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Inclusion e

L'inclusione scolastica in Italia ha evoluto il suo approccio dagli anni '90, passando dall'integrazione degli alunni con disabilità a un modello di didattica inclusiva che valorizza la diversità come opportunità di crescita per tutti. Importanti normative, come le Linee guida del 2009 e il Decreto Inclusione del 2017-2019, hanno consolidato questo cambiamento, promuovendo la personalizzazione dell'insegnamento e l'attenzione ai bisogni di ogni studente. L'obiettivo finale è creare un ambiente educativo che favorisca la partecipazione e il coinvolgimento di tutti gli alunni, superando l'idea di una didattica standardizzata.

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L'inclusione scolastica in Italia ha evoluto il suo approccio dagli anni '90, passando dall'integrazione degli alunni con disabilità a un modello di didattica inclusiva che valorizza la diversità come opportunità di crescita per tutti. Importanti normative, come le Linee guida del 2009 e il Decreto Inclusione del 2017-2019, hanno consolidato questo cambiamento, promuovendo la personalizzazione dell'insegnamento e l'attenzione ai bisogni di ogni studente. L'obiettivo finale è creare un ambiente educativo che favorisca la partecipazione e il coinvolgimento di tutti gli alunni, superando l'idea di una didattica standardizzata.

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L'evoluzione dell'inclusione scolastica in Italia

Il concetto di inclusione scolastica entra nel dibattito pedagogico italiano negli anni ’90.
Successivamente, si concretizza il passaggio da un approccio basato sull’integrazione degli alunni
con disabilità a un modello di didattica inclusiva orientato al pieno sviluppo formativo di tutto il
gruppo classe. Il Decreto Inclusione rappresenta solamente l’ultima tappa di questa rivoluzione
educativa che mette al centro il valore della diversità come occasione di crescita per tutti gli
alunni.

Dall’integrazione all’inclusione nella scuola italiana

Il concetto di inclusione nella scuola italiana è relativamente recente e rappresenta l’ultima tappa
dell’evoluzione nel dibattito sulla pedagogia inclusiva. Per comprendere l’attuale fase nella scuola
italiana, occorre partire da un importante chiarimento, integrazione non è sinonimo di inclusione.
L’integrazione scolastica può essere letta come l’obiettivo di una strategia didattica per la
partecipazione e il coinvolgimento delle persone con disabilità.

Con il termine “inclusione”, ci si riferisce invece a una strategia finalizzata alla partecipazione e al
coinvolgimento di tutti gli studenti, con l’obiettivo di valorizzare al meglio il potenziale di
apprendimento dell’intero gruppo classe. Con il passaggio dall’integrazione all’inclusione si sposta
quindi più in là il raggio d’azione della didattica, inserendosi perciò in un contesto educativo di
sempre maggiore complessità. In Italia, a livello scolastico e pedagogico, il concetto di inclusione
viene adottato dall’inglese solamente negli anni ’90. Il passaggio non rappresenta solamente un
cambiamento terminologico, bensì un’innovazione concettuale e di impostazione istituzionale.

L’obiettivo è quello di mettere al centro della scuola il valore della diversità, come occasione di
crescita data dall’interazione con una persona con disabilità o con altri tipi di disturbi, che possono
essere anche passeggeri. Si supera così l’idea di una “normalità” della didattica basata
sull’omogeneità di chi apprende, passando invece alla visione di classe come realtà caratterizzata
da una ampia pluralità di bisogni e necessità individuali. I problemi relativi alla didattica verso
persone con disabilità, infatti, non sono altro che una specifica manifestazione di problemi che
pongono, in maniera diversa e a volte mascherata, anche gli altri alunni. A livello didattico, la
conseguenza più importante di questa evoluzione nel dibattito pedagogico è il superamento
dell’illusione che sia possibile una strategia didattica standardizzata.

La didattica inclusiva deve essere intesa perciò come una trasformazione dell’ambiente
educativo che coinvolge e favorisce l’intera comunità scolastica, non solamente l’alunno con
disabilità.

Le tappe fondamentali dell’inclusione nella normativa


scolastica italiana

L’attuale assetto di strumenti e pratiche che garantiscono l’inclusione di tutti gli alunni nelle scuole
italiane è il frutto di una stratificazione normativa lunga decenni. Un percorso complesso, fatto di
piccoli passi e di grandi balzi in avanti.

Le linee guida del 2009

È impossibile parlare di inclusione scolastica senza citare uno dei documenti pedagogici e normativi
più importanti a livello didattico, ovvero le Linee guida per l’integrazione scolastica degli alunni
con disabilità del 2009. È con questo documento, infatti, che si gettano le basi per l’utilizzo
dell’ICF (International Classification of Functioning) come modello di riferimento per la
classificazione della disabilità. Con l’adozione dell’ICF, elaborato dall’Organizzazione Mondiale
della Sanità (OMS) nel 2010, si tengono in considerazione tutti i fattori contestuali del processo
educativo, sposando quindi un approccio di tipo “ecologico” (ovvero che dà la giusta importanza
all’ambiente educativo) come punto di partenza per l’inclusione scolastica. Nelle Linee Guide del
2009 si stabiliscono così due concetti fondamentali:
1. l’accettazione delle diversità presentate dagli alunni disabili come fonte di arricchimento;

2. l’importanza di prestare attenzione ai bisogni di ciascuno, non solamente quindi alle esigenze degli
alunni affetti da particolari disturbi.

La legge 170/2010

Il successivo passaggio normativo è rappresentato dalle “Nuove norme in materia di disturbi


specifici dell’apprendimento (DSA) in ambito scolastico” contenute nella Legge 170/2010. È con
questa legge che si concretizza l’approccio innovativo dell’inclusione scolastica e si definiscono
tutti gli strumenti e le metodologie per consentire il pieno sviluppo del processo formativo a partire
dalla singolarità e complessità di ogni persona. Al centro di questa strategia, vengono così inserite
la personalizzazione e l’individualizzazione dell’offerta didattica.

La Direttiva sui BES del 2012

Nel 2012, la necessità di dare sempre più centralità agli studenti ha portato il Miur a redigere una
specifica Direttiva Ministeriale intitolata “Strumenti di intervento per alunni con Bisogni
Educativi Speciali (BES) e organizzazione territoriale per l'inclusione scolastica”, in cui si
riconosce la possibilità che un alunno presenti esigenze didattiche particolari anche in assenza di
DSA. Di conseguenza, si organizzano criteri didattici inclusivi per tutti quegli studenti che
presentano difficoltà dovute a cause socio-ambientali, culturali o familiari. Questo passaggio ha
rappresentato sicuramente una rivoluzione culturale per l’istituzione scolastica, soprattutto per il
potenziamento della cultura dell’inclusione che ne consegue.

Il Decreto Inclusione 2017 – 2019

Il Decreto inclusione rappresenta l’ultima tappa, in ordine di tempo, del percorso verso la
realizzazione dell’inclusione scolastica. La sua prima stesura è del 2017, modificata poi nel 2019.
Con questo decreto, il governo ha introdotto importanti modifiche, consolidando e approfondendo
la scelta per la personalizzazione della didattica. Tra le altre cose, viene dato maggior peso al ruolo
delle famiglie, si creano i Gruppi di Inclusione Territoriale e i Gruppi di lavoro operativi per
l’inclusione. Il nucleo della riforma è sicuramente concentrato nei Piani Educativi
Individualizzati (PEI), che vengono così ad essere gli strumenti fondamentali con cui il consiglio
di classe è tenuto a disegnare un piano didattico specifico per ogni alunno disabile.

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