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Aggettivi qualificativi e possessivi

L'aggettivo qualificativo a destra è neutro quindi non marcato, quando viene posizionato a sinistra
vogliamo invece esaltare qualcosa: le dolenti parole.
Nella nostra lingua è presente una tendenza anticipando a sinistra l'aggettivo e quindi si perde
l'enfatizzazione, si presenta cosi un fenomeno (la prolessi, anticipazione) di un aggettivo.
Per i possessivi il fenomeno sarà invece diverso; quella a sinistra è la posizione non marcata, a destra
invece si presenta l'enfatizzazione: ascoltatori miei.
Nel dialetto meridionale la posizione non marcata si ha a destra e quindi ci possono essere delle
interferenze tra l'italiano regionale e l'italiano standard! Ci sono anche delle sequenze cristallizzate di
un’ eredità dal passato: in cuor mio.
L'articolo
L'articolo costituisce la testa di un sintagma, è in rapporto stretto che le parole instaurano: quando
due o tre parole sono collegate tra di loro, è necessario spostarle insieme per mantenere il significato.
La sequenza di base di come si succedono le parole va da sinistra verso destra.
Il sintagma è costituito da articolo+nome ossia testa+coda.
L'articolo è essenziale perché senza non sapremmo indicare se si tratta di singolare o plurale e ci
rende riconoscibile anche il genere. In Italia settentrionale c'è la tendenza di porre l'articolo davanti ai
nomi. Ma nello standard non si vuole, si usa solo per richiamare dei personaggi illustri nella scrittura: Il
Manzoni rifiutava le preposizioni analitiche.
I cambiamenti degli articoli, con la loro posizione si sono avuti durante il tempo:
- Lo davanti l'affricata dentale è una stabilizzazione dovuta per i testi in stampa, la diffusione dei
quotidiani, e la scrittura giornalistica. La stessa cosa anche per lo ionio o lo psicòlogo.
Altri cambiamenti come la semivocale -U- in uomo: sono tutte convenzioni, bisogna sapere che il nostro
articolo deriva dal dimostrativo, ma con il passare del tempo si inizia ad usare il dimostrativo
stabilmente vicino ai nomi. Questo divenne un fatto stabile che fece perdere di significato al
dimostrativo e così diventando un marcatore di genere e di numero.
La formazione del nostro articolo -IL- si ha successivamente, originariamente l'unico articolo era -LO-
ma poi nel Trecento si hanno dei cambiamenti perché diventa importante la parola che segue. Per una
parola maschile vocale o affricata dentale scegliamo LO. Invece in italiano antico era importante la
parola che precedeva: se finiva in consonante si metteva LO, se finiva in vocale si perdeva la vocale
e per trovare una forma stabile si aggiunse una vocale di appoggio creando così formazioni che si
sono stabilizzate sulla base di accettazione della sequenza dei suoni.
S preconsonantica come "Lo spazio" per avere una sequenza accettabile e usuale.
Determinativo e indeterminativo
Possiamo scegliere cosa è meglio usare tra il determinativo e l'indeterminativo facendo riferimento al
carattere del referente cioè il carattere del nome a cui si accompagna. Di conseguenza se il nome a
cui dobbiamo legare l'articolo indica una categoria generale usiamo il determinativo: il gatto è un
mammifero. In questo caso ci riferiamo ad una categoria generale che è nota ai parlanti, se invece
rappresenta un individuo specifico usiamo l'indeterminativo: ho visto un gatto in giardino.
Se la referenza è univoca, quindi rinvia ad una sola cosa, usiamo il determinativo: mi sono ferito la
mano destra. Oppure quando circoscriviamo con un determinante: ho visto il gatto di Mario. Se è
biunivoco allora abbiamo l'indeterminativo: mi sono ferito ad una mano.
Struttura informativa del testo
L'aggettivo diventa più rilevante quando scriviamo testi perché si usa l'articolo determinativo quando
ci riferiamo a: qualcosa di già introdotto nel testo, qualcosa di noto agli interlocutori o di visibile
presente nel contesto spaziale: C’era una volta, una principessa [...] Ma la principessa non voleva
sposarsi.
Adoperiamo l'articolo indeterminativo perché è la prima volta che specifichiamo l'oggetto nel testo,
nella seconda parte invece l'oggetto è già introdotto nel testo e si usa l'articolo determinativo.
L'errore che si trova spesso nel testo è di marcare l'oggetto già introdotto sostituendo l'articolo
determinativo con un dimostrativo. Quindi se abbiamo qualcosa di già noto agli interlocutori si
presenta: una nuova insegnante, la professoressa è arrivata in ritardo. In questo caso l'oggetto sarà
noto a tutti quelli che partecipano alla conversazione. Qualcosa visibile nel contesto spaziale: prendi
l'ombrello vicino alla finestra. In questo caso parliamo di struttura informativa del testo perché tutti i
nostri testi sono costruiti con un associazione di informazioni nuove e già date e tutto questo riguarda
ciò che ci è noto e ciò che non lo è.

Morfologia del pronome


La morfologia del pronome ci mostra la persona e la funzione sintattica, la prima suddivisione da
ricordare è la presenza di due categorie:
Pronomi tonici accentati
Pronomi atoni non accentati
I pronomi tonici possono svolgere la funzione di soggetto, complemento diretto e indiretto, però per il
complemento indiretto si ha una preposizione. I pronomi atoni possono avere funzione di complementi
diretti o indiretti.
Pronomi tonici: secondo l'antica norma cinquecentesca si stabilì che lui e lei erano soltanto da
usare nel ruolo da complemento, mentre essi o essa da soggetto (nel fiorentino trecentesco decidono
di prendere come esempio le forme, la sintassi e la struttura adoperata dagli scrittori del trecento).
In un grammatica scritta da Leon Battista Alberti si cerca di rivalutare il volgare e scrive “La
grammatichetta" che è la prima grammatica di una lingua volgare in tutta l'Europa.
Soggetto: io; tu; egli, ella, lui, lei, esso, essa; noi; voi; essi, esse, loro.
Complemento: me; te; lui, lei; noi; voi; loro
Pronomi atoni: hanno una posizione stabile che devono necessariamente precedere o seguire la
voce verbale. Abbiamo il pronome proclitico ossia si proietta verso il verbo che segue; se invece si
appoggia al verbo che precede è enclitico.
Quando ci riferiamo ai pronomi atoni devono sempre seguire o precedere il verbo. Per i pronomi tonici
invece abbiamo un distanziamento, abbiamo la possibilità di mettere qualcosa tra i due elementi.
I pronomi atoni enclitici si manifestano in alcuni casi: Imperativo, Verbi di modo non finito: digli chi sei;
leggendolo capirai meglio. Con l'imperativo negativo la posizione è più libera, quindi si possono avere
entrambe le costruzioni. Nell'italiano letterario l'enclisi pronominale in passato era presente anche con i
verbi e le voci coniugate del verbo, ma oggi si può avere solo con verbi infiniti e l'imperativo.
Ci sono poi forme cristallizzate come l'enclisi e l'avverbio"eccolo".
Quando c'è l'infinito che dipende da un verbo modale, si assiste ad un fenomeno che viene chiamato
RISALITA DEL CLITICO: non devi dirgli sempre tutto. Ma non sempre è possibile: Mario non è potuto
andare a prenderlo. Oppure ci sono anche diversi condizionamenti nella risalita, con i verbi causativi,
quelli in cui il soggetto fa compiere un'azione: Maria fa addormentare i bambini con una fiaba. Il
soggetto è causa di un’azione che viene fatta svolgere da qualcuno, si ha spesso con il verbo "fare".

Forme lessicalizzate
La lessicalizzazione è uno stabilizzarsi in maniera sempre più piana e accettata dalla comunità
parlate di qualche significato attribuito ad una sequenza di parole: Non posso vederlo; Non lo posso
vedere (forma stabile nuova).
Il calzino (rappresenta un tipo di calze ma non più un diminutivo di calze)
Anche con le metafore abbiamo questa caratteristica: la gamba del tavolo.

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