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Esame Management

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L’azienda è un sistema nell’ambito del quale è possibile distinguere 2 elementi

fondamentali: - elemento umano che presta la propria attività sotto forma di lavoro
- elemento materiale rappresentato dal capitale ossia di tutti i mezzi
conferiti dall’imprenditore (o dai soci), neccesario allo svolgimento dell’attività aziendale.
L’azienda è un sistema dinamico perché si adatta costantemente all’ambiente esterno
per far fronte ad es. alle mutevoli esigenze dei consumatori finali. L’azienda è un
sistema sociale che per effetto della centralità che la persona umana occupa al suo
interno. È caratterizzata dalla durabilità e dall’autonomia che indica l’attitudine di
ciascuna impresa a perdurare nel tempo in modo autonomo ossia senza avvelarsi del
sostegno di terze economie. Queste due caratteristiche, insieme all’efficienza e
all’efficacia, sono strettamente connesse al principio di economicità che è un criterio di
condotta che permette alle imprese di funzionare e di conseguire i propri fini.
Efficienza = l’azienda utilizza le minori quantità di input possibili per ottenere la
massima quantità di output.
Efficacia = è la capacità di ottenere i risultati desiderati a prescindere dalle risorse
utilizzate.
Il principio di economicità si sostanza nel raggiungimento simultaneo di 3 equilibri:
▪ Equilibrio economico rappresenta la capacità dell’impresa di remunerare in modo
congruo, e a condizioni di mercato, tutti i fattori produttivi compreso il capitale. Quando
ho ricavi maggiori rispetto ai costi ottenendo così utile di esercizio.
▪ Equilibrio monetario si ha quando l’impresa è in grado di far fronte ai propri impegni
finanziari attraverso l’utilizzo di risorse finanziare originate dallo svolgimento dell’attività
aziendale caratteristica.
▪ Equilibrio patrimoniale si ha quando vi è un equilibrio nella struttura degli impieghi o
investimenti e quella delle fonti di finanziamento. Ci deve essere coerenza e medesima
scadenza temporale, tra attività a breve e passività a breve termine, attività a medio-
lungo termine e passività a medio-lungo termine. L'equilibrio patrimoniale non riguarda
solo il bilanciamento tra l'attivo e il passivo, ma richiede anche una struttura equilibrata
delle fonti di finanziamento (indebitamento e capitale di rischio). Questo significa che il
modo in cui l'azienda finanzia i propri investimenti (nell'attivo dello Stato Patrimoniale)
deve essere proporzionato e sostenibile.
Capitale di rischio: Rappresenta il capitale proprio fornito dai soci o proprietari
dell'impresa, che non deve essere rimborsato e può essere utilizzato a lungo termine.
Indebitamento (capitale di terzi): È rappresentato dai debiti che l'impresa contrae con
soggetti esterni, come banche o fornitori. Questo capitale deve essere rimborsato
secondo le scadenze stabilite.
Obiettivi aziendali: • Principio dell’economicità ovvero le scelte gestionali per
l’efficienza ed efficacia
• Processo decisionale (decision making) focalizzato sulla
definizione delle scelte strategiche e scelte strumentali finalizzate al principio di
dell’economicità.
Fattori del processo decisionale sono 3: - individuazione del segmento del mercato
turistico nel quale operare. - definizione della modalità con cui si intende
competere con la concorrenza (es. strategie di differenziazione del prodotto).
- individuazione delle politiche di prezzo e
delle modalità di marketing del prodotto.
L’attività di direzione del Management di una azienda turistica si divide in:
1. PIANIFICAZIONE nella quale si determinano gli obiettivi di mercato a lungo
termine e le strategie per realizzarli. Individuare anche le opportunità di sviluppo
e le minacce alla sopravvivenza dell’impesa.
2. PROGETTAZIONE riguarda gli obiettivi che diventano operativi con la
programmazione, che definisce gli obiettivi di breve periodo e le azioni operative
per realizzarli. Il processo di programmazione porta alla formazione del budget.
3. GESTIONE è un complesso delle attività interdipendenti svolte dall’impresa per il
raggiungimento di una specifica finalità (conseguimento dell’utile).
4. CONTROLLO monitora i risultati ottenuti, e se sono coerenti con la
pianificazione. Può essere:
› Strategico inteso come l’attività diretta a verificare la realizzabilità delle
strategie predefinite per garantire il successo aziendale.
› Operativo effettuato sulle specifiche operazioni aziendali come controllo
sull’efficienza dell’impiego delle risorse.
5. Meccamismo di FEEDBACK che ci permette di intervenire con le azioni
correttive se necessario.
GESTIONE STRATEGICA si divide in 2 momenti:
‣ Pianificazione vera e propria ovvero lo studio preliminare del sistema generale
economico di riferimento, attraverso la valutazione attuale e prospettiva sulla
situazione politica, economica, sociale, legislativa per delineare le tendenze
evolutive del sistema economico.
‣ Pianificazione strategica si definiscono le strategie in grado di perseguire le
attività che l’impresa ha pianificato. Si realizza anche il piano strategico che
dovrebbe esplicitare la strategia dell’azienda.
GESTIONE ESTERNA riguarda operazioni che pongono l’azienda in contatto con
l’esterno e prevedono uno scambio monetario. I fatti di gestione esterna sono annotati e
rilevati nella contabilità generale per redigere poi il bilancio. Ci sono diverse aree di
gestione aziendale sulla base delle quali si classificano i costi e ricavi:
 Gestione caratteristica riconducibile alla tipica attività di impresa (core business).
 Gestione acessoria non fa parte del core business, ma punta alla promozione di
redditi aggiuntivi.
 Gestione finanziaria riguarda le operazioni relative alla acquisizione e rimborso di
debiti e capitale proprio. L’equilibrio tra risorse disponibili e necessità finanziarie
dell’impresa.
 Gestione straordinaria riguarda ricavi e costi derivanti da eventi eccezionali.
GESTIONE INTERNA ha origine e si conclude nell’impresa.
CONTROLLO può essere anche antecedente, concomitante e susseguente.
La prima fase è quella a preventivo che verifica se ci sia coerenza dei risultati previsti
nel budget rispetto agli obiettivi del piano strategico.
Il controllo concomitante si effettua periodicamente con intervalli prestabiliti per
verificare che i risultati siano in linea con quanto previsto nel budget.
Il controllo consuntivo si effettua a fine anno e valuta l’operato del management
migliorando la programmazione futura. Per ciascun controllo sono previsti strumenti di
supporto:
▫ Strumenti di rilevazione preventiva – business planning, budget
▫ Strumenti di rilevazione concomitante – contabilità generale e analitica (processo di
formulazione dei costi).
▫ Strumenti di rilevazione consuntiva – bilancio, analisi del bilancio.
Business planning consiste in: → descrizione della idea imprenditoriale e
esplicitazione degli obiettivi da realizzare.
→ studio di fattibilità in relazione al mercato e la
disponibilità di risorse. → valutazione monetaria dell’idea imprenditoriale.
CONTABILITA GENERALE è obbligatoria per legge e si occupa di fornire un quadro
complessivo della gestione aziendale esterna, tenendo traccia delle operazioni con
soggetti esterni dall’azienda: clienti, fornitori, Stato, ecc.. Il risultato finale è la redazione
del BILANCIO D’ESERCIZIO (SP,CE,NI,RF), che mostra la situazione finanziaria e
patrimoniale dell’azienda.
CONTABILITA ANALITICA è un sistema contabile che si concentra sull’analisi interna
dei costi e ricavi, con lo scopo di controllare la gestione e supportare le decisioni
aziendali. È importante per comprendere meglio il processo di formazione dei costi e
ottimizzare la gestione interna.
STATO PATRIMONIALE è uno dei principali documenti contabili che compongono il
bilancio d’esercizio. Esso offre un quadro della stuazione patrimoniale e finanziaria di
un’azienda in un determinato momento. Si divide in:
1. ATTIVO che rappresenta tutte le risorse che l’azienda possiede, ovvero l’insieme
degli investimenti effettuati. È suddiviso in:

A. CREDITI verso i soci per versamenti ancora dovuti


B. ATTIVO IMMOBILIZZATO che include gli investimenti di lungo termine che
restano in azienda per molti anni. Come:
 Immobilizzazioni materiali (terreni, edifici, macchinari...)
 Immobilizzazioni immateriali (brevetti, marchi, software...)
 Immobilizzazioni finanziarie (crediti a lungo termine, partecipazione in altre
aziende).

C. ATTIVO CIRCOLANTE include le attività a breve termine, che si trasformano


rapidamente in liquidità come:
 Rimanenze (scorte di magazzino)
 Crediti (es. verso clienti)
 Attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni
 Disponibilità liquide (cassa e conti correnti bancari).

D. RATEI E RISCONTI ATTIVI (i ratei, quote di entrate o uscite future che misurano
ricavi o costi già maturati, ma non ancora rilevati).

2. PASSIVO che rappresenta le fonti di finanziamento dell’azienda, ovvero da dove


provengono i fondi utilizzati per acquistare le risorse dell’attivo. È suddiviso in:

A. PATRIMONIO NETTO che rappresenta il capitale proprio dell’azienda, ovvero il


capitale investito dai soci o gli azionisti. È composto da:
 Capitale sociale
 Riserve
 Utile o perdita di esercizio.
B. FONDI PER RISCHI E ONERI
C. TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO DI LAVORO SUBORDINATO
D. DEBITO
E. RATEI E RISCONTI PASSIVI
Stato Patrimoniale si basa su un principio contabile fondamentale chiamato equazione
patrimoniale: ATTIVO = PASSIVO + PATRIMONIO NETTO
Questa equazione esprime il fatto che le risorse investite (attivo) sono finanziate tramite
capitali propri (patrimonio netto) e capitale di terzi (passività, cioè debiti).
CONTO ECONOMICO è uno dei documenti principali del bilancio d’eservizio e serve a
misurare la performance economica di un’azienda in un determinato periodo,
solitamente un anno. Rappresenta il risultato economico dell’attività aziendale,
calcolando la differenza tra i ricavi e i costi, e determinando se l’azienda ha generato un
utile o una perdita. È diviso in diverse sezioni che rappresentano vari flussi di ricavi e
costi:
A. Valore della produzione (A1-A5) include tutti i ricavi generati dalle attività
operative dell’azienda come: ricavi delle vendite e delle prestazioni, variazioni
delle rimanenze di prodotti, altri ricavi e proventi.
B. Costi della produzione (B6-B14) riporta tutti i costi che l’azienda ha sostenuto
per produrre beni o erogare servizi, come: costi per materie prime, servizi,
personale, ammortamenti e svalutazioni, variazione di rimanenze materie,
accantonamenti, oneri diversi di gestione.
A – B = Differenza tra valore e costi della produzione, ovvero tra il totale dei
ricavi operativi e il totale dei costi operativi e rappresenta il risultato operativo
dell’azienda (utile o perdita delle oprazioni principali).
C. Proventi e oneri finanziari (C15-C17)
D. Retifiche di valore di attività e passività finanziarie (D18-D19)
E. A – B + - C + - D = Risultato prima delle imposte
20) Imposte sul reddito dell’esercizio
21) Utile (Perdite) dell’esercizio

RENDICONTO FINANZIARIO fornisce informazioni per valutare la situazione


finanziaria della società (compresa la liquidità e solvibilità) nell’esercizio di riferimento e
la sua evoluzione negli esercizi successivi. Struttura del rendiconto finanziario:
A. Flusso della gestione reddituale -> pagamenti derivanti dall’attività
caratteristiche
B. Flussi finanziari dell’attività di investimento
C. Flusso di finanziamento derivante delle attività di finanziamento.
CONTABILITA ANALITICA è una tecnica di contabilità aziendale che consente di
ottenere informazioni di dettagli su costi e ricavi di una azienda. Mentre contabilità
generale è obbligatoria per la legge, quella analitica è uno strumento facoltativo che le
aziende scelgono di usare per la conoscenza economica di specifiche attività aziendali,
infatti essa supporta le imprese nella conoscenza di costi e ricavi associati alla
produzione e vendita di determinati prodotti. Obiettivi della contabilità analitica sono:
analisi dei costi (attività più onerose), analisi dei ricavi, ottimizzazione delle risorse,
supporto al processo decisionale aziendale.
Per l’ANALISI DEI COSTI, nel contesto della gestione aziendale e della contabilità
analitica, si rende necessaria la distinzione tra costi di produzione e costi d’acquisto. I
costi possono essere classificati in base alla relazione tra costi e volume di produzione,
distinguendo:
» COSTI FISSI che non variano al variare del volume di produzione, graficamente
hanno un andamento a gradini1.
» COSTI VARIABILI che aumentano all’aumentare dei volumi di produzione (es.
materie prime2), presentano un andamento lineare.

1
L’affitto degli immobili o il personale fisso, che non variano al variare del numero di ospiti in hotel.
2
Materie prime per il ristorante aumentano con il numero di pasti serviti.
» COSTI SEMI-VARIABILI sono costi fissi in cui è presente anche una componente
variabile o costi variabili in cui è presente anche una componente fissa3.
⁍ COSTI SPECIALI ovvero quelli direttamente attribuiti a un singolo oggetto di costo
(es. un reparto, un servizio, un prodotto). Questi sono esclusivi e riconducibili a una
singola attività, per cui si possono misurare in maniera oggettiva e diretta4.
⁍ COSTI COMUNI riguardano più di un oggetto di costo e non possono essere associati
in modo esclusivo a una singola attività. Quindi per attrobuirli a vari centri di costo, è
necessario applicare criteri di ripartizione5.
⁍ COSTI GENERALI riguardano l’intera struttura aziendale nel suo complesso, che non
sono riconducibili a specifici centri di costo o reparti (riscaldamento).
La distinzione tra costi diretti e indiretti si riferisce ai metodi con cui questi costi sono
attribuiti agli oggetti di analisi:
 COSTI DIRETTI sono i costi che possono essere misurati e imputati direttamente a
un singolo centri di costo senza bisogno di ripartizioni6.
 COSTI INDIRETTI richiedono criteri di ripartizione per essere attribuiti a vari centri di
costo7.
Il controllo di gestione permette di scegliere la metodologia più adatta per ripartire i costi
e monitorare l’efficienza dei vari centri di costo. È un processo attraverso il quale i
dirigenti si assicurano che le risorse dell’azienda vengano usate in modo efficace ed
efficiente per il raggiungimento degli scopi aziendali.
▫ COSTI STANDARD rappresentano una sorta di costo-obiettivo e vengono fissati
come parametri di riferimento per orientare la gestione. Servono per funzioni di
programmazione, guida e controllo. Per calcolare un costo standard si seguono 3 fasi:
- Analisi del processo produttivo ovvero identificare tutte le attività elementari
necessarie.
- Determinazione degli standard di costo unitario per ogni fattore produttivo, sia in
termini fisici (quantità di risorsa necessaria) sia monetari (prezzo unitario).
- Calcolo del costo standard unitario del prodotto si fa moltiplicando lo standard fisico
per lo standard monetario di ogni fattore produttivo e sommando tutti i costi per ottenere
il costo standard del prodotto finito.

3
Le spese di energia elettrica per un hotel. C’è un costo base per mantenere in funzione l’edifico, ma i costi
aumentano in relazione all’uso delle camere e degli impianti (l’aria condizionata nelle camere occupate).
4
Costo dei dirigenti per il servizio lavanderia di un hotel, se il reparto lavanderia è un centro di costo semarato e i
costi dei dirigenti sono specifici solo a quel reparto.
5
Le spese per il personale di front office di un hotel che serve più servizi, non solo uno specifico (parte ricettiva,
spa).
6
Se analizziamo il costo di gestione delle camere di un hotel, il personale addetto alle pulizie e i consumi di
shampoo e sapone rappresentano costi diretti poiché possono essere direttamente attribuiti alla gestione delle
camere.
7
Se il costo dei detergenti viene inserito in una fattura insieme ad altri materiali di consumo, si potrebbe decidere
di attribuirlo alla lavanderia con un metodo indiretto, usando ad es. come criterio il numero di ore di lavoro o la
quantità di lenzuola trattate.
▫ COSTI EFFETIVI sono quelli misurati ex post e rappresentano le risorse
effettivamente utilizzate e servono come dato reale con cui confrontare i costo standard.
Il confronto tra costi standard e costi effettivi permette di individuare SCOSTAMENTI
(previsto e consuntivo), analizzare le cause di eventuali efficienze e attivare azioni
correttive attraverso un processo di feedback.
Nel controllo dei costi, è utile distinguere le categorie di costo in base al controllo che i
manager possono esercitare su di essi e alla possibilità di evitarli.
• COSTI CONTROLLABILI sono quelli su cui i responsabili possono intervenire8.
• COSTI NON CONTROLLABILI sono quelli sui quali i manager non possono influire
direttamente.
→ COSTI EVITABILI possono essere eliminati o ridotti se si interrompe una specifica
attività9.
→ COSTI INEVITABILI non possono essere eliminati senza interrompere l’attività
principale dell’azienda.
La somma dei costi fissi e dei costi variabili costituisce il costo totale: CT = CF + CV
COSTO MEDIO UNITARIO indica il costo medio per unità di prodotto/servizio, calcolato
dividendo il costo totale per il numero di unità prodotte. Questo indicatore è essenziale
nel turismo per stabilire una base di prezzo:
𝐂𝐓
CMU =
𝐐
Per determinare il prezzo di vendita, le aziende aggiungono al CMU una percentuale di
ricarico detta MARK-UP. Il mark-up10 è il margine di prodotto, la differenza tra costo
reale del servizio e il prezzo a cui viene venduto al pubblico.
PU = CMU + Mark-up
Le imprese turistiche e i tour operator adottano una strategia di diversificazione delle
attività per ridurre i rischi economici. Quindi organizzano le proprie spese
suddividendole in centri di costo, un’area specifica in cui si aggregano diverse tipologie
di costi (diretti/indiretti, fissi/variabili). Dalla somma di questi costi, si arriva ad una
CONFIGURAZIONE DI COSTO che permette di calcolare il costo complessivo, e di
conseguenza, il prezzo finale del prodotto o servizio turistico. Vediamo le tre
configurazioni di costo più utilizzate:

8
Il costo del personale temporaneo in un ristorante può essere controllato dal manager che può decidere quante
persone assumere per un evento o una serata.
9
Se un hotel decide di chiudere il ristorante durante la bassa stagione, i costi del personale della sala sono evitabili.
10
La percentuale di mark-up è stabilita in funzione di fattori come: tipologia di clientela, prezzo di mercato di
servizio, aspettative dell’imprenditore.
1. COSTO PRIMO rappresenta il totale dei costi diretti necessari per produrre un
determinato servizio o prodotto turistico. Questi costi sono direttamente imputabili
al centro di costo specifico e variano in base alla produzione o fornitura del
servizio11. Questo tipo di costo fornisce una base essenziale per capire quanto
costa direttamente produrre un singolo servizio/prodotto.
2. COSTO COMPLESSIVO include sia i costi diretti (costo pimo) sia i costi indiretti.
È l’insieme di tutti i costi legati alla produzione del servizio turistico sia quelli
direttamente attribuibili che quelli generali o accessori12. Questa configurazione
rappresenta il costo effettivo di produzione su cui l’azienda può basarsi per
determinare il prezzo di vendita e valutare la redditività.
a) Prezzo di mercato = Costo complessivo: Il ricavo della vendita copre solo il costo
complessivo, senza generare profitto.
b) Pdm < Cc: L’impresa sarebbe in perdita.
c) Pdm > Cc: L’impresa ottiene un profitto, che è la configurazione ottimale per
massimizzare i guadagni.
3. COSTO ECONOMICO-TECNICO è una configurazione di costo avanzata che
considera non solo i costi effettivamente sostenuti, ma anche l’ammortamento e il
valore d’uso delle risorse impiegate. Questa configurazione tiene conto dell’usura
delle attrezzature e strutture, calcolando i costi in base alla durata e all’efficacia
delle risorse tecniche nel tempo13. Utile per analisi di sostenibilità e investimenti
futuri.
a) Prezzo di vendita = Costo economico-tecnico: L’impresa riesce a coprire tutti i
costi, compresi quelli figurativi, riuscendo quindi anche a remunerare l’imprenditore.
b) Pdv > Cet: Questo scenario è ideale poiché l’impresa non solo copre i costi e
remunera l’imprenditore, ma ottiene anche un profitto, definito come extra venduto.
c) Pdv < Cet: Questo può accadere in mercati molto concorrenziali. L’impresa dovrà
analizzare la configurazione dei propri costi per capire quali elementi stanno incidendo
troppo e valutare strategie per migliorare la competitività.
L’analisi dei costi avviene usando varie METODOLOGIE:
1. Direct costing
2. Full costing
3. Activity based costing

11
In un hotel, il costo delle materie prime e il costo del personale impegnato direttamente nella produzione del
servizio rientrano nel costo primo.
12
Per un TO oltre al costo diretto dell’organizzazione del viaggio, il costo complessivo includerebbe i costi
amministrativi, di marketing e di gestione generale.
13
In un resort, il costo economico-tecnico includerebbe la quota annuale di ammortamento delle attrezzature e
delle infrastrutture (piscine, veicoli), valutando quanto queste risorse contribuiscono all’efficienza e alla
sostenibilità dei servizi offerti nel lungo periodo.
Il direct e il full costing sono tecniche di analisi dei costi utilizzate per valutare i costi di
prodotto/servizio, ma lo fanno in modo diverso a seconda del tipo di costi che prendono
in considerazione.
DIRECT COSTING prende in considerazione solo i costi diretti14, variabili e fissi, legati a
un prodotto/servizio. Serve per calcolare il MARGINE DI CONTRIBUZIONE15 ovvero la
parte dei ricavi che rimane dopo aver coperto i CV diretti. Si utilizza per valutare se un
prodotto può contribuire a coprire i CF dell’impresa e gli eventuali costi indiretti.
1. MDC di Primo Livello ci dice quanto un prodotto contribuisce a coprire i CF
diretti.
MDC I = Ricavi di vendita – CV diretti

2. MDC di Secondo Livello ci dice quanto resta dopo aver coperto sia i CV diretti
che i CF diretti.
MDC II = MDC I – CF diretti
FULL COSTING è un approccio più completo e include tutti i costi, sia diretti che
indiretti. L’obiettivo è quello di determinare il costo pieno, cioè totale dei costi associati a
un prodotto.
Per distribuire i costi indiretti su vari prodotti, full costing utilizza delle BASI DI
RIPARTIZIONE ovvero criteri di attribuzione per allocare i costi a vari centri di costo16:
1. Metodi di rispartizione A BASE UNICA quando si utilizza un unico criterio per
allocare tutti i costi indiretti (n. ore lavorative).
2. Metodi di ripartizione A BASE MULTIPLA quando si usano diversi criteri per i
vari tipi di costi indiretti (alcune in base alle ore, altre ai m2 occupati-affitto).
METODO ACTIVITY BASED COSTING ha l’obiettivo di determinare il costo
complessivo di un prodotto/servizio attraverso l’ANALISI DELLE ATTIVITA svolte per
realizzarlo. L’ABC si basa sull’idea che ogni oggetto di costo richieda una serie di
attività. Ogni attività, a sua volta, consuma delle risorse e, quindi, genera costi.
Per calcolare il costo complessivo, si individuano e attribuiscono i costi di ogni attività
che contribuisce alla produzione del bene/servizio finale, utilizzando o:
⁕ DRIVER DI COSTO
⁕ ACTIVITY DRIVER sono parametri specifici che indicano quanto una determinata
attività incide sul costo complessivo.
Es. Una lavanderia che vuole calcolare il costo di servizio. Le attività principali
potrebbero includere: - Attività di lavaggio: trasforma i capi sporchi in capi puliti
- Driver di costo: numero di lavaggi

14
Costi direttamente attribuiti a un prodotto/servizio specifico come i materiali diretti o il lavoro diretto.
15
Anche se il margine di contribuzione è positivo, ciò non significa necessariamente che l’azienda sia in grado di
generare un utile, poiché i costi indiretti non vengono considerati.
16
Diversi reparti dell’azienda o le linee di produzione.
- Costo totale: dipende dal numero di lavaggi effettuati e dalle
risorse impiegate (acqua, detersivi, elettricità, manodopera).
Per calcolare il costo di ogni lavaggio, si moltiplica il costo unitario delle risorse per il
numero totale di lavaggi.
Il metodo ABC si collega alla CATENA DEL VALORE di Michael Porter, che
rappresenta le attività aziendali come una serie di processi che contribuiscono alla
creazione di valore per il cliente. La catena distingue:
» Attività primarie direttamente coinvolte nella produzione e nella consegna del
prodotto/servizio al cliente. Contribuiscono direttamente alla creazione di valore.
» Attività di supporto che supportano le attività primarie e rendono possibile il loro
funzionamento. Non creano direttamente valore per il cliente, ma sono essenziali per il
funzionamento dell’azienda.
Attraverso l’analisi delle attività primarie e di supporto, l’azienda può ottenere un
margine che rappresenta il VALORE RESIDUO dopo aver coperto tutti i costi, sia diretti
che indiretti. Il Metodo ABC aiuta a identificare le attività che consumano più risorse e
quali attività siano realmente utili per creare valore.
La BREAKEVEN ANALYSIS o analisi del punto di pareggio è uno strumento di
pianificazione e controllo che le aziende usano per determinare il livello minimo di
produzione o vendite necessario a coprire i costi totali, sia fissi che variabili. Ovvero,
calcola il punto in cui l’azienda non genera né profitti né perdite, chiamato PUNTO DI
PAREGGIO o break-even point.
Può essere eseguita solo se è possibile distinguere i costi fissi dai costi variabili. Si
presuppone che tutta la produzione venga venduta. Questo è particolarmente rilevante
in settori come turismo, dove i servizi offerti coincidono con quelli venduti (camere
occupate). BA si basa su un modello matematico e grafico che analizza i costi, i volumi
di produzione e i ricavi, facilitando una visione chiara della relazione tra questi elementi.
𝐂𝐅
Q* =
𝐏−𝐂𝐕

Q* rappresenta il VOLUME DI PRODUZIONE E VENDITA MINIMO. La formula calcola


la quantità minima da produrre e vendere per raggiungere il punto di pareggio.
Re* rappresenta il FATTURATO DI EQUILIBRIO, ovvero il valore in euro delle vendite
𝐂𝐅
necessarie per coprire i costi totali: Re* = 𝐂𝐕
𝟏− 𝐏
𝐶𝑉
1- è la percentuale del margine di contribuzione.
𝑃

In un grafico del punto di pareggio troviamo:


▪ Asse orizzontale (x) che rappresenta volume di produzione
▪ Asse verticale (y) rappresenta i ricavi e i costi in euro.
▪ Curva dei Costi Totali che include sia i costi fissi che variabili. Parte dal valore dei costi
fissi e cresce con l’aumento della quantità prodotta.
▪ Curva dei Ricavi Totali parte dall'origine e cresce linearmente con la quantità prodotta.
MARGINE DI SICUREZZA (DI RIDUZIONE)17, indica quanto possono ridursi in
percentuale le quantità prodotte e vendute prima che l’impresa inizi a realizzare delle
perdite.
Margine di sicurezza = Vendite effettive − Vendite al punto di pareggio
𝑉𝐸𝑁𝐷𝐼𝑇𝐸 𝐸𝐹𝐹𝐸𝑇𝑇𝐼𝑉𝐸−𝑉𝐸𝑁𝐷𝐼𝑇𝐸 𝐴𝐿 𝑃𝑈𝑁𝑇𝑂 𝐷𝐼 𝑃𝐴𝑅𝐸𝐺𝐺𝐼𝑂
Margine di sicurezza in %= ( )×100
𝑉𝐸𝑁𝐷𝐼𝑇𝐸 𝐸𝐹𝐹𝐸𝑇𝑇𝐼𝑉𝐸

Se vogliamo ottenere un UTILE OBIETTIVO, cioè la quantità da vendere per generare


𝐂𝐅+𝛑
un utile desiderato: Q=
𝐏−𝐂𝐕

Nel caso di un’azienda che offre prodotti differenziati, il punto di pareggio non può
essere calcolato in termini di unità, ma in termini di fatturato. Il FATTURATO MINIMO è
𝐂𝐅
uguale alla formula del fatturato di equilibrio: F= 𝐂𝐕
𝟏−
𝐏

L’ANALISI DI BILANCIO può essere effettuata in 2 modi principali:


‣ Analisi intertemporale quando si confrontano i dati della stessa azienda in periodi
diversi per valutare l’evoluzione e la crescita dell’impresa nel tempo (ROE del 2022 e
del 2023).
‣ Analisi cross-sectional che confronta la situazione finanziaria dell’azienda con quella di
imprese simili, per capire la competitività e le prestazioni dell’azienda rispetto ai
competitor (ROE di due aziende dello stesso settore).

Riclassificare un bilancio contabile significa associare e categorizzare ogni voce


contabile in una classe di appartenenza. È possibile riclassificare sia il BILANCIO
CIVILISTICO sia quello CONTABILE. La prima operazione consiste nel riclassificare lo
SP e il CE, ovvero riaggregare le voci presenti nei prospetti civilistici18 seguendo criteri
più funzionali per l’analisi. Nel bilancio redatto secondo criteri civilistici (normale):
⁍ Attività sono classificate in base alla destinazione economica: - Immobilizzazioni
(rimangono a lungo nell’azienda) - Attivo circolante
(destinato alla vendita o uso breve termine)
⁍ Passività (debiti e obbligazioni finanziarie) sono distinte per provenienza:

17
Margine alto significa che l’azienda ha una buona sicurezza e può permettersi una riduzione nelle vendite senza
andare in perdita. Margine basso indica che una piccola riduzione nelle vendite potrebbe portare alla perdita.
18
Configurazioni legali obbligatorie dei bilanci.
- Capitale proprio
- Capitale di terzi.
Per l’analisi di bilancio, si riclassifica il bilancio secondo 2 criteri alternativi:
1. CRITERIO FINANZIARIO
Attività classificate in base alla liquidità, cioè al tempo necessario per trasformarle in
denaro.
 Attivo corrente: le attività liquidabili entro 12 mesi (es. crediti a breve termine).
 Attivo immobilizzato: liquidabili in più di 12 mesi (es. immobilizzazioni materiali come
fabbricati).
Passività classificate per grado di esigibilità, ossia il tempo entro il quale devono essere
saldate.
 Passivo corrente: debiti esigibili entro 12 mesi (es. debiti verso fornitori)
 Passivo consolidato: debiti esigibili oltre 12 mesi (es. mutui a lungo termine).
2. CRITERIO DI PERTINENZA GESTIONALE consiste nel classificare le attività e
passività in base alla loro rilevanza per la gestione aziendale, separando ciò che
riguarda l’operatività corrente dall’investimento a lungo termine.
La riclassificazione dei bilanci contabili, invece, è più complessa e deve essere eseguita
usando appositi INDICI DI BILANCIO. Una volta riclassificati SP e CE, vengono
calcolati vari indici di bilancio per valutare specifici aspetti:
• Indici di Liquidità misurano le capacità dell’azienda di far fronte ai debiti a breve
termine.
• Indici di Redditività valutano la capacità dell’azienda di generare utili (come ROE19).
• Indici di Solidità analizzano la struttura del capitale, verificando il peso dei
finanziamenti di terzi rispetto al capitale proprio.
• Indici di Efficienza misurano la produttività e la gestione dei costi aziendali.
CAPITALE PERMANENTE è la somma tra il Patrimonio Netto e la Passività
Consolidate. Include tutte le risorse a lungo termine (capitale proprio e debiti a lungo
termine) che rimangono disponibili per l’impresa per periodi superiori a 2 mesi.
INDICI E MARGINI permettono di valutare la liquidità e la solidità finanziaria
dell’impresa.
Margine di DISPONIBILITA (CCN) misura se l’impresa può coprire i debiti a breve con
le attività a breve termine. CCN = Attività correnti – Passività correnti
Se CCN > 0 => L’impresa è potenzialmente solvibile.
Se CCN = 0 => L’impresa copre i debiti esattamente.
Se CCN < 0 => L’impresa ha un deficit di liquidità.

19
Return on Equity è un indicatore finanziario che misura la redditività del capitale proprio di un’azienda, ovvero il
rendimento ottenuto dai soci o dagli azionisti sul capitale investito.
INDICE DI DISPONIBILITA indica la capacità di coprire i debiti a breve termine con le
𝐀𝐓𝐓𝐈𝐕𝐎 𝐂𝐎𝐑𝐑𝐄𝐍𝐓𝐄
attività correnti e si calcola come 𝐏𝐀𝐒𝐒𝐈𝐕𝐎 𝐂𝐎𝐑𝐑𝐄𝐍𝐓𝐄

Margine di TESOSERIA valuta la solvibilità20 eliminando le rimanenze. È uguale a:


Liquidità immediate + Liquidità differite – Passivo corrente
Se < 0 => sole liquidità immediate e differite non coprono i debiti a breve termine.
𝐋𝐈𝐐𝐔𝐈𝐃𝐈𝐓𝐀 𝐃𝐈𝐅𝐅𝐄𝐑𝐈𝐓𝐄+𝐋𝐈𝐐𝐔𝐈𝐃𝐈𝐓𝐀 𝐈𝐌𝐌𝐄𝐃𝐈𝐀𝐓𝐄
INDICE DI LIQUIDITA si calcola: .
𝐏𝐀𝐒𝐒𝐈𝐕𝐈𝐓𝐀 𝐂𝐎𝐑𝐑𝐄𝐍𝐓𝐈

Margine di STRUTTURA è la differenza tra Patrimonio Netto e Attivo immobilizzato


netto. Indica se il PN copre le immobilizzazioni.
𝐏𝐀𝐓𝐑𝐈𝐌𝐎𝐍𝐈𝐎 𝐍𝐄𝐓𝐓𝐎
INDICE DI AUTOCOPERTURA delle immobilizzazioni è 𝐈𝐌𝐌𝐎𝐁𝐈𝐋𝐈𝐙𝐙𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐈 𝐍𝐄𝐓𝐓𝐄 . Magiorre
è questo indice, maggiore è l’autonomia finanziaria per sostenere le immobilizzazioni.
Margine di STRUTTURA ALLARGATO considera anche la passività consolidate.
Serve per valutare la stabilità finanziaria a lungo termine dell’impresa. È uguale a:
PN + Passivo Consolidato – Attivo Immobilizzato Netto
(𝐏𝐀𝐓𝐑𝐈𝐌𝐎𝐍𝐈𝐎 𝐍𝐄𝐓𝐓𝐎 + 𝐏𝐀𝐒𝐒𝐈𝐕𝐎 𝐂𝐎𝐍𝐒𝐎𝐋𝐈𝐃𝐀𝐓𝐎)
INDICE DI COPERTURA ovvero misura se le
𝐀𝐓𝐓𝐈𝐕𝐎 𝐈𝐌𝐌𝐎𝐁𝐈𝐋𝐈𝐙𝐙𝐀𝐓𝐎 𝐍𝐄𝐓𝐓𝐎
risorse a lungo termine coprono i beni durevoli.
Se > 1 => L’azienda ha una struttura finanziaria equilibrata, capace di sostenere le
imobilizzazioni con fonti di finanziamento stabili.
RIMANENZE sono le risorse meno liquide, devono essere vendute per generare
liquidità. Se il margine di tesoreria è negativo, significa che le attività liquide non sono
sufficienti per coprire i debiti e quindi l’impresa deve vendere le rimanenze per evitare
problemi di liquidità.
AMMORTAMENTO è la quota di costo annuale di un bene durevole. Fondo
ammortamento21 è una riserva contabile dove si sommano tutte le quote di
ammortamento annuali.
IMMOBILIZZAZIONE NETTA è valore contabile del bene dopo aver sottratto il fondo di
ammortamento. Ci dice quanto del valore originale è ancora utilizzabile e quanto invece
è già stato consumato (rappresentato dal Fondo di ammortamento).
Con il CRITERIO DI PERTINENZA GESTIONALE22, ovvero criterio funzionale, lo SP
viene organizzato in base alla funzione delle attività e passività rispetto all’ATTIVITA
PRINCIPALE dell’azienda. Ecco perché si fa la distinzione tra:

20
Capacità di un debitore di restituire i suoi debiti alla scadenza.
21
Quanto abbiamo già consumato del bene dall’inizio fino a quel momento.
22
Questa riclassificazione aiuta a capire quali risorse e debiti sono davvero essenziali per l’attività principale
dell’impresa. Separare gli assets core dai surplus assets e calcolare il CCN core fornisce una visione della solidità e
della solvibilità dell’impresa rispetto alle sue operazioni fondamentali.
 Assets core sono le risorse strettamente legate all’attività tipica dell’impresa.
 Surplus assets non sono essenziali per l’attività principale dell’impresa. Possono
essere venduti senza compromettere la capacità dell’impresa di generare reddito.
Nella riclassificazione funzionale, le voci dello SP sono organizzate in base a 2 sezioni
principali:
1. ATTIVO
» Assets core immobilizzati comprendono le immobilizzazioni utilizzati direttamente
nell’attività caratteristica dell’impresa.
» CCN core rappresenta il CCN legato alla gestione caratteristica, e serve per misurare
quanto l’attività corrente (che include il ciclo di acquisto, produzione e vendita) genera o
assorbe liquidità.
CCN core = Attivo corrente core – Passvio corrente core
Attivo corrente core include le risorse liquide, come le rimanenze e i crediti verso clienti,
che derivano direttamente dall’attività principale. Anche se alcune liquidità sono
utilizzabili oltre i 12 mesi, vengono incluse se legate alla gestione caratteristica.
Passivo corrente core include le passività (debiti) che scadono entro o oltre i 12 mesi,
purché siano legate alla gestione core.
Se CCN core > 0 => L’attività principale sta assorbendo liquidità. Questo accade se i
crediti e le rimanenze superano i debiti e le disponibilità liquide. La gestione corrente
potrebbe aver bisogno di ulteriori finanziamenti per sostenere il ciclo operativo.
Se CCN core < 0 => La gestione core sta generando liquidità, e quindi l’azienda sta
riuscendo a finanziare le proprie operazioni e potenzialmente anche a generare un
surplus.
2. PASSIVO
» Patrimonio netto è il capitale proprio dell’impresa, che costituisce il fondo
permanente per l’attività.
» Posizione Finanziaria Netta misura l’indebitamento netto dell’impresa ed è calcolata
come differenza tra i debiti finanziari e la disponibilità liquida.
RICLASSIFICAZIONE DEL CE
Voce A del CE rappresenta il valore della produzione dell’impresa. È il totale della
produzione realizzata, che include non solo i prodotti effettivamente venduti, ma anche
quelli prodotti e ancora in magazzino. Serve a dare un’idea del valore creato
dall’azienda, indipendentemente da quanto verrà venduto sul mercato.
Nel CE civilistico, i costi sono classificati in base alla loro NATURA (cioè per tipologia
fisico-tecnica). Quando si effettua una riclassificazione, si cerca di analizzare i costi con
criteri diversi, utili per la gestione aziendale, come:
⁕ Classificazione per variabilità: si distinguono CF e CV, per comprendere meglio
l’impatto sui risultati in base al volume di produzione.
⁕ Classificazione per destinazione: si assegnano i costi alle varie aree funzionali
dell’impresa (produzione, marketing, amministrazione, ecc.).
Un problema del CE civilistico è che non separa la gestione caratteristica da altre
attività, come:
‣ Gestione caratteristica: l’attività principale (es. per un’azienda di abbigliamento,
produzione e vendita di vestiti).
‣ Gestione extra-caratteristica o accessoria: attività non legate strettamente al core
business, ma che generano comunque reddito (es. affitti attivi se l’impresa ha immobili
in affitto).
‣ Gestione finanziaria: comprende entrate e uscite legate ai finanziamenti, come
interessi su prestiti.
‣ Gestione tributaria: include le imposte.
‣ Gestione straordinaria: eventi eccezionali, come vendite di immobili a un prezzo
diverso dal valore contabile, che generano plusvalenze o minusvalenze.
Le voci A5 (componenti positivi) e B14 (componenti negativi) includono plusvalenze,
minusvalenze o fitti attivi derivanti da attività straordinarie o accessorie, cioè non
strettamente collegate al core business. Poiché queste voci non rappresentano la
gestione caratteristica, confondono il risultato finale e rendono difficile capire se l’utile (o
la perdita) sia legato all’attività principale dell’azienda.
Per migliorare l’analisi, si riclassifica il CE per isolare i risultati della gestione
caratteristica e ottenere un’immagine più chiara della qualità del reddito (cioè il
contributo delle attività principali).
Principali tipi di riclassificazione: CE a Valore Aggiunto, CE a Coso del Venduto, CE per
le Decisioni Aziendali.
1. CE A VALORE AGGIUNTO è una modalità di analisi che suddivide i costi
dell’impresa in 2 categorie:
› Costi esterni ovvero quei sostenuti per acquistare risorse da soggetti esterni
all’azienda (fornitori di materie prime, servizi...).
› Costi interni sono legati alle risorse interne dell’azienda, come il personale e le
strutture produttive, necessarie per creare un prodotto.
Un valore aggiunto positivo significa che l’azienda sta generando un guadagno che va
oltre il semplice costo delle materie acquistate dall’esterno. Si calcola come:
Valore aggiunto = Valore della produzione – Costi esterni
Impresa molto integrata ha costi esterni più bassi perché fa la maggior parte del lavoro
internamente, mentre quella poco integrata ha costi esterni più alti.
EBITDA o MARGINE OPERATIVO LORDO si ottiene sottraendo dal valore aggiunto i
costi interni relativi al personale. Rappresenta un’indicazione della liquidità potenziale
generata dall’impresa prima di sottrarre interessi, tasse e ammortamenti. Non sempre
coincide con la reale entrata e uscita di denaro per il MISMATCHING TEMPORALE23
tra competenza economica e finanziaria.
Per passare dal flusso di cassa potenziale a uno effettivo, si calcola il CASH FLOW
FROM OPERATIONS ovvero il flusso di cassa operativo. Si ottiene sottraendo
dall’EBITDA l’imposte, e variazioni del CCN core24.
2. CE A COSTO DEL VENDITO classifica i costi per destinazione, ovvero sono
attribuiti alle aree funzionali che li hanno generati:
› Costi industriali relativi alla produzione dei beni/servizi venduti.
› Costi amministrativi e generali includono i costi di gestione generale.
› Costi commerciali coprono le spese relative alla vendita e distribuzione.
Per questa riclassificazione è importante il MARGINE LORDO INDUSTRIALE che
rappresenta il risultato della differenza tra Ricavi Netti di vendita e Costo del Venduto.
La struttura del CE a costo del venduto parte dai RN e si sottraggono i vari tipi di costi:
Ricavi netti di vendita (totale delle vendite esclusi eventuali resi o sconti)
- Costo del venduto
= MARGINE LORDO INDUSTRIALE
- Costi commerciali e marketing
- Costi amministrativi e generali
= Reddito Operativo della gestione caratteristica EBIT è il risultato della gestione
tipica dell’impresa, cioè la ricchezza prodotta attraverso l’attività principale.
A partire da questo punto, si prosegue come nel CE a valore aggiunto:
+ proventi della gestione extra-caratteristica
- oneri della gestione extra-caratteristica
= Reddito operativo (area gestione extra-caratteristica) è la somma degli effetti delle
attività secondarie e quelle principali.
- oneri finanziari sono i costi come interessi su prestiti e mutui, commissioni bancarie...
= Reddito della gestione ordinaria (area gestione finanziaria)
+ proventi della gestione straordinaria
- oneri della gestione straordinaria
= Risultato prima delle imposte, ovvero REDDITO TOTALE comprendendo tutte le
aree della gestione.

23
Non tutti i ricavi registrati nel CE sono stati gia incassati, né tutti i costi registrati sono stati ancora pagati.
24
Le variazioni nei crediti verso clienti e debiti verso fornitori.
- Imposte
= Risultato netto d’esercizio è il risultato finale, il profitto o la perdita netta dell’azienda
per l’esercizio, dopo aver coperto tutti i costi e pagato le imposte. Tanto più il risultato
netto d’esercizio deriva dalla gestione caratteristica, tante più possibilità ha l’impresa di
sopravvivere nel tempo.
3. CE PER LE DECISIONI AZIENDALI è riclassificazione utile per comprendere come
i costi influenzino il Reddito Operativo e come definire il punto di pareggio. Si
distinguono i CV dai CF. La struttura è seguente:
Ricavi Netti delle vendite e delle prestazioni di servizi (PˣQ) cioè Ricavi Complessivi.
- CV (CVˣQ) si cacolano CV totali come CV unitario moltiplicato per la quantità.
= Margine lordo di contribuzione si ottiene sottraendo CV dai Ricavi di Vendita ed è
dato dalla formula Q(P-CV)25.
- CF
= Reddito Operativo della gestione caratteristica.
Oltre alla gestione caratteristica, il CE prosegue con la stessa struttura di altre
riclassificazioni: proventi e oneri della gestione extra-caratteristica, oneri finanziari,
proventi e oneri straordinari. Alla fine, sottraendo le imposte, si ottiene il risultato netto.
Questa riclassificazione permette anche di misurare il RISCHIO OPERATIVO. Esso
viene misurato dalla LEVA OPERATIVA che indica come varia il Reddito Operativo al
𝐌𝐃𝐂
variare delle quantità prodotte o vendute: LO = 𝐑𝐎
.
Più elevata la LO, maggiore è il rischio operativo dell’azienda.
Impresa rigida (alta coincidenza di CF) è un’azienda con molti CF, quindi un’elevata LO.
Questo significa che una diminuzione delle vendite avrà un impatto molto più che
proporzionale sul RO, perché i CF devono essere comunque sostenuti.
Impressa flessibile (più CV che CF) è un’azienda con più CV, quindi una LO minore,
quindi sarà meno sensibile a variazioni di volume nelle vendite.
Con un’alta coincidenza di CF, un’azienda può trarre vantaggio dalle ECONOMIE DI
SCALA: man mano che aumentano le quantità prodotte, i CF si distribuiscono su un
numero maggiore di unità, aumentando il margine su ciascuna unità vendute.
EFFETTO DELLE VARIAZIONI DI DOMANDA SUL RO, se aumenta la domanda:
Impresa rigida riesce a distribuire i CF su un volume di vendita maggiore. Questo fa sì
che il RO aumenti in maniera più che proporzionale rispetto all’aumento delle vendite.
Le economie di scala migliorano il margine per unità venduta e quindi incrementano il
RO in modo sostanziale.
Impresa flessibile vedrà l’aumento dei CV in proporzione alla produzione. Di

25
(P-CV) rappresenta il MDC unitario.
conseguenza, il RO meno che proporzionalmente rispetto alla crescita della domanda,
poiché gran parte dei guadagni aggiuntivi viene consumata dall’incremento dei CV.
L’analisi di bilancio può essere di 2 tipi:
 Analisi statica (analisi per indici) usa indici per esaminare un singolo periodo.
 Analisi dinamica (per flussi) analizza il rendiconto finanziario.
INDICE DI REDDITIVITA GLOBALE è uno degli indici fondamentali per misurare la
redditività complessiva ROE (Return on Equity), che rappresenta la redditività del
capitale proprio.
Reddito netto che si trova nel CE sotto la voce utile/perdita
𝐑𝐄𝐃𝐃𝐈𝐓𝐎 𝐍𝐄𝐓𝐓𝐎
ROE = 𝐏𝐀𝐓𝐑𝐈𝐌𝐎𝐍𝐈𝐎 𝐍𝐄𝐓𝐓𝐎 Patrimonio netto che si trova nello SP alla voce passivo.

La scomposizione del ROE aiuta a capire quali aree della gestione aziendale
contribuiscono di più alla redditività globale.
𝐑𝐎𝐆𝐂26 𝐑𝐄𝐃𝐃𝐈𝐓𝐎 𝐍𝐄𝐓𝐓𝐎 𝐈𝐂
ROE = ( ) × ( ) × (𝐏)
𝐈𝐂27 𝐑𝐎𝐆𝐂

𝐑𝐎𝐆𝐂
è il RETURN ON INVESTMENT ovvero la redditività del capitale investito nella
𝐈𝐂
gestione caratteristica.
𝐑𝐍
è il TASSO DI INCIDENZA della gestione extra-caratteristica (gestione finanziaria)
𝐑𝐎𝐆𝐂
sulla Redditività Complessiva. Se questo valore è elevato, significa che l’azienda
dipende meno da queste aree extra-caratteristiche per ottentere il risultato finale.
𝐈𝐂
è il GRADO DI INDEBITAMENTO e se IC28 aumenta, mantenendo fisso il PN29,
𝐏𝐍
significa che l’azienda ha aumentato la sua dipendenza dal capitale di terzi (prestiti).

Il ROE può essere usato per scopi decisionali aziendali. Due usi principali sono:
1. LEVA FINANZIARIA misura la convenienza per l’azienda a indebitarsi. Si utilizza
la formula:
D
ROE = ROI + (ROI – ROD) × × (1 − TC) E+D

ROD (Return on debt) ovvero il costo medio del debito, tasso di interesse pagato sul
capitale preso in prestito.
TC è aliquota fiscale media applicata all’impresa.

26
Reddito operativo della gestione caratteristica.
27
Capitale Investito nelle gestione caratteristica, calcolato come:
IC = ATTIVO CIRCOLANTE OPERATIVO (ACI) + CAPITALE CIRCOLANTE NETTO.
28
Il totale delle risorse che l’impresa utilizza nella gestione caratteristica.
29
Capitale proprio apportato dai soci.
Effetto leva positiva si verifica quando ROE > ROI > ROD, il che significa che il
rendimento sugli investimenti caratteristici è maggiore del costo del debito. L’impresa ha
convenienza a indebitarsi perché l’utilizzo del capitale dei terzi aumenta la redditività
complessiva dell’impresa.
Effetto paratassa (1 – TC): In Italia, gli interessi passivi sui debiti sono deducibili, quindi
gli oneri finanziari riducono l’imponibile fiscale e comportano un risparmio fiscale.
Questo effetto fa sì che l’indebitamento risulti fiscalmente vantaggioso, poiché riduce il
carico fiscale aumentando il reddito netto e, di conseguenza, il ROE.
2. TASSO DI SVILUPPO COMPATIBILE/SOSTENIBILE, basato sul ROE, indica
quanto l’azienda può aumentare i propri investimenti senza cambiare il rapporto
tra capitale proprio e capitale di terzi. Si ottiene:
TASSO DI SVILUPPO COMPATIBILE = ROE × (1 – d)
d è il TASSO DI DITRIBUZIONE DEGLI UTILI, cioè la % di utile distribuito sotto la
𝐃𝐈𝐕𝐈𝐃𝐄𝐍𝐃𝐈
forma di dividendi = .
𝐑𝐄𝐃𝐃𝐈𝐓𝐎 𝐍𝐄𝐓𝐓𝐎

(1 – d) è il TASSO DI RITENZIONE DEGLI UTILI (Plow back ratio), cioe la parte di utile
che l’azienda trattiene e reinveste.
Il tasso di sviluppo compatibile rappresenta il potenziale incremento degli investimenti
senza alterare il mix di capitale proprio e di terzi, preservando quindi l’indice di
𝐸
indipendenza finanziaria dell’azienda (𝐷+𝐸).
E = Patrimonio netto
D + E = Totale dei fonti di finanziamento
D = Capitale di terzi
Il ROE cresce con l’aumento dell’indebitamento D, poiché i finanziamenti esterni fanno
aumentare l’IC a parità di capitale proprio, aumentando il potenziale rendimento per i
soci. Ma superato un certo livello di indebitamento, il rischio di insolvenza cresce. In tal
caso, i costi legati all’indebitamento potrebbero superare i benefici, riducendo la
redditività e il ROE.
𝐎𝐍𝐄𝐑𝐈 𝐅𝐈𝐍𝐀𝐍𝐙𝐈𝐀𝐑𝐈
COSTO MEDIO DELL’INDEBITAMENETO ovvero ROD = 𝐃𝐄𝐁𝐈𝐓𝐈 𝐅𝐈𝐍𝐀𝐍𝐙𝐈𝐀𝐑𝐈 . L’azienda
ha convenienza a indebitarsi solo quando il ROI > ROD.
ROI (Return on Investment) misura la redditività del capitale investito nella gestione
caratteristica. Si calcola con:
𝐑𝐄𝐃𝐃𝐈𝐓𝐎 𝐎𝐏𝐄𝐑𝐀𝐓𝐈𝐕𝐎
ROI = 𝐂𝐀𝐏𝐈𝐓𝐀𝐋𝐄 𝐈𝐍𝐕𝐄𝐒𝐓𝐈𝐓𝐎 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐚𝐫𝐚𝐭𝐭𝐞𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚

Questo indice di redditività permette di capire quanta ricchezza l’azienda ottiene dal IC
da sola attività principale, indipendentemente da come il capitale è stato acquisito
(capitale proprio o debiti). Per comprendere meglio ROI, si può scomporre in 2 indici:
→ ROS (Return on Sales) cioè la MARGINALITA DELLE VENDITE che indica la
ricchezza generata da ogni unità venduta.
𝐑𝐄𝐃𝐃𝐈𝐓𝐎 𝐎𝐏𝐄𝐑𝐀𝐓𝐈𝐕𝐎
ROS = ROS > 1 significa che, dopo aver coperto i costi caratteristici,
𝐑𝐈𝐂𝐀𝐕𝐈 𝐃𝐈 𝐕𝐄𝐍𝐃𝐈𝐓𝐀
rimane ricavo disponibile per altri costi e per la remunerazione del capitale proprio.
ROS < 1 indica che i ricavi non coprono nemmeno i costi
caratteristici.
→ TURNOVER o Tasso di Rotazione del Capitale Investito misura quante volte il IC
ritorna in forma liquida.
𝐑𝐈𝐂𝐀𝐕𝐈 𝐃𝐈 𝐕𝐄𝐍𝐃𝐈𝐓𝐀
Turnover = 𝐂𝐀𝐏𝐈𝐓𝐀𝐋𝐄 𝐈𝐍𝐕𝐄𝐒𝐓𝐈𝐓𝐎

Questa scomposizione permette di valutare la politica aziendale. Un turnover alto indica


una politica di vendite elevate e prezzi bassi, mentre ROS alto indica una politica di
margini alti con rotazione bassa.
ROA (Return on Assets) misura il rendimento complessivo del capitale, considerando
sia la gestione caratteristica sia quella extra-caratteristica:
𝐑𝐎+ 𝐏𝐑𝐎𝐕𝐄𝐍𝐓𝐈 𝐀𝐓𝐓𝐈𝐏𝐈𝐂𝐈+𝐏𝐑𝐎𝐕𝐄𝐍𝐓𝐈 𝐅𝐈𝐍𝐀𝐍𝐙𝐈𝐀𝐑𝐈
ROA = 𝐂𝐀𝐏𝐈𝐓𝐀𝐋𝐄 𝐈𝐍𝐕𝐄𝐒𝐓𝐈𝐓𝐎 𝐓𝐎𝐓𝐀𝐋𝐄

Questo indice consente di valutare la redditività complessiva dell’azienda rispetto a tutti


i capitali investiti, sia da mezzi propri che di terzi.
INDICI DI STRUTTURA FINANZIARIA ci aiutano a comprendere quanto un’impresa sia
rigida o elastica nei suoi investimenti e finanziamenti.
𝐀𝐓𝐓𝐈𝐕𝐎 𝐈𝐌𝐌𝐎𝐁𝐈𝐋𝐈𝐙𝐙𝐀𝐓𝐎
→ si ottiene il peso degli investimenti a lungo termine
𝐂𝐀𝐏𝐈𝐓𝐀𝐋𝐄 𝐈𝐍𝐕𝐄𝐒𝐓𝐈𝐓𝐎
(immobilizzazioni) sul IC. Se questo indice è alto, significa che l’azienda ha molti
investimenti rigidi e meno capacità di adattarsi ai cambiamenti di mercato, perché deve
mantenere elevati CF, e di conseguenza un rischio operativo maggiore (minor
flessibilità).
𝐀𝐓𝐓𝐈𝐕𝐎 𝐂𝐈𝐑𝐂𝐎𝐋𝐀𝐍𝐓𝐄
→ misura il peso degli investimenti a breve termine (entro 12 mesi) sul
𝐂𝐀𝐏𝐈𝐓𝐀𝐋𝐄 𝐈𝐍𝐕𝐄𝐒𝐓𝐈𝐓𝐎
capitale totale.
𝐂𝐀𝐏𝐈𝐓𝐀𝐋𝐄 𝐏𝐑𝐎𝐏𝐑𝐈𝐎
→ indica il perso del capitale proprio sul totale dei finanziamenti. Un
𝐂𝐀𝐏𝐈𝐓𝐀𝐋𝐄 𝐀𝐂𝐐𝐔𝐈𝐒𝐈𝐓𝐎
valore elevato rappresenta solidità, in quanto la società si finanzia con mezzi propri e ha
meno debiti.
𝐃𝐄𝐁𝐈𝐓𝐈 𝐂𝐎𝐑𝐑𝐄𝐍𝐓𝐈 (<𝟏𝟐 𝐌𝐄𝐒𝐈)
→ misura il peso dei debiti a breve termine rispetto al capitale
𝐂𝐀𝐏𝐈𝐓𝐀𝐋𝐄 𝐀𝐂𝐐𝐔𝐈𝐒𝐈𝐓𝐎
acquisito. Un valore alto potrebbe indicare una maggiore dipendenza dai creditori a
breve, quindi una certa vulnerabilità finanziaria.
𝐃𝐄𝐁𝐈𝐓𝐈 𝐂𝐎𝐍𝐒𝐎𝐋𝐈𝐃𝐀𝐓𝐈 (>𝟏𝟐 𝐌𝐄𝐒𝐈)
→ calcola il peso dei debiti a lungo termine sul totale dei
𝐂𝐀𝐏𝐈𝐓𝐀𝐋𝐄 𝐀𝐂𝐐𝐔𝐈𝐒𝐈𝐓𝐎
finanziamenti.
INDICI DI STRUTTURA PATRIMONIALE analizzano la solidità della struttura
patrimoniale, mostrando la dipendenza dai finanziamenti esterni e la solidità del
capitale.
𝐸
Indice di INDIPENDENZA FINANZIARIA (𝐷+𝐸) misura quanto l’impresa è indipendente
dai finanziamenti esterni. Un valore elevato indica che l’azienda è finanziariamente
autonoma.
𝐷
Indice di DIPENDENZA FINANZIARIA (𝐷+𝐸) calcola la dipendenza dai capitali terzi. Un
valore alto segnala che l’azienda è esposta ai rischi derivanti da obblighi verso i
creditori e quindi meno solida dal punto di vista patrimoniale.
SOLIDITA DEL CAPITALE SOCIALE
𝐂𝐀𝐏𝐈𝐓𝐀𝐋𝐄 𝐏𝐑𝐎𝐏𝐑𝐈𝐎 𝐄
ovvero 𝐂𝐒 indica il peso delle componenti del Patrimonio Netto che sono
𝐂𝐀𝐏𝐈𝐓𝐀𝐋𝐄 𝐒𝐎𝐂𝐈𝐀𝐋𝐄
diverse dal capitale sociale. Più alto è questo indice, maggiore è la solidità finanziaria
dell’impresa, poiché significa che l’azienda ha altre riserve e fondi che aumentano la
stabilità. Questo indice cresce quando l’azienda accumula utili o accantona riserve e
diminuisce quando distribuisce dividendi o subisce perdite.

Patrimonio Netto Tangibile misura la parte di PN che resta dopo aver coperto le
immobilizzazioni immateriali. Questo valore mostra la solida copertura delle
immobilizzazioni materiali, cioè degli asset fisici, che hanno un valore intrinseco più
stabile rispetto a quelli immateriali. Si calcola:
PNT = PN - Imobilizzazioni Immateriali Nette

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