tempo. Pur
riflettendo la sua formazione e cultura medievale, le sue opere mantengono un forte interesse contemporaneo grazie al messaggio di rinnovamento che
trasmettono. La modernità si manifesta nei temi come il ruolo guida dell'intellettuale, la difesa della lingua volgare e la riflessione sui rapporti tra Impero e
Chiesa.

Durante il suo impegno politico, Dante sviluppa la concezione del ruolo dell'intellettuale, espressa nel Convivio. Egli sostiene che l'uomo colto deve essere guida
per la società, insegnando leggi e principi morali per una vita civile pacifica. Al contrario di poeti come Guittone d'Arezzo e Jacopone da Todi, Dante ritiene che
l'intellettuale debba indicare la via per praticare la virtù attraverso la filosofia, utilizzando il volgare per rendere il suo messaggio accessibile a tutti.

Dante, considerato il padre della lingua e della letteratura italiane, difende con convinzione l'importanza del volgare come linguaggio equiparabile al latino.
Questa scelta, legata al suo ruolo di guida morale e intellettuale, si riflette nel Convivio e nel trattato in latino De vulgari eloquentia. Dante riconosce al volgare un
valore letterario, codificando norme metriche e retoriche nel tentativo di elevare la poesia in volgare. Nel suo canone esemplare di autori, si erge come il primo
critico e storico della letteratura italiana, citando poeti come quelli della Scuola siciliana, Guinizzelli per lo Stilnovo bolognese, Cavalcanti, Cino da Pistoia e se
stesso per lo Stilnovo toscano.

Durante il Basso Medioevo, il conflitto tra Impero e Papato generò scontri e divisioni in Italia, dando origine alle fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini. Le teorie
predominanti enfatizzavano la supremazia spirituale del Papato sul potere temporale dell'Impero. Dante, pur sostenendo la parte guelfa e il Papato, riteneva che
la corruzione sociale, la crisi delle istituzioni comunali e le lotte civili fossero dovute alla mancanza di un forte potere imperiale legittimo. Contrariamente al
potere temporale della Chiesa, Dante, nel Purgatorio e nel trattato Monarchia, nega la supremazia di entrambi i poteri, cercando di dimostrare l'uguaglianza tra di
essi.

Dante basa la sua riflessione su tre principi fondamentali: la necessità dell'istituzione imperiale per garantire il benessere materiale degli uomini, la legittimità del
potere imperiale nato per volontà divina, e la concezione delle istituzioni imperiali e ecclesiastiche come entità autonome e indipendenti, definite dalla teoria dei
"due soli". Separando l'autorità dell'imperatore dalla necessità di investitura papale, Dante provoca scandalo e polemiche, portando alla condanna della sua
opera Monarchia nel 1329. La Chiesa prosegue nella censura, includendo l'opera nell'Indice dei libri proibiti anche nel Cinquecento durante la Controriforma.

Dante si distingue fin dalle prime opere per la sua volontà di esplorare prosa e poesia, sperimentando temi, generi e stili vari. Influenzato dalla Scuola siciliana e
da Guittone d'Arezzo, Dante crea una poesia civile originale, sperimentando continuamente con nuovi temi, metri e lessico. La sua sperimentazione si riflette nei
registri della lirica amorosa, del comico-realistico e dello stile aspro. Questo sperimentalismo continua durante l'esilio, spaziando dal genere dottrinario-
didascalico-allegorico nel Convivio alla trattatistica nel De vulgari eloquentia e nella Monarchia, fino a trovare la massima espressione nella Commedia. In
quest'opera, Dante mescola abilmente gli stili classici, utilizzando un "pluristilismo" e "plurilinguismo" che spaziano dal volgare fiorentino a diverse forme
linguistiche, neologismi e influssi gallici e latini.
CONVIVIO
L’opera progettata nei primi anni dell'esilio, fra il 1304-1308, è un trattato di argomento filosofico in volgare. La parola «convivio» deriva dal latino convivium che
significa "banchetto"; il titolo dell'opera allude, infatti, al «banchetto di sapienza», che Dante intende offrire a coloro che non hanno potuto o non possono
soddisfare il loro desiderio di conoscenza. Secondo il progetto originario, l'opera prevedeva quindici trattati, di cui il primo introduttivo, e gli altri di commento a
quattordici canzoni allegoriche, precedentemente composte. Il commento chiarisce agli ospiti della sua mensa, cioè ai suoi lettori, il significato letterale e il
significato allegorico delle canzoni, che offrono l'occasione per affrontare riflessioni su argomenti di vario genere.

L'opera ricalca la struttura della Vita Nova. Dante scrisse solo quattro trattati, un trattato introduttivo e tre di commento ad altrettante canzoni, forse perché
impegnato nella contemporanea stesura del De vulgari eloquentia e della Commedia. Il primo trattato, diviso in 13 capitoli, ha funzione introduttiva. Dante spiega
il fine e il titolo dell'opera e la scelta del volgare, lingua che ritiene inferiore al latino, ma utile per allargare la cerchia dei suoi lettori. Il tema di fondo è quello del
ruolo dell'intellettuale, considerato come guida morale della società

 Il primo trattato diviso in 13 capitoli, ha funzione introduttiva. Dante spiega il fine e il titolo dell'opera e la scelta del volgare, lingua che ritiene
inferiore al latino, ma utile per allargare la cerchia dei suoi lettori. Il tema di fondo è quello del ruolo dell'intellettuale, considerato come guida morale
della società

Si usa definire il Convivio un'opera di carattere dottrinale, perché spiega concetti, espone dottrine e ragionamenti in tutti i campi del sapere medievale (filosofia,
teologia, morale, scienza, astronomia), con frequentissimi richiami alle Sacre Scritture e alla cultura classica, in particolare al pensiero di Aristotele. Ma il
Convivio, in realtà, delinea la concezione che Dante aveva del ruolo dell'intellettuale, il cui fine è quello di coltivare nei cuori nobili, impreparati in ambito sociale
e politico, l'amore per la verità e la virtù. Questo amore è il fondamento di una vita civile pacifica e moralmente elevata. Uno dei motivi ispiratori dell'opera è,
infatti, la ricerca della felicità terrena, attraverso la Filosofia, che è amore per il sapere.

DE VULGARI ELOQUENTIA
Il De Vulgari eloquentia è un trattato sul volgare, dove Dante sostiene la piena dignità letteraria del volgare, l’opera si divide in quattro libri ma è rimasta
interrotta al capitolo XIV del secondo libro. I destinatari del trattato, che è scritto in latino, sono i “litterati” cioè i dotti, per convincerli del valore della lingua
volgare.

 Nel I libro, Dante distingue due tipi di lingua, la prima lingua o lingua naturale, che si apprende fin dalla nascita e non è né letteraria nè universale
come il volgare; e la lingua artificiale, costruita su regole ben precise e immutabili, che si apprende attraverso lo studio come il latino. Segue una breve
storia delle lingue, Segue una breve storia delle lingue, dalla lingua di Adamo alla molteplicità di lingue dopo la maledizione della torre di Babele. Dalla
lingua dell'Europa meridionale si svilupparono la lingua d'oil, la lingua d'oc e la «lingua del si», cioè l'italiano, diverse ma imparentate.

Quella di Dante era un'operazione a carattere non solo letterario, ma anche politico e culturale, poiché la definizione di un canone di autori più significativi delle
varie regioni italiane presupponeva l'esistenza di una lingua comune. Il volgare illustre non è un sistema linguistico artificiale (come il latino), grazie alle sue
origini, rintracciabili nella storia della poesia italiana, e agli arricchimenti dovuti all'attività letteraria di quanti avrebbero saputo superare la varietà delle parlate
locali per costruire un'unità linguistica nazionale, concepita da Dante come presupposto dell'unità politica. Si comprende, dunque, la valutazione estremamente
positiva della Magna Curia di Federico II, dove per la prima volta in Italia la collaborazione tra poeti e potere politico aveva dato vita a una lingua e a una cultura
«illustri». L'operazione di Dante sul volgare inaugurava il dibattito relativo alla lingua da usare nella produzione letteraria, la cosiddetta questione della lingua che
si protrarrà fino al XX secolo.

LA MONARCHIA
La Monarchia è un trattato politico in italiano il cui titolo si riferisce alla monarchia universale, cioè l’impero, retto da un imperatore, la suprema autorità politica.
Dante scrive questo trattato fra gli anni 1313-1318 anche se alcuni storici affermano che ha iniziato nel 1310. L’opera ha evidenti legami con la situazione politico-
istituzionale che si andava delineando nel Trecento e che vedeva forti contrasti tra i due massimi poteri del tempo: l’Impero e la Chiesa (entrambi versavano in
uno stato di crisi e di decadenza ed entrambi lottavano per la supremazia).

La Monarchia è un trattato scritto in latino perché rivolto a tutti gli intellettuali italiani ed europei; si articola in 3 articoli, ognuno dei quali cerca di rispondere a
una questione relativa alle due istituzioni: Chiesa e Impero. Dante si chiede se la monarchia sia necessaria per il bene dell'umanità; se l'autorità imperiale spetti di
diritto al popolo romano; se l'autorità del monarca dipenda direttamente da Dio o dal papa.

 Nel I libro, di 16 capitoli, Dante afferma che l'Impero è la sola istituzione che può garantire la giustizia e la pace nel mondo. Questo è possibile dal
momento che il monarca possiede tutto ed è dunque al riparo dalla cupidigia che impedisce di perseguire il bene comune.
 Nel II libro, di 11 capitoli, Dante dimostra che l'autorità imperiale è stata concessa da Dio al popolo romano che unificò e pacificò il mondo per
prepararlo al messaggio di Cristo.
 Nel III libro, di 15 capitoli, Dante affronta un tema di grande attualità, il rapporto tra Chiesa e Impero, e sostiene l'autonomia dei due poteri, temporale
e spirituale, le cui autorità derivano direttamente da Dio. L'autorità papale è la guida spirituale dell'umanità e ha come fine la beatitudine eterna;
l'autorità imperiale è la guida terrena e ha come fine la felicità dell'uomo.

LE RIME
Le Rime sono un insieme di componimenti poetici attribuiti a Dante, scelti e ordinati dai moderni editori. Si tratta di 54 poesie dette estravaganti, con temi che
spaziano dal dolce a quello elevato al comico-realistico, all’aspro. Le rime possono essere distinte in rime stilnovistiche (1283-1293), le rime della tenzone con
Forese Donati (1290-1296), le rime allegoriche e dottrinali, le rime petrose (1296-1298) e le rime dell’esilio (1302-1307).
LA VITA NOVA
È un’opera mista di parti in prosa che fanno da commento a 31 liriche e da cornice e trama a un racconto autobiografico, fu composta tra il 1293-1294. Il tema
centrale è quello dell’amore di Dante per Beatrice, le vicende vissute sono però interpretate allegoricamente: Beatrice è descritta come una figura angelica,
mezzo di elevazione dell’uomo verso Dio. La Vita Nova è la storia del rinnovamento spirituale di Dante

LA DIVINA COMMEDIA
Il poema dantesco, nonostante il termine "commedia," non segue il tradizionale senso di un'opera divertente. Dante spiega nella "Epistola a Cangrande della
Scala" che si definisce commedia perché inizia con situazioni difficili e dolorose, ma termina con un lieto fine, a differenza della tragedia. Lo stile varia da medio a
basso e sublime, con passaggi linguistici diversificati tra Inferno e Paradiso.

La Commedia (1306-1321) è un poema allegorico-didascalico in terzine di endecasillabi. Il viaggio di Dante è un'alle-goria del cammino umano verso la salvezza
con la guida di Virgilio (ragione) e Beatrice (teologia). È anche un'opera didascalica, fornendo insegnamenti morali. La struttura segue un rigoroso ordine ternario
e numerico: 3 cantiche, 33 canti per cantica (34 nell'Inferno con il proemio), totalizzando 100 canti, corrispondenti al simbolico 10. Il numero 3 simboleggia la
Trinità, il 1 l'unità di Dio, il 10 i comandamenti.

L'Inferno ha 9 cerchi e un vestibolo (10); il Purgatorio ha 9 parti (spiaggia, Antipurgatorio, 7 cornici) e il Paradiso terrestre (10); il Paradiso ha 9 cieli più l'Empireo
(10). Tre fiere ostacolano Dante (lonza, leone, lupa) e tre guide lo accompagnano (Virgilio, Beatrice, San Bernardo). Le terzine hanno rime incatenate, ricorrenti
tre volte; solo alla fine di ogni canto appare un verso isolato, in rima con il secondo dell'ultima terzina. Queste corrispondenze rigorose non limitano la libertà del
racconto sostenuto da una potente e straordinaria fantasia.

Dante si ispira al viaggio di Enea nell'aldilà e al percorso di san Paolo secondo la Seconda epistola ai Corinzi. Nel suo viaggio attraverso Inferno, Purgatorio e
Paradiso, Dante interpreta le passioni umane da un punto di vista etico-religioso, mostrando il destino dei peccatori e dei giusti. Sentendosi depositario di una
missione di salvezza, Dante utilizza personaggi famosi della sua epoca come esempi, illustrando che il male si traduce in pene eterne e il bene in premi dopo la
morte. Nel XVII canto del Paradiso, durante un incontro con Cacciaguida, Dante chiarisce la sua missione profetica, incoraggiando a superare polemiche e scandali
per intraprendere la via della salvezza e ottenere fama immortale attraverso la sua Commedia. Le condanne e le invettive non sono vendetta, ma un avvertimento
affinché gli uomini riflettano sulle loro azioni e comprendano le conseguenze dopo la morte.

La legge del contrappasso, che domina Inferno e Purgatorio, si basa sull'idea di "patire il contrario." Questa legge prevede che la giustizia divina infligga una pena
fisica in relazione al peccato commesso. Si manifesta attraverso due modalità: la contrapposizione, in cui la pena contrasta con la natura del peccato, come per gli
indovini costretti a camminare all'indietro, e l'analogia, dove c'è una correlazione tra la natura del peccato e la pena, come nel caso dei lussuriosi travolti da una
bufera perpetua.

Dante segue il sistema tolemaico, collocando la Terra immobile al centro dell'universo e circondata da nove cieli. Il suo viaggio nell'oltretomba, guidato da Virgilio,
dura una settimana, iniziando la notte dell'8 aprile 1300 e terminando il giovedì dopo Pasqua. Il 1300 è l'anno del primo Giubileo, caratterizzato dalla remissione
dei peccati. Dante raggiunge l'Inferno alle 18 di sabato 9 aprile, dove Lucifero risiede. All'alba della domenica di Pasqua, Dante e Virgilio emergono dall'Inferno
sulla spiaggia del Purgatorio. La salita al Paradiso, accompagnato prima da Beatrice e poi da san Bernardo, avviene attraverso una montagna che dura tre giorni e
mezzo, terminando il 13 aprile sulla cima, sede del Paradiso terrestre. Dante inizia l'ascesa al Paradiso con Beatrice, rappresentante della teologia, e conclude il
14 aprile con la visione di Dio.

Nella Commedia, Dante assume tre ruoli distinti: personaggio, narratore e autore. Il punto di vista di Dante personaggio, l'uomo che vive il viaggio nei regni
dell'oltretomba, è più limitato rispetto a quello di Dante narratore, che rivive il viaggio nella memoria e ne testimonia attraverso il racconto. Dante autore, nel
tempo, interpreta il significato delle situazioni, fornendo considerazioni etiche, storiche e politiche sulle visioni e gli eventi narrati. Da qui deriva il valore
didascalico ed etico della Commedia, che fornisce insegnamenti e riflessioni.

L'interpretazione allegorica di un testo, come applicata da Dante, permette di scoprire molteplici significati, denominati polisemia. Dante discute esplicitamente
l'interpretazione allegorica nel Convivio e nell'Epistola XIII a Cangrande della Scala, fornendo una chiave di lettura per distinguere tra il significato letterale e
quello allegorico. Il senso letterale è quello derivato dalla prima lettura, mentre il senso allegorico sottostà al senso letterale. Nel suo poema, le figure come le
belve e le guide Virgilio e Beatrice assumono significati allegorici oltre a quelli letterali, rappresentando impedimenti morali e virtù teologiche. Dante specifica
che la sua opera deve essere interpretata con l'allegoria dei teologi, indicando che il significato letterale è veritiero, e che il viaggio narrato nella Commedia è
un'esperienza reale con personaggi realmente esistiti nei tre regni.

Lo stile della Commedia è mediamente caratterizzato dalla varietà, passando dal registro più basso dell'Inferno al più elevato del Paradiso. Nonostante l'asprezza
del linguaggio nell'Inferno, si trovano anche esempi di registro elevato e soluzioni linguistiche diverse. Il Purgatorio presenta un linguaggio nobile accanto a
termini popolari, mentre nel Paradiso lo stile sublime si abbassa a toni bassi e aspri nell'invettiva morale e politica. Il plurilinguismo e pluristilismo di Dante sono
descritti dal critico Gianfranco Contini per la diversità di stili (alto, medio, basso) presenti nella Commedia.

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