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La Roma Imperiale

Conozca los lugares más bellos alrededor del lago de Garda en la Region de Lombardia, Italia

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unitÀ

1 La Roma
imperiale
LEZIONE 1 LEZIONE 2
Augusto e la dinastia La società
Giulio-Claudia imperiale

IERI E OGGI
Il 2008, sebbene pochi se ne siano accorti, la civiltà urbana era diffusa solo nei Paesi affacciati
è stata una data cardine per l’umanità: sul Mediterraneo e i primi centri urbani nelle Gallie,
quell’anno, secondo una stima dell’ONU, in Britannia e nella Germania meridionale sorsero
per la prima volta nella storia il numero solo in seguito alla conquista da parte di Roma.
di persone che risiedono nei centri urbani ha
⊲ Ancora a inizio Ottocento il tasso di
superato il numero di coloro che risiedono
urbanizzazione, ossia la percentuale della
nelle aree rurali.
popolazione che risiede in un centro urbano, era
⊲ Per secoli la popolazione urbana non è stata appena del 2,5% a livello mondiale e del 10,2%
che una piccola percentuale del totale. Le aree nell’Europa occidentale. Da quel momento in poi
urbanizzate erano infatti poche: sino al I secolo a.C. però la popolazione urbana ha iniziato a crescere

Principali città e colonie


dell’impero romano
MARE (30 a.C.-117 d.C.)
DEL NORD
Città e colonie
Impero romano
Eburacum
Limes
Britannia
Londinium
Dubrae Colonia Agrippina

Augusta
Treverorum Castra Regina
Lutetia
Argentorate Carnuntum
Portus Namnetum Aquincum
Olbia Tanais
OCEANO Lugdunum
ATLANTICO Mediolanum Tergeste Sarmizegetusa
Burdigala
Genua Bononia Sirmium Theodosia
Tolosa Ravenna Chersonesus
Brigantium Flaviobriga Salonae
Massilia Odessus MAR NERO MAR
Pompaelo
Clunia Roma Sinope CASPIO
Emporiae Hadrianopolis Byzantium
Tarraco Trapezus
Brundisium
Toletum Saguntum Pompeii Ancyra
Valentia Caralis
Olisipo Caesarea
Corduba Panormus
Hippo Laodicea
Regius Cartagine Siracusa Edessa
Gades Caesarea Antiochia
Malaca
Tingis Cirta Rhodus
Theveste Thapsus
Rusaddir MAR MEDITERRANEO Gortyna Paphus Tripolis Palmyra
Volubilis Damascus
Sabrata Leptis Magna
Cyrene
Alexandria Gaza
Jerusalem
CARTA Boreum Sais Petra
INTERATTIVA Memphis
Scarica GUARDA!
e inquadrami
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VIDEO Chi è
Ottaviano Augusto?

vertiginosamente, tanto che il tasso di urbanizzazione CONOSCERE


in Europa è cresciuto dal 29,6% di fine Ottocento, al a. Quali sono secondo te le differenze maggiori tra la
51,3% del 1950, sino all’attuale 72,9%. vita nei centri urbani e quella nelle campagne?
b. Le città dovrebbero essere pensate e concepite a
⊲ Con il tasso di urbanizzazione sono ovviamente misura d’uomo: secondo te questo è possibile in
cresciute anche le città. Se ancora a inizio Ottocento megalopoli di milioni di abitanti?
Londra era l’unica città con un milione di abitanti, c. Sapresti spiegare perché le città sono
oggi le città che superano tale cifra sono più di 200 storicamente i luoghi dell’innovazione
e ben 21 superano i 10 milioni di abitanti: città come e del progresso mentre le campagne restano
Tokyo o Mosca hanno una popolazione superiore a solitamente più attaccate alle tradizioni?
quella di Stati come Ungheria o Danimarca.

L’urbanizzazione in Europa
Grado di urbanizzazione:
scarso
Riga
MARE elevato
Edinburgo
DEL Copenaghen
Belfast NORD RUSSIA Vilnius

Amburgo Danzica
Dublino Manchester Stettino
BIELORUSSIA RUSSIA
Amsterdam Hannover Berlino Poznan Varsavia
Londra
Bruges Dresda
Colonia
Francoforte Cracovia
Praga UCRAINA
Parigi Brno
Strasburgo
Monaco Vienna KAZAKISTAN
Bratislava
OCEANO Nantes Orléans MOLDAVIA
Innsbruck Budapest
ATLANTICO Ginevra Trento
Milano Trieste
Torino
Genova SERBIA Bucarest
BOSNIA -
Firenze ERZEGOVINA
Bilbao Monaco
Pamplona Perugia MAR NERO
MONTENEGRO Sofia MAR
Ajaccio Roma GEORGIA CASPIO
Porto Napoli ALBANIA Salonicco
Madrid Barcellona
AZERBAIGIAN
Valencia Cagliari
Toledo TURCHIA
Lisbona Palermo Atene
Siviglia
Faro Gibilterra

TUNISIA SIRIA
MAR MEDITERRANEO IRAN
IRAQ
MAROCCO ALGERIA
GIORDANIA
LIBIA EGITTO
lezione

1 Augusto e la dinastia
Giulio‑Claudia
IL PROTAGONISTA L’IDEA CHIAVE IL LUOGO L’EVENTO
AUGUSTO IL PRINCIPATO L’ARA PACIS L’INCENDIO DI ROMA
Dopo aver sconfitto Augusto mantiene È il monumento simbolo Nel 64 d.C. un colossale
Antonio, Ottaviano torna formalmente in vita le dell’età augustea, incendio distrugge
a Roma, dove il Senato istituzioni repubblicane, adornato da immagini che una vasta area di
gli riconosce il titolo di ma di fatto concentra il ribadiscono i temi chiave Roma. L’imperatore
Augusto: con questo nome potere nelle proprie mani. della propaganda di Nerone attribuisce la
governerà sino al 14 d.C. Termina così il periodo Augusto: la gloria di Roma responsabilità della
repubblicano e nasce il e la pace garantita dal sciagura alla comunità
principato. buon operato del principe. cristiana presente nella
capitale.

Britannia
El
Ren

ba

OCEANO Belgica
o

ATLANTICO
Lugdunense
Germania
Danubio

Rezia Norico
Aquitania
Alpi Pannonia
Dacia
Narbonense

Dalmazia MAR NERO


Italia Mesia
Lusitania
Tarraconense
Corsica Tracia
Roma Bitinia e Ponto Armenia
e
Macedonia
Betica Sardegna
Epiro
Asia
Galazia

Sicilia Acaia Cilicia


Licia
Mauretania Siria
Numidia
Cipro

Creta
MAR MEDITERRANEO
Africa Proconsolare e
Giudea

Cirenaica
Lo Stato romano nel 31 a.C. Arabia
Egitto

Confini delle province

27 a.C.‑14 d.C. 14‑37 d.C. 41‑54 d.C. 54‑68 d.C.


Principato di Augusto Tiberio imperatore Claudio imperatore Nerone imperatore

CARTA ANIMATA
Come sono
organizzati i nuovi 31 a.C. 19 a.C. 9 d.C. 37‑41 d.C. 64 d.C.
territori conquistati Vittoria Virgilio Battaglia Caligola Incendio
di Ottaviano completa
da Roma? ad Azio l’Eneide
di Teutoburgo imperatore di Roma
LEZIONE 1 Augusto e la dinastia Giulio‑Claudia 5

1 Il principato augusteo
IL PRINCIPATO
Ottaviano diviene il garante della pace La vittoria di Ottaviano su An‑
tonio nella battaglia di Azio (31 a.C.) e la successiva conquista dell’Egitto segna‑ Guerra civile
rono la conclusione di un lungo periodo di conflitti. Nel 29 a.C. Ottaviano fe‑ fra Antonio e Ottaviano
ce ritorno a Roma dove, ormai privo di avversari, assunse il potere. Governò per
43 anni, sino alla morte avvenuta nel 14 d.C., e riuscì lì dove Cesare aveva falli‑ Battaglia di Azio
to, ovvero a conservare il potere evitando di inimicarsi il Senato e mantenendo (31 a.C.)
l’appoggio della plebe.
Le ragioni di questo successo risiedono nella capacità di Ottaviano di rispon‑ Comincia il principato
dere alle aspettative dei cittadini romani. Dopo decenni di scontri fratricidi, de‑ di Augusto
vastazioni, guerre civili e liste di proscrizione, i Romani desideravano soprat‑
tutto la fine delle violenze. Ottaviano seppe comprendere questa aspirazione e
si presentò come il garante della pace. In questa direzione andava il gesto sim‑
bolico, compiuto poco dopo il ritorno in città: Augusto ordinò la chiusura delle
porte del tempio di Giano, che, secondo la tradizione, restavano aperte in tempo
di guerra. La loro chiusura segnalò a tutti i Romani la conclusione delle guerre
civili e il ritorno della pace.

Dalla Repubblica al principato: Ottaviano diventa Augusto Ottaviano Augusto e i suoi familiari
evitò di dare al proprio potere una connotazione monarchica. A differenza di Silla partecipano a una
processione in un
e di Cesare, evitò di assumere il titolo di dittatore a vita e restaurò formalmente bassorilievo dell’Ara Pacis.
gli ordinamenti repubblicani che erano stati compromessi durante le guerre ci‑ L’imperatore è raffigurato
come pontefice massimo,
vili. Questa restaurazione tuttavia non fu che una finzione giuridica: Ottaviano con il capo rispettosamente
infatti svuotò le istituzioni della repubblica dei loro poteri decisionali e ricoprì coperto in segno di rispetto
per le divinità. (Roma,
personalmente le principali magistrature. Museo dell’Ara Pacis)
6 UNITÀ 1 La Roma imperiale

Il 13 gennaio del 27 a.C. ebbe luogo l’atto che segnò l’inizio del principato augu‑
steo. Quel giorno, con un’abile mossa tesa a ingraziarsi il favore del Senato, Otta‑
viano restituì ufficialmente a quest’ultimo i poteri straordinari che gli erano stati
attribuiti durante la guerra con Antonio e proclamò la restaurazione della Re‑
pubblica. Si trattava di un gesto puramente propagandistico, dal momento che
il potere era saldamente nelle sue mani. In cambio il Senato lo onorò conceden‑
dogli il titolo di Augustus – venerabile, sacro – che Ottaviano aggiunse al proprio
nome (motivo per cui da ora in poi ci riferiremo a lui chiamandolo Augusto) as‑
sieme a quello di Caesar, precedentemente assunto in quanto figlio adottivo di
Giulio Cesare. A essi unì anche il praenomen di imperator, che tradizionalmente
spettava ai generali vittoriosi e che sottolineava sia la sua vittoria su Antonio, sia
il fatto che poteva contare sulla fedeltà dell’esercito.
Tuttavia, per indicare il proprio ruolo politico, Augusto utilizzò sempre il ti‑
tolo di princeps – traducibile in italiano con “principe” – che in epoca repubbli‑
cana veniva utilizzato per omaggiare i cittadini più prestigiosi e che il Senato gli
aveva conferito nel 28 a.C. Per questo motivo, la forma di governo da lui creata e
adottata dai suoi successori è indicata dagli storici come “principato”.

Augusto assume su di sé le principali cariche repubblicane Il


principato si basava su una finzione giuridica: Augusto mantenne for‑
malmente in vita le istituzioni della Repubblica, ma, al tempo stesso, le
svuotò di ogni reale significato, assumendo i poteri delle principali ma‑
gistrature e concentrando nelle proprie mani ogni potere decisionale.
Dal 31 al 23 a.C. Augusto ricoprì per ben 8 anni consecutivi il conso‑
lato e si fece assegnare il proconsolato per le province che non erano an‑
cora completamente pacificate. Questa soluzione dovette però apparir‑
gli non sufficiente a garantirgli il controllo di Roma. Per tanto nel 23 a.C.
abbandonò il consolato e si fece attribuire la potestà tribunizia, ossia i
poteri dei tribuni della plebe, grazie ai quali era dichiarato inviolabile,
poteva presentare proposte di legge ai comizi e porre il veto a provvedi‑
menti che non erano di suo gradimento. Ottenne inoltre l’imperio pro‑
consolare, cioè la nomina – con incarico illimitato – a proconsole per
tutte le province dell’impero: dal momento che ai proconsoli spettava il
comando delle legioni stanziate nelle loro province, ciò garantiva ad Au‑
gusto il controllo dell’esercito. A questi poteri egli aggiunse in seguito la
cura degli edifici pubblici e dell’annona, già spettanti agli edili, le attribu‑
zioni dei censori e quelle, tradizionalmente spettanti ai consoli, di governo
sulla città di Roma e delle milizie che vi mantenevano l’ordine pubblico.
Inoltre Augusto diede al proprio potere una connotazione religiosa, fa‑
cendosi nominare in vari collegi di sacerdoti e ricoprendo, alla morte
di Lepido, la carica di pontefice massimo (12 a.C.). Infine, nel 2 a.C.,
il Senato e il popolo gli attribuirono l’appellativo onorifico di «padre
della patria».
Ritratto di Augusto nelle
vesti di pontefice massimo,
Il principe: un primus inter pares Augusto non modificò le istituzioni re‑ I secolo d.C. Questa
pubblicane, né creò alcuna nuova carica disegnata su misura per se stesso. Inol‑ statua servì da modello
per molte altre, di identico
tre, per non destare il sospetto che volesse creare una monarchia, a differenza di soggetto, realizzate per
Cesare e Silla evitò di assumere la carica di dittatore. Ma Augusto venne meno essere collocate nelle più
importanti città dell’impero.
al divieto di accumulare le cariche: in questo modo sovrappose al vecchio ordi‑ (Roma, Museo Nazionale
namento delle istituzioni repubblicane un ordinamento nuovo, incentrato sul Romano)
LEZIONE 1 Augusto e la dinastia Giulio‑Claudia 7

potere personale. Apparentemente Roma restava una Repubblica, di fatto era di‑
venuta un principato. Anche la scelta del titolo di principe rientrava in quest’ot‑
tica: Augusto non si presentava come un sovrano, ma come un primus inter pa-
res: un normale cittadino, uguale agli altri, tuttavia superiore per le qualità per‑
sonali che lo rendevano in grado di governare. Lo stesso Augusto affermò nelle
Res gestae di essere stato «superiore a tutti per autorità, pur non possedendo un
potere superiore a quello degli altri che mi furono colleghi nelle magistrature».

Augusto rispetta il Senato… Se Augusto riuscì a governare tanto a lungo fu


perché il suo potere poggiava saldamente su due pilastri: l’accordo con il Senato
e il controllo dell’esercito.
Augusto fu attento a rispettare il prestigio del Senato e a riconoscerne il ruo‑
lo centrale nella vita di Roma. Ricoprì inoltre i senatori di onori e di cariche im‑
portanti, ma fece in modo di controllarne le azioni e di privare il Senato di ogni
potere decisionale. A questo scopo ridusse il numero dei senatori da 900 a 600,
rimuovendo dalla carica coloro della cui fedeltà dubitava. In ultimo, in qualità
di princeps senatus, aveva il diritto di essere il primo a votare: in questo modo for‑ L’inizio delle Res gestae
in un’iscrizione proveniente
niva una chiara indicazione della propria volontà e scoraggiava gli altri senatori dal tempio di Augusto
dal sostenere una posizione diversa. ad Ankara, I secolo d.C.

FONTI

Gli onori tributati ad Augusto


Augusto fece stendere un resoconto delle proprie
imprese – le Res gestae divi Augusti (le imprese del
divino Augusto) – che fu trascritto su tavole di bronzo
e inviato nelle principali città dell’impero. Il testo,
manifesto ufficiale della propaganda augustea, ci è
pervenuto grazie alla copia affissa nel tempio di Ankara
(Turchia) dedicato ad Augusto e alla dea Roma.
Nel mio sesto e settimo consolato [cioè fra il 28 e il 27 a.C.], dopo aver posto fine alle guerre civili, avendo ottenuto il
potere supremo per consenso universale, trasferii lo Stato dal mio potere personale al controllo del Senato e del popolo ro‑
mano. Per questo mio merito ottenni il titolo di Augusto per decreto del Senato e gli stipiti della mia casa furono coronati
di alloro a spese pubbliche e sulla mia porta di casa fu appesa la corona civica e nella curia Giulia fu posto uno scudo d’oro
che, come attesta l’iscrizione sullo scudo stesso, mi fu conferito dal Senato e dal popolo romano in riconoscimento del mio
valore, della clemenza, della giustizia e della pietà. In seguito fui superiore a tutti per autorità, pur non possedendo un po‑
tere superiore a quello degli altri che mi furono colleghi nelle magistrature.
Mentre esercitavo il mio tredicesimo consolato, il Senato e l’ordine equestre e tutto il popolo romano mi chiamarono Pa‑
dre della Patria, e decretarono che quell’appellativo fosse iscritto nel vestibolo della mia casa e nella curia Giulia e nel Foro
Augusto sotto la quadriga che in mio onore vi fu posta per decreto del Senato.»
Res gestae, 34‑35, trad. di G. Geraci e A. Marcone, in Fonti per la storia romana, Le Monnier Università, Milano 2006

RISPONDI
a. A quale atto fa riferimento Augusto quando dice di aver trasferito «lo Stato dal mio potere personale al controllo del
Senato e del popolo romano»?
b. Augusto sottolinea ripetutamente come tutti gli onori ricevuti gli siano stati liberamente assegnati dal Senato: trova i punti
in questione e spiega per quali ragioni il principe ritiene tanto importante tale precisazione.
c. Spiega perché la frase «fui superiore a tutti per autorità, pur non possedendo un potere superiore a quello degli altri»
rappresenta alla perfezione il cuore del compromesso alla base del principato augusteo.
8 UNITÀ 1 La Roma imperiale

… e si assicura il controllo dell’esercito Con metodi analoghi Augusto si Un gruppo di pretoriani,


guardia del corpo
assicurò l’appoggio dei soldati: garantì il regolare arrivo della paga, assegnò ai dell’imperatore, in
veterani terre da coltivare, offrì ai migliori la possibilità di una rapida carriera. un bassorilievo del
I secolo d.C. (Parigi,
Al contempo, mantenne sull’esercito un ferreo controllo. Durante le guerre Musée du Louvre)
civili le legioni, pronte a schierarsi al fianco dei loro comandanti,
erano divenute un elemento di instabilità: per questo motivo,
Augusto ne diminuì il numero da 50 a 28 e le affidò a uffi‑
ciali di provata fedeltà, molti dei quali erano suoi parenti.
Tutte le legioni di stanza in Italia furono dislocate nelle
province, così da diminuire il pericolo di un colpo di Stato.
A Roma restò solo un contingente composto da 9000 solda‑
ti di provatissima fedeltà, i pretoriani, che costituivano
la guardia del corpo di Augusto ed erano comandati dal
prefetto del pretorio. I pretoriani erano, quindi, gli uni‑
ci soldati presenti in città: sotto i successori di Augu‑
sto, questo diede loro un enorme potere, tanto che, co‑
me vedremo più avanti, in più occasioni divennero gli
arbitri della successione imperiale.

FONTI

Il giudizio di Tacito su Augusto


Con una notevole finezza di analisi, lo storico romano Tacito (ca. 55‑120 d.C.) ricostruisce l’ascesa di Augusto
e i motivi per cui i Romani accettarono la sua autorità.

Quando, uccisi Bruto e Cassio, non ci fu più nessun esercito RISPONDI


dello Stato, al partito cesariano, spogliato Lepido di ogni pote‑ a. Ricordi chi sono i personaggi nominati all’inizio del
re e ucciso Antonio, restò come unico capo Cesare Ottaviano: brano e in che modo Ottaviano riuscì a conquistare il
egli allora, deposto il titolo di triumviro e presentandosi come potere?
console e come uno che per difendere la plebe si accontentava b. In vari punti Tacito accenna alla fine delle violenze
del diritto tribunizio, si conquistava via via i soldati con le gra‑ e all’instaurarsi della pace. Individua tali passaggi e
tifiche, il popolo con i donativi di grano e tutti con la dolcez‑ spiega perché il ritorno della pace fu così importante
per l’affermazione del potere di Augusto.
za della pace, attuando una progressiva scalata al potere che si
fondava sull’attribuzione a se stesso delle prerogative del Sena‑ c. Tacito scrive che «le magistrature mantenevano
gli stessi nomi»: perché questo fu un fattore
to, dei magistrati, delle leggi: e nessuno faceva opposizione, po‑
fondamentale nel principato augusteo?
che i più determinati erano caduti nelle battaglie o in seguito a
d. Secondo Tacito anche
proscrizioni e gli altri appartenenti alle famiglie nobili, in con‑
le province accettarono
tinua ascesa grazie alle ricchezze e agli onori, tanto più quan‑ di buon grado il
to più disponibili a lasciarsi asservire, e gratificati dal recente predominio di Augusto:
rivolgimento, preferivano la sicurezza del presente ai pericoli spiega il perché,
del passato. Neppure le province rifiutavano il nuovo assetto integrando il testo con
dello Stato per la sfiducia nell’autorità del Senato e del popolo quanto studierai nel
romano, dopo tante lotte di potere e tanta avidità dei magistra‑ paragrafo.
ti, senza un valido intervento delle leggi, sconvolte da violenza,
intrighi e infine dalla corruzione. [...] Roma era quieta; le magi‑
strature mantenevano gli stessi nomi; i più giovani erano nati
dopo la vittoria di Azio e la maggior parte dei vecchi in mezzo
alle guerre civili: quanti restavano, dunque, di quelli che aveva‑
Cammeo con ritratto
no visto la Repubblica?». di Augusto. (Londra,
Tacito, Annali, I, 2‑3 British Museum)
LEZIONE 1 Augusto e la dinastia Giulio‑Claudia 9

2 Il governo dellÕimpero
La riforma dell’amministrazione di Roma Augusto riorganizzò l’ammi‑
nistrazione di Roma e dell’impero rendendola più efficiente. Le magistrature
repubblicane – consolato, pretura, censura ecc. – restarono in vita, perché cancel‑
larle avrebbe voluto dire segnare un inaccettabile momento di rottura con le tra‑
dizioni repubblicane. Tuttavia, la continuità con il passato era illusoria, in quanto
le funzioni più importanti dei magistrati repubblicani erano ormai passate nelle
mani del principe. Allo stesso modo, i comizi e le altre assemblee, che continua‑
rono a essere convocati per votare le leggi ed eleggere i magistrati, si limitaro‑
no a ratificare per acclamazione le proposte e i candidati presentati da Augusto.
Al fianco delle istituzioni repubblicane iniziò a svilupparsi una burocrazia
formata da funzionari di nomina imperiale. Per esempio il compito di ammi‑
nistrare Roma fu affidato a prefetti nominati da Augusto e coordinati dal prefetto
dell’urbe (praefectus Urbis), al quale spettava anche la responsabilità dell’ordine
pubblico. Il prefetto dell’annona doveva assicurare alla città i rifornimenti di gra‑
no e sovrintendeva alle distribuzioni gratuite: si trattava di un compito partico‑
larmente delicato, dato che le queste distribuzioni servivano a ingraziarsi la plebe
urbana e a mantenere così la pace sociale. A un altro prefetto – il curator aquarum Pubblicano
– spettava la tutela degli acquedotti che rifornivano d’acqua la città. Il prefetto I pubblicani erano gli appal‑
dei vigili aveva tra i propri compiti il servizio di vigilanza contro gli incendi, che tatori delle imposte, ovvero
dei funzionari delle province
erano molto frequenti in una città in cui la maggior parte delle abitazioni era co‑ conquistate che acquistava‑
struita in legno. Il prefetto dell’urbe apparteneva all’aristocrazia senatoria, men‑ no dai Romani l’appalto per
tre gli altri prefetti venivano scelti tra gli appartenenti al rango dei cavalieri. la riscossione dei tributi, re‑
cuperando il costo del ca‑
none per mezzo di una tas‑
Le province sono divise in senatorie e imperiali Augusto riformò anche sa che imponevano ai propri
la gestione delle province. Poiché in passato le province erano spesso state de‑ concittadini.
predate da proconsoli corrotti e pubblicani disonesti, per limitare i soprusi a dan‑
no dei provinciali Augusto affidò il compito di riscuotere le imposte a nuovi fun‑
zionari statali, chiamati procuratori.
Le province furono poi suddivise in province senatorie e imperiali. Quelle
senatorie – come la Sicilia, la Grecia (o Acaia) e l’Africa – erano le province più CARTA ANIMATA
antiche e pacificate e, così come in età repubblicana, furono governate da pro‑ Come sono divise
consoli scelti dal Senato fra gli ex consoli e gli ex pretori. le province romane?
Le province imperiali,
invece, erano quelle di più
recente acquisizione o di‑ Germania
OCEANO
sposte lungo i confini ossia ATLANTICO Belgica
Lugdunense
erano quelle in cui la possi‑ Rezia
Aquitania Norico
bilità di attacchi dall’ester‑ Alpi Pannonia
Narbonense
no o di rivolte interne ren‑ ITALIA Dalmazia MAR NERO
Lusitania Tarraconense Mesia
Corsica
deva necessaria la presenza Roma Tracia Bitinia e Ponto Armenia
di una legione agli ordini di Betica Sardegna
Macedonia
un governatore. Asia Galazia
Cilicia
Sicilia Acaia
Per questa ragione, al go‑ Numidia Licia Siria
verno di queste province MAR
eta

Cipro
MEDITERRANEO
Giudea
e Cr

vennero inviati dei lega‑


Africa
ti scelti personalmente da Province imperiali
ic a

Proconsolare
na

Augusto fra i membri del re Egitto


Ci
Senato.
10 UNITÀ 1 La Roma imperiale

Un caso a parte fu rappresentato dal ricco Egitto, il cui controllo era vitale per Statuetta in bronzo
di un gladiatore con scudo
l’impero, dal momento che i suoi abbondanti raccolti servivano a sfamare la po‑ e spada, III secolo d.C.
polazione di Roma. L’Egitto divenne un possedimento personale di Augusto e (Collezione privata)
le sue entrate fiscali furono gestite direttamente dal principe. Il suo governo ven‑
ne affidato a un prefetto indicato personalmente da Augusto e proveniente dal
ceto dei cavalieri. Ai senatori venne addirittura proibito di mettere piede in Egit‑
to senza specifica autorizzazione.

Augusto si guadagna l’appoggio di senatori, cavalieri e plebe Il


successo di Augusto si spiega anche con la sua capacità di trovare un equi‑
librio tra i ceti che componevano la società romana del tempo e di guada‑
gnarsene l’appoggio. Come abbiamo visto, la perdita di potere da parte
del Senato fu controbilanciata dagli onori di cui furono investiti gli ap‑
partenenti al ceto senatorio: ovviamente i rappresentanti dell’aristocra‑
zia senatoria si guardavano bene dall’alienarsi l’amicizia del principe,
da cui dipendevano le loro possibilità di carriera. In modo analogo, i cavalie‑
ri trovarono nel principato augusteo nuove opportunità di ascesa sociale, in
quanto tra di loro Augusto sceglieva molti dei suoi funzionari, a cominciare
dai prefetti incaricati dell’amministrazione di Roma.
Augusto seppe anche conquistarsi il favore della plebe, la componen‑
te sociale più volubile e potenzialmente pericolosa per la facilità con cui
poteva essere manipolata e spinta a ribellarsi, che fu tenuta a bada con la
politica del panem et circenses, ovvero attraverso le distribuzioni gratuite di
grano e gli spettacoli di gladiatori.

3 L’immagine del principe


e la propaganda
Augusto difende la morale tradizionale Nel sistema di governo augusteo
un ruolo fondamentale fu svolto dalla propaganda, uno strumento che Augusto
impiegò con estrema abilità per forgiare un’immagine di sé in grado di ottenere
il consenso dei Romani.
Bambini e bambine
Augusto aveva legittimato il proprio potere presentandosi come il restaura‑ giocano con delle palle
tore della Repubblica e il garante della pace. In modo analogo, volle presentar‑ in un bassorilievo del
II secolo d.C. (Parigi,
si come il difensore dei valori tradizionali del mos maiorum che avevano reso Musée du Louvre/Marie‑Lan
grande Roma e che, nei decenni delle guerre civili, erano andati indebolendosi o Nguyen)
LEZIONE 1 Augusto e la dinastia Giulio‑Claudia 11

perdendosi: la morigeratezza dei costumi, il rispetto della morale e della religio‑


ne tradizionale, la difesa della famiglia, l’attaccamento alla terra fonte di sosten‑
tamento preferibile.
Nell’intento di ripristinare l’antica morale, Augusto fece approvare alcune leg‑
gi suntuarie, che limitavano l’ostentazione del lusso. Vennero approvate anche
leggi in favore della famiglia: per esempio fu incoraggiata la natalità, penalizzan‑
do chi non si sposava o non aveva figli. Inoltre venne punito severamente l’adul‑ CONFRONTARE
terio sia commesso dalla moglie che dal marito (fino a quel momento era puni‑ LE INFORMAZIONI

to solo l’adulterio femminile). Gli effetti pratici di questi provvedimenti furono Ricordi quale politico
aveva difeso i valori
molto limitati: i nuovi modelli comportamentali derivati dal mondo ellenistico si tradizionali nel
erano diffusi a tal punto nella società romana da rendere impossibile cancellarli II secolo a.C., dopo che
per mezzo di un semplice atto legislativo. Augusto restò vittima delle leggi che Roma aveva conquistato
la Grecia “importando”
aveva introdotto: nel 2 a.C., fu infatti costretto a dare l’esempio inviando in esi‑ nuovi modelli culturali
lio sua figlia Giulia, i cui comportamenti disinvolti avevano procurato scandalo. e di comportamento?

Mecenate cura l’immagine di Augusto nelle arti Un ruolo fondamenta‑


le nella propaganda augustea fu svolto dalle lettere e dalle arti. Mecenate, un ric‑
co e colto cavaliere di origini etrusche che fu tra i principali consiglieri di Augu‑
sto, raccolse attorno a sé un circolo di intellettuali che, nelle loro opere, costru‑
irono e diffusero l’immagine ufficiale del principe. Del circolo di Mecenate fece‑
ro parte storici come Tito Livio, autore di una monumentale storia di Roma dalle
origini alla guerra civile, e poeti come Orazio e Virgilio, l’autore dell’Eneide.
Pronto a proteggere chi lo appoggiava, Augusto fu altrettanto deciso nel pu‑
nire coloro che non si allineavano alle posizioni della retorica imperiale. Il caso
più noto è quello del poeta Ovidio che nell’8 d.C. fu inviato in esilio sul Mar Ne‑
ro; le sue poesie, che esaltavano il piacere dell’amore
carnale, non erano in linea con la campagna augustea
a favore della moralità. Una sorte peggiore toccò a
Tito Labieno, uno storico che nelle proprie opere
mostrava chiaramente la sua nostalgia per la Re‑
pubblica: nel 10 d.C. per ordine del Senato i suoi
scritti vennero rimossi da tutte le biblioteche e
dati alle fiamme.
Per ribadire la propria grandezza, Augusto fe‑
ce ricorso anche ad altri strumenti di propa‑
ganda, come le epigrafi che celebravano i suoi
meriti; le monete, che resero familiare la sua ef‑
figie anche ai sudditi che vivevano nelle più re‑
mote province dell’impero; i ritratti, che lo raffi‑
guravano di volta in volta nelle vesti di coman‑
dante, di capo di Stato o di sacerdote supremo.

La sacralizzazione del potere La propagan‑


da augustea evitò sempre di divinizzare Augusto, co‑
La Gemma augustea: in
sa che sarebbe stata invisa alla mentalità romana, ma riuscì ugualmente a dare questo cammeo, realizzato
al potere del principe un carattere sacro. Come Cesare, anche Augusto ricoprì la verso il 10 d.C., Augusto
siede in trono attorniato
carica di pontefice massimo. E, come in onore di Cesare il quinto mese dell’an‑ dalla dea Roma e dai suoi
no era stato denominato Iulius, così in onore di Augusto il sesto mese fu ribattez‑ familiari. In basso sono
raffigurati soldati romani e
zato Augustus. Inoltre Augusto impose che nei templi fossero venerati i suoi lari barbari sconfitti. (Vienna,
e il suo genio. Il genio a Roma era lo spirito che proteggeva il singolo individuo Kunsthistorisches Museum)
12 UNITÀ 1 La Roma imperiale

e ne ispirava le scelte: il suo culto, così come quello dei lari, era un culto privato
che si svolgeva all’interno delle pareti domestiche. A partire da Augusto, il cul‑
to del genio dell’imperatore divenne una pratica pubblica a cui i sudditi erano
obbligati: in tal modo, egli evitava di presentarsi come un dio, ma otteneva co‑
munque di dare al proprio potere una caratterizzazione sacra.

Augusto cambia il volto di Roma Sempre nel quadro della celebrazione


del potere imperiale, Augusto promosse la realizzazione e il restauro di nume‑
rose opere pubbliche, mirate ad abbellire Roma e a renderla degna del ruolo di
capitale di un impero esteso all’intero Mediterraneo.
Nei secoli precedenti Roma era cresciuta in maniera disordinata: molte strade CONFRONTARE
LE INFORMAZIONI
erano in terra battuta e persino i templi, per lo più realizzati in legno e mattoni,
Sul sito
erano ben lontani dallo splendore degli edifici che adornavano le capitali dei [Link]
regni ellenistici, tanto che nel 180 a.C. alcuni ambasciatori macedoni avevano documentati riguardo
criticato l’aspetto della città «che non era ancora stata abbellita». al mausoleo di Augusto,
monumento attualmente
Durante il suo principato Augusto diede un forte impulso all’attività edilizia: non accessibile
Svetonio scrisse che Augusto si vantò di «lasciare in marmo la città che aveva al pubblico perché
trovato fatta di mattoni». I templi già esistenti furono restaurati e abbelliti e al oggetto di restauro.
loro fianco sorsero nuove splendide costruzioni. Fu costruito il nuovo Foro di
Augusto, un’ampia piazza rettangolare chiusa su un lato dal tempio di Marte e
sugli altri due da un elegante portico. Al centro del Foro troneggiava una statua
equestre del principe vittorioso. Nel 17 a.C. fu inaugurato uno dei primi teatri
in muratura della città, il Teatro di Marcello (dedicato al nipote di Augusto).
Lungo le rive del Tevere – il cui letto fu ripulito dai detriti e i cui argini furono
rinforzati per limitare i danni delle esondazioni che periodicamente allagavano
Roma – Augusto fece erigere un mausoleo destinato a ospitare la sua tomba. Lo
stesso fervore costruttivo investì anche altre città italiane, che si arricchirono di L’Ara Pacis fu il simbolo
nuovi e splendidi edifici pubblici. La fine delle guerre civili e l’instaurarsi della monumentale della
pacificazione dell’impero
Pax Augustea furono celebrati con l’inaugurazione nel 9 a.C. di un imponente realizzata da Augusto.
monumento nel cuore di Roma: l’Ara Pacis Augustae (l’Altare della Pace di Au‑ La sua costruzione venne
decretata dal Senato per
gusto), più noto come Ara Pacis, le cui ricche decorazioni allegoriche riassume‑ celebrare le sue vittorie in
vano i principali temi della propaganda augustea. Spagna e Gallia. L’altare
è costituito da un recinto
quadrato posto su un basso
podio che richiama i culti
tradizionali e le origini rurali
della civiltà romana. (Roma,
Museo dell’Ara Pacis)
LEZIONE 1 Augusto e la dinastia Giulio‑Claudia 13

4 La politica estera
A Occidente: i confini dell’impero raggiungono il Reno e il Danubio CONFRONTARE
LE INFORMAZIONI
Durante il principato di Augusto la politica di espansione territoriale di Roma
proseguì. Anche le conquiste furono utilizzate in chiave propagandistica: le Aiutandoti con la carta
a p. 4 individua gli Stati
numerose spedizioni militari furono infatti presentate come guerre di difesa, che attuali conquistati da
miravano a neutralizzare i potenziali nemici e a espandere i confini della civiltà Roma sotto il principato di
romana in regioni sino a quel momento occupate dai barbari. Augusto.
Inizialmente Augusto pacificò la Spagna e la Gallia, quindi portò sotto il con‑
trollo di Roma le regioni alpine, la Rezia, il Norico, la Mesia e la Pannonia, corri‑
spondenti alle attuali Svizzera, Austria, Germania meridionale, Ungheria e Bul‑
garia. L’Europa centrale al tempo era un territorio non urbanizzato, occupato
prevalentemente da foreste e abitato da popolazioni nomadi o seminomadi. Per
presidiare i nuovi territori di conquista, Augusto procedette alla fondazione di
nuove città, come Augusta Praetoria, l’attuale Aosta.
Augusto portò i confini dell’impero sino al Danubio e al Reno, tuttavia il
suo obiettivo era spingersi oltre, fino a raggiungere il fiume Elba. Le legioni ro‑
mane erano in effetti riuscite a raggiungere l’Elba, ma il controllo romano sulle
regioni a nord del Reno si era rivelato precario anche a causa delle frequenti ri‑
bellioni dei Germani. Nel 9 d.C. tre legioni al comando del generale Varo furono
completamente annientate dai Germani guidati da Arminio nella battaglia del‑
la selva di Teutoburgo. La cocente sconfitta costrinse Augusto ad abbandonare
parte dei territori conquistati e ad arretrare sino al corso del Reno e del Danubio.
Lo stesso Augusto sconsigliò ai suoi successori di spingersi oltre quel confine
e il suo consiglio fu seguito, tanto che per secoli questi due fiumi costituirono CARTA ANIMATA
il limite settentrionale dell’impero e garantirono la difesa dalle incursioni delle Chi sconfigge i Romani
popolazioni germaniche. a Teutoburgo?

Confine dell’impero Province romane


nel 12 a.C. SARMATI ALANI nel 14 a.C.
Campagne romane
fra il 12 e il 9 a.C. Regno del Bosforo
MARE ANGLI SIRACI
Stati clienti
DEL NORD Panticapeo indipendenti
Limite raggiunto Armenia
SASSONI nel 9 d.C. invasa dai Parti
Elb Battaglie
a Monti del Caucaso
Teutoburgo MAR NERO
FRISONI Sinope Colchide
W
es SENONI
er CHERUSCI Iberia
Colonia Bitinia e Ponto Amiso
Ara Agrippina Trebisonda
Ge

SVEVI VANDALI
(Colonia)
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CATTI
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Augusta Ankara Artaxata


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Treverorum Armenia
Inferi

(Treviri) Cappadocia
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Galazia
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(Magonza) Cesarea
Lago
Mos

io di Van
nub Iconio Commagene Lago
Argentoratum Da di
Edessa Nisibis Urmia
(Strasburgo)
Augusta Tarso
Siria
Vindelicorum Carnuntum Cilicia Arbela
Eufra
(Augsburg) (Petronell-Carnuntum) Aleppo te
Augusta REGNO DEI PARTI
Raurica Cipro
(Augst)
Tig

MAR Palmira
ri

MEDITERRANEO
14 UNITÀ 1 La Roma imperiale

FOCUS La battaglia di Teutoburgo Nel 6 d.C. Augusto aveva inviato


in Germania come legato imperiale Publio Quintilio Varo e gli aveva affidato
il comando di tre legioni. Varo cercò di accrescere il controllo romano sulla
Germania, ma il suo tentativo finì per destare il malcontento dei capi militari
germanici che, di fronte al pericolo di vedere limitata la propria autorità, ini‑
ziarono a organizzare una rivolta.
Nel settembre del 9 d.C. Varo era accampato con le sue tre legioni e 5000
ausiliari nella zona tra il Reno e l’Elba. Avvicinandosi l’inverno, decise di far
ritorno a Sud e, dal momento che aveva una conoscenza approssimativa del
territorio, si affidò ai consigli di Arminio, il capo della tribù dei Cherusci. Negli
anni precedenti Arminio aveva militato a fianco delle legioni romane e quindi
era ritenuto un alleato fedele, tanto che in cambio dei suoi servigi gli era stata
concessa la cittadinanza romana. Contro ogni previsione, Arminio condusse
Varo in una trappola, che scattò mentre le legioni romane stavano attraver‑
sando la selva di Teutoburgo. Sorpresi durante la marcia di trasferimento, i
Romani si trovarono a combattere in una zona boschiva e circondata da ac‑
quitrini paludosi che impediva loro di mettere a frutto la superiore organizza‑
zione bellica. La battaglia durò tre giorni: alla fine del terzo, Varo e gli ufficiali,
vedendo che la resistenza era ormai vana, si suicidarono. I soldati sopravvis‑
suti furono gettati in schiavitù.
Gli storici romani imputarono la sconfitta all’incapacità del Varo e all’ingan‑
no di Arminio. In realtà, la disfatta fu anche il frutto dei pregiudizi dei Romani
che, considerando i Germani un popolo barbaro, ne avevano sottovalutato il
desiderio di riscatto e le capacità belliche. Da un punto di vista meramente
militare, la battaglia di Teutoburgo fu un episodio minore: Roma aveva subito
sconfitte ben più cocenti e non avrebbe avuto difficoltà a rimpiazzare le trup‑
pe distrutte. Nondimeno, la strage fu uno shock che spinse Augusto a ricon‑
siderare i propri piani di espansione a nord del Reno. La battaglia di Teuto‑ Una gigantesca statua
burgo costituì pertanto un punto di svolta nella storia dell’impero, in quanto di Arminio, il condottiero
che umiliò i Romani
portò all’arresto dell’espansione romana nell’Europa centrale. a Teutoburgo, orna
il monumento eretto
in suo onore a Detmold,
in Germania.
A Oriente: mediazione diplomatica e regni clienti Il quadro politico
dell’Oriente era molto diverso da quello dell’Europa centrale. Qui infatti Roma
doveva fronteggiare un regno forte e organizzato come quello dei Parti, erede
dell’antico impero persiano. Per questa ragione, in Oriente Augusto preferì l’im‑
piego della diplomazia all’uso della forza e, nel 20 a.C., stipulò con i Parti un ac‑
cordo che delimitava le rispettive zone di influenza. In quell’occasione, Augusto
ottenne la restituzione delle insegne militari sottratte a Crasso nel 53 a.C.: un
episodio di scarsa rilevanza politica che fu tuttavia presentato dalla propaganda
augustea come un’importante rivincita, densa di significati simbolici.
Sempre ricorrendo a trattative diplomatiche, Augusto favorì la formazione
lungo i confini dell’impero di piccoli regni, come quelli del Ponto, della Tracia e
del regno di Giudea, affidato a Erode il Grande. Questi regni sono definiti dagli
storici regni vassalli perché, pur essendo formalmente indipendenti, erano di
fatto controllati da Roma. Anche in Asia come in Europa centrale, la linea politi‑
ca di Augusto fu adottata dai suoi successori: malgrado alcune sporadiche scara‑
mucce lungo i confini, gli accordi con i Parti rimasero in vigore per tutto il I se‑
colo d.C., invece i regni vassalli furono progressivamente inglobati nell’impero.
LEZIONE 1 Augusto e la dinastia Giulio‑Claudia 15

5 La nascita della dinastia Giulio-Claudia


I problemi legati alla successione Augusto non aveva figli maschi ma solo
una figlia, Giulia: si pose così il problema di chi gli sarebbe succeduto alla guida
di Roma. Inizialmente Augusto individuò come propri successori i figliastri Ti‑
berio e Druso che sua moglie Livia aveva avuto da un precedente matrimonio.
Druso però morì durante una campagna in Germania, e quindi Augusto adottò
Tiberio e lo indicò come proprio erede, imponendogli però di adottare e nomi‑
nare come proprio successore Germanico, figlio di Druso e quindi nipote di Ti‑ Adozione
berio. Con l’adozione di Tiberio, ebbe inizio la dinastia Giulio‑Claudia, dal no‑
A Roma l’adozione rivestiva
me delle due gentes alle quali appartenevano rispettivamente Augusto e Tiberio. un valore politico e sociale,
Augusto morì nel 14 d.C. e la transizione del potere si svolse pacificamente, in quanto era uno strumen‑
to impiegato per stringere
anche perché negli anni precedenti Augusto aveva provveduto a trasferire a Ti‑
alleanze. Riguardava infatti
berio il governo proconsolare e la potestà tribunizia. Solo alcune legioni di stan‑ uomini adulti che venivano
za in Germania provarono a imporre il proprio comandante Germanico, il quale accettati nella gens di chi li
adottava in modo da sancire
tuttavia si affrettò a giurare fedeltà a Tiberio. Il fatto che non vi fu nessuna seria
un’alleanza politica.
opposizione alla successione costituisce una prova di come i Romani avessero
ormai accettato quella che di fatto era una monarchia ereditaria.
Tuttavia già durante il regno di Tiberio all’interno della famiglia del principe
si scatenarono aspre lotte per il potere, che assunsero la forma della congiura.
In breve tempo il ricorso all’assassinio degli avversari o degli stessi imperatori
divenne una pratica abituale tanto che, tra i primi quattro successori di Augusto,
Tiberio fu l’unico a morire di morte naturale.

Il Senato si oppone al principe Il sistema augusteo si basava, come abbia‑ Cammeo di Tiberio.
L’imperatore, al centro,
mo visto, su un compromesso tra il principe e il Senato: il principe governava è raffigurato insieme ad
ma formalmente il Senato manteneva la propria centralità. Con i successori di altri membri della famiglia
Giulio‑Claudia. (Parigi,
Augusto tale equilibrio entrò in crisi. Alcuni imperatori (come Caligola o Biblioteca Nazionale)
Nerone) tentarono di governare come sovrani assoluti e, cer‑
cando di dare al proprio potere una connotazione sacra,
pretesero di essere adorati come divinità. Quando i sena‑
tori si opponevano a questa politica assolutistica, gli
imperatori rispondevano accusandoli di lesa maestà
– un crimine analogo al tradimento – e sottoponen‑
doli a processi che si chiudevano invariabilmente
con la condanna a morte e la confisca dei beni. In
alternativa, per evitare l’onta del processo e della
pubblica esecuzione, l’imperatore offriva loro la
possibilità di suicidarsi. A loro volta i senatori
reagivano a questi processi organizzando con‑
giure per detronizzare gli imperatori e sostitu‑
irli con membri della famiglia imperiale mag‑
giormente disposti a riconoscere il loro ruolo.
Nelle lotte per il potere un ruolo rilevante fu
assunto dai pretoriani, che costituivano l’uni‑
ca forza militare presente in città: ciò consentì
loro di intervenire nella scelta dei nuovi impera‑
tori e persino di imporre con la forza delle armi il
proprio candidato.
16 UNITÀ 1 La Roma imperiale

FOCUS Il giudizio degli storici romani Gli storici romani hanno espres‑
so un giudizio generalmente poco lusinghiero sugli imperatori della dinastia
Giulio‑Claudia. Nelle opere di autori come Tacito o Svetonio, i successori di
Augusto vengono spesso descritti come folli, dissoluti e sanguinari: Sveto‑
nio definì esplicitamente Caligola «una sorta di mostro». Simili giudizi vanno
però presi con estrema cautela, in quanto poco obiettivi. Gli storici romani,
infatti, appartenevano all’aristocrazia senatoria e le loro opere rappresentano
il punto di vista del loro ceto: non a caso sono ricche di lodi per gli impera‑
tori che rispettavano l’aristocrazia senatoria ed estremamente critiche verso
quelli che ne limitarono le prerogative e i privilegi.

Il principato di Tiberio: gli inizi pacifici… Tiberio, il primo imperatore del‑


la dinastia Giulio‑Claudia, regnò dal 14 al 37 d.C. Quando salì al potere aveva 55
anni: era un uomo capace che aveva maturato una notevole esperienza come
generale nelle campagne militari di Augusto. Inoltre, poiché discendeva da
un’antica famiglia senatoria, la sua ascesa fu accolta con favore dal Senato. Pro‑
seguendo lungo la strada tracciata da Augusto, Tiberio razionalizzò l’am‑
ministrazione dell’impero e aumentò il numero dei funzionari preposti
al suo governo. Si occupò inoltre di risanare le finanze di Roma e, a questo
scopo, ridusse le spese che lo Stato sosteneva per gli spettacoli pubblici fi‑
nendo però per alienarsi il favore della plebe urbana.
Per quanto riguarda la politica estera, in Europa Tiberio seguì il consi‑
glio di Augusto di non spingersi oltre il Reno e il Danubio e, con una serie
di campagne militari condotte dal nipote Germanico, si limitò a rafforzare
i confini settentrionali dell’impero. In Oriente invece promosse una politica
di espansione con l’annessione di alcuni dei regni vassalli creati da Augusto in
Asia Minore (per esempio, la Cappadocia divenne provincia romana).
Malgrado i successi iniziali, il principato di Tiberio fu contrassegnato dall’e‑
splodere delle lotte per il potere. Come abbiamo visto, al momento della sua
adozione da parte di Augusto, Tiberio era stato costretto ad adottare a sua volta
il nipote Germanico, un valido generale che si era distinto nelle campagne mili‑
tari condotte in Europa centrale ed era molto amato sia dai soldati sia dalla plebe.
Temendo la sua popolarità, Tiberio lo allontanò da Roma e lo inviò in Siria. Nel
19 d.C., quando era da poco arrivato in Oriente, Germanico morì improvvisa‑
mente: la responsabilità della sua morte fu attribuita a Tiberio, il quale fu sospet‑
tato di averlo fatto avvelenare per eliminare un possibile avversario.

… e la conclusione nel sangue Tiberio aveva sempre avuto un carattere in‑


troverso, ma la morte di Germanico e i sospetti che ne derivarono lo resero an‑
cora più ombroso, segnando un punto di svolta nel suo principato. Nel 26 d.C.,
probabilmente per sottrarsi al clima di tensione che gravava sulla capitale, Tibe‑
rio lasciò Roma e si trasferì a Capri. Il governo della città fu affidato a Lucio Elio Un ritratto di Tiberio
del 30 d.C. Tiberio
Seiano, il prefetto del pretorio, che avviò una feroce repressione di tutti gli oppo‑ mantenne nelle proprie
sitori: numerosi senatori furono processati per lesa maestà e giustiziati. mani tutte le cariche
ricoperte da Augusto ma,
In breve tempo, Seiano concentrò un enorme potere nelle proprie mani, tan‑ per sottolineare il suo
to che Tiberio iniziò a sospettare che stesse organizzando un complotto per spo‑ ossequio alla tradizione
repubblicana, rinunciò a
destarlo: nel 31 d.C. lo fece quindi arrestare e giustiziare. La morte di Seiano non ogni onore divino, al titolo
pose fine alle violenze: gli ultimi anni del principato di Tiberio furono contrasse‑ di imperator e a quello di
padre della patria. (Città del
gnati dai processi e dalle esecuzioni di tutti coloro che erano anche solo sospettati Vaticano, Musei Vaticani)
LEZIONE 1 Augusto e la dinastia Giulio‑Claudia 17

di tramare contro il principe. Fra le vittime vi furono anche la moglie e due figli di
Germanico, che vennero prima esiliati e quindi costretti al suicidio.
Gli storici romani, che descrissero bene questo cupo clima di terrore nelle proprie
opere, sorvolarono invece su un evento coevo e destinato ad avere grande importan‑
za: la crocefissione di Gesù Cristo, che avvenne in Palestina attono al 30 d.C.
Tiberio non rientrò mai a Roma: morì nel 37 d.C. dopo aver indicato come suc‑
cessore l’unico fra i figli di Germanico ancora in vita, Gaio Cesare detto Caligola
perché da bambino indossava spesso i calzari (caligae) portati dai legionari.

6 LÕimpero da Caligola a Nerone


Gli eccessi di Caligola La scelta di Caligola, che al tempo aveva appena 24
anni, era stata imposta a Tiberio e al Senato dalla plebe e dall’esercito: tale infatti
era stata la popolarità di Germanico che sia i soldati sia la popolazione di Roma
furono compatti nel chiedere – anzi nel pretendere – che i poteri di Tiberio pas‑
sassero all’unico dei suoi figli ancora in vita.
Appena salito al potere, Caligola – che in gioventù aveva soggiornato presso le
corti dei regni ellenistici – iniziò a governare in maniera assolutistica secondo
Statua in marmo
il modello orientale. Così, per esempio, introdusse a Roma i culti e il cerimo‑ di Caligola del I secolo d.C.
niale egizi, pretendendo onori divini per sé e per la sorella. Inoltre, abbandonò (Napoli, Museo
Archeologico Nazionale)
la politica di rigore finanziario perseguita da Tiberio e, con lo scopo di assicurarsi
il favore della plebe, destinò cifre enormi alla costruzione di nuovi edifici, all’or‑
ganizzazione di spettacoli pubblici e al finanziamento di spedizioni militari fal‑
limentari, come quella per la conquista della Britannia che fu prima allestita e
poi annullata all’ultimo momento senza una chiara ragione. A questi eccessi, che
dissestarono il bilancio dello Stato, Caligola unì una condotta personale che de‑
stava scandalo in tutta Roma. Simili scelte provocarono una decisa opposizione
Statua dell’imperatore
del Senato, alla quale l’imperatore reagì con estrema durezza accusando di lesa Claudio in veste di Giove.
maestà e condannando a morte chiunque osasse contrastarlo. (Città del Vaticano, Musei
Vaticani/Scala)
Caligola era al potere da soli quattro anni quando, nel 41 d.C., fu ucciso in una
congiura organizzata da senatori e pretoriani. Dopo la sua morte il Senato ne
ordinò la damnatio memoriae, ossia decretò che il suo nome fosse cancellato da
ogni iscrizione o monumento, così che di lui non rimanesse neanche la memoria.

Il buon principato di Claudio Come nuovo imperatore i congiurati scelsero


Claudio (41‑54 d.C.), fratello di Germanico e quindi zio di Caligola. Apparentemen‑
te Claudio era la persona meno adatta a essere elevata al principato: era un lettera‑
to, privo di esperienza militare, che fino ad allora si era tenuto lontano dalla scena
pubblica e aveva preferito dedicarsi agli studi di storia e letteratura. I suoi stessi
parenti lo consideravano una persona di scarso valore. Anche l’aspetto fisico lo
penalizzava: era infatti zoppo e balbuziente.
Contrariamente alle aspettative, Claudio si rivelò un buon imperatore e un ot‑
timo amministratore: fu rispettoso delle prerogative del Senato e, con un’attenta
politica finanziaria, rimise in sesto il bilancio dello Stato. Rafforzò e razionaliz‑
zò la burocrazia imperiale, creando tre uffici che avevano competenze specifi‑
che sul fisco, sulle petizioni provenienti da privati e sulla corrispondenza con
i magistrati che governavano l’impero. In assenza di un ceto di funzionari pre‑
posto a tali uffici, Claudio assegnò importanti incarichi nell’amministrazione
imperiale ai suoi liberti, tanto da essere soprannominato “imperatore dei liberti”.
Le operazioni di carico
di derrate alimentari su
un battello in un affresco
del III secolo d.C. (Città del
Vaticano, Musei Vaticani)

Pur essendo privo di esperienza militare, Claudio fu dopo Augusto l’imperato‑


re che più ampliò i confini dell’impero: i suoi generali conquistarono infatti la
Mauretania – grossomodo corrispondente ai territori degli attuali Algeria e Ma‑
rocco – e, in Oriente, la Giudea, la Tracia e la Bitinia. Inoltre, guidò personalmen‑
te la spedizione che nel 44 d.C. portò alla conquista della Britannia meridionale.
Claudio promosse inoltre la fondazione di nuove città, curò la manutenzio‑
ne degli acquedotti e delle strade sia a Roma sia nelle province e, per rendere più
agevole l’approvvigionamento di viveri per Roma, fece costruire a Ostia un nuo‑
vo porto collegato al Tevere tramite un canale navigabile e nel quale potevano
Claudio e la moglie
attraccare le navi. Estese quindi la cittadinanza romana a varie popolazioni delle Messalina su un cocchio
province (∑ Lezione 2, p. 34). in un cammeo del
I secolo d.C. (Parigi,
Biblioteca Nazionale/
Claudio muore avvelenato da Agrippina Claudio fu un ottimo imperato‑ Sailko)
re, ma il suo governo fu caratterizzato da un aumento delle lotte per il potere
all’interno della famiglia del principe, tanto che i suoi detrattori lo dipinsero co‑
me un uomo debole e sciocco, vittima dei giochi di potere dei suoi stessi fami‑
gliari e succube, in particolare, delle sue mogli.
Claudio sposò in prime nozze Messalina, la quale, dopo aver dato scanda‑
lo con la sua condotta licenziosa, fu condannata a morte dallo stesso principe
con l’accusa di adulterio e di aver complottato contro di lui. In seconde nozze
Claudio sposò Agrippina, che da un precedente matrimonio aveva già avuto
un figlio, Nerone.
Agrippina fece di tutto per favorire l’ascesa di Nerone sino a convincere Claudio
ad adottarlo e a indicarlo come proprio erede. Nel 54 d.C., poco dopo aver adotta‑
to Nerone, Claudio morì ucciso da un piatto di funghi velenosi che, secondo al‑
cune voci mai confermate, gli erano stati serviti da Agrippina con la complicità
del prefetto del pretorio Afranio Burro.

Britannia LÕimpero romano alla morte di Augusto


Germania Province annesse da Tiberio
OCEANO Belgica Inf.
Ren

ATLANTICO Lugdunense Province annesse da Claudio


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LEZIONE 1 Augusto e la dinastia Giulio‑Claudia 19

Nerone e il Senato: dall’accordo allo scontro Quando Nerone (54‑68 d.C.)


fu acclamato imperatore aveva appena 17 anni. A causa della sua giovane età,
in un primo tempo governò sotto il controllo della madre Agrippina, del prefet‑
to del pretorio Afranio Burro e del suo precettore, il filosofo Lucio Anneo Se‑
neca. I primi quattro anni del suo principato furono contrassegnati dall’assen‑
za di gravi tensioni e dall’accordo fra l’imperatore e il Senato.
Tuttavia, a partire dal 58 d.C., Nerone si svincolò dalla tutela esercitata su
di lui: allontanò dalla corte imperiale Afranio Burro e Seneca e fece uccidere
la madre, accusandola di aver congiurato contro di lui. Dopo essersi libera‑
to dei suoi tutori, Nerone impresse una svolta autoritaria al suo governo e
iniziò a pretendere di essere adorato come un sovrano orientale: in tal modo
entrò ben presto in contrasto con il Senato.
Seppe però ingraziarsi il favore della plebe organizzando spettacoli e com‑
petizioni di gladiatori. L’amore per la cultura greca lo portò a cimentarsi per‑
sonalmente nelle gare di canto e nelle competizioni sportive (in alcuni casi,
costrinse i senatori a fare altrettanto). Durante un suo viaggio in Grecia pre‑
se parte alle olimpiadi, dove – ovviamente – fu acclamato vincitore. Questi at‑
teggiamenti di carattere divistico erano sicuramente frutto della personalità L’imperatore Nerone
eccentrica di Nerone, ma rientravano anche in un accorto calcolo politico, dato e la madre Agrippina
in un bassorilievo
che erano graditi alla plebe e servivano ad ottenerne il consenso. Erano però mal‑ del 59 d.C. (Karaca,
visti dai senatori e dai cavalieri e finirono per accrescere la loro opposizione nei Aphrodisias Museum)
confronti dell’imperatore.

L’incendio di Roma Nel 64 d.C. un terribile incendio distrusse un’ampia par‑


te di Roma. Nerone incolpò dell’accaduto la piccola comunità cristiana che si era
formata in città e scatenò contro di essa una persecuzione nel corso della quale
furono arrestati e condotti al martirio anche san Pietro e san Paolo. Sulle cene‑
ri dei quartieri distrutti, Nerone fece edificare una nuova sontuosa reggia – la La sala ottagona della
Domus Aurea – analoga per splendore a quelle dei sovrani orientali ed estesa per Domus Aurea costruita
fra il 64 e il 68 d.C. Aveva
ben 80 ettari: un atteggiamento da sovrano assoluto che non fu apprezzato dai un’estensione di 80 ettari
Romani. Per sostenere le spese colossali necessarie alla costruzione della Domus e conteneva giardini,
edifici, ville, viali, orti,
Aurea e all’organizzazione dei giochi a favore della plebe, Nerone fu costretto ad terme, porticati e bacini
aumentare le tasse e a varare una riforma monetaria: la quantità di oro e di ar‑ d’acqua. La sala ottagona
era probabilmente una
gento presente nelle monete fu diminuita di modo che, a parità di metallo pre‑ spettacolare sala per
zioso posseduto, la zecca potesse coniare un numero di monete maggiore. banchetti. (Scala)
20 UNITÀ 1 La Roma imperiale

Sempre più esasperati i senatori organizzarono un complotto contro Nerone, ma GLI IMPERATORI
la congiura fu scoperta e i cospiratori condannati a morte; fra loro c’era anche Se‑ DELLA DINASTIA
GIULIO-CLAUDIA
neca, che preferì il suicidio a una pubblica esecuzione.
Ormai, però, il malumore serpeggiava anche nelle province e tra i soldati, a Tiberio (14‑37 d.C.)
cui le paghe non arrivavano più con la regolarità garantita ai tempi di Augusto.
Nel 66 d.C. scoppiò una rivolta tra i soldati inviati in Giudea e nel 68 d.C. anche
le legioni di stanza in Gallia e in Spagna si ribellarono all’imperatore. A questo Caligola (37‑41 d.C.)
punto i senatori si accordarono con i pretoriani e proclamarono Nerone “nemi‑
co pubblico”: ormai solo e isolato, Nerone scelse di farsi uccidere da uno schiavo
Claudio (41‑54 d.C.)
per evitare la cattura. Come per Caligola, anche per Nerone il Senato ordinò la
damnatio memoriae. Con la morte di Nerone terminava la dinastia Giulio‑Claudia.
Nerone (54‑68 d.C.)

FOCUS Nerone e l’incendio di Roma Tra gli imperatori romani, Nero‑


ne è quello che più ha solleticato la fantasia dei posteri, anche per merito (o
demerito) dei molti romanzi e film che lo descrivono come un sovrano disso‑
luto, crudele e squilibrato, che fece bruciare Roma per poter creare una nuo‑
va città ancora più bella della precedente. A rafforzare tale immagine nega‑
tiva sono anche le sue torbide vicende famigliari: Nerone fece assassinare
sua madre Agrippina e la prima moglie Ottavia e uccise personalmente la
seconda moglie Poppea prendendola a calci mentre era incinta. Eppure, per
quanto quella di Nerone sia una personalità controversa che pare presenta‑
re una vena di follia, l’imperatore va scagionato dall’accusa di aver fatto ap‑
piccare l’incendio che, a partire dal 18 luglio del 64 d.C., infuriò su Roma di‑
struggendo gran parte della città.
Le fiamme partirono, secondo gli storici, per cause accidentali da una bot‑
tega nei pressi del Circo Massimo. Probabilmente a provocare l’incendio fu
un braciere rovesciato o una lampada ad olio: che cosa avvenne di preci‑
so non lo sapremo mai. In una città in cui la maggior parte delle case erano
in legno, le fiamme si propagarono in fretta, anche a causa del secco clima
estivo e di un forte vento. L’incendio arse per nove giorni, distruggendo in‑
teri quartieri e causando centinaia di vittime.
Nerone, che si trovava ad Anzio, rientrò subito in città e si prodigò nei soc‑
Hubert Robert, L’incendio
corsi: aprì i giardini della propria abitazione a chi aveva perso la casa, fece di Roma, 1785. (Le Havre,
arrivare provviste e generi di prima necessità per la popolazione, coordinò Musée d’Art Moderne)
le operazioni di spegnimento dell’incendio. Nulla nel
suo comportamento di quei giorni lascia intendere,
come fu poi insinuato, che fu lui ad appiccare le fiam‑
me per liberare la vasta area sulla quale in seguito
fece costruire la Domus Aurea.
Il primo storico a parlare di una presunta responsa‑
bilità di Nerone è Tacito, che però scrive cinquant’an‑
ni dopo l’incendio e riportò tali accuse come voci e
non come fatti provati. Furono gli autori successivi – e
soprattutto gli storici cristiani che non perdoneranno
a Nerone le persecuzioni contro la comunità cristiana
di Roma – a tramutare queste voci in fatti e a creare
la leggenda dell’imperatore pazzo che, mentre Roma
brucia, declama versi suonando la cetra.
VITA QUOTIDIANA 21

La Suburra
I quartieri malfamati della
Roma repubblicana, la Suburra
e il Velabro, erano luoghi
estemamente pericolosi,
soprattutto di notte.

Il quartiere popolare della Suburra in un plastico della


R oma, negli ultimi due secoli della Repubblica, non
si esauriva nei marmi del foro o nelle ricche domus
dei senatori. Il suo nuovo ruolo, capitale di un impero
Roma antica. (Roma, Museo della Civiltà Romana/DeA/
Scala)
La lapide di un vinaiolo a forma di barilotto del III secolo d.C.
ormai esteso a tutto il Mediterraneo, aveva attirato in (Evora, Museo Archeologico/Ken & Nyetta/Flickr)
città una massa di persone: l’immigrazione dalle altre
zone d’Italia era tale che nel 187 a.C. le città alleate che nelle ore diurne erano affollate da una miriade di
avevano inviato un’ambasciata al Senato, lamentan‑ piccole botteghe artigiane e nelle quali si poteva cam‑
dosi per il fatto che molti loro cittadini, una volta a Ro‑ minare con relativa sicurezza, al tramonto si svuotava‑
ma, si erano registrati come cittadini romani. L’inda‑ no e diventavano deserte e buie. Le uniche luci erano
gine che aveva seguito quest’accusa aveva portato quelle delle taverne malfamate e dei locali dei lenoni.
all’identificazione e all’espulsione da Roma di migliaia A Roma, come in tutte le città dell’antichità, non esi‑
di questi finti cittadini. steva infatti un’illuminazione pubblica e uscire di casa
dopo il tramonto era estremamente pericoloso: i ric‑
La Suburra, un labirinto dentro Roma chi che si avventuravano di notte per le vie della città
Le persone che giungevano a Roma trovavano solita‑ lo facevano solo sotto la protezione di una scorta di
mente alloggio nelle aree popolari, come il Velabro o schiavi ben armati e muniti di torce.
la Suburra. Sotto questa poderosa spinta demografi‑ Ai ladri e agli ubriachi, sempre pronti ad attaccar
ca, i quartieri si svilupparono in maniera incontrollata briga con chiunque non fosse in grado di difendersi, si
e al di fuori di ogni tentativo di razionalizzazione urba‑ aggiungevano poi le bande di giovani aristocratici che,
nistica, dando vita a una fitta rete di vicoli tortuosi e di grazie alla sicurezza che gli garantiva l’appartenenza
stradine che aggiravano le case o si inerpicavano sulle a una famiglia importante, seminavano il panico nei
pendici dei colli. lupanari o nelle taverne. Non c’è quindi da stupirsi se
La Suburra, che si estendeva nell’area compresa Giovenale, in una sua celebre satira, consiglia di fare
tra il Quirinale, il Viminale, il Celio e l’Oppio, era il più testamento a chi è così avventato da uscire di notte
malfamato tra i quartieri di Roma: a fianco degli artigia‑ a Roma.
ni e dei piccoli negozianti vi era una pletora di emargi‑
nati che vivevano di espedienti, di lavori saltuari e del COMPRENDERE E COLLEGARE
grano ricevuto dalle distribuzioni mensili della Repub‑ a. Quali erano i principali rischi per chi si avventurava nella
blica. Numerosi erano i ladri, i bari e i lenoni ma non Suburra di notte?
mancavano gli schiavi fuggitivi, che qui avevano buo‑ b. Anche nelle metropoli moderne accanto a zone più
ne speranze di sparire inghiottiti dall’anonimato della residenziali esistono quartieri dove le infrastrutture sono
folla. Giulio Cesare, all’inizio della propria carriera po‑ meno sviluppate. Insieme ai tuoi compagni, fai un elenco
litica, aveva scelto di risiedere proprio nella Suburra, in di strutture che pensi siano necessarie per rendere un
quartiere vivibile.
un gesto chiaramente finalizzato a ingraziarsi il favore
della plebe di Roma.

Quartieri pericolosi e bui


Ogni giorno dalla Suburra o dal Velabro sciamava una
folla di disoccupati, questuanti o borseggiatori che si
dirigeva verso il foro o i mercati, in cerca di un lavoro
o di una vittima da rapinare.
I vicoli tortuosi e oscuri della Suburra erano il terri‑
torio ideale per le bande di ladri. Le vie del quartiere,
lezione 1 A COLPO D’OCCHIO
OTTAVIANO
AUGUSTO
(27 a.C.-14 d.C.)
restaura la rende più efficiente
repubblica l’amministrazione
dell’impero

ma con

mantiene per sé
tutte le cariche i prefetti per la la divisione
più importanti fonda città di Roma delle province

in
la dinastia
Giulio -
potere
Claudia
tribunizio
senatorie imperiali
che continua con
proconsole
per
tutte le risana
Tiberio
province le finanze
(14-37 d.C.)
dello stato

pontefice
massimo Caligola eccessivo muore in una
(37-41 d.C.) e sregolato congiura

avvia opere
Claudio pubbliche
(41-54 d.C.)
conquista la
Britannia sud

regna Senato
Nerone
in modo perciò ed esercito
(54-68 d.C.)
autoritario si ribellano
lezione
1 SINTESI 23

Augusto e la dinastia Giulio-Claudia

1 Il principato augusteo
• In Europa centrale il confine dell’impero
• Dopo la sconfitta di Antonio ad Azio si assesta lungo il Danubio e il Reno: il
(31 a.C.), Ottaviano non ha più avversari. tentativo di spingersi fino al fiume Elba
Rientra a Roma e, almeno in apparenza, fallisce con la battaglia di Teutoburgo,
proclama il ritorno alla Repubblica, in cui i Germani annientano le legioni
ottenendo l’appoggio del Senato. romane. A Oriente Augusto sceglie invece
• In realtà Ottaviano, che ora ha anche il di accordarsi con i Parti, molto difficili da
titolo di Augusto, ricopre personalmente le sconfiggere.
principali magistrature repubblicane come
l’imperio su tutte le province romane e il 5 La nascita della dinastia
comando supremo dell’esercito. Giulio-Claudia

2 Il governo dell’impero
• Prima di morire Augusto nomina come
suo successore il figlio adottivo Tiberio: il
• Augusto rende l’amministrazione principato si trasforma in una monarchia
dell’impero più efficiente. A Roma, ereditaria. Nasce la dinastia Giulio-Claudia.
per esempio, affida l’amministrazione • Inizialmente Tiberio continua la
a prefetti. Riorganizza poi le province, politica di Augusto e risana le finanze.
dividendole in senatorie (affidate a Riduce i fondi destinati agli spettacoli
proconsoli scelti dal Senato) e imperiali pubblici, provocando l’ostilità della plebe.
(affidate a funzionari scelti da Augusto). In seguito, però, lascia Roma affidando
• Augusto riesce a mantenere l’appoggio l’amministrazione a Seiano, il prefetto
della società romana: a senatori e cavalieri del pretorio. Quando inizia ad accumulare
garantisce incarichi redditizi, mentre alla potere, Tiberio lo fa uccidere.
plebe offre grano e spettacoli di gladiatori.
6 L’impero da Caligola a Nerone
3 L’immagine del principe
e la propaganda
• Tiberio muore nel 37 d.C. Il suo
successore Caligola regna in modo così
• Augusto usa la propaganda per sregolato da inimicarsi il Senato.
presentarsi come garante della pace e delle Caligola viene assassinato in una congiura
tradizioni. Sostiene valori come la sobrietà, nel 41 d.C.
il rispetto della morale e della religione e la • Sale sul trono Claudio, che si dimostra
difesa della famiglia. un buon imperatore: rimette in sesto le
• Grazie al ricco Mecenate, Augusto si finanze dello Stato e conquista la Britannia
circonda di poeti e scrittori che diffondono meridionale.
l’idea della grandezza del principe. Anche • Claudio muore nel 54 d.C. e gli succede
Roma viene abbellita con grandiosi edifici Nerone. I rapporti fra l’imperatore e
che celebrano Augusto, come per esempio i senatori peggiorano per la politica
l’Ara Pacis. autoritaria imposta da Nerone, che vuole
essere adorato come una divinità. Quando
4 La politica estera nel 68 d.C. anche l’esercito si ribella,
• Roma continua a espandersi: le Nerone si fa uccidere da uno schiavo per
conquiste sono presentate come guerre per evitare la cattura. Termina la dinastia
difendere la pace romana dai nemici. Giulio-Claudia.
lezione 1 STUDIAMO INSIEME ONLINE

SPAZIO, TEMPO E LESSICO e. V F Il trasferimento di Tiberio a Capri portò a


unmiglioramento della situazione.
1. Numera nel corretto ordine di successione i se‑ f. V F Caligola dissestò il bilancio dello Stato
guenti imperatori e indica per ognuno di essi il pe‑ offrendo giochi alla plebe.
riodo in cui regnò. Quindi abbina ad ognuno di essi g. V F Alla sua morte il Senato tributò a Caligola
gli eventi riportati di seguito. particolari onori.
a. Augusto ................................... ................................... h. V F Claudio era un ex generale, famoso per le
b. Caligola ................................... ................................... sue conquiste militari.
c. Claudio ................................... ................................... i. V F Nella prima fase del suo impero Nerone si
d. Nerone ................................... ................................... scontrò con il Senato.
e. Tiberio ................................... ................................... j. V F Nerone partecipò personalmente alle gare
1. Battaglia della selva di Teutoburgo; 2. conquista di canto.
della Britannia; 3. costruzione dell’Ara Pacis;
4. figlio di Germanico; 5. fu avvelenato dalla moglie; 6. Rispondi.
6. introduce a Roma i culti orientali; 7. riceve dai Il prefetto dell’annona
Parti le insegne sottratte a Crasso; 8. incendio di a. governava le province.
Roma; 9. ha come precettore Seneca; 10. riforma b. riforniva Roma di grano.
monetaria; 11. si trasferisce a Capri; 12. si fa uccidere c. puniva gli omicidi.
da uno schiavo; 13. era zoppo e balbuziente d. comandava il pretorio.
Augusto si fece nominare pontefice massimo
2. Definisci in 3 righe i seguenti termini o traccia una
a. perché era molto credente.
biografia essenziale dei personaggi indicati.
b. per estromettere Licinio dal potere.
Mecenate; pretorio; Germanico; Seneca; prefetto c. per sacralizzare il proprio potere.
della città. d. per controllare meglio il Senato.
3. Dopo aver riletto il paragrafo 1 spiega il significa‑ L’Egitto
to dei titoli di Augustus, imperator e princeps con i a. era una provincia senatoria.
quali il Senato onorò Ottaviano. b. era considerato proprietà dell’imperatore.
c. entrò nell’impero dopo la morte di Augusto.
d. era indipendente e autonomo.
CONOSCENZE
4. Rileggi il paragrafo 1, quindi completa il seguente CONCETTI
testo scegliendo il termine corretto tra quelli pro‑
posti. 7. L’inizio del principato di Augusto fu segnato da due
Augusto si propose come avversario / difensore gesti altamente simbolici: rileggi il paragrafo 1 e in‑
/ sostenitore dei valori politici / repubblicani / dividuali, quindi spiega quale messaggio Augusto
tradizionali che avevano reso grande Roma: la inviava con essi.
morigeratezza dei costumi e il rifiuto del denaro / 8. Indica quali poteri Augusto si fece assegnare nel
lusso / spreco, il rispetto della etica / morale / onestà, 23 a.C. e quali prerogative ne derivavano.
l’attaccamento alla Italia / Repubblica / terra rispetto
all’arricchimento dato dal commercio / dalla guerra / 9. «Il principato augusteo si basava su una finzione
dagli schiavi. Fece approvare alcune leggi suntuarie giuridica». Spiega il significato di questa afferma‑
e altre in favore delle donne / del matrimonio / della zione e controlla la correttezza della tua risposta
famiglia, come quella che puniva l’adulterio solo del rileggendo il paragrafo 1.
marito / solo della moglie / di entrambi i coniugi.
10. Chiarisci la differenza tra le province senatorie e
5. Indica se le seguenti affermazioni sono vere o fal‑ quelle imperiali, quindi spiega per quali ragioni il
se, quindi correggi quelle false spiegando perché controllo di Augusto sulle seconde fu più ferreo.
sono false.
a. V F La plebe era tenuta a bada con panem et
11. All’inizio del paragrafo 5 viene fornito un model‑
lo dei contrasti che potevano sorgere attorno alla
circenses.
figura del principe: dopo averlo riletto con atten‑
b. V F Dopo il 9 a.C. i confini dell’impero romano
zione, realizza uno schema di tali contrasti, quindi
si attestarono lungo i fiumi Reno e
prova ad applicare il modello a due degli impera‑
Danubio.
tori della dinastia Giulio‑Claudia.
c. V F Alla morte di Augusto si scatenò la lotta
per la successione. 12. Dopo aver spiegato che cosa era il pretorio, spie‑
d. V F Augusto obbligò Tiberio ad adottare ga quali conseguenze ebbe il fatto che si trattava
il nipote Germanico. dell’unica guarnigione presente a Roma.

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