GIANBATTISTA VICO
Nacque a Napoli nel 1668.
Si racconta che ancora giovane subì un trauma cranico molto grave che accrebbe le
sue capacità mentali, è considerato l'inizio della sua genialità filosofica.
Il tutto è metaforico:
-la caduta rappresenta la discesa nella confusione
-il risveglio lucido simboleggia la rinascita della conoscenza.
Questo schema di decadenza, crisi e poi rinascita è ciclico ed è presente nella sua
opera magna.
La sua opera magna è la Scienza Nuova in particolare il 3° libro dedicato alla scoperta
del “Vero Nero” in cui Vico sostiene che Omero non è esistito veramente e
sicuramente non ha composto L’Iliade e l’Odissea, è un aedo che ha raccolto i fatti e li
ha raccontati.
Omero secondo questo ragionamento rappresenta il canto dell'intero popolo greco
anche per la lunghezza degli scritti.
Secondo Vico tutto ciò che riguarda la poesia è strettamente legato all'immaginazione
e non alla filosofia.
La Scienza Nuova è la conoscenza della storia dell’umanità ossia l’’unica scienza
veramente alla portata della mente umana contrariamente a quelle matematiche di
Cartesio.
Vico vuole conoscere la storia di ogni popolo mettendosi in contrasto con la Bibbia.
Per Vico ogni popolo attraversa delle crisi anche se in epoche e contesti differenti.
Comprendendo i principi comuni a tutte le storie si arriva al corso generale della storia
umana.
Vico presenta questa teoria circolare simile a quella di Aristotele ma al contrario di
questa non presenta pregiudizi nei confronti di qualsiasi civiltà.
RUOLO DELLA POESIA
Vico inaugura il culto della poesia dantesca che fino ad allora era apprezzata in modo
intermittente paragonandolo ad Omero.
Questo è infatti il padre della letteratura greca e Dante lo è di quella italiana.
Egli quindi sottomette la filosofia alla poesia affermando che non abbiano nulla a che
fare tra loro; è una contraddizione rispetto alla tradizione classica .
Sottolinea come i giovani contemporanei non possano amare Dante poiché si dilettano
senza confrontarsi con ciò che sembra ruvido (riferimento ad una poesia antica).
Qualunque scienza può essere raggiunta attraverso la tenace pratica, ma vi sono
menti poetiche o menti matematiche.
La poesia risulta nativa e sfocia da una creatura non razionale che modifica la realtà
che ha di fronte, in pratica un bambino che assume il ruolo di sublime poeta.
Vico trova questo ideale in Spinoza il quale afferma la genuinità dei popoli antichi.
NELLA SCIENZA NUOVA
Organizza la Scienza Nuova in "autori" o "assiomi" numerati, ognuno dei quali è un
punto centrale del suo pensiero.
Risponde al problema di come nasce la lingua attraverso metafore e accostamenti.
Vico crede che l’origine delle nazioni sia comune in contraddizione però con la
tradizione biblica.
Vico afferma che gli uomini prima si preoccupano del necessario, poi dell’utile, del
comodo, del piacere e infine del lusso.
Viene descritta l’evoluzione morale e sociale dell’uomo, dalla condizione originaria alla
corruzione e alla decadenza.
Vico cerca di fare un paragone tra l’età eroica e la storia romana: il momento critico è
rappresentato da
Livio Andronico ossia il fondatore della letteratura latina.
Era un greco portato a Roma come schiavo, divenuto poi traduttore e poeta; tradusse
l’Odissea in latino adattando il mito e la mentalità greca a quella romana.
Vico si chiarisce quando comprende che 7 città hanno conteso la patria di Omero,
argomenta in modo filologico non essendo un filologo, arrivando a sostenere che
questo non è stato un filosofo e non ha educato il popolo greco.
Egli appartiene a un tempo remoto ed eroico in cui si scriveva la storia attraverso la
parola poetica.
Vico scrive Scienza Nuova con l'intento di fondare una nuova scienza che studi la
storia dell'umanità dal punto di vista delle opere umane (costruzioni e legislazioni).
Volle spiegare come si sviluppano le civiltà secondo leggi proprie, non naturali-fisiche.
Segue il principio del "vero è il fatto" ossia la reale comprensione umana avviene solo
se questo lo ha fatto.
Cartesio cerca la verità nel pensiero astratto mentre Vico nella concretezza della storia
umana.
Le civiltà passano attraverso tre età:
-Età degli dei (società teocratica, mitica)
-Età degli eroi (società aristocratica, mitizzata)
-Età degli uomini (società democratica, razionale)
Ne segue la decadenza e il ricomincio generale.
Sostiene che gli uomini primitivi, mossi dalla paura della natura, abbiano creato miti e
linguaggi per spiegare ciò che non comprendevano.
Questa è la prima forma di coscienza storica e cultura.
Il diritto nasce anch’esso in forma mitica e si evolve in forme razionali.
Vico non accetta la filosofia moderna di Cartesio e Bacon che spiega tutto con la
ragione astratta.
Introduce il sapere storico-poetico tenendo presente la complessità della mente e della
cultura umana.
Ritiene che le scienze abbiano dei dogmi, la storia invece non ha una sola
interpretazione a causa delle diverse culture che rendono la verità storica ricca di
livelli di interpretazione.
La poesia nasce in comunità legate ai miti e ai simboli dove la materialità e la religione
sono ancora fortemente presenti; siccome tutto parte dall’immaginazione i costumi
barbari vengono considerati in senso positivo mentre le civiltà troppo avanzate in
maniera negativa.
I greci sono il perno della nostra cultura classica poiché hanno vissuto e rappresentato
per primi le tappe fondamentali dello sviluppo umano.
Tutto ciò che i moderni cercano di capire con la filosofia e la scienza gli antichi lo
hanno già espresso attraverso miti, religioni, linguaggi e istituzioni (le conoscenze di
Vico erano parziali).
Il mondo è stato creato da Dio ma lascia che l’uomo libero nella storia infatti noi umani
non possiamo comprendere pienamente il mondo naturale da esso creato.
Quello che piaceva ai greci piace anche a noi siccome non siamo diversi.
Per Vico la bellezza artistica e poetica hanno una dimensione universale e trans-
storica: l’estetica va oltre le epoche.
Secondo Vico l’arte non ha il compito di istruire moralmente bensì di trasformare: ciò
che è orribile può divenire affascinante (simile al sublime).
La crudeltà nonostante sia moralmente sbagliata può, nel contesto artistico,
affascinarci.
L’arte non si misura in bene o male ma con la potenza espressiva.
Anche se compiono atti violenti, gli eroi non sono mai “cattivi”: posseggono un codice
morale coerente la cultura a loro contemporanea.
La forza immaginativa e creativa dell’arte verrebbe meno facesse solo da insegnante.
L’idea di popolo, re e libertà è molto diversa dalla giustizia elaborata da noi.
La politica nasce prima come forma teocratica e mitologica (gli dei ed i sacerdoti), si
sviluppa in governi aristocratici (i nobili discendenti dagli eroi) per giungere alla
democrazia e alla ragione civile.
Vico crede nei valori tradizionali sociali, legislativi e istituzionali e nel ruolo della
nazione come comunità storica. Critica le utopie astratte.
La poesia nacque nella fase mitica dell’umanità quando il mondo si spiegava
attraverso il mito.
LETTERA DI VICO ALL’AMICO DEGLI ANGIOLI
Stesso anno della prima edizione della Scienza nuova.
A degli Angioli nel 1727 venne offerto il posto di poeta cesareo a Vienna, rifiutò e la
carica fu presa da Metastasio.
Entrò nel convento di San Francesco.
Vico afferma che per noi Dante è il massimo poeta, per lungo tempo è stato
considerato un barbaro in particolare dai sostenitori di Petrarca.
Vico considera il Medioevo un’epoca di disordine e barbarie, ne deriva un valore
poetico e culturale in quanto la fantasia è rinata. L’esempio è l’Inferno dantesco ossia
una costruzione filosofica unita ad una rappresentazione potente simile per intensità ai
poemi omerici.
Per Vico l’Inferno di Dante è uno specchio delle passioni di un tempo barbaro.
Gli inglesi, come gli antichi Greci ed i poeti medievali, non rispettano le regole
aristoteliche eppure producono grandi opere (Shakespeare).
Per Vico tutte le poesie nate nell’età del trionfo della filosofia sono sterili poiché poco
fantasiose in quanto filosofia e poesia sono agli antipodi.
La poesia nasce dalla fantasia mentre la filosofia nasce dalla ragione.
PARAGONE TRA OMERO E DANTE
Secondo Vico i primi poeti come Omero furono storici e non filosofi.
L’Iliade è il simbolo dei poemi della giovinezza, l’Odissea di quelli della vecchiaia.
Dante e Omero sono per Vico dei poeti-storici poiché rappresentano con la fantasia
un’epoca.
Omero racconta il mondo mitico e pagano dei Greci primitivi mentre Dante dà forma al
mondo cristiano medievale con la sua visione dell’aldilà.
Leggendoli poeticamente possiamo cogliere la verità profonda delle loro opere.
Nel 3° Paragrafo del 3° libro ci si concentra sulla patria di Omero (incerta).
Della poesia inizialmente l’uomo non sa farne uso, per Vico i primi poeti furono storici
ma i primi storici non furono poeti.
Il mito non è una bugia o un’invenzione ma una forma primitiva di narrazione del vero.
Tutti gli uomini inoltre, in tutte le epoche, ragionano in modi simili nelle stesse
condizioni storiche.
Siccome l’epoca di Omero fu senza scrittura fu fondamentale la memoria.
La lingua è legata alla visione della storia come processo ciclico.
Le storie profane per Vico sono quelle narrazioni che si concentrano su eventi e figure
non religiose ma presenti nella storia.
La poesia riflette la realtà sociale e culturale e contribuisce a formarne la conoscenza.
Il cantore simboleggia il poeta primitivo che crea e narra miti e leggente, trasmette
eventi storici e dà un significato a quest’ultimi.
L’aedo è un’evoluzione del cantore, è legato antichi poeti greci e cantava gesta
eroiche.
I ciechi sono maggiormente dotati di fantasia in quanto non vedenti, posseggono
un’immaginazione non “traviata” dalla vista.
La storia si ripete periodicamente, si raggiunge il culmine della razionalità e si inizia a
decadere.
La satira permette una maggiore consapevolezza e comprensione del passato, la
società ne esce quindi migliorata.
DISCOVERTA DEL VERO OMERO
Definisce i poemi omerici come canti del popolo greco e che l’esistenza di Omero sia
difficile.
Nell’Iliade e nell’Odissea ci sono costumi di diverse epoche, selvaggi ed estremamente
raffinati, e in generale caratteristiche non temporalmente definibili; ciò può far
pensare che derivino da una stratificazione di vari periodi.
Omero è il primo storico.
Tutti i poeti successivi ad Omero non sono riusciti ad eguagliarlo.