ITALIANO
Carlo Goldoni
Carlo Goldoni (Venezia, 25 febbraio 1707 – Parigi, 6 febbraio 1793) è stato uno dei più
grandi drammaturghi italiani e un pioniere della commedia moderna. La sua vita, segnata da
un continuo confronto con le convenzioni teatrali del suo tempo, rappresenta un passaggio
fondamentale nella storia del teatro europeo. Goldoni è ricordato per aver rivoluzionato la
commedia italiana, trasformandola da un genere basato sull’improvvisazione e sui tipi fissi a
una forma più strutturata, riflessiva e attenta alla realtà sociale e psicologica dei personaggi.
1) Le origini e gli studi
Carlo Goldoni nacque a Venezia il 25 febbraio 1707 da una famiglia borghese. Suo padre,
che praticava medicina, e sua madre, di origine veneta, lo educarono in un ambiente
intellettualmente stimolante. Fin da giovane, Goldoni mostrò un vivo interesse per la
letteratura, il teatro e le arti.
- Nel 1720-1721 si sposta a Rimini dove studia filosofia e poi si sposta a Chioggia.
Su consiglio della sua famiglia, tuttavia, intraprese gli studi di legge all'Università di Padova.
Nonostante la sua formazione giuridica, Goldoni non nutriva alcun interesse per la carriera
legale, dedicandosi piuttosto alla scrittura teatrale, una passione che nutriva fin
dall'adolescenza.
- Nel 1731 dopo la morte del padre torna a Venezia.
- Nel 1734 incontra Giuseppe Imer e riceve l’incarico come capocomico al teatro San
Samuele.
- Nel 1736 si sposa con Nicoletta Connio e dirige il teatro San Giovanni Crisostomo.
- Nel 1744 si trasferisce a Pisa.
- Nel 1748 incontra Girolamo Medebach e diventa autore stabile del teatro San
Samuele a Venezia.
- Nel 1753 passa al teatro San Luca di Antonio Vendramin.
- Nel 1762 si trasferisce a Parigi.
- Nel 1765 viene nominato maestro di italiano a Versailles.
- Nel 1793 muore a Parigi.
2) I primi passi nel teatro e la commedia dell'arte
Negli anni Trenta, Goldoni iniziò a scrivere per il teatro, ma inizialmente si avvicinò alla
commedia dell'arte, un genere teatrale popolare che prevedeva l'uso di maschere fisse e
improvvisazione. L'arte comica della commedia dell'arte, che vedeva protagonisti personaggi
come Arlecchino, si basava principalmente su trame semplici e su improvvisazioni, senza
una struttura narrativa definita. Goldoni, pur apprezzando le capacità degli attori e la vivacità
di questo teatro, iniziò a vedere i suoi limiti, soprattutto per quanto riguarda la ripetitività dei
personaggi e l’improvvisazione che non permetteva una piena espressione della psicologia
dei protagonisti.
- Nel 1733, Goldoni scrisse una delle sue prime commedie, I due gemelli veneziani,
un'opera che pur mantenendo tratti tipici della commedia dell'arte, cominciava a
rivelare la sua inclinazione per la narrazione più strutturata e per la creazione di
personaggi più complessi. La sua visione teatrale si stava già evolvendo in una
direzione che lo avrebbe reso noto per il resto della sua carriera.
3) La riforma del teatro e l'incontro con la commedia borghese
Goldoni cominciò a sentirsi sempre più insoddisfatto della commedia dell'arte e nel 1746,
attraverso il suo lavoro, avviò un vero e proprio processo di riforma del teatro italiano. La sua
riforma si fondava su due aspetti principali: la struttura delle opere e la caratterizzazione dei
personaggi. Invece delle trame improvvisate e dei tipici personaggi della commedia dell'arte,
Goldoni cominciò a scrivere commedie basate su trame più complesse, con personaggi
realistici, che riflettevano i costumi e le contraddizioni della società contemporanea.
- Goldoni abbandonò anche l’uso delle maschere fisse, sostituendole con personaggi
più dinamici e tridimensionali, che non rappresentavano più semplici tipi fissi, ma
individui dotati di psicologia e motivazioni. Le sue commedie iniziarono a riflettere i
cambiamenti sociali e culturali dell'epoca, e in particolare a mettere in luce i conflitti
tra le classi sociali, i difetti e i vizi umani. Le sue opere divennero così più complesse,
anche se mantennero una dimensione comica e un’acuta osservazione della vita
quotidiana.
4) Le opere principali
Tra le opere più celebri di Goldoni, scritte tra il 1745 e il 1755, si annoverano alcuni
capolavori che sancirono la sua fama, come:
- Il servitore di due padroni (1763).
- La locandiera (1752), un'altra delle sue opere fondamentali, in cui la protagonista, la
locandiera Mirandolina, è una donna indipendente e astuta che gioca con i sentimenti di vari
uomini, mettendo in evidenza la sua intelligenza e la sua autonomia. Quest'opera
rappresenta un’importante riflessione sui ruoli di genere e sulle dinamiche di potere in una
società patriarcale.
- Le baruffe chiozzotte (1762).
- Rusteghi (1760).
- Arlecchino.
- Il burbero di buon cuore.
Goldoni continuò a scrivere numerose altre commedie, diventando una figura centrale nella
scena teatrale italiana. La sua scrittura combinava la caratterizzazione dei personaggi, la
critica sociale e una forte componente comica, che rendevano le sue opere accessibili e
contemporaneamente profonde.
- Le sue opere vengono scritte per lo più in dialetto ed essendoci molta concorrenza in
ambito teatrale egli cerca anche di adattare le trame ai gusti del pubblico.
5) La crisi a Venezia e l'esilio a Parigi
Nonostante il grande successo ottenuto a Venezia, Goldoni dovette affrontare numerosi
ostacoli, tra cui la resistenza degli attori tradizionali e l’ostilità di alcuni settori della società
veneziana, che vedevano con diffidenza la sua riforma teatrale. Le sue critiche alla
tradizione e il suo tentativo di cambiare le dinamiche del teatro popolare lo resero oggetto di
controversie.
Nel 1762, a causa delle difficoltà personali e professionali, Goldoni decise di lasciare
Venezia e trasferirsi a Parigi. Il suo trasferimento fu anche dovuto alla decisione delle
autorità veneziane di sostituire la sua direzione del teatro con quella di un altro autore. A
Parigi, Goldoni continuò a scrivere, ma il suo successo non fu pari a quello che aveva avuto
in Italia. Si dedicò principalmente alla scrittura di opere per il teatro francese, ma senza
riuscire a ripetere l’impatto che aveva avuto nella sua patria. Inoltre, mentre insegnava
italiano a Versailles guadagnava una pensione annua di 4000 lire, che venne tolta con la
rivoluzione francese in quanto veniva considerata un privilegio.
6) Gli ultimi anni e la morte
A Parigi, Goldoni continuò la sua carriera teatrale, ma il suo stile e la sua visione erano
ormai superati da una nuova generazione di drammaturghi. Nonostante ciò, continuò a
scrivere e a insegnare, cercando di adattarsi alle nuove richieste del pubblico parigino.
Goldoni si ritirò a vita privata dopo aver scritto numerose opere anche in francese, ma la sua
fama, a Parigi, declinò progressivamente.
Morì a Parigi il 6 febbraio 1793, all’età di 85 anni, in relativa solitudine e lontano dalla scena
teatrale che aveva contribuito a trasformare.
7) L'eredità di Goldoni
La sua riforma del teatro, che abbandonava le maschere fisse e l’improvvisazione per
introdurre una struttura più solida e personaggi più realistici, ha influenzato non solo il teatro
italiano, ma anche quello europeo, portando alla nascita della commedia moderna. Le sue
commedie sono un riflesso della società del XVIII secolo, con una particolare attenzione alle
dinamiche sociali e familiari, e sono apprezzate per la loro freschezza, intelligenza e ironia.
DIFFERENZE TRA COMMEDIA DELL’ARTE E RIFORMATA GOLDONIANA
Le principali differenze tra la commedia dell'arte e la commedia riformata goldoniana
riguardano la struttura, i personaggi, il linguaggio, lo stile di recitazione e l'approccio al
pubblico.
1. Struttura e Trama:
- Commedia dell'arte: Si basa su un canovaccio con spazio all’improvvisazione, con trame
semplici e azioni esagerate. Gli attori improvvisano dialoghi e situazioni.
- Commedia goldoniana: Ha un copione interamente scritto e ben strutturato, con
un’introduzione, uno sviluppo e una conclusione definita. I dialoghi sono precisi e riflettono la
realtà sociale.
2. Personaggi:
- Commedia dell'arte: Usa personaggi tipizzati e fissi (es. Arlecchino, Pantalone), che
seguono schemi stereotipati e non evolvono; maschere fisse e stereotipate.
- Commedia goldoniana: Introduce personaggi più realistici e complessi, che si evolvono
nel corso della trama, con motivazioni psicologiche e sociali più profonde.
3. Linguaggio:
- Commedia dell'arte: Linguaggio colloquiale e improvvisato, spesso in dialetto, per un
pubblico popolare; plurilinguismo dialettale.
- Commedia goldoniana: Linguaggio curato e formale, ma comunque accessibile, con una
riflessione sulle dinamiche sociali; prevalenza dell’italiano parlato.
4. Recitazione:
- Commedia dell'arte: Recitazione fisica e gestuale, centrata sull'improvvisazione.
- Commedia goldoniana: Recitazione più misurata e naturale, con attenzione
all'interpretazione psicologica dei personaggi.
5. Approccio al pubblico:
- Commedia dell'arte: Rivolta a un pubblico popolare, focalizzata sull'intrattenimento e sul
divertimento immediato.
- Commedia goldoniana: Rivolta alla borghesia cittadina, con un approccio più riflessivo e
una critica sociale attraverso il comico.
GIUSEPPE PARINI
Giuseppe Parini (1729–1799) è stato un poeta, scrittore e sacerdote italiano, considerato
una delle figure più importanti della letteratura dell’Illuminismo italiano. È noto soprattutto per
le sue opere satiriche e morali, che criticavano il decadimento e l’ipocrisia dell’aristocrazia,
promuovendo ideali illuministi come la ragione, la giustizia sociale e l’educazione.
Informazioni principali su Giuseppe Parini:
1. Vita e formazione: Nato il 23 maggio 1729 a Bosisio (oggi Bosisio Parini, in Lombardia,
vicino al Lago di Como), proveniva da una famiglia modesta. Studiò a Milano, dove si formò
come letterato e filosofo.
2. Opera principale: Il suo capolavoro è “Il Giorno”, un poema in versi diviso in quattro parti
(Mattino, Mezzogiorno, Sera, Notte), che rappresenta una satira contro i vizi e le
superficialità dell’aristocrazia del tempo.
3. Carriera e ideali: Parini lavorò come precettore presso famiglie nobili e fu attivo nel mondo
culturale di Milano. Sostenitore degli ideali illuministi, difese i principi di uguaglianza e
progresso sociale.
4. Ultimi anni: Morì il 15 agosto 1799 a Milano, lasciando un’eredità importante nella
letteratura e nella cultura italiana. La sua critica sociale lo rese una figura centrale per il
cambiamento culturale dell’epoca.
Giuseppe Parini è ricordato non solo come un grande poeta, ma anche come un intellettuale
impegnato nel miglioramento della società.
→ “Il Mattino” è la prima parte del poema didascalico-satirico “Il Giorno”, scritto da Giuseppe
Parini. Composto nel 1763, rappresenta una critica pungente alla nobiltà milanese del XVIII
secolo, descrivendo con tono ironico la routine quotidiana di un giovane aristocratico dedito
all’ozio e ai piaceri superficiali.
Contenuto principale de “Il Mattino”:
Contesto e introduzione: "Il Mattino" è una delle odi più significative di Giuseppe Parini,
scritta nell'ambito della sua raccolta Odi, pubblicata nel 1765. Parini è un autore che, con il
suo stile raffinato e colto, critica la società aristocratica del XVIII secolo, attraverso una satira
che descrive la superficialità, l'ozio e l'indifferenza dei nobili verso i veri valori morali e
culturali. Nella sua opera, il poeta si propone di educare e correggere la nobiltà, con un
linguaggio che mescola eleganza e ironia.
Il contenuto: La poesia si sviluppa in un dialogo interno in cui Parini descrive con precisione
minuziosa le azioni quotidiane di un giovane nobile al risveglio, focalizzandosi sull'apparenza
e sul lusso che caratterizzano la sua vita. Il giovane, che rappresenta la figura tipica
dell'aristocrazia dell'epoca, si risveglia dal suo sonno rigenerante in un ambiente di lusso,
assistito dai suoi servitori. La giornata inizia, ma non con attività produttive o morali, bensì
con una serie di gesti vanitosi e inutili.
Il risveglio e la cura personale: La scena iniziale mostra il giovane nobile che si sveglia nel
suo letto, in una stanza sontuosa, circondato da lussi e comodità. Parini descrive i dettagli
della sua "mattina" con un'attenzione minuziosa e critica: il giovane, che non si preoccupa
delle fatiche quotidiane, viene coccolato e servito dai suoi domestici. Le sue prime attività
consistono nel farsi pettinare, vestirsi, e farsi preparare la colazione in un'atmosfera di ozio e
pigrizia.
La vestizione: Il poeta descrive anche il momento in cui il giovane nobile si veste, facendo
attenzione a ogni particolare della sua "messa in scena". I suoi vestiti sono sontuosi, ma il
loro significato va oltre la semplice necessità di coprirsi: rappresentano un simbolo di status,
di appartenenza a una classe che vive nel lusso e nella vanità. Le operazioni di vestizione
sono descritte in modo che appaiano inutili e mondane, segnando una separazione tra
l'apparenza e la realtà.
La colazione e l'inizio della giornata: Il giovane si siede a tavola per la colazione, ma
anche questo momento è descritto in modo che appaia banale e insignificante. Non c'è nulla
di autentico o profondo nelle sue azioni. La colazione, piuttosto che essere un momento di
nutrimento o di riflessione, diventa un'altra occasione di ostentazione. Lontano dall'essere
un momento di crescita personale o culturale, l'inizio della giornata del giovane nobile è un
susseguirsi di azioni vuote, che non portano alcun arricchimento spirituale o intellettuale.
La critica sociale: Nel complesso, Parini utilizza il ritratto di questo giovane nobile per
lanciare una critica feroce alla società aristocratica del suo tempo. La giornata del giovane
non è segnata da attività produttive, morali o educative, ma da una continua ricerca di
piacere superficiale e ostentazione. In tal modo, Parini denuncia l'inutilità e il vuoto
dell'esistenza dei nobili, che sono prigionieri della loro stessa vanità. Il contrasto tra la
ricchezza materiale e la povertà spirituale emerge come un tema centrale nella poesia.
Struttura e stile: "Il Mattino" è scritto in endecasillabi (versi di undici sillabe), una forma
poetica raffinata che conferisce eleganza al linguaggio. La poesia è composta in ottave, una
struttura metrica tipica dell'ode classica. La lingua di Parini è precisa e ricca di immagini, ma
sempre con un sottofondo di ironia e distacco, che consente di apprezzare la critica alla
nobiltà senza scadere nell'invettiva diretta.
Conclusione: "Il Mattino" è una riflessione sulla decadenza dei costumi e sul vuoto
esistenziale della nobiltà del XVIII secolo. Parini, attraverso la descrizione della routine
quotidiana di un giovane aristocratico, mostra la distanza tra la sua vita di apparenze e la
realtà dei veri valori morali e culturali. La critica alla nobiltà non è solo un attacco alla classe
sociale, ma anche una chiamata a un risveglio morale, invitando la società a riflettere sulle
proprie priorità e sulla propria condizione.
- La poesia è una critica alla società aristocratica, ma anche un invito a riflettere sulla
superficialità dei valori sociali e sul significato dell'esistenza. Parini, con un linguaggio
elevato e una descrizione dettagliata e minuziosa delle azioni quotidiane, riesce a
rendere l'ozio e la vanità dei nobili simbolo di un'intera classe sociale che si nutre di
apparenze e non di sostanza.
- Messaggio di Parini: L’obiettivo di Parini è mettere in luce la decadenza morale e la
mancanza di responsabilità sociale dell’aristocrazia, esortando a un cambiamento basato sui
valori illuministi di razionalità, impegno e utilità. “Il Mattino” e le altre sezioni de Il Giorno
restano tra i migliori esempi di poesia satirica italiana.
VITTORIO ALFIERI
Vittorio Alfieri (1749–1803) è stato uno dei più grandi scrittori e drammaturghi italiani del
Settecento, considerato il “padre della tragedia italiana”. Figura centrale del neoclassicismo
e dell’Illuminismo italiano, Alfieri incarnò l’ideale del letterato appassionato per la libertà,
l’indipendenza e il rigore morale. La sua opera riflette un costante impegno politico e
culturale, ispirato da una profonda ammirazione per gli ideali repubblicani dell’antichità.
→ Vita di Vittorio Alfieri
1. Infanzia e giovinezza: Nato il 16 gennaio 1749 ad Asti, in Piemonte, Alfieri proveniva da
una famiglia nobile. Rimasto orfano di padre, ricevette un’educazione presso l’Accademia
Reale di Torino. Tuttavia, trovò il rigore accademico soffocante e iniziò presto a viaggiare in
tutta Europa, arricchendo la propria formazione culturale.
- Fa il servizio militare; si rifiuta di andare da Caterina II.
- L’amore che lo accompagnerà fino alla morte è Luisa Stolberg.
- Alfieri rinuncia al titolo nobiliare nel 1788 a favore della sorella in quanto per lui la
cosa più importante era la libertà, perciò per essere libero da impegni e doveri da
aristocratico rinuncia al titolo.
2. La vocazione letteraria: Alfieri decise di dedicarsi completamente alla letteratura dopo una
crisi personale e spirituale nel 1775. Studiò con passione il latino e il greco per affinare la
sua arte, ispirandosi ai grandi classici.
3. Impegno politico: Alfieri fu un fervente sostenitore della libertà individuale e politica,
opponendosi al dispotismo e alla tirannia. Questi temi emergono in molte delle sue opere
teatrali e poetiche.
4. Ultimi anni: Trascorse gli ultimi anni della sua vita a Firenze, dedicandosi alla revisione
delle sue opere e alla scrittura di poesie e saggi. Morì il 8 ottobre 1803.
→ La Libertà: illuminismo criticato da Alfieri perchè troppo razionale; nelle sue opere parla
del forte sentire e del conflitto (nelle tragedie riprende personaggi dell’antica Grecia/Roma),
il conflitto era principalmente tra tiranno e personaggio che a volte viene ucciso o si suicida
ma rimane il vincitore morale; gli ideali di Alfieri erano caratterizzati da individualismo ed
elitario (condizione nobiliare); le tragedie riprendono le unità aristoteliche che si basavano su
spazio e tempo; le tragedie erano già esistenti ma Alfieri crea non solo i fatti ma anche
l’atmosfera di concentrazione dei sentimenti mantenendo solo i personaggi e creando
battute sintetiche e pesanti.
- I personaggi seguono ideali e sentono con intensità; il forte sentire pre-romantico.
- Utilizza il concetto di sublime, ovvero molto bello ma potente e può incutere
smarrimento, paura e timore; diverso dalla bellezza classica e armonica; il
protagonista diventa la natura sublime.
→ Le opere di Vittorio Alfieri
1. Le tragedie: Alfieri è famoso soprattutto per le sue tragedie, che si rifanno ai modelli
classici e trattano temi di conflitto morale e politico. Le più celebri includono:
• “Saul”: una tragedia che esplora la crisi interiore e il declino di un re tormentato.
• “Mirra”: una delle sue opere più intense, che affronta temi di amore proibito e destino.
• “Filippo”: una feroce critica alla tirannia, ambientata alla corte di Filippo II di Spagna.
2. Le satire e i trattati: Alfieri scrisse satire pungenti e opere teoriche come il “Della
tirannide”, un trattato politico in cui condanna il dispotismo e celebra la libertà.
3. Le poesie e gli epigrammi: Compose anche sonetti e poesie in cui esprimeva il suo amore
per la libertà, per l’Italia e per la compagna della sua vita, la contessa di Albany.
4. L’autobiografia: La sua “Vita scritta da esso” è un’autobiografia letteraria che riflette la
complessità della sua personalità e la sua passione per la libertà e la cultura.
→ L’eredità di Vittorio Alfieri: Alfieri rappresenta un esempio di intellettuale impegnato,
capace di unire letteratura e politica. La sua scrittura, caratterizzata da uno stile sobrio ed
energico, ha avuto una grande influenza sulla cultura italiana e sul movimento
risorgimentale, ispirando generazioni di patrioti e artisti.
- I turbamenti di Saul, protagonista della tragedia omonima di Vittorio Alfieri, rappresentano
uno degli aspetti più profondi e drammatici dell’opera. Scritta nel 1782, “Saul” è considerata
una delle più grandi tragedie della letteratura italiana, e il personaggio del re biblico incarna
temi universali come il potere, la solitudine, la gelosia, il rimorso e la caduta spirituale.
→ La figura di Saul: Saul, re d’Israele, è ritratto da Alfieri come un uomo tormentato, diviso
tra il suo passato di sovrano potente e il presente di vecchiaia, decadenza e fallimento. Il
suo carattere è segnato da:
1. La gelosia verso Davide: Saul è ossessionato dal giovane Davide, il suo successore
designato, che vede come una minaccia al proprio potere. Questa gelosia lo conduce a un
continuo stato di sospetto e paranoia.
2. La paura della perdita del potere: Saul teme di essere dimenticato e soppiantato, una
paura che si mescola a un profondo senso di inutilità e declino.
3. Il rapporto con Dio: Saul si sente abbandonato da Dio, il che accentua il suo stato di
disperazione. Questo distacco divino lo spinge verso un’angoscia esistenziale senza
soluzione.
→ I turbamenti interiori
I turbamenti di Saul si manifestano in diverse forme:
1. Psicologici: Saul è vittima di un conflitto interiore tra il suo orgoglio di re e la
consapevolezza della propria fragilità. Il suo carattere diventa sempre più instabile,
alternando momenti di lucidità a improvvisi scoppi di rabbia.
2. Emotivi: La gelosia e la sfiducia verso Davide lo isolano dai suoi affetti e dai suoi
consiglieri, lasciandolo solo con i suoi pensieri cupi.
3. Esistenziali: La percezione di un destino ineluttabile lo consuma: Saul si sente
condannato e incapace di sfuggire alla rovina. Questo lo porta a momenti di profonda
disperazione, che culminano nel tragico epilogo.
→ Il finale: la caduta di Saul; La tragedia si conclude con il suicidio di Saul, un atto che
rappresenta la sconfitta definitiva. Con la sua morte, Alfieri esprime la tragicità dell’uomo
che, incapace di accettare i propri limiti e il corso del destino, viene consumato dal proprio
orgoglio e dalle proprie passioni. Il suicidio è al contempo un atto di ribellione estrema e una
resa totale al fato.
→ Tematiche principali
1. Il potere e la solitudine: Saul rappresenta il sovrano isolato dal potere, incapace di fidarsi
di chi lo circonda e consumato dal proprio ruolo.
2. La lotta contro il destino: Alfieri esprime attraverso Saul l’idea della tragedia come scontro
fra l’uomo e un destino implacabile.
3. La religione e l’abbandono: L’opera esplora la crisi spirituale di un uomo che si sente
abbandonato da Dio, un tema universale che va oltre il contesto biblico.
→ Saul e l’eroe tragico: Con Saul, Alfieri crea un eroe tragico complesso, che incarna il
conflitto tra grandezza e debolezza umana. I suoi turbamenti non sono solo personali, ma
universali, rendendo la tragedia di Alfieri un’opera di straordinaria modernità e profondità
psicologica.
DIVINA COMMEDIA
I primi due canti del Purgatorio di Dante Alighieri introducono il secondo regno della Divina
Commedia, descrivendo il passaggio dall’Inferno al monte del Purgatorio e preparano il tema
della purificazione dell’anima.
→ Canto I: L’arrivo al Purgatorio
1. Il contesto: Dante e Virgilio escono dall’Inferno e si ritrovano sotto un cielo stellato, sulla
spiaggia ai piedi del monte del Purgatorio. È l’alba del giorno di Pasqua, simbolo di rinascita.
2. Il simbolismo del paesaggio: La scena si apre con un’atmosfera serena e luminosa, in
netto contrasto con l’oscurità infernale. La natura incontaminata simboleggia la speranza e
la possibilità di redenzione.
3. L’incontro con Catone: Dante e Virgilio incontrano Catone l’Uticense, guardiano del
Purgatorio. Catone, simbolo di libertà e rigore morale, chiede spiegazioni sulla presenza di
Dante. Virgilio gli spiega che il viaggio di Dante è voluto dal Cielo. Catone ordina a Dante di
purificarsi il viso, sporco dalla polvere dell’Inferno, e di cingere i fianchi con un giunco,
simbolo di umiltà.
4. La purificazione: Dante si lava il viso con l’acqua marina e si cinge con il giunco,
preparandosi simbolicamente alla salita del monte.
→ Canto II: L’arrivo degli spiriti penitenti
1. L’inizio del viaggio: Mentre il Sole sorge, Dante e Virgilio vedono avvicinarsi una luce
luminosa sull’acqua. È una barca condotta dall’angelo nocchiero, che trasporta le anime dei
penitenti.
2. Le anime dei penitenti: Le anime, appena giunte al Purgatorio, cantano il salmo “In exitu
Israel de Aegypto”, che richiama il tema della liberazione e della speranza. Dante è colpito
dalla loro serenità e fiducia nel percorso di redenzione.
3. L’incontro con Casella: Tra le anime Dante riconosce Casella, un suo amico musicista.
Casella canta una canzone (canzone d’amore) che Dante aveva composto, e il poeta si
lascia trasportare dalla dolcezza del canto. Catone interviene per richiamare le anime al loro
dovere: il canto è piacevole, ma non deve distogliere dalla salita verso la purificazione.
→ Temi principali dei primi due canti
1. Il passaggio dalla disperazione alla speranza: Dopo l’oscurità dell’Inferno, i canti si aprono
con immagini luminose e serene, rappresentando l’inizio della redenzione.
2. La purificazione e l’umiltà: L’atto di lavarsi il volto e di cingersi con il giunco evidenzia la
necessità di purificare l’anima e di abbandonare l’orgoglio.
3. Il tempo e la redenzione: A differenza dell’Inferno, nel Purgatorio esiste il tempo, e la luce
del sole indica il cammino verso Dio.
- Questi canti segnano l’inizio del viaggio purificatorio, delineando un’atmosfera di speranza
e rinnovamento spirituale.